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1 Università degli Studi di Padova Facoltà di Medicina e Chirurgia CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN TECNICHE DELLA PREVENZIONE NELL AMBIENTE E NEI LUOGHI DI LAVORO TESI DI LAUREA ZANZARA TIGRE (AEDES ALBOPICTUS): PRESENZA NEL TERRITORIO DELL AZIENDA ULSS 4 ALTO VICENTINO THIENE (VI). L INFORMAZIONE E LA FORMAZIONE PER PREVENIRE LA DIFFUSIONE RELATORE: PROF. SSA TIZIANA MAGRO LAUREANDO: SANTACATTERINA FRANCO MATRICOLA ANNO ACCADEMICO

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3 INTRODUZIONE Questo studio prende spunto dal fatto che, a distanza di diciotto anni dalla comparsa della zanzara tigre (Aedes albopictus) in Italia, nel territorio dell Azienda ULSS 4 Alto Vicentino, gli sforzi per coinvolgere attivamente i cittadini nella lotta contro la sua diffusione non hanno portato a soddisfacenti risultati ed anzi alcuni comportamenti spesso risultano ancor oggi palesemente scorretti. Tale situazione può costituire un pericolo per la salute pubblica, come ha dimostrato l epidemia di chikungunya sviluppatasi nell estate 2007 in Emilia Romagna; da quel momento Aedes albopictus non è più solo un fastidioso insetto. A dimostrazione che è invece possibile evitare la presenza della zanzara tigre, verranno illustrate le metodologie di lotta attivate nei due presidi ospedalieri di Schio e Thiene, dove non è mai stata segnalata la presenza di Aedes albopictus. Partendo da questo stato di fatto, analizzeremo i dati disponibili sulla presenza della zanzara tigre nell ULSS 4, nel Veneto, in Italia ed in Europa correlando il suo ciclo biologico con i possibili metodi di lotta. Nell illustrare la strategia di diffusione sul territorio, cercheremo inoltre di evidenziare i principali mutamenti del suo comportamento, conseguenti all adattamento al suo nuovo ambiente. Metteremo poi in luce le recenti problematiche sanitarie connesse al rischio di diffusione di malattie infettive. La panoramica sulla normativa di riferimento, regionale e nazionale, servirà a chiarire la competenze dei vari Enti coinvolti nella lotta per limitare la presenza di Aedes albopictus nelle aree in cui si è diffusa

4 Il lavoro proporrà poi l analisi degli strumenti organizzativi e dei principali interventi di informazione, comunicazione e formazione realizzati nell Azienda ULSS 4 Alto Vicentino e di altre esperienze attuate nel corso di vari anni in Veneto ed Emilia Romagna. Il cuore della tesi si prefigge però di analizzare i meccanismi che sorreggono le decisioni delle persone, investigare gli automatismi della persuasione nonché approfondire i concetti della comunicazione efficace. L analisi è stata condotta prevalentemente in relazione alla necessità di individuare metodologie di informazione-comunicazione capaci di incidere in modo più efficace, rispetto a quanto fatto finora, sui comportamenti delle persone e al fine di dare attuazione alle normative che impongono alla Pubblica Amministrazione di sviluppare e strutturare una corretta comunicazione. Nelle conclusioni verranno proposte le possibili strategie degli interventi di informazione, comunicazione e formazione dell Azienda ULSS 4 Alto Vicentino presentando delle proposte operative per il coinvolgimento più attivo della popolazione nella lotta per limitare la presenza di Aedes albopictus

5 INDICE CAPITOLO 1 LA ZANZARA TIGRE (AEDES ALBOPICTUS): GENERALITA, PROBLEMATICHE EMERSE ED EMERGENTI pag Da dove viene e diffusione in Italia L origine La progressiva diffusione Cenni di biologia e ciclo di riproduzione Metodi di controllo Riduzione dei focolai larvali Interventi larvicidi Interventi adulticidi Evoluzione delle conoscenze nel tempo Processo di adattamento Processo di infestazione Aspetti sanitari Malattie infettive: generalità Epidemia di Chikungunya Potenziali rischi sanitari 17 CAPITOLO 2 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO I Livelli Essenziali di Assistenza ( LEA) I provvedimenti regionali Il protocollo Chikungunya 24 CAPITOLO 3 AZIENDA ULSS 4 ALTO VICENTINO : LA PRESENZA DI AEDES ALBOPICTUS E GLI STRUMENTI PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE ESPERIENZE DI INFORMAZIONE E FORMAZIONE Provvedimenti Azienda ULSS-Comuni per il contenimento L Atto di Intesa Il Regolamento per la gestione delle segnalazioni di disturbo-disagio causato dalla detenzione di animali e dalla presenza di animali infestanti Emergenza Chikungunya: l Ordinanza Esperienze di informazione e formazione Comuni Comunità Scuola Cittadinanza Progetto Santo Sito WEB Strutture Azienda ULSS Il caso dei presidi ospedalieri

6 CAPITOLO 4 INFORMAZIONE E FORMAZIONE: ESPERIENZE IN ALTRE REALTA pag Interventi nel Veneto Attività di porta a porta a Montegrotto Terme Esperienza di lotta a Castelfranco Veneto Lotta alle zanzare e strategie mediatiche Interventi in Emilia Romagna Il volontariato collegato ai Comuni Il porta a porta con Guardie Ecologiche Volontarie a Forlì I focus group per accrescere le conoscenze dei cittadini La comunicazione in emergenza L esperienza francese 48 CAPITOLO 5 INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE AUTENTICA La Pubblica Amministrazione Breve storia della Pubblica Amministrazione La normativa e i principi della comunicazione pubblica Le modalità comunicative La comunicazione autentica Definizioni e postulati della comunicazione Tecniche di comunicazione 57 CAPITOLO 6 DECIDERE E PERSUADERE Decidere Le regole Aspetti psicologici che inducono le decisioni Persuadere Principio di reciprocità o di contraccambio Principio dell impegno e della coerenza Principio della riprova sociale Principio della simpatia Principio dell autorità Principio di scarsità Sintesi finale 70 CAPITOLO 7 CONCLUSIONI Comuni Comunità Scuola Cittadinanza Progetto Santo Sito WEB 78 BIBLIOGRAFIA 81 SITOGRAFIA 83 ALLEGATI

7 CAPITOLO 1 LA ZANZARA TIGRE (AEDES ALBOPICTUS): GENERALITA, PROBLEMATICHE EMERSE ED EMERGENTI Nel capitolo, dopo una breve descrizione dei luoghi di origine della zanzara tigre, vengono proposti i dati della sua attuale diffusione. Le indicazioni sul ciclo biologico risultano indispensabili per illustrare i metodi di lotta per limitarne la presenza; nell evidenziare come, dal suo arrivo in Italia nel 1990, la zanzara tigre ha mutato alcuni comportamenti, descriveremo la strategia di colonizzazione dei territori. L ultima parte del capitolo è riservata all inquadramento delle problematiche sanitarie alla luce dell epidemia di chikungunya che ha colpito alcuni paesi della costa romagnola, nell estate del Da dove viene e diffusione in Italia L origine Nel mondo esistono circa 3200 specie di zanzare 1 diffuse a tutte le latitudini dai climi più caldi fino al polo nord. Sono comprese nell ordine dei ditteri; in Italia sono presenti una settantina di specie di cui solamente dieci pungono l uomo. La zanzara tigre (Aedes albopictus) è originaria delle giungle dell estremo Oriente nella quale i focolai 2 tipici dell ambiente forestale di origine sono costituiti dalle cavità che si formano nel tronco degli alberi ad alto fusto, ma anche dagli incavi delle ascelle fogliari di alcune piante, dalle cavità dei bambù abbattuti o tagliati e da piccole pozze tra le rocce 3. La sua grande capacità di adattamento la ha poi portata a colonizzare le aree rurali adiacenti e quindi gli ambienti sub-urbani ed urbani circostanti. 1 Venturelli C., Mascali Zeo S. (2007) La zanzara che venne dal caldo SNOP Rivista della società nazionale degli 2 operatori della prevenzione n 73 pag. 7 FOCOLAI - Si intendono le raccolte d acqua dove la zanzara depone le uova. Si possono suddividere in: - rimovibili: sono tutti i manufatti che possono riempirsi d acqua (tappi, sottovasi, copertoni, bidoni, giochi ). la loro attenta eliminazione rende impossibile la riproduzione del dittero. - permanenti: sono raccolte di acqua ineliminabili (es. fontane, caditoie stradali). Devono essere messi in sicurezza introducendo dei pesci rossi oppure trattati mediante l impiego di insetticidi. 3 Romi R., Di Luca M., Severini F., Toma L. Istituto Superiore di Sanità (2002) Linee guida per la sorveglianza e il controllo della zanzara tigre Aedes albopictus Roma Pag

8 1.1.2 La progressiva diffusione Dalla metà dello secolo scorso, in concomitanza con l aumento dei traffici commerciali, Aedes albopictus inizia il suo spostamento verso altri continenti: Africa, Americhe, Australia, mentre il primo avvistamento in Europa risale al 1988 in Albania. Questa straordinaria abilità di diffusione è legata alla indiscriminata capacità di utilizzare, per deporre le uova, tutto ciò che può contenere acqua; pertanto la riproduzione può avvenire in qualsivoglia contenitore: scatolette, sottovasi, vecchi secchi, contenitori abbandonati, tombini stradali ecc., anche se il più efficiente mezzo di diffusione delle uova si è rivelato essere il commercio dei copertoni d auto. L arrivo in Italia è datato 1990 al porto di Genova assieme ad un carico di pneumatici usati proveniente dagli Stati Uniti d America. Negli anni immediatamente successivi, , la sua presenza si diffonde ad altre regioni seguendo la rotta del commercio dei copertoni; in alcune aree la sua presenza risulterà essere stabile (Lombardia e Veneto) in altre, in un primo momento, la zanzara tigre viene eradicata (Trentino, Toscana, Sardegna). Da quel momento il dittero inizia una lenta, ma incessante colonizzazione che lo porta ad invadere praticamente la totalità del nostro Paese come dimostrano le successive cartine della figura Figura 1 progressiva diffusione (in ROSSO) in Italia (fonte Regione Veneto Piano Regionale di lotta alla zanzara tigre e di prevenzione della chikungunya) Focalizzando l attenzione sulla nostra Regione si ha conferma che, nel corso degli anni, la progressiva diffusione ha portato la zanzara tigre ad essere presente in tutte e sette le province venete (figura 2)

9 figura 2 (fonte Regione Veneto Piano Regionale di lotta alla zanzara tigre e di prevenzione della chikungunya) In figura è individuata con un cerchio l Azienda ULSS 4 Alto Vicentino. Se invece allarghiamo il nostro orizzonte all Europa (figura 3), possiamo notare come Aedes albopictus sia sostanzialmente presente in modo esteso solamente in Italia; tale situazione ci pone nello sgradito ruolo di possibili diffusori del dittero agli altri paesi con i rischi, anche sanitari, che ciò comporta. figura 3 diffusione di Aedes albopictus in Europa (fonte ECDC European Centre for Disease Prevention and Control Consultation on vector-related risk for chikungunya virus transmission in Europe ) - 9 -

10 1.2 Cenni di biologia e ciclo di riproduzione L eccezionale capacità diffusiva di Aedes albopictus è dovuta principalmente al trasporto passivo delle uova 4 che vengono normalmente deposte appena sopra il pelo dell acqua. Esse sono dotate di una particolare struttura che consente loro di resistere al disseccamento anche per parecchi mesi. Il periodo autunno-invernale, sfavorevole per la riproduzione, viene superato sottoforma di uova: quelle deposte dalle femmine dell ultima generazione stagionale, sono in grado di ibernare attraverso una diapausa embrionale indotta dal fotoperiodo 5. Per la loro schiusa è essenziale che vengano sommerse dall acqua, ma anche che siano presenti altri fattori concomitanti tra cui la durata del fotoperiodo giornaliero (almeno 12 ore di luce) ed una temperatura media di almeno 10 C. Dalla schiusa delle uova si sviluppano delle larve che attraverso quattro stadi di crescita, e quattro mute, si trasformano in pupa. Dopo 48 ore sfarfalla la zanzara adulta. Trascorse altre 48 ore può avvenire l accoppiamento, la femmina è quindi in grado di compiere il pasto di sangue indispensabile alla maturazione delle uova, per pasto di sangue, che verranno successivamente deposte. La durata dell intero ciclo riproduttivo varia dai 10 giorni a più settimane ed è essenzialmente funzione della temperatura. La vita delle femmine adulte in laboratorio si prolunga fino a 4-6 settimane che si riducono a circa la metà in natura. 1.3 Metodi di controllo I metodi di controllo sono essenzialmente riconducibili: - alla riduzione dei focolai larvali; 4 Romi R., Di Luca M., Severini F., Toma L. Istituto Superiore di Sanità (2002) Linee guida per la sorveglianza e il controllo della zanzara tigre Aedes albopictus Roma Pag Romi R., Di Luca M., Severini F., Toma L. Istituto Superiore di Sanità (2002) Linee guida per la sorveglianza e il controllo della zanzara tigre Aedes albopictus Roma Pag

11 - agli interventi larvicidi; - agli interventi adulticidi Riduzione dei focolai larvali La prima strategia di lotta appare scontata: avendo la zanzara tigre necessità di acqua per il ciclo riproduttivo basterà non fargliela trovare. Spesso infatti la zanzara tigre che infesta il nostro giardino l alleviamo noi stessi. Questo perché Aedes albopictus, come già scritto, riesce a colonizzare tutte le raccolte di acqua, piccole o grandi che siano, che le lasciamo a disposizione: dal vasetto abbandonato accidentalmente, al bidone dell acqua per innaffiare l orto, la fontana, il pozzetto di scarico della grondaia come evidenziato in figura 4. In realtà l applicazione di questo tipo di controllo è molto più complicato di quello che si pensi; alle volte anche interventi che rivelano la buona volontà delle persone possono dare origine ad ulteriori focolai di riproduzione come mostra l immagine del bidone coperto con un telo sopra il quale si è formata una piccola raccolta d acqua ideale per la riproduzione della zanzara. Figura 4 potenziali focolai (fonte Archivio Servizio Igiene e Sanità Pubblica - Ufficio Disinfestazione - Azienda ULSS 4) Interventi larvicidi Nei focolai permanenti o in cui non è possibile utilizzare altre forme di lotta, ad esempio la messa in sicurezza delle fontane mediante l introduzione dei pesci rossi ottimi divoratori di larve, devono essere impiegati insetticidi larvicidi. Il controllo delle forme larvali consente un ottima efficacia con minori conseguenze ambientali; questo è il metodo utilizzato per trattare i tombini. Gli insetticidi solidi - in pastiglie o granuli - o liquidi sono impiegati indicativamente da aprile ad ottobre cioè durante il periodo in cui sono

12 presenti le condizioni meteo-climatiche che consentono la riproduzione del dittero. La metodologia d uso e la periodicità dell intervento varierà in base al tipo di formulato commerciale usato; ad ogni buon conto dovranno essere seguite tutte le indicazioni riportate sull etichetta che accompagna il prodotto. Un aspetto importante da tenere presente è che più metodicamente vengono applicati i larvicidi tanto minore sarà il ricorso agli insetticidi adulticidi, mentre un limite dell applicazione di questi preparati è la necessità di ripetere i trattamenti nel caso di forti piogge che comportano il dilavamento della sostanza attiva Interventi adulticidi Come indica il nome stesso, si tratta di una procedura di lotta che mira ad abbattere la popolazione adulta presente. Spesso questa prassi garantisce risultati temporanei ed insoddisfacenti. Inoltre ha un notevole impatto ambientale, andando a colpire indistintamente tutti gli insetti presenti nell area di trattamento. Si ritiene debba essere impiegata in situazioni di emergenza per ridurre rapidamente la popolazione di zanzare, riportando la densità entro limiti sopportabili ed avendo cura, prima, di ricercare e rimuovere i focolai di infestazione. 1.4 Evoluzione delle conoscenze nel tempo La caratteristica che ha portato agli onori delle cronache Aedes albopictus è sicuramente l aggressività: la sua presenza comporta il disagio-fastidio provocato dalle punture e causa l impossibilità di usufruire in libertà degli spazi esterni delle abitazioni o dei giardini pubblici. Le conoscenze che hanno accompagnato l inizio dell infestazione in Italia caratterizzavano la zanzara tigre come una specie con spiccata attività diurna

13 ed enofila, cioè prevalentemente esterna alle abitazioni, impossibilitata a volare fino ad altezze elevate, dotata di una scarsa capacità di spostamento dal luogo di riproduzione tanto che nei primi anni di presenza la colonizzazione delle città era a macchia di leopardo ; il suo habitat era associato a luoghi freschi e, soprattutto, umidi. Relativamente alla possibilità di colonizzare il sud Italia si pensava che: a latitudini più meridionali invece, le condizioni ambientali determinate dalle temperature medie più elevate e dalla scarsità di precipitazioni durante i mesi estivi, rendono l ambiente meno favorevole alla colonizzazione da parte di Ae. Albopictus o comunque limitato il suo sviluppo massivo Processo di adattamento Alcune di queste caratteristiche sono state mantenute nel tempo; per altre si è notato un mutamento. La capacità di spostamento dal luogo di riproduzione, all inizio minima, è stato dimostrato abbia raggiunto il chilometro, anche se i dati sono contrastanti. Si riproduce molto efficacemente anche in luoghi fortemente assolati e poco umidi come, ad esempio, i parcheggi delle città o delle zone artigianali-industriali. Il fatto poi che essa abbia attività solamente diurna, enofila e che non sia in grado di salire ai piani alti delle abitazioni è contraddetto non solo da studi sperimentali, ma anche dall esperienza quotidiana dei cittadini residenti nelle città infestate. Infine, non possiamo non ricordare che le previsioni di una difficile discesa verso l Italia meridionale sono state sconfessate totalmente (figura 1); per quest aspetto c è piuttosto da segnalare quanto riferito dal Dr. Andrea Drago 7 nel corso dell incontro avvenuto a Legnaro il 16/10/08 nella fase di raccolta di materiale ed informazioni per la stesura della tesi: a Roma, dopo l inizio della colonizzazione caratterizzata da una improvvisa e massiccia presenza, sembra che, a distanza di qualche anno, la densità si attesti a livelli più modesti. 6 Romi R. (2001) Aedes albopictus in Italia: un problema sanitario sottovalutato Annali Istituto Superiore di Sanità 7 Vol. 37, n 2 pag. 242 Entomologo di Entostudio snc Brugine (PD)

14 1.4.2 Processo di infestazione Contro una così perfetta macchina da guerra poco sono valse le Ordinanze emesse da molte amministrazioni pubbliche. Questo anche in virtù della subdola strategia di infestazione adottata dal dittero, di cui i cittadini segnalano la presenza quando oramai l unico obiettivo possibile della lotta è il contenimento, ma non certo l eradicazione. Durante la prima fase dell infestazione infatti i focolai sono in numero limitato ed anche la densità delle zanzare è bassa tanto da passare inosservata. Poi un po alla volta gli adulti si diffondono sul territorio circostante attraverso il volo nella direzione dei venti dominanti o grazie al trasporto passivo degli adulti (e in questo caso termine mai si è rivelato più adatto) che spesso avviene dentro le auto che partono dalle zone infestate. Con l aumento del numero di zanzare aumentano anche i focolai utilizzati per la riproduzione; comincia la colonizzazione dei tombini e la presenza diventa evidente agli abitanti. La conferma di questa strategia di infestazione e la descrizione puntuale della stessa si possono ritrovare in uno studio, unico nel suo genere, che ha coinvolto la città di Rovereto nell ambito del quale è stato seguito il processo di infestazione a partire dal 1996 anno di rilevazione della presenza di Aedes albopictus in una fabbrica di copertoni usati. Le conseguenze, riportate nelle conclusioni sono che l eradicazione non è più un obiettivo possibile, che i provvedimenti per limitare la diffusione di Aedes albopictus sono sembrati inefficaci rispetto alla capacità della zanzara tigre di colonizzare il territorio, che oramai è perseguibile solo la riduzione della molestia ed il rallentamento della diffusione ottenibili, peraltro, solo attraverso una reale ed attiva partecipazione dei cittadini

15 Di fronte a tale situazione diventa sempre più presente il rischio di rassegnazione e di impotenza dei cittadini che andrà contrastato soprattutto tenendo presenti i rischi sanitari che la presenza di zanzara tigre comporta. 1.5 Aspetti sanitari Finora, abbiamo più volte associato la presenza di Aedes albopictus al disturbodisagio provocato dal fatto di non poter usufruire degli spazi esterni e peggio dalle conseguenze della sue punture che in qualche caso ha comportato la necessità di ricorrere al Pronto Soccorso del presidio ospedaliero, al Medico di Medicina Generale o ai consigli del farmacista. In tal senso il Dr. Claudio Venturelli 8, e il Prof. Federico Maggioli 9 riportano i dati tratti dall elaborazione di un questionario somministrato ad alcuni abitanti di due quartieri del cesenate: il 3,3% infatti degli intervistati autodichiarano di essersi rivolti al Pronto soccorso a causa delle punture di questo insetto, il 5,7% al proprio medico di base e il 2,4% al farmacista 10. In realtà occupandoci di problematiche sanitarie collegate alla presenza di zanzara tigre non possiamo non tener presente gli aspetti legati alla competenza di tale vettore nel trasmettere malattie infettive Malattie infettive: generalità Le malattie infettive sono ancora la principale causa di morte del genere umano anche se ciò non vale per i paesi industrializzati dove, di fatto, sono scomparse grazie al miglioramento delle condizioni igieniche sia all applicazione di efficaci campagne di vaccinazione. Per alcune la trasmissione non è diretta, ma avviene attraverso veicoli (inanimati) o vettori (animati). Quest ultimi sono rappresentati 8 Dipartimento Sanità Pubblica AUSL di Cesena 9 Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate Fac. Med. Veterinaria Università di Teramo 10 Venturelli C., Maggioli F. (2007) Caratteristiche degli ambienti e presenza di zanzara tigre: indagine sui diversi ambiti insediativi nel territorio urbano Verso una strategia di lotta integrata alla zanzara tigre. Atti del convegno. Cesena 23 febbraio 2006 pag

16 da esseri viventi, per la maggior parte insetti, che dopo aver assunto i parassiti dalla sorgente li disperdono nel mondo esterno o li inoculano direttamente in un organismo sano 11. Proprio per quest aspetto preoccupa la presenza di zanzara tigre che risulta essere efficiente vettore di arbovirus: è stata dimostrata la sua competenza a trasmettere 23 arbovirus. Nel continente di origine è vettore del virus della dengue. A tal proposito R. Romi 12 nel 2003 scriveva: l entità del problema è spesso sottostimata dalle Autorità competenti, col risultato che la specie può raggiungere localmente densità preoccupanti. Tutto questo contribuisce a determinare una situazione di rischio sanitario che non può essere ignorata. Infatti, anche se in Italia il rischio che la zanzara tigre possa trasmettere arbovirus è attualmente solo teorico, non si può comunque del tutto escludere un evento accidentale legato alla temporanea importazione di serbatoi di infezione Epidemia di Chikungunya La previsione del dott. Romi ha trovato esatta conferma nell estate 2007 con l epidemia di questa malattia tropicale in un area della costa romagnola tra Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna. Chikungunya ovvero l uomo che cammina piegato, proprio perché, oltre alla febbre che scompare dopo qualche giorno, la sintomatologia caratteristica è il forte dolore alle articolazioni che rende difficile la deambulazione anche per lungo tempo; il decorso è assai raramente fatale. L epidemia, come riscontrato dall indagine epidemiologica, è stata causata dalla presenza di una persona infetta giunta in Italia, per visitare alcuni parenti, da un area dell India in cui tale malattia è endemica. Questo fatto unitamente 11 Marin Prof.ssa Valeria - Laurea triennale in Tecniche della Prevenzione (percorso straordinario) Corso integrato di Igiene e medicina del lavoro Dispense Insegnamento Epidemiologia delle malattie infettive 12 R. Romi laboratorio di parassitologia Istituto Superiore di Sanità 13 Romi R. (2003) Diffusione di Aedes albopictus in Italia e analisi del rischio sanitario SNOP Rivista della società nazionale degli operatori della prevenzione n 61 pag

17 all altissima densità di zanzara tigre (vettore) riscontrata nell area in questione ha reso possibile l epidemia che ha colpito circa 200 persone Potenziali rischi sanitari Quanto successo deve suonare come un campanello dall allarme in quanto, se chikungunya è di fatto una patologia benigna, Aedes albopictus è vettore di malattie infettive ben più gravi i cui esiti, nel caso di complicanze, possono essere fatali come ad esempio la già citata dengue. L aumento del rischio sanitario è legato a cause difficilmente controllabili quali l incremento degli spostamenti delle persone, l amplificazione dei commerci di materiali e merci o ai cambiamenti climatici ( Vengono confermati per i periodo , anche a livello locale, trend globali che descrivono le precipitazioni in diminuzione e le temperature in aumento 14 ). Accanto a questi fattori, altri ancora devono essere oggetto di attenzione da parte delle Autorità che non possono, almeno, non tentare di governare tali variabili: appare infatti certo dalle indagini svolte in Emilia Romagna che, determinante per lo sviluppo dell epidemia di chikungunya, è stata l elevata densità di zanzara tigre presente nell area. E quindi necessario intervenire sistematicamente attraverso una capillare opera di informazione e formazione dei cittadini perché diventino necessariamente attori attivi della prevenzione al fine di rendere possibile l obiettivo di ridurre la densità di questo dittero che non risulta più solo fastidioso. 14 Barbi A., Chiaudani A., Delillo I., Borin M., Berti A. Andamenti agroclimatici nella regione Veneto nel periodo accesso 19/10/

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19 CAPITOLO 2 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Nel capitolo dopo un analisi generica sulle numerose normative nazionali e regionali che riguardano più o meno specificatamente la lotta ad Aedes albopictus si approfondisce la problematica circa le competenze dei vari Enti coinvolti (Regione, Azienda ULSS, Comuni) al fine di definire il quadro attualmente in vigore nella regione Veneto. In relazione alle problematiche inerenti alla lotta ad Aedes albopictus nelle due tabelle (1 e 2) sono riportate le principali normative di riferimento promulgate nel corso degli anni. Provvedimenti STATALI Data Titolo Circolare n 13 Ministero della Sanità 19/07/91 Circolare n 42 Ministero della Sanità 25/10/93 Direttiva 98/8/UE 16/02/1998 relativa all immissione sul mercato dei biocidi Decreto Legislativo n /02/2000 Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 29/11/2001 Livelli Essenziali di Assistenza LEA Nota Ministero della salute 2006 Sorveglianza della chikungunya Tabella 1 Provvedimento REGIONALI Data Titolo Legge Regionale 5 03/02/96 Piano socio sanitario regionale programma di sorveglianza e controllo Aedes albopictus e la Delibera Giunta Regionale /04/1997 conduzione dell'indagine sui culicidi antropofili delle aree litoranee sperimentazione triennale Delibera Giunta Regionale /04/2001 programma di sorveglianza e controllo Aedes albopictus Piano triennale Servizi Igiene e Sanità Pubblica afferenti ai Delibera Giunta Regionale /08/2002 Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende ULSS del veneto approvazione impegno di spesa Delibera Giunta Regionale /08/2002 Secondo programma di sorveglianza e controllo regionale della diffusione di Aedes albopictus (zanzara tigre) e altri culicidi antropofili Piano triennale dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) afferenti ai Delibera Giunta Regionale /10/2003 Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende ULSS del Veneto - schede tecniche specifiche e trasversali - approvazione Delibera Giunta Regionale /12/2004 Pianificazione triennale della prevenzione approvazione Delibera Giunta Regionale /02/2006 Linee guida per l'organizzazione e la gestione delle attività di disinfezione e disinfestazione da ratti e zanzare Delibera Giunta Regionale /08/2008 Programma per l organizzazione e la gestione delle attività di disinfezione e disinfestazione da zanzara tigre - impegno di spesa Tabella 2 Come si può notare alcune normative sono essenzialmente di programmazione sanitaria: i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) o il Piano socio-sanitario

20 regionale del 1996, il quale anche se datato è attualmente in vigore, o i Piani Triennali dei Servizi Igiene e Sanità Pubblica. Altre sono state emanate proprio in funzione della crescente diffusione della zanzara tigre nel Paese: citiamo le prime circolari del Ministero della Sanità del 1991 e 1993, nonché le numerose Delibere di Giunta Regionale che si sono susseguite a partire dal Nella sostanza tutte sono servite per delineare azioni di controllo e studio dell infestante, nonché per pianificare l attività degli Enti interessati. Diverse norme invece non riguardano direttamente Aedes albopictus, ma la loro applicazione ha influenzato le metodologie adottate per il suo contenimento: per tutte segnaliamo la Direttiva 98/8/UE Biocidi e il collegato Decreto Legislativo 174/00 di recepimento. L applicazione di tali provvedimenti ha comportato la revoca di molte sostanze attive usate nella disinfestazione civile. La ricaduta pratica è stato il ritiro dal commercio di numerosi Presidi Medico Chirurgici ampiamente utilizzati, sia per il loro basso costo sia per la loro efficacia, nella lotta larvicida e adulticida al dittero. L obiettivo del lavoro non è certo quello di analizzare ognuna delle norme che ci serviranno invece per illustrare e delineare il quadro delle competenze previsto nella Regione Veneto in tema di lotta alla zanzara tigre. 2.1 I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) Le basi di qualsivoglia provvedimento regionale di programmazione sanitaria non possono essere che i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Con apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) lo Stato, di concerto con le Regioni, stabilisce le prestazioni garantite e tutti i cittadini dal Sistema Sanitario Nazionale

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