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1 PENSIERINI SCRITTI DAI MIEI ALUNNI (primo volume) Pagina introduttiva Nel corso dei miei anni di insegnamento, quando sul settimanale Insieme curavo la rubrica Sabato mattina all italiana e in seguito La scuola di italiano, ho pubblicato spesso i compiti scritti dei miei alunni. E, se ben ricordate, lo facevo nell intento di dare il via a uno scrittore a scrivere e mi auguro proprio di averlo dato almeno a qualcuno! A volte vado a rileggerli e lascio immaginare a voi i ricordi e le emozioni che si accavallano nel mio cuore, quasi a soffocarmi il petto, allorché si affacciano alla mia mente anche i volti di tutti quei tanti studenti nel cui animo, al pari di ogni altro insegnante, ho seminato dei raggi di italianità sperando che continuino anch essi a farli risplendere in lungo e in largo durante il loro cammino in terra canadese. Adesso che il PICAI ha aperto questa simpatica rivista telematica che punta i suoi riflettori sui nostri corsi di lingua e cultura italiana del sabato mattina, mi è passato per la testa di: selezionarne alcuni in base all argomento trattato, raggrupparli in vari volumetti e darveli in lettura on line nella pagina de «Il sabatino». Quasi certo di aver fatto qualcosa di utile BUONA LETTURA! == = == In questo primo volumetto ho raggruppato alcuni compiti che parlano dei seguenti argomenti: 1) EMIGRAZIONE 2) LINGUA ITALIANA 1

2 EMIGRAZIONE La vita dei primi italiani emigrati a Montreal non è stata per niente facile. Il cambiamento è stato radicale perché dai piccoli paesi di provincia si sono trovati in una grande metropoli. Qui, oltre ad un clima ostile, si sono trovati davanti a usanze, tradizioni e lingue diverse. Ma col tempo le cose sono migliorate e gli italiani non sono più quelli di una volta. Hanno radicato qui anche le loro usanze e sono rimasti attaccati soprattutto alle loro abitudini alimentari. Mio padre dice che agli inizi degli anni sessanta non c erano tanti prodotti alimentari. Oggi invece si trovano facilmente perché vengono fatti proprio qui grazie ad industrie alimentari di marca italiana come Saputo, a compagnie importatrici come Aurora, Valli ed altre ancora; ed a ristoranti, sale da ricevimento, pizzerie, pasticcerie e altre attività di questo genere. Ma la presenza italiana a Montreal attraverso i prodotti alimentari è molto rilevante anche a livello familiare e casalingo. L orticello dietro casa in estate, il vino e le giardiniere in autunno, gli insaccati col tempo freddo, i pranzetti ed i vari biscotti e pasticcini che fanno continuamente le nostre nonne e mamme sono tutte cose che confermano e tramandano le abitudini alimentari italiane a Montreal. Tutte queste cose di ordine casalingo hanno un altro grande valore: fanno capire che anche i nostri genitori hanno contribuito ad arricchire il Canada. Con esse anche la gente di tutti i giorni ha scritto una paginetta tutta sua nel grande libro della cultura italiana all estero. (C. Bozzo) Tanti anni fa l Italia era un paese povero, a causa delle due guerre mondiali; le poche industrie che c erano al nord non bastavano a dare lavoro a tutti. Gli abitanti al centro e al sud vivevano di agricoltura. Per migliorare il loro stato economico hanno scelto l emigrazione. Alcuni sono emigrati nella stessa Italia; altri in Germania, Svizzera, Francia; altri in Canada e altri stati. Gli italiani nei primi tempi hanno avuto molte difficoltà tra cui la lingua e il clima. L emigrante ha lavorato molto, ha provato tutti i lavori lavorando anche sette giorni a settimana per poter dare ai figli tutto il necessario e comprarsi una piccola casa. Col tempo si sono stabiliti qui conservando la loro lingua e cultura trasmettendole pure ai figli; ma rispettando anche quelle dei paesi in cui vivono. (G. De Falcis) Mia madre è nata in Italia e proviene da Napoli; mio padre, invece, proviene dalla provincia di Campobasso. Mia madre aveva 18 anni quando è venuta qui: aveva già finito le scuole e veniva in Canada con la famiglia per avere una vita 2

3 migliore. Mia nonna lavorava in casa e mio nonno era un poliziotto. Mio padre invece è venuto qui con suo padre (mio nonno), le sue sorelle e sua nonna. Sua madre (mia nonna) era deceduta quando lui aveva solo 14 anni; allora la nonna di mio padre fu come una mamma per lui e le sorelle. Mio padre, finita la scuola, apprese il mestiere di meccanico per automobili. I miei genitori sono venuti qui con l aereo e si sono sposati 23 anni fa. Fu un matrimonio bellissimo e, oltre alla famiglia, vi parteciparono tutti gli amici. Due anni dopo è nata la mia sorella più grande che porta il nome della madre di mio padre. La loro prima casa era a Saint Michel e loro hanno abitato lì per tre anni. E lì è nata mia sorella che si chiama come la madre di mia madre. Un anno più tardi hanno cambiato casa e sono venuti a vivere a Rivière des Prairies. I miei genitori furono tra i primi a comprare la casa sulla strada dove abitiamo ancora adesso. Anche mia nonna e mia zia comprarono una casa vicino a loro, ma dopo mia nonna e mia zia hanno cambiato casa; noi, però, siamo rimasti lì e dopo due anni tutte le case della strada vennero vendute e abitate. Abitiamo ancora nella stessa bella casa dove sono nata io, due altre sorelle e un fratello. La mia prima sorella si è sposata e non abita più con noi, ma noi, naturalmente, andiamo spesso a trovarla. (S. Petta) Mio padre emigrò qui in Canada quando aveva 20 anni. Con la nave, che si chiamava Vulcania, lui partì da Napoli ed arrivò ad Halifax undici giorni dopo. Viaggiava con sua madre e le sue sorelle sperando in un futuro migliore. Sulla nave soffrì molto il mal di mare tanto da essere ricoverato nell ospedale della nave. Il treno che lo portò da Halifax a Montreal, secondo mio padre, era un treno dell 800 perché mancava di tante cose di normale conforto. Arrivato a Montreal con la madre e le sorelle incontrò suo padre e la famiglia si riunì. Lo stesso successe a mia madre. Lei, però, partì nel giugno del 1960 con la sorella e viaggiò con la nave Saturnia ed anche lei venne a raggiungere suo padre qui a Montreal. Anche lei ebbe il mal di mare, ma prese delle pillole e le passò. Mio nonno aveva già un appartamento per loro tre. La mia madre, mentre mio padre lavorava, andava a scuola per apprendere la lingua inglese. (T. Bontempo) Dopo essersi sposato in Belgio mio padre aveva una sola idea in testa: emigrare in Canada! Allora fece una domanda di lavoro per esercitare la sua professione di insegnante qui in Canada. Era il 1970; lo stesso anno arrivò la risposta per lettera. In questa risposta si diceva che il governo del Quebec accettava la sua domanda. Questo perché in Belgio si parla francese e mio padre aveva 3

4 appunto il diploma per insegnare francese. Tutto felice di quella risposta, subito comprò due biglietti aerei, Bruxelles-Montreal, con la compagnia Air Canada e se ne venne qui con mia madre. Arrivati in Canada chiesero la cittadinanza canadese e l ottennero. Dopo di che, lavorando e risparmiando, hanno comprato casa e hanno messo su famiglia; e il resto è storia di cui faccio parte anch io! (M. Papia) Mio padre, nato nel 1951 in provincia di Campobasso nel Molise, emigrò prima in Svizzera nel 1971 e vi restò quattro anni, abitando in una stanza che aveva affittato in casa di una famiglia pensionata. Lavorò in una manifattura di carta per fotocopie e poi come elettricista. Nel 1975 decise di venire qui in Canada dove abitavano alcuni dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Venne dalla Svizzera con l aereo e giunse direttamente qui a Montreal dove abitò con una sua sorella. Ha lavorato in parecchi posti e tutti questi lavori li ha trovati anche con l aiuto di uno dei suoi fratelli. E così ha lavorato in una manifattura di vestiti, poi ha lavorato in un negozio dove vendono apparecchi per aria condizionata, dopo ancora in una di vestiti e poi in una manifattura di ferro ornamentale; ed è appunto in questo posto che lavora ancora oggi. Nel 1977 si è sposato ed è andato ad abitare per conto suo assieme a mia madre. E adesso, ecco qui anche me! (M. Berardinelli) Molti degli italiani emigrati in Canada si sono stabiliti a Montreal. In tutti questi anni di emigrazione hanno portato molte usanze e abitudini italiane qui in America. Tra tutte queste cose voglio ricordare in che modo gli italiani sono presenti a Montreal con i prodotti alimentari. Molti connazionali hanno aperto delle industrie per produrre alimenti su scala nazionale; altri poi importano i prodotti alimentari dall Italia e li vendono in Canada; altri hanno aperto ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie ed altro per produrre buone cose secondo le tradizioni italiane. Ecco il motivo di tanti nomi italiani qui a Montreal come Saputo, Salerno, Valli, Aurora, Cimo, Bonanza e tanti altri negozi alimentari di stampo italiano. Noi italiani veniamo da diverse regioni ed ogni regione ha la sua maniera di preparare salsicce, vino, sottaceti, salsa, marmellate, biscotti e pasta fatta a mano come orecchiette, fusilli, focacce ed altre specialità. Tutte queste cose fatte in casa hanno una grande importanza perché sono economiche, sono fatte con più cura e sono molto più naturali e quindi sono buone per la salute. Io sono orgoglioso di queste cose che praticano pure i miei genitori. Con tutte queste abitudini paesane anche la gente comune e poco istruita è stata capace di mettere la sua piccola firma nel gran libro della cultura italiana in terra canadese. (F. Schirò) 4

5 Molti anni fa i nostri antenati sono venuti qui per trovare una vita migliore di quella che c era in Italia dopo la guerra. Vennero ad ambientarsi qui e riuscirono pure a insegnare qualcosa agli altri. Trapiantando qui le loro tradizioni hanno insegnato anche a noi come vivere nel rispetto di tutti. I nostri nonni hanno dato un esempio ai nostri genitori e questi lo stanno dando a noi. Ed è così che andiamo trasmettendo la nostra cultura: la cultura itliana! I nostri antenati hanno seminato il seme dell italianità in terra canadese. Da questo seme è nato come un albero simbolico che si va facendo sempre più grande e robusto. I nostri nonni, allora, sono le radici di quest albero; i nostri genitori rappresentano il suo tronco; noi giovani siamo i rami. Come si può capire la gente italiana, di generazione in generazione, sta allungando sempre più la vita di quest albero della nostra italianità. Quando noi giovani saremo grandi, avremo anche noi dei figli. I nostri figli saranno le foglie del nostro albero che con essi diventerà più verde e si arricchirà di nuove speranze. Più il tempo passa e più la popolazione italiana di Montreal cresce. La nostra comunità diventa sempre più grande e tramanda pure le tradizioni dei suoi antenati. Quando io sarò grande me ne farò un dovere di insegnare pure ai miei figli un modo di vivere all italiana affinché l albero della nostra cultura e delle nostre tradizioni possa continuare a crescere e a dare sempre buoni frutti. (T. Gallo) Un sabato mattina a scuola si parlava di storia. Il maestro raccontava dei gruppi etnici che venivano a stabilirsi in Canada. Ad un tratto ho preso il volo con la fantasia cosa che mi capita spesso! Mi sono immaginato pure io su di una nave, che si dirigeva verso il Nuovo Mondo, assieme a tutta quella gente che tanti anni fa lasciava l Italia per venire a vivere in Canada. Stavo camminando sul ponte dell immenso bastimento quando il capitano dava l annunzio che in poche ore saremmo giunti ad Halifax. Erano tutti ottimisti quegli italiani sulla nave; tutti volevano cominciare una nuova vita lontani dalla guerra! Quegli emigranti erano sarti, falegnami, barbieri, muratori, ristoratori, calzolai, meccanici tutta gente che portava usanze e tradizioni nuove da radicare in America! Col tempo si sarebbero comprata una casa e poi, con l aiuto di Dio, si sarebbero formata una famiglia. Erano queste le speranze di quegli emigranti: una casa dove abitare con la famiglia che è la base di ogni buona società. In questa nuova terra la nostra gente si è andata scambiando abitudini e costumi con altre genti e ha pensato pure all istruzione all italiana dei propri figli. Ha praticato la sua fede e ha fatto conoscere la sua cultura. A Montreal, infatti, strade, parchi, edifici, monumenti, interi rioni cittadini parlano italiano. Ecco: nella mia fantasia osservo un quartiere tutto italiano si 5

6 chiama Riviere des Prairies; l odore dei piatti casalinghi, il sapore del buon vino, le liete cene con familiari e amici, le feste patronali. Come sono stati grandi i nostri antenati per creare tutte queste cose in questa terra qui! «Signor Franceschini, potrebbe stare attento alla lezione invece di pensare a chissà che cosa?». Uops!, mi sono fatto sorprendere a fantasticare. «Allora, dice il maestro, avete capito gli effetti dell emigrazione italiana nella nostra società canadese?». E ci invoglia a pensare a tutti quegli italiani che si sono distinti nei vari campi delle attività sociali. Non si possono più contare: politici, industriali, commercianti, professionisti, ingegneri, imprenditori e via di seguito. Tutta gente che ha dato una grande importanza al popolo italiano all estero. Mentre lui parla la mia fantasia riprende di nuovo il volo; ma questa volta mi porta nel futuro e mi fa vedere già grande. Emigrante del terzo millennio sto portando per mano i miei figli. Sto insegnando loro a camminare sui passi dei nonni perché, anche se la strada sembra vecchia, è ancora ricca di avvenire e di futuro. Andare incontro ai nonni, infatti, vuol dire farli continuare a vivere nelle nostre opere e nelle nostre azioni! (A. Franceschini) Quando i primi italiani sono venuti qui in Canada, questa terra era molto diversa dall Italia. Era differente, per esempio, per la lingua, per il clima e per i costumi. Gli italiani si sono abituati un po alla volta a vivere in questa terra. Lo fecero lavorando e facendo sacrifici. Essi hanno pure saputo mantenere le loro usanze e le loro abitudini italiane qui in Canada. Le hanno fatto conoscere pure agli altri e si sono abituati pure alle tradizioni degli altri popoli. Così, con questo scambio di idee e di modi di vivere, sono riusciti a trasformare tutto il sistema di vita in questa terra. Tutte queste cose sono delle piccole cose giornaliere, ma hanno una grande importanza perché rappresentano il modo in cui anche la gente semplice ha saputo fare cultura in una terra non sua. Così facendo gli italiani si sono fatti ben volere da tutti e hanno preparato un buon futuro pure per i loro figli. É bene continuare il cammino dei nostri antenati? Io penso che è una buona cosa fare questo perché siamo italiani e dobbiamo continuare la nostra cultura e le nostre tradizioni. Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno per noi. Per continuare la nostra cultura dobbiamo farla conoscere pure ai nostri figli: solo così la nostra storia di emigranti avrà un futuro significativo. (L. Graziani) I nostri nonni, cioè i nostri antenati, sono venuti in Canada perché in Italia non c era lavoro. Allora molte persone sono emigrate dall Italia al Canada. La guerra fu il fattore principale di tutto questo. La guerra distrusse case e fabbriche e la gente non 6

7 aveva dove abitare e dove lavorare. Allora è partita per l estero e molti, come i miei nonni, sono venuti qui in Canada. Appena arrivarono qui non avevano i soldi per comprarsi una casa. E allora dovettero lavorare per poterlo fare. Ma la casa ha bisogno pure di essere ben mantenuta. Per costruire le case e per ben mantenerle molta gente può lavorare e fare buoni guadagni. Le fabbriche possono produrre, i negozi possono fare affari e perciò tutto il paese fa progresso. Quando la gente sta bene, in salute e in economia, può anche divertirsi e fare feste in famiglia e in società: matrimoni, battesimi, cresime, feste patronali, feste di associazioni, ecc. Se ci pensiamo bene tutte queste feste sono molto importanti per l economia di una nazione. La costruzione può andare avanti, i commerci possono restare aperti e tutti quanti possiamo vivere meglio. Gli italiani di Montreal hanno svolto una parte molto importante nello sviluppo del Canada e perciò possiamo sentirci molto fieri dei nostri nonni che hanno sempre fatto onore all Italia e agli italiani. (V. Libasci) Io non mi sento un emigrato perché sono nato qui. Mio padre è emigrato, allora io sono figlio di emigranti. Non ho mai avuto la possibilità di andare in Italia e non posso fare una differenza tra il nostro stile di vita e quello italiano. Mi piacerebbe stare un po in Italia. Sembra strano: un italiano che non è mai stato in Italia! Posso esprimermi in francese e in inglese perché vado alla scuola fancese e mio padre mi ha insegnato l inglese; adesso sto imparando l italiano e non mi è difficile adattarmi agli altri perché molti altri ragazzi vivono la mia stessa situazione. Quando i miei genitori mi parlano dell Italia mi fanno sognare e cominciano pure a parlare di una vacanza in Italia per l anno prossimo; spero proprio di avere la fortuna di andarci! (M. Gullone) La vita ci dà spesso delle scelte. Alcune volte sono facili ma altre volte sono difficili. Quella di emigrare in Canada, per esempio, è stata una scelta molto difficile per i nostri nonni e per i nostri genitori. Io sono una ragazza di 14 anni figlia di emigranti. Mio padre è emigrato qui all età di 16 anni; dopo 25 che vive qui si sente ancora italiano ed ha trasmesso anche a me e a mia sorella il grande amore per il suo paese meraviglioso. Quando sono andata in Italia quest estate era da quattro anni che ci mancavo. É stato molto bello ritrovare mia nonna, mia zia, i miei cugini. Quando è giunto il momento di ritornare in Canada io, che non sono nata in Italia, mi sono sentita rapita dal mio paese di origine, dalla mia casa, dalla mia famiglia e volevo restare là. Io in Canada non mi sento più a casa perché mi sento italiana al 100%! Ho degli amici qui, ma per loro e per tutti gli altri sono sempre un emigrante. 7

8 E poi ci sono molte cose che mi fanno sentire un po più italiana: un programma italiano, le passeggiate con gli amici, le feste tipiche di paese, «Pulcinella» e «pasta e fasule». Io, che ho scoperto quest amore per l Italia soltanto questa estate, posso immaginare la nostalgia di mio padre e di tutti quelli che sono venuti prima. Spero che un giorno si realizzerà un mio bel sogno: quello di ritornare a «casa», cioè nella mia bella Italia! (V. Gallo) Io non sono un emigrante però lo erano i miei bisnonni, i miei nonni e il mio papà. La mia provincia di provenienza è Reggio Calabria e io mi sento italiana perché parlo italiano e vado spesso in Italia. Qui in Canada mi chiamano italiana, però quando vado in Italia tutti mi chiamano l americana o la canadese. Le mie amiche in Italia non sono fortunate come lo siamo noi qui perché devono andare a scuola sei giorni la settimana. Lì con esse non ho avuto problemi per comunicare come pensavo prima di andare in Italia. Qui in Canada vado a una scuola dove apprendo francese e inglese e il sabato vengo pure alla scuola d italiano. In Italia saper parlare italiano mi ha aiutato a farmi delle amiche e a parlare con le mie cugine. Ancora adesso con alcune amiche dell Italia ci scriviamo delle lettere. Trovo che le mie amiche in Canada sono diverse da come sono quelle in Italia. Lì le ragazze sembrano molto più serie e non fanno ridere come sono capaci di fare quelle di qui. Hanno anche delle usanze molto diverse dalle nostre. Non si chiamano molto spesso a telefono e ascoltano altri tipi di musica. In Italia si esce molto più spesso. Io uscivo quasi ogni sera con le mie amiche e cugine, facevamo delle camminate avanti e indietro e ci siedevamo e parlavamo. Qui pure usciamo, ma si va di più a cinema o a comprare vestiti; in Italia invece si cerca di stare più fuori. E lì si è anche più sicuri quando si esce perché il paese è molto più piccolo di Montreal e se succede qualcosa tutti si conoscono. In Italia, inoltre, si può uscire anche senza dir niente ai genitori e si è, quindi, un po più liberi. (N. Rodà) Il mio nome è Marcella ed ho 14 anni. Anche se ho un nome italiano io non sono italiana perché sono nata in Canada. I miei genitori, però, sono italiani perché sono nati e cresciuti in Italia. Io sono italocanadese eppure quando mi chiedono se sono italiana dico subito di si senza pensare tanto alla risposta. Visto i miei precedenti etnici, è difficile per me non considerarmi italiana. Se non parlassi francese e inglese penserei proprio di essere italiana. Se dovessi decidere a quale nazionalità mi piacerebbe appartenere, proprio non saprei scegliere! Mi piace essere considerata canadese perché in Canada parliamo più lingue, ci sono diversi 8

9 popoli e apparteniamo a razze diverse. Però sono orgogliosa pure di sentirmi italiana perché è questa la mia origine e sono fiera di appartenervi. Gli italiani in Italia parlano una sola lingua. Quando si parlano più lingue si può comunicare con più gente. Però l Italia ha delle tradizioni interessanti, dei piatti tipici, tanta storia e tanto turismo. Ci sono luoghi artistici da visitare e paesaggi belli da vedere. In Italia sono nati artisti famosi le cui opere sono conosciute in tutto il mondo. In conclusione io mi considero italocanadese e sono fiera di questa doppia nazionalità perché hanno tutte e due dei vantaggi. Il Canada è un paese che non alimenta guerre e l Italia è un paese che ha molta cultura. (M. De Piano) Mi chiamo Joel, ho 15 anni e studio italiano nelle scuole del PICAI del sabato mattina. Sono un italocanadese e sono molto fiero di esserlo. Sono nato a Montreal ma ho pure la cittadinanza italiana. Io sono un italiano nato all estero, mentre i miei genitori sono nati proprio in Italia. Mio padre è nato in provincia di Trapani in Sicilia; lui è arrivato in Canada all età di cinque anni. Mia madre è nata in provincia di Campobasso nel Molise; lei è arrivata in Canada quando aveva soltanto tre anni. Questo perché i nonni vennero qui in cerca di lavoro. Arrivarono in Canada senza un istruzione adeguata e senza una qualifica lavorativa; perciò trovarono un occupazione soltanto in lavori manuali. Il lavoro era necessario se volevano mandare avanti la famiglia, far studiare i figli e realizzare il sogno di una casa tutta loro. Io posso ritenermi fortunato di essere nato qui dove ho migliori opportunità per il mio futuro e per il mio avvenire. L Italia, che è il mio paese di origine, è un paese pieno di storia e ricco di cultura. Essa, poi, fa parte pure del G8. Ciò significa che l Italia è uno dei paesi più industrializzati del mondo. Durante gli ultimi cinquant anni la nostra gente si è sviluppata significativamente. Quando vinciamo i campionati di calcio facciamo delle sfilate nelle strade perché siamo fieri di essere e di sentirci italiani. Io sono anche fiero di essere italocanadese e perciò sono contento sia se qui mi chiamano italiano e sia se, quando vado in Italia, mi chiamano americano. L anno scorso ho ottenuto il passaporto italiano. Questo mi dà molta soddisfazione perché adesso che l Italia fa parte dell Unione Europea io mi sento più internazionale. Noi italiani di Montreal dobbiamo conservare la lingua e la cultura italiana; tutti i ragazzi che vanno a scuola dovrebbero iscriversi ai corsi del PICAI con l obiettivo di conservare la nostra lingua e la nostra cultura. Senza cultura e senza lingua come possiamo considerarci italiani? (J. Maggio) 9

10 Io ho 14 anni e sono di origine italiana. Il mio nome è Antonio come si dice in Italia, ma qui i miei amici locali mi chiamano Anthony all inglese. Non ho nessuna difficoltà ad adattarmi agli altri. Mio padre è venuto qui all età di vent anni. Prima ancora già avava lasciato l Italia, all età di diciassette anni, per andare a lavorare in Germania. Quando è venuto qui ci venne per vacanza per visitare i parenti e cioè la nonna (che adesso ha 99 anni), il fratello e lo zio. Dopo un po di tempo che era stato qui vide che gli piaceva e decise di restarci per sempre e di farsi pure una famiglia qui in Canada. E così io sono nato in Canada e tante volte mi domando chi sono e mi rispondo che non mi sento né carne né pesce. Una delle ragioni perché dico questo è che se vado in Italia quelli di lì mi chiamano canadese e qui intanto tutti quanti mi considerano italiano. E questo è un fatto che mi fa pensare un poco. Anche se in realtà io mi devo definire un italocanadese, dentro di me vorrei essere un italiano vero nato lì in Italia; ma questo è un sogno che non si realizzerà mai. Intanto ho pure un altro pensiero per la testa ed è che mi piacerebbe andare a vivere in Italia e formare lì la mia famiglia. L Italia per me è una frutta che deve essere assaggiata. Dico così perché la cucina italiana è una delle più famose al mondo. E non solo la cucina perché ci sono pure tante bellezze naturali e artistiche. Parlando di artisti, per esempio, non dimentichiamo che in Italia ce ne fu uno che fu pittore, architetto, scienziato e altro ancora. Come avete potuto capire sto parlando di Leonardo da Vinci, uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Leonardo è ricordato dovunque e pure la scuola che frequento il sabato (una scuola locale inglese) è dedicata a lui. Dopo di lui voglio ricordarvi un altro grande italiano per il solo fatto che si chiama come me. Chi ha scoperto l America? Cristoforo Colombo! Io mi sento molto fiero di essere italiano e credo che la mia terra di origine può essere considerata come una delle tante bellezze che si trovano sul nostro pianeta. Vi definisco l Italia con quattro parole: essa è semplicemente stupenda! (A. Colombo) Quando gli italiani sono venuti ad abitare a Montreal, era molto duro per loro abituarsi qui. L inserimento era più difficile di tutto perché gli italiani arrivavano in gruppi numerosi e tutto questo soprattutto negli anni 50 e 60. Mio padre è venuto a Montrreal quando era ancora piccolo e questo avvenne nel 1952 e mia madre è venuta pure lei piccola ed era il Era difficile per lei ricominciare gli studi, ma non per molto tempo perché mia mamma e sua sorella trovarono lavoro e fu loro possibile aiutare la famiglia. Suo padre non trovava lavoro a Montreal, allora viaggiava dappertutto per dare da mangiare ai suoi bambini. Questo è il caso di una sola famiglia, ma ce n erano molte altre che stavano forse peggio. Oggi invece gli 10

11 italiani stanno ancora qui: ce l hanno fatta, hanno imparato la lingua e i loro figli ormai sono grandi, hanno formato famiglia ed è per questo che anche noi adesso siamo qui a continuare le loro tradizioni e la nostra stessa storia. (N. Mirabella) Spesso nella vita paragoniamo delle cose ad altre cose. L italianità di Montreal la possiamo rassomigliare a un albero grande e antico, ma immaginario. Furono i primi emigranti a trapiantare le radici del simbolico albero della nostra italianità. Quando vennero qui dovettero fare molti sacrifici per abituarsi a questa terra. Ci riuscirono ed è così che nacque l albero di cui sto parlando. I loro figli rappresentano il tronco di quest albero. I nostri genitori, infatti, hanno continuato il lavoro dei nostri nonni. Sono rimasti attaccati alle loro tradizioni e hanno fatto conoscere i loro costumi pure alle altre genti. In questo modo hanno affermato il loro modo di vivere all italiana e hanno fatto divenire grande e robusto il tronco del nostro albero. E i rami, come sono nati e come si sono allungati? I rami possono essere le tante persone italiane che si sono distinte nella società e hanno dato importanza pure alla nostra gente. Abbiamo perciò i rami dell industria, del commercio, della politica, della stampa, della medicina, dell artigianato, della fede, dell arte, della cultura ed altro. Le foglie, i germogli e i frutti di quest albero siamo noi giovani che, se vogliamo sentirci veri italiani, dobbiamo dare continuità al loro operato. Se esaminiamo un albero con le radici di fuori possiamo immaginarlo come un doppio imbuto attaccato ai cilindri dove passa l acqua o il vino quando si riempie una bottiglia. La parte di sotto formata dalle tante radici è simile a quella di sopra fatta di rami e foglie. Cosa significa questo? Significa che le radici della nostra italianità, piantate dai nostri nonni, si sono unite tutte insieme nel tronco e poi si sono di nuovo divise in tanti rami individuali. Tutto questo vuol dire che noi giovani dobbiamo ridare valore e importanza all italianità dei nostri antenati, arrivata fino a noi attraverso i nostri padri. Ma tutto questo lavoro passato resta inutile se non lo continuiamo a nostra volta affiché quest albero cresca anche in avvenire. (A. Franceschini) 11

12 LINGUA ITALIANA Montreal è una città multiculturale dove c è l opportunità di imparare l inglese e il francese: perché non pure la nostra bella lingua neolatina, cioè l italiano? Essendo figli di italiani siamo già privilegiati di parlarlo: perché allora non scriverlo pure correttamente? Tutto questo possiamo farlo grazie al PICAI e ai nostri insegnanti del sabato mattina. É un po duro alzarsi presto pure in questo giorno, ma lo faccio perché sono fiera di potermi esprimere nella lingua materna dei miei genitori. Quando vengono a farci visita i nostri zii dall Italia e mi dicono che io parlo bene l italiano ne sono contenta. E poi, dando uno sguardo ai miei genitori, vedo la loro approvazione. Mia madre mi parla spesso della cultura italiana, dei poeti, dei musicisti, degli scultori e delle opere italiane. Allora, l Italia è ad uno dei primi posti al mondo per la sua cultura e bellezza, e perciò mia madre me ne parla con grande entusiasmo. Io non ho ancora avuto l opportunità di visitare l Italia, ma spero di potermi recare presto in questo meraviglioso paese di cui tutti parlano con ammirazione. E se mi chiederanno: «You talk English?», «Yes!» risponderò; «Parlez vous français?», «Oui, certainement!» e con orgoglio aggiungerò: «E, grazie al PICAI, parlo anche l italiano! (S. Petta) É importante per me imparare l italiano così posso parlare più lingue. Io già parlo l inglese perché vado a scuola inglese dove frequento la terza media. Tra le materie che studio c è pure il francese; ed allora imparando l italiano mi ritrovo con tre lingue. Con le tre lingue che io posso parlare e scrivere mi sarà più facile trovare un buon lavoro quando avrò finito la scuola. Poi è importante per me imparare l italiano così posso comunicare con i parenti in Italia facilmente e senza problemi. La lingua italiana è importante non soltanto per me, ma pure per tutti quelli che apprezzano l arte, la cultura e la civiltà italiana. In tutto il mondo sono famose le belle macchine sportive come Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo, Lancia e anche Fiat. L Italia è famosa in tutto il mondo anche per i suoi prodotti alimentari come la pasta, il parmigiano, il prosciutto, il vino e altro ancora. Fra le cose artistiche moderne sono molto apprezzati i gioielli. Insomma, imparare a perfezione l italiano è molto importante anche per le ragioni che ho spiegato sopra. (F. Borsellino) Devo imparare l italiano perché è importante conoscere la propria lingua di origine. In tal modo ho la possibilità di conoscere la cultura dei miei padri, di essere più istruita e di comunicare meglio con i miei genitori, parenti ed amici italiani. Con 12

13 questi corsi del sabato mattina, poi, posso ottenere dei crediti utili per la scuola regolare di tutti i giorni. Apprendere l italiano è fondamentale per conoscere la cultura, l arte, la religione e le tradizioni dei nostri antenati. Bisogna continuarla questa bellissima lingua, parlarla ogni giorno perché sarebbe una delusione lasciarla morire. Perciò noi giovani dobbiamo apprenderla, custodirla e soprattutto tramandarla ai nostri stessi figli per continuare l opera che hanno cominciato i nostri padri. (V. Fontana) É sabato mattina e anche se non è troppo bello mi piace lo stesso andare alla scuola italiana. Incontro e faccio conoscenza con molti altri ragazzi; poi imparando questa lingua mi trovo bene quando vado in giro, soprattutto quando vado con mia madre a fare acquisti nei negozi italiani: lì parlano sempre l italiano. E l italiano mi piace anche perché nel futuro, sapendo parlare più lingue, posso trovare più facilmente un lavoro. Questa lingua mi piace anche perché spesso vado in Italia con i miei genitori e conoscendo l italiano mi sento molto meglio quando vado a trovare i miei parenti in Italia: mi sento di essere a casa mia. Per questo il sabato mattina è una giornata importante per me e cerco di non mancare mai ai corsi di lingua italiana. (D. Rinaldi) L italiano è una lingua meravigliosa. Il sabato mattina vado a scuola per impararla. Lo sapete perché lo faccio? No?! Allora ve lo spiego. Primo per fare onore alla nostra terra di origine; pure se siamo in Canada non vuol dire che non dobbiamo essere orgogliosi della nostra lingua. In secondo luogo andare a scuola anche il sabato mattina mi dà la possibilità di imparare la lingua e la cultura italiana e pure di conoscere meglio l Italia. Da bravi figli di italiani non dobbiamo trascurare le nostre responsabilità. E una delle nostre responsabilità è quella di continuare la cultura e le tradizioni italiane. Io trovo che la nostra lingua ha tante qualità ed è per questo che ringrazio tutti quelli che ci permettono di impararla e di poterla trasmettere pure ai nostri fligli. (E. Tropiano) Secondo me la lingua italiana a Montreal è di meno in meno praticata. Gli italiani immigrati tanti anni fa hanno insegnato ai loro figli una delle loro ricchezze: la lingua della loro terra natale! E si sono fatti un dovere di insegnarla pure ai loro figli e nipotini. Ma ognuno ha il suo dialetto e la comunicazione diventa quindi un problema. Per fortuna ci sono i corsi di italiano del PELO e del PICAI che si danno fuori delle classi canadesi; inoltre ci sono i canali televisivi e radiofonici in lingua 13

14 italiana. Si deve precisare che questi mezzi di comunicazione sono dati per tutte le lingue parlate a Montreal oltre al francese e all inglese, allora gli orari dedicati alla lingua italiana sono ristretti. Purtroppo, come possiamo facilmente osservare, gli italiani smettono di immigrare in Canada. Poco a poco la lingua italiana potrebbe trovarsi nel pericolo di sparire dalle strade di Montreal, ma mi auguro che questo non succeda mai. (R. De Falcis) Il primo giorno della scuola di italiano è stato oggi 13 settembre. La settimana scorsa ci sono state le iscrizioni e oggi sono cominciate le lezioni. Io sono un poco contento e un poco scontento per questo perché devo passare a scuola pure mezza giornata del sabato. Il primo giorno di scuola è stato interessante perché ho imparato qualcosa che non sapevo, come per esempio l Umbria e San Francesco, Dante e la Toscana. Intanto sono stato molto contento per aver rivisto tutti i miei amici di scuola, sia di questa del sabato che di quella di tutti i giorni. Durante le vacanze estive essi mi sono mancati molto. Fortunatamente alcuni compagni che non vengono alla mia stessa scuola superiore posso vederli qui il sabato mattina. La scuola di italiano è differente dalla scuola ordinaria di tutti i giorni. Dura solo tre ore, dalle nove alle dodici. Spesso trovo la scuola d italiano assai interessante perché apprendo cose nuove sull Italia e la sua cultura. Ci sono delle volte che non comprendo, ma imparo lo stesso qualche cosa. Questo è il mio settimo anno che frequento la scuola di italiano e oggi, primo giorno di scuola, è stato un poco strano per qualche piccola ragione. Avevo perso l abitudine di dovermi alzare presto per venire a scuola. Ma adesso eccomi qui e sono pronto a passare un altro anno scolastico all italiana e spero che tutto vada bene. (G. Morabito) Oggi è il primo giorno di scuola. Anche se le iscrizioni si sono fatte sabato scorso, io sono venuta soltanto oggi a iscrivermi e pure a cominciare le lezioni. Mi ha accompagnata mio padre che ha firmato e poi se n è andato. La prima cosa che ho fatto sono andata in cerca della mia amica Cinzia e mi sono messa a parlare con lei. Lei però non è nella mia classe e perciò ci siamo dovute separare. Dopo ho incontrato i miei compagni di classe dell anno passato ed è stato bello ritrovarsi insieme un altra volta. Parecchi compagni dell anno scorso non li ho visti perché quest anno essi non sono venuti. Mentre stavamo nel cortile sono usciti i professori e ognuno ha radunato la propria classe, siamo entrati nella scuola e siamo andati nella nostra aula. Il mio nuovo maestro ci ha fatto scrivere qualcosa su questa prima giornata e di dare la nostra impressione sulla scuola di italiano. Allora, questa 14

15 scuola mi piace perché impariamo molte cose sulla cultura italiana del passato e di quella di adesso. Un poco però questa scuola non mi piace perché mi devo alzare presto pure il sabato e devo essere in classe alle nove per fare i compiti e imparare la lingua italiana. Ma è anche una cosa molto importante questa perché quando andiamo in Italia sappiamo parlare la lingua e conosciamo qualcosa pure dei luoghi dove andiamo. Oggi è cominciato un nuovo anno di scuola e io spero proprio che con questo mio nuovo maestro tutto vada bene e che io possa imparare veramente tante e tante cose nuove. (G. Rosarini) Stamattina appena sono uscita dalla macchina subito mi sono mischiata alla folla che ho trovato dinanzi all edificio scolastico. Un mucchio di gente. Per lo più donne e bambini, stava aspettando l inizio dei corsi di italiano. Mentre stavo lì ho visto il mio professore dell anno scorso; l ho salutato e ho continuato a camminare per conoscere il mio nuovo professore. A un certo punto ho visto un uomo con un foglio in mano su cui si leggeva: «seconda media». Era lui, allora, il mio nuovo maestro. Era della mia stessa statura e mi sembrava gentile. Aveva una camicia giallo sgargiante e una cravata che si addiceva molto bene. Portava gli occhiali rotondi e aspettava i suoi alunni. Ho l impressione che quest anno sarà un buon anno scolastico; forse non troppo divertente perché la scuola vuol dire lavoro, ma penso abbastanza bello. Mentre seguivo il maestro in classe ho incontrato volti familiari che mi sorridevano. La mia nuova classe è quasi uguale a quella dell anno scorso, forse più piccola ma abbastanza simile. A scuola ci sono venuta di mia spontanea volontà perché voglio perfezionare il mio italiano. Nella nuova classe, dove appena entrati faceva un poco caldo, i banchi sono disposti in gruppi di quattro e sulle pareti ci sono poster di animali. Una volta tutti in classe è cominciata la lezione e ciò che mi è piaciuto di più è stato quando il maestro parlava piano e io capivo tutto. Dopo ci ha dato questo compito da fare e ognuno si è impegnato a svolgerlo bene. Da come è cominciata posso dire con tutta sincerità che quest anno la scuola di italiano sarà molto piacevole e io, naturalmente, cercherò di fare il maggior profitto possibile. (V. Gatti) Il primo giorno di scuola è stato noioso. Perché? Beh, non conoscevo nessuno! Ma poi è venuta anche una delle mie amiche più care e siamo diventate un disastro. Ci mettiamo in molti guai perché parliamo sempre. A volte andiamo a scuola più per parlare che per studiare; il 99% parliamo e l 1% pensiamo alla scuola. Fortunate noi che il nostro insegnante ha molta pazienza! Spesso ci divertiamo a 15

16 dare fastidio a un ragazzo e lo mettiamo nei guai perché lui o ride o si volta male verso di noi; il maestro pensa che è lui a dare fastidio a noi e lo rimprovera; e noi ci divertiamo a fargli questi scherzi. Questo nostro compagno, però, è molto allegro e molte volte mette anche il maestro di buon umore. Penso che non dimenticherò mai le cose allegre che abbiamo fatto quest anno a scuola. Devo dire, però, che abbiamo anche studiato e imparato molte cose nuove. (N. Iannantuono) L una della notte: domani un bel sabato per dormire! Ma qualcosa mi viene alla mente c è la scuola del sabato mattina! Posso dimenticare il mio sogno! Mi alzo, mi vesto e poi mangio. Prima di partire prendo la borsa e ci metto dentro libri e quaderni e poi parto. Come sempre arrivo in ritardo, quando la lezione è già cominciata. Questo ritardo si spega col fatto che perdo il mio tempo a parlare con un mio cugino lungo la strada. Entro in classe, mi siedo al mio posto abituale e il maestro deve ripetere le cose che ha già detto. A scuola parliamo della storia dell Italia, di geografia e facciamo grammatica. Facciamo un quarto d ora di ricreazione, il tempo per parlare con gli amici; poi ritorniamo in classe fino alla fine della scuola. Intanto a scuola ho imparato molte cose nuove ed interessanti. É molto meglio andare a scuola il sabato mattina anziché restare a letto o a casa senza far niente. (N. D Elia) Ogni sabato mattina mi alzo presto per andare a scuola d italiano e potere imparare e conoscere la mia lingua e cultura di origine. In classe ci divertiamo pure e a volte ci escono certe risate! C è un alunno che fa ridere tutta la classe perché tutto quello che dice non ha senso. Delle volte il professore mi domanda perché rido ed allora io rido ancora di più perché non so cosa rispondergli. Delle volte non sto attenta; allora lui se ne accorge e mi fa delle domande o mi manda alla lavagna; quando questo succede tutti cominciano a ridere perché sanno che io non so cosa dire o cosa scrivere. A volte qualcuno dice pure delle barzellete e scherziamo; ma quando bisogna essere seri, siamo seri e pronti a lavorare. Anche ridendo e scherzando, comunque, delle cose nuove le impariamo lo stesso. Quest anno per me è l ultimo anno; è già da nove anni che vengo a scuola il sabato e ringrazio i miei genitori che mi ci hanno mandata perché, oltre a imparare l italiano, ho passato pure dei momenti fantastici e indimenticabili. Se avete dei figli mandateli alla scuola d italiano perché ne vale la pena. (S. Potenza) 16

17 Ogni sabato mattina vado ai corsi del PICAI. La mattina mi porta la mamma con la macchina; dopo, quando la scuola finisce e cioè a mezzogiorno, me ne torno a casa a piedi o con l autobus. Molte volte me ne torno insieme ad un amica e molte volte me ne torno sola. Allora cammino e guardo intorno a me: gli alberi se la giornata è piena di sole, quando nevica guardo la neve che cade lentamente. Le lezioni di italiano mi piacciono molto e imparo tante cose. I miei genitori sono contenti di me e pure io cerco di fare contenti loro. Quando facciamo dei bei compiti il maestro pubblica i nostri lavori sul settimanale INSIEME. Qualche sabato mattina proprio non mi viene la voglia di andare a scuola perché sto bene sotto le coperte; ma poi ci ripenso, mi alzo, faccio colazione, prendo la borsa e vado a scuola. Mi mancano tre anni per finire e avere il diploma di quinta: avere anche il diploma di italiano e sapere tre lingue è una cosa buona per il mio futuro e, quindi, faccio bene a prendere questi corsi di italiano. (A. Lamolinara) Mi ricordo quando frequentavo la seconda elementare qui alla Leonardo da Vinci. Non mi piaceva molto. I miei compagni erano tutti uno o due anni più grandi di me; non mi sentivo bene accanto a loro. Se la maestra sgridava qualcuno io pensavo che era per colpa mia. Per qualche anno non sono più venuta a scuola; dopo sono tornata e quest anno mi pare più bello perché sto con quelli della mia età. In particolare c è una mia amica preferita; insieme parliamo, ridiamo e ci divertiamo assai. Il maestro di quest anno è paziente e pure se lui ci sgrida noi continuiamo a ridere. E allora lui dice che fa i capelli bianchi per colpa nostra. La classe di quest anno mi mancherà molto; specie il maestro. I miei compagni li posso ancora vedere, ma lui non lo so se lo posso rivedere. Una cosa è certa: qui a scuola imparo tante cose interessanti e nuove. (E. Petta) Oggi è l ultimo giorno di scuola e stamattina è stata pure l ultima volta che il mio orologio mi ha svegliato per la scuola di italiano. Mi dico che è stata l ultima volta e ho fatto ben volentieri quest ultimo sforzo. Lungo la strada ho cercato di sbrigarmi per arrivare in tempo a scuola, ma come sempre sono stato fra gli ultimi e la lezione era già cominciata. Durante l anno abbiamo imparato parecchie cose sull origine della lingua italiana, storia e geografia dell Italia e grammatica. Oggi abbiamo ricevuto le pagelle e abbiamo lavorato un poco. Prima di partire ringrazieremo il maestro e realizzeremo che un altro anno è passato. Tornando a casa mi dirò che il sabato non dovrò svegliarmi più presto e toglierò l allarme dalla radio-sveglia. (R. Farella) 17

18 Alcuni le vedono come la continuità della settimana scolastica le tre ore del sabato mattina; altri come l occasione per incontrare nuovi amici; ma quasi tutti vedono la scuola italiana come un opportunità per imparare la lingua e conoscere la cultura dei genitori. Negli otto anni che ho frequentato i corsi del PICAI ho approfondito la lingua dei miei antenati. Pur vivendo lontana, ho quasi visitato l Italia dalle Alpi agli Appennini siciliani. I professori, insegnandomi la storia italiana dalle origini di Roma all implicazione dell Italia nella seconda guerra mondiale, mi hanno fatto constatare la grandezza e la ricchezza della mia cultura. Una professoressa mi ha anche detto che la cultura di una persona è quello che resta dopo aver dimenticato ciò che si è imparato. Ma questi professori non mi hanno soltanto fatto conoscere la lingua e la cultura italiana, ma anche i fatti semplici della vita: come partire dal proprio paese, come acclimatarsi in uno nuovo, come imparare una lingua che non è nostra, come le cose si facevano in Italia un tempo, ecc. Tutte cose che ci serviranno più tardi e che sono una buona ragione per mandare pure i nostri figli alla scuola italiana. Terminando i corsi del PICAI, approfitto per ringraziare tutti i miei professori e porgo un pensiero pure a tutti gli amici che ho incontrato e con cui ho passato le ore del sabato mattina. Ed in ultimo saluto pure la direttrice della nostra scuola e tutto il personale e il direttivo dell Ente PICAI. (C. Del Vasto) Ora finalmente è arrivato l ultimo anno della scuola italiana! Dalla prima elementare alla quinta media molte sono state le cose che ho imparato grazie ai professori che, con i loro cuori d oro, hanno avuto pazienza e non ci hanno mai abbandonati a noi stessi. Una lingua è importante, specialmente se si tratta della nostra lingua e della nostra cultura di origine. Mi sono così innamorata della lingua italiana che ora la parlo pure con gli amici di scuola: amo parlare l italiano, amo la mia cultura ed amo il mio paese di origine. Vorrei andarci a vivere per studiare lì. Da grande incoraggerò i giovani a seguire i corsi di italiano; saranno loro di grande aiuto, né dovranno preoccuparsi dei professori perché sono veramente tutti in gamba e veramente bravi. (M. Fratangelo) L ultimo anno di scuola è arrivato. Ho aspettato sette anni per terminare la scuola italiana e quest anno è proprio l ultimo anno! Ho cominciato la scuola di italiano in terza elementare ed ora la lascio con un diploma in mano. Ho già ricevuto un diploma quando ero in terza media; ora sto per avere anche quello di quinta e tutti questi studi mi fruttano dei crediti pure per la scuola di tutti i giorni. Posso 18

19 veramente dire che durante gli anni dei corsi al PICAI ho fatto dei lavori interessanti ed ho studiato la storia e la geografia dell Italia. Anche se non ricordo tutto, quello che ho imparato e che ricordo è sempre un qualcosa in più a quello che già conoscevo. Allora, terminare i corsi del PICAI è come terminare qualcosa che ti assicura un successo, ti permette una migliore scelta di carriera e ti dà anche molte soddisfazioni. (A. Pampena) Io sto per finire il mio quinto anno del PICAI. Ho cominciato in prima media e finalmente sto per avere il diploma di quinta media. Mi fa tanto piacere vedermi conferire il diploma di una lingua tanto bella e per giunta della mia terra di origine. Non mi è piaciuto tanto essere obbligata a svegliarmi presto per venire a scuola anche il sabato, ma adesso capisco che è un piccolo prezzo che ho pagato per un futuro più bello! La conoscenza dell italiano è importante anche per trovare un lavoro migliore ed è una cosa buona davvero soprattutto se pure noi ci impegniamo a tramandarla ai nostri figli. (E. Pizzano) Da quando ho avuto sei anni ogni sabato mattina mi sono alzata presto per trovarmi a scuola alle nove. I miei genitori mi hanno iscritta a questi corsi per permettermi di migliorare la lingua italiana e di conoscere la nostra bella cultura. Questi corsi mi sono stati molto utili perché, a parte la lingua italiana, ho imparato anche storia, geografia e grammatica. Non posso dire quale anno mi è piaciuto di più perché ogni anno ho imparato cose nuove e belle grazie alla competenza dei professori. Vorrei ringraziare anche i miei genitori per avermi incoraggiata a seguire questi corsi perché, a parte il fatto che l italiano è la lingua di origine di mio padre, adesso posso dialogare con lui anche in italiano. Può pure accadere che in avvenire farò il contrario di lui e che emigro io in Italia: in tal caso posso sbrigarmela abbastanza bene! A conclusione di questi anni del PICAI mi permetto di sottolineare che parlare una terza lingua è sempre un vantaggio, specialmente qui a Montreal dove noi italiani siamo tanto numerosi; quindi anche nel campo del lavoro l italiano può essere per davvero tanto ma tanto utile! (M. Passalacqua) Finalmente sono giunta all ultimo anno della scuola di italiano! É finito il tempo di alzarsi presto anche il sabato mattina per trovarsi a scuola alle nove! Aspetto con ansia la fine dei corsi per avere il mio diploma. Prima la mamma mi forzava a praticare l italiano perché parlavo il dialetto, ma adesso che sono più matura capisco l importanza della mia lingua di origine e la parlo spontaneamente e 19

20 ben volentieri. Un vero peccato che molti figli di italiani pensano di conoscere la vera madre lingua dei genitori, ma in realtà si esprimono in dialetto! Ognuno di noi ha bisogno di istruirsi e di conoscere la propria cultura. Sono fiera di scrivere e parlare bene l italiano e perciò ringrazio tutti i miei insegnanti per avermi aiutato in tal senso; in particolare ringrazio gli ultimi: Pina, Anna, Ettore della Leonardo da Vinci. Mi hanno lasciato un mondo pieno di cultura! (C. Miceli) Ho cominciato a frequentare i corsi del sabato mattina diretti dal PICAI alla scuola Leonardo da Vinci dieci anni fa, non sapendo allora cosa avrei imparato. Mancare i cartoni animati alla televisione non era mia abitudine; ma iniziare i corsi di italiano mi rendeva la giornata più speciale. A scuola incontrai parecchi amici della materna, ma non realizzavo che stavo lì per imparare la lingua italiana. Invece avevo l impressione che la settimana di scuola si fosse estesa di un giorno. L insegnante mi presentò agli altri bambini. Tutti in piedi per dire il nostro nome, cognome, le attività e i nostri passatempi preferiti. Già mi stavo divertendo! Più tardi abbiamo imparato le lettere dell alfabeto e i numeri. Dopo la ricreazione un gioco alla lavagna completa la giornata. Negli anni seguenti ho imparato storia, geografia e grammatica italiana. In più ho migliorato nella scrittura e nella lettura. Le più grandi difficoltà le ho avute con i verbi; ma l Italia mi sembrava presente ogni sabato mattina! Quest anno mi trovo a frequentare la quinta media, l ultimo anno dei corsi; forse prenderò degli altri corsi al CEGEP o all università per non dimenticare quello che ho studiato. Sono sicuro che le cose che ho imparato durante questi anni mi saranno utili nel futuro. Gli insegnanti, preparati e premurosi, mi hanno aiutato enormemente. Devo ammettere, però, che i miei genitori mi hanno incoraggiato e forse anche forzato a recarmi a scuola; ma adesso realizzo che è stata una cosa buona ed anche molto utile al mio bene. Dopo quest anno gran parte della mia infanzia mi mancherà; ma sono certo che non dimenticherò mai questa fantastica esperienza a tu per tu con la cultura e con la lingua italiana. (S. Moranelli) Per me i corsi di italiano sono stati molto importanti perché mi hanno dato la possibilità di sviluppare la mia intelligenza e di imparare delle cose nuove sull Italia. Anzitutto, andando ai corsi di italiano, ho approfondito la mia cultura e la conoscenza della lingua italiana; e questo con l aiuto indescrivibile di professori qualificati che rendono la scuola veramente interessante. Personalmente mi sono fatto molti amici. Insieme abbiamo trascorso dei momenti indimenticabili e ci siamo divertiti un mondo: scherzando abbiamo dimenticato un poco i problemi quotidiani. 20

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