Leggere è uguale per tutti Concorso letterario per i ragazzi e le ragazze dei Gruppi Educativi Territoriali del distretto di Sassuolo

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1 Leggere è uguale per tutti Concorso letterario per i ragazzi e le ragazze dei Gruppi Educativi Territoriali del distretto di Sassuolo Anche quest anno nell ambito delle attività rivolte ai ragazzi e alle ragazze iscritte ai GET si è promosso il concorso letterario Leggere è uguale per tutti. Nella precedente edizione è stato proposto il tema horror quest anno si è deciso di spostare l attenzione su altri temi: l amicizia, l amore, la mafia. Sono sessantanove i racconti scritti e due i silent book disegnati (immagini in copertina). Il concorso si è rivelato un ottima occasione per raccontare storie, dando libero sfogo alla fantasia e all immaginazione, ai desideri e ai sogni dei nostri ragazzi. Tra le righe dei racconti si cela la voglia di essere riconosciuti e stimati, amati e coccolati, la necessità di avere compagni sinceri e leali, l idea di un futuro ricco di legami e relazioni stabili e appaganti. Un grazie a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno dedicato tempo alla realizzazione di testi e disegni. Barbara Messori Coordinamento Pedagogico Adolescenza Ufficio Comune

2 Indice Un'amicizia può salvare... 4 L amico approfitta tutto... 5 L amicizia non si può separare... 5 Gabri... 6 La storia di Gabri... 6 L amicizia... 7 L amicizia... 7 Il mio amico Gabri... 8 Fin da piccoli... 8 Il mio amico Gabri... 9 Mio fratello Gabri... 9 Matteo Vs Satana La storia più bella del mondo Il mercato spaventoso Il cielo I cambiamenti della vita La scelta Chi è? Il viaggio a Torino Gli scugnizzi Talento Mafioso Un Criminale di New York Gli scugnizzi della Sanità Il camionista Pericolo pubblico Il ladro di autoradio Il ladro Quartiere Sanità: tutto per una bugia Come la mia vita è cambiata La stranissima e strambissima storia di Tonino Amiche per sempre Scelgo e riscelgo te! Giulia ed Emmanuel

3 La settimana d amore La gente e i suoi pensieri L amore è così L amore ha un valore In cerca di affetto Una casa Il bambino con il pianoforte La fortuna è da noi! Gli zombie attaccano la terra Una casa per tutti Gli scienziati XXX Senti Un colpo al cuore Avventura nel bosco L amore no limits Come devo dirtelo?? Il bambino che non si arrende mai La storia disperata di Polly Sei troppo speciale Settimana e 3 giorni Il ragazzo razzista La mia scelta Tutto l amore del mondo L amore al primo sguardo Insieme per sempre La mia storia Noi Emo Una giornata inaspettata Un amore, forse trovato troppo tardi Amore e Ancora Amore Alla ricerca di un amore non ancora perduto Tutto è iniziato da un errore L amore è una cosa difficile ma sempre bella Galeotto fu MESSANGER Una lunga storia d amore

4 Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. - Tu non sei un cretino - mi dice serio. - Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo: fidarsi... - Un'amicizia può salvare Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante tu non sei un cretino mi dice serio tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l'amicizia è anche questo: fidarsi dell'altro e in questo momento tu ti devi fidare di me! -Ma non mi fidavo di quello che diceva Gabri, perché lo avevo visto frequentare gente strana e comportarsi in modo misterioso e antipatico. La nostra amicizia durava da troppi anni, ma piano piano sentivo che qualcosa ci stava separando; un problema troppo grande da riuscire a risolverlo da solo. Un giorno, dopo la scuola, decisi di seguirlo per scoprire quale fosse il suo problema. Rimasi perplesso alla vista di quei luoghi spaventosi che prima d'allora non avevo mai visto, ma la situazione di Gabri mi incuriosiva ancora di più e si faceva molto complicata. Lo seguii fino all'angolo dietro casa sua dove lo aspettavano due ragazzi più grandi di lui e scoprii che aveva dei problemi in famiglia e si sentiva escluso ed entrando nella mafia pensava di risolvere tutto ed intanto avrebbe vissuto emozioni forti. Decisi allora di fare ricerche approfondite sulla mafia e su quei posti strani. Trovai molte cose orribili, inimmaginabili e non avrei mai pensato che Gabri sarebbe arrivato fino a quel punto per risolvere i suoi problemi e per ottenere il rispetto degli altri. La mattina dopo, a scuola gli chiesi che ne pensava sulla mafia, ma ovviamente lui negò tutto. Durante la ricreazione il coordinatore di classe lo chiamò in privato e gli chiese cosa stesse succedendo, perché se continuava così sarebbe stato bocciato. Dopo aver sentito quello che gli aveva detto il "prof." decisi di prenderlo da parte e dirgli che sapevo tutto quello che stava accadendo. Lo portai in una stanza piccola e buia della scuola e gli dissi quello che pensavo e che se avesse continuato così si sarebbe rovinato la sua vita e quella della sua famiglia riducendoli in miseria a causa delle sue azioni e li avrebbe portati a litigare dandosi la colpa a vicenda. Gabri rimase perplesso dalle mie parole e capì che avevo ragione, però non poteva andarsene perché era stato lui ad volerci entrare. Dopo che mi confessò tutto Gabri dovette pensare ad un'idea per uscire da quel giro. Un po' di tempo dopo che discutevamo, decidemmo di chiamare la polizia e senza che noi ci mettessimo in mezzo, gli facemmo scoprire i loro covi, quello che facevano e chi erano. Li presero di sorpresa e i ragazzi mafiosi finirono tutti nei guai con la giustizia. Gabri ed io eravamo felicissimi e ci promettemmo che sempre ci saremmo detti tutto e aiutati e saremmo stati amici per sempre. 4 Sara Simone GET Arca di Noè Casinalbo

5 L amico approfitta tutto Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante: - Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo, fidarsi delle persone. In quel momento ho sentito qualcosa di grande del mio cuore. Un giorno passò nel mio giardino e disse:- Ciao, amico mio, visto che sei mio amico ti prendo un mazzo di fiori, io feci cenno con la testa e se ne andò col mazzo di fiori. E la primavera e Gabri passa sempre a prendere un mazzo di fiori nel mio giardino. Ma adesso che è inverno e tutto è appassito, Gabri, non mi veniva più a trovare e pensai che mi avesse dimenticato, io non avevo più niente e allora vendetti i miei preziosi bottoni d argento, la mia carriola e la pipa al mercato, dopo l inverno io ero felice perché Gabri mi è venuto a trovare, e mi ha detto:- Ciao come stai? Abbiamo spesso parlato di te questo inverno, io gli ho detto che pensavo mi avesse dimenticato e lui:- No, gli amici non si dimenticano mai! Beh, vedo che sono ricresciuti i fiori, io gli dissi che li avrei venduti al mercato per recuperare i bottoni d argento, la carriola e la pipa, Gabri mi disse che aveva una carriola danneggiata e io gli dissi che non faceva niente perché avevo un asse di legno e la potevo sistemare, lui mi disse: - Un asse di legno, bene mi serve ho un grosso buco nel soffitto di casa mia, è incredibile, facendo una cosa giusta se ne tira via un altra, dai portamela, la carriola vale molto di più di un asse di legno, ma non fa niente perché l amicizia non ha limiti, riempi anche un cesto di fiori visto che ti do la mia carriola. Quei fiori mi servono per prendere i miei preziosi bottoni d argento ma gli dissi che preferivo la sua stima invece che dei bottoni d argento e se ne andò con l asse e il cesto. Un altro giorno venne da me e mi disse:- Mio fratello è caduto e si è fatto male, visto che ti do la mia carriola non è un problema se vai dal dottore, visto che faceva buio e c era la tempesta gli ho chiesto se mi desse la sua lampada ma lui ha detto che ha paura che si sporcasse, io andai dal dottore e gli dissi tutto, prese il cavallo e andò, io lo inseguii, ma faceva buio e c era la tempesta andai nella brughiera dove c erano delle buche colme di acqua, io caddi in una di queste e annegai. Aiman Dagham GET Soleluna - Maranello L amicizia non si può separare Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo: fidarsi, l amicizia è molto importante. Quando un amico ti segue vuol dire che ti vuole bene; l amico è qualcuno di importante perché quando ti senti solo c è sempre lui che ti consola e ti rende felice. L amico lo puoi invitare a cena o a casa tua per giocare e parlare. Con l amico puoi confidarti e dire tutto,senza vergognarti o senza avere paura di essere giudicato,gli puoi dire se qualcuno ti tratta male e in questo caso c è sempre lui a difenderti. Io per esempio ho un amica che si chiama Alessia Bellei, io e lei una volta abbiamo litigato ma poi ci siamo chiarite e alla fine abbiamo fatto pace. Adesso siamo diventate amiche del cuore,e non ci separeremo mai. Io alcune volte la faccio venire a casa mia e ci divertiamo un mondo. Siamo capitate pure insieme in classe alle scuole medie. E ora ci vediamo tutti i giorni per chiacchierare e giocare,e ci diciamo pure i segreti. Per questo l amicizia è una cosa importante e preziosa che non si può evitare o considerare inutile. 5 Martina Gincarelli GET Soleluna - Maranello

6 Gabri Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei cretino, mi dice serio tu mi vieni dietro perché sei mio amico, e l amicizia è anche questo! Fidarsi di un amico fa bene. Se ti racconto balle, meglio non fidarsi, come dice il detto fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Però per non rovinare un amicizia è meglio credere, perché chi trova un amico trova un tesoro. Se non mi avesse detto di non seguirlo, io lo avrei seguito e mi sarei cacciato nei guai lo stesso, però non vorrei abbandonare un amico, quindi di nascosto ho seguito Gabri e ho visto che spacciava a degli adulti, ma quelle persone erano ubriache e iniziarono a picchiarlo fino a fargli perdere i sensi. Quando se ne andarono, sono andato ad aiutarlo per poi chiamare l ambulanza, ma ritornarono di nuovo quei due prepotenti a finire quello che avevano iniziato. Io chiamai la polizia, ma arrivarono troppo tardi e i due delinquenti se ne erano già andati via a prendere della roba che aveva nella giacca (portafogli e chiavi del motorino), quindi chiamai un ambulanza e lo portarono all ospedale. Il giorno dopo andai a trovarlo ed era messo male: aveva il naso rotto e il corpo pieno di lividi. Vorrei tanto che le persone non si drogassero. Matteo Venturelli GET Soleluna - Maranello La storia di Gabri Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo: fidarsi. Ti avevo raccontato un mio segreto e tu l hai raccontato a tutti, ti credevo un amico. Credevo di potermi fidare!!. Durante la ricreazione Gabri non mi rivolgeva neppure la parola, allora la sera cercai di inventarmi qualcosa per fare pace con lui. Il giorno seguente stavo andando a casa di Gabri, ma lo vidi con un suo amico e lasciai perdere. L ora dopo andai nella sua classe a scuola e gli chiesi se il giovedì dopo voleva venire a studiare a casa mia, ma mi rispose di no, freddamente, ancora incavolato per il fatto del segreto.rimasi scioccata e me ne andai. Nel pomeriggio verso le 16:00 mi chiamò al cellulare e mi disse di andare al parco perché voleva parlarmi. Quando arrivai lì Gabri non c era e neanche dieci minuti dopo. Non era passato nessuno. Lui non si era presentato, allora lo provai a chiamare al cellulare ma non rispondeva;andai sotto casa sua e vidi che alcuni ragazzi più grandi lo stavano picchiando per rubargli il cellulare. Io lo aiutai subito a difendersi e insieme riuscimmo a scacciare i nostri aggressori, anche se con molta fatica. In quel momento Gabri si accorse che gli volevo bene davvero e non mi fermavo davanti a niente per lui, mi ero subito buttato nella mischia pur di difenderlo. Decise di fare pace con me. Natalia Baiamonte GET Soleluna - Maranello 6

7 L amicizia Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo: fidarsi. Ecco, questo è quello che è successo una settimana fa tra me e Gabri. Non parliamo più da quel giorno. Stavamo per fare cabò anche se i suoi genitori non volevano e non gli avevano dato il consenso. Allora mentre eravamo quasi arrivati a casa di un nostro amico, lui ebbe dei ripensamenti e volle tornare a scuola. Gli dissi che si sarebbe dovuto fidare di me e che i suoi genitori non lo avrebbero scoperto. Ma niente, non mi ascoltò e fece di testa sua tornando a scuola ed entrando in ritardo. Il giorno dopo a scuola lo salutai normalmente ma lui facendo finta di niente mi passò davanti senza neanche guardarmi e rispondermi. In mensa cercai di sedermi vicino a lui per chiedere spiegazioni, ma quando iniziai ad aprire bocca, si alzò bruscamente e se ne andò. Non sapevo più come comportarmi per cercare di parlare e chiarire, così, il pomeriggio, decisi di andare a casa sua. Arrivando lì mi aprì la porta suo padre Luigi e quando gli chiesi di vedere Gabri mi rispose che dovevo lasciarlo stare e che non mi sarei più dovuta presentare senza preavviso. Dentro di me pensavo che questa volta l avevo combinata davvero grossa. Volevo davvero chiarire con lui, in fondo era il mio migliore amico, non capivo perché se l era presa così tanto. Passarono due settimane. Il sabato mattina quando arrivai davanti a scuola, tre tipi sospetti erano intorno a lui, allora mi appartai in un angolo e osservai cosa succedeva da lontano ma non riuscivo a capire. Iniziarono a spintonarlo e io intervenni subito senza neanche pensarci. Gabri era per terra e i tre ragazzi volevano fare rissa anche con me. Dopo aver detto a Gabri di scappare li affrontai. Finii all ospedale con un braccio rotto ma a farmi visita venne proprio lui: Gabri! Aveva deciso di perdonarmi e io ebbi la possibilità di scusarmi con lui dicendogli che non l avrei dovuto trascinare a marinare la scuola con me. Cosi facemmo pace e io gli dissi che non l avrei più costretto a fare cose che non voleva fare. Denise Cognato GET Stella Polare Pozza di Maranello L amicizia Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante: Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei un mio amico e l amicizia è anche questo: fidarsi. Tu sei una persona speciale, se un vero amico e per me avere un amico è una cosa straordinaria, ti voglio bene. Tu mi hai aiutato in momenti difficili e ora devo renderti il favore. Un giorno capitò che mentre mi stavo dirigendo verso casa venni fermato da David, Silvio e Francesco, i tre bulli della scuola, che volevano costringermi a rubare durante l ora di ginnastica. Dovevo rubare tutti i cellulari della classe, specialmente quello di Elena. Lei era ricca e il suo telefonino era il più fashion della scuola. Io non volevo rubare, ero bravo a scuola e avevo una paura tremenda che mi sospendessero. Proprio in quel momento arrivò Gabri con il suo cane Fulmine. David, il capo della banda, non aveva mai avuto paura di niente ma davanti a quell animale tremava. I tre bulli scapparono a gambe levate mentre Fulmine correva loro dietro. Riuscì a strappare un brandello dai pantaloni di David. Non osò mai più fare il bullo con Gabri e neanche con me. Gabri mi guardò e disse: E a questo che servono gli amici. E io e lui rimanemmo amici per sempre. Giorgia La Gioia GET Stella Polare Pozza di Maranello 7

8 Il mio amico Gabri Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante Tu non sei un cretino. Mi dice serio Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo, è fidarsi l uno dell altro. Io gli rispondo: Anche perché sei simpatico. Sei una persona di cui ci si può fidare, io ti voglio molto bene anche se a volte sei antipatico e noioso. Una volta ho fatto un sogno: cadevo da un burrone e chiedevo aiuto e tu vestito da Superman mi hai salvato. Davvero? Mi chiese. Io risposi : No, scherzo, ma volevo farti sentire forte. Tornato a casa ho pensato ai momenti passati con lui, era da ben cinque anni che ci conoscevamo, ma solo ora pensavo alle nostre avventure insieme, quante ne avevamo passate, tantissime, come quando avevamo dovuto giocare a calcio con le mani legate contro i nostri vicini oppure quando avevamo vinto la corsa a tre gambe; le risate della gara delle boccacce; la gara di pittura del suo amico, nella quale tra l altro eravamo arrivati ultimi, oppure quando avevamo indagato per scoprire chi viveva nella casa in fondo alla strada. Lui mi aveva sempre seguito anche nelle mie strampalate idee, si insomma lui era il mio migliore amico!ah già, non ve l ho descritto: ha undici anni, abita a Magreta, ha un appartamentino con due camere e un bagno. I soldi però li hanno eccome: infatti suo padre a tre Ferrari. Non ha né fratelli né sorelle. È alto un metro e settanta, ha i capelli lunghi color castano chiaro, ha una pelle molto delicata, infatti non sta mai al sole perché se no si scotta. Ha paura dei luoghi chiusi da quando è rimasto intrappolato in un ascensore. E molto affettuoso e gentile con i suoi genitori, ha il pallino dell ordine e ha persino catalogato tutte le sue cose, ama la pizza al prosciutto crudo e quella ai wurstel. Ama i film dove ce Johnny Deep, indossa sempre maglietta e jeans anche di inverno, indossa solo scarpe Adidas, a casa sua ne ha una ventina. Lui è il mio migliore amico. Nicolò De Vercelli GET Stella Polare Pozza di Maranello Fin da piccoli Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino, mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo, fidarsi. Noi ci siamo conosciuti da piccoli, andavamo all asilo insieme, poi alle elementari. Alle elementari ci mandavamo le lettere e i cioccolatini, poi andavamo in vacanza insieme perché i nostri genitori si conoscevano già. Poi in quinta elementare con la parrocchia eravamo andati in campeggio e per nostra sfortuna non ci hanno messi vicini e mi hanno messo con tutte le femmine. Il secondo giorno un ragazzo mi ha detto che provava qualcosa per me, ma io gli ho detto che ci devo pensare prima di mettermi insieme. Poi scopro che lui è il miglior amico di Gabri e io, per farmi notare, ho pensato di dirgli di sì. Così si ingelosisce. Allora le voci giravano dopo un po sono andata davanti a lui e l ho baciato e Gabri è rimasto a bocca aperta. Dopo che ci siamo messi insieme, tutta la gente la gente iniziò a confessare di essere innamorata di qualcuno. Poi gli educatori iniziarono a lamentarsi dicendo che c erano troppi sbaciucchiamenti. Noi ragazze tutta la sera che me saggiavamo con il nostro ragazzo. E io l unica che non amo il mio lui. Addirittura alcune ragazze scappavano dalla tenda per andare a vedere il suo fidanzato. Ma ho scoperto che anche Gabri prova qualcosa per me! Ma io purtroppo sto con Luca! Uffi che due! Ma io e la mia migliore amica abbiamo un piano. Io devo tradire lui. Allora iniziamo a giocare al gioco della bottiglia. Purtroppo esco io e un tizio brutto con i baffi e i brufoli. C era da scegliere tra bacio in bocca a stampo, o chiusi in uno sgabuzzino per un quarto d ora. Io ho scelto lo sgabuzzino meglio che baciarlo veramente! Però lui aveva mollato una puzzetta ed era diventato tutto rosso perché mi ero accorta che era stato lui. Quando siamo usciti c era un aria così pulita! Poi siamo usciti io e Gabri. Il mio cuore iniziò a battere un casino e pregavo dentro di me che uscisse bacio, ma invece uscì prova atletica. Uffi, sono sempre 8

9 sfortunata. Poi è uscita la mia amica e Gabri ed è uscita la prova bacio! Io ero agitatissima e la mia amica mi voleva bene, allora ha rifiutato. Per quello ce ne siamo andate via perché se rimanevamo lì la obbligavano! Poi alla sera sono andata nella tenda dei maschi e ho lasciato quel brutto sgorbio e sono andata da Gabri e gli ho detto: mi piaci! Non posso farci niente! e lui: sinceramente anche tu mi piaci.. poi ci siamo guardati negli occhi e ci siamo baciati. GET Gulliver - Sassuolo Il mio amico Gabri Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo : fidarsi, aiutarsi a vicenda, andare d'accordo e soprattutto volersi bene. Bisogna cercare di non litigare mai: tu mi sei vicino nei momenti di difficoltà e io faccio lo stesso con te...per questo posso dire veramente che sei un mio vero amico, mi aiuti sempre e mi sostegni!ti devo dire grazie con tutto il cuore per quello che fai per me, TI VOGLIO BENE! -. Questo è quello che Gabri mi disse quel giorno d'estate, lo ricordo ancora come se fosse ieri. Mi disse queste parole subito dopo che lo avevo soccorso e difeso davanti a quel gruppetto. Eravamo al mare per le vacanze estive e come ogni anno ci trovavamo con la nostre famiglie nei soliti appartamenti uno accanto all'altro. Gabri aveva la mia stessa età ma sembrava più grande di me: io ero piccolino, avevo le orecchie a sventola e balbettavo in continuazione quando parlava. Anche quell'anno c'era nel nostro bagno un gruppetto di ragazzini che si divertivano a prendermi in giro, chiamandomi topo, ritardato o lentone e mi imitavano. Io ci stavo molto male e anche se Gabri mi diceva di stare con lui e di non ascoltarli, ne soffrivo molto. Una mattina mi alzai come al solito e andai in spiaggia ma Gabri non c'era...e adesso cosa potevo fare? Andai sotto al mio ombrellone e cominciai a giocare da solo con la sabbia. Arrivarono i soliti ragazzacci che ce l'avevano con me e prima iniziarono a prendermi in giro poi mi spinsero in acqua. Io non sapevo nuotare e comincia a muovere le braccia e le gambe senza però riuscire a stare bene a galla, ero terrorizzato Per fortuna arrivò lui, il mio amico Gabri che era tornato da una gita ed era venuto a cercarmi! Mi tirò fuori dall'acqua e quando mi tranquillizzai e tornai a respirare bene gli raccontai cosa era successo. E' stato allora che mi ha fatto quel discorso, mi ha detto di non vergognarmi di essere come sono e di non preoccuparmi perché lui sarebbe stato per sempre mio amico e avrei potuto fidarmi di lui ciecamente. E poi mi ha detto una cosa importante: non doveva sentirmi un cretino, io non lo ero, semmai lo erano quei ragazzi che mi prendevano in giro senza conoscermi davvero. Gli anni sono passati e purtroppo io ho smesso di andare al mare con i miei genitori e perciò io e Gabri ci siamo persi di vista; ogni tanto però penso a lui e a quanto è stato importante per me, ho imparato a non farmi mettere i piedi in testa e a non vergognarmi per come sono. GET Arcobaleno Formigine Mio fratello Gabri Gabri si ferma e mi guarda in faccia per qualche istante. Tu non sei un cretino mi dice serio. Tu mi vieni dietro perché sei mio amico e l amicizia è anche questo : fidarsi perché ci sono persone che dicono lui è mio amico, poi li vedi che dopo due minuti litigano. Mi verrebbe voglia di dirli: Bravi, bravi!!begli amici che siete!. Gli amici veri restano, non vanno e vengono, a loro puoi dire tutto e sei sicuro che non lo diranno mai a nessuno -. Poi andiamo avanti e Gabri cade e inciampa su un sasso, sbatte la testa per terra e inizia a sanguinare. E a quel punto io non vado via, resto lì con lui, chiamo l'ambulanza con il mio cellulare e lo accompagno all'ospedale dove lo curano. Un 9

10 vero amico fa così, non ti lascia solo nel momento del bisogno. Il giorno dopo torniamo a scuola ci vediamo a scuola e Gabri mi ringrazia e mi dice: - Tu sei un vero amico! Ti ricordi quella frase che dice chi trova un amico trova un tesoro, io ho trovato un vero tesoro, sono così ricco che potrei comprarmi una porsche! -. Le scuole elementari finiscono e io e Gabri siamo così fortunati che capitiamo nella stessa classe anche alle medie. Gabri appena mi vede il primo giorno mi dice: - Sono proprio contento di essere in classe con te!-, è una vera gioia anche per me. Subito dopo Natale sono caduto e mi sono rotto un piede perciò me lo hanno ingessato, Gabri mi ha sempre aiutato, lui e la sua famiglia mi erano vicini. Un altro bel episodio che mi ricordo di Gabri è stato quando per il mio compleanno mi ha portato una fantastica torta di cioccolato con la panna montata che sua madre aveva preparato apposta per festeggiarmi. Era un bontà! Dopo quel gesto mi è venuto in mente quello che mi dice sempre mia madre: -E' meglio dare che ricevere!-; allora io non ci ho pensato troppo su, ho deciso di fargli un regalo anche io. Avevo qualche soldo da parte e perciò gli ho comperato un gioco per la playstation 3 (a tutti e due piace un sacco giocarci!): PES, era proprio il gioco che voleva! Ho fatto un bel pacchetto e l'ho messo nel suo armadietto così appena lo avrebbe aperto lo avrebbe trovato subito. E così è stato, è andato all'armadietto e quando ha visto il regalo è venuto subito a cercarmi per dirmi: - Grazie mille!! Che bel regalo!! Come posso ripagarti?! - io gli ho risposto: - Gabri non mi devi proprio niente, mi hai già ripagato con la tua amicizia che mi dai tutti i giorni! -. Adesso che abbiamo quasi diciassette anni siamo ancora molto amici e spesso Gabri viene a casa mia per giocare e fare i compiti. Proprio l'altro giorno mentre stavamo studiando per la verifica di inglese, sono saltato su, anche se non centrava niente con quello che stavamo facendo, e gli ho detto: - Gabri ma tu ti ricordi tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme io e te?! Io ci penso spesso. Ti ricordi quando sei inciampato nel sasso?e che io ho chiamato l'ambulanza? -. E Gabri mi risponde: - Certo, guarda qua, ho ancora la cicatrice, ma mi piace, mi fa ricordare tutte le nostre avventure, belle e brutte, ma comunque condivise con te!-. Eh sì, l'amicizia è proprio questo condividere la nostra vita con una persona, potersi fidare di lui e divertirsi insieme. Gli amici in fin dei conti sono i fratelli che ci scegliamo! Alessandro Richeldi GET Arcobaleno - Formigine 10

11 Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio Matteo Vs Satana Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano,dicevano che ero un fifone perche non andavo a rubare le autoradio. Cambierebbero opinione se mi avessero visto l altra sera! Era un giorno triste per me, perche non avevo niente da fare. Allora decisi di mettermi un po al computer,dopo quasi 10 minuti era scoccata la mezzanotte. Caso stranissimo si spense il computer, io esclamai: CHE PILLOLA!!ora non ho niente da fare.,ma considerando che avevo fame mi andai a fare un panino, ma appena stavo per arrivare sulla soglia della cucina: BOOOM!! mi cadde una pentola in testa: CHE DOLORE!! poi dopo 5 minuti mi rialzai e mi trovai un bernoccolo in testa con scritto SATANA.Ero un po spaventato,stavo andando a letto quando poi mi sentivo che dovevo andare in bagno. Avevo appena finito di fare i miei bisogni, ma non trovai la carta igienica, mi alzai un attimo dal gabinetto e da lì improvvisamente uscì Satana che mi disse: Sono Satana, sono io che ti ho rubato la carta igienica!! e io gli risposi : Sì, se tu sei Satana,io sono Gesù Cristo!!.Lui per dispetto mi tirò la carta igienica in testa e io nervoso gli tirai il bagnoschiuma e gli urlai: To prenditi il bagnoschiuma e lavati!!. Satana,offeso,BOOM, mi tirò la doccia in testa: insomma ci siamo tirati di tutto addosso quando a me rimase solamente il mio barattolo di cera per capelli e appena glielo tirai urlò: NOOOO! il barattolo si aprì e Satana venne risucchiato. Io riuscii a pulire con la carta igienica. Peccato che era stato solo un sogno:beh,alla fine mi sono divertito!! Matteo Tudisco GET Jonathan - Sassuolo 11

12 La storia più bella del mondo Accidenti non mi riconosco più e dire che da piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio. Mentre era sdraiato sul letto Pasquale parlava alla sua fidanzata Angelica, seduta su una sedia di fianco a lui. Dopo alcuni giorni andò via di casa lasciando la fidanzata sola. Girava per Napoli cercando di crearsi un giro di droga per procurarsi del denaro che sarebbe servito a comprare una bella casa dove vivere tranquillo con la sua fidanzata. Qualche settimana dopo Pasquale stava attraversando il viale che lo avrebbe portato al suo prossimo appuntamento. Si fermò dietro una casa malridotta in attesa del cliente a cui vendere la droga, ma all improvviso l auto della polizia frenò di colpo. Scesero in fretta due agenti di polizia che lo ammanettarono e lo portarono immediatamente in Questura. A seguito di un interrogatorio piuttosto prolungato Pasquale confessò le sue azioni e lo incarcerarono. Pochi mesi dopo la sua morosa Angelica scoprì che era incinta e voleva tirarlo fuori di prigione. Pagò la cauzione e quando Pasquale uscì Angelica gli disse che era incinta e lui era contentissimo e gli chiese di sposarla. Lei rispose di sì e dopo un anno nacque Alessandro. Alla fine lui giurò su tutta la sua famiglia che non si sarebbe drogato mai più. Alessia Mervini GET Jonathan - Sassuolo Il mercato spaventoso Accidenti non mi riconosco più, e dire che da quando ero piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio. Da bambino con i miei compagni andai in piazza; loro mi ordinarono di rubare della autoradio se no avrebbero detto a tutti che ero un fifone! Io non andai a rubare e a scuola mi chiamavano tutti fifone in compagnia dei miei amici. Un lunedì pomeriggio successivo io andai al supermercato a comprare una cosa, e loro mi aspettavano fuori incitandomi ancora a rubare delle autoradio, altrimenti sarebbero venuti a casa mia per dire a mio padre che avevo rubato, così lui mi avrebbe sicuramente picchiato. Mi dissero che se volevo evitare tutto questo avrei dovuto rubare. Mi avrebbero aspettato il giorno dopo alla Piazza e se non fossi potuto venire sarebbero andati da mio padre. Il giorno dopo mi recai alla piazza con mio padre che di nascosto mi stava seguendo. Andai davanti al mercato di autoradio con gli altri mentre lui continuava ad osservarci. Mentre gli altri mi incitavano, lui ci raggiunse e mi disse che sapeva che non era colpa mia ma loro. Dopo che mio padre li ebbe sgridati, loro smisero di chiamarmi fifone e mi lasciarono in pace. Bedri Edgard GET Soleluna Maranello Il cielo Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della sanità mi sfottevano, dicevano che eri un fifone perché non andavo a rubare le autoradio; io non lo facevo perché avevo paura, non mi piaceva mettermi nei guai, mi piaceva starmene tranquilla sdraiata sull'erba verde e guardare il cielo, fantasticando sulle forme che le nuvole avevano. Ero fantasiosa, tutto per me aveva un significato nascosto. Passavo le giornate a leggere libri d avventura. Ero una bambina molto chiusa e non avevo molti amici. Ero un orfanella chiusa nella sua fantasia. Le cose 12

13 cambiarono quando a dieci anni mi adottarono. Si presentarono in orfanotrofio una coppia di signori sulla trentina d anni: la moglie era mingherlina con i capelli biondi che le arrivavano sulla schiena, gli occhi grandi e marrone scuro; il marito era molto alto con i capelli scuri e gli occhi azzurri. Mi chiedevo come mai una coppia così giovane si trovasse lì. Mentre parlavano con la direttrice dell orfanotrofio li scrutavo dal buco della serratura dell ufficio, quando sentii pronunciare il mio nome.. Magari non ero io, in fondo la struttura era grande e c era qualcun altro sicuramente con il mio stesso nome. Sentii un ombra dietro di me. Era Rosi, la signora che puliva le stanze dei bambini; la conoscevo da quando ero piccola ed eravamo diventate abbastanza amiche. Mi stava per domandare cosa ci facessi io lì ma in quel momento la preside la chiamò dentro il suo studio e lei prontamente entrò e salutò cortesemente. Era una ragazza umile e comprensiva e con i suoi occhi verde chiaro sapeva conquistare proprio tutti, compresa la direttrice, così severa. Ascoltai ancora un po dalla porta, capendo che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno nell istituto. Andai di corsa nel parchetto dove rimanevo ore a guardare il cielo. Era piccolo e nel mezzo c era una fontanella dove i bambini giocavano a schizzarsi l acqua quando faceva molto caldo, e alti abeti ombreggiavano la staccionata che separava l orfanotrofio dal resto del mondo. Quando mi adottarono cambiò la mia vita e, di conseguenza, cambiai anche io. Iniziai la scuola e diventai molto brava, mi feci nuove amicizie e dovetti abbandonare il mio mondo immaginario per fare spazio a quello reale. Le cose però cambiano in continuazione. Lo capii quando la mia madre adottiva morì. Mio padre era disperato e cominciò a bere. Avevo dodici anni, lui non era mai in casa. A tredici anni, senza soldi, cominciai a rubare senza che nessuno potesse più controllarmi, nessuno riusciva a fermarmi, ero furba, veloce. Molti miei vecchi amici dell orfanotrofio non avevano trovato fortuna con le loro famiglie adottive ed eravamo diventati tutti piccoli ladri di strada. E ora che mi hanno sorpreso a rubare un pezzo di pane e mi si chiudono dietro le sbarre del carcere minorile cosa mi rimane? Chissà se quando uscirò di qui potrò ricominciare, magari rifarmi una vita scappando dai fantasmi del mio passato Intanto sono qua e dalla mia cella si vede un pezzettino di cielo, l unica cosa che mi solleva e mi fa tornare con il pensiero a quei giorni in cui c ero davvero sotto a quel cielo, e mi domando se un giorno sarò veramente libera. Claudia Diga GET Soleluna - Maranello I cambiamenti della vita Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio E invece ho appena rubato un autoradio del 1960 dal valore inestimabile con la mia banda: Martina, Alle e David. Non ci hanno mai sorpresi a rubare, siamo una banda perfetta! Li ho conosciuti cinque anni mentre rubavano un portafoglio ad un anziano signore. Nel fuggire David mi urtò e cademmo entrambi a terra. Lui si riprese immediatamente e si rimise a correre e io senza neanche capire cosa mi spingesse a farlo gli corsi dietro, fino a raggiungerlo in quella che capii essere il rifugio suo e della sua banda, che rimase sbalordita nel rendersi conto della facilità con cui ero riuscito a stare dietro al suo leader nella corsa. Cominciammo a parlare tutti assieme e diventammo subito amici, e più tempo passavo con loro più diventavo parte integrante, e direi anche fondamentale, del gruppo. Col passare del tempo diventammo sempre più abili nel rubare oggetti di sempre maggior valore. Dagli semplici scippi eravamo passati alle rapine nei negozi e negli appartamenti. Un giorno, mentre infilavo il passamontagna, in attesa di compiere quello che avevamo battezzato come il colpo del secolo, ebbi la sensazione di essere osservato. Mi voltai. Vidi poco lontano i miei genitori. Ma più che loro vidi i loro la tristezza, l amarezza e la delusione stampati sul loro volto. Era come se avessero sprecato inutilmente i loro anni a cercare di insegnarmi a capire cosa 13

14 fosse giusto e cosa sbagliato ed io avessi reso vani tutti i loro sforzi e i loro sacrifici. Li vidi voltarsi, salire in macchina e ripartire. Fui preso da un istinto irrefrenabile di correre, fino a casa. La trovai vuota. In pochi attimi la mia mente fu invasa da mille cose insieme: dalle brutte azioni che avevo fatto in quel periodo fino a ricordare ciò che mi aveva sempre detto mamma fin da quando ero bambino. Ricordati piccolo mio, nessuno ti vorrà bene come la mamma; la tua famiglia è come un porto sicuro quando il mare è in tempesta. Ed io la tempesta l avevo dentro di me. Era come se mille palline di vetro girassero nella mia testa. Mi sdraiai e chiusi gli occhi, respiri profondi. No!, non potevo andare avanti così, non potevo togliere agli altri per prendere io, dovevo invece guadagnarmi ciò che desideravo e riconquistare la fiducia di chi mi voleva bene e che avevo perso. Dovevo partire, allontanarmi da questa città. Telefonai ai miei genitori, parlai con loro e decidemmo insieme di andare l intera estate nel campeggio che per tante estati avevo frequentato ma che da cinque anno non frequentavo più. Trascorsi l intera estate con la mia famiglia, inclusi i miei nipotini Marco e Lucia, figli di mio fratello. Al rientro in città ero sereno, convinto di aver ricominciato, e di aver intrapreso la retta via. Pochi giorni dopo ero al parco con Marco e sentii una voce alle mie spalle: Ciao.Da quanto tempo non ti si vede! Sei sparito senza dire nulla nessuno; bell amicizia la tua!!. Guardai avanti senza dire una parola, presi Marco per mano e mi incamminai per tornare verso casa. Sentivo calde lacrime che mi solcavano il viso. Avevo riconosciuto quella voce Quando i tuoi amici non ti piacciono più di tanto o non approvi i loro comportamenti devi parlarci, esprimere le tue opinioni; non devi essere tu ad adeguarti a loro passando magari dalla parte del torto. I veri amici infatti ti accettano per quello che sei e quando non riescono a imboccare la retta via da soli bisogna aiutarli. Il nostro gruppo si era sciolto come la neve sotto il sole il mio unico rammarico era quello di non essere riuscito a parlare con loro, a provare a farli ragionare, a confrontarmi. Non ero pronto, ero immaturo, ora lo so! Daniel Libero GET Soleluna - Maranello La scelta Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero piccolo gli scugnizzi della sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio Io e la mia famiglia vivevamo nel quartiere più malfamato di Napoli. I miei genitori litigavano sempre e a me sembrava dicessero solamente una sfilza di numeri inutili. Quella però fu la loro ultima litigata,si lasciarono. Mio padre se ne andò a vivere in hotel mentre mia madre rimase a vivere nella nostra grande villa. Io quando non sapevo cosa fare andavo dagli scugnizzi della Sanità,è la mia banda. I miei amici si divertivano a rubare le autoradio, sia per venderle che per decretare chi di loro fosse il più bravo a rubare. Davanti a me avevo due strade tra cui scegliere, quella buona e quella cattiva. Avevo pensato a quale scegliere: potevo diventare come loro, così non mi avrebbero più preso in giro chiamandomi fifone solo perché non rubavo i portafogli o altre cose di poco valore;o diventare un bravo ragazzo gentile, studioso e diligente. Una volta mi costrinsero ad andare a rubare in un negozio; io ci andai, ma perché ormai mi avevano incastrato, se no non l avrei mai fatto. Abbiamo compiuto la rapina ma ci era andata male perché il commesso aveva chiamato la polizia e ci avevano preso mettendo tra l altro i nostri nomi nell archivio della polizia, per poi rilasciarci. Io parlai con un mio amico e a tutta la banda dicendo loro che non volevo più fare parte del gruppo, e anche se mi avessero preso in giro non mi sarebbe importato. Voglio essere un bravo ragazzo. Davide Zaccariello GET Soleluna Maranello 14

15 Chi è? Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero piccolo gli scugnizzi della sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio Mi domandai se veramente ero un fifone, se ero io quello sbagliato o loro. Mi dissi che avrei iniziato a rubare di tutto, tutto quello che mi capita a tiro, comprese le autoradio! Non volevo essere chiamato fifone. Volevo che mi chiamassero rubacchione, che dessero del coraggioso, dell eroe, del potente. Il giorno dopo, di primo mattino, camminavo verso la scuola, cercando i ladruncoli. Sarebbero diventati i miei nuovi amici. Quando mi videro come al solito mi chiamarono fifone, ma stavolta sapevo io come ribattere. Mi feci coraggio e gli proposi urlando di andare a rubare una radio da una macchina. Rimasero allibiti. Non mi credettero. Mi offrii di nuovo per la rapina. Ottenni come risposta solo risate in faccia e battute. Avrei dovuto agire da solo se veramente avessi voluto dimostrare loro qualcosa. Arrivai in classe con solo la voglia di uscire da quell aula, di andare in quel parcheggio. Li sì che sarebbe stato facile trovare quello che cercavo. Ma ero agitato: era la prima volta che mi ritrovavo a compiere un azione del genere. E mentre mi dirigevo proprio là, cercando di lasciare ogni dubbio alle spalle, dentro di me cominciava a farsi viva una voce sempre più insistente e acuta. - Tu non sei così ragazzo. Per piacere torna in te. Pensa ai tuoi genitori, che lavorano solo per te, per comprarti quello che vuoi, quello di cui hai bisogno.cosa te ne fai di una radio? Non devi ascoltare la gente ma camminare per la tua strada. Cosa pensi che solo perché ruberai eviterai di essere chiamato fifone da loro? Lo sai che non è così. ritorna -. Non capivo cosa mi stava succedendo. Piano piano stavo tornando sui miei passi e senza neanche accorgermene stavo correndo. Mi ripetevo No!, io non sono questo!. Ritornai a scuola e mi dimenticai di tutto. Ma non smisi mai di chiedermi chi fosse stato a parlarmi e perché l avesse fatto. Ma lo ringrazio, lo ringrazio di cuore. Ibtissan Lamlas GET Soleluna - Maranello Il viaggio a Torino Accidenti non mi riconosco più e a dire che da quando ero piccolo mi sfottevano che ero un fifone perché non andavo rubare le autoradio. Adesso mi ritrovo qui a rubare l auto intera. Sono cambiato moltissimo da quando ero bambino,e forse non dovrei fare quello che faccio ma non voglio più essere criticato dagli altri sentendomi dire che sono un fifone perché io vivo in mezzo alla strada e qui fare certe cose è normale. I miei genitori non sanno niente. Però pensando a questa scelta che ho fatto quattro anni fa qualche rimpianto ce l ho, per la paura di finire in carcere come è successo a Simone l anno scorso. Ma se mi ritirassi gli altri ricominceranno a sfottermi. Chiedo consiglio a mia nonna,che non ha mai detto niente ai miei,che mi ha indicato la strada migliore e ho deciso di ascoltarla. Passano i giorni e mi ritrovo i miei vecchi amici sempre sotto casa che mi chiedono perché non vado più con loro. Io non rispondo,cerco di ignorarli il più possibile ma devo andarmene da Napoli. Credo che me ne andrò a Torino,da mia nonna. I miei sono d accordo. Parto tra una settimana. Mancano tre giorni alla partenza e quasi tutti i giorni i miei vecchi amici finiscono in galera. Dopodomani c è la partenza e io non me la sento di partire, questo è il posto dove sono nato. Ma devo farlo per avere un futuro migliore e non quello dietro a delle sbarre. Oggi 15

16 è il giorno della partenza,ho già salutato i miei genitori,mi rimane solo da salutare il mio paese. E stato difficile partire ma adesso non si torna più indietro. Sono quasi arrivato a Torino dopo 8 ore di viaggio. Avevo paura che non avrei fatto amicizia con nessuno e invece non è stato così perché adesso che mi trovo qui sono con una bellissima famiglia e anche un bellissimo lavoro. Chiara Russo GET Stella Polare Pozza di Maranello Gli scugnizzi Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio. Era l 8 agosto e su nel cielo di Napoli splendeva un sole cocente. Io ero solito a stare con gli scugnizzi del quartiere Sanità. La solita puzza di spazzatura che in estate si faceva più pungente, i soliti gatti che morivano di caldo cercando un luogo fresco tra le ombre che facevano i palazzi imponenti di Napoli, le solite persone che andavano al bar per bere qualcosa di fresco, scordandosi la macchina aperta, così i miei amici potevano approfittarsene per rubare le loro autoradio,mentre io guardavo in disparte. Era il 9 agosto e Patrick cercò di rubare una Mercedes. Stavamo tutti assaporando la scena quando fuori dal bar di Pietro uscì il proprietario della vettura,che entrò nell auto lanciando un grido di paura. Vide Patrick con la sua radio in mano. Lo prese e lo portò dalla Polizia, la quale a sua volta lo condusse al riformatorio cittadino. Ci demoralizzammo tutti, eravamo disperati. Era il 10 agosto e furono mandati là altri due nostri amici,così rimanemmo in tre. L anno seguente noi tre ci ritrovammo. Mi chiesero perché avessi chiesto loro di seguirmi lì nel vicoletto. Risposi che avevo deciso di tentare di rubare un auto. Indicai una macchina,la stessa che aveva portato Patrick in riformatorio. Aprii la portiera della Mercedes e tirai un pugno all autoradio,che si staccò subito. Tornai dai miei amici sorridendo e cominciai a rubare in diverse macchine. Il 10 settembre mi arrestarono e mi portarono in riformatorio. La mia testa era martellata da mille domande. Daniel Vaccari GET Stella Polare Poza di Maranello Talento Mafioso Accidenti non mi riconosco più e dire che da quando ero piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio come facevano loro. Eppure è proprio per questo che sono così, così diverso da tutte le persone che conosco. Adesso faccio parte di una banda che si occupa di spacciare droga e poi ricavarne dei soldi. Penserete che io sono uno che ogni giorno prende tre kgm di droga e se la finisce tutta in un lampo. Invece no, non ne ho toccato neanche un grammo, ma non è per questo che sono diverso. Tutto è cominciato proprio quel giorno in cui tutta la banda mi sfotteva per le autoradio. Cominciai a diventare sempre più cattivo, la mia rabbia cresceva sempre più come una bolla che sta per scoppiare. Un giorno volevo dimostrare a tutti che non ero un fifone e così andai dal capo delle bande, il supremo di tutte le bande. Era un tipo molto strano, con molti sbalzi di umore, ogni tanto 16

17 era felice e delle volte era arrabbiato, molto arrabbiato con la voglia di uccidere qualcuno ogni ora, e così faceva. Quando era arrabbiato o si sfogava con canne, sigarette e roba simile oppure prendeva la sua unica pistola e uccideva tutti i piccioni che vedeva sugli alberi e si metteva addirittura il passamontagna per non farsi riconoscere dalle persone vicine. Potevo soltanto andare da lui. Era l unico che poteva darmi dei consigli per dimostrare a tutti chi è Rocco Marsigliani, che non è un fifone ma uno che sa fare le cose in maniera un po più prudente. Andai nel suo rifugio, era tutto buio, sembrava di essere in una tana di un ragno. C era di tutto! Lo vidi all inizio, rimasi paralizzato poi cominciai a parlare balbettando e gli chiesi se con uno delle missioni che organizzava lui me ne poteva affidare uno per dimostrare agli altri chi sono. Lui capì che ero un grintoso, pieno di orgoglio e di forza. Uscì fuori dall ombra e lo vidi: un ragazzo robusto, più o meno 14 anni. Aveva una vecchia camicia rozza e sporca, cappellino, delle scarpe poco alla moda. Mi lanciò la sua pistola e mi disse: se vuoi dimostrare a tutti chi sei con il mio aiuto, spara con questa pistola quel cucciolo di cane!. Cominciai a sparare e il cucciolo mormorò e poi morì. Provai una pena, ma dovevo farlo. Lui sorrise e disse: sì. Sei tu!. Io all inizio non capì ma poi lui mi spiegò tutto e mi disse che ero il suo complice ideale. Mi fece fare di tutto, nel giro di tre giorni diventai più famoso delle bande, mi rispettavano tutti, compreso lui, il boss. È stato questo il mio sbaglio ma si vede che era destino. Ma una delle missioni che mi è rimasta più impressa fu quella in cui io, lui e altri due amici siamo andati a rubare in una casa di ricchi. Entrammo molto facilmente perché la porta non era chiusa a chiave. Abbiamo rubato tutta la roba di valore, ma poi un rumore nell altra stanza. Ci siamo chiesti cos era e vediamo un ombra che viene verso di noi. Si accende la luce e da lì il panico. Era il maggiordomo. Siamo subito scappati, buttando per terra tutta la roba che ci trovavamo davanti. Ma poi un uomo si ferma davanti a me, mi prende e mi porta via. Ero solo, non sapevo cosa fare. Cercavo di aprire la portiera, ma non ci riuscivo, era chiusa sa chiave. Mi sono addormentato e quando mi svegliai mi trovai dentro una stanza, sopra un letto con vicino un comodino e un piccolo armadio. Nelle vicinanze c era anche un altra stanza. Era un bagno. Uscì dalla stanza e mi accorsi immediatamente che era dentro a un riformatorio. Prima di essere quello che sono adesso, non facevo la scuola; mia madre mi aveva tolto perché diceva che era una spesa inutile. Lei non era una mamma normale, alzava le mani in continuazione per ragioni inutili e scappai di casa. È così che sono entrato dentro alla banda ed incontrare così il boss. Ci passai cinque anni lì dentro e quando uscii ero cambiato completamente e mi sentivo ancora più forte. All uscita, davanti a me, c era il boss con tutta la banda.mi sono venuti e quando arrivammo a casa del boss c erano un sacco di missioni già pronte per essere svolte. Nel giro di due anni diventammo i più famosi mafiosi della città. Abbiamo ucciso un sacco di gente, compreso l uomo che mi ha portato in riformatorio. Eravamo pieni di soldi grazie alla vendita di droga. Adesso mi pento di tutte le cose o fatto. Volete sapere il perché? Ve lo dirò subito. Dopo una missione,la mia ultima missione,vennero a bussare alla mia porta ed era la polizia. Mi dichiararono in arresto e mi portarono al commissariato. Da lì cominciarono subito a farmi delle domande su quella missione che per mio malgrado avevano scoperto grazie a una spia. Non risposi a nessuna di queste domande, ma non servì a niente avevano le prove necessarie per sbattermi dentro. Mi condannarono a trent anni. Non ci potevo credere. Qualcuno aveva confessato. Tramite un mio amico di fuori scoprì che era stato lui il boss. E così che mi pentì di tutte le cattiverie che avevo fatto. Ma sapevo che primo o poi sarei uscito, e per colpa sua che sono qui dentro. Mi sarei vendicato non appena sarei uscito. 30 ANNI DOPO Finalmente sono uscito. sono stato trent anni lì dentro e ho pensato soltanto a una cosa vendicarmi. Avevo dei soldi da parte in caso di emergenza li ho spesi proprio per comprarmi un arma e un investigatore segreto che rintracciasse il boss. Dopo due mesi sono riuscito a rintracciarlo era a Roma per un affare. Avevo anche scoperto che lui per molti anni mi aveva solo usato per poi abbandonarmi e prendersi tutto lui il potere. Era soltanto una falsa fin da quando eravamo piccoli aveva già programmato tutto fin dal primo momento. Ho ripensato addirittura a quel povero cucciolo di cane che avevo sparato. Ma ormai le cose arano fatte. Sono riuscito a raggiungerlo era dentro una stanza segreta dentro un negozio di carne stava contando tutti i soldi che aveva guadagnato quel giorno. Sono entrato avevo la pistola alla mano avevo una gran paura ma ero anche ansioso di vederlo lì a terra indifeso. Sono entrato di scatto o preso lui e o puntato la mia pistola nella sua testa o minacciato tutti affinchè non posassero a terra le pistole che avevano 17

18 in mano. Lui era molto sorpreso non si sarebbe mai aspettato di vedermi dopo trent anni era molto spaventato addirittura avevo pena per lui ma non dovevo avere pietà dovevo fare a lui quello che aveva fatto a me. E sparai. Scappai immediatamente. Finalmente avevo l anima in pace, mi ero vendicato. Anna Angelotti GET Gulliver - Sassuolo Un Criminale di New York Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio. Vivevo in comunità da quando avevo cinque anni, i miei amici mi prendevano in giro perché non andavo a rubare come facevano loro Ero un bambino onesto e timido e non mi sembrava giusto impossessarmi di qualcosa che non fosse mio,dentro di me sentivo molte emozioni, loro mi volevano portare sulla cattiva strada e per riuscirci cercavano di ferirmi nell orgoglio dicendo che ero un fifone. Io per giorni e giorni continuai a pensare a cosa fare, ma il mio orgoglio mi spinse sulla strada della criminalità. Ma adesso non mi riconosco più perchè ho cominciato a rubare, sono diventato aggressivo, uccido la gente per soldi e per divertimento, spaccio la droga e per questo sono stato arrestato dalla polizia. Passai due anni in carcere, e questi furono gli anni più brutti della mia vita; vivevo in isolamento perché più volte avevo cercato di scappare. Poi, un bel giorno, ebbi un idea geniale: durante la doccia, bevvi lo shampoo questo mi fece stare male e mi dovettero portare in ospedale a fare la lavanda gastrica. Una volta in ospedale, pagai la guardia che mi aveva accompagnato perché mi lasciasse scappare. Così riuscii a fuggire, decisi di trasferirmi a New York e mi camuffai anche fisicamente, facendomi crescere la barba e i baffi per rendermi irriconoscibile. Arrivato in città, incontrai una banda di criminali che cercò di derubarmi, io gli dissi che non avevo denaro con me, ma loro mi presero a botte. Io però riuscii a difendermi e li impressionai così tanto che decisero di farmi entrare nel loro gruppo, da loro chiamato Branco. Un giorno, decidemmo di rapinare una banca, ma mentre stavamo per entrare la guardia capì le nostre intenzioni perché aveva già visto uno di noi in tv, presentato al telegiornale come peggior criminale di New York. Mentre mi stavo dirigendo verso l ingresso, mi sparò ad una spalla. Ma il Branco mi stette vicino, e riuscimmo comunque a scappare da lì. Una volta arrivato a casa, cominciai a stare male; un mio amico andò a cercare un infermiera perché non potevo andare all ospedale altrimenti mi avrebbero arrestato di nuovo. Il mio compagno trovò un infermiera disposta a curarmi in cambio di soldi; appena la vidi, era talmente bella, che mi innamorai di lei Si chiamava Virginia, era intelligente, dolce e si prese cura di me. Dopo un po di tempo ci fidanzammo, e all inizio tutto sembrava andare per il meglio. Una sera in cui eravamo a cena insieme in un ristorante, all improvviso sento le sirene della pulizia avvicinarsi al ristorante,io ho guardato Virginia e lei con le lacrime agli occhi mi ha detto scusami amore, mi dispiace provai a scappare dalla cucina, però non ci riuscii perchè mi spararono. In questo momento sono a terra e non riesco neppure a parlare, però sto sperando che, con la morte, tornerò il bambino che ero una volta. Fouad Fahimi GET Babele - Fiorano 18

19 Gli scugnizzi della Sanità Accidenti non mi riconosco più. E dire che da quando ero più piccolo gli scugnizzi della Sanità mi sfottevano, dicevano che ero un fifone perché non andavo a rubare le autoradio Ma perché avrei dovuto? Certo, fine a tre mesi fa non lo avrei mai fatto, ma poi è arrivata lei, Maria, una ragazza con i capelli biondo castano e gli occhi verdi, di 16 anni e per farmi notare da lei avrei fatto tutto il possibile già tutto. Mi ero subito accorto che i tipi come me non gli interessavano perché le piaceva Paolino, il figlio del boss della via della Sanità. Lui aveva fondato una banda con tutti i suoi tirapiedi, lo sapeva che non erano suoi amici ma non gli importava niente perché aveva tutto: le ragazze più belle, le auto di lusso che rubavano per lui, le autoradio più alla moda e più costose che ci fossero, tutto questo ed altro ancora per quel ragazzo di 19 anni alcune volte mi chiedo se essere il figlio di un mafioso possa servire ad essere popolare per tutti i quartieri di Napoli. Il papà di Paolino si chiama Gian Paolo e sua moglie Asalina, figlia di un commerciante di tabacco brasiliano, scelta azzeccata visto che il padre fuma come un turco. Anche Paolino fuma, ma i suoi non vogliono perché deve vivere a lungo per portare avanti la discendenza del boss della Sanità, eh già chissà che bella discendenza avrà. Ora però è meglio raccontare la mia famiglia: mi chiamo Giuseppe ma tutti mi chiamano Giusep, ho 16 anni e frequento la scuola per odontotecnici a Napoli, ho i capelli corti neri, gli occhi azzurro cielo, il naso normale, sono alto 1,78 m e vado abbastanza bene a scuola. Ho una sorella di 12 anni che si chiama Marta, va in seconda media e a dire la verità è davvero molto intelligente, ha gli occhi azzurri come me, i capelli castano chiaro, è alta 1,59 m, pratica ginnastica ritmica e sono molto fiero di lei; poi ci sono i miei genitori, mio padre che si chiama Nicola ha 51 anni e lavora in una azienda con mio zio Antonio, poi c è mia mamma, Anna, ha 45 anni e lavora come cuoca in un ristorante vicino all azienda di mio padre. Mia mamma è davvero una donna straordinaria perché dedica molto tempo anche a noi, nonostante il suo lavoro di cuoca la tenga parecchio tempo fuori casa. Ora vi racconto come ho conosciuto Maria. Un giorno ero a scuola e stavamo aspettando il prof di anatomia quando all improvviso l insegnante è arrivato accompagnato da una ragazza, dicendoci: Ragazzi, lei è Maria, si è appena trasferita da Catania e starà con noi per tutto l anno o forse di più, poi, rivolgendosi a me, ha aggiunto: Giuseppe, fai posto che Maria si siederà vicino a te!. Mi sono sentito felicissimo di farle spazio e di farla sedere accanto a me, però fui ancor più felice quando lei mi chiese: Dopo mi fai vedere la scuola? io rimasi a bocca aperta poi gli risposi: Sì sì, quando vuoi, sono a tua completa disposizione Il giorno dopo, Paolino si era già impossessato di lei e da quel giorno cercai di escogitare un piano per entrare nel club della Sanità ma non mi venne in mente niente. Qualche settimana fa, uno scagnozzo di Paolino, mi ha dato un volantino che lui aveva fatto stampare, su cui c era scritto: - SI CERCANO NUOVI COLLABORATORI PER IL SUPER PAOLINO; IL GARAGE è APERTO A TUTTI I RAGAZZI CHE HANNO DAI 15 AI 18 ANNI DI Età!!!! P.S.: CI SARANNO DELLE PROVE DA SUPERARE. CHI NE SUPERA DUE SU TRE è DENTRO, NON MANCATE!!-Ecco la mia occasione, ma non c era scritto il giorno e neanche l ora, quindi sono andato dal ragazzo che mi aveva dato il volantino per chiedergli data e orario e lui mi ha risposto: L incontro è domani alle 16:44, se vieni in ritardo non puoi partecipare!!!hai CAPITO???? Io gli risposi: Non mancherò, arriverò puntuale! Arrivato il giorno dopo, non sapevo che prove mi attendessero ma le avrei superate tutte; sono andato al garage di Paolino alle 16:29 per assicurarmi di non far tardi; appena arrivato vidi subito Paolino e Maria che stavano ridendo. Era la prima volta che la vedevo ridere, era bellissima All improvviso, suonò una tromba e tutti i ragazzi che volevano partecipare si fecero avanti; corsi anche io ed entrammo tutti in una stanza, dove c erano 58 sedie più 2 poltrone. Noi tutti restammo in piedi, mentre Paolino si sedette sulla poltrona di destra e Maria su quella di sinistra: sembravano il re e la regina. Tutti gli altri si sedettero nelle sedie di fianco a loro due. Un ragazzo si alzò all improvviso e si presentò così: Io sono Marco, uno dei primi otto insieme al maestoso Paolino a fondare il gruppo Ave Paolino Re della Sanità e sarò io ad illustrarvi le prove che dovrete affrontare oggi! La prima prova fu salto agli ostacoli, la seconda fu una corsa ad ostacoli con un quod e l ultima si trattava di tuffarsi da uno scoglio alto 19 metri tutto nudo in un fiume! La prima prova andò bene anche se alla fine mi ritrovai tutto gocciolante di sudore e le gambe tremolanti dalla stanchezza, la seconda andò peggio perchè una gomma del quod si è bucò e quindi andai fuori pista, la terza invece andò così così sicuramente meglio del quod perché modestamente nuoto e mi tuffo benissimo, anche se ho un 19

20 po paura dell altezza. Marco ci disse che l indomani a scuola sarebbe venuto un ragazzo a riferirci i risultati. Infatti il giorno seguente arrivò un tipo di nome Carlo, che mi ha disse: Complimenti, sei uno dei 10 finalisti per entrare nella banda di Paolino! Ci vediamo tra due giorni al garage di Nostro signore Paolino alle 16:10, non mancare!!- Finite le lezioni presi la corriera come al solito e, dopo aver preso posto, si sedette vicino a me Maria Avevo il cuore che mi batteva a sei mila, mi misi le cuffie dell mp3 e mi misi ad ascoltare la musica, però poi mi feci coraggio e mi misi a parlare con lei in verità fu proprio lei a rivolgermi la parola, dicendomi: - Complimenti sei entrato nella banda! - e poi entrammo in una galleria e lei mi diede un bacio, ma una volta usciti dalla galleria Maria non c era più, mi sono girato e rigirato ma non la vidi. Dopo poco la corriera si fermò e un ammasso di gente scese, poi vidi Maria che mi diede un occhiata veloce con i suoi occhi verdi. Arrivato a casa mi gettai sul letto con la testa rivolta verso l alto mentre guardavo e riguardavo il soffitto mi addormentai e mi risvegliai alle 17:00 l orario perfetto per studiare chimica!! Il giorno dopo arrivò, e dopo la scuola andai al garage di Paolino, lo avevo incrociato per il corridoio, mi mandò uno sguardo freddo, da mettermi un po di paura. Dopo il suono della tromba è venne Marco a dirci: Ragazzi oggi dovrete affrontare altre due prove: la prima è rubare delle autoradio e la seconda è rubare una bicicletta! Bene potete iniziare; prendete uno di questi zainetti, all interno c è tutto l occorrente! A dopo - All interno dello zainetto c era un passamontagna nero, una torcia, un coltellino, una mappa, una merendina e una bottiglietta d acqua! Aprii la mappa e trovai un percorso da seguire. Si vedeva subito da dove dovevamo iniziare, praticamente dal bar dello zio di Paolino. Aspettai le 3 di notte, poi con il passamontagna sono andato davanti al bar dello zio di Paolino e dato che c erano molte case lì intorno pensai: Sicuramente, ci saranno molte auto quindi anche parecchie autoradio. Con il coltellino, aprii la portiera di una Ford il colpo è fatto! Con la torcia vidi dove c era l aggancio e lo tolsi. Poi misi subito l autoradio nello zainetto e andai in cerca di una bicicletta, finalmente la trovai ma era legata e quindi dovetti tagliare il catenaccio di plastica fu molto difficile ma alla fine ci riuscii. Tornai a casa alle h 5:00 del mattino, per fortuna che mia mamma e mio padre non mi scoprirono. Si fecero subito le h 6:00, uscii da casa in fretta, non presi nemmeno la corriera perché mi recai a scuola con la bici che avevo rubato. Dopo poco arrivai a scuola, vidi Marco e gli dissi: Ho portato l autoradio e la bici che ho rubato ieri sera, è stato un po difficile ma ci sono riuscito Tieni!- Marco mi rispose: Molto bene, grazie!- Passavano i giorni ma nessuno degli scagnozzi di Paolino veniva a dirmi se ero dentro la banda oppure no! Ma un Giovedì sono andato nel bagno dei maschi e ho sentito per caso Paolino che parlava con Marco dicendogli: Lo conosci quel Giuseppe? - Marco gli rispose: Sì, perché che cosa ti ha fatto? Se ti ha fatto qualcosa che non ti va bene tu Maestoso Paolino, dimmelo e ti giuro che non ti darà alcun fastidio - Paolino gli rispose: Sì in effetti mi ha dato fastidio il suo comportamento, non è come gli altri che vogliono entrare nella mia banda per essere forti,no lui ha un secondo fine!!! SCOPRILO E DIMMELO!!! Marco, con la testa gli fece un cenno di sì, avevano capito che io volevo entrare solo per farmi notare da Maria e ci ero riuscito almeno per una volta. Alla fine delle lezioni mi recai alla fermata dell autobus, dove vidi Maria Quando la corriera arrivò mi sedetti e vicino a me si sedette lei, prima di mettermi le cuffie dell MP3 le dissi: Ti posso chiedere una cosa? - Maria mi rispose: Sì! - Stavo per parlare quando all improvviso suonò il suo cellulare, io non volevo ascoltare la sua conversazione quindi mi sono messo le cuffie nelle orecchie e mi sono addormentato. Quando mi sono risvegliato mi sono accorto che Maria non c era più, allora il giorno dopo volevo parlare con lei ma non c è stata occasione di farlo. Al passare dei giorni mi sono accorto che lei in verità non provava gli stessi sentimenti e mi sono convinto che non era la mia ragazza ideale, perché non era giusto che io dovessi cambiare perché se fosse stata davvero innamorata di me si sarebbe separata da Paolino ma non lo ha fatto, quindi vuol dire che non è fatta per me Sono passati sette anni ed ora sto con una bellissima ragazza che si chiama Lucia lei sì che mi ama per quello che sono! Vorrete sapere la fine di Paolino? Bhè è semplice è in galera, mentre Maria è tornata a Catania! Ora vado, che Lucia mi aspetta Giuseppina Mariano GET Babele - Fiorano 20

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