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1 Il dottorato di ricerca italiano nel processo di Bologna Dino Pedreschi Università di Pisa Il futuro del dottorato di ricerca coincide con il futuro del nostro intero sistema dell università e della ricerca: l uno non potrà crescere e svilupparsi senza l altro. Non è un caso che il tema dello sviluppo degli studi dottorali abbia preso sempre più importanza nel cosiddetto Processo di Bologna, rivolto a costruire l area europea dell istruzione superiore, fino a diventare con il convegno dei ministri UE di Bergen 2005 ed quello di Londra 2007 un tema centrale, se non il tema centrale. Il motivo è evidente: come può l Europa centrare l ambizioso obiettivo di Lisbona diventare la più competitiva economia basata sulla conoscenza, capace di coniugare sviluppo ed equità sociale se mancano i ricercatori rispetto alla concorrenza? Il grafico (dati OCSE, 2003) fotografa impietosamente la realtà Japan US EU-25 Number of researchers per 1000 labour force 2003 Average annual growth rates (%) Come si inquadra in queste strategie europee il dottorato italiano? A che punto siamo? Per ragionare sulle prospettive propongo un esercizio. Nel febbraio 2005 si è tenuto a Salisburgo uno dei Bologna Seminar intitolato Doctoral Programmes for the European Knowledge Society, al termine dei quali sono stati enunciati dieci principi di base per lo sviluppo di programmi di dottorato: questi, oggi noti come i princípi di Salisburgo, sono divenuti punti di riferimento nel processo di Bologna. L esercizio è il seguente: elenchiamoli uno ad uno e proviamo a riflettere,

2 caso per caso, sulla realtà italiana del dottorato. Con l obiettivo di delineare le domande giuste, piuttosto che risposte preconfezionate. 1. La componente centrale del dottorato è l avanzamento della conoscenza attraverso ricerca originale. Al tempo stesso, il dottorato deve intercettare in misura crescente le necessità di un mercato del lavoro più ampio di quello strettamente accademico. (The core component of doctoral training is the advancement of knowledge through original research. At the same time it is recognised that doctoral training must increasingly meet the needs of an employment market that is wider than academia.) Sia a livello europeo, nel processo di Bologna, che a livello italiano, nella riforma dell autonomia didattica, la missione del dottorato si va modificando: dalla formazione dei soli ricercatori in senso stretto anche a quella degli innovatori, capaci di trasferire conoscenza nell industria e nella pubblica amministrazione. Siamo d accordo? Siamo convinti che un percorso di formazione alla ricerca sia in realtà l unico modo di formare anche competenze reali di trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo? Io credo che questa sia un opzione strategica per l Italia, perché la conoscenza si trasferisce solo sulle gambe delle persone. Quanta strada c è da fare in questa direzione! Il dottorato è percepito oggi, in Italia, come un affare interno delle università. Si percepisce incertezza sulle finalità del dottorato: una gestione spesso personalistica e iper-specialistica da parte dei docenti, una diffusa diffidenza da parte delle imprese. I numeri sono bassi nei singoli dottorati, ma anche globalmente: 8000 dottori di ricerca all anno, pochi rispetto ai colleghi internazionali. Le stime OCSE (Fonte: Education at a glance 2005) ci dicono che i nostri dottori di ricerca, pur considerando gli specializzati delle scuole di medicina e simili, sono neppure lo 0,5% dei giovani della relativa fascia di età, a fronte di una media OCSE dell 1,3% e di punte come la Germania (2%), la Gran Bretagna (1,8%) o la Svezia (2,8%).

3 Occorre rafforzare il dottorato e insieme promuoverlo con forza verso il mercato del lavoro. I meccanismi possono essere gli incentivi fiscali alle imprese che assumono dottori di ricerca, la priorità di accesso ai fondi di ricerca industriale per le imprese che impiegano dottori di ricerca, il riconoscimento del titolo di dottore di ricerca per l accesso a ruoli dirigenziali nella PA, il riconoscimento e, in prospettiva, l obbligatorietà del titolo di dottore di ricerca per l accesso alla carriera accademica e negli enti pubblici di ricerca. Ma è anche necessario un grande sforzo di comunicazione verso la società, per aiutare a far passare l idea che il dottorato sta cambiando pelle, sta assumendo questa duplice finalità di creare ricercatori e innovatori. 2. Integrazione nelle strategie istituzionali: le università, come istituzioni, devono assumersi la responsabilità di garantire che i programmi di dottorato e di avviamento alla ricerca che esse offrono siano disegnati per rispondere alle nuove sfide e per aprire opportunità di adeguate carriere professionali. (Embedding in institutional strategies and policies: universities as institutions need to assume responsibility for ensuring that the doctoral programmes and research training they offer are designed to meet new challenges and include appropriate professional career development opportunities.) A livello europeo, insomma, si va consolidando l opinione che il dottorato sia un punto chiave della missione dell università, e che le università debbano sviluppare strategie di lungo termine per lo sviluppo di forti ambienti di ricerca e meccanismi per migliorare la qualità dei dottorati. La conseguenza dei primi due principi è che il dottorato, nel processo di Bologna, è il terzo livello della formazione universitaria, non il primo livello della carriera universitaria. Se riusciremo a condurre in porto la riforma dei cicli e le studentesse e gli studenti migliori saranno in grado di prendersi la laurea magistrale in 5 anni o giù di lì (come peraltro già accade in molti casi), il dottorato diventerà per questi studenti semplicemente il più alto livello della formazione universitaria. Le università sono tenute a garantirne finalità, organizzazione, qualità, risorse adeguate. L impegno dei docenti nel dottorato deve far parte del normale carico istituzionale, in un quadro di sostenibilità organizzativa e scientifico-culturale. Quanta di questa consapevolezza è presente nei nostri atenei? Quanto integrati sono i nostri dottorati nell offerta didattica delle singole università o di loro consorzi? Quanto accoglienti in ingresso sono i nostri dottorati? Quanto dibattito è in corso sulle migliori modalità per strutturare la formazione dottorale e garantirne la qualità? 3. L importanza della diversità: la ricca diversità di programmi dottorali in Europa incluso di dottorati congiunti è un punto di forza che deve essere valorizzato attraverso la qualità.

4 (The importance of diversity: the rich diversity of doctoral programmes in Europe - including joint doctorates - is a strength which has to be underpinned by quality and sound practice.) In ogni decalogo europeo la diversità è un comandamento: certo è importante, perché stiamo in un continente ricco e diverso, e la diversità è ricchezza in un contesto di qualità e di valutazione. Nel dottorato ad esempio, c è grande diversità di modelli: scuole di dottorato, consorzi di dottorato, graduate schools, dottorati internazionali congiunti, dottorati professionali, e altro ancora, come emerge ad esempio dalla discussione al recente Bologna Seminar sul dottorato tenutosi a Nizza nel Dicembre Il dibattito sui diversi modelli è in ritardo in Italia, eppure è importante porsi il problema se si intendono rivedere le finalità stesse del dottorato. 4. Dottorandi come ricercatori in erba, da riconoscere come professionisti con diritti commisurati che danno un contributo chiave alla creazione di nuova conoscenza. (Doctoral candidates as early stage researchers: should be recognized as professionals with commensurate rights - who make a key contribution to the creation of new knowledge.) Il dottorando è uno studente che paga una retta (o usufruisce di una borsa di studio) oppure è un ricercatore in erba che, per la durata del suo avviamento alla ricerca, partecipa a pieno titolo alle attività dell ambiente in cui si trova? La risposta che si è data a questa domanda, nel comunicato di Bergen 2007, è saggia: il dottorando è entrambe le cose. E proprio così un dottorando, al contempo uno studente con diritti e doveri da studente, ma anche una figura che impara a fare ricerca facendola, e nel farlo agisce come un professionista che contribuisce in modo originale all avanzamento delle conoscenze. La metafora che più si addice a questo status è quella dell adolescente, che non è più un bambino, ma non è ancora completamente adulto, ha bisogno di una transizione assistita verso l età adulta, ha bisogno che la famiglia provi a dargli le chiavi di casa per cominciare a misurarsi con il mondo che sta là fuori. Se accettiamo questo modo di ragionare, al duplice status di studente/ricercatore junior devono corrispondere doveri e diritti commisurati. Bene, allora in qualità di ricercatori in erba, queste persone nella fascia dei anni, che fanno progetti di vita, che mettono su famiglia, hanno bisogno di un welfare. Diritti elementari, come la copertura previdenziale e sanitaria, il sostegno alla maternità, l attenzione alle questioni di genere e alle pari opportunità, in riferimento alla Carta europea dei ricercatori, la possibilità di accedere a fonti di reddito per la loro attività di supporto alle ricerche e alla didattica. In qualità di studenti, i dottorandi hanno diritto che la Costituzione venga applicata per quanto riguarda il diritto allo studio, che deve essere esteso anche al dottorato, coerentemente alla logica del terzo livello della formazione universitaria. Si dia piena attuazione al principio che lo Stato sostiene gli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi. Si punti sul dottorato anche come strumento per far ripartire quella mobilità sociale che nel nostro paese sembra essersi interrotta: come collettività, dovremmo oggi sentire la responsabilità non solo di assicurare pari opportunità in partenza ai nostri giovani, ma anche di spingere i giovani di

5 miglior talento ai vertici più alti della formazione, nel loro interesse e di quello del paese. 5. Il ruolo della supervisione e della valutazione dei dottorandi: i relativi accordi dovrebbero essere formalizzati in un contratto fra dottorando, supervisore ed istituzione. (The crucial role of supervision and assessment: in respect of individual doctoral candidates, arrangements for supervision and assessment should be based on a transparent contractual framework of shared responsibilities between doctoral candidates, supervisors and the institution.) Per affrontare le nuove sfide, il dottorato dovrà avere una struttura più solida e definita come percorso di studi? A livello europeo c è un chiaro trend verso una migliore organizzazione ed una più precisa regolamentazione dei diritti e dei doveri dei dottorandi, dei supervisori e delle istituzioni, addirittura attraverso espliciti contratti individuali, anche per evitare casi di abbandono dei dottorandi da parte dei supervisori o sovraccarico del lavoro di supervisione (un fenomeno purtroppo sconosciuto in Italia!). Certo, l implementazione di scuole di dottorato con struttura più solida implica l estensione delle attività didattiche, la possibilità di programmare l attività del dottorato in riferimento a risorse adeguate e stabilite, sia in termini di docenti interni (con relativo riconoscimento dell attività didattica e di supervisione nel dottorato nell ambito del carico didattico complessivo del docente) che di docenti internazionali. Il comunicato di Bergen, saggiamente, raccomanda però di non esagerare con la regolamentazione del dottorato. In Italia, oggi, si registra una decisa carenza di struttura organizzativa e solidità del percorso di studio, insieme con un eccesso di regolamentazione sull esame di ammissione, che tende a sfavorire la mobilità studentesca fra le diverse sedi universitarie e, ancor più, fra le diverse discipline. In realtà, occorre fare proprio il contrario: da un lato rinsaldare la struttura, senza eccedere per non snaturare l esperienza del dottorato come formazione alla ricerca attraverso la ricerca, e, dall altro lato, deregolamentare le procedure di ammissione eliminando le prove scritte ed orali e allineandoci alla selezione su dossier, come avviene nella maggior parte dei paesi europei, per favorire la mobilità geografica, anche internazionale, e inter-disciplinare. 6. Massa critica: i dottorati dovrebbero tendere a raggiungere una massa critica da grandi scuole dottorali nelle università maggiori a collaborazioni internazionali, nazionali o regionali fra università. (Achieving critical mass: Doctoral programmes should seek to achieve critical mass and should draw on different types of innovative practice being introduced in universities across Europe, bearing in mind that different solutions may be appropriate to different contexts and in particular across larger and smaller European countries. These range from graduate schools in major universities to international, national and regional collaboration between universities.)

6 La formazione dottorale è efficace solo se inserita in ambienti di ricerca vigorosi, stimolanti, attivi e riconosciuti a livello internazionale. Un dottorato proficuo deve dare l opportunità ai dottorandi di operare in gruppi ed ambienti di ricerca diversi, scongiurando le monoculture e l omologazione. Perché? Perché si impara a fare ricerca solo in posti in cui la si fa davvero, a livelli di eccellenza. E l eccellenza è birichina: da noi come in ogni parte del mondo non si concentra tutta in poche università o centri di ricerca facilmente etichettabili, ma tende a distribuirsi un po qua e un po là, ed ogni approccio semplicistico per separare università di ricerca ed università di didattica, università di seria A e di serie B, è destinato a fallire. Non c è alternativa a valutare, quindi: valutare e capire quando e dove le eccellenze diffuse nelle università e negli enti di ricerca possono raggiungere la massa e la qualità critica che consente di fare buoni dottorati di ricerca. Oggi in Italia la frammentazione dei dottorati, invece, è terribile. Abbiamo troppi dottorati troppo piccoli, con pochi dottorandi, spesso anche con una limitata idoneità scientifica di sedi o di consorzi. Stiamo addirittura tornando indietro, con i consorzi di dottorato che vanno diminuendo. Una delle sfide per la nascente Agenzia Nazionale per la Valutazione dell Università e della Ricerca è proprio la valutazione del dottorato, bisogna premiare i dottorati che riescono a raggiungere qualità e massa critica e penalizzare invece la frammentazione. Occorre fare emergere le migliori occasioni esistenti e potenziali per la creazione di scuole di dottorato, valorizzando tutte le strutture della ricerca. La ricerca si fa bene al CNR, all INFN e presso gli altri enti pubblici di ricerca, ed in giro per l Europa tutte le istituzioni di ricerca più prestigiose, universitarie o meno, collaborano per creare scuole dottorali. Queste opportunità devono essere colte per produrre programmi dottorali forti. 7. Durata: i dottorati dovrebbero operare entro una durata prefissata (3-4 anni) (Duration: doctoral programmes should operate within an appropriate time duration three to four years full-time as a rule). Almeno su questo aspetto, non ovvio in alcuni paesi europei, in Italia siamo a posto! Mantenere l uniformità su tre anni (con la possibilità di estensione di un solo anno per completare la tesi) è però un importante aspetto da salvaguardare. 8. Innovazione: affrontare la sfida della multi-disciplinarietà e dello sviluppo di competenze trasferibili (The promotion of innovative structures: to meet the challenge of interdisciplinary training and the development of transferable skills.) Solo le grandi sfide attraggono, oggi come sempre, i giovani di maggior talento verso la ricerca scientifica. Oggi, le sfide più difficili ed affascinanti che ci troviamo a fronteggiare sono fortemente multi-disciplinari: La sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo Il dilemma energetico, le fonti di energia rinnovabili Le opportunità e i drammi della globalizzazione e l iniqua distribuzione delle risorse

7 Le trasformazioni sociali, economiche, culturali legate alle tecnologie dell informazione e della conoscenza, ad Internet Le biotecnologie, la bioinformatica, la bioetica La privacy, la libertà, la democrazia ai tempi di internet La mobilità sostenibile e la gestione del traffico, la pianificazione urbana nelle megalopoli del XXI secolo Per affrontare queste sfide occorre un approccio globale, che non si trova facilmente dentro gli steccati tradizionali delle nostre facoltà. Occorre una nuova generazione di ricercatori allenati al dialogo multi-disciplinare, in grado diventare agenti creativi del cambiamento. Dove creare le nuove figure di ricercatori per affrontare queste sfide se non attraverso dottorati a vocazione genuinamente multi-disciplinare? Come in altri paesi, occorre promuovere, mediante bandi fortemente competitivi, la nascita di reti di dottorato in grado di creare modelli di formazione alla ricerca che sperimentino nuove sintesi fra le discipline tradizionali. Uno stimolo dall esterno, dal Governo è necessario, per superare la naturale resistenza delle discipline al cambiamento, al porre in discussione equilibri consolidati. Si tratta, in fondo, di indirizzare a rispolverare un approccio naturale per l Italia che, nello spirito di Galileo e di Leonardo, ha nella sua storia una miscela unica di cultura scientifica, tecnologica ed umanistica. 9. Aumentare la mobilità: i dottorati dovrebbero offrire mobilità geografica ma anche interdisciplinare ed intersettoriale, entro un contesto di collaborazione fra università ed altri partner (Increasing mobility: Doctoral programmes should seek to offer geographical as well as interdisciplinary and intersectoral mobility and international collaboration within an integrated framework of cooperation between universities and other partners.) Della flessibilità inter-disciplinare si è detto: che dire sul livello di internazionalizzazione del dottorato italiano? Due cifre, sempre da Education at a glance 2005 dell OCSE. Chart C3.1. Percentage of foreign students in tertiary education (1998, 2003) % Australia Switzerland Austria New Zealand Belgium United Kingdom Germany France Denmark Sweden Ireland Norway Czech Republic Iceland Netherlands Portugal United States Hungary Spain Finland Greece Japan Italy Slovak Republic Turkey Poland Korea Note: Countries are ranked in descending order of the percentage of foreign students in tertiary education. Source: OECD. Table C3.1. See Annex 3 for notes (www.oecd.org/edu/eag2005).

8 L Italia è un fanalino di coda fra i paesi OCSE con un misero 2% di studenti stranieri nelle nostre università (qua si fa riferimento all intero segmento degli studi universitari, non al solo dottorato), a fronte di paesi come Francia, Germania, Australia che vanno ben oltre il 10% ed hanno saputo incrementare vistosamente questa quota negli ultimi anni. Ecco così che, a dispetto della sua storia e del suo patrimonio artistico e culturale, l Italia riesce a conquistare una quota molto piccola (ancora il 2%) del totale degli studenti che svolgono all estero il proprio percorso di studi universitari: Chart C3.2. Distribution of foreign students by country of destination (2003) Percentage of foreign tertiary students reported to the OECD who are enrolled in each country of destination. Netherlands, 1% Other OECD countries, 6% Other partner countries, 2% Sweden, 1% New Zealand, 1% Malaysia, 1% Austria, 1% Switzerland, 2% Italy, 2% Belgium, 2% Spain, 3% Russian Federation, 3% Japan, 4% United States, 28% Australia, 9% France, 10% United Kingdom, 12% Source: OECD. Table C3.7. See Annex 3 for notes (www.oecd.org/edu/eag2005). Germany, 11% Il dottorato è il vero punto di attacco del problema della insufficiente internazionalizzazione del sistema universitario italiano. Che cosa possiamo fare di meglio per far arrivare aspiranti dottori di ricerca dalle sponde del mediterraneo, dall India, dalla Cina? Dobbiamo, certo, affrontare il problema della lingua e adottare in modo esteso l inglese come lingua franca per corsi ed esami; dobbiamo superare le barriere della Bossi-Fini, dobbiamo rendere più flessibili le procedure di ammissione. Ma, oltre a tutto ciò, un rilancio in grande stile del dottorato italiano potrebbe aprire nuove possibilità di attrazione. 10. Risorse: lo sviluppo di dottorati di qualità ed il conseguimento del titolo da parte dei dottorandi richiede finanziamenti adeguati e sostenibili. (Ensuring appropriate funding: the development of quality doctoral programmes and the successful completion by doctoral candidates requires appropriate and sustainable funding.) L ultimo principio di Salisburgo parla di risorse, adeguate e sostenibili: è stato il tema centrale del recente Bologna Seminar di Nizza, sessioni intere a discutere sui meccanismi per finanziare il dottorato. Su questo tema mi concedo un endecasillabo un po sciolto:

9 la riforma del dottorato non si fa senza oneri per lo Stato. Credo che questa considerazione si attagli a tanti temi caldi relativi all università e alla ricerca italiana; mi sento di citare a proposito un argomento ricorrente del sottosegretario Modica: il sistema universitario e della ricerca del nostro paese non si può aspettare nuove risorse senza riforme, ma è altrettanto vero che non si possono sostenere altre riforme senza risorse adeguate. I limiti delle riforme senza oneri per lo Stato sono sotto gli occhi di tutti. Non si può pensare a cambiare e a rilanciare il dottorato senza un piano di risorse aggiuntive per il diritto allo studio ed il welfare dei dottorandi, per il sostegno all organizzazione di reti di dottorato, alla collaborazione nazionale ed internazionale, per l incentivazione della multi-disciplinarietà, per la promozione verso il mercato del lavoro. Nuove risorse quindi, anche se in un quadro nuovo di responsabilità aggiuntive e di valutazione dei risultati. 11. Per concludere Il dottorato è un tema caldo in Europa: nell ambito del processo di Bologna si discute intensamente su temi quali: La struttura e l organizzazione dell educazione dottorale: scuola dottorale, scuola di ricerca, graduate school Il ruolo del Master (laurea magistrale) in preparazione del dottorato di ricerca Le competenze per l occupabilità dei dottorandi e lo sviluppo di carriere dentro e fuori l accademia e la ricerca Supervisione, monitoraggio e valutazione dei dottorandi Collaborazione internazionale e mobilità: quanto e quando? Dottorati professionali: si o no? Prospettive di carriera: quale postdoc? Quanto a lungo? Con quali sbocchi: accademia, ricerca, sistema industriale? Il dottorato è una emergenza in Italia: in oltre vent anni (il dottorato è nato nell anno accademico ) è rimasto una esperienza, seppur di valore, tutta interna al sistema universitario, marginale rispetto alla società. Chi scrive è, orgogliosamente, un dottore di ricerca del primo ciclo: oggi, a vent anni ormai dal conseguimento del mio titolo, continuo ad essere contento della mia esperienza, se tornassi indietro la rifarei perché mi ha dato tanto. Però, in questi venti anni, è cambiato davvero troppo poco. Dobbiamo aprire questo dottorato alla società, cambiarlo profondamente, promuoverlo, farlo crescere ed integrarlo nel processo europeo. Se il Paese vuole crescere, se vuole davvero perseguire la prospettiva della società della conoscenza, allora sento di appellarmi al Governo perché ponga il dottorato al centro dell azione di riforma dell università e della ricerca.

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