Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino

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1 CONGRESSO TOMISTA INTERNAZIONALE L UMANESIMO CRISTIANO NEL III MILLENNIO: PROSPETTIVA DI TOMMASO D AQUINO ROMA, settembre 2003 Pontificia Accademia di San Tommaso Società Internazionale Tommaso d Aquino Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino Prof. Arkadius Gudaniec Catholic University of Lublin (Poland) The aim of this communication is to consider the relation between the subject of love and the good in the moment when love is rising. The analysis of the terms Aquinas uses to define love (like complacentia boni, coaptatio, aptitudo, convenientia etc.) demonstrates that in the nature of love there are always two aspects: the objective one, which is the influence of good into the subject (the subject is passive) and the subjective one, which is an answer of the subject to the good which moved him (the subject is active). These two aspects penetrate each other and are complementary in the dynamic character of love. Cognition makes the good available for the subject. The likeness results the main reason of love (complacentia) in the metaphysical prospective it is the real base to raise in the subject a deep connection with the good. This connection is love as complacentia boni. PREMESSA Nel piano dell integrità dell essere vivente l amore si può definire come il punto dell incrocio tra il ramo assimilativo del soggetto (cioè quello dell interiorizzare la realtà, fatto negli atti conoscitivi) e il suo ramo espressivo (quello dell esteriorizzarsi verso la realtà, fatto negli atti appetitivi). Mettendo lo sguardo più stretto alla questione si può dire così: essendo l atto primo dell appetito l amore svela la sua dinamica più originaria, cioè quella di completarsi in esso i due aspetti fondamentali: (1) quello che viene dall oggetto: un influenza (essere attratto) dal bene amato; (2) quello proprio al soggetto: l azione di amare verso il bene. Il primo aspetto nella natura dell amore ha un carattere passivo (ricettivo), il secondo invece attivo (creativo). Dal punto di vista del soggetto e delle azioni che emergono da esso, l amore è il principio e la causa di ogni azione, l inizio di qualunque attività del soggetto. Però, nella prospettiva metafisica l ordine oggettivo viene sempre prima di quello soggettivo, così come l actus precede (condiziona) la potentia per poterla attualizzare. Vale a dire, l amore, per diventare l azione del soggetto Copyright 2003 INSTITUTO UNIVERSITARIO VIRTUAL SANTO TOMÁS Fundación Balmesiana Universitat Abat Oliba CEU

2 A. GUDANIEC, Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino verso un bene, sorge come un effetto dell influsso reale del bene. Questo sorgere dell amore in rapporto col reale lo esprime in modo più generico e più interessante la formula complacentia boni (compiacenza del bene), usata dall Aquinate. Questo breve comunicato vuole riprendere certi aspetti del fatto di sorgersi l atto dell amore, accennandone di più il lato passivo, per quanto il soggetto subisce l influenza del reale riconosciuto come il bene (o il male), potendo poi destare tutta la sua attività volta ad esso. Come primo passo verrà effettuata un analisi dei termini, usati da Tommaso d Aquino per esprimere la natura dell amore in quell iniziale momento appetitivo, di cui si tratta. In seguito sarà ripreso l aspetto della conoscenza e il suo rapporto coll amore, altresì la questione di similitudine, come un essenziale motivo della complacentia. Alla fine verrà considerato il concetto di amore come passio, per concludere la riflessione di tutti gli accenni passivi qui ripresi. Il mio scopo sarebbe quello di esaminare il carattere e la natura di quel primo contatto tra l appetito e il bene così che si possa cogliere meglio il rapporto tra l aspetto oggettivo (passivo) e quello soggettivo (attivo) nell amore, il quale rapporto fa capire più profondamente i sorgenti ed i principi di tutte le nostre azioni. 1. L ANALISI DEI TERMINI USATI DA TOMMASO Negli scritti di Tommaso d Aquino sull amore, soprattutto in Summa Theologiae pars I-II, dove parla sull amore quanto è passione, troviamo alcuni termini che esprimono la natura dell amore, esplicitandone una varietà degli aspetti interessanti e non sempre ovvi. Per cui vale la pena analizzare queste parole di modo che si riesca ad ottenere dei nuovi cenni nella questione che ci interessa. Restringendo l ambito dell analisi a certe quaestiones di I-II di Summa Theologiae (sono soprattutto le questioni n ), troviamo già tutto il gruppo dei termini che esprimono l aspetto passivo dell amore. Oltre complacentia boni, usato più spesso, ci sono seguenti termini: connaturalitas, coaptatio, aptitudo, convenientia, consonantia, inclinatio, proportio. L espressione complacentia boni subito si impone come diversa dalle altre, sia per la sua struttura (comprendente i due elementi), che per il ruolo che le dà l Aquinate: la usa spesso per chiarire o spiegare altre espressioni 1. Per queste ragioni complacentia boni sarà ultima da analizzare. 1 Ad es. coaptatio [...] idest ipsa complacentia boni, Summa Theologiae, I-II, 26, 1; proportio [...] qui nihil est aliud quam complacentia boni, ibid., 25, 2. p. 2

3 Congresso Tomista Internazionale Prima cosa da notare è il fatto che tanti termini summenzionati hanno una forma della composizione sintattica comprendente un suffisso con- (co-, com-), che proviene dalla preposizione cum. Il significato fondamentale di questo suffisso in latino (e nelle lingue provenienti dal latino) è: [anche qui dobbiamo usare quel suffisso] un nesso (con-nesione), un legame (collegamento), certa co-munanza e com-partecipazione, una simultaneità (contemporaneità) o una com-pagnia. Il suffisso può anche funzionare come un intensificazione o modificazione del significato della parola, con la quale si unisce 2. È ovvio dunque che tutti questi sensi (o almeno alcuni) entrano in qualche modo nell ambito della questione che stiamo esaminando. L altra osservazione riguarda la percettibile divisione nel gruppo delle espressioni secondo i loro significati. Tenendo conto delle funzioni semantiche delle radici dei nomi, possiamo distinguere due tipi di significati: (1) Le forme che indicano la similitudine stessa, la commensurabilità o la comunanza come il suffisso con- appena menzionato. Così: (A) connaturalitas significa un affinità delle nature (lasciando a parte le analisi del senso di questa affinità); (B) convenientia, insieme a consonantia, che le corrisponde come una metafora, indicano sempre la similitudine, ma sembrano di introdurre il livello conoscitivo (una cosa conviene, o è conveniente, quando la riconosciamo tale); (C) infine proportio è l espressione più generale e indica semplicemente qualunque commensurabilità o corrispondenza tra due fattori, che restano in certa armonia 3. (2) Altre forme che usa Tommaso aggiungono un fattore interiore del soggetto, cioè un suo impegno, una reazione se si può dire così davanti al fatto di quella similitudine apparsa. Si tratta di: (A) un adattamento, un adeguamento all oggetto: coaptatio; (B) una capacità, un attitudine verso esso: aptitudo; 2 A. Ernout, A. Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine, Parigi 1959, vol. 1, p. 156; L. Castiglioni, S. Mariotti, Vocabolario della lingua latina, Milano 1996, p. 266; M. Plezia, Slownik lacinsko-polski, Varsavia 1998, vol. 1, p Etimologicamente la parola riguarda l ordine delle parti o dei fattori che corrispondono secondo certa misura. p. 3

4 A. GUDANIEC, Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino (C) una disposizione, un inclinazione verso esso: inclinatio (questo termine è usato da Tommaso anche in senso più generale, cioè come l appetito stesso). Quel secondo gruppo dei termini esprime bene l aspetto soggettivo: il soggetto davanti al bene prende un atteggiamento, entra nel rapporto in carattere di un fattore attivo. Questa attività significa in primo piano un dirigersi o una tendenza a realizzare quel rapporto, che è in pratica una tensione tra l actus e la potentia. Così nel soggetto comincia a costruirsi un legame intimo con l oggetto incontrato, riconosciuto come il proprio bene. Alla fine dell analisi torniamo all espressione fondamentale per le nostre considerazioni: complacentia boni. Vagliando il suo significato altresì la sua struttura, vediamo una ricchezza del contenuto e una pluralità degli aspetti. In certo senso possiamo dire che in questa espressione si uniscono i due lati menzionati prima: quel oggettivo e quel soggettivo. Il verbo complacere (come in tante altre lingue) significa esercitare influenza, agire, destare in qualcosa una reazione positiva. Questo è l aspetto oggettivo della compiacenza (dell amore): è il bene che piace, fa piacere, desta l appetito 4. Dall altra parte, prendendo in considerazione complacentia come un atto che appartiene al soggetto, ne troviamo l aspetto soggettivo: è il soggetto a cui piace il bene. [Se il mio senso linguistico è giusto] quell aspetto potremmo esprimerlo dicendo: compiacersi di un bene (l uso riflessivo del verbo latino complacere confermano i vocabolari 5 ). Così la complacentia significa un atto del soggetto volto all oggetto 6. Inoltre, soprattutto in certe lingue (ad es. il polacco), nell espressione complacentia boni ci si può accorgere una presenza del soggetto nell oggetto 7. Complacentia vuol dire dunque un congiungimento con l oggetto desiderato, adeguato. Qui viene fuori la questione scoperta già prima, cioè quella di realizzare nel soggetto in qualche modo la similitudine accorta in un bene. Si può comunque dire di un adesione del soggetto all essere corrispondente. In qualsiasi punto della nostra analisi siamo, troviamo sempre una similitudine, un affinità o una corrispondenza, che il soggetto scopre nell oggetto, e dall altra parte un dirigersi al bene, un aderire del soggetto, il quale comincia prendere iniziativa. Il primo fattore (oggettivo) riconosciamo 4 L apposizione boni in questo caso funge da Genetivus Subiecti. 5 M. Plezia, Slownik lacinsko-polski, op. cit., vol. 1, p L apposizione boni funge qui da Genetivus Obiecti. 7 In polacco: upodobanie w dobru sarebbe: compiacenza nel bene. p. 4

5 Congresso Tomista Internazionale come la ragione reale (fundamentum in re) del fatto di complacentia, il secondo come la risposta (alla cor-rispondenza incontrata) del soggetto, nel quale nasce il legame con il bene, e in conseguenza tutta l attività verso esso. Perciò l amore-compiacenza in questo punto si potrebbe definire come un vincolo, o un adesione, tra il soggetto e l oggetto (il suo bene), un vincolo fondato sulla conosciuta in certo modo similitudine. L aspetto passivo e attivo dell amore si penetrano l un l altro in modo essenziale, perché essi sono i due fattori necessari del fatto dell amore: che si possa destare da una cosa reale e che si possa nascere come un azione del soggetto. Rimangono dunque da considerare le questioni della conoscenza e della similitudine. 2. CONOSCENZA E SIMILITUDINE NELLA DINAMICA DELL AMORE La conoscenza sembra una cosa fondamentale per l amore, perché non è possibile nessun atto del soggetto senza conoscere prima l oggetto esso solamente essendo conosciuto, cioè assimilato in qualche modo dal soggetto, è capace di destare gli atti appetitivi, ad esso tendenti. In questo punto però non voglio riprendere l ambito ampio del rapporto tra la conoscenza e l amore (l appetito), ma piuttosto certi aspetti che la conoscenza introduce nel comprendere l amore come la compiacenza del bene. Se parliamo di compiacenza subito ci accorgiamo che il verbo piacere riguarda il bello. Piacere vuol dire presentarsi come un bello (o un bene). Sappiamo che il bello, rispetto al bene, porta in più il valore del vero, cioè di cognitum. Il verbo piacere dunque comprende essenzialmente il momento conoscitivo. È proprio nell atto di complacentia che un oggetto prima conosciuto (e infatti come conosciuto) desta una reazione nel soggetto. L amore è una risposta all essere riconosciuto come il proprio bene, quindi la conoscenza risulta una necessaria condizione dell amore. Per diventare un bene lo scopo delle azioni del soggetto non basta che sia conosciuto occorre che si imponga (o renda presente) ad esso con una particolare forza. Per questo la conoscenza (la ragione o i sensi) presenta alle virtù appetitive non una copia (un immagine) dell essere, ma il suo aspetto del bene, cioè l essere stesso, il quale solo come una perfezione desiderata dal soggetto può destare la tendenza ad esso. Il giudizio sul bene nasce dal fatto (in qualche modo reso consapevole) che il soggetto è l essere non compiuto ed ha bisogno degli altri enti, secondo le loro perfezioni. p. 5

6 A. GUDANIEC, Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino Possiamo comunque dire che la conoscenza rende il bene accessibile al soggetto, così che il bene si imprime in esso sotto la forma della compiacenza. Questa figura originaria dell amore, analoga alla species impressa in ambito della conoscenza, apre il soggetto all agire del bene. Così in seguito emerge l atto dell amore come l azione propria del soggetto, volta al bene. La compiacenza è dunque una conseguenza del riconoscimento dell essere come il bene per il soggetto, e per questo è un primo legame con il bene, che fa poi nascere le azioni proprie del soggetto, partendo dall atto dell amore nel senso stretto. La conoscenza si presenta quindi come un necessario passaggio tra l essere come il bene e l appetito del soggetto, al quale esso in tal modo si può rendere accessibile. Però la ragione fondamentale dell amore, come abbiamo visto, sta nella parte dell oggetto. Dice Tommaso: similitudo, proprie loquendo, est causa amoris 8. Bisogna dunque considerare di che tipo della similitudine si tratta in caso dell amore. Nella parte seguente del testo citato si parla dei due tipi di similitudine: (1) secondo l identità dell atto e (2) secondo una corrispondenza tra l atto e la potenza. Due cose sono simili in senso stretto quando esiste tra loro un identità dell atto, per cui la parola similitudo l Aquinate la usa piuttosto per la conoscenza (dove la forma conoscitiva e simile alla cosa conosciuta) che per l amore. A quell ultimo si riferisce invece il secondo tipo di similitudine, che potremmo chiamare potenziale o dinamico. Questa similitudine definisce la natura nel suo processo di sviluppo: l essere si perfeziona trasformandosi dalla potenza al proporzionato atto. La parola più giusta è perciò convenientia, una convenienza, corrispondenza il termine che risulta un equivalente appetitivo di adaequatio alla parte della conoscenza 9. Esiste quindi una convenienza, che per quanto è conosciuta diventa la compiacenza. La convenienza è fondata sul principio della proporzione reale tra l atto e la potenza: se esiste una potenza, necessariamente deve esistere l atto conveniente ad essa. L atto deve però trovarsi nel campo di vista del soggetto adeguato (la potenza), per poterlo realmente e concretamente muovere ad appetire se stesso. È la conoscenza che fa riconoscere quella convenienza, di modo che il soggetto, trasformandosi all atto, acquista un attitudine alla tendenza verso ciò che è conveniente (buono). 8 Summa Theologiae, I-II, 27, 3. 9 Per il carattere dinamico alcuni termini, usati per definire certi aspetti dell amore, sono stati costruiti dai participi attivi: veniens, sonans, placens, le loro radici invece spesso riguardano qualche azione o movimento. p. 6

7 Congresso Tomista Internazionale Quindi, una esistente similitudine dinamica, per quanto verrà sperimentata nel soggetto, diventa la compiacenza in questo soggetto. Possiamo dire, la similitudine (convenienza) in certo senso rende il soggetto simile all oggetto, nel quale si è riconosciuta la similitudine. Quel rendere simile non è altro che la complacentia boni, destata così nel soggetto. In questo punto si potrebbe aggiungere che in certe lingue le parole piacere e simile sono etimologicamente collegate (polacco: podobny, podobac sie; inglese: likeness, to like) 10. Nel soggetto la compiacenza non è altro che l inizio di tendere che va verso l unione con il bene conveniente (è così simile). Non è poi possibile, dice Tommaso, tendere a uno scopo, che è sproporzionato 11. La similitudine la possiamo dunque definire come la ragione della tendenza verso il bene ma se la tendenza è l azione del soggetto (o esprime la sua natura), la suddetta ragione deve emergere in qualche modo nel soggetto. Essa emerge proprio come l amore-compiacenza, che è un iniziale ed elementare prendere l atteggiamento del soggetto verso il bene. Anche se, dunque, viene dalla parte dell oggetto, esprime un atteggiamento del soggetto di fronte all essere-bene incontrato. In questo senso si potrebbe dire di un aspetto (virtualmente) attivo della compiacenza. 3. IL CARATTERE PASSIVO DELLA COMPIACENZA La vera e primaria causa dell amore, come dice Tommaso 12, è il bene la cosa reale, che risulta conveniente al soggetto adattandolo a se stessa con una forma introdotta in esso, che non è altro che l amore sotto la specie di complacentia. Si potrebbe dire, quindi, che la compiacenza consiste nel fatto dell emergersi nel soggetto una coscienza della convenienza di fronte a un oggetto. Questa coscienza dovrebbe essere intesa piuttosto come un esperienza o un impressione, perché così è la natura dell appetito. Quando l Aquinate dice che l amore è coaptatio appetitus [...] ad aliquod bonum 13, vuol dire in primo piano che è l oggetto ad adattare il soggetto a se stesso. Quell aspetto oggettivo, sempre qui sottolineato, dove il bene prima agisce alla virtù appetitiva, causando in essa una mutazione, trova il suo termine correlativo dalla parte del soggetto nella figura di passio. 10 Pare che da una radice indoeuropea (in greco hama prima suonava sama), che significava l uguaglianza, provengono le parole come: lat. amor, similis, ing. same ecc. Vide J. Pieper, Über die Liebe, Monaco 1972, capitolo I. 11 S. Th., I-II, 25, Ibid., 27, Ibid., 26, 1. p. 7

8 A. GUDANIEC, Amore come complacentia boni in Tommaso d Aquino Così raggiungiamo un altra definizione dell amore, inteso come passio, che esprime il fatto dell originario cedimento o l arrendevolezza di fronte all oggetto, il quale muove e attrae il soggetto verso se stesso. Poi, per quanto attrae, piace, e così introduce nel soggetto certa concordanza tra esso e se stesso. Ripetiamo dunque, la compiacenza, che è un adattamento del soggetto al bene, ha la forma di passio (per cui il soggetto è passivo), perché è l oggetto che adatta il soggetto. L origine dell amore sta quindi nel suo essere passio, che afferma Tommaso certe volte 14. A prescindere dal concetto metafisico, ultimamente analogico, di passio, siamo costretti di dire che l amore, almeno come la compiacenza, è nella sua essenza passio, perché solamente così è possibile che il bene faccia nel soggetto un effetto, il quale gli dà una disposizione per tendere verso esso. Passio bisogna ovviamente intenderla analogicamente, che afferma poi l Aquinate 15 nell essere umano, il quale è composto di anima e corpo, passio amoris si manifesta di più al livello sensitivo (psico-corporale), al livello intellettuale invece si manifesta in certo senso (analogo, più largo) e per quanto esso dipende dal livello sensitivo. L amore come compiacenza del bene è passio, cioè la prima e spontanea reazione del soggetto al bene incontrato. 14 Ad es. ibid., 26, Ibidem. p. 8

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