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2 CHRISTIAN SALERNO Pag. 2

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4 Impaginazione di Christian Salerno Copertina: Christian Salerno Fotomanipolazione: Christian Salerno Prima edizione Agosto 2013 Sito web: ChristianSalerno.com La presente opera è rilasciata secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia License Vuoi ricevere per anche gli altri fascicoli? Lascia la tua qui: Seguimi su: Facebook.com/Christian Salerno Youtube.com/Christian Salerno Il Racconto è verosimile. 6. Scusa Pag. 4

5 [ ] Dopo poche battute vedo accendersi la luce in quella stanza, mentre attorno a me sempre più persone incuriosite si fermano a guardare e ad ascoltare. La maggior parte di loro capiscono che si tratta di una serenata e sono curiosi sull esito di questa. La gente che passeggia inizia a fermarsi, e attorno a me si crea un semicerchio. Guardano tutti in alto assieme a me, senza sapere chi ci fosse in quella camera. Vediamo tutti scorgere un ombra dietro le tende delle finestre. L ombra apre la maniglia, le finestre si spalancano lentamente e la nostra curiosità sale sempre di più, attimo dopo attimo. Riesco a sentire il mio cuore in gola che batte forte. Anna è dietro di me che mi appoggia una mano sulla spalla, e le mie mani tremano sulla tastiera in attesa di conoscere la reazione di Natalie. Le finestre sono totalmente spalancate, e appoggiata c è proprio Natalie, con le braccia posate sul davanzale che osserva la scena in attonito silenzio. Mentre continuo a suonare il mio sguardo è sempre fisso su di lei, sulla sua chioma foltissima e su quei suoi occhi verdi che fanno luce al sopraggiungere della sera. Il suo sguardo è un po imbronciato ed ha gli occhi lucidi. Non riesco a capire se lo sono perché ha da poco finito di piangere o se si sta emozionando. Intanto sento qualcuno che grida: «Sposalo!» Gli altri sorridono, e vedo accendere un sorriso anche sul viso di Natalie, e questa scena mi riscalda completamente il cuore. Così le rispondo con un altrettanto sorriso, e con la testa le faccio cenno di scendere giù. Lei sorride ancora di più, alza le spalle, e poi con la mano mi dice di aspettare 5 minuti. Intanto io continuo a suonare ininterrottamente e continuerò finché non finirà il pezzo. Vedo aprire il portone di casa, dal quale esce Natalie. Per la prima volta la vedo in tuta. Niente abiti eleganti, niente tacchi ma ciabatte che Pag. 5

6 mostrano i calzini rosa, niente look da pantera ma solo la sua semplicità a nudo, che la rende ancora più bella. Si guarda attorno prima di attraversare la strada, ignara del fatto che non passerà nessuno perché sono tutti fermi a guardare la scena. Si avvicina al pianoforte lentamente e smetto di suonare. Attorno a noi c è un silenzio teatrale, al punto da credere che il mio tom tom del mio cuore, si possa avvertire anche all esterno. Natalie si ferma sulla punta della coda del Pianoforte. La vedo per metà tra la specchiera e il telaio di ghisa. Ha l aria di una che vuole essere arrabbiata ma che non ci riesce, e adoro guardarla in volto quando fa così. Mi alzo dallo sgabello e mi avvicino a lei. Le afferro una mano con entrambe le mie, le accarezzo il dorso della mano coi pollici, alzo lo sguardo e la fisso diritto negli occhi. Lei mi tiene lo sguardo. Penso al discorso che ho preparato tutto il pomeriggio ma non riesco a ricordare come cominciava. Decido di improvvisare e le dico: «Nella mia vita ho fatto diverse scelte. Ho scelto di essere un musicista. Ho scelto di essere me stesso e di ragionare sempre con la mia testa. Ho scelto di non fermarmi mai davanti alle difficoltà. Ho scelto di vivere la mia vita intensamente, vivendo ogni singolo attimo al meglio delle mie capacità e mi sono accorto che senza di te tutte le mie scelte vanno a rotoli, senza di te non ho più certezze e non ho più la forza nel credere in ciò che ho sempre creduto. Tu sei la mia forza, e ho bisogno di te» I suoi occhi iniziano a brillare sempre di più, fin quando non vedo una lacrima che le scende sul viso, passa sul suo zigomo rosso e si poggia sul labbro superiore. La folla inizia ad intonare timidamente «Bacio, bacio!» e pian piano questo urlo si fa sempre più imponente, fin quando lei si avvicina correndo, mi stringe e mi dà un bacio che per me sta a significare tutto ciò che di più bello mi sia mai accaduto. Nel bacio sentiamo un grande applauso, dopodiché ci stacchiamo e ci voltiamo sorridendo alla folla che ormai tifava per noi. Anna era in lacrime, e come lei altre signore, compreso anche un ragazzo che applaudiva e fischiava fortissimo. Come nei migliori film c è stato il lieto fine, ed ora che è Pag. 6

7 ritornata, so che voglio tenermela stretta, qualsiasi cosa accada. La folla si sgretola lentamente, qualcuno ci fa i complimenti e altri rivedono il filmato che hanno fatto con l iphone. Anna intanto mi prega di aiutarla a riportare il pianoforte nel salone dell organo, altrimenti se la cosa si fosse ingrandita ancora di più e la voce si sarebbe sparsa, lei sarebbe stata licenziata in tronco. Così io, Natalie e Anna, portiamo dentro il bestione nero che ci ha regalato moltissime emozioni. Natalie esce dal portone dandomi la mano, e ci segue anche Anna che chiude definitivamente il portone, all alba delle «Allora ci vediamo domani, Salerno?» domanda Anna. «Certo, a domani!» strizzandole un occhio. Guardo Anna che si allontana per andare a prendere il treno, quando mi volto e vedo Natalie che mi fissa teneramente. Nei suoi occhi riesco a leggere la delusione ma anche la felicità di avermi ancora al suo fianco, ed io ho in me la felicità di un bambino. «Beh, che si fa?» domando. «Quello che vuoi tu» risponde. «Ok, ti porto io in un posto, però non facciamo tardi che domani devo studiare per l esame di Venerdì, ok?» «Sì, signore!» Esclama Natalie. Non so perché ma ogni volta che mi dice quella frase, il modo in cui lo dice, mi fa innamorare sempre più di lei. Va un attimo in camera, si cambia e poi ci dirigiamo alla mia Hyundai, e una volta sopra, mi sposto in direzione Caronno. Lei non ha la più pallida idea di dove la sto portando ma sono sicuro che le piacerà. Pag. 7

8 Dopo 35 minuti di strada, arriviamo in Via Dolomiti, parcheggio l auto e davanti a noi c è un grande edificio con delle tende abbassate. «Mi vuoi dire ora dove siamo?» mi domanda tutta incuriosita. «No no, ora arriva il bello!» esclamo. Poi prendo un pezzo di stoffa dal cruscotto dell auto e glielo avvolgo attorno alla testa coprendole gli occhi «Con questo dovresti non vedere.» «Ma sei matto? Così non vedo nulla! Posso togliermelo?» «Dai, resisti solo 5 minuti.» La tranquillizzo. Prendo le chiavi dal mio borsellino grigio, e mentre tengo con una mano Natalie, con l altra apro la porta dell edificio. «Ok, ci siamo. Attenta al gradino.» «Che odore strano.» mormora. Eheh so bene io di che cos è quest odore «Ah sì? Ti piace?» domando. «Non saprei, sembra di essere in in un bosco!» mi dice. «Fuochino.» «Come fuochino? Siamo in un luogo chiuso o no?» «Sì sì lo siamo ma c è del legno, molto legno.» poi aggiungo «qui c è una sedia, siediti e non toglierti il panno per nessuna ragione al mondo, ok?» Mi allontano delicatamente da lei senza fare rumore sul pavimento in parquet. Sono all interno di un negozio di Pianoforti, il proprietario è un mio carissimo amico e mi ha duplicato le chiavi per farmi venire a studiare sui suoi fantastici pianoforti a coda tutte le volte che voglio. Pag. 8

9 Scoperchio lo Yamaha C7. Lo conosco a memoria. Tutte le volte che vengo qui, suono solo lui. Tastiera regolata alla perfezione, i tasti sembrano panna, e il suono è così cristallino. Mi siedo sullo sgabello del C7, e poso le mani sulla tastiera. Dentro al negozio è buio pesto, c è solo una luce di emergenza al Neon in fondo alla sala che illumina un piccolo angolo. Attacco River Flows in You. Ricordo che un giorno mi disse che le piaceva, e in più all oggi non conosco ragazza alla quale non piaccia questo brano. La vedo in lontananza che con velocità si scopre gli occhi, posa delicatamente il panno sulla sedia dov era seduta, e lentamente si avvicina a me senza far rumore. Suono la strofa 4 volte prima di arrivare al ritornello e ogni strofa ha delle modifiche fatte da me al suo interno. In questo modo quando arriverà il ritornello sarà un momento molto atteso. Lei si mette dietro di me, poi affiancandosi si siede sul mio sgabello ed appoggia la sua testa sulla mia spalla. Suono ancora qualche battuta poi mi interrompo. Decido di fare una cosa che amo moltissimo. La prendo, la faccio sedere a cavalcioni in braccio a me, in modo da stare l uno di fronte all altro. Avvicino lo sgabello al pianoforte e riprendo a suonare. Improvviso. Natalie inizia a sfiorarmi le labbra, e sento l odore irresistibile del suo lucidalabbra alla fragola che mi fa perdere i sensi. Mentre il suo bacio e il suo respiro si fa intenso, la melodia prende voce da sola sotto le mie dita che in quel momento sono comandate solo ed esclusivamente dalla mia anima. Questa ragazza ha un potere incredibile di farmi perdere la cognizione del tempo, così quel bacio sembra durare un eternità. Ogni volta che devo alzare il piede per rinnovare il pedale di risonanza, lei fa un piccolo saltellino su di me, un movimento che mi fa impazzire, così inizio a farlo anche quando l armonia rimane la stessa. Pag. 9

10 Mentre il bacio si prolunga, mi chiedo come io abbia fatto a tradire una ragazza così. E mi riprometto ancora una volta che non capiterà mai più, lei è tutto ciò che voglio. All improvviso sento un rumore provenire dalla porta d entrata, un rumore di chiavi che tentano di entrare. «Merda!» Esclamo senza alzare la voce. «Sarà il proprietario.» Prendo Natalie per mano e ci accovacciamo ai piedi del pianoforte. Intanto la chiave fa fatica ad entrare all interno della serratura e ci impiega più del previsto. Ancora un tentativo, poi un altro e un altro ancora. Inizio a pensare che non si tratti del proprietario, e neanche di un suo familiare. Una voce dice qualcosa di incomprensibile per le mie orecchie, anche perché c è una vetrata enorme con doppio vetro che insonorizza l interno. Il vetro della porta d entrata si infrange, e la porta viene spalancata completamente. Sento il rumore di un furgone acceso, e odo i passi di due tizi che entrano velocemente e si affrettano a portare via quanta più roba possibile. Prendono un pianoforte verticale con silent e lo caricano nel furgone. Nel momento in cui i due uomini sono fuori per mettere il pianoforte al sicuro, io prendo Natalie per mano e velocemente mi dirigo al piano di sotto per paura che lì ci avrebbero visti non appena si sarebbero avvicinati ai coda. «Chi c è?!» grida uno degli uomini fuori. «Ci hanno visti!» sussurra Natalie. «Non ti preoccupare, fidati di me.» Rispondo. Ho il cuore in gola. Ci sono dei ladri e da quel che ho capito sono almeno 2. Ci nascondiamo nel ripostiglio degli attrezzi e ci chiudiamo a chiave da dentro. Pag. 10

11 «Non parlare.» sussurro. Sentiamo scendere dalle scale dei passi lenti. È uno di loro che sta venendo a cercarci. In quegli attimi speri di poter diventare invisibile, speri di essere da tutt altra parte, invece ti trovi proprio lì, al posto sbagliato al momento sbagliato. Fortunatamente i passi vanno nella direzione sbagliata. Sposta i pianoforti, controlla gli anfratti, ma non trova nulla. Forse non viene qui. Driiiiin Driiiiiin È il cellulare di Natalie che suona. L unica cosa che mi viene da pensare è siamo fregati! Lei lo prende velocemente dalla tasca e fa per spegnerlo ma la blocco e lo lascio suonare. Se la suoneria si fosse interrotta avrebbe dato più sospetto, così lascio che il telefono faccia i suoi squilli, mentre i passi di quell uomo si avvicinano a noi fino a ritrovarsi al di là della porta. La maniglia si muove ma la porta non si apre. Insiste ancora una volta poi sento altri passi che scendono velocemente le scale. «Allora, trovato nessuno?» domanda il tizio appena sceso dalle scale. Il nostro cuore batte velocissimo, sono tutte e due qui vicino e non so come poter uscire da questa situazione. Natalie intanto prende il telefono che oramai ha smesso di squillare e chiama suo padre. Quando il padre risponde, noi non possiamo dire nulla altrimenti daremmo a loro due solo la conferma del fatto che siamo qui. Natalie avvicina il microfono del cellulare alle labbra e sussurra con un filo di voce: «Aiuto. Aiuto.» Intanto il tizio al di là della porta dice a quello sulle scale: «No no, c era un telefono che squillava qui, ma la porta non si apre. E se è l allarme?» «Appunto! Dai portiamo via quello lungo sopra e poi filiamo via!» Pag. 11

12 Così i due salgono al piano di sopra velocemente, caricano un coda, salgono sul furgone e vanno via. Sono stati grandi attimi di tensione. Natalie è rannicchiata di fianco a me e non riesce a smettere di tremare, e sono sotto Shock anche io. Mi guardo per un attimo intorno, attonito, poi prendo per mano Natalie e insieme ci dirigiamo al piano di sopra, pronti ad uscire dal negozio. All uscita troviamo il maresciallo Lorenzi, il papà di Natalie, che dopo la chiamata si è catapultato qui sul posto. Ma come ha fatto a sapere che eravamo qui? Mentre gli altri carabinieri perlustrano il negozio e avvertono il proprietario, il papà ci racconta che tramite le celle è possibile risalire in che zona del territorio italiano è stata effettuata la chiamata. Pian piano accorre sempre più gente sul posto e il maresciallo stringe le spalle di Natalie da dietro, scaldandola dall arietta fredda della notte e le sussurra di andare a casa a riposare. Così, premurosamente, la faccio salire in auto e la accompagno a Milano. Il viaggio in auto è silenziosissimo. A nessuno dei due viene da parlare o commentare. Siamo rimasti entrambi sbigottiti. Così per colmare quel silenzio, accendo la radio ed inserisco nel lettore Cd il disco con le sinfonie di Beethoven. Che cosa c è di meglio? L autostrada è buia e solitaria. Si ode solo il rumore della mia auto che sfreccia a 120 Km/h, e la vettura è infestata dal magnifico profumo che emana Natalie. Mi godo questo viaggio in silenzio, pensando contemporaneamente a tante altre cose, tra cui all esame di pianoforte che avrò dopodomani. Sono le 1.35, e Natalie scende dalla mia auto con la sua solita eleganza: «Allora ci sentiamo domani Tesoro. Scusami per stasera» mi dice. Pag. 12

13 «Ma scusami tu che ti ho portato in quel posto ed è accaduto tutto questo!» rispondo. Chiude la portiera e ritorno verso casa. Ho lo stereo a tutto volume, forse per evitare di pensare. Beethoven pervade la mia anima, me la calma, poi me la smuove, poi avvolge il mio cuore e infine mi riscalda. In un battito di ciglio mi trovo ad entrare nella via di casa mia, Via Mozart, che paradosso per chi ama Beethoven! Come sempre, i lampioni della mia via si spengono dopo le 1.00, così percorro la via nel buio più totale. Parcheggio la macchina nel solito posto auto, mi tolgo gli occhiali, prendo i documenti, metto il cellulare in tasca, chiudo i fari, vado per aprire la portiera e trovo una ragazza appiccicata al vetro del finestrino. «Ma che diavolo!!» La ragazza mi apre la portiera. La riconosco, è Ela. «Dove sei stato questa sera?» mi domanda. «Tu non stai bene. Ti ho già detto diverse volte che io e te non abbiamo nulla da spartire.» replico. «Io credo di sì invece. Quella volta che mi hai detto ti amo?» «Quando mai io ti ho mai detto una cosa del genere?!» «Ti sei già dimenticato? Quella sera alla festa io ti chiesi di dirmelo. Tu mi risposi che non lo pensavi ma io insistetti. Ti chiesi di dirmelo anche se non lo pensavi, e me l hai detto» Ora ricordo. Ho dei vaghi ricordi di quel momento ma, non è un ti amo che conta quello! Come può non capirlo?? «Senti, ho sbagliato a dirtelo, non lo pensavo prima e non lo penso ora. E adesso per cortesia, puoi andare che inizi seriamente a farmi paura?» Pag. 13

14 «Devi averla, soprattutto quando glielo racconterò alla rossa.» Si dirige verso l auto facendomi un sorriso, mentre nella notte riecheggiano i suoi passi che si allontanano da me. È reale quello che mi sta succedendo? È possibile che questa ragazza sia così ossessionata da me? Ma che cosa ci trova in me? Ci sono centinaia di ragazzi migliori di me in giro, perché ha quest attaccamento morboso nei miei confronti? Prendo le chiavi del cancelletto, lo apro, salgo le scale ed entro in casa. Mi vibra il cellulare: Da: ***** Ora: 02:02 Ricordati le scale di doppie terze e doppie seste all esame di domani. Santi Wow! Il mio maestro che mi scrive a quest ora per avvisarmi? Immagino che non stia dormendo per il mio esame. Il suo atteggiamento è solitamente ostile, ma quello è il suo modo per dimostrare quanto ci tiene agli allievi. Ormai ho imparato a conoscerlo piano piano. Da: **** Ora: 02:04 Le sto ripassando proprio ora sul digitale. Grazie mille Maestro. Pag. 14

15 Christian Cercando di non far rumore, monto il pianoforte digitale, mi metto le cuffie e ripasso le scale di doppie note, una vera tragedia per noi pianisti. La notte passa velocemente, e arriva finalmente l ultimo giorno prima dell esame [ ] *** Per ricevere i capitoli seguenti allora lasciami la tua a questo indirizzo: Pag. 15

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