Zoonosi trasmesse da zecche Rischi occupazionali e misure di prevenzione

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1 Zoonosi trasmesse da zecche Rischi occupazionali e misure di prevenzione Dipartimento di Medicina del Lavoro

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3 Commissario Straordinario: Antonio Moccaldi Sub Commissario Straordinario: Umberto Sacerdote Zoonosi trasmesse da zecche Rischi occupazionali e misure di preven- Dipartimento di Medicina del Lavoro Centro Ricerca Monte Porzio Catone (Roma) Direttore del Dipartimento: Sergio Iavicoli Manuale realizzato nell ambito del progetto di ricerca: Valutazione del rischio associato alla presenza di patogeni trasmessi da zecche in ambiente lavorativo (Contributo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Fondo Infortuni; D.M. 3/12/04) 3

4 Zoonosi trasmesse da zecche Rischi occupazionali e misure di prevenzione a cura di: Paola Tomao Nicoletta Vonesch Wanda D Amico Paola Melis Donatella Vasselli Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro contributo redazionale: Diego De Merich Maria Concetta D Ovidio Agnese Martini Simona Di Renzi Dip. Processi Organizzativi Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro Dip. Medicina del Lavoro contributo editoriale: Wanda D Amico 4

5 Sommario Presentazione 6 Introduzione 7 1 L ambiente 9 2 Zecche Cenni storici Gli ospiti Agenti patogeni Tassonomia, sistematica, evoluzione Ixodidae o zecche dure 2.6Argasidae o zecche molli Controllo Raccolta, identificazione e conservazione delle zecche Controllo della popolazione di zecche Controllo della popolazione di zecche Misure di prevenzione Rimozione della zecca 32 3 Le malattie infettive trasmesse da zecche Rickettsiosi: Febbre Bottonosa del Mediterraneo Ehrlichiosi Anaplasmosi Borreliosi di Lyme Febbre Ricorrente da zecche Tularemia Meningoencefalite da zecche (TBE) Babesiosi Bartonellosi Febbre Q 65 4 L uomo 70 5 Le zoonosi Definizione e principali riferimenti normativi Le zoonosi occupazionali 74 6 Evoluzione della normativa italiana in ambito occupazionale 79 7 Il Rischio Biologico: definizioni e quadro normativo Rischio Biologico nel Settore Agricolo Forestale 83 Approfondimenti Centri per lo studio di zoonosi trasmesse da zecche 89 Schede Zecche 91 Bibliografia 95 Normativa 106 Glossario 108 5

6 Presentazione Tra i compiti istituzionali dell'ispesl l attività di ricerca costituisce una parte rilevante ed è caratterizzata da multidisciplinarietà e aggiornamento continuo sulla base delle priorità e dei rischi emergenti. Inoltre sforzi importanti sono sempre stati fatti per promuovere e favorire la più ampia diffusione delle conoscenze nel settore della prevenzione e sicurezza del lavoro, attraverso una valida ed efficace azione di trasferimento dei risultati della ricerca ai settori della produzione e dei servizi. Il rischio biologico ha assunto negli ultimi anni un ruolo preminente in molteplici ambiti occupazionali. Ogni anno muoiono in tutto il mondo circa lavoratori a causa delle malattie infettive, di cui nell Unione Europea. Nonostante ciò ancora oggi l obbligo di valutare i rischi biologici, imposto dalla Direttiva 2000/54/CE, nonché dalla recente emanazione del D.Lgs. 81/08, e degli adempimenti che ne conseguono continuano ad essere disattesi e le conoscenze e le informazioni trasmesse ai lavoratori sui pericoli biologici continuano ad essere piuttosto scarse. Infatti la correlazione tra le malattie infettive e l attività lavorativa non sempre viene valutata pienamente a causa delle differenti caratteristiche eziologiche e per la complessità dei cicli biologici degli agenti infettivi. Il confine tra gli aspetti lavorativi e non lavorativi risulta ancora oggi spesso incerto, soprattutto in ambito agricolo-forestale. Tra le infezioni occupazionali le zoonosi vettore-trasmesse, in particolare quelle veicolate da zecche, rappresentano un rischio emergente tra i lavoratori. I mutamenti climatici, l alterazione e la trasformazione degli ecosistemi naturali, la maggiore suscettibilità alle infezioni da parte dell uomo per i cambiamenti nelle abitudini di vita, di lavoro e di relazione hanno permesso negli ultimi anni una maggiore e diversificata diffusione delle zecche sul territorio nazionale e di conseguenza una circolazione non sempre controllabile dei patogeni da esse trasmesse. Il manuale nasce dalla necessità di fare chiarezza sui rischi reali a cui l uomo, ed in particolare il lavoratore che opera in ambienti all aria aperta, può andare incontro qualora venga punto da una zecca. Inoltre l analisi accurata che viene fatta dei microrganismi patogeni che possono essere veicolati dalle zecche contribuisce alla comprensione del perché è necessario adottare comportamenti specifici, atti ad evitare l interazione con tali patogeni. Dott. Sergio Iavicoli Direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro 6

7 Introduzione L insorgenza e la diffusione delle zoonosi vettore-trasmesse, in particolare quelle veicolate da zecche, rappresentano a tutt oggi un fenomeno di rilevanza notevole e in progressivo aumento in diverse aree geografiche di più continenti. Secondo una valutazione promossa dall ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) la globalizzazione e i cambiamenti climatici e ambientali, sotto forma di temperatura e umidità più elevate, favoriscono il diffondersi di vettori o ospiti intermedi, e in ultima analisi delle infezioni stesse. É ben noto che i fattori climatici possano condizionare la comparsa o la ricomparsa di malattie infettive in determinate aree geografiche in interazione con altri fattori di carattere biologico, socio-economico, ecologico. Il rapporto Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia, risultato di una collaborazione tra l APAT (Agenzia per la Protezione dell Ambiente e per i servizi Tecnici) e il Centro Europeo per Salute e Ambiente dell OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha esaminato, tra l'altro, i possibili effetti dei cambiamenti climatici sulla diffusione delle malattie infettive, soprattutto di quelle trasmesse da vettori, ritenute più suscettibili ai cambiamenti climatici stessi e in particolare all'aumento della temperatura media. Tale rapporto evidenzia che l'aumento della temperatura media dovuto ai cambiamenti climatici potrebbe: contribuire ad ampliare l'area di distribuzione dei vettori indigeni; ridurre la durata dei cicli di sviluppo dei vettori indigeni; ridurre la durata della riproduzione del patogeno negli artropodi vettori; prolungare la stagione idonea alla trasmissione degli agenti patogeni; favorire l'importazione e l'adattamento di nuovi artropodi vettori; favorire l'importazione e l'adattamento di nuovi agenti patogeni attraverso vettori o serbatoi. L'Italia, per la sua particolare posizione geografica (tra i Paesi più a sud dell'europa e ponte ideale tra l'europa e l'africa), potrebbe essere particolarmente coinvolta da questo fenomeno e assistere, con l'aumento previsto della temperatura media, a un'amplificazione della densità dei vettori delle malattie infettive, quali zanzare, zecche e pappataci e a variazioni 7

8 significative nella loro distribuzione geografica, fattori che determinerebbero una maggiore diffusione anche degli agenti patogeni da essi trasportati. In effetti, l'aumento della temperatura media potrebbe avere effetti sull'ampliamento dell'area di distribuzione dei vettori, anche se la probabilità che un vettore proveniente da zone endemiche possa stabilirsi in Italia resta molto bassa, perché richiederebbe la realizzazione di complesse condizioni ecologiche. In tutti i paesi d Europa, dal 1974 al 2003, si è registrato un aumento medio di incidenza dell infezione da virus TBE (Tick-Borne Encephalitis) del 400%. In Europa, Russia e Siberia si sono registrati casi di TBE per anno; tuttavia si può presumere che il numero di casi non registrati sia molto elevato. Piccoli focolai si sono sviluppati anche in Francia, Svizzera e Austria. In Germania si stima che il numero di casi di malattia di Lyme abbia un range tra e l'anno. L'unica eccezione è l'austria, dove il 90% della popolazione è vaccinata contro la TBE e ciò ha portato ad una diminuzione dei casi dai , rilevati a partire dalla metà degli anni 70, ai casi odierni. Vari sono i fattori che possono contribuire alla diffusione delle malattie trasmesse da zecche. Principalmente: 1 L ambiente 2 Le zecche 3 L uomo e i suoi comportamenti 8

9 Ambiente 1 L ambiente L ambiente svolge un ruolo essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle zecche. L habitat preferito delle zecche è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva con microclima possibilmente fresco e umido, anche se oggi non è raro il loro riscontro in aree con clima decisamente caldo e asciutto, e con vegetazione più rada. Un tasso di umidità > 85%, una temperatura dell aria compresa tra 6 e 7 C e un gran numero di ospiti per potere effettuare un pasto di sangue, sono i requisiti fondamentali per rendere una zecca "felice". Il forte incremento delle temperature medie si registra in particolare nel nord del mondo, in alcune regioni d'europa, nord America e nord A- frica. Inoltre, l'incremento della quantità media di pioggia sembra giocare a favore della maggiore sopravvivenza delle zecche (regioni con un elevata presenza di zecche registrano un forte incremento medio nella quantità di precipitazioni). Le infezioni trasmesse da zecche sono più frequenti nei mesi estivi e autunnali e colpiscono prevalentemente escursionisti, campeggiatori, cacciatori, guardie forestali, veterinari, agricoltori e tutti quelli che soggiornano a lungo in campagna o in collina. Questi artropodi vivono abitualmente nell erba umida, si nutrono di pasti ematici a danno di vari vertebrati e possono entrare accidentalmente in contatto con l uomo se questi si spinge in mezzo alla vegetazione senza rispettare le norme basilari di un comportamento preventivo; in particolare la presenza di sottobosco cespuglioso (terreni incolti con abbondante erba alta, sentieri poco curati, ecc.) crea delle condizioni microclimatiche favorevoli. Nei Paesi a clima temperato, come il nostro, l attività delle zecche è massima nei periodi maggio-ottobre. Con l inizio della bella stagione le zecche abbandonano lo stato di letargo per andare alla ricerca di un pasto di sangue. È sufficiente che l ospite sfiori la zecca, che questa, si porti sui peli, sulla cute o sugli abiti. 9

10 L alternarsi di periodi caldi/freddi ha sempre caratterizzato la storia climatica della Terra e le specie animali e vegetali hanno potuto adattarsi, ma la rapidità con cui avvengono questi cambiamenti rende di fatto impossibile l adattamento. Come risposta alle mutevoli sollecitazioni climatiche le specie, sia animali che vegetali, hanno mutato la loro distribuzione sul territorio alpino. Nel corso dell ultimo secolo si è già assistito a un progressivo spostamento ad altitudini maggiori delle specie vegetali al quale, assieme a fattori antropici, ha sicuramente contribuito il cambiamento climatico. Questo trend è destinato sicuramente a progredire; si prevede ad esempio che la linea boschiva potrebbe spostarsi verso l alto di alcune centinaia di metri nel corso del prossimo secolo. Già allo stato attuale si sta assistendo a un rischio concreto di perdita di biodiversità d alta quota, soprattutto nivale, dal momento in cui specie sommitali si troveranno a competere con specie più adattabili, in arrivo dalle quote inferiori. Il possibile incremento nella diffusione di particolari insetti patogeni è legato anche al semplice aumento delle temperature. I dati che si riferiscono a quest ultimo tipo di fenomeno scarseggiano, tuttavia è già stato osservato che alcuni insetti infestanti mostrano una tendenza allo spostamento altitudinale, più pronunciato in particolare nei pendii meridionali delle montagne italiane. Parallelamente, in alcune aree del territorio nazionale, la densità faunistica degli ungulati selvatici ha raggiunto livelli molto elevati, tali da causare notevoli danni alle colture agricole e al patrimonio forestale. In conseguenza di ciò potrebbe aumentare il numero di zecche presenti in questi ambienti, nonché il numero dei casi riportati di morsi di zecche e il rischio di malattie vettore-trasmesse. 10

11 2 Le zecche 2.1 Cenni storici Storicamente le zecche sono state riconosciute come parassiti umani già nell antica Grecia e descritte da numerosi autori, come Omero e Aristotele, sebbene la prima dimostrazione che esse potessero trasmettere malattie infettive è stata evidenziata alla fine del 19 secolo, quando Smith e Kilbourne scoprirono che il Boophiulus annulatus trasmetteva il protozoo Babesia bigemina (agente della febbre del gatto del Texas). La febbre ricorrente da zecche causata da Borrelia duttonii e trasmessa da Ornithodoros moubata, fu descritta nel 1905, e Ricketts dimostrò che Dermacentor andersoni è responsabile della trasmissione di Rickettsia rickettsii, l agente noto per la Febbre delle Montagne Rocciose (Rocky Mountain Fever). Nel 1910 il primo caso noto come Febbre del Mediterraneo fu riscontrato a Tunisi da Conor e Bruch, e intorno agli anni 30 è stato riconosciuto il ruolo di Rhipicephalus sanguineus (zecca marrone del cane) nella trasmissione della malattia. Nel 1929 Francis descrisse l epidemiologia della tularemia e il ruolo degli artropodi succhia sangue, tra cui le zecche. Dopo la seconda guerra mondiale, un numero crescente d infezioni da virus, protozoi, batteri furono rilevati sia in uomini sia in animali. Negli anni 80 fu descritta la malattia di Lyme da B. burgdorferi e attualmente la malattia è considerata la più importante malattia vettore trasmessa in Europa e negli Stati Uniti. Più recentemente, un certo numero di rickettsiosi emergenti sono state registrate in ogni parte del mondo, e anche batteri del genere Ehrlichia sono ritenuti agenti patogeni di malattie trasmesse da zecche negli Stati Uniti e in Europa. 2.2 Gli ospiti Zecche I due fattori principali che rendono le zecche pericolose sono le variazioni climatiche e gli ospiti. È opinione di numerosi ricercatori che le zecche abbiano una più spiccata predilezione per l ambiente naturale, anziché per gli ospiti; nei diversi areali in cui vivono possono parassitare rettili, uccelli, piccoli e grossi mammiferi. Alcuni autori ritengono che larve e ninfe parassitino più frequentemente piccoli animali mentre gli adulti preferiscano i grossi mammiferi. In ogni caso esse presentano una bassa specificità di specie per cui, in assenza dell ospite preferito, possono attaccarsi 11

12 al primo ospite utile di passaggio: occasionalmente, in questo senso, anche l uomo può fungere da ospite in ciascuna fase di sviluppo; gli uccelli sembrano essere coinvolti nel trasferimento di focolai endemici a distanza. 2.3 Agenti patogeni La presenza di agenti patogeni nel sangue dei soggetti che forniscono il pasto di sangue è indispensabile affinché le zecche possano fungere da vettori di patologie infettive. La durata del pasto di sangue, ad esempio in una zecca Ixodes ricinus, dipende dal punto in cui si trova il proprio ciclo vitale al momento del morso, e può variare da 2 giorni, in larve, fino a 10 giorni in femmine a- dulte. Una volta ingerito, il sangue si concentra da due a cinque volte; l avanzo di acqua è secreto nell ospite. Questo è il processo decisivo per la trasmissione di tutti gli agenti patogeni tramite le ghiandole salivari per mezzo di un meccanismo a pompa. Gli agenti infettivi che possono essere trasmessi dalle zecche sono numerosi e in parte correlati con le specie di zecche e con l ambiente in cui queste vivono. Molti batteri e parassiti sono trasmessi da zecche tra cui: Borrelia burgdorferi sensu latu (sl), Coxiella burnetii, Babesia divergens/babesia microti, Ehrlichia chaffeensis, Bartonella henselae, Francisella tularensis, Anaplasma phagocytophilum, alcune specie di Rickettsia ecc.. Anche il numero di virus patogeni umani rilevato in zecche tipo Ixodes ricinus è molto alto. La più importante famiglia di virus è Flaviviridae, seguita da Bunya-, Reo-, Orthomyxo- e Togaviridae. In Italia, soprattutto centro-meridionale, il Rhipicephalus sanguineus è più frequentemente in causa nella trasmissione di alcune rickettsiosi (R. rickettsii, R. conoriii, R. burnetii) e di diversi virus. Lungo l arco alpino invece si riscontra più frequentemente Ixodes ricinus come responsabile della trasmissione, oltre che di alcune rickettsiosi, del virus TBE (Tick-Borne Encephalitis), di Borrelia burgdorferi, di Ehrlichia e di alcune Babesie (B. bovis, microti, divergens), agenti di patologie d interesse sia medico che veterinario. I principali fattori che aumentano l insorgenza e il numero delle infezioni in questione sono: la capacità di adattamento e la variabilità dei microrganismi; l aumento delle resistenze agli antibiotici e agli antielmintici in nu- 12

13 merosi agenti patogeni; la maggiore suscettibilità alle infezioni da parte dell uomo (invecchiamento, diffusione di immunodeficienze) e degli animali d allevamento. 2.4 Tassonomia, sistematica, evoluzione Le zecche sono artropodi (ordine Acarina, classe Arachnida) ematofagi obbligati (non possono vivere autonomamente senza l organismo ospitante), che infestano ogni categoria di vertebrati in quasi ogni regione del mondo. L ordine Ixodida conta circa 900 specie in tutto il mondo raggruppate in tre sole famiglie: Argasidae, Ixodidae e Nuttalliellidae, quest ultima è rappresentata da una sola specie: Nuttalliella namaqua Bedford, segnalata esclusivamente in sud Africa. Argasidae e Ixodidae possono essere distinte in base a numerosi caratteri morfologici evidenti soprattutto negli stadi ninfali e negli adulti, primo tra tutti la presenza o meno dello scudo dorsale chitinizzato da cui derivano i nomi popolari di zecche dure (Ixodidae) e di zecche molli (Argasidae). Le zecche compiono il proprio ciclo vitale in un periodo di tempo variabile da meno di un anno, nelle aree tropicali, a oltre tre anni nei climi freddi; sono particolarmente sensibili all essiccamento e sono presenti specialmente nei pascoli e nei boschi. Ogni specie ha condizioni ambientali ottimali e biotipi che determinano la loro distribuzione geografica. Il ciclo vitale delle zecche attraversa quattro stadi: uovo>larva>ninfa>adulto. Alcune specie compiono l intero ciclo su uno stesso ospite, oppure su due o tre ospiti diversi, sia nel maschio che nella femmina. rostro rostro scudo occhio occhio scudo Femmina Ixodidae Faccia dorsale Maschio Ixodidae Faccia dorsale 13

14 2.5 Ixodidae o zecche dure Rappresentano la famiglia più importante degli artropodi in termini numerici e per importanza medica. Le Ixodidae sono caratterizzate dalla presenza di uno scudo dorsale chitinoso, mentre il resto del corpo è in grado di espandersi durante il nutrimento, e da un rostro (apparato buccale della zecca) sporgente e ben visibile dorsalmente. Lo scudo copre tutto il dorso nel maschio, mentre nella femmina è presente solo anteriormente. La parte posteriore del corpo della femmina è costituita da tessuto elastico che consente l'ingestione di grosse quantità di sangue. Gli occhi sono assenti nei generi Ixodes e Haemaphysalis, presenti negli altri. Le zecche dure comprendono in Italia 6 generi: Ixodes, Boophilus, Hyalomna, Rhipicephalus, Dermacentor, Haemaphysalis. Cicli di vita ed ecologia Il ciclo biologico delle Ixodidae consta di quattro stadi: uovo, larva, ninfa, adulto. Per passare da uno stadio all'altro la zecca necessita di un pasto di sangue, che può compiere su uno stesso ospite (parassiti monoxeni) o, più frequentemente, su due o più ospiti (dixeni e eteroxeni), avendo generalmente come primo ospite (per la larva e la ninfa) roditori, uccelli o rettili e come secondo ospite (per la zecca adulta) un mammifero, soprattutto bovini e equini. Una zecca Ixodidae trascorre più del 90% della sua vita attaccata a un ospite; prima di nutrirsi, può vagare parecchie ore intorno ad esso: durante le prime ore della fase di attacco, non c è ingestione di sangue e le attività predominanti sono la penetrazione e l aggressione. A ogni stadio di crescita la zecca ricerca un ospite. Il rostro è strutturato per forare l epidermide e agganciare il corpo alla pelle dell ospite; è dotato di uncini rivolti all indietro. La zecca non deve pertanto essere strappata a forza durante la rimozione dall ospite per evitare l intrappolamento del rostro sotto l epidermide e il conseguente possibile sviluppo di infezioni. L assunzione di sangue avviene molto lentamente: le zecche dure possono rimanere attaccate sullo stesso animale per giorni o per settimane, in funzione della specie di zecca e del tipo di ospite. Una volta approvvigionata, la zecca si stacca. 14

15 Una caratteristica particolare delle zecche è la capacità di sopravvivere per alcuni mesi senza alimentarsi, se si trovano in un ambiente con condizioni sfavorevoli. ninfa larva adulti uova Femmina dopo un pasto 15

16 Ecologia di Ixodes Ricinus Zecca a 3 ospiti: durata del ciclo 3 anni la larva parassita il I ospite 1 anno larva la larva cade sul terreno e muta in ninfa ninfa uova la femmina aggredisce ili III ospite 3 anno la ninfa aggredisce il II ospite e si nutre 2 anno Femmina adulta 2.6 Argasidae o zecche molli Le Argasidae sono definite zecche molli perché prive di scudo chitinoso dorsale. Sono piuttosto differenti dalle Ixodidae: il rostro non è visibile dorsalmente negli stadi ninfali e adulti; le loro ghiandole salivari non producono una sostanza cementante e contengono sostanze anticoagulanti e citologiche, perché impiegano un tempo relativamente breve per nutrirsi; possono nutrirsi più di dieci volte, durante le quali si riempiono in poche ore. Le specie di argasidi più frequenti sono: Argas reflexus e Ornithodoros coniceps, ectoparassiti temporanei dei colombi. Cicli di vita ed ecologia Notevoli differenze si osservano anche nel ciclo biologico: le zecche 16

17 Femmina Agasidae rostro apertura genitale ano Faccia dorsale Faccia ventrale molli si sviluppano attraverso numerosi stadi ninfali; a ogni stadio successivo si avvicinano sempre di più alla forma da adulto. La zecca molle si alimenta sull ospite per periodi che possono variare da pochi minuti a giorni. In aggiunta alla trasmissione di numerosi agenti patogeni, attacchi prolungati (5-7 giorni) di certe specie di zecche possono dare come esito la paralisi dell ospite. Ciò può essere causato da sostanze neurotossiche prodotte dalle ghiandole salivari. Il ciclo di sviluppo delle zecche molli è solitamente più lungo di quello delle zecche dure e può durare svariati anni (non è ancora chiaro il meccanismo tramite cui le zecche molli possono sopravvivere a lungo senza assumere il pasto di sangue). Durante ciascuno stadio di sviluppo le zecche molli assumono più volte il loro pasto di sangue e le femmine mature sono in grado di deporre le uova più volte nel corso della loro vita. Spesso le zecche molli attendono l ospite in luoghi riparati: caverne, tane scavate nel terreno, nidi di volatili. 17

18 Ecologia di Argas reflexus Ixodes ricinus Nelle regioni temperate il ciclo vitale si svolge in 2-4 anni accoppiamento uova la larva aggredisce un ospite adulti la larva dopo il pasto di sangue si lascia cadere e muta in nifa ninfa la ninfa aggredisce un ospite adulto la ninfa dopo il pasto di sangue si lascia cadere e muta in adulto 18

19 2.7 Controllo Pericolosità delle Zecche Le zecche possono agire non solo come vettori, ma anche come riserve di batteri, quali le rickettsie (febbre esantematica), le borrelie (febbri ricorrenti) o la Francisella tularensis. In questi casi i batteri sono trasmessi per stadi, anche di generazione in generazione, attraverso il deposito ovarico delle femmine. Esistono condizioni ambientali ottimali e biotipi per ogni specie di zecca e questi determinano la distribuzione geografica delle zecche medesime e le aree di rischio per le malattie causate da queste. Molte specie di Ixodidi sono serbatoi per protozoi, virus e batteri: il rischio di trasmissione di malattie cresce in proporzione all aumento del periodo di attaccamento all ospite Durante il pasto di sangue le zecche tendono a raggrupparsi in cluster rendendo possibile il trasferimento di microrganismi da zecca a zecca tramite meccanismi di co-feeding, anche quando si alimentano su ospiti sani. In tal modo oltre alla trasmissione che vede la presenza di una zecca non infetta su un ospite infetto, (una volta infettata la zecca è in grado infettare un nuovo ospite, nel corso del successivo pasto di sangue), va considerata la trasmissione diretta tra zecche che, richiamate da sostanze ferormonali, compiano il pasto di sangue nello stesso cluster; la trasmissione co-feeding prevede la trasmissione da una zecca infetta a una zecca sana durante un pasto di sangue. Come ATTORI, quindi come responsabili diretti di patologie grazie alle tossine presenti nella saliva e non ancora ben riconosciute, esse causano la singolare "paralisi da zecche"; frequente in America e Australia. Questa colpisce persone, cani e bestiame e si manifesta con una grave paralisi che inizia dagli arti posteriori o inferiori e si estende in seguito a tutto il corpo; può avere, non raramente, esito mortale per insufficienza respiratoria o cardiaca. Il mezzo più semplice per eliminare la paralisi è rimuovere la zecca. Le zecche sono inoltre causa di anemia, per il "prelievo" giornaliero di sangue, e di dermatiti causate dalla secrezione salivare. Esse possono attaccarsi all uomo in numerose zone, ma sono state rinvenute più frequentemente intorno a testa, collo e inguine. La disseminazione delle malattie da zecche richiede la dispersione dei vettori e degli ospiti. Per rendere possibile il mantenimento delle infezioni in nuove aree, le zecche vettori, o gli ospiti-serbatoio, devono trovare ospi- 19

20 ti o zecche, rispettivamente, che siano sensibili alle infezioni e che possano garantire la sopravvivenza dell organismo patogeno. Le zecche possono disperdersi nell ambiente quando gli animali su cui esse si sono lasciate cadere si spostano, ma questo accade solo su brevi distanze, raramente superiori ai 50 metri; possono invece essere disperse su distanze più ampie quando si trovano attaccate a ospiti viaggiatori, come nel caso di uccelli in migrazione o mammiferi. L uomo può contribuire a disperdere le zecche nell ambiente sia per brevi sia per lunghe distanze, attraverso pratiche di natura agricola, modificando l habitat delle zecche o ancora mediante la spedizione di un carico di bestiame infestato da zecche. Azione traumatica La zecca, per prelevare il sangue, deve infiggere il proprio apparato buccale nella sottocute dell ospite. Con la prima coppia di arti foggiata a mo di forbice, il parassita incide la pelle senza provocare dolore, perché nella saliva è presente una sostanza a forte azione anestetica. Il rostro è fissato saldamente ai lembi della ferita, grazie ad una sostanza cementante, sempre presente nella saliva della zecca. Azione anemizzante Una volta che si è ben ancorato alla cute dell ospite, il parassita inizia il pasto. Il prelievo di sangue è facilitato da una sostanza ad azione emorragica secreta dall acaro con la saliva. La zecca, a differenza della zanzara, non spreca energia per aspirare il sangue ma sfrutta l onda elastica derivante dall attività cardiocircolatoria dell ospite. Essa trattiene la parte corpuscolata del sangue e rigurgita la parte liquida. Questo significa che una zecca acquisisce una grande quantità di materiale ematico, pari a 3 4 volte il proprio peso a digiuno. Nel caso in cui l ospite è interessato da un certo numero di zecche, va pericolosamente incontro a uno stato di anemia. Azione allergizzante Alcuni ospiti, compreso l uomo, possono andare incontro a uno stato allergico quando vengono a contatto con la saliva della zecca, con esito talvolta letale se subentra lo shock anafilattico. Azione neurotossica La zecca, sempre tramite la saliva, può inoculare delle sostanze lesive al sistema nervoso nell ospite, provocando fenomeni di paresi e paralisi. 20

21 L azione neurotossica è facilitata dal fatto che essa preferisce localizzarsi nei siti anatomici che, oltre a essere riccamente vascolarizzati, sono allo stesso tempo abbondantemente innervati per cui la lesione nervosa assume una rapida diffusione ascendente. Azione vettoriale di malattie Nel caso in cui l animale ospite sia portatore di infezioni le zecche, con il prelievo di sangue, assumono gli agenti infettivi, i quali sono inoculati a un altro animale dalla stessa zecca, oppure,tramite l apparato ovarico, passano alle nuove generazioni di zecche. 21

22 Dove si trovano le zecche? Zone rurali In campagna le zecche rimangono nascoste nei cespugli e nei fili d erba fresca o secca, in attesa del passaggio dell ospite su cui aggrapparsi. Aree urbane Le zecche tendono a colonizzare anche i centri abitati dove in inverno rimangono protette dalle avversità atmosferiche nelle crepe e nelle fessure dei muri e delle strade. Nelle stagioni favorevoli per il loro sviluppo si muovono lungo i muri, i marciapiedi e le strade, alla ricerca dei cani, dei gatti e, eventualmente, dell uomo. Peli, cute degli animali E sufficiente che l ospite sfiori la zecca che questa, grazie a speciali ventose, si porta sui suoi peli, sulla cute o, nel caso dell uomo, sugli abiti. Da questo momento il parassita inizia la ricerca del sito di cute dove poter infiggere il rostro. 22

23 Quando si trovano le zecche? Nelle stagioni fredde le zecche vivono in una forma di letargo tenendosi protette dalle avversità climatiche sotto la vegetazione o sotto le pietre. Esse si possono interrare fino a una profondità di 10 cm. Con l inizio della bella stagione le zecche abbandonano lo stato di letargo e vanno alla ricerca di un pasto di sangue, attratte dall anidride carbonica, dal calore corporeo e dalle vibrazioni provocate dal movimento degli ospiti. Per la germinazione delle uova la temperatura ambientale ottimale si aggira intorno a C. 23

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INCONTRO CON LA CITTADINANZA DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE SERVIZIO IGIENE E SANITA' PUBBLICA Via Borgo Ruga, 30 32032 Feltre 0439-883835 / 883872 FAX: 0439-883832 INCONTRO CON LA CITTADINANZA Diffusione delle ZECCHE nel nostro territorio.

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