BUONA PASQUA! Ciao Pasqua tanto attesa, ciao primavera che sempre mi hai sorpresa... Foglie e foglioline, farfalle e farfalline,

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1 BUONA PASQUA! Ciao Pasqua tanto attesa, ciao primavera che sempre mi hai sorpresa... Istituto Comprensivo MarioSoldati Aprile 2014 N 3 Sommario Foglie e foglioline, farfalle e farfalline, Centenario gite scolastiche 2 colorano il periodo innamorato, Il Calendario 3 e la carta delle uova di cioccolato. Cioccolato e pulcini, Rami d'ulivo e agnellini, della festa annunciano l'arrivo, facendoti scappare qualche pianto e qualche sorriso. Corri di qua, corri di là, ma l'uovo non c'è, dove sarà? La scuola 4-5 Addio Madiba 6 Jona che visse nella balena 7 I gialli 8 Spunta dall'erba in cima alla collina, corro ma la carta dorata non si avvicina. La scuola dalla sedia a rotelle 9 Lo prendo, lo guardo, sorrido al cielo incantato, Favole 10 L INFERNO Un posto di morte paura e vergogna, pieno di tristezza e di menzogna. Di fuoco pieno è l ambiente e chi è cattivo ne risente. La vita è impossibile, la pace non è visibile. E una tortura per l eternità e si riceve solo brutalità. L azzurro non esiste, si è avvolti da un vento rosso di tonalità miste. Le urla di dolore fanno comprendere questo orrore. Le urla di dolore fanno tremare alle anime il cuore. Osama Hilmi IL PARADISO Un posto di felicità dove regnano grazia e vitalità. Con ambienti bellissimi, di sentimenti purissimi. Un posto di pace, dove il male tace. La vita continua serenamente e la vera felicità si sente. Si è avvolti da un azzurro primavera e le stelle non si scorgono solo di sera. Si ride dalle nuvole bianchissime ai prati e alle foreste fittissime. Osama Hilmi Filastrocche 11 La morte 12 Il futuro 13 Le 3 emozioni 14 L Inno d Italia 15 Giochi 16 La redazione 17

2 Pagina 2 IL CENTENARIO DELLE GITE SCOLASTICHE E il giorno più atteso dell anno scolastico e non da oggi ma da almeno un secolo. Il centenario della gita scolastica è stato festeggiato dal Touring Club Italiano. Si deve ringraziare proprio questa associazione, grazie alla quale, la gita è diventata un momento di svago per alunni e insegnanti, divenendo un modo per apprendere la cultura del nuovo mondo. Nei suoi cent anni, la gita scolastica è cambiata molto, seguendo le esigenze dei ragazzi: nel 1913 la meta erano le città d arte del nostro paese, adesso, si varcano i confini italiani per andare nelle capitali estere a visitare monumenti, opere d arte e musei spettacolari, unici al mondo. Noi non sappiamo cosa provassero i ragazzi di cent anni fa ma, grazie ai questionari da voi compilati abbiamo scoperto le vostre opinioni e, secondo voi, i ragazzi d oggi e loro proviamo le stesse emozioni, perché siamo tutti ragazzi e abbiamo gli stessi sentimenti verso il Mondo e viviamo esperienze simili. Dal nostro questionario è risultato che voi preferite il viaggio che le attività presenti, prediligete le gite di molti giorni, all estero, amate maggiormente le città d arte rispetto alla campagna e volete il cellulare al posto della macchina fotografica. Marco Beltrame VISITA DELLA CASERMA DEI CARABINIERI Il 12 marzo 2014, la classe terza della scuola media di Orta S. Giulio si è addentrata nella struttura che ospita l Arma dei Carabinieri di Legro. Per prima cosa, il maresciallo ha condotto gli invasori scolastici a visitare alcune stanze della caserma senza informazioni riservate, perché queste ultime sono inaccessibili. Subito dopo, è stato presentato un filmato, in cui sono state spiegate le numerose e varie competenze, mansioni e suddivisioni del 112. Terminato, i ragazzi hanno commentato il tutto positivamente e hanno fatto qualche quesito riguardo agli svolgimenti dei casi. Infine, è arrivato il momento più atteso da tutti: l esposizione degli strumenti di lavoro delle forze dell ordine.gran parte degli alunni ha affermato che è stata un escursione didattica piuttosto interessante e piacevole, che ha insegnato cosa significhi fare parte del Corpo, quanto sia importante mantenere la concentrazione nel momento dell azione e che non è semplice, anzi, è impossibile, arrivare a grandi traguardi senza ragionare e impegnarsi in ogni cosa che si fa. Céline Palmigiano

3 Istituto comprensivo M.Soldati Pagina 3 Il calendario Sapete, cari lettori, che ogni pagina del calendario ha una storia lunga e complicatissima? Il gesto automatico di sbirciare quest'oggetto comune e guardare quanto dista il fine settimana, impedisce alle nostre menti di soffermarsi a pensare. Il tanto amato lunario ha visto guerre, insurrezioni, rivoluzioni, crescendo e cambiando come una persona vera, come se anche lui avesse un cuore e occhi per vedere. Tutto ciò grazie a un uomo, il fondatore, colui che fu allevato da Lupa, Romolo dell'antica Roma. Era uno strumento assai diverso da quello che conosciamo, infatti, sembra che i mesi fossero solamente dieci e che l'anno iniziasse a marzo. Due mesi di questi avevano un nome differente da quello attuale, dopo aprile, maggio e giugno, c'erano i mesi quintilis e sextilis (quinto e sesto mese). Quest'ultimi presero poi i nomi attuali, grazie a due imperatori: Gaio Giulio Cesare e Augusto. Il quintilis venne chiamato luglio in onore del primo e il sextilis prese il nome di agosto in onore del secondo. Andando a- vanti nel calendario, arriviamo a Numa Pompilio, secondo re di Roma, che adottò un almanacco di dodici mesi, usato fino al 46 a.c. Quel prepotente di Giulio Cesare lo modificò ulteriormente, introducendo l'anno di 365gorni e 6 ore, creando così, ogni quattro anni, l'anno bisestile. Questo lunario fu chiamato "calendario giuliano", in suo onore e venne sostituito, nel vicino 1582, dal "calendario gregoriano". Esso fu indetto da Papa Gregorio XIII, per rimediare a certi errori che si erano accumulati nel tempo. La riforma gregoriana del calendario richiese una drastica azione di forza. Infatti, per sistemare i disordini del precedente almanacco, la data di giovedì 4 ottobre non fu seguita dal 5 ma dal 15 del mese. Cambia così l'antico detto di "Santa Lucia la notte più lunga che ci sia", perché, dopo la riforma, il solstizio d'inverno cadde intorno al 21 dicembre, una decina di giorni dopo il precedente. Le tradizioni popolari continuavano, però, a far riferimento al calendario precedente alla riforma. Il lunario del Papa fu subito adottato da tutti i Paesi cattolici. La Rivoluzione Francese (calendario erogato da Napoleone, 15 dicembre 1805), stabilì che i mesi fossero dodici e di trenta giorni ciascuno. Dato che l'anno solare ne dura 365 e, con quella metodologia stabilita erano solo 360, i giorni mancanti (sei negli anni bisestili) vennero chiamati "Sanculotti". I nomi dei mesi si ispiravano al clima e ai momenti importanti della vita contadina. Basta solo pensare che l'anno iniziava il primo giorno d'autunno! L'ultimo mese, chiamato Fruttidoro, terminava il 16 settembre e lo seguivano i giorni, come sopra citato, Sanculotti, che erano chiamati i giorni "della virtù", "del genio", "del lavoro", "dell'opinione" e "delle ricompense". Nell'anno bisestile si aggiungeva il giorno della Rivoluzione. CURIOSITA' Sapete che i Romani avevano tre giorni principali corrispondenti alle fasi lunari? Le calende erano i primi giorni di ogni mese, coincidenti con la Luna nuova. Poi c'erano le none e le idi che cadevano al settimo e al quindicesimo giorno nei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre, mentre nei restanti corrispondevano al quinto e al tredicesimo. Sapete che il popolo dell'antica Roma contava i giorni diversamente da come li contiamo noi? Una giornata era messa in relazione ai giorni che mancavano alle calende, alle none o alle idi. Ad e- sempio, l'8 settembre era chiamato il sesto giorno prima delle idi, infatti, esse cadevano al tredici del mese. Il 25 settembre era chiamato il settimo giorno prima delle calende. Molto semplice che ne dite? Giulia Luciani

4 Pag 4 ADDIO SCUOLA... Addio, monti di nebbia, addio, addio. Addio, banchi di pietra che un riposino mai ti fan fare, mai. Addio, addio, computer tremolanti, che in caso di pericolo non riescon a fuggire tanto sono lenti! Addio, giorni di sole, addio, gelati alle viole! Addio, cari amici, penne e calcolatrici... Apro le porte di legno e so... so che lì dentro mai ci tornerò più. Guardo le piante muoversi al vento e so... so che mai le rivedrò più. Raccolgo un fiore da terra, profuma di addio e di lago! Lo lancio dalle perfette sponde, le onde carezzano i suoi petali e li portano lontano. Addio, addio... gocce di vento, addio! Finestre pesanti ed enormi, addio! Cara isola, isola di storia, addio. Davanti al vecchio edificio ammirato dagli stranieri penso, con desiderio inquieto, alle verifiche affrontate e a quelle che mi ritroverò nel nuovo percorso scolastico. Addio, mia vecchia scuola! Giulia Luciani Addio, scuola innalzata sul lago ed elevata al cielo, che rimani impressa nelle menti degli alunni, non meno che lo sia l'aspetto dei loro familiari. Il tuo cancello, del quale si riconosce il cigolio all'apertura e le tue finestre, che, come teatri, sanno offrire ogni giorno un diverso spettacolo agli studenti, mi mancheranno assai. Quanto è allegro il passo di chi, cresciuto con te, se ne allontana per proseguire il proprio cammino di vita! C'è chi ne è felice e vuole separarsi, ma poi ogni suo sogno si disabbellisce quando si ritrova solo, a dover affrontare un mondo ignoto da scoprire Addio, aula possente e poco riscaldata, dove mi svago anche nei giorni più cupi. Addio, armadietti, al vostro interno deposito i libri più inutili che a casa mia non trovano posto. Addio, palestra umida e dalla grandezza di un buco per automobili, nelle quale mi sporco sempre la suola delle scarpe da ginnastica. Oh cara scuola... Come farò mai a lasciarti? Maria Strola

5 Istituto comprensivo M.Soldati Pagina 5 LA SCUOLA CHE VORREI... Vi racconterò quella che per me sarebbe una scuola perfetta. Per me una scuola perfetta dev essere una scuola seria ed amata. I docenti devono essere bravi a spiegare gli argomenti e a far divertire allo stesso tempo, in modo da far rimanere impresso nella mente la lezione; in quanto al lavoro da svolgere casa, i professori non dovrebbero esagerare con la portata dei compiti altrimenti gli studenti, dopo aver passato 2-3 ore sui libri, iniziano a stancarsi e a perdersi per i propri hobby distraendosi dallo studio. L intervallo va bene cosi com è; il bullismo, al contrario, deve essere sconfitto: è inaccettabile che uno studente venga maltrattato per il suo aspetto! Tutti gli studenti della scuola devono essere rispettati allo stesso modo. La struttura della scuola deve essere ben fatta, magari non perfetta ma bella: il colore delle pareti non deve essere il solito giallo insufficienza, il verde che bello ho preso sei, il solito rosa ho male allo stomaco e il bianco voglio dormire...sono colori troppo noiosi e seri! Ogni volta che prendo un brutto voto il mio umore va ancora più giù guardando il giallo insufficienza! La scuola deve avere colori più vivaci come il rosso ti spacco brutta verifica, il blu che bella la scuola, il verde scuro che bello ho preso 10 e si potrebbe anche mettere un disegno metropolitano sui muri delle classi. Solo nella sala insegnanti sono permessi colori del tipo giallo do un quattro allo studente! Per quanto riguarda la forma esterna della scuola, la pianta non dovrebbe essere il solito rettangolo che fa venir voglia di tornarsene a casa... Immagino una forma quadrata sormontata da una grande cupola rotonda su cui compare la scritta "Scuola"...Altro che classi rettangolari, finestre rettangolari, sale rettangolari, tutto rettangolare e che NOIA!!! Una bella cupola sarebbe perfetta per coprire una scuola al cui interno ci sono classi rotonde, rettangolari, quadrate, pentagonali, ecc... Riguardo alle ore di insegnamento, sarebbe perfetto fare 9 ore di italiano, 5 ore di matematica, 7 ore di educazione fisica, 0 ore di tecnica, 1 ora di francese, 2 ore di inglese, 0 ore di approfondimento, 9 ore di scienze del corpo umano, 5 di musica, 2 ore di geografia, 4 ore di storia, 2 ore di epica, 1 ora di mariolino. Un' ultima cosa: riguardo alla scrittura, lo stile più usato dovrebbe essere lo stampatello minuscolo e non il noioso e difficile corsivo. Ecco, questa per me sarebbe una scuola perfetta! Osama Hilmi I miei compagni... Ero preoccupato quando è iniziata la scuola a settembre, perché quest anno iniziava per me la Prima Media e non avevo idea di chi avrei trovato nella mia nuova classe...allo stesso tempo, però, ero anche emozionato al pensiero che avrei imparato tante cose nuove che, probabilmente, alle elementari non mi avevano ancora insegnato. Nicolas, Isaia, Riccardo, Clara, Giorgia, Alice, Alessandro, Francesco, Massimo, Martina, Aurora, Leonardo (mio cugino), Bruno, Giulia e Alex: ecco i nomi dei miei nuovi compagni di classe! Noi frequentiamo la Prima A e devo dire che io sono felicissimo di essere in questa classe perché ho trovato non solo nuovi compagni ma anche persone speciali con cui condivido tanti momenti sia di studio che di divertimento. Spero davvero che non ci separino mai. Giorgio Zenoni

6 Pagina 6 Addio Madiba... Venerdì 6 dicembre, noi a- lunni della classe III media, abbiamo avuto modo, nella lezione di approfondimento con la professoressa Mecenero, di discutere sulla vita di Nelson Mandela ( ), morto di vecchiaia in ospedale la sera precedente. Nelson Mandela, come tutti sappiamo, è stato un politico sudafricano, primo presidente a essere eletto dopo la fine dell'apartheid nel suo Paese. La primula nera ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel Egli fu per molto tempo uno dei leader del movimento antiapartheid: venne coinvolto nell'opposizione al minoritario regime sudafricano che negava i diritti politici, sociali e civili alla maggioranza sudafricana di colore. Madiba ( nomignolo all'interno del clan di appartenenza dell'etnia Xhosa), proprio a causa della sua volontà di liberare il Sudafrica dalla mentalità razzista della minoranza bianca, fu arrestato nel 1962 e, in quella cella minuscola, vi rimase per 27 anni. Nel 1994, tre anni dopo il suo scarceramento, si candidò alle elezioni e, nel 1994, divenne il primo presidente di colore. Alcuni radicali furono delusi dalle mancate conquiste sociali durante il periodo del suo governo, nonché dell'incapacità di dare risposte efficaci al dilagare dell'aids nel Paese. Il suo partito, l'african National Congress, è rimasto da allora ininterrottamente al governo del Paese. Questa discussione è stata interessante non solo per il suo a- spetto storico, ma anche per quello morale. Una persona rimane sorpresa di quanto coraggio abbia avuto questo leader nel sacrificare la propria vita per gli ideali di libertà nel proprio Paese. Ognuno di noi dovrebbe prendere come esempio il suo gesto per affrontare meglio la vita di tutti i giorni. Maria Strola.

7 Istituto comprensivo M.Soldati JONA CHE VISSE NELLA BALENA... Pagina 7 Jona Oberski è un giovane bambino di Amsterdam, ha quattro anni e ha avuto la sfortuna di nascere ebreo, durante la seconda guerra mondiale. Dopo l'occupazione della città nel 1945 da parte dei tedeschi, il protagonista e la famiglia vengono trasferiti al campo di concentramento di Bergen-Belsen, insieme ad altri ebrei viventi in città. Arrivati nel lager, Jona viene separato dal padre e va a vivere nelle baracche fatiscenti insieme alle donne, ai bambini e alla madre. Durante la permanenza al campo assiste alla morte del padre, stremato dai lavori pesanti e dalla mancanza di cibo. Saliti su un treno alla volta di un successivo campo, vengono liberati dai sovietici, una volta riottenuta la libertà, il protagonista dovrà soffrire ancora: la madre Anna, muore semi delirante in un'ospedale sovietico. Jona viene assistito da una ragazza, Simona, che una volta lasciata Amsterdam alla volta dell'america, affida il bambino alla famiglia Daniel, una coppia abitante ad Amsterdam che lo accolgono generosamente. Cosa successe ad Amsterdam, la città di Jona, nel 1945, anno in cui venne ambientato il film? A cavallo tra l'inverno del 1944/1945, Amsterdam e i Paesi Bassi, vennero colpiti da una grande carestia. Questa fu l'unica della storia di cui si conoscono l'inizio, la fine e le conseguenze sanitarie. Dopo lo sbarco delle forze Alleate, le condizioni non migliorarono di certo dato che essi erano occupati dai Nazisti. Gli Alleati nel D-Day liberarono la zona meridionale, non riuscendo però a conquistare le zone tra il fiume Reno e l'arnhem (cittadina sul basso Reno). I ferrovieri olandesi distrussero le linee ferroviarie per facilitare gli Alleati ma i tedeschi reagì ponendo un freno ai trasporti di cibo nell'olanda occidentale. Nel novembre 1944 i Nazisti permisero i trasporti alimentari solo via acqua. L'inverno fu rigido e precoce, i canali gelarono e le riserve di cibo nell'olanda occidentale si esaurirono rapidamente. Le razioni per gli adulti nella città di Amsterdam scesero a 580kcal, a fine febbraio A peggiorare la situazione fu senza ombra di dubbio la guerra, distruggeva le terre coltivabili e rendeva i trasporti di risorse difficoltosi. Tale era la disperazione della popolazione che si abbassarono a mangiare i bulbi dei tulipani e le barbabietole da zucchero. I mobili in legno vennero smantellati per potersi riscaldare, infatti il legname divenne un bene prezioso. Questa carestia finì con la liberazione dell'olanda da parte delle truppe Alleate nel maggio di quell'anno. Di grande aiuto per la popolazione fu il cosiddetto pane svedese, che in realtà era pane cotto in Olanda, ma con farina inviata dalla Svezia. La carestia fu studiata per analizzare gli effetti della malnutrizione sull'uomo, compresi quelle delle donne incinta e sullo sviluppo del feto. É stato riscontrato che i bambini nati durante la carestia avranno più problemi di obesità, ipertensione, diabete, schizofrenia e depressione, rispetto ai bambini nati precedentemente o successivamente alla carestia. Il numero di morti causati dalla carestia olandese è pari a di persone. Avrete capito che Jona è stato rinchiuso nel lager di Bergen-Belsen per parecchi anni, Questo è un piccolo approfondimento, avete voglia di leggerlo? Il campo era situato nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen. Era un campo nazista e di stima che tra il 1943 e il 1945, persone persero la vita e oltre i di tifo (malattia infettiva), nei primi mesi del Il campo venne aperto nel 1940, inizialmente era un campo di detenzione ma, da marzo 1944, una parte del campo venne adibita alla cura dei malati di tifo. Il sovraffollamento (60.000), dovuto all'arrivo di oltre 8000 donne dal campo di sterminio di Auschwitz, fecero diffondere maggiormente la malattia e portò anche molti problemi di malnutrizione, dato che il lager era strutturato per ospitare solo persone. I corpi dei morti venivano bruciati nelle fosse comuni, dato che a Bergen-Belsen non c'erano camere a gas. Quando gli inglesi e i canadesi liberarono il campo il 15 aprile 1945, fecero bruciare il lager con i lanciafiamme, per combattere l'epidemia di tifo e l'infestazione da pidocchi. I generali che sopravvissero all'epidemia di tifo, vennero catturati e processati. Se qualcuno vuole provare emozioni forti, sappia che il luogo dove era situato il campo è aperto al pubblico e, al ricordo delle atrocità commesse, è stato innalzato il monumento chiamato la casa del silenzio. In questo campo morirono la giovane Anna Frank e la sorella Margot (morte di tifo), ma fu detenuto anche lo scrittore del libro anni d'infanzia, Jona Oberski, dal quale è stato tratto il film che abbiamo avuto il piacere di vedere in classe, in onore del giorno della memoria. Giulia Luciani

8 Pagina 8 I GIALLI SONO A SCUOLA Mercoledì undici dicembre, noi alunni delle classi II e III media, abbiamo avuto modo di incontrare una scrittrice di romanzi gialli, che è venuta a parlarci qui a scuola. Inizialmente l'autrice si è presentata: si chiama Francesca Battistella, è nata a Napoli e, solo più tardi, si è trasferita sul lago d'orta, precisamente a Vacciago. Ci ha raccontato che non avrebbe mai pensato di scrivere gialli, ma commedie. Ci ha fatto subito notare la differenza tra i romanzi thriller, che fanno paura, quelli gialli, con andamento lento, i noir, dove il lettore sa fin da subito chi è l'assassino, e i polizieschi, sottolineando, anche, che questi quattro generi, la maggior parte delle volte, si mischiano in un'unica vicenda. Poi ha iniziato a descriverci il suo libro di maggior successo: L a stretta del lupo. La frase che dà nome a questo libro è una via di Orta, mentre i protagonisti sono Alfredo e Costanza, la profiler ( psicologa che studia il killer per individuarne il profilo ) e ispettrice della polizia di Novara. La vicenda si svolge sia in Campania sia nel Nord Italia, richiamando così la vita dell'autrice. Verso la fine dell'ora, Francesca Battistella ha risposto alle nostre molteplici domande. I suoi scrittori preferiti sono Camillieri e Agatha Christie, ama leggere i thriller e, come la nostra professoressa Antonella Mecenero, ha una certa passione per i draghi. Ha sottolineato, inoltre, che per fare la scrittrice ( o lo scrittore ) bisogna leggere moltissimo e aver letto moltissimo, ma, soprattutto, avere la passione! Maria Strola

9 Istituto comprensivo M.Soldati Pagina 9 La scuola vista dalla sedia a rotelle Per mia disgrazia, e mia stanchezza, la sera del 25 Ottobre, facendo uno sport francese nato alla fine degli anni novanta, il Parkour, mi sono fratturato il perone e la tibia, ossa portanti del corpo. Il Parkour (da percorso in francese) è una acrobatica urbana molto estrema simile al Free Runner, che consiste nel compiere un percorso saltando muri, muretti e qualsiasi tipo di ostacolo, compiendo anche delle evoluzioni in aria. Tornando a noi, ho fatto un salto da una ringhiera compiendo una mossa di nome Lazy e, cadendo sul prato umido e bagnato, ho piantato uno scivolone e mi sono rotto una gamba. Dopo una settimana passata a letto, sono tornato a scuola in sedia a rotelle. Era davvero strano vedere tutto e tutti così alti per non parlare della mia incapacità di movimento, e del mio banco improvvisato su due piedi che consisteva in una asse di legno da appoggiare sul ginocchio e sui braccioli della sedia a rotelle. La mia prognosi è durata davvero tanto, quattro mesi, ho dovuto tenere per quarantacinque giorni un gesso che andava dall inguine fino alla punta del piede, poi un gambaletto, un tutore e la fisioterapia. È stata una pura sofferenza e per superare questa esperienza c è voluto l intervento della pazienza che a me in parte mancava. Una delle tante altre difficoltà era la mia dipendenza dagli altri per quanto riguardava le mie esigenze sia a casa sia a scuola. A scuola inoltre cercavo di essere il più possibile simile agli altri, per non sentirmi inferiore da tutti i punti di vista. Per fortuna, potevo contare sull aiuto da parte di tutti i miei compagni di classe. Grazie, ragazzi, siete stati pienamente solidali e altruisti. Insomma, questa, è stata un esperienza dura ma,almeno, spero di avere imparato a essere meno spericolato, perché per farsi male ci vuole un millesimo di secondo, ma per guarire ci vogliono mesi!...per superare questa esperienza, c e voluto l intervento della pazienza... Stefano Acquaviva

10 Pagina 10 DA POVERA A PRINCIPESSA Celine era una ragazza umile, nata da una famiglia povera con cinque fratelli e quattro sorelle e senza un padre perchè era morto di peste. Un giorno stava passeggiando per una via piccola, stretta e cupa. Ad un tratto si sentì toccare alle spalle e vide una vecchina gobbuta con un vassoietto di biscotti; ne offrì uno a Celine, che di colpo svenne perchè la vecchina in realtà, era una strega gelosa della bellezza della fanciulla. Grazie all aiuto di un folletto malvagio, la ragazza venne rinchiusa in una torre sperduta piena di tranelli e intrighi e posto all'ingresso come guardiano c'era un orrendo drago. Un principe venne informato dell'accaduto allora decise di andare a cercare Celine. Dopo un po' di giorni trovò la torre ma vide il drago, allora andò a chiamare dei guerrieri e ben presto lo sconfissero. Il principe sapeva che da qualche parte nel regno si trovava una torre piena di tranelli, allora decise di smatassare un gomitolo di lana durante la strada. Dopo scale, tranelli e intrighi riuscì a trovare Celine; grazie al filo di lana riuscirono a uscire dalla torre. Quando li videro tornare al paese tutti erano felici e il principe affascinato dalla sua bellezza le chiese di sposarla e lei accettò e vissero per sempre felici e contenti. Lombardo, Fornara FAVOLE... IL GRANDE MOSTRO C'era una volta un principe di nome Jack, che fu incaricato dal Re Bartolomeo di salvare la fanciulla dalle terribili grinfie di un mostro marino gigante. Il principe allora si fece dare un cavallo e un armatura dai suoi amici di corte, e si mise in viaggio alla ricerca della fanciulla. Dopo aver attraversato paludi infestate e laghi infiniti, il principe arriva in una locanda; prima di andare a dormire sbirciò nel cassetto del comodino e trovò tre oggetti magici: il primo serviva per respirare sott'acqua, il secondo per giungere ad una profondità di oltre tremila leghe ed infine una rete per intrappolare i mostri più grandi dell'oceano. Il principe dopo aver dormito salutò e ringraziò il locandiere e si rimise sui suoi passi. Dopo qualche giorno arrivò finalmente all oceano; prese dalla sua borsa la maschera per respirare sott'acqua, che aveva trovato nel cassetto della locanda e si immerse. Ad un certo punto vide una luce stupenda in lontananza e in un batter d'occhio vi fu davanti. Vide la fanciulla legata ad un corallo e lì a fianco dormiva il mostro, prese la trappola e la lanciò all' enorme bestia immobilizzandola, potendo così liberare la principessa. Una volta in superficie si misero a cavallo e marciarono verso il castello, quando furono arrivati tutti gli abitanti di corte li accolsero con banchetti e festeggiamenti. Infine il principe e la fanciulla si sposarono, ebbero due gemelle bellissime e vissero felici e contenti. Matteo Zaneboni L UOMO PESCE In un castello viveva un re, desideroso che il proprio figlio scegliesse una giovane sposa. Il principe si innamora di una principessa, che però è prigioniera dell uomo pesce, il quale vive in un fantastico castello in fondo al mare. Il principe parte a cavallo per raggiungere la principessa e incontra sulla spiaggia un albero parlante che gli dona le branchie per respirare in mare. Il principe nuota per giorni finché non trova il palazzo, ma non appena varca la porta, l uomo pesce lo aggredisce e lo sconfigge. Il principe vuole sfidare l uomo pesce sulla terraferma e così si danno appuntamento sulla spiaggia. Due giorni dopo ci fu il combattimento e dopo un lungo scontro il principe imprigiona l uomo pesce nella torre del castello. Il principe si sposa con la principessa e vissero felici ed ebbero due bellissimi gemelli di nome Marco e Riccardo. Arrighi Luca Gueye Balla

11 Istituto Comprensivo MarioSoldati Pagina 11 Filastrocche... Sull autobus... Sull'autobus dell'imperatore c'era pure un attore. Alto e di colore recava in mano un fiore che vendeva al prezzo migliore. Mai nessuno lo comprava, lui non guadagnava, e così lo regalava. Alla spiaggia di Riccione c'eran mille e più persone. C'era un bimbo molto brutto che mangiava una fetta di prosciutto. C'era un nonno calmo e disteso dalle scale era appena sceso. C'era pure il marocchino che vendeva l'accendino. SE LA MINESTRA FOSSE... Se la minestra fosse fatta di Nutella, ne mangerei una scodella. Se la minestra fosse di biscotto, ne mangerei ben otto. Se la minestra fosse fatta di panettone, la mangerei anche a colazione. Se la minestra fosse fatta di caramelle, ne mangerei dieci scodelle. Se la minestra avesse il gusto di aranciata, la mangerei insieme alla cioccolata. Se la minestra fosse fatta di vaniglia, la ruberei alla mia famiglia. Leonardo Sacchi ALLA STAZIONE DI PORDENONE Alla stazione di Pordenone arrivò ansante un solo vagone LE MATITE Se le matite fossero di nutella scriverei subito in bella. Se le matite fossero caramelle tutte le poesie le scriverei belle. carico appena di tre persone; scese solo un gran ciccione, che con il suo pancione, fece male a delle persone, Se le matite fossero di marmellata scriverei tutta la giornata. Se le matite fossero come gli spaghetti scriverei anche sui tetti. Nicolas Funicelli

12 Pagina 12 La Morte Una cosa inaspettata davvero poco amata. Ti stringe forte il cuore senza pietà e senza timore, ti vede piangere e soffrire ma nulla la fa impietosire. La vedi arrivare piano, piano, ma ogni tentativo di fermarla è vano. C'è chi l'aspetta, c'è chi non ha fretta, c'è chi ha paura c'è chi crede non sia una sventura. Per sempre ti fa riposare, ma sotto terra cosa ci stai a fare? Non è forse più bello ridere e scherzare? O volare, volare, alti nell'immaginazione, e guardare giù in basso le vive persone. Giulia Luciani Vorrei che fosse un sogno, svegliarmi al mattino e dire: è tutto finito. Vorrei che fosse una favola scritta con poco gusto, girare la pagina e dire: è tutto finito. Non è fantasia, è realtà. Vai a dormire la sera e sai che al mattino un amico non ci sarà più. Ti svegli alle 6:00 e sai che gli occhi non si apriranno mai più sul mondo. Senti suonare il telefono, sai già perché ti chiamano, ma non vuoi crederci, dici: Pronto? e lei ti risponde: E morto. Leggo, leggo il finale di una storia, cerco di entrare tra le parole ma il mondo è lì. Vuole che io ritorni. Una goccia, tonda, perfetta, cade sulla pagina profumata e, come una lenta di ingrandimento, bagna la parola poi Ho paura, paura che tutto questo dolore possa colpirmi più da vicino. Ho paura quando mamma è stanca o papà ha mal di testa. Ho paura di salire in macchina sabato mattina. Non alzo lo sguardo quando vedo le porte della chiesa. Vorrei scomparire quando vedo quella scatola di legno con i fiori bianchi Mi chiedo perché Dio è così crudele? Perché fa morire gente che dovrebbe vivere? Perché gli assassini e i malviventi sono in vita? Dio, se esisti, le vedi queste cose? Giulia Luciani

13 Istituto Comprensivo MarioSoldati Pagina 13 IL FUTURO Cos è un sogno? Difficile da dire concretamente, perché un sogno non si tocca, non si mangia, non si sente con le orecchie, si sente col cuore. Io so solo che è qualcosa di più di un sentimento. Sognare nel sonno vuol dire riflettere su ciò che, magari, avremmo avuto paura di pensare da svegli. Quando sogniamo diventiamo ciò che siamo veramente, tirando fuori quello che abbiamo dentro, rendendolo impossibile da nascondere. Io credo che un sogno non è mai casuale, ma trasmette sempre un messaggio da interpretare. L incubo stesso è uno sfogo della mente che libera dalle paure, dalle preoccupazioni e dai brutti pensieri. Sognare ad occhi aperti, invece, vuol dire pensare, sperare, fantasticare, viaggiare con la fantasia, distaccandosi dalla realtà. Pensiamo al futuro, a cosa faremo e a come saremo un domani. Pensiamo se ci saremo ancora, anche solo tra poco, perché tutto è ignoto e, sapendo che non siamo immortali, ogni episodio diventa più bello, perché ogni nostro momento può essere l ultimo. L uomo è nato per vivere seguendo i propri sogni, i propri pensieri, i propri ideali, senza un modello, perché dobbiamo essere modello di noi stessi, continuando a sognare nell infinito, avendo un obiettivo, uno scopo da raggiungere, amando ciò che si fa e facendo ciò che si ama, l unico modo per arrivare alla felicità. I sogni sono il rifugio di ogni persona, ne completano la vita, rendendola magica e speciale. Maria Strola...un sogno non si tocca, non si mangia, non si sente con le orecchie, si sente col cuore...

14 Pagina 14 LE TRE EMOZIONI BASE L essere più sviluppato del pianeta terra, un a nima con un proprio corpo che percepisce emozioni e bellezze, una macchina perfettamente coordinata, tantissimi organismi in un unico organismo, una macchina perfetta, con un animo e una bellezza pura. Io sono un essere umano e, in quanto tale, mi faccio delle domande e da queste domande mi escono moltissime riflessioni, parecchie riguardanti l uomo; mi chiedo spesso se le sue emozioni sono uniche oppure sono presenti anche in altri esseri viventi. Però, dopo svariate riflessioni, ho capito che nell uomo cambiano le emozioni, nell uomo le emozioni sono molto più forti, ad esempio se un uomo perde la sua amata sta molto più male di un gatto che perde la sua gatta. Di certo io questo ancora non lo posso comprendere dato che sono ancora nell età adolescenziale, ma lo noto spesso nelle poesie dedicate all amore oppure nei film romantici e vedo che un uomo è in grado pure di fare gesti eclatanti per amore di un altra persona. Allora penso che l a more è l emozione base più forte sentita dall uomo, perciò quando finisce è come un coltello piantato nel cuore che fa soffrire ininterrottamente per un lunghissimo periodo. Ma oltre all amore c è un altra emozione base fortissima che fa stare benissimo: la felicità. La felicità da un lato è un emozione molto misteriosa perché ti fa stare benissimo per un brevissimo tempo e poi ti fa ritornare normale, dall altro è anche una grandissima risorsa di energia che ti fa stare a tuo agio, perciò è la mia emozione preferita. L ultima emozione base è l odio, un sentimento contrapposto all a more, al punto che una persona sarebbe in grado di uccidere. Provo qualche volta questa emozione ma cerco di controllarla e di fare prevalere le altre due. Ricordate sempre che fare del male non è mai una cosa positiva!

15 Pagina 15 PER L INNO D ITALIA, LA SCUOLA S È L inno nazionale italiano, il cui testo è stato scritto da Goffredo Mameli (1847) e la cui musica è stata creata da Michele Novaro (1847), si intitola Il canto degli italiani, ma, al giorno d oggi, la maggior parte della popolazione è abituata ad indicarlo con le parole iniziali della sua prima strofa: Fratelli d Italia. Recentemente, il Senato ha approvato la legge che rende obbligatorio non solo l insegnamento dell inno, ma la sua comprensione, lo studio dei riferimenti storici che lo hanno ispirato e degli ideali che lo hanno sorretto. Secondo alcuni il testo del canto è mediocre, con termini e simboli compresi da pochi, inadatto ai bambini perché parla di guerra e morte. A parere di altri, invece, è positiva l idea di cantare tutti assieme la canzone che dà un identità al popolo italiano, anche senza saperne il significato. Effettivamente, per noi allievi del terzo millennio, molti passaggi sono apparsi di difficile comprensione. Con l aiuto dell insegnante abbiamo, tuttavia, avuto occasione di riflettere sul significato e sulle vicende del Risorgimento e sul percorso che ha portato all unità il nostro Paese. Céline Palmigiano

16 Pagina 14 GIOCHI Edificio dove le persone imparano moltissime cose. 2.Primo Imperatore del Sacro Romano Impero. 3.Famosissima frase di Amleto detta da un grande scrittore inglese rinascimentale. 4.Imperatore dell Impero d Asburgo che causò la Guerra dei Trent anni. 5.Matematico greco inventore di una formula alternativa per calcolare l area del triangolo. 6.L emozione più forte concepita dall essere umano. 7.Ce n è uno per ogni giorno (per i cristiani cattolici). Se hai completato bene il cruciverba, nella colonna grigia leggerai il luogo in cui risiedono i Carabinieri! Buona Fortuna, Osama

17 Pagina 15 LA REDAZIONE: ALUNNI DI UNA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO DURANTE L INTERVALLO Come leoni, sono divisi in branchi, di cui i componenti sono assai uniti fra loro. Ogni individuo è come un pilastro reggente, Beltrame Marco Hilmi Osama Gionata Guala Guerrieri Sharon Luciani Giulia Articoli a cura di: Acquaviva Stefano Beltrame Marco Fornara Rachele Lombardo Irene Luciani Giulia Hilmi Osama Zaneboni Matteo Arrighi Luca Gueye Balla Palmigiano Celine Strola Maria Zenoni Giorgio infatti, tutto crollerebbe senza di esso. Quelli che giocano a calcio, sembrano cani che cercano di acchiapparsi la coda e, anche se non riescono nel loro intento, non si arrendono. Coloro che, nel periodo autunno-invernale, si attaccano al termosifone per riscaldarsi e,nel periodo primaverile, per stare al fresco, somigliano a sanguisughe sul corpo di un uomo corpulento. Chi alterna le azzuffate alle partite di basket col cestino, è evidente, si sente come una star della TV. Ultimo, ma non meno importante gruppo, è quello dei vagabondi, che vanno da una parte Disegni a cura di Comola Martina Scuola Secondaria di I grado M.Soldati P.zza Ragazzoni, Orta San Giulio all altra, senza meta, come cuccioli scappati di casa, che ora, proprio ora che vogliono tornare indietro, non ricordano più la strada da percorrere. Céline Palmigiano

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