16 Edizione italiana II. 2007

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1 16 Edizione italiana II. 2007

2 Editoriale Cari lettori, il sedicesimo numero della nostra rivista è un numero veramente corposo con contributi che arrivano dalle nostre filiali in Europa, ma anche dai nostri distributori nel mondo. In questo numero viene presentato il progetto che ha visto la collaborazione con la Brembo all interno del primo Parco Scientifico Tecnologico italiano, secondo il masterplan di Jean Nouvel. Come sempre i settori d intervento sono molto diversi fra di loro: l architettura contemporanea di Nouvel e l allestimento museale di Palazzo Madama a Torino, un abbazia inglese ed una mostra presso il Grand Palais di Parigi, la sede di un azienda danese ed il memoriale per le vittime dell attentato dell undici marzo in Spagna. In questo numero viene presentato inoltre la seconda edizione del progetto Conoscere la Forma che il Centro Studi e Ricerca della iguzzini ha ideato in collaborazione con l Istituto Centrale per il Restauro e che tra marzo e giugno 2007 è stato allestito presso il Louvre. Adolfo Guzzini II

3 16 Incontroluce II Sommario II Editoriale Le Marche Industria e Territorio: sostegno alla scuola e all attività sportiva giovanile Progettazione Il potere della luce Progetti Nuovo Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo Palazzo Madama e il Museo Civico di Arte Antica della Città di Torino Nhow Hotel Vuoto Azzurro. Memoriale per le vittime dell 11marzo. Avinguda de Meritxell Trésors englouits d Egypte Una nuova illuminazione per l Abbazia di Romsey GN Store Nord Illuminazione per il divertimento. Sihlcity e Rüsterei La luce ideale per i negozi Bally Augustinus Muziekcentrum Aeroporto di Melbourne, arrivi internazionali Il piano della luce per l Avana Vieja Ideapark Cultura dell azienda Praxitele, connaitre la forme Ron Arad a Designer s Days Less CO 2 ReLighting Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili iguzzini al Salone del Mobile Uno spettacolo per i Partners iguzzini Primavera italiana del film d autore & Fotografie Alinari Workshop sui Piani della Luce Presentazione More than Vision

4 Le Marche Industria e Territorio: sostegno alla scuola e all attività sportiva giovanile Un impresa è forte quando può contare su risorse umane con una valida preparazione culturale e predisposizione all innovazione. Per ritrovare queste caratteristiche sul proprio territorio la iguzzini ha creato una serie di legami e rapporti, con il territorio in cui si colloca, che vanno dalle collaborazioni con le scuole locali alla creazione di opportunità culturali. Quella di creare rapporti con le scuole del proprio territorio e quelle nazionali legate all ambito specifico della propria attività, mettendo a disposizione le proprie strutture ed offrendo spazi e opportunità per un rapporto più stretto fra mondo del lavoro e mondo della scuola, è un azione molto importante per l azienda. Da una parte l azienda sostiene in questo modo gli alunni e le famiglie offrendo percorsi formativi legati alle opportunità d impiego presenti sul proprio territorio. Dall altra offre alla scuola delle possibilità per ampliare la propria offerta didattica. Le azioni svolte dall azienda vanno quindi dalla possibilità di svolgere stages, alla collaborazione per la realizzazioni di tesi (da circa 20 anni abbiamo contribuito a circa 70 tesi), alla partecipazione all attività didattica con docenze e interventi specialistici nei corsi, fino alla vera e propria adozione di una scuola come è successo nel In quell anno l azienda (in collaborazione con Fratelli Guzzini, Teuco Guzzini, comune di Recanati e il Provveditorato agli Studi di Macerata) ha adottato l Istituto scolastico di Istruzione Secondaria Superiore Enrico Mattei di Recanati, che è stato uno dei primi istituti in Italia ad organizzare corsi per il rilascio della patente per ciclomotori

5 Foto: Istituto Enrico Mattei 1.2. Momenti di vita scolastica 3. Progetto Itis in moto, sviluppato in collaborazione con l azienda Campetella che progetta e produce robot per l industria, sistemi di iniezione e veicoli elettrici. 4. Incontro con Carlo Campetella 3 4 L adozione prevede sostegno economico per la realizzazione di percorsi didattici specifici, acquisto di attrezzature. Il ruolo dell azienda è anche quello di offrire nuove opportunità didattiche: per esempio visite a centri di design industriali, come il Centro Design Mercedes, e musei d impresa, come il Museo Ducati, realtà con cui la iguzzini ha collaborato. Sempre nel 2001 la iguzzini ha contribuito alla realizzazione di due corsi I.F.T.S. (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) per la formazione di tecnici progettisti per l illuminazione, conservazione e valorizzazione di Beni artistici e culturali ed il corso Progettazione e Design dell oggetto. Il livello di adesione a questo tipo di corsi è molto alto e c è una notevole selezione: 25 è il numero massimo di iscritti a cui si è arrivato selezionando 120 candidati. Il livello d occupazione alla conclusione del corso è stato pari all 80%, mentre il 15% degli iscritti ha poi deciso di continuare gli studi. L Istituto Enrico Mattei ha ormai una storia consolidata: nel dicembre 2006 ha compiuto quaranta anni di vita che sono stati festeggiati con una cerimonia che si è svolta presso il Teatro Persiani di Recanati a cui ha partecipato il ministro per le Politiche giovanili e attività sportive, Giovanna Melandri. La vitalità della scuola è testimoniata dall incremento delle iscrizioni e delle specializzazioni: nel 2004 si è creato il corso in Informatica e nel 2005 un corso professionale in elettronica, proprio per rispondere alla richiesta sempre più forte che viene dalle aziende del territorio. Un altra specializzazione molto richiesta dal territorio è quella di figure preparate nel settore della meccanica. Anche in questo caso i corsi sono stati potenziati. Il ministro inoltre ha premiato durante questa cerimonia anche i calciatori della US Recanatese, la società sportiva che vanta una squadra vincitrice, per il 2006, a livello provinciale nella sezione giovanissimi, squadra che l Itis Enrico Mattei sponsorizza, perché lo scopo educativo e formativo non si fermi ai banchi di scuola. incontroluce 16 3

6 Progettazione Il potere della luce Un commento personale di Jonathan Speirs È tutta una questione di passione - o almeno questa è la mia modesta opinione! Sono convinto che soltanto chi ama il magico potenziale della luce possa manipolarne i poteri, e con la pratica e l esperienza possa creare spazi e ambienti meravigliosi di cui le persone possano godere. Ci sono ovviamente molti altri aspetti da considerare, e anche per questi la mia opinione potrebbe apparire in qualche modo parziale, ma sono persuaso che, per essere un architetto e lighting designer di talento, sia essenziale essere in grado di vedere la tridimensionalità, amare e apprezzare tutti gli aspetti dell architettura, avere capacità di autocritica (sostenendo il processo creativo finché l idea è assolutamente quella giusta) e amare il gioco del tennis! Quello che intendo dire con questa analogia sportiva è che quando voi, in qualità di lighting designer, lavorate fianco a fianco con l architetto o il designer d interni, e uno di voi lancia un idea sul campo di gioco, può capitare che quell idea torni a voi di rimbalzo con un certo effetto, e che con una sorta di allungo mentale voi riusciate a ribatterla con un abile pallonetto in modo da indurre il vostro interlocutore a fare uno scatto e se è veramente bravo a rispondervi con un idea ancora migliore. È così che l idea o la soluzione creativa prende finalmente forma e i giocatori segnano tutti insieme il punto decisivo della partita. Nel vero e proprio gioco del tennis, quando il pubblico assiste a un grande scambio tra due giocatori, che termina con il punto decisivo segnato da uno dei giocatori, quello cui il pubblico applaude è in definitiva lo scambio più che il punto finale segnato. In altre parole, non è importante chi ha avuto l idea conclusiva, poiché se questa è assolutamente l idea migliore per il progetto, è il progetto in definitiva a vincere! Io adoro giocare a tennis e amo la fase in cui si palleggiano le idee per il tempo necessario a individuare una soluzione veramente creativa. Mi preoccupo un po quando sento dire a lighting designer che preferiscono lavorare sui progetti senza il contributo di architetti o designer d interni. Il lighting design ovvero la progettazione di sistemi d illuminazione ha fatto molta strada negli ultimi 25 anni. Ed è esattamente lo stesso numero di anni dai quali esercito la professione, da quando cioè ho deciso che la luce offre maggiori opportunità in termini di sbocchi professionali e soddisfazioni personali rispetto ai rami dell architettura principali. Da quando ho preso questa decisione, ho avuto incredibili opportunità di lavorare e imparare da alcuni tra i migliori architetti del mondo. Questo processo di apprendimento continuo mi ha dato l opportunità di approfondire ethos e filosofie dell architettura diverse, e mi ha permesso di confrontarmi in modo significativo con l architettura a livello sia pratico sia teorico. Il mio originale interesse per l illuminazione è nato con la scoperta del mio teatro scolastico, quando avevo 12 anni, che si è poi trasformata in un profondo interesse per le diverse forme di spettacolo, sia teatrale sia musicale. Il mio interesse è sempre stato rivolto tanto alla musica quanto all aspetto della produzione degli eventi. Mentre studiavo architettura, ho lavorato con rock band locali che nelle proprie performance impiegavano luci, suoni e persino giochi pirotecnici! La mia tesi di laurea, dal titolo Architecture Using Theatrical Lighting Techniques and Technology to Create Atmosphere in Buildings riassumeva il mio interesse di allora e di oggi per l uso delle tecniche e tecnologie dell illuminazione teatrale in architettura. Tutte queste influenze ed esperienze mi hanno permesso di acquisire una prospettiva molto più ampia in termini di design e progettazione da quando ho intrapreso questo affascinante percorso professionale. La co-fondazione della Lighting Design Partnership di Edinburgo (Scozia) come primo Studio professionale indipendente di lighting design nel Regno Unito, nel 1983, ha segnato un passo davvero importante, e grazie al puro entusiasmo, alla creatività e al duro lavoro si è guadagnata una reputazione nel campo della progettazione di sistemi d illuminazione per edifici che non aveva precedenti in ambito europeo. Credo sappiate che verso la fine degli anni 70 e l inizio degli anni 80, non vi erano concrete opportunità di carriera come lighting designer in architettura: 4

7 Foto: Gabriele Basilico, Adam Mork, Sophie Milligan 1. Apparecchio speciale realizzato per GOGGS - Government Offices at Great George Street GOGGS, Londra, Regno Unito Architetto: Foster + Partners Nell ambito della ristrutturazione degli uffici governativi britannici ospitati nella Whitehall di Londra, ci è stato chiesto di sviluppare una soluzione d illuminazione per la grandiosa scalinata d ingresso ed abbiamo ideato un elemento sospeso in grado di utilizzare luce riflessa. L idea si è poi evoluta in una serie di anelli riflettenti in acrilico, sospesi sotto downlight a fascio stretto inseriti nel soffitto a cupola. Dietro la semplicità degli oggetti realizzati, si cela una grande mole di lavoro necessaria per mantenere il loro aspetto pulito. In un certo senso, la scelta della forma e delle dimensioni dei componenti è stata imposta dalle caratteristiche della luce più che dalle nostre preferenze di designer. 1 incontroluce 16 5

8 Progettazione Il potere della luce Made of Light Questo progetto è un analisi, fatta cercando di identificare gli elementi di ispirazione, del processo di lighting design e del modo di pensare alla luce e all architettura da parte di Major e Speirs. L analisi è stata compiuta durante un weekend di lavoro con l organico dei due studi presso la sede di Londra per una sessione di brainstorming sul tema dell ispirazione. Made of Light ha prodotto quattro risultati: il libro edito da Birkhauser, ora alla sua terza ristampa; l esposizione sinora ospitata dalla sede centrale del Royal Institute of British Architects e dall ARC 06 a Londra, dalla Biennale dello Swiss Institute of Architects a Berna (Svizzera) e dal PALME INSTALL a Dubai, più recentemente inserita in un evento svoltosi a Graz (Austria) e prossimamente in tour in Scandinavia, in Germania ed in Italia nel 2008; una conferenza tenuta a Francoforte, Las Vegas, New York, Dubai e Graz, e infine il sito web Il sito web è ancora nella fase iniziale e diventerà, secondo le intenzioni dei due Lighting Designers, un giacimento di materiale stimolante ed ispiratore: tutta l attività di ricerca e la produzione progettuale sono stati finanziati dalla SaMA non come veicolo autopromozionale ma con l intento di istruire e ispirare i designer sul formidabile mezzo con cui essi lavorano. I fondi di sponsorizzazione dell esposizione sono stati raccolti presso aziende sensibili e interessate al progetto, grazie alle quali è stato possibile acquistare le attrezzature necessarie per organizzare l esposizione itinerante. Alla realizzazione del volume hanno contribuito con materiale testuale e iconografico molti dei collaboratori interni degli studi, ma anche persone operanti al di fuori di essi. Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza il contributo e il supporto editoriale di Anthony Tischauser questo campo era di dominio dell ingegnere elettrico che di solito preferiva la via della scienza a quella dell estetica artistica. L uscita dalla LDP, nel 1992, e la successiva fondazione della Jonathan Speirs and Associates mi hanno offerto l opportunità di reinventare il mio modo di lavorare, permettendomi di dirigere le attività di uno studio come mai mi era stato possibile fare sino a quel momento. In quel periodo, ho potuto riprendere le fila della mia amicizia e collaborazione professionale con Mark Major che aveva lavorato con me alla LDP per un certo numero di anni, verso la metà degli anni 80. Ne sono seguite la costituzione a Londra della Speirs and Major e nel 2003 la fusione dei due Studi nella Speirs e Major Associates (SaMA). È stato al momento della fusione che Mark e io abbiamo deciso di imbarcarci in un progetto didattico interno che ha poi varcato i confini dello studio sotto forma del progetto denominato Made of Light. Non vogliamo con ciò affermare che questo è l unico modo di progettare o considerare la luce, ma piuttosto che questo è l unico modo per noi di considerare un progetto. Anche il cammino verso lo sviluppo del progetto si è rivelato istruttivo per tutti i soggetti coinvolti. Al futuro del lighting design e della nostra professione emergente, ora guardiamo con grande ottimismo velato solo da alcune incertezze, che analizzeremo nel prossimo numero. 6

9 Mostra Made of Light 5. Jonathan Speirs 6. Immagine notturna della Copenhagen Opera House 6 Copenhagen Opera House, Danimarca Architetto: Henning Larsen Tegnestue Un dono fatto da un generoso e illuminato benefattore alla popolazione danese. Questo progetto ha richiesto un uso ingegnoso del lighting design per nascondere gli apparecchi di illuminazione alla vista e rendere l architettura elegantemente luminosa durante la notte. La vista dall esterno era molto importante data la posizione dell edificio sull acqua. L aspirazione era quella di attirare lo sguardo dell osservatore verso l interno dell edificio, facendo in modo che esso funzionasse come una lanterna. Gran parte dell illuminazione del foyer è stata ottenuta con un apparecchio speciale grazie al quale si è evitato di cospargere di downlight il soffitto. La conca dell auditorium è stata illuminata con apparecchi a incasso nel tetto che utilizzano lampade con due diverse temperature di colore: fredda durante il giorno e calda per le ore serali. Di giorno, la luce naturale permea lo spazio, mentre di notte una luce blu illumina il foyer creando un piacevole contrasto con l arancio dei pannelli lignei. La fibra ottica è stata utilizzata per gran parte della platea. Ogni testa lenticolare è stata messa a fuoco, puntata e fissata su ogni seduta. I frontali della balconata presentano una successione di apparecchi ad incasso lineari a LED bianchi. Tutte le teste a fibra ottica e le unità a LED sono accessibili singolarmente. incontroluce 16 7

10 Progettazione Il potere della luce 7 The Eden Project, Cornovaglia, Regno Unito Architetto: Grimshaw Il brief di progetto dell illuminazione per questa opera verteva su due principali obiettivi: in primo luogo quello di realizzare l illuminazione per il Time of Gifts Festival ed attuare una strategia di illuminazione generale per l intero sito. I due obiettivi si sovrapponevano alla richiesta principale di un sistema di illuminazione per gli interni dei Biomi (le cupole che contengono l insieme di animali e vegetali che vivono in un determinato luogo o ambiente geografico). Un budget ed un tempo limitato, fra il brief e l inaugurazione c erano solo cinque mesi, sono state le difficoltà da superare. Apparecchi di illuminazione a bassa tensione e apparecchi ad alogenuri metallici con varie dotazioni accessorie sono stati installati in punti strategici all interno dei biomi, scegliendo colore, orientamento ed esposizione in funzione della vegetazione, delle sculture e dell architettura di ognuno di essi. L illuminazione dall alto delle torri di servizio ha creato giochi di luci e ombre sul terreno. All esterno, sono state impiegate luci diffuse ad alogenuri metallici come sfondo per i biomi e per le nicchie a parete, sottolineando il carattere dinamico del contesto paesaggistico in cui si trova inserito l Eden Project. I principali sentieri pedonali sono stati illuminati con luci blu nelle colonnine esistenti o con luci a LED blu inserite negli alberi. 8

11 7. Eden Project 8. Apparecchio speciale realizzato per la sede centrale della HBOS. Sede centrale HBOS, Edimburgo, Regno Unito Architetto: Malcolm Fraser Architects Questo importante intervento di ristrutturazione di un edificio storico (Grade I), con tutti i rigorosi vincoli architettonici e di illuminazione che ne conseguono, ha posto i progettisti di fronte a un certo numero di sfide. L obiettivo prioritario era riuscire a inserire gradevolmente un illuminazione contemporanea in un edificio storico, abbinando il rispetto per le caratteristiche originarie dell edificio per creare un armonioso equilibrio tra vecchio e nuovo. Molti dei soffitti dell edificio sono decorati con intonaci: per l integrità estetica non sono stati utilizzati apparecchi ad incasso. L illuminazione della Great Hall deve essere sufficientemente versatile per potervi svolgere diverse funzioni e nel contempo inserirsi armoniosamente in questo contesto d epoca senza disturbare l intonacatura decorativa del soffitto. Abbiamo creato sei aperture per l incasso delle luci nel soffitto che pur essendo visibili non interferiscono con l elaborato disegno dell intonacatura. Le luci illuminano i punti principali, valorizzando le opere e i dettagli architettonici. Luci bianche e blu a catodo freddo sono celate nel cornicione per illuminare la doratura del soffitto. Il tocco finale è dato da uno straordinario lampadario centrale di 5 metri di altezza per 3 metri di larghezza, in acciaio inox lucidato a specchio, che è stato realizzato appositamente. 8 incontroluce 16 9

12 Progetti Nuovo Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo Stezzano - Bergamo, Italia Progetto preliminare, definitivo ed esecutivo, direzione artistica Jean Nouvel Consulente di Jean Nouvel Hubert Tonka Capo progetto Alessandro Carbone Il nuovo Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo è il primo edificio ad essere completato nell ambito dei nuovi interventi architettonici individuati dal Master Plan di Jean Nouvel per l area del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso. Il nuovo Centro Ricerche ospita uffici direzionali e amplia gli spazi di ricerca di Brembo, prima azienda a insediarsi all interno di Kilometro Rosso. L unico edificio preesistente nell area del Parco Scientifico, infatti, firmato dal grande studio statunitense SOM, Skidmore Owings & Merrill, originariamente costruito per Hewlett- Packard, ospita già da alcuni anni le attività di ricerca di Brembo e Brembo Ceramic Brake System, joint venture con il gruppo Daimler- Chrysler. Il nuovo Centro Ricerche e Sviluppo deve il progetto architettonico a Jean Nouvel, già autore del Master Plan di Kilometro Rosso, il progetto degli interni allo Studio Blast Architetti, Bombassei, Siccardi, Traversa e il progetto del verde allo Studio Land. Il Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, che copre un area di mq per mq di superficie coperta si trova alle porte di Bergamo, lungo l autostrada A4 Milano-Venezia. Concepito al suo interno come un campus immerso nel verde, è caratterizzato, lungo l autostrada, da una spettacolare quinta architet- tonica in alluminio estruso di colore rosso Kilometro Rosso. Il Muro Rosso ideato da Jean Nouvel, concepito essenzialmente come barriera di protezione degli edifici e del parco contro il rumore e l inquinamento delle auto, è sorretto da una struttura in cemento armato e acciaio interamente rivestita da profili alettati in alluminio estruso. La continuità del fronte lamellare è interrotta da grandi aperture, che ricordano le prese d aria di una scocca d auto. Queste sono state realizzate per consentire sia il passaggio delle auto che l accesso pedonale ai vari edifici nel Parco. Tra le diverse opere d architettura di Kilometro 1 10

13 Team Livia Tani, Cristina Ventura, Andrea Ciofi degli Atti, Raffaella Falbo, Andrew Todd, Gwenola de Quelen, Sergio Noero, Cristiano Benzoni, Laurent Pereira, Anna Ugolini. Blast Architetti - Luca Bombassei, Simona Traversa, Franz Siccardi Coordinamento progettuale, progetto degli interni, direzione artistica. Capi progetto Luca Bombassei Simona Traversa Team Francesca Ciuffreda, Antonio Runco, Luigi Pezone, Chiara Giussani, Aria Behbehani, Luca Cattaneo, Anna Cattaneo, Andrea Fiorucci, Matteo Mazzola, Paola Badoino Foto: Matteo Piazza, Pietro Savorelli 1. Visione notturna del Kilometro Rosso dall autostrada A4 2. Schizzo dello Studio Land per il Parco 3. Rendering dell area del Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso 2 3 Rosso Nouvel ha previsto il fluire del verde, privo di recinzioni, ha ridotto al minimo la viabilità automobilistica in superficie e ha affidato a percorsi interrati la possibilità di raggiungere in auto le nuove costruzioni. In questo contesto di eccellenza architettonica sono promosse attività multidisciplinari di ricerca e innovazione tecnologica, finalizzate a creare un network della conoscenza e in grado di occupare oltre 3000 persone nei prossimi sei-otto anni. Il Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo ha una superficie di mq e si trova, all estremità sud-occidentale dell area del Parco Scientifico tecnologico Kilometro Rosso. L edificio si integra nel Muro Rosso che qui si dilata per accoglierne i percorsi orizzontali principali e si compone di volumi parallelepipedi che si allungano verso il Parco. Questi sono collegati e composti tra di loro secondo una logica che prevede variazioni di dimensioni, slittamenti e aggetti. L ingresso avviene attraverso un cilindro, rivestito in acciaio che si incunea nel Muro. Le pelli vetrate esterne delle facciate ventilate sono in realtà un sofisticato sistema di lamelle che possono essere regolate a seconda delle necessità; le facciate assumono così uno spessore e una densità simili a quelli del ghiaccio, lasciando intuire la presenza interna di svariate funzioni vitali. Sono tre i materiali esterni: la lamiera del Muro Rosso, che racconta la scala territoriale, il vetro dei parallelepipedi, simbolo del lavoro amministrativo, e il metallo argenteo che riveste il piano più alto e il cilindro d ingresso che ci illustra il lavoro concettuale. Questi tre materiali corrispondono a tre forme diverse (la linea, il volume puro, la forma libera) e ci parlano di tre anime, ciascuna corrispondente a un diverso messaggio. Gli sbalzi, quattro, due a sud e due a ovest, sono realizzati tramite una soluzione strutturale che combina travi-parete in calcestruzzo con solette metalliche in travi in acciaio e lamiera grecata. Il più ardito a ovest, al piano più alto e viene accentuato dal fatto che appoggia su un fronte che arretra con dei gradoni. Il Centro Ricerche di Brembo è accessibile direttamente dal parcheggio lungo l autostrada che si trova a una quota superiore rispetto a quella del parco su cui si imposta il complesso. L ingresso all edificio, al primo piano, quindi, avviene attraverso il cilindro che introduce agli spazi interni diventando il fulcro di smistamento dei vari percorsi. Qui si connettono le rue corridor di distribuzione orizzontale che ricavate nello spessore del Muro Rosso si dilatano verso incontroluce 16 11

14 Progetti Nuovo centro Ricerche e Sviluppo di Brembo il Parco con una sezione curva. La rue corridor principale dall ingresso conduce, con un andamento sinuoso, a ovest ad alcuni uffici e alla sala conferenze ospitata interamente in un corpo aggettante; verso est scende collegando il nuovo edificio con il preesistente edificio dei SOM. Ai piani superiori questo spazio longitudinale ospita, oltre ai percorsi orizzontali, lo showroom dei prodotti Brembo e una caffetteria. Mediante due collegamenti a ponte che si staccano dal corpo del Muro si raggiungono, al primo e al secondo piano, i blocchi longitudinali, adibiti ad uffici. L ultimo piano, parallelo al muro è raggiungibile dal cilindro d ingresso. Al piano terreno sono presenti gli open-space dei laboratori di ricerca e gli spazi produttivi di prototipazione. Le scelte dei materiali e delle cromie adottate dallo studio Blast Architetti per tutti gli interni sono improntate ad un estetica rigorosa: la matericità del cemento armato a vista delle pareti perimetrali dialoga con il rigore delle superfici verticali finite con gesso cerato e con la leggerezza e la trasparenza delle partizioni in vetro serigrafato che suddividono gli uffici e garantiscono la continuità visiva verso il parco circostante. Le nicchie espositive, scavate nello spessore dei muri laterali della rue corridor principale contengono raffinati pezzi meccanici prodotti da Brembo; all interno di queste nicchie la luce può virare di tonalità e di colore, grazie all adozione di particolari led. Esternamente l edificio Brembo è composto da blocchi ortogonali, come fosse un Lego 4 12

15 Sistemazione del verde e degli spazi aperti Progetto completo e assistenza tecnica alla direzione dei lavori Studio LAND Capi Progetto Andreas Kipar Giovanni Sala Team Mauro Panigo, Giuliano Garello, Anna Comi, Alain Carnelli, Prisco Ferrara, Andrea Giuradei, Mina Fiore 4-5. Visione diurna e notturna del Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo assemblato con una certa casualità, all interno i percorsi lineari fanno apparire l architettura più semplice e più chiara. La complessità distributiva risulta ampiamente compensata dalla ricchezza delle vedute dei percorsi che ne scaturiscono, e dal grado di autonomia e di identità di cui gode ciascun reparto dell azienda. Le passerelle che collegano il Muro Rosso ai parallelepipedi vetrati rappresentano punti nevralgici di cerniera; da qui lo sguardo abbraccia a 360 il panorama completo del progetto e ne riassume il concept. Negli uffici, le partizioni interne di vetro serigrafato si confondono con le vetrate esterne, i controsoffitti in metallo microforato richiamano il metallo argenteo che riveste il piano del terzo livello e il cilindro d ingresso. Per quanto riguarda le tonalità cromatiche, Blast lavora quasi sempre sulle nuances dei grigi. Le luci, sempre incassate, bagnano le superfici verticali e orizzontali senza creare forti contrasti di densità: si crea un atmosfera avvolgente e quasi priva di ombre. La luce e il colore si combinano, negli spazi di transito, a rappresentare la mobilità. Il progetto illuminotecnico per questo grande centro si è basato sulla integrazione fra luce naturale e luce artificiale: durante il giorno la luce naturale si diffonde e garantisce comfort visivo, durante la notte l illuminazione rende le grandi superfici vetrate delle quinte luminose. Negli uffici gli incassi Optica garantiscono 500 lux medi sulle superfici orizzontali e non creano problemi di abbagliamento e riflessioni sui videoterminali. 5 incontroluce 16 13

16 Progetti Nuovo centro Ricerche e Sviluppo di Brembo 6 Nelle sale riunioni sono stati utilizzati dei Cestello a fluorescenza che forniscono sia luce d ambiente che luce d accento. Gli incassi Lineup, con ottica wall washer, sono installati lungo i corridoi e la luce emessa si combina con quella fornita dal basso dagli incassi Linealuce. Il progetto del verde del Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo è parte del disegno complessivo realizzato dallo Studio Land (Landscape Architecture Nature Development) per l intero Parco Scientifico. Il progetto di Land intende Kilometro Rosso come la metafora di una galleria del vento, intorno alla quale l elemento fluido, scontrandosi con le geometrie rigide dell architettura, genera movimenti, onde, gorghi e vortici. I gorghi e i vortici sono, tradotti nella realtà, morbidi rilievi di terra e specchi d acqua. Il terreno è cosparso da increspature raffigurate come piccole dune collocate a protezione della viabilità interna o a delimitare i diversi comparti. Le alberature sono disposte secondo la logica della progressiva diminuzione, a partire dalle aree prossime al Muro Rosso verso il tessuto agricolo circostante. Il Parco è illuminato attraverso apparecchi dal limitato impatto visivo, per cui sono stati utilizzati incassi Ledplus per i percorsi pedonali e apparecchi iway per quelli stradali. Scritto liberamente tratto dal testo di Sebastiano Brandolini contenuto in Centro Ricerche e Sviluppo di Brembo

17 6. Particolare notturno di uno dei percorsi 7. Jean Nouvel e Luca Bombassei 8-9. Variazione del colore nei corridoi 7 Studio Blast Architetti Bombassei, Siccardi, Traversa Luca Bombassei (Bergamo, 1966), e Simona Traversa (Milano, 1968) fondano lo studio Blast a Milano nel Nel 2005 si unisce a loro Franz Siccardi (Milano, 1964). Accomunati dal luogo di studio, la Facoltà d Architettura del Politecnico di Milano, Luca Bombassei, Simona Traversa e Franz Siccardi, dopo la laurea, svolgono diverse esperienze formative e professionali in Italia e negli Stati Uniti che oggi arricchiscono la versatilità dello studio Blast, attualmente composto da venti professionisti. Numerose sono le opere ultimate recentemente tra le quali troviamo il recupero di diversi edifici storici a Venezia, il nuovo stand Brembo, la Casa del Habano di Milano. Oltre a numerose abitazioni private, sono in fase di ultimazione la sede milanese di Rezia Energia Italia, il Master Plan di un insediamento residenziale in Costa d Avorio, il progetto per la riqualificazione funzionale e ambientale di un area industriale dismessa in Toscana. Il Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso nato su Master Plan di Jean Nouvel rappresenta l esperienza più completa dello studio. Il Centro delle Professioni, primo intervento architettonico nella provincia di Bergamo con rendimento energetico certificato, sarà completato entro la fine del L edificio raggiunge un fabbisogno energetico complessivo inferiore alla metà di quello necessario ad un edificio tradizionale e una riduzione del 70% delle emissioni nocive nell aria. Tali risultati consentono al Centro delle Professioni di rientrare nei parametri di eccellenza definiti dai protocolli di certificazione più prestigiosi, quali la classe A secondo il protocollo italiano CASACLIMA e il livello Platinum secondo la certificazione americana LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Risultati questi che Blast si è posto di superare con il progetto del Distretto Interdisciplinare della Ricerca e della Tecnologia (completamento previsto per fine 2008). 8 9 incontroluce 16 15

18 Progetti Palazzo Madama e il Museo Civico di Arte Antica della Città di Torino Torino, Italia 1 Nel dicembre 2006, con la riapertura del Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama si sono conclusi i lavori di restauro, recupero funzionale e riallestimento iniziati nel La considerevole durata delle attività di studio e intervento sul Palazzo sono da imputare alla complessità del progetto. Durante questi anni, in parallelo alle attività di restauro del Palazzo è stata condotta, in collaborazione tra il Politecnico di Torino, dipartimento di Energetica, ed il gruppo incaricato del Progetto Palazzo Madama, una attività di ricerca inerente l illuminazione e la climatizzazione negli ambienti espositivi. Il bimillenario Palazzo Madama presenta un eccezionale stratificazione di testimonianze architettoniche di diversi periodi storici: in origine porta romana di ingresso alla città, diviene, nel corso del Trecento, un castello fortificato. In seguito l austera fortezza viene ridisegnata dall architetto Filippo Juvarra e trasformata in residenza, prima di Maria Cristina di Francia, poi di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours; al palazzo viene 16

19 Direzione del progetto Arch. Carlo Viano Assistente alla direzione del progetto Arch. Diego Giachello Progetto impianti tecnologici Ing. Alfonso Famà Progetto illuminotecnico Gruppo di progetto della Città di Torino e il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energetica nell ambito dei contratti di ricerca e consulenza: Attività di ricerca progettuale e sperimentazione in laboratorio sui problemi di illuminazione e climatizzazione in ambienti espositivi temporanei e permanenti, responsabile prof. Marco Filippi; gruppo di lavoro: Chiara Aghemo, Anna Pellegrino, Laura Galeazzo; Definizione di sistemi di illuminazione artificiale delle sale e dei percorsi espositivi del Museo Civico di Arte Antica in Palazzo Madama, responsabile prof. Anna Pellegrino. Consulenza al progetto illuminotecnico per gli allestimenti museali Anna Pellegrino Foto: Paolo Carlini 1. Camera di Madama Reale 2. Sala Quattro Stagioni inoltre aggiunto un grandioso avancorpo, completato nel 1721, che diviene uno degli esempi più rilevanti del barocco europeo. Il monumentale scalone d onore che in esso si trova si caratterizza per la presenza di grandi superfici finestrate che creano una reciproca comunicazione tra l esterno e l interno, caratteristica peculiare dell architettura juvarriana. Durante il giorno, le grandi aperture consentono alla luce naturale e alla vita esterna di penetrare all interno, durante la notte invece gli spazi interni illuminati e le attività che vi si svolgono, sono visti all esterno dai cittadini presenti sulla piazza. Per ottenere la percezione della profondità dell avancorpo, si è creato un contrasto di luminanza tra le superfici interne al volume dello scalone, visibili dall esterno, e le superfici esterne della facciata. Per l illuminazione dello scalone monumentale si è deciso di sostituire i tre lampadari esistenti con nuove strutture luminose, in grado di rispondere ai requisiti specificati mantenendo i punti di alimentazione esistenti ed evitando nuovi interventi sull edificio. I nuovi lampadari, realizzati da iguzzini sulla base dell apparecchio Cestello, garantiscono la percezione dell architettura e dell apparato decorativo dell ambiente, sono strutture flessibili, dotate di sorgenti orientate verso l alto per l illuminazione della volta, i lati per l illuminazione delle pareti e il basso per l illuminazione funzionale della scala. Considerando le dimensioni dell avancorpo e le caratteristiche materiche e cromatiche dell apparato decorativo, sono state scelte sorgenti a ioduri metallici da 70W con temperatura colore di 3000 K. 2 incontroluce 16 17

20 Progetti Palazzo Madama e il Museo Civico di Arte Antica della Città di Torino 3. Sala Acaja 4. Scalone dell avancorpo juvarriano Le caratteristiche formali di questo sistema sono state un riferimento per le soluzioni individuate in seguito per il resto del Palazzo, per mantenere unitarietà progettuale e formale. In particolare una struttura analoga, anche se di dimensioni ridotte e dotata di sorgenti alogene QR 111 (tecnologia IRC) è stata adottata nella Sala Acaja e nella Sala Stemmi del primo piano. Nel progetto la necessità di molti e diversificati terminali impiantistici e la volontà di non aumentare le tracce esistenti hanno portato all individuazione di una soluzione tecnica integrata multifunzionale (concentratore di impianti), studiata dal gruppo di progettazione e realizzata ad hoc. Nell ambito dell intero percorso espositivo del Palazzo il concentratore di impianti riunisce i terminali degli impianti di segnalazione e diffusione sonora, ed è l unico elemento tecnico ed accoglie anche gli apparecchi d illuminazione. Questa scelta, funzionale al principio di limitare gli interventi sull edificio, ha rappresentato una sfida particolarmente ardua per il progetto illuminotecnico: la posizione dei concentratori di impianti era predeterminata dai punti di alimentazione esistenti; il numero di punti luce era limitato in base alla dimensione del concentratore e alla co-presenza con gli altri elementi dell impianto. In alcune sale è stato necessario integrare sorgenti alogene (QR111 di potenza e apertura di fascio diverse, tecnologia IRC), con sorgenti a ioduri metallici per poter garantire, pur nella limitatezza della disponibilità di spazi, la quantità e la distribuzione di luce necessari. 3 18

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