La Parrocchia, la Mia Famiglia!

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1 La Parrocchia, la Mia Famiglia! Con la "Festa del Campanile" si apre un nuovo intenso cammino, da percorrere tutti insieme E' con questo agile e accattivante slogan che si presenta, con la sua magnifica copertina satinata, il nostro atteso Bollettino parrocchiale di Ottobre. Non vorrei però, come spesso accade nella nostra vita sociale di oggi, che anche questo slogan rimanesse una delle tante "frasi fatte", belle da declinare, ma poi difficili da mettere in pratica e soprattutto da vivere! Da più di un anno qui a Varallo, in parrocchia, nelle prediche, nei consigli pastorali, negli incontri con le associazioni e con i giovani non si fa che parlare di questo: "La parrocchia deve tornare ad essere una famiglia che ama incontrarsi, che vuole confrontarsi e che desidera ardentemente camminare insieme, condividendo "la vita", gli ideali più grandi, ma anche semplicemente alcuni momenti fraterni che ci aiutino ad assaporare il gusto della vita buona che scaturisce dal nostro cammino feriale di comunità; è proprio questo che il libro degli Atti degli Apostoli racconta e ci consegna perché anche noi, oggi, possiamo fare lo stesso. È sicuramente tempo, anche a Varallo, di incominciare a parlare della parrocchia come di una famiglia, nella quale ciascuno di noi e dei nostri gruppi possa provare a tessere ed a costruire relazioni vere, autentiche ed appassionate; possa qui trovare i suoi spazi naturali, importanti, di confronto, di progettualità fatta insieme, intorno ai grandi valori comuni che danno sapore e consistenza alle nostre scelte ed alle nostre relazioni; questo per una crescita umana, spirituale e caritativa ancora più visibile! La Festa del Campanile, da 36 anni è l'appuntamento spirituale e religioso in cui tutta la nostra comunità si incontra in Collegiata, la "chiesa madre" di Varallo per esprimere in modo palpabile che è davvero bello camminare insieme, che è importante condividere quel poco che si ha, per realizzare insieme i progetti che ci stanno a cuore, le speranze che sospingono i passi della nostra vita comunitaria! Stiamo celebrando in queste settimane i Cento anni di Fondazione del nostro Oratorio di Varallo; qualche giovane lo ha ripetuto più volte che il Centro Giovanile di Sottoriva è la "casa di tutti i giovani" che proprio lì hanno scoperto i valori che contano e le prime scelte belle ed importanti della loro vita! Ma se l'oratorio lo sentiamo come la "casa di tutti" cosa dobbiamo fare insieme e responsabilmente, perché torni ad essere il luogo dove di gioca insieme, si cresce, si impara a condividere i primi progetti importanti? Non sarebbe bello se le nostre 3

2 Indubbiamente le nostre famiglie non devono sostituirsi agli animatori, ai catechisti ed agli educatori dell'oratorio, ma insieme, in rete, ed in modo complementare (ciascuno con i suoi compiti specifici) si cerca di offrire valori e progetti di vita significativi per i nostri cari ragazzi! In novembre, dando vita ad un'assemblea parrocchiale straordinaria ci interrogheremo tutti su come si può camminare insieme tra "Giovani" e "Famiglie" provando a riappropriarci dell'oratorio come la "casa di tutti", perché non sia soltanto il luogo del cammino catechistico, del gioco e dell'animazione ma anche del confronto appassionato sui valori umani e cristiani che ci aiutano a fare bella la vita, condividendo le nostre progettualità più vere, imparando a scegliere ed a decidere senza paure il nostro futuro, confrontandoci sulle nostre fatiche quotidiane, i nostri sogni, le nostre speranze! La nostra Parrocchia e l'oratorio possono sicuramente tornare ad essere la "casa" di ciascuno di noi e la accogliente "famiglia" allargata in cui ci si sente tutti a proprio agio, dove si respira la condivisione, l'ospitalità e dove insieme si vive e si assapora anche la gioia della festa. Buon cammino a tutti noi! don Roberto INDICE pag. 2 festa a San Giacomo pag. 3 / 4 l editoriale del prevosto pag. 5 calendario di novembre pag. 6 / 7 / 8 storia della Festa del Campanile pag. 9 / 10 testimonianza dalla GMG pag. 11 viaggio in Terrasanta pag. 12 / 13 notizie dal Man pag. 13 / 14 la Madonna del Rosario pag. 15 / 16 news dal Grim pag. 17 / 18 la serata sul Corno d Africa pag. 18 il consiglio AVAS pag.19 la colletta alimentare pag. 20 / 21 il restauro della chiesa della Madonna del Cucco pag. 21 / 22 videosorveglianza al Sacro Monte pag. 23 / 24 i parroci di montagna pag. 25 la pagina di Rosy pag. 26 / 27 ricordo di Renzo Zenone pag. 28/ 29 / 30 Mons. Giuseppe Maria Magni pag. 30 anagrafe parrocchiale Il Calendario Liturgico del Mese di Novembre Martedì 1 novembre - Solennità di tutti i Santi ore : S. Messe in Collegiata ore 15.00: S. Messa al cimitero Mercoledì 2 novembre - Commemorazione di tutti i fedeli defunti ore : S. Messe in Collegiata ore 10.00: S. Messa al cimitero per tutti i defunti. A seguire, benedizione delle Tombe Giovedì 3 novembre - Centro Giovanile "G. Pastore": ore incontro coi genitori della Prima Comunione Sabato 5 e domenica 6 novembre - Chiesa di San Giacomo: Festa del primo anno dell inaugurazione del restauro del campanile Domenica 6 novembre - Collegiata di San Gaudenzio: ore S. Messa per le vittime della frana. Segue corteo al cippo. Giovedì 10 novembre - Centro Giovanile "G. Pastore": ore incontro coi genitori della Cresima Martedì 15 novembre - Centro Giovanile "G. Pastore": ore incontro delle catechiste per la programmazione Sabato 19 novembre - Teatro Civico: ore Concerto della Banda Città di Varallo in onore di Santa Cecilia Domenica 20 novembre - Cristo Re - Festa di Santa Cecilia, Collegiata: ore S. Messa solenne Villa S. Maria: ore incontro biblico con P. Gianfranco Barbieri, (oblato di Rho), in preparazione al corso biblico parrocchiale Venerdì 25 novembre - Chiesa di S. Silvano in Romagnano: ore Lectio dei giovani - relatore: don Federico Sorrenti Sabato 26 novembre - Giornata della colletta alimentare (raccolta benefica nei supermercati varallesi) Domenica 27 novembre - I domenica di avvento Centro Giovanile "G. Pastore": ore ritiro della seconda elementare ore incontro dei genitori 4 5

3 Domenica 16 ottobre 2011 si è svolta la trentaseiesima Festa del Campanile. Voluta dal prevosto don Ercole Scolari e da alcuni membri dell'allora consiglio pastorale, per ricordare il rinnovato concerto di campane avvenuto nel lontano 1974, è ormai entrata come festa ricorrente nel nostro calendario religioso varallese. Era il giorno di San Giuseppe 1974, una giornata uggiosa che non ha però minimamente incrinato l'atmosfera di festa che era nell'animo dei Varallesi di fronte alle loro nuove, bellissime campane allineate sul sagrato in attesa di farsi vedere, toccare, ammirare da vicino per l'ultima volta prima di salire lassù, a suonare per significare a volte la gioia a volte il dolore di tutta la comunità. La benedizione solenne fu impartita da monsignor Vittorio Piola, vescovo ausiliare di Novara. Il costo dei lavori eseguiti si aggirava intorno a 28 milioni delle vecchie Lire. Il mezzogiorno di mercoledì 19 marzo 1975, un anno dopo l'inaugurazione, la popolazione varallese, era allietata da un magnifico concerto delle campane che suonavano a distesa per ricordare il primo anniversario. Mancavano però, ahimè ancora 7 milioni per saldare la somma preventivata. Nel 1976, agli inizi di ottobre, mancavano ancora ben 5 milioni, per chiudere definitivamente il capitolo La Festa del Campanile dalla sua Ideazione a Oggi relativo alle campane di San Gaudenzio, ecco allora che al "Comitato", venne l'idea di organizzare per il giorno 17 ottobre, una "Festa del Campanile" che a conclusione delle feste che si sogliono celebrare nelle chiesette periferiche, durante il periodo estivo, voleva dare ad esse il sigillo dell'unità parrocchiale e consentire un più intimo legame di amicizia fraterna, specialmente tra le persone che gravitavano attorno agli oratori più distanti tra loro. Queste avrebbero portato in segno di comunione, delle offerte in natura messe all'incanto al termine di un pranzo organizzato presso il Centro Giovanile "G. Pastore". Il ricavato sarebbe servito alla copertura delle spese pro campanile. Il programma della prima Festa era il seguente: ore suono delle campane delle chiese rionali, partenza dei gruppi rionali verso la Collegiata, ore concerto delle campane di San Gaudenzio, ricevimento da parte del prevosto don Ercole Scolari, delle autorità cittadine e dei gruppi rionali. Santa Messa solenne, ore pranzo dell'amicizia presso il Centro Giovanile, ore 14.30: concerto del Complesso Filarmonico varallese ed incanto delle offerte. In quell'occasione l'amministrazione Comunale stanziò la somma di Lire Durante la festa vennero vendute delle artistiche campanelle in bronzo a ricordo dell'evento. Negli anni a seguire, il programma rimase pressocché invariato. Ricordo però che al posto della campanella, vi fu un anno un piccolo campanile, ed un altro una piccola targhetta sempre in bronzo con la Collegiata in rilievo. Nel 1985, la festa venne posticipata agli inizi di novembre e preceduta da una fiaccolata la sera di sabato 2 novembre al Sacro Monte, a ricordo della storica ed eccezionale visita che Papa Giovanni Paolo II, aveva compiuto l'anno prima nel ripercorrere il cammino di San Carlo Borromeo, la messa del giorno dopo fu presieduta dal vescovo mons. Aldo Del Monte, i canti furono eseguiti dalla Corale San Gaudenzio e per l'occasione venne inaugurato l'artistico medaglione sistemato a sinistra dell'altare a ricordo della visita del Papa, mentre al termine della Messa, benedizione della targa in bronzo, fissata alla balconata inferiore della Collegiata. Alle presso il teatro del Centro Giovanile si tenne un Recital musicale eseguito dalla compagnia novarese "La Goccia" dal titolo "Forza, venite gente!" Il 1995, fu una festa memorabile per un altro importante avvenimento, l'inaugurazione della cappella di San Gregorio interamente restaurata. Le feste ebbero inizio sabato 14 ottobre con una serata organizzata presso il Teatro Civico, dove un pubblico veramente gremito ha assistito alla "serata d'immagini e suoni" che la Fabbriceria di San Gaudenzio, il collegio dei priori e la città di Varallo hanno indetto per festeggiare i vent'anni trascorsi all'ombra del campanile, dal titolo "Per chi suona la campana". Allietavano la serata le musiche della Banda Musicale Cittadina, il Coro Arcobaleno, le componenti del gruppo giovani-oratorio, e la Corale Gaudenziana. Durante la funzione di domenica 15, sono stati inaugurati i restauri compiuti alla cappella di San Gregorio; recupero della splendida decorazione settecentesca che ha visto la ricollocazione degli ovali del De Grott e della Pala d'altare. Lancio successivo dei palloncini dalla balconata di San Gaudenzio. Per l'occasione vennero distribuiti dei cartoncini ricordo con la riproduzione dei due ovali. 6 7

4 Il priore della Confraternita del Santissimo Sacramento, Francesco Pitocchi, fece confezionare dal panificio Antoniazzo di Borgosesia un'artistica chiesetta fatta interamente di pane. Anche il Circolo Filatelico Valsesiano, grazie alla valenza ed alle idee sempre geniali del suo presidente, Pier Angelo Moscotto, che ricoprì per anni anche il ruolo di fabbriciere di San Gaudenzio, contribuì alla buona riuscita della festa in svariati anni: nel 2002, realizzò da una foto di Marco Zacquini, rappresentante il campanile, una cartolina da attaccare ai palloncini lanciati dopo la celebrazione, lo stesso avvenne nel 2003, con la riproduzione di un'antica cartolina che mostrava la Collegiata presa dalla rampa. Nel 2005, a ricordo del trentesimo anniversario, realizzò un bellissimo folder, riproducente l'acquaforte di Eugenio Rappa realizzata negli anni trenta del ' Vorrei ricordare in ultimo la festa del 1997, in quell'occasione la Confraternita del Santissimo Sacramento, faceva benedire il nuovo distintivo che verrà a breve sostituito dall'antico, ma di questo parleremo nei prossimi numeri de "La Casa sulla Roccia". Andrea Ghilardi GMG di MADRID: Firmes en la Fe breve cronaca di un viaggio indimenticabile (2.a parte) Riprendiamo lesti il nostro entusiasmante pellegrinaggio verso la Spagna della GMG A dire il vero prima di toccare il suolo spagnolo abbiamo fatto tappa a Bayonne, città portuale dalle mediograndi dimensioni, situata a nord di Pau. Qui - giorno dell'assunta - si è tenuta una Celebrazione Eucaristica in un gigantesco palazzetto dello sport, alla quale hanno partecipato tutti i giovani che nei giorni precedenti erano stati accolti nella diocesi. Al termine della Messa il vescovo ci ha tutti consacrati alla Vergine Maria e ci ha sollecitato ad affidarci a Lei lungo il nostro ormai imminente cammino firmes en la fé in Spagna. Ricordo con ancora viva emozione quando, terminata la Celebrazione, abbiamo affannosamente cercato i nostri amici francesi. Sapevamo infatti che nella metropoli spagnola, traboccante di giovani di ogni nazione, non li avremmo più rivisti. Li abbiamo invece trovati vicino al coro, anzi, alcuni di loro suonavano e cantavano; ci siamo scambiati numeri telefonici ed e dopo un abbraccio, una stretta di mano, un sorriso, un'ultima battuta, ci siamo cortesemente dati appuntamento in Italia. Poveri illusi non sapevamo che di lì a pochi giorni ci saremo più di una volta incontrati nella caotica Madrid e, contro ogni più azzardata previsione, persino nella torrida spianata di Cuatro Vientos. Dopo sei ore di pullman nell'arida e desolante terra spagnola, raggiungevamo il tanto atteso centro sportivo di El Molar, piccolo paese in stile messicano situato ahimè a 40 km da Madrid. Il palazzetto dello sport di El Molar sarebbe stato la nostra dimora per cinque entusiasmanti giorni. Descriverò ora brevemente com'erano strutturate quelle intense giornate. La sveglia era tassativamente fissata per le sette; appena fuori dall'edificio poi, ancora mezzi addormentati, si consumava una semplice colazione. Alle otto circa si celebravano le lodi e verso le otto e mezza ci si recava alla fermata del pullman. Lì si attendeva si attendeva, fino a che non fosse arrivato un mezzo che ci caricasse e ci portasse nel luogo dove era stata accolta la maggioranza dei giovani della diocesi di Novara e dove si sarebbero dovute svolgere le catechesi. Era un paesino a pochi chilometri da El Molar, anch'esso sperduto nella "steppa spagnola", ma altrettanto dotato di uno straordinario centro sportivo. Qui, come già detto, si svolgeva la catechesi, veniva celebrata la Messa e si pranzava. Da lì poi si sarebbe partiti per Madrid per iniziare la vera avventura. 9 Il 16 agosto ci siamo recati là per assistere alla Messa di apertura della GMG, il diciassette per visitare la città, i suoi monumentali palazzi, il celebre museo del Prado (dopo un'ora e mezza di coda), il diciotto per accogliere l'arrivo del Papa (purtroppo, avendo sbagliato strada, abbiamo atteso quattro ore senza veder nemmeno l'ombra della Papamobile) e il diciannove per la Via Crucis (e qui il Papa lo abbiamo visto eccome, con grande gioia ed emozione per tutti noi!) A sera inoltrata, distrutti nel fisico, ma rinvigoriti spiritualmente, si ripartiva per El Molar ove ci avrebbe atteso il nostro fedele sacco a pelo, in quei giorni tanto amato Se dovessi indicare ciò che più mi è

5 Se dovessi indicare ciò che più mi è rimasto impresso di quei giorni non esiterei ad individuarlo nelle catechesi e nei tremendi momenti in cui ti trovavi stritolato tra la folla senza "via di scampo". I momenti di riflessione e di formazione sono stati brillantemente animati dalle paterne figure del Card. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, Mons. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona e Mons. Roberto Busti, Vescovo di Mantova. I temi trattati e approfonditi sono stati la fede, l'essere radicati in Cristo e il valore della testimonianza. Il 20 agosto poi, noi audaci pellegrini, carichi di pesanti zaini e di una forte dose di coraggio, lasciavamo il piccolo El Molar e partivamo per Cuatro Vientos. Ciò che colpiva era la quantità inimmaginabile di giovani. Ciascuno, nell'abbigliamento e nella parlata, portava con sé l'eco della propria nazione, della propria città e del proprio nido che come noi aveva lasciato forse non senza lacrime. Due milioni di giovani uniti per uno stesso ideale e per la stessa fede mi fa ancora impressione! La "due-giorni" a Cuatro Vientos credo sia stata per me e per molti altri la più significativa esperienza di tutta la GMG. Al di là della meditazione religiosa e degli intensi momenti di preghiera, ha rappresentato per noi un'occasione di riflessione su importanti temi sociali ed esistenziali. Costretti com'eravamo a dormire per terra, nello sporco e tra le formiche, a condividere i servizi che d'igienico avevano poco o nulla, a fare lunghe code per mezzo litro di acqua sotto un sole "insensibile", non abbiamo non potuto pensare a quanti uomini ancora oggi nel mondo vivono ogni giorno in queste situazioni. Se noi eravamo sorretti dall'entusiasmo giovanile e dalla consapevolezza che dopo due giorni tutto sarebbe tornato com'era sempre stato, milioni di persone oggigiorno affrontano la medesima condizione perché è la sola condizione a loro imposta per continuare a vivere. Abbiamo inoltre sperimentato come l'uomo nella difficoltà comune, tocchi altissimi vertici di generosità, pazienza e sopportazione e come la fede sia ancora profondamente radicata anche tra noi ragazzi. Ci siamo poi resi conto, fra quella moltitudine di giovani che si perdeva all'orizzonte, di quanto siamo piccoli ed insignificanti, ma nello stesso tempo di come ciascuno di noi sia frutto di un piano divino, di una storia unica ed irripetibile e sia strumento di un altrettanto particolare disegno che ora ci trascende e forse ci è oscuro, ma che sicuramente un giorno ci si manifesterà; giorno nel quale ci accorgeremo di come ogni nostra azione e scelta, ogni nostra sofferenza, ogni nostro tormento, sia stato non privo si senso. La mattina del 21 agosto, dopo la Messa presieduta dal Papa, abbiamo fatto ritorno ai pullman. Abbiamo riabbracciato le nostre mamme e i nostri papà dopo 23 ore di viaggio che si sono rivelate meno estenuanti del previsto. Ognuno di noi infatti era immerso e si cullava in un mondo di piacevoli ricordi ed indicibili emozioni e grazie a ciò, le ore non ci logoravano con il peso della loro monotonia! Grazie davvero, GMG di Madrid! Giulio Brentazzoli Raccogliere Olive per Incontrare Fratelli in Terra Santa Eccomi di ritorno dal viaggio in Terra Santa, dove ho partecipato alla raccolta di olive nel villaggio di Aboud, in Samaria, ospite di una famiglia di cristiani, che sono laggiù ancora la metà dei abitanti. Il paese vive sotto il muro di separazione dalla vicina colonia che ha occupato illegalmente i terreni privati ed ha circondato di filo spinato le sorgenti d'acqua e gli uliveti. Il mio viaggio è stato un pellegrinaggio sui luoghi santi di Betlemme e Gerusalemme, ma, come altre volte, mentre vado verso le basiliche della tradizione e della devozione, incontro anche fratelli palestinesi con cui condividere la fede comune, la preghiera e l' umiliazione per le ingiustizie, che subiscono. Ho incontrato fra gli altri Sami, che è vice Rettore dell'università di Ahliya, che sorge sulla più alta collina di Betlemme, dove insegna come affrontare le disabilità nella scuola; ho parlato con sua moglie Elisabetta che è italiana e madre di due figli ed ha scelto di seguire il marito in Palestina, dove insegna italiano. Ho ritrovato Geries, l'amico teologo melkita che è già stato qui a Varallo, dove ha incontrato anche alcuni di voi e molti nostri studenti, parlando di pace e di giustizia. Ho conosciuto suor Alicia che ha scelto di aiutare i beduini che vivono sulla strada che scende a Gerico e che racconta, con lo splendido sorriso di chi sa amare, come si cerca di evitare la demolizione della scuola, dove ho visto i bambini giocare allegri. Sono stato con Riccardo a fare da scorta ai bambini che vanno a scuola nel villaggio di At Tawani, per evitare che i coloni gli tirino le pietre. Ho parlato con Dario che nel campo profughi di Kalandia insegna a produrre sandali e borse a quanti sarebbero altrimenti disoccupati e disperati. Ho pregato nella Basilica della Natività ed al Santo Sepolcro e nell'orto degli Ulivi, ma non potevo evitare di fermarmi accanto a chi soffre. Vi dico questo perché conosco storie e conservo immagini che vorrei condividere con voi per prepararci al pellegrinaggio, che don Roberto ci ha già esortato a preparare insieme. Un invito che laggiù tutti ci ripetono e che il Vescovo di Gerusalemme, Sua Beatitudine mons. Fouad Twal esprime così: "Carissimi fratelli e sorelle, venite in Terra Santa, la vostra Chiesa madre vi aspetta con affetto! Con tutta la passione che dalle pietre di questa nostra e vostra terra ha raggiunto nei secoli generazioni di discepoli di Gesù, vi invito a raggiungere i Luoghi Santi e i cristiani che qui vivono e soffrono da troppo tempo. Noi continuiamo a soffrire l'ingiustizia e l'occupazione sulla nostra terra. Questa terra, dove Gesù ha scelto di vivere per salvare il mondo, ha bisogno di pace, di giustizia e di riconciliazione. Le nostre ferite hanno bisogno di essere guarite, i prigionieri di essere rilasciati, i nostri cuori di essere purificati dall'odio ed il nostro popolo di vivere in pace e sicurezza. Il regalo più bello che potete fare ai vostri fratelli in Cristo che vivono in Terra Santa è andare a trovarli in parrocchia. Contattate i nostri sacerdoti e sarà bellissimo celebrare la messa della domenica insieme a voi. Viviamo tempi difficili. La vostra presenza in mezzo a noi ci rafforzerà nella fede e nella comunione fraterna. Per questo con forza, vi ripetiamo: venite in Terra Santa e siate qui tra noi pellegrini di giustizia." Norberto Julini 10 11

6 Alla Riscoperta delle Origini del MAN La "Rivoluzione" di Madre Margherita Maria Guaini Il termine "rivoluzione" spicca prepotente dai libri di storia e spesso viene diffuso dai media. Lo sentiamo usato e abusato persino per definire fogge di abiti, di pettinature, di costumi sociali o per definire il pensiero talvolta opinabile di chi pretenderebbe di dare indirizzi particolari alle nostre esistenze e alle nostre scelte di vita. Pensando all'opera della Serva di Dio, Madre Margherita Guaini, mi viene spontaneo pensare al significato che la scienza volle dare alla rivoluzione di Copernico: non dimentichiamo mai che c'è un Sole grande e dispensatore di luce e calore, di vita e di energia e che ci siamo noi a ruotargli intorno. Da Lui siamo investiti di ogni suo dono, senza di Lui non siamo nulla e non possiamo fare nulla. Ricostruiamo la storia di una rivoluzione. Erano gli anni '70 per chi è stato ventenne in quegli anni come lo fui io, sarà facile recuperare il ricordo dell'atmosfera di fermento, di grande cambiamento e anche di confusione. Erano gli anni del post '68 francese, delle Università occupate,di tante riforme sarebbero venuti presto gli anni del terrorismo. Proprio allora la Serva di Dio, sempre positivamente calata nel suo tempo, dotata oserei dire di chiaroveggenza ed estremamente moderna nel suo pensiero e nelle sue iniziative, si accorse con preoccupazione dell'inquietudine, del disorientamento serpeggiante nella Chiesa sia fra i consacrati che fra i laici. Fu sicuramente lo Spirito Santo a lungo invocato a suggerirle una geniale espressione che potesse efficacemente 12 concretizzare il grande progetto che le premeva, una formula al tempo con i tempi, di grande impatto emotivo. Lancia con un azzeccato slogan, la sua "Rivoluzione pacifica". Propone di ripensare al nostro sterile girare intorno a noi stessi e di guardare più in là e più in alto, di sporgerci nel vuoto senza paura perché troveremo la Mano di chi ci sosterrà. Propone di ritrovare in noi la pace di Dio che porterà inevitabilmente a "rivoluzionare" le nostre esistenze e quelle di chi ci sta vicino, a diventare rivoluzionari nell'amore, a scaldare con il nostro calore anche quelli che non lo vorrebbero, così come il sole scalda la Terra spesso dimentica del suo dono. Si scioglierà così forse il gelo dell'indifferenza, dell'ateismo, dell'adorazione dei nuovi dei, ovvero la tecnologia e il consumismo che stanno portando alla catastrofe morale e materiale non solo Popolazioni indigenti ma anche noi, cosiddetti Paesi sviluppati. La Madre si rivolge allora ai laici, principalmente ai giovani, per definizione ricchi di energie ed entusiasmo: cerca nei loro cuori la disponibilità a seguire i Sacerdoti dando risonanza alla Parola e aiutandoli nella loro missione quotidiana. Chiama a raccolta uomini e donne di buona volontà che non vivano in parallelo nella comunità cristiana ma insieme alla comunità cristiana: nasce il "Movimento Apostolico Nuovi". Sono passati molti anni e molte sono state le vicissitudini del Movimento. Ma sempre valido rimane per ogni membro del MAN il programma "rivoluzionario" di Madre Margherita. Farsi compagno delle persone con cui vive e lavora ogni giorno, amarle con il cuore di Cristo, testimoniando il suo amore, sempre attento al dialogo e alla comprensione. Vivere facendo della propria vita un mezzo, non uno scopo, volgendo costantemente lo sguardo al Cielo, ricordando in ogni momento che Dio ci ama. Dice la Serva di Dio: "Un fratello aiutato da un fratello è come un forte armato che fa pensare anche al Cielo per andare in Cielo". Il cuore di questa rivoluzione non può che essere l'eucarestia, perché nel suo sacrificio totale e continuo Gesù 13 manifesta il suo amore per noi, affinché noi diventiamo ogni giorno NUOVI di un'umanità che non teme gli ostacoli del male. Non dimentichiamo l'insegnamento della Madre, prendiamo spesso in mano il vademecum che ha voluto lasciarci, snello e facile da leggere e consultare. Che diventi gioiosa abitudine consultarlo in ogni occasione! Cerchiamo di agire e di essere come lei ci ha voluti per non rendere vana la sua grande rivoluzione di pace. Ornella Costanzo La Madonna del Rosario: tra Devozione e Storia Molti sapranno che il mese di ottobre che si è appena concluso è particolarmente dedicato, dalla pietà popolare, alla devozione del Santo Rosario, preghiera mariana che, a partire dal medioevo, ebbe sempre più larga diffusione all'interno del mondo cattolico. Non tutti però conoscono il motivo per cui la festa della Madonna del Rosario è appunto celebrata in questo mese e, più precisamente, il giorno sette. Fu il santo Pontefice Pio V ad istituire tale ricorrenza, in seguito alla vittoria che la coalizione cristiana di stati europei riportò sui turchi islamici, che allora occupavano l'area del mediterraneo orientale. La battaglia si svolse nella baia di Lepanto, il 7 ottobre 1571 ed il suo felice esito per i cristiani fu attribuito all'intercessione di Maria, che lo stesso papa, già religioso domenicano, aveva invocata con la recita del Rosario. La battaglia di Lepanto ferma definitivamente l'avanzata turca, e in generale musulmana, verso l'europa dando così modo all'intera regione europea di conservare le proprie origini cristiane e tramandarle. Inoltre fu la prima grande vittoria di un'armata o flotta cristiana occidentale contro l'impero ottomano e, quindi, ebbe anche un'importanza psicologica, dato che fino a quel momento i Turchi, che erano in piena espansione territoriale, avevano precedentemente vinto tutte le principali battaglie contro i cristiani d'oriente. In seguito a questi avvenimenti, il culto verso la Vergine del Rosario andò ancor più diffondendosi: in ogni città e paese sorsero confraternite specificatamente deputate per incrementare questa pia pratica.

7 I sodalizi avevano spesso sede nelle chiese parrocchiali e si adoperarono per farvi costruire un apposito altare. Anche nella nostra antica collegiata di Varallo esisteva una cappella in onore della Madonna onorata con questo titolo, tanto che nella ricostruzione settecentesca trovò spazio una cappella appositamente realizzata per celebrare non solo la devozione ma anche la storia di questa devozione. Ai lati dell'altare sono, infatti, collocate due grandi tele che rappresentano la battaglia di Lepanto, sulla destra, e la battaglia di Vienna, sulla sinistra. Questo secondo episodio storico è certo meno conosciuto ed è all'origine della memoria del Santo Nome di Maria, che si celebra il 12 settembre. La battaglia ebbe, infatti, luogo l'11 e il 12 settembre 1683 e pose fine a due mesi di assedio posto dall'esercito turco alla città di Vienna e venne combattuta dall'esercito polacco, austriaco e tedesco, comandato dal re polacco Giovanni Sobieski, contro l'esercito dell'impero ottomano comandato dal Gran Visir Mustafa Pasha. Sobieski riuscì ad arrestare alle porte della capitale asburgica le truppe turche che intendevano allargare il loro controllo sui territori dell'europa orientale. Anche in questa occasione il felice esito dello scontro venne attribuito ad una particolare intercessione della Madre di Dio, la cui figura campeggia nella parte alta del quadro. Nella nicchia centrale della cappella è custodita, invece, una stupenda statua che raffigura la Madonna con il Bambino, nell'atto di porgere la corona del Rosario verso i riguardanti; si tratta di un'opera in terracotta, già attribuita a Giovanni de Wespin - più noto come il Tabacchetti - celebre plastificatore attivo al Sacro Monte. Se nessuna fonte documentaria consente di confermare tale attribuzione, va però evidenziato che si è di fronte ad un'esecuzione di elevata qualità stilistica e formale, che nel suo modello compositivo tradisce ancora reminescenze di tardo cinquecento che possono comunque accostarla alla grande produzione statuaria del santuario varallese. Colpiscono i lineamenti aggraziati sia della Vergine sia del Bambino, resi ancor più delicati dalla luce laterale che filtra attraverso un'apertura ricavata entro la nicchia, singolare soluzione pensata per favorire una migliore visione della statua stessa. Fanno da corona all'altare le quindici tele che rappresentano i misteri del Rosario, realizzate dal celebre pennello del De Grott ed oggi apprezzabili in tutta la loro originaria bellezza cromatica riportata alla luce dal recente restauro. Vicende storiche non scritte sui libri di scuola ma raccontate nell'arte della nostra terra, testimonianza della fede dei nostri padri News dal Grim: Carlo Cornalino Sale all Alpe Res di Varallo "Ad Augusta per angusta" dicevano i saggi. Raggiungere un grande risultato è possibile percorrendo la strada più difficile. Così è stato per Carlo Cornalino e anche per noi del Grim che abbiamo raggiunto un obiettivo alto e ambito come l'alpe Res di Varallo o Bec d'ovaga con la "Joëlette" (una portantina che permette alle persone disabili di poter salire in montagna), domenica 26 settembre. Per la seconda volta saliamo in vetta con un amico diversamente abile. Fatto di notevole rilievo, l'impresa riesce grazie al grande impegno che resterà scritto nella storia e grazie alla presenza dei giovani del Grim: Alessandro, Mattia, Stefano, Kevin. Oltre a loro un paio di amici di Carlo, Pierantonio del Cai di Ghemme, Fabio della sezione di Varallo, il solito "grande Nicola" e qualche accompagnatore del Grim, ma senza l'apporto di questi quattro "ragazzoni" cresciuti all'ombra del Grim e sempre presenti quando occorre, non ce l'avremmo mai fatta. Con grande sincerità lo voglio ammettere e sottolineare! La strada della Res non è certamente quella dell'orto ed è la prima volta che usiamo la "Joëlette" su un percorso così "angusto" e soprattutto con il peso di Carlo. Non che Carlo abbia un peso fuori dalla norma, ma la precedente esperienza fatta con Anna Defabiani e con una diversa attrezzatura forse più consona al tipo di terreno, ci eravamo forse illusi che fosse altrettanto facile. Inoltre dobbiamo considerare che eravamo molti meno della volta precedente, per cui è stata proprio dura! Dura ma anche di una soddisfazione immensa, come diceva Nicola Galli nell'osservare il sorriso euforico di Carlo, un ragazzone molto brillante, ma che non potendo camminare per questa volta ha raggiunto una bella cima e ha provato la calda accoglienza di un rifugio alpino in compagnia di tanti amici

8 Mentre osservava i paesi sottostanti e con il binocolo lo aiutavo a riconoscerli, Carlo mi ha detto: "E' tutto così diverso visto da qui..." e sfido chiunque a non provare un brivido riflettendo su questa semplice sua emozione! E' stata una esperienza per tutti speciale, alla quale non ci abituiamo mai perché ogni volta diversa, perché ogni volta grande ed impagabile forse più per noi che per i nostri "trasportati speciali". Gli Alpini hanno offerto il pranzo a Carlo e trattato il nostro gruppo con l'attenzione e la simpatia per cui le mitiche "Penne Nere" si sono guadagnate la stima del mondo intero. Il tempo non era dei migliori, ormai quest'anno è così e a questo invece finiremo per abituarci. Solo in ultimo il cielo si è aperto e ha concesso a Carlo la soddisfazione che si meritava Possiamo dire che anche la nostra "Joëlette" ha superato una prova proprio speciale, degna di nota e chi conosce questo sentiero lo sa L'uscita è nata da un'idea "fuori programma" di Paolo Erba e Carlo Cornalino con il conforto di Agnese ed Enrico. Carlo ringrazia tutti, senza riserve, anche coloro che per questa volta non sono riusciti ad accompagnarci. Ancora una volta devo riconoscere che l' Previ aveva ragione: solo raggiungendo la vetta insieme, anche al più debole dei nostri compagni, si può gustare la vera gioia ed essere appagati della propria fatica. Lègru! Uccio e Carlo ringrazia. In allegato una breve ma intensa mail giunta a Paolo Erba da Carlo: Ciao Paolo, voglio dire un cosa ma non riesco a dirla, non ho parole per il vostro orgoglio di portarmi in montagna con il GRIM. Avete sofferto e faticato senza lamentarvi, tutto questo solo per me, grazie a tutti! Carlo La fame nel Corno d'africa: una Serata di Ascolto e Riflessione con Mons. Franco La fame nel Corno d'africa: un argomento ricorrente, tragicamente ricorrente, che viene interpretato quasi come se fosse qualcosa di ineluttabile, al quale non ci si può sottrarre, ma il vero problema non è quello di far fronte all'emergenza, ma il prima e il dopo. La serata varallese, presentata da Rosangela Canuto, Presidente del Centro Libri, è stata organizzata dalla Parrocchia di San Gaudenzio, dal Centro Libri-Punto d'incontro, dal Gruppo Bangladesh, dall'avas e dalla Caritas, per sensibilizzare i Varallesi su quanto accade in Africa. Monsignor Giorgio Bertin, francescano italiano, vescovo di Gibuti e Mogadiscio, ha parlato di una "carestia prevedibile", annunciata, senza che nessuno smuovesse nulla, perché si preferisce che la gente sia affamata per poi comprarla con un tozzo di pane. Monsignor Franco Givone, oggi parroco di Gattinara e responsabile del Centro Missionario dell'arcidiocesi di Vercelli, è stato missionario in Kenya per molti anni; gli si illuminano gli occhi quando ne parla: "E' stata un'esperienza meravigliosa girare per le Afriche, lo faccio dal 1972", opinione certamente condivisa da don Roberto Collarini, prevosto di Varallo, che è stato missionario in Ciad e ha portato con sé una impronta particolare, che si traduce nell'impegno costante al servizio della comunità, caratterizzato dall'informalità dei rapporti a favore della concretezza. Nel 1990 Mons. Franco Givone, su incarico della CEI, è stato inviato a Verona presso il Centro Unitario Missionario (CUM), come Responsabile per l'africa e ha visitato le missioni di ben 46 stati africani, perciò ha maturato un'esperienza molto ampia e articolata, che gli ha permesso di elaborare una serie di considerazioni proposte al numeroso pubblico. "Bisogna aiutare la gente locale a trovare la soluzione dei loro problemi, non sostituirsi a loro, occorre lasciar loro il tempo di fare un percorso che noi abbiamo fatto in oltre un secolo, ma soprattutto occorre il coraggio di dire le cose, anche quelle politicamente scorrette". Durante la serata è stato proiettato un DVD che illustra l'operato delle missioni vercellesi in Kenya: prima sono state costruite le scuole, poi le officine, poi sono state ricostruite le case distrutte da un ciclo

9 ricostruite le case distrutte da un ciclone, e per ultima la chiesa e la casa dei preti. La Cattedrale di Isiolo è stata affrescata dal pittore vercellese Guido Villa che ha proposto alcune scene dell'esodo come metafora dell'uomo d'oggi, che deve saper liberarsi dalle schiavitù moderne. Come comunicato precedentemente, durante l'assemblea dei soci del 20 giugno scorso, l'a.v.a.s. ha rinnovato il proprio Consiglio Direttivo, che è risultato così composto: Cucciola Pier Michele, Andenna Paola, Guerra Giuliano, Righes Liviana, Ricotti Nathalie, Carrara Luigi, Bonazzi Maria Ilaria, Marcaccini Flavia, Orso Daniela, Botta Ezio, Zirattu Irene, Beltrametti Daniele, Galletti Rita. Da quella data fino al 27 settembre, giorno della prima riunione del nuovo consiglio, ha retto la presidenza Pier Michele Cucciola, presidente uscente. Nell'Ordine del Giorno del Consiglio del 27 settembre, il primo e il 18 Al termine della serata Siro Erbetta ha portato la sua esperienza pluriennale di volontario in Africa: la realizzazione di un pozzo e di una scuola sono nate proprio da precise richieste della popolazione locale, realizzate grazie alla preziosa intermediazione di mons. Givone. Molto resta da fare, l'importante è che gli interventi convergano sui reali bisogni delle popolazioni e si abbia l'umiltà di mettersi discretamente da parte per far agire in prima persona gli Africani. Piera Mazzone secondo punto erano dedicati alle nomine del Presidente e del vice Presidente. Il Consiglio, dopo ampia discussione e dopo aver sentito il parere di tutti i consiglieri, decide di confermare l'incarico di Presidente a Pier Michele Cucciola, per le doti di diplomazia, disponibilità ed attenzione alle varie problematiche dimostrate negli anni precedenti. Viene riconfermata vice Presidente Nathalie Ricotti, per l'impegno profuso nello svolgimento del proprio compito. Ai consiglieri non resta che augurare loro buon lavoro e dichiararsi disponibili ad aiutarli per qualsiasi loro esigenza. 19 Un io commosso cambia il mondo. Mi sembra una bellissima frase per introdurre l argomento riguardante la colletta alimentare che si svolgerà nei supermercati di Varallo come in quelli di tutta Italia il 26 novembre p.v. Chiunque di noi si guarda intorno, ha modo di verificare la veridicità dell osservazione. Chi ha l animo predisposto alla comprensione per l altro sa che anche il più piccolo gesto può aiutare a risolvere i problemi di coloro che hanno bisogno, sia materialmente che spiritualmente. Molti avranno sperimentato che una parola detta al momento giusto, un sorriso di incoraggiamento, una carezza di conforto possono fare capire ad una persona in condizioni di disagio che non è sola, ma che è sorretta dalla commozione e quindi dalla vicinanza del proprio simile. In quel momento nel suo mondo triste si apre uno spiraglio, si intravede una lucina: qualcuno è disposto ad aiutarlo. Bene, ognuno di noi, il 26 novembre può aiutare ad assolvere uno dei problemi che affliggono la nostra società in questo momento: quello della fame. Non bisogna andare al di là del mare o percorrrere migliaia di chilomentri per vedere il dilagare e gli effetti di questa piaga: basta osservare attentamente la realtà che ci circonda. Quindi, quando quel sabato vi recherete al supermercato per la vostra spesa, ricordate che qualcuno non può compiere questo rito. Allora pensateci voi con quello che volete e potete dare: pasta, riso, zucchero, olio... tutti sanno che cosa serve per preparare pranzo e cena...

10 Prosegue l'impegno per il Restauro Interno della Chiesa del Cucco Un contributo di Euro dalla Fondazione CRT Dopo aver realizzato nel 2009 il restauro esterno della chiesetta di Santa Barbara in località Madonna del Cucco, il Comitato promotore - composto dal Gruppo Alpini di Varallo, dal Gruppo Camosci del CAI Varallo, dal Comitato Carnevale di Varallo e dal Consorzio Terrieri di Verzimo-Gerbidi - si sta ora impegnando per realizzare anche il restauro dell'interno, che versa in condizioni di serio degrado ma recuperabili, con particolare riguardo ai pregevoli affreschi della volta. In tal modo la chiesa non sarà più soltanto una gradevole nota nel paesaggio varallese, per la sua panoramica posizione, ma riacquisterà la sua dignità e funzione originaria sia ai fini liturgici che artistico-culturali. A tal fine il Comitato, dopo aver ottenuto l'autorizzazione ai lavori dalla competente Soprintendenza regionale, ha inoltrato domande di contributo agli Enti del territorio ed ha riattivata 20 la pubblica sottoscrizione a suo tempo aperta per il restauro dell'esterno. E recentemente un primo aiuto è giunto dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino (CRT) che ha stanziato la somma di 8.000,00, confermando quella sensibilità già dimostrata nel 2009 con il contributo di Euro per il restauro esterno. Molta visibilità alla promozione dell'opera si è poi avuta con la "Camminata sul sentiero di Padre Gallino" del 2 ottobre, che ha aggregato attorno al Comitato promotore varie altre Associazioni di volontariato sensibili all'iniziativa (GSA, GRIM, Pro Loco e Consorzio Terrieri Verzimo, AIB, CRI, CNSAS). Iniziativa alla quale è stato dato ampio risalto dalla stampa locale e che ha dato un introito netto di 1.350,00 per cui, tenuto conto di altre offerte ultimamente pervenute dai cittadini e della residua disponibilità, il Fondo pro Cucco ammonta attualmente a circa 6.000,00 (le offerte possono essere versate sul conto corrente "ANA Gruppo di Varallo pro chiesetta Cucco" presso Banca Popolare Novara, filiale di Varallo, coordinate bancarie IT-L , oppure direttamente al Presidente o al Cassiere del Comitato, Sigg. Ferruccio Guaschino e Luigi Zacquini). Certo, si è solo ad un terzo dell'importo preventivato per i lavori, 21 ma la sensibilità fin qui riscontrata da parte di Enti, Associazioni e Privati fa sperare che anche questa volta si possa raggiungere l'obiettivo. Ed è con questo vivo desiderio che il Comitato dà a tutti appuntamento ai primi di dicembre per la Festa Patronale di Santa Barbara, cui la chiesa del Cucco è dedicata. Il relativo programma verrà a suo tempo reso noto su questo bollettino! g.s. La Videosorveglianza in Diretta" per il Sacro Monte In settembre, l'onorevole Gianluca Buonanno, sindaco della Città di Varallo e Presidente dell'amministrazione civile del Sacro Monte, Giacomo Gagliardini, Commissario straordinario della Riserva naturale speciale del Sacro Monte e Carlo Hruby, vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, la prima fondazione italiana ed europea per la protezione dei beni culturali, alla presenza di un pubblico numeroso e qualificato, hanno presentato alla stampa e alle istituzioni del territorio il progetto per la videosorveglianza in diretta del Sacro Monte di Varallo. Erano presenti il Questore di Vercelli Gaetano Giampietro, il Capitano dei Carabinieri della Compagnia di Borgosesia Massimo Colazzo, il Comandante della stazione Carabinieri di Varallo, Maresciallo Maurizio Grossi, il Comandante della Guardia di Finanza di Borgosesia, Luogotenente Franco Spini. Il consigliere regionale Paolo Tiramani ha portato il saluto e il plauso dell'amministrazione Regionale: "Nella nuova legge regionale sui Sacri Monti il Sacro Monte di Varallo è una risorsa primaria del sistema, ciò è dimostrato anche dal fatto che nel 2010 il Sacro Monte di Varallo è quello che ha ricevuto più contributi per l'ordinaria gestione!" Il Sacro Monte è un complesso devozionale con una valenza storicoartistica unica al mondo, cui poi molti altri si ispirarono. Come "modello archetipo" il Sacro Monte attira da secoli moltitudini di visitatori e pellegrini ed è un compito delicato e impegnativo proteggerlo dal tempo e dalle persone senza isolarlo, ma piuttosto per poterlo trasmettere intatto alle generazioni future. Gli Enti e le persone preposte alla sua conservazione e valorizzazione cercano quindi, da sempre, di contemperare la fruizione del Santuario con la sua adeguata protezione. Il capitano Guido Barbieri, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio culturale di Torino,

11 ha favorito l'incontro di coloro che gestiscono il Sacro Monte con la Fondazione Hruby che, istituita nel 2008, ha lo scopo di promuovere una cultura della sicurezza intesa quale protezione e salvaguardia dei beni pubblici e privati - principalmente quelli di interesse artistico, monumentale, storico e paesaggistico- attraverso il corretto impiego di tecnologie appropriate. La Fondazione ha elaborato un progetto nato inizialmente come una sfida, perché proteggere il Sacro Monte è davvero una sfida ambiziosa e difficile, essendo un bene del territorio che il pubblico fruisce liberamente, sottoposto a condizioni ambientali variabili e quindi non sempre controllabili, non sistemato in un'unica sede, ma dislocato in uno spazio molto ampio. Per la progettazione e la messa in opera dell'impianto di videosorveglianza la Fondazione Enzo Hruby ha chiamato un partner con il quale ha già realizzato la prestigiosa protezione della Sacra Sindone in occasione della sua esposizione a Torino: la Società "Centro Sistemi Antifurto di Torino" di Guglielmo Forzato, amico sostenitore della Fondazione Enzo Hruby. Lo studio di fattibilità prevede l'istallazione della migliore tecnologia di videosorveglianza e la coordinazione della realizzazione del sistema con il nuovo impianto di illuminazione in fase di completamento. Il sistema progettato si basa su una rete di fibra ottica che supporta l'invio di segnali video provenienti dalle telecamere con illuminatori a infrarossi, situate in ogni cappella. Le immagini saranno registrate localmente, e potranno essere inviate ai Carabinieri per essere consultate o registrate. I costi di questa operazione saranno molto alti, ma porteranno a un duplice risultato: da un lato sarà attivato un sofisticato sistema di videosorveglianza in diretta, che non violerà in alcun modo la privacy dei visitatori, e dall'altro questo sistema di telecamere, offrendo un punto di vista unico e privilegiato al potenziale visitatore, permetterà una sorta di tour virtuale, accessibile da tutto il mondo semplicemente collegandosi con un computer via internet. L'iniziativa, della quale si farà interamente carico la Fondazione Enzo Hruby, esempio della collaborazione tra pubblico e privato, è destinata, come hanno sottolineato unanimemente il Sindaco di Varallo on. Buonanno e Carlo Hruby, a diventare uno dei più rilevanti interventi internazionali di protezione di un luogo di pellegrinaggio di questa estensione e con queste complessità ambientali e territoriali, realizzandosi infatti su di un'area di 80 ettari a 600 m. di altitudine, con 43 cappelle (più Fontana e Basilica) e non poche altre architetture di pregio. Il Sindaco Buonanno ha annunciato che in occasione del prossimo Consiglio Comunale proporrà di conferire la cittadinanza onoraria a Carlo Hruby, "che proprio se la merita", invitando tutti al rinfresco offerto dall'amministrazione Comunale e approntato dall'istituto Alberghiero di Varallo. Il Sindaco si è detto felice per i risultati ottenuti: "Questa è una delle giornate più belle per questa Città valsesiana, che premia l'impegno e la tenacia di coloro che lavorano per costruire il futuro". Piera Mazzone I Parroci di Montagna - 8 puntata a cura di Silvio e Giulio Brentazzoli Dalla montagna verso la città Non tutti i paesini di montagna sono pericolosi da raggiungere, non sempre è difficile viverci, specialmente dal finire del secolo scorso in poi. Ormai li ha raggiunti la strada asfaltata, l'acquedotto, il telefono, la fognatura, il turismo. Sul turismo sono state poste tante speranze, prima fra tutte fermare lo spopolamento della montagna. Sbagliato! La gente di montagna, vista la vita di città, ha fatto il confronto con la propria: è partita senza riflettere che avrebbe abbandonato un patrimonio prezioso di affetti, di cultura, di fede, che in città non avrebbe più né visto né posseduto. L'economia montana è certo più bassa, ma quella cittadina è molto più cara e povera di valori. Oh, questa nostalgia delle sue montagne lo struggerà dentro quel povero giovane, lontano dal suo paese, solo nella confusione delle vie della metropoli! Giorno dopo giorno ricorderà la sua povera casa senz'acqua corrente, d'inverno sovente senza luce, il caldo della stufa a legna, la camera da letto fredda ma silenziosa. Ripenserà alle domeniche e alle feste: la mattina era diversa, andava in piazza, incontrava gli amici, insieme andavano alla Messa, poi l'aperitivo e quindi il pranzo a casa, non di lusso, ma dai sapori e profumi nei quali si percepiva tutta la cura della mamma. Anche la polenta era profumata di amore. Ma il giovane "cittadino" ricordava pure l'odore della stalla, con le sue mucche, le sue capre, le sue pecore, il suo maiale che a gennaio rallegrava tutta la famiglia: povera bestiola! A primavera niente prati in fiore, solo cemento. Niente polenta e "garusle", ovvero le bucce delle rape lasciate essiccare durante l'inverno, messe a bagno, strizzate e arrostite: una delizia per bocche da poveri. Non più la settimana da boscaiolo per preparare la legna del prossimo inverno. Non più la minestra profumata dalle erbette dei guadi. Si sa cosa si perde, non si sa cosa si trova. Purtroppo don Giacomino dalla sua parrocchia di montagna ha visto 22 23

12 famiglie intere. Li rivede il 1 novembre, a Natale e a Pasqua, alcuni per le ferie in agosto. Il paese che contava 500 abitanti ora ne conta 300 scarsi. Don Giacomino è preoccupato: matrimoni 1 o 2 all'anno, battesimi meno ancora, funerali sulla decina. Gli alpeggi sono quasi tutti deserti. I prati, selve: tra dieci anni, forse, ci saranno i lupi Per don Giacomino il lavoro comunque non manca, perché il Vescovo gli ha affidato altre tre comunità, che insieme stentano a raggiungere i 600 abitanti. Molte tradizioni scompaiono per mancanza di soggetti. Per l'epifania nella processione sfilavano i Re Magi a cavallo e la Banda musicale accompagnava i canti religiosi. Alla sera nel teatro sociale giovani e ragazze presentavano un dramma tra i più belli. Tutto si faceva perché gli emigranti ritornavano in famiglia. Per quella Epifania accorreva gente anche dai paesi vicini. Oggi sembra una festa qualunque. I Re Magi ed il teatro erano anche momenti culturali, perché univano in armonia le persone, seminavano nell'animo dei ragazzi e dei giovani la gioia di continuare l'eredità dei padri, costata loro tanti sacrifici e fatiche. Oggi: niente di niente. Ma Fortunatamente non tutti i giovani sono scappati in città, perché poco o tanto traggono dalla vita di montagna un certo benessere. Si sposano in paese o nella valle, nascono i loro bambini e quindi le generazioni si avvicendano comunque abbastanza 24 regolarmente. Il nostro sacerdote può contare su un bel gruppo di giovani dell'azione Cattolica. Questi sono catechizzati e quindi preparati ad affrontare una testimonianza cristiana serena e forte. Un giorno a settimana, durante l'estate, con i suoi aspiranti, don Giacomino raggiunge a turno tutti gli alpeggi, celebra la S. Messa, ripassa il catechismo con piccoli e grandi. E' un po' una mezza festa, arricchita dai dolci di ogni qualità che il sacerdote porta sempre con sé, assieme ad un bel boccale di latte appena munto. Che delizia! Sono momenti di profonda gioia. Ma anche per il nostro giovane prete di montagna, come avrete notato, cari lettori, non mancano i momenti duri e, se non si affidasse alla preghiera, spesso addirittura scoraggianti. Sa però che nella sua chiesa vive con lui e per lui quel Gesù che ha detto: "Sarò con voi fino alla fine del mondo." E ancora: "Io ho scelto voi perché andiate e portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga." don Armando Avondo Cos è la Felicita Nell'immaginazione di chi a te aspira, dolce e delicata come un fiocco di neve tu sei. Sei come una farfalla che libera vola, nel limpido cielo di un'alba nuova. Per chi mai ti ha conosciuta e ti sogna, come un calmo mare tu sei, che con le onde sue bacia la riva, come un prato coperto di fiori in boccio a primavera, sei come un magico tramonto nella fresca brezza della sera. Sei il lento scrosciar che l'acqua dei ruscelli fa, le sembianze hai del ridente volto di un bimbo, che gioioso gioca. Il tenero pigolio degli uccelli, che sui rami di un secolare albero riposano in cima ad un pendio. Sei come il lieto crepitar della fiamma, che leggiadra nel camino danza. Felicità è il silenzio del cuor saper ascoltar, e Dio incontrar in ogni meraviglia dell'armonico creato, e vederlo poi in ogni persona che per mano sua ogni giorno incontriamo. Ma per chi ti ha conosciuta e persa, come una rupe tu sei irta di difficoltà, con in vetta una splendida principessa, a cui la mano tender si vorrebbe, ma quando contenti in cima alla montagna si giunge, per far con lei il tortuoso viaggio della vita, ci si accorge che inutili le fatiche sono state, poiché la principessa dai dorati abiti, non appena di avvicinarla si cerca, all'improvviso nel nulla fugge. Dietro a sé lasciando una scìa di sogno profumata, un sole che il buio illumina scolpito sul cuore, un caldo vento di speranza che sereno sia il divin disegno, del cammino nell'esistenza. Felicità ma tu esisti? O solo sei un'umana illusione? o le soavi parole di una melodiosa canzone, una dolce pioggerella di poesia che lenta l'anima bagna. Forse nascosta tu sei in una luminosa stella, od in un argenteo spicchio di luna, che nelle notti di blu tinte, custodiscono frammenti di desideri, ed i dolci sogni d'amore e di fortuna. Rosy Masoni 25

13 Ricordo di Renzo Zenone un Prezioso Volontario della Biblioteca Martedì 11 ottobre a mezzogiorno, mentre salivi nel cielo azzurro di questo autunno insolito per la nostra Valsesia sei ripassato anche dalla Biblioteca, un giretto rapido, giusto per dare un salutino, come eri solito fare mentre Anna, tua moglie, era al mercato. Ti avevano portato a Vercelli, nel Reparto Rianimazione, ma l'emorragia era troppo estesa e profonda, e Tu non avresti mai voluto "sopravvivere": per te la Vita aveva un senso solo se si coniugava con l'indipendenza e la possibilità di interagire con le persone. Non ho nemmeno potuto rivederti, ancora una volta la burocrazia, i protocolli, hanno avuto la meglio: anche dopo morti quello che rimane di noi sulla terra deve essere organizzato secondo regole perentorie. Tutto però si ricompone, ha un suo senso: in quelle ore passate ad aspettare un permesso che non è mai arrivato, seduta su una sedia in un seminterrato cui si accede scostando pesanti fogli di nylon, in un locale in cui l'unica distrazione era un manifesto che invitava a donare gli organi, ho potuto ripercorrere questi anni a Varallo, riascoltare la tua presenza in biblioteca, sorprendermi per quanto noi eravamo simili: impulsivi, inclini a fare tutto e subito, pronti a infuocarci per un'inezia, illusi di avvicinarci alla perfezione. Tu però avevi delle doti uniche: la tua attività professionale ti aveva insegnato ad essere preciso ed ordinato, metodico, una manualità spiccata ti permetteva di intervenire in modo adeguato sui libri un po' malandati che lasciavamo sul tuo tavolo, già, perché quello rimarrà "il tavolo di Renzo", con in un angolo le tue biro, le matite, sempre con la punta, gli occhiali, la chiavetta del caffè, il metro flessibile, la riga di metallo. La tua ironia era sempre pronta ad affiorare: proprio qualche giorno fa a Luciano che ti aveva incontrato mentre stavi leggendo le epigrafi sotto la Collegiata, avevi replicato: "Guardavo se c'era il mio di annuncio!". Non sopportavi che il tuo corpo si decomponesse in un loculo di cemento: molto meglio trasformarsi in cenere, che non pesa alla terra, è impalpabile come i ricordi, le nostalgie. Giovedì, salendo la scalinata della Collegiata, guardando il Sacro Monte incorniciato nell'arcata più alta, ho pensato che quello era il tuo mondo: amavi profondamente Varallo e la Valsesia, ne conoscevi ogni particolare, indispensabile era stato il tuo lavoro di indicizzazione delle vecchie fotografie, tenace, instancabile, con la tua auto ti recavi sui luoghi colti dall'obiettivo, guardavi, confrontavi, con la tua calligrafia minuta e spigolosa annotavi e poi il mattino dopo eri impaziente di chiederci: "Lo sai dov'è qui?" Naturalmente non ci azzeccavamo mai e tu, con lo sguardo raggiante, davi la soluzione; ma, dimmi, ne hai una anche adesso che non so più dove sei e invece vorrei tu fossi qui? La tua distrazione era proverbiale, quante volte hai dimenticato in biblioteca gli occhiali, il telefonino o il giornale del mattino: erano solo oggetti, briciole, che come Pollicino disseminavi, quasi per essere certo di ritrovare il cammino, come sapevi far ricomparire i libri "spariti" dal loro posto in scaffale. Avevi la rara capacità di voler bene in modo incondizionato, ma non lo avresti mai ammesso apertamente, ce lo facevi assaporare attraverso tante piccole attenzioni personalizzate, anche don Roberto, arrivato da noi da poco più di un anno, l'aveva capito subito che amavi la tua famiglia, Anna, Cristina, della quale eri orgoglioso per come si è fatta strada nella vita, ma amavi anche la comunità, cercando incessantemente di dare il tuo apporto per migliorarla: non sapevi proprio dire di no. Avevi saputo farti amare anche dai giovani, che ti seguivano e hanno voluto salutarti mercoledì sera nella chiesetta di San Lorenzo alla Crosa: affollavano il piccolo sagrato, silenziosi, smarriti, con gli occhi lucidi. Apprezzavi le cose belle, l'arte, i libri - mi hai donato alcuni libri valsesiani ormai introvabili, era il tuo specialissimo modo per trasmettere l'amore per questa terra, per insegnare a condividerne l'unicità. Al tuo funerale la Maestra Giuliana Brusa ha fatto risuonare il grande organo Mascioni, accompagnata dalle note struggenti del violino suonato da Carolina Tonco: non avresti potuto vivere senza la musica, eri stato anche un bravo batterista e non esitavi a prendere l'auto per andare a Milano ad ascoltare dal vivo i grandi jazzisti. Grazie a te mi sono avvicinata a Valsesia Musica: hai portato a conoscere la biblioteca alcuni tra i più importanti musicisti, orgoglioso di mostrare quella che era diventata una tua creatura. Nella nostra società ogni perdita si esorcizza con la dimenticanza, la sostituzione immediata dell'oggetto perduto: non sarà così, cercheremo di fare meglio e di più, perché tu con Roberto, con Primo e con gli altri Amici della Biblioteca siate fieri di noi. Siamo un po' più tristi, un po' più soli, ma siamo certi che quello che ci avete lasciato non andrà perduto, continuiamo a credere che anche i nostri piccoli gesti quotidiani hanno un senso straordinario. Ti voglio salutare come ero solita fare ogni giorno: ciao Renzo e grazie! Piera Mazzone, 26 27

14 Mons. Giuseppe Maria Magni Giuseppe Maria Magni nacque a Varallo il 1 novembre 1845 da Tommaso Magni e da Margherita Vietti. Il padre, che aveva studiato presso la Scuola di Disegno di Varallo, era un rinomato costruttore edile che spesso lavorava fuori dalla valle, in Savoia e in Italia centrale, spesso per una committenza religiosa, - tant'è che, per i suoi meriti, fu creato Cavaliere dell'ordine di San Silvestro - mentre la madre era molto devota e di animo generoso. Il giovane Giuseppe, terminati con ottimi risultati gli studi elementari, frequentò il Ginnasio varallese. Non essendo stato istituito ancora, allora, il Liceo, scelse di proseguire i propri studi in quello di Ivrea, molto probabilmente perché nel capoluogo eporediese vi si trovava l'abate Ranieri, un colto letterato, che aveva soggiornato per un certo tempo a Varallo. Conclusosi anche il ciclo di studi liceali, avendo ottenuto la licenza con un lusinghiero punteggio, e ricevuto una borsa di studio che veniva erogata ai migliori studenti, si immatricolò alla Facoltà di Matematica dell'università degli Studi di Torino. Tuttavia, come traspare da alcune lettere inviate allo zio paterno, Padre Gian Carlo Magni, francescano residente a Praga, fu una scelta dolorosa, venata d'angoscia, di tristezza e di malinconia, perché il suo animo era molto dibattuto tra il desiderio di non deludere i propri familiari, che s'aspettavano che proseguisse l'attività di famiglia, e quello di assecondare la sua più autentica vocazione, cioè il sacerdozio. Non dando per ora una risposta definitiva a questo travaglio dell'anima, scelse dunque una soluzione compromissoria, iscrivendosi ad una facoltà che almeno non fosse intaccata dalle dottrine materialistiche e atee che si stavano rapidamente diffondendosi nelle discipline umanistiche. Come si può facilmente evincere questa non era la vera via d'uscita, ma semmai procrastinava al futuro la soluzione del suo problema. Comunque, alla fine, scelse di seguire la sua vocazione, provocando ai genitori un grande dolore e una profonda tristezza. Il solo Don Pietro Calderini, che era amico della madre, provò molto gioia per la scelta del giovane varallese, tanto da preconizzare per lui una felice carriera sacerdotale, cosa che poi avvenne. Quindi, dopo aver conseguito a soli vent'anni la laurea in Scienze matematiche, si recò subito a Roma per frequentare il Seminario pontificio. Qui fece una conoscenza destinata a segnare la sua vita, quella di Mons. Manacorda, Vescovo di Fossano, che si rese conto ben presto delle qualità del seminarista varallese e decise di prenderlo, per così dire, sotto la sua tutela, tant'è che una volta ordinato presbitero, lo designò come suo segretario. Un particolare da sottolineare per comprendere ulteriormente il legame particolarissimo che si era instaurato tra il presule e il giovane Magni è che il neo-sacerdote celebrò la sua prima Messa proprio nella cattedrale di Fossano il 17 marzo 1872, avendo ottenuto la dispensa dal Vescovo di Novara. Infatti fu proprio in questa città del Cuneese che il prelato di origini varallesi dispiegò, con grande slancio e con molta generosità, le sue doti intellettuali e umane, che lo resero molto amato dalla gente. Pur raggiungendo incarichi prestigiosi, non fece nulla per ottenerli, limitandosi semplicemente a porsi a servizio della Chiesa. In tal senso fu chiamato a ricoprire la prestigiosa carica di Direttore spirituale del Seminario fossanese, ove insegnava molte discipline, a dimostrazione ulteriore della sua solida preparazione, quali la Liturgia, il Diritto canonico, la Sacra Scrittura, la Teologia morale. Ma a parte queste incombenze, espletate con grande passione, per cogliere davvero la statura dell'uomo e del sacerdote, basti soltanto accennare al fatto che si prodigava inoltre ad insegnare le nozioni di base ai poveri che frequentavano la scuola rurale di Cussanio, ciò a dimostrazione del suo autentico impegno verso gli emarginati, molto lontano da certi atteggiamenti puramente di facciata, illuminato da una carità che andava oltre i buoni propositi, sia pure apprezzabili, e sapeva concretizzarsi nella realtà. Fra tutte le cariche che ebbe modo di ricoprire, una gli fu particolarmente gravosa, quella di Pro Vicario Generale della Diocesi di Fossano. Tale prestigioso incarico, segno della grande stima che il Vescovo aveva nei suoi confronti, gli fu conferito con atto canonico promulgato nel maggio del Tuttavia gli onori che sempre più otteneva non mutarono per nulla la sua indole, desiderosa solo di contemplazione, dell'otium, inteso nel senso più alto del termine, religioso. Questo tratto è stato possibile ricavarlo da una lettera privata inviata dal sacerdote valsesiano, trapiantato nel Piemonte meridionale, a Don Pietro Calderini, suo grande amico, che la pubblicò poi in una corposa monografia dedicata al Magni, edita nel 1898 per i tipi di Camaschella e Zanfa. In questa missiva confidenziale datata 17 gennaio 1879, Don Giuseppe Maria esprimeva al Calderini il suo più grande desiderio, quello di ritornare nella natia Varallo e di ritirarsi al Sacro Monte, progetto, purtroppo per lui destinato solo a rimanere sulla carta, visto che le incombenze, come si è visto, aumentavano di anno in anno. Nel 1889 Monsignor Manacorda volle, a suggello di una missione sacerdotale intesa come un darsi totalmente al Signore e al prossimo, ricompensare il suo segretario con un'alta onorificenza. A tal scopo si adoperò presso Papa Leone XIII, affinché lo nominasse prelato domestico, cosa che poi avvenne. Nella prestigiosa nomina, oltre alla sua perizia negli studi ecclesiastici, giocò a favore l'impegno da lui profuso per la costruzione del nuovo Santuario fossanese, intitolato a Nostra Signora della Provvidenza. Nel 1890, per decreto papale, caldeggiato dal Vescovo di Novara, Mons. Riccardi, lasciò Fossano per ritornare nella Diocesi di Novara, avendo ricevuto la nomina a Canonico e Prevosto della Cattedrale di Novara. In seguito ricevette l'ambita nomina a Vicario generale della Diocesi gaudenziana. Magni, tuttavia, non fu del tutto felice della sua nuova collocazione, che pure lo riavvicinava ai suoi affetti varallesi, perché il suo animo era dominato dalla grande nostalgia per gli anni trascorsi accanto al suo mentore, Mons. Manacorda, che gli conferì, dall'ormai lontana Fossano, come atto di stima e amicizia, il canonicato onorario della Basilica Cattedrale. Anche a Novara manifestò tutto il suo ardore di autentico testimone del Vangelo, curando la formazione religiosa delle giovani che studiavano presso la scuola femminile del Monastero di San Giuseppe. Tra le varie mansioni che doveva svolgere, è da notare, a dimostrazione delle sue doti di educatore universalmente riconosciutegli, che fu, secondo l'espressione in uso all'epoca, uno dei deputati per gli studi e la disciplina nelle scuole vescovili, istituite per preparare i futuri sacerdoti. Un particolare interessante da sottolineare che anche a Novara mise a frutto le sue competenze in fatto di matematica e di architettura, sue passioni giovanili, nella realizzazione dell'altare di S. Benedetto in Duomo. Anche con il Vescovo Riccardi si instaurò un proficuo rapporto di collaborazione, per non dire di amicizia, che venne bruscamente interrotto nel 28 29

15 chiamato a sostituire il Cardinale Alimonda, appena deceduto, come Arcivescovo di Torino. Allora fu nominato nuovo Vescovo di Novara Mons. Pulciano, già Vescovo di Casale, che subito riconfermò Magni nei suoi precedenti incarichi. Proprio mentre stava spendendo le proprie forze per la Diocesi in cui era nato, cercando di raggiungere i grandiosi, e il termine non è esagerato, risultati conseguiti a Fossano, dove ancora oggi la sua zelante opera è ben ricordata, un male incurabile lo portò alla tomba tre anni dopo, nel Condusse una vita appartata, priva di clamori, autentico esempio di fede operosa e fattiva, aspetto ben noto ai contemporanei, tant' è che i suoi solenni funerali svoltosi a Varallo furono la celebrazione di un sacerdote esemplare. Le cronache dell'epoca, soprattutto il giornale "Gaudenzio Ferrari", testimoniano di una partecipazione corale e di massa non solo della Valsesia tutta, ma da genti provenienti da tutto il Piemonte, alla presenza di tutti i Vescovi della regione. Gabriele Federici Anagrafe Parrocchiale Sono stati portati al Fonte Battesimale: BESSI Maria Alisea di Diego e Galasso Olga; MINOLI Ettore di Carlo e Pascariello Anna; CALVI Gabriele di Alexandro e Carrafiello Fiorella; GUIDETTI Giulio di Omar Carlo e Guglielmina Lucia; MONTEVERDE Luca di Paolo e Bellotti Anna Sono tornati alla Casa del Padre: CELINO Idolo; DELVECCHIO Salvatore; ZENONE Renzo; ANDREATTA Ferdinando; CHIERICATO Adelina; DEBERNARDI Ilda; SQUILLARIO Enrica; RABITO Sebastiano; BOATTO Rosanna; ZANONE Francesca 30

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