SOLIDARIETA PER LA PACE

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1 SOLIDARIETA Anno 9 - N. 1 - Giugno 2013 Periodico di ITALIA UGANDA Onlus Registrazione al Tribunale di Pavia N. 605 del 18/01/2005 Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004 art. 1 comma 2 - DCB Milano PROGETTI I bambini di Awach ora hanno un nuovo asilo LA RIFLESSIONE Chi ha paura dell Ebola? UN LEGAME SPECIALE Benjamin e Peace: una storia a lieto fine ANDARE A SCUOLA: IL DONO PIÙ GRANDE Intervista a Ronald Katwalo, da bambino sostenuto a distanza a collaboratore di Padre Scalabrini

2 In copertina Ronald Katwalo insieme ad un bambino della baraccopoli di Kireka Sommario 3 Editoriale La Cooperazione Internazionale è in crisi? 4 L intervista Intervista a Ronald Katwalo 6 La riflessione Ebola, la malattia che spaventa il Nord del mondo 8 Progetti area AIUTO Accesso alla giustizia anche per i più deboli 9 Progetti area SCUOLA È pronto il nuovo asilo di Awach per 300 bambini 10 Progetti area SALUTE Il Benedict Medical Center continua a crescere 11 Bilancio Bilancio Vita in associazione La festa annuale di ITALIA UGANDA Onlus 13 Vita in associazione Un anno fa il 50esimo di sacerdozio di Padre Giovanni 14 Uganda Italia Danzare per mantenere la propria identità culturale 15 Uganda Italia Il grazie di Jane a Padre Giovanni Scalabrini 16 Sviluppo sostenibile Decrescita: si può parlare solo di PIL? 17 Educazione allo sviluppo Impariamo a fare le cose difficili fin da piccoli 18 Lo sviluppo della cooperazione Cooperazione e sviluppo: la ricetta dell associazione ITALIA UGANDA Onlus 20 Un legame speciale Benjamin e Peace: una storia a lieto fine 22 Le vostre lettere Lettere dai sostenitori 23 Il mio grazie La preghiera di Padre Giovanni Scalabrini Solidarietà per la Pace Periodico di ITALIA UGANDA Onlus Anno 9 - N. 1 - Giugno 2013 Registrazione al Tribunale di Pavia N. 605 del 18/01/2005 Editore ITALIA UGANDA Onlus Via Bona di Savoia 1A Pavia tel/fax Direttore responsabile Pier Luigi Vercesi Foto Patrick Akena, Vincenzo Chetta, Federico Ferrario, Andrea Pasi, Valentina Scotti, Ilaria Troccoli, Michele Vittori, Shutterstock CHI SIAMO L'associazione ITALIA UGANDA Onlus nasce il 13 dicembre 2000 da un gruppo di amici che decide di sostenere concretamente i progetti di Padre Giovanni Scalabrini, missionario italiano che opera in Uganda dal La data di costituzione di ITALIA UGANDA non è casuale, ma coincide con il compleanno di Padre Scalabrini: è un omaggio diretto a chi, in tutti questi anni, ha vissuto a fianco della popolazione bisognosa, costruendo e gestendo scuole, collegi e ospedali e garantendo aiuto ai più poveri. La nostra associazione insieme a Padre Scalabrini aiuta persone e famiglie in difficoltà, assicura cure mediche e farmaci a chi non può permetterseli, distribuisce pasti caldi a chi non ha nulla, ma soprattutto manda i bambini a scuola. Infatti crediamo che solo attraverso l'istruzione si possa aiutare davvero una persona, una comunità, un Paese a crescere e ad essere autosufficiente. In 13 anni insieme a Padre Giovanni Scalabrini abbiamo costruito asili, scuole primarie e secondarie, ospedali e collegi, e attraverso il sostegno a distanza abbiamo dato a migliaia di giovani ugandesi la possibilità di costruirsi un futuro migliore attraverso l istruzione. Questo è il modello di sviluppo in Hanno collaborato Laura Danieli, Jane Galmarini, Greta Granzini, Ronald Katwalo, Brenda Kusiima, Alessandra Lai, Simona Meneghelli, Molly Oteng, Andrea Pasi, Cinzia Sacchelli, Fabio Salvatore, Padre Giovanni Scalabrini, Stefania Vanetti Grafica Liberementi Viale Indipendenza Pavia Stampa Brain Print & Solutions Via 4 Novembre Settimo Milanese (MI) cui crediamo e per questo affidiamo la realizzazione dei nostri progetti a personale locale, così che possano contribuire in prima persona alla crescita sociale del loro Paese. In Italia realizziamo campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi e raccogliamo materiali e attrezzature da inviare in Uganda per sostenere i nostri progetti. Inoltre promuoviamo progetti di educazione allo sviluppo con scuole, parrocchie e altre organizzazioni non profit, per sensibilizzare giovani e famiglie sulle tematiche della solidarietà e della pace e richiamare l attenzione sull accesso al diritto all'istruzione. La sede pricipale dell associazione è a Pavia e abbiamo gruppi di volontari impegnati nella sensibilizzazione in molte città italiane. Come puoi aiutarci 4Puoi donare con bollettino postale sul conto corrente Puoi donare con bonifico bancario sul conto corrente IT22 J Puoi donare con carta di credito online sul sito 4Puoi attivare un RID per donare con continuità attraverso l addebito automatico sul tuo conto corrente. Chiama il Servizio Sostenitori allo per chiedere il modulo di autorizzazione all addebito automatico 4Puoi devolvere il 5 per Mille della tua dichiarazione dei redditi o del CUD firmando a sostegno del volontariato e indicando il codice fiscale Puoi attivare un sostegno a distanza per assicurare ad un bambino ugandese scuola, cibo e cure ogni giorno. Per informazioni chiama lo e chiedi della responsabile del Sostegno a Distanza 2

3 Editoriale La Cooperazione Internazionale è in crisi? La crisi ha toccato tutto e tutti, famiglie, aziende e nazioni intere. E logicamente ha toccato anche la cooperazione internazionale. Quella delle grandi organizzazioni, chiamata non governativa anche se in realtà dipende dai fondi stanziati dai governi dei vari stati occidentali, è forse quella che ne ha risentito di più. A febbraio il Consiglio dell Unione Europea ha annunciato una drastica riduzione dei fondi destinati al settore; altri stati, tra cui il ricco Canada, hanno addirittura annunciato la chiusura dell Agenzia per la cooperazione allo sviluppo. Il motivo della riduzione è intuibile: in tempo di crisi i governi tagliano i bilanci, e la cooperazione è uno dei bersagli più semplici. E l Italia? Non è certo da meno. Quest anno si è raggiunto il minimo storico di fondi stanziati, ma in realtà i tagli sono iniziati già alcuni anni fa e non solo per la crisi. Nel 2011 è stato chiuso l ufficio della Cooperazione Italiana in Uganda, che è diventato di colpo paese non prioritario, guarda caso dopo che un importante azienda italiana è uscita sconfitta dalla gara per aggiudicarsi l estrazione del petrolio nel Nord del Paese. Il risultato è l ennesima, ulteriore riduzione degli aiuti per chi aveva già bisogno, anche prima della crisi: e chi stava male, se possibile ora sta ancora peggio. Viene allora da chiedersi: cos è la cooperazione internazionale? Quali sono i suoi obiettivi? E corretto interromperla così, dall oggi al domani? Personalmente penso di no, perché credo che la cooperazione sia l unico modo per riprendere un cammino interrotto fra popoli cresciuti a velocità diverse. Non è semplice elemosina, ma è quella solidarietà, quella carità cristiana che consente anche a chi è nato dalla parte sbagliata del mondo di guardare con speranza e fiducia al futuro. Che consente alla Pace di essere reale e non solo una parola con cui riempirsi la bocca. E credo che la pensino come me tutte quelle persone che nonostante la crisi continuano, privatamente, a sostenere la cooperazione più semplice, quella fatta dai missionari, dalle associazioni, da tante persone di buona volontà. Certo, chi ha perso il lavoro ha giustamente altri pensieri per la testa, ma al tempo stesso chi appena può non ha smesso di dare il suo aiuto. Me ne accorgo dalle lettere che riceviamo ogni giorno in associazione: anche nella nostra vecchia Italia i sacrifici da fare sono tanti, ma si fa ogni sforzo possibile per non smettere di dare il proprio contributo, perché se ne percepisce il valore, l importanza. E non è un caso che, nonostante questa crisi stia colpendo soprattutto i ceti medi e bassi, le statistiche dicono che sono proprio le persone di queste fasce sociali che continuano a sostenere, con le loro donazioni e il loro volontariato, gli aiuti umanitari e i progetti nei paesi in via di sviluppo. Ed è a queste persone che va il mio grazie! Ecco, questa è la cooperazione in cui credo: quella vera, meno governativa e più umana. Fabio Salvatore Presidente I tagli alla cooperazione internazionale danneggiano soprattutto chi ha più bisogno: i bambini 3

4 Ronald Katwalo, da Kampala a Pavia per proseguire un percorso di crescita iniziato tanti anni fa Da bambino sostenuto a distanza a Direttore Generale al fianco di Padre Scalabrini Siamo nella sede dell associazione ITALIA UGANDA Onlus con Ronald Katwalo al termine del suo soggiorno in Italia. Ronald, 30 anni, è il Direttore Generale che affianca Padre Giovanni Scalabrini nella realizzazione e gestione dei progetti in Uganda. È un ex bambino sostenuto a distanza grazie alla nostra associazione, oggi impegnato in prima persona per dare a tutti i bambini del suo Paese la stessa opportunità di andare a scuola. E noi vogliamo conoscerlo un po di più con un intervista. Ronald, ora che la tua esperienza in Italia si sta quasi concludendo facciamo un bilancio: vuoi raccontarci com è andata? Venire in Italia è una cosa che non avrei mai immaginato. Quando ero bambino vivevo per strada e la mia unica preoccupazione era sopravvivere, trovare qualcosa da mangiare e un luogo dove passare la notte. Tutto questo è cambiato quando ho incontrato Padre Scalabrini: da lì si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. Grazie a lui e a ITALIA UGANDA Onlus ho potuto studiare, mi sono laureato e oggi aiuto Padre Giovanni a portare avanti i progetti a favore dei bambini bisognosi dell Uganda. Cosa ti ha colpito di più di questo viaggio in Italia? Innanzitutto sono stato felicissimo di poter partecipare ai festeggiamenti in Italia per i 50 anni di sacerdozio di Padre Scalabrini e vedere quanto è amato anche qui. Inoltre, per me che vengo da un Paese in via di sviluppo, visitare l Italia è stata un esperienza che non dimenticherò mai: Roma, Castel del Monte, Cascia... è stato come vivere in un sogno! Soprattutto Roma mi ha entusiasmato: il Vaticano, il Colosseo, il Pantheon e tutti quegli edifici storici, l arte di Michelangelo, il primo ospedale del mondo... non posso spiegare le sensazioni che ho provato, non avrei mai pensato che 2000 anni fa le persone vivessero così: avevano già case in muratura, un sistema idrico e fognario che funziona ancora, l acqua calda,... l intera città è un museo a cielo aperto che non finisci mai di esplorare! E infine ho amato il cibo, con tutte le Ronald Katwalo insieme a Francesco Brendolise, Assessore alla Cooperazione Internazionale della Provincia di Pavia 4

5 sue specialità regionali: una delizia! Cosa pensi di aver appreso durante questo viaggio, per il tuo lavoro in Uganda? A Roma ho frequentato un corso molto interessante sulla progettazione e la raccolta fondi che mi ha permesso di comprendere meglio il mondo dei donatori e mi ha dato moltissimi spunti per il mio lavoro, quando tornerò in Uganda. Inoltre sono stato felice di incontrare a Pavia l Assessore della Provincia che ha contribuito a finanziare il mio viaggio qui: ci siamo confrontati sul tema della cooperazione e sui progetti che stiamo portando avanti insieme. È stato un vero onore incontrare tante persone che ogni giorno ci aiutano ad aiutare l Uganda: questo mi ha permesso di avere una nuova e più ampia visione del mio lavoro e dell aiuto che Padre Giovanni e ITALIA UGANDA Onlus portano avanti per i più bisognosi. Laura Danieli Questa storia non inizia con me, inizia con la morte di mio padre in un incidente stradale nel Fino a quel momento avevamo vissuto nell agiatezza perché mio padre era un uomo importante. Quando andai con i miei fratelli al villaggio per il suo funerale, i miei zii promisero di aiutarci; invece si spartirono tutte le proprietà di mio padre, lasciandoci senza niente. Mia madre chiese aiuto ai suoi parenti, ma mia nonna le rispose che non era l unica vedova al mondo; decise allora di provare a tornare in città con i miei fratelli, lasciando me al villaggio. Vi rimasi un anno senza andare a scuola, poi scappai per raggiungere mia madre a Kampala. Abitava insieme ai miei Progetto Building Development Capacities Il Progetto Building Development Capacities in Uganda, finanziato dalla Provincia di Pavia attraverso il Bando Coesione Sociale, mira a sviluppare e far crescere professionalmente alcuni dei ragazzi sostenuti per vari anni da ITALIA UGANDA Onlus attraverso il Sostegno a Distanza e oggi collaboratori attivi di Padre Giovanni Scalabrini a Kampala. Attraverso questo progetto, questi giovani hanno seguito un periodo di formazione e di affiancamento finalizzato a potenziare meglio il loro ruolo e così a migliorare anche la collaborazione e lo scambio di informazioni tra Italia e Uganda. In particolare, uno di loro, Ronald Katwalo, ha potuto effettuare un viaggio in Italia nel mese di settembre 2012 per visitare e partecipare ad alcune attività realizzate presso la sede di ITALIA UGANDA Onlus a Pavia, frequentare un corso di specializzazione in Progettazione e Raccolta Fondi organizzato dalla AMS Foundation e dalla Fondazione SOFIA e visitare donatori e istituzioni che supportano i nostri progetti. Il progetto è stato finanziato con il contributo della Provincia di Pavia 5 L intervista La testimonianza di Ronald Il dono più grande: l istruzione Tutti possono farcela: basta avere un'opportunità fratelli in una sola stanza, troppo piccola per tutti: per lasciare spazio ai più piccoli dissi a mia madre che alcuni amici potevano ospitarmi, ma non era vero. In realtà andai a vivere per strada. Vivevo di espedienti, ma ero stanco di quella vita e volevo riprendere gli studi. Chiesi aiuto a mia madre che mi aiutò per quanto poteva e iniziai a frequentare una scuola elementare, ma la retta era troppo alta e mia madre doveva pensare anche ai miei fratelli. Ne parlammo con Padre Isidoro, il parroco ugandese di Bbiina, che ci portò alla missione di Padre Giovanni. Fu così che lo conobbi: era il 1998 e io avevo 15 anni. Padre Scalabrini decise di aiutare me e i miei fratelli ad andare a scuola, pagando la retta. Grazie al sostegno a distanza, ho completato la scuola primaria e poi mi sono diplomato. Sono andato all Università e mi sono laureato in Scienze. Dopo la laurea, nel 2009, ho insegnato per un anno alla Bishop Cipriano, la stessa scuola che ho frequentato io! In quell anno Padre Giovanni mi ha chiamato a lavorare con lui come responsabile dei progetti, poi sono stato promosso direttore. Lavorare con Padre Giovanni è il dono più grande che Dio mi ha dato: faccio parte di un gruppo che aiuta i bambini che si trovano nella stessa situazione in cui ero io e sono orgoglioso perché credo di essere un esempio per i bambini orfani. So che molti di loro pensano che se ce l ho fatta io, anche loro possono farcela. Racconto sempre la mia storia ai bambini che ci chiedono aiuto: per dare loro il coraggio di continuare, anche quando si trovano ad affrontare situazioni difficili. Ronald Katwalo

6 Ebola, la malattia che spaventa il Nord del mondo Ma ogni giorno nel Sud del mondo si muore di malaria, diarrea e infezioni Molti di voi ricorderanno la terribile epidemia di ebola scoppiata in Uganda 12 anni fa, nell autunno del Io ho ancora negli occhi le immagini dei medici e degli esperti che entravano nelle stanze dei malati vestiti con scafandri che li facevano sembrare astronauti più che dottori, chiusi a qualsiasi contaminazione del mondo esterno. Ricordo anche i cordoni sanitari, gli ospedali messi in quarantena. E poi l impotenza, perché non esiste nessuna cura all ebola; una volta che sei contagiato hai il 60 70% di possibilità di non farcela. È tutta una questione di fortuna, o di sfortuna. E di come sta il tuo fisico prima di ammalarti: se sei debole, denutrito e debilitato hai meno possibilità di salvarti. Ovviamente ricordo anche il dolore, la disperazione dei familiari, le immagini strazianti delle vittime. Ma purtroppo dolore e disperazione ci tocca vederle spesso, troppo spesso, in moltissime parti del mondo, per guerre, stragi, violenze, oltre che per malattie. I medici con gli scafandri sono invece un immagine che non avevo mai visto e che da allora associo all ebola. Non ci ho più pensato fino all estate scorsa, quando mi trovavo in Uganda per accompagnare un gruppo di volontari e sostenitori a vedere i nostri progetti. Tutto è cominciato con i colleghi ugandesi che ci hanno sconsigliato un giro al mercato troppo affollato. Ma in quanti altri mercati affollati eravamo stati nei giorni precedenti, senza che nessuno ce li sconsigliasse? Poi ce l hanno detto: È scoppiata un epidemia di ebola. È stato lì che mi sono tornate prepotentemente alla mente le immagini del I medici con gli scafandri. E la sensazione di impotenza. Tutto però, in missione, nel quartiere, in città, continuava come prima. Tranne qualche piccola precauzione (come quella di evitare i luoghi troppo affollati, dato che il virus si trasmette con il contatto di fluidi corporei quindi per diffonderlo basta uno starnuto di una persona malata), la vita trascorreva normalmente. Non c erano scene di panico. Non abbiamo dovuto modi- Una dottoressa nel laboratorio analisi del Benedict Medical Center di Kampala 6

7 La riflessione ficare i nostri programmi, abbiamo fatto i nostri giri, le escursioni come al solito. Abbiamo continuato a visitare i vari progetti, ad incontrare i bimbi delle scuole, a giocare con loro, a prenderli per mano o abbracciarli se piangevano. Gli ugandesi intorno a noi non sembravano spaventati, perché dovevamo esserlo noi? Questo mi ha fatta riflettere. Soprattutto a posteriori: alla fine dell epidemia del 2012 ci sono stati 14 decessi, su circa 20 casi accertati; 14 decessi in circa un mese, in media un morto ogni due giorni: in quei due giorni, in tutta l Uganda, quanti morti di malaria, dissenteria, altre infezioni da noi curabilissime ci saranno stati? Temo migliaia. Allora perché quando si evoca l ebola si evoca una terribile epidemia mentre alla malaria ci siamo per così dire abituati? Sono andata a documentarmi anche sull epidemia del 2000: ebbene, in 4 mesi ci sono state 224 vittime. Perché ero convinta molte di più? Perché pensavo decine, se non centinaia di migliaia? Sicuramente 224 vittime sono tante, troppe, ed è tragico non aver potuto fare nulla per salvarle... ma 224 vittime giustificano la task force di medici, tecnici, militari inviati dall Occidente per arginare l epidemia? Giustificano il terrore che genera in noi la parola ebola? Nell Africa sub sahariana muoiono ogni anno persone di malaria, bambini di diarrea e basterebbe poco per salvarli: acqua potabile, l accesso a medicinali di base, una zanzariera. Perché proprio l Ebola ci fa così paura? Una risposta me la sono data, e non mi piace. Non ci interessano la malaria, la dissenteria, neanche l AIDS ormai (i contagi in Occidente diminuiscono di anno in anno, e comunque oggi nel Nord del mondo la speranza di vita per chi contrae l HIV è cresciuta al punto tale che ormai la si considera come una malattia cronica, al pari del diabete), perché esiste una profilassi, esistono delle cure disponibili in Occidente, mentre in Africa in pochissimi hanno accesso alle cure mediche. Ma noi almeno possiamo salvarci. Non ci sono invece cure, né vaccini per l ebola. Può darsi che sia proprio questo a spaventarci? Il pericolo che siamo anche noi bianchi ad essere contagiati? Ah, prima di ripartire dall Uganda sono anche riuscita a vedere dal vivo gli uomini in scafandro della mia memoria: erano i medici di un ospedale di Kampala, che avevano ricoverato una persona che si sospettava avesse l ebola, ed entravano così nella sua camera come astronauti vestiti di bianco. Ma per fortuna si trattava di un falso allarme: sospiro di sollievo, era soltanto l ennesimo caso di malaria. Greta Granzini Cos è l Ebola? Una provetta per l analisi del sangue L ebola è una febbre emorragica diagnosticata per la prima volta in Congo nel Il virus prende il nome da un fiume locale. Si tratta di una delle malattie infettive più temute al mondo, anche perché non esiste ad oggi nessun vaccino né alcuna cura specifica, a parte la reidratazione continua delle persone contagiate. Le origini del virus non sono ancora conosciute, anche se gli scienziati pensano che la prima vittima fosse venuta a contatto con un animale infetto, presumibilmente una scimmia. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con il sangue o altri fluidi corporei delle persone infette, oppure tramite oggetti contaminati. I sintomi compaiono entro tre settimane dal contagio e il decorso della malattia è di circa 8 giorni. Non appena a un paziente viene diagnosticata l ebola, viene subito ricoverato in isolamento e i medici e gli infermieri devono indossare specifici abbigliamenti protettivi per poter accedere alle stanze dei malati. I familiari e tutti coloro che si sospetta siano venuti a contatto con persone infette sono tenuti sotto stretto controllo per 21 giorni (il tempo massimo di incubazione del virus) così da individuarne immediatamente qualsiasi sintomo. Dal 1976 ad oggi in Africa sono scoppiate almeno 15 epidemie di ebola che hanno causato in totale più di morti. I Paesi colpiti sono stati Congo, Gabon e Uganda. L epidemia che scoppiò nel 2000 in Uganda, una delle più virulente della storia, durò oltre 4 mesi ed ebbe il suo focolaio all ospedale St. Mary di Lacor, nel distretto di Gulu, nel nord Uganda. Fece 224 morti, il 53% di coloro che avevano contratto il virus. Una epidemia di minore intensità è scoppiata invece nel luglio 2012 nel distretto di Kibaale, a 160 km ad ovest di Kampala, e ha fatto 14 vittime. 7

8 Progetti area AIUTO Accesso alla giustizia anche per i più deboli Un progetto innovativo per supportare chi con grande coraggio vuole reagire alle violenze subite e chiede aiuto a Padre Giovanni Scalabrini per avere giustizia Riunione a Kampala sul progetto di aiuto legale tra Ronald Katwalo e gli Avvocati Cinzia Sacchelli e Giovanna Lamunu Tutti sanno che chi è povero soffre la fame, non può curarsi quando si ammala, difficilmente va a scuola. La povertà però ha anche un'altra conseguenza altrettanto grave: l'impossibilità di accedere alla giustizia e di vedere tutelati i propri diritti quando si subisce una violenza o un sopruso. In Uganda accade spesso che chi è vittima di un reato non sappia neppure di avere dei diritti da tutelare, ma anche chi lo sa, se è povero, non può permettersi di affrontare i costi che la giustizia richiede: tasse e imposte da pagare per iniziare una causa, il compenso dell'avvocato, i rimborsi per i testimoni. Anche in Uganda esiste una forma di gratuito patrocinio per i meno abbienti, ma è limitato a pochissimi casi e in concreto non funziona. Tutte queste circostanze fanno sì che i soprusi e le ingiustizie restino impuniti: impunità di cui i delinquenti approfittano ogni giorno. Erano tante le persone, soprattutto bambini e donne, che andavano in missione da Padre Scalabrini per chiedere aiuto e denunciare quello che avevano subito: furti, molestie e purtroppo anche violenze fisiche molto gravi. Per questa ragione abbiamo deciso di avviare un vero e proprio progetto di aiuto legale, che mira a garantire l accesso alla giustizia ai più vulnerabili, offrendo loro assistenza legale gratuita o a basso costo. Per iniziare abbiamo scelto alcuni casi pilota particolarmente gravi e urgenti e li abbiamo affidati ad un avvocato locale. Si tratti di casi significativi: la tutela di ex bambini soldato vittime della guerra del Nord Uganda, la difesa di bambine e donne vittime di violenza fisica e psicologica da parte di padri o mariti, il riconoscimento di figli nati fuori dal matrimonio perché possano avere un mantenimento economico dai loro padri. L obiettivo principale è quello di far ottenere alle persone che hanno subito delle ingiustizie un risarcimento economico e morale e al contempo diffondere tra la gente un maggiore senso della giustizia dimostrando che i reati vengono puniti e che anche i più deboli hanno dei diritti. Laura Danieli 8

9 Èfinalmente pronto il nuovo asilo di Awach, nel distretto di Gulu, nel Nord Uganda. È dedicato alla memoria di Padre Raffaele Di Bari, missionario comboniano che ha vissuto in quest area per molti anni. Awach è un luogo molto caro anche a Padre Giovanni Scalabrini: vi fu trasferito nel 1968 per costruire una nuova missione. Si può dire che qui sia iniziato veramente il suo cammino missionario in mezzo alla gente. Ed è proprio ad Awach che visse insieme al suo confratello Padre Raffaele: furono anni intensi e felici. Purtroppo però a partire dagli anni '80 il distretto di Gulu è stato devastato da una lunga e feroce guerra civile, durata 20 anni, che ha martoriato quest'area seminando morte e distruzione, con gravissime conseguenze, soprattutto per i bambini: molte scuole sono state distrutte e molti bambini sono stati rapiti per essere forzatamente arruolati. Nonostante le difficoltà Padre Raffaele e Padre Giovanni, legati da fraterna amicizia, hanno sempre aiutato la gente del posto, che li ricorda con grande affetto. A causa della guerra, Padre Giovanni è stato prima espulso dall Uganda e poi assegnato alla diocesi di Kampala, dove tuttora vive. Il destino di Padre Raffaele purtroppo è stato diverso: il 1 ottobre del 2000 è stato ucciso in un agguato, mentre si recava in un villaggio a celebrare la messa. Sono passati molti anni da allora: la guerra è fortunatamente finita, la gente ha abbandonato i campi profughi ed è rientrata nei villaggi dove però non ha trovato più nulla. Padre Raffaele aveva un sogno: che i bambini del Nord Uganda potessero andare a scuola senza paura, per imparare a leggere e iniziare a scrivere un futuro diverso. E' per questo che abbiamo deciso di costruire e dedicare alla sua memoria il nuovo asilo di Awach. E' un'opera fondamentale perché consentirà a bambini che vengono da situazioni di forte disagio di imparare l'inglese, fondamentale per poter andare alla scuola elementare. Infatti nei villaggi solitamente si parla solo la lingua locale, mentre l'insegnamento scolastico è proprio in inglese. L asilo di Awach fornirà quindi le basi per l'istruzione di tanti bambini della zona, preparando così una nuova generazione che potrà Progetti area SCUOLA E' pronto il nuovo asilo di Awach per 300 bambini: una speranza per il futuro dell'uganda Dedicato alla memoria di Padre Raffaele Di Bari, missionario ucciso nel 2000 contribuire allo sviluppo futuro dell Uganda, come Padre Raffaele sognava. Laura Danieli I lavori dell'asilo sono conclusi, mancano solo gli arredi interni L asilo di Awach: un progetto di solidarietà tutto italiano Il progetto è nato grazie al prezioso contributo della Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano e di alcune aziende di Barletta, città natale di Padre Raffaele, che hanno voluto ricordarlo dando una speranza a tanti bimbi ugandesi. Superando molte difficoltà logistiche siamo riusciti finalmente a terminare i lavori e a breve potremo allestire le aule, grazie all'aiuto di tutti i nostri sostenitori ed in particolare alla generosa donazione di una famiglia italiana che da tanti anni ci sostiene. L'asilo, che sarà gestito da una piccola comunità di suore ugandesi che si occuperanno anche dell'insegnamento, è così strutturato: 3 grandi aule, 1 salone polivalente per le attività di gruppo, uffici per segreteria e insegnanti, servizi igienici e un magazzino per il materiale didattico, i giochi e le scorte alimentari. 9

10 Progetti area SALUTE Il Benedict Medical Center continua a crescere Sempre più medici volontari partono dall Italia per affiancare lo staff locale Nel quartiere di Luzira, alla periferia di Kampala, ITA- LIA UGANDA Onlus ha contribuito a costruire il Benedict Medical Center (BMC), una clinica riconosciuta dal Ministero della Sanità ugandese in grado di offrire assistenza sanitaria a più di persone al mese. Destinata inizialmente solo a studenti, insegnanti e personale impegnato nei nostri progetti, dal 4 ottobre 2009 è aperta a tutta la popolazione di Luzira, che conta più di persone. La clinica dispone di diversi reparti: dal laboratorio di analisi, dove ogni mese vengono diagnosticati anche fino a 100 casi di malaria, alla pediatria, allo studio dentistico. Grazie ai fondi raccolti dalla nostra associazione e ad alcune donazioni in memoria è stato possibile Medici italiani e medici ugandesi, insieme a Padre Giovanni Scalabrini, davanti al Benedict Medical Center ampliare l ospedale, realizzando i reparti di radiologia, maternità e sala operatoria ginecologica. Inoltre l'associazione contribuisce alla copertura dei costi gestionali e ad assicurare cure e farmaci ai più indigenti. Da alcuni anni, medici italiani di diversi ospedali (Vercelli, Torino, Asti, Milano) collaborano con il BMC, fornendo supporto di vario tipo: dando consigli sull allestimento ed equipaggiamento dei vari reparti, formando gli operatori locali (medici, infermieri, anestesisti...), affiancandoli durante i primi e più delicati momenti di intervento, raccogliendo fondi e recuperando attrezzature mediche. Negli ultimi tre anni gli sforzi si sono concentrati soprattutto sullo sviluppo della sala operatoria ginecologica, fondamentale per garantire alle donne in gravidanza La nuova incubatrice del Benedict Medical Center la possibilità del parto cesareo quando necessario. Proprio per questo, dall'agosto 2012 ad oggi sono andati in Uganda più di dieci tra medici e infermieri italiani, soprattutto ginecologi e ferristi, che hanno supportato lo staff locale nelle attività della sala operatoria e in alcune operazioni chirurgiche particolarmente delicate. Su indicazione e con la collaborazione dei medici stessi, abbiamo implementato ulteriormente l attrezzatura del BMC acquistando un nuovo set di ferri chirurgici, un monitor cardiaco, un defibrillatore, un cardiotocografo, una sonda ecografica endocavitaria e un incubatrice. Questi nuovi strumenti permetteranno di migliorare ulteriormente l'assistenza sanitaria offerta, ma soprattutto di salvare tante vite preziose. Laura Danieli 10

11 Bilancio 2012 STATO PATRIMONIALE ATTIVO A) Q.A. ANCORA DA VERSARE 0,00 B) IMMOBILIZZAZIONI ,10 C) ATTIVO CIRCOLANTE ,08 D) RATEI E RISCONTI 4.674,69 TOTALE ATTIVO ,87 PASSIVO A) PATRIMONIO NETTO ,50 B) FONDI PER RISCHI E ONERI 0,00 C) T.F.R ,98 D) DEBITI ,39 E) RATEI E RISCONTI 1.783,00 TOTALE PASSIVO ,87 RENDICONTO GESTIONALE ONERI 1) DA ATTIVITA' TIPICHE ,88 2) DI RACCOLTA FONDI ,63 3) DA ATTIVITA' ACCESSORIE 0,00 4) FINANZIARI E PATRIMONIALI ,48 5) DI SUPPORTO GENERALE ,30 TOTALE ONERI ,29 PROVENTI 1) DA ATTIVITA' TIPICHE ,64 2) DA RACCOLTA PUBBLICA DI FONDI ,70 3) DA ATTIVITA' ACCESSORIE 0,00 4) FINANZIARI E PATRIMONIALI ,01 TOTALE RICAVI ,35 RISULTATO GESTIONALE ,94 Il bilancio consuntivo 2012 dell associazione ITALIA UGANDA Onlus ha un risultato gestionale negativo, ,94 euro, ma in realtà questo è un dato positivo. Infatti non è dovuto ad un calo delle donazioni, ma ad una maggiore erogazione di fondi a favore dei progetti in Uganda e in Italia, usando anche delle riserve appositamente accantonate negli anni precedenti. Questo vuol dire che, nonostante la crisi economica, abbiamo potuto assicurare regolarmente aiuto e assistenza e realizzare importanti progetti, come la costruzione dell asilo di Awach, e anche avviarne di nuovi, come la costruzione del dormitorio della scuola primaria Bishop Cipriano Kihangire. Inoltre grazie all'impegno del nostro staff e dei nostri volontari siamo riusciti a contenere i costi e far sì che per ogni euro investito nella raccolta fondi ne venissero raccolti 4 da destinare ai progetti. E di questo dobbiamo ringraziare tutti i nostri sostenitori, soprattutto privati e aziende che rappresentano il 77% delle nostre entrate, e che, nonostante il periodo non sia dei più facili, hanno continuato e continuano a sostenerci ogni giorno. Fabio Salvatore 11

12 Vita in associazione La festa annuale di ITALIA UGANDA Onlus con Padre Giovanni Scalabrini è stata un successo Oltre 250 persone e 35 volontari per una giornata di solidarietà e pace Il 2 dicembre 2012 si è svolta la consueta festa annuale di ITALIA UGANDA Onlus a Pavia. Hanno partecipato più di 250 persone, da tutta Italia, che con la loro presenza hanno voluto dimostrarci il loro affetto e l impegno a favore dei progetti per i bimbi ugandesi. Tra questi c erano almeno 35 volontari, che hanno corso instancabili con la loro maglietta rossa di ITALIA UGANDA Onlus, per rendere la giornata il più possibile perfetta. Nel corso della giornata sono stati raccolti ben euro tra pranzo, bar, banchetto di artigianato e altre offerte. Una cifra enorme, che acquista ancora più senso se pensiamo a cosa abbiamo potuto fare, con questa somma, per aiutare i piccoli dell Uganda. Con euro si possono mandare a scuola per un anno 35 bambini bisognosi, si può dare da mangiare per un intero anno scolastico a una classe di 100 bambini e assicurare un parto assistito a 206 donne, salvando così la loro vita e quella del loro bimbo. E se abbiamo I biglietti d auguri ci aiutano a farci conoscere I biglietti di auguri che vi inviamo nelle nostre lettere sono un modo per dire grazie a chi ci sostiene, ma soprattutto ci aiutano a far conoscere la nostra associazione a tanti e nuovi amici. Usateli per i vostri auguri e i messaggi alle persone che amate. potuto fare tutto questo lo dobbiamo a voi! Ancora un grazie di cuore a tutti e vi aspettiamo anche quest anno a Pavia per la prossima festa di ITALIA UGANDA Onlus! Greta Granzini I volontari di ITALIA UGANDA Onlus nella foto ricordo con Padre Giovanni Scalabrini 12

13 Vita in associazione Un anno fa il 50esimo di sacerdozio di Padre Giovanni Il viaggio e il documentario sui progetti realizzati insieme a ITALIA UGANDA Padre Scalabrini insieme al Cardinal Wamala durante la Santa Messa del suo 50esimo di sacerdozio Poco più di un anno fa, nella primavera del 2012, Padre Scalabrini ha festeggiato i 50 anni di sacerdozio. Le celebrazioni per questo importante traguardo sono state duplici: ad aprile con la sua famiglia ugandese, ovvero con le migliaia di persone che ha conosciuto e aiutato in questi 50 anni, poi a settembre in Italia con parenti, amici e sostenitori nella parrocchia di Limido Comasco, il suo paese natale. In realtà ad aprile, a festeggiare Padre Giovanni Scalabrini in Uganda c era anche un gruppetto di circa 60 amici e sostenitori italiani, che ne hanno ap profittato per vedere dal vivo i nostri progetti e conoscere le migliaia di bambini, uomini e donne che, anche grazie a loro, stiamo aiutando a costruirsi un futuro. Da questo viaggio è stato tratto il documentario Omara Moi, che molti di voi hanno ricevuto e visto. OMARA MOI In lingua acholi significa colui che ama e dà tutto se stesso agli altri. Se non hai ancora ricevuto il DVD richiedilo subito chiamando lo Il gruppo di sostenitori italiani arrivati a Kampala per parteciapare alle celebrazioni E come ad aprile un gruppo di amici italiani ha voluto essere presente alla festa ugandese, così a Limido Comasco c erano tanti ugandesi: arrivati da Kampala, da Londra, o dall Italia, dove vivono. Hanno scelto anche loro di essergli vicini, per farlo sentire doppiamente a casa. La prossima tappa è quella del 2017 per i 55 anni di sacerdozio di Padre Scalabrini: o in Italia o in Uganda, tenetevi pronti a festeggiarlo insieme! Greta Granzini 13

14 Danzare per mantenere la propria identità culturale La danza tradizionale ugandese anche in Italia Un filosofo tedesco ha detto che bisogna saper danzare con il corpo e anche con la penna, e per noi ugandesi certo è più facile danzare fisicamente, vista anche la difficoltà ad imparare l italiano come lingua scritta. E così un giorno il nostro gruppo di Milano e dintorni ha deciso di far diventare la danza l ambasciatore della nostra cultura: abbiamo fondato un piccolo gruppo di danzatrici tradizionali e abbiamo iniziato a trovarci periodicamente a turno nelle case dei partecipanti. Abbiamo danzatrici di tutte le età, da tre anni (mia figlia Edda) alle over 50; il nostro è un modo per ritrovare le nostre radici, passare del tempo insieme e soprattutto portare dove ci invitano il nostro folclore e la nostra tradizione. Abbiamo presto scoperto che le donne italiane amano cimentarsi anche nelle danze etniche, ci chiedono spesso se facciamo corsi, ma al momento non siamo ancora organizzate in tal senso. Da quando abbiamo iniziato l attività siamo già state più volte in Lombardia e anche a Roma in occasione della festa dell Indipendenza, ospiti della nostra ambasciata. Esibirsi a Roma è stato bellissimo, e anche il pubblico sembrava soddisfatto di vedere un pezzettino d Africa orientale esibirsi per loro! Quando danziamo non Uganda Italia Ugandesi d Italia Il mio nome è Brenda Kusiima, ho 32 anni, sono nata in Uganda e sono arrivata in Italia cinque anni fa. Per una serie di traversie ho vissuto in prima persona la difficile e spesso drammatica condizione di irregolare e per diversi mesi ho vissuto in una casa di accoglienza della Caritas a Milano. Oggi abito ad Abbiategrasso, lavoro e sono anche volontaria nella protezione civile e Croce Azzurra. Ho due figlie, di cui la più piccola, Edda (che in lingua Ugandese significa dopo e tanto tempo fa e in italiano che lotta per la felicità ), nata in Italia. Il nostro gruppo di danzatrici si chiama Engoma Za Uganda (ENZU). siamo più straniere, ma ugandesi con un'identità precisa di cui andare fiere e a testa alta... e a ritmo di musica naturalmente! Brenda Kusiima Alcune danzatrici ugandesi si preparano per lo spettacolo tradizionale 14

15 Uganda Italia Il grazie di Jane a Padre Giovanni Scalabrini Padre Giovanni Scalabrini insieme ai suoi figli e nipoti davanti alla chiesa di Limido Comasco L'affetto della seconda generazione, cresciuta nell'esempio di un grande Padre Padre Giovanni, se chi mi ha preceduto ha parlato di te per quello che hai fatto nei tuoi lunghi anni trascorsi in Uganda, io voglio spendere una parola in più per chi ti ha seguito da lontano. Penso a chi, grazie a te, e con la tua benedizione, ha raggiunto obiettivi che forse là non avrebbe potuto raggiungere. Anche loro sono la tua famiglia, e da qui ti hanno sempre sostenuto. Poi invece, Padre Giovanni, ci siamo noi (e siamo tanti, tantissimi!), la seconda generazione, i figli di quelli che tu hai sempre considerato i tuoi figli. Una seconda generazione che è proprio cresciuta con te, che hai fatto diventare oltre a figli di Dio anche figli tuoi. Noi siamo più fortunati perché ci hai seguito lungo tutto il percorso della nostra vita. Dico fortunati con il sorriso sulle labbra perché la tua dimostrazione d affetto a volte è così forte che si trasforma in un bel pizzicotto e quando ci va bene in uno scapellotto affettuoso, e in base all intensità del tuo sguardo capiamo subito se siamo in via busca o no e comunque alla fine un sorriso ce lo strappi lo stesso! Per te l istruzione e lo studio sono sempre stati la priorità assoluta, e ci vorresti tutti dottori, non importa di cosa ma comunque dottori. E qualcuno di noi l ha subito sulla propria pelle dalle tabelline, ai tempi verbali per i più piccoli, le pagelle (attentamente lette) per i più grandi e infine lunghe lezioni di vita per quelli veramente grandi (quelli della mia età intendo dire!!) ma una storia penso tu l abbia raccontata ad ognuno di noi.. La tua storia, la storia della tua vita che tanto affascina e che altrettanto ci insegna. L Africa non è un continente facile e nulla ti regala... ma la tua forza ti ha portato a fare cose che sarebbero state difficili da realizzare anche qui, eppure mai ti sei accontentato e credo che mai lo farai. Questo è sicuramente uno dei più grandi insegnamenti di vita che ci hai trasmesso e che non potremo mai dimenticare perché esiste... è il tuo capolavoro! Grazie Padre Giovanni, grazie per aver dato ad ognuno di noi una possibilità, anzi la possibilità di fare della nostra vita un dono e prendere te come esempio non solo spirituale, ma umano per la meravigliosa persona che sei. Jane Galmarini 15

16 Sviluppo sostenibile Decrescita: si può parlare solo di PIL? Il mercato non è da demonizzare, ma da umanizzare per il bene di tutti Da più parti si sente parlare di "decrescita", ma per molti il suo significato non è così chiaro. Provo, allora, a darne una definizione: per "decrescita" si può intendere una diminuzione del livello di consumi, di produzione ed economico in generale di tutta una società, scelto in maniera volontaria, che non faccia diminuire il livello di vero benessere delle persone. Ammetto che anche dopo la definizione qualche dubbio resta, e allora riprovo con altre parole: abbiamo sempre pensato che il benessere di una nazione fosse in buona parte misurato dal suo Prodotto Interno Lordo (PIL), ma la teoria della decrescita suggerisce che il benessere delle persone può essere mantenuto anche se il PIL diminuisce. Questo perché si vorrebbero eliminare gli sprechi, e utilizzare solo le risorse necessarie, producendo e desiderando meno beni, in accordo con una evoluzione tecnologica che dovrebbe essere in grado di supportare questo passaggio. Fra i "decrescisti" troviamo molte correnti di pensiero che vanno dalle più morbide, cioè quelle che pensano ad una maggiore sobrietà, fino alle più estreme, che ipotizzano una drastica diminuzione dei bisogni (non viaggio più perché non è indispensabile, mi accontento di un lavoro Un più corretto uso delle risorse agricole consentirebbe di sfamare tutta la popolaziome mondiale vicino a casa, coltivo il mio orto e mi servo da quello). La mia opinione di non esperto è che la teoria è interessante e per certi versi auspicabile, ma l'eccesso come sempre è un danno. La diminuzione degli sprechi è certo un fondamento indispensabile, ma non ritengo possibile che si realizzi ponendo limiti alle libertà e, da non sottovalutare, alle potenzialità delle persone. Se, poi, lo sviluppo tecnologico è una base per l'idea della decrescita, come posso favorirlo se non permetto ai ragazzi di fare esperienze scolastiche e culturali premianti, magari lontano da casa, per favorire la formazione e lo scambio di idee? Al riguardo degli aspetti economico/finanziari, sono in pieno accordo con quanto dice l'economista Stefano Zamagni: "Il mercato non è da demonizzare ma da umanizzare"; l'impegno comune dovrebbe orientarsi, quindi, a definire regole giuste per tutti. È proprio in questa ottica che io vedo la "crescita", cioè non come l'aumento del PIL ma come il passaggio ad una società che ritrovi l'etica, la responsabilità verso chi ha meno possibilità, e la morale. E' possibile? Non lo so, ma io nel mio piccolo ci provo lo stesso ("Se cambio io, il mondo ha cominciato a cambiare" - E. Olivero). Andrea Pasi 16

17 Educazione allo sviluppo Impariamo a fare le cose difficili fin da piccoli La solidarietà si impara anche a scuola con il volontariato Il primo giorno di scuola è sempre importante perché è l inizio di un nuovo viaggio. Quante emozioni e quanti ricordi per noi che siamo grandi, sono i nostri bei tempi. Per questa occasione, ho pensato a una poesia di Gianni Rodari. È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi. Leggo, mi fermo e mi chiedo se noi, i grandi, siamo davvero diventati grandi, se abbiamo imparato a fare le cose difficili. Credo che la nostra scuola abbia provato ad insegnarcelo, ma noi non sempre ci siamo impegnati e, forse, solo qualche volta ci siamo riusciti. Essere attenti al cieco e al sordo, nostri compagni di vita quotidiana, è cosa difficile più per i grandi che per i piccoli forse perché gli schiavi che si credono liberi siamo proprio noi. E così, un po inaspettatamente, i miei ragazzi dell Istituto Aeronautico dove insegno, adolescenti vivaci e moderni, senza troppe esitazioni e senza imbarazzo hanno accolto l idea di fare qualcosa di difficile. Per vivere dall interno le realtà del volontariato, approfondirne il senso, sporcarsi le mani nel lavoro pratico. E proprio così, con la loro presenza entusiasta, mi hanno dimostrato che fare le cose difficili è possibile. Con loro l ordinario ha smesso di essere ordinario per diventare un esperienza di socialità e condivisione di tempo, spazio e impegno in modo estremamente semplice, concreto ed attivo. Insieme abbiamo partecipato all iniziativa promossa da ITALIA UGANDA Onlus nel mese di dicembre 2011 presso il punto vendita Darty di Tradate (VA) impacchettando gli articoli acquistati dai clienti con l obiettivo di raccogliere fondi a favore dei progetti dell Associazione. Un banchetto, una maglietta rossa con una scritta sulla schiena Se vuoi arrivare primo corri da solo. Se vuoi arrivare lontano cammina insieme, sorrisi, carta, forbici e nastri per rompere gli argini di una normalità insensibile, per correre in libertà verso uno stile di vita forse un po scomodo, ma ricco di significato, per raccogliere una sfida coraggiosa, critica e responsabile. Luca, 15 anni, serio e coinvolto scrive: L esperienza è stata bella e costruttiva perché sapevo di aiutare qualcuno che ne ha più bisogno di me, nonostante le facce a volte un po scocciate delle persone a cui chiedevo se desideravano far impacchettare il loro acquisto. Grazie a Luca, Mattia, Davide, Francesca e ai ragazzi di oggi, camminare insieme è stato facile. Grazie perché ogni volta si mettono in gioco nel volontariato: esperienza che ci porterà lontano perché fare le cose difficili è difficile, ma possibile. Stefania Vanetti Volontari ad un banchetto di ITALIA UGANDA Onlus 17

18 Cooperazione e sviluppo: la ricetta dell associazione ITALIA UGANDA Onlus Insieme a Padre Giovanni Scalabrini un aiuto concreto alla crescita dell Uganda Se mi chiedessero che cosa fa la nostra associazione in Uganda, risponderei subito: Aiuta i bambini ad andare a scuola!, ma se dovessi usare dei termini più tecnici direi: Fa cooperazione allo sviluppo. Perché è questo che noi facciamo in Uganda. Però non è così semplice spiegare queste due parole, cooperazione e sviluppo, perché nel corso del tempo hanno subito tanti cambiamenti e non hanno più lo stesso significato che avevano 30 o 40 anni fa. All inizio era facile: c era cooperazione quando i Paesi ricchi aiutavano i Paesi poveri a svilupparsi, e questo sviluppo era uno sviluppo economico. Però con il tempo le cose si sono un po complicate e ci si è resi conto che non è possibile parlare di sviluppo senza pensare alla salute, o all educazione. Se per esempio un Paese è ricco, ma i suoi bambini non vanno a scuola, o non ci sono ospedali, è difficile pensare che sia davvero sviluppato. Inoltre si è capito che non si possono aiutare i Paesi più poveri senza dialogare con loro: sicuramente le persone del posto sanno meglio di noi di che cosa hanno bisogno, e per questo se vogliamo davvero aiutarle è importante parlare insieme e prendere decisioni condivise. Proprio per questo nel 2000 tutti i Paesi dell ONU, sia quelli più ricchi sia quelli più poveri, si sono riuniti per decidere insieme quali erano gli obiettivi di sviluppo più importanti da raggiungere entro il Ne hanno stabiliti 8, i cosiddetti Obiettivi del Millennio, condivisi da tutti, che vanno dal ridurre la fame e la povertà all uguaglianza tra uomini e donne. Torniamo allora alla domanda iniziale su cosa faccia di preciso ITALIA UGANDA Onlus, e alla mia risposta: Mandiamo i bambini a scuola. Uno degli obiettivi del millennio è proprio Assicurare l istruzione universale : è esattamente quello che Padre Scalabrini cerca di garantire da 50 anni, da quando è arrivato per la prima volta in Uganda, ed è uno dei nostri impegni principali. Poi sicuramente mandando a scuola le bambine e facendo studiare anche le ragazze fino alle superiori, o le più brave all università, favoriamo l uguaglianza tra i generi, e aiutiamo a eliminare la povertà. Infatti studiando possono imparare un mestiere, trovare un lavoro e mantenere se stesse e le loro famiglie, uscendo dal circolo della miseria. Nel nostro ospedale di Kampala inoltre abbiamo un reparto maternità dove vengono ogni giorno tante donne che altrimenti partorirebbero da sole in una baracca: salvando la loro vita e quella dei loro neonati assicuriamo la salute materna e infantile. Nella nostra clinica curiamo anche tantissime persone malate di malaria e insegniamo come evitare il contagio Il Prof. Gian Battista Parigi durante l incontro del ciclo Pavia-Mondo: solo andata Pavia-Mondo: solo andata Da febbraio a maggio 2013 a Pavia si è svolto un ciclo di 13 incontri gratuiti sulla cooperazione internazionale, dal titolo Pavia-Mondo: solo andata e promosso da tutte le associazioni pavesi che, come ITALIA UGANDA Onlus, fanno parte del Tavolo Provinciale della Cooperazione Internazionale, insieme all Assessorato alla Cooperazione Internazionale della Provincia di Pavia. Le lezioni erano rivolte in particolare a volontari e aspiranti volontari delle varie associazioni e si è parlato ad esempio di sviluppo e di teoria della cooperazione, di come scrivere o gestire un progetto, di come raccogliere i fondi per promuoverlo e realizzarlo. In sintesi, sono stati approfonditi a 360 tutti i temi più importanti che riguardano la cooperazione internazionale. Il corso ha avuto un grande successo: già nella prima settimana gli iscritti erano più di 70 e sono cresciuti ad ogni incontro. Noi di ITALIA UGANDA Onlus abbiamo partecipato con molto interesse e il nostro Presidente Fabio Salvatore ha tenuto una lezione sulla raccolta fondi. Il ciclo di lezioni faceva parte del più ampio progetto, ancora in corso, Pavia: volontari per il mondo, che vuole creare un legame sempre più stretto tra tutte le associazioni della nostra provincia che fanno cooperazione internazionale e promuovere attività di collaborazione e aiuto reciproco, partendo dal presupposto che l unione fa la forza e può fare davvero la differenza! 18

19 Lo sviluppo della cooperazione dell AIDS e di altre malattie. Nei nostri progetti inoltre usiamo dove possibile i pannelli solari per produrre acqua calda ed energia pulita, e questo sicuramente aiuta a preservare l ambiente. Quindi possiamo davvero dire che i nostri progetti rispettano in pieno tutti gli obiettivi del millennio! Ho lasciato apposta per ultimo uno degli aspetti fondamentali: quello del dialogo, di cercare di metterci nei panni delle persone che aiutiamo, di capire i loro bisogni. Padre Scalabrini è l esempio vivente del mettersi nei loro panni: da oltre 50 anni vive a fianco degli ugandesi bisognosi, parla con loro, li ascolta, cerca di capire come può aiutarli per migliorare la loro vita. Nei nostri progetti non siamo noi a decidere a priori dall Italia cosa fare, ma le richieste ci vengono direttamente dall Uganda, è la stessa popolazione locale che, attraverso Padre Scalabrini, ci fa sapere se ha Obiettivi del Millennio I partecipanti al convegno Pavia-Mondo: solo andata presso la Provincia di Pavia bisogno di una scuola, di un ospedale, di una casa dove vivere... e noi cerchiamo, per quanto possibile e con il vostro aiuto, di aiutarli. Certo il nostro sogno sarebbe quello di smettere di esistere, cioè che un giorno tutte queste persone non avessero più bisogno di noi, e che tutti gli obiettivi del millennio venissero raggiunti. Per ora sembra solo un utopia, ma spero davvero che non rimanga soltanto un sogno! Greta Granzini Gli Obiettivi del Millennio (in inglese Millennium Development Goals), sono 8 obiettivi che i 191 stati membri dell'onu si sono impegnati a raggiungere entro il Nella dichiarazione firmata nel 2000, gli stati si sono impegnati a: 1. sradicare la povertà estrema e la fame; 2. rendere universale l'istruzione primaria; 3. promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne; 4. ridurre la mortalità infantile; 5. migliorare la salute materna; 6. combattere AIDS, malaria e altre malattie; 7. garantire la sostenibilità ambientale; 8. sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. L Uganda ha fatto molti sforzi per raggiungere questi obiettivi, anche se alcuni sono ancora lontani. La povertà estrema si è ridotta, anche se di poco, e c'è una maggiore attenzione all uguaglianza tra uomini e donne e all ambiente. C è inoltre stato un forte impegno per assicurare a tutti i bambini il diritto allo studio, ma purtroppo nel paese sono ancora troppo poche le scuole e gli insegnanti. Infine la mortalità infatile è ancora molto elevata e troppe mamme muoiono durante il parto*. Per questo c è ancora tanto da fare e l Uganda ha ancora bisogno dell aiuto di tutti noi! *Dati ONU 19

20 Benjamin e Peace: una storia a lieto fine Dalla ferocia della guerra alla speranza di un futuro dignitoso Benjamin va alla scuola primaria. Frequenta la classe quarta alla Bishop Cipriano Kihangire Primary School, una scuola vicina alla missione che era stata messa all asta e che Padre Giovanni, grazie all aiuto della nostra associazione e di tutti i suoi sostenitori, ha rilevato, ristrutturato e riaperto a centinaia di bambini. Benjamin è sereno e ride, come tutti i suoi compagni. Questo sorriso non finisce di sorprenderci, perché conosciamo la sua storia. Benjamin proviene dal Nord del Paese, zona di guerra, dilaniata per oltre un ventennio da un feroce conflitto che ha lasciato dietro di sé una scia di povertà e morte. La ferocia dei combattimenti tra l esercito regolare ugandese e i guerriglieri ribelli (il Lord s Resistance Army) non ha risparmiato i bambini, né le donne. La storia di Benjamin comincia con la storia di Peace, sua madre. Peace è poco più di una bambina quando, all alba di una giornata che sembra normale, viene prelevata con violenza dalla scuola missionaria che frequenta, insieme a 138 compagne. Dopo un estenuante trattativa 109 ragazze vengono liberate, ma 30 scompaiono insieme ai guerriglieri. Era il 1996 e Peace è tra queste trenta. Alunni della Bishop Cipriano Kihangire Primary School durante una lezione Da quel giorno Peace diventa una schiava, costretta a camminare nella boscaglia giorno e notte per raggiungere l accampamento dei ribelli in Sudan. Una marcia infinita, sulla schiena il carico pesante che i soldati sono stanchi di trasportare, mangiando e bevendo solo quando è concesso. Ogni giorno umiliate, picchiate, terrorizzate. Non appena arrivate all accampamento le ragazze vengono regalate ai capi, come mogli. Subiscono violenza un giorno dopo l altro. Molte hanno dei bambini, che a volte sopravvivono e a volte no. Per otto anni Peace vive un incubo, tra le violenze atroci subite e quelle a cui deve assistere. Le Benjamin sorride ogni giorno quando entra in classe. È felice. Si ricorda il suo passato ma non vuole parlarne... ragazze che cercano di scappare sono uccise. Quelle che si ammalano, sono picchiate fino alla morte. Nella boscaglia Peace partorisce il suo primo figlio, Benjamin. Subito dopo il secondo. Ogni giorno passato senza morire è un miracolo. Nel 2004 l accampamento viene 20

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