Cosa possiamo fare per la zuppa di plastica?

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1 MARZO 2011 N. 42 Rivista a cura della Direzione Generale Ambiente Cosa possiamo fare per la zuppa di plastica? R I V I S T A A C U R A D E L L A D I R E Z I O N E G E N E R A L E A M B I E N T E N. 42

2 2 Editoriale Nuovo slancio alle strategie per la biodiversità e il cambiamento climatico L'Unione europea e la grande comunità globale entrano nel 2011 a vele spiegate mentre continuano ad affrontare due delle sfide ambientali mondiali più pressanti: la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Quello slancio, come illustrano gli articoli di questo numero, proviene da due negoziati internazionali svoltisi a migliaia di chilometri di distanza. Nel primo, tenutosi a Nagoya, Giappone, nell'ottobre 2010, è stato approvato un piano strategico decennale contenente misure internazionali per la protezione della biodiversità: un finale perfetto per l'anno internazionale della biodiversità. Nel secondo, tenutosi a Cancún, Messico, nel dicembre 2010, sono stati compiuti progressi altrettanto significativi nella lotta contro il cambiamento climatico. Gli accordi politici raggiunti nel corso dei negoziati di Copenaghen, un anno prima, sono stati incorporati in un documento ufficiale delle Nazioni Unite. La Commissione sta trasformando questi impegni in realtà e sta dando il tocco conclusivo alla nuova strategia, il cui obiettivo è arrestare il tasso di perdita di biodiversità entro il La Commissione sta anche preparando una tabella di marcia per raggiungere un'economia innovativa a bassa emissione di carbonio entro il 2050 e ampliando gli aiuti pratici e finanziari ai paesi in via di sviluppo che risentono maggiormente del cambiamento climatico. Entrambe le conferenze internazionali hanno lanciato due potenti messaggi. Il primo è che, quando tutte le parti sono impegnate, i negoziati multilaterali possono fornire buoni risultati. Il secondo è che l'unione europea è un attore efficace sul piano internazionale quando tutte le parti che la compongono, in particolare la Commissione europea, la Presidenza a rotazione dell'ue e i singoli Stati membri, lavorano strettamente insieme, come è accaduto sia a Nagoya sia a Cancún. L Ambiente per gli Europei ec.europa.eu/environment/news/efe/index.htm INFORMAZIONI EDITORIALI L Ambiente per gli Europei è una rivista con frequenza trimestrale pubblicata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea. E disponibile in bulgaro, spagnolo, ceco, tedesco, estone, greco, inglese, francese, italiano, lituano, polacco, portoghese e rumeno. Abbonamento gratuito. È possibile abbonarsi compilando il modulo all interno della rivista o on-line all indirizzo: environment/mailingregistration/main/mailing_reg.cfm Caporedattore: Róbert Konrád Coordinatore: Jonathan Murphy Per maggiori informazioni rivolgersi all unità Comunicazione: Informazioni e documenti: Sito web de L Ambiente per gli Europei: Indice 03 La maggior parte delle società chimiche rispetta i termini per la registrazione REACH 04 Nuova strategia globale per combattere la perdita di biodiversità 06 Il sigillo dell'ue negli accordi di Cancún 08 Selezionati i vincitori del premio Capitale verde europea 09 Trasformare il vecchio olio da cucina in biocarburante 10 La normativa sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche entra in una nuova fase 11 Concordati i limiti sulle emissioni di CO 2 dei furgoni L EUROPA AMBIENTALE ON-LINE Desiderate sapere cosa fa l Unione europea per tutelare l ambiente, cosa si intende per prodotto della politica integrata o come avere i requisiti per ottenere il marchio comunitario di qualità ecologica Ecolabel? Per queste e ulteriori informazioni, consul tate il sito web della DG Ambiente: ec.europa.eu/environment/index_it.htm AVVISO LEGALE Né la Commissione europea, né le persone che agiscono in suo nome sono responsabili per l uso che può essere fatto delle informazioni contenute nella presente pubblicazione e per gli eventuali errori che sussistessero nonostante l impegno dedicato alla stesura e alla verifica della pubblicazione. 12 Ripulire la zuppa di plastica 14 Attirare l'attenzione sui rifiuti alimentari 15 Nuove pubblicazioni / Agenda 16 Notizie in breve Stampato su carta riciclata che ha ricevuto il marchio comunitario di qualità ecologica Ecolabel per la carta grafica (ec.europa.eu/environment/ecolabel) Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell Unione europea, 2011 ISSN ISBN doi: /80312 Unione europea, 2011 Illustrazioni: Laurent Durieux Riproduzione autorizzata con citazione della fonte. Si proibisce la riproduzione delle immagini. Printed in Belgium

3 R E A C H 3 La maggior parte delle società chimiche rispetta i termini per la registrazione REACH REACH, l'innovativa normativa europea per garantire la gestione e l'uso sicuri dei prodotti chimici in tutta l'unione europea, ha posto la sua prima pietra miliare. Entro la scadenza del 30 novembre 2010, la maggior parte dei prodotti chimici, compresi quelli più pericolosi, era stata registrata presso l'agenzia europea per le sostanze chimiche, con sede a Helsinki. Entrata in vigore nel 2007, la normativa REACH (registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche) mira a garantire la sicurezza dei prodotti chimici presenti nell'ue, a incoraggiare la competitività di un'importante industria europea e a proteggere la salute umana e l'ambiente. La sua prima importante pietra miliare è stata posta il 30 novembre Da allora, le società non possono più vendere nell'ue sostanze chimiche che abbiano prodotto o importato a meno che non siano già state registrate presso l'agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Rispettando le responsabilità previste dalla normativa, l'industria europea ha presentato all'agenzia fascicoli. Le singole società dovevano registrare tre categorie di sostanze che avevano prodotto o importato se tali sostanze superavano una certa soglia annua. Le prime erano le più pericolose ovvero quelle cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione se usate in quantità di una tonnellata o più. Hanno dovuto essere registrate anche le sostanze al di sopra di 100 tonnellate che sono molto tossiche per l'ambiente acquatico, al pari di tutte le altre sostanze che le società potrebbero trattare, se il loro volume supera tonnellate l'anno. Aumentare i livelli di sicurezza Il processo di registrazione ha già spinto numerose società a rafforzare le proprie norme di sicurezza. Le piccole e medie imprese hanno partecipato attivamente all'esercizio di registrazione, anche se quest'ultimo riguardava l'uso di grandi volumi. Le PMI hanno rappresentato circa il 10 % delle domande e, quali utilizzatori frequenti di sostanze chimiche, beneficeranno anche delle informazioni sulla sicurezza più chiare che emergeranno dal processo. In base alla normativa dell'ue, l'industria stessa è responsabile della valutazione e della gestione di qualsiasi rischio derivante dalle sostanze chimiche che usa o vende e della fornitura ai clienti di idonei avvisi di sicurezza. Le informazioni che le società hanno fornito durante questo primo processo di registrazione favoriranno gradualmente le aziende stesse e i singoli utilizzatori dei loro prodotti. Mentre l'echa analizza tutte le domande ricevute per garantire il rispetto dei requisiti di legge, l'attenzione sta iniziando a concentrarsi sulla prossima serie di scadenze per la registrazione. Queste avranno luogo nel 2013 (per le sostanze prodotte o importate di 100 tonnellate o più) e nel 2018 (per sostanze simili di 1 tonnellata o più). chemicals/reach/reach_intro.htm chemicals/reach/index_en.htm istockphoto Si terrà conto di ogni monito derivante da questo primo esercizio per garantire che gli esercizi successivi si svolgano nel modo più lineare possibile. R I V I S T A A C U R A D E L L A D I R E Z I O N E G E N E R A L E A M B I E N T E N. 42

4 4 N A G O Y A Nuova strategia globale per combattere la perdita di biodiversità Al vertice di Nagoya sulla biodiversità si è raggiunto un accordo positivo su un'ambiziosa strategia globale per combattere la perdita di biodiversità e un pacchetto di misure per garantire che gli ecosistemi del pianeta continuino a sostenere il benessere umano nel futuro. Il successo del vertice ha anche dimostrato l'importanza dei negoziati multilaterali per raggiungere un accordo globale sui problemi ambientali più urgenti. La decima riunione della conferenza delle parti (COP 10) si è svolta a Nagoya, Giappone, dal 18 al 29 ottobre La convenzione sulla diversità biologica è stata ratificata da 193 parti. Gli Stati Uniti, la Santa Sede e Andorra non sono parti della convenzione e hanno solo lo status di osservatore alla riunione. Hanno preso parte all'evento circa partecipanti. Photo courtesy of the Governement of Japan L'importante vertice della fine dello scorso anno ha raggiunto i tre obiettivi intercorrelati che le parti si erano prefissate. È stato approvato un piano strategico decennale per proteggere la biodiversità del mondo. Si è raggiunto un accordo sulla necessità di aumentare considerevolmente il sostegno alla biodiversità entro il 2020 e di stabilire obiettivi di mobilitazione di risorse per la biodiversità nel E si è anche adottato un nuovo protocollo internazionale sull'accesso e la condivisione dei vantaggi derivanti dall'uso delle risorse genetiche del pianeta. Dopo la battuta d'arresto dei negoziati sul cambiamento climatico di Copenaghen nel 2009, inizialmente si sono nutriti dubbi sulla possibilità che così tanti paesi, con priorità molto diverse, fossero in grado di raggiungere accordi su questioni talmente complesse. Quei timori si sono dimostrati infondati. Un'attenta preparazione, un'abile presidenza e la disponibilità di tutti i partecipanti a negoziare hanno consentito il raggiungimento degli obiettivi. Quel risultato ha anche contribuito a imprimere nuovo impeto al processo dei negoziati multinazionali, come è emerso dall'atmosfera positiva che ha caratterizzato i colloqui sul cambiamento climatico svoltisi a Cancún subito dopo. I negoziati di Nagoya hanno rappresentano un taglio con il passato per l'unione europea, poiché sono stati i primi grandi negoziati a essere celebrati dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona con i nuovi accordi sulla rappresentanza dell'ue nei vertici internazionali. Ai colloqui, una stretta cooperazione e un'accurata distribuzione delle responsabilità fra la Presidenza belga dell'unione, la Commissione europea e i singoli Stati membri hanno fatto sì che l'unione si presentasse come fronte unito ed efficace e parlasse con una sola voce.

5 N A G O Y A 5 Molte delle azioni concordate a Nagoya saranno riportate adesso nell'ambiziosa strategia dell'ue per arrestare il tasso di perdita di biodiversità entro il 2020 che la Commissione europea sta definendo attualmente. sua superficie terrestre. Viene prestata attenzione anche agli ecosistemi. Entro il 2020, deve essere ripristinato almeno il 15 % degli eco sistemi degradati. Nuovo impeto Il piano strategico adottato a Nagoya definisce una finalità principale per il 2020 e cinque obiettivi strategici sotto forma di 20 obiettivi principali, noti anche come «obiettivi di Aichi», da raggiungersi entro il Si tratta di affrontare le cause di base della perdita di biodiversità, ridurre la pressione sulla biodiversità, salvaguardare la biodiversità a tutti i livelli, rafforzare i vantaggi offerti dalla biodiversità e contribuire allo sviluppo delle capacità. Alcuni sono obiettivi generali. Includono la sensibilizzazione del pubblico sui valori della biodiversità e la loro integrazione nelle strategie nazionali e locali di sviluppo e di riduzione della povertà nonché la pianificazione delle risorse, laddove opportuno, nei sistemi nazionali di contabilità e di comunicazione. Altri obiettivi riguardano specificamente alcuni settori come la pesca, l'agricoltura, l'acquacoltura e la silvicoltura. Ad esempio, tutti i pesci, gli stock di invertebrati e le piante acquatiche dovrebbero essere gestiti e raccolti in modo sostenibile entro il Nel contempo, il tasso di perdita di habitat naturali, comprese le foreste, dovrebbe essere almeno dimezzato entro la fine del decennio, e laddove possibile avvicinato a zero. Sono previsti anche alcuni obiettivi puntuali. Per il 2020, almeno il 17 % delle zone idriche terrestri e interne e il 10 % delle zone costiere e marine dovrebbero essere conservate come zone protette. Con il programma Natura 2000 la rete più grande di zone protette del mondo l'ue ha già conferito uno status speciale al 18 % della Prossimi passi Gli sforzi si concentrano adesso sulla ratifica e l'attuazione degli accordi raggiunti a Nagoya. Entro il 2015, dovrebbe entrare in vigore il protocollo sull'accesso alle risorse generiche e la condivisione equosolidale dei vantaggi derivanti dal loro uso. Lo scopo è bilanciare l'accesso alle risorse generiche reciprocamente concordato con un'equa distribuzione dei vantaggi derivanti dalla loro utilizzazione. Ed entro il 2015, ognuna delle 193 parti dovrebbe avere iniziato ad attuare la propria strategia nazionale aggiornata sulla biodiversità e i piani d'azione. Per favorire il processo, quest'anno si cercherà di stabilire gli indicatori più affidabili per controllare l'attuazione delle misure. La prossima sfida che affronteranno le parti sarà raggiungere un accordo sulla mobilitazione delle risorse del pacchetto, per garantire la disponibilità di risorse finanziarie e umane sufficienti per un'attuazione efficace del piano strategico. In base all'attuale scadenzario, un accordo dovrebbe essere raggiunto nella prossima riunione delle parti a Delhi nel I colloqui non saranno facili perché l'unione europea e il Giappone in particolare ricevono richieste finanziarie dal mondo in via di sviluppo per potere soddisfare i nuovi obiettivi in materia di biodiversità. Nella ricerca di finanziamenti sufficienti, l'attenzione dovrà incentrarsi su fonti che vadano al di là della finanza pubblica, ovvero risorse del settore privato e i cosiddetti «meccanismi finanziari innovativi». istockphoto R I V I S T A A C U R A D E L L A D I R E Z I O N E G E N E R A L E A M B I E N T E N. 42

6 6 CA M B I A M E NTO CLI M AT IC O CAN C ÚN Il sigillo dell'ue negli accordi di Cancún Nel dicembre 2010, i ministri di tutto il mondo si sono riuniti a Cancún, Messico, per la conferenza delle Nazioni Unite 2010 sul cambiamento climatico. È stato concordato un pacchetto di misure, noto come «accordi di Cancún», che si basa sui primi passi compiuti a Copenaghen l'anno precedente e spiana la strada verso un quadro giuridico vincolante per il cambiamento climatico. Connie Hedegaard ha rappresentato l'ue ai colloqui e L'Ambiente per gli Europei l'ha contattata per saperne di più. Unione europea Quali sono gli elementi principali degli accordi? A Cancún, siamo riusciti per la prima volta a incorporare alcuni obiettivi importanti in un documento delle Nazioni Unite: innanzitutto, il riscaldamento globale deve essere mantenuto a meno di 2 C al di sopra della temperatura preindustriale. In secondo luogo, i paesi hanno riaffermato gli impegni di riduzione delle emissioni che si erano assunti nell'accordo di Copenaghen l'anno scorso. Gli accordi di Cancún riprendono anche l'impegno dei paesi industrializzati di fornire ai paesi in via di sviluppo 30 miliardi di USD nel breve periodo ( ) e 100 miliardi di USD ogni anno entro il E infine, rafforzano la trasparenza ossia il modo in cui i paesi misurano, controllano e comunicano le loro emissioni. Quest'ultimo punto può suonare un poco tecnico, ma in realtà è molto politico, perché queste regole sono fondamentali per garantire che i paesi rispettino i loro impegni. È stato un importante passo in avanti. Quali sono i progressi rispetto all'accordo di Copenaghen? Gli accordi di Cancún incorporano tutti i principali elementi dell'accordo di Copenaghen e compiono ulteriori passi per trasformare questi impegni in azioni reali. Oltre a rafforzare la trasparenza, gli accordi ci avvicinano alla creazione del nuovo fondo verde per il clima e contengono decisioni dettagliate per migliorare la cooperazione sulla tecnologia fra nord e sud, un accordo sull'adeguamento al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo e un meccanismo per arrestare la deforestazione nei tropici. Si tratta di decisioni sostanziali che porteranno ad azioni concrete e che rafforzeranno il regime climatico internazionale. Quali azioni e quali passi concreti possiamo quindi sperare di vedere? L'UE lavorerà a stretto contatto con i suoi partner per garantire che gli accordi di Cancún siano attuati in modo trasparente. Ciò comporta ulteriori sforzi a livello di UE. Presenteremo a breve una tabella di marcia per realizzare la transizione verso un'economia europea intelligente e innovativa a bassa emissione di carbonio entro il Lo facciamo per l'ambiente, ma lo facciamo anche per la competitività e la sicurezza energetica. In un mondo in cui vivono sempre più persone, è ovvio che i vincitori saranno quelli che sono indipendenti dai prezzi fluttuanti del petrolio e che possono offrire soluzioni energetiche efficienti e innovative. Inoltre, estenderemo ulteriormente le azioni concrete nei paesi in via di sviluppo e nei paesi che sono più vulnerabili al cambiamento climatico, grazie ai 7,2 miliardi di euro per finanziamenti rapidi a favore dell'ambiente che l'europa si è impegnata a fornire fra il 2010 e il La nostra relazione intermedia sull'attuazione di questo impegno è stata accolta con favore a Cancún e prevediamo di aggiornarla a maggio.

7 CA M B I A M E NTO CLI M AT IC O CAN C ÚN 7 Unione europea Come ha contribuito l'ue al raggiungimento di questo accordo fra tutte le parti? Non è esagerato dire che il risultato reca ovunque il sigillo dell'ue, e questo è stato riconosciuto anche dalla presidenza messicana. L'approccio graduale dell'ue, il nostro credo nel multilateralismo, il nostro specifico impeto e la nostra posizione su Kyoto hanno contribuito al risultato di Cancún. Diversi ministri dell'ue hanno svolto ruoli chiave per raggiungere l'accordo su varie questioni nel momento finale a Cancún. Siamo riusciti a influenzare il risultato anche perché l'europa si è espressa con una sola voce nei negoziati. Insieme, la Commissione, la Presidenza e i 27 Stati membri hanno fatto sì che l'unione europea facesse sentire il suo peso sulla scena mondiale. È un'importante lezione da ricordare per il futuro. Per quali aspetti è rimasta particolarmente soddisfatta e per quali è rimasta delusa? Ovviamente il conseguimento più importante è che siamo riusciti a inserire gli accordi politici di Copenaghen in un documento delle Nazioni Unite, compresi gli impegni per la riduzione delle emissioni, e che adesso possiamo iniziare ad attuarlo. Inoltre, sono lieta che sia stata riconosciuta in modo generale l'esistenza di un divario fra gli impegni per la riduzione delle emissioni e l'obiettivo di mante nere il riscaldamento globale al di sotto di 2 C. Gli impegni assunti ci fanno avanzare solo per il 60 % circa. Era importante dichiarare l'ovvio, ovvero che dovremo fare di più se vogliamo rimanere al di sotto di un aumento di 2 C, e nei testi questo punto è stato chiarito. Un'altra delle nostre priorità era rafforzare la trasparenza: gli accordi di Cancún hanno iniziato a definire che cosa significhi trasparenza nella pratica. Il fatto che un paese come la Cina, ad esempio, abbia accettato adesso le consultazioni internazionali e l'analisi sulle proprie azioni di riduzione è un segnale importante che va oltre i negoziati sul clima. Con queste decisioni, fra l'altro, siamo riusciti a tenere vivi i negoziati multilaterali sul clima. Tuttavia, dobbiamo percorrere una strada lunga e difficile. E' chiaro che le ambizioni dovranno essere rafforzate e Cancún ci ha mostrato quanto questo processo sarà impegnativo. Ritiene necessario un quadro giuridico vincolante? Se sì, come occorre procedere per realizzarlo? L'obiettivo dell'ue resta un quadro giuridico vincolante ambizioso e generale per l'azione sul clima, che favorisca riduzioni delle emissioni in tutte le principali economie, non solo gli USA, ma anche le principali economie emergenti come Cina e India. Raggiungere quell'obiettivo non sarà facile. Ma l'europa continuerà a lavorare per un accordo globale: a livello internazionale, a livello bilaterale, con i principali partner e al suo interno. R I V I S T A A C U R A D E L L A D I R E Z I O N E G E N E R A L E A M B I E N T E N. 42

8 8 P R E M I CA PITA L E V ER DE Selezionati i vincitori del premio Capitale verde europea Vitoria-Gasteiz, capitale dei Paesi baschi spagnoli, e Nantes, città della costa occidentale francese, si aggiudicheranno il titolo di capitale verde europea rispettivamente nel 2012 e nel Seguiranno le prime due città aggiudicatarie del premio: Stoccolma nel 2010 e Amburgo quest'anno. EC/CE COWI Lo schema della Commissione europea incoraggia le città a tenere conto dell'ambiente nella loro pianificazione urbana. Per essere selezionata, una città deve essere all'avanguardia nel rispetto di elevate norme ambientali, essere impegnata al raggiungimento di ulteriori obiettivi di sviluppo sostenibile e servire da modello per le altre. A metà dicembre 2010, Stoccolma ha ceduto il titolo ad Amburgo, consegnandole il libro ufficiale dei premi verdi. Sarà dedicata una pagina a ciascuna città vincitrice che rimarrà in possesso del manoscritto durante l'anno in cui è titolare del premio capitale verde, prima di passarlo al suo successore. Per valutare i meriti delle città candidate al titolo i giudici si avvalgono di 11 indicatori ambientali che vanno dal trasporto sostenibile e l'uso del terreno alla biodiversità e qualità dell'aria. Le città partecipanti all'ultimo concorso erano 17. Un 12 indicatore misura le capacità di comunicazione di una città. Non sono previsti specifici criteri econo mici, ma le principali iniziative ambientali e i miglioramenti offrono posti di lavoro e investimenti e indubbi vantaggi economici e di altro tipo alle vite quotidiane delle persone. Vitoria-Gasteiz ( abitanti) è la prima città interna, e piccola, a vincere il titolo. Ha realizzato miglioramenti ambientali per oltre tre decenni, fra cui la creazione di successo di una cintura verde attorno al centro urbano e l'attuazione di misure per aumentare la biodiversità e gli ecosistemi e ridurre la frammentazione dell'habitat. La penuria d'acqua è una sfida costante. La città sta investendo per migliorare la qualità e la fornitura di acqua, ridurre le perdite e sviluppare un consumo sostenibile. Negli ultimi 10 anni, il consumo è costantemente diminuito e lo scopo finale è ridurre l'uso quotidiano di acque domestiche al di sotto di 100 litri pro capite. Nantes ( abitanti) è all'avanguardia nel trasporto pubblico verde ed è stata la prima città della Francia a reintrodurre con successo i tram elettrici nel In tal modo si è ridoto l'inquinamento atmosferico e si sono diminuite le emissioni di CO 2. Situata su due importanti fiumi la Loira e l'erdre la città ha integrato con successo le sue zone verdi e blu attraverso un programma di gestione idrica sostenibile. Nel suo territorio si trovano diversi siti Natura 2000 e altre zone di conservazione della natura e la protezione della flora e della fauna riceve un'alta priorità. Si presta parecchia attenzione alla promozione della biodiversità, le zone di verde pubblico sono gestite in modo ecologico e l'uso dei pesticidi si è ridotto dell'85 %. Nella città operano circa 90 apicoltori: le api sono usate come indicatore della qualità dell'aria e sono piantati migliaia di alberi per creare foreste urbane. Nantes, come Vitoria-Gasteiz, è impegnata a ridurre le emissioni di CO 2 in misura maggiore rispetto all'attuale obiettivo dell'ue del 20 % entro il

9 L I F E 9 Trasformare il vecchio olio da cucina in biocarburante In Portogallo, nell'ambito di un innovativo progetto LIFE si sta riciclando il vecchio olio domestico da cucina per usarlo nei veicoli dell'autorità locale. Il regime ha favorito risparmi sia nei costi di gestione dei rifiuti sia nelle emissioni comunali. La legislazione europea impone che le imprese di ristorazione e le imprese commerciali smaltiscano il loro vecchio olio da cucina nel rispetto di alcune condizioni, ma non esiste nessun requisito per le famiglie. Di conseguenza, l'olio domestico sta diventando sempre più una fonte di rifiuti in Europa. I gestori dei rifiuti nel comune portoghese di Oeiras, vicino a Lisbona, hanno ricevuto una sovvenzione LIFE per usare l'olio in modo migliore, trasformandolo in biocarburante e contribuendo nel contempo a soddisfare l'obiettivo dell'ue di ridurre l'uso di carburanti fossili nel trasporto, come il petrolio e il gasolio. Per raccogliere l'olio, sono stati collocati contenitori speciali in 20 diverse località residenziali del comune. In ogni contenitore era integrato un microsistema informatico per misurare le quantità raccolte e informare le autorità nel momento in cui doveva essere svuotato. I finanziamenti LIFE sono stati usati anche per sviluppare un centro sperimentale di conversione del vecchio olio in biodiesel, attraverso un processo termo-intensivo che riduce la viscosità dell'olio trasformandola in una struttura simile al combustibile fossile diesel. Il raggiungimento della corretta viscosità è essenziale per garantire un'idonea combustione del carburante ed evitare di danneggiare il motore del veicolo con eccessivi residui di carbonio. Nel giugno 2009, nell'ambito del progetto erano stati raccolti oltre chili di olio da cucina domestico di scarto, riducendo significativamente il livello di oli, grassi e concentrazioni di idrocarburi negli impianti di trattamento delle acque reflue. Questo ha portato a risparmi di circa euro nei costi di mantenimento del sistema di depurazione locale. Anche se il progetto si è concluso, il programma continua ad essere attuato e il comune sta raccogliendo attualmente circa 14 tonnellate di olio ogni mese. Il carburante bio-ecologico ha favorito significativi risparmi di biossido di carbonio. Secondo le stime, le emissioni di CO 2 si sono ridotte del 15 % e di idrocarburi fino al 20 %. Anche le emissioni di anidride solforosa nel comune sono state ridotte, poiché il biodiesel non contiene zolfo. Il progetto ha attirato l'interesse di altre autorità locali. Almeno 11 comuni in altri luoghi del Portogallo hanno ordinato simili contenitori ad alta tecnologia e hanno istituito regimi di raccolta su base volontaria in zone residenziali. Un partner del progetto sta adesso pianificando di introdurre il biocarburante in un quinto della propria flotta di trasporto, per ridurre la sua impronta di carbonio entro il project/projects/index.cfm?fuseaction= search.dsppage&n_proj_id=2828 LIFE05 ENV/P/ R I V I S T A A C U R A D E L L A D I R E Z I O N E G E N E R A L E A M B I E N T E N. 42

10 10 R O H S La normativa sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche entra in una nuova fase La normativa europea sull'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche è attualmente in fase di aggiornamento per coprire una più vasta gamma di prodotti e rendere più facile l'inclusione di nuove restrizioni in futuro. elenco entro tre anni e, se ritenuto necessario sulla base delle prove scientifiche e criteri specifici, potrà aggiungerne di ulteriori. Le procedure di rispetto delle norme per l'apposizione del marchio CE sono state rese più precise e le regole per la concessione di esenzioni dal divieto ulteriormente affinate, al fine di garantire la certezza giuridica per i produttori, gli importatori e i distributori di questi prodotti. istockphoto I prodotti elettrici ed elettronici sono sempre più comunemente usati nelle nostre vite quotidiane. Eppure, al contempo, le apparecchiature e i prodotti di scarto provocano quantità di rifiuti in aumento nell'ue e le sostanze pericolose che possono contenere sono fonte di rischi per la salute e per l'ambiente. Dalla sua entrata in vigore nel 2003, la normativa europea che limita l'uso di alcune sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (ROHS) ha evitato il rilascio di migliaia di tonnellate di sostanze illecite nell'ambiente nel momento in cui i prodotti non sono più utilizzabili. La normativa ha inoltre favorito importanti cambiamenti nella creazione di tali oggetti. Attualmente, il campo di applicazione della nuova normativa viene considerevolmente ampliato per coprire tutti i prodotti elettrici ed elettronici. Le uniche esenzioni sono specificamente elencate nella direttiva e includono le macchine industriali, i materiali militari e i pannelli solari fotovoltaici. Per i prodotti che saranno contemplati per la prima volta nella direttiva, è previsto un periodo di transizione di otto anni entro il quale dover soddisfare i nuovi requisiti. Di conseguenza, possono essere venduti nella loro forma attuale fino ad aprile Più flessibilità La nuova normativa si baserà sui progressi compiuti nell'ambito di quella attualmente in vigore, ovvero il recupero di molte sostanze rare e di materiali usati nell'elettronica, contribuendo a rendere l'ue più efficiente nell'uso delle risorse e a impedire la dispersione di sostanze pericolose in natura. Nel contempo, assumendo la direzione in questo settore, l'unione sta creando norme internazionali de facto, dal momento che le imprese non stabilite nell'ue che sono interessate a esportare sia in Europa sia altrove nel mondo preferiscono soddisfare un'unica serie di criteri. La direttiva ROHS ha anche ispirato leggi simili in almeno altri 15 ordinamenti giuridici al di fuori dello Spazio economico europeo (i 27 dell'ue più Norvegia, Islanda e Liechtenstein). weee/index_en.htm Le regole vigenti coprono una vasta gamma di prodotti elettrici, compresi gli apparecchi domestici, i prodotti di consumo, prodotti informatici e per le telecomunicazioni. La normativa aggiornata non va ad aumentare l'attuale elenco di sei sostanze vietate fra cui piombo, cadmio e mercurio. Tuttavia la Commissione realizzerà una revisione di questo

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