O MU. comunicare. Il valore della fiction in Italia. Il mercato cresce del 4,4% Al via l intermediazione firmata Cisl

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1 MU C comunicare SUPPLM online n 5 / 2008 otiziario mensile a cura della Federazione nazionale informazione, spettacolo e telecomunicazioni Cisl UDVSV l valore della fiction in talia PUBBLCÀ l mercato cresce del 4,4% MC DL LV l via l intermediazione firmata Cisl Poste taliane s.p.a. - Spedizione in bb. Post. - D. L. 35 3/2003 ( conv. in L. 27/0 2/2004 n. 46) art. 1, c omma 1, DCB Veron a n caso di mancato recapito restituire all ufficio di Verona CMP detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

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3 SMM UV CLG ct: troppo bassi gli investimenti, l talia arretra sull innovazione pag. 3 DPM udiovisivo l valore della fiction in talia pag. 9 Pubblicità Comunicazione, il mercato italiano cresce del 4,4% pag. 13 MC DL LV cse: disoccupati in aumento, nel 2009 saranno 35 milioni pag. 17 l via l'intermediazione firmata Cisl pag. 19 S FM Mobbing, un fenomeno senza frontiere pag. 21 Comunicare supplemento online n. 5_2008 edazione e amministrazione: C/ difistel via XX Settembre, oma tel. 06/ , fax 06/ Direttore: rmando Giacomassi Dir. resp: ster Crea eg. rib. oma n. 600 del 18/10/1990

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5 CHV UV CLG CSL 3 apporto ssinform, previsioni per il 2008: t a +1,6%, lc a +2,8% ct: troppo bassi gli investimenti, l talia arretra sull innovazione l 9% della popolazione italiana è ai primi posti in uropa per capacità di usare nternet, ma in dieci anni l'talia è arretrata di 3 punti percentuali sugli investimenti t rispetto alla media europea e si ritrova agli ultimi posti per crescita della produttività n dieci anni l talia è arretrata di 3 punti percentuali sugli investimenti t rispetto alla media europea. È quanto mette in luce il apporto ssinform 2008, presentato lo scorso 30 giugno a oma. Siamo in ritardo sulla media dell uropa a 27 per l utilizzo dei servizi on line: nella Pa è al 17% a fronte di una media europea del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione. on molto meglio il quadro dei servizi di mercato, ma con un gradimento ed un attenzione in aumento: l nternet banking è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l ecommerce sviluppa il 2% del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11%. bbiamo la più alta percentuale di popolazione, pari al 56%, che non usa nternet, mentre la media europea è del 40%. n compenso siamo secondi in uropa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare nternet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la media europea (8%). Questa fotografia dell talia di fronte alle applicazioni avanzate di nternet esprime il grave ritardo d innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e vantaggi dei servizi nternet. Dall altra l emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie, che si colloca addirittura al di sopra dello standard internazionale nel loro uso ed entra in netto contrasto con l assenza di attenzione politica e di incentivi sull innovazione. Sono, questi, i segnali di un processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull t in termini strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi. el presentare i risultati dello studio, nnio Lucarelli, presidente di ssinform, (ssociazione italiana dell nformation echnology) non ha risparmiato i toni forti nell analizzare la problematica dell innovazione che interessa il nostro Paese. D altro canto ha continuato Lucarellise nell ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l nformation echnology italiana al fine di rilanciare l economia, come si è fatto invece in uropa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell innovazione tecnologica, in talia dieci anni di spesa t ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti. dati parlano chiaro: nel 1998 il nostro Paese spendeva in t l 1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea attestata al 2,3%; nel 2007 abbiamo speso una quota pari all 1,7% del Pil, vale a dire dopo dieci anni abbiamo aumentato i nostri investimenti t di soli due decimi di punto percentuale, mentre la spesa media europea è cresciuta di 5 decimi di punto percentuale. Ma per la Francia, questi dieci anni hanno portato un aumento degli investimenti t di 8 decimi di punto percentuale fino a rappresentare oggi una quota del Pil pari al 3,1%, per la Gran Bretagna 6 decimi di punto in più significano che oggi spende in t il 3,5% del valore del Pil, per la Germania 5 decimi di punto in più portano gli investimenti t al 2,9% del valore del Pil. Quindi, in questo decennio, il nostro gap d innovazione si è decisamente ampliato. chi in questi anni ha investito di più in tecnologie informatiche ha proseguito il presidente di ssinform ha ottenuto anche importanti ritorni sulla produttività. ra il 2000 e il 2007, per Francia, Germania, Usa e Gran Bretagna la produttività è aumentata con ritmi a due cifre, fra il 7% e il 14%, sostenuta da una crescita cumulata degli investimenti t altrettanto elevata, con tassi dell ordine tra il 16% e il 38%. ello stesso periodo la media europea di crescita della produttività è stato dell 8%, quella della spesa t intorno al U V C L G

6 4 UV CLG U V C L G 30%, mentre in talia l aumento della produttività non è riuscito a superare il 2%, a fronte di una crescita cumulata degli investimenti t poco sopra il 5%. l apporto ssinform 2008 approfondisce la dinamica della domanda t secondo i diversi settori dell economia italiana, in un confronto tra il 1998 e il 2007 (in cui la crescita media nazionale è stata del 4,4%), con un flash sull andamento 2007/6 (incremento medio nazionale del 2%). n valori assoluti, banche e industria hanno continuato ad essere i maggiori compratori di tecnologie informatiche, assorbendo poco meno della metà del mercato. Ma con una dinamica diversa: su dieci anni gli investimenti bancari in t sono cresciuti con un trend medio del 4,9%, mentre nel 2007 si sono attestati al + 1,7%. L industria, al contrario, nel decennio registra un incremento di solo 1,5%, mentre nell ultimo anno segnala un impennata negli investimenti t dell 1,9%. Questo andamento ha commentato Lucarelli dà conto delle difficoltà del nostro sistema produttivo a passare da un modello competitivo basato essenzialmente sul basso valore della moneta, a un modello molto più dinamico e flessibile, in cui l innovazione e l impegno sui mercati internazionali diventano il fattore di crescita della competitività e dello sviluppo. Difficoltà che oggi l industria italiana, dopo una fase di dura selezione e ristrutturazione, sta dimostrando di aver iniziato ad affrontare, a partire dalla ripresa degli investimenti t da parte delle Pmi. Per quanto riguarda la Pa, la domanda t ha un andamento abbastanza differenziato fra amministrazioni locali e centrale. Per la Pac, nel decennio, l incremento di spesa non va oltre il 2,8%, mentre il 2007/06 è un anno nero con 3,2% di decremento. La Pal ha una dinamica molto più vivace: + 8% nel decennio, in rallentamento lo scorso anno con un incremento del 2,4%. l problema della domanda pubblica d t ha affermato il presidente di ssinform non è solo la scarsità degli investimenti, ma anche la qualità. ggi il 60% della spesa t rimane intrappolata nel circolo auto-referenziale delle società pubbliche in house: un fenomeno che caratterizza il nostro Paese e coinvolge soprattutto le amministrazioni locali; monopoli e mancanza di concorrenza finiscono spesso per generare deficit d innovazione e distorsioni, come nel caso dei ritardi nei tempi di pagamento pubblici verso i fornitori che, nell nformatica, vengono ulteriormente dilatati dall intermediazione delle società pubbliche in house, le quali in media pagano con oltre 8 mesi di ritardo i loro fornitori. Fra i diversi settori, l incremento più elevato di investimenti t è stato da parte delle lc: 11,3% di media tra il 1998 e il 2007, a testimonianza dell importante processo di modernizzazione subito da questo settore, che ha portato allo sviluppo di nuovi servizi sulla rete mobile e su quella fissa. ello stesso periodo il settore della distribuzione ha incrementato la spesa t in media del 3,3% e di + 3,2% nel 2007/06, mantenendosi sempre sotto le medie nazionali. servizi, al contrario, nei dieci anni incrementano l t del 4,4%, mentre nel 2007/06 la crescita è stata del 2,2%. Si può osservare che se la quota d t incorporata finora in queste attività è discreta nel contesto italiano, tuttavia è molto bassa se paragonata a ciò che sta avvenendo in altri paesi. Così le assicurazioni, un settore ancora troppo poco attento alle opportunità che offre l t. Ma la perfomance più sorprendente la offrono, ancora una volta, i cittadini italiani, che si dimostrano più evoluti di chi li amministra, con un impennata di + 10,5% nel 2007/06, per un valore di 1 miliardo di euro. Di fronte a questi risultati occorre una deciso cambiamento di rotta per recupera il gap d innovazione che penalizza la crescita dell economia italiana ha concluso Lucarelli È indispensabile una politica di misure coerenti e sistematiche. Per questo ci aspettiamo un coordinamento fra la riforma digitale della Pa del Ministro Brunetta, destinata a produrre nuova domanda d innovazione t, e lo sviluppo del Progetto Made in taly 2015 promesso dal Ministro Scajola, che dovrebbe ripartire al più presto includendo l informatica come area strategica d innovazione industriale. Ci aspettiamo la liberalizzazione dell informatica pubblica locale e regionale con l in house che diventa l eccezione e le gare a evidenza pubblica la regola. Ci aspettiamo che il processo di infrastrutturazione avanzata venga sostenuto per abbattere il digital divide a tutti i livelli, inclusa l alfabetizzazione informatica di quella parte della popolazione altrimenti esclusa. Le imprese t sono pronte a contribuire ai grandi progetti per ammodernare il Paese con il proprio impegno d innovazione e con la loro diretta partecipazione allo sforzo finanziario. D DGL Mercato italiano dell ct nel 2007: +0,9% el 2007 il mercato aggregato dell C (informatica + telecomunicazioni) ha raggiunto i milioni di uro (+0,9%). l minor dinamismo rispetto al 2006, quando era cresciuto del 2%, è spiegabile

7 UV CLG 5 con il ristagno del comparto delle telecomunicazioni, tant è che per il secondo anno consecutivo le dinamiche appaiono rovesciate rispetto al passato, con l informatica a trainare e le telecomunicazioni ad arrancare. Mercato italiano dell informatica nel 2007: + 2% el 2007 il mercato italiano dell informatica ha raggiunto i milioni di euro in crescita del 2% sull anno prima, consolidando il recupero del 2006 (+1,6%) sull onda del mercato consumer e di una ripresa moderata, ma generalizzata degli investimenti da parte delle imprese. La domanda consumer, e cioè delle famiglie, è cresciuta del 10,5%, raggiungendo una quota di mercato complessiva del 5,2% sulla spinta della domanda di personal computer. Quanto alle imprese, cui è ascrivibile quasi il 95% del mercato, è da rilevare che le dinamiche d investimento, per quanto contenute, sono state positive in tutte le classi dimensionali. Sono infatti cresciuti sia gli investimenti delle grandi imprese ( milioni, +1,7%, contro l 1,3% del 2006 e lo 0,9% del 2005), delle medie (4.767 milioni, +1,9%, contro l 1,8%, del 2006 e l 1,7% del 2005) e anche delle piccole (3.495 milioni + 0,6%, contro il modesto 0,3% del 2006 e il calo dell 1,4% del 2005). ncora per quanto riguarda le imprese, la ripartizione della domanda per classi dimensionali vede ancora largamente al primo posto le grandi, con oltre 250 addetti (con una quota di mercato del 56,8%), seguite dalle medie, con addetti (24,9%) e dalle piccole sino a 49 addetti (18,3%), con una domanda ancora proporzionalmente molto inferiore al loro peso, sia in chiave di contributo al PL che di occupazione. Quest ultimo dato lascia intravedere quale impulso potrebbe avere il mercato e la stessa efficienza delle PM qualora esse fossero indirizzate ad investire di più in sistemi e applicazioni commisurate alle loro esigenze. Dal punto di vista della qualità della domanda, trainante continua a essere la crescita l hardware, +4,8%, cui ha molto contribuito la persistenza della domanda di personal computer (+13,1% in unità e +5,5% in valore). Lo spaccato della domanda per settori d utenza conferma il ruolo trainante delle banche (4.578 milioni, +1,7%) dell industria ( milioni, + 2,0%) e delle aziende della distribuzione (2.293 milioni, +3,2%) e dei servizi (2.218 milioni, +2,2%) e del comparto assicurativo e finanziario (997 milioni, +2,9%) per l effetto combinato di dinamiche e peso. el settore pubblico la PL ha fatto registrare progressi apprezzabili (+2,4%), mentre l mministrazione Centrale ha fatto registrare addirittura un calo della spesa del 3.2%. Mercato italiano delle lc nel 2007: +0,4% el 2007, il mercato italiano delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) ha generato un business di milioni di euro, con aumento di un magro 0,4% sul Hanno pesato la contrazione degli investimenti in apparati e infrastrutture (9.620 milioni, -0,7%) e il continuo calo dei servizi su rete fissa, che hanno cancellato gli effetti della continua, anche se oramai attenuata, progressione dei servizi su rete mobile, e della crescita dei servizi a valore aggiunto su entrambe le reti, fissa e mobile. Le mobili hanno generato una domanda complessiva (infrastrutture, apparati, terminali e servizi) di milioni di euro, in crescita dell 1,8% (contro +4,5% del 2006), mentre le fisse sono scese a milioni (-1,3%, dopo il -0,4% del 2006). el 2007 le linee mobili sono ancora cresciute, risultando ben 90,7 milioni (+10,8%) e con un incremento di poco inferiore a quello del 2006 (+13,4%), e risulta in aumento (2,2%) anche il numero degli utenti attivi: 45,9 milioni. Quest ultimo dato è quello che spiega la crescita del business complessivo del mobile, visto che gli investimenti in infrastrutture non progrediscono e che la spesa per utente attivo è cresciuta di poco. Le fisse hanno visto contrarsi anche la componente di servizio ( milioni, -1,5%). l dato evidenzia, come già negli ultimi anni, il calo nelle componenti più mature voce e trasmissione dati solo parzialmente compensato dalle componenti legate ai servizi a valore aggiunto e alle connessioni nternet (2780 milioni, +8,2%). Quanto a queste ultime, è positivo l incremento del numero di accessi ad alta velocità, risultati a fine 2007 pari a 10,1 milioni (18,7%), 9,8 dei quali in modalità xdsl (+19,2%) e di circa 340 mila su fibra ottica (+5,6%). el complesso e al netto della componente infrastrutturale, il peso della domanda consumer è cresciuto ancora, risultando pari a poco meno del 64% (contro il 62,7 del 2006 e il 62,1% del 2005). Questo per effetto di una domanda espressa dalle famiglie, che nel 2007 è cresciuta del 2,9% attestandosi milioni, mentre quella dell utenza business è scesa del 2,3%, a quota milioni, confermando una tendenza di lungo periodo legata in parte all adozione di solu- U V C L G

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9 UV CLG 7 zioni di fonia su P in parte alla rivisitazione al ribasso delle tariffe per servizi fissi e mobili. l ritardo dell talia verso gli altri paesi n talia la dinamica dell C è risultata ancora una volta al di sotto di quella rilevata alla scala mondiale (+5,5%), nonostante l interesse diffuso all nformation echnology. Dal 2005 al 2007, la penetrazione del cellulare nelle famiglie italiane è infatti passata dall 80,8 all 85,5%, quella del PC dal 43,9% al 47,8% e quella di nternet dal 34,5% al 38,8%, lasciando intendere che la cosa che manca è un quadro di riferimento che favorisca l uso dell C nel sistema produttivo. Dinamiche di mercato Più in particolare, sulla base dei dati 2007: il mercato italiano complessivo dell C (64,4 milioni) si colloca in uropa solo al quarto posto per dimensioni Germania (149,4 milioni, -1,7%), egno Unito (128, 5milioni, +2%)), Francia (107,4milioni, +2,2%) e, anche per dinamismo, visto che a questo riguardo supera la Germania, ma si fa precedere dalla Spagna ( 48,3milioni, +4,5%). Ma più significativo ancora è il fatto che l incidenza della spesa C sul PL non superi nel caso dell talia il 4,8%, contro 5,6% medio dei paesi europei; il mercato italiano, fa sì rilevare una crescita apprezzabile (+2%), ma che non regge il confronto con quella media dei paesi europei (+4,7%), anche alla luce del maggior divario fra tassi di crescita (per l talia 2,7 punti percentuali in meno nel 2007, contro 2,1 nel 2006). Deludente è anche il confronto con i stessi paesi europei con cui si confrontiamo: il nostro +2%, va confrontato infatti con il +4,6% Francia, il +4,7% Germania, il +5,1% egno Unito e il +6,7% della Spagna; il mercato delle telecomunicazioni, oltre a mostrare un ristagno, vede un disallineamento in negativo della crescita rispetto allo scenario internazionale per la componente infrastrutturale, che è poi quella che condiziona l evoluzione del sistema. Dopo il quasi allineamento (attorno al +3%) con le dinamiche mondiali nel 2005, si è passati ad una frenata del - 3,1% nel 2006 e del -4,7% nel 2007, contro rispettivamente il +6,3% il +4,1% registrati a livello mondiale. Fruizione dei servizi in rete nche per nternet, il progresso registrato in talia si ridimensiona di molto se confrontato con quello degli altri paesi avanzati. Più un particolare, l talia: è ancora lontana dal top della classifica dei paesi per percentuale d accesso della popolazione alle connessioni in banda larga l suo 17,1% va infatti confrontato con 20% medio dell uropa, e con il 31% della Svezia, il 25,8% del egno Unito, il 23,8% della Germania, il 23,3% della Francia e il 18,3% della Spagna; risulta sì ben piazzata sul fronte dell offerta di servizi di e-government ai cittadini (58% di enti attivi, contro il 51% medio in uropa) e alle imprese (88% di enti attivi, contro il 75% medio in uropa), ma non per la sua capacità di farli utilizzare dal grosso della cittadinanza. infatti mentre nel caso delle imprese l utilizzo è ragguardevole (84% delle imprese), nel caso dei cittadini, la fruizione non supera il 17% de potenziali interessati (contro il 30% medio europeo); presenta una percentuale di utilizzatori di nternet sulla popolazione che non supera il 34%, contro il 51% medio europeo (e, per fare solo alcuni casi, il 75% della Svezia e il 44% della Spagna); si colloca nella parte bassa della classifica per utilizzatori di servizi di nternet banking, con una percentuale di utilizzatori sulla clientela che non supera il 12%, contro il 25% medio europeo; è ancora in ancora in coda alla classifica per utilizzo di servizi di e-commerce, visto che esso non pesa per più del 2% del fatturato delle imprese italiane, contro l 11% medio delle imprese europee. Scarsa coscienza della correlazione fra investimenti e produttività gap visti sono da interpretare alla luce della correlazione, oramai manifesta tra crescita degli investimenti e crescita della produttività. Basti pensare che fra il 2000 e il 2007 la crescita cumulata degli investimenti in talia è stata inferiore all 1% e quella della produttività del 6,5%, mentre in uropa i valori corrispondenti sono risultati pari a 8,2 e 31,9. ct: l andamento per il primo trimestre 2008 L andamento del mercato C nel primo trimestre 2008 ha mostrato tendenze simili a quelle rilevate per lo stesso periodo dell anno precedente. Più in particolare, si è rilevata una stagnazione complessiva a livello aggregato ( milioni di uro, in calo dello 0,4%), per effetto di un calo dell 1,1% del business delle telecomunicazioni in tutte le sue componenti, non compensato dal progresso dell 1,2% del business dell informatica. Le previsioni per il 2008 L andamento rilevato nel primo trimestre del 2008 sconta fattori di brevissimo periodo che appaiono destinati ad essere in parte riassorbiti in corso d anno, in una prospettiva più favorevole. infatti, per l intero 2008 ssinform ha oggi aggiusta- U V C L G

10 8 UV CLG to in meglio le previsioni formulate tre mesi fa, che indicavano una crescita complessiva del mercato C nel 2008 non superiore a 1,9 punti percentuali. ggi le stime puntano su una crescita del mercato C (aggregato informatica e telecomunicazioni) dell ordine del 2,4%, di 1,5 punti percentuali in più rispetto al Questo porterà il mercato C al valore complessivo di milioni, ma più che altro per effetto di una ripresa sul fronte delle telecomunicazioni. Per queste ultime è prevista una crescita del 2,8%, a milioni, mentre per l informatica, l attuale situazione congiunturale lascia presagire una crescita lievemente inferiore a quella del 2007, pari all 1,6% e per valori pari a milioni. Per ulteriori informazioni: U V C L G

11 UDVSV 9 dati di una ricerca della Fondazione osselli presentata in occasione del omafictionfest l valore della fiction in talia Le proposte del presidente della regione Lazio Marrazzo: un asse oma-milano per far rinascere il Mifed (Mercato internazionale del cinema e del multimediale) trasformandolo in omifed e l impegno per la formazione di chi opera nel distretto dell audiovisivo, in modo da formare professionalità capaci di essere lette e viste all estero fondazione della fiction tv dopo quella della Festa Una del Cinema, un asse oma- Milano per far rinascere il Mifed (Mercato internazionale del cinema e del multimediale ndr) trasformandolo in omifed e l impegno per la formazione di chi opera nel distretto dell audiovisivo, in modo da formare professionalità capaci di essere lette e viste all estero. Queste le tre proposte lanciate a oma dal presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, nel corso del convegno Fiction italiana: il futuro è un diritto. Finanziamo la Festa del cinema e la omafictionfest ha precisato senza però volerle unire, perché bisogna uscire dalla logica che la televisione uccide il cinema. l distretto dell audiovisivo ha ricordato rappresenta una grande risorsa culturale ed economica della realtà laziale. l mio progetto è che per il prossimo anno ci sia un grande momento di incontro proprio sul settore audiovisivo. l posto dei film che fino a qualche anno fa occupavano le prime serate, infatti, ora ci sono le fiction. Commentando poi l afflusso di pubblico al omafictionfest, Marrazzo ha affermato: Sono molto soddisfatto del successo della manifestazione, che dimostra che finalmente si è ragionato senza la paura di una televisione polemica che uccide il cinema. L LZ V MPS UDVSV Sono le imprese audiovisive localizzate nel Lazio, e in particolare nella provincia di oma. È quanto emerge dalla ricerca l valore della fiction in talia. Produzione, investimenti, programmazione, diritti Lazio, talia, uropa, realizzata dall stituto di conomia dei Media della Fondazione osselli per il oma Fiction Fest Di queste, 869 appartengono al macro-comparto della produzione, pari al 77,5%, mentre le restanti 254 unità compongono il sistema distributivo dell audiovisivo. sservando i singoli comparti, si nota l elevato numero di imprese di produzione che operano nel territorio romano: 431 unità, pari al 38,5% del totale delle imprese censite. Le società di servizi alla produzione contano 438 unità (39,5% del totale). Le 254 società che compongono il sistema distributivo, invece, sono il risultato della sommatoria di 113 esercenti cinematografici, 69 società di distribuzione e 72 emittenti televisive (a cui corrispondono 105 canali televisivi), rispettivamente il 6,1% e il 6,2% del totale. ra il 2002 e il 2003, la regione Lazio ha riconosciuto cinque sistemi produttivi locali, tra cui l audiovisivo romano e tre distretti industriali. L 158 MPS V PDUZ FC Secondo la stessa ricerca in talia il numero di imprese attive nella produzione di fiction, tra il 2002 e il 2007, ammonta a 158 attività. l numero di società attive nella produzione audiovisiva nel suo complesso, sempre nello stesso periodo, è invece di 789 società. l peso dei soggetti attivi nella produzione di fiction rispetto al totale dell universo audiovisivo è del 20%. livello geografico, l area del Lazio ospita il 75% delle imprese attive in talia, accentrate esclusivamente nell area del capoluogo romano. Questa dimostra quanto per il settore il sistema produttivo romano rappresenti un fondamentale polo produttivo (75%), molto più che per le altre categorie produttive (sul totale della produzione audiovisiva il Lazio copre solo il 55% delle imprese). nalizzando il sistema per macro-aree, si evidenzia come sia la particolare concentrazione della fiction nel Lazio a fare del centro talia l area geografica in cui è localizzata la maggioranza assoluta (il 78%) delle imprese italiane di fiction, mentre al ord ha sede il 18% delle società e al Sud appena il 4%. nche per l universo audiovisivo multigenere il centro talia vede la maggiore concentrazione di soggetti attivi, con una quota del D P M

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13 UDVSV 11 60% sul totale nazionale. Mentre il ord ospita circa un terzo dei soggetti attivi, la percentuale delle società con sede al Sud risulta estremamente ridotta: 6%. DM CMC S CSC DL 5,7% l fatturato globale delle società che si occupano di produzione di fiction, nel 2006, ammonta a 739,9 milioni di euro, in crescita del 5,7% sull anno precedente e del 37% rispetto al l fatturato medio per singola società è di circa 6,8 milioni di euro, con una crescita del 32% sul rattandosi di società che si occupano anche di altre attività produttive, la parte di ricavi che si riferisce solo alle fiction è stimata in 507 milioni, pari al 68,5% del totale. La fiction cresce in misura maggiore rispetto all industria nel suo complesso. Mentre l andamento economico dell intero settore dell industria audiovisiva è caratterizzato da una flessione dell 8% tra il 2005 e il 2006, la fiction ha continuato a crescere di un ulteriore 5,7%, da 700 a 740 milioni. Sempre secondo l indagine della Fondazione osselli, la natura giuridica prevalente fra le società di fiction censite è la società a responsabilità limitata, che ha un incidenza dell 84% rispetto all universo di riferimento. Sommando a tale dato quello delle società per azioni (14%), si desume che la quasi totalità del settore è costituita da srl e spa. el 2006, le 7 emittenti generaliste che fanno capo ai tre grandi gruppi televisivi hanno mandato in onda ore complessive di fiction (talia ed estera), comprensive di prime tv e repliche. La fiction è il secondo genere più trasmesso in talia, coprendo circa un quinto del palinsesto totale delle 7 emittenti generaliste nazionali (il 19,2%) della programmazione, dopo i programmi info-culturali. ispetto agli altri Paesi europei l talia si pone a metà strada, con una quota superiore a quella di altre grandi nazioni quali la Francia e il egno Unito, assestate intorno al 15% di fiction sull intero palinsesto, ma nettamente inferiore rispetto a quella della Germania e ustria. MGG PGMMZ SU M PV n termini di domanda di programmi di fiction, nell uropa occidentale l talia rappresenta il terzo mercato, dopo Germania e Danimarca, con 12mila ore. Quello italiano si configura come un mercato con un buon output di fiction nazionale (oltre 2mila ore) ma con una netta prevalenza, per quanto riguarda le importazioni, di fiction americana e con una bassa domanda di fiction europea non nazionale. n talia, la maggiore programmazione di fiction va sulle emittenti CL CHV ZL D C *operativo dal 1 ottobre 1990 *raccoglie i contratti di ogni livello (interconfederali, nazionali, territoriali, aziendali) e di ogni settore *classifica e memorizza i testi offrendoli alla pubblica consultazione L DPS D C VV CU D SGG SPUL (LGG 936/86) CLLB LL CZ D U GD SVZ P L P SCL P L PS per il deposito: CL rchivio Contratti, Via Davide Lubin, 2 oma e/o Uffici centrali e periferici del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per informazioni: Ufficio Commissione dell nformazione CL Via Davide Lubin, 2 oma el Fax D P M

14 12 UDVSV D P M private. n particolare, su talia 1 e ete 4 la quota si assesta fra le e ore, mentre scende fra le e le ore su Canale 5 e La7. Le emittenti ai mostrano volumi più bassi, con prevalenza sull emittente ammiraglia ai Uno. nalizzando la distribuzione di ore di prodotto nazionale per canale, emerge che ai Uno e Canale 5 sono le reti che mandano in onda il maggior numero di ore di fiction prodotte esternamente. Quanto trasmesso dall ammiraglia della concessionaria pubblica ammonta a circa il 64% delle ore di fiction italiana tramessa dalla ai, valore molto simile a quello di Canale 5, che trasmette il 65% delle ore fiction prodotte esternamente da Mediaset. P FC L PÙ CMPVÀ LL S La fiction italiana ha detto Paolo omani, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni nel corso del convegno Fiction italiana: il futuro è un diritto ha registrato un aumento di produzione rispetto agli altri Paesi. uttavia, restano alcuni nodi da sciogliere, come l innovazione e l essere competitivi all estero. La fiction è comunque un prodotto di certezza di qualità dei palinsesti. n materia di digitalizzazione, nell arco di un anno di un anno, investiremo il 50% della popolazione italiana. nche Paolo Gentiloni, membro della commissione parlamentare dei servizi radiotelevisivi, ha ricordato il bilancio positivo del settore fiction in talia, che ha contribuito a dare una risposta alla domanda di cultura popolare che c è nel nostro sistema. ell ultima Finanziaria ha aggiunto abbiamo cercato di accompagnare questo processo positivo aggiornando la legge su due punti. l primo prevede che altri soggetti, oltre ai e Mediaset, si affaccino sul mercato e il secondo punta a far mirare meglio gli incentivi verso i prodotti italiani. bbiamo un grande interesse ha affermato Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria- per il settore fiction. Stiamo cercando, dal punto di vista associativo, di dare una capacità di rappresentanza più aggregata. Come tutti i settori, abbiamo bisogno di darci una prospettiva internazionale, perchè le grandi imprese possono fare da traino alle piccole realtà. La produzione italiana di fiction ha spiegato Fabiano Fabiani, presidente dell ssociazione Produttori elevisivi non ha sfigurato rispetto all estero. Però l attività dei nostri produttori indipendenti è precaria, perché una volta realizzata l opera a loro non rimane nulla, né di materiale né di immateriale. Così il produttore si ritrova sempre al punto di partenza, non potendo capitalizzare i guadagni per investimenti futuri nel settore. Questa situazione ci svantaggia sul mercato internazionale: per questo, il tema da affrontare è la riconsiderazione dei rapporti tra produttori ed emittenti. Con le fiction ha ricordato Claudio Petruccioli, presidente della ai la ai prova a raccontare l talia di ieri e di oggi. È difficile perché i segmenti culturali, sociali e generazionali si stanno separando. rovare, infatti, un linguaggio di interesse comune è arduo. (labitalia.com)

15 PUBBLCÀ 13 dati dell associazione presieduta da Marco esta Comunicazione, il mercato italiano cresce del 4,4% Ma l advertising online vola a +30%, nonostante le incertezze del contesto macro-economico lla fine del 2008 il mercato della comunicazione in talia crescerà del 4,4% superando i 20 miliardi di euro grazie al traino del comparto digitale e degli eventi nonostante il contesto macro-economico incerto. delineare questa previsione è il rapporto Comunicare Domani 2008 presentato il mese scorso a Milano da ssocomunicazione, che riunisce 182 imprese del settore attive in talia e che rappresentano circa il 75% del mercato nazionale. Giunta alla terza edizione, la ricerca avviata dal Presidente dell ssociazione Marco esta, conferma i grandi trend che si sono innescati nel 2007 che si rafforzeranno a conclusione di quest anno. È un tasso di crescita significativo ha detto esta importante se si considera lo scenario di crisi dei consumi. Ma al di là dei dati continua il Presidente la situazione del mercato mi preoccupa soprattutto per la banalizzazione della creatività: il prezzo fa agio sempre più spesso su tutto, ormai è l elemento determinante. Su questa strada i clienti rischiano di sentirsi onnipotenti e onnicompetenti dando sempre meno valore alla professionalità e alla competenza degli esperti di comunicazione. Cercano solo fornitori economici, non consulenti. Credono sia meglio vedere cinquanta proposte di basso prezzo piuttosto che avere un rapporto di consulenza serio e responsabile che costruisce la marca nel tempo e a tutte le latitudini. Se una volta i clienti si cercavano i consulenti di qualità su cui investire negli anni, oggi sono le agenzie che devono cercarsi i clienti di qualità, su cui investire. Purtroppo conclude esta questa è una strada senza futuro, per le imprese di comunicazione certo, ma anche per i clienti che inevitabilmente vedranno le loro marche sempre più fragili ed in balia dei continui cambiamenti del mercato. D v. La televisione si conferma essere il mezzo principale anche se la sua crescita Una tazzina di caffè in meno al mese fa crescere una vita Una sigaretta in meno al giorno molto di più... C.C.P. n ntestato: SCS Via. Lanciani, oma D P M

16 14 PUBBLCÀ D P M sarà per il quarto anno consecutivo inferiore (+1,7%) a quella del mercato (4,4%), rimanendo sotto quel 50% di quota dove era scivolata l anno scorso dopo decenni di dominio incontrastato. La chiusura d anno dipenderà molto dai risultati del secondo semestre, dopo una prima parte dell anno segnata da performance inferiori alle attese. Secondo ssocomunicazione tanto Sipra (forte della presenza nel palinsesto ai di eventi come gli uropei di calcio e le limpiadi) quanto Publitalia (forte di una buona ripresa degli ascolti) dovrebbero chiudere il 2008 in positivo rispettivamente con un +1,0% ed un +1,5%. Dati inferiori a quelli auspicati in sede di budget (rispettivamente +2% e +3%) ma, comunque, ben superiori agli zero o addirittura ai negativi recentemente annunciati da alcuni analisti. allenta la crescita de La7 che chiuderà, comunque, con un ottimo + 4,0% ridimensionando l incremento a doppia cifra degli ultimi anni. Sempre molto buona la raccolta delle reti Sky, in fisiologico rallentamento dopo la galoppata degli ultimi anni. ttima performance attesa (anche se agevolata dalle basi contenute) per i canali presenti sul digitale terrestre (Dtt). Digitale. La pubblicità on-line, secondo i dati di Comunicare Domani, continuerà a crescere mantenendo il trend positivo dell anno precedente: dopo un 2007 oltre il 40% si prevede un 2008 comunque al di sopra del 30% (+ 33,5%) grazie anche al numero crescente di aziende investitrici. l mercato è quindi certamente tonico, ma gli andamenti altalenanti dei singoli settori testimoniano di un mezzo non ancora del tutto maturo. Più attivi risultano il search e l on-line video (che registra una progressione interessante), mentre nell ambito del digitale è atteso un inizio di crescita del mobile (cellulari, palmari, smartphone, ecc.) ancora fermo su una base molto contenuta. adio. Come nel 2007 la radio continua ad essere forte di un target ben qualificato (25-44enni) e dell aumento del tempo speso fuori casa, che la rendono in prospettiva un mezzo fondamentale per contattare i target in movimento. Dal punto di vista della raccolta pubblicitaria si conferma come un mezzo in ottima salute le cui performance sono trainate dai network commerciali (+ 7%) con segni di risveglio anche delle radio pubbliche (+1,5%). Stampa. nvestimenti pubblicitari a rilento per la stampa (+ 0,7%), specie quella quotidiana (+ 0,5%) rispetto a quella periodica (+ 0,8%). l primo semestre ha evidenziato forti segnali di sofferenza sulla commerciale nazionale solo in parte controbilanciati da una buona crescita della locale. Le ragioni di questa stagnazione, secondo ssocomunicazione, sono in parte tecniche (il gradino indotto dal full color si è sostanzialmente consolidato), in parte congiunturali (alcuni settori storici, l automotive in primis, stanno diminuendo i loro investimenti; gli eventi sportivi stanno limitando il loro impatto alle testate sportive) e in parte strutturali (le diffusioni reali sono in calo e le ricerche sul mezzo meriterebbero un ripensamento più coraggioso). La stampa periodica si avvantaggia di nuovi investimenti dal settore abbigliamento, cura della persona e della casa. Continuano a essere positive invece le performance della free press (+ 5% la nazionale e +10% la locale) sia pure con tassi inferiori alle attese più ottimistiche. Cinema. ncora in flessione il cinema (- 5%) la cui ripresa dipenderà direttamente dallo sviluppo delle nuove tecnologie digitali che incideranno positivamente sulla distribuzione dei film e sulla pianificazione delle campagne ma che presumibilmente manifesteranno il loro impatto solo a partire dal 2009 o dal sterna. Seppur al di sotto della media di crescita dell intero mercato (+2,5%) la pubblicità esterna continua a mostrarsi un mezzo tra i più capaci di innovarsi grazie a una costante riqualificazione degli impianti, ma soprattutto all avvento delle tecnologie digitali, e alla scelta di luoghi strategici come stazioni e aeroporti. Marketing di relazione. l comparto sponsorizzazioni ed eventi dopo un brillante 2007 aumenta ancora a tassi impressionanti (il quadruplo del mercato: +18,2% ) che inducono a parlare di un vero e proprio boom derivato dalla sempre maggiore diversificazione degli investimenti, intesa come numero medio dei tipi di eventi svolti nell anno pur restando ancora basso il numero di investitori (meno del 10% degli utenti ha investito in eventi negli ultimi 12 mesi). Sempre in crescita oltre la media del mercato anche il settore delle promozioni, che continuano a beneficiare della vitalità dell in-store e del merchandising in un contesto di crescente centralità del punto vendita. Si conferma inoltre il trend che vede lo sviluppo delle iniziative integrate e più complesse del marketing relazionale, direct marketing e digital a scapito delle promozioni tra-

17 PUBBLCÀ 15 dizionali. Positivo anche il trend delle relazioni pubbliche : + 4%. l direct marketing, pur riflettendo il trend economico stagnante, mantiene una quota rilevante degli investimenti di comunicazione globali grazie a nuovi strumenti come il direct mail, la direct response, l area database e i media digitali. settori macroeconomici d investimento. n un contesto generale che vede protagonisti della crescita degli investimenti pubblicitari i servizi, i prodotti tecnologicamente innovativi e tutta l area dei beni immateriali, non sorprende osservare una flessione per il largo consumo (-0,8%), dovuta principalmente al decremento dei comparti alimentare (-1%) (anche a fronte di una sofferenza delle vendite) e bevande/alcolici (-3%). Buoni, invece, i risultati per il segmento toiletries (+2,5%). n calo anche il settore automotive (- 1%); nell auto i lanci e i restyling del 2008 non raggiungeranno i livelli degli anni precedenti mentre l area carburanti/additivi subirà una notevole flessione. Segnali positivi dal comparto abbigliamento: dopo la grandiosa performance del 2007 si confermerà tra i principali mercati dell anno con una crescita a doppia cifra (+10%), legata non solo alle campagne dei grandi brand del lusso ma anche ai budget di piccole/medie imprese italiane. Bene anche le tlc (+6%) per le quali nel 2008 si prevede una robusta crescita degli investimenti pubblicitari grazie soprattutto alle campagne legate ai nuovi servizi come le offerte triple-play (lice Home V, Fastweb, Vodafone Station, ecc.). ncora in progressione il settore ndustria/dilizia/ttività (+30%) grazie soprattutto al comparto energia dove proseguono le campagne per la liberalizzazione del mercato dell energia elettrica e del gas. nfine, un buon contributo viene dal settore nti/stituzioni (+9%) grazie agli investimenti concentrati nel primo quadrimestre dell anno in occasione delle recenti elezioni politiche. D P M

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19 MC DL LV 17 risultati e le stime dell mployment utolook cse: disoccupati in aumento, nel 2009 saranno 35 milioni n talia è allarme sui salari, inferiori del 20% alla media degli altri Paesi. ncora penalizzati giovani, donne e lavoratori di minoranze etniche della tempesta che si è scatenata nei mercati finanziari continua a mietere danni. L onda el 2008, ai paesi dell cse, costerà un milione di disoccupati in più e nel 2009 altri due milioni si aggiungeranno ai senza lavoro. l tutto in un contesto in cui le retribuzioni reali continueranno a rallentare e a mostrare un evoluzione inferiore a quella della produttività del lavoro. dirlo è l mployment utlook 2008 dell cse presentato lo scorso mese a Parigi e che restituisce un poco confortante scenario del mondo dell occupazione che verrà nei prossimi anni. ell anno in corso il rallentamento si sentirà in maniera molto acuta e altrettanto accadrà nell anno che seguirà. el 2008 il tasso di crescita delle economie dell area dell cse scenderà all 1,8 per cento e nel 2009 a un più modesto 1,7 per cento. La decelerazione interesserà sia gli Stati Uniti sia l uropa. n talia la crescita, già debole, registrerà nel 2008 un valore pari allo 0,5 per cento. La continua decelerazione dell economia mondiale non potrà non avere un impatto negativo sul mondo del lavoro. Se fino a oggi, seguendo un analisi quantitativa e tralasciando spunti in merito alla qualità del lavoro e alle sperequazione retributiva, il numero dei disoccupati era andato costantemente diminuendo, quest anno, avvertono gli economisti dell cse, le cose cambieranno in peggio e il numero delle persone disoccupate tornerà a crescere. non di poco. re milioni di disoccupati in due anni. lla fine dell anno in corso il conto dovrebbe indicare la cifra di un milione di nuovi senza lavoro. Se possibile, le cose peggioreranno ancora nel 2009, quando ci saranno altri due milioni di persone che entreranno a far parte di quello scomodo insieme dei disoccupati. ei paesi dell area cse nel 2008 il numero dei disoccupati salirà a un totale di 33 milioni mentre nel 2009 diventeranno 35 milioni e il tasso di disoccupazione tornerà a superare il 6 per cento. L occupazione, che nel 2007 è cresciuta dell 1,5 per cento, nel 2008 si fermerà a un modesto 0,7 per cento e nel 2009 farà ancora meno bene scendendo allo 0,5 per cento. n talia i valori saranno dello 0,7 per cento nel 2008 e dello 0,4 per cento nel 2009 dopo anni in cui la crescita era sempre stato al di sopra dell uno per cento. el 2008 le uniche nazioni a non rallentare la creazione di nuovi posti di lavoro saranno il egno Unito, il Messico e il Portogallo. pagare lo scotto maggiore, in termini assoluti, saranno gli Stati Uniti. el 2009 i disoccupati negli States raggiungeranno i 9,5 milioni, ovvero 2,4 milioni in più rispetto al 2007). l tasso di disoccupazione statunitense passerà così dal 4,6 per cento del 2007 al 6,1 per cento del segnali sono già evidenti. ggi le agenzie informano che Starbucks, la catena di ristorazione, ha annunciato la chiusura di 600 punti vendita dislocati negli States, con il taglio di posti di lavoro tra full e part time. Secondo alcuni analisti la compagnia si era troppo esposta in investimenti immobiliari, specie in California e Florida, che ora seguono il trend negativo dell intera economia americana. n uropa il tasso dei senza lavoro dovrebbe rimanere intorno al 4,8 per cento. n talia dopo avere toccato il minimo nel 2007 (6,1 per cento), la disoccupazione tornerà a salire al 6,2 per il 2008 e al 6,5 per il Ma non basta. Quelli che il lavoro riusciranno a mantenerlo vedranno le loro paghe crescere a ritmi sempre più lenti. Per gli autori dell mployment utlook 2008, i prossimi anni non saranno anni buoni neppure per le retribuzioni reali. l 2008, dicono gli economisti dell cse, registrerà nel complesso un brusco rallentamento prima di riprendere, parzialmente, respiro nel el complesso il tasso di crescita nel 2008 sarà pari allo 0,5 M C D L L V

20 18 MC DL LV M C D L L V per cento mentre nel 2009 salirà dell 1,3 per cento. el dettaglio in uropa le retribuzioni reali rallenteranno allo 0,6 per cento prima di crescere dell 1,3 per cento rimanendo al di sotto della crescita della produttività del lavoro. Gli italiani, secondo l organizzazione parigina, guadagnano circa il 20 per cento in meno rispetto rispetto alla media cse. La retribuzione annua media in talia nel 2006 è stata pari a dollari, mentre nella media cse è stata pari a dollari. La paga degli italani è anche inferiore del 17 per cento dalla media dei paesi dell uro (38.759). ppure gli italiani sono tra quelli che lavorano di più: nel 2007 la media è stata di ore contro le del 2006, un valore inferiore solo a epubblica Ceca (1.985), Ungheria (1.986), Polonia (1.976) e Messico (1.871). Gli autori dell mployment utlook sottolineano poi come alcuni continuino a dovere fare i conti con le disparità nell occupazione e la qualità delle opportunità di lavoro. Giovani, donne, lavoratori maturi e lavoratori appartenenti a minoranze etniche hanno un limitato accesso al mondo del lavoro e un ineguale trattamento solo perché appartengono ad uno specifico gruppo. lle donne accade ancora di avere il 20 per cento in meno, rispetto agli uomini, di possibilità di impiego e, a parità di figure e competenze, sono pagate il 17 per cento in meno di quanto non accada ai loro colleghi maschi. n talia i valori sono ancora più preoccupanti. Solo il 46 per cento delle italiane ha un lavoro; il tasso di occupazione femminile è molto basso anche nella fascia di età più attiva (25-54 anni), al 59,6%: il terzo peggiore nei paesi cse dopo quelli del Messico e della urchia. ricercatori dell cse stimano che una maggiore liberalizzazione dei servizi produttivi potrebbe aumentare il tasso di occupazione femminile di almeno 1,5 punti percentuali. Questo perché una maggiore concorrenza scoraggerebbe la discriminazione basata su semplici pregiudizi, in quanto le imprese non potrebbero permettersi di sprecare risorse di valore e sarebbero forzate ad assumere i migliori candidati indipendentemente dal loro sesso. Quanto ai giovani, i neo-diplomati italiani impiegano tre anni a trovare il loro primo lavoro, un anno in più della media dell uropa dei quindici mentre un anno addizionale è necessario, in media, per ottenere un contratto a durata indeterminata. L talia, sottolinea l cse, si caratterizza anche per un livello molto basso sia delle ammende per i datori di lavoro riconosciuti responsabili di discriminazione che delle compensazioni finanziarie per le vittime, che non hanno quindi nessuna capacità deterrente. Per di più, osserva l organizzazione internazionale, le ammende non sono state mai applicate in pratica. Così come i giovani e le donne, i lavoratori di minoranze etniche, nei paesi cse, devono impiegare il per cento di tempo in più per ricevere un offerta di lavoro e, se impiegati, si ritrovano con una paga inferiore di un decimo di quella che entra nelle tasche del gruppo maggioritario. ecessarie quindi, anche per gli economisti dell cse, l istituzione di specifiche agenzie specializzate in questi temi che operino con strumenti e risorse, l adozione, da parte di governi, di leggi anti-discriminazione e altre nuove politiche, come incentivi per comportamenti virtuosi, affinché a tutti sia, davvero, concessa un opportunità di lavoro dignitoso.

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