Perché niente avviene su cui il passato non abbia qualcosa da dirci.

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2 Perché niente avviene su cui il passato non abbia qualcosa da dirci.

3 CARLO BARBIERI IL MARCHIO SULLE LABBRA ISBN by Dario Flaccovio Editore s.r.l. tel Prima edizione: giugno 2015 TUTTI I DIRITTI RISERVATI Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta in alcuna forma né con alcun mezzo elettronico, chimico o meccanico, incluse le copie fotostatiche, senza il permesso scritto da parte del proprietario del copyright. Barbieri, Carlo <1946-> Il marchio sulle labbra / Carlo Barbieri. - Palermo : D. Flaccovio, ISBN CDD-22 SBN PAL CIP Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace Stampa: Tipografia Priulla, Palermo, giugno 2015

4 Carlo Barbieri Il marchio sulle labbra Dario Flaccovio Editore

5 Nota dell Autore Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale

6 Giorno 1 Allora Mancuso, si vuole decidere che qua si aspetta solo lei? Me lo dice quando si prende queste benedette ferie? Il commissario Francesco Mancuso alzò gli occhi al cielo. Pareva che il vicequestore si svegliasse la mattina con il pensiero delle sue ferie. Dottore Mangano, ma tutta questa premura c è? Certo che c è. L intera Questura di Palermo conta sul fatto che tutti gli anni in agosto lei non va in ferie, ora si è sparsa la voce che forse ha cambiato idea ed è scoppiato il panico. Hanno paura che lei gli rovini i piani. Il panico, addirittura? E che è? E certo, caro Mancuso, lei è single e certe cose non le capisce. La gente normale ha famiglia, il che vuol dire donne e figli con il fiato sul collo per organizzare le vacanze. E c è pure che più si avvicina l estate e più le tariffe di aerei e alberghi aumentano, e se lei non sblocca questa situazione è un guaio. Insomma qui tutto il mondo creato, quello normale s intende, pende dalle mie labbra. Mancuso, guardi che secondo la circolare del questore lei la richiesta delle ferie me l avrebbe dovuta fare già quindici giorni fa. Ha ragione dottore, mi scuso. Posso darle la risposta domani? Domani sicuro? Sicurissimo. E va bene. Aspetto una sua telefonata. Ah, dottore! Sì? 5

7 Ha detto che si è sparsa la voce che forse quest anno mi piglio pure io le ferie in agosto, ma come si è sparsa? Sbaglio o Calascibetta è ancora al centralino? Mangano riattaccò e Mancuso rimase a fissare il telefono muto. Calascibetta. Il gazzettino della Questura di Palermo. Con quel disgraziato non ci potevano né lusinghe né minacce, l unica era tagliargli la lingua. Il commissario si alzò e si andò ad affacciare al grande finestrone che guardava la distesa di palme di piazza Vittoria, con in fondo, proprio dalla parte opposta, il Palazzo dei Normanni con i suoi deputati. Il parlamento più antico del mondo. Onorevoli deputati del Parlamento siciliano mormorò. Onorevoli di questa mia Sospirò. Che doveva fare con le ferie? Provare a rifare pace con il mese di agosto dopo il grande tradimento? Dopo che quella maledetta serie di cadaveri aveva distrutto la sua teoria secondo la quale a Palermo in agosto non succede mai niente? Erano due estati che non riusciva più a godersi il momento magico in cui i criminali se ne andavano in vacanza pure loro e lui poteva finalmente calarsi, con la soddisfazione con cui ci si immerge in un bagno caldo dopo un anno di docce, nella Palermo agostana. Adorava quell atmosfera speciale fatta di ritmi rallentati, di uffici vuoti in cui compariva a sorpresa l eco, di piazze e vie del centro storico svuotate dal traffico e pacificamente occupate da gruppi di turisti. E poi, ammesso e non concesso, con chi se le sarebbe dovute fare le ferie? I colleghi si lamentavano di tutto: mogli e compagne incontentabili, figli da gestire, magari la suocera o il suocero da collocare Sì, si lamentavano, però alla fine partivano e quando tornavano non la finivano più di raccontare quanto erano stati bene e quello che avevano fatto, lo chiamavano al telefono e gli entravano in ufficio apposta per scassargli i santissimi. Il fatto è che loro avevano qualcuno con cui partire. 6

8 Inspirò profondamente e appoggiò le mani alla balaustra che gli trasmise un piacevole tepore. Che bella giornata però. Maggio era stato dolce e regolare come non se lo ricordava da un pezzo, e giugno era iniziato allo stesso modo. Massima 26 e minima 20, ogni giorno. Pareva che Palermo si fosse dotata di termostato. L immagine di Giuliana, sua ex ispettrice ed ex compagna, gli irruppe nella mente a tradimento e la scacciò con un mugolio. Scusi dottore, non ho capito che ha detto. Devo uscire? Mancuso si girò di scatto. La testa di Tranchina faceva capolino dalla porta. Che ho detto? Niente ho detto, Tranchina. Non ti ho sentito bussare. Perché hai bussato, non è vero? Ce lo giuro, dottore. Toc, toc e toc. Tre colpi. Non mi permetterei. Che volevi? Dottore, ci volevo parlare delle mie ferie. Pure tu? Come pure io? Fu lei che mi disse Sì sì, va bene, quando ci vorresti andare? Mah, io veramente lo so che ora lei si secca, però io pensavo di andarci in agosto. Va bene. Come va bene? Non hai detto ad agosto? Portami la richiesta che te la firmo. Ma come? Così, senza resistenza, dottore? Che resistenza? Ci vuoi andare in agosto, sì o no? Sì. Però non ci ho provato piacere. Tranchina uscì grattandosi la testa e lui si girò di nuovo verso la piazza e annunciò ad alta voce alla folla di palme: Il commissario Mancuso va a prendersi un caffè. Tre minuti dopo era davanti al banco del suo bar preferito, il 7

9 caffè Marocco di fronte alla cattedrale, e Mimmo il proprietario-barista gli metteva davanti un iris fritta che aveva una forma ancora più rotonda del solito. Buongiorno, commissario. Se oggi non passava ci rimanevo male. Perché ci rimanevi male? E perché l iris, che non te l ho chiesta? Oggi offro io, dottore, questa iris superspecial è, ma facesse attenzione che è pericolosa. In primus perché l ho fritta ora ora e dentro è a mille gradi. E in secondus E in secondus? E in secondus ho fatto l esperimento di metterci ancora più crema di ricotta del solito e potrebbe scoppiare, non mi assumo responsabilità. Me l assumo io. L iris era gonfia all inverosimile, e Mancuso la prese con la cautela di un artificiere. Ma questo ancora tempo di ricotta è, Mimmo? Certo mi dispiacerebbe fare una brutta fine a causa di un iris del bar Marocco a base di ricotta congelata. Commissario, ma che fa, scherza? protestò Mimmo offeso. Vidissi che qui errore c è. Questa ricotta di Gangi è. Buonissima. Ora te lo dico io com è. L iris era bollente e Mancuso ne addentò un pezzettino piccolo piccolo. Fu come stappare un vulcano, ne uscì un fiotto di crema di ricotta profumatissima e lui abbandonò ogni prudenza. Morse con decisione, la crema gli inondò la bocca e lui cominciò a saltellare emettendo un mugolio che non si capiva se fosse di piacere o di sofferenza. Mimmo gli piazzò subito sul banco un bicchiere di acqua ghiacciata, e Mancuso andò avanti aiutandosi con quella, a morsetti, sorsetti e rapidi cenni di approvazione della testa. Alla fine si leccò la carta dove era andata a finire metà della 8

10 crema. Stavolta, a causa della quantità di ripieno veramente esagerata, ce n era abbastanza da riempirci un iris nomale. Buona, veramente buona. Eccezionale. Mi sono bruciato ma ne valeva la pena. Ma com è che oggi hai fatto sta cosa speciale, Mimmo? Mimmo fece un sorriso da un orecchio all altro. Festeggio, dottore. Mi sposo. Ma verooo? Complimenti Mimmo, mi fa piacere veramente. Mancuso si guardò attorno, c era solo una coppia anziana che parlottava in americano davanti alla vetrina dei cornetti. Abbassò la voce. Lei lo sa che non sei incensurato? Certo che lo sa, dottore. Ma lei pure non è incensurata, perché era clandestina, ma ora a posto è. Ah, non è italiana? Marocchina. Bar Marocco, moglie del proprietario marocchina. Fra qualche giorno comincia a darmi aiuto nel bar, ce la faccio conoscere. Con piacere, Mimmo. Che dice, vado con il caffè? Vai. Doppio, eh? Vediamo se le piace la nuova miscela. Hai cambiato miscela? Ma sei impazzito? Commissario, per scherzo l ho detto, ma che ci pare che sono cretino? Lo so che se cambio caffè lei è capace di farmi ritirare la licenza. Ti sbagli Mimmo. Ma quale ritirare la licenza al locale. Io una bomba ci metto. Mancuso spalmò con il cucchiaino un po di caffè sul bordo della tazzina, la prese in mano e si andò a piazzare sulla soglia del bar sorseggiando con lo sguardo rivolto all imponente cattedrale di fronte. Era una sua fissazione: ogni volta che prendeva il caffè al Marocco doveva trovare un particolare dell enorme 9

11 costruzione che non aveva mai notato prima. La cosa cominciava a risapersi, e quando la settimana prima il vicequestore Mangano gli aveva detto: Allora, oggi che novità ha trovato nella cattedrale?, lui era uscito dall ufficio ed era andato a cazziare Calascibetta a colpo sicuro. Una vivace discussione fra Mimmo e l anziana coppia di americani lo fece voltare. Lui mimava il gesto di spalmare con il cucchiaino il caffè sul bordo della tazzina, lei agitava un iris e sembrava arrabbiata. E tutti e due indicavano lui. Dottore implorò il barista mi dassi una mano, per favore. Questi mi stanno facendo uscire pazzo. Secondo me lui vuole sapere perché lei spalma un anticchia di cafè sulla tazza, e la signora si lamenta che l iris che ci ho dato non è grossa come la sua. Ci parlassi lei ca sapi l inglisi. Si rivolse ai due con un bel sorriso e indicò Mancuso. Mister polìs. Mister polìs ora spic iu. La coppia si calmò all istante e Mancuso cercò di spiegare alla meglio che lui metteva un po di caffè sul bordo per raffreddare la tazza che era quasi sempre bollente, ma anche perché gli piaceva sentire fin dal primo istante il sapore del caffè e non quello della tazzina. I due lo guardarono strano e si scambiarono occhiate interdette. Do you understand? It s just a little Mimmo, come si dice fissazione in inglese? A mia m u dumanna, dutturi? Mancuso si toccò la testa con l indice. Little fissation. Il turista gli puntò il dito contro. Obsession? Ecco, bravo, very good: obsession. Fu la volta della donna che gli fece notare con fermezza che l iris che le era toccata era più piccola della sua. Tentò anche di aggiungere che lei aveva dovuto fare lo scontrino mentre lui non l aveva pagata, ma fu bloccata dal marito. 10

12 Mancuso le fece un discorsetto, quella si calmò e finalmente i due se ne uscirono impettiti e indignati. Mimmo non riuscì a trattenersi. Che ci disse a idda per farla calmare, commissario? La verità. Le ho spiegato che i commissari di polizia hanno diritto per contratto a un iris al giorno e il ministero degli Interni ha fatto una convenzione con il bar Marocco, per questo non l ho pagata. Mimmo si illuminò. E per il fatto che l iris sua era più grossa? Sempre la verità, Mimmo. Che il ministero della Sanità ha stabilito che ai turisti stranieri bisogna dare iris più piccole perché non ci sono abituati e potrebbero stare male, magari morire. Specialmente i più anziani. Bene fece, commissario. Sempre la verità bisogna dire. No, proprio sempre sempre no, Mimmo. Anzi ci sono casi in cui per essere sicuri di non sbagliare conviene non parlare proprio. Ora ti faccio un esempio: chi c è qua dentro oltre a te e a me? Nessuno, commissario. Io e lei soli siamo. Giusto. E perciò se quello che ho detto ai due turisti si viene a sapere in ufficio, che significa? Mimmo allargò le braccia e spalancò gli occhi. Turisti? Ma quali turisti, commissario? Lei il primo cliente di stamattina è. La marcia dell Aida esplose all improvviso nella tasca posteriore dei pantaloni di Mancuso. Non si sarebbe mai abituato a quella suoneria, ma era condannato a tenersela perché la maledetta era l unica che riusciva a sentire sempre. Guardò il display: il centralino del commissariato. Pronto. Calascibetta sono, dottore, dov è? Al Marocco. Che c è? Al Marocco. 11

13 Che fai, ripeti? No dottore, lo dicevo sull altro telefono a Tranchina che è già in macchina e sta venendo. Ma che ci fu? Un omicidio allo Scibene. Una sparatoria? No, rinvenimento di cadavere morto ammazzato e basta. Telefonata anonima. Ah. E dove hai detto? Allo Scibene. Storico palazzo normanno di Palermo. Forse ruggeriano. E bravo Calascibetta, quante cose sai, aaah? E dov è, che in questo momento mi sfugge? Dottore, in via Cavallucci è. Sopra la circonvallazione. Ah sì, ecco, ora mi ricordo. E la prossima volta telefonami subito invece di andare a guardare prima su Google forse ruggeriano. Le ultime parole furono coperte dalla frenata di un auto della polizia che si bloccò davanti al bar. Segna, Mimmo. Oggi tutto omaggio matrimoniale, dottore! Mancuso uscì e si fiondò nella macchina. Chi è il pubblico ministero di turno, Tranchina? Il dottore Sgroi. Dice che ritarda un poco. Figurati. La mettiamo la sirena? E mettila, che lo so che è per questo che sei entrato in polizia. Ma non fare il pazzo. Tranchina attaccò la sirena, partì di botto facendo stridere le gomme e frenò dopo pochi metri per non investire una motoape con un cartello TRASLOCHI più grande di lei. Anche quando, come faccio a correre con questo traffico? Tranchina, con te non c è bisogno di correre per rischiare la vita. Ho detto non fare il pazzo : non ti infilare fra le mac- 12

14 chine, non superare a destra, non cercare di mettere sotto la gente sulle strisce e magari fuori dalle strisce. Tanto il morto ormai è morto. Va bene, dottore. Allora al palazzo dello Scibene, giusto? Giusto. E dov è? Come dov è? Il palazzo normanno, in via Cavallucci. E dov è via Cavallucci? Mancuso rinunciò a barare. E che ne so. Metti il navigatore, vah, che a Palermo abbiamo più monumenti di quelli che ci meritiamo. Il palazzo dello Scibene, ignorato dalle guide e sconosciuto alla maggior parte degli stessi palermitani, era vicinissimo alla circonvallazione, in posizione sopraelevata ma seminascosto dalla cortina di palazzi che costeggiava la grande arteria. Ci si arrivava attraverso una stradella stretta e tutta curve, difficile da trovare e altrettanto difficile da percorrere. Pure il navigatore si era perso, e i due avevano dovuto chiedere indicazioni diverse volte. L antica costruzione era in condizioni pietose e assediata da case nate certamente abusive e altrettanto certamente ormai regolarizzate. Solo la serie di archi tamponati, così simili a quelli di altri monumenti normanni, ne dichiarava l identità. Nel piccolo spiazzo c erano un auto della polizia, il furgoncino della Scientifica e il SUV della dottoressa Martorana, il medico legale. Mancuso scese dall auto, e un agente che stava finendo di piazzare le fettucce per delimitare la zona interdetta gli andò subito incontro. Buongiorno, dottore. Si ricorda di me? Come no, Cusumano. Buongiorno. Assai che non la vedevo. Venga che ci faccio strada. Girarono attorno al monumento a cui era letteralmente appoggiata una casa di recente costruzione. 13

15 La Martorana e Gambino della Scientifica erano accanto a una forma umana. Lui in piedi, in tuta bianca e con la macchina fotografica, pallido come ogni volta davanti a un morto, e lei accosciata, in camicetta e pantaloni. La donna lasciò cadere il braccio del cadavere e si girò verso Mancuso. Bene arrivato, commissario. Più veloce della luce, eh? Ben trovata, dottoressa. Com è che ha fatto così presto? Non ha ancora cominciato con le festicciole sulla barca? Non si erano mai stati simpatici, e la cosa era peggiorata notevolmente da quando si erano scoperti innamorati della stessa donna. Alla fine erano rimasti delusi tutti e due e Giuliana era stata promossa e trasferita, ma continuavano a non sopportarsi a vicenda. I miei amici lo sanno se ho cominciato o no. Agli altri non lo dico. Allora, vuole sapere di questo qua? E magari. Morto da minimo due, massimo tre giorni. Cinquantatré anni compiuti da poco. Cinquantatré anni compiuti da poco. Complimenti per la precisione. Grazie. È proprio sicura? La dottoressa Martorana non sbaglia mai. Causa della morte? Causa della morte, questo bel taglietto. Mancuso si chinò a guardare. La testa era girata all indietro e sembrava avesse una seconda bocca aperta sulla gola. Doveva essere fuoriuscito molto sangue, ma il terreno ne aveva assorbito la maggior parte. Sgozzato. Coltello affilatissimo. Taglio di precisione. Immediata perdita di conoscenza, morte rapidissima. Una cosa professionale, ha sofferto più prima. Percosse? Anche, ma le chiamerei piuttosto torture. Calci, pugni, 14

16 piccole ferite da punta sulle braccia, sulle guance. E questa bruciatura sulle labbra. Me ne sono accorta quando gli ho liberato la bocca. Bavaglio? Nastro precisò Gambino mostrandogli una busta di plastica trasparente con un rettangolo di nastro adesivo dentro. Naturalmente niente documenti Invece sì rispose Gambino chinandosi a raccogliere un altra busta, mentre la Martorana si rialzava sfilandosi i guanti. Portafoglio senza soldi, ma con carta di identità e patente. Cordaro Matteo, residente a Monreale, via Pero Vecchio 1. Celibe, coltivatore diretto. Anni cinquantatré appena compiuti. La dottoressa si accese una sigaretta guardando Mancuso con la migliore delle facce da schiaffi, mentre Gambino, con gli occhi lucidi e il mento che gli tremava, si sforzava di non ridere. Brava, dottoressa. In effetti mi chiedevo come mai si fosse sbilanciata tanto sull età, lei che qualche volta riesce a sbagliare il momento del decesso pure di un mese. La Martorana arrossì. Se si riferisce al cadavere della fabbrica di ghiaccio, dovrebbe sapere bene che Lo so, lo sooo il freddo, eccetera eccetera, dottoressa. Ma che ho toccato, un brutto tasto? Mi dispiace, glielo assicuro. Si consoli, capita a tutti di sbagliarsi, no? Le girò le spalle per non darle la possibilità di replicare. Gambino, che altro c è? Dalle impronte sul terreno risulterebbe la presenza di due sole persone, l assassino e la vittima. Abbiamo trovato un piccone accanto al morto, e questi segni di colpi e indicò la base del muro a due metri di distanza. Strano commentò Mancuso. Saranno appena due o tre picconate. Forse la vittima è stata sorpresa mentre No, mi scusi, ho detto una fesseria. L assassino quel poveretto se lo era lavorato prima. 15

17 Non solo prima, ma anche altrove. Quella bruciatura sulle labbra gli è stata fatta mentre non aveva ancora il bavaglio. Deve avere urlato assai L hanno torturato in un posto dove nessuno poteva sentire, l hanno imbavagliato e l hanno portato qui, dove è stato costretto a dare quei colpi di piccone. E poi è stato ucciso. E come se la spiega tutta questa cosa, dottore? Non me la spiego. Mancuso si fece ridire l indirizzo preciso del morto, se lo segnò sul telefonino, salutò con un arrivederci a cui rispose solo Gambino, tornò allo spiazzo e si diresse verso la macchina. Tranchina, appoggiato all auto, stava dicendo qualcosa a una donna di mezz età bassa e grassa in tuta da ginnastica, che lo guardava terrorizzata e ripeteva: Signuruzzu miu, Signuruzzu miu. Appena vide Mancuso, l agente diede una taliata alla donna che si portò la mano alla bocca e si allontanò immediatamente. Salirono in macchina, Tranchina mise in moto e ripresero la stradella verso la circonvallazione. Dove andiamo, dottore? Monreale, via Pero Vecchio 1. Vedi se la trovi sul navigatore e se no chiediamo. E niente sirena. Come niente sirena? Niente sirena perché voglio sentire bene che cosa stavi dicendo a quella signora. Evitarono per un pelo un auto che saliva al massimo della velocità consentita dalla stradella. Il dottore Sgroi era, che faccio? Io non ho visto nessuno. Ma come, dottore. L ha pure Tranchina, io non ho visto nessuno ti ho detto, vai. E pure se l avessi visto, Sgroi è quello che arriva sempre in ritardo, perciò peggio per lui. Si farà spiegare tutto da Gambino e dalla 16

18 Martorana. Allora, che dicevi a quella signora? Quale signora? Tranchinaaa. Ah quella là? Niente, ce l assicuro. Tranchinaaa. Ma niente, dottore, uno scherzo. Una fesseria. E dimmela questa fesseria. Dottore, quel posto quel palazzo, lo Scibene, mi ha fatto pena, pronto a crollare, con tutte quelle case abusive intorno. Veramente non c è rispetto per le cose belle. E allora? E allora quella signora si vedeva che era la più curiosa di tutte, smaniava per farmi qualche domanda, non si poteva tenere. A un certo punto mi ha detto se volevo un caffè, io le ho detto No grazie, ho guardato lo Scibene, ho fatto mah e le ho detto: Ah, signora mia, cose da pazzi. Lei non aspettava altro e mi fa: Ma che successe?, e io ci ho detto che giravano pazzi scatenati. Lei si è buttata a pesce, e mi fa: Perché dice che girano pazzi scatenati, che significa? E io: Signora, cose riservate sono. Se ce lo dico e lei parla, mi metto nei guai con i miei superiori. Lei mi ha giurato che potevo stare tranquillo e io ho detto che girava una banda di fanatici delinquenti che si erano messi in testa di vendicare i monumenti ammazzando chi non ne aveva rispetto. Ci ho detto pure che non ne eravamo ancora sicuri, ma pareva che questo morto aveva costruito una casa abusiva attaccata al castello di Maredolce. Lei è diventata rossa rossa e mi ha chiesto: Ma perché allora l ammazzò cà e io le ho risposto: Signora, che vuole che ci dico, questo un monumento importante come il castello di Maredolce è. Che ne so, può essere che è un avvertimento per gli abusivi di qua, come dire farete la stessa fine. Lei diventò bianca bianca e cominciò a fare: Signuruzzu miu Signuruzzu miu. L ho sentito. Dottore, forse esagerai, è vero? 17

19 Tranchina, lo sai che ti dico? Sei un grandissimo disgraziato, ma hai avuto una bella idea e per questa volta non ti cazzìo. Metti la sirena, vah. Dottore, ho avuto una bella idea a fare lo scherzo, o una bella idea che quelli che non rispettano i monumenti bisognerebbe ammazzarli? La sirena coprì la risposta di Mancuso. La via Pero Vecchio era una delle tante stradelle asfaltate che, superato Monreale, si addentrano nella valle che separa la cittadina normanna da Altofonte. Ci misero un po a trovarla perché secondo il navigatore lì di strade non ce n erano proprio, e le persone a cui domandavano non conoscevano quella via o, più probabilmente, facevano finta di non conoscerla. In compenso in via Pero Vecchio c era una sola casa. Una costruzione di un solo piano, non grande, con i soliti leoncini a guardia sui pilastri ai lati di un cancello verde, muri imbiancati a calce, infissi nuovi, un piccolo giardino sul davanti con un vecchio olivo, qualche limone e un capanno per gli attrezzi. Il cancello era aperto e davanti alla porta di casa, di legno scuro con un pomello d ottone lucido lucido, c era una Panda bianca accanto alla quale parcheggiarono. Scesero dall auto e si diressero verso l ingresso della casa mentre Mancuso notava che la strada asfaltata e l area di parcheggio a cotto e ciuffi d erba avrebbero reso molto difficile per quelli della Scientifica trovare impronte su cui poter lavorare. Dopo un paio di scampanellate senza risposta intervenne Tranchina. La porta era stata chiusa con il solo scrocco e per aprirla gli bastò inserire la sua carta bancomat nel punto giusto fra la porta e il battente. Dentro sembrava fosse passato un ciclone. Un divano sventrato, mattonelle smosse, stipiti divelti. C era un caldo anormale, e la ragione fu evidente quando entrarono in cucina. Il più grande dei fornelli era acceso al massimo. Anche lì qualcuno aveva rotto, divelto e sventrato, evidentemente in cerca 18

20 di qualcosa, perfino la cappa era stata scollegata dal tubo di scarico. A terra, una tenaglia e tante piccole macchie di sangue. Sul tavolo c era una scatola di cartone piena di pizzini, mezzi fogli A4 tutti scritti al computer, e il contenuto era sempre lo stesso: Devo al signor Cordaro Matteo la somma di euro a me prestata, che mi impegno a pagare entro e non oltre il su sua semplice richiesta. Dichiaro che il signor Cordaro Matteo mi ha fatto il favore in amicizia senza pretendere da me alcun interesse e io di questo lo ringrazio. Gli spazi lasciati in bianco dal computer contenevano le cifre e le date di restituzione, sempre diverse, scritte a penna. Seguivano le firme, pure quelle sempre diverse. Alcune erano veloci e decise, di gente abituata a mettere sigle, altre chiare e ordinate, altre nella calligrafia tondeggiante e infantile di chi ha poca istruzione. Gli importi superiori ai diecimila euro erano pochi, nella maggior parte dei casi erano inferiori ai duemila e molti non arrivavano neanche ai cinquecento. Debiti di poveracci per i quali pure piccole somme potevano essere un grosso problema. Hai capito come campava il signor Cordaro Matteo? Dottore, ma pizzini come questi che valore hanno per uno strozzino? Non lo capisce che anzi sono prove contro di lui? Hai ragione, legalmente sono più che altro pericolosi per l usuraio. Ma Cordaro non li avrebbe mai usati per rivolgersi alla legge. E allora a che servivano? Pensaci, Tranchina. Questo qui faceva l usuraio e viveva in una casa isolata in campagna. Puoi essere sicuro che nella zona lo sapevano tutti il mestiere che faceva, e che doveva avere in casa soldi e roba di valore, eppure lui neanche le sbarre alle finestre aveva. Tu ne vedi antifurti? No. E nemmeno io. E com è che non aveva paura secondo te? Ho capito. Bravo. Lavorava con il permesso della mafia, e sicuramen- 19

21 te quello che faceva tornava utile pure a loro. E non tanto per i soldi che riciclava, quanto perché li aiutava a crearsi meriti e appoggi nel territorio. Magari qualche povero disgraziato che aveva bisogno di ritardare qualche pagamento e che non riusciva a ottenere una dilazione da Cordaro andava a trovare le persone giuste, e quelle chiedevano il favore all usuraio che naturalmente ubbidiva. E così si guadagnavano la riconoscenza di quei poveracci che prima o poi sarebbero stati chiamati a sdebitarsi in qualche modo, votando un candidato raccomandato o nascondendo un latitante. Comunque sia, chi metteva la firma su uno di quei foglietti sapeva che non si stava impegnando solo con Matteo Cordaro l usuraio, ma con un sistema che non ammetteva scherzi. E quindi rigava dritto e alla fine pagava. E però questa volta qualcuno non ha rigato dritto, e lo ha pagato in un modo diverso. Giusto, dottore? Mancuso rimase zitto per un po. Poi guardò l orologio. Lo sai che ore sono, Tranchina? E come no, dottore. Le due passate sono, e mi sento un buco nello stomaco. Va bene vah, chiamiamo la Scientifica. Qualcosa mi dice che non troveranno niente di utile, ma non si sa mai. Pure io ho una fame che non ci vedo. Ma sempre c è quel posto fra Monreale e San Martino? Il forno del pane conzato? E come no, dottore, ci sono stato con mia moglie e i picciriddi due domeniche fa. Pane di Monreale bello caldo caldo che buttava un profumo che non ci dico, io me lo sono fatto fare con olio, caciocavallo e pepe, mia moglie invece ci ha voluto pure Forza, ancora lì sei? Non lasciare la porta aperta. E attacca la sirena. 20

22 Giorno 2 Mancuso andò dritto nel suo ufficio, girò attorno alla scrivania e si buttò sulla poltroncina. Aveva dormito poco, era nervoso e per questo aveva deciso di saltare il rito del caffè al Marocco. Ora però la mancanza di caffeina gli stava facendo sbummicare il mal di testa delle grandi occasioni: un caffè ci voleva assolutamente. Scoprì che il cellulare era defunto, lo mise in carica, allungò la mano per prendere il telefono sulla scrivania ma appena lo toccò quello si mise a squillare come se lo avesse disturbato. Pronto, dottore. Calascibetta, sempre tempestivo sei. Ma come fai, aaah? Dottore mi scusi, c è il vicequestore Mangano che dice che lei ha il cellulare staccato. Non lo vuole passato? E certo che lo voglio passato, dai. Pronto. Buongiorno, dottore Mangano. Buongiorno Mancuso. Ma lei coi telefoni ci litiga? Mi scusi, non mi ero accorto che si era scaricato. Allora, il procuratore ha confermato che il caso dell usuraio rimane a Sgroi. Il che significa che ha campo libero, basta che gli fa una telefonatina ogni tanto e lui è contento. Lei si è fatta già un idea? Eh veramente prestino è, dottore, non ho neanche il rapporto della Scientifica. Ho parlato proprio con Ippolito neanche dieci minuti fa, mi ha detto che stamattina le avrebbe mandato le fotografie. Per il rapporto deve aspettare un paio di giorni, stanno comin- 21

23 ciando a utilizzare le nuove attrezzature. È contentissimo, pare un ragazzino con un giocattolo nuovo. Benissimo. Poi a proposito delle sue ferie Mancuso se l aspettava e partì in quarta. Ferie ad agosto, dottore Mangano. Ho deciso, provo anch io il brivido delle vacanze agostane. Il dado è tratto. Va bene? No che non va bene. Ma come, proprio questa volta che mi serve che lei in agosto resti in servizio? Mi dispiace Mancuso, pure per questo la chiamavo ad agosto mi deve sostituire. A lei? A me, sì. Il vice vicequestore debbo fare? No, Mancuso, che c entra? Notizia di ieri: ad agosto viene a Palermo una delegazione di funzionari dell Interpol di diversi Paesi e dobbiamo ospitarli come si deve, ci vuole qualcuno che li porti in giro per Palermo. Me ne sarei occupato volentieri io ma per quel periodo ho programmato le ferie già da tempo, ho gli interclub di burraco Come ha detto? Niente ho detto, dottore mentì Mancuso. E poi lei parla l inglese. Insomma, le ferie se le pigli in qualsiasi altro periodo ma non in agosto. Ma mi scusi, per portare questi dell Interpol a fare il bagno a Mondello che ci vuole, l interprete? E comunque possiamo prendere una guida. Magari una bella ragazza, che ce ne sono di bravissime, eh? Mancuso, non mi sono spiegato. Se ne deve occupare assolutamente lei. Ma perché io? Perché ormai si è fatto la fama di esperto in monumenti della Questura di Palermo. Esperto in monumenti? E certo. Pure il questore sa che lei conosce più dettagli 22

24 della cattedrale di uno studioso. Me ne parlava proprio ieri. A Mancuso salì il sangue alla testa. Non riusciva a parlare, e il vicequestore interpretò il silenzio come una resa. Bene, pensi che brutta figura avrebbe fatto fare a me e al questore se avesse rifiutato. Mi raccomando, si prepari bene, eh? Buon lavoro, Mancuso. Grazie, dottore. Mancuso mise giù il telefono lentamente, mentre le nocche gli diventavano bianche e la mascella cominciava a venire in fuori come a un bulldog. Calascibetta. Calascibetta il maledetto. E Calascibetta bussò ed entrò. Vide lo sguardo omicida del suo commissario, si fece piccolo piccolo e avanzò sventolando una busta come una bandiera bianca. Dottore mi scusi, non la volevo disturbare ma qui c è scritto consegnare subito al dottore Mancuso e c è la firma di Ippolito. Il poveretto si avvicinò al tavolo sempre inquadrato dagli occhi feroci di Mancuso, posò la busta e si allontanò liquido liquido a marcia indietro, come ipnotizzato, richiudendosi finalmente la porta dietro. Calascibetta! La porta si spalancò. Dottore! Non ci sono per nessuno, tranne? Calascibetta compitò sulla punta delle dita. Tranne che per collaboratori diretti, magistrati, questore e vicequestore. E? Miiii, sempre me lo scordo. E il Papa! esclamò Calascibetta che, pur non avendo capito che cosa avesse fatto di male al suo capo, percepì che il brutto momento era passato. Fammi venire un caffè doppio dal Marocco, per favore. Speriamo che non ci arriva freddo, dottore. 23

Milano, Corso di Porta Ticinese, 18. Terzo piano, interno 7.

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