A z i e n d a A g r i c o l a. S e d e L e g a l e : S t r a d a V a l l e t t a n A R G E N T A ( F E )

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1 MENARINI GIANLUCA A z i e n d a A g r i c o l a S e d e L e g a l e : S t r a d a V a l l e t t a n A R G E N T A ( F E ) I M P I A N T O P E R L A P R O D U Z I O N E D I E N E R G I A E L E T T R I C A D A F O N T I R I N N O V A B I L I ( P O T E N Z A N O M I N A L E K W e l ) M E D I A N T E U T I L I Z Z O D I B I O G A S P R O D O T T O D A L L A D I G E S T I O N E A N A E R O B I C A D I B I O M A S S E D I O R I G I N E A G R I C O L A D A R E A L I Z Z A R S I I N C O M U N E D I A R G E N T A ( F E ) PROGETTO DEFINITIVO PROCEDURA ABILITATIVA SEMPLIFICATA EX ART. 6 D.LGS 28/2011 RELAZIONE PREVENZIONE INCENDI AZIENDA CERTIFICATA ISO 9001:2008 Via Copernico n Forlì Tel. 0543/ Fax 0543/

2 INDICE 1 - PREMESSA SCHEDA INFORMATIVA RIFERIMENTI NORMATIVI DESCRIZIONE IMPIANTO UBICAZIONE DISPOSIZIONE IMPIANTO DIGESTORE ED ANNESSI Digestore Riscaldamento dei digestori Ispezione superiore Ispezione laterale Carotaggi Controllo visivo Valvole di sicurezza sovrapressione Sistema di miscelazione Copertura del digestore Sistema di pompaggio DESCRIZIONE DEL CICLO DI TRATTAMENTO BIOMASSA Materiale conferito Principi di funzionamento Stoccaggio e gestione del digestato Utilizzazione biogas Condensazione biogas Analisi del biogas DIMENSIONAMENTO GRUPPO DI COGENERAZIONE IMPIANTO ELETTRICO SOSTANZE PERICOLOSE E LORO MODALITA DI STOCCAGGIO CONDIZIONI DI ACCESSIBILITA E VIABILITA IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO IMPIANTO DI ALLARME IMPIANTO DI VIDEOSORVEGLIANZA VALUTAZIONE QUALITATIVA DEL RISCHIO INCENDIO E AZIONI DI COMPENSAZIONE VALUTAZIONE RISCHIO COMPENSAZIONE DEL RISCHIO INCENDIO GESTIONE DELL EMERGENZA ATTIVITA N REQUISITI TECNICI RETE DI DISTRIBUZIONE GAS...27 CONSIDERAZIONI DI CARATTERE GENERALE SULLA RETE DI DISTRIBUZIONE BIOGAS ATTIVITA N REQUISITI TECNICI DEI COGENERATORI...47 ULTERIORI INFORMAZIONI SUL COGENERATORE...64 Aria comburente motore Recuperi termici sul cogeneratore Sicurezze sui circuiti di recupero termico Illuminazione di sicurezza Esercizio e manutenzione Fine lavori CONGRUITA CON DM 24/11/ PROGETTO IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO VALUTAZIONE ATEX Pagina 2 di 116

3 1 - PREMESSA La azienda agricola Menarini Gianluca intende costruire un nuovo impianto per la digestione anaerobica di biomasse agricole, ubicato in Comune di Argenta. L impianto verrà realizzato in terreni di proprietà della azienda agricola Gianluca Menarini, ubicati in via Ca Nova, loc. Ospital Monacale, Comune di Argenta al foglio 54 mappale 108. Relativamente agli aspetti logistici l area è limitrofa alle aree di produzione delle biomasse utilizzate per la produzione di biogas. Il digestato in uscita dall impianto verrà utilizzato quale ammendante nei terreni agricoli. L intervento di progetto consiste nella realizzazione di un nuovo impianto di digestione anaerobica di biomasse agricole, finalizzato alla produzione di biogas e quindi energia elettrica, di potenzialità pari a circa 250 kwel. L impianto si compone di: - Prevasca. La vasca sarà utilizzata per la gestione dell acqua piovana e per l eventuale ricircolo del digestato ed è dunque collegata con la rete di raccolta delle acque piovane, con la rete di raccolta eluati e le acque nere nonché con i digestori; - 2 platee ricevimento biomasse: di dimensioni in pianta (10 x 40) m e quindi una superficie totale di 800 mq, dotate di rete di raccolta di eventuali colaticci, che vengono inviati alla prevasca e quindi al trattamento di digestione anaerobica. Le biomasse stoccate, come consuetudine nella buona pratica agricola, sono coperte giornalmente con appositi teloni in PVC. Si prevede di realizzare 2 trincee aperte su 2 lati con platea e muri perimetrali in c.c.a. di altezza pari a 4 m; - Tramoggia dotata di coclea per il caricamento di cofermenti palabili ed estrusore per ridurne le dimensioni ed aumentare l omogeneità delle biomasse utilizzate; - digestore anaerobico primario: n 1 vasca in c.c.a. di diametro interno 22 m, altezza complessiva 6 m, di cui circa 4 m fuori terra e di capacità lorda totale m³, e con un volume fermentativo pari a m³ con in sommità installato un accumulatore presso statico per l accumulo temporaneo del biogas prodotto. L accumulatore presso statico è composto da n. 2 membrane, una interna, che fluttua in funzione del biogas stoccato, ed una esterna, di colore bianco-grigio, che rimane a volume costante per mezzo di una intercapedine di aria, mantenuta in pressione da apposita pompa; Pagina 3 di 116

4 - vasca stoccaggio digestato: n 1 vasca circolare in c.c.a., di diametro interno 26 m, altezza complessiva 6 m, di cui 5 m fuori terra, volume complessivo minimo mc con copertura a telo; - sala pompaggio: posta tra i digestori, all interno del quale sono ubicate la sala quadri elettrici, la sala pompe e scambiatori termici dell impianto di riscaldamento dei digestori. Si precisa che in questi locali non è prevista permanenza in pianta stabile di personale; - linee di alimentazione biomasse, biogas, rete fognaria acque reflue di dilavamento impianto comprese; - cabina elettrica di trasformazione BT/MT e contatori Enel; - gruppo di produzione di energia elettrica, all interno di apposito container insonorizzato. Si vuole precisare che l impianto sarà isolato, non contiguo ad altre costruzioni. Per consentire l accesso all impianto sarà utilizzata via Ca Nova. Il trattamento di digestione anaerobica ha come sottoprodotto la formazione di biogas, che viene sfruttato, per mezzo di gruppo di cogenerazione, al fine di produrre energia elettrica. La presente pratica si riferisce alla richiesta di parere ai sensi del DPR 151/2011 per le attività n. 1 e 49 ex DPR n. 151 del 01/09/2011. Pagina 4 di 116

5 2 - SCHEDA INFORMATIVA L attività in oggetto è soggetta nel suo complesso ad autorizzazione preventive rilasciate dal Ministero dell Interno tramite il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in quanto comprende le seguenti attività tra quelle elencate nel DPR 151/2011. ATTIVITA PRINCIPALE ATTIVITA SECONDARIA NUMERO DPR 151/2011 DESCRIZIONE X 1 Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano combustibili, gas comburenti (compressi, disciolti, liquefatti) con quantità globali in ciclo o in deposito superiore a 50 Nmc/h X 49 Gruppi per la produzione di energia elettrica sussidiaria con motori endotermici di potenza complessiva superiore a 100 kw (N 1 motore da 250 kwel) Trattasi di: [X] nuovo insediamento da sottoporre a controllo di prevenzione incendi; [ ] insediamento esistente sprovvisto di Nulla Osta Provvisorio o di Certificato di prevenzione incendi per cui è configurabile attività dell allegato del DPR 151/5011; [ ] modifica/ampliamento/ristrutturazione/art. 4, comma 2, della L. 26 Luglio 1965 n. 966 per l attività esistente di cui all allegato al DPR 151/2011, ed in possesso di: a) [ ] Nulla osta Provvisorio rilasciato in data b) [ ] Parere preventivo/conformità rilasciato in data c) [ ] Certificato di Prevenzione Incendi Pagina 5 di 116

6 INDICAZIONI SUL SITO UBICAZIONE DELL ATTIVITA Azienda: Strada/Numero: CAP/Luogo: Az. Agr. Menarini Gianluca via Ca Nova Ospital Monacale, Comune di Argenta (FE) INDICAZIONI SUL TITOLARE DELL ATTIVITA Ragione Sociale: Legale Rappresentante: Sede Legale: Az. Agr. Menarini Gianluca Gianluca Menarini Strada Valletta 7, Ospital Monacale, Comune di Argenta (FE) INDICAZIONI SUL PROGETTISTA Ragione Sociale Dott. Ing. Ennio Spazzoli Studio in: Via Copernico n 99 CAP/Luogo: Forlì Telefono: 0543/ Inscritto: Ordine degli Ingegneri della Provincia di Forlì Cesena 1028/A Pagina 6 di 116

7 3 - RIFERIMENTI NORMATIVI legislative: Le attività soggette individuate sono regolate dalle seguenti specifiche disposizioni Attività 1: DM 16/04/2008 Attività 49: DM 13/07/2011 In merito all applicazione del disposto del DM 24/11/84 si precisa che l impianto in questione è progettato per rispettare le norme di buona pratica e di sicurezza per la produzione e l utilizzo del biogas. I digestori in particolare sono reattori biologici all interno dei quali è prevista una zona di modesta volumetria per la raccolta del biogas prodotto prima dell invio all utilizzo all interno del generatore. Si ritiene pertanto che l intervento di progetto non ricada nella casistica prevista dal DM 24/11/84 che parla espressamente di depositi di biogas. Come indicato dalla Direzione Interregionale Veneto e Trentino Alto Adige, con lettera circolare prot /2010 del 01/04/2010, si ritiene che il DM 24/11/84 possa essere considerato quale normativa di riferimento di massima, non vincolante. Pertanto nella trattazione dell attività 1 riportata nella presente relazione si farà riferimento di massima ai requisiti di sicurezza al DM 24/11/84, individuando motivazioni e presidi di sicurezza alternativi laddove la tecnologia e la tecnica costruttiva rendano necessario realizzare opere che per dimensioni e volumi o per ubicazione in contesto prettamente agricolo (ad esempio recinzione perimetrale) non consentano il completo e preciso rispetto del DM 24/11/84. Si allega di seguito per facilità di lettura la sopracitata lettera circolare della Direzione Interregionale Veneto e Trentino Alto Adige. Pagina 7 di 116

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9 A rafforzare la ns ipotesi si riporta di seguito un esempio di un impianto, in tutto simile e a quello di progetto, realizzato dalla Coop Agrisfera in località Mandriole del Comune di Ravenna. Nel caso in questione era stata richiesta la deroga per alcuni aspetti, tra cui in particolare la volumetria della camera gasometrica e il mancato rispetto della distanza di protezione tra il digestore ed il locale pompe. La Direzione Regionale Emilia Romagna ha sostanzialmente attestato che non risulta necessario richiedere la deroga in quanto la tipologia di impianto si discosta notevolmente dal dettato del decreto 24/11/84 e che quindi tale decreto non risulta cogente. Alla luce di questi precedenti si ritiene ormai consolidata ed approvata dalla Direzione Regionale VV.F. l impostazione che si propone in questo esame progetto, ovvero di procedere con una valutazione dei rischi incendio e di appoggiarsi alle due normative sopra citate per quello che riguarda gli aspetti tecnici di dettaglio del generatore alimentato a biogas e delle tubazioni biogas, e di considerare i digestori come reattori biologici, dotati di una volumetria di accumulo che non deve essere considerata deposito ma polmone di reazione prima dell avvio del biogas all utilizzo all interno del gruppo di produzione di energia elettrica. Pagina 9 di 116

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12 4 - DESCRIZIONE IMPIANTO UBICAZIONE L impianto verrà realizzato in Comune di Argenta, in terreni attualmente in disponibilità dell azienda agricola Menarini Gianluca, ubicati in prossimità di via Ca Nova, foglio 54 particella 108. Area impianto Si vuole precisare che l impianto è ubicato in una area libera da impianti. Per consentire l accesso all impianto sarà utilizzata via Ca Nova. La scelta della ubicazione è dettata dalle seguenti motivazioni: Posizione baricentrica rispetto ai terreni in disponibilità della azienda agricola Menarini per la produzione delle biomasse; Distanza considerevole rispetto ad insediamenti civili; Vicinanza a linea elettrica aerea per l allacciamento alla rete di distribuzione ENEL. Pagina 12 di 116

13 4.2 DISPOSIZIONE IMPIANTO L impianto è composto da una prima Zona tecnologica, cioè quella parte dell impianto atta a produrre biogas ed energia elettrica ed è composta da n. 1 vasca in cemento armato alta 6,00 m e di diametro 22 m. (digestore), ricoperta da cupole in PVC, una vasca in cemento armato alta 6,00 m. e di diametro pari a 26 m., coperta con telo in PVC (vasca di stoccaggio) e la sala di pompaggio. E inoltre presente una Area di lavoro, dove è previsto lo scarico e l insilamento delle biomasse in ingresso e la movimentazione di queste con la pala gommata per alimentare i fermentatori. Comprende le trincee, il piazzale e piazzola di carico con tramoggia. 4.3 DIGESTORE ED ANNESSI Digestore Il processo di digestione anaerobica avviene all interno di n. 1 digestore di forma cilindrica (posizionato verticalmente) realizzato in cemento armato di qualità Rck 35 XA1 con isolamento in styrodur al suolo e sulle pareti laterali; queste ultime sono a loro volta rivestite sull esterno in lamiera trapezoidale su telaio in legno. Il diametro del digestore è di 22 metri, con altezza di 6 metri ed un volume complessivo di m³. Il volume utile del digestore risulta essere pari a m³. Tenendo conto dei risultati delle prove geologiche effettuate, il digestore sarà incassato nel terreno ad una profondità di 2 m. Pagina 13 di 116

14 4.3.2 Riscaldamento dei digestori La stabilizzazione della temperatura dei digestori a 40 C nel caso di fermentazione mesofila ed a 50 C in caso di fermentazione termofila avviene tramite la collocazione sulle pareti interne di tubazioni in acciaio (St. 37). Il digestore è dotato di 3 circuiti indipendenti con andata/ritorno per una lunghezza complessiva di circa 450 m. Tali circuiti sono alimentati con acqua calda, riscaldata da apposito scambiatore acqua/acqua installato sul gruppo di generazione per recuperare l energia termica fornita dal sistema di cogenerazione Ispezione superiore Il digestore è dotato di una botola di ispezione ed accesso (pozzetto di controllo) integrata nella membrana di copertura del digestore. Tale pozzetto funge come vano per accessori, sensori, manometri, sistema controllo di sovra e sottopressione e sensori per il controllo del livello di riempimento del digestore Ispezione laterale La parete laterale di ogni digestore è dotata di un vano con porta a pressione da cui poter provvedere a riparazioni e manutenzioni straordinarie Carotaggi Tutti i passaggi per le tubazioni avvengono tramite forature, carotaggio e sigillatura con guarnizioni speciali, idonee alla pressione del liquido ed alle caratteristiche chimico/fisiche del gas trattato. Pagina 14 di 116

15 4.3.6 Controllo visivo Per il controllo visivo dell interno del digestore sono installate su ogni digestore 2 finestrelle tipo oblò dotate di apposita illuminazione a protezione ATEX ed appositamente isolate. I vani per il controllo visivo sono ricavati tramite carotaggio nelle pareti verticali del digestore; le speciali guarnizioni utilizzate garantiscono la tenuta stagna al gas Valvole di sicurezza sovrapressione Ogni digestore è dotato di un sistema idraulico di sicurezza per sovrapressione. In caso di sovrapressione la valvola rilascia il gas. Il meccanismo idraulico si basa sulla legge di Pascal (sifone) ed è completamente automatico. Una protezione antigelo del meccanismo non è necessaria in quanto il fluido è continuamente riscaldato dal digestore. In caso di sovrapressione il meccanismo viene automaticamente ririempito del fluido senza necessità di intervento manuale. pressione: La valvola di sicurezza è integrata all ispezione (2.5.3) e opera ai seguenti valori di Sovrapressione: >0,005 bar La normale pressione di esercizio dei digestori è di 0,005 bar Sistema di miscelazione Il digestore è dotato di un sistema di miscelatori combinato (No. 1 miscelatori verticale ad elica immersa, N. 1 miscelatore obliquo ad elica immersa), atto a garantire la continua miscelazione della matrice all interno del digestore stesso e ad evitare la formazione di croste superficiali così come la sedimentazione di materiale più pesante sul fondo. Pagina 15 di 116

16 4.3.9 Copertura del digestore Il digestore è coperto da una cupola a doppia membrana per la protezione dall ambiente esterno. La membrana interna è costituita da un tessuto in poliestere ricoperto da uno strato di PVC. Questa membrana è specificamente costruita per contenere biogas, difficilmente infiammabile (EN ISO 1182) e resistente alle escursioni termiche (EN ). La membrana esterna è costituita da un tessuto in poliestere laccato in PVC, resistente agli agenti atmosferici, resistente ai raggi ultravioletti e difficilmente infiammabile (EN ISO 1182). Fra le due membrane si trova uno strato di aria mantenuta ad una pressione compresa fra 0,0015 e 0,003 bar. Tale pressione è ottenuta tramite una pompa a ciclo continuo che immette aria fra le due membrane ed ha l effetto di mantenere costantemente in forma la cupola superiore. Al centro del digestore è posizionata una colonna da cui si diparte una rete in materiale sintetico con il fine di trattenere le membrane della cupola in caso di svuotamento della stessa Sistema di pompaggio E prevista la realizzazione di una stazione di pompaggio isolata dai digestori, posta a distanza non inferiore a 6 m, collegata al digestore per mezzo di tubazioni di processo interrate. All interno della sala pompe al sono ubicate le pompe centrifughe che movimentano i substrati e è ubicato l impianto di ricircolo dell acqua calda. Pagina 16 di 116

17 4.4 - DESCRIZIONE DEL CICLO DI TRATTAMENTO BIOMASSA Materiale conferito I materiali conferiti verranno opportunamente miscelati al fine di rendere la sostanza conferita adatta ad essere introdotta nel digestore anaerobico, dove avrà luogo la biodegradazione della sostanza organica attraverso il processo biochimico della digestione anaerobica che condurrà alla generazione di biogas. In particolare il materiale conferito verrà così trattato: 1. la biomassa solida è stoccata in trincee realizzate in c.c.a., con altezza dei setti pari a 4,75 m. Il carico delle trincee avviene dal piazzale di manovra, realizzato con pavimentazione in c.c.a., per mezzo di pala gommata. Il piazzale è dotato di rete fognaria di raccolta delle acque di pioggia, che sono raccolte, stoccate e successivamente inviate al trattamento presso l impianto di digestione anaerobica. 2. sono presenti in impianto n. 1 vasca chiusa, circolare di diametro 6 m., per la gestione di eventuali biomasse agricole più fluide, e delle acque di pioggia e le acque reflue. All interno della vasca tali sostanze verranno miscelate e quindi pompate verso gli adiacenti digestori anaerobici. 3. i prodotti agricoli solidi vengono rovesciati nella tramoggia e trasportati automaticamente al digestore primario per mezzo di idonea coclea. Si precisa che il container di carico della biomassa solida è a tenuta ed è posizionato su platea in c.c.a., perfettamente impermeabile e dotata di punto di raccolta di eventuali eluati che si dovessero formare per fuoriuscita di materiale durante le operazioni di carico, effettuate per mezzo di pala gommata. Pagina 17 di 116

18 Principi di funzionamento Il processo biochimico della digestione anaerobica si sviluppa attraverso l azione di diversi gruppi di microrganismi capaci di trasformare la sostanza organica in composti intermedi quali acido acetico, anidride carbonica, idrogeno ed altri. I composti intermedi sono utilizzati dai microrganismi metanigeni che concludono il processo producendo metano. La digestione anaerobica ha luogo in assenza di ossigeno e i microrganismi anaerobi, responsabili dello sviluppo del processo biochimico, presentano basse velocità di crescita e di reazione. Data la complessità di questo processo biochimico è necessario mantenere, nell ambiente di sviluppo della digestione anaerobica, condizioni ottimali al fine di consentire la crescita contemporanea di tutti i gruppi microbici coinvolti. Nel nostro caso il processo di digestione anaerobica avviene in condizioni di mesofilia, cioè i microrganismi anaerobi interessati agiscono nel range di temperatura di C. Il processo si svilupperà all interno di un digestore anaerobico, ove vengono garantite le condizioni ottimali per lo sviluppo del suddetto processo, ossia temperatura mantenuta pressoché costante nel range di mesofilia e omogeneizzazione della sostanza organica. Per riscaldare all interno il digestore e garantirvi la temperatura di mesofilia (35 38 C) viene sfruttata l energia termica recuperata dal gruppo elettrogeno ceduta al processo biochimico mediante serpentine scambiatrici costituite da tubazioni in acciaio in contatto con il materiale da riscaldare. Il biogas prodotto all interno dei digestori viene raccolto nella copertura gasometrica del digestore interno, del tipo a due-membrane. Le membrane saranno garantite resistenti al biogas in tessuto di fibre poliestere spalmate con PVC da entrambe le facce. Pagina 18 di 116

19 La membrana esterna della cupola sarà mantenuta in pressione da un sistema pneumatico regolato in modo da conferire, mentre la membrana interna sarà libera di espandersi e comprimersi in base alla reale produzione di biogas. Il biogas viene inviato in continuo al trattamento di desolforazione e di separazione della condensa e quindi in alimentazione al gruppo di produzione di energia elettrica Stoccaggio e gestione del digestato Per un dimensionamento del quantitativo di materiali in uscita dalla digestione anaerobica si procede nell ipotesi che la fase liquida si mantenga pressoché invariata (riduzione 10%), mentre la fase solida sia digerita in quota parte pari a circa il 60 % in peso (dato di letteratura, del tutto cautelativo). Il materiale digerito fluirà in una vasca di stoccaggio della capacità di circa m 3 e quindi sarà avviato all utilizzazione agronomica Utilizzazione biogas Il biogas, prodotto nel digestore, prima di alimentare il cogeneratore deve essere migliorato qualitativamente. Il processo di depurazione consta di due fasi: la desolforizzazione e la deumidificazione. È prevista la depurazione dall acido solfidrico (H2S, idrogeno solforato) tramite insufflazione di modesta portata di aria per alimentare la colonia di batteri preposti alla conversione dell H2S in acqua e zolfo, che ricadono all interno della vasca Condensazione biogas Il gas, depurato dallo zolfo, viene infine raffreddato al fine di eliminare il vapore acqueo sotto forma di condensato (abbassamento della temperature fino al punto di condensazione) ed inviato al modulo di cogenerazione. L acqua così formatasi (acqua di condensazione) viene raccolta e pompata alle vasche Pagina 19 di 116

20 di stoccaggio finale. L abbassamento della temperatura del biogas si ottiene tramite un gruppo frigorifero. Il biogas prodotto dai digestori deve essere convogliato ai sistemi di depurazione e successivamente inviato al modulo di cogenerazione. Le condutture sono sia interrate che aeree. Ogni digestore ha un sistema di trasporto e misurazione autonomo al fine di controllare la produzione di biogas. L impianto è dotato di un contatore volumetrico di biogas con un range di misurazione fino a 150 m³/h Analisi del biogas Il biogas prodotto viene analizzato, prima e dopo la depurazione, determinandone le sue componenti principali: Metano (CH4) Ossigeno (O2) Acido solfidrico (H2S) 4.5 DIMENSIONAMENTO GRUPPO DI COGENERAZIONE Il calcolo dimensionale dell'impianto di produzione di energia da combustione di biogas prodotto dall impianto di digestione anaerobica di biomasse agricole è fatto sulla base della produzione stimata di circa 120 Nm3/h, cioè Nmc/gg. Ammesso un P.C.I. di kcal/nmc con un rendimento elettrico del 41%, valore dichiarato dal produttore (nel ns. caso la ditta Jenbacher) si ottiene: 0, Pmax = KW Si intende quindi procedere, all'installazione di n. 1 gruppo di produzione di energia elettrica unitaria a massimo regime pari a 250 kwel. L intervento di progetto prevede la realizzazione di n 1 basamento in c.c.a. in opera sul quale viene installato il gruppo motore/alternatore. Pagina 20 di 116

21 Il gruppo di produzione di energia elettrica è alloggiato all interno di container metallico che garantisce un ridotto ingombro dimensionale ed una ottimale minimizzazione delle emissioni sonore IMPIANTO ELETTRICO Il progetto prevede la costruzione di una cabina elettrica di trasformazione BT/MT per trasformare la corrente elettrica, prodotta in bassa tensione dal gruppo di cogenerazione, in corrente elettrica in media tensione ( volt) per l allacciamento alla rete di distribuzione Enel. La cabina di trasformazione è composta da un vano per l alloggiamento del trasformatore, un vano per alloggiamento dei quadri di misura ed un vano per l alloggiamento delle apparecchiature Enel. E prevista la realizzazione di una cabina elettrica di consegna alla rete di Enel Distribuzione all interno dell area recintata dell impianto. E altresì prevista la realizzazione di un elettrodotto in media tensione di collegamento della cabina di consegna con la linea primaria, di lunghezza inferiore a 500 m SOSTANZE PERICOLOSE E LORO MODALITA DI STOCCAGGIO I materiali pericolosi al fine dell antincendio sono elencati di seguito, differenziati fra combustibili ed infiammabili: MATERIALE INFIAMMABILE QUANTITA MODALITA DI STOCCAGGIO Biogas 450 mc All interno del digestore I Biogas 450mc All interno dello stoccaggio TOTALE 900 mc Pagina 21 di 116

22 N.B. le biomasse vegetali per la loro elevatissima umidità non risultano combustibili e tanto meno infiammabili. A seguito dell entrata in vigore della delibera G.R. n. 1495/2011 si rende necessario provvedere alla installazione di una copertura della vasca di stoccaggio del digestato. Si precisa quanto segue: - Il digestato è un liquame che ha subito un processo di digestione anaerobica per un periodo di tempo di circa 90 gg. - La vasca di stoccaggio del digestato non è coibentata e non è riscaldata, pertanto il processo di digestione anaerobica manca di un elemento fondamentale per il mantenimento del processo, la temperatura. - Studi sperimentali hanno dimostrato che al massimo è prevedibile una produzione residua di biogas stimata in 3-5 % della produzione giornaliera dell impianto. La concentrazione di metano in tale gas è modesta. Il biogas residuo che si dovesse produrre all interno della vasca di stoccaggio del digestato sarà recuperato ad uso di produzione di energia elettrica. Tutto ciò premesso si considera ai fini della prevenzione incendi che anche all interno della vasca di stoccaggio si possa avere una possibile formazione di biogas, per volumetrie non superiori a 450 mc CONDIZIONI DI ACCESSIBILITA E VIABILITA Il complesso risulta in un area facilmente raggiungibile e percorribile dai mezzi dei Vigili del Fuoco. L attività non è in prossimità di scuole, ospedali, locali pubblici. La viabilità interna permette di raggiungere tutti i fronti dei fabbricati e il transito ad automezzi di grandi dimensioni. Il layout della zona con indicazioni sulla destinazione d uso di ogni struttura presente è rappresentato nelle tavole allegate alla presente relazione. Pagina 22 di 116

23 IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO idrica antincendio. L impianto di digestione anaerobica di biomasse di progetto sarà dotato di protezione E prevista infatti la costruzione di un anello antincendio, con n. 2 idranti UNI 70, a protezione dei digestori anaerobici, ed un punto di attacco per le autopompe dei vigili del fuoco. In prossimità del gruppo di produzione energia elettrica, del locale pompe e del locale elettrico è prevista la installazione di estintori di adeguata capacità estinguente. L alimentazione idrica dell anello antincendio viene garantita dalla installazione di una riserva idrica, di volume pari a circa 36 m 3, corrispondenti a quanto richiesto dall applicazione della norma uni 10779, ovvero ad un funzionamento di n. 2 idranti UNI 70 con una portata di 300 lt/min per almeno 60 minuti. L anello antincendio è mantenuto in pressione da un nuovo impianto di pressurizzazione a norma Uni 9490, dotato di elettropompa e di motopompa. La riserva idrica è integrata dall allaccio alla rete acquedottistica comunale IMPIANTO DI ALLARME Si prevede di realizzare un impianto di allarme centralizzato composto da: - centralina di gestione dell allarme, posizionata nella sala tecnica, collegata a sirena acustica e ad commutatore telefonico in modo da avvertire il gestore dell impianto qualora non fosse presente personale sull impianto al momento dell allarme. Al sistema di allarme va inoltre aggiunto il sistema di gestione dell impianto, che è completamente automatizzato e gestito attraverso plc locale e postazioni remote presso la sede legale del gestore. Tale sistema infatti avverte il gestore, in tempo reale, di eventuali malfunzionamenti di apparecchiature e/o attrezzature ed in particolare di eventuali anomalie di funzionamento sulla rete biogas. Pagina 23 di 116

24 IMPIANTO DI VIDEOSORVEGLIANZA Si prevede di realizzare un impianto di videosorveglianza che consenta di monitorare a distanza gli accessi e garantisca un controllo anche notturno dell area. Pagina 24 di 116

25 5 - VALUTAZIONE QUALITATIVA DEL RISCHIO INCENDIO E AZIONI DI COMPENSAZIONE Valutazione rischio Le attività presenti nell impianto, riconducibili ai disposti del DM 16/04/2008 e del DM 13/07/2011 (gruppo di produzione di energia elettrica) determinano una condizione di rischio classificabile come rischio medio. Gli obiettivi di sicurezza assunti sono riferiti alla sicurezza del personale, con riferimento al tempo minimo sufficiente per consentire all addetto presente in impianto di mettersi in salvo agevolmente. Non è presente un rischio per beni materiali, in quanto l impianto di progetto è fondamentalmente isolato rispetto a qualsiasi attività. Al fine di perseguire gli obiettivi di sicurezza sopra citati si elencano di seguito le azioni preventive messe in atto: - Installazione di presidi antincendio (rete idrica con idranti UNI 70) e installazione estintori - Installazione impianti di rilevazione ed allarme - Installazione impianto di videosorveglianza - Illuminazione di emergenza - Segnaletica di sicurezza - Formazione del personale addetto alla prevenzione incendi - Manutenzione programmata degli impianti - Pulizia di tutte le aree di lavorazione e deposito Compensazione del rischio incendio La compensazione del rischio incendio di tipo medio è attuata mediante la strategia antincendio di seguito sinteticamente descritta: - Efficacia dei presidi anticendio E stato dimensionato l anello idrico antincendio, dotato di riserva idrica e di gruppo di spinta a norma uni (con elettropompa e motopompa) per rispettare i requisiti previsti dalla UNI E prevista installazione di estintori in numero e tipo idonei secondo quanto prescritto dalle norme (DM 13/07/2011 DM 10/03/1998). - Impianto elettrico Pagina 25 di 116

26 L impianto elettrico verrà realizzato secondo quanto previsto dalla L. 186/68 e dalle norme CEI. Si procederà alla realizzazione di impianto di messa a terra in base alla verifica di necessità dell impianto di protezione contro le scariche atmosferiche. - Illuminazione di sicurezza E prevista l installazione di corpi illuminanti per garantire l illuminazione di sicurezza, del tipo dotati di batteria ricaricabile. - Impianto di videosorveglianza E prevista l installazione di alcune videocamere, gestite da una centrale, con possibilità di remotazione del segnale alla centrale operativa della società. - Segnaletica di sicurezza E prevista l installazione di segnaletica di sicurezza in conformità ai disposti del D.Lgs. 81/08. - Informazione e formazione E prevista la formazione e la informazione del personale addetto alla gestione dell impianto per tipologia di rischio incendio medio Gestione dell emergenza La az. Agr. Menarini Gianluca procederà alla stesura del piano di gestione dell emergenza ed alla attivazione di un piano di controllo dell efficienza delle attrezzature e degli impianti di prevenzione incendi, annotando su apposito registro i controlli e le verifiche periodiche. Pagina 26 di 116

27 6 - ATTIVITA N 1 E prevista la realizzazione di una linea di adduzione del biogas prodotto dai fermentatori al motore. Tale linea sarà dimensionata per una portata massima di 120 Nm 3 /h di biogas. Norma di riferimento DM 16/04/2008. Requisiti tecnici rete di distribuzione gas 1.3. Classificazione a) Condotte di 1ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 24 bar. b) Condotte di 2ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 12 bar ed inferiore od uguale a 24 bar. c) Condotte di 3ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 5 bar ed inferiore od uguale a 12 bar. d) Condotte di 4ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 1,5 bar ed inferiore od uguale a 5 bar. e) Condotte di 5ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 0,5 bar ed inferiore od uguale a 1,5 bar. f) Condotte di 6ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio superiore a 0,04 bar ed inferiore od uguale a 0,5 bar. g) Condotte di 7ª Specie: condotte per pressione massima di esercizio inferiore od uguale a 0,04 bar. La rete del biogas nello sviluppo che va dai fermentatori alla soffiante di rilancio avrà pressione massima di: 20 mbar ed è perciò classificata come Condotte di 7 specie Il tratto a monte del motore avrà pressione massima di: 150 mbar ed è perciò classificata come Condotte di 6 Specie 2. SEZIONE 2ª - CONDOTTE A SERVIZIO DELLE UTENZE INDUSTRIALI 2.1. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE La presente sezione ha lo scopo di regolamentare la progettazione, costruzione, collaudo, sorveglianza delle installazioni interne alle utenze industriali, alimentate a mezzo di condotte con pressione massima di esercizio (MOP) non superiore a 5 bar (0,5 MPa). Le utenze in oggetto generalmente sono costituite da: - una condotta del sistema di distribuzione che adduce il gas all'impianto di riduzione della pressione e/o misura (condotta di alimentazione); - un impianto di riduzione della pressione e misura (vedi La rete del biogas collega i digestori, passando per il sistema di separazione della condensa, con la soffiante ed a valle di questa il gruppo di Pagina 27 di 116

28 SEZIONE 3ª); - una o più condotte che dall'impianto di riduzione e misura adduce gas alle apparecchiature di utilizzazione (rete di adduzione). Si rammenta che per quelle condotte che pur facendo parte del sistema di distribuzione o di linee dirette hanno una pressione massima di esercizio (MOP) maggiore di 5 bar (0,5 MPa) si dovranno seguire le disposizioni relative al trasporto, riguardanti le condotte CONDOTTA DI ALIMENTAZIONE E RETE DI ADDUZIONE La condotta di alimentazione deve essere progettata, costruita, collaudata, esercita e manutenuta secondo le disposizioni riportate alla SEZIONE 1ª con le eccezioni specifiche indicate nella norma UNI 9860 ad esclusione dei prodotti a pressione standard per i quali è richiesta la conformità al D.Lgs. del 25 febbraio 2000, n. 93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione». produzione di energia elettrica. Le tubazioni interrate saranno realizzate in polietilene ad alta densità (PEHD) con giunti termosaldati. Per quanto riguarda le tubazioni aeree saranno realizzate in acciaio inox per resistere ad eventuali condense acide dei componenti della miscela del biogas e saranno tinteggiate esternamente di giallo così come previsto dalla normativa. L impianto è dotato di un contatore volumetrico di biogas con un range di misurazione fino a 150 m³/h. Le tubazioni saranno progettate e costruite secondo le disposizioni della sezione 1 Inoltre: - il tracciato della condotta deve essere scelto in modo da evitare la vicinanza di opere, manufatti, cumuli di materiale, ecc., che possano danneggiare la condotta stessa oppure creare pericoli nel caso di eventuali fughe di gas; - nei tratti fuori terra la condotta deve essere opportunamente protetta contro eventuali danneggiamenti da azioni esterne. La rete di adduzione dovrà, per quanto possibile, rispettare le prescrizioni stabilite per la condotta di alimentazione e dovrà essere realizzata in conformità ai requisiti contenuti nel D.Lgs. del 25 febbraio 2000, n. 93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione» ed alle relative norme tecniche. Il tracciato della condotta è progettato per evitare la vicinanza con opere/strutture/materiali che possano danneggiare la condotta e/o creare pericoli in caso di fughe. Nei tratti fuori terra la condotta sarà protetta contro il rischio di danneggiamento da azioni esterne. In caso di reti estese o particolarmente ramificate deve essere valutata accuratamente l'ubicazione degli organi di intercettazione. Pagina 28 di 116

29 1. SEZIONE 1ª - CONDOTTE DI DISTRIBUZIONE 1.1. SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE La presente sezione ha lo scopo di regolamentare i sistemi di distribuzione del gas naturale (densità inferiore od uguale a 0,8) e le linee dirette, a mezzo di condotte con pressione massima di esercizio (MOP) non superiore a 5 bar (0,5 MPa). Essa si applica alle condotte che partendo dall'impianto di prelievo, riduzione e misura, e per le linee dirette da condotte esistenti, terminano al gruppo di misura presso i clienti finali, questo incluso. In relazione al fatto che il D.Lgs. 164/2000 diversifica gli impianti in base all'oggetto dell'attività e non a parametri tecnici quali la pressione, si rammenta che per quelle condotte che pur facendo parte del sistema di distribuzione o di linee dirette hanno una pressione massima di esercizio (MOP) maggiore di 5 bar (0,5 MPa) si dovranno seguire le disposizioni relative al trasporto, riguardanti le condotte. Laddove non specificato diversamente, il termine «sistema di distribuzione» utilizzato nel seguito comprende anche le «linee dirette» PROGETTAZIONE Materiali e prodotti I tubi, i raccordi, le valvole ed i pezzi speciali da impiegare per la costruzione dei sistemi di distribuzione devono essere rispondenti alla norma UNI 9034 ed alle norme di prodotto in essa citate. La rete del biogas sarà realizzata in acciaio inox per i tratti aerei a vista e in polietilene per i tratti interrati Dimensionamento delle condotte Al fine di garantire un'adeguata sicurezza in termini di resistenza meccanica, le condotte devono essere dimensionate secondo le prescrizioni riportate nella norma UNI Inserimento ed esercizio di cavi in fibra ottica per trasmissione di dati telematici in condotte per la distribuzione di gas naturale esistenti ed in servizio Le condotte saranno dimensionate in accordo alla norma UNI Non prevista. La coesistenza tra le due strutture (condotta e cavo) dovrà essere conforme alle prescrizioni delle norme tecniche esistenti elaborate dall'uni CIG e dal CEI, e rispettare le seguenti indicazioni di tipo generale: - i cavi in fibra ottica devono essere conformi alle normative di prodotto specifiche per il tipo di utilizzo in questione e deve essere garantita al cavo stesso l'impermeabilità al gas naturale; - le condotte gas in cui può essere ospitato il cavo in Pagina 29 di 116

30 fibra ottica dovranno essere di acciaio o polietilene, avere MOP > 0,04 bar e dovranno essere state progettate o presentare una densità di derivazioni all'utenza non superiore a 1 su 100 m. Saranno rispettate le norme indicate nel DM Tracciato delle condotte Nella posa delle condotte in prossimità di fabbricati, di altri servizi interrati, di ogni tipo di tranvia urbana, in relazione alla specie della condotta, alla sede ed alle condizioni di posa, devono essere rispettate le distanze di sicurezza indicate nella norma UNI EN /2/3/4, norma UNI 9165 per le reti di distribuzione e nella norma UNI 9860 per gli impianti di derivazione d'utenza. Nella posa delle condotte che interferiscono con linee ferroviarie devono essere adottate le prescrizioni del D.M. n del 23 febbraio 1971 «Norme tecniche per gli attraversamenti e per i parallelismi di condotte e canali convoglianti liquidi e gas con ferrovie ed altre linee di trasporto» e successive modificazioni tra cui il D.M. 10 agosto Non prevista. La rete di biogas sarà suddivisa in tronchi per mezzo di idonee saracinesche, segnalate Sezionamento in tronchi Per meglio garantire l'affidabilità dei sistemi di distribuzione, l'inserimento di valvole di intercettazione deve essere rispondente, per quanto attiene alle reti di distribuzione, alla norma UNI EN /2/3/4, norma UNI 9165, e per gli impianti di derivazione d'utenza alla norma UNI Limitazione della pressione di esercizio Nei successivi p.ti , , e vengono riportate le prescrizioni atte ad assicurare che le pressioni massime di esercizio stabilite non vengano superate. La giunzione dei materiali sarà realizzata in ottemperanza alle norme tecniche indicate dal decreto COSTRUZIONE Sistemi di giunzione La giunzione dei materiali (tubi, raccordi e pezzi speciali) costituenti il sistema distributivo, deve essere realizzata in ottemperanza alle prescrizioni riportate nella norma UNI 9034 con le eventuali integrazioni riportate dalla norma UNI 9165 e UNI La giunzione dei materiali sarà realizzata in ottemperanza alle norme tecniche indicate dal decreto Posa in opera Per tutto quanto è inerente la posa in opera dei sistemi di distribuzione (posa, cambi di direzione, installazione su opere d'arte, rinterro, ecc.) i riferimenti normativi da utilizzare sono la norma UNI 9165 per le reti di distribuzione e la norma UNI 9860 per gli impianti di derivazione d'utenza. La giunzione dei materiali sarà realizzata in ottemperanza alle norme tecniche indicate dal decreto. Pagina 30 di 116

31 Protezione contro la corrosione I materiali impiegati per la costruzione dei sistemi di distribuzione devono essere protetti dalle corrosioni rispettando quanto prescritto dalle norme di riferimento UNI 9034, 9165 e La rete di distribuzione biogas sarà sottoposta a collaudi indicati dal decreto. Qualora siano previsti impianti di protezione catodica a corrente impressa mediante dispersori profondi, per la loro realizzazione occorre fare riferimento a quanto riportato nell'appendice tecnica COLLAUDI I sistemi di distribuzione dopo la posa in opera, al fine di accertarne la corretta realizzazione e garantire un'adeguata sicurezza, devono essere sottoposti ai collaudi indicati dalla norma UNI 9165 per le reti di distribuzione e UNI 9860 per gli impianti di derivazione d'utenza. Non pertinente SISTEMI DI MISURA Sugli impianti di derivazione d'utenza per uso domestico e similare sono installati idonei sistemi di misura che, salvo eventuali specificità che li riconducano a quanto prescritto al p.to 3.6, devono essere progettati, costruiti, collaudati, eserciti e manutenuti in conformità alla norma UNI 9036 e alle norme in essa citate, ad esclusione dei prodotti a pressione standard per i quali è richiesta la conformità al D.Lgs. del 25 febbraio 2000, n. 93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione». La rete di distribuzione sarà sorvegliata in ottemperanza a quanto previsto dal decreto SORVEGLIANZA Le attività di sorveglianza delle condotte di distribuzione devono essere svolte in ottemperanza alle indicazioni riportate dalla norma UNI EN /2/3/4, norma UNI 9165 per le reti di distribuzione e UNI 9860 per gli impianti di derivazione d'utenza. Per gli accessori a pressione standard inseriti sulle condotte, le attività di sorveglianza e manutenzione dovranno essere quelle previste nelle istruzioni per l'uso rilasciate dal fabbricante degli accessori stessi. La rete di distribuzione risponderà a quanto previsto dal decreto. Non presente MESSA IN ESERCIZIO E MESSA FUORI ESERCIZIO Valgono le indicazioni riportate al precedente p.to RISANAMENTO, SOSTITUZIONE E NUOVA POSA DI CONDOTTE CON TECNICHE SPECIALI Valgono le indicazioni riportate al precedente p.to 1.6. Pagina 31 di 116

32 Considerazioni di carattere generale sulla rete di distribuzione biogas Si riepiloga nel seguito l intero circuito del biogas al fine di evidenziare la tecnologia di progetto sia per l estrazione del biogas, sia per il trasporto fino all impianto di pretrattamento e quindi al motore. L impianto di progetto è dotato di n. 1 digestore anaerobico, di diametro interno pari a 22 m, dotato di cupola gasometrica di volume massimo pari a 450 mc. E inoltre prevista la copertura della vasca di accumulo del digestato, al fine di evitare eventuali emissioni odorigene, che consente il recupero di pochi Nmc/h di biogas che si sviluppa al termine della fase di digestione anaerobica. La cupola gasometrica è dotata di n. 1 botola di ispezione in acciaio inox aisi 304, del tipo come illustrato nella figura seguente, che consentono di accedere in piena sicurezza al miscelatore installato all interno della vasca. Infatti quando l operatore agisce sul comando di apertura della botola di ispezione, si attiva un setto che va ad immergersi nel liquido e quindi di fatto isola la botola di ispezione dalla restante parte del digestore, evitando quindi la fuori uscita di biogas (a parte ovviamente il volume immediatamente sotto la botola, al massimo 2 Nmc). Sulla botola è installata la tubazione di estrazione del biogas ed anche la valvola di sovrapressione, evidenziate nella figura seguente. Quindi la prima valvola di sezionamento della tubazione del biogas è posta in sommità della botola di ispezione, facilmente raggiunbile per mezzo della passerella di accesso alla botola. Ogni cupola gasometrica pertanto ha un unico punto di estrazione del biogas, da cui parte una condotta aerea, come da fotografia di una installazione eseguita su altro impianto similare. Le condutture di trasporto biogas sono in parte interrate e in parte aeree, come evidenziato nella tavola allegata. Le tubazioni interrate saranno realizzate in polietilene ad alta densità (PEHD) con giunti termosaldati. Pagina 32 di 116

33 Le tubazioni aeree saranno realizzate in acciaio inox per resistere ad eventuali condense acide dei componenti della miscela del biogas e saranno tinteggiate esternamente di giallo o segnalate con altro sistema equivalente,così come previsto dalla normativa. L impianto è dotato di un contatore volumetrico di biogas con un range di misurazione fino a 150 m³/h. Il biogas prodotto viene analizzato prima e dopo la sezione di desolforazione, determinandone le sue componenti principali: metano (CH4); anidride carbonica (CO2); acido solfidrico (H2S). Il sistema di analisi prevede anche la rilevazione della concentrazione di ossigeno (O2), non perché questo sia un componente importante nel biogas (v.le basse concentrazioni), ma perché il suo rilevamento serve per monitorare il processo di desolforazione, che si svolge in assenza di ossigeno, ma lo scarso quantitativo di ossigeno pur presente, che fra l altro viene integrato prima dell ingresso del biogas all interno del filtro, viene impiegato da un ceppo batterico specifico per l ossidazione dei solfuri a zolfo elementare. Pertanto la rilevazione della sua concentrazione all interno del biogas in ingresso e in uscita da questa sezione di impianto è fondamentale per controllare l andamento del processo di desolforazione. La tubazione interrata di biogas è dotata di un pozzetto, denominato pozzetto di condensa, nel quale viene raccolta l acqua eliminata dal biogas sia nella tubazione interrata che nel gruppo di deumidificazione, posto nelle vicinanze del cogeneratore. Il D.M. 24/11/1984 al punto 2.12-c2) impone che le tubazioni di collegamento degli accumulatori al resto dell impianto devono rispettare le norme previste per gli impianti di gas naturale a pressione minore di 5 bar (oggi D.M.16/04/2008 e norme tecniche in esso citate). Oltre a questo, lo stesso punto della legge afferma che negli accumulatori non devono formarsi sovrapressioni e sottopressioni. Per questo motivo il D.M. 24/11/1984 prescrive che debbano essere installati opportuni dispositivi di sicurezza (valvole di blocco dell alimentazione, valvole di scarico all atmosfera, pressostati) a protezione dell impianto. Infine, lo stesso D.M. impone che appositi separatori di condensa siano installati in tutti i punti più bassi dell impianto. Per quanto concerne il punto (2), cioè il rispetto del D.M. 16/04/2008, il discorso è un po più complesso. Il D.M. 16/04/2008 Regola tecnica per la progettazione, costruzione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e dei sistemi di distribuzione e di linee dirette del gas naturale con densità non superiore a 0,8 entrato in vigore a novembre 2008 ha abrogato le seguenti parti del D.M. 24/11/1984: Parte Prima -Sezione 1 (Disposizioni generali); Parte Prima Sezione 3 (Condotte con pressione massima di esercizio non superiore a 5 bar); Parte Prima Sezione 4 (Impianti di riduzione della pressione); Parte Prima Sezione 5 (Installazioni interne alle utenze industriali); Parte Prima Appendici Attraversamento in tubo di protezione e Cunicolo di protezione. Pagina 33 di 116

34 Il D.M. 16/04/2008 contiene un Allegato Tecnico, denominato Regola Tecnica per la progettazione, costruzione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e dei sistemi di distribuzione e di linee dirette del gas naturale con densità non superiore a 0,8. Di questo allegato, le parti che interessano la progettazione del sistema di trasporto del biogas previsto nell impianto sono la parte 0, la parte 1 Sezione 1a - Condotte di distribuzione e la parte 2 Sezione 2a Condotte a servizio delle utenze industriali. In base alle pressioni dichiarate dalla ditta BTS in fase progettuale risulta che le condotte presenti sull impianto dovrebbero essere classificate nel modo seguente: a) condotte di 6a specie (con pressione massima di esercizio MOP superiore a 0,04 bar=0,004mpa ed inferiore a 0,5 bar=0,05 MPa), quelle a valle delle soffianti di alimentazione cogeneratore o torcia; b) condotte di 7a specie (condotte con pressione massima di esercizio MOP inferiore od uguale a 0,04 bar=0,004 MPa) quelle a monte delle soffianti di cui al punto a), quindi tutte le altre. Nell allegato tecnico del D.M.16/04/2008, Sezione 2a Condotte a servizio delle utenze industriali, punto 2.2 Condotta di alimentazione e rete di adduzione viene prescritto che il sistema di trasporto del biogas deve essere progettato, costruito, collaudato, esercito e mantenuto secondo le disposizioni riportate alla Sezione 1a con le eccezioni specifiche indicate nella norma UNI 9860 (che non riguarda il nostro caso in quanto tratta di Impianti di derivazione di utenza del gas- Progettazione, costruzione, collaudo, conduzione, manutenzione e risanamento quindi di linee di trasporto gas dalla condotta di distribuzione dell Ente Distributore al gruppo di misura del Cliente Finale, cioè in questo caso l industria) ad esclusione dei prodotti a pressione standard per i quali è richiesta la conformità al D.Lgs.n.93 del 25/02/2000 Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione. Quest ultimo decreto non riguarda l impianto in oggetto poiché le disposizioni in esso contenute si applicano alla progettazione, alla fabbricazione e alla valutazione di conformità delle attrezzature a pressione e degli insiemi sottoposti ad una pressione massima ammissibile PS superiore a 0,5 bar. Le pressioni massime ammissibili nel nostro impianto sono inferiori a 0,5 bar. La Sezione 2a punto 2.2 dell allegato tecnico del D.M. 16/04/2008 prescrive che: -il tracciato della condotta deve essere scelto in modo da evitare la vicinanza di opere, manufatti, cumuli di materiale etc, che possano danneggiare la condotta stessa oppure creare pericoli nel caso di eventuali fughe di gas; -nei tratti fuori terra la condotta deve essere opportunamente protetta contro eventuali danneggiamenti da azioni esterne. Per quanto concerne invece la rete di adduzione, lo stesso punto 2.2 dell allegato tecnico del D.M. 16/04/2008 prescrive che la stessa dovrà per quanto possibile rispettare le prescrizioni stabilite per la condotta di alimentazione e dovrà essere realizzata in conformità ai requisiti contenuti nel D.Lgs.n.93 del 23/02/2000 ed alle relative norme tecniche, se avente pressione massima ammissibile superiore a 0,5 bar. Inoltre viene richiesto che nel caso di reti estese o particolarmente ramificate deve essere valutata accuratamente l ubicazione degli organi di intercettazione (valvole etc ). Ai sensi del punto 2.1 della Sezione 2a dell allegato tecnico del D.M. 16/04/2008, il sistema di trasporto biogas previsto nell impianto in oggetto è configurabile come rete di adduzione, così come definita dallo stesso, cioè [ ] una o più condotte che dall impianto di riduzione e misura adduce gas alle apparecchiature di utilizzazione (rete di adduzione). Pagina 34 di 116

35 Lo stesso D.M. 16/04/2008 definisce invece condotta di alimentazione come una condotta del sistema di distribuzione che adduce il gas all impianto di riduzione della pressione e/o misura (condotta di alimentazione) Pertanto per quanto esposto sopra, il sistema di trasporto del biogas presente nell impianto in oggetto sarà progettato e realizzato in conformità a quanto contenuto nella Sezione 1a della allegato tecnico del D.M. 16/04/2008, quello cioè che riguarda le condotte di distribuzione del gas naturale (densità 0,8) con pressione massima di esercizio (MOP) non superiore a 5 bar (0,5 MPa). Alla Sezione 1a dell allegato tecnico al D.M. 16/04/2008 viene prescritto che i tubi, i raccordi, le valvole ed i pezzi speciali da impiegare per la costruzione dei sistemi di distribuzione biogas devono essere rispondenti alla norma UNI 9034 ed alle norme di prodotto in essa citate. Anche per quanto concerne il dimensionamento delle condotte, sempre al fine di garantire un livello di sicurezza ottimale in termini di resistenza meccanica, le condotte devono essere dimensionate secondo le prescrizioni riportate nella norma UNI La norma UNI 9034 riguarda i materiali ed i sistemi di giunzione di condotte di distribuzione del gas con pressioni massime di esercizio 5 bar. La versione più recente di questa norma è stata emanata dall UNI nell anno Questa norma per quanto attiene i materiali da impiegare, che nel nostro caso sono acciaio per le tubazioni aeree e polietilene per le tubazioni interrate, prescrive quanto segue: i tubi in acciaio devono rispondere alla serie dimensionale S1 della norma UNI ISO 4200 Tubi lisci di acciaio saldati e senza saldatura Prospetti generali delle dimensioni e delle masse lineiche. La norma UNI ISO 4200 è stata sostituita dalla norma UNI EN Nella versione del 1996 della norma UNI EN (stiamo cercando di reperire la versione in vigore) viene prescritto di impiegare le dimensioni corrispondenti ai diametri esterni del prospetto 1, serie 1. Nel prospetto seguente vengono illustrati alcuni dimensionamenti tipici desunti dalla norma per quanto attiene i diametri, gli spessori e la massa lineica delle tubazioni di acciaio che saranno impiegati nell impianto in oggetto: Diametro esterno mm serie 1 Spessore, mm 4 4,5 5 5,4 5,6 6,3 7,1 8 8, ,5 14,2 Masse lineiche, kg/m 139,7 13,4 15,0 16,6 17,9 18,5 20,7 23,2 26,0 28,4 32,0 34,9 39,2 43,9 168,3 16,2 18,2 20,1 21,7 22,5 25,2 28,2 31,6 34,6 39,0 42,7 48,0 54,0 219,1 21,2 23,8 26,4 28,5 29,5 33,1 37,1 41,6 45,6 51,6 56,5 63,7 71, ,5 29,8 33,0 35,6 36,9 41,4 46,6 52,3 57,3 64,9 71,1 80,3 90,6 323,9 31,6 35,4 39,3 42,4 44,0 49,3 55,5 62,3 68,4 77,4 84,9 96,0 108 Per pressioni relative di esercizio 0,5 bar (nostro caso) i tubi impiegati per i tratti aerei del sistema di trasporto del biogas avranno caratteristiche non minori di quelle prescritte dalla norma UNI EN 10255:2005 Tubi di acciaio non legato adatti alla saldatura e alla filettatura- Condizioni tecniche di fornitura., che specifica i requisiti delle tubazioni a sezione circolare di acciaio non legato adatti alla saldatura e alla filettatura e prevede una serie di opzioni per la finitura delle stesse e l eventuale coibentazione. Questa norma tratta tubazioni di diametro esterno compreso tra 10,2 mm e 165,1 mm in due serie, media e pesante, e tre tipi di spessore. Pertanto le tubazioni installate saranno rispondenti a quanto specificato dalla norma suddetta. I procedimenti di saldatura longitudinale utilizzabili per la fabbricazione dei tubi ammessi dalla norma UNI 9034 sono i seguenti: Pagina 35 di 116

36 -saldatura elettrica a resistenza, ad induzione, a scintillio; -saldatura ad arco protetto (usando almeno due passate una delle quali deve essere all interno del tubo); -saldatura per pressione (accostamento). Il procedimento di saldatura longitudinale per pressione (accostamento) è utilizzabile solo per tubi aventi diametro esterno non maggiore di 88,9 mm. I tubi senza saldatura longitudinale possono essere impiegati comunque per i tratti aerei, così come quelli con saldatura longitudinale però effettuata come sopra indicato e fino a diametri esterni massimi pari a 88,9 mm. interrate in polietilene ad alta densità) saranno di polietilene ottenuti per estrusione da granuli di polimero vergine e avranno caratteristiche non minori di quelle prescritte dalle norme UNI EN /5 (versioni dal 2004 al 2006). Questa tipologia di tubazioni sarà utilizzata solo per condotte interrate. Per quanto riguarda invece i raccordi e i pezzi speciali, la norma UNI 9034 prescrive quanto segue: o i raccordi, i pezzi speciali e le flange per condotte di acciaio devono avere caratteristiche atte a resistere alla pressione nelle condizioni di esercizio previste per la condotta sulla quale devono essere inseriti. Nel caso di pressioni relative di esercizio 0,5 bar i raccordi e i pezzi speciali devono essere di acciaio o di ghisa malleabile. I raccordi e i pezzi speciali di acciaio devono avere: -se con estremità da saldare di testa : caratteristiche qualitative e costruttive non minori di quelle prescritte dalla UNI EN ; -se con estremità filettate : caratteristiche qualitative e costruttive non minori di quelle prescritte dalla UNI EN I raccordi e i pezzi speciali di ghisa malleabile devono avere: -se di ghisa a cuore bianco : caratteristiche qualitative non minori di quelle prescritte dalla norma UNI EN 1562 versione 2007 per ghisa W e caratteristiche costruttive conformi alla UNI EN versione 2009; -se di ghisa a cuore nero : caratteristiche qualitative non minori di quelle prescritte dalla UNI EN 1562 versione 2007 per la ghisa B e caratteristiche costruttive conformi alla ISO 49. Le flange devono essere del tipo da saldare a sovrapposizione, circolari, con caratteristiche non minori di quelle prescritte dalla norma UNI EN versione 2007, o del tipo da saldare di testa, con caratteristiche non minori di quelle prescritte sempre dalla norma UNI EN versione Gli eventuali elementi di collegamento filettati devono avere caratteristiche meccaniche non minori di quelle prescritte dalla norma UNI EN ISO versione I giunti isolanti devono essere di acciaio, di tipo monoblocco ed avere caratteristiche non minori di quelle prescritte da: -UNI per dimensioni nominali 10 DN 80; -UNI per dimensioni nominali 80 DN 600. o I raccordi e i pezzi speciali per le condotte plastiche devono essere in polietilene, conformi alla norma UNI EN versione Il polietilene deve avere caratteristiche qualitative almeno equivalenti a quelle del polietilene dei tubi costituenti la condotta. Deve essere comunque assicurata la saldabilità dei raccordi e dei pezzi speciali con i tubi impiegati per la realizzazione della condotta. Pagina 36 di 116

37 Per quanto riguarda le valvole la norma UNI 9034 prescrive che esse devono essere idonee a resistere, nelle effettive condizioni di installazione, alla pressione massima di esercizio della condotta sulla quale sono inserite e alle sollecitazioni secondarie dovute all installazione. Il corpo delle valvole impiegate deve essere sottoposto a cura del fabbricante alla prova idraulica secondo quanto indicato nella norma UNI Il corpo delle valvole deve essere: per condotte di acciaio (p 5 bar) -di acciaio di qualità; -di ghisa (con esclusione della ghisa grigia); -di ottone; -di bronzo; per condotte di materie plastiche (p 4 bar) -della medesima materia plastica (quindi polietilene ad alta densità); -di ottone; -di bronzo; -di ghisa (con esclusione della ghisa grigia); -di acciaio di qualità. Infine per quanto concerne i sistemi di giunzione la norma UNI 9034 prescrive che: - per condotte di acciaio con p 0,5 bar (nostro caso) la giunzione dei tubi, dei raccordi, dei pezzi speciali e delle valvole deve essere realizzata nei modi seguenti: filettatura per accoppiamento a tenuta sul filetto, avente caratteristiche non minori di quelle prescritte dalle norme, normalmente solo per giunzioni non interrate su condotte di diametro esterno non maggiore di 88,9 mm; flangiatura, normalmente per giunzioni non interrate; saldatura a sovrapposizione per fusione con materiale di apporto limitatamente a giunzioni di flange UNI EN ; saldatura a tasca per fusione con materiale di apporto limitatamente a giunzioni di valvole di acciaio UNI 9734 aventi dimensione nominale non maggiore di DN 50; saldatura di testa per fusione con materiale di apporto. - per condotte di materie plastiche con p 4 bar (nostro caso) la giunzione dei tubi, dei raccordi e dei pezzi speciali di polietilene e delle valvole deve essere realizzata, a seconda dei casi, mediante le seguenti modalità: saldatura di testa per fusione, mediante elementi riscaldanti (termoelementi); saldatura per fusione, mediante raccordi elettrosaldabili; saldatura a sella, mediante elementi riscaldanti (termoelementi) o pezzi speciali elettrosaldabili. Oltre a questo, la giunzione deve essere conforme alle corrispondenti prescrizioni della UNI 9736 versione per giunzioni miste, per esempio tubo di polietilene-tubo metallico, possono essere utilizzate solo quando realizzate: con raccordi metallici (escluse le leghe di alluminio) a serraggio meccanico con guarnizione, aventi caratteristiche idonee all impiego sul lato tubo PE (v.norma DIN ) e sul lato tubo metallico (v.norma DIN ), limitatamente a p 0,5 bar, DN 50 e ad installazioni ispezionabili; con raccordi monoblocco metallo-plastica aventi estremità a saldare rispettivamente sul tubo di polietilene e sul tubo metallico a norma UNI 9736 versione Pagina 37 di 116

38 Si precisa inoltre che, come prescritto dalla norma UNI 9034, la conformità dei materiali ai requisiti prescritti dalla presente norma e nelle norme di riferimento citate sarà dichiarata a cura della ditta fornitrice (BTS), sotto la sua responsabilità. Tale documentazione sarà parte integrante della documentazione di accompagnamento per la richiesta di sopralluogo ai fini del rilascio del CPI. Ai sensi della Sezione 1a dell allegato tecnico del D.M. 16/04/2008, il tracciato delle condotte in prossimità dei fabbricati in relazione alla specie della condotta, alla sede e alle condizioni di posa, deve rispettare le distanze di sicurezza indicate nelle norme UNI EN /4 e nella norma UNI La norma UNI 9165 Reti di distribuzione del gas Condotte con pressione massima di esercizio minore o uguale a 5 bar Progettazione, costruzione, collaudo, conduzione, manutenzione e risanamento suddivide le condotte di 6a specie e 7a specie (nostro caso) nel modo seguente: -6 a specie condotte con pressione massima di esercizio maggiore di 0,004 MPa (0,04 bar) e non maggiore di 0,05 MPa (0,5 bar), per gas appartenenti alla prima ed alla seconda famiglia; condotte con pressione massima di esercizio maggiore di 0,007 MPa (0,07 bar) e non maggiore di 0,05 MPa (0,5 bar), per gas appartenenti alla terza famiglia; -7 a specie condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 0,004 MPa (0,04 bar), per gas appartenenti alla prima e alla seconda famiglia; condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 0,007 MPa (0,07 bar), per gas appartenenti alla terza familia. Il biogas circolante nell impianto in oggetto è classificabile come gas manifatturato o gas naturale, quindi appartiene alla prima o alla seconda famiglia. La norma 9165 aggiunge qualche dettaglio in più sul dimensionamento e le caratteristiche dei tubi, dei pezzi speciali, dei raccordi, delle valvole e dei giunti delle condotte, intese come insieme di tubi, valvole, giunti, pezzi speciali ed accessori uniti tra loro per la distribuzione del gas. Oltre a questo, essa prescrive anche le caratteristiche che devono avere sia la posa delle tubazioni sia aerea che quella interrata. Per quanto attiene il dimensionamento delle condotte, cioè la determinazione del diametro di calcolo dei tubi al fine di assicurare il trasferimento della quantità di gas necessaria, la norma UNI 9165 sancisce che le formule di calcolo dei diametri devono essere scelte tra quelle normalmente in uso a seconda dei campi di pressione. Nel caso di sistemi complessi la norma raccomanda l impiego di software di calcolo a computer. I parametri principali di cui tenere conto nel dimensionamento sono di seguito elencati e dovranno far parte del progetto a firma di tecnico abilitato: o ubicazione, tipologia e numero delle utenze da alimentare. Si devono individuare i consumi specifici, secondo gli usi ed i rispettivi coefficienti di contemporaneità. Per la determinazione delle portate di gas da garantire, occorre altresì tenere in considerazione le condizioni climatiche locali, nonché possibili incrementi dei consumi; Pagina 38 di 116

39 o pressione. Le perdite di carico devono essere contenute entro valori che consentano l esercizio delle condotte entro i parametri di progetto; più precisamente, per le condotte di 4 a, 5 a e 6 a specie deve essere garantito il corretto funzionamento di eventuali gruppi di riduzione e per le condotte di 7 a specie deve sussistere almeno il valore minimo della pressione di progetto in ogni punto della rete, atto a garantire il corretto funzionamento degli specifici apparecchi di utilizzo; o velocità del gas. Deve essere tale da limitare il trascinamento di eventuali impurità, le perdite di carico e i fenomeni di rumorosità. I valori massimi per le velocità da adottare nei calcoli sono: - 5 m/s per le condotte di 7 a specie; - 15 m/s per le condotte di 6 a specie. In base a quanto riportato in quest ultimo punto, risulta che per una portata di biogas pari a 500 m 3 /h equivalente a circa 0,139 m 3 /s le sezioni minime e quindi i diametri minimi interni delle condotte dovranno essere rispettivamente pari a: - per le condotte di 7 a specie 0,0278 m 2, a cui corrisponde un diametro interno minimo pari a 188,2 mm; - per le condotte di 6 a specie 0,00927 m 2, a cui corrisponde un diametro interno minimo pari a 108,65 mm. Il diametro esterno di progetto dei tubi da utilizzare sarà tale per cui il diametro interno sarà maggiore o uguale al diametro calcolato. Si precisa inoltre che gli spessori delle tubazioni, siano esse in acciaio o in PEAD, saranno conformi ai disposti della norma UNI Per quanto concerne le valvole il materiale costituente il corpo delle valvole deve corrispondere di regola a quello della condotta su cui la valvola è inserita, questo in accordo anche con la norma UNI E tuttavia ammesso l impiego di valvole di acciaio, di ghisa e di leghe metalliche non ferrose su tutti i tipi di condotta. Logicamente l impiego di valvole di polietilene deve essere limitato a condotte di polietilene. Secondo la norma UNI 9165 le valvole devono essere facilmente accessibili e manovrabili. Nel caso in cui le valvole siano installate in pozzetti o vani interrati, questi dovranno essere realizzati in ottemperanza alle prescrizioni della UNI Sulle condotte di 6a e 7a specie (nostro caso) non è prescritta l installazione sistematica di valvole che comunque potranno essere previste in relazione alle esigenze ed opportunità funzionali della rete. Per raggiungere un buon livello di protezione contro la corrosione deve essere fatto uso di giunti isolanti. Le curve, i raccordi e gli altri pezzi speciali da impiegare per la costruzione delle condotte possono essere di acciaio, di ghisa sferoidale, di ghisa malleabile, di polietilene e di rame, purchè atti a resistere alla pressione nelle condizioni di esercizio previste per la condotta sulla quale Pagina 39 di 116

40 andranno inseriti. Come detto sopra, l impiego di curve, di raccordi e di altri pezzi speciali di polietilene deve essere limitato alle condotte di polietilene. Per le caratteristiche dei pezzi speciali e dei sistemi di giunzione, vale quanto precedentemente descritto ai sensi della norma UNI Gli accessori dovranno rispettare i seguenti requisiti: scarichi : gli scarichi devono essere posizionati in modo tale da consentire l effettuazione delle operazioni previste senza pregiudizio per la sicurezza di persone o il danneggiamento di cose. Gli scarichi devono essere dimensionati in relazione al diametro delle tubazioni da cui essi derivano, devono essere corredati di organo di intercettazione e muniti, all estremità, di dispositivi che consentano sia il collegamento di apparati mobili di scarico sia l applicazione di chiusure di sicurezza (flange cieche, tappi, chiusure rapide, etc ). Sulle condotte di 6 a e 7 a specie (nostro caso) gli scarichi potranno essere installati in relazione alla presenza di valvole e alle effettive necessità funzionali della rete; di biogas dell impianto in oggetto, in quanto il biogas può dare origine a condense, specialmente nella parte di condotte che precede il gruppo frigorifero. La raccolta delle condense deve avvenire in punti altimetricamente opportuni; spurghi al fine di consentire l evacuazione di eventuali impurità (liquide o solide). Gli spurghi devono essere installati in corrispondenza degli organi di raccolta condense e nei casi in cui, per le particolari condizioni di posa, sia ipotizzabile il deposito di suddette impurità; prevista in tutti i casi in cui la condotta sia posata aerea o possa essere soggetta a sollecitazioni, oltre i valori ammissibili, derivanti dalle variazioni di temperatura della condotta stessa o del manufatto di sostegno. La compensazione delle dilatazioni delle condotte può essere ottenuta mediante opportuna geometria della condotta oppure con specifici organi di compensazione; ree, devono essere previsti ancoraggi tali da impedire movimenti delle tubazioni. Il tracciato delle condotte deve rispettare le seguenti caratteristiche: per le condotte di 6 a e 7 a specie (nostro caso) non esiste alcuna prescrizione riguardo alla distanza di sicurezza che deve essere tenuta dai fabbricati, salvo quanto descritto nell articolo 889 del Codice Civile che prescrive la distanza di sicurezza maggiore o uguale ad 1 m dai confini di proprietà. mento per le condotte di 6 a e 7 a specie (nostro caso) vale quanto segue: Pagina 40 di 116

41 - sede stradale : profondità minima di interramento pari a 0,60 m; - zone non soggette al traffico veicolare : profondità minima di interramento pari a 0,40 m (a condizione che la tubazione sia posta ad almeno 0,50 m in orizzontale dal bordo della carreggiata); - terreni di campagna : profondità minima di interramento pari a 0,60 m (in corrispondenza di ondulazioni, fossi di scolo, cunette e simili è consentita, per brevi tratti, una profondità di interramento minore e comunque con un minimo di 0,50 m; - terreni rocciosi : profondità minima di interramento pari a 0,40 m. in presenza di parallelismi, sovrappassi e sottopassi con altra canalizzazione preesistente, la distanza misurata tra le due superfici affacciate deve rispettare quanto segue: - nel caso in cui l altra canalizzazione sia in pressione (per esempio acquedotto, altra condotta di gas) tale distanza deve essere tale da consentire gli interventi di manutenzione su entrambe; - nel caso in cui l altra canalizzazione non sia in pressione (per esempio cunicolo per cavi elettrici o telefonici, fognatura) per le condotte di 6 a e 7 a specie (nostro caso) tale distanza deve essere tale da consentire gli interventi di manutenzione su entrambe; - nel caso in cui la condotta sia di polietilene e l altra canalizzazione abbia una temperatura esterna maggiore di 30 C, tale distanza deve essere maggiore o uguale a 1 m; - nel caso di parallelismo con serbatoi contenenti prodotti infiammabili la distanza minima deve essere pari a 1 m. I requisiti costruttivi dei componenti del sistema di trasporto biogas ai sensi della norma UNI 9165 sono i seguenti: sistemi di giunzione sono sempre quelli riportati sulla norma UNI 9034, che abbiamo descritto precedentemente. In particolare però per le condotte di acciaio di 6 a e 7a specie (nostro caso) le giunzioni possono essere realizzate mediante flangiatura, saldatura, filettatura o giunti a serraggio meccanico, che però devono prevedersi solo per le condotte aeree di acciaio (nostro caso). La filettatura è ammessa solo per impieghi aerei e con diametro non maggiore di DN 80 oppure anche per impieghi interrati ma con diametri fino a DN 50. I materiali da impiegare per migliorare la tenuta delle giunzioni filettate è oggetto delle parti 1,2 e 3 della norma UNI EN 751 e pertanto eventuali materiali impiegati dovranno essere conformi a questa norma. La flangiatura è ammessa solo per condotte aeree e giunzioni non interrate. Per le condotte di polietilene le giunzioni devono essere realizzate con saldatura per fusione ottenuta, in alternativa, mediante elementi riscaldanti o raccordi elettrosaldabili. Le giunzioni miste saranno realizzate nel modo seguente: -le giunzioni tra condotte di polietilene e condotte di acciaio devono essere realizzate con raccordi monoblocco metallo-plastica aventi estremità a saldare sia sul tubo di Pagina 41 di 116

42 polietilene sia sul tubo di acciaio oppure con raccordi metallici (escluse le leghe di alluminio) con appropriato serraggio meccanico con guarnizione, aventi caratteristiche idonee all impiego sia sul tubo di polietilene sia sul tubo di acciaio, limitatamente a diametro esterno D e 63 mm (lato polietilene) ed ad installazioni ispezionabili; -le giunzioni tra condotte di polietilene ed altre condotte metalliche devono essere realizzate con raccordi monoblocco metallo-plastica aventi estremità a saldare sul tubo di polietilene con appropriato serraggio meccanico sul tubo metallico o con raccordi metallici (escluse le leghe di alluminio) con appropriato serraggio meccanico con guarnizione, aventi caratteristiche idonee all impiego sia sul tubo di polietilene sia sul tubo metallico; -le giunzioni tra condotte di acciaio e di ghisa sferoidale devono essere realizzate con raccordi aventi caratteristiche idonee all impiego, con appropriato serraggio meccanico con guarnizione sia sul tubo di acciaio sia sul tubo di ghisa; -i collegamenti tra condotte di materiali metallici diversi devono essere realizzati con interposizione di giunti isolanti, al fine di consentire la corretta applicazione della protezione catodica su una o su entrambe le condotte. I cambiamenti di direzione, sia sul piano orizzontale sia sul piano verticale, devono essere realizzati con l impiego di idonei pezzi speciali, così come descritti sopra. Nel caso di condotte di acciaio è ammesso l impiego di di curve ricavate da tubo con procedimento di piegatura a freddo con attrezzatura idonea purchè il raggio di curvatura non sia minore di: - 10 volte il diametro del tubo per diametri esterni minori o uguali a 60,3 mm; - 38 volte il diametro del tubo per diametri esterni maggiori di 60,3 mm. La norma UNI 9165 per la posa in opera prevede che: danneggiamento e le sollecitazioni meccaniche anomale. Le condotte devono trovare appoggio continuo sul fondo dello scavo lungo la generatrice inferiore, per tutta la loro lunghezza, al fine di evitare danni al rivestimento, al tubo o ad eventuali opere di protezione, ove presenti. Il fondo dello scavo deve essere piano, costituito da materiale uniforme, privo di spigoli vivi. In presenza di terreni rocciosi, ghiaiosi o di riporto (nostro caso) ed in ogni caso in cui sul fondo dello scavo non sia possibile realizzare condizioni adatte per l appoggio, i tubi devono essere posati su letto di sabbia o di materiale inerte di equivalenti caratteristiche granulometriche, di adeguato spessore. Nel caso di condotte convoglianti gas che possano dar luogo alla formazione di condense (nostro caso), il fondo dello scavo deve avere una pendenza uniforme minima pari al 2 (due per mille) verso i punti previsti per la raccolta delle condense; condotte con materiali inerti di granulometria tale da evitare danneggiamenti ai tubi, al loro rivestimento o alle opere di protezione, ove presenti. Il rinterro deve garantire una uniforme ripartizione dei carichi superficiali; - le opere di protezione devono essere previste in relazione alla vicinanza con fabbricati e realizzate con manufatti, tubi e quant altro che possa contenere la condotta in modo da assicurare una adeguata impermeabilità al gas verso l esterno e devono essere dimensionate in relazione alla tipo della condotta, in modo da garantire una sufficiente intercapedine che consenta il flusso del gas, derivante da eventuali dispersioni, verso gli Pagina 42 di 116

43 sfiati di cui le opere stesse devono essere corredate, così come più avanti descritto. Tali opere devono essere inoltre sezionate con setti separatori a tenuta di gas in tratte di lunghezza massima pari a 150 m. Nella realizzazione della connessione degli sfiati all opera di protezione, si devono adottare opportuni accorgimenti per evitare di danneggiare la tubazione interna o il suo rivestimento; - le opere di protezione devono essere previste in relazione alla profondità di interramento e possono essere costituite da tubi o manufatti contenenti la condotta, realizzati in materiale metallico o plastico di idonee caratteristiche. Oppure possono essere realizzate con piastre di calcestruzzo armato collocate sulla verticale della condotta. Le opere di protezione devono avere resistenza meccanica adeguata alle sollecitazioni esterne massime previste e devono essere prolungate di almeno 1 m per parte oltre la lunghezza entro la quale si ritiene possano verificarsi dette sollecitazioni; - le opere di protezione devono essere previste in relazione all interferenza con altri servizi interrati. In particolare, nel caso di incrocio con altri servizi, i manufatti o i tubi di protezione devono essere prolungati da una parte e dall altra dell incrocio stesso per almeno 3 m nei sovrappassi e 1 m nei sottopassi nel caso di gas con densità 0,8 (nostro caso, poiché il biogas ha una densità relativa che è inferiore a 1 ma superiore a 0,8). Tali distanze devono essere misurate a partire dalla tangente verticale alla superficie esterna della canalizzazione pre-esistente, nel punto di incrocio. Nel caso di parallelismo con altri servizi, le opere di protezione hanno la stessa funzione e devono avere le stesse caratteristiche indicate al primo punto sopra riportato. - le opere di drenaggio consistono nella realizzazione, al di sopra della condotta e lungo l asse di questa, di una zona di permeabilità notevole e comunque maggiore di quella del terreno circostante, mediante l utilizzo di materiali inerti di granulometria adeguata, in modo da favorire il flusso di eventuali dispersioni di gas verso tale zona. La larghezza dell opera deve essere proporzionata al diametro della condotta ed almeno uguale alla larghezza dello scavo. Le opere di drenaggio devono essere sezionate da setti separatori a tenuta di gas (per esempio: terreno compatto) in tratte di lunghezza massima di 150 m e devono essere corredate di sfiati realizzati come descritto al punto seguente. - sulle opere di protezione destinate a consentire la riduzione della distanza da altre canalizzazioni interrate solo nel caso di posa in parallelismo per lunghezze maggiori di 150 m e su tutte le opere vdi protezione destinate a consentire la riduzione della distanza dai fabbricati. Il numero di sfiati dovrà essere almeno pari ad uno, per tratti di lunghezza minore o uguale a 30 m ed almeno pari a 2 per tratti di lunghezza maggiore e per configurazioni e per condizioni di posa per le quali siano considerati utili; - sulle opere di drenaggio destinate a consentire la riduzione della distanza dai fabbricati, in corrispondenza di ciascuna estremità di ogni tratta drenata; Le condotte aeree in acciaio o in ghisa sferoidale devono essere munite di una adeguata protezione anticorrosiva esterna ottenuta tramite zincatura o verniciatura o altri procedimenti di pari efficacia. Pagina 43 di 116

44 Sempre ai sensi della norma UNI 9165, il collaudo della rete di distribuzione del biogas redatto, timbrato e firmato dall impresa installatrice della rete, dovrà essere svolto nel modo seguente: collaudo ed al fluido utilizzato, la prova può essere eseguita per tronchi di diversa lunghezza o per l intera estensione. Tale prova potrà essere di tipo pneumatico (con impiego di aria o di gas inerte), sia di tipo idraulico, in relazione ai diametri ed alla pressione di collaudo. Nel caso in cui si opti per il collaudo idraulico occorre provvedere con idonee modalità alla successiva eliminazione dell acqua all interno delle condotte. La prova di tenuta a pressione deve avvenire in condizioni il più possibile prossime a quelle di esercizio (per esempio per una condotta interrata, ad interramento già avvenuto). Nel corso dell operazione si dovranno ridurre al minimo, per quanto possibile, gli effetti dei fattori esterni perturbanti la prova (per esempio: variazioni di temperatura, assestamento della condotta). La prova deve avvenire con modalità tali da garantire la sicurezza degli operatori e di terzi. La prova di tenuta a pressione consiste nel sottoporre la condotta ad una pressione pari ad almeno 1 bar per le condotte di 6a e 7a specie. La prova sarà considerata favorevole se ad avvenuta stabilizzazione delle condizioni di prova la pressione si è mantenuta costante, a meno delle variazioni dovute all influenza della temperatura, per almeno 24h. Per ogni prova dovrà essere redatto un resoconto a cui deve essere allegato il diagramma di registrazione della prova stessa. Nel caso in cui la prova sia stata eseguita per tronchi, oppure nel caso di inserimento di componenti successivamente alla prova di tenuta a pressione, dovrà essere effettuata una prova finale sull intera condotta oppure dovranno essere verificati con altre modalità i punti di collegamento non precedentemente assoggettati a prova di tenuta. La prova finale si effettua con aria o gas inerte, con le stesse modalità precedentemente descritte. L allegato tecnico del D.M. 16/04/2008 alla Sezione 1a punto Tracciato delle condotte impone il rispetto anche delle norme UNI EN /4. In particolare queste norme riguardano: -UNI EN Trasporto e distribuzione di gas Condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 16 bar Raccomandazioni funzionali generali ; -UNI EN Trasporto e distribuzione di gas Condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 16 bar Raccomandazioni funzionali specifiche per condotte di polietilene (pressione massima di esercizio MOP non maggiore di 10 bar) ; -UNI EN Trasporto e distribuzione di gas Condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 16 bar Raccomandazioni funzionali specifiche per condotte in acciaio ; -UNI EN Trasporto e distribuzione di gas Condotte con pressione massima di esercizio non maggiore di 16 bar Raccomandazioni funzionali specifiche per il rinnovamento. Pertanto le norme da applicare al nostro caso sono soltanto le UNI EN /2/3. La norma UNI EN fornisce indicazioni generali sulla progettazione e l installazione di tutte le condotte convoglianti gas. In particolare, ai sensi di questa norma, il sistema di trasporto biogas dell impianto in oggetto dovrà rispondere ai seguenti requisiti: Pagina 44 di 116

45 o MATERIALI : le caratteristiche dei materiali costruttivi delle tubazioni, degli accessori e dei componenti e le modalità di installazione degli stessi dovranno essere appropriate al tipo di gas convogliato e alle condizioni in cui gli stessi si trovano ad operare. I materiali e i prodotti devono essere conformi ai più elevati standard Europei o, in loro assenza, a standard nazionali o internazionali e devono essere di qualità idonea all impiego. E necessario tenere in considerazione gli effetti delle condizioni climatiche sul comportamento dei materiali e la conseguente influenza sulla loro operatività, questo anche nel lungo periodo. o PROGETTAZIONE : è necessario tenere in considerazione la sicurezza e la salvaguardia dell ambiente nella progettazione dei sistemi di trasporto gas. I dati progettuali da tenere in evidenza nella progettazione di un sistema di trasporto gas sono i seguenti: -la famiglia del gas; -la portata di gas che è necessario convogliare; -la pressione di progetto; -i diametri delle tubazioni e dei dispositivi ad esse collegati; -i materiali che si intende impiegare; -il percorso del sistema di trasporto gas; -la necessità di regolazione della pressione; -la possibilità di ispezionare le tubazioni. La progettazione dei sistemi di trasporto gas a seconda della portata devono almeno tener conto dei seguenti fattori: -la famiglia del gas; -la posizione e il numero di utenze, la tipologia delle utenze, le esigenze di consumo e le condizioni climatiche dell area di installazione; -i parametri tecnici da tenere in considerazione sono i seguenti: 1) la pressione, che è richiesto sia mantenuta entro valori che permettono il corretto funzionamento dei regolatori di pressione e delle utenze in campo; 2) la richiesta di mantenere una pressione minima nel sistema di trasporto gas in accordo con le regole degli Stati Membri e l intervallo normale di pressione per il sistema stesso in modo da assicurare un utilizzo sicuro del gas (non è il nostro caso); 3) la velocità del gas nelle tubazioni, che deve essere sufficientemente bassa così da limitare l eccessivo movimento di ogni impurità e la generazione di inaccettabili fenomeni rumorosi (v.anche quanto sopra imposto dalla UNI 9165). -le formule di dimensionamento dei diametri. Nel caso di sistemi di trasporto complessi è necessario fare ricorso a software di calcolo; -le variazioni dinamiche nella portata del gas dovute a particolari applicazioni industriali. o RELAZIONI TRA I VARI TIPI DI PRESSIONE (così come definiti dalla norma stessa) : la norma definisce vari tipi di pressione. Le pressioni che devono essere considerate sono le seguenti: -MOP (maximum operating pressure) = la pressione massima alla quale un sistema può operare continuativamente in condizioni operative normali. Tale pressione si intende relativa a quella atmosferica, cioè quale valore di sovrappressione o Pagina 45 di 116

46 sottopressione rispetto alla pressione atmosferica che in genere è assunta pari a 0, MPa (1,01325 bar); -TOP (temporary operating pressure) = la pressione alla quale un sistema può operare temporaneamente sotto il controllo dei dispositivi di regolazione; -MIP (maximum incidental pressure) = la massima pressione che un sistema può sperimentare per breve tempo, limitato dai dispositivi di sicurezza; -STP (strenght test pressure) = la pressione applicata al sistema durante il test di collaudo o comunque un test di prova delle condizioni limite del sistema stesso; -CTP (combined test pressure) = la pressione applicata al sistema durante l esecuzione di test combinati; -DP (design pressure) = la pressione di progetto, cioè quella in base alla quale vengono eseguiti i calcoli e il dimensionamento del sistema di trasporto gas. Nel caso in cui MOP=DP, per il sistema di trasporto biogas dell impianto in oggetto le pressioni sopra indicate dovranno rispondere ai seguenti valori: MOP (1) TOP MIP STP/CTP > bar P 0,1 1,5 MOP 2,50 MOP MIP (1) =queste relazioni sono valide solo nel caso in cui MOP=DP. Pagina 46 di 116

47 7 - ATTIVITA N 49 E prevista l installazione di n 1 motore da 250 kw elettrici, funzionante con il biogas prodotto dai fermentatori.. Requisiti tecnici dei cogeneratori Riferimento normativo (DM 13/07/2011) Titolo I GENERALITA' E DISPOSIZIONI COMUNI Capo I Generalita' 1. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali 1.1. Ai fini delle presenti disposizioni si applicano i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali approvati con il decreto del Ministro dell'interno 30 novembre 1983, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 dicembre 1983, n. 339, e successive modifiche ed integrazioni. Inoltre, si definisce: a) capacita' di un serbatoio: volume geometrico interno del serbatoio. In caso di serbatoi suddivisi in piu' compartimenti la capacita' dello stesso e' pari alla somma dei volumi interni di ciascun compartimento; b) combustibile di alimentazione. Si intende di tipo: liquido: combustibile che e' allo stato liquido alle condizioni di riferimento normalizzate, anche di origine vegetale od animale. Il gasolio e' considerato combustibile liquido di categoria C) cosi' come definito nel D.M. 31/7/1934 indipendentemente dalla sua temperatura di infiammabilita'. Sono inoltre ritenuti similari al gasolio i combustibili liquidi aventi comparabili caratteristiche, nonche' i combustibili liquidi aventi temperatura di infiammabilita' pari o superiore a 55 C. gassoso: combustibile che e' allo stato gassoso alle condizioni di riferimento normalizzate; Pagina 47 di 116

48 c) condizioni di riferimento normalizzate: si intendono le condizioni come definite nella norma UNI EN ISO 13443, ovvero temperatura 288,15 K (15 C) e pressione 101,325 kpa; d) condotte di adduzione del combustibile: insieme di tubazioni rigide e flessibili, curve, raccordi ed accessori, uniti fra loro per la distribuzione del combustibile, conformi alla normativa vigente; e) involucro metallico: cofanatura o contenitore di protezione entro il quale e' installato il gruppo e/o la unita' di cogenerazione e relativi accessori, normalmente per funzionamento all'esterno, ma installabile anche all'interno di locali di cui al titolo II della presente regola tecnica. L'involucro metallico puo' avere anche funzione di riduzione delle emissioni acustiche e, se dotato di propri sistemi di adduzione ed espulsione dell'aria di ventilazione da e verso l'esterno del locale, costituisce sistema di separazione ai fini funzionali; f) gruppo: complesso derivante dall'accoppiamento di un motore a combustione interna con generatore di energia elettrica e/o con altra macchina operatrice; puo' essere di tipo fisso, rimovibile, mobile. Esso puo' comprendere anche l'insieme dei relativi accessori necessari per il funzionamento; g) unita' di cogenerazione: unita' che puo' operare in modalita' di cogenerazione, ovvero di produzione combinata di energia elettrica e/o meccanica ed energia termica di cui all'art. 2 comma 1 lett. a), b) e c) del D.Lgs. 8 febbraio 2007, n. 20. h) installazione mobile: gruppo e/o unita' di cogenerazione montati su carrello, autoveicolo o altro mezzo mobile destinati ad utilizzo temporaneo; i) installazione rimovibile: gruppo e/o unita' di cogenerazione di tipo non fisso e non mobile, facilmente disinstallabile; j) installazione all'aperto: si intende tale il gruppo e/o l'unita' di cogenerazione anche munita di involucro di cui al punto e) del Pagina 48 di 116

49 presente articolo installata su spazio scoperto cosi' come definito dal D.M. 30/11/1983. k) locale esterno: locale ubicato su spazio scoperto, anche in adiacenza al fabbricato servito, purche' strutturalmente separato e privo di pareti comuni. Sono considerati locali esterni anche quelli ubicati sulla copertura piana del fabbricato servito purche' privi di pareti comuni; l) locale fuori terra: locale il cui piano di calpestio e' a quota non inferiore a quello del piano di riferimento; m) locale interrato: locale in cui l'intradosso del solaio di copertura e' a quota inferiore a + 0,6 m al di sopra del piano di riferimento; n) locale seminterrato: locale che non e' definibile fuori terra ne' interrato; o) normativa vigente: disposizioni stabilite dalle direttive comunitarie, normative nazionali di recepimento di direttive comunitarie, normative nazionali, norme tecniche europee armonizzate per le quali vengono pubblicati i riferimenti nella Gazzetta Ufficiale della Unione europea o, in loro assenza, documenti europei di armonizzazione, norme europee, norme nazionali o internazionali; p) piano di riferimento: piano della strada pubblica o privata o dello spazio scoperto sul quale e' attestata la parete nella quale sono realizzate le aperture di aerazione; q) potenza nominale complessiva: potenza meccanica, espressa in kw, resa disponibile all'asse dall'insieme dei motori primi costituenti l'installazione di gruppi e/o unita' di cogenerazione. La potenza nominale di ciascun motore primo e' dichiarata dal fabbricante e deve essere riportata sulla targa di identificazione del gruppo o unita' di cogenerazione; r) potenza termica o portata termica del gruppo o unita' di cogenerazione: potenza termica immessa con il combustibile nel motore primo del gruppo o unita' di cogenerazione, pari alla portata del combustibile moltiplicata per il suo potere calorifico inferiore, espressa in kw; s) potenza termica complessiva o portata termica complessiva: potenza termica immessa con il combustibile nell'installazione, pari alla Pagina 49 di 116

50 somma delle portate dei combustibili moltiplicate per i rispettivi poteri calorifici inferiori, espressa in kw; t) serbatoio incorporato: serbatoio per combustibili liquidi montato a bordo gruppo o unita' di cogenerazione; u) serbatoio di servizio: serbatoio per combustibili liquidi, diverso da quello incorporato, posto nello stesso locale del gruppo o unita' di cogenerazione; v) serbatoio di deposito: serbatoio costituente il deposito per il contenimento del combustibile di alimentazione, esterno al locale di installazione del gruppo o unita' di cogenerazione; w) sistema di contenimento: sistema che impedisce lo spargimento del combustibile liquido contenuto all'interno del serbatoio incorporato o di servizio. Il sistema puo' essere realizzato con bacini o vasche sottostanti il serbatoio o anche utilizzando serbatoi con doppia parete; x) sistema di rabbocco: sistema automatico che consente il trasferimento del combustibile liquido dal serbatoio di deposito al serbatoio incorporato o a quello di servizio durante il normale funzionamento del gruppo o della unita' di cogenerazione; y) rampa gas: insieme di valvole di intercettazione, apparecchi di regolazione della pressione, filtri, dispositivi di controllo e/o di misura, del combustibile gassoso, disposti sulle tubazioni di adduzione 2. Marcatura CE 2.1. Il gruppo e/o l'unita' di cogenerazione, deve essere dotato di marcatura CE e di dichiarazione CE di conformita'. L'utilizzatore e' tenuto ad esibire copia della dichiarazione CE di conformita' ed il manuale di uso e manutenzione, ai fini dei controlli dell'organo di vigilanza. Il gruppo sarà dotato di marcatura CE 2.2. I dispositivi e i materiali accessori devono essere certificati secondo le normative vigenti. Pagina 50 di 116

51 Titolo I GENERALITA' E DISPOSIZIONI COMUNI 2.1. Il gruppo e/o l'unita' di cogenerazione, deve essere dotato di marcatura CE e di dichiarazione CE di conformita'. L'utilizzatore e' tenuto ad esibire copia della dichiarazione CE di conformita' ed il manuale di uso e manutenzione, ai fini dei controlli dell'organo di Il gruppo sarà dotato di marcatura CE vigilanza I dispositivi e i materiali accessori devono essere certificati secondo le normative vigenti. Capo II Disposizioni comuni Sezione I Alimentazione dei motori a combustibile gassoso 1.1. Alimentazione. 1. Alimentazione 1.1. L'alimentazione del gruppo e/o della unita' di cogenerazione puo' avvenire da deposito di combustibile gassoso, da condotta interna di stabilimento o condotta Il gruppo sarà alimentato a biogas prodotto dall impianto di digestione anaerobica Pagina 51 di 116

52 derivata da cabina di riduzione o da condotta derivante da gasometro o da centrale di estrazione biogas; la pressione di alimentazione non deve superare il valore massimo prescritto dal fabbricante del gruppo e/o dell'unita' di cogenerazione. L'alimentazione di gruppi e/o unita' di cogenerazione con combustibili gassosi aventi massa volumica rispetto all'aria superiore a 0,8 dovra' avvenire tramite deposito realizzato in conformita' alle norme vigenti che ne disciplinano la sicurezza antincendio. Non sono ammessi serbatoi incorporati o di servizio. 2. Dispositivi esterni di intercettazione del combustibile 2.1. Deve essere previsto un dispositivo manuale di intercettazione in posizione facilmente e sicuramente raggiungibile ed adeguatamente segnalata. E prevista l installazione di valvola di intercettazione in posizione facilmente e sicuramente raggiungibile, segnalata da idoneo cartello Tale dispositivo deve essere posizionato all'esterno del locale di installazione del gruppo e/o unita' di cogenerazione. 3. Impianto interno 3.1. L'impianto interno ed i relativi materiali impiegati devono essere conformi alla normativa vigente. In particolare, nel caso di alimentazione a gas avente densita' non superiore a 0,8, sono da rispettare, se rientranti nel relativo campo di applicazione, le indicazioni riportate nel Decreto del Ministro dell'interno 16 aprile L'impianto interno non deve presentare prese libere Prima di mettere in servizio l'impianto di distribuzione interna del combustibile gassoso, si deve verificarne accuratamente la tenuta; l'impianto deve essere provato con aria o gas inerte ad una pressione pari almeno al doppio della pressione normale di esercizio e comunque non inferiore a 100 kpa di pressione relativa ed in conformita' alla normativa vigente. Tale prova deve essere estesa sia alla L impianto interno è privo di prese libere Prima della messa in esercizio dell impianto si procederà alle prove di tenuta, con pressione pari almeno al doppio della pressione normale di esercizio. Tale prova sarà estesa sia alla tubazione rigida sia alla tubazione flessibile. Pagina 52 di 116

53 tubazione rigida che alla tubazione flessibile Tubazioni flessibili. Il collegamento tra gruppo e/o unita' di cogenerazione e terminale dell'impianto di alimentazione dovra' essere realizzato con un tratto di tubo metallico flessibile o altro materiale idoneo allo scopo, con caratteristiche adeguate alla pressione di esercizio. 4. Caratteristiche del sistema di adduzione e utilizzo del gas 4.1. I sistemi di adduzione ed utilizzo del gas devono essere realizzati a regola d'arte secondo quanto previsto dal D.M. 22 gennaio 2008, n Le valvole di sicurezza e/o valvole di sfiato, a corredo delle rampe gas e dei regolatori di pressione, qualora sistemate all'interno del locale di installazione, devono avere un tubo di sfogo con l'estremita' posta all'esterno del locale o dell'edificio a non meno di 1,50 m da qualsiasi apertura o presa d'aria. Condizione rispettata La valvola di sicurezza sarà dotata di sfogo direttamente all esterno del locale, posto non meno a 1,50 m. da qualsiasi apertura. 4.3 Deve essere prevista l'installazione di almeno i seguenti dispositivi di sicurezza: a) un dispositivo automatico di arresto del gruppo e/o unita' per minima pressione di alimentazione del combustibile; Condizione rispettata b) nel caso di alimentazione a pressione superiore a 50 kpa, anche un dispositivo automatico di blocco del gruppo e/o unita' per massima pressione di alimentazione del combustibile; c) all'interno del locale un rilevatore di presenza gas che deve comandare automaticamente l'intercettazione del combustibile all'esterno del locale; d) un dispositivo di intercettazione del combustibile a gruppo e/o unita' spenti, nel caso che il gruppo e/o la unita' vengano arrestati diversamente dalla chiusura della adduzione del combustibile. Condizione rispettata Condizione rispettata Pagina 53 di 116

54 Capo III Disposizioni complementari 1. Sistemi di scarico dei gas combusti 1.1. Varie. I gas di combustione devono essere convogliati all'esterno mediante tubazioni in acciaio o altro materiale idoneo allo scopo, di sufficiente robustezza e a perfetta tenuta a valle della tubazione del gruppo e/o unita' di cogenerazione. Il convogliamento deve avvenire in modo che l'estremita' del tubo di scarico sia posto a distanza adeguata da finestre, pareti o aperture praticabili o prese d'aria di ventilazione, in relazione alla potenza nominale installata, comunque non inferiore a 1,5 m per potenze nominali complessive fino a 2500 kw e 3 m per potenze superiori e a quota non inferiore a 3 m sul piano praticabile. Qualora il recupero dell'energia termica dei gas di scarico avvenga tramite apposito scambiatore o caldaia a recupero, questi apparecchi devono essere provvisti di sistemi di by-pass ad intervento automatico al superamento dei parametri di sicurezza del fluido termovettore utilizzato. In alternativa al sistema di bypass, e' obbligatorio l'arresto delle unita' di cogenerazione. Se i gas di scarico non vengono immessi in atmosfera ma utilizzati in condotti a servizio di altre apparecchiature di utilizzo dei gas di scarico medesimi, l'apposito sistema di by-pass dovra' intervenire automaticamente in ogni fase di avviamento per evitare eventuali indebiti accumuli di gas combustibile nei sopraddetti condotti ed apparecchiature. Il convogliamento dei gas di scarico sarà realizzato in modo che il tubo sarà posto a distanza adeguata, non inferiore a 1,5 m da finestre e/o aperture e a quota non inferiore di 3 m. Non è previsto il recupero del calore dei fumi di scarico. Condizione rispettata Pagina 54 di 116

55 1.2. Protezioni delle tubazioni. a) le tubazioni all'interno del locale devono essere protette con materiali coibenti; b) le tubazioni devono essere adeguatamente protette o schermate per la protezione delle persone da contatti accidentali; c) i materiali destinati all'isolamento termico delle tubazioni devono essere di classe A1L di reazione al fuoco. Per i prodotti per i quali non e' applicata la procedura ai fini della marcatura CE, in assenza di specificazioni tecniche o in applicazione volontaria delle procedure nazionali durante il periodo di coesistenza, gli stessi devono essere installati, tenendo conto delle corrispondenze tra classi di reazione al fuoco stabilite dal decreto del Ministro dell'interno 15 marzo 2005 (Gazzetta Ufficiale n. 73 del 30 marzo 2005). Condizione rispettata Condizione rispettata Condizione rispettata 2. Installazione 2.1. Gli impianti e i dispositivi posti a servizio sia del gruppo e/o dell'unita' di cogenerazione che del locale di installazione, devono essere eseguiti a regola d'arte in base alla normativa tecnica vigente. Il pulsante di arresto di emergenza di tutti i gruppi e/o delle unita' di cogenerazione installati deve essere duplicato all'esterno, in prossimita' dell'installazione, in posizione facilmente raggiungibile ed adeguatamente segnalato. Condizione rispettata 2.2. Tale pulsante deve attivare, oltre all'arresto del gruppo e/o unita' di cogenerazione, anche il dispositivo di sezionamento dei circuiti elettrici interni al locale alimentati non a bassa tensione di sicurezza. 3. Valutazione del rischio di formazione di atmosfere esplosive 3.1. Per tutte le tipologie di installazioni contemplate nella presente regola tecnica Pagina 55 di 116

56 deve essere effettuata la valutazione del rischio di formazione di atmosfere esplosive in conformita' alla normativa vigente. Condizione rispettata 3.2. Per le installazioni dove il rischio di esplosione e' ritenuto residuale, quali in particolare i casi in cui l'alimentazione avviene con combustibili liquidi con temperatura di infiammabilita' pari o superiore a 55 C la valutazione puo' ridursi ad una semplice dichiarazione di insussistenza del rischio di esplosione. 4. Illuminazione di Sicurezza 4.1. Deve essere previsto un impianto di illuminazione di sicurezza che garantisca un illuminamento dei locali di installazione dei gruppi e/o unita' di cogenerazione, anche in assenza di alimentazione da rete, di almeno 25 lux ad 1 m dal piano di calpestio per un tempo compatibile con la classe di resistenza al fuoco minima prescritta per il locale. Condizione rispettata 5. Mezzi di estinzione portatili 5.1. Nei pressi del locale di installazione deve essere prevista l'ubicazione, in posizione segnalata e facilmente raggiungibile, di estintori portatili di tipo omologato per fuochi di classe 21-A, 113 B-C Il numero di estintori deve essere: Pagina 56 di 116

57 a) uno per installazioni di gruppi e/o di unita' di cogenerazione di potenza nominale complessiva fino a 400 kw; E prevista installazione di n. 1 estintore portatili b) due per potenze fino a 800 kw; c) un estintore portatile come sopra ed un estintore carrellato a polvere avente capacita' estinguente pari a A-B1-C per potenze superiori a 800 kw. 6. Impianto automatico di rivelazione incendi 6.1. Per installazioni di gruppi e/o unita' di cogenerazione di potenza nominale complessiva superiore a 2500 kw deve essere installato un impianto automatico di rivelazione incendi da asservire alla linea di alimentazione del combustibile per l'intercettazione. 7. Segnaletica di sicurezza 7.1. La segnaletica di sicurezza deve essere conforme al Titolo V e Allegati da XXIV a XXXII del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81. Sarà installata idonea segnaletica di sicurezza I gruppi che garantiscono il funzionamento di dispositivi, impianti e sistemi preposti alla protezione antincendio, a servizi di emergenza o soccorso o a servizi essenziali che necessitano della continuita' di esercizio, devono essere chiaramente segnalati. Pagina 57 di 116

58 Titolo II INSTALLAZIONE DI GRUPPI E/O UNITA' DI COGENERAZIONE DI POTENZA NOMINALE COMPLESSIVA SUPERIORE A 50 kw E FINO A kw Capo I Generalita' 1. Luoghi di installazione 1.1. I gruppi e/o le unita' di cogenerazione possono essere installati: a) all'aperto; Il gruppo è ubicato all aperto, entro container insonorizzato b) in locali esterni; c) in locali inseriti nella volumetria di un fabbricato. 2. Disposizioni comuni 2.1. I gruppi e/o le unita' di cogenerazione, se installati in luoghi di cui al punto 1.1. lettera c) del presente titolo, devono essere ubicati in locali fuori terra, salvo quanto previsto nei punti successivi. Il gruppo è installato fuori terra 2.2. E' consentita l'installazione di gruppi e/o di unita' di cogenerazione alimentati a combustibile liquido con temperatura di infiammabilita' pari o superiore a 55 C o a gas aventi massa volumica rispetto all'aria non superiore a 0,8 in locali siti al primo piano interrato, il cui piano di calpestio non puo' comunque essere ubicato a quota inferiore a 5 m al di sotto del piano di riferimento L'installazione di gruppi e/o di unita' di cogenerazione alimentati con combustibili liquidi aventi temperatura di infiammabilita' inferiore a 55 C o a gas aventi massa volumica rispetto all'aria Pagina 58 di 116

59 superiore a 0,8 e' consentita esclusivamente in locali a piano terra, con piano di calpestio posto ad una quota superiore al massimo un metro rispetto al piano di riferimento, e non comunicanti con locali interrati. I gruppi e/o le unita' di cogenerazione alimentati con i sopradetti combustibili liquidi devono avere gli eventuali serbatoi incorporati o di servizio con una capacita' complessiva non superiore a 120 dm3. Per i gruppi e/o le unita' di cogenerazione alimentati con i sopradetti combustibili gassosi sono vietate aperture poste al di sotto del locale sede di installazione per una fascia laterale di larghezza fino a 2,5 metri rispetto al filo delle aperture di aereazione dello stesso. Deve essere comunque impedita la possibilita' di formazione di sacche di gas. Non e' consentita l'installazione di tali gruppi e/o unita' di cogenerazione entro il volume dei fabbricati di cui al successivo punto Entro il volume di fabbricati di altezza antincendio superiore a 24 m o in fabbricati destinati, anche in parte, ad attivita' di cui ai punti 51, 75, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, del Decreto del Ministero dell'interno 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 aprile 1982, n. 98, o comunque nei quali siano previsti locali con affollamento superiore a 100 persone, possono essere installati gruppi e/o unita' di cogenerazione di potenza nominale complessiva non superiore a kw alimentati a combustibile liquido con temperatura di infiammabilita' pari o superiore a 55 C o a gas aventi massa volumica rispetto all'aria non superiore a 0,8. Gli eventuali serbatoi incorporati o di servizio devono avere una capacita' complessiva non superiore a 500 dm3. Non pertinente Non pertinente 2.5. Entro il volume di fabbricati destinati, anche in parte, ad attivita' di cui ai punti 51, 75, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, del Decreto del Ministero dell'interno 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Pagina 59 di 116

60 Ufficiale 9 aprile 1982, n. 98, o comunque nei quali siano previsti locali con affollamento superiore a 100 persone l'installazione di gruppi e/o unita' di cogenerazione alimentati a gas aventi massa volumica rispetto all'aria non superiore a 0,8 puo' essere consentita esclusivamente in locali non sottostanti e non contigui ad ambienti destinati ad affluenza di pubblico e alle relative vie di esodo Nello stesso locale possono essere sistemati piu' gruppi e/o unita' di cogenerazione purche' la potenza nominale complessiva installata non risulti superiore a kw. I gruppi e/o le unita' di cogenerazione alimentati con combustibile liquido avente temperatura di infiammabilita' inferiore a 55 C o a gas aventi massa volumica rispetto all'aria superiore a 0,8 possono coesistere solo con gruppi e/o unita' di cogenerazione alimentati con lo stesso tipo di combustibile Sono ammessi nel medesimo locale gruppi e/o unita' di cogenerazione con impianti di produzione calore a condizione che siano alimentati dalla medesima tipologia di combustibile. E' inoltre consentita la coesistenza in un medesimo locale di uno o piu' gruppi e/o una o piu' unita' di cogenerazione con impianti di produzione di calore alimentati con i combustibili riportati nella seguente tabella 1: Non pertinente Non pertinente alle ulteriori condizioni: - la somma della potenza termica complessiva delle unita' di cogenerazione e della potenzialita' degli impianti di produzione del calore non superi i kw - gli eventuali serbatoi incorporati o di servizio dei gruppi e/o unita' di cogenerazione non superino complessivamente i 120 dm3; Pagina 60 di 116

61 - i gruppi e/o unita' di cogenerazione non svolgano funzioni di sicurezza; - i gruppi e/o unita' di cogenerazione siano muniti di involucro metallico; qualora provvisti di sistemi di ventilazione forzata devono essere dotati di propri sistemi di adduzione ed espulsione dell'aria di ventilazione da e verso l'esterno del locale, indipendenti da altri sistemi di adduzione ed espulsione dell'aria. Tale involucro costituisce sistema di separazione ai fini funzionali; - le distanze laterali tra i gruppi e/o unita' di cogenerazione e gli impianti di produzione calore siano quelle indicate dai fabbricanti delle rispettive macchine e apparecchi per la effettuazione della relativa manutenzione ordinaria e straordinaria e comunque non devono essere inferiori a 0,6 m; - siano rispettate le misure di sicurezza antincendio previste dalle vigenti norme di prevenzione incendi degli impianti di produzione calore applicabili in funzione della tipologia del combustibile utilizzato, a parita' di potenza termica complessiva dell'unita' di cogenerazione installata nel locale incrementata della potenzialita' dell'impianto di produzione calore, ove piu' restrittive di quelle di cui al presente decreto limitatamente ai seguenti aspetti: accesso, comunicazione, resistenza al fuoco, ventilazione. Le medesime prescrizioni del presente paragrafo devono essere osservate anche per i locali adibiti a centrale termica qualora vengano inseriti gruppi e/o unita' di cogenerazione Le distanze dei gruppi e/o unita' di cogenerazione dai serbatoi di servizio non devono risultare inferiori a quanto indicato nel fascicolo tecnico dal fabbricante e/o assemblatore Fermo restando quanto previsto ai punti 2.1 e 2.2 del Titolo I, Capo II, Pagina 61 di 116

62 Sezione I, deve inoltre essere previsto un dispositivo esterno a comando elettrico o elettropneumatico a ripristino non automatico che consenta l'intercettazione del combustibile in caso di emergenza. Tale dispositivo deve essere posizionato all'esterno del locale di installazione del gruppo e/o unita' di cogenerazione. Capo II Installazione all'aperto 1. Le installazioni all'aperto devono essere poste ad una distanza non inferiore a quanto indicato nella tabella 2, colonna 2 da depositi di sostanze combustibili, fermo restando il rispetto delle distanze di sicurezza interne relative ai depositi di G.P.L di cui al decreto ministeriale 14 maggio 2004 e al decreto ministeriale 13 ottobre 1994 e loro successive modificazioni e/o integrazioni ed il punto 2.8 del Capo I del Titolo II. Tali distanze possono essere ridotte secondo la tabella 2 colonna 3 in caso di interposizione di idoneo schermo protettivo realizzato in materiale incombustibile e di dimensioni tali da proteggere l'intero ingombro del deposito di sostanze combustibili. Distanze di sicurezza rispettate I gruppi e/o le unita' di cogenerazione installati all'aperto, in luogo avente le caratteristiche di spazio scoperto, devono essere costruiti per tale tipo di installazione oppure adeguatamente protetti dagli agenti atmosferici secondo quanto stabilito dal fabbricante. Pagina 62 di 116

63 2. I gruppi e/o le unita' di cogenerazione devono essere contornati da un'area avente profondita' non minore di 3 m priva di materiali o vegetazione che possano costituire pericolo di incendio. Condizione rispettata 3. Qualora l'installazione sia prevista sulla copertura del fabbricato o su terrazzi intermedi aventi caratteristiche di spazio scoperto i gruppi e/o le unita' di cogenerazione, i cui eventuali serbatoi incorporati o di servizio devono avere una capacita' complessiva non superiore a 500 dm3, devono poggiare su strutture, portanti e/o separanti, aventi una resistenza al fuoco non inferiore a R, REI 60 rispettivamente. Inoltre devono essere di potenza nominale complessiva non superiore a 5000 kw, salvo che in fabbricati destinati ad uso industriale. Sulla copertura di fabbricati aventi altezza antincendio superiore a 24 metri o destinati anche in parte ad attivita' di cui ai punti 51, 75, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, del decreto del Ministro dell'interno 16 Febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 Aprile 1982, n. 98 o comunque nei quali siano previsti locali con affollamento superiore a 100 persone, possono essere installati esclusivamente i gruppi e/o le unita' di cogenerazione alimentati a gas aventi massa volumica rispetto all'aria non superiore a 0,8 con potenza nominale complessiva non superiore a 2500 kw ferme restando le prescrizioni sulla resistenza al fuoco delle strutture di cui al primo capoverso del presente punto. Pagina 63 di 116

64 Ulteriori informazioni sul cogeneratore Aria comburente motore L aria comburente viene aspirata direttamente dall ambiente a mezzo di sistema di filtraggio in dotazione col motore. Recuperi termici sul cogeneratore Sul cogeneratore è previsto un sistema di recupero dell energia termica sottoforma di acqua calda ottenuta dal raffreddamento dell acqua motore e dei gas di scarico. Il sistema prevede i seguenti componenti: Scambiatore di calore a piastre acqua-acqua per recupero del calore da acqua motore, Sicurezze sui circuiti di recupero termico Sui circuiti acqua calda, in uscita dalla caldaia e dagli scambiatori a servizio del cogeneratore vengono previsti tutti i dispositivi di sicurezza e regolazione secondo normativa ISPESL, quali: Valvole di sicurezza, Termostati e/o pressostati di blocco a riarmo manuale, Termostati e/o pressostati di regolazione, Indicatori di temperatura, Indicatori di pressione. Illuminazione di sicurezza All interno della centrale viene previsto l impianto di illuminazione d emergenza con autonomia non inferiore a 30 minuti nel caso di mancata tensione. Esercizio e manutenzione Nei locali sarà vietato depositare ed utilizzare sostanze infiammabili o tossiche e materiali non attinenti all impianto e saranno adottate adeguate precauzioni affinché, durante qualunque tipo di lavoro, l eventuale uso di fiamme non costituisca fonte di innesco. Pagina 64 di 116

65 Fine lavori A lavori ultimati sarà cura del Responsabile richiedere a Codesto spettabile Comando, la visita di sopralluogo per l accertamento della regolare esecuzione dei lavori, nel rispetto della normativa vigente, al fine del rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi. Il Responsabile dell Azienda s impegna sin d ora al rispetto dei contenuti della presente relazione tecnica, fermo restando che qualsiasi variazione si rendesse necessario introdurre in sede di realizzazione, rispetto agli standard indicati, ovvero qualsiasi variazione strutturale e/o tecnologiche potrà intervenire in futuro, sarà oggetto se e per quanto di competenza di precisa comunicazione al Comando dei Vigile di Fuoco redatta a termini di legge. Pagina 65 di 116

66 8 CONGRUITA CON DM 24/11/84 In merito ai disposti del DM 24/11/84 si ribadisce che il digestore anaerobico è un reattore biochimico che produce biogas nello spazio libero tra il pelo libero del substrato e la cupola gasometrica. Tale volume tecnico, che non viene considerato un deposito in quanto è in continua aspirazione da parte del circuito di alimentazione del motore, ha una volumetria non superiore a 450 mc. Si ritiene pertanto non applicabile in via stringente il disposto del DM 24/11/84 che è relativo ai depositi di metano e biogas. Si vuole comunque verificare che per quanto tecnicamente possibile l impostazione del lay out dell impianto tende a rispettare i principali disposti del DM 24/11/84, parte seconda. Punto Ubicazione Il deposito è ubicato in zona agricola, con densità di edificazione certamente inferiore a 3 mc/mq nel raggio di 100 m.: basti osservare la planimetria di inquadramento del progetto per verificare che nell intorno dell impianto di raggio 100 m non è presente nessuna abitazione. Punto 2.7 Recinzione Essendo l impianto di digestione anaerobica ubicato all interno di lotto, di proprietà privata, custodito e presidiato si ritiene non necessaria la realizzazione di una recinzione in c.c.a. o muratura alta 2,5 m. attorno agli accumulatori. Si precisa inoltre che gli accumulatori sono posti alla quota di circa 5,00 m. dal piano di imposta dell impianto, fissati alla sommità della vasca che ha setti in c.c.a. e quindi certamente protetti ed isolati dall esterno. La stessa vasca in c.c.a., su cui sono installati gli accumulatori, può essere considerata un elemento di recinzione, che mantiene una distanza di protezione di 4 m. tra l accumulatore le strutture presenti a terra. L impianto sarà dotato di una recinzione perimetrale e di cancelli di regolamentazione degli accessi. In considerazione del contesto agricolo dell insediamento si rende necessario, per motivi di carattere di rispetto di indicazioni di regolamento edilizio comunale, realizzare la recinzione con rete metallica plastificata. Punto 2.9 Fabbricati interni Partendo dal presupposto che le cupole gasometriche sono installare sulla sommità della vasca in c.c.a. del digestore anaerobico, si può verificare che le distanze tra altri fabbricati presenti all interno dell impianto sono certamente non inferiori a 6 m così come richiesto dal decreto. Il locale pompe, posto in posizione baricentrica rispetto ai digestori anerobici, ha una distanza pari a 6 m. rispetto ai digestori. Punto 2.10 Distanze di sicurezza Le cupole gasometriche rispettano le distanze di sicurezza Dprotezione>4 m. Dsic Interna>5 m. Pagina 66 di 116

67 Dsic Esterna> 20 m. Infatti all interno dell area recintata non sono presenti elementi e/o fabbricati di rischio distanti meno di 5 m, ed analogamente all esterno per oltre 50 m non sono presenti insediamenti. decreto. Punto 2.12 Caratteristiche degli elementi costitutivi Le cupole gasometriche rispettano le principali caratteristiche costruttive individuate dal Punto 2.13 Impianti elettrici e di protezione contro le scariche atmosferiche Detti impianti saranno realizzati in conformità alla Legge n. 186 del 01/03/1968 ed alle norme CEI Punto 2.14 Impianti antincendio L impianto è dotato di una protezione idrica antincendio, alimentata da riserva idrica e da un gruppo di spinta dotato di pompa e motopompa (si veda paragrafo 9). Pagina 67 di 116

68 9 PROGETTO IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO L impianto di digestione anaerobica di biogas è dotato di impianto idrico antincendio realizzato in conformità alle norme UNI: - UNI ; - UNI EN UNI Si ipotizza che l impianto di digestione anaerobica sia assimilabile ad area di rischio di livello 2, così come descritte dalla norma UNI 10779:2007. In considerazione delle precedenti normative di riferimento si ritiene di prevedere n. 2 idranti tipo UNI 70 che riescono a coprire tutta l area occupata dai digestori. La rete idrica antincendio ha origine dalla nuova vasca di accumulo e locale pressurizzazione posta in area di proprietà ed ad uso esclusivo con una tubazione interrata in PEad PN 10 DN 125 che termina all'anello idrico sempre interrato in PEad PN 16 DN 125 che alimenta gli idranti soprassuolo a servizio dell'area in cui si trovano il Digestore, lo Stoccaggio finale, il Caricamento solidi, la Prevasca e locale pompe. Lungo la predetta dorsale PEad PN 16 DN 125 è previsto il gruppo attacco motopompa di mandata collocato in prossimità della strada di accesso al sito e previsto all'interno di apposito manufatto di contenimento con apposto il cartello segnalatore a norma UNI par. 7.7 La rete idranti di progetto è considerata composta da n. 2 idranti tipo UNI 70, a copertura dell intera area dei digestori, ognuno dei quali sarà in grado di garantire una portata di 300 lt/min, ed una pressione residua di almeno 4 bar al bocchello. I già citati idranti saranno installati: - ad una distanza tra loro massima di 60 m; - ad una distanza tra i 5 m ed i 10 m dalle strutture; - in quantità complessiva di 5; - del tipo soprasuolo a norma UNI EN a secco con scarico automatico antigelo; - ciascuno completo di sistema a servizio idrante soprasuolo per protezione esterna UNI 10779, composto da : cassetta da esterno in acciaio al carbonio verniciato in poliestere rosso RAL 3000 completa di piantana per fissaggio a terra, tubazione flessibile di lunghezza 30 metri dotata di raccordi UNI 804 realizzati in ottone EN 1982 con raccordatura a norma UNI 7422, lancia frazionatrice a leva, chiave di manovra in Pagina 68 di 116

69 acciaio per idrante soprasuolo, sostegno per tubazione di colore rosso, lastra fire glass ; Nell'anello in PEad PN 16 DN 125 sono previste installate, all interno di pozzetti interrati, 3 valvole di intercettazione disposte in modo tale da permettere la manutenzione dell'anello mantenendo in servizio comunque il 50 % degli idranti. Il dimensionamento della vasca di riserva idrica e delle prestazioni idrauliche del gruppo di spinta è svolto sulla base dell ipotesi di considerare contemporaneamente in funzione n. 2 idranti, nella posizione idraulicamente più sfavorevole, per una durata di almeno 60 min. Pertanto la riserva idrica dovrà garantire almeno un volume di 2 x 300 lt/min x 60 min = lt Tale vasca di riserva idrica sarà alimentata con rete idrica aziendale, in grado di garantire il completo reintegro nell arco di 36 ore, ai sensi della norma UNI EN Le perdite di carico per attrito nelle tubazioni del circuito si calcolano con la formula di Hazen-Williams, che è: p=(6,05xq 1,85 x10 9 )/(C 1,85 xd 4,87 ) dove: p è la perdita di carico unitaria in millimetri di colonna d acqua al metro di tubazione; Q è la portata in litri al minuto (600 litri/min); C è la costante dipendente dalla natura del tubo che deve essere assunta uguale a: -100 per tubi in ghisa; -120 per tubi di acciaio; -140 per tubi di acciaio inossidabile, in rame e in ghisa rivestita; -150 per tubi in plastica, fibra di vetro e materiali analoghi; D è il diametro interno della tubazione in millimetri (50 mm). Nella tabella seguente si riepilogano i dati di calcolo delle tubazioni. Si considera a favore di sicurezza un gruppo di spinta che sia in grado di garantire una portata pari a 600 lt/min ed una prevalenza di almeno 7 bar. Pagina 69 di 116

70 La stazione di pompaggio antincendio sarà collocata a fianco della vasca di riserva idrica, in posizione opposta all ingresso della tubazione di reintegro acqua. Tale stazione di pompaggio sarà collocata in un box di altezza minima interna pari a 2,40 m, che deve essere concepito come un armadio di contenimento, cioè un vano tecnico destinato ad ospitare esclusivamente le unità di pompaggio e i relativi componenti (v.locale per le unità di pompaggio, così come definito dalla norma UNI 11292:2008). Poiché la vasca e la stazione di pompaggio saranno collocate in posizione distante dagli altri fabbricati o attrezzature costituenti l impianto oggetto della presente relazione tecnica, il locale per le unità di pompaggio potrà considerarsi ubicato in posizione separata (isolata) ai sensi della norma UNI 11292:2008. Tale posizione garantirà in caso di incendio il facile accesso al locale da parte delle squadre di soccorso. L ubicazione della stazione di pompaggio antincendio sarà fuori terra, così come definita dalla norma più volte richiamata. L accesso degli operatori alla stazione di pompaggio antincendio avverrà direttamente da spazio scoperto e sarà costituito da una porta ad anta di larghezza non inferiore a m 0,80 e altezza minima netta pari a 2,00 m. Le dimensioni interne del locale pompe antincendio dovranno essere compatibili con le dimensioni della stazione di pompaggio e consentire l agevole manutenzione delle attrezzature in esso presenti. Le dimensioni minime dei locali devono essere tali da consentire sia gli interventi di manutenzione ordinaria sia gli eventuali interventi di manutenzione straordinaria assicurando condizioni di sicurezza del personale addetto. Come detto precedentemente l altezza minima del locale stazione pompe antincendio dovrà essere pari a 2,40 m. E ammessa la presenza di strutture che, localmente, riducono l altezza di cui sopra ad un minimo di 2,00 m. Le dimensioni minime dello spazio di lavoro devono essere uguali o maggiori di 0,80 m su almeno 3 lati in pianta di ciascuna unità di pompaggio (misura presa nel punto massimo di ingombro). Se all interno di questo locale sarà installato un gruppo di pompaggio pre-assemblato, costituito da due unità di pompaggio, le dimensioni minime dello spazio di lavoro dovranno essere garantite sui quattro lati in pianta. E ammessa la presenza di strutture che, localmente, riducono la larghezza di cui sopra ad un minimo di 0,60 m. Nell installazione dovranno comunque essere rispettate le dimensioni degli spazi di lavoro specificate dal produttore delle unità di pompaggio o del gruppo di pompaggio pre-assemblato. I quadri e gli altri dispositivi di controllo e comando della stazione di pompaggio dovranno essere posizionati in modo da consentire al personale di operare senza essere esposto alle intemperie. La temperatura nel locale dove sono ubicate le pompe deve essere compatibile con le caratteristiche delle pompe stesse, e comunque tale da garantire condizioni di non gelo (t>4 C). Per quanto attiene la tipologia costruttiva del locale, essa dovrà essere conforme alla norma UNI EN Il locale dovrà essere realizzato con materiali incombustibili, inclusi quelli di tipo prefabbricato, quindi in lamiera o in cemento armato prefabbricato. Al fine di migliorare la luminosità interna il locale dovrà avere pareti interne di colore chiaro, preferibilmente bianco. La pavimentazione del locale dovrà essere piana, uniforme, antiscivolo ed avere la pendenza verso il punto di drenaggio al fine di evitare ristagni d acqua nel locale. Il locale dovrà essere aerato naturalmente con aperture permanenti, senza serramenti, di superficie non minore di 1/100 della superficie in pianta del locale, con un minimo di 0,1 m2, che si aprono direttamente sullo spazio scoperto circostante. Tali aperture dovranno essere dotate di griglie protettive. Il locale stazione di pompaggio antincendio dovrà presentare caratteristiche tali da consentire sia la gestione delle unità di pompaggio durante la fase di funzionamento dell impianto antincendio sia la loro manutenzione. Pagina 70 di 116

71 L impianto elettrico e le relative apparecchiature a servizio del locale dovranno essere realizzati e costruiti a regola d arte in conformità alle legislazioni vigenti in materia per quanto riguarda tutte le parti dell impianto e le relative messe a terra. All interno del locale dovrà essere previsto un sistema di illuminazione normale di 200 lux che garantisca, anche in assenza di alimentazione di rete, almeno 25 lux per il tempo necessario alle verifiche sulle unità di pompaggio in caso di incendio e comunque per almeno 60 minuti. Questo significa che dovrà essere predisposta adeguata illuminazione di emergenza costituita da plafoniere autoalimentate. All interno del locale dovrà essere resa disponibile almeno una presa di corrente monofase avente alimentazione distinta da quella dei quadri elettrici delle unità di pompaggio. Il locale stazione di pompaggio dovrà essere dotato di impianto di riscaldamento in grado di evitare il gelo delle tubazioni antincendio e delle apparecchiature installate nel locale e in grado di mantenere condizioni di temperatura e di umidità soddisfacenti in tutte le stagioni. Ai sensi delle norme UNI e UNI si dovrà prevedere un sistema adeguato per evitare condizioni di umidità maggiori dell 80%. Il mantenimento di una temperatura interna di almeno 15 C è considerato sufficiente a limitare la presenza di umidità relativa troppo elevata. Al fine di evitare la trasmissione delle vibrazioni alle strutture, le unità di pompaggio dovranno essere idoneamente ancorate o cementate a terra. Il fissaggio dovrà garantire la tenuta nel tempo ed avere caratteristiche meccaniche tali da sopportare la vibrazione dell impianto durante il suo funzionamento. Non sono generalmente ammessi i tasselli antivibranti per fissare a terra i basamenti delle pompe, a meno di specifica ingegnerizzazione. L impianto antincendio che sarà installato a protezione del nuovo impianto di digestione anaerobica dovrà essere progettato come rispondente al Livello 2 così come definito dalla norma UNI 10779:2007. Le aree di Livello 2 possono essere assimilate a quelle definite di classe OH 2,3 e 4 dalla UNI EN La stazione di pompaggio sarà costituita da n.1 elettropompa, n. 1 motopompa, una di riserva all altra, in grado di soddisfare il fabbisogno idrico costituito dalla contemporaneità di funzionamento di n.3 idranti UNI 70 aventi ciascuno portata pari a 300 litri/minuto, quindi portata totale pari a 900 litri/minuto, e pressione residua pari a 4 Bar misurata sull idrante posto nella posizione più sfavorevole del circuito antincendio, quindi la più lontana dalla stazione di pompaggio. Entrambe le pompe dovranno essere in grado di fornire la portata totale e la pressione residua al bocchello della lancia dell idrante più sfavorito nella contemporaneità di funzionamento indicata. La stazione di pompaggio dovrà essere munita di pompa di soppressione, atta a garantire il reintegro della pressione sull anello antincendio. Dovrà essere posizionata una valvola di intercettazione nella tubazione di aspirazione di ciascuna pompa, mentre nella tubazione di mandata dovranno essere posizionate una valvola di non ritorno e una valvola di intercettazione. Le prese sulle pompe per i manometri di aspirazione e di mandata dovranno essere facilmente accessibili. Le elettropompe di alimentazione della rete di idranti dovranno essere ad avviamento automatico e fermata manuale come previsto dalla UNI EN Poiché però l impianto oggetto della presente relazione tecnica progettuale non sarà costantemente presidiato, potranno anche Pagina 71 di 116

72 arrestarsi automaticamente al cessare della richiesta a valle. Questo anche perché il sistema di pompaggio è ad uso esclusivo della rete di idranti. In tal caso l arresto automatico può avvenire dopo che la pressione si sia mantenuta costantemente al di sopra della pressione di avviamento della pompa stessa per almeno 20 minuti consecutivi. L impianto antincendio sarà realizzato ad anello interrato in tubazione di polietilene elettrosaldata di diametro minimo pari a DN 125 e dotato di opportune derivazioni agli idranti realizzate in parte in tubazione di polietilene elettrosaldata per le parti interrate e in tubazione di acciaio zincato coibentate per le parti fuori terra o aeree. I raccordi tra la tubazione in polietilene e la tubazione di acciaio zincato dovranno essere tali da garantire che la parte in polietilene rimanga interrata. Entrambe le tipologie di tubazioni dovranno essere realizzate per una pressione nominale tale da non essere minore della pressione massima che il sistema può raggiungere in ogni circostanza e comunque non inferiore a 1,2 MPa. Le tubazioni in acciaio fuori terra dovranno rispondere per quanto concerne gli spessori minimi alla norma UNI o altre normative di riferimento indicate nella suddetta norma. Le tubazioni interrate in polietilene dovranno essere conformi alle UNI EN 12201, UNI EN 13244, UNI EN ISO 15494, UNI EN 1452, UNI EN ISO 15493, UNI 9032 e UNI ISO Le tubazioni interrate dovranno essere installate ad una profondità minima pari a m 0,80 dal piano di calpestio. Le caratteristiche degli idranti sono state già descritte nei capitoli precedenti. All interno dell impianto antincendio dovrà essere inserito un attacco di mandata per autopompa, installato in modo da garantire le seguenti caratteristiche: bocca di immissione accessibile alle autopompe in modo agevole e sicuro, anche durante l incendio; se sottosuolo, il pozzetto deve essere apribile senza difficoltà ed il collegamento agevole; protezione da urti o altri danni meccanici e dal gelo; ancoraggio stabile al suolo o ai manufatti. Pagina 72 di 116

73 10 VALUTAZIONE ATEX In merito alla classificazione delle aree con probabile formazione di miscele esplosive si precisa che tutti i componenti meccanici ed elettrici/elettronici che saranno forniti dalla ditta BTS, costruttore dell impianto, saranno progettati ed installati in conformità alla direttiva ATEX. In sede di richiesta di sopralluogo per il rilascio del CPI si allegherà la documentazione tecnica di valutazione di idoneità degli impianti, di valutazione dei rischi, a firma di tecnico abilitato della ditta BTS, titolare dei brevetti e della tecnologia di questo specifico impianto. In questa sede si anticipano le analisi di alcuni impianti critici, che sulla base di esperienze in impianti similari si è in grado di formulare. In particolare si procede alla verifica delle seguenti componenti: Pagina 73 di 116

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