A La delega dell autorità decisionale nelle imprese Open Source. Un analisi empirica

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1 A La delega dell autorità decisionale nelle imprese Open Source Un analisi empirica Massimo G. Colombo, Evila Piva, Cristina Rossi Lamastra Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano Abstract. Il presente studio analizza le pratiche manageriali e organizzative che consentono alle imprese di utilizzare al meglio, nei loro processi innovativi interni, la conoscenza tecnologica prodotta dalle comunità di utenti e sviluppatori. Adottando un approccio essenzialmente fenomenologico, ma non rinunciando a formulare ipotesi da testare in maniera rigorosa, il lavoro si focalizza sull interazione tra le imprese che offrono soluzioni software basate sull Open Source (imprese OS) e la comunità che sviluppa questo tipo di software e studia le determinanti dell adozione da parte di queste imprese di una particolare pratica manageriale: la delega di potere decisionale ai dipendenti nelle interazioni con la comunità. Utilizzando l impianto teorico della multi-task agency theory, esso formula una serie di ipotesi teoriche che sono poi testate utilizzando dati raccolti nel 2004 relativi a 316 imprese OS europee. Le stime di un modello Probit con correzione a due stadi di Heckman indicano che la probabilità di delegare ai dipendenti l autorità decisionale circa l interazione con la comunità OS aumenta con l importanza strategica dell OS per l impresa. Tale probabilità, invece, diminuisce al crescere dell esperienza che l impresa ha maturato attraverso precedenti interazioni con la comunità OS e quando per i dipendenti vi sono maggiori margini per comportamenti opportunistici, dato che l impresa svolge attività che consentono loro di segnalare il proprio talento all interno della comunità. Parole chiave: delega decisionale, imprese OS, accesso a conoscenza esterna, teoria dell agenzia. 1

2 1. Introduzione È ormai ampiamente riconosciuto dalla letteratura organizzativa e manageriale (Chesbrough et al., 2006; Kale e Puram, 2004; Porter and Stern, 2001) come attualmente i processi innovativi delle imprese sempre più prevedano il ricorso a fonti esterne di conoscenza che arricchiscono e integrano quella prodotta internamente. Tali fonti includono, non solo altre imprese o Università e centri di ricerca, ma anche comunità di utenti e sviluppatori (Hargrave et al., 2006). Tali comunità producono sapere scientifico e tecnologico suscettibile di sfruttamento commerciale (Hambrick and Cheng, 2008), promuovendo valori di condivisione delle informazioni e basandosi, essenzialmente, sulla contribuzione volontaria dei loro membri. L evoluzione dell Open Source da movimento ideologicamente orientato a realtà economica ben consolidata, che coinvolge un numero crescente di imprese che collaborano attivamente con la comunità degli utenti e sviluppatori OS, è un esempio rilevante e significativo di questa tendenza (Fitzgerald, 2006). L analisi della relazione tra imprese e comunità OS come stimolo alla generazione di conoscenza e all innovazione appare essere un ambito di ricerca particolarmente promettente, che sta suscitando grande interesse da parte dei ricercatori (de Laat, 2007; Bolici et al., 2009). In particolare, un crescente numero di contributi si sta occupando di come le imprese interagiscano con la comunità OS (si vedano Dahlander et al., 2007 per una valida rassegna di questa letteratura). Tuttavia, a oggi, tale area di ricerca si caratterizza per avere ancora una prospettiva squisitamente fenomenologica (von Krogh et al., 2009) e per essere centrata quasi esclusivamente sull analisi del lato comunità della relazione diadica. Da un lato, infatti, la maggior parte dei contributi si è concentrata sulla descrizione dei multiformi aspetti della relazione imprese-comunità OS (Dahlander e Magnusson, 2005; O Mahony e West, 2008), mentre si rivela ancora insoddisfacente lo sforzo di teorizzare su di essi (si vedano O Mahony e Bechky, 2008 per una validissima eccezione). Dall altro, l impegno diretto alla micro-fondazione dei fenomeni osservati ha riguardato essenzialmente la comunità, mentre le imprese sono state per lo più viste come un tutt uno omogeneo. In particolare, secondo la nostra conoscenza, nessuno ha ancora esaminato in maniera approfondita 2

3 se e come le imprese debbano modificare la propria struttura organizzativa interna al fine di trarre dalle relazioni con la comunità i maggiori benefici possibili in termini di generazione e assorbimento di nuova conoscenza. In altre parole, l efficace sfruttamento dell interazione con la comunità pone importanti sfide alla progettazione organizzativa delle imprese. Il presente lavoro è dedicato allo studio delle pratiche organizzative che consentono alle imprese di utilizzare al meglio la conoscenza disponibile nella comunità OS. Il contributo si concentra sulle imprese che offrono soluzioni software basate sull Open Source (imprese OS, Bonaccorsi et al., 2006) e, utilizzando l impianto teorico della multi-task agency theory (Holmstrom and Milgrom, 1992), ne studia l interazione con la comunità che sviluppa software OS. In particolare, si analizza l adozione, da parte delle imprese OS, di una particolare pratica manageriale: la delega ai dipendenti di autorità decisionale relativamente all esplorazione della comunità di sviluppatori OS e all azione nelle medesime. Infatti, le imprese di software che ambiscono a fare business con la comunità OS devono, innanzitutto, valutare le migliaia di progetti OS resi disponibili su Internet dai loro coordinatori 1 (esplorare) per poi i) individuare quelli che possono sviluppare conoscenze utili per il proprio business, ii) identificare i programmatori con i quali può essere più proficuo collaborare, ed, eventualmente, iii) decidere come contribuire attivamente ai progetti stessi (agire), scegliendo, ad esempio, se e come fornire codice, svolgere attività di debugging e/o rispondere ai quesiti che gli utenti pongono attraverso le opportune mailing list collegate ai progetti (Bonaccorsi et al., 2007). Nonostante sia indubbio che la comunità degli sviluppatori rappresenti una fondamentale fonte esterna di conoscenza (Dahlander and Magnusson, 2008; Gallagher e West, 2006), esplorare e agire in esse è decisamente costoso, in termini di tempo e di risorse, per coloro che gestiscono le imprese OS. Infatti, i manager/amministratori hanno, spesso, limiti di tempo e di competenze tecniche che impediscono loro di valorizzare la conoscenza tecnologica prodotta nei progetti OS. Tale compito, 1 I progetti OS vengono, solitamente, resi disponibili on line nei cosiddetti repository: siti Web dedicati che forniscono anche tutti gli strumenti necessari all interazione tra i programmatori e lo sviluppo del software. Il più noto di tali repository è Sorge Forge (http://sourceforge.net) che, a Febbraio 2009, ospitava circa progetti e vantava 2 milioni di utenti registrati. 3

4 si rivela senz altro assai complesso, data anche l alta incertezza tecnologica che caratterizza il mondo OS (Ostrerloh e Rota, 2007), che rende particolarmente sfidante lo sviluppo e/o l aggiornamento delle competenze necessarie a una proficua interazione. In quest ambito, il problema principale per i manager/amministratori è, con tutta probabilità, rappresentato dalla mancanza delle competenze sociali necessarie ad accedere alla comunità OS e a interagire proficuamente con essa. È ben noto (Bonaccorsi and Rossi, 2003; O Mahony, 2003), infatti, come tale comunità sia governata da norme sociali, in larga parte non codificate, che, se violate, impediscono l inserimento all interno di essa, fino a generare fenomeni di vero e proprio ostracismo (Benkler, 2009). Apprendere queste regole non scritte richiede un interazione frequente e continuativa con i membri della comunità che ne sono i depositari e risulta, quindi, particolarmente difficile per i manager/amministratori impegnati quotidianamente nella gestione delle loro imprese. Al contrario, è molto più semplice conoscere la comunità, chi ne fa parte e la tecnologia che esse sviluppano per i dipendenti delle imprese OS (Henkel, 2009) che lavorano quotidianamente ai progetti OS e, di conseguenza, sanno chi siano i programmatori di maggior talento e quali progetti sviluppino il software migliore. Al contempo, i dipendenti conoscono a fondo l offerta della propria impresa e, dunque, hanno le competenze necessarie a valutare se e come il software realizzato nei progetti OS possa essere integrato nel portafoglio di soluzioni proposte ai clienti. In altre parole, i dipendenti hanno, rispetto ai manager/amministratori, un vantaggio informativo che consente loro di esplorare e agire nell arena OS avendo anche appreso quali comportamenti siano rispettosi delle norme non scritte che la governano. Come illustreremo diffusamente nel seguito, questa conoscenza specifica che i dipendenti possiedono deve essere messa a disposizione di chi ha il compito di decidere come l impresa debba esplorare e agire nella comunità. Ciò può avvenire in due modi: delegando ai dipendenti autorità decisionale sull esplorazione e l azione oppure assegnando ai manager/amministratori dell impresa il compito di prendere queste decisioni, ma imponendo ai dipendenti di trasferire loro le informazioni necessarie (si vedano in proposito Baker and Jorgensen 2003, Raith 2008, Rantakari 2008; Prendergast 2002, Zabojnik 2002, mentre una valida rassegna di 4

5 questa letteratura è in Colombo et al., 2009). Tuttavia, tale conoscenza risulta essere, in larga misura, tacita, altamente specifica e connaturata negli individui che compongono la comunità stessa (von Hippel, 1994; Lee and Cole, 2003) e in quelli che con essi interagiscono. Date queste sue caratteristiche, essa si configura come soft information (Stein 2002), non verificabile, cioè, da chi non sia direttamente coinvolto nella relazione diadica impresa-comunità, la cui gestione non può prescindere dal riconoscimento della complessità dell ambiente tecnologico in cui sono chiamate a muoversi le imprese che fanno business con la comunità OS. Questo lavoro mette a confronto le due alternative che l impresa rispetto alla sua interazione con la comunità OS: la delega del potere decisionale ai dipendenti o la sua centralizzazione a livello del top management dell impresa. In particolare, ci si propone di rispondere alla seguente domanda di ricerca: in quali circostanze è più efficace delegare ai dipendenti autorità decisionale sull esplorazione e l azione nella comunità OS? Si noti che la delega a cui ci riferiamo riguarda tutte le decisioni, a partire da quelle relative ai progetti OS su cui raccogliere informazioni e al tempo da dedicare a tale raccolta (delega a esplorare) per arrivare a quelle relative ai progetti a cui contribuire e alle modalità di contribuzione (delega ad agire). Si tratta, quindi, di una delega su un insieme assai ampio di scelte, per riferirci al quale, nel seguito, utilizzeremo, per semplicità, l espressione interazione con la comunità OS (per un approccio simile si vedano Colombo et al., 2009). Per rispondere alla domanda di ricerca sopra riportata si farà riferimento all impianto teorico della multi-task agency theory, che risulta essere particolarmente adatta ai nostri fini. Data l ampiezza della nostra definizione di delega, infatti, le decisioni oggetto di analisi riguardano molteplici attività, non perfettamente codificate a priori, mentre la scelta tra delega e centralizzazione dipende in maniera stringente dalla possibilità di sfruttare al meglio la conoscenza specifica posseduta dai dipendenti. Infine, riteniamo che l articolo presenti elementi di originalità rispetto sia alla letteratura sulla progettazione organizzativa delle imprese sia a quella che ha esaminato gli aspetti economici e 5

6 manageriali del software Open Source. Per quanto riguarda la letteratura sull organizational design, il contributo all avanzamento della conoscenza esistente è di tipo sia teorico sia metodologico. Da un lato, infatti, il lavoro analizza l impatto sull organizzazione interna delle imprese dell accesso a fonti esterne di conoscenza, un tema raramente e solo recentemente preso in esame (Foss e Laursen, 2005; Siggelkow and Rivkin, 2007) e quasi del tutto inesplorato nel caso in cui tali fonti siano rappresentate da comunità che producono conoscenza tecnologica (un eccezione è in Foss et al., 2008). Da l altro, esso propone uno dei rari test empirici delle determinanti della delega (per ulteriori esempi di verifiche empiriche si vedano Colombo e Delmastro, 2004; Meagher and Wait, 2008; Bloom et al., 2009;). Per quanto riguarda, invece, le ricerche che si sono occupate nello specifico del fenomeno OS, il presente lavoro ha il vantaggio di abbandonare la prospettiva fenomenologica e unilaterale adottata dalla maggior parte degli studi sull interazione tra imprese e comunità OS, in favore di un approccio che consenta di apprezzare degli aspetti diadici della relazione in oggetto. Il lavoro è così articolato: nella sezione 2 è descritto il modello concettuale e vengono sviluppate le ipotesi teoriche. Nella sezione 3 viene presentato il campione e vengono discusse alcune statistiche descrittive sulla partecipazione delle imprese del campione ai progetti OS e sulla delega ai dipendenti. La sezione 4 consta della specifica del modello econometrico e della descrizione delle variabili utilizzate nell analisi, mentre la sezione 5 è dedicata alla presentazione dei risultati delle stime econometriche. Nella sezione 6, alcuni commenti conclusivi chiudono, infine, l articolo. 2. Modello concettuale e ipotesi di ricerca La multi-task agency theory suggerisce come la scelta tra centralizzazione e delega risulti dal trade off tra la perdita di informazione che si verifica in caso di centralizzazione delle decisioni nelle mani dei manager/amministratori e la perdita di controllo in caso di delega ai dipendenti di autorità decisionale (Dessein, 2002). Per meglio comprendere in cosa consista e quali effetti abbia questo trade off consideriamo il caso di un impresa OS che debba decidere in merito all interazione con la 6

7 comunità OS. Se le decisioni fossero centralizzate, i dipendenti, che, per le ragioni precedentemente esposte, possiedono la conoscenza specifica necessaria alla presa di decisione (e beneficiano, quindi, di un vantaggio informativo) dovrebbero trasferire un ampia mole di informazioni al superiore gerarchico. Tuttavia, poiché le informazioni che devono essere trasmesse sono evidentemente soft (Stein, 2002), ossia non verificabili dal superiore gerarchico con le conoscenze a sua disposizione, 2 i dipendenti potrebbero comunicare in maniera strategica, ossia in modo da influenzare le decisioni del superiore a proprio favore (Marino and Matsusaka 2005, Alonso et al. 2008, Alonso and Matouschek 2008, Rantakari 2008a). Ad esempio, i dipendenti potrebbero trasferire al superiore informazioni che inducano quest ultimo a decidere di entrare non nei progetti in cui vengono sviluppate conoscenze che potrebbero essere utili all attività dell impresa, ma in quelli cui partecipano programmatori brillanti con quali i dipendenti vorrebbero interagire o che producono un software che pone interessanti sfide algoritmiche. Quanto maggiore è la divergenza tra gli obiettivi del superiore (che, per semplicità di trattazione, consideriamo come coincidenti con quelli di massimizzazione del profitto dell impresa) e quelli dei dipendenti, tanto più distorta sarà la comunicazione. Poiché è probabile che il superiore sia consapevole o comunque presto si renda conto di questo rischio di distorsione della comunicazione, egli tenderà a non utilizzare l informazione trasferita dai dipendenti e ciò lo porterà a prendere le decisioni utilizzando un set informativo limitato e sub-ottimo, con possibili effetti negativi sui risultati delle scelte. D altra parte, se i dipendenti fossero lasciati liberi di interagire con la comunità OS, il superiore non avrebbe più il controllo delle loro azioni e l impresa rischierebbe di dover sostenere elevati costi associati a tale perdita di controllo. Infatti, come già evidenziato, gli obiettivi dei dipendenti potrebbero non coincidere con l obiettivo dell impresa di sfruttare l interazione con la comunità per massimizzare il proprio profitto, al contrario i dipendenti potrebbero perseguire benefici privati. In particolare, come sottolineato dall amplissima letteratura che ha studiato, dal punto di vista sia 2 Qualora il superiore gerarchico fosse in grado di verificare l informazione a lui trasmessa dai dipendenti, dovrebbe comunque affrontare i problemi legati alla trasmissione e all elaborazione dell informazione stessa, resi più severi dai limiti di tempo legati alla gestione quotidiana dell impresa (Simon, 1945). 7

8 teorico sia empirico, le motivazioni degli sviluppatori Open Source (si vedano von Krogh et al., 2008 per una valida rassegna), i dipendenti potrebbero voler contribuire ai progetti OS che consentano loro di segnalare il proprio talento e mostrare le proprie capacità a un ampio insieme di potenziali datori di lavoro (Lerner and Tirole, 2002; 2005). Tali progetti, però, potrebbero non coincidere con quelli cui sarebbe vantaggioso partecipare dal punto di vista dell impresa. In altre parole, questa divergenza tra obiettivi privati e obiettivi di profitto dell impresa potrebbe portare i dipendenti a scegliere di partecipare in progetti di scarso interesse per l attività di impresa e a dedicare il proprio tempo a interazioni con la comunità poco utili allo sviluppo della sua offerta, ma assai vantaggiose per quello del loro capitale umano. In sintesi, delegare ai dipendenti l autorità decisionale espone l impresa al rischio che essi scelgano di intraprendere azioni che massimizzano i propri benefici privati a scapito degli obiettivi dell impresa (Aghion e Tirole, 1997). Il vantaggio dell utilizzo della conoscenza specifica dei dipendenti nel processo decisionale (e quindi il costo della perdita di informazione rispetto a quello della perdita di controllo) è tanto più elevato quanto maggiore è il pay-off atteso della decisione (Raith, 2008). Nel nostro caso, quindi, la propensione dell impresa a delegare per evitare di non perdere i benefici legati all utilizzo della specific-knowledge dei dipendenti nel processo decisionale sarà tanto maggiore quanto maggiore è l importanza strategica dell OS. In particolare, è stato osservato come le imprese OS, in genere, uniscano l offerta di soluzioni OS a quella di prodotti rilasciati con licenza proprietaria, adottando, cioè, un modello di business ibrido (Bonaccorsi et al., 2006). In queste imprese, quindi, l OS può rivestire un importanza strategica variabile, che è massima per quelle che devono all OS la generazione della maggior parte del loro fatturato e minima, invece, per chi relega il software a codice aperto ai margini del suo modello di generazione del valore. Allo stesso tempo, l importanza strategica dell OS è legata anche al tipo di attività innovativa che l OS abilita. In altre parole, un impresa può decidere di utilizzare il software a codice aperto per generare innovazione incrementale, adattando il codice liberamente scaricato da Internet alle esigenze dei clienti o radicale, sviluppando, soluzioni software completamente nuove e rilasciandole con licenza Open 8

9 Source (Rossi Lamastra, 2009). Naturalmente, quanto più l impresa si propone di realizzare soluzioni innovative tanto più trae beneficio dall identificare programmatori e progetti che producono buon codice e dall utilizzare tale codice nei propri processi innovativi. Di conseguenza, tanto più importante sarà l esplorare in maniera efficace la comunità OS e l agire efficacemente in esse. Al contrario, se la strategia dell impresa non è particolarmente innovativa, essa avrà minori stimoli a cercare di identificare e sfruttare al meglio fonti esterne di innovazione. Argomentazioni analoghe valgono per la quota di fatturato generata dall OS: se il peso dell OS rispetto al totale delle vendite è trascurabile, l interesse dell impresa a sfruttare contributi esterni per sviluppare la propria offerta sarà limitato. Sulla base di questo discusso, possiamo, quindi, formulare la nostra prima ipotesi di ricerca. H1: a parità di altre condizioni, la probabilità di delega ai dipendenti di autorità decisionale circa le interazioni con la comunità OS, cresce al crescere dell importanza strategica che l OS riveste per l impresa Qualsiasi sia l importanza strategica dell OS, il vantaggio informativo dei dipendenti, è tanto minore quanto maggiore è l esperienza che l impresa ha maturato attraverso le sue precedenti interazioni con la comunità OS. In particolare, se l impresa ha già partecipato a molti progetti OS, è probabile che abbia avuto modo di conoscere quali siano i progetti e i programmatori migliori e di apprendere le regole non scritte che regolano il funzionamento dei progetti stessi (Bonaccorsi e Rossi, 2006; Osterloh e Rota, 2007). Un impresa che ha partecipato a molti progetti nel corso della sua attività con l OS avrà, pertanto, ha minor bisogno di utilizzare la conoscenza specifica dei dipendenti nei propri processi decisionali. Ciò riduce la probabilità che l impresa deleghi le decisioni ai dipendenti. H2: a parità di altre condizioni, la probabilità di delega decresce con l esperienza che l impresa ha maturato attraverso precedenti interazioni con la comunità OS. Infine, come sottolineato in precedenza, i dipendenti possono trarre notevoli benefici privati dal segnalare il proprio talento attraverso la partecipazione a progetti OS. Essendo il codice aperto e, 9

10 come tale, visibile a chiunque, così come accessibili a tutti sono le mailing list dei progetti in cui gli utenti propongono quesiti, i dipendenti possono fare mostra delle proprie competenze fornendo buon codice (Raymond, 2001) oppure rispondendo ai quesiti più complessi (Lakhani and von Hippel, 2003). Di conseguenza, se un impresa OS sviluppa codice e partecipa regolarmente alle mailing list dei progetti, essa corre maggiori rischi che i propri dipendenti utilizzino l attiva partecipazione alla comunità OS per documentare le proprie capacità tecniche in modo da segnalare la propria professionalità sul mercato del lavoro, invece di massimizzare i benefici privati per il proprio datore di lavoro. Se tale effetto di segnalazione avesse successo, essi, avendo mostrato la loro abilità, potrebbero essere notati e ricevere proposte di assunzione dai concorrenti. Inoltre, lo svolgimento di attività di segnalazione, potrebbe avere un impatto, non solo sulle motivazioni estrinseche dei dipendenti, ma anche su quelle intrinseche ( Frey, 1997). In altre parole, il fatto che il loro operato sia sotto gli occhi dell intera comunità OS, potrebbe spingere i dipendenti a svolgere nei progetti le attività più difficili e sfidanti, piuttosto che quelle più utili all impresa, non solo per segnalare le loro capacità ad altre imprese potenziali datrici di lavoro, ma, semplicemente, per il piacere di risolvere problemi complessi mostrando così il proprio talento e guadagnando una reputazione presso gli altri sviluppatori OS (Bitzer et al., 2007). In sintesi, tutto ciò lascia spazio alla divergenza tra i benefici privati dei dipendenti e il pay-off monetario dell impresa, rendendo la delega meno efficiente, e pertanto, meno probabile. Possiamo, quindi, concludere quanto segue. H3: a parità di altre condizioni, la probabilità di delega decresce con lo svolgimento da parte delle impresa di attività che consentano ai dipendenti di segnalare il proprio talento. 10

11 3. I dati 3.1 Il campione Per testare le ipotesi teoriche presentate nella sezione 2, utilizziamo la banca dati ELISS, sviluppata nel 2004 dal laboratorio di Economia e Management della Scuola Superiore Sant Anna di Pisa all interno del progetto CIPR del Network of Excellence PRIME 3, finanziato dalla Comunità Europea nell ambito del Sesto Programma Quadro. ELISS contiene dati relativi all attività OS di un campione di 918 imprese di software (codice Ateco 72.2: Informatica e attività correlate) localizzate in 5 paesi Europei (Finlandia, Germania, Italia, Portogallo e Spagna, per maggiori dettagli si veda Bonaccorsi et al., 2005). È opportuno sottolineare come in questa indagine non si siano sovra campionate le imprese OS, infatti, prima dell invio dei questionari, il gruppo di ricerca non possedeva informazioni relative a quante e quali imprese offrissero soluzioni OS. Il questionario ELISS era articolato in due sezioni: la prima era volta a raccogliere informazioni di dettaglio su caratteristiche strutturali delle imprese, quali l anno di fondazione, la struttura proprietaria, il numero di fondatori, la dimensione, il livello di istruzione degli addetti, e la tipologia di clienti, mentre la seconda sezione includeva domande relative all attività OS delle imprese, quali le tipologie di prodotti e servizi software offerti e la licenza utilizzata (solo OS con distinzione tra licenze copyright e non copyright-, solo proprietaria o entrambe), le motivazioni alla base della scelta di avviare o no attività OS, le strategie di innovazione perseguite attraverso l utilizzo di software a codice aperto e i rapporti delle imprese con la comunità OS. Nella stesura del questionario il gruppo di ricerca si è avvalso dei suggerimenti raccolti in occasione di incontri con soci e programmatori di imprese di software. Il questionario così sviluppato è stato somministrato mediante intervista telefonica, via e attraverso un apposito sito Web. Successivamente, personale adeguatamente formato ha verificato la coerenza interna dei dati 3 progetto Collective Management of Intellectual Property Right (CIPR). La banca dati ELISS è stata sviluppata dal gruppo di ricerca del prof. Andrea Bonaccorsi, che gli autori ringraziano sentitamente per aver messo loro a disposizione la base di dati. Il gruppo di ricerca del laboratorio di Economia e Management era composto, oltre che da Andrea Bonaccorsi, da Cristina Rossi Lamastra e Alessandro Scateni. 11

12 raccolti e, in molti casi, ha realizzato interviste telefoniche o face-to-face con i rispondenti per ottenere le informazioni mancanti e garantire l affidabilità dei dati raccolti 4. Secondo le nostre conoscenze, ELISS è l unica indagine realizzata su larga scala per analizzare l attività OS delle imprese di software a livello internazionale. Dati i nostri obiettivi di ricerca, in questo lavoro consideriamo solo le 361 imprese che offrono ai propri clienti prodotti e servizi basati su software OS che, in linea con Bonaccorsi et al. (2006), che definiamo, appunto, imprese OS. 5 In particolare, il nostro campione include esclusivamente le 316 imprese OS per le quali è stato possibile assegnare un valore a tutte le variabili di nostro interesse (per una descrizione puntuale si veda la sezione 4.2). Siamo consapevoli del fatto che questo studio si concentri su una popolazione di imprese, quelle che offrono ai propri clienti beni e servizi basati sul software OS, che è per sua natura hidden (Bonaccorsi et al., 2006), non essendo, a oggi, disponibile un censimento completo nei 5 paesi analizzati. La mancanza di una definizione precisa della popolazione, non consente di estrarre da essa un campione che soddisfi in maniera rigorosa i criteri della rappresentatività. La Tabella 1 mostra la distribuzione delle imprese del campione per nazione, dimensione ed età. La distribuzione per dimensione (misurata come somma di soci operativi, dipendenti e collaboratori esterni) appare diversa da nazione a nazione. In particolare, le imprese tedesche e spagnole sono in genere più grandi delle altre, mentre sia le italiane sia le portoghesi sono mediamente le più piccole. Infatti, solo il 15,6% delle imprese tedesche e il 32,1% delle imprese spagnole impiegano meno di 10 addetti, contro il 61,1% per la Finlandia, il 71,9% per l Italia e il 57,1% per il Portogallo. Al contempo, solo tre imprese spagnole e una tedesca impiegano più di 500 addetti. Anche la distribuzione per età varia da nazione a nazione, con le imprese finlandesi e spagnole mediamente più giovani. Un ulteriore informazione interessante non riportata in tabella è l anno di inizio dell attività con il 4 Come anticipato, il numero totale di rispondenti è stato 918, con un tasso di risposta vicino al 17% 5 Sempre seguendo Bonaccorsi et al. (2006), definiamo imprese OS anche le imprese che offrono sia prodotti e servizi OS sia soluzioni proprietarie, adottando, quindi, un modello di business ibrido. 12

13 software OS, dato disponibile per tutte le nazioni, ad eccezione della Spagna. Come ci aspettavamo, poiché la partecipazione delle imprese al movimento OS è un fenomeno recente (von Krogh et al., 2009), la maggior parte del campione (81,7%) ha adottato l OS dopo il 1998, l anno in cui i padri fondatori del movimento hanno stabilito l Open Source Initiative. In particolare, il 35,1% ha adottato l OS sin dalla fondazione, mentre circa il 50% lo ha fatto entro il terzo anno di vita. 3.2 Partecipazione ai progetti OS e delega decisionale ai dipendenti Questa Sezione ha un obiettivo puramente illustrativo: fornire una descrizione preliminare delle attività che le 316 imprese OS del campione svolgono nel campo dell OS, ponendo particolare attenzione alla partecipazione attiva nei progetti OS e delega ai dipendenti di autorità decisionale rispetto all interazione con la comunità OS. 138 imprese del campione (43,7%) hanno (o hanno avuto in passato) un ruolo attivo nei progetti della comunità OS. Questo dato appare in linea con la letteratura (si veda Capra et al., 2009 per una rassegna e dati empirici sul tema) che sostiene come, rispetto alla comunità OS, un numero di imprese contenuto ma in progressivo aumento non si comportino solo come takers, scaricando dal Web il codice scritto da programmatori OS e adattandolo alle esigenze dei propri clienti, ma siano anche givers, condividono il proprio codice e le proprie conoscenze con altri partecipanti ai progetti OS. Tale disponibilità allo scambio e all interazione con la comunità ha varie spiegazioni (Henkel, 2009): le imprese possono voler influenzare le direzioni future dei progetti OS (Dahlander, 2007), ottenere feedback e contributi dalla comunità (Bonaccorsi e Rossi, 2006), e/o guadagnarsi una reputazione di membri leali della comunità per ridurre i propri costi di marketing (West and O Mahony, 2005) ovvero segnalare le proprie capacità tecniche ai venture capitalists (Alexy, 2008; Goth, 2005). La Tabella 2 riporta alcune statistiche su caratteristiche strutturali delle imprese del campione e delle imprese che partecipano (o hanno partecipato in passato) a progetti OS. La Tabella 2 mostra la distribuzione per nazione, tipologia di offerta e tipologia di clienti principali delle imprese del campione che partecipano ai progetti OS. È interessante sottolineare che, 13

14 nonostante non esistano significative differenze tra le nazioni per quanto concerne la partecipazione ai progetti (χ 2 test(4)=1.75), le imprese italiane tendono a partecipare meno ai progetti della comunità OS, probabilmente come conseguenza delle peculiarità dell industria del software italiana, formata prevalentemente da imprese di piccole dimensioni che offrono soluzioni su commessa. Infatti, nel corso delle interviste face-to-face condotte per completare e correggere i dati raccolti attraverso la somministrazione del questionario, diversi soci di imprese italiane hanno spiegato che, poiché il software da loro offerto è altamente personalizzato e ritagliato su specifici bisogni dei clienti, esso sarebbe di scarso interesse per altri partecipanti a progetti OS. Allo stesso tempo, essi hanno osservato come il codice sviluppato da altri membri della comunità raramente possa essere utile per il proprio business. In sintesi, non ritengono proficuo interagire con la comunità. È possibile rilevare differenze significative (χ 2 test(3)=7.21) circa la partecipazione ai progetti tra imprese che presentano una diversa offerta OS. Molte imprese OS, come era da attendersi, hanno una strategia ibrida, che combina in varia misura l offerta di soluzioni proprietarie e OS. In particolare, solo 62 imprese su 316 (il 19,6%) sostengono di proporre solo soluzioni OS ai propri clienti, mentre 71 (22,5%) dichiarano di offrire prevalentemente soluzioni proprietarie, 99 (31,2%) forniscono sia programmi OS che proprietari e 82 (25,9%) offrono prevalentemente, ma non esclusivamente, soluzioni OS. In linea con l evidenza empirica e aneddotica (Benussi, 2007), le imprese che offrono esclusivamente o prevalentemente soluzioni OS, partecipano ai progetti della comunità più delle altre (rispettivamente il 62,9% e il 50,0% di queste imprese sono coinvolte in progetti OS). Tuttavia anche queste differenze non sono statisticamente significative. Per quanto riguarda le caratteristiche dei clienti, invece, non esistono differenze significative tra le imprese che partecipano a progetti OS e quelle del campione (χ 2 test(5)=2.04). Tutte si rivolgono prevalentemente a una clientela business (per il 77,8% delle imprese del campione questa è la clientela principale), in particolare a PMI (54,4%), mentre poche imprese servono principalmente Università (3,5%) o utenti finali (2,5%). La composizione della clientela può essere conseguenza della piccola dimensione; infatti, in genere, il rivolgersi a utenti finali prevede di commercializzare 14

15 prodotti software standardizzati, i cui elevati costi fissi di sviluppo sono ammortizzabili solo a fronte di un alto volume di vendite. All interno dei progetti OS, le imprese svolgono varie tipologie di attività (si veda la Tabella 3); in genere, non si limitano ad attività poco creative, quali la stesura di documentazione o la sistemazione di bug (ossia di errori presenti nel codice), ma, spesso, scrivono codice (77,5% delle imprese che partecipano a progetti), che in molti casi (69,6%) è accettato nelle versioni ufficiali dei progetti, e forniscono assistenza all interno delle mailing list di progetto (55,8%). Questi dati sono in linea con i recenti risultati di Capra et al. (2009), Eilhard (2008), e Ghosh et al. (2008) sul coinvolgimento delle imprese nei progetti OS ospitati sul repository on line SourceForge (http://www.sourceforge.net). Per quanto concerne la delega di autorità decisionale ai dipendenti, ai rispondenti è stata posta la seguente domanda: l impresa autorizza i propri dipendenti a contribuire in orario di lavoro a progetti OS che non siano direttamente in relazione con quelli a cui l impresa già partecipa (o aveva già partecipato)? Poiché questa domanda implica un coinvolgimento dell impresa in progetti della comunità OS, è stata posta esclusivamente alle imprese che hanno dichiarato di partecipare (o di aver partecipato in passato) a progetti OS. La Tabella 4 mostra la distribuzione per nazione e offerta OS delle imprese che hanno risposto in maniera affermativa a questa domanda e mette in evidenza eventuali differenze rispetto a entrambe le dimensioni tra imprese che partecipano ai progetti OS e imprese che delegano autorità decisionale ai propri dipendenti. Si nota, in particolare, come la delega ai dipendenti sia molto più frequente in Finlandia e meno in Italia e Spagna e come le imprese la cui offerta è principalmente orientata a soluzioni proprietarie tendano a delegare meno rispetto alle rimanenti imprese. Tuttavia queste differenze non sono significative. 15

16 4. La metodologia dell analisi econometrica 4.1. La specifica del modello econometrico L analisi delle determinanti della delega da parte delle imprese che partecipano ai progetti OS è realizzata attraverso la stima di un modello econometrico che spiega la decisione di delegare ai dipendenti attraverso variabili che riflettono caratteristiche firm-specific (quali dimensione, età, fatturato generato dalla vendita di prodotti e/o servizi OS e strategia innovativa) e deal-specific, ossia che descrivono le relazioni dell impresa con la comunità OS (quali il numero di progetti OS a cui l impresa ha partecipato e le attività svolte all interno di questi progetti). La variabile dipendente (DDELEGA) è una variabile binaria che assume valore uno se la risposta alla domanda riportata nella sezione 3.2 è sì e zero in caso contrario. Poiché questa variabile è definita solo per le imprese che partecipano ai progetti OS, le stime tradizionali per variabili dipendenti binarie si rivelerebbero inconsistenti e non adatte all analisi. La presenza di non ignorable missing data (Allison, 2002, p. 5), infatti, genera problemi di selection bias (Heckman, 1976) sulla dipendente. In altre parole, per stimare correttamente la scelta di delegare autorità decisionale ai propri dipendenti occorre considerare opportunamente la scelta antecedente di partecipare alla comunità OS e tener conto della selezione che può derivarne nel campione. Pertanto, in linea con la recente letteratura empirica (Demidenko, 2004), utilizziamo la correzione a due stadi del modello Probit proposta da Heckman (1981). In particolare, nel nostro caso, al primo stadio corrisponde l equazione (1), un modello di selezione di tipo Probit che spiega le probabilità che un impresa partecipi a progetti della comunità OS. Nel secondo stadio stimiamo l equazione di delega (2), attraverso un ulteriore modello Probit che spiega la probabilità di delegare ai dipendenti l autorità decisionale in merito all interazione con la comunità. * DPROGETTI i = ziγ + v i (1) * DDELEGA i = xiβ + u i (2) dove 16

17 DDELEGA DDELEGA e i i = DDELEGA = 0 se * i se DPROGETTI DPROGETTI * i = 0 * i > 0 DPROGETTI DPROGETTI i i = 1 = 0 se se DPROGETTI DPROGETTI * i * i > 0 = 0 Nonostante a priori non si possa escludere che le variabili esplicative possano agire su entrambe le specifiche, il loro impatto potrebbe essere diverso in ogni stato Le variabili esplicative In Tabella 5 sono presentate le variabili esplicative utilizzate nella stima dei modelli econometrici, distinguendo tra variabili utilizzate al primo e al secondo stadio (rispettivamente, determinanti della probabilità di partecipare ai progetti della comunità OS e determinanti della probabilità di delegare ai dipendenti). Tra le determinanti della delega compaiono, innanzitutto, tre misure dell importanza strategica rivestita dall OS per l impresa. I primi due indicatori misurano l innovatività della strategia OS dell impresa. Il database ELISS contiene informazioni di dettaglio sulle tipologie di strategie di innovazione intraprese dalle imprese a partire dal software sviluppato dalle comunità OS. Tali strategie variano dall avere una natura incrementale (quali la semplice fornitura di servizi complementari a prodotti OS standard) all essere più radicali (quali lo sviluppo di nuovi prodotti OS a partire da zero). In particolare, i dati ELISS ci hanno consentito di costruire le seguenti variabili binarie: DINNO1, che è uguale a uno se l impresa propone prodotti OS standard insieme a servizi complementari (quali installazione e formazione all uso dei prodotti, ad esempio installazione e formazione all utilizzo del sistema operativo Linux), DINNO2 uguale a uno se l impresa adatta programmi e soluzioni OS già esistenti alle esigenze dei propri clienti, DINNO3 che assume il valore uno quando l impresa integra programmi e moduli OS già esistenti in nuove soluzioni e li rilascia con licenza OS, DINNO4 uguale a uno se l impresa progetta e sviluppa nuove 17

18 soluzioni su richiesta dei clienti e le rilascia con licenza OS, e DINNO5 uguale a uno se l impresa sviluppa prodotti totalmente nuovi e li immette sul mercato con licenza OS. A partire da queste 5 variabili binarie si è, successivamente, cercato di costruire un unico indicatore sintetico. Per fare ciò si è calcolata la matrice di correlazione tetracorica tra le cinque variabili (si veda la Tabella A1 in Appendice), utilizzandola poi in un analisi fattoriale delle componenti principali (la tabella A2 in Appendice presenta i risultati di tale analisi dopo rotazione Varimax). Poiché è risultato che due fattori presentano un autovalore superiore all unità e spiegano il 70,4% della varianza nei dati, si è deciso di introdurli entrambi nei nostri modelli. Abbiamo utilizzato il nome INNO_RADICALE per il primo fattore, poiché in esso ricadono gli indicatori di strategie innovative più radicali (DINNO4 e DINNO5), mentre abbiamo utilizzato il nome INNO_INCREMENTALE per il secondo poiché in esso rientrano gli indicatori di strategie innovative meno radicali (DINNO1 e DINNO2; DINNO3 ricade in entrambi i fattori). Il terzo indicatore dell importanza strategica dell OS per l impresa che abbiamo introdotto nei modelli è rappresentato da PERC_FATT_OS, che misura la percentuale del fatturato dell impresa generato dall offerta OS. In linea con l ipotesi H1, ci aspettiamo che il segno del coefficiente di questa variabile, così come quelli di INNO_RADICALE e INNO_INCREMENTALE siano positivi. Per testare l ipotesi H2 introduciamo nelle stime una misura dell esperienza che l impresa ha maturato nelle precedenti interazioni con la comunità OS: LNPROG_OS, il logaritmo del numero di progetti OS in cui l impresa è entrata dall inizio della propria attività con l OS. Poiché quanto maggiore è l esperienza di un impresa con l OS, tanto meno rilevante è il vantaggio informativo dei suoi dipendenti e, dunque, tanto minore è la probabilità di delegare loro autorità decisionale, ci aspettiamo che il coefficiente della variabile abbia segno negativo. Coerentemente con l ipotesi H3, ci aspettiamo un segno negativo anche per il coefficiente della variabile binaria DTASK_NON_ROUTIN, che indica se l impresa scrive codice e/o è solita rispondere alle mailing list dei progetti OS in cui partecipa, attività che consentono ai dipendenti di 18

19 segnalare il proprio talento all interno della comunità OS. Consideriamo ora le variabili di controllo introdotte nei modelli. Tra le determinanti della delega abbiamo innanzitutto inserito LNDIMENSIONE, il logaritmo della somma del numero di soci operativi, dipendenti e collaboratori esterni dell impresa, come proxy della dimensione dell impresa e, quindi, della complessità della sua struttura organizzativa. Quanto più grande è l impresa, infatti, tanto più numerose sono le attività che i manager/amministratori devono gestire, dunque, tanto maggiore è il rischio di sovraccarico informativo che li induce a delegare autorità decisionale ai dipendenti (Colombo e Delmastro, 2004). Ci aspettiamo, dunque, che il segno del coefficiente di LNDIMENSIONE sia positivo. Una seconda variabile firm-specific che potrebbe spiegare la scelta di delegare autorità decisionale ai dipendenti è l età dell impresa (ETA), tuttavia non abbiamo aspettative sul segno del suo coefficiente, essendo controversa l evidenza empirica sul tema (Colombo e Delmastro, 2008). Infine, poiché riteniamo che la propensione alla delega possa variare da nazione a nazione, abbiamo inserito tra i controlli la variabile TRUST_NAZIONE, che è stata costruita utilizzando dati pubblici della World Values Survey 6, una serie di indagini condotte tra il 1981 e il 2007 su campioni rappresentativi di individui residenti in 66 Paesi per investigare le differenze relative alle loro attitudini sociali, religiose e politiche. Una delle domande poste nel corso di questa indagine si riferisce alle aspettative dei rispondenti riguardo al livello di fiducia che gli altri individui ispirano: In generale, diresti che ci si può fidare della maggior parte delle persone o che occorre essere cauti nel relazionarsi con gli altri? Utilizzando le risposte a questa domanda raccolte nel corso dell'indagine che è stata svolta tra novembre 2005 e febbraio 2006, abbiamo calcolato TRUST_NAZIONE come la percentuale degli individui che nella nazione in cui l impresa è localizzata hanno risposto che ci si può fidare della maggior parte delle persone. Il segno atteso del coefficiente di questa variabile è positivo poiché sembra ragionevole aspettarsi che la probabilità che un superiore deleghi autorità decisionale ai 6 19

20 propri sottoposti sia più alta nelle nazioni in cui le persone sono più propense a fidarsi degli altri (un risultato simile è in Bloom et al., 2009). Consideriamo ora le variabili che sono state introdotte nell equazione di selezione relativa alla partecipazione ai progetti OS, il primo stadio del modello di Heckman. La sopracitata letteratura sul tema suggerisce che la decisione di un impresa di partecipare ai progetti della comunità OS dipenda da vari fattori. Innanzitutto, può avere un ruolo importante il fatto che chi gestisce l impresa condivida i valori fondamentali del movimento OS. Abbiamo dunque costruito la variabile binaria DVALORI_OS, che vale uno per le imprese che hanno indicato la condivisione dei valori del movimento OS tra le prime tre motivazioni che spiegano la scelta di iniziare a offrire prodotti e servizi OS. Tali valori, infatti, promuovono lo scambio di conoscenze e codice con gli altri membri della comunità (Zeitlyn, 2003), quindi, coloro che li condividono saranno naturalmente più propensi all interazione e allo scambio e, dunque, anche a contribuire attivamente ai progetti. Poiché ci aspettiamo che condividere i valori del movimento abbia un effetto positivo sulla propensione a partecipare ai progetti OS, il segno atteso del coefficiente della variabile DVALORI_OS è positivo. Inoltre, la partecipazione ai progetti può essere influenzata dall ampiezza dell offerta OS. In particolare, dovrebbero essere più propense a entrare nei progetti le imprese che offrono un più alto numero di prodotti e/o servizi OS, poiché l interazione con la comunità può fornire loro conoscenze e codice che possono essere utilizzati per lo sviluppo di una più ampia gamma di soluzioni. Al contrario le imprese che offrono pochi prodotti e/o servizi OS hanno minore esigenza della conoscenza generata dalle comunità e potrebbero, pertanto, limitarsi a utilizzare le informazioni disponibili su Internet senza dover necessariamente contribuire attivamente. Si sono, dunque, costruite due variabili: LNPRODOTTI_OS e LNSERVIZI_OS calcolate come logaritmo rispettivamente del numero di prodotti e del numero di servizi OS offerti dall impresa. Ci aspettiamo un segno positivo per i coefficienti di entrambe. Poiché imprese di diverse età possono avere una differente attitudine nei confronti della comunità, anche nell equazione di selezione abbiamo introdotto la variabile ETA. Anche in questo caso non 20

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