La democrazia degli altri Sergio ROMANO

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1 La democrazia degli altri Sergio ROMANO Longanesi & C., Milano, 2001 Il crollo del Muro di Berlino, nel Intanto il senso del sottotitolo: il 1989, ha segnato lo sgretolarsi dell'e- terzo dopoguerra fa riferimento alla quilibrio geopolitico tra USA-URSS. Gli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta, si sono assunti il "governo" del pianeta. Ma dopo i fatti dell'il settem- "guerra fredda" quale "più lunga delle tre grandi guerre del Novecento". Una guerra non cruenta come le altre due, che non ha comportato la disfatta rnilibre 2001, le speranze riposte in un tare di uno dei contendenti, ma che nuovo ordine americano appaiono in pure ha registrato conflitti periferici - crisi. Per analizzare questo scenario, Ser- per procura -di tutto rilievo (Corea, gio Romano -ricco della sua esperien- Vietnam, Mghanistan) e ha infine za di diplomatico, che lo ha visto rap- presentante alla NATO nel biennio determinato il crollo dell'urss. La pace non ha, però, prodotto un assetto e ambasciatore a Mosca geopolitico più stabile; anzi appare oggi, durante i cruciali anni della Perestrojka sotto questo aspetto, un'occasione -compie una carrellata su fatti e per- persa. sonaggi che hanno occupato la scena La testimonianza più drammatica politica internazionale nell'ultimo è fornita dai ripetuti casi di collasso di decennio del XX secolo, dalla caduta organismi statali che hanno caratterizzadel Muro di Berlino all'attacço terrori- stico alle Torri Gemelle. Gli anni fra queste due date -densi di avvenimenti di grande rilievo, dalla prima Guerra decolonizzazione, divisi al proprio interdel Golfo ai conflitti nelle repubbliche no da una moltitudine di frontiere etniex sovietiche e nell'ex Jugoslavia, fino agli sviluppi sociali e politici in Cina -potenze coloniali avevano artificialmensono i protagonisti de La pace perduta to le crisi africane degli ultimi anni. La guerra fredda aveva, paradossalmente, garantito la stabilità degli Stati nati dalla co-linguistiche, eredità di confini che le te creato. Il fiume di crediti e finanzia Il grande disordine mondia- menti garantito dalle due superpotenze le: guerre e crisi nel terzo dopoguerra. permetteva a questi Stati di distribuire 385

2 dividendi che ne assicuravano la soprav- vivenza. Le grandi crisi africane sono scoppiate quando queste aziende-stato, sfruttate da un leader nell'interesse del in una visione delle relazioni internaziosuo clan, smisero di essere utili ai due nali ispirata alla multilateralità. La rivoblocchi. Bruscamente congedati, "i satelliti africani della guerra fredda per- detrero il sostegno politico finanziario di cui avevano goduto negli anni prece- denti e con esso il potere. Alcuni Stati -teleguidate, Somalia, Liberia, Sierra Leone -preci- pitarono nel caos della guerra civile. Altri, come l'etiopia, cambiarono bru- passo con la maggiore propensione degli esecutivi statunitensi all'uso della forza, senza che tale opzione sia inserita luzione militare realizzata negli USA tra gli anni '80 e '90, centrata sul massiccio uso delle nuove tecnologie (gestione elettronica del campo di battaglia, armi sistemi "furtivi" che ingan- nano le difese avversarie, ecc.), ha avuto un fondamentale aspetto politico. La riduzione dei rischi per il personale -scamente regime e dovettero subire militare americano, ha consentito, di l'amputazione di una provincia. In altri fatto, ai presidenti USA di ricorrere più ancora -il Ruanda e il Burundi -una facilmente alle armi. Al contempo, le etnia ruppe il patto di convivenza triba- le e cercò di sbarazzarsi dell'etnia rivale. In uno di essi (lo Zaire, ora nuovamen- te Repubblica del Congo) il crollo del vecchio regime ha provocato un guerra Somalia, Bosnia, Kosovo). Combinanin cui si sono impegnati per la sparti- zione e lo sfruttamento delle sue risorse, USA diffidano del mondo ma vorrebsette Stati africani. [...] La fine della guerra fredda ha reso, insomma, il con- ciclicamente preda di umori isolazionitinente molto più conflittuale e perico- loso di quanto non fosse stato negli incoerente presenta alcuni inconvenienanni precedenti. Ciò che a noi è parsa la fine di un incubo è stato per gli afri- cani l'inizio di una delle peggiori fasi della loro storià'. La nuova instabilità va di pari operazioni militari "chirurgiche" hanno continuato a far registrare pesanti danni alle popolazioni civili soggette agli attacchi e risultati politici precari (vedi do unilateralismo e imperialismo, gli bero governarlo. L'elettorato è, poi, sti. Questa politica "intermittente e ti e qualche vantaggio. L'America ha una altissima coscienza di sé, crede di avere un destino manifesto e dispone delle più potenti forze armate mai costi- tuite nella storia dell'umanità. Ma è 386

3 troppo democratica per essere sempre a Kabul, in cui sono presenti tutre le una potenza totalmente e risolutamente minacce che gravano s~ii'europa - imperiale. Non vi sarà mai un 'ordine americano'; e il disordine, nella politica internazionale, può essere garanzia di libertà". Un ordine intermittente, attor- niato da aree di conflitto, segue, quindi, la fine della divisione del pianeta in due blocchi. È in questo quadro che si col- locano fenomeni e tendenze in atto nel- l'ultimo decennio del XX secolo. Destinati a condizionare la scena dei prossi- riconquista dell'europa orientale dopo la caduta della cortina di ferro, con l'imi anni appaiono, in particolare: a) la nevitabile scontro con la chiesa ortodosrinascita del nazionalismo nella Repub- sa; di affermazione di un ruolo di difeblica popolare cinese, che conferma l'importanza assunta dal nazionalismo nei regimi comunisti o post comunisti, dell'avvento della globalizzazione, guidopo la grande crisi della loro ideolo- gia; b) l'emergere di una nuova area geopolitica e geoeconomica da Pristina fanatismo religioso, terrorismo, traffici di droga, armi ed esseri umani -e dove si combattono le guerre etniche del Caucaso, le guerre petrolifere del Caspio e le guerre tribali dell'asia ex sovietica; c) le crisi del mondo arabo, che ingrossano le file del movimento religioso radicale; d) la duplice strategia messa in atto dalla chiesa cattolica: di sa nei confronti dei popoli e dei Paesi che rischiano l'emarginazione a causa data da un capitalismo insidioso e dalla brutalità della speculazione finanziaria. CS. Già pronta parecchi mesi or sono, questa recensione non è stata pubblicata prima per ragioni di spazio. Per il tempo trascorso ho dovuto però rivisitarla. La democrazia degli altri Amartya SEN Milano, 2004 in redazione sono infatti intervenuti cosl tanti eventi riconducibili al concetto di democrazia che sarebbe impossibile ricordarli tutti benché sia indispensabile Tra la prima e la seconda consegna citarne qualcuno: la permanente situa- 387

4 zion~ di instabilità in Iraq, non ha impe- dito che, per la prima volta nella storia, vi siano state competizioni elettorali "regolari", analogamente a quanto acca- "la Repubblica" dell' Il aprile 2004, tesduto in Mghanistan e Palestina, cosl come non possono essere taciuti i muta- cauta perplessità. Sen si è imposto all'atmenti in Georgia ed Ucraina fino ai tenzione mondiale con il conseguimenrecenti fermenti che si registrano nell'a- sia centrale delle Repubbliche caucasiche ex-sovietiche; né può essere omessa, in questo rapido flash back, la rielezione di Gorge w: Bush a presidente degli Stati Uniti d'america visto che, a torto o ragione, è l'ispiratore politico di scelte (uno dei suoi testi più noti è, per l'apche coinvolgono il mondo intero in n~e di quella che, forse, sarà ricordata 2003). Studioso eclettico per formaziocome "dottrina di Rigà': il superamento della logica di Yalta in nome dell' affer- mazione della democrazia occidentale, ovvero, secondo i critici, degli interessi due saggi raccolti in un "compatto libriccino avvolto in una bella copertina gialla ", come lo descrive B. Placido su sendone le lodi commiste a qualche to del premio Nobel per l'economia nel 1998 ma è d'uopo precisare che è molto più che un economista, spaziando con disinvoltura in altri campi del sapere, quali la fùosofia politica, la sociologia, la storia delle idee, la geo-politica, l'etica punto, "Etica ed economià', Roma-Bari, ne e per vicende di vita vissuta, rappre~ senta un legame vivente tra sistemi cul. turali diversi, in particolare tra mondo occidentale ed orientale, senza per queplanetari dell'unica superpotenza sto trascurare le vicende di altre aree ed sopravvissut alla guerra fredda. Il nesso che lega questi eventi al testo in rassegna risiede, come già dal titolo traspare, proprio nella circostanza poi insegnato in Europa e parti colarche vi viene negata l'univocità del con- mente nel Regno Unito. Ha uno speciacetto di democrazia, sul quale avrebbero le legame anche con l'italia, avendo spopesato troppo accentuatamente condi- zionamenti "europocentrici" e, in senso più ampio, occidentali. Prima di entrare nel merito, qual- Spinelli ed Emesto Rossi, del "Manifeche cenno biografico all'autore di questi in particolare dell'africa. Nato in India, e precisamente nel Bengala, nel 1933, ha a lungo studiato e sato Eva Colo mi, prematuramente scomparsa, la minore delle tre figlie di Eugenio Colomi, firmatario, con Altiero sto di Ventotene". 388

5 Conoscitore, dunque, per diretta esperienza, oltre che per motivi di stu- dio, delle istituzioni dei Paesi dell'euro- pa occidentale, riconducibili al modello di rilevanza pubblica come pure la tutedella democrazia liberale classica, l'auto- re si dice convinto che l'evento di mag- giore importanza del XX secolo, cosl ricco di avvenimenti dolorosi per l'uma- nità, quali l'affermarsi di ideologie tota- litarie e il divampare di due conflitti mondiali con milioni di vittime civili, sia stato "l'ascesa della democrazià', inte- grande nazione democratica del mondo, un referendum sulla scelta tra la salvasa cosl come comunemente la si intende, guardia dei diritti e più prospere condisecondo un archetipo concettualmente zioni di vita dal punto di vista economiconsolidato con accezione che si ritiene tadini di liberamente discutere delle decisioni che li riguardano sulla base di corrette informazioni circa le questioni la delle minoranze. Al riguardo l'autore cita (cfr. pago 36) la mancanza di notizie sul manifestarsi della "Sars" da parte delle autorità cinesi come sintomo del carattere non democratico della grande potenza asiatica, laddove in India, la più co ha dato luogo ad un forte e sentito mutuata dall'antica Grecia, ossia il dibattito tra la popolaziq~e (libertà e governo del popolo o, più precisamente, condizioni economiche, secondo l'autodella maggioranza dello stesso (cfr. Tuci- dide II, 37: "La nostra Costituzione... di sviluppo umano non può essere misusi chiama democrazia perché il potere rato attraverso i soli parametri econominon è nelle mani di pochi, ma dei più"). Ma è questo il punto focale della tesi di Sen: la definizione riferita appare, nel re, vanno di pari passo, giacchè l'indice ci, come sostenuto in un altro suo cele- bre studio: "Lo sviluppo è libertà -Per- ché non c'è crescita senza democrazia, giudizio dell'autore, riduttiva. ultima edizione Milano, 2001). Il concetto reale di democrazia Il primo dei due saggi costituenti il non è da identificare, come la filosofia politica classica di matrice europea ha democrazià' -, scritto nel 2003 e quinsempre fatto, esclusivamente secondo i parametri propri della 'polis" greca testé indicati giacché vanno valutati con la a spostare l'angolo di visuale del probledovuta attenzione altri fattori e, tra que- ma "democrazià' giacché il nucleo fonsti, in particolare la possibilità per i cit- testo in rassegna -Le radici globali della di dopo l'attacco alle "Torri gemelle", testimonia lo sforzo dell'autore proteso dante del relativo concetto non è il 389

6 0/""'"""'"~ ~ RECENSIONI momento deliberativo (rectius non Storicamente, ad esempio, mentre esclusivamente il momento deliberativo in Occidente ì'ìnrolleranza religiosa che conserva tutta la sua importanza) legittimava l'inquisizione e, qualche ma quello cronologicamente e logica- mente precedente la decisione, ovvero il pubblico dibattito e la discussione aperta e senza condizionamenti ovvero il momento partecipativo. Come già fatto da Karl R Popper lare quella cinese, ritenute idonee a favoche, sia pure in un contesto argomenta- tivo del tutto diverso, aveva identificato il problema cruciale del governo di un popolo ponendosi la domanda non di "chi" debba comandare ma di "come controllare chi comanda" (sia consentito rinviare a: Instrurnenta, n. 8 pagg ), anche Sen "spiazza" l'interlocutore arroccato sulle posizioni della politologia tradizionale ponendolo di fronte ad una prospettiva dialettica del tutto nuova. Da questo approccio "eterodosso" l'autore fa derivare corollari di ampia portata sul piano della riflessione stori- co-politica. L'intero primo saggio, già in ci apre la mente ad episodi poco cono- sciuti eppure assai significativi, come la precedenza edito ma qui riproposto in una versione ampliata -anche, verosi- tempo dopo, avrebbe legittimato anche il rogo di Giordano Bruno, in Oriente saggi imperatori indiani si mostravano tolleranti coi sudditi ed aperti alle influenze di culture straniere, in partico- rire il progresso dei sudditi. A conclusioni analoghe conduce il giudizio in chiave di retrospettiva storica sulla civiltà araba, il cui fruttuoso contatto con l'europa, e soprattutto con la Spagna, è a tutti noto. Vi fu un tempo - sottolinea il pensatore indiano -in cui Cordoba, capitale della Spagna araba, rivaleggiava con Baghdad per splendore culturale, a testimonianza di quanto proficuo possa essere l'incontro tra civiltà diverse in certe fasi storiche. Anche in questo caso, Sen, nell'intento di supportare con valide argomentazioni l'assunto di base, va oltre le cose note e milmente, alla luce delle riflessioni in fuga del filosofo ebr~o Maimonide (recte chiave geo-politica post I1 settembre -Mosheh ben Maimon; cfr. per maggiori è incentrato sulla tesi dell'esistenza, in notizie: L'Universale-Filosofia, vol. II Asia come in Africa, di un concetto di Milano 2003), vissuto dal 1135 al 1204, democrazia diverso da quello tradizio- nalmente accolto in Europa. che, perseguitato in Europa, fu costretto a fuggire al Cairo per trovare accoglien- 390

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8 continue guerre, in realtà, come ogni mente, ne possano promuovere il prouomo, possedeva una cosa sola e cioè "il gresso materiale e culturale), offre ai citterreno ove poneva i piedi" e tanto vale- va anche per il futuro, visto che ogni dagli altri" ed alla società quella di "foruomo è destinato a finire e, da quel momento, la terra ove sarà s~polto sarà l'unico suo dominio. Questi temi ispirano anche il secondo saggio, "La democrazia come valore universale", occasionato da una conferenza tenuta all'università di Nuova Oelhi nel 1999 nel quadro di un con connotati di universalità che travaliconvegno sulla globalizzazione, tema cado la storia di uno Stato o di un conparticolarmente caro all'autore, come emerge da un articolo su "Il Sole 24 ore" dell'8 luglio 2001 ("Globalmente rasse- gnati") e dallo studio "Globalizzazione e libertà", Milano Rispetto al primo saggio, l'autore affronta nel secondo ulteriori tematiche, attingendo copiosamente, come emerge dalla bibliografia, a suoi precedenti scrit- mondo orientale ed in particolare delti, mentre nel primo troviamo fonti ispi- l'india, come gli effetti largamente posiratrici diverse tra cui il pensiero di John Rawls e, andando indietro nel tempo, quello di Alexis de Tocqueville. La democrazia ha una "funzione tadini l'opportunità di "imparare gli uni mare i propri valori e definire le proprie priorità" (questo terzo profilo, avverte l'autore, necessita di ulseriori approfon- dimenti, stante la complessità che lo caratterizza). Al tempo stesso -ribadisce Sen - essa può essere considerata un valore tinente. Le differenze culturali tra Occi-' dente ed Oriente, ma anche tra Nord e Sud del mondo, spiegano come la democrazia, diversamente concepita, possa essere considerata comunque un patrimonio dell'umanità. A sostegno della tesi vengono addotti vari esempi tratti dalla storia del tivi del dibattito pubblico sulla riduzio- ne del tasso di natalità nelle regioni a più alto livello di scolarizzazione del sub- continente indiano, il Kerala ed il Tamil costruttivi' in quanto garantisce la Nadu, ove si è affermata l'idea "che nellibertà., promuove il progresso econornì- co dei popoli (e perciò è fortemente in errore chi crede che solo l'ordine e la disciplina del popolo, imposti coattiva- l'era moderna una famiglia felice è una famiglia piccoli' (v. pagg ; idea discutibile dal punto di vista dell'etica cristiana ma da contestualizzare nel sub- 392

9 continente indiano). Inoltre, la tendenza a valutare comunque negativamente tutto ciò che non è democrazia in senso occidentale trae, erroneamente, alimento dalla man- cata considerazione delle tante differen- ze che caratterizzano l'asia, continente vastissimo, ove vive il 60% della popola- zione mondiale. Tali differenze sono spesso trascurate, se non ignorate del tutto, dagli studiosi europei ed americani laddove una più attenta riflessione porterebbe a conclusioni diverse. In particolare, il libero dibattito e la pubblica discussione, cosl come la circolazione delle informazioni, costitui- scono l'essenza di un metodo di governo democrazia e libertà sono concettualla cui superiorità rispetto ad altri sistemi, ed in primo luogo rispetto a regimi fon- mente un' endiadi, devono, piuttosto, invitarci ad individuare i principi comudati sull'intolleranza e sull'oppressione del popolo, non può essere revocata in dubbio. Le tesi illustrate da Sen nei due saggi e, in particolare, il riconoscimen- to del momento della partecipazione attiva alla vita pubblica dei cittadini quale patrimonio comune delle esperienze democratiche maturate in Occi- dente come in Oriente offrono qualche indicazione; anzitutto, per comprende- re in profondità le radici del testo qui in conclusivo spunto di riflessione, anche alla luce dell'attuale e delicatissima fase storica. Prendere atto che anche il mondo orientale ha conosciuto e applicato i valori della tolleranza e della libera discussione non vuoi dire affatto che esso costituisca un terreno sul quale sia agevole "esportare" i modelli della democrazia occidentale, senza tener conto della "democrazia degli altri". Il riconoscimento dell'importanza attribuita alla dialettica anche nelle, invero multiformi, esperienze politiche compiute in Asia come in Mrica e la consapevolezza che "la libertà non è un'invenzione dell'occidente", tanto per richiamare il sottotitolo che campeggia in copertina, laddove è evidente che ni e gli ideali condivisi, a riscoprirli e a valorizzarli per costruire sugli stessi forme di democrazia, tanto più solide e durature quanto più fondate sui valori avvertiti e vissuti da ciascun popolo come facenti realmente parte del proprio patrimonio culturale e della propria civiltà. La complessità del tema induce, inoltre, a qualche essenziale, ulteriore rassegna, è utile leggere l'autobiografia 393

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