Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi APPUNTI DEL CORSO B

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1 APPUNTI DEL CORSO B 1

2 APPUNTI DEL CORSO DI ARCHITETTURA Premessa Gli appunti seguenti fanno parte della ricerca progettuale per una didattica della architettura nel Liceo Artistico Statale di Teramo. La necessità di individuare una metodologia didattica che permetta di mettere a punto un processo educativo efficace e soprattutto controllabile, é stata accentuata dalla riforma degli esami di maturità (adesso di Stato ). Con essa, infatti, attraverso l'introduzione della terza prova e del colloquio su tutte le materie, viene ampliato il campo di intervento didattico. In pratica non é più sufficiente perseguire l'obiettivo esclusivamente pratico/progettuale ma diventa altrettanto importante una adeguata assimilazione degli aspetti teorici (storia, tecnologia, tecniche di rappresentazione, ecc.). Ciò, a mio avviso, è valido se si rifiuta l idea che la riforma della scuola debba necessariamente portare ad un impoverimento dei contenuti educativi disciplinari e si voglia mantenere le finalità sperimentate in precedenza 1. Con questi presupposti diventa scontata l'osservazione che un percorso difficile rischia adesso di diventare arduo. Confidando nell interesse degli allievi ed essendo convinto che bisogna fare almeno un tentativo per salvare il livello degli obiettivi specifici della materia ritengo più opportuno evitare lamenti inutili e cominciare ad operare direttamente cercando, attraverso opportune selezioni di argomenti, di raggiungere gli obiettivi prefissati. L obiettivo didattico principale è di mettere in condizione lo studente di utilizzare un metodo adeguato per affrontare il progetto, con la consapevolezza che la difficoltà iniziale, quando ci si trova di fronte ad un foglio bianco (di carta o elettronico) armati di sola matita/mouse, è spesso quella più difficile da superare. Soprattutto se, come spesso accade, una volta formulata una risposta alle richieste del progetto, si rimane aggrappati fermamente ad essa, perdendo la necessaria capacità dialettica e quindi di giudizio. La realtà della progettazione è formata da un lungo processo di analisi, confronti, esclusioni e scelte che conducono al risultato finale. In ambito didattico il processo progettuale acquista maggiore valenza soprattutto per il suo contenuto metodologico: la acquisizione di una procedura, un metodo per affrontare e risolvere in maniera per quanto possibile controllata il problema del progetto non solo è spendibile a qualsiasi livello di scala, ma per il suo carattere logico deduttivo costituisce la necessaria spinta verso lo sviluppo di una maggiore creatività. 1 In verità, a giudicare dai testi delle ultime prove d esame e da quanto proposto nei vari progetti sperimentali guidati, sembra effettivamente reale la volontà di spostare in ambito post-secondario o universitario un percorso educativo specifico, relegando alla secondaria superiore il semplice compito di un approccio superficiale con connotazioni diversificate e poco approfondite. 2

3 Approccio disciplinare La didattica dell architettura, finalizzata alla progettazione, non può prescindere da una definizione iniziale dell oggetto della disciplina. Già in passato è stata definita architettura qualunque operazione umana che tende a modificare il territorio.. Si tratta di una definizione accettabile che però nella sua generalità non permette di focalizzare gli aspetti che, seppur personalizzati, influiscono notevolmente nella definizione complessiva delle caratteristiche professionali di chi opera nel campo architettonico-progettuale. Dal punto di vista del politico l'architettura è il risultato, buono o cattivo, a seconda della posizione del politico stesso, dell'uso che il potere ha fatto, in un certo periodo, del territorio e degli interventi su di esso. Guardata con l'occhio dello storico, l'architettura è anche la documentazione delle capacità di una cultura a rappresentare se stessa. Esaminata con l'ottica selettiva dello storico dell'arte, l'architettura è soprattutto una delle manifestazioni del genio artistico di chi ha operato meglio degli altri in un determinato periodo. Al critico interessano le realizzazioni nelle loro valutazioni relative, indipendentemente o quasi dai procedimenti seguiti e dalla storia del loro processo progettuale, ed interessa, con le figure dei grandi architetti responsabili di quei «monumenti», l'evolversi, il susseguirsi delle varie scuole e dei vari movimenti. Vissuta in prima persona da chi è architetto o lo sta diventando, l'architettura dovrebbe interessare, oltre che per quanto detto fin qui, come il risultato di un'attività naturale dell'uomo, che cerca di provvedere ad umanizzare lo spazio naturale con i mezzi che la cultura cui appartiene gli mette a disposizione. Operazione che le culture più evolute e articolate hanno condotto servendosi di particolari figure professionali, a seconda dei casi artigiani, maestri d'opera legati insieme in un gruppo specializzato ed organizzato, funzionari di corte o di una pubblica amministrazione, artisti, professionisti, impiegati. Per tutti, in ogni modo, c'è sempre stata una parte comune: il mestiere. Ed è delle «regole dell'arte», in altre parole del mestiere di progettista che, come corso di Progettazione, dovremo occuparci. Si può progettare una ricerca, un piano urbanistico, una strategia politica, un intervento economico, un libro, uno spettacolo, una vacanza. In genere la procedura, o meglio la metodologia progettuale, si sviluppa su di un filo conduttore di carattere generale : Raccolta dati -» Obiettivi -» Ipotesi di risposta-» Progetto di massima -» Progetto esecutivo -» Realizzazione. Tale sequenza d operazioni è riferita in modo specifico all'architettura o comunque a quelle attività progettuali che utilizzano risorse materiali per produrre beni d'uso a soddisfacimento dei bisogni più diversi (la penna per scrivere, la scuola per studiare, l'automobile per spostarsi, l'ambiente per poter continuare a vivere). Se l'attività progettuale professionale necessita di un vasto accumulo di conoscenze ed esperienze, l'attività progettuale didattica trova un suo profondo significato formativo come momento unificatore di metodo, creatività, tecnica e linguaggio. Saper progettare vuoi dire saper intervenire criticamente nel reale e saper dare risposte tecnicamente valide a problemi concreti. La proposta della progettazione architettonica non è allora semplicemente un dovere disciplinare, ma una scelta consapevole che consente di sperimentare uno strumento d intervento sulla realtà. L'architettura resta infatti l'indispensabile strumento che da forma concreta all'ambiente umanizzato, in relazione alle scelte socioeconomiche e ai contenuti culturali. Ognuno di noi nel formare la propria intelaiatura culturale procede,empiricamente, cercando di «organizzare» tra loro le informazioni che via via, dal giorno della nascita, veniamo accumulando alla rinfusa nel magazzino della memoria. Ad aiutare quest organizzazione dovrebbe tendere l'educazione, quella delle scuole primarie e secondarie e quella universitaria poi. Anche per la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia 3

4 costruire nello studente quella griglia di cui necessita per orientarsi nell acquisizione delle informazioni e delle esperienze. Nell'architettura, anzi, oltre alla necessità di mettere in relazione la cultura disciplinare della materia con la cultura più vasta che uno possiede - e nella quale l'architettura deve essere collocata al posto giusto - esiste la necessità di evitare di ridurre l'architettura ad una parte sola di essa. Compito specifico di questo corso biennale è quello di contribuire alla costruzione dell intelaiatura cercando, nel frattempo, di sviluppare una metodologia progettuale che, ferme restando eventuali soggettività, possa essere utilizzata dalla maggior parte degli allievi. A tal fine, considerando la brevità dei tempi a disposizione, si rende necessaria una trattazione parziale, degli argomenti che costituiscono le componenti della progettazione. La riduzione del numero delle «componenti» che debbono intervenire nella corretta progettazione era già stata chiarita, anche se con mezzi critici lontani dai nostri, nell'unico o quasi dei molti trattati di architettura prodotti dalla cultura greco-romana, e cioè nei dieci libri sull'architettura di Marco Vitruvio Pollione, architetto romano del periodo, augusteo. «In ogni costruzione si deve tener conto della solidità (fìrmitas), dell'utilità (utilitas), della venustà (venustas)». Cosi Vitruvio; ma noi potremo dire meglio che l'opera architettonica risulta innanzi tutto dallo studio dei contenuti sociali, delle ragioni «istituzionali» per le quali una determinata società o potere richiede un'opera architettonica (utilitas), e che queste ragioni «umane» debbono fornire la base d'ogni buona progettazione; diremo poi che la struttura spaziale che l'architetto avrà immaginato come la più idonea per rispondere alla domanda sociale dovrà essere pensata in termini costruttivi-tecnologici (fìrmitas), cioè realizzata attraverso l'impiego di materiali opportuni, perché possa resistere staticamente e possa proteggere dal caldo, dal freddo, dal rumore, dal sole, da occhi e da mani indiscrete; e diremo infine che queste due operazioni dovranno essere fatte d'accordo servendosi delle capacità di controllo fornite dalla «cultura» architettonica, tesa appunto a che utilità e resistenza annullino le loro incompatibilità reciproche, e azzerino addirittura la loro originaria identità per trasformarsi semplicemente, intimamente fuse, in quello che si chiama architettura, cioè la risultante estetica (venustas). Nella nostra trattazione semplificata manterremo le tre componenti con la denominazione di funzione, tecnica e linguaggio. In particolare studieremo l'aspetto funzionale. Riferito al rapporto tra uomo e ambiente l'aspetto tecnologico. Riferito ai materiali e alle tecniche specifiche dell'architettura l'aspetto del linguaggio. Inteso sia come comprensione/acquisizione delle strutture formali di lettura e rappresentazione delle forme, che come rapporto tra l'architettura e la comunicazione (denotazioni e connotazioni in rapporto alle principali tendenze architettoniche). In quest'ultimo punto é anche contenuto l'aspetto "estetico", nella sua doppia valenza di risposta ad esigenze culturali (di gusto) ed esigenze psicologiche. Resta da precisare che i primi due aspetti appartengono alla sfera razionale della conoscenza e, in quanto tali, sono più facilmente controllabili e didatticamente trasmissibili. L aspetto del linguaggio, cioè la conoscenza culturale della venustas, appartiene per una parte alla sfera razionale e per una parte a quella irrazionale. Alla genesi compositiva appartengono contemporanee manipolazioni, a volte razionali e coscienti, a volte irrazionali, di tutto il materiale che il progettista trae via via dal magazzino della memoria, e intervengono, in queste manipolazioni, modi e regole nuove, immagini trovate al momento, come integrazione ed elaborazione di immagini già possedute. Quest ultima precisazione serve a far capire che c è un unico modo per avvicinare, per conoscere e imparare, la realtà della progettazione: progettando appunto, entrando direttamente, col fare l architettura, nel vivo dell architettura stessa, dell architettura allo stato nascente. 4

5 Cap. I La funzione Gli oggetti che l uomo usa e l ambiente costruito per le sue necessità dipendono principalmente dalle misure medie del corpo umano: una porta è poco più alta di due metri (2,15 ) perché l uomo in media è alto m.1,75 e raramente raggiunge i due metri. Per lo stesso motivo le misure di un sedia si avvicinano a quelle fondamentali: il sedile è alto circa 45 cm., lo schienale 80 cm., i braccioli 70 cm., e l ingombro orizzontale si aggira intorno a cm. 50 x 50. Ciò però non ha condizionato la progettazione e produzione di sedie: ne esistono infiniti modelli con variazioni più o meno rilevanti delle misure indicate. Fig.1: Una serie di sedie disegnate da Bruno Munari 5

6 Basta osservare la figura qui sopra per rendersi conto dei motivi di una offerta così vasta per un singolo manufatto: alla funzione principale che è quella di permettere all uomo di sedersi si risponde in maniera diversificata poiché oltre ai diversi modi di sedersi (per pranzare, studiare, rilassarsi, ecc.) si tiene conto di altri fattori come i materiali con cui si fabbrica la sedia, il luogo dove la si usa, le connotazioni estetiche, e così via. Il discorso fatto sulla sedia in qualche modo si presta ad essere esteso all architettura: gli edifici costruiti dall uomo rispondono alla funzione principale per cui sono realizzati, ma non sono tutti uguali perché tante altre funzioni debbono essere soddisfatte. Ognuna di esse costituisce una variabile di cui tener conto in fase progettuale ed alla quale dare una risposta in maniera più o meno soddisfacente. Il Movimento Moderno ha effettuato una importante rivoluzione nella cultura architettonica dei primi decenni del secolo: le funzioni di un edificio diventano l'elemento principale su cui si articola il progetto. Ed inoltre tali funzioni diventano elemento di riconoscibilità della stessa architettura. (Un edificio neoclassico può essere un teatro, un tribunale, una chiesa, ecc.; un'architettura moderna dimostra invece immediatamente la sua funzione). E' per questo motivo che mentre gli architetti neoclassici iniziavano il progetto dallo studio dei prospetti, il movimento moderno studia per primo l'elenco delle funzioni da cui poi ricava lo schema distributivo che trova la sua formalizzazione nella pianta dell'edificio. Possiamo chiarire meglio questo procedimento se lo applichiamo alla progettazione di un alloggio: la funzione principale cui questo deve rispondere si indica con una sola parola, abitare, con cui però si sottindende un complesso di azioni che si svolgono di giorno e di notte in ambienti diversificati, per dimensioni e destinazioni d uso, collegati tra loro e separati dallo spazio esterno. Studiare l elenco delle funzioni di un alloggio significa individuare l insieme di azioni che in esso si svolgono e che permettono di realizzare quella complessa sfera di rapporti (privati, famigliari) che lo configurano come tale 2. Ovviamente non esiste un unico elenco valido in tutte le situazioni, ma, di volta in volta va studiato in funzione del nucleo abitativo e commisurato, poi, alle altre variabili di progetto. Alcune funzioni hanno carattere generale: mangiare, riposare, soggiornare, curare l igiene del corpo, cucinare, studiare, ecc., altre possono derivare da esigenze particolari: contenere e proteggere particolari collezioni, privilegiare degli hobbyes, raggruppare più funzioni in uno stesso spazio, ecc. 2 La ricerca dell architettura moderna considera l alloggio come unità minima da studiare e progettare per suo conto: la porzione di ambiente più piccola e relativamente più semplice, che però ha un significato funzionale abbastanza preciso ed organico. 6

7 Una volta stilato l elenco si verificano le compatibilità tra le funzioni e si passa alla individuazione degli ambienti relativi. Qui esaminiamo alcune funzioni per rendere più chiaro il procedimento di analisi. La cucina Fig.2: Studio organizzativo/funzionale di una cucina Lo studio in figura è dell arch. Maurice Barret, pubblicato nella seconda metà degli anni Trenta. Esso nasce da una accurata analisi delle funzioni e da una razionale organizzazione dei percorsi, mettendo in evidenza la necessità di organizzare scientificamente un servizio così essenziale. L analisi di una singola funzione non porta a soluzioni univoche ma, in relazione con il contesto, può assumere diverse configurazioni. Nelle figure seguenti vedremo alcuni esemplificazioni. 7

8 Fig.3: Armadio-cucina Soluzione di minimo ingombro adatta per spazi molto piccoli o soluzioni provvisorie o particolari. In questo caso le esigenze economiche sono considerate unica variabile determinate e per questo motivo vengono accettati gli evidenti inconvenienti che si generano dalla promiscuità ambientale Fig.4: Cucina in nicchia Soluzione simile alla precedente si configura come un vero angolo cottura. Risolve problemi di spazio minimo e, se isolata da elementi scorrevoli, consente di evitare promiscuità tra funzioni diverse. Fig.5: Cucina Soluzione adottabile quando lo spazio disponibile consente il posizionamento di tutti gli arredi utili al suo scopo. E evidente che il corretto funzionamento della cucina dipende anche dalla collocazione all interno dell alloggio: un posizionamento errato potrebbe conferirle valori estremamente negativi. 8

9 Fig.6: Cucina tinello Questa soluzione sovrappone in un unico ambiente due diverse funzioni. Viene in genere privilegiata per motivi di relativa comodità e praticità nella vita dell unità famigliare anche se si dispone di un altro spazio da dedicare alla sala da pranzo. In molti casi, però, nasce dall esigenza di dedicare maggiore spazio ad altre funzioni che altrimenti non troverebbero adeguata soluzione. Il soggiorno L ambiente di soggiorno è, nella organizzazione dell alloggio, lo spazio più interessante suscettibile di variazioni sia dimensionali che planimetriche. Esso può articolarsi in locali diversi o in un unico ambiente, deve garantire l'affaccio verso particolari vedute esterne e, nello stesso tempo deve essere collegato con altre funzioni cui possono corrispondere specifici ambienti, come la cucina e il pranzo. Una volta stabilita la posizione ottimale di questo "centro propulsore" dell'alloggio resta da vederne l'articolazione interna perché in essa si riflettano abitudini e modi di vita della famiglia, che possono esprimersi sia in un ambiente di piccole dimensioni che in grandi spazi con funzioni molto differenziate tra loro. La dimensione minima prevista dalla legge per questo ambiente è di 16 mq (compresa la zona pranzo): sarà comunque opportuno, considerando che questa è una misura-limite, riservare al soggiorno almeno mq il che possono essere ulteriormente differenziati in spazi destinati a mangiare, sedersi per riposare, vedere la televisione, leggere, lavorare, studiare, ascoltare la musica, ecc... Queste funzioni possono essere risolte nel progetto aggregandole o separandole in spazi diversi; e bene quindi che queste zone siano tra loro comunicanti ma articolate in modo da avere da esse delle prospettive diverse verso la zona giardino e all'interno della casa stessa. spesso l'articolazione del soggiorno può essere concentrata attorno ad un elemento d'arredo significativo, che potrà essere il caminetto, il tavolo da pranzo, la zona dei divani o anche un serramento aperto verso una vista significativa dell'esterno. Nella zona conversazione le dimensioni dei mobili e gli spazi necessari per spostarsi da un punto all altro del locale definiscono di massima lo spazio da destinare a questa funzione; si dovrà tener conto anche della distanza ottimale di conversazione tra due gruppi di sedute contrapposte (circa 2 m) e l'opportunità di prevedere nella medesima zona anche l'ascolto e la vista della televisione. La distanza a cui è opportuno mettere l'apparecchio è data mediamente dalla diagonale dello schermo (in centimetri) moltiplicata cinque volte; la visione ottimale è naturalmente quella diretta; è opportuno anche che l'illuminazione non sia diretta sull'apparecchio. La presenza di un caminetto può contribuire a definire una zona particolare che sarà diversamente articolata a seconda che il camino sia a parete, d'angolo o come elemento isolato al centro del locale. In questi casi sarà opportuna una distanza delle sedute poste di fronte al camino pari a circa 2-2,50 m; un camino in nicchia potrà essere organizzato con più facilità anche con zone di sedute laterali; infine un camino isolato assumerà generalmente la funzione di elemento di separazione di due zone e potrà quindi essere organizzato secondo una grande varietà di soluzioni. Di seguito esaminiamo alcuni esempi tratti da alcuni manuali: 9

10 Fig.7: Soggiorno passante L ambiente soggiorno è comprensivo dell area di ingresso e svolge la funzione di disimpegno generale. Costituisce una soluzione di massima concentrazione del nucleo abitativo, resa possibile dalla riduzione al puro essenziale delle superfici occorrenti per i disimpegni diurni e notturni. Fig.8: Soggiorno indipendente Con questa soluzione, il maggiore sviluppo delle superfici destinate ai disimpegni, consente una minore concentrazione del nucleo abitativo ed una separazione dei percorsi giorno/notte Fig.9: Soggiorno con disimpegno misto Con questa soluzione non si ha separazione dei percorsi ma si ottiene un maggiore spazio nell ambiente soggiorno concentrando sull ingresso lo spazio dei disimpegni diurno e notturno Ovviamente gli esempi precedenti non esauriscono le infinite possibilità organizzative e spaziali di un soggiorno. Esse dipendono dalle tantissime variabili che influiscono nella progettazione e possono portare a configurazioni come quelle della fig.10 in cui le funzioni che si svolgono all interno dell ambiente trovano una loro precisa collocazione spaziale di tipo funzionalista, a soluzioni in cui lo spazio del soggiorno è l unico, oltre ai servizi igienici, dell alloggio (monolocali), o a soluzioni su diversi livelli, a doppie altezze, con spazi esterni incorporati, ecc. Gli esempi riportati hanno lo scopo principale di evidenziare i diversi significati che assumono le scelte progettuali, e le implicazioni che poi comportano sia a livello organizzativo generale del manufatto architettonico e sia, fattore certamente più importante, nella vita privata dei fruitori dell architettura. Fig.10: Soggiorno passante Dall analisi funzionale allo schema distributivo Abbiamo visto come le caratteristiche di una stanza dipendano dalle funzioni in essa esercitate. Possiamo anche dire che dipendono dagli spazi occorrenti per la collocazione degli oggetti (mobili o immobili) che consentano lo svolgimento di tali funzioni. Allo 10

11 stesso modo le caratteristiche di un alloggio nascono dall accostamento delle varie stanze. Dagli esempi visti in precedenza possiamo dedurre che uno dei criteri importanti 3 da adottare nell accostamento degli ambienti è quello distributivo: il corretto funzionamento dell abitazione 4 dipende da un analisi approfondita dei percorsi e quindi della collocazione degli spazi funzionali. Fig.11: Schema distributivo Lo schema della figura qui sopra illustra i criteri distributivi tra le diverse zone con l indicazione dell orientamento. Fig.12: Due alloggi con l indicazione dei percorsi diurni e notturni. Le soluzioni distributive diverse mettono in evidenza la più razionale distribuzione della seconda pianta 3 Sicuramente tra i criteri possono essere inseriti altri fattori come l orientamento, gli aspetti economici, particolari aspetti costruttivi, la stessa tipologia costruttiva, ecc. 4 Le Corbusier definisce la casa una macchina per abitare 11

12 TIPOLOGIE EDILIZIE ABITATIVE La necessità che, fin dai tempi preistorici, l uomo ha avuto di modificare l ambiente naturale per procurarsi uno spazio entro cui svolgere una parte delle sue funzioni vitali, ha portato a soluzioni molto diverse. Limitando il discorso alla edilizia abitativa possiamo osservare come, già solo in Italia, vi siano delle notevoli differenze tra le case del nord e quelle del sud. Ciò dipende sia da particolari esigenze funzionali, dovute al clima e alle abitudini culturali, e sia dalle caratteristiche locali legate ai metodi costruttivi, al reperimento dei materiali, ecc. Una prima generale classificazione può essere riferita al grado di individualità: case unifamiliari e case plurifamiliari. Entrambe le categorie possono poi essere suddivise secondo criteri morfologici. Nella tabella seguente riportiamo uno schema, necessariamente semplificato, di tale classificazione. Tab. n. 1: Classificazione delle case d abitazione Case unifamiliari singole associate Ad uno o più piani Con alloggi abbinati Con alloggi raggruppati Con alloggi a schiera Con alloggi sovrapposti Sono destinate ad ospitare un solo nucleo famigliare, Caratterizzate dal fatto di essere libere da ogni lato.. Questi hanno in comune tra loro soltanto un muro perimetrale, mentre gli altri tre muri sono completamente liberi. Spesso, in questa tipologia, le piante dei due alloggi sono identiche ma orientate in maniera speculare rispetto al muro in comune Sono case costituite in genere da quattro alloggi accostati assieme in modo da aver ognuno due lati liberi e due muri in comune. Anche in questo caso si trova spesso un unica pianta riflessa su due assi di simmetria. I singoli alloggi sono caratterizzati dal fatto di avere due muri in comune con quelli adiacenti (tranne ovviamente all inizio e alla fine della schiera). La schiera può avere una diversa morfologia: schiera longitudinale, trasversale, obliqua, sfalsata, a dente di sega, ecc. In genere si tratta di una casa a due piani con un alloggio per piano di cui quello superiore servito da una scala. 12

13 Case plurifamiliari isolate contigue In linea A blocco Sono dei fabbricati liberi da ogni lato in cui i singoli alloggi sono disimpegnati da un unica scala Si tratta di edifici in cui i diversi elementi sono collegati tra loro da muri in comune e si sviluppano in linea con due o più scale al servizio degli alloggi. Edifici che in pianta assumono una forma poligonale, chiusa o aperta, racchiudente al suo interno uno spazio libero: il cortile. Ad integrazione di quanto esposto in tabella citiamo le Case Collettive: ci si riferisce con questa denominazione a quelle case plurifamiliari composte da numerose cellule abitative, in genere di piccole dimensioni, e fornite di un ampia dotazione di servizi comuni. Esempi illustrativi di alcune tipologie di abitazioni: Fig.13: Casa unifamiliare isolata ad un piano. Arch. A.C.Williams Oakland 1939 Nella figura accanto si può osservare una soluzione con ingresso sul soggiorno da cui vengono disimpegnati sia il complesso giorno che la zona notte, attraverso un ulteriore disimpegno di piccole dimensioni. Fig. 14: Le Corbusier, Opera Completa Nella figura14 una scheda di Le Corbusier che illustra una soluzione con due alloggi abbinati mediante ribaltamento, con accesso sul soggiorno e con servizi igienici in posizione centrale. 13

14 Fig.15:Casa a schiera, pianta di un alloggio. Arch. E. Sundhal, Stoccolma 1932 Fig.16: foto della schiera Fig.17: Case multipiani Arch: F.Albini e altri Nella figura qui sopra vediamo le piante di quattro alloggi del quartiere D Annunzio costruito a Milano nel Le case hanno quattro piani e per ognuno di questi gli alloggi sono raggruppati a quattro a quattro su ogni colonna di scale (casa multipiani in linea). Fig.18: Case multipiani a ballatoio. Arch. A:Brenner Francoforte 1930 In figura un particolare con le piante degli alloggi tipo, associate mediante ribaltamento e serviti da un ballatoio per piano. 14

15 Concludiamo questa carrellata sulle tipologie 5 abitative con una soluzione ormai storica appartenente a Le Corbusier: L Unità d abitazione. Fig.19:Le Corbusier, Unità d abitazione, Marsiglia. Sezione e piante di due appartamenti Fig.20: Unità d abitazione, veduta della facciata. 5 Il termine tipologia significa studio dei tipi. Nel nostro caso lo studio dei tipi architettonici nasce dall esigenza di classificare le varie risposte morfologiche e funzionali che storicamente gli architetti hanno dato in risposta a certe esigenze. 15

16 L Unità d abitazione di Le Corbusier oltre ad essere il più famoso esempio di casa collettiva resta ancora il più interessante. L edificio è lungo 130 metri e alto 56. comprende circa 330 alloggi disimpegnati da strade interne (in fig. 19 indicata con il n.1). Può contenere un massimo di 1791 abitanti ed ogni appartamento si sviluppa su due piani (la famosa tipologia a pipa), contenendo un soggiorno a doppia altezza. A metà altezza dell edificio si trova il centro dei servizi, con negozi, bar-ristorante, ecc. mentre altri servizi, ambulatori, asilo nido, palestra, sono situati all ultimo piano e sul grande tetto terrazzo. L edificio di Le Corbusier, pur accostandosi alla tipologia della casa a torre costituisce l esempio più importante del pensiero dell architetto svizzero. Tra le sue proposte più interessanti, infatti, c è quella della città costituita da grandi unità d abitazione, in cui concentrare un alto numero di abitanti. In tal modo si riesce ad ottenere ampi spazi liberi, malgrado coefficienti di densità abitativa 6 abbastanza elevati. Vedremo meglio in seguito, discutendo del linguaggio dell architettura quali e quanti apporti importanti abbia dato Le Corbusier allo sviluppo dell Architettura Moderna. In questa prima parte si è cercato di mettere in evidenza il rapporto tra l analisi delle funzioni, con il conseguente corretto dimensionamento degli spazi relativi, e l organizzazione distributiva, con l adeguato studio dei percorsi. Dai due aspetti precedenti si è giunti alla classificazione delle tipologie di abitazioni vedendone alcuni esempi. Lo scopo principale è stato quello di mostrare una serie di passaggi che potessero essere adottati in fase di elaborazione di risposte propositive come una vera e propria metodologia progettuale. Ovviamente non si ha la presunzione di considerare universalmente valida la procedura indicata ma essa và Fig.21: Sezione dell Unità d Abitazione di Marsiglia considerata solo una proposta per meglio focalizzare i problemi (nel nostro caso decisamente ridotti) relativi al progetto. La qualità di un progetto viene valutata alla fine di tutto il processo che ne ha generato i risultati, resta quindi al singolo individuo verificare e trovare il percorso più adatto alle sue capacità. 6 La densità abitativa è data dal rapporto tra il numero di abitanti di un dato territorio per l area di quest ultimo e si misura in abitanti/metroquadro. 16

17 Cap. II LA TECNOLOGIA IL PROBLEMA DELL EQUILIBRIO E LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI fig.22: Tutti sappiamo che la torre di Pisa si inclina perché cede il terreno su cui è poggiata. Pochi, però, sanno cosa accade dal punto di vista della fisica meccanica. In questo capitolo tratteremo, attraverso brevi cenni, due argomenti, tra loro complementari, che stanno alla base della teoria delle costruzioni: o il problema dell equilibrio, ovvero cercheremo di rispondere alla domanda: perché le case stanno in piedi?, o le caratteristiche dei materiali legate anche alla tipologia formale con cui sono impiegati. In pratica ci occuperemo di analisi strutturale ma cercheremo di farlo in maniera intuitiva o, meglio, cercheremo di capire quali sono i meccanismi che stanno alla base di tante esperienze della nostra vita quotidiana, come ad esempio il corretto posizionamento di una scala a pioli affinché non scivoli via o la giusta scelta di una corda per sollevare un peso. Cominciamo subito col dire che una struttura può essere definita come un qualsiasi montaggio di materiali destinato a sostenere i carichi; se vi guardate bene intorno vi accorgerete che siamo circondati da strutture, sia organiche che inorganiche. Ma torniamo al problema dell equilibrio. Potremmo chiederci perché riusciamo a stare in piedi, senza sprofondare nel pavimento o, che è lo stesso, perché Marina, ogni volta che cade con il motorino, non sfonda il manto stradale? La domanda suggerisce una prima risposta molto facile: perché la strada ha resistito al peso che l ha sollecitata! Cioè se ha ricevuto una spinta ad esempio di 50 chili è riuscita a rispondere con una forza uguale e contraria; cioè ancora 50 chili ma stavolta verso l alto. Il problema è; come ha fatto? E se la risposta fosse stata di 110 chili, cosa sarebbe successo? 17

18 Il pavimento, come le strade, risponde al peso che scarichiamo attraverso i piedi con una forza uguale e contraria. Allo stesso modo una edificio esercita una pressione sulle fondamenta e, affinchè tutto sia in equilibrio, le fondamenta devono esercitare la stessa spinta contro l edificio. Fin qui tutto semplice, anche perché avete incontrato qualcosa di simile nella terza legge del moto di Newton in cui si afferma che azione e reazione sono uguali e opposte. Il che vuol dire, traducendo in tibetano, che una forza non può andare persa: sempre ed in ogni situazione a ogni forza deve corrispondere una forza uguale ed opposta in ogni punto della struttura. Fig. 23 : Il peso del mattone, che agisce verso il basso, deve essere sostenuto da una forza verso l alto uguale e opposta, cioè dalla tensione dello spago Immaginiamo di appendere un peso al ramo di un albero (fig.23), mediante una corda; il peso del mattone, come la mela di Newton, è dovuto alla forza di gravità, cioè all attrazione continua che la gravità terrestre esercita sulla sua massa. Affinché il mattone non cada esso dovrà essere sostenuto a mezz aria da una forza verso l alto continua, uguale e opposta. Questa forza verrà esercitata dalla corda sottoposta a trazione: se la corda è abbastanza robusta potrà sopportare anche due mattoni e forse anche una persona (cercasi volontari!), altrimenti si spezzerà. Il vostro intuito vi starà suggerendo che anche il ramo sarà sottoposto allo sforzo ma per ora vi invito a tralasciare il ramo e a concentrarvi sulla fune: come fa a sviluppare la forza accorrente? Un esempio diverso può essere utile per rendere più chiaro il problema: nel caso rappresentato in fig.24, a sinistra, la coda del gatto è sottoposta a trazione da una parte dalla bambina, e dall altra parte dall attività biologica dei muscoli del gatto che esercitano un attività uguale e contraria a quella dei muscoli della 24 bambina. Se per caso la coda del gatto fosse attaccata non al gatto ma a qualcosa di inerte, come il muro in figura, allora sarebbe stato il muro a dover esercitare la trazione necessaria. Per la bambina (e per la coda) non fa nessuna differenza che a tirare dall altra parte sia il gatto o il muro. 18

19 Fig.25 Nella figura accanto la sollecitazione di trazione interessa uno sfortunato verme. E facilmente intuibile che la reazione al tiro dell uccello viene dalle fibre muscolari dell invertebrato, cioè da un essere organico. Ma la materia inorganica? Ed ecco quindi il problema: come fa una cosa inerte e passiva come un muro o una corda, o una trave o una cattedrale a sviluppare le forze di reazione che sono necessarie all equilibrio? La risposta ci è stata fornita da Hooke già nel 1679 (ma in seguito poco seguita anche a causa del suo più famoso nemico Newton). Essa può essere condensata in due frasi: ogni tipo di solido si deforma, accorciandosi o allungandosi, quando viene sollecitato da una forza meccanica; è questa deformazione che permette al solido di sviluppare un azione contraria alla spinta. Tutti i materiali e tutte le strutture si deformano quando viene loro applicato un carico (con linguaggio più appropriato diremo: quando sono sollecitate). Nel caso illustrato nella fig.26 vediamo che il ramo sollecitato dal peso della scimmia si incurva, provocando un allungamento delle fibre superiori ed un accorciamento di quelle inferiori (ricordate l esempio della gomma?). In pratica quando sollecitiamo un materiale provochiamo un allontanamento o un avvicinamento delle sue molecole e dei suoi atomi. Il legame fisico/chimico che lega gli atomi gli uni agli altri è molto resistente quindi le sollecitazioni agiscono sui milioni di legami che formano il materiale e che reagiscono alle deformazioni. Questo spiega da dove viene la forza reagente all interno delle strutture. Ovviamente ogni materiale ha caratteristiche di resistenza diverse che con facilità possono essere misurate per mezzo di prove meccaniche, sottoponendo dei provini alle diverse sollecitazioni ma di questo abbiamo già parlato fin troppo per cui mi limito a ricordarvi il grafico 19

20 Sforzo Deformazione Fig. 27: un tipico diagramma sforzo/deformazione Lo studio delle sollecitazioni e delle reazioni causate ai materiali sta alla base della scienza delle costruzioni. Le strutture in genere vengono sottoposte contemporaneamente a diverse sollecitazioni ma queste possono essere indagate singolarmente. La trazione Abbiamo già visto esempi di trazione. Qui ci limitiamo a darne una definizione: la trazione è lo stato di sollecitazione nel quale le particelle di materiale tendono a distanziarsi l una dall altra Fig28 sollecitazione di trazione Le particelle della fune (fig.6) tendono ad allontanarsi l una dall altra a causa dell azione della forza esercitata dai due uomini. A causa della forza di trazione la fune subirà un allungamento: l allungamento è il fenomeno tipico dello stato di trazione. L allungamento di una unità di lunghezza si chiama dilatazione o deformazione unitaria di trazione. LA COMPRESSIONE E una sollecitazione per così dire reciproca della trazione, infatti si definisce compressione lo stato di sollecitazione in cui le particelle di materiale tendono ad avvicinarsi l una all altra. Un pilastro che sostiene un carico è compresso e la sua altezza, anche se in maniera non osservabile ad occhio nudo,diminuisce sotto il carico. L accorciamento di una unità di lunghezza si chiama deformazione unitaria di compressione. Gli elementi strutturali che lavorano a compressione sono assai comuni, poiché in ultima analisi tutti i carichi debbono venire trasmessi al terreno di fondazione. Alcuni materiali con scarsa resistenza a trazione presentano spesso una elevata resistenza a compressione: ad es. la pietra, la muratura, il calcestruzzo. L invenzione del cemento armato, cioè l inserimenti di un armatura di 20

21 ferro all interno del conglomerato di calcestruzzo, ha consentito di sfruttare contemporaneamente le diverse caratteristiche dei due materiali. Un fenomeno importante, dovuto alla compressione è quello dell inflessione al carico di punta: con l aumento del carico si raggiunge un valore per il quale l elemento sottile invece di accorciarsi si inflette ed in genere si spezza. Questo valore è detto carico critico di punta. Fig.29 :inflessione per carico di punta IL TAGLIO Il taglio è lo stato di sollecitazione nel quale le particelle del materiale tendono a scorrere l una rispetto all altra. fig.30: sollecitazione di taglio La tronchese della fig. 9 lavora a taglio perché tende a far scorrere il fil di ferro lungo due sue sezioni adiacenti. Un parallelepipedo retto, sollecitato a taglio si deforma in un parallelepipedo sghembo e la sua deformazione viene misurata rispetto alla variazione dell angolo retto. Nel caso del taglio, quindi, la deformazione non consiste in un allungamento o accorciamento bensì in uno scorrimento. Le forze che provocano questa deformazione, agiscono sui piani lungo i quali si verifica lo scorrimento ed il loro valore unitario si chiama tensione di taglio. LA FLESSIONE La flessione è uno stato di sollecitazione in cui si hanno contemporaneamente stati di compressione e di trazione in diverse fibre dello stesso elemento strutturale. La flessione costituisce la sollecitazione più importante dal punto di vista strutturale. Infatti la sua azione deriva dal prodotto di una forza per la distanza alla quale questa agisce (ricordate chi ha detto datemi una leva e solleverò il mondo?). 21

22 E proprio a causa della flessione che i templi greci venivano costruiti con così tante colonne a poca distanza l una dall altra: una distanza maggiore avrebbe causato la rottura dell architrave in pietra a causa del suo stesso peso. Vediamo in particolare cosa accade con la flessione. Consideriamo una tavola poggiante su due pietre, con due sbalzi uguali alle estremità (fig.31). Se Ugo e Ivan (considerati dello stesso peso) montano sulle estremità della tavola, queste si abbassano mentre la Fig. 31 : giochini intelligenti. parte di tavola compresa tra le due pietre si inflette verso l alto: la curva formata dalla tavola fra le due pietre è un arco di cerchio. La tavola, inoltre, ha un certo spessore e tutte le sue fibre debbono incurvarsi: le fibre superiori si allungano, quelle inferiori si accorciano e quelle centrali restano della stessa lunghezza (asse neutro). Pertanto la flessione della tavola provoca una trazione nelle fibre superiori e una compressione in quelle inferiori e inoltre la trazione e la compressione aumentano con l aumentare della distanza delle rispettive fibre da quelle centrali (neutre). Certamente ricorderete l esempio fatto in classe con il foglio di carta: una volta piegato a fisarmonica riusciva a sopportare il peso della matita senza piegarsi. LA TORSIONE La torsione è lo stato di sollecitazione in cui le particelle di materiale tendono a ruotare l una rispetto all altra. Gli effetti della torsione sono simili a quelli del taglio: ogni sezione del materiale sottoposto a questa sollecitazione tende a ruotare rispetto a quella adiacente. Nell esempio della fig. 32 vediamo in maniera semplificata quello che avviene, ad esempio, nei balconi: il carico sulla trave a sbalzo, sollecitato a taglio e flessione, si trasmette al travetto perimetrale provocando in quest ultimo una sollecitazione di torsione. Le deformazioni prodotte dalla torsione sono deformazioni di taglio e le forze che le producono sono le stesse tensioni lungo i piani di deformazione. La prova dell esistenza di queste forze tangenziali risulta evidente quando si strizza un panno bagnato per espellere l acqua. Fig. 32 : esempio di torsione. Per adesso ci possiamo fermare qui. Nelle prossime puntate riprenderemo il discorso dell equilibrio che non basta mai. 22

23 SOLUZIONI STATICHE DI EQUILIBRIO Un edificio può assumere diverse forme e dimensioni, secondo le scelte progettuali effettuate. Alcune variabili incidono in maniera determinante sulla morfologia definitiva, altre sono poco caratterizzanti da un punto di vista della forma ma hanno una loro priorità di diverso ordine.in tutti gli edifici, comunque, possiamo riconoscere delle parti che lo compongono e, attraverso esse, esaminare la funzione tecnica che svolgono. In pratica quello che vogliamo fare in questo capitolo è rispondere ad alcune semplici domande: come è fatta tecnicamente una casa? Quali sono gli elementi che la compongono? Qual è la loro funzione? Cerchiamo di rispondere alla prima domanda dicendo che una casa o meglio una costruzione è il risultato dell aggregazione di una serie di componenti secondo alcune regole. Certamente non è una bella risposta ma ci consente di operare una semplificazione, individuando due ordini diversi di problematiche: le regole, che possiamo meglio definire il sistema costruttivo ed i componenti, legati ai materiali ed al loro uso. Analizzando meglio queste due tematiche troveremo le risposte anche alle altre domande 7. I sistemi costruttivi Volendo dare una definizione, possiamo dire che un sistema costruttivo è l insieme delle regole che applicate su un dato materiale portano alla realizzazione di una qualsiasi costruzione. In questa definizione è evidente l indipendenza del sistema dal materiale, infatti uno stesso materiale può essere impiegato in diverse maniere. Dire una casa in pietra non identifica il sistema costruttivo che invece potrà essere il sistema architravato o quello archivoltato. Possiamo invece definire un sistema costruttivo ottimo quando utilizza pienamente le caratteristiche specifiche del materiale impiegato ( è evidente che un arco in cemento armato non sarà ottimo come Fig.33: Il sistema trilitico della Porta dei Leoni a Micene sistema costruttivo ma troverà la giustificazione della sue esistenza nella forza espressiva dell immagine che propone). Per molti secoli i materiali di base delle costruzioni sono rimasti immutati: legno, pietra, laterizi e, a partire dalla fine dell 800, il ferro e poi il cemento armato. Ciò ha fatto si che anche i sistemi costruttivi, dalle prime civiltà ad oggi, non siano cambiati molto. 7 Risposte certo non esaurienti, visto che siamo in un liceo Artistico e non in un istituto per Geometri ma speriamo almeno di fornire qualche utile elemento di conoscenza da approfondire poi all università. 23

24 Fig.34: Evoluzione del sistema trilitico Il sistema trilitico è un sistema costruttivo costituito da tre componenti: un architrave poggiante su due pilastri, gli elementi verticali di sostegno, che sopportano i carichi di compressione mentre l architrave resiste alla flessione 8 (la scarsa resistenza della pietra a flessione spiega la notevole vicinanza delle colonne nei templi del passato). Con la sostituzione dell architrave in pietra con le travi di legno, resistenti meglio alla flessione ed anche più leggere, si è poi ottenuto il vantaggio di poter aumentare la distanza dei pilastri. Il sistema trilitico è ancora alla base di tantissime costruzioni, dai viadotti autostradali alle comuni case d abitazione. Pilastro Fig.35: sistemi costruttivi tradizionali 9 : A) impiegato nel passato; B) impiegato attualmente. L introduzione dell arco ha fornito un ulteriore possibilità nel controllo delle sollecitazioni di flessione sulle travi semplicemente appoggiate, trasformando la sollecitazione in compressione più una spinta laterale. Anche nelle coperture a falde si creava una spinta laterale e per questo ancora oggi si usano le capriate. In esse un tirante annulla tali spinte e permette al tetto di poggiare sui sostegni senza sollecitazioni laterali. Fig.36: Una trave sollecitata a flessione 8 La compressione e la flessione, così come il taglio e la torsione sono chiamate caratteristiche di sollecitazione e servono a descrivere gli sforzi cui sono sottoposti i materiali. Se possibile approfondiremo l argomento in seguito. 9 Vengono chiamati sistemi tradizionali anche quelli basati sull arco e le volte (sistemi archivoltati) 24

25 Fig.37: Schema del funzionamento statico dell arco Nella fig.37 viene esemplificato il funzionamento dell arco: questo raccoglie i carichi verticali e li tramuta in laterali. Questi seguono la curva dell arco e sono sostenuti dalle spalle dell arco. L evoluzione logica della struttura ad arco ha comportato soluzioni a volte anche complesse con Diversi tipi di arco ed estendendo l uso a superfici maggiori: coperture a volta. Qui accanto (fig.38) si possono vedere gli archi rampanti che contribuiscono a trasformare le spinte laterali in sollecitazioni di compressione. Un altra funzione importante è quella dei pennacchi e delle statue, collocate sui ritti di imposta degli archi: lo schema del loro funzionamento è illustrato nella fig.39. Fig.39: schemi di funzionamento dei pinnacoli Fig.38: La cattedrale di Reims (da Violet-le-Duc) L uso delle volte è stato preceduto dalla falsa volta: una struttura che sostanzialmente funziona sviluppando il sistema trilitico. In essa si ottiene una copertura curva o rastremata verso l alto con il solo appoggio degli elementi costitutivi, sempre più aggettanti verso l interno. Fig.40: sezione schematica del Pantheon 25

26 Con l introduzione dei nuovi materiali, l acciaio ed il cemento armato, si sono sviluppati sistemi costruttivi nuovi: la classica struttura a trilite viene sostituita da quella a telaio, in grado di sopportare anche spinte orizzontali. Le differenze di comportamento statico sono illustrate nella fig.41 dove sono indicate le forze che sollecitano il telaio e, tratteggiata, la linea di deformazione del suo asse. Fig.41:Confronto tra gli schemi statici del trilite e del telaio solidale Fig.42: Edificio uffici provincia Udine per in di Il sistema costruttivo in cemento armato (c.a.) è costituito da: Scheletro (o ossatura o gabbia o intelaiatura), composto da pilastri e travi; Solai e soffitti e copertura composti in laterizio armato; Tamponature e divisori in murature leggere in laterizio. Nella fig.42 si può osservare il rustico in c.a. di un edificio non proprio tradizionale in quanto i piani intermedi sono sospesi alla copertura per mezzo di tiranti in c.a. e questa, a sua volta, è sorretta da grossi pilastri. Per quanto riguarda questi ultimi è ovvio che le loro dimensioni dipendono dallo sforzo che debbono sopportare. Nelle esercitazioni didattiche abbiamo usato pilastri di sezione 30x30 cm con l accortezza, però, di non superare la distanza (luce) di 5 metri tra un pilastro e l altro. Abbiamo poi indicato un sistema (del tutto arbitrario, senza fondamenti scientifici ma solo 26

27 indicativo della presa d atto di un problema) da usare in caso di necessità: ogni qualvolta risulti necessario sopprimere un pilastro si avrà l accortezza di raddoppiare una dimensione a tutti i pilastri adiacenti, su cui si immagina che poggino le travi o la trave sorretta dal pilastro eliminato. Fig.43:Sede di un agenzia grafica di Amburgo costruita da un sistema portante in acciaio Le costruzioni in acciaio utilizzano anch esse il sistema costruttivo elastico ( del telaio solidale) Con l ovvio vantaggio di una maggiore elasticità e resistenza alla flessione: i principali grattacieli usano questo sistema. Un sistema costruttivo particolare, che impiega funi di acciaio in tensione, viene in genere denominato sistema funicolare ma spesso si identifica con il prodotto del suo impiego : tensostruttura. E un sistema che permette di ottenere strutture portanti leggerissime, ancorate al suolo ed in grado di coprire luci grandissime. Esso è pertanto adatto per coprire edifici di notevole estensione. Le funi di acciaio hanno permesso la costruzione di moltissime strutture in passato impensabili. Il futuro (si spera) ponte sullo stretto di Messina, verrà sospeso a cavi d acciaio del diametro di due metri, composti da fili intrecciati di piccole dimensioni ed avrà un unica campata, la più lunga del mondo. 27

28 Fig.44: Otto Frey, schizzo per la fiera di Monaco Un ultimo cenno lo riserviamo alle strutture pneumatiche. Si tratta in genere di membrane pretese dalla sola pressione interna, opportunamente regolata, che racchiude completamente uno o più volumi separati. Questo genere di struttura viene, per esempio, impiegata per le zattere di gomma: l anello esterno gonfiato è sufficientemente rigido e agisce come anello compresso di sostegno per la membrana che forma il pavimento della zattera. Sono largamente utilizzate per coperture di piscine o impianti sportivi e la stessa tecnica viene utilizzata nella costruzione di gusci sottili in cemento armato, usando le strutture pneumatiche come casseforme. Fig.45:Padiglione Fuji ad Osaka, Nella figura qui sopra è riportato un disegno del padiglione Fuji costruito da Murata all esposizione internazionale di Osaka del L edificio ha una copertura curva di una luce di 50 metri realizzata per mezzo di anelli gonfiati, in materia plastica, nei quali si poteva far variare la pressione interna per aumentare la stabilità della struttura in presenza di vento forte. 28

29 CENNI SU ALCUNI ASPETTI DELLA TECNICA COSTRUTTIVA Coperture La funzione della copertura è quella di proteggere l edificio dagli agenti atmosferici e contemporaneamente di assicurare una discreta protezione sia alle basse che alle alte temperature. In pratica tra il clima del luogo ed il tipo di copertura c è una stretta relazione. La tipologia del tetto, e quindi di una delle principali caratteristiche stilistiche dell architettura, è in qualche modo legata ai fattori climatici del posto in cui si costruisce. Infatti siamo tutti in grado di distinguere immediatamente il prospetto di una casa di montagna da quello di una al mare. Ovviamente la tecnologia attuale ci permetterebbe di fare una copertura a terrazza anche in alta montagna ma, a parte la violenza del linguaggio, quale sarebbe il vantaggio se non un maggiore dispendio economico? Ma torniamo ai vostri amati tetti. Abbiamo detto in classe che il territorio è diviso in zone climatiche per ognuna delle quali sono previste le inclinazioni delle falde; a proposito, siamo sicuri che tutti sappiano cosa sia una falda? Cerchiamo di vedere meglio come si chiamano i vari elementi che compongono un tetto: Fig. 46 : nomenclatura degli elementi dei tetti 1 - falda : elemento di tetto che ha un'unica pendenza linea di colmo: incontro di due falde 3 - linea di gronda : linea coincidente con l inizio della falda 4 - compluvio : incontro di due falde a pendenza convergente 5 - displuvio : incontro di due falde a pendenza divergente 6 - pendenza : angolo tra la retta di massima pendenza 11 ed il piano orizzontale d imposta della falda 7 - gronda : parte della falda che sporge dai muri 8 - cartella : superficie verticale delimitata tra due falde 9 - conversa : lastra impermeabile a protezione dei compluvi 10 Quando si parla di pendenza ci si riferisce sempre a quella massima. Cioè quella misurabile con la retta di massima pendenza. 11 La retta di massima pendenza di un piano generico, rispetto ad un piano orizzontale è la retta intersezione tra il piano ed un piano proiettante in e perpendicolare ad (cioè con la prima traccia perpendicolare alla traccia prima di ). 29

30 10 - colmi : pezzi speciali della copertura 11 - bocche di lupo : aeratori 12 - canale o doccia : elemento per la raccolta dell acqua piovana 13 - cicogne : ferri di sostegno della doccia 14 - tubo pluviale: tubo che convoglia lo scarico delle acque 15 - comignoli o sfiati : elementi terminali dei tubi di scarico di gas o fumi 16 - abbaino : elemento di interruzione della falda con la funzione di permettere la verifica e la manutenzione del manto di copertura nonché di illuminare il sottotetto Le coperture a terrazzo possono essere assimilate a dei solai ma se proprio siete curiosi o meglio se volete rendere più gradevoli le vostre sezioni, potete osservare la prossima immagine in cui vi propongo due esempi tra i tanti possibili. Fig.47:particolari in sezione di due coperture piane Le coperture a falde inclinate possono essere ottenute in diversi modi. Nella figura seguente vengono esemplificate diverse soluzioni per una stessa pianta: partendo da sinistra in alto si vede: fig.48: diverse soluzioni di copertura a falde inclinate su una stessa pianta rettangolare un tetto a falda unica (a una falda), a doppia falda a pendenza costante (a capanna), a falde interne, a capanna con teste di padiglione, a padiglione, a falde disuguali. 30

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