Compagnia degli Evasi COPIONE. Monologhi scritti e diretti da : MARCO BALMA interpretati dalle attrici : Vanessa Leonini Elena Mele Mafalda Garozzo

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1 Pagina1 COPIONE Monologhi scritti e diretti da : MARCO BALMA interpretati dalle attrici : Vanessa Leonini Elena Mele Mafalda Garozzo Monologo 1 In piedi davanti ad uno specchio immaginario si trucca. Non lo faccio per apparire più bella. Essere immersa dentro di me, con un filo di trucco sul volto, il respiro lento, il pensiero ancora più lento, quello che serve per fare piani, piani per il mio presente. Perché domani non esiste, il domani è soltanto un oggi che deve ancora svegliarsi. No, non lo faccio per apparire più bella. Lo faccio perché adoro vivere; mentre le dita sfiorano la pelle in una lieve danza di bimbo e mentre il silenzio guida i miei gesti ho il tempo di ascoltarmi. La mia giornata è troppo impegnativa perché possa darmi retta. Mi dico: Me lo dirai stasera. E adesso posso farlo. Posso ascoltare le piccole grandi emozioni che mi accompagnano. Cerco di decifrare le impercettibili deviazioni dalla strada maestra, l illusione delle certezze, la pesantezza dei miei passi, la leggerezza delle mie imprecisioni. Davanti allo specchio la gente tende a vedere soltanto il miracolo ottico che trasforma la luce in immagine. Io invece riesco a vedere al di là del vetro. Sarà per questo che mi chiamo Alice? Io vedo ciò che sono. Per questo lo faccio. Per ricordarmi di ciò che sono. Sono una donna. Uno spruzzo di vivacità che cerca di non perdersi di vista aggrappandosi al debole salvagente del proprio carattere. Lo faccio anche per sciogliere la fatica. La fatica di essere donna. Ha finito di truccarsi Ecco! Così! Adesso posso parlare un po con me. Ascoltare la mia fatica. Ho scelto io di avere tre figli. Sai, la sensazione assolutamente magica di tenere una vita tra le braccia. L adrenalina che sale ad ogni tocco di quelle piccole mani, ad ogni sorriso, ad ogni lacrima,mi ha inebriato così tanto che ho voluto triplicare l esperienza. Sono il mio primo pensiero e il mio ultimo pensiero. Sono il parchè di ogni cosa, e mi appoggio a loro più di quanto loro si appoggino a me.

2 Pagina2 Lo so che può sembrare difficile da comprendere, e molti non sono riusciti a farlo, ma è per loro che ho scelto di mantenere il mio lavoro. Perché non avessero una madre che potesse confondere l amore con l oppressione, che non fosse tentata di barattare la dedizione con l obbedienza. Non volevo commettere l errore di sostituirmi alle loro vite; volevo imparare dalle loro domande. Per questo ho voluto mantenere me stessa. Staccarmi da loro per poterli accogliere. Volevo pensare col cuore, amarli con la mente e onorarli con entrambe. Fatica. Ho sempre pensato che il lavoro facesse parte di me, semplicemente. Non mi sono mai chiesta se avrei voluto lavorare, come non mi sono mai chiesta se avrei voluto dei figli, o un uomo da amare. Certo che sì. Non è questa la vita? Bé magari con l ultima parte c è stato qualcosa che è andato storto. Ma pazienza. Quello che ho supera di molto quello che mi manca. Comunque se dovessi rinascere chissà, potrei farlo come uomo. Così, tanto per capire. Per capire quei mutismi. Per capire quelle assenze. Per vedermi con gli occhi di chi non ha compreso che bastava guardarmi senza fare domande. Fatica. Lavoro d ufficio, contabilità, aridità simili. Non era proprio il mio sogno. Ma è quello che sono stata capace di realizzare con le mie forze. Avrei voluto sorvolare altre terre. Lanciarmi nei grandi campi della filosofia, della letteratura, che so, scrivere, recensire, criticare. I numeri non avevano fascino per me. Ma li capivo. Avevo un cuore letterario e una mente matematica. Non dovremmo mai disprezzare i doni che abbiamo. Inseguire i sogni, certo, con ostinazione, senza perdersi d animo, per tutta la notte e oltre se necessario. Ma al momento del risveglio il nostro sogno interrotto deve servire a farci accettare la realtà. La mia realtà è superiore ai quella di molti. E per questo che posso ascoltare la fatica. E superarla. Avevo tutto dalla mia parte. La giovinezza. L energia, l entusiasmo, un paio di amici fidati e un amore. Non c era dubbio. Avrei avuto tutto. La prima lezione fu: le scelte che fai ti appartengono soltanto per una piccola parte, il resto non è roba tua. E così la mia carriera prese il volo sulle note stridule del pianto dell ultima nata; che musica quella signori!! E sì, un po mi dispiacque, la resa della mia corsa all oro avrebbe meritato un colonna sonora forse più solenne. Naturalmente i colleghi maschi non hanno capito, il mio ex meno di tutti, ma è proprio per quello che è diventato ex. Non potevano capire che il lavoro può essere un ancora di salvezza, non perché sia soluzione, ma perché può essere l altro piatto della bilancia. Ciò che ti da l equilibrio necessario perché tu possa affrontare le tue giornate squilibrate. Può essere l unica cosa ferma mentre tutto il resto vacilla. Se non avessi avuto quella parte, sarei stata soltanto confusione e rimpianto. Questo un uomo non riesce a capirlo. Non voglio dare però l impressione che io sia una che ce l ha su con l altro sesso. Quindi vi dirò che l unico che ha sempre accettato le mie decisioni è stato un uomo. Mio padre. Lui fa solo una domanda: Sei sicura? e con gli occhi ti fissa con la dolcezza più severa del mondo. Con quegli occhi addosso riesci ad analizzare, sviscerare, scomporre il tuo problema, mentre ti guarda non riesci più a prenderti in giro, sei costretta a confessare, ammettere, superare e in quel breve battito d ali, trovare la verità. Sì, papà sono sicura! Lui allora sorride. E

3 Pagina3 in quel sorriso c è tutta la sua approvazione, il suo sostegno, il calore di un abbraccio, il tintinnio di due bicchieri che si scontrano e brindano alla tua decisione. Con gli anni è diventato un gioco tra di noi, anche se tremendamente serio. Io sto per chiedere, lui sta per fare la sua domanda, io sto per dare la mia risposta e lui sorride. E così i problemi i dubbi, i se, i ma, si addormentano tra le pieghe del suo viso, e mi lasciano più forte di prima. Mio padre è l unica persona che conosca che riesce a parlare stando zitto. Ma pur con tutto l aiuto possibile da allora è stata una vera corsa. Ed io modestamente, nella corsa do il meglio di me. Perché quando corro ho un metodo infallibile per arrivare prima: mi fermo. Sapete quelle giornate grigie? Quando piove anche dentro di voi. Quando la febbre ha preso in ostaggio il primogenito e Il secondo è in guerra per un cartone animato. Le rata sta per scadere, il riscaldamento è andato in tilt, e la collega ha il muso. Quando hai dovuto studiare la scacchiera fino alla diciottesima mossa per poter arrivare a sera e già alla terza mossa il cavallo si azzoppa e ti conferma, se ce ne fosse bisogno, che nel grande disegno del mondo, tu non sei la regina. Sei soltanto un pedone. Nero. Ebbene in quei momenti, io riesco a fermarmi. Non so come sia possibile, ma riesco a farlo. Mi piazzo davanti alla finestra e guardo fuori. Squilli pure il telefono. Continuino pure a chiamarmi dal fondo del corridoio, continuino pure a ripetere scuotendo la testa: Che cazzo sta facendo Alice? Che sto facendo? Sto guardando fuori. Sto cercando qualunque cosa possa ricordarmi che non sto per morire. C è un signore. Un anziano. cammina lentamente. Non ha l ombrello. Intravedo qualcosa sotto il cappello bagnato. Un auricolare. Forse è sordo. No. È un mp3! Sta ascoltando musica! C è un anziano che fregandosene della pioggia battente sta passando sotto la finestra del mio ufficio con le cuffiette. Ecco quello che volevo vedere. Sorrido. Grazie uomo anziano. Grazie a te posso sorridere anche oggi. Posso rispondere al telefono. Posso rispondere alla voce che insiste dal corridoio. Posso fare la coda alle poste per quella scadenza, comprare un libro per pagare il riscatto all influenza, alzare bandiera bianca noleggiando quel cartone animato. Lo vedremo tutti assieme questa sera, con la piccina rannicchiata tra le mie braccia e il suo visino che sbuca dal plaid come una foca dal ghiaccio. Rientrare in ufficio, far tornare il buon umore alla collega con una battuta sulla moglie del capo, concludere la giornata e raggiungere casa con l ultimo goccio di benzina rimasto. Ha persino smesso di piovere. Scacco matto! Ce l ho fatta anche oggi. Sto bene. Sto bene quando agisco, quando parlo, quando sudo. Sto bene quando arranco, quando corro, anche quando cado, se posso rialzarmi. Sto bene con la gente. Sto bene sola. Sto bene con i miei figli. Sto bene col mio lavoro. Sto bene anche quando sono incazzata. Amo l energia che mi scorre nelle vene mamma, che ci posso fare. Sto bene con te, ma non me ne volere, sto bene anche senza di te. Grazie per quello che fai per me, ma non dirmi che non mi voglio bene, che se fossi stata, che avrei potuto, che non si può con tre figli.questa sono io. Se piango consolami. Se rido, ridi con me. Se sbaglio perdonami. Se prendo il volo lasciami volare. Comincia a struccarsi. Ma cosa voglio io? Cosa veramente voglio? Voglio questo. Questa tranquillità. Questo silenzio. Questo tocco leggero sul mio viso. Una voce nuova che mi dice che sono ancora bella. Cosa altro si può volere? Cosa altro volete voi? E voglio anche la girandola di emozioni, il saliscendi delle ore che brillano e di quelle che si

4 Pagina4 spengono. Lo squillo della sveglia alle sei del mattino. Voglio sentire per la centesima volta quel grido che risuona tra le mura della casa, quel mamma che mi fa alzare dal divano anche quando sono sfinita, Cosa altro si può volere. Cosa altro vorreste voi? E voglio voglio.voglio non perdere mai questa voglia di vivere. Perché mi piace essere una donna. Una donna senza trucco. Mi piace essere una donna. Una donna. Senza trucchi. Monologo 2 In piedi davanti ad uno specchio immaginario si trucca. Non mi piace ok. Non la sopporto questa manifestazione di esteriorità che dovrebbe valorizzare le mie qualità visibili a vantaggio dell altrui diletto. Ma non vorrai mica presentarti con quei jeans e quelle tue ridicole magliette? Tanto per cominciare non sono affatto ridicole. Anche perché, fatemi capire, se c hai davanti un settenano allora sei trendy, se invece hai una farfalla che si posa su un fiore sei scema? Ecco. Questo è proprio quello che mi fa incazzare. E non parlare in questo modo che in bocca a una donna certe cose suonano male. Perché una donna non si incazza? Che fa, si inquieta? E contrariata, è maldisposta? Io non sono inquieta, io sono incazzata. Con tre zeta? Chiaro? Ahhhh, non lo sopporto! Io il rossetto non lo sopporto. Un velo,solo un velo. Come cavolo si fa a mettersi un velo di rossetto?? Non ho studiato per mettermi il rossetto. Ok! Lo sai cosa c è sotto questa bella testina che per fortuna mi ha fatto un amica di mia madre altrimenti non bastavano 100 euro, lo sai cosa c è sotto? Un cervello. E grande così, se permetti! 110 e lode non lo vendono al mercato. E a questo cervello non ce lo puoi applicare il rossetto. Lui pensa, agisce e risolve. Senza rossetto. Ma cosa credono? Una si fa il mazzo per cinque anni e poi deve prendere la specializzazione in approccio al colloquio. Impara a sorridere. Il sorriso non deve essere troppo sfrontato ma neanche troppo ebete. L aggressività mal dispone ma l idiozia spegne la fiducia. Impara a tendere la mano. Una stretta troppo vigorosa denota nervosismo mal celato se non addirittura arroganza, una stretta troppo moscia è indice di debolezza e scarsa prontezza decisionale. Impara a dire buongiorno. Con tono deciso, articolazione pulita della parola, chiaro sintomo di buona salute e agio di fronte a situazioni difficili. Impara a sederti. Il fondoschiena deve aderire pienamente alla sedia. Guai stare sulla punta, ti sei già giocata il posto, o ad assumere una postura che confini con lo stravaccamento che ti collocherebbe in un area di volgarità. Metti i pantaloni così puoi accavallare le gambe senza problemi, sempre che l altezza della seduta non sia troppo vicina al pavimento, nel caso di divani o simili, nessuno vuole vedere la suola delle tue scarpe. Le Scarpe!!!! Niente tacco significa personalità poco affidabile troppo tacco personalità troppo affidabile. Persino il decolté della scarpa deve Il decolté!! non ti presenterai mica con una scollatura troppo audace non è mica un colloquio per entrare al grande fratello e.. BAAAASTAAA!!! Perché un uomo deve solo mettere una stupida cravatta per sembrare un uomo! Mentre una donna qualsiasi cosa metta rischia sempre di sembrare quello che non è? Ma la vogliamo smettere di giudicarci dall aspetto. Riusciremo un giorno a incontrare una persona e vedere in lei soltanto il possibile mondo che lo circonda, e di questo mondo essere curiosi. Sorprenderci di ciò che è ed apprezzarlo proprio per il fatto che non è ciò che siamo noi. Riusciremo un giorno a pensare all altro come ad un opportunità, una possibile esperienza Ecco appunto veniamo all esperienza.

5 Pagina5 Lei non ha esperienza. Lei? Lei chi? Lei io. Io non ho esperienza. Certo che non ho esperienza. Tu quando sei uscito dalla pancia di tua madre avevi forse esperienza? No. Ci hanno impiegato anni per addestrarti ad affrontare quell indecifrabile oggetto che si chiama vita. Hanno avuto fiducia in quel batuffolo di carne che eri, non ti hanno rispedito al mittente. Hanno creduto in te, pensando che un giorno avresti avuto di fronte una ragazza che ti chiede soltanto di restituirle quella fiducia. E tu che fai? Mi guardi con quell occhio bovino, e dici mi spiace ma non posso affidarle un così delicato compito. Delicato. Ma che stai dicendo?? Non pesare il mio passato, scommetti sul mio futuro. Prendimi per mano, insegnami, guidami, dammi informazioni, il mio cervello le saprà codificare, interpretare e ti fornirà delle soluzioni che tu non avevi neanche immaginato visto che è un cervello fresco straripante di vita, di linfa, di cuore, che ha fatto il pieno di conoscenza e di speranza, che ti porta in dote l entusiasmo e la grinta è che l unica cosa che gli manca in fondo è l esperienza. E seguito il minuto più lento della mia vita. Mi fissava in silenzio con le testa leggermente inclinata e poi ha detto: Va bene. Mi ha convinto. Mi ha assunta. Sapete cos è la felicità? Dai lo sapete. Prima o poi l abbiamo provata tutti. Bé insomma quella cosa lì che cominci a vedere tutto rosa e corri anche se non hai fretta e appena vedi lui ti butti tra le sue braccia gridando evviva e lui non ci capisce niente perché mentre lo abbracci e gridi evviva stai piangendo e lui ti dice ma perché piangi e tu rispondi non lo so ma in realtà lo sai; è perché da domani cominci pure tu. Cominci a sentirti qualcuno, hai una responsabilità finalmente hai una collocazione nel tabellone del pianeta, puoi guardare in faccia da pari a pari quelli che escono la mattina presto e intasano le strade con le loro auto, o si accalcano sugli autobus, perché anche tu adesso hai un orario da rispettare, una meta, uno scopo, e sì, ce l hai fatta. Allora lui ti bacia e ti stringe e... Tre mesi. E durata tre mesi. Tre mesi di toast, caffè e cappuccini. Tre mesi di copia, incolla e stampa. Di rispondi al telefono e telefona, fotocopia, rispondi al telefono e telefona, imbusta le fotocopie, rispondi al telefono e telefona. E delle tue competenze manageriali, delle tue capacità organizzative, del tuo senso del dovere, del sogno di universitaria, neanche l ombra. E per il giorno di Natale il mio regalo è stato che non avevano più bisogno di me. Ed io ho chiesto perché. E loro mi hanno risposto, perché così va il mondo del lavoro. Quale lavoro? avrei voluto chiedere, quello da barista, da centralinista o da donna delle fotocopie. Ma avevo un groppo in gola che non riuscivo quasi più a respirare. Sapete cos è l infelicità? Dai lo sapete. Prima o poi l abbiamo provata tutti. Bé insomma quella cosa lì che cominci a vedere tutto nero e cammini lentamente perché tanto non c è fretta e appena vedi lui ti butti tra le sue braccia piangendo e lui non ci capisce niente perché mentre lo abbracci e piangi cerchi di parlare ma le parole inciampano e non escono e lui ti dice ma perché piangi e tu rispondi non lo so ma in realtà lo sai; è perché da domani sei di nuovo fuori. Non sei nessuno. Non hai responsabilità, non hai peso, non hai una collocazione, non hai un autobus da prendere o un orario da rispettare, una meta, uno scopo. Allora lui ti bacia e ti stringe e ti dice: Però hai tre mesi di esperienza! Cosa? Hai tre mesi di esperienza. Certo che quando vuole il mio ragazzo è forte. Non per niente l ho selezionato tra una fila abbastanza lunga di candidati. E non aveva esperienza; l ho capito quando mi ha baciata la prima volta, baciata,...un tentativo...ma me lo sono preso lo stesso, io, perché ho intravisto in lui delle qualità che andavano al di là della mera esecuzione tecnica. E poi gli ho insegnato molto e lui ha appreso con piena soddisfazione di entrambi e...va bé queste sono cose personali. Resta il fatto che avevo tre mesi di esperienza. E impressionante quanto poco occorre per far tornare il sorriso a una persona. Specie se quella persona sono io. Allora ho tirato fuori la spada e sono ritornata a combattere. Internet, le migliori aziende del

6 Pagina6 settore, curriculum, mail, foto, invio. Curriculum, mail, foto invio. Perché come non mi arrendo io, non si non arrende nessuno. E così via di nuovo a ritmo di samba! Per me può cominciare anche subito ma sappia che non la possiamo pagare. Ma lei mi offende per chi mi ha preso? Non penserà che sia una di quelle che pretende di essere pagata? Lei è molto attraente lo sa. Potrebbe fare una splendida carriera. Non lo metto in dubbio ma quel tipo di carriera lì lo riservi a sua moglie. Capirà che come primo impiego non possiamo garantirle un posizione adeguata alla sua preparazione. Dovrà come si dice fare la gavetta. Sarebbe??? Trecento euro al mese. Grazie li devolva pure in beneficienza e dica che glieli mando io! Ma quanti anni ha? Ventinove! E sposata! Avrei intenzione. Figli? Bé sa com è un paio bastano? Allora mi spiace niente da fare. Ma perché???? Perché lei è una donna. Oddio!! Sono una donna!!! Ho vissuto ventinove anni senza rendermi conto di questa disgrazia. Sono il sesso debole, la metà che zoppica; ho questa malattia latente che un giorno esploderà rendendomi inabile al lavoro, questa...maternità!! che mi condanna. Io io...io la ringrazio per avermi aperto gli occhi. Per avermi restituito la mia vera misura. Stavo ingannando me stessa. Ero convinta di essere un individuo, sa cosa intendo, una persona! e invece sono una portatrice sana di feti. E allora mi permetta di ricambiare. Vorrei regalarle anche io una piccola verità. Una donna non è solo femmina. Io non sono rosa! In me ci sono i colori dell arcobaleno. C è la feroce determinazione del distacco e il sapore dissonante del tuono. Non esiste un universo femminile dove coltivare ambizioni bonsai ed accettare quel paradosso criminale che nega alla donna la responsabilità di una guida nel mondo quando poi le affida l impresa più delicata e più grave: la formazione di un essere umano. E questa parte che il cielo mi ha riservato, anche se non dovesse mai realizzarsi, accresce in me la consapevolezza che se è mai esistita un impercettibile differenza quella è a mio favore. Perciò non vi seguirò lungo il fiume pericoloso che termina nel lago della paura, dove ci costringete a sfiancarci ai remi della subordinazione e del servilismo. Il futuro deve essere la spinta che mi sorregge non l angoscia che mi abbatte e ogni volta che incontrerò qualcuno che lo negherà e mi negherà, mi ergerò ancora di più nella mia statura per dimostrarvi quanto siete piccoli e inutili. Poi sono uscita. Mi sono seduta su una panchina del parco. Era una bellissima giornata. Il sole caldo, il mare tranquillo all orizzonte. Mi arrivava un profumo intenso di fiori. Un gatto mi è sfrecciato tra i piedi e io io proprio non ce la facevo ad essere triste. Ho guardato i bambini giocare e ho desiderato ardentemente che potessero crescere camminando sempre nello stesso sentiero. Diversi sì, ma un'unica mente, un unico spirito. Liberi. Comincia a struccarsi Ecco. Ci vado così. Niente trucco e niente trucchi. Se sarai in grado di vedere nella pulizia del mio viso l onestà delle mie intenzioni, l entusiasmo della mia ingenuità, il coraggio con cui so affrontare le delusioni, e se riuscirai a comprendere che sono queste e non altre le qualità in cui potrai riporre la tua fiducia e saranno

7 Pagina7 queste e non altre le qualità che ti porteranno i frutti che cerchi, allora eccomi qua. Sono pronta. Altrimenti non ha importanza. Ci riproverò domani. Non mi arrendo. Perciò a noi due. E che non vinca il migliore, ma che non ci siano vincitori, sia la parte migliore. Monologo 3 In piedi davanti ad uno specchio immaginario si trucca. Hai due possibilità. Farlo al meglio. Oppure no. Io la mia scelta l ho fatta. Avevo vent anni quando iniziai a lavorare. (Mostra la fede) Questa è stata la firma sul contratto L ho firmato davanti a un prete mentre promettevo alcune cose di cui ad essere sinceri, non comprendevo appieno la profondità. Ero un po incosciente forse. Però ero felice. Era quello che volevo di più al mondo. E vero che non sapevo quanto sarebbe stato difficile, ma io non ho mai avuto paura delle difficoltà. Mia madre diceva che ogni volta che superi una prova, diventi più forte e affronti meglio la successiva. Nuova prova, nuova forza. Oggi, dopo tanti anni, credo che potrei vincere qualsiasi gara di sollevamento pesi. E con un braccio solo. Mettiamola così. Abbiamo una vita. Ci è stata data e ce l abbiamo. Non possiamo farci niente. Ma se vi regalano un gioiello, non potete dimenticarlo in cassaforte. Avete il dovere di indossarlo e in questo modo rendere onore ad esso e a colui che ve lo ha regalato. Non è un compito facile, lo riconosco, ma questa vita va onorata. E assurdo pensare che possa condurti lei da qualche parte; non è un battello su cui potersi mettere comodi ed aspettare e sperare di toccare un giorno la riva. Potrebbe non succedere mai. No. E necessario che sia tu a trasformarti in barca. Insomma il sostantivo vita deve andare di pari passo con il verbo vivere. E una responsabilità importante. E non credo che tutto lo capiscano. Io penso di essere stata fortunata in questo senso. Insomma quello che voglio dire è che io ho scelto di riempire questa vita con la famiglia. Non è una scelta migliore o peggiore di altre. E una scelta. La mia scelta. E così cominciai l avventura. Vi garantisco che non è necessario veleggiare con un galeone nei paesi del sud o avanzare col coltello tra i denti dentro una foresta per avere emozioni forti; quando cominci una nuova esperienza, hai dalla tua parte l entusiasmo e l energia e ti senti veramente padrona del tuo destino e del mondo. Anche se quel mondo è compreso tra la porta d ingresso e la soffitta. E Se credete che sia poco, siete degli illusi. La prima vera sensazione fu la stanchezza. Quella fisica. Le braccia che dolgono. I piedi gonfi. La schiena che urla. Ti chiedi come è possibile? Non sto mica lavorando in fonderia? Eppure alla fine della giornata sei cotta. Questione di abitudine. Dicevo. Non mi sono mai abituata! E allora capisci che non sono le braccia. E la testa! Ho preso le misure. Mi sono concessa le mie pause caffè. Le pause lettura. Le pause pensiero. La seconda sensazione arriva più tardi. Col tempo. E più sottile. Appartiene alla mente. Erode lentamente, intacca le certezze e le sostituisce con le domande.

8 Pagina8 L arrivo dei figli rallenta un poco questo processo. Il lavoro si fa più intenso, devi coordinare, ottimizzare, distribuire, concentrare e diluire. Organizzare. Il tempo per le grandi questioni incespica nei pannolini, si mescola agli omogeneizzati e fugge alla vista di un termometro. L ombra meschina dell insoddisfazione però, non molla la presa. L avanzamento di categoria, la promozione da donna a mamma, non comporta un ufficio nuovo, soltanto un aumento delle responsabilità e del carico di lavoro. Ed un bel giorno, mentre stai con il cucchiaio a mezz aria di fronte al piatto dove un uovo attende di incontrare il parmigiano, ecco che la tua immagine ti si affaccia in tutta la sua violenza. E ti sfida con la domanda più bastarda. Ma sei felice? Lo sai che fai tutto questo per la ragione più valida e più bella possibile: per amore. Ma lo stesso la domanda ti sale dal profondo e ti sorprende per la sua stranezza. Ma l amore è sufficiente? Lo sentivo come una bestemmia; come potevo mettere in dubbio quell unico elemento di saldezza che sta dentro e fuori, che sta oltre, che è l oltre. Eppure ugualmente mi sentivo scalfita, derubata. Da chi e di che non lo sapevo. Mi sembrava che il mondo mi passasse davanti ai duecento all ora, e che io potessi soltanto stare a guardare. Mi sembrava di vivere ai margini, di non partecipare. Mentre fuori c èra chi lottava per qualcosa che, lo sentivo, lo capivo, ci avrebbero portato verso un futuro migliore. Mentre tutti combattevano in qualche modo da qualche parte, io rimanevo in casa ad ascoltare i resoconti di quelle lotte. Perché non potevo esserci anch io? Mio marito è un uomo di poche parole, ma possiede la grande capacita di ascoltare e capire la gente. E di capire me. Mi disse: Quello che fai tu è tanto importante quanto quello che faccio io, o chiunque altro. In fondo io porto a casa i pani e i pesci, ma sei tu che li moltiplichi. Grazie. Ma io rimanevo sospesa nel limbo. Quanto valevo veramente? Quanto vale il mio lavoro? Nessuno lo può dire, non sono quotata in borsa. Quanto vale per voi l amore? E poi la risposta arrivò. Come tutto arriva prima o poi. Stavo aspettando l autobus. Avevo riempito il passeggino con le borse della spesa. Sara mi stava vicino, composta, orgogliosa del suo ruolo di primogenita. Avevo la piccola Rosa in braccio che puntava i piedi su una pancia che cominciava già ad essere leggermente più rotonda del solito. Era l inizio della primavera. Poco dopo mezzogiorno. Soltanto una lieve venticello trascinava il vigoroso ricordo delle giornate invernali. La gente che andava e veniva riempiva la piazza di rumore e colori, come sempre. Stavo assorta nei miei pensieri quando mi arrivarono le risate. Fresche,sane, rotonde, lo slogan più potente della consapevolezza di esserci. Mi voltai. Erano tre ragazze, strette impeccabilmente nei loro tailleur scuri. I tacchi alti. I capelli al vento. Ben truccate. Due uomini, giacca e cravatta, le accompagnavano, sussurrandosi qualcosa all orecchio, i volti sorridenti. Avevano delle ventiquattrore. Una delle ragazze teneva stretta al petto una cartellina gialla, un po come facevo io, non molto tempo prima, con i libri di scuola. Rimasi incantata a guardarli. Mi passarono davanti senza neanche accorgersi del mio sguardo che le seguiva affascinato. Non poterono certo intuire la visione che mi attraversò per un attimo la mente. Il fantasma del mio desiderio divenne la quarta ragazza del gruppo. Mi sentii leggera, allegra, sognai di aver scatenato io quella risata innocente e bellissima. Riuscii a percepire la sensazione di indipendenza, di libertà. L appartenenza ad un branco, e la gioia di una missione che si confonde col gioco. Poi il gruppetto svoltò l angolo e sparì dalla mia vista. E mi sentii d un tratto vuota e nello stesso tempo pesante. Lievemente stordita. Arrivò l autobus e salendo faticosamente riuscii a vedere distintamente l ombra della mia invidia che rimase sul marciapiede ad osservarmi sarcastica. Come siamo strani! Chissà qual è lo stravagante impulso che ci fa vedere sempre in una luce migliore le vite degli altri. Quel singolare impulso che ci fa sentire così spesso inadeguati dentro alle vite nostre. Mentre sistemavo la spesa nel frigo, mi ronzavano in testa mille domande. Non avevo ancora trent anni e invece di

9 Pagina9 dividere la pausa pranzo scherzando con i colleghi, mi trovavo a fare i conti con una cucina in disordine. Mi sentivo smarrita, fuori posto. Quella casa che era la mia, che avevo costruito con così tanta passione, e che dividevo con le persone che amavo mi sembrava d un tratto ostile, buia, fredda. E poi accadde qualcosa di straordinario. Sara mi chiese: Mamma di che colore hai gli occhi? Stava disegnando sul tavolo di sala con Rosa che la osservava seria dal seggiolone. Mi avvicinai per guardare il suo disegno, e, tratteggiata con mano incerta, vidi una donna, con un grembiule, mentre assaggiava il contenuto di una pentola tenendo in braccio una bambina. E quella donna ero io. E quella donna che ero io stava ridendo. Con la bocca spalancata e una quarantina di denti tutti in fila e quella donna, che ero io, era felice, così felice che neanche un'altra decina di denti avrebbero potuto renderla più tale. E così il disegno ingenuo di una bambina mi ha ricordato quello che una risata sfuggente mi aveva fatto dimenticare. Così tornai ad essere la protagonista dei miei giorni. Hai due possibilità. Farlo al meglio. Oppure no. Allora capii la mia scelta. Avevo scelto l occupazione più importante del mondo, dove lo spazio era mio, il tempo era mio. Mi assalì un orgoglio che non mi ha più lasciato. L orgoglio di fare la mia parte con qualcosa che è infinitamente più assoluto di un lavoro e come tale non ha prezzo. E per quello che noi operatrici familiari non percepiamo stipendio. Farlo al meglio! Non più i perché, ma i come; non più i se, ma i quando. Coltivare i giorni come fiori in una serra. E veder riflesso nella stima di chi capisce, perché c è chi capisce, che ciò che fai ha l immenso valore dell impagabile. Le mie figlie che adesso sanno camminare nel mondo senza paura, che sanno distinguere e scegliere senza rammarico, che sanno procedere e magari sbagliare ma con le loro teste, e che sono sensibili ma determinate, fragili ma coraggiose, sono loro che mi dicono che questo lavoro l ho svolto al meglio. Comincia a struccarsi Oggi è tutto diverso. La società è cambiata. La donna è cambiata. Oggi il mio lavoro è diventata una scelta stravagante visto che per sempre più persone non c è proprio scelta. Devi lottare in un altro modo. A volte mettere davvero il coltello tra i denti per avanzare nella foresta. Anche per questo ritengo di essere stata fortunata. Se mi guardo indietro non vedo cenere e lapilli, ma soltanto una distesa d acqua leggermente increspata. D altronde tra poco avrò una nuova promozione, sta per arrivare un nipotino. Non è ancora tempo per andare in pensione. A volte però, in certi momenti un po malinconici, quando mi ritrovo seduta sul divano con un libro appena finito, dentro la mia casa, adesso troppo silenziosa, ancora fa capolino quell ombra maliziosa che non riesce a dileguarsi del tutto. E se avessi fatto un'altra scelta? Ecco! Questa è una domanda stupida! FINE

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