Isabella Bovero, presidente del Club Digitale di Unindustria: Reggio è una delle protagoniste della quarta rivoluzione industriale

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1 SETTIMANALE SABATO 18 LUGLIO 2015 ANNO IX NUMERO 29 QUESTO GIORNALE NON RICEVE ALCUN FINANZIAMENTO PUBBLICO 1 EURO Testata: Il Giornale dell Emilia Romagna - Iscritta al Tribunale di Reggio Emilia il 03/03/2006 al n IL INCHIESTAI PAG. 3, 4 E 5 I consigli degli esperti per l avviamento all attività motoria dei nostri figli. Pro e contro di ogni disciplina IECONOMIA E SOCIETÀI ILA PAGINA ROSAI IMEDICINAI Il 12% degli italiani rinuncia al dentista per motivi economici. La ripresa economica però c è, tant è che a Reggio l occupazione è aumentata del 2,3% Isabella Bovero, presidente del Club Digitale di Unindustria: Reggio è una delle protagoniste della quarta rivoluzione industriale Mal di testa? Il 90% degli italiani ne soffre. Lo specialista, il dottor Riccardo Zucco: Non trascuriamo le cefalee perchè possono nascondere insidie ALLE PAGINE 6 E 7 A PAGINA 11 A PAGINA 12

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3 SABATO 18 LUGLIO 2015 I APPROFONDIMENTO DEL DIRETTORE Accettare i matrimoni gay è indice di civiltà I Paesi del mondo sono divisi sull argomento e anche se sono tanti in Europa quelli che hanno concesso il diritto di matrimonio alle coppie omosessuali, c è ancora molta strada da fare. La parità e la libertà dei diritti che è sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, non può e non deve restare lettera morta Il prossimo ottobre si svolgerà il Sinodo dei vescovi e il pensiero di Papa Bergoglio appare chiaro fin d ora: Ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. MAURIZIO COSTANZO TUTTI gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Dovrebbe bastare la citazione di questo primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani, per mettere a tacere tutti coloro che sono contro la contrazione di matrimonio tra individui dello stesso sesso. Dovrebbe portare a riflessioni, ricordando che si tratta di un documento etico, rivolto cioè non solo a riconoscere i diritti umani. ma anche a liberare l individuo dal timore di esercitarli. A sostegno dell art. 1, vi è il contenuto dell art. 16, che stabilisce che Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. E vero, come alcuni hanno sostenuto, che tale Dichiarazione non fa esplicitamente richiamo al fatto che uomini e donne possano contrarre matrimonio pur essendo dello stesso sesso, ma è anche vero che non dice il contrario e né deve essere implicitamente dedotto solo perché all epoca in cui la Dichiarazione fu elaborata, nel 1948, non ci si poneva la questione del matrimonio omosessuale, come invece si pone ai giorni nostri. I Paesi del mondo sono divisi sull argomento e anche se sono tanti, in Europa, quelli che hanno concesso il diritto al matrimonio alle coppie omosessuali, c è ancora molta strada da fare. La parità e la libertà dei diritti che è sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, non può e non deve restare lettera morta. Paesi Bassi, Portogallo, Islanda, Norvegia, Spagna, Danimarca, Francia sono solo alcuni dei Paesi che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi, l Italia invece, si è rivelata uno dei paesi più conservatori e che ci piaccia o no pensarlo, il motivo potrebbe risiedere nella presenza dello Stato Pontificio, che rende tutto molto complicato, perché tende a valutarsi assieme all aspetto giuridico della faccenda, anche l aspetto morale. Il pontificato prima di Karol Wojtyla e poi di Papa Ratzinger hanno rallentato il dibattito su questi temi, forse ritenuti troppo scottanti e si è preferito mantenere una posizione conservatrice. Ma, come diceva Seneca, non si ferma il vento con le mani e alcune questioni meritano di essere affrontate in modo serio e approfondito al fine di dare loro una regolamentazione giuridica e una dignità morale. La Chiesa non può non tenere conto delle nuove realtà che si vanno via via affacciando, anche se da alcuni accadimenti piuttosto recenti si comprende quanto ancora gli ostacoli siano tanti. L Irlanda è stato il primo Paese a indire un referendum per chiedere ai propri cittadini se le coppie omosessuali abbiano il diritto o no di sposarsi. Il risultato, di pochi giorni fa, è stato favorevole alla concessione del diritto al matrimonio. Qualche perplessità invece ha suscitato il commento a questo risultato del Segretario di Stato vaticano, il Maurizio Costanzo, il nostro direttore editoriale cardinale Parolin, che lo ha considerato non solo come una sconfitta dei principi cristiani, ma una sconfitta dell umanità. Se il senso di questa affermazione fosse quello che appare, mi viene voglia di dire: Meno male che c è Papa Francesco!. Il prossimo ottobre si svolgerà il Sinodo dei vescovi e il pensiero di Papa Bergoglio appare chiaro fin d ora: Ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. Possiamo comprendere quanto sia difficile accogliere un mutamento culturale e sociale che si è cercato di insabbiare per molti anni, ma Papa Bergoglio ci ha ricordato che la Chiesa deve costruire non muri ma ponti. Accettare i cambiamenti non vuol dire accoglierli senza capirli a fondo, ma anzi il contrario; la Chiesa deve avere la capacità di ragionare per confrontarsi con posizioni diverse e che inevitabilmente cambiano con il trascorrere del tempo. Direttore: Maurizio Costanzo La testata telematica che ti aggiorna direttamente nella tua informative inviate settimanalmente Più di 158 milioni di accessi al sito da Gennaio ad agosto 2014

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5 SABATO 18 LUGLIO PRIMO PIANO Ecco come avviare i nostri bambini all attività sportiva Il divertimento dev essere la prima indicazione per il genitore che, a sua volta, non deve obbligare il figlio a scegliere l una o l altra attività, ma assecondarlo in ciò che maggiormente lo rende felice e appagato Una specializzazione precoce in un bambino lo caricherebbe di pressione eccessive, che potrebbero anche portare a conseguenze comportamentali difficili da gestire L agonismo contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo quindi anche il suo inserimento sociale. A 6 anni il bambino fa notevoli progressi nell acquisizione della consapevolezza del proprio corpo e della propria psiche LORENZO CHIERICI COLORO che operano nel nell ambito sportivo sa che una delle preoccupazioni più sentite dai genitori è quella di trovare lo sport più adatto per i loro figli. Normalmente si cerca uno sport completo e la domanda che più spesso viene fatta è proprio questa: Qual è lo sport migliore per mio figlio? Come è ovvio, ogni genitore ha uno sport preferito che spera venga praticato anche dal proprio figlio, ma non è sempre così e infatti a questa domanda non c è risposta, in quanto ogni attività fisica, quando viene indirizzata verso una specializzazione, promuove certe caratteristiche a discapito di altre. ANCHE IL NUOTO NON E UNO SPORT COMPLETO Il nuoto è certamente la disciplina che maggiormente soddisfa l esigenza di sport completo, ma, ad un esame più attento, risulta evidente che neppure il nuoto può fregiarsi di questo titolo, perché, ad esempio, non interviene su importanti qualità quali l abilità di coordinare il corpo rispetto allo spazio circostante, la propiocettivtà, la capacità di saltare, correre o lanciare oggetti e la capacità di socializzare e di lavorare insieme agli altri per un obiettivo comune. COME CAPIRE COSA PIACE AI NOSTRI FIGLI Spesso il bambino mostra una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che a un altro. Il primo elemento importante da valutare è questo: il bambino si deve divertire. Dai 5 ai 7 anni, quando il bimbo inizia l attività, ha forti motivazioni derivate dallo sport e si appassiona ad un attività motoria sotto forma di gioco e di divertimento nella quale profondo grande impegno ed energia. L AGONISMO COME MEZZO PER CRESCERE Il gioco e l agonismo sono le due molle che fanno scattare quest energia e in questa età l agonismo permette lo sfogo dell aggressività, l autoaffermazione, l interazione con la realtà. L agonismo, dunque, se viene vissuto in un contesto organizzato, gestito da un istruttore preparato, funziona da decongestionante psichico e favorisce la crescita psichica ed emotiva dell allievo. La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo quindi anche il suo inserimento sociale. ANSIE E GENITORI In certe situazioni il bambino può anche manifestare uno scarso impegno all attività oppure anche ansie nevrotiche reattive, forme compensative, situazioni che possono essere legate all identità sessuale, ma anche, ad esempio, quando il bambino avverte che il genitore desidera con forza che egli pratichi una certa attività e non vuole deluderlo, anche se la cosa non lo appassiona. Il ruolo del genitore, quindi, è fondamentale e sta nell intelligenza e nella sensibilità dello stesso capire ed accompagnare il figlio nel proprio percorso naturale. NON E SOLTANTO SPORT Iscrivere un bambino ad un corso di avviamento allo sport, quindi, significa agire anche sul suo sviluppo psichico, oltre che su quello fisico. La pratica sportiva prolungata, infatti, ha degli effetti sulla personalità, essendo dimostrato, ad esempio, che può agire su eventuali atteggiamenti ossessivi, di coartazione emotiva o su atteggiamenti istrionici. Un altro aspetto fondamentale è che l attività venga proposta, sia da parte dei genitori LA PRATICA SPORTIVA IN ITALIA 23 milioni NON praticano alcuna attività fisica o sportiva 41% 16 milioni praticano attività fisiche 28,4% che degli insegnanti, come un qualcosa di divertente e durante il percorso è fondamentale anche gestire gli eccessi che talvolta emergono dallo sport che non sono sempre positivi e che posson provocare la sindrome da paura dell insuccesso, ossia una sorta di ansia preagonistica, con una complessa sintomatologia psichica e somatica. Insomma, il bambino non deve lavorare sul risultato, che sarebbe sbagliato non solo sul piano etico e sociale, ma anche funzionale e della specializzazione: un grande specialista di domani, infatti, deve oggi essere un bambino che si diverte a fare sport e che cresce equilibrato e ricco di esperienze motorie. E IMPORTANTE RITARDARE LA SPECIALIZZAZIONE In questo senso, i genitori, non devono pensare al campione e a specializzazioni in tenera età. Anche lo stress agonistico deve essere assolutamente evitato: un atleta maturo deve avere una carica psicologica tale da farlo lottare fino alla fine, in gara, contro il suo avversario, anche se si tratta del suo migliore amico. In un bambino, però questo significherebbe caricarlo della pressione di un intero ambiente affettivo: genitori, allenatore, compagni a cui egli tiene e quindi l ansia potrebbe essere maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione va ritardata il più possibile. COME SCEGLIERE IN BASE AI BISOGNI DEI FIGLI Mettiamoci ora nei panni del genitore coscienzioso che, resosi conto dell importanza fisica e psicologica di una sana attività corporea per il figlio, si trovi in mano tre o quattro volantini di polisportive e di centri di avviamento allo sport e debba scegliere a quale corso iscriverlo. Per dargli un consiglio occorre capire di che cosa ha bisogno un bambino di età compresa tra i 5 ed i 7 anni. L ambiente di provenienza. Prima di tutto occorre tenere in debito conto dell ambiente di provenienza del bambino. In un ambiente rurale possono non esserci i problemi che sussistono in un 17 milioni praticano sport 30,2% ambiente urbano dove i bimbi, a volte, sono limitati sul piano senso-motorio a causa di spazi ridotti, monotoni e di tante ore davanti a tv, computer e vidiogiochi. Queste forti mancanze nel campo delle abilità motorie devono essere recuperate dall insegnante sportivo. Ciò, però, non può avvenire per mezzo di ginnastiche ritualizzate o sport ripetitivi a scarso contenuto cognitivo, come, ad esempio il nuoto, se praticato in modo tradizionale, ma attraverso programmi differenziati, continuamente arricchiti in senso ludico ed estremamente variati. Al contrario, un bambino che già a cinque anni si arrampica sugli alberi e gioca all aperto con i coetanei non ha un tale gap da recuperare İ fattori di scelta del Coni. Dai 5 ai 7 anni la scelta dev essere orientata a fini fisico-formativi e i punti d analisi sono 4: il fattore auxologico; il fattore psicologico-sociale; la strutturazione delle attività basilari di moto; le modalità di apprendimento. Vediamo brevemente nel dettagli questi quattro concetti. L auxologia è una scienza che studia la crescita del bambino: tra i 5 e i 6 anni c è il primo allungamento, ccade quindi che lo scheletro aumenti di peso, le leve ossee si allunghino senza che vi sia, però, un adeguamento della forza muscolare, la colonna vertebrale può tendere ad incurvarsi, dando origine ad attitudini quali la cifosi e la scoliosi, soprattutto quando lo sviluppo non è perfettamente simmetrico; dai 7 anni incrementa la capacità respiratoria, quindi la colonna vertebrale e la gabbia toracica soffrono particolarmente se manca un adeguata attività fisica; dagli 8 anni, invece, c è un certo aumento della massa e della forza muscolare che, se oculatamente guidata, porta a supplire alle carenze dei periodi precedenti. A livello psicologico-sociale a cinque anni il bambino risente ancora del processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso. Il gioco tra bambini di questa età è caratterizzato da continui litigi ed aggressioni fisiche, magari violente, ma di breve durata, ma questo porta a processi di tipo associativo: il loro gioco è finalizzato a realizzare un identico obiettivo. Dai 6 anni, invece, In modo continuativo: 20,1% In modo saltuario: 10,1% Dopo l avviamento allo sport ecco come si evolve la pratica sportiva nel nostro paese: il 41% delle persone non fa sport cominciano ad esserci notevoli progressi nell acquisizione della consapevolezza del proprio corpo e della propria psiche. Inizia anche a comprendere come gli altri lo vedono e lo giudicano, quindi richiede agli altri di essere rispettato e di essere tenuto in giusta considerazione. Reagisce ai rimproveri e alle gratificazioni. A sette anni tendono a diminuire le tendenze egocentriche e conoscono meglio il loro corpo, mentre a 8 anni inizia il desiderio di autorealizzarsi, anche in funzione dei modelli che l adulto gli fornisce. Per quanto riguarda le attività basilari di moto, il bambino attraversa, lentamente e durante tutto l arco dell età scolare, un processo di evoluzione neurofisiologica, definito dominanza, che fa sì che, di solito, il lato sinistro del suo corpo abbia funzioni di sostegno, appoggio e difesa, mentre il destro abbia funzioni di attacco, slancio ed offesa. Questo processo ha origine dalla mano e si evolve poi in tutto il lato del corpo, fino ad arrivare alla cosiddetta lateralizzazione, cioè la divisione del lato del controllo nervoso delle due metà del corpo. Senza la lateralizzazione non si è in grado di compiere efficacemente dei gesti sportivi. Proporre ad un bambino un attività, cioè un tipo di esperienza cognitiva, per la quale non sia ancora maturo può essere non solo improduttivo, ma addirittura controproducente. Il bambino, infatti, sceglie tempi e modi dei suoi interessi. A livello di apprendimento, il bambino può eseguire i gesti motori solo se precedentemente è stato posto in grado di avere imparato esperienze motorie più semplici ed elementari. L apprendimento di ogni gesto può essere impossibile se prima il bambino non ha appreso gesti più semplici che fungono da mattoni per costruire quello più complesso. A partire dai cinque anni l apprendimento motorio deve avvenire sempre per gradi e in modo spontaneo, in forma gioiosa e ludica. I bambini imparano dai loro stessi errori, quindi non bisogna sottolineare l errore e correggerlo, ma stimolare la capacità autocorrettive con elementi motivanti l attenzione e la ripetizione, anche per evitare sfrustrazioni e rifiuti.

6 4 SABATO 18 LUGLIO 2015 PRIMO PIANO E fondamentale la formazione dei tecnici e dei genitori Lo dice Alessandro Munarini, presidente del Santos 1948 e responsabile formazione del Csi di Reggio: I figli vanno accompagnati, non costretti e condizionati L educatore è il punto di riferimento per il ragazzo e spesse volte, quello che dice, è oro colato: ecco perchè la formazione tecnica, ma soprattutto umana degli istruttori è fondamentale Non è detto che una società cattolica lavori meglio di una laica. Una cosa però è certa: nella crescita l incontro con Gesù può aiutare davvero tanto. Il Centro Sportivo, ogni anno, organizza corsi di formazione per gli allenatori e ne segue lo sviluppo tecnico e umano LORENZO CHIERICI PER capire meglio quali sono gli elementi essenziali per scegliere gli sport per i nostri bambini, parliamo con una persona che da sempre vive all interno del mondo sportivo, Alessandro Munarini, presidente del Santos 1948, società Alessandro Munarini parrocchiale reggiana con circa 600 tesserati, nonché responsabile della formazione del Centro Sportivo Italiano di Reggio Emilia, che vanta la bellezza di 48 mila tesserati di qualunque età suddivisi in 25 discipline diverse. Munarini, quale consiglio si sente di dare ai genitori sul fatto di avvicinare i loro figli all attività sportiva e sulla scelta delle discipline da seguire? «L attività sportiva è una parte non importante, ma fondamentale della vita di ognuno di noi e lo è non solo dal punto di vista della tutela per la nostra salute, ma anche a livello di prevenzione e di aiuto alla crescita del nostro corpo, oltre che a quella umana. Lo sport ti fa comunque crescere, che sia a livello individuale che di squadra, ti allena alla vita infatti lo si definisce una palestra di vita, quindi a tutti coloro che mi chiedono come vedo l attività sportiva nei bambini, rispondo loro che non soltanto è importante, ma è fondamentale. E ovvio che ogni cosa vada vissuta con le giuste proposte e debba essere seguita da personale qualificato. Un bambino può iniziare anche a tre o a quattro anni a fare sport, come facciamo noi al Santos 1948 con il Progetto Spring, dove proponiamo ai bimbi un attività ludicomotoria, ma per farlo servono istruttori qualificati che sappiano adeguare le attività proposte all età del bambino». E per quanto riguarda la scelta? Cosa si propone ai bimbi così piccoli? «Un po di tutto. E sbagliato puntare su un attività specifica, mentre è fondamentale che i bambini si divertano, siano in costante movimento e che abbiano un approccio bello, piacevole a ciò che fanno, senza fossilizzarsi su un attività specifica. In questo modo diamo loro la possibilità di sviluppare le rispettive attitudini e scegliere naturalmente ciò che preferiscono, senza condizionamenti». Poi si arriva ai sei-sette anni... «E in quel periodo della loro vita che si avvicinano seriamente a varie discipline ed iniziano a sviluppare i loro gusti e quindi a scelgiere, ma perché ciò avvenga servono persone preparate che li aiutino in questo processo e che propongano loro cose corrette anche dal punto di vista fisico, oltre che tecnico e scentifico, allo scopo di fornire al bambino una proposta completa, sana e riguardosa nei suoi confronti». Lei è il presidente di una società cattolica ed è anche responsabile della formazione del Centro Sportivo. E importante, nella scelta della società, l orientamento religioso della stessa? «Sarei un ipocrita se dicessi che lavorano bene solo le società cattoliche. Ci si può infatti avvicinare a realtà sportive parrocchiali e fuggire a gambe levate e viceversa. Ciò che i genitori devono guardare è la serietà e il modo di lavorare di una società sportiva, qualunque essa sia. Per quanto mi riguarda sono convinto che se alla base di tutto, ci sono anche valori cristiani, si può ottenere quel qualcosa in più che aiuta tutti a crescere: Gesù Cristo. Santa Chiara diceva: Ciò che fai fallo bene ed anche nello sport dev essere così, dai dirigenti delle società agli istruttori, ai genitori. I comportamenti, l educazione e la crescita umana, lavorando bene, possono portare a risultati importanti tecnici, umani e anche spirituali. D altro canto, ognuno di noi diventa credibile agli occhi degli altri quando fa ciò che deve fare nel miglior modo possibile; chi fa bene il proprio mestiere, in tutti i campi, è stimato; chi lo fa male non lo è. Noi tutti, infatti, ci fidiamo delle persone che fanno bene il loro lavoro e ci fidiamo di loro per questo. Munarini, come deve comportarsi un genitore per capire bene le attitudini del figlio? «Lasciare loro molta libertà: lo sport dev essere un gioco, un mento di festa e di incontro, non una forzatura. Nel momento in cui avviene l incontro con lo sport il ragazzino deve stare bene con se stesso e con gli altri. Putroppo ci sono molti genitori che cercano di indirizzare il figlio verso la passione del padre o della madre, senza accorgersi magari che il loro figlio non è felice e vive quel momento come un attività di studio o terapeutica. Lo sport fa bene anche in questo caso, ma non va incontro a tutte le caratteristiche e le peculiarità di cui parlavamo prima: ossia il regalare gioia, stimoli e divertimento». Parliamo di società e di tecnici. Quanto sono importanti l organizzazione e la formazione? «Sono fondamentali da sempre. Nello specifico, la formazione, oggi come oggi, è determinante in ogni campo. E vero che lo sport si basa sul volontariato, ma ciò non significa che sia giusto il principio vogliamoci bene e chissenefrega. Ogni istruttore dev essere preparato e le società devono investire due soldi sulla formazione degli allenatori e su quello che devono fare in campo sia dal punto di vista tecnico che sotto il profilo umano ed educativo. In quegli anni, infatti, l allenatore è il punto di riferimento esterno alla famiglia e qundi non deve commettere errori soprattutto a livello educativo. Per i ragazzini, quello che dice l allenatore, è oro colato e spesso i tecnici vengono ascoltati più degli stessi genitori, quindi hanno una responsabilità grandissima. Il vescovo emerito di Reggio, monsignor Adriano Caprioli disse un paio di anni fa: Gesù ci ha detto: voi siete sale della terra e luce del mondo, sta poi a voi capire se siete salati o insipidi. Gli allenatori e gli educatori sono il sale della terra per quanto riguarda lo sport». Chiudiamo con la figura dei genitori che spesso rappresentano un ostacolo alla crescita sportiva dei loro figli... «La figura del genitore è fondamtale: se non ci fosse il genitore non ci sarebbe neppure il ragazzo. I genitori, quindi, sono un patrimonio da valorizzare e quindi la società deve impegnarsi anche a formare gli stessi genitori. Quando il genitore affida il proprio figlio ad una società sportiva lo affida totalmente e deve quindi fidarsi di chi si occuperò della crescita sportiva e umana del ragazzo, ma anche il genitore deve cercare di fare un percorso con la società, cercando di non scendere in campo col proprio figlio. Per capire se un genitore sta oltrepassando il limite basta osservare il ragazzo quando esce dal campo: se parla della partita tranquillamente, in caso di vittoria o di sconfitta che sia, significa che ha vissuto l evento serenamente, se invece si chiude a riccio e non ne parla o è nervoso significa che i genitori stanno invadendo quello che è un suo spazio, un momento che è giusto che il ragazzo viva in modo libero e responsabile assieme ai suoi coetanei. Il genitore non deve quindi invadere lo spazio del figlio». E come Centro Sportivo ci sono iniziative in questo senso a livello di formazione? «Personalmente sto parlando con tante società per portarle ad un percorso anche con i genitori: ho qualcosa in cantiere, ma la formazione dei genitori è un argomento sempre un po delicato. Quello che c è di concreto, a livello di Centro Sportivo, quindi aperto a tutti i tecnici e a tutte le società, è la crescita dei nostri allenatori, anche umana, attraverso i corsi che facciamo ogni anno dove affrontiamo, oltre agli aspetti tecnici del campo, anche questi argomenti». Uno screening di tutti gli sport per i bimbi fino a 7 anni FACCIAMO ora una piccola rassegna di alcuni sport, all interno della quale vengono fatte osservazioni sulle caratteristiche di varie discipline, senza alcuna intenzione di fare graduatorie di merito o pretesa di dare indicazioni esaustive. Arti marziali e sport di combattimento. Sono attività spesso malviste dai genitori che temono per l incolumità dei figli. In realtà, se ben gestite, sono discipline utilissime allo sviluppo dei bambini, che lavorano sulla coordinazione, la mobilità articolare, entrano in contatto con la propria aggressività ed imparano a conoscerla. Atletica Leggera. Lanciare, correre, saltare: qui si impara quasi tutto quello che il corpo umano può fare. Inoltre non si può praticare l atletica senza incrementare notevolmente le proprie qualità fisiche. In più si pratica all aria aperta. Badminton. E divertente, se al bambino piace è un ottimo sport. Ballo e danze. L apprendimento degli schemi motori ne trae un enorme vantaggio. Ci si coordina nello spazio e con le altre persone, il tutto imparando a tenere il tempo musicale. Da non sottovalutare anche il fatto che si ingentiliscono i movimenti, contrastando la perdita di coordinazione che si ha nei periodi di veloce crescita fisica. Sottovalutato a torto dai maschietti. Baseball e softball. Divertenti, veloci, ricchi di esperienze motorie e praticati all aperto. Beach volley. Sport splendido, ma facciamoglielo fare quand è più grande. Biathlon. Sporto magnifico, ma da praticare quando il bimbo è più grande. Bob e slittino. Perfetti dal punto di vista ludico. Sarebbe bene però fossero accompagnate da attività più generali. Calcio. Si corre e si salta, ci si coordina con gli altri e nello spazio. Non è un caso che sia lo sport più seguito in Italia. Purtroppo non si interessa molto degli arti superiori. Canoa, canottaggio e kayak. Sono

7 SABATO 18 LUGLIO PRIMO PIANO Ai più piccoli si consiglia il nuoto: aiuta la coordinazione sport bellissimi che hanno il vantaggio di essere visti, dal bambino, come giochi entusiasmanti, ma vanno accompagnati da altre attività. Ciclismo, nountain bike, bmx. In questa fascia di età mettere un bimbo su di un rettilineo e chiedergli di pedalare è veramente difficile. È molto meglio sottoporgli un percorso ad ostacoli che stimoli la sua fantasia. Equitazione. Insostituibile: lo stare all aperto con un animale come il cavallo è utilizzimo e favorisce la crescita. Va però integrata con altre attività. Football americano e rugby. Sport spesso malvisti dai genitori, al pari di quelli da combattimento, ma ricchissimi di esperienze motorie. Qui si impara a correre, saltare, lanciare, afferrare, cadere, rotolarsi, coordinarsi con compagni, avversari ed oggetti. Il rischio è un eccesso di agonismo che va gestito. Ginnastica artistica e ritmica. Anche qui si impara a fare quasi tutto quello che il corpo umano può fare. La ricchezza di stimoli che viene fornita è enorme. Vanno smentite le dicerie prive di fondamento in merito al fatto che questi sport influirebbe negativamente sullo sviluppo dell altezza corporea. Hockey. Ci si muove tanto e si impara a tenere l equilibrio in posizioni veramente difficili, ma si sta spesso chinati e non è il massimo. Nuoto. Praticato da giovane offre il vantaggio di fare apprendere la cosiddetta acquaticità, cioè la capacità istintiva di muoversi a proprio agio nell elemento acqua. Per di più il bambino, essendo svestito, sviluppa maggiore consapevolezza del proprio corpo. Il rischio che va evitato è quello della monotonia. In ogni caso dovrebbe essere abbinato anche ad attività motorie svolte fuori dall acqua. Nuoto sincronizzato e pallanuoto. Offrono i vantaggi del nuoto e possono essere più facilmente arricchiti di momenti ludici. Pallacanestro e pallamano. Ecco altre due discipline nelle quali, oltre che correre, saltare e lanciare, il praticante deve afferrare, guardarsi attorno, prendere decisioni, capire quello che sta accadendo attorno a lui. Sicuramente sono due sport molto interessanti. Pallavolo. Possiede molte caratteristiche della pallacanestro e della pallamano ed è simile a livello di avviamento sportivo. Pattinaggio. Ancora una volta abbiamo un gioco che può diventare uno sport per il bambino. Avviarlo alla pratica è senz altro positivo. Gli elementi artistici possono essere ricondotti a quanto si è già scritto per la ginnastica ed il ballo e la danza. Scherma. Imparare a praticare la scherma significa apprendere rapidità, ma anche capacità di resistenza, gestire i riflessi, l aggressività, la lucidità mentale, l autocontrollo. Un unica perplessità: si tratta di uno degli sport con le maggiori caratteristiche di asimmetria. Sci e snowboard. Divertentissimi e già per questo preferibili ad altri. Certo, alla luce di quello che abbiamo detto, queste non sono tra le discipline più ricche di stimoli. Sollevamento pesi. Meglio aspettare qualche anno. Tennis. Per questa fascia di età è forse un po prematuro. Tennis tavolo. È un po presto, ma ogni tanto fa sicuramente bene far giocare il bambino con una racchetta e una pallina. Il grosso del lavoro, però dovrebbe essere diverso. Tiro a segno e tiro con l arco. Ottimi come gioco, ma i bimbi devono muoversi. Tuffi. Megli aspettare, inoltre serve un insegnante davvero bravo. L ESPERTO Oratorio e sport prima di videogame e social network AMEDEO FAINO NICOLA Simonelli è una figura molto impegnata nello sport: giovane allenatore ed educatore conosciuto nel mondo del calcio e non solo. Laureato in Scienze della Formazione, con tanto di master in Psicologia dello sport: sicuramente una delle persone più preparate, in questo delicato settore, di tutto il comprensorio reggiano. Attualmente lavora a diversi progetti di levatura nazionale, in passato ha collaborato anche con la Juventus. Perché è importante fare sport? I bambini devono assolutamente fare sport: è indispensabile per la crescita, aiuta il fisico, la crescita intellettiva e la fase educativa Oggi, da parte dei genitori, c è molta più attenzione... Non sempre, oggi c è molta più attenzione confronto ma non siamo ancora a livelli importanti: dobbiamo lavorare anche in questo senso Quali sono gli sport da consigliare ai bambini più piccoli? Personalmente mi raccomando sempre di non insisitere con una sola disciplina. Nei primi anni di pratica è bene scoprire più giochi, più sport. Proprio in questo senso la società dovrebbe garantire la possibilità alle famiglie di poter scegleire tra una rosa di possibilità sempre più ampia Lei è sempre stato uno dei grandi amanti degli sport di squadra... Assolutamente sì. Gli sport di squadra aiutano a capire e a migliorare le relazioni, ci insegnano le regole dello stare insieme, ci insegnano a lavorare spalla a spalla. Sono una grande risorsa Uno dei pericoli maggiori è la tentazione di passare troppo presto alla fase agonistica... Spesso è così, ma non è con la corsa alla competizione che aiuteremo i nostri figli a crescere meglio. Per l agonismo c è sempre tempo. Non dobbiamo bruciare le tappe, divertirsi ed applicarsi, passo dopo passo: ecco cosa devono fare i nostri figli che si avvicinano allo sport Altri pericoli che lei, in qualità di esperto, vuole segnalarci? Più che da esperto vorrei parlare da semplice cittadino: oggi i nostri ragazzi sprecano il pomeriggio giocando ai videogame o davanti al computer. Frequentare gli oratori e praticare sport è molto meglio. Facciamo attenzione e cerchiamo di limitare o di controllare l uso di questi strumenti, diamo priorità allo stare insieme CRESCERE, nel migliore dei modi. Ecco gli sport consigliati, anno dopo anno. Nuoto. È indicato anche nei primi anni di vita, da svolgere con i genitori per i più piccoli. Aiuta la coordinazione e migliora la sicurezza in acqua. Poiché è uno sport simmetrico rappresenta anche un ottima integrazione per sport asimmetrici come tennis o scherma. ll nuoto è anche un attività che non dà carichi sull apparato locomotore, perché l acqua toglie l effetto peso e non si rischiano traumi. Inoltre, il nuoto è utile anche ai fini della sicurezza: secondo i dati della Federazione Italiana Nuoto, negli ultimi 20 anni gli incidenti mortali in acque libere sono scesi del 70% proprio grazie alle attività della scuola nuoto. I corsi iniziano dai 3 anni; l attività agonistica dagli 8. Ciclismo. Come attività ludica è adatta dai 4 anni; stimola l autostima, l equilibrio, la capacità di risolvere situazioni nuove e affrontare problemi. Si tratta di uno sport asimmetrico che predilige gli arti inferiori però insegna a stare in equilibrio, coordinare i movimenti e iniziare a rispettare le regole della strada. L attività agonistica si può fare dai 12 anni. Pattinaggio. È adatto dai 5 anni. Promuove l equilibrio e la socializzazione, ma è asimmetrico perché predilige gli arti inferiori. Come il ciclismo, consente di apprendere un equilibrio diverso da quello al quale si è abituati, quindi è un ottima occasione per sviluppare le capacità coordinative. L attività agonistica non va iniziata prima dei 7 anni. Atletica leggera. Si può iniziare a 6-8 anni, ma solo sotto forma di gioco, perché il bambino non tollera carichi e sforzi prolungati. L atletica leggera richiede sia capacità di coordinazione neuro-muscolare sia capacità metaboliche, che prima di una certa età non sono ancora sviluppate. Nell organismo dei bambini manca un enzima, il PFK, per metabolizzare gli zuccheri atti a fornire pronta energia per attività di elevata intensità. Perciò, metabolicamente l organismo di un bambino non è preparato a sostenere un certo ritmo e una certa intensità spiega la dottoressa Maggio. Fino all adolescenza, quindi, si può parlare solo di pre-atletica, che ancora una volta è ottima per arricchire il bagaglio di esperienze motorie, ma deve essere condotta con tempi e sforzi commisurati all età del bambino. L attività agonistica può iniziare da 16 anni. Calcetto. Si può cominciare a partire dai 7-8 anni. Come tutti gli sport di squadra, prima il bambino è troppo piccolo per capire le regole del gioco. Quello che si pratica prima è di solito il minicalcio, in un campo ridotto, con porte più piccole e senza ruoli. Migliora la capacità respiratoria e favorisce lo sviluppo dello spirito di squadra. Favorisce la coordinazione e sviluppa velocità e resistenza, ma privilegia gli arti inferiori e può stimolare una competizione esasperata. Per l attività agonistica meglio aspettare i anni. Basket e pallavolo. Sono considerati sport di situazione come il calcio e per questo si possono cominciare verso i 7-8 anni purché si tratti di corsi specifici per bambini, che prendono il nome di minibasket e minivolley. Non prima, perché non è facile apprendere il gesto atletico specifico, non hanno ancora sviluppato la coordinazione neuro-muscolare e le capacità condizionali necessarie suggerisce l esperta. Sono attività complete, che fanno lavorare sia le gambe che la parte superiore del corpo, i muscoli paravertebrali e gli addominali. Stimolano lo spirito di gruppo e sviluppano precisione e abilità. L attività agonistica si può fare da anni. Tennis e scherma. Sono sport che richiedono certe capacità tattiche che il bambino piccolo non possiede ancora. Inoltre, sono sport asimmetrici, perché fanno lavorare solo alcune parti del corpo, in particolare uno degli arti superiori. I corsi possono iniziare dai 7-8 anni ma in questo caso più che mai è fondamentale che si faccia prima della preparazione generica in modo da riequilibrare la simmetria dell allenamento e poi si apprenda la tecnica raccomanda l esperta della Sip. Si tratta poi di due sport che divertono e appassionano, ma sviluppano molto concentrazione e disciplina. L attività agonistica per il tennis è consigliata da 10 anni, per la scherma da 8 anni. Karate e Judo. Soprattutto il karate, richiede una coordinazione neuromotoria che al di sotto di una certa età è poco sviluppata. La pratica delle arti marziali (in particolare del judo), inoltre, necessita di una certa forza, che comincia a svilupparsi solo verso gli 8-9 anni, per poi completarsi negli anni successivi. Sono sport utili sia ai bambini più timidi e insicuri perché infondono fiducia nelle proprie capacità, sia a quelli più vivaci perché insegnano a controllare la propria aggressività sottolinea Maggio. L attività agonistica è indicata per il karate da 11 anni, per il judo da 14 anni. La disciplina giusta per ogni età: non bisogna correre verso l agonismo e prima della scelta gli sport vanno provati tutti o quasi L attività agonistica non va iniziata prima dei 7 anni. Ciclismo: si tratta di uno sport asimmetrico che predilige gli arti inferiori però insegna a stare in equilibrio, coordinare i movimenti e iniziare a rispettare le regole della strada

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