D NEUROPSICOLOGIA. STEFANO PAOLUCCI Fondazione Santa Lucia

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1 D NEUROPSICOLOGIA STEFANO PAOLUCCI Fondazione Santa Lucia

2 Neuropsicologia D Correlati elettro-fisiologici dei disturbi dell orientamento volontario della attenzione spaziale e della valutazione della distribuzione probabilistica di bersagli attentivi nella eminegligenza spaziale sinistra (Fabrizio Doricchi) D Valutazione dei processi di imagery mentale visiva (Cecilia Guariglia) D Deficit della rappresentazione corporea: prevalenza clinica, substrati neurali e outcome riabilitativo (Cecilia Guariglia) D Rappresentazione mentale della città in pazienti cerebrolesi (Laura Piccardi) D Utilizzo dei punti di repere ambientali: ruolo del linguaggio (Laura Piccardi) D Benefici dell esercizio fisico sui processi cognitivi: possibili applicazioni in campo riabilitativo (Francesco Di Russo) D Basi neurali della pianificazione di azioni complesse (Francesco Di Russo) D Effetti conseguenti a mielolesione sulla performance di arti non colpiti. Dati comportamentali ed elettrofisiologici (Donatella Spinelli) D La distanza tra sguardo e pronuncia durante la lettura ad alta voce nella dislessia evolutiva (Maria De Luca) D Influenza della codifica predittiva sulla elaborazione cosciente di stimoli visivi (Fabrizio Doricchi) D Analisi longitudinale delle competenze pre-lessicali e lessicali in bambini con dislessia (Pierluigi Zoccolotti) D L effetto della stimolazione transcranica a corrente diretta sulla riabilitazione del neglect (Grazia Fernanda Spitoni) D Il rallentamento cognitivo e motorio in pazienti con trauma cranico: decisione in movimento (Maria Luisa Martelli) D Studi di risonanza magnetica funzionale sulla specializzazione funzionale e sulle connessioni delle aree visive dorsali sensibili al movimento (Sabrina Pitzalis)

3 Neuropsicologia D Correlati elettro-fisiologici dei disturbi dell orientamento volontario della attenzione spaziale e della valutazione della distribuzione probabilistica di bersagli attentivi nella eminegligenza spaziale sinistra (Fabrizio Doricchi) Anno d inizio: 2012 Durata in mesi: 24 Parole chiave: Erps, eminattenzione, pianificazione attentiva. Descrizione Il progetto si prefigge di indagare sistematicamente, in gruppi di cerebrolesi destri affetti e non affetti da eminegligenza spaziale sinistra, le fasi tardive di elaborazione attentiva e strategica degli stimoli sensoriali, consistenti nella capacità di: 1) valutare la congruenza od incongruenza tra stimoli attesi e stimoli effettivamente comparsi nell ambiente; 2) valutare e sfruttare regolarità statistiche e spaziali nella comparsa di stimoli sensoriali, al fine di orientare le risorse cognitive verso stimoli futuri in modo strategicamente efficace; 3) apprendere e sfruttare la distribuzione spaziale di incentivi motivazionali. Risultati e prodotti conseguiti Abbiamo completato un primo studio anatomo funzionale su un campione di 14 pazienti cerebrolesi destri. Abbiamo amministrato un semplice compito di apprendimento spaziale al rinforzo, nel quale abbiamo messo in contrasto la valenza motivazionale degli spazi ipsi e controlesionale. In ogni trial del compito venivano presentate due box visive, una nello spazio sinistro ed una nel destro. Compito del paziente era capire in quale delle due box erano più frequentemente collocati dei piccoli premi monetari. In alcuni blocchi di trials la box di sinistra veniva premiata nell 80% delle prove e quella di destra solo nel 20%. Nei rimanenti blocchi di prove il posizionamento probabilistico degli incentivi veniva spazialmente rovesciato. Durante il compito i pazienti venivano esplicitamente invitati ad indicare le due box, per evitare che l eventuale presenza di eminegligenza spaziale sinistra influenzasse in modo spurio la capacità di analisi motivazionale dello spazio. Abbiamo verificato che in queste condizioni anche i pazienti con eminegligenza spaziale sinistra riescono ad apprendere ed a sfruttare il più frequente rilascio di rinforzi nello spazio controlesionale sinistro. Questa osservazione aveva però una importante eccezione nell unico paziente del campione che oltre ad essere affetto da eminegligenza aveva, rispetto a tutti gli altri pazienti eminegligenti e non, un coinvolgimento lesionale della corteccia cingolare destra. Tale paziente aveva una curva di apprendimento al rinforzo perfetta quando i rinforzi venivano

4 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D più frequentemente rilasciati nell emispazio destro ma si mostrava incapace di raggiungere il criterio di apprendimento quando i rinforzi erano più frequentemente rilasciati a sinistra. Questo risultato costituisce la prima documentazione anatomo-clinica di un deficit di apprendimento al rinforzo spazialmente modulato (i.e. eminegligenza motivazionale) [Mesulam, 1999]. L osservazione di una mantenuta capacità ad apprendere il rilascio di rinforzi nello spazio controlesionale, da parte dei pazienti eminegligenti non affetti da lesioni cingolari mediali, ha importanti ed ovvie implicazioni per la strutturazione degli esercizi di riabilitazione per l eminegligenza. Abbiamo raccolto dati comportamentali ed elettrofisiologici (ERPs visivi) relativi alla esecuzione di un test di Posner con cue centrali a valore predittivo variabile (80% vs. 50% di validità spaziale), in 8 cerebrolesi destri senza eminegligenza ed in 4 con eminegligenza. La valutazione delle componenti ERPs relative alle fasi preparatorie di orientamento dell attenzione precedenti la comparsa dei bersagli attentivi (i.e. ERPs relativi alla fase di cuing: componenti Edan, Adan e Ldap) e di quelle relative alla fase tardiva, di elaborazione attentiva dei bersagli (ERPs relative alla detezione del target: P300) è in corso. In tutti i pazienti, sino a ora esaminati, sono stati raccolti dati anatomici strutturali finalizzati allo studio di correlazione anatomoclinica. Attività previste Completamento dello studio ERPs

5 Neuropsicologia D Valutazione dei processi di imagery mentale visiva (Cecilia Guariglia) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 24 Parole chiave: Imagery mentale visiva, test neuropsicologici, processi visuoimmaginativi. Altri Enti coinvolti: Università dell Aquila, Università di Bologna. Descrizione L imagery mentale visiva viene definita come la capacità di vedere con l occhio della mente [Kosslyn, 1987]. Si riferisce, cioè, all esperienza della percezione in assenza dello stimolo fisico corrispondente ed è cruciale per la soluzione di problemi connessi alla vita quotidiana. La capacità di mental imagery non è un abilità unitaria, ma è costituita da diversi processi [Kosslyn, 1980; 2005] che possono essere danneggiati in maniera indipendente in seguito a lesioni cerebrali [Farah et al., 1988; Luzzatti et al., 1998]. Questi processi includono: a) Il processo di generazione che crea una rappresentazione nel buffer visivo (una struttura comune all imagery e alla percezione, definibile come una sorta di schermo mentale), utilizzando l informazione contenuta nella memoria visiva a lungo termine. Nello specifico, secondo Kosslyn e colleghi [1995a], un immagine può essere generata facendo riferimento a relazioni tra le parti di tipo categoriale (per esempio la finestra sta a destra della porta) o metriche (per esempio la finestra dista 55 centimetri dalla porta). b) Il processo di ispezione che permette di esplorare l immagine mentale visiva. c) Il processo di trasformazione dell immagine mentale visiva che permette, per esempio, la rotazione o la traslazione dell immagine. Aspetti differenti della capacità di imagery mentale hanno un ruolo importante in diverse funzioni cognitive come la memoria, il ragionamento astratto, la comprensione del linguaggio e l orientamento topografico [Brunsdon et al., 2007; Kosslyn et al., 1995b; Palermo et al., 2008a]. Un deficit della capacità di imagery visiva mentale conseguente a lesioni cerebrali, pertanto, può ripercuotersi su diverse funzioni cognitive e può essere altamente invalidante nello svolgere diverse attività. Ad esempio i pazienti con neglect immaginativo (un deficit nell esplorare la parte controlesionale di un immagine mentale) mostrano peculiari deficit di orientamento nell ambiente [Guariglia et al., 2005]. Diventa, pertanto, fondamentale valutare questa complessa capacità, in maniera specifica e con appositi strumenti, al fine di pianificare trattamenti riabilitativi efficaci. Obiettivo di questo progetto di ricerca è proprio quello di realizzare una batteria di test che permetta di analizzare i diversi processi della capacità di

6 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D imagery mentale visiva in pazienti con lesioni cerebrali. A tal fine verranno costruite nuove prove o adattate prove utilizzate in precedenti studi [Palermo et al., 2008b; 2010] che valutino: La capacità di generare immagini mentali. Verranno costruite, cioè, prove che valutino la generazione di immagini mentali di elementi differenti (ad esempio oggetti e palazzi), la capacità di generare immagini facendo riferimento a relazioni spaziali di tipo metrico o categoriale e la capacità di generale aspetti specifici come il colore di un immagine. La capacità di ispezionare immagini mentali. Nello specifico verranno realizzate prove in cui il soggetto deve ispezionare materiale recentemente appreso (immagini presentate al soggetto per 10 secondi) o materiale in memoria a lungo termine (ad esempio ispezionare l immagine di una lettera dell alfabeto). La capacità di trasformare immagini mentali. Verranno costruite, pertanto, prove che valutino diversi aspetti di questo processo quali l abilità di assemblare immagni, di compiere piegamenti mentali (folding) e di ruotare immagini. La batteria di test sarà somministrata ad un campione di 200 soggetti italiani sani (tutti i soggetti dovranno, cioè, avere un anamnesi negativa per disturbi neurologici e/o psichiatrici) di età compresa tra i anni. I dati così raccolti saranno opportunamente analizzati in modo tale da avere per ogni prova realizzata dei dati normativi da utilizzare in ambito clinico. In questo modo sarà possibile avere, per ogni processo visuo-immaginativo, dei test che valutino la presenza di un eventuale danno e pianificare in maniera tempestiva il miglior trattamento riabilitativo possibile. Inoltre, il presente studio consentirà di avere dei dati sulle modificazioni legate all invecchiamento delle diverse componenti dell imagery mentale visiva. Ci aspettiamo che il processo di trasformazione sia quello più soggetto a modifiche all aumentare dell età anche nell anziano non patologico. Brunsdon R, Nickels L, Coltheart M (2007) Neuropsychological Rehabilitation 17: Farah MJ, Hammond KM, Levine DN, Calvanio R (1988) Cognitive Psychology 20: Guariglia C, Piccardi L, Iaria G, Nico D, Pizzamiglio L (2005) Neuropsychologia 43: Kosslyn SM (1980) Image and mind. Cambridge, MA: Harvard University Press. Kosslyn SM (1987) Psychological Review 2: Kosslyn SM (2005) Cognitive Neuropsychology 22: Kosslyn SM, Behrmann M, Jeannerod M (1995b) Neuropsychologia 33: Kosslyn SM, Maljkovic V, Hamilton SE, Horwitz G, Thompson WL (1995a) Neuropsychologia 33: Luzzatti C, Vecchi T, Agazzi D, Cesa-Bianchi M, Vergani C (1998) Cortex 34: Palermo L, Bureca I, Matano A, Guariglia C (2008b) Neuropsychologia 46: Palermo L, Iaria G, Guariglia C (2008a) Behavioural Brain Research 192: Palermo L, Piccardi L, Nori R, Giusberti F, Guariglia C (2010) Cognitive Neuropsychology 27:

7 Attività previste Neuropsicologia Nel corso del 2013 saranno realizzate o adattate le prove necessarie a valutare i diversi processi della capacità di imagery visiva. Le prove saranno somministrate ad una parte del campione (80 soggetti) e si procederà allo scoring e inserimento in un database dei dati raccolti. D Deficit della rappresentazione corporea: prevalenza clinica, substrati neurali e outcome riabilitativo (Cecilia Guariglia) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 24 Parole chiave: Rappresentazione corporea, anosognosia, outcome. Descrizione Negli ultimi anni è stato acquisito un discreto corpo di conoscenze in merito alla nozione di consapevolezza e di rappresentazione corporea. Tali conoscenze derivano, da un lato, dallo studio delle alterazioni della rappresentazione corporea conseguenti a lesioni cerebrali (ARC) o a deafferentazione senso-motoria, dall altro, da studi di neuroimmagine funzionale. Numerose questioni restano, però, ancora aperte. In seguito a danno cerebrale, possono manifestarsi ARC nelle quali il sintomo predominante è costituito da un disturbo della conoscenza dello spazio corporeo che può coinvolgere l intero corpo (autotopoagnosia: AT), o la metà controlesionale (neglect personale: NP). Nonostante tali deficit siano ben noti nella letteratura neuropsicologica, non è nota la loro prevalenza. L AT sembra essere, ad esempio, relativamente rara anche se la mancanza nella pratica clinica di una valutazione sistematica potrebbe comportarne una sottostima [Semenza, Goodglass, 1985]; il NP è, invece, più frequente, ma spesso si associa a eminegligenza extrapersonale (EN) [Committeri et al., 2007], sono quindi rari i casi puri. Per quanto riguarda il ruolo delle ARC nel recupero funzionale, studi recenti [Katz et al., 2012; Schönberger et al., 2006] mostrano elevate correlazioni tra le ARC e l outcome funzionale, sottolineando anche il ruolo negativo svolto dalla presenza di disturbi legati al neglect. Per nostra conoscenza, nessuno studio ha però analizzato in maniera sistematica la relazione tra ARC e recupero funzionale. In particolare, nessuno studio ha indagato il ruolo delle ARC sull outcome funzionale tenendo in considerazione altri deficit che sono noti influenzare l outcome, come, ad esempio, la mancata consapevolezza della malattia (anosognosia) [Denes, 1989]. Quest ultima incide negativamente sull outcome funzionale [Jehkonen et al., 2006], probabilmente riducendo la motivazione del paziente alla terapia [Paolucci et al., 2012]. Inoltre, considerato che, ad esempio, nei pazienti con NP alla mancata attenzione

8 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D per l emisoma controlesionale spesso si associa anosognosia per l emiplegia, è possibile ipotizzare che il ruolo delle ARC sull outcome riabilitativo sia in parte mediato dal ruolo che questi disturbi svolgono nella consapevolezza del deficit. Si intende quindi analizzare anche la possibile relazione tra ARC e anosognosia. Infine, come accennato precedentemente, la letteratura recente è fiorente di studi di neuroimmagine funzionale che hanno indagato i meccanismi attraverso i quali il cervello elabora la rappresentazione corporea in assenza di lesioni [Ehrsson et al., 2004; Corradi Dell Acqua et al., 2009]. Sono tuttavia meno numerosi i lavori che hanno indagato i substrati anatomici delle ARC. Si rende, quindi, necessario integrare le conoscenze derivanti dagli studi di neuroimmagine funzionale con studi lesionali capaci di porre in relazione causale il danno neuroanatomico e l eventuale disturbo presentato dai pazienti. Il presente studio si propone quindi di analizzare la prevalenza delle ARC, il loro ruolo nell outcome funzionale e le loro basi neurali. In particolare, l uso di test sensibili consentirà di rilevare un ampio campione di casi di ARC con differenti gradi di gravità; ciò ci permetterà di definire il peso di tali deficit tenendo in considerazione anche il ruolo di altre variabili (ad esempio, presenza di demenza e depressione). Inoltre, la possibilità di evidenziare substrati neurofunzionali diversi, sottesi ai diversi tipi di ARC, ci permetterà di verificare modelli cognitivi delle rappresentazioni del corpo esistenti ed eventualmente di proporre nuove interpretazioni teoriche. Committeri G, Pitzalis S, et al. (2007) Brain 130: Corradi-Dell Acqua C, Tomasino B, et al. (2009) J Neurosci 29: Denes G (1989) Amsterdam: Elsevier, Ehrsson HH, Spence C, et al. (2004) Science 305: Guariglia C, Piccardi L, et al. (2002) Neuropsychologia 40: Jehkonen M, Laihosalo M, et al. (2006) Acta Neurol Scand114 : Katz N, Fleming J, et al. (2002) Can J Occup Ther 69: Paolucci S, Di Vita A, et al. (2012) Eur J Phys Rehabil Med 48:1-2. Rorden C, Karnath HO, et al. (2007) J Cogn Neurosci 19: Schönberger M, Humle F, et al. (2006) Brain Inj 20: Attività previste Nel corso del 2013 verrà organizzato il materiale sperimentale e si provvederà a reclutare un gruppo di partecipanti con lesione emisferica destra o sinistra e un gruppo di partecipanti sani di pari età e livello di scolarità dei gruppi di pazienti. Saranno somministrate al campione di partecipanti reclutato le diverse prove sperimentali e verrà effettuato l esame di risonanza magnetica, successivamente, si procederà allo scoring e all analisi dei dati raccolti

9 Neuropsicologia D Rappresentazione mentale della città in pazienti cerebrolesi (Laura Piccardi) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 24 Parole chiave: Navigazione umana, spatial neglect, rappresentazione mentale topografica. Descrizione La capacità di orientarsi in ambienti familiari dipende dalla corretta formazione ed uso della rappresentazione mentale dell ambiente [Tolman, 1948]. La mappa mentale di un ambiente include i punti di riferimento (landmark) presenti nel luogo e le relazioni spaziali tra di essi, e permette agli individui di raggiungere una certa destinazione da differenti punti di partenza. Secondo Siegel e White [1975] la conoscenza ambientale progredisce attraverso una fase iniziale landmark in cui l individuo è in grado di riconoscere dei punti di repere dell ambiente, ma non di usarli per orientarsi, seguita da una fase route in cui l individuo è in grado di associare al landmark un istruzione verbale per orientarsi ed infine da una fase survey in cui l individuo è in grado di rappresentarsi mentalmente l ambiente in forma di mappa. Esso suggerisce che il passaggio da una fase alla successiva sia determinato dal grado di familiarità che ogni individuo sviluppa con l ambiente: all aumentare della familiarità aumentano le competenze spaziali e ciò permette di passare da una fase ad un altra. La fase route non prescinde dalla posizione dell individuo e la rappresentazione dell ambiente si basa sulle coordinate egocentriche, mentre nella fase survey, l individuo è in grado di rappresentarsi l ambiente a prescindere dalla posizione e si basa su coordinate allocentriche. Pazienti con eminegligenza spaziale (NSU) possono avere deficit selettivi nell elaborazione di immagini mentali topografiche rispetto all elaborazione di immagini mentali non topografiche [Guariglia, Pizzamiglio, 2007]. Secondo Guariglia e Pizzamiglio [2007] il sistema di rappresentazione mentale di immagini ambientali è diverso da quello che elabora immagini mentali di oggetti. La presenza di pazienti con deficit specifici di un immagine o di un altra suggerisce che l elaborazione avviene in modo diverso [Palermo et al., 2010a; 2010b]. Gli studi su NSU e disturbi navigazionali hanno mostrato interessanti dissociazioni a seconda del tipo di NSU che colpisce i pazienti. Per esempio, Bisiach et al. [1997] hanno trovato che pazienti con NSU nello spazio extrapersonale non hanno difficoltà nell indicare il punto di partenza e i successivi spostamenti lungo un percorso anche quando le svolte sono a sinistra. Questo suggerisce che sia integra la capacità di elaborare un percorso sulla base di informazioni propriocettive, vestibolari e somatosensoriali. Similmente, Pizzamiglio et al. [2003] non hanno trovato differenze tra pazienti con NSU percettivo e pazienti con lesioni destre senza NSU percettivo

10 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D in compiti nei quali si chiedeva loro di replicare una distanza a seguito di uno spostamento passivo, anche quando il corpo era orientato verso sinistra. Guariglia et al. [2005] hanno evidenziato, però, la presenza di differenze nelle prestazioni dei pazienti nella versione umana del labirinto ad acqua di Morris (un noto paradigma impiegato per valutare il ri-orientamento nei ratti) attribuibili alla presenza o assenza di deficit nella rappresentazione dello spazio mentale. Questi autori hanno trovato che solo i pazienti con NSU immaginativo falliscono nel costruire una mappa mentale dell ambiente. Al contrario, pazienti con NSU percettivo sono abili nel costruire una rappresentazione spaziale stabile dell ambiente e nell utilizzare gli indizi geometrici utili al ri-orientamento. Inoltre, mentre pazienti senza NSU e partecipanti sani di pari età e scolarità sono avvantaggiati dalla presenza di landmark nell ambiente, i pazienti con NSU sia percettivo che immaginativo non traggono nessun giovamento dalla presenza di indizi ambientali, anche quando sono posti nello spazio di destra. I pazienti con NSU immaginativo mostrano però un deficit ancora più pervasivo che impedisce anche il ri-orientamento a lungo termine, diversamente dai pazienti con NSU percettivo che sembrerebbero in grado di costruirsi una mappa mentale di un ambiente [Nico et al., 2008]. Uno studio recente [Guariglia et al., in press] riporta che l NSU immaginativo per le immagini topografiche è molto più diffuso di quello per le immagini non topografiche, suggerendo anche che la presenza di disturbi nell orientamento topografico nei pazienti con NSU potrebbe essere molto più alta di quanto atteso. Da questi studi emerge che l NSU, in particolar modo quello immaginativo, compromette la capacità di navigare in ambienti nuovi e di rievocare la conoscenza di ambiente precedentemente acquisiti. Ciò nonostante la conoscenza di ambienti noti finora è stata indagata solo chiedendo al paziente di descrivere un ambiente familiare [Descrizione di piazze familiari: Bisiach e Luzzatti, 1978], l obiettivo del seguente studio è quello di analizzare la rappresentazione mentale di un luogo conosciuto, la propria città (Roma), valutando il livello di conoscenza sulla base del modello di Siegel e White [1975]. A tal proposito si indagherà la conoscenza landmark, route e survey della città di Roma in pazienti cerebrolesi destri e sinistri con e senza NSU e con tipi di NSU diversi. Per valutare la conoscenza ambientale verrà utilizzata una batteria di test derivata dal lavoro di Nori e Piccardi [2010] sulla città di Bologna e adattata alla città di Roma. I pazienti verranno inclusi nello studio sulla base della loro conoscenza ambientale con la città valutata attraverso la Familiarity and Spatial Cognitive Style Scale [FSCS: Piccardi et al., 2011]. Sulla base dei risultati alla FSCS, le prestazioni dei partecipanti alle prove sperimentali di conoscenza ambientale verranno confrontate a parità di familiarità con l ambiente. Intendiamo realizzare uno studio su una popolazione: 10 pazienti cerebrolesi destri con NSU, 10 pazienti cerebrolesi destri senza NSU, 10 pazienti cerebrolesi sinistri senza NSU e senza disturbi del linguaggio che impediscano la comprensione del compito e di 30 partecipanti sani (15 maschi) senza precedenti neurologici e/o psichiatrici di pari età e scolarità dei pazienti. La batteria di test

11 Neuropsicologia utilizzata per indagare la conoscenza di Roma include 6 prove: 2 per la valutazione della conoscenza landmark (elenco verbale di landmark e riconoscimento di landmark); 2 per la valutazione della conoscenza route (riordino di percorsi e capacità di fornire indicazioni stradali) e 2 per la valutazione della conoscenza survey (posizionamento di landmark su mappa muta e stima di distanze). Tutti i pazienti effettueranno prove neuropsicologiche per escludere la presenza di disturbi agnosici e deficit di ragionamento su materiale visuo-spaziale. Ci attendiamo di osservare la presenza di disturbi diversi a seconda della presenza di NSU percettivo o immaginativo. Riteniamo che l NSU immaginativo comprometta sia la conoscenza route che quella survey, mentre l NSU percettivo comprometterebbe prevalentemente la fase route. Ci aspettiamo inoltre di osservare dei deficit percettivi che impediscano il riconoscimento o la corretta localizzazione di landmark ma esclusivamente nell emispazio controlesionale. Diversamente nei pazienti con NSU immaginativo ci aspettiamo un disturbo più pervasivo della rappresentazione mentale di un ambiente. Ipotizziamo, inoltre, di poter trovare delle dissociazioni a seconda del tipo di NSU immaginativo. Pazienti con NSU immaginativo per le immagini non topografiche non dovrebbero avere deficit nelle prove di tipo ambientale. Non ci aspettiamo di osservare deficit nei pazienti cerebrolesi sinistri senza NSU se non la presenza di difficoltà legate alla presenza di anomie. I risultati dello studio ci permetteranno di individuare sia nuove prove di valutazione che di realizzare programmi di intervento mirato per quei pazienti affetti da NSU e da disturbi nella rappresentazione spaziale ambientale che, sulla base di quanto riportato da Guariglia et al. [in press] sulla frequenza dei disturbi navigazionali nell NSU, sarebbero di estrema necessità. Bisiach E, Luzzatti C (1978) Cortex 14: Bisiach E, Pattini P, Rusconi ML, Ricci R, Bernardini B (1997) Cortex 33: Guariglia C, Palermo L, Piccardi L, Iaria G (in press) Neglecting the left side of the public square but not the left side of its clock. Incidence, characteristics and nature of representational neglect. PlosOne. Guariglia C, Piccardi L, Iaria G, Nico D, Pizzamiglio L (2005) Neuropsychologia 43: Guariglia C, Pizzamiglio L (2007) In: F Mast, L Ja ncke (Eds.), Spatial processing in navigation, imagery and perception, New York: Springer-Verlag, Nico D, Piccardi L, Iaria G, Bianchini F, Zompanti L, Guariglia C (2008) Neuropsychologia 46(7): Nori R, Piccardi L (2010) In: Jacob B Thomas (Ed) Spatial Memory: Visuospatial Processes, Cognitive Performance and Developmental Effects, New York: Novapublisher, Palermo L, Nori R, Piccardi L, Giusberti F, Guariglia C (2010b) Journal of the International Neuropsychological Society 16(5): Palermo L, Piccardi L, Nori R, Giusberti F, Guariglia C (2010a) Cognitive Neuropsychology 27(2):

12 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D Piccardi L, Risetti M, Nori R (2011) Psychological Reports 109(1): Pizzamiglio L, Iaria G, Berthoz A, Galati G, Guariglia C (2003) Journal of Clinical Experimental Neuropsychology 25: Siegel AW, White SH (1975) In: HW Reese. Advances in child development, New York: Academic Press, Vol. 10, Tolman EC (1948) Psychological Review 55: Attività previste Nel corso del 2013 verrà preparato il materiale sperimentale, adattando le prove di Nori e Piccardi [2010] e validandole su un gruppo di partecipanti sani. Si provvederà in seguito a reclutare un gruppo di partecipanti con lesione emisferica destra e sinistra con e senza NSU e un gruppo di partecipanti sani di pari età e livello di scolarità dei gruppi di pazienti sulla base dei loro risultati alla FSCS. Ai gruppi di soggetti reclutati verranno somministrate le diverse prove sperimentali e verrà effettuato l esame di risonanza magnetica, successivamente, si procederà allo scoring e all analisi dei dati raccolti. D Utilizzo dei punti di repere ambientali: ruolo del linguaggio (Laura Piccardi) Anno d inizio: 2011 Durata in mesi: 24 Parole chiave: Navigazione umana, agrammatismo, linguaggio spaziale. Altri enti coinvolti: Università di L Aquila. Descrizione Per orientarsi in ambienti familiari l individuo utilizza sia la propria posizione nello spazio, che i punti di riferimento (landmark) presenti nel luogo e le relazioni spaziali tra di essi, fino ad arrivare ad una rappresentazione mentale dell ambiente che prescinde dalla propria posizione [Tolman, 1948]. Secondo Siegel e White [1975] la conoscenza ambientale progredisce attraverso una fase iniziale landmark, in cui l individuo è in grado di riconoscere dei punti di repere dell ambiente, ma non di usarli per orientarsi, seguita da una fase route, in cui l individuo è in grado di associare al landmark un istruzione verbale per orientarsi ed infine da una fase survey in cui l individuo è in grado di rappresentarsi mentalmente l ambiente in forma di mappa. Hermer-Vazquez et al. [1999] sottolinearono l influenza del linguaggio nell orientamento spaziale. Questi autori durante un compito di ri-orientamento che richiedeva o l utilizzo delle coordinate geometriche o l utilizzo di punti di repere per ritrovare un oggetto nascosto chiesero ad adulti senza precedenti neurologici né psichiatrici di svolgere un compito di interferenza linguistica. I loro risultati

13 Neuropsicologia mostravano come il compito di interferenza linguistica impedisse l utilizzo del landmark e che gli adulti si comportavano come i bambini piccoli che utilizzano le informazioni geometriche e non il landmark. Un recente lavoro di Bek et al. [2010] dimostra come in pazienti con una grave afasia né la presenza di deficit di sintassi né la presenza di deficit di lessico comprometterebbero la capacità di rappresentazione spaziale e che il linguaggio spiegherebbe in minima parte la capacità di orientarsi nell ambiente. Obiettivo del presente studio è quello di indagare la relazione tra comprensione dei locativi spaziali e l apprendimento di un percorso con e senza punti di repere. Lo studio si articolerà in due fasi, una prima fase riguarderà l apprendimento di tali percorsi in bambini con sviluppo tipico di età compresa tra i 6 e i 10 anni e la seconda fase riguarderà gruppi di pazienti cerebrolesi destri e sinistri e un gruppo di partecipanti sani di pari età e scolarità. Per valutare la capacità di apprendere un percorso con e senza landmark, verrà utilizzato il Walking Corsi Test [Piccardi et al., 2008; 2012], chiedendo ai soggetti di apprendere una sequenza supra-span con senza punti di repere aggiunti. Per quanto concerne lo studio sui bambini con sviluppo tipico le sequenze supra-span saranno di lunghezza span + 2 (4 per i bambini di 6 anni e 5 per i bambini dai 7-10 anni) [Piccardi et al., submitted] e nella sequenza supraspan con landmark verranno posizionati 3 landmark in punti critici del percorso. Ai bambini verrà mostrata la sequenza fino a quando non saranno in grado di riprodurla correttamente per 3 volte consecutive (Max 18 ripetizioni come da procedura del WalCT) [Piccardi et al., 2012]. Dopo 5 minuti verrà chiesto loro di riprodurre la sequenza appresa ancora una volta. Alla fine, verrà chiesto al bambino di tracciare il percorso appreso su una mappa muta e nella condizione landmark di posizionare le figurine dei landmark lungo il percorso. Verrà anche effettuata una prova di riconoscimento di landmark e distrattori. I bambini eseguiranno anche il subtest dei locativi spaziali del TCGB [Chilosi, Cipriani, 1995] e le Matrici di Raven [Raven, 1938] per valutare la capacità di ragionamento spaziale. La seconda parte dello studio verrà condotta su un gruppo di pazienti cerebrolesi destri e sinistri e un gruppo di controllo di pari età e scolarità. Il gruppo di pazienti cerebrolesi sinistri con afasia dovrà essere in grado di comprendere le consegne del compito. Tutti i pazienti verranno sottoposti ad un esame del linguaggio [Ciurli et al., 1996] e al subtest che misura la comprensione spaziale del TCGB. Tutti i partecipanti eseguiranno il WalCT con e senza landmark apprendendo una sequenza supra-span da 8. Dopo la fase di apprendimento anche loro effettueranno una rievocazione differita a 5 minuti e verrà chiesto loro di tracciare un percorso su mappa muta, di posizionare i landmark e di riconoscerli tra distrattori. Tutti i pazienti eseguiranno un approfondito esame neuropsicologico ed esami neuroradiologici. I partecipanti sani, al fine di escludere la presenza di demenza non ancora diagnosticata, effettueranno il Milan Overall Dementia Assessment [MODA: Brazzelli et al., 1994]. I pazienti utilizzeranno il WalCT nella versione modificata di De Nigris et al. [2013] che

14 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D consente la somministrazione della prova anche a pazienti con disturbi motori. Noi ci aspettiamo che nella prima parte dello studio l abilità a comprendere i locativi spaziali predica la prestazione nella prova con i landmark e non nella prova senza landmark, perché il ruolo del linguaggio nella navigazione spaziale è rilevante a seconda del compito che il soggetto deve svolgere. In una prova di apprendimento di questo tipo, l utilizzo corretto del landmark richiede l uso di etichette verbali direzionali. Nella seconda parte dello studio ci aspettiamo che la presenza di alcuni disturbi di linguaggio (ad es. agrammatismo) compromettano maggiormente la prestazione nella prova landmark, ma non nella prova senza landmark. Ci si attende di evidenziare prestazioni doppiamente dissociate nei due compiti [Crawford, Howell, 1998]. I risultati dello studio ci permetteranno di individuare sia nuove prove di valutazione che di aumentare la conoscenza della relazione tra linguaggio spaziale e rappresentazione spaziale ad oggi poco oggetto di studio. Bek J, Blades M, Siegal M, Varley R (2010) Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory and Cognition 36: Brazzelli M, Capitani E, Della Sala S, Spinnler H, Zuffi M (1994) MODA, Milan Overall Dementia Assessment. Florence, Italy: O.S. Organizzazioni Speciali. Chilosi AM, Cipriani P (1995) Test di Comprensione Grammaticale per bambini. Edizioni del Cerro: Tirrenia. Ciurli P, Marangolo P, Basso A (1996) Esame del Linguaggio II. Florence, Italy: O.S. Organizzazioni Speciali. Crawford JR, Howell DC (1998) The Clinical Neuropsychologist 12: De Nigris A, Piccardi L, Bianchini F, Palermo L, Incoccia C, Guariglia G (2013) Cortex 49: Hermer-Vazquez L, Spelke E, Katsnelson AS (1999) Cognitive Psychology 39:3-36. Piccardi L, Bianchini F, Argento O, De Nigris A, Maialetti A, Palermo L, Guariglia C (2012) Neurological Sciences, DOI /s x. Piccardi L, Iaria G, Ricci M, Bianchini F, Zompanti L, Guariglia C (2008) Neuroscience Letters 432: Piccardi L, Leonzi M, D Amico S, Marano A, Guariglia C (submitted) Development of navigational working memory: evidence from 6- to 10- year-old children. Raven JC (1938) Standard Progressive Matrices: Sets A, B, C, D and EHK. London: Lewis. Siegel AW, White SH (1975) In: HW Reese. Advances in child development, New York: Academic Press, Vol. 10, Tolman EC (1948) Psychological Review 55: Attività previste Nel corso del 2013 verrà preparato il materiale, verranno presi i contatti con le scuole e verrà condotta la prima fase di studio sui bambini con sviluppo tipico di età compresa tra i 6-10 anni. Nella seconda parte verrà effettuato lo studio sui pazienti e sul gruppo di controllo di pari età e scolarità

15 Neuropsicologia Verranno somministrate le diverse prove sperimentali e tutti i pazienti effettueranno l esame di risonanza magnetica. Successivamente si procederà allo scoring e all analisi dei dati raccolti. D Benefici dell esercizio fisico sui processi cognitivi: possibili applicazioni in campo riabilitativo (Francesco Di Russo) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 36 Parole chiave: Invecchiamento cerebrale, attività motoria, ERP. Altri Enti coinvolti: Università di Roma Foro Italico. Descrizione Le strategie per migliorare il funzionamento neuro-cognitivo hanno importanti implicazioni per la salute pubblica, come i deficit subclinici che sono associati ad un aumentato rischio di deterioramento cognitivo, indipendente dai fattori di rischio tradizionali. Questa implicazione è particolarmente importante nelle persone anziane, per le quali l effetto più invalidante dell invecchiamento è il rallentamento generale delle prestazioni cognitive. La letteratura sull esercizio fisico sta avendo sempre più attenzione nel campo delle neuroscienze perché la pratica dell esercizio fisico sembra migliorare il funzionamento neuro-cognitivo. Il presente progetto si propone di ottenere dei dati normativi su un ampio campione di tutte le età (in particolare in persone anziane) per indagare il ruolo dell esercizio fisico sulle risposte corticali relative al funzionamento cognitivo. Utilizzando misure comportamentali ed elettrofisiologiche, questo studio fornirà importanti informazioni circa gli effetti benefici dell esercizio fisico su fattori comportamentali, cerebrali e criticamente cognitivi. In prospettiva, questi dati normativi consentiranno di valutare il grado di invecchiamento cerebrale (in particolare delle funzioni cognitive) di qualsiasi persona, ma in campo clinico e riabilitativo consentiranno di valutare il livello di invecchiamento cognitivo indotto dalla patologia. L utilizzo dell esercizio fisico ai fini di migliorare le funzioni cognitive potrebbe anche avere importanti implicazioni in campo riabilitativo. Attività previste Dal gennaio 2013 sono stati acquisiti dati su 65 soggetti sani (34 attivi e 31 sedentari). Obiettivo del primo anno è di acquisire dati elettrofisiologici e comportamentali su un campione di soggetti sani di tutte le età suddividendoli in due gruppi in base al livello di attività fisica praticata (attivi vs. sedentari)

16 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D I soggetti dovranno eseguire un compito visuo-motorio complesso e in particolare ci si focalizzerà su misure di accuratezza e velocità della risposta motoria e sui processi cognitivi di preparazione all azione che precedono la risposta e che avvengono nella corteccia prefrontale. Entro la fine dell anno i dati preliminari verranno analizzati ed inviati ad una rivista scientifica. D Basi neurali della pianificazione di azioni complesse (Francesco Di Russo) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 36 Parole chiave: Azione, MRCPs, consapevolezza motoria. Altri enti coinvolti: Università di Roma Foro Italico. Descrizione In generale siamo inconsapevoli delle strategie che utilizziamo per eseguire uno stesso movimento in diversi contesti e dell influenza che esercita l ambiente. Inoltre sono note condizioni patologiche in cui la consapevolezza del movimento è decisamente perturbata, ad esempio l anosognosia per l emiplegia. Nelle neuroscienze, gli studi che hanno indagato la consapevolezza dei movimenti si sono concentrati sul quando e dove questo processo abbia luogo a livello cerebrale. In generale la consapevolezza dell intenzione di movimento volontario sembra paradossalmente seguire piuttosto che precedere l attività di preparazione motoria. Il processo in passato è stato localizzato in aree fronto-centrali, ma studi più recenti hanno messo in evidenza il ruolo del lobo parietale. In particolare si suggerisce che le aree parietali posteriori e le aree prefrontali si attivino in modo diverso nella fase di preparazione motoria a seconda della possibilità effettiva di eseguire una determinata azione. La consapevolezza di non poter eseguire sembra associata ad una de-attivazione delle aree parietali e ad una sostenuta attività prefrontale. Nel progetto ci si propone di studiare con tecniche elettrofisiologiche la preparazione del movimento per complesse azioni bimanuali scoordinate. Più precisamente, varieremo la complessità dell azione fino a renderne impossibile la perfetta esecuzione. In soggetti normali questo avviene in compiti di coordinazione bi-manuale quando l azione dei due arti non è simmetrica (disegnare contemporaneamente un cerchio e una linea verticale). Valuteremo se e in che modo il pattern corticale di preparazione motoria è influenzato dalla consapevolezza della possibilità/impossibilità di eseguire correttamente l azione. I risultati possono essere rilevanti per applicazioni in pazienti nell ambito del brain computer interface, i risultati degli eventuali pattern neurali associati a intenzioni e obiettivi consapevoli, potrebbero offrire nuove chiavi per

17 Neuropsicologia leggere più rapidamente e poi trasformare in azioni appropriate le intenzioni del paziente. Attività previste Nel corso dell anno saranno studiati almeno 15 soggetti eseguendo registrazioni EEG ad alta risoluzione (64 canali) durante l esecuzione dei compiti motori proposti. Si propone di studiare la coordinazione manuale adattandola ad un contesto più ecologico. In questo compito di coordinazione bi-manuale, si chiede ai soggetti di eseguire due semplici figure geometriche (cerchio e linea verticale) contemporaneamente con le due mani. In questo caso l interferenza avverrebbe tra un movimento lineare e uno circolare portando il soggetto a disegnare due oggetti tendenzialmente simili, ovvero invece del cerchio si disegnerà un ovale verticale ed invece della linea retta una curva. Questo compito potrà essere eseguito su una tavoletta grafica che invierà al sistema EEG i trigger relativi all istante nel quale hanno inizio i disegni. Entro la fine dell anno i dati preliminari verranno analizzati ed inviati ad una rivista scientifica. D Effetti conseguenti a mielolesione sulla performance di arti non colpiti. Dati comportamentali ed elettrofisiologici (Donatella Spinelli) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 36 Parole chiave: Mielolesione, plasticità, ERP. Altri enti coinvolti: Università degli studi Foro Italico. Descrizione La ricerca vuole indagare variabili comportamentali ed elettrofisiologiche in pazienti mielolesi, con particolare riferimento all ipotesi di un rallentamento del processing e dei tempi di reazione in riferimento a compiti visuo-motori eseguiti con gli arti superiori altrimenti caratterizzati da attività perfettamente integra. Intendiamo valutare le costanti di tempo di queste variazioni rispetto alla norma per capire se esse siano presenti già precocemente dopo l evento traumatico o si accentuino/regrediscano nel corso del tempo. In termini più generali siamo interessati all evoluzione di questi fenomeni che potenzialmente esprimono forme di plasticità cerebrale. Il rallentamento (comportamentale ed elettrofisiologico) potrebbe risultare accentuato nella fase acuta, e poi attenuarsi nel corso del tempo. Questo risultato potrebbe favorire una interpretazione del rallentamento come conse

18 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D guenza di un lieve danno cerebrale associato all evento traumatico che è stato responsabile della mielolesione, seguito da un progressivo recupero. Viceversa se il rallentamento fosse meno accentuato nella fase post-acuta e si amplificasse progressivamente con il passare del tempo, si potrebbero interpretare le variazioni cerebrali in termini di plasticità conseguente alla parziale deprivazione sensori-motoria. Vorremo inoltre valutare se l esercizio fisico e lo sport possano ridurre il rallentamento del processing; questo potrà essere valutato con studi longitudinali e trasversali. Una particolare attenzione sarà dedicata alle caratteristiche della attività cerebrale nel corso della preparazione motoria, l attività cerebrale che precede l azione, che risulta un indicatore particolarmente sensibile a variazioni di performance. I compiti utilizzati implicheranno la discriminazione fra stimoli visivi, la selezione di risposte motorie o di inibizione motoria; questi compiti coinvolgono molteplici processi: percezione, attenzione, discriminazione, preparazione motoria, decisione di eseguire ovvero inibire la risposta già preparata. Studieremo in quaranta pazienti mielolesi (e quaranta soggetti di controllo) i meccanismi cerebrali responsabili di questo comportamento complesso. I dati comportamentali ed elettrofisiologici registrati nel gruppo di pazienti saranno inoltre correlati con i dati clinici e neuropsicologici acquisiti nel reparto. Risultati e prodotti conseguiti Dati precedenti del gruppo [Di Russo et al., 2010] in mielolesi valutati a grandissima distanza dall evento suggeriscono che si possano osservare rallentamenti consistenti a livello comportamentale e modificazioni a livello dell attività corticale sottostante. Attività previste Si prevede la registrazione mediante EEG ad alta risoluzione in 12 pazienti mielolesi valutati a differenti distanze dall evento traumatico. Si prevede inoltre la registrazione di 12 soggetti sani confrontabili per età, genere e scolarità. L esperimento si baserà sul confronto di condizioni che richiedono la discriminazione fra stimoli visivi (target) cui il soggetto deve rispondere premendo il tasto di un computer (Go) vs. stimoli (non-target) che chiedono l inibizione della risposta motoria (No-go). I dati comportamentali (RT ed errori) saranno associati ai dati elettrofisiologici (Event Related Potentials, ERPs) registrati simultaneamente. I dati comportamentali saranno analizzati mediante ANOVA su differenti parametri e considerando eventuali correlazioni con dati neuropsicologici dei pazienti; i dati elettrofisiologici saranno analizzati in vario modo, incluso l analisi del dipolo mediante sistema BESA

19 Neuropsicologia D La distanza tra sguardo e pronuncia durante la lettura ad alta voce nella dislessia evolutiva (Maria De Luca) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 12 Parole chiave: Dislessia, movimenti oculari. Altri enti coinvolti: Dipartimento di Psicologia, Università di Roma La Sapienza. Descrizione In compiti di lettura ad alta voce saranno registrati simultaneamente i movimenti oculari e la pronuncia ad alta voce, al fine di misurare la relazione che intercorre tra la posizione dello sguardo sul testo e l avanzamento della pronuncia del testo. I risultati potranno consentire l approfondimento dello studio dei meccanismi responsabili della lentezza di lettura nei ragazzi con dislessia evolutiva. Attività previste Parteciperanno allo studio circa venti ragazzi con disturbo di lettura e venti ragazzi normolettori, selezionati tra alunni della classe prima media inferiore di madrelingua italiana. Lo screening includerà prove standardizzate di livello di lettura (prove di lettura MT) [Cornoldi, Colpo, 1998] e di intelligenza non verbale (test delle matrici colorate di Raven), e la valutazione del visus. Saranno inclusi nel gruppo dei partecipanti con difficoltà di lettura i ragazzi che al test di livello di lettura avranno una prestazione inferiore a 1.65 deviazioni standard (5 percentile) dalla media prevista per il livello di scolarizzazione, e che avranno un punteggio grezzo superiore o uguale a 22 al test delle matrici progressive di Raven [dati normativi in Pruneti et al., 1996], e una normale o corretta acuità visiva. I movimenti oculari saranno registrati con un campionamento di 1000 Hz con il sistema di eye-tracking binoculare eye-link 1000 (SR- Research; Canada) basato sulla riflessione pupillare e corneale a raggi infrarossi; la voce sarà registrata digitalmente mediante un sistema audio interfacciato al sistema di eye-tracking, che consentirà di sincronizzare tra loro le tracce audio e dei movimenti oculari. Si utilizzerà un brano presentato sullo schermo del computer senza limiti di tempo, che dovrà essere letto ad alta voce individualmente da ciascun partecipante. Il tempo totale di lettura, separatamente per le componenti di pronuncia e di esplorazione visiva, sarà misurato basandosi sull analisi delle tracce audio e dei movimenti oculari. L analisi combinata di queste tracce consentirà di stabilire le relazioni tra l elaborazione dei movimenti oculari e l articolazione della pronuncia ad alta voce. Saranno anche misurati altri parametri critici sia per i movimenti oculari (numero e durata delle fissazioni, ampiezza dei movimenti saccadici) che per la componente orale della lettura (durata di pronuncia per le singole parole, numero e durata delle pause)

20 Sezione III: Attività per linea di ricerca corrente D D Influenza della codifica predittiva sulla elaborazione cosciente di stimoli visivi (Fabrizio Doricchi) Anno d inizio: 2013 Durata in mesi: 12 Parole chiave: Sistema visivo, coscienza, potenziali evocati. Altri enti coinvolti: Dipartimento di Psicologia, Università di Roma La Sapienza. Descrizione Individuare i meccanismi che sono all origine della nostra esperienza cosciente degli stimoli ambientali è uno dei problemi centrali delle neuroscienze. Attualmente, i fattori che più di altri influenzano la possibilità che un evento sensoriale abbia accesso alla coscienza, i.e. che si abbia un resoconto esplicito della esperienza soggettiva di tale evento [Dehaene S, Changeux JP (2011) Neuron 70: ], sono due. Il primo è l intensità della stimolazione sensoriale: gli stimoli vicini alla soglia percettiva possono a volte sfuggire alla elaborazione cosciente. Il secondo è il grado di attenzione posto alla elaborazione di stimoli in arrivo: se la nostra attenzione è distratta da uno stimolo inatteso, aumenterà la probabilità di perdere l elaborazione cosciente dello stimolo sul quale stavamo focalizzando la nostra attenzione. Le indagini fmri ed ERPs hanno dimostrato che la percezione cosciente è correlata alla opportuna amplificazione della traccia dello stimolo nelle aree sensoriali primarie e secondarie ed al coinvolgimento delle aree associative parietali e frontali. Il mancato ingresso della traccia sensoriale nelle aree parieto-frontali preclude la sua elaborazione conscia [Dehaene S, Changeux JP (2011) Neuron 70: ]. Recentemente, diversi studi hanno suggerito che i processi percettivi non possano essere considerati una mera registrazione passiva degli eventi sensoriali ma che, al contrario, il cervello costruisca attivamente delle predizioni sulle informazioni sensoriali in arrivo in base alle esperienze pregresse [Friston K (2011) Int J Psychophysiol epub dec 13]. Tali predizioni vengono continuamente aggiornate sulla base della congruenza od incongruenza tra eventi predetti ed eventi accaduti (i.e. errore di predizione). Lo scopo del nostro progetto di ricerca è quello di investigare se la regolarità statistica con la quale degli stimoli visivi si sono presentati nello spazio e nel tempo moduli i processi nervosi che sono alla base della elaborazione cosciente dei nuovi stimoli in arrivo. Più concisamente, la domanda che ci poniamo è la seguente: le predizioni che formuliamo sulla base della esperienza sensoriale passata possono facilitare l elaborazione cosciente di nuovi stimoli che altrimenti rimarrebbero al di sotto della soglia di elaborazione cosciente? Attività previste Verrà utilizzato il paradigma sperimentale dell attentional blink (AttB). In ogni prova di questo compito, viene presentata una serie di stimoli che si suc

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