Da Il Sole 24 Ore del 20 aprile 2014

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1 Da Il Sole 24 Ore del 20 aprile 2014 Tutti i prelievi nascosti per imprese e famiglie Il bonus Irap «bilanciato» dalla rata unica sulla plusvalenza degli asset aziendali - Più tasse anche sul risparmio Carmine Fotina Marco Mobili Il borsino tra chi guadagna e perde con il decreto «Per un'italia coraggiosa e semplice» varato dal governo Renzi venerdì scorso va su per le famiglie e giù per le imprese. Almeno per il Nelle pieghe del provvedimento spuntano una serie di prelievi "nascosti", finora rimasti lontani dai riflettori. Per le imprese che hanno già rivalutato gli asset emergono 600 milioni da versare in unica soluzione a metà giugno. Per le famiglie l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie al 26% non risparmierà depositi e conti correnti bancari e postali. I «mitici 80 euro» di bonus che sarà erogato dai datori di lavoro con le buste paga di maggio premierà almeno 6 milioni di contribuenti che oggi guadagnano tra 16mila e 24mila euro. Gli altri 4 milioni di lavoratori che stanno tra e euro potranno contare su aumenti mensili che vanno dai 40 ai 78 euro al mese. Le famiglie e i risparmiatori pagheranno comunque pegno con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% che oltre a colpire i contribuenti più propensi al risparmio non esenterà i correntisti che si vedranno tassare al 26% gli interessi su depositi e conti correnti. A pagare una buona parte del conto per l'erogazione del bonus da 80 euro ai lavoratori dipendenti saranno le banche chiamate a versare entro metà giugno prossimo in unica soluzione più del doppio di quanto inizialmente disposto dalla legge di stabilità per la rivalutazione delle quote della Banca d'italia. L'aliquota dell'imposta sostitutiva dell'ires e dell'irap, stando a quanto reso noto dallo stesso premier Matteo Renzi nella conferenza stampa di presentazione del decreto, passa dal 12 al 26 per cento e dovrà assicurare all'erario, come detto, per metà giugno 1,8 miliardi di euro. I primi benefici per gli istituti di credito, così come per le imprese, arriveranno nel 2015 con la riduzione del 10% delle aliquote Irap. Che secondo le stime dell'economia dovrebbe ridurre il carico fiscale su imprese e autonomi di 2,6 miliardi di euro. Un anticipo con effetti di cassa per 700 milioni arriverà a fine novembre, quando banche, assicurazioni, imprese, autonomi, agricoltori e concessionari, potranno ridurre dello 0,4% il peso degli acconti Irap. Ammonta per ora a 8-9 miliardi, invece, il beneficio diretto che le imprese potranno vedere concretizzarsi con il nuovo piano per i pagamenti della Pa. Non un regalo, ovviamente, ma la corresponsione di quanto dovuto e non incassato nei termini previsti dalla legge. La nuova tranche dovrebbe essere integrata da quanto potrà essere anticipato da banche e Cassa depositi e prestiti, probabilmente nell'ordine di 3-4 miliardi per il A far crollare il borsino delle imprese contribuisce invece il taglio degli incentivi con la sforbiciata per le agevolazioni fiscali soprattutto nel settore agricolo e la rivalutazione anticipata, che nel complesso potrebbero valere circa 1 miliardo. La vera beffa per le imprese, infatti, è il comma spuntato nelle ultime bozze del decreto che, se confermato,

2 obbligherà tutte le aziende che hanno rivalutato beni non ammortizzabili al 12% ovvero al 16% se ammortizzabili, a versare in unica soluzione l'imposta dovuta entro metà giugno anziché pagare nelle tre rate annuali di pari importo previste inizialmente sempre dalla "stabilità". Il tutto con buona pace della certezza del diritto e della pianificazione fiscale aziendale. Sconto Irap, ma pesa la rivalutazione sui beni È un bilancio in chiaroscuro quello che possono tirare le imprese analizzando il testo del decreto esaminato dal consiglio dei ministri. I due provvedimenti più attesi, quello su una nuova tranche per pagare i debiti della Pa e quello sulla riduzione dell'irap, vanno conteggiati in "attivo" sebbene si siano rivelati in entrambi i casi inferiori alle attese. Sull'altro piatto della bilancia, le imprese devono considerare gli effetti della rata unica sulla rivalutazione dei beni d'impresa stimati in oltre 600 milioni di euro, il taglio delle agevolazioni e dei regimi fiscali agevolati in agricoltura che porta il conto a 1 miliardo e i contraccolpi che l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie potrà avere sulle emissioni di bond da parte delle aziende. La stangata da oltre 600 milioni per le imprese è comparsa tra le pieghe dell'articolo sull'aumento delle rendite finanziarie. L'imposta sostituiva del 12% per chi ha rivalutato beni d'impresa non ammortizzabili e del 16% per gli asset ammortizzabili, secondo il nuovo decreto dovrà essere versata entro metà giugno in unica soluzione e non più in tre rate annuali di pari importo come disposto dalla legge di stabilità per il Il tutto con buona pace della certezza del diritto e dello Statuto del contribuente soprattutto per quelle imprese che hanno già operato la rivalutazione nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2013, confidando in un esborso da ripartire in tre anni, che invece ora viene trasformato ex tunc in unica soluzione. E visto però che i benefici fiscali della rivalutazione per l'impresa avranno effetto solo dal 2016 (salvo ripensamenti dell'ultima ora) o dal 2017 per le plusvalenze, il prelievo di metà giugno potrebbe apparire quasi un prestito forzoso a tasso zero a totale beneficio delle casse dell'erario. Per arrivare al miliardo di riduzione delle agevolazioni fiscali per le imprese 400 milioni arriveranno dal settore agricolo. La limitazione dell'esenzione Imu per le zone svantaggiate dovrà garantire non meno di 350 milioni annui. Dai piccoli produttori agricoli dovranno poi arrivare 21 milioni per il 2014 con l'eliminazione del regime di esonero per le cosiddette imprese "marginali". I restanti 33 milioni arriveranno dalla revisione al ribasso del regime fiscale agevolato per le imprese agricole che producono energia da fonti rinnovabili. Molto atteso dalle imprese l'intervento sui debiti della Pa, tra gli 8 e i 9 miliardi. Di certo lontano dai 13 miliardi indicati dal Def, cifra raggiungibile solo se si inserisce nel computo anche l'effetto (solo stimato) del piano di cessione dei crediti con banche e Cdp. Per altro il plafond che la Cassa dovesse mettere sul piatto nel 2014, tra i 3 e i 4 miliardi, stando alla classificazione Eurostat che vede Cdp fuori dal perimetro del bilancio dello Stato, non andrebbe rilevato come stanziamento statale. Tutte le somme indicate nel decreto interverranno sulla spesa corrente e, per non impattare sul deficit, potranno coprire spese in conto capitale solo nei limiti (strettissimi) consentiti del patto di stabilità interno.

3 Sull'Irap le imprese si aspettavano di più. Il taglio delle aliquote oltre a produrre una riduzione del 10% pari a 2,6 miliardi solo dal 2015, con un anticipo a fine novembre con gli acconti per 700 milioni, non incide nella riduzione del costo del lavoro e inverte il ciclo di interventi degli ultimi anni sulla deducibilità del tributo regionale dall'ires e dall'irpef. Stangata sulle quote Bankitalia e meno riscossione Non c'è solo la stangata da 1,8 miliardi di euro per le banche che hanno rivalutato le quote della Banca d'italia. Tra gli effetti negativi della manovra per l'intero sistema bancario va inserito anche il taglio dei costi della riscossione fiscale. Per intenderci sono destinate a ridursi sensibilmente nel tempo anche tutte le commissioni bancarie riconosciute dallo Stato per l'incasso delle deleghe uniche di pagamento (i modelli F24). Tra i vantaggi dell'intero sistema creditizio si possono includere il taglio dell'aliquota Irap con un effetto di cassa, seppur limitato, già con gli acconti di novembre, nonché la commissione (ipotizzata al 2%) che le banche possono incassare con i crediti della Pa ceduti dalle imprese. In attesa che la norma sia definita nel dettaglio dai tecnici di Palazzo Chigi, ad annunciare l'arrivo della stangata sulle banche è stato lo stesso premier, Matteo Renzi. Che con uno dei suoi dieci tweet con cui ha presentato alla stampa il decreto approvato venerdì, ha spiegato che con l'innalzamento al 26% dell'aliquota sulla rivalutazione delle quote della Banca d'italia arriverà un gettito di 1,8 miliardi di euro. Un importo anche superiore a quanto stava emergendo negli ultimi giorni di messa a punto del decreto. Nelle ultime bozze che hanno preceduto il Consiglio dei ministri di venerdì l'aumento dell'imposta sostitutiva dovuta dalle banche era indicato dal 12 al 20%. In sostanza le banche e le quattro imprese assicuratrici che detengono partecipazioni nel capitale della Banca d'italia che hanno per altro già contabilizzato sul 2013 le quote del capitale rivalutate avevano fatto i conti su 900 milioni da versare all'erario. Non solo. All'aumento del prelievo fino al 26% si è aggiunto anche il cambio delle regole in corso. Il miliardo e 800 milioni dovuto dalle banche che hanno rivalutato quote di Bankitalia, dovrà essere versato nelle casse dello Stato in unica soluzione entro metà giugno. E non più dunque in tre rate annuali di pari importo come prevedeva espressamente la legge di stabilità per il Ancora tutta da cifrare è invece l'altra misura di contenimento della spesa statale che avrà impatto diretto sul mondo bancario. L'articolo 11 della bozza del decreto tagliacuneo prevede il taglio progressivo delle commissioni che oggi lo Stato versa agli istituti di credito e agli operatori autorizzati per la loro attività di riscossione dei versamenti tributari. L'Agenzia delle entrate dovrà, già nel 2014, provvedere alla revisione delle condizioni, incluse quelle di remunerazione delle riscossioni dei versamenti unitari effettuati dai contribuenti con il modello F24. Ua revisione che secondo le indicazioni del Governo dovrà garantire una riduzione di spesa del 30% nel 2014 e, «per ciascun anno successivo, al 40% di quella sostenuta nel 2013». Tra le poste "avere" le banche potranno includere nel 2015 la riduzione del 10%

4 dell'aliquota Irap. Con un effetto di cassa anticipato già da quest'anno, seppur limitato, con gli acconti di fine novembre. Salvo ulteriori ripensamenti dell'ultima ora, dall'anno d'imposta 2014 (dunque dal prossimo anno) le banche applicheranno al valore della produzione un'aliquota del 4,2% anziché quella attuale del 4,65 per cento. In acconto a fine novembre, invece, l'aliquota è del 4,4 per cento. Bonus per i lavoratori, stretta per i risparmiatori Il sostegno alle famiglie e il rilancio dei consumi sono la grande scommessa del governo con l'arrivo, nelle buste paga di maggio, del «mitico bonus da 80 euro», per dirla alla Renzi. Come spiega la nota diramata da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, il Governo conferma che con il decreto «Per un'italia coraggiosa e semplice» sono stanziati 6,7 miliardi a copertura da maggio a dicembre 2014 di un "credito". Che, come detto, a partire dai cedolini di maggio aumenterà di 80 euro la retribuzione netta dei lavoratori dipendenti e assimilati che guadagnano tra e euro lordi. Va subito ricordato che il bonus Irpef si muove sulla curva delle detrazioni Irpef e dunque sarà progressivo in funzione del reddito annuale del lavoratore dipendente, tanto che per chi guadagna euro sarà pari a 320 euro da maggio a dicembre. Che al mese si traducono in 40 euro. Quota 80 euro al mese sarà dunque riservata a quei 6 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati che oggi guadagna tra 16mila e 24mila euro. Gli effetti del nuovo "credito" si ridurranno via via fino ad azzerarsi a quota 26mila euro. I benefici che avranno le famiglie con il "bonus Renzi" andrà ad aggiungersi da maggio agli aumenti disposti a inizio anno dal governo Letta con la legge di stabilità. Dalle buste paga di gennaio scorso, infatti, i lavoratori dipendenti si sono ritrovati in media in busta paga tra i 16 e i 17 euro in più. La curva delle detrazioni Irpef ridisegnata da Letta interrompeva i suoi effetti a 55mila euro. Allo stato, in attesa della versione definitiva del decreto varato venerdì, l'effetto cumulato dei due bonus Irpef produce un guadagno netto che arriva a sfiorare i 100 euro al mese per chi guadagna tra 15 e 18mila euro all'anno. La beffa dell'ultima ora per le famiglie riguarda i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a euro, i cosiddetti incapienti. Nonostante le promesse del premier Renzi con l'approvazione a inizio aprile del Def e i tentativi dei tecnici di far quadrare i conti ed includere tra i beneficiari del bonus da 80 euro anche i 4 milioni di incapienti, alla fine ha prevalso l'obbligo di mantenere l'impegno preso a metà marzo con i 10 milioni di lavoratori dipendenti. Così sia per gli incapienti che per i lavoratori autonomi con partita Iva l'appuntamento con il "bonus Renzi" è rinviato a data da destinarsi. E con tutta probabilità con la prossima legge di stabilità e dunque a partire dal 2015, risorse permettendo. Un impatto negativo del decreto varato venerdì sulle famiglie può arrivare dall'aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento. Occorre ricordare, infatti, che la misura pur escludendo i titoli di Stato, avrà effetti negativi ad esempio sui conti correnti bancari e postali dove gli interessi sui depositi dal prossimo 1 luglio saranno

5 tassati al 26 per cento, tornando di fatto a sfiorare quel 27% da cui erano scesi al 20% con il governo Berlusconi. Tra gli effetti positivi del decreto per le famiglie rientra anche l'intervento del Governo sulla messa in sicurezza delle scuole, consentendo ai comuni di escludere dal patto di stabilità le spese per l'edilizia scolastica.

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