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2 Riflessioni Lydia Deiure COCKTAIL! ISBN copyright 2012, Caosfera Edizioni soluzioni grafiche e realizzazione

3 Lydia Deiure COCKTAIL!

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5 A te che ieri hai cominciato a scrivere la storia, mentre io non c ero, e non ci sei più a noi che stiamo scrivendo, oggi, la storia assieme e siamo qui, a voi che, domani, continuerete a scrivere la storia mentre noi non ci saremo più. Morire è come tuffarsi in un lago profondo in una giornata di calura. C è la scossa di quell improvviso gelido cambiamento, la sofferenza della cosa per un momento, ma poi, accettarla è una nuotata nella realtà. Però, dopo molte volte, anche la scossa si attenua. (da Illusioni di Richard Bach) Io non penso che sia proprio così perché per certe morti la scossa non si attenua mai. L.D. 5

6 I...e di loro non rimase che un grido disumano. Ma da quale recondito recesso della memoria affiorava questa frase? E chi erano loro? Da un po di tempo, al risveglio, le si affastellavano nel cervello voci, immagini, frasi versi di animali o altre stramberie che, mano mano che prendeva contezza dell inizio di un altra giornata, si collocavano, come in un uno scaffale, in modo abbastanza ordinato, ritornando dove erano venuti. Era raro che qualche elemento rimanesse, per così dire, appeso, non perfettamente collocato: in tal caso, o si perdeva nel procedere del tempo e finiva per dimenticarsene, oppure, rimasto ai margini della mente, a un certo punto balzava fuori come uno di quei bau bau delle scatole di quando era piccola, per tornare a incasellarsi dove era partito. Ma quella frase era strana, evocativa di una situazione altamente drammatica. Fece una rapida scorsa mentale di articoli di giornali letti nei giorni precedenti, libri in corso di lettura sparsi, come ogni mattina, tra il pavimento e il comodino, film o trasmissioni televisive viste di recente, ma nulla le tornava che potesse avere a che fare con quella frase. Fece un rapido flash sul museo della memoria di Dachau dove alle terribili immagini del lager nazista si accompagnavano frasi esplicative, ma 6

7 niente neppure su questo fronte. Pensò alla chiesa dei Martiri di Otranto e al romanzo di Maria Corti 1, ma non si ricordava assolutamente di avere letto qualcosa di simile Pronunciò la frase ad alta voce. «Che stai dicendo?» bofonchiò Edo, ancora assonnato, allungando un braccio a scompigliarle i riccioli rossi nei quali, ormai, maligno, si infilava più di qualche filo argenteo a segnalare che i cinquanta erano, da un po, passati. Si girò sul fianco destro a guardarlo. Le sembrava ancora il bellissimo ragazzo di ventuno anni del quale si era incapricciata quasi trent anni prima: certo anche lui si mascherava un po, conservandosi i capelli scuri con sapiente tintura domestica: era stata una sua idea quando al nero blu, dodici tredici anni prima era cominciato a subentrare il grigio: ridacchiando gli aveva detto: «Avevo scelto il più bello del gruppo, perfino più piccolo di me... e ora devo trovarmi appresso il nonno!» e così Edo, incuriosito dall abilità di parrucchiera della dolce metà, aveva cominciato anche lui alchimie cosmetiche tra castani scuri, neri Napoli, blu de Chine e altri colori, specializzandosi al punto da riconoscere a vista tra i suoi amici chi si tingeva e chi non, ma non facendosi mai sgamare a sua volta. Lara lo osservò rigirandosi ancora di più sul fianco e poggiando il viso sulla mano col braccio piegato in una posa da Schiele. «Che hai detto?» ripeté Edo con la voce meno impastata: «Boh, una frase che mi gira in testa e che non so da dove diavolo sbuchi.» «Sarebbe?» Gliela riferì e lui rimase perplesso. «Mai sentita, ma sembra riferirsi a qualcosa di orribile: che stai leggendo?» «Le crime de Sylvestre Bonnard 2, en Français, per cui da là non viene di certo. E poi non c entra nulla.» «Chissà: te la sarai sognata. Caspita, sono le sette e un quarto... è tardi.» «Uffa, oggi sono pure di turno... KE PALLE...» Ululò Lara 1. L ora di tutti 2. di Anatole France. 7

8 zompando giù da letto e pensando la sua esclamazione come le figlie l avrebbero scritta in sms. Il turno era sempre una specie di giocata al buio perché non si sapeva mai cosa sarebbe accaduto o quali alzate d ingegno avrebbero avuto le Polizie Giudiziarie, se a corto di arresti importanti, pur di raggiungere un numero accettabile da ostentare a fine mese ai Superiori Comandi: i babbei che evadevano dagli arresti domiciliari mettendo un piede oltre la soglia del portone o i sorvegliati speciali che portavano seco (uniche persone al mondo!) un telefono cellulare erano le vittime preferite da sacrificare a giornate avare di fatti più gravi. Oppure, vi erano giorni in cui non solo succedeva di tutto, ma per congiunzione astrale catastrofica si univa anche qualche fattaccio che comportava una fatica notevole di interrogatori da assumere di notte, di ispezioni sul luogo del fatto che lasciavano l amaro in bocca per lo schifo che aggiungevano alla già scarsa opinione sull umanità che si acquisisce col procedere degli anni. Chissà oggi che sarebbe successo... «Dai, animo, vedrai Cigno, andrà bene! ottimismo ci vuole...» (Da quando Edo si svegliava così fiducioso della giornata?) «Ok, Topo, spero che sia come dici.» Cinque minuti dopo era già in traffico tra cucina e soggiorno con tazze, caffettiera, caffè, tè, latte, biscotti, merendine, microonde, fornelli, ecc. per la nutrizione della famiglia. Pochi attimi dopo Edo e il piccolo Nano discutevano animatamente di calcio in previsione della prossima partita di Coppa Italia che sarebbe stata giocata dalla Roma, per assistere televisivamente alla quale Nano aveva deciso di tirare fuori e indossare tutti i simboli dell amata Magggica : «Mamma, per quella sera mi dai anche le chiavi della macchina con il ciondolo di Totti?» «Certo, basta che non me lo frantumi... Buongiorno, Pupo!» La bella figlia adolescente la guardò male... «Ma che è sto casino già a quest ora? Ma non avete amore di pace? Io devo andare a scuola e mi devo sentire già tutta questa buriana di prima mattina!» «Su con la vita!» fece Edo, evidentemente ancora di buon 8

9 umore non avendo ricordato che quel giorno, nel suo studio di Avvocati associati, diramazione di una mega struttura che si propagava dagli Stati Uniti, c era uno di quegli stupidissimi incontri che il coordinatore fissava mensilmente alle tre del pomeriggio con tutti i componenti dell ufficio con dichiarata finalità di aggiornamento reciproco e occulta intenzione di verificare che tutti lavorassero al meglio sì che potesse farsi bello con il Direttore megagalattico per l Italia. Lara pensò che era arrivato il momento di infrangere quell inconsulta allegria. «Topo, oggi non ti tocca l incontro di aggiornamento?» «Gesù, papà, che scartavetramento di cabasisi!» ridacchiò la detta Pupo, riprendendo animo nell aspettare la reazione paterna. E infatti: Edo poggiò delicatamente la tazza sul piattino e incominciò la giaculatoria: «Me ne ero dimenticato: questo scassambrella non si trasferisce mai alla sede di Bologna: mi pare don Angelo mo parte : sempre se ne va, e mai se ne va... Sono tre mesi che ha avuto il trasferimento! se non ci fosse lui, lo studio sarebbe sicuramente più accettabile. E meno male che io non sono costretto ad andarci tutti i pomeriggi. Uffa!» Si alzò brontolando e sulla porta si scontrò con la fata di famiglia: «Ciao, papo, ti hanno fatto arrabbiare?» «Macché, Maiu! Tua madre mi ha ricordato che oggi ho l incontro mensile... che rottura.» La fata, detta Maiu a seguito di un innamoramento infantile per un pupazzo a forma di maialino, compagno di sogni notturni, rivolse lo sguardo azzurro verso quello blu spruzzato di oro di Lara per poi rivolgerne uno di intesa ai grandi occhi scuri della sorella: «Caspita, cominciamo bene! E io che devo dire, che me sto a sciroppà quella palla dell amministrativo?» L iscrizione alla costosa università romana aveva comportato il duplice effetto di screziare l accento della ragazza di lemmi capitolini e di renderle totalmente antipatica la facoltà scelta a caso tra le tante che, a fine liceo, le erano state assolutamente indifferenti. «A ognuno i suoi guai!» disse Lara sardonica, mentre tentava di fiondarsi nel bagno per approntarsi ad accompagnare a scuola il recalcitrante Nano. 9

10 Edo, intanto, si dedicava con l acido impegno dei momenti peggiori ai quotidiani esercizi di pianoforte, sempre uguali da oltre venti anni. «Bangiarna!» Mimma, la domestica faceva il suo ingresso trionfale, dopo avere quasi distrutto la serratura, armata di giornali e acquisti di carta igienica e detersivi, in attesa della consueta domanda alla quale faceva eco la consueta risposta. «Giorno, Mi, tutto a posto?» «Eeeh, auandann auandann!» «Meglio così...» «Hai sendito a quel fetende che ha ucciso la moglie e i figli, alla parte di sopra? 3 Mado, che sort di delinguende!» Mimma aveva l abitudine, entrando e incocciando Lara di comunicarle le notizie di cronaca, generalmente nera, più rilevanti ascoltate al primo telegiornale del mattino, sicura all ottanta per cento di fare colpo, perché sapeva benissimo che lei i giornali li leggeva dopo pranzo e i telegiornali li ascoltava di sera. Provava una notevole soddisfazione a sentirsi porre domande sui dettagli, rimanendo invece piuttosto male quando, passata la notizia già al telegiornale notturno sul quale l amica, datrice di lavoro si attardava, veniva da costei commentata e arricchita di particolari che a lei erano sfuggiti: per non dispiacerle, quindi, Lara aveva preso il vezzo, quando era di buzzo, di mostrarsi sempre stupita anche quando era perfettamente a conoscenza del fattaccio. «E che vuoi fare, la gente è ammattita... come li ha uccisi?» mentre Mimma si diffondeva sui dettagli più macabri lei era già sulla porta del bagno rispondendo a Uh, uh, uh fino a che Mimma si stufava dichiarando che andava a spicciare la cucina così poi poteva chiamare la signora, cioè la madre ultranovantenne di Lara che dormiva quasi tutto il giorno, alzandosi solo per mangiare e andare in bagno. La chiamata di Mimma corrispondeva, appunto, alla prima colazione essendo le altre riservate a Maria, la badante che le subentrava a fine servizio. 3. Nord Italia. 10

11 L accompagnamento di Nano a scuola era sempre laborioso e ritardato rispetto all orario stabilito dall istituto perché lui aveva una particolare abilità nel completare la colazione dieci minuti dopo il resto della famiglia, impossessarsi del giornale portato da Mimma per leggere le notizie di calcio e poi iniziare, con comodo, a vestirsi, e a prepararsi lo zaino, tra le urla della madre, già pronta per l uso, senza bisogno di agitare, ma già agitata di fatto, che lo sollecitava a sbrigarsi. Come Dio voleva, uscivano di casa esattamente alle 8.30, cioè quando cominciavano le lezioni, e tra le giornaliere rimostranze e minacce di sanzioni ineseguibili (ti tolgo la play station, distruggo il game boy, sconquasso tutte le televisioni di casa, ti mando al catechismo sette giorni alla settimana) proclamate ad alta voce da Lara, ottenendo l unico risultato di farsi osservare da un considerevole numero di utenti della strada, chiaramente indecisi se rivolgersi al telefono azzurro per sottrarre alle ire della virago il bambino, che mostrandosi del tutto tranquillo era la palese testimonianza di quanto la reazione della madre fosse assolutamente inutile, o dare manforte alla donna infuriata. Tra un urlo e l altro arrivavano a scuola dove la suora portinaia li accoglieva con un tiepido sorriso e gli occhi al cielo e il solito: «Loris, ma non ti riesce proprio di arrivare un po prima?» Alla consegna di Nano, seguivano cinque minuti di relax fino all arrivo a casa dove Edo si stava, frattanto, imbellettando per recarsi in ufficio assieme alla moglie. Talvolta trovava sua madre assisa a fare colazione che la salutava con un «Da dove vieni?» e alla risposta, faceva seguire un «E adesso che fai?» dato che, ancora, dopo oltre venti anni che la figlia lavorava, non si rassegnava al fatto che uscisse di casa per andare in ufficio. A seconda dell umore (frattanto, di solito, già notevolmente annerito) Lara rispondeva blandamente che, appunto, andava in ufficio, oppure, a scelta: puccinianamente Recito l Angelus 4, baresemente vado a giocare a frishcone, signorilmente: vado a prendere un tè 4. Tosca, atto primo. 11

12 con le amiche o a norma degli eventi, perché quella domanda la infastidiva, provocandole un inspiegabile senso di colpa che si sostanziava un non sentirsi a posto con sua madre perché non restava con lei come, secondo l educazione ricevuta, avrebbe dovuto fare, lasciandola, invece, in compagnia di persone prezzolate. Superato anche quell intoppo, bevuto l orrido caffè che Mimma premurosamente preparava per loro, lei ed Edo scendevano di casa per recarsi alle rispettive incombenze, dovendo ancora superare l ultimo scoglio, rappresentato dalla macchina, quotidianamente imprigionata tra altre parcheggiate in doppia fila, mentre Gino, il portinaio, dirigeva le operazioni di estrazione della vettura, per fare inserire al suo posto quella di qualche altro abitante dell isolato, detenendo una sorta di monopolio collocatorio di quella zona. Finalmente, eccoli sulla via degli uffici. Chiacchiere, commenti sulla giornata, patemi ai semafori che ritardano l arrivo, sempre sul filo del rasoio del tempo, fino a che, abbandonato Edo e i suoi fascicoli, a duecento metri di distanza Lara arrivava all orribile e triste palazzo che ospitava la Procura della Repubblica. Emersa dalle profondità dei sedili, iniziava il consueto rosario dei buongiorno, ciao, salve, carissimo, ecc. fino alla sua stanza, previo passaggio dalla Segreteria per annunciare il suo arrivo e guadagnarsi i due o tre faldoni di carte da firmare, di pareri da esprimere, di nuovi fascicoli da guardare. «Siamo di turno» disse, quel giorno, Pina, l operatrice factotum, entrando a passo di carica. «È un affermazione, una constatazione o una domanda? E se lo sai, perché parli inutilmente?» «Ihhhh, ci siamo svegliate male stamattina? Guardi che l hanno già cercata, nell ordine il mio capo, il dottor Noccioli, il capitano Colucci...» «Insomma, oggi abbiamo cominciato con una pletora di inutilità... quando hai qualche notizia più interessante, vieni a dirmela, frattanto che mi guardo tutta questa robaccia che hai avuto la bontà di portarmi.» 12

13 Tra lei e Pina c era un feeling istintivo, iniziato a prima vista da che, cinque anni prima, si erano conosciute, per cui non facevano che pizzicarsi per scherzo, in continuazione, anche in presenza di terzi che le ritenevano nemiche acerrime, mentre loro si facevano un sacco di risate di questa fama. Mentre Pina stava per uscire, si fermò un attimo sulla soglia della porta rivolgendo lo sguardo interrogativo a Lara: «Pina, mi vuoi male: sono le nove e venti: il turno è iniziato alle otto, e ti aspetti già guai? Vai a gufare da qualche altra parte, please!» «Meglio così» sospirò Pina chiudendo l uscio....e di loro non rimase che un grido disumano : ma dove l aveva letto o sentito? Si ricordò improvvisamente di una frase che l aveva terrificata per anni, ascoltata per caso alla televisione, quando aveva forse quattro o cinque anni, appena svegliata da uno di quei felici sonni infantili. Doveva trattarsi della fine di un film di guerra: un soldato, forse il protagonista, era morto in battaglia e la voce narrante aveva detto con tono solenne...e il suo corpo se lo mangiarono queste montagne mentre un campo lungo inquadrava una valle stretta, poco più che una gola, circondata da immani montagne, appunto. Quella frase le aveva infuso un angoscia tale, da scoppiare a piangere, mentre suo padre aveva tentato invano di consolarla. La notte non aveva dormito, e se appena si appisolava, rivedeva quella immagine in bianco e nero, figurandosi quei monti che, con bocche enormi, divoravano il corpo di quel poveretto, commentandone il sapore. Per molte notti che seguirono, sognò quella scena, e di giorno ci pensava: poi divenne una parte del suo immaginario di terrore, sovvenendole di tanto in tanto, quasi come un amica cattiva che non si vuole frequentare ma che si presenta quando meno te l aspetti. E arrivò quasi a dimenticare, e infine, con la sfrontata adolescenza e la rapida crescita del mondo di quei tempi, a irridere quell espressione e le sue paure, fino a dimenticarla del tutto. Ma ora se la ricordava, emersa, come l altra dall abisso di un superstizioso terrore che ci accompagna tutti, anche i più scettici, come appunto era Lara, e che appartiene alla porzione di noi che non vuole arrendersi alla totale razionalità dimostrata da una 13

14 esistenza abbastanza lunga da non poter dar spazio ad alcuna credenza di immaterialità. Di chi non era rimasto che un grido disumano? Non tornava in mente e dunque non poteva farci nulla. Ma scrisse quella frase su un post-it, appiccicandolo sullo schermo del PC. Pina tornò poco dopo, annunciandole che stava per arrivare un nuovo interpello per entrare a fare parte della DDA 5. Ci teneva tanto, lei, molto più di Lara, sia per la notorietà e il prestigio che tale incarico avrebbe conferito alla sua capo, sia alla visibilità giornalistica che, di conseguenza, sarebbe derivata a tutti i suoi collaboratori, sia perché, a suo avviso, si lavorava di meno perché c era molta più collaborazione da parte della Polizia Giudiziaria. «E a me che me ne cale?» rispose ironicamente Lara che, da un lato detestava doversi occuparsi di quella che alcuni suoi colleghi, orgogliosi di tale incarico, e irritati perché nessuno si occupava della criminalità organizzata pugliese, attribuendone i caratteri peculiari solo a quella siciliana, calabrese e napoletana, avevano, alcuni anni prima, definito la mafia che non c è, dall altro rifiutava sdegnosamente di rispondere agli interpelli allorché, per non condivisibili alleanze e aggregati politici, quando ancora era entusiasta del lavoro, era, in tale incarico, stata scavalcata in epoche diverse, da colleghi molto meno anziani di lei. «Come, dottoressa, mo è il momento buono, e ora tocca a noi, dopo quella sorta di operazione DDA dell anno scorso a cui è stata associata e che ha condotto in prima persona, visto che quel... quel... insomma il dottore di sopra se n è fregato alla grande...» «Non dire così: lui ha controllato le parti più delicate del procedimento, tanto è vero che il Procuratore Aggiunto lo ha portato con sé in conferenza stampa, mentre io sono rimasta qui. Comunque, rassegnati: a me della DDA non me ne 5. Direzione distrettuale antimafia: pool della Procura della Repubblica della città sede di Corte d Appello che si occupa di reati di criminalità organizzata. 14

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