<< Amanda: pronto? Giornalista: pronto? Parlo con la cantante più in voga del momento? >>

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1 Tra Palco e Realtà Ho sempre amato mia madre, anche se non condividevo la sua vita sul palcoscenico: avevo sempre ritenuto che fosse tutto troppo fasullo, ma lei amava la popolarità che le dava Anche se non pensava mai alle conseguenze. Io ero una semplice adolescente e vivevo nel mio mondo, che non avrei mai voluto fosse come il suo: a me piacevano la tranquillità e la pace, ma soprattutto la mia privacy, che lei invece non aveva e quindi, di conseguenza, neanche io. Stavo tornando a casa da scuola a piedi, come facevo ogni giorno, quando passai davanti alla solita edicola ben fornita della città dove sventolava il giornale Gente appena uscito, rivista dei gossip quotidiani, e così mi avvicinai per dare un occhiata: rimasi a bocca aperta di fronte alla copertina, più disgustata che arrabbiata. Dovevo avere uno sguardo davvero minaccioso visto che il giornalaio mi guardava quasi intimorito e, riconoscendomi, mi regalò una copia della rivista. Gliela strappai di mano col poco garbo che avevo e sibilai un grazie tra i denti stretti, mentre stringevo quell insieme di carta che sembrava pesarmi un quintale tra i pugni stretti della mia mano. Non osai guardare di nuovo la copertina e mi diressi dritta a casa, che ovviamente trovai deserta. Era vuota, come ogni giorno E ancora mi stupivo del fatto che mia madre, in quanto considerata VIP, non era mai a casa: né per prepararmi il pranzo, né per guardare la TV con me, né per chiedermi come stessi o se a scuola andasse tutto bene. Mi sentivo una stupida, una perfetta idiota che credeva ancora che un personaggio in vista come sua mamma avesse del tempo da perdere per lei. Sbattéi la porta di casa e rimasi sull attenti sentendo un certo profumino venire dalla cucina, così mi affrettai ad appoggiare cartella e cappotto per arrivare subito là e vedere se la persona che stava cucinando era Nik. Non era mia madre. Mi ero illusa un altra volta. Quello era l anima gemella di mia madre, l amore della sua vita, il meglio del meglio e tutte quelle altre idiozie che dicevano giornali e TV di lui: invece io lo conoscevo bene. Non era il meglio del meglio e tantomeno l amore della vita di mamma. Era, per me, un perfetto sconosciuto, che si faceva chiamare con un ridicolo nome finto come lui, che girava per casa come se fosse sua, si vestiva sempre con abiti firmati alle spalle della mia famiglia e non era neanche così bello: era solamente l ultimo attore tutto muscoli e niente cervello che mia madre si era portata in casa. Per cosa? Per fama? Per essere sulla copertina dei giornali?? Per soldi??? Non lo volevo sapere. L unica cosa di cui ero certa era che non fosse per niente il principe azzurro descritto da mezzo mondo. << Nik: ciao bimba. Amanda: piantala di chiamarmi così. Nik: sempre suscettibile eh Amanda: se non fossi uno approfittatore magari potrei usare altri termini. >> L avevo fatta grossa, ma quella copertina sui giornali mi aveva scossa più del solito. Come ogni volta, quel cafone del principe azzurro eccetera eccetera si era offeso: era troppo popolare per venire insultato da una quindicenne ma a me non importava proprio nulla! << Nik: ehi modera i toni ragazzina, non sono tuo padre! Amanda: appunto! Non dovresti neanche stare qua dentro! E ora ho di meglio da fare, ciao! >> E così dicendo mi chiusi in camera mia, a chiave, ignorando il VIP che mi urlava di aprire la porta: era una sofferenza sopportarlo ogni giorno, era quasi meglio restare da sola.

2 Mi accorsi di avere ancora tra le mani quell irritante giornale dalla copertina troppo presuntuosa e arrogante, così mi gettai di peso sul letto e dopo aver fatto un respiro profondo le diedi un occhiata: mia madre era in piedi, appoggiata ad una poltrona rossa, con il microfono in mano e vista di profilo, un sorriso smagliante che nella sua vita privata non avevo mai notato e tutte le rughe improvvisamente cancellate grazie a chissà quale magia del computer Ma quello che mi irritava di più era che su QUELLA poltrona rossa, invece che esserci LEI, c era LUI seduto comodamente sul suo orgoglio: quel suo principe azzurro da strapazzo era nel suo posto e sorrideva con un espressione che avrebbe fatto sciogliere qualunque fan abbagliata da un sorriso d ignoranza Non certamente me. E come se non fossi già abbastanza indiavolata per il fatto che la vera famosa e brava artista fosse mia madre e invece in primo piano si gongolasse quel biondo da schiaffi, da brava masochista abbassai lo sguardo per leggere il titolo scritto in rosso a caratteri cubitali: Esce un nuovo singolo grazie all amore. Restai con lo sguardo perso nel vuoto per qualche minuto ancora, finché la rabbia decise di preamyre sul mio autocontrollo e si mostrò irruente, facendomi scaraventare quel pezzo di carta fin dalla parte opposta della mia stanza: la tensione pervadeva il mio corpo, i nervi a mala pena riuscivano a non scoppiare e mi sforzai di non pensare a metodi troppo cruenti per far fuori quell idiota Anzi no, l idiota non era Nik, era mia madre. LEI era una brava cantante, LEI lavorava per guadagnarsi la sua amata fama, LEI soffriva e piangeva quando leggeva le recensioni negative o una critica troppo aggressiva Mentre LUI era solamente il bell imbusto del momento che appariva il migliore uomo che si potesse desiderare, il più bello, il sogno di ogni donna, l uomo che aveva dato l ispirazione alla mamma Invece non era vero niente. Assolutamente niente! Ma era lui in primo piano e seduto sulla poltrona Lei era solo un mezzo. Non era la prima volta che vedevo una cantante o una donna famosa fare da contorno a qualche uomo troppo bello per essere vero, ma vedere mia madre lì era stato un colpo troppo forte per me Non osai leggere l articolo che occupava ben sei facciate. Feci i miei compiti, in solitudine, come sempre E quella parola, sempre, mi dava un senso di vuoto che a volte avrei preferito vivere nelle Bronx piuttosto che avere una madre famosa che non aveva nemmeno il diritto di essere se stessa, perché ci pensavano i media a farla apparire come volevano loro. Solamente verso notte inoltrata sentii aprire la porta con un fare delicato: non poteva essere che lei. Mi alzai dal letto con il nervoso ancora nelle vene e arrivai di fronte a mia madre che aveva appena fatto in tempo ad entrare: non sarei stata tutta la notte a rodermi dentro per quella storia. Un altra. << Mamma: oh, ciao amore. Amanda: mamma, io e te dobbiamo parlare. Mamma: ma sono già le due di notte, mamma è stanca non possiamo parlare domani? Amanda: NO. Parliamo adesso! Mamma: e cosa dovresti dirmi? Amanda: io? Sei tu che dovresti dirmi qualcosa! Mamma: non capisco a cosa ti riferisci, Amy >> Ero furiosa, presi la rivista tutta stropicciata che aveva passato l intera giornata stritolata fra le mie mani e gliela sbattei in faccia, così che sentisse almeno un briciolo del dolore che mi aveva pervasa prima, senza che lei fosse lì a consolarmi, a chiedersi cosa ne pensassi io. << Mamma: tutto qui? Cosa c è che non va? Amanda: cosa c è che non va?! Mamma ma ti rendi conto?? Mamma: è solo una copertina, Amy, non ci vedo niente di male.

3 Amanda: no ma figurati! C è solamente quel citrullo che ti ostini a chiamare amore in primo piano senza aver fatto nulla e tu in piedi dietro di lui! Mamma: è solo questione di grafica, tesoro, il fotografo avrà pensato che quelle posizioni fossero migliori di altre. Amanda: fammi indovinare, il fotografo era un uomo per caso?! Mamma: Amanda piantala con queste lamentele! E solo una foto su una rivista. Amanda: non è solo una foto mamma! Non capisci che ti sta solo usando?? Vi sento litigare, non vi amate come vuoi far credere! Mamma: questo non ti riguarda Amanda! Mi hanno pagata per quel servizio fotografico e andare sulla copertina di una rivista molto letta significa fama sicura e quindi denaro. Che ci serve. Amanda: non mi interessa quanto ti pagano mamma! Non accetto che i media dicano quello che vogliono della tua vita! Mamma: loro possono dire ciò che vogliono, cara. A noi basta sapere quali sono le cose che contano davvero. >> Mi fece un sorriso sghembo e cercò di accarezzarmi una guancia ma io glielo impedii, scostandomi un pelo e guardandola con sicurezza: odiavo quei momenti in cui cercava di fare la mamma saggia e benevola, di fare la donna perfetta in tutto, come la descrivevano i giornali, mentre lei non era niente di tutto questo ed io lo sapevo bene. << Amanda: ti sbagli, io non so più se IO sono qualcosa che conta per te oppure ti interessa solo la fama! Mamma: non dire così Amanda! Sei la cosa più bella che io abbia al mondo Amanda: peccato che te ne dimentichi sempre però! >> E non riuscii a dire altro, a guardarla ancora in faccia. L unica cosa che potei fare era buttarmi di nuovo sul letto e piangere: piangere finché avevo lacrime, finché avevo fiato, finché avevo ancora voglia di sperare di avere una madre Una VERA, non finta e creata su misura per la televisione. Appariva sempre bella e sorridente Appariva sempre felice, invece non lo era. Si nascondeva come tanti, voleva mettere in luce parti di lei che non le appartenevano, come condurre spettacoli televisivi, essere fotografata per album annuali e calendari Tutto fuorché fare la cantante, ciò per cui era nata e per cui aveva lavorato tanto. Mi svegliai la mattina con due occhiaie che toccavano il pavimento, la voglia di alzarmi pari a zero e ancora gli occhi bagnati dalla sera precedente Ma non era una novità. Fortunatamente era Sabato ed io quel giorno non avevo scuola, quindi potevo stare a casa. Quindi potevo guardare la Televisione. Quindi ero sola. Ancora con il pigiama addosso andai a sedermi sul nostro grande divano verdino, che io odiavo terribilmente: era grande, quindi inutile dato che lo utilizzavo solo io. Era verde speranza, ed io non avevo ormai più la speranza di sedermici con mia madre. Accesi la televisione, una scatola nera che non mi era mai piaciuta perché mi aveva sempre portato via la persona più cara e trasmetteva un mondo creato sull assurdo, sul gossip, sui soldi. E io volevo solamente essere felice. Al telegiornale della mattina facevano un servizio sui cantanti più famosi dell ultimo decennio e le foto di mia madre venivano proposte ogni due minuti, intervallate a quelle di altri artisti, utilizzata come paragone. UTILIZZATA. Era stata considerata una cantante dalle doti eccellenti, ma negli ultimi anni era diventata più un simbolo della televisione che della musica e questo mi era dispiaciuto molto.. Non sapevo se piangere o ridere nel vedere una trentina di secondi dedicati a lei in cui veniva fotografata in varie pose con vestiti molto colorati e appariscenti, da vera diva: lei aveva sempre odiato i colori vistosi mentre in quelle foto sembrava indossasse i suoi abiti preferiti, sorrideva

4 come fosse la regina del mondo, si dava un tono come per sembrare una star di Hollywood. E non era niente di tutto questo, solo una donna sensibile e fragile che voleva apparire forte e indifferente a tutto. E a tutti, purtroppo. Cambiai canale per non immergermi di nuovo in riflessioni troppo spiacevoli, in cui la verità veniva sempre mostrata diversa da com era nella realtà. Ma cosa importava che fosse finta? Quello che contava era che le piacesse, che facesse vendere i giornali di gossip, che facesse guardare i programmi televisivi dove lei appariva. Non interessava a nessuno sapere chi fosse davvero: una persona normale. Una parola troppo comune per comprenderne davvero l importanza. Cambiai canale per non dare quella soddisfazioni ai media, che io intimamente chiamavo gli incantatori di serpenti, e guardai un telefilm molto noioso, ma che almeno mi avrebbe distratta per un po dal lungo tempo che avrei dovuto trascorrere da sola. Suonò il telefono, così mi alzai con malavoglia per rispondere e sussultai nel sentire una voce squillante parlare con superficialità: era una delle amiche di mamma, una giornalista odiosa e bisbetica che scriveva i più bollenti articoli scandalistici per alcune riviste. << Amanda: pronto? Giornalista: pronto? Parlo con la cantante più in voga del momento? >> Disse lei con un tono acuto e stridulo, più irritante che amichevole ed io subito mi misi in guardia, già irritata per il fatto che mia madre chiamasse amica una vipera dalla lingua lunga. << Amanda: no sono la figlia, mia madre non c è mi spiace. >> Bugia! Non mi dispiaceva neanche un po che non ci fosse mamma, che a rispondere fossi stata io: col cavolo che avrebbe scritto altre sciocchezze su Gente! << Giornalista: oh, beh, non importa! Sono sicura che qualche informazioncina me la potrai dare tu! Amanda: mi dispiace ma non posso parlare a nome di mia madre, richiami più tardi. Giornale: suvvia bimba! Voglio solo sapere due cose alla veloce, niente di che! >> Amanda sta calma, Amanda sta calma! Mi ripetevo, nella speranza che servisse a calmare il mio animo turbolento. << Amanda: Le ho detto che non parlo al posto di mia madre! Ora, se non Le dispiace, ho delle cose da fare. Giornalista: come sei suscettibile bimba! Tua madre non ti ha insegnato a rispondere in maniera cortese ad una signora? Amanda: senta, vada a cercare scoop da un altra parte perché io non ho intenzione di insultare mia madre come fate voi! >> E dopo aver detto queste parole, riattaccai con un briciolo di soddisfazione nell animo e un sorriso ironico sul viso: finalmente avevo detto quello che pensavo, alla persona giusta! Tuttavia, la mia soddisfazione terminò troppo presto, quando i miei sentimenti più remoti si fecero largo nella mia mente: perché mia madre continuava a sentirsi con persone del genere, che volevano solamente sfruttare la sua fama e la sua popolarità per vendere più giornali? Perché non si ribellava a quella prigione tutta chiacchiere e niente privacy? I conti non mi tornavano per niente, non potevo reggere la solitudine dello stare in casa da sola, così uscii per fare due passi anche se il tempo non era il massimo: alcune nuvole dal colorito minaccioso si addensavano sopra la città, sopra la mia casa, e scurivano ogni colore, ogni pensiero,

5 ogni emozione Come se tutto d un tratto non volessi più far parte di quel gioco a cui mia madre sembrava dare il proprio nome. Mentre camminavo per le strade meno affollate davo un occhiata ai manifesti pubblicitari appesi sui tabelloni ai bordi della strada, giusto per distrarmi un po, quando il mio sguardo cadde su un immagine, che per chiunque sarebbe stata una visione normalissima mentre per me fu davvero complicata e rigida: il viso di un politico in voga grande almeno quanto tutto lo spazio disponibile per quel manifesto e sulla sua mano, che teneva alta quanto il suo corpo, l immagine di mamma che cantava e lo slogan che riportava la frase Anche le voci più decise scelgono me!. Rimasi impietrita davanti a quel cartellone, cercando qualcosa di meglio da guardare ma niente sembrava distogliere il mio sguardo da quell immagine magnetica Non sapevo cosa dire, cosa fare Distrattamente ascoltai un breve scambio di parole tra due passanti che avevano visto di sfuggita lo stesso manifesto che mi stava facendo un male terribile. << Uomo: hai visto chi pubblicizza il partito di E.? Donna: oh sì sì! E quella famosa cantante che si vede per televisione! Uomo: già, davvero una bella idea utilizzare la sua immagine nello slogan. Donna: sono d accordo, sicuramente farà la sua figura! >> Li guardai impietrita mentre si allontanavano passeggiando tranquillamente, come se le parole dette pochi istanti prima fossero passeggere e di poca importanza. Invece ne avevano tanta. Le avevano utilizzate senza pensare davvero al loro significato, al subdolo incantesimo di cui erano vittime incoscienti UTILIZZARE. Ecco qual era il vero motivo per cui mamma appariva in Tv, sulle riviste di gossip e persino nei manifesti pubblicitari. Era una semplice immagine da USARE come propaganda, come mezzo per arricchirsi o per vincere una stupida elezione. E non se ne rendeva conto Né lei né chi osservava quelle immagini con superficialità, senza rendersi conto che quella donna, quella cantante, non fosse altro che un semplice strumento e non il soggetto dell opera. Nessuno dava importanza al fatto che fosse stata disegnata di dimensioni minori del politico, che fosse addirittura tenuta in mano: come se lei dipendesse da lui, e non lui da lei. Mamma aveva un ruolo da cornice nella società, mai da protagonista. E come lei tante altre, troppe: sciocche abbagliate dalla fama e dalla televisione, strumenti anch essi che non creano alcun tipo di soggetto, di personaggio, ma piuttosto una semplice immagine senza significato in cui una persona superficiale vede un bel sorriso e si immagina una voce da opera mentre la realtà è che non c è assolutamente nulla, in quell immagine. Non c è la felicità di un sorriso. Non si sente una voce melodiosa. Non c è una DONNA, ma piuttosto uno strumento. Io ci vedevo solo un icona vuota. La mattina successiva, per mia sfortuna, era Domenica così mi alzai sul tardi e andai a fare colazione al bar come facevo sempre. Sola, ovviamente. Quando entrai nel più lussuoso locale della città, gli occhi dei presenti si appiccicarono alla mia figura, indiscreti e quasi irritanti, ogni sguardo fugace sembrava attirato dalla mia persona, benché cercassi di non farmi notare: cosa avevano da guardarmi tutti? Quando mi appoggiai al bancone, aspettando che il cappuccino che avevo appena ordinato mi venisse servito, una pila di giornali si fece ben notare poco lontana da me. Con indifferenza, cercando di non incrociare alcuno sguardo interrogatorio, ne presi uno e tutto d un tratto compresi il motivo di tutti quegli sguardi troppo insistenti: sulla copertina c era il solito titolo scritto con caratteri esagerati ed una carica ironica e quasi cattiva che emergeva da ogni singola parola. Niente più educazione tra i figli dei VIP: che assomiglino ai genitori dal lato sbagliato?. Il sangue mi si gelò nelle vene, gli occhi non si staccavano da quel titolo nonostante i miei sforzi e quella rivista sembrava bruciarmi sotto le dita Non sapevo cosa pensare, cosa fare di fronte a

6 quell accusa, a quella critica insensata e infondata! Avrei voluto con tutto il cuore urlare lì dentro, a tutta quella gente manipolata da ciò che i giornali volevano far credere che non era affatto così! Che quella racchia impicciona della giornalista si era inventata tutto solo per fare pubblicità, per mettere in giro una notizia che solo lei sapeva e che solo a lei avrebbe portato notorietà: non certo a me e soprattutto a mia madre. Anche andando in giro a spiegare la verità nessuno mi avrebbe creduta, la potenza di quella notizia, di quel modo di porre i concetti che non poteva essere definita informazione era troppo grande per una singola ragazzina, troppo grande per venir sminuita, troppo subdola e fine per poter essere smontata e rimontata a favore della verità. Guardavo persa i volti delle persone che mi fissavano: alcune con sdegno (di cosa poi?), altre con indifferenza, ma tutte pronte a giurare davanti a chiunque che la figura descritta brevemente da quella rivista fossi veramente io. Dunque la menzogna era più credibile della verità? Forse solo più facile da accettare, ma in un contesto del genere mi sentii solo rimpicciolire, impotente di fronte all ignoranza e ai pregiudizi delle persone stesse, che involontariamente erano complici di un disfacimento abilmente messo in scena. Avrei voluto davvero urlare. Uscii da quella prigione di pregiudizi più in fretta che potei, non pensando al mio cappuccino ancora immobile sul bancone: possibile che ogni mia parola potesse venire interpretata a piacimento da chi scriveva? Era ingiusto e crudele. Tornai a casa e passai l intera giornata a studiare, immergendomi nei libri per non pensare alle troppe conseguenze che la fama di mamma aveva: non solo nei suoi confronti ma anche nei miei e non era per niente piacevole. Io non avrei voluto vivere una situazione del genere e penso che nemmeno mia madre apprezzasse tutti quei lati oscuri e intricati che i media continuamente creavano intorno a noi, anche se in realtà lei cercava di non pensarci E comunque non eravamo noi a decidere. Non eravamo padrone di decidere chi essere e come. Bella democrazia. Verso le undici di sera sentii la porta aprirsi con una certa violenza e alcuni passi irruenti entrare in casa: doveva essere sicuramente la mamma, che aveva cambiato il suo modo delicato di aprire la porta, da quando il suo lavoro la innervosiva e lei era continuamente costretta a fingere di non esserlo, per apparire sempre impeccabile e felice, per darsi un tono, per far credere alle donne che la sua vita fosse davvero perfetta e il suo lavoro pure. In confronto, Pinocchio era un dilettante. Le andai incontro, sperando che non avesse letto i giornali perché non avevo voglia di discutere a quell ora ma quando la vidi mi si fermò il cuore: aveva il trucco degli occhi colato, il fondotinta sbiadito, i capelli quasi arruffati ed il portamento scomposto. Sembrava uscita da un film horror più che da un programma televisivo in cui lei era la valletta perfetta. << Amanda: mamma Tutto bene? >> Mia madre restò a fissarmi negli occhi per qualche secondo, poi scoppiò in un mare di lacrime e mi abbracciò forte, come se non avesse nessun altro al mondo che me Ed era così. Era rimasta sola, di amici non ne aveva a causa del suo lavoro perfetto Mi intenerì quel suo gesto di esasperazione e io ricambiai l abbraccio, cercando di capire cosa fosse successo poche ore prima. Amanda: mamma? Mamma: Amy Sono una donna finita, finita!

7 E continuava a piangere, mentre a me veniva da ridere: lei una donna finita? Era la più in voga del momento, cosa poteva volere di più una donna dalle sue ambizioni? Forse aveva finalmente capito che la televisione distrugge e non crea assolutamente nulla Amanda: cosa è successo di così grave? Mamma: Nik mi ha lasciata, pubblicamente Questo non doveva succedere. Dentro di me sentii così tante emozioni da non riuscire a provare nulla, in quel momento: rabbia, felicità, odio, gelosia, gioia Non sapevo quali di questi confusi e intricati sentimenti stessi provando: sapevo solo che avrei voluto volentieri piangere anch io, assieme a lei. Ma non lo feci. Io ero forte, e non perché gli altri e la televisione mi dicevano di essere tale. Avevo ancora il diritto di comportarmi come volevo, come una figlia che ama sua madre. << Amanda: dai mamma, non è così grave Insomma era uno stupido, tu meriti di meglio. Mamma: no!! Tu non capisci Amy.. >> Io cercavo di consolarla e lei mi considerava una specie di ignorante, come se fossi estranea al suo mondo, come se fossi l ultima arrivata Invece dovevo essere la prima della sua lista. Che cosa non capivo, secondo lei? Non capivo perché fosse triste per essersi liberata di un peso? Perché piangesse per l ennesima storia tutta rosa e fiori andata ovviamente male? Aveva ragione, non potevo capire. Ero sempre stata contraria a tutto e in realtà mi sembrava di essere l unica sveglia << Amanda: sono più lucida di te, mamma! Ora ti sei finalmente tolta un peso e Mamma: no Amanda!!! >> Si staccò velocemente dalle mie braccia come se volesse fuggire da me, da sua figlia Si tirò indietro con il viso sconvolto, i capelli arruffati, i suoi bellissimi occhi che per una volta riuscii a vedere sinceri, anche se tristi. Mi guardava con aria adirata e dispiaciuta nello stesso momento, i pugni stretti e gli occhi ancora lacrimanti Avevo paura, perché quella non era più mia madre, non era la persona sensibile e dolce che credevo di conoscere Era un mostro creato dalla televisione, una persona strumentalizzata fino all osso e truccata, modellata su misura per lo spettacolo, per la commedia che doveva recitare. Cercai di calmarla per quel che potevo, anche se la mia voce era tremante ed il mio corpo mi pregava di scappare e chiudermi in camera, al sicuro da quel soggetto ignoto che mi si era presentato davanti, cambiato a tal punto da non riuscire a rendermene veramente conto. << Amanda: mamma, calmati Ci sono io adesso, va tutto bene Mamma: non va tutto bene!! La mia reputazione è rovinata!! La mia carriera è finita!!! Nessuno chiederà più di me né mi vorrà nei suoi programmi! La mia vita non ha più un senso adesso >> Questo non doveva dirlo Mi sentii morire: il corpo, la mente, il cuore sembravano volersi allontanare tra loro e prendere una strada diversa, lontana il più possibile da lì E avrei voluto seguirli molto volentieri. Rimasi pietrificata di fronte a quelle parole di cui non avrei mai voluto comprendere il significato, ma per mia sfortuna non ero una stupida ingenua

8 Mia madre Anzi no, io non ero più figlia sua: quella persona che mi stava davanti era più lontana da me di quanto non lo fosse mai stata. Non sentivo più il suo calore, non sentivo più il mio cuore battere assieme al suo. Eravamo distanti più che mai, diverse, opposte, divise da un mondo egoista e falso che si era preso il cuore di mia madre senza che lei se ne rendesse conto E ora sarebbe stato impossibile toglierle gli artigli che la televisione e la fama le avevano piantato addosso, impedendole di reagire e ribellarsi a quella gabbia virtuale e indistruttibile La mattina seguente mi alzai per andare a scuola, e già il fatto che fosse Lunedì non mi aiutava a dimenticare la serata precedente Mi accorsi della presenza di mia madre in cucina, che indossava ancora i vestiti del giorno prima, gli stessi capelli arruffati, gli occhi scavati e lunghe occhiaie che le rovinavano il viso: aveva passato la notte in bianco, come me del resto, ma certamente non per lo stesso motivo. Era immersa in una pila esagerata di riviste di ogni tipo, da Gente a Io donna, da Vanity Fair alla rivista di gossip locale, come se dentro ci fosse scritta la realtà, la verità di un mondo che a lei pareva reale mentre era solo una finzione egocentrica della vita fasulla che si era costruita, o meglio, che si era lasciata costruire intorno da chi sapeva come farlo. E ora si ritrovava a dipendere dai giudizi e dalle critiche di qualcuno che nemmeno la conosceva. Quanta ipocrisia. Forse idiozia. Non volevo parlarle, non me la sentivo, ma fui costretta a farlo dato che aveva occupato l intero tavolo dove solitamente facevo colazione, prima di uscire da quel luogo che non sapevo più se chiamare casa << Amanda: mamma cosa sono tutti questi giornali? >> Non mi rispondeva, era immersa in un articolo che sembrava essere più importante della mia presenza, così mi avvicinai per capire meglio cosa attirasse tanto la sua attenzione e feci una smorfia accentuata, seguita da uno sbuffo più di rabbia che di noia, nel vedere i titoli di tutti quegli articoli e giornali: parlavano tutti di lei, la sua immagine in prima pagina, la sua rottura con Nik sulla copertina, la sua vita privata che, a sentir loro, era finita. Idioti: chi scriveva quelle menzogne e lei che gli dava pure ascolto! Ma non aveva alcun senso litigare, lasciai che soffrisse per quelle stupide copertine colorate, così da rendersi conto che ciò che amava nella vita era ben altro. Non feci colazione e mi avviai subito verso la scuola, sperando di non incontrare nessuno che potesse riconoscermi: non avrei retto un altro scontro aperto, viste anche le conseguenze che aveva avuto una mia legittima autodifesa verbale La mattinata fu noiosa e malinconica, forse perché avevo passato gran parte del mio tempo cercando di evitare sguardi poco graditi e un attenzione che non avevo nessuna voglia di attirare, per qualsiasi motivo. Tornai a casa, sperando di non vedere di nuovo mia madre drogata di critiche e immersa in fascicoli di stupidità, quando mi rilassai un poco sentendo la televisione accesa: almeno aveva fatto lo sforzo di alzarsi dal tavolo della cucina e da quelle dispense di stupidità, forse. Appoggiai zaino e cappotto e mi diressi verso il salotto, decisa a fare pace con mia madre: per quanto non riuscissi più a riconoscerla, il legame che ci univa era troppo importante per me E non potevo lasciare che vagasse sola in un momento così delicato, dato che dei suoi amici e amori perfetti non c era alcuna traccia in giro E dubitavo fortemente che avesse ricevuto delle telefonate, specie da amicone giornaliste tutte pepe e lingua. Insopportabili, quasi quanto i fotografi delle riviste Lei guardava la televisione accesa e sembrava non mi avesse nemmeno sentita entrare, mentre il divano mi dava le spalle e quindi io le arrivai dalla parte posteriore, senza avvicinarmi troppo e

9 osservando con disgusto il programma che stava seguendo: riguardava ovviamente lei. Sembrava che la sua rottura con il bellimbusto fosse una tragedia di carattere nazionale, che addirittura il suo nuovo disco non avrebbe venduto o incassato quanto prima, che quell idiota di Nik valesse più di lei quando era lui a dipendere dalle sua notorietà Ero innervosita dal fatto che mamma guardasse quella ROBA, che si facesse influenzare in quel modo dalla televisione Ma soprattutto che l immagine che si era creata avesse veramente sostituito ciò che era. Presi il telecomando per spegnere la televisione e stavo per fare una delle mie sfuriate fatte per bene quando mi accorsi che mia madre non era cosciente, nemmeno sveglia. In un attimo il panico mi assalì e mi avvicinai a lei parlandole ma visto che non mi rispondeva la scossi, le diedi degli schiaffi, tentai di svegliarla in qualsiasi modo riuscissi ma lei sembrava non volerne sapere di tornare alla realtà. Sentii il suono di qualcosa di piccolo che cadeva a terra così abbassai lo sguardo e vidi una scatolina dal coperchietto bianco ed innocuo: solo apparentemente. Era una scatolina di tranquillanti. Vuota. Guardai mia madre senza riuscire a respirare, il cuore che non sembrava intenzionato a riprendere a battere di nuovo, il mio sguardo pietrificato sulla sua immagine priva di Guardai la televisione e quel presentatore bello e ben vestito che aveva contribuito a firmare la condanna a morte di mia madre, poi persi lentamente i sensi mentre la realtà mi sembrava più fatale della finzione. Mia madre era stata uccisa dalla sua fama, dalla sua voglia di essere ciò che non era, o meglio, di essere ciò che tutti avrebbero voluto vedere in lei. Non era stata più padrona di decidere della sua vita, ci avevano pensato i media a modificarne persino l animo. Di maldicenza si può morire. Forse lei aveva pagato con la vita la costruzione spietata cui a lungo era stata sottoposta la sua immagine, la sua persona. Addirittura il suo cuore. L' unica sua sfortuna era quella di vivere in un Paese che chiama gli spazzini operatori ecologici e gli infermieri paramedici ma che non si tira indietro quando si tratta di costruire sulle spalle di qualcuno quello che definirei un castello di carta pronto a cadere al primo soffio. Condannare una persona ad un immagine vile e falsa è gesto di rara spietatezza perché non concede alla vittima un solo appiglio per difendersi: alla ferocia dei mormorii non c' è difesa, non argine all ignobile pettegolezzo. Mia madre era fragile, nonostante la sua finzione, nonostante media e televisione la volessero diversa. Se la società intende distruggere una persona, o meglio una donna, lo fa senza rimorsi, convincendo chi l ascolta con indifferenza che la sua carriera è finita, che non potrà mai fare altro, che non ha più senso la sua vita: lo fa con metodo, per condannare la malcapitata all' interdizione dalla scena o dalla vita. Abbiamo facce che non conosciamo ce le mettete voi in faccia pian piano E abbiamo fame di quella fame che il vostro urlo ci regalerà E ce l'abbiamo qualche speranza forse qualcuno ci ricorderà. Ligabue Sai La gente è strana, prima si odia e poi si ama cambia idea, improvvisamente prima la verità poi mentirà lui, senza serietà come fosse niente Sai la gente è matta, forse troppo insoddisfatta segue il mondo ciecamente, quando la moda cambia, lei pure cambia Continuamente e scioccamente Mia Martini

10 Già. Dedicato a Mia Martini.

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