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1 dp Ministero dell'economia e delle Finanze Dipartimento per le Politiche di Sviluppo AZIONI NAZIONALI DI SISTEMA PER L'ANIMAZIONE E LA DIFFUSIONE DI BUONE PRASSI PERCORSO, ELEMENTI E FATTORI CRITICI DI SUCCESSO NELLE AZIONI LOCALI E INTEGRATE DI SVILUPPO Città del fare SCpA UNA STRATEGIA UNITARIA ED EUROPEA PER LE AZIONI LOCALI DI SVILUPPO Ricerca partecipata promossa dai PTO e dal DPS (Delibera CIPE 83/2002)

2 Referenti Città del fare S.C.p.A. - Fabrizio Manduca Patto dell'agro S.p.A. - Giovanni De Angelis Il gruppo di ricerca Osvaldo Cammarota, Luciano Brancaccio, Francesca Barbato, Maria Laura Esposito Il gruppo di accompagnamento scientifico Liliana Bàculo, Paola De Vivo, Achille Flora, Ugo Marani, Pasquale Persico, Rosario Sommella Il gruppo di supporto tecnico Antonella Leone, Marco Molino, Luigi Petricciolla, Raffaela Quaglietta Si ringraziano i numerosi partecipanti alla ricerca elencati in appendice

3 PERCORSO, ELEMENTI E FATTORI CRITICI DI SUCCESSO NELLE AZIONI LOCALI E INTEGRATE DI SVILUPPO* Il percorso strategico animazione programmazione progettazione attuazione Gli elementi territorio come risorsa tempo come risorsa partenariato soggetto responsabile I fattori concertazione di qualità cooperazione istituzionale integrazione comunicazione 3 *Documento validato nel corso del Seminario del 14 settembre 2005

4 LA RICERCA PARTECIPATA Il progetto, gli attori, l'obiettivo Il documento Gli scopi L'iniziativa è stata proposta dai due PTO della Campania (Città del fare SCpA - Agenzia Locale di Sviluppo dei Comuni a Nord Est di Napoli e Patto dell'agro SpA - Agenzia Locale di Sviluppo della Valle del Sarno), nell'ambito delle Azioni di sistema promosse dal Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero dell'economia e delle Finanze (Del. CIPE 83/2002). L'attuazione è stata affidata alla Rete SLST. L'obiettivo generale è portare a valore, nella programmazione , le metodologie consolidate in oltre 10 anni di sperimentazioni nel fare Azione Locale di Sviluppo. "Percorsi, elementi e fattori critici di successo nelle Azioni Locali e Integrate di Sviluppo"è il Documento di Base scaturito dalla ricerca partecipata e dal seminario del 14 settembre. Per la stesura del documento sono state sintetizzate 70 "schede di reazione", 120 partecipanti al seminario hanno contribuito alla "validazione" dei contenuti (v. elenco in appendice). Attraverso le reazioni e la partecipazione di quanti hanno aderito alla ricerca, è stato verificato il grado di condivisione su alcuni principi che costituiscono "fattor comune" nelle buone prassi sinora riconosciute dallo Stato e dalla Commissione Europea. Il documento è condiviso dalla Rete dei Patti Territoriali per l'occupazione - Italia. Conferire maggior efficacia alle politiche per lo sviluppo locale attraverso l'integrazione della pluralità di programmi, strumenti, procedure e soggetti attuatori di interventi a vario titolo riconducibili alla Strategia Europea per l'occupazione (agire a livello locale), nell'orizzonte del terzo rapporto sulla coesione europea e degli indirizzi per la programmazione

5 INTRODUZIONE - ISTRUZIONI PER L'USO Strategie sistemico-evolutive per lo sviluppo territoriale Le Azioni Locali e Integrate di Sviluppo, comunque denominate a seconda dei diversi programmi, si configurano come un processo caratterizzato da un percorso strategico alimentato da alcuni elementi e fattori critici di successo. L'azione locale per lo sviluppo non può essere in alcun modo standardizzata o codificata, essa si svolge a seconda delle condizioni di contesto che si riescono a creare tramite il coinvolgimento e la partecipazione attiva e responsabile di attori locali in grado di utilizzare risorse e opportunità interne ed esterne al proprio territorio. In tal senso, l'azione locale di sviluppo si configura come una strategia di tipo sistemico-evolutivo, una intuizione che orientò le prime deboli esperienze: "Riuscire a considerare i punti di crisi come opportunità per creare risorse, operare le scelte più adatte, producenti ed efficaci in relazione al contesto e al tempo in cui si svolge l'azione, introdurre elementi di interdisciplinarietà e di innovazione nel pensiero e nell'azione, orientare il tutto su obiettivi possibili e perseguibili in tempi rapidi, in stretta coerenza con le vocazioni del territorio e far leva sui bisogni delle popolazioni residenti trasformandole in soggetti attivi e non assistiti. Tutto questo ed altro ancora è fare strategia evolutiva, è assicurare il principio della coerenza con elementi specifici, concreti, è più di una metodologia; è l'applicazione di interdisciplinarietà, connessionalità, interazione, è uno stimolo alla pura intelligenza, una delle poche risorse disponibili su cui oggi può contare il Mezzogiorno." Dicembre '96. Adottare strategie di sviluppo ispirate da visioni sistemico-evolutive si conferma una scelta vincente, accreditata da oltre un decennio di sperimentazione sul campo. Con la testimonianza diretta di operatori, studiosi, ricercatori, attori locali è stato possibile focalizzare i principali elementi e fattori che possono alimentare un possibile percorso operativo. Il successo della strategia è affidato alla qualità e alla coerenza dei comportamenti politici e amministrativi, pubblici e privati. Nessun elemento o fattore è di per sé "autoportante", essi sono strettamente interconnessi e interdipendenti tra loro, la loro armonica combinazione ha consentito lo svolgersi delle buone prassi sperimentate. Uno stimolo forte può essere dato dalla concezione del "tempo come risorsa". Il tempo va utilizzato nella sua duplice valenza di elemento e fattore, del resto, se nel tempo che passa non si creano nuovi eventi, anche il tempo che viene è tempo perso. Osvaldo Cammarota 5

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7 IL PERCORSO STRATEGICO Conoscere-organizzare-progettare-realizzare Fase A - Animazione Ascolto del territorio. "Lettura" del contesto attraverso analisi e ricerca su bisogni, risorse e potenzialità locali. Identificazione dei valori materiali e immateriali tipici e distintivi del territorio di intervento. Analisi di elementi, fattori e opportunità di sviluppo provenienti dall'ambiente esterno. Individuazione degli attori locali e loro coinvolgimento. Stimolo alle intelligenze locali. Ideazione delle possibili integrazioni tra problemi, risorse, opportunità e vocazioni di sviluppo localmente rilevate. Definizione dello "scenario di sviluppo possibile" inteso come "domanda" di sviluppo espressa dalle comunità locali in forma organizzata. Individuazione dei fattori critici di successo e degli elementi in grado di dare sostenibilità al processo, dei punti di debolezza da aggredire, dei rischi e delle opportunità di origine esogena in grado di indebolire/rafforzare le dinamiche locali di sviluppo. Costituzione del Partenariato istituzionale e sociale alla dimensione territoriale dell'intervento. Fase B - Programmazione Selezione degli obiettivi largamente condivisi, in grado di "fare gerarchia" negli interessi locali e di esercitare "forza ordinatoria" sui comportamenti dei molteplici attori pubblici e privati. Selezione delle linee di intervento considerate più idonee e funzionali al raggiungimento degli obiettivi identificati e condivisi. Definizione delle più opportune strategie di integrazione tra le principali policy e le programmazioni sovralocali che impattano sul territorio (pianificazione urbanistico-ambientale; sviluppo endogeno; inclusione sociale; innovazione e decentramento amministrativo), allo scopo di aggredire con più efficacia le "variabili di rottura" del sistema territoriale. Prima quantificazione dei risultati attesi. Prima verifica di congruità tra lo scenario di sviluppo ipotizzato, le programmazioni sovralocali e le risorse finanziarie, pubbliche e private, realisticamente attivabili. Prima verifica di sostenibilità (ambientale, sociale, finanziaria, procedurale) e di adeguatezza del programma rispetto ai principali problemi rilevati nella prima fase. La programmazione di un'azione locale di sviluppo deve essere non solo "possibile" dal punto di vista endogeno, ma anche sostenibile rispetto ai fattori economici, istituzionali ed ambientali esogeni. 7

8 IL PERCORSO STRATEGICO Conoscere-organizzare-progettare-realizzare 8 Fase C - Progettazione Traduzione del programma (ovvero degli interessi e dei bisogni localmente rilevati) in specifiche azioni progettuali che siano: misurabili; sostenibili (ovvero compatibili dal punto di vista socio-economicoambientale); valutabili ex ante; compatibili con gli strumenti di sostegno finanziario e le procedure di spesa; raccordabili con la programmazione sovralocale. "Ingegneria finanziaria" tra risorse pubbliche programmate nelle policy locali e sovralocali e afferenti il medesimo ambito territoriale; tra risorse pubbliche e private (ad es. project financing). Fase D - Attuazione Attività di realizzazione degli interventi e delle iniziative progettati nelle precedenti fasi: presidio dei tempi, uso integrato delle risorse progettuali, attuazione dei singoli progetti; supporto relazionale e professionale; snellimento delle procedure amministrative; implementazione di sistemi gestionali di progetto. La funzione permanente di Monitoraggio e Valutazione 1 Attività continua e costante, trasversale, propedeutica e successiva a tutte le fasi dell'intervento e finalizzata a: - Verificare la coerenza tra risorse, potenzialità, obiettivi, risultati e modalità operative adottate per perseguirli; - Verificare la convergenza tra la programmazione locale e la programmazione dei livelli istituzionali sovralocali; - Fornire elementi e dati di accompagnamento, utili cioè alla migliore contestualizzazione degli interventi nel corso del loro svolgimento; - Ri-orientamento programmi, strategie di intervento e progetti (laddove nuovi eventi e/o una migliore conoscenza dei fenomeni lo richiedano); - Verificare l'avanzamento fisico, finanziario e procedurale del programma; - Vigilare sul raggiungimento dei risultati diretti e indiretti in termini di efficacia ed efficienza; - Favorire il sincretismo e il sincronismo delle azioni. Questa funzione, esercitata ciclicamente per ogni periodo di programmazione con modalità partecipative e concertative, assume la rilevanza di misuratore di efficacia, sia per i soggetti responsabili della Programmazione (governance), sia per i soggetti responsabili dell'attuazione (government). 1 il tema sarà oggetto di specifico approfondimento e di un'appendice alla ricerca

9 GLI ELEMENTI Risorse materiali o razionalmente organizzabili Il territorio come risorsa Il territorio costituisce sempre più la risorsa fondamentale da cui partire. Esso va assunto come "risorsa complessa", formata da beni materiali e immateriali (naturali, culturali, umani, infrastrutturali, produttivi, relazionali etc.). L'armonica combinazione di tali risorse offre la possibilità di "fare sistema territoriale" e, dunque, di determinare una maggiore capacità competitiva del territorio stesso. Per fare Sistema Territoriale è ineludibile l'individuazione fisica dell'area di intervento. La dimensione adeguata dell'area di intervento risulta essere mediana: tanto piccola da poter esplorare a fondo la complessità delle risorse endogene, tanto grande da poter rappresentare una massa critica di risorse configurabile come "unità minima di programmazione". Gli elementi che possono concorrere alla formazione di un Sistema Territoriale di Sviluppo scaturiscono dall'analisi e dalla ricerca-azione nella stessa area di intervento: caratteristiche geomorfologiche; collegamenti infrastrutturali; omogeneità produttive; relazioni sociali; tradizioni culturali; problematiche comuni; elementi e fattori di ostacolo allo sviluppo; popolazione; estensione; volontà coalizionale e coesiva delle istituzioni di governo locale e degli attori sociali; opportunità sovralocali, globali più adeguate al contesto; disponibilità alla cooperazione tra i territori. I Sistemi Territoriali - così intesi - non possono essere definiti con "criteri da manuale" ma seguono una "idea di sviluppo possibile" concertata e condivisa tra istituzioni e attori locali, che si pone come elemento determinante per la stessa evoluzione dell'area di intervento in un Sistema Territoriale di Sviluppo. Infatti, se il territorio è inteso come risorsa in quanto tale, non tutti i territori offrono la medesima; è necessario, quindi, che si tenga conto contestualmente, nel programmare un'azione Locale di Sviluppo, di ciò che ha impedito (impedisce, può impedire) alle risorse del territorio di esprimersi, poiché, talvolta si tratta o si può trattare di ostacoli che inficiano e condizionano tutte le ipotetiche strategie di successo. Ai fini dello sviluppo integrato risulta utile e producente la connessione tra le quattro policy principali che impattano sul medesimo ambito territoriale: pianificazione urbanistico-ambientale; sviluppo endogeno; inclusione sociale; innovazione e decentramento amministrativo. Non risulta producente la formazione di c.d. "ambiti ottimali" distinti e separati per ciascuna politica 9

10 GLI ELEMENTI Risorse materiali o razionalmente organizzabili 10 settoriale, perché ciò crea sovrapposizioni di apparati, sprechi di risorse e inefficacia degli interventi. Contraddice, peraltro il principio di integrazione. Il tempo come risorsa Sebbene il tempo sia misurato con uno strumento universale (l'orologio) il valore del tempo è diversamente percepito nei diversi ambienti che devono interagire per lo sviluppo. I tempi degli apparati politico-amministrativi sono considerati "biblici" rispetto ai ritmi imposti dalla economia, ancora diversi sono i tempi di reazione della società. Nei programmi di sviluppo fondati sulla concertazione tra soggetti istituzionali, economici e sociali, il sincronismo è fondamentale per integrare le azioni e apportare "valore aggiunto" al processo. Nella sua "neutralità" il tempo può essere un fattore gerarchico-ordinatorio dei comportamenti dei molteplici attori coinvolti. Il tempo assume "forza ordinatoria" quando tutti gli attori della concertazione acquisiscono la consapevolezza di dover conciliare i tempi (lunghi) dei processi decisionali e amministrativi con i tempi rapidi imposti dalle dinamiche di sviluppo. Il dilatamento dei tempi nelle fasi del percorso strategico può indebolire la fiducia e incidere negativamente sulla strategia di sviluppo. L'imposizione del rispetto di improrogabili scadenze, tuttavia, non sempre produce gli effetti auspicati. È opportuno modulare le scadenze temporali rispetto all'effettiva capacità del contesto di metabolizzare le innovazioni e di svolgere compiutamente tutte le fasi del percorso (Animazione, Programmazione, Progettazione e Attuazione). Il rispetto dei tempi può generare efficacia a condizione che venga assunto dalle classi dirigenti come strumento di verifica sul raggiungimento di obiettivi a breve, medio e lungo termine, da esse stesse fissati. Se il tempo viene responsabilmente, consapevolmente e unitariamente adottato "come risorsa", può divenire esso stesso un fattore di sviluppo, può essere un efficace metodo di valutazione. Il Partenariato Istituzionale e Sociale (come soggetto di governance) Il Partenariato territoriale è il "luogo di incontro" dei molteplici soggetti (istituzionali e sociali) di rappresentanza degli interessi che vivono il territorio di riferimento. Il confronto tra le diverse parti portatrici

11 GLI ELEMENTI Risorse materiali o razionalmente organizzabili di interessi eterogenei rappresenta un elemento chiave a garanzia dell'efficacia delle Azioni di Sviluppo. Con la parola "territoriale" si intende l'appartenenza all'ambito di intervento, o quantomeno l'interesse a partecipare al processo concertativo locale e/o a contribuire allo sviluppo del "sistema territoriale" di riferimento. L'efficacia del partenariato è proporzionata alla sua ampiezza e rappresentatività: quanto maggiore è la partecipazione dei soggetti di rappresentanza delle comunità locali, tanto più adeguata sarà la quantità e qualità di informazioni che potranno essere trattate per ideare lo scenario di sviluppo possibile per il territorio di intervento e per le comunità residenti. Quanto maggiore è la pluralità di apporti e la qualità della concertazione, tanto maggiore sarà il grado di sostenibilità-compatibilità socio-economicoambientale, tanto più ampia sarà la legittimazione sociale del programma ideato. Questo risultato si raggiunge certamente laddove gli attori presenti al tavolo di concertazione, abbiano pienamente acquisito la concertazione come strategia decisionale evitando così di cadere in un particolarismo degli interessi. Se tale modalità decisionale risulta realmente acquisita, soggetti forti e soggetti deboli avranno pari diritti e dignità. Tale strategia decisionale dovrà, inoltre, mantenersi attiva in tutte le fasi del percorso strategico, evitando di eclissarsi nelle fasi successive a quella dell'animazione. È importante introdurre, per aiutare il suddetto processo, forme di istituzionalizzazione (la cultura del partenariato come luogo delle decisioni deve far parte dell'ordinario agire degli enti) evitando la burocratizzazione del partenariato. Le componenti fondamentali sono: le istituzioni locali (i Comuni); le rappresentanze del tessuto/sistema produttivo locale; il sistema di rappresentanze sociali; il sistema culturale e associativo; qualunque attore sociale - nessuno escluso - in grado di rappresentare interessi, bisogni e tipicità del luogo. È opportuno che i portatori di interessi profit siano ascoltati e considerati attentamente in fase di Animazione e siano successivamente coinvolti mediante procedure di evidenza pubblica, con adeguata attività di informazione e comunicazione. Risulta, però fondamentale, per il ruolo centrale che gli attori privati coprono nella vita economica di un territorio, la loro costante partecipazione al tavolo concertativo, attraverso le proprie rappresentanze di interessi. 11

12 GLI ELEMENTI Risorse materiali o razionalmente organizzabili 12 Il Soggetto Responsabile dell'attuazione (come soggetto di government) Il Soggetto Responsabile è inteso come soggetto di government allorquando esercita responsabilità amministrative a dimensione del sistema territoriale di riferimento. La responsabilità dell'attuazione degli interventi, se affidata alle istituzioni più prossime alle comunità amministrate, è fattore di sussidiarietà, di decentramento e di successo nella creazione di valore aggiunto sulle risorse finanziarie programmate. Per garantire tali esiti, il Soggetto Responsabile dell'attuazione deve essere in grado di integrare/contemperare: la domanda locale di sviluppo con la programmazione sovralocale; le normative locali, nazionali e comunitarie; le procedure di attuazione dei diversi strumenti finanziari; gli effetti dei diversi interventi settoriali in fase di attuazione; risorse locali e sovralocali, pubbliche e private; lo scenario di sviluppo possibile con le iniziative realmente attuabili nel contesto locale. Deve cioè operare come Agency, nell'accezione assunta dal termine inglese, ovvero come "Agenzia di Servizi Evoluti", che favorisce l'interazione tra soggetti nel territorio di intervento. Deve, inoltre, assumere carattere istituzionale e un mandato politico-amministrativo tanto forte da poter accompagnare lo sviluppo di un territorio amministrato da più Comuni, secondo logiche multidisciplinari e multisettoriali, con sufficienti caratteri di stabilità e continuità della mission. L' "Agenzia" deve fungere da soggetto intermediario tra i livelli sovralocali e quelli comunali, in modo da rispondere ai bisogni delle amministrazioni più piccole sui diversi aspetti economici e sociali (ad esempio: monitoraggio e selezione delle opportunità di finanziamento per progetti di sviluppo). Per altri versi il "Soggetto responsabile" deve operare per rimuovere tutti gli ostacoli che sono emblematicamente indicati come freno pubblico allo sviluppo, coordinando, promuovendo, valutando e controllando i processi di sviluppo del territorio, garantendo nel contempo semplificazione e flessibilità nelle procedure, facilitando così il rispetto dei tempi di realizzazione di un'azione. A titolo esemplificativo e non esaustivo, il S.R. deve operare per assicurare le seguenti funzioni: rappresentare in modo unitario gli interessi dei soggetti sottoscrittori del partenariato locale; attivare risorse finanziarie per consentire l'anticipazione e/o il cofinanziamento di eventuali contributi statali, regionali e comunitari, ivi compresa la promozione del ricorso alle sovvenzioni globali; attivare le risorse tecniche ed organizzative necessarie alla realizzazione

13 GLI ELEMENTI Risorse materiali o razionalmente organizzabili di processi di sviluppo; assicurare il monitoraggio e la verifica dei risultati; verificare il rispetto degli impegni e degli obblighi dei soggetti sottoscrittori; verificare e garantire la coerenza di nuove iniziative con l'obiettivo di sviluppo locale; promuovere la convocazione di conferenze di servizi e di convegni; assumere ogni altra iniziativa utile alla realizzazione dello sviluppo. Dunque, deve saper operare per implementare nel sistema pubblico tutti i fattori che possono contribuire all'aumento della produttività (burocrazia più snella, riduzione dei tempi per pratiche burocratiche, interlocuzione costante tra progettazione e attuazione, migliore formazione dei soggetti, innovazioni di processo e di prodotto, costruzioni di reti lunghe per la globalizzazione, ideazione di nuovi servizi per il sistema produttivo, ecc.). NOTA L'esigenza di governance e di government ad una dimensione più prossima al territorio si manifesta in molti altri Paesi. Si richiamano analoghe tendenze che si registrano in Paesi europei: in Spagna le Comarche, in Francia i Pais, in Serbia i Distretti; e in tutti i Paesi del mondo in cui, anche grazie alle iniziative delle Nazioni Unite, sono state promosse le ADEL (Agenzie Locali di Sviluppo) Nel sistema pubblico in Italia il Soggetto responsabile, dal punto di vista giuridico, può essere una forma associata tra i Comuni che amministrano il Sistema territoriale, in attuazione del dlgs 267/2000. Le prescrizioni attuative previste dalla legge offrono la possibilità di creare strutture flessibili e adattabili alle esigenze del contesto, individuando i servizi in forma associata che si ritengono più utili. 13

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15 I FATTORI Componenti immateriali che "aiutano a fare" La concertazione di qualità (come metodo per trattare i conflitti) La forza propulsiva di un programma di sviluppo territoriale e l'efficienza del partenariato dipendono dalla qualità della concertazione. Quanto più alto è il grado di partecipazione degli attori alla formazione delle scelte, tanto più rapida ed efficace sarà la fase di attuazione del programma. La concertazione di qualità va oltre la mediazione degli interessi, essa tende a fare sintesi e condensazione delle energie locali. Ricercando soluzioni largamente condivise è uno strumento innovativo per la formazione delle decisioni pubbliche. La concertazione è un metodo moderno per trattare i conflitti, anche in sede di tavolo tecnico, per armonizzare gli interessi dei soggetti forti e dei soggetti deboli che convivono sullo stesso territorio di intervento. Una concertazione di qualità riesce a ricondurre i conflitti in un orizzonte di condivisione. Essa porta alla definizione di decisioni capaci di guardare al lungo periodo, al di là dei singoli interessi. Può essere interpretata, inoltre, come un confronto tra soggetti pubblici e soggetti privati che realizzi la possibilità di questi ultimi di condividere e rappresentare interessi collettivi. Una corretta opera di concertazione consente la formulazione di un piano strategico largamente condiviso, il che contribuisce a ridurre gli effetti negativi che talvolta derivano dalla instabilità politicoamministrativa locale. Nel processo concertativo, a prescindere dallo status e dal ruolo sociale, è proficuo far prevalere l'intelligenza e la creatività di apporto dei singoli soggetti rispetto alle questioni che si manifestano come problemi/impedimento alla evoluzione della società e dell'economia locale. Questa risulta la prima condizione essenziale per fare sviluppo inclusivo. La concertazione di qualità produce capitale sociale territoriale, un bene immateriale indispensabile alle economie dei luoghi per competere negli scenari della globalizzazione. Il capitale sociale territoriale è a sua volta fondamentale per garantire la qualità della concertazione, poiché consolida le relazioni di fiducia tra i membri del partenariato e riduce i rischi di "particolarismo" e "settorialismo". La mancata produzione di beni relazionali è solitamente indicativa di una concertazione "vuota" e inadeguata. La qualità della concertazione favorisce la sostenibilità degli interventi dal punto di vista ambientale, amministrativo e socio-economico. 15

16 I FATTORI Componenti immateriali che "aiutano a fare" 16 L'integrazione - la coesione locale, le opportunità globali Affinché produca il massimo valore aggiunto, il concetto di integrazione va praticato nei suoi diversi significati: - tra le risorse locali per fare coesione, massa critica per migliorare la capacità di offerta del territorio; - tra le risorse locali e quelle sovralocali; - tra i programmi afferenti le quattro policy fondamentali (urbanistica, attività produttive, inclusione sociale, innovazione amministrativa) che interessano il medesimo territorio; - tra fonti finanziarie (pubbliche e private), strumenti attuativi, procedure di attuazione e soggetti responsabili dell'attuazione delle politiche pubbliche. Per fare compiutamente integrazione in fase di programmazione e in fase di attuazione, occorrono soggettualità collettive di governance (il Partenariato) e di government (il Soggetto Responsabile) capaci di praticare una concertazione di qualità, nel Sistema Locale e con le Istituzioni e i soggetti sovralocali. Una modalità efficace per produrre integrazione è quella di assumere la domanda di sviluppo integrato - concertata localmente - come elemento gerarchicoordinatorio delle scelte nella fase di programmazione e della tempistica (priorità) nella fase di attuazione degli interventi. Integrazione e globalizzazione Integrarsi senza omologarsi risulta essere una esigenza di numerosi territori del mondo. I rischi dell'omologazione devono essere evitati attraverso una promozione continua dell'identità e delle peculiarità locali, che rappresentano risorse importanti per competere nei mercati mondiali. I due concetti "globale" e "locale" producono due utili insegnamenti: - Interdipendenza tra benessere e sviluppo tra i diversi continenti e paesi - Integrazione come condizione e volano dello sviluppo territoriale: l'azione collettiva locale produce sviluppo solo interagendo con attori esterni e quindi attraverso un insieme di legami più o meno stabili ed estesi. Anche nei paesi più industrializzati, lo sviluppo fondato sul massimo profitto monetario e sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali produce squilibri sociali e conflitti insostenibili. È conveniente utilizzare le reti lunghe della globalizzazione per promuovere nel mondo le identità e i valori tipici ed esclusivi che caratterizzano ciascun Sistema Territoriale. La sfida è di apportare il contributo dell'economia dei luoghi nell'economia dei flussi e di cogliere le opportunità inverse, mitigando i rischi di omologazione del sistema produttivo.

17 I FATTORI Componenti immateriali che "aiutano a fare" La globalizzazione, in altri termini, va vista anche come un'opportunità di scambio di conoscenze e di disponibilità di mercati più ampi e di materie prime/prodotti. Inoltre, la competizione, unita a forme di collaborazione a livello locale e sovralocale (reti corte e medie), può essere un'occasione per migliorare la produzione e assicurare così una maggiore stabilità economica e sociale ad ogni territorio. La cooperazione nella filiera istituzionale La cooperazione tra i diversi livelli istituzionali è un fattore decisivo quando produce certezza di risorse, tempi e procedure di attuazione. In tal senso deve tendere al miglioramento delle azioni di sviluppo, attraverso l'instaurazione di relazioni di fiducia fondate sulla leale interlocuzione e collaborazione tra i molteplici soggetti pubblici. Per ottenere una buona cooperazione tra le istituzioni è necessario che le amministrazioni locali siano capaci di regolare i processi di sviluppo, di riconoscere e legittimare attori chiave nelle scelte decisionali. Una buona cooperazione si ottiene quando la programmazione sovralocale contempera la domanda integrata di sviluppo concertata e condivisa localmente, cioè nei territori di intervento. Diversamente, la programmazione sovralocale si alimenta di "suggestioni di sviluppo" e di "sforzi di innovazione" che risultano non sostenibili in fase di attuazione, perché fondati su dati e analisi non rispondenti alle realtà. Una programmazione sovralocale non adeguatamente ispirata alla "domanda locale" può generare conflitti, sprechi di risorse e forme di concertazioni "vuote", cioè più orientate a spendere gli stanziamenti pubblici che a utilizzare le opportunità finanziarie per valorizzare le risorse endogene. La cooperazione tra i diversi livelli istituzionale è dunque il frutto di una corretta attività di programmazione, può essere raggiunta anche con modalità di concertazione istituzionale, ma è più utile e producente se si costruisce nell'orizzonte di una strategia pubblica unitaria e condivisa nell'intera filiera istituzionale. 17

18 I FATTORI Componenti immateriali che "aiutano a fare" La comunicazione Nelle Azioni Locali di Sviluppo, se svolta nella densità del suo significato più profondo di interazione, la comunicazione assume la valenza di un potente fattore di coesione, competitività, cooperazione territoriale: è strumento di analisi e di animazione. L'ascolto del territorio, la ricerca-azione, sono forme di comunicazione che ampliano le fonti di informazione, permettono di conoscere le risorse nascoste nel territorio, le loro valenze materiali e immateriali, ben oltre i dati formali disponibili; è strumento di costruzione del capitale sociale territoriale. La comunicazione tra soggetti, interessi, bisogni che operano in un medesimo contesto territoriale conferisce qualità e densità alle attività di concertazione, esplicita e rende possibile la trattazione dei conflitti, favorisce la ricerca di soluzioni condivise a problemi comuni, permette la costruzione delle reti corte della coesione tra gli attori locali; beneficiari delle politiche pubbliche risultano di fatto esclusi dalle opportunità offerte dai programmi nazionali e comunitari. è strumento per la cooperazione nella filiera istituzionale. Quando riesce a superare le asimmetrie informative che rendono farraginosi e difficili i rapporti nella filiera istituzionale. è strumento di cooperazione territoriale. "Ciò che non si comunica non esiste", ma non sempre ciò che si comunica esiste davvero. Per sviluppare validi rapporti di cooperazione tra sistemi territoriali a diversa scala è necessario che la comunicazione avvenga attraverso reti relazionali complesse - tra istituzioni, economie, culture e società - costruite su autentici interessi di scambio e nel rispetto dell'altro da sè. 18 è informazione territorializzata. Nell'era del massimo sviluppo delle tecniche di comunicazione accade spesso che l'informazione non arrivi ai destinatari. Numerosi soggetti potenzialmente

19 APPENDICE I partecipanti al lavoro di ricerca e al seminario: Andria Alfonso Parlamentare Europeo Aiello Adolfo Università degli Studi di Napoli Federico II Albolino Ornella Dott.ssa di ricerca Angiulli Laura Animatrice culturale - Galleria Toledo Aniello Valeria Regione Campania Arbolino Roberta Unior Asselta Rosa Anna Comune di Barletta - Funzionario piano strategico Avolio Claudia Sviluppo Italia Baculo Liliana Professore di Economia Università degli Studi di Napoli Federico II Barbera Filippo Ricercatore non confermato - Università di Torino - Dipartimento di Scienze Sociali Bartolo Costanzo Regione Campania Belvedere Sonia EFI Campania Borrelli Elena NVVIP - Regione Campania Borrelli Nunzia Post-dottorato - Politecnico di Torino Brancaccio Luciano Assegnista di Ricerca - Università degli Studi di Napoli Federico II - Facoltà di Sociologia Calangelo Antonio Presidente e Rappresentante Legale Associazione Culturale Mananderr Callisto Donato Patto di Benevento - Presidente C.d.A. Calvaruso Antonello Innovazione e Apprendimento Canneva Paola Regione Campania Canzanelli Giancarlo Dipartimento COINOR - Università degli Studi di Napoli Federico II Caruso Antonio Consulente Senior - Città del fare S.C.p.A. Caruso Immacolata Ricercatrice - Società del Mediterraneo - Consiglio Nazionale delle Ricerche Cascinelli Paola CUORE/CNA Casola Lorella Architetto Catino Maurizio Ricercatore - docente di Sociologia dell'organizzazione - Università di Milano Bicocca Cerase Franco Docente Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento di Sociologia Condorelli Roberto Ministero Ecologia Coppola Andrea Pietro Gal Alto Casertano Corbo Esposito Angela Ministero dell Economia e delle Finanze Corigliano Emma Docente Università di Bari - Facoltà di Scienze Politiche Costabile Piervincenzo Impiegato Patto dell Agro S.p.A. Cozzolino Andrea Assessore Attività Produttive - Regione Campania Crispino Maria Rosaria Laureata in Scienze Politiche - Università degli Studi di Napoli L'Orientale D Ambrosio Biagio Responsabile Andigel (Associazione Nazionale Direttori Generali degli Enti Locali) D Ammassa Stefano Enginpo S.p.A. Daluiso Emmanuele Coordinatore Nazionale Euroidees - PTO Nord-Barese Ofantino D'Ambrosio Maria Ricercatore - Università degli Studi 'Suor Orsola Benincasa' De Angelis Giovanni Dirigente Attuazione Patto dell Agro S.p.A. De Bernardo Vincenzo Consulente Studiante Sviluppo DPS Tesoro De Caro Marianna Responsabile Marketing e Comunicazione Patto dell Agro S.p.A. 19

20 Appendice 20 De Cicco Ersilia Consulente Fondi Comunitari De Falco Martina Studente Universitario (UNIOR) De Leo Daniela Docente a contratto - Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento di Urbanistica De Lorenzo Mario PTO Sangro Aventino De Luca Alberta Dottoranda in Geografia dello Sviluppo Università degli Studi di Napoli L'Orientale De Palma Daniela Regione Campania P.O.R. controllo II L De Simone Elina Professore a contratto- Università degli Studi di Napoli L'Orientale Del Bufalo Maurizio Led Technical Advisor- UNDP/UNOPS Del Grosso Giuseppe A.V. CTASRL Della Pepa Clementina Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Università degli Studi di Napoli L'Orientale Di Maria Alessandra Regione Campania Di Stefano Gabriele Coordinatore Tecnico Rete SLST della Campania Diasco Filippo Assessorato Attività Produttive Regione Campania Digrandi Angela Maria Dirigente Unità Operativa Statistiche Economiche ed Ambientali - Istat Dimeo Elviro Giornalista Dipaolo Giuseppe Comune di Barletta - Settore Politiche Attività Produttive Drago Vincenzo Il Roma Escalona Francesco Presidente Parco Regionale Campi Flegrei Famiglietti Luigi Consulente tecnico esterno Patto Territoriale della Baronia Fasolino Felice Distretto industriale di Solofra Ferrara Carmine Presidente Associazione Amici del Sarno Ferrara Enza Regione Campania Ferrara Giuseppe Segretario provinciale Uil - Campania Ferro Luca Gal Colline Salernitane Follo Antonio CISL - Campania Forni Andrea Ricercatore "ENEA" Fratto Francesco Dottorando di ricerca - Università degli Studi di Urbino Fusco Daniela Città del Fare S.C.p.A. - Consulente Gaeta Giuseppe Lucio Masterista in Valutazione degli Investimenti Pubblici - Università degli Studi di Napoli L'Orientale Galante Alessandro Consulente P.A. Gallo Anna SPINNER Galluccio Floriana Docente - Università degli Studi di Napoli L'Orientale Gargiulo Dario Dirigente Regione Campania - Ufficio Bruxelles Gemei Antonella Responsabile Sviluppo e Territorio Patto dell Agro S.p.A. Giordano Gerardo Presidente Patto Sele Picentino Iaccarino Lucio Assegnista di Ricerca Università degli Studi di Napoli L'Orientale - Facoltà di Scienze Politiche Iacoviello Mauro Agenzia Atambo - Ambiente Iazzetta Maria Cristina Città del fare S.C.p.A. Interlandi Luna Università degli Studi di Napoli Federico II Iorio Pasquale CGIL

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