Innovazione e competitività: un confronto settoriale tra l Italia e gli altri Paesi europei.

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1 Innovazione e competitività: un confronto settoriale tra l Italia e gli altri Paesi europei. Alessia Amighini (Università del Piemonte Orientale) Versione preliminare Intervento al convegno Innovare per competere. Come finanziare l innovazione? Novara, maggio 2003

2 1. Introduzione. Questo lavoro confronta la capacità innovativa dell Italia con quella degli altri Paesi europei nei settori di specializzazione italiana, con l obiettivo di valutare la relazione tra attività innovativa e performance commerciale del Paese. Nella odierna società della conoscenza, l innovazione tecnologica è uno dei principali fattori di sviluppo sociale, industriale ed economico. In particolare, l innovazione tecnologica nell industria rappresenta una delle maggiori determinanti della produttività, della competitività e della crescita dei Paesi nell economia internazionale. E questo uno dei risultati fondamentali della nuova teoria della crescita (Barro e Sala-i-Martin, 1995) e dei più recenti studi empirici sulle determinanti della competitività internazionale dei Paesi (Aininger, 2001; Commissione Europea, 2001). L Italia ha maturato storicamente una specializzazione produttiva e commerciale e un pattern di innovatività 1 che la rendono unica tra tutti i Paesi industrializzati, con punti di forza in settori e tecnologie tradizionali (tessile, abbigliamento, pelli, calzature), nelle macchine utensili e nella meccanica strumentale (Onida, 1978; Modiano, 1982; de Nardis, 1997). In particolare, il settore meccanico-strumentale è l unico settore ad alta intensità di tecnologia in cui l Italia mostra una chiara specializzazione (Ferrari et al., 1995). Le ragioni di questa specializzazione sono fortemente collegate alle determinanti storiche del tessuto produttivo nazionale: le grandi imprese nazionali hanno operato in un mercato protetto con pochi stimoli all innovazione come fonte di competitività. Anche le politiche industriali hanno offerto poche opportunità tecnologiche provenienti dalla ricerca industriale. Al contrario, le piccole e medie imprese (Pmi), che competevano su un mercato meno protetto, hanno sfruttato maggiormente i vantaggi competitivi dell innovazione di prodotto e di processo anche in settori tradizionali. 1 Misurata prevalentemente in termini di brevetti depositati presso lo European Patent Office o lo US Patent Office. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 2

3 Una delle conseguenze di questo sentiero di sviluppo industriale è la bassa intensità di ricerca che caratterizza da sempre il Sistema Innovativo Nazionale (Sin) italiano (Commissione Europea, 2000; tavv. 5-6). Questa caratteristica è il risultato di diverse determinanti 2, tra cui: l assenza di programmi militari di rilievo e il ridotto finanziamento pubblico alla ricerca civile; il basso livello del finanziamento privato alla ricerca industriale; il mancato decollo di alcuni settori ad alta tecnologia, il progressivo calo del peso di altri come informatica e chimica, e il basso livello di capacità tecnologiche accumulate dalle poche imprese in quei settori; infine, i ritardi e le debolezze della politica pubblica italiana sul coordinamento delle attività del Paese su alcune tecnologie chiave (Lissoni e Malerba, 2002). La bassa intensità di ricerca che caratterizza il sistema industriale italiano, unita alle caratteristiche del modello di specializzazione internazionale dell Italia, hanno sollevato dubbi circa la capacità del Paese di reggere la competizione internazionale nei confronti, da un lato, degli altri Paesi industrializzati i cui modelli di specializzazione sono più incentrati sui settori ad alta tecnologia e, dall altro, dei Paesi emergenti che da tempo guadagnano competitività nei settori tradizionali. Questo lavoro utilizza le informazioni tratte da un importante indagine sull innovazione delle imprese europee a livello settoriale, con l obiettivo di precisare il legame tra innovazione e competitività nei settori in cui l Italia ha una forte competitività internazionale. Il lavoro è organizzato come segue. Il paragrafo 2 riassume il recente dibattito sul modello di specializzazione internazionale dell Italia nei confronti dei Paesi industrializzati e dei Paesi emergenti. Il paragrafo 3 presenta la posizione dell Italia nel sistema innovativo europeo attraverso un confronto tra capacità innovativa e performance esportativa a livello settoriale. Il paragrafo 4 propone alcune considerazioni riguardo il ruolo dell innovazione nel modello di specializzazione italiano. 2 Diversi contributi hanno analizzato le determinanti del Sin italiano. Si veda in particolare Bussolati, Malerba e Torrisi (1996), Malerba (2000), Ferrari et al. (2001). Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 3

4 2. Il modello di specializzazione internazionale dell Italia nei confronti dei Paesi industrializzati e dei Paesi emergenti. Tutti gli studi sul modello di specializzazione dell Italia hanno confermato che il vantaggio comparato rivelato del Paese si concentra nei settori definiti tradizionali (tessile, pelli, abbigliamento, calzature) e nella meccanica strumentale (si veda tra gli altri Pietrobelli, 2002). Tale modello di specializzazione, sostanzialmente stabile negli ultimi 30 anni nonostante la forte crescita dei Paesi emergenti nei settori ad alta intensità di lavoro (si veda a questo proposito de Benedictis e Tamberi, 2001), mostra che il Paese ha saputo rafforzare i suoi vantaggi comparati sfruttando economie di scala, meccanismi di apprendimento e riposizionamento verso l alto di gamma. La specializzazione nei settori tradizionali avrebbe generato delle esternalità positive che spiegherebbero il vantaggio comparato a monte, nei settori a offerta specializzata, soprattutto produttori di macchinari e attrezzature per la produzione nei settori tradizionali (de Nardis, 1997; de Nardis e Malgarini, 1998). L Italia ha pertanto una struttura industriale caratterizzata da un marcato dualismo: da un lato, la quota di industrie ad alta intensità di lavoro e tradizionalmente classificati come industrie a bassa intensità di tecnologia 3 (tessile, abbigliamento e calzature) è maggiore rispetto agli altri Paesi industrializzati; dall altro lato, alcune industrie a monte ad alta intensità di tecnologia sono altrettanto forti (meccanica strumentale), nonostante il Paese sia sostanzialmente assente dagli altri settori al alto contenuto tecnologico. La specializzazione internazionale dell Italia ha suscitato preoccupazioni circa l anomalia italiana rispetto agli altri principali Paesi industrializzati e sollevato dubbi circa la sostenibilità di tale modello nei confronti dei Paesi emergenti. In primo luogo, è stato avanzato il timore che la persistente 3 La tradizionale classificazione dei settori tessile, abbigliamento, pelli e calzature come industrie a bassa intensità di tecnologia non considera però il valore della conoscenza contenuta nelle funzioni immateriali all interno di tali industrie (design) e il contenuto di tecnologia dei materiali innovativi utilizzati nelle produzioni cosiddette tradizionali. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 4

5 specializzazione merceologica delle esportazioni italiane nei settori tradizionali abbia escluso l Italia dai prodotti che negli ultimi anni si sono dimostrati più dinamici, in particolare i prodotti legati al settore delle tecnologie dell informazione e della comunicazione. In secondo luogo, la specializzazione in settori ad alta intensità di lavoro espone l Italia a forti pressioni competitive da parte dei Paesi emergenti, soprattutto asiatici, i quali possono ambire a competere direttamente con le produzione italiane. Più recentemente, analisi dettagliate a livello settoriale hanno permesso di specificare la posizione competitiva dell Italia nel mondo, precisando che alle origini del vantaggio competitivo italiano sta una forte e crescente capacità di competere su fasce alte del mercato, cioè su prodotti e servizi di alta qualità. In particolare, dal confronto della specializzazione italiana rispetto ai Paesi emergenti emerge che la qualità della produzione italiana è notevolmente superiore a quella di quei Paesi (de Nardis e Traù, 1998; Chiarlone e Helg, 2002). Un importante precisazione di questo risultato emerge dal confronto del modello di specializzazione italiano rispetto ai Paesi industrializzati: la qualità dei prodotti italiani è inferiore a quella degli altri Paesi industrializzati, tranne nel settore tessile e abbigliamento, dove non solo la qualità italiana è superiore, ma cresce a un tasso superiore rispetto agli altri Paesi avanzati (Chiarlone, 2001) 4. Questi risultati suggeriscono che il modello di specializzazione italiano sia meno vulnerabile e rischioso di quanto non sia stato più volte sostenuto. Anche se l Italia ha un modello di specializzazione più simile a quelli delle economie emergenti asiatiche che gli altri Paesi industrializzati, l analisi dei vantaggi comparati a un elevato livello di disaggregazione settoriale mostra che l Italia si colloca su fasce di mercato molto più elevate dei Paesi emergenti negli stessi settori tradizionali, e di conseguenza non subisce la concorrenza diretta di questi ultimi. 4 Ciò significa che il vantaggio di qualità dei prodotti italiani di tali settori aumenta nel tempo, nonostante il gap tecnologico dell Italia misurato sull intero settore industriale sia in crescita. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 5

6 Questo particolare modello di specializzazione caratterizzato dal rafforzamento dei vantaggi comparati attraverso il riposizionamento sull alto di gamma (differenziazione verticale del prodotto) conferma empiricamente alcuni importati risultati teorici nell ambito della teoria del commercio internazionale (Flam e Helpman, 1987), in particolare quello secondo cui i Paesi industrializzati fronteggiano la concorrenza dei Paesi emergenti producendo beni di alta qualità e lasciando ai Paesi emergenti le produzioni di qualità inferiore, dove la competitività dipende in gran parte da fattori di costo (Annachiarico e Quintieri, 1999; Petrucci e Quintieri, 2001). Tuttavia, la peculiarità della specializzazione italiana espone il Paese a una forte pressione competitiva seppur indiretta e potenziale da parte dei Paesi emergenti. Se finora il Paese è rimasto fortemente competitivo e ha guadagnato quote di mercato nei settori tradizionali, ciò non garantisce che tale modello possa essere sostenuto a lungo senza forti investimenti in innovazione. La capacità innovativa del sistema nei settori di vantaggio comparato, oltre alla differenziazione verticale del prodotto in termini di qualità, è infatti un fattore cruciale per sostenere efficacemente un modello che per condizioni storiche presenta elementi di anomalia rispetto alle altre principali economie industrializzate. A questo scopo è dedicato il prossimo paragrafo, che confronta la capacità innovativa dell Italia nei suoi settori di specializzazione, rispetto agli altri Paesi europei. 3. La posizione dell Italia nel sistema innovativo: confronto settoriale con gli altri Paesi europei. Questo paragrafo confronta la capacità innovativa dell Italia rispetto agli altri Paesi europei in due macrosettori nei quali il Paese ha da sempre un forte vantaggio comparato: il settore tessile-abbigliamento- pelli-calzature e il settore della meccanica strumentale. Per misurare la capacità innovativa si farà riferimento agli indicatori di innovazioni tratti dalla seconda indagine censuaria europea denomimata Community Innovation Survey (Cis2) pubblicata nel 1999 e condotta su Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 6

7 imprese dell industria e dei servizi in 14 Paesi europei su dati del periodo L indagine, condotta seguendo le indicazioni del Manuale di Oslo 6, considera imprese innovatrici quelle imprese che hanno introdotto prodotti e processi tecnologicamente innovativi. 7 Seguendo le indicazioni del Manuale, l indagine Cis si è basata su un particolare concetto di innovazione. Il concetto di nuovo è riferito all impresa, e non al prodotto, per cui il prodotto, il servizio o il processo produttivo non necessariamente devono essere nuovi per il mercato in cui l azienda opera. La definizione di migliorato si applica invece al miglioramento nelle prestazioni di un prodotto o servizio o nel modo in cui questo viene prodotto o reso. L atto innovativo dell impresa consiste dunque nel lanciare un prodotto o un servizio differente da quelli offerti precedentemente dall impresa stessa, o nell introduzione di un nuovo o modificato processo di produzione. Di conseguenza, l innovatore può semplicemente imitare o usare una tecnologia già conosciuta o applicata. Il concetto di innovazione è dunque usato nel senso ampio del termine per ricomprendere anche il processo di diffusione (e non solo di introduzione) di nuove tecnologie. Tale scelta è stata dettata dal fatto che in termini economici è interessante non solo individuare e misurare l atto innovativo, ma soprattutto i suoi effetti sull intero sistema produttivo (Sirilli, 2002) In particolare, le variabili considerate nel presente lavoro sono le seguenti: percentuale di imprese innovative sul totale delle imprese del settore; percentuale di innovatori di prodotto; percentuale di innovatori di 5 L indagine Cis2 è stata preceduta, all inizio degli anni Novanta, da una indagine sperimentale sul solo settore manifatturiero, la Cis1. 6 Il Manuale di Oslo (OECD-Eurostat 1997) è stato predisposto dall OCSE nel 1996 per la misurazione statistica dell innovazione tecnologica. Il Manuale si basa sul modello a catena dell innovazione e descrive le definizioni e le metodologie per la racconta dei dati sui seguenti aspetti: profilo dell impresa e delle sue prestazioni economiche, le attività innovative e il loro costo, gli output dell innovazione, le fonti informative per l innovazione, gli obiettivi dell innovazione, i fattori che promuovono e quello che ostacolano l introduzione dell innovazione, l uso di specifiche tecnologie, l impatto delle politiche pubbliche per l innovazione. 7 La valutazione è affidata alle imprese stesse, a cui vengono fornite le definizioni di innovazioni di prodotto e di processo, nonché esempi illustrativi di innovazioni in vari settori industriali. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 7

8 processo; percentuale di fatturato proveniente da prodotti nuovi (per l impresa e/o per il mercato), da prodotti migliorati (innovazione incrementale), o da prodotti nuovi anche per il mercato (innovazione radicale). Il settore tessile-abbigliamento-pelli-calzature L indagine Cis2 conferma l immagine di un settore tradizionale fortemente innovativo, con un numero assoluto di imprese innovative di gran lunga superiore a quello dei Paesi europei più industrializzati (circa doppio rispetto alla Germania e alla Svezia, i Paesi europei che dopo l Italia hanno il maggior numero di imprese innovative nei settori tradizionali considerati nel presente lavoro) (Tabella 1). Per l Italia risulta confermato anche il maggior numero di innovatori di processo rispetto agli innovatori di prodotto: nel campione gli innovatori di prodotto sono poco meno di 2000 rispetto a meno di 1500 di Germania e Svezia; gli innovatori di processo sono invece oltre 2500, contro circa 1000 della Germania, poco meno di 1000 del Regno Unito e valori decisamente inferiori di tutti gli altri Paesi europei. La capacità innovativa dell Italia emerge con ancor più rilievo se si considerano le imprese che introducono innovazioni di prodotto nuove sia per l impresa stessa che le introduce, sia per il mercato (cioè innovazioni radicali e non semplice diffusione di innovazioni già esistenti sul mercato). In questo caso, l Italia supera largamente tutti gli altri Paesi europei con quasi 1300 imprese che hanno introdotto prodotti radicalmente nuovi, rispetto alla Germania (con un numero di innovatori radicali pari a poco più della metà rispetto all Italia). I risultati della Cis2 diventano più interessanti ma meno confortanti se li si legge in termini di percentuale di imprese innovative (nei sensi suddetti) rispetto al totale delle imprese. Questa seconda lettura non risparmia all Italia la reputazione di Paese che investe strutturalmente poco in innovazione, anche nei settori dove è più competitivo. Nel settore Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 8

9 tessile-abbigliamento-pelli-calzature, la percentuale di imprese innovative sul numero totale di imprese in Italia era pari solo al 32%, valore significativamente superiore solo a quelli di Spagna, Portogallo e Belgio (Tabella 1). La percentuale di imprese italiane che introducono innovazioni di prodotto e di processo è risultata largamente inferiore a quella di paesi europei che, al contrario dell Italia, non hanno una forte specializzazione in questi settori tradizionali (come Germania, Regno Unito, Austria, Danimarca, Olanda). Inoltre, l Italia figura a livelli abbastanza insoddisfacenti per quanto riguarda la percentuale di imprese che introducono innovazione radicali: solo il 14% rispetto al 34% della Danimarca, al 33% della Germania, e a valori superiori al 15% della maggior parte dei Paesi dell Europa centro-settentrionale. L Italia supera solo i Paesi latini e mediterranei (Belgio, Francia, Portogallo e Spagna), oltre all Irlanda. Inoltre, secondo l indagine, la percentuale di fatturato delle aziende italiane innovative relativa a prodotti nuovi sarebbe stata solo del 4% sul fatturato totale di tali imprese, valore largamente inferiore al 17% della Germania e al 9% di Austria, Belgio e Norvegia, e superiore solo ai valori di Portogallo, Danimarca e Finlandia (Tabella 1). La percentuale di fatturato relativa a prodotti migliorati è stata solo dell 11% rispetto, ad esempio, al 29% dell Irlanda. Diverso è invece lo scenario se si guarda alla percentuale di fatturato attribuibile ai prodotti nuovi anche per il mercato, cioè innovazioni radicali, che vede l Italia primeggiare con un 22%, notevolmente superiore a tutti gli altri Paesi europei. Da questi risultati emerge quindi uno scenario caratterizzato da molte imprese innovative, che introducono soprattutto innovazioni di processo, di tipo radicale, dalle quali ottengono un elevata percentuale di fatturato. Tuttavia, questo gruppo di imprese ha dimensioni modeste nel tessuto industriale italiano, come emerge dai dati in percentuale, dove invece la maggior parte delle imprese dei settori tradizionali è poco innovativa. Tale risultato dipende anche dall elevato numero di imprese operanti nel settore. A conferma della posizione dell Italia nel sistema innovativo nei settori Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 9

10 tradizionali considerati, anche i dati sulla spesa in Ricerca e Sviluppo in percentuale sul fatturato, sempre tratti dall indagine Cis2, secondo i quali l Italia ha una quota dell 1,3%, inferiore a quella della Germania (1,7%), del Regno Unito (3,2%), e di altri Paesi come la Danimarca (3%) o l Austria (2,2%) (Quadrio Curzio, Fortis e Galli, 2002). Tabella 1 Alcuni indicatori della Cis2 per il settore tessileabbigliamento-pelli-calzature (paesi UE, 1996) imprese innovative innovatori di prodotto innovatori di processo innovatori con prodotti nuovi per il mercato val. ass. % val. ass. % val. ass. % val. ass. % Belgio Danimarca Germania Spagna Francia Irlanda Italia Olanda na Austria Portogallo Finlandia Svezia Regno Unito Norvegia % attribuibile a prodotti nuovi sul fatturato delle imprese innovative % attribuibile a prodotti migliorati sul fatturato delle imprese innovative % attribuibile a prodotti nuovi anche per il mercato sul fatturato delle imprese innovative Belgio Danimarca Germania Spagna Francia Irlanda Italia Olanda Austria Portogallo Finlandia Lussemburgo Svezia Regno Unito Norvegia Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 10

11 Dal confronto tra l Italia e il resto dell Europa sulla relazione tra capacità innovativa e performance commerciale nei settori tradizionali emergono alcune interessanti relazioni per i vari Paesi UE. Si possono infatti identificare due gruppi di Paesi che corrispondono a due diverse aree geografiche: i Paesi latino-mediterranei (Francia, Belgio, Spagna, Portogallo) e i Paesi centro-settentionali (Austra, Danimarca, Germania, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Svezia). Entrambi i gruppi hanno relazioni positive tra percentuale di imprese innovative e capacità esportativa, sebbene si collochino a livelli diversi: la capacità innovativa del primo gruppo è mediamente inferiore a parità di esportazioni. Rispetto a questo scenario, l Italia si colloca in una posizione del tutto particolare, con una percentuale di imprese innovative in linea con quella dei Paesi latinomediterranei, ma con una capacità esportativa di gran lunga superiore (Figura 1). Un risultato simile emerge anche dal confronto sulla base di altri indicatori di innovazione: l Italia presenta una percentuale relativamente bassa di innovatori di prodotto e di processo rispetto agli altri Paesi europei, pur essendo di gran lunga più competitiva sui mercati internazionali (Figure 2 e 3). Figura 1 Percentuale di imprese innovative nei settori tessile-abbigliamento-pelli-calzature dei paesi UE esportazioni (mld di $) IT DE FR UK BE NL AT ES PT FI SE IE DK NO % di imprese innovative Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 11

12 Figura 2 Percentuale di innovatori di prodotto nei settori tessile-abbigliamento-pelli-calzature dei paesi UE esportazioni (mld di $) IT DE FR UK PT ES BE NL SE AT DK FI NO IE % di innovatori di prodotto Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE Figura 3 Percentuale di innovatori di processo nei settori tessile-abbigliamento-pelli-calzature dei paesi UE esportazioni (mld di $) IT DE FR UK PT BE ES UK AT IE FI SE NO % di innovatori di processo Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE Il settore della meccanica strumentale Coerentemente con le informazioni e gli studi disponibili sul grado di innovazione misurato in termini di numero di brevetti depositati, l indagine Cis2 conferma l immagine di un settore meccanico-strumentale mediamente innovativo, con un numero assoluto di imprese innovative inferiore solo alla Germania e di gran lunga superiore a quello degli altri Paesi europei più industrializzati (circa doppio rispetto alla Francia) (Tabella 2). La posizione italiana di secondo Paese europeo più innovativo Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 12

13 nel settore considerato è confermata anche guardando al numero di innovatori di prodotto e di processo. Come nel caso dei settori tradizionali, la lettura dei dati in termini percentuali suggerisce ancora che le imprese innovative rappresentano una piccola percentuale del totale delle imprese del settore considerato. Anche i dati sulla percentuale di fatturato delle aziende italiane innovative relativa a prodotti nuovi o migliorati è inferiore a quella del resto dell Europa. Un risultato opposto vale invece per quanto riguarda il numero di imprese che introducono prodotti nuovi non solo per le imprese stesse, ma anche per il mercato, la posizione italiana è sempre seconda a quella tedesca, ma il divario è notevolmente inferiore rispetto a quello che si misura sulle variabili precedenti (2012 imprese italiane rispetto alle 2178 della Germania), e il peso percentuale sul totale delle imprese è superiore a quello tedesco (42% contro 39%) (Tabella 2). Questo suggerisce che il settore meccanico-strumentale italiano ha raggiunto elevati livelli di innovatività, soprattutto in termini di innovazioni radicali, come confermato anche dai dati sulla percentuale di fatturato attribuibile a tali innovazioni (18% in l Italia rispetto a percentuali talvolta notevolmente inferiori in tutti gli altri Paesi europei). Tabella 2 Alcuni indicatori della Cis2 per il settore della meccanica strumentale (paesi UE, 1996) imprese innovative innovatori di prodotto innovatori di processo innovatori con prodotti nuovi per il mercato val. ass. % val. ass. % val. ass. % val. ass. % Belgio Danimarca Germania Spagna Francia Irlanda Italia Olanda Austria Portogallo Finlandia Svezia Regno Unito Norvegia Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 13

14 % attribuibile a prodotti nuovi sul fatturato delle imprese innovative % attribuibile a prodotti migliorati sul fatturato delle imprese innovative % attribuibile a prodotti nuovi anche per il mercato sul fatturato delle imprese innovative Belgio Danimarca Germania Spagna Francia Irlanda Italia Olanda Austria Portogallo Finlandia Svezia Regno Unito Norvegia Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) A differenza dei settori tradizionali, dove la capacità esportativa italiana è notevolmente più elevata degli altri Paesi europei, nel settore della meccanica strumentale l Italia è seguita da vicino dai tre Paesi europei più industrializzati (Francia, Germania, Regno Unito). Per quanto riguarda la percentuale di imprese innovative, Italia, Francia e Regno Unito presentano una percentuale simile, leggermente superiore al 60%, e inferiore a quella della Germania, superiore all 80%. La competitività italiana supera però quella degli altri tre Paesi. Anche nel settore delle macchine utensili e della meccanica strumentale, l Italia si colloca in una posizione vicina alla media europea, largamente inferiore alla capacità innovativa dei Paesi dell Europa centrosettentrionale. Come nel caso dei settori tradizionali, la posizione dell Italia nel sistema innovativo europeo non riesce a spiegare completamente l elevata performance esportativa della meccanica italiana, notevolmente superiore anche a quella dei Paesi tecnologicamente più avanzati come la Germania (Figure 4, 5, 6). Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 14

15 Figura 4 Percentuale di imprese innovative nel settore della meccanica strumentale nei paesi UE esportazioni (mld di $) PT FI ES IT FR UK SE AT NL NO DK DE IE % di imprese innovative Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE Figura 5 Percentuale di innovatori di prodotto nel settore della meccanica strumentale nei paesi UE esportazioni (mld di $) PT IT UK FR DE ES AT SE NL FI NO DK IE % di innovatori di prodotto Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 15

16 Figura 6 Percentuale di innovatori di processo nel settore della meccanica strumentale nei paesi UE esportazioni (mld di $) IT UK FR DE SE AT FI 5000 NL ES DK IE 0 NO PT % di innovatori di processo Fonte: elaborazioni su dati Eurostat New Cronos (2001) e UNCOMTRADE 4. Osservazioni conclusive. Questo lavoro ha confrontato la capacità innovativa dell Italia rispetto agli altri Paesi europei nei settori in cui il Paese ha una forte performance esportativa. Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui settori nei quali l Italia presenta tradizionalmente un vantaggio comparato rivelato rispetto agli altri paesi europei il settore tessile-abbigliamento-pelli-calzature e la meccanica strumentale con l obiettivo di valutare quanto innovativi siano tali settori e quindi quanto la competitività italiana nel mondo dipenda dalla sua capacità innovativa. I dati mostrano che, per quanto riguarda il settore tessile-abbigliamentopelli-calzature, esiste una buona capacità innovativa in quanto a capacità di introdurre nuovi prodotti sul mercato (innovazione radicale). Questo conferma che la capacità esportativa delle imprese italiane sui mercati internazionali è strettamente legata all attività innovativa delle stesse (su design, materiali, prodotti e reti distributive). Per quanto riguarda il settore della meccanica strumentale, le imprese italiane innovative sono meno numerose di quelle tedesche, ma molto più numerose del resto dell Europa. Nel caso invece delle imprese che introducono innovazioni radicali, l Italia supera la Germania in termini percentuali ed è seconda Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 16

17 solo all Olanda. Lo scenario appare meno confortante in seguito a una lettura basata sulla rilevanza percentuale delle imprese innovative all interno del tessuto industriale. L Italia presenta una bassa percentuale di imprese innovative rispetto agli altri Paesi dell Europa centro-settentionale, mentre supera soltanto i Paesi dell Europa latina e mediterranea. Questo risultato può essere interpretato alla luce della forte frammentazione produttiva che caratterizza il tessuto industriale italiano, con numerose imprese di piccole e medie dimensioni. In Italia, la prevalenza delle Pmi e la diffusione del fenomeno distrettuale hanno consentito nel tempo una efficace divisione del lavoro e il mantenimento di elevati margini di profitto anche in settori sensibili al prezzo, come quello dei beni tradizionali, che subiscono sempre di più la concorrenza dei paesi emergenti. E proprio la concorrenza potenziale dai paesi emergenti sugli stessi settori ha spinto in tempi più recenti le imprese italiane dei settori tradizionali a investire nella differenziazione e nel riposizionamento del prodotto su segmenti più elevati, nei quali è possibile beneficiare di una maggior disponibilità a pagare dei consumatori ad alto reddito con una preferenza per prodotti di alta qualità. Anche se nel tessuto industriale sono mancate quasi totalmente Pmi hightech e science-based e in generale le nuove imprese schumpeteriane, che tanto peso hanno avuto negli Stati Uniti e in minor misura in Europa (Lissoni e Malerba, 2002), il sistema delle Pmi ha conseguito notevoli risultati sia nei settori dei beni di consumo tradizionali sia in quello meccanico-strumentale. Nel primo, attraverso innovazioni incrementali di prodotto, legate al design, all impiego di materiali innovativi e in generale al miglioramento qualitativo dei manufatti e dei servizi accessori. Questo tipo di innovazioni ha consentito l emergere di fornitori specializzati (Pavitt, 1984) in grado di realizzare macchinari necessari a questo tipo di progresso tecnologico strumentale. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 17

18 Oggi, il mantenimento dei livelli di competitività raggiunti dall Italia nel contesto dell economia globale dipende in gran parte dalla capacità del Paese di mantenere un grado di innovatività superiore a quello degli altri Paesi industrializzati nei settori tradizionali in cui è specializzato, e ad aumentare l investimento in innovazione nel settore meccanicostrumentale ad alta tecnologia. Solo innovando l Italia riuscirà a competere e a crescere, sfruttando al meglio le sue anomalie. Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 18

19 Bibliografia Aininger, K. (2001), The Impact of Innovation: Evidence on the Macro and Sector Level, Background Report, Enterprise DG, European Commission, Brussels. Annachiarico, B. e B. Quintieri (1999), Il Commercio intra-industriale verticale dell Italia nel tessile-abbigliamento, in Rapporto ICE, pp Barro, R. e X. Sala-i-Martin (1995), Economic Growth, McGraw Hill. Bussolati, C. Malerba, F. e S. Torrisi (a cura di) (1996), L evoluzione delle industrie ad alta tecnologia in Italia. Entrata tempestiva, declino e opportunità di recupero, il Mulino, Bologna. Chiarlone, S. (2001), Evidence of product differentiation and relative quality in Italian trade, Rivista Italiana degli Economisti, n. 2, agosto. Chiarlone, S. e R. Helg (2002), Il modello di specializzazione internazionale italiano e le economie emergenti dell Estremo Oriente, in Quadrio Curzio, A., Fortis, M. e G. Galli (a cura di), La Competitività dell Italia, vol.i (Scienza, Ricerca, Innovazione), Il Sole 24 ORE. Commissione Europea (2000), Statistics on Innovation in Europe. Data , Lussemburgo. Commissione Europea (2001), European Competitiveness Report 2001, Luxembourg. De Benedictis, L. e M. Tamberi (2001), Il modello di specializzazione italiano: normalità e asimmetria, Quaderni di ricerca n. 160, Dipartimento di Economia, Università di Ancona, in corso di pubblicazione su libro edito da F. Angeli. de Nardis, S. (1997), Fenomeni di persistenza e cambiamento nelle specializzazioni di Paesi industriali, Rivista di Politica Economica, vol. LXXXVIII, gennaio, pp de Nardis, S. e M. Malgarini (1998), Cambiamento, stabilità, rafforzamento. I vantaggi comparati dei Paesi europei nell era della globalizzazione, Quaderni di Ricerca Ice n. 8, novembre. de Nardis, S. e F. Traù (1999), Specializzazione settoriale e qualità dei prodotti: misure della pressione competitiva sull industria italiana, Rivista Italiana degli Economisti, VI, n. 2, agosto. Ferrari, S., Guerrieri, P., Malerba, F. Mariotti, S. e D. Palma (a cura di) (1995), L Italia nella competizione tecnologica internazionale. La meccanica Amighini, A. Innovazione e competitività: un confronto settoriale 19

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