ANNA MAGNANI QUEER FESTIVAL MOHAMED AL-DARADIJ PROSTOR METANOIA TOM MOONEY VIVIENNE WESTWOOD ROKY ERICKSON SALINARI CIAO CHUN LEGGENDARIA CONCUBINA

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1 ANNA MAGNANI QUEER FESTIVAL MOHAMED AL-DARADIJ PROSTOR METANOIA TOM MOONEY VIVIENNE WESTWOOD ROKY ERICKSON SALINARI CIAO CHUN LEGGENDARIA CONCUBINA «GRANDE ANGOLO PER UOMINI, MANIFESTI E PAESAGGI», UN FILM CHE MARIO SCHIFANO NON HA MAI REALIZZATO, UN TRATTAMENTO CHE SI CREDEVA PERDUTO ED E STATO RITROVATO, PUNTO DI ARRIVO DELLA SPERIMENTAZIONE MULTIMEDIALE

2 (2) ALIAS L EVENTO VENTISETTE SCENE SPERIMENTALI Il libro su «Grande angolo» curato da Marco Meneguzzo e pubblicato dall'archivio Mario Schifano sarà presentato il 6 novembre alle ore 18 a Milano alla Fondazione Marconi. SCHIFANO Un grande angolo sul mondo di GIANCARLO BOCCHI «Grande angolo per uomini, manifesti e paesaggi» non è una tela e non è una pellicola. È uno sguardo di Mario Schifano su un epoca e sul mondo. Scritto attorno al 1969 in un clima di forte contestazione e di impegno politico, Grande angolo è un trattamento che si riteneva perso e che è invece stato ritrovato di recente. È una «storia di storie» in ventisette scene. Un unico, grande affresco, fatto d intuizioni, lampi e sprazzi degli accadimenti politici di allora alternati a vicende umane, raccontato da un autore tra i più significati della ricerca cinematografica sperimentale della seconda metà del Novecento. Il racconto ha inizio con il trionfalistico resoconto televisivo dell allunaggio, vissuto nell indifferenza e nel silenzio di un paesino sperduto, regolato dalla vita di un tempo. Prosegue con altri «segmenti» di storie, da una strage di lavoratori e studenti in un azione poliziesca raccontata dai media come una vittoria della società, alla repressione del padronato in una fabbrica di automobili in sciopero. E poi con la vicenda di un pilota americano che ruba un aereo da una base in Italia per tornare a casa con un volo «suicida» che sa che finirà tragicamente in mare per la mancanza di carburante. Infine l episodio di un ragazzino della Sila che si ribella all autorità dei genitori e del maestro per unirsi «da comunista» ai braccianti in lotta. Doveva diventare il film più politico dell artista, infinitamente più politico dei suoi stessi quadri più politici. Un film con una narrazione frammentata quasi antinarrativa. Una «multistoria» ma senza una vera storia o un filo unitario. In realtà era film che nasceva da una profonda volontà di sperimentare. Schifano era arrivato al cinema dopo un percorso lungo e complesso. Era un artista sempre assetato d immagini. Una sete che aveva fin da bambino, quando rimasero impresse per sempre nel suo animo le immagini del paesaggio della Libia dove era nato: sbiancato e punteggiato dalle palme. E anche l immagine di un misterioso sommergibile che vide emergere dalle acque del Mediterraneo. Era amico e nemico? Questo interrogativo gli vagò insoluto per sempre nella mente. A sette anni fuggì con la famiglia dalla guerra dell Africa orientale e arrivato a Roma incontrò il cinema. Ma non quello che aveva mitizzato, dei grandi schermi, del sogno, della fantasia. Nei teatri di posa di Cinecittà, dove si era rifugiato con la famiglia, il ragazzino vide solo la fame, la paura dei bombardamenti, gli stenti della vita degli sfollati. Nel dopoguerra, dopo tanti lavoretti saltuari, da quello di decoratore di torte per un pasticciere a quello di restauratore al Museo Etrusco, approda alla fine degli anni 50 all arte con i primi «monocromi». «Lo strumento che veicolò l idea del monocromo, del non quadro, fu una macchina fotografica», ricordava lo scultore Giuseppe Uncini. «Era una Rolleiflex Le immagini che si vedevano con il visore reflex erano magiche Fu da quella visione, dalla forma dello schermo, che venne fuori il monocromo». L idea di vedere la realtà filtrata da un mezzo tecnologico, una sorta di prolungamento dell occhio dell artista, da quel momento sarà una costante nella ricerca artistica di Schifano. Una macchina fotografica non gli consentiva però di documentare il tempo, ma solo lo spazio. Schifano capì che solo con la pellicola poteva impadronirsi anche del tempo e del mondo, quello delle immagini liberate dalla fissità di un mezzo. La sua esigenza era talmente forte e inarrestabile che il suo primo filmato nacque da un «esproprio». Prese una cinepresa, una Bauer 8 mm alla sua gallerista, Ileana Sonnabend, e filmò da Rosati in piazza del Popolo gli amici: Mimmo Rotella, Giosetta Fioroni, Franco Angeli, Moravia, Sandro Penna, Tano Festa. Tutti in quel momento pensano che con l arte e la cultura si possa cambiare il mondo. E Schifano vuole essere in prima fila per afferrare il mondo nelle sue mani. Alla fine del 1963 Schifano decide di lasciare Roma. Il 4 dicembre, mentre si imbarca per New York con la fidanzata, la modella e attrice Anita Pallenberg, sulla Cristoforo Colombo sa che la sua vita cambierà per sempre. Nella nuova capitale dell arte, Schifano conosce artisti, intellettuali e vive immerso nella scena artistica nuovayorkese quasi da semiclandestino. «Andavamo al Five spot a vedere i film di Andy Warhol con le scarpe da ginnastica perché dovevamo correre per scappare dalla polizia» ricorda la Pallenberg. È un periodo stimolante, ma molto difficile. L artista prova per la prima volta una sorta di emarginazione artistica. Non vende un quadro, forse a causa dei dissapori con Ileana Sonnabend o, più probabilmente, per il crescente sciovinismo contro gli europei nella nuova capitale dell arte. Nelle rare lettere agli amici rimasti in Italia trancia giudizi severi su alcuni artisti del Pop art, ma al contempo inizia un intenso rapporto di collaborazione e di profonda amicizia con il celebre poeta Frank O Hara, amico e cantore di Jackson Pollock e degli altri artisti dell Action painting. In quel periodo Schifano gira i primi film indipendenti: in Round trip racconta un viaggio con Tano Festa dall opulenta America al Messico diseredato e in Reflex, girato nello studio del fotografo di moda Bob Richardson, cerca di cogliere, attraverso lo strumento fotografico, l impercettibile ad occhio nudo, anticipando alla sua maniera il tema di Blow-up di Antonioni, che uscirà nelle sala un paio di anni dopo. Mentre nei suoi film sperimentali l amico Andy Warhol ha un approccio distaccato, con immagini statiche fino allo sfinimento, Schifano lavora per accumulo, per stratificazione, di suoni, d immagini, di segni, con inquadrature in eterno movimento, inclinate, instabili, capovolte. Per Schifano non ci sono primi piani, campi, controcampi. Ha le inquadrature in testa. Afferra la cinepresa e gira. Senza mai provare nulla prima. Nell estate del 1964 viene invitato ad esporre una serie di opere alla Biennale di Venezia nell edizione che consacra la Pop art e il predominio dell impero americano nell arte, ma l artista non si presenta all inaugurazione. Quando ritorna Roma è una star che gira con una MG spider, che si fidanza con donne bellissime e famose. Come Warhol con i Velvet Undeground, anche Schifano fonda un gruppo pop-rock, «Le stelle di Mario Schifano». Cresce il suo naturale interesse alla ricerca. Sperimenta cambiamenti nella comunicazione visiva, attraverso un estetica multimedia, servendosi simultaneamente di cineprese, macchine fotografiche e del mezzo televisivo. Nella capitale, democristiana, papalina, bigotta, il suo muoversi fuori dagli schemi attira l attenzione della polizia. Arrestato per la prima volta per uso di droga, viene difeso dal celebre penalista Adolfo Gatti, che in tribunale invoca leggi diverse dai codici italiani per valutare il comportamento di un artista: «Come si fa a dare un giudizio morale su un artista come Schifano?» domanda il celebre avvocato ad un attonito giudice. Nel 66 ritorna a pensare soprattutto al cinema. Incontra un film maker piemontese, Franco Brocani teorico del cinema d avanguardia e di ricerca con il quale collaborerà intensamente per diversi anni. In quel periodo è attratto dal genio creativo di Jean Luc Godard. E Schifano fa subito sua una massima del regista francese: «Non esistono diritti d autore ma solo doveri d artista». L anno dopo realizza Jean-Luc ciné, un breve ritratto di Godard al quale seguirà un secondo sull amico regista Marco Ferreri. Sempre nel 1967, intuendo l anomalia del primo conflitto raccontato giorno per giorno in televisione, con Marco Ferreri e Ettore Rosboch realizza Vietnam, un film di montaggio. Da quel momento anche televisione, con la sua realtà virtuale, entra a pieno titolo tra gli strumenti dell artista multimediale. «Sono una specie di alchimista. La televisione non colpisce la mia fantasia, ma il mio occhio. Anzi è un occhio artificiale che mi permette di vedere meglio come sono gli uomini. È uno strumento che loro stessi hanno creato per raccontarsi» afferma Schifano in una delle sue rare interviste. Sempre in quel periodo gira Anna Carini vista in agosto dalle farfalle utilizzando un particolare obiettivo «munito di lenti prismatiche le quali conferiscono un effetto di moltiplicazione dell'immagine, simulando il modo di vedere degli insetti». Ha un lungo flirt con l ex fidanzata di Mike Jagger, l attrice e cantante Marianne Faithfull. Lavora a cortometraggi con l attore William Berger, con sua moglie Carol, con Renato Salvatori, con Annie Girardot, con Keith Richard dei Rolling Stones, ma anche con Gerard Malanga della Factory di Andy Warhol che in un corto di Schifano simula di drogarsi davanti ai turisti in visita al Vaticano. Nel dicembre del 67, sempre più interessato alla musica e alla multimedialità, mette in scena al Piper di Roma Grande Angolo, sogni, stelle, il suo primo show con musica, film e diapositive. La rappresentazione ha un grande successo e batte negli incassi gruppi famosi come i Procol Harum. Quando l anno dopo esplode la contestazione studentesca, l interesse dell artista per la pittura sembra vacillare. Ritiene che abbia perso la sua funzione sociale e vorrebbe fare solo film. Appassionato a qualsiasi invenzione innovativa nel campo dell immagine o del suono, si fa spiegare da Anthony Foutz il procedimento tecnico usato per 2001 dello slit-scan dove fasci di luce e di colore scorrono veloci inghiottiti da un punto immaginario. Vuole anche sapere tutto del primo sintetizzatore, il Moog, che verrà poi usato nel suo film Umano non Umano con Keith Richard al pannello di controllo Dopo le sperimentazioni e i film indipendenti, alla fine del 1968 Schifano chiede a Gianni Barcelloni, il produttore di film di Carmelo Bene, Jean Luc Godard, Pier Paolo Pasolini, Glauber Rocha, di finanziargli il suo primo lungometraggio, un film «politico» ispirato al lavoro di Godard. Barcelloni si dimostra interessato, ma chiede all artista di scrivere prima un copione. Una cosa che Schifano non ha mai fatto per i suoi film precedenti. «Ah sì, hai ragione, poi a me piace scrivere» risponde l artista al produttore che gli versa 6 milioni di anticipo. Schifano parte per Cortina d Ampezzo. Torna dopo due mesi con il trattamento di Grandangolo per uomini, manifesti e paesaggi. Nel frontespizio l artista propone un cast importante e variegato. Al suo attore preferito, Ugo Tognazzi, che Schifano vede come molto «umano», aggiunge una serie di nomi con una certa influenza godardiana. Cristiana Tullio-Altan aveva lavorava in Vento dell Est, Anne Wiazemsky era stata interprete di molti suoi film, come La Chinoise ed era la moglie di Godard: Jean Pierre Léaud, l icona di François Truffaut, era stato usato dal regista francese proprio in quel momento. E c era e anche Anita Pallenberg, compagna dell artista nel suo periodo nuovayorchese, che aveva lavorato con Godard in One plus one (1968). Invece appartenevano al versante dell artista, oltre al il già citato Ugo Tognazzi, Gian Maria Volontè, Lou Castel, Renato Salvadori, lo scrittore Goffredo Parise, Viva (una delle

3 ALIAS (3) Schifano nel suo studio, sotto Jean Luc Godard (a sinistra, di profilo) sul set, foto di Mario Schifano, 1968; al centro negli Stati Uniti,1970 (foto Nancy Ruspoli), prima pagina del trattamento, Andy Warhol fotografato da Schifano, sotto Marianne Faithfull a Capalbio (foto di Schifano) Foto e opere di Mario Schifano per gentile concessione dell Archivio Mario Schifano AMS. ASSENZA/PRESENZA I risotti mantecati, e le attese infinite davanti al portone. L esperienza totale di lavorare con il puma Mario GERENZA Il manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri a cura di Silvana Silvestri (ultravista) Francesco Adinolfi (ultrasuoni) con Roberto Peciola redazione: via A. Bargoni, Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax tel e impaginazione: il manifesto ricerca iconografica: il manifesto muse di Andy Warhol), la canadese Alexandra Stewart e, nella parte del pilota americano, John Philip Law, che era statol angelo di Barbarella nel film di Roger Vadim dell anno prima. Il film non si fece per ragioni che il produttore non ricorda e che Schifanonon ha mai detto. Ma cosa voleva raccontare Mario Schifano con questo suo primo trattamento? Il «grandangolo» è un obiettivo che rende un immagine deformata, ma contemporaneamente abbraccia tutto il visibile circostante. Ma è anche un «grande angolo», un punto di vista che permette «in senso letterale e metaforico» una visione ampia, per quanto «insoluta», come l artista aveva detto in un intervista proprio con Goffredo Parise. A cavallo di questo primo film «scritto ma non filmato» Mario Schifano realizzò la trilogia dei suoi film sperimentali più conosciuti: Satellite, sullamorte della cultura occidentale risucchiata nel caos del vivere moderno; Umano non umano, dove è il cinema a morire per mano di un bambino che recide lo schermo; Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani un film dove Schifanomette lo spettatore di frontealla sua morte, alla morte dell uomo. Nel 1970 Schifano scriverà, insieme a Tonino Guerra, la suaseconda sceneggiatura per un film che Carlo Ponti voleva produrre. Dopo lunghi sopralluoghi negli Stati Uniti, accompagnato dallagiovane aristocratica Nancy Ruspoli, Schifano decise di non fare anche questo secondo film basato su una sceneggiatura. «Oltre al contratto per quel film, Ponti mi aveva fatto l opzione per altri due film. Ma io già cominciavo a stufarmi del cinema» raccontò Schifanoin una intervista. L artista «assettato d immagini» tornò ad essere, come scrisse Bonito Oliva, «..una macchina da pittura, aderente ad essa, senza possibilità di distacco». Ma continuò a lavorare in uno studiocon decine di televisori accesi, immerso nello scorrimento continuo d immagini, fotografando incessantemente la sua «musa ispiratrice», nell intento di riumanizzare le immagini disumane dello schermo, in una continua guerra, in sorta di rivincita dell «umano» sul «non umano». LA MOSTRA Fino all 11 gennaio 2014, a Todi si può visitare la mostra «8x8 64, when form becomes idea - 7 artisti per Mario Schifano: Il Puma», secondo progetto di Bibo s Place, la galleria di Andrea Bizzarro e Matteo Boetti, aperta nel maggio scorso. La rassegna, curata dagli stessi galleristi, vuole essere un omaggio corale all opera di Mario Schifano. In esposizione, oltre a otto opere di Mario Schifano, ci saranno i lavori di sette artisti Andrea Aquilanti, Davide D Elia, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Andrea Marescalchi, Roberto Pietrosanti, Piero Pizzi Cannella che esporranno otto opere ciascuno, 64 in tutto. di MATTEO BOETTI Artisti, galleristi, critici, collezionisti, Moana Pozzi, Giorgio Franchetti, Heather Parisi, il più dandy e colto e divertente mercante italiano Gianni Michelagnoli, scrittori e poeti, rigattieri e antiquari. Uno solo mancava sempre, Mario Schifano, non usciva mai dalla sua stanza. Che ci fossero cinque o cento ospiti riceveva esclusivamente una persona alla volta, tra montagne (letteralmente) di polaroid, cartoni di lasercopy a colori e televisori sempre accesi. Usciva solo per mantecare il risotto che teneva a seguire personalmente o a rispondere al citofono per poi lasciare l ospite invitato, ma evidentemente indesiderato ad aspettare anche per ore fuori dalla porta. Era il suo esercizio quotidiano di sadismo. Ho sempre pensato che fosse uno dei suoi molteplici motori esistenziali, la crudeltà, come modus vivendi, impietosamente. Modalità che non gli ha mai però impedito, come ben sa chi lo ha conosciuto bene, di essere di una generosità traboccante, caratteristica che condivideva con il suo fratello di elezione e di danni, Alighiero e Boetti. Nel 1997, ospite della galleria Anna D Ascanio col mio marchio AutoriMessa, organizzai una rassegna intitolata In che senso italiano?, una serie di mostre che affiancavano e mettevano a confronto giovani artisti con maestri storici quali Balla, Boccioni, Depero, Licini, Scipione e tanti altri. Schifano era ovviamente tra gli artisti di riferimento degli allora giovanissimi Bazan, Salvino, Basilè ecc. ecc., ed ebbi la malsana idea di non esporre opere più o meno storiche già nelle nostre disponibilità, ma di chiedere a Mario una serie di lavori inediti. Ricordo quella settimana come la più divertente e insieme faticosa della mia vita. Ogni mattina, la nuova ipotesi espositiva sostituiva, come una inappellabile folgorazione, l idea faticosamente costruita il giorno prima. Un mio ritardo di un minuto corrispondeva inevitabilmente a un attesa di almeno un ora fuori dal portone. Poi, spesso fino a pranzo ed oltre, Mario metteva alla prova la mia esigua pazienza di ventisettenne costringendomi a disfare e ricominciare il telaio curatoriale un infinità di volte, un po Penelope un po Milarepa e la sua torre buddista in Tibet. Mario è la velocità, l intuito preveggente, l inventore di icone, l efficacia assassina del puma. concessionaria di pubblicitá: Poster Pubblicità s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel fax sede Milano viale Gran Sasso Milano tel fax tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina ,00 (320 x 455) Mezza pagina ,00 (319 x 198) Colonna ,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina ,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilità, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a Roma tel Fax In copertina: particolare da «Bisogna farsi un ottica (Franco Angeli, Tano Festa), 1965, smalto e grafite su tela, trittico 160x300 cm

4 (4) ALIAS IL LIBRO, UN ANTICIPAZIONE Dalla vigilia ai festeggiamenti e telegrammi dei celebri colleghi: inizia così il libro dedicato alla nostra diva più internazionale, scritto in collaborazione con il figlio Luca Anna Magnani la notte degli Oscar di MATILDE HOCHKOFLER* Il 21 marzo 1956, alla vigilia dell assegnazione degli Academy Awards, Anna attende l esito delle votazioni circondata dagli amici più cari. È infastidita dall atmosfera di Lascia o raddoppia? che le si sta creando attorno perché dopo la nomination per La rosa tatuata tutta la città partecipa all attesa dell Oscar considerato quasi un evento nazionale. Per allentare la tensione, esce di casa sotto la pioggia e fa una lunga passeggiata con i suoi cani. Quando ritorna è più serena, ma solo alle quattro di mattina decide finalmente di andare a dormire. Appena due ore dopo viene svegliata dalla telefonata di un giornalista che cerca inutilmente di darle la notizia della vittoria. Gli butta giù il telefono perché crede che sia uno scherzo. Ma l ostinato informatore la richiama e a questo punto deve convincersi. Da quel momento non ha più pace. In vestaglia e pantofole, spettinata più del solito, parla ai giornalisti di dieci radio europee e americane, si intrattiene con i reporter della televisione italiana e delle agenzie di stampa. La sua segretaria Valeria è sommersa di telefonate, telegrammi, fiori, richieste di ogni genere. Le domande le piovono addosso da ogni parte. Ogni tanto esce a guardare le cupole delle chiese dalla terrazza e poi si avvicina alla tribù dei cani e dei gatti che disturbati dalla confusione la vengono a cercare in mezzo alla folla. Verso l una ha un po di respiro e può restare sola tra i cesti di rose che riempiono il salotto. Si mette al telefono e chiede la comunicazione urgentissima per Losanna. Dopo pochi minuti le risponde Cellino, così chiama suo figlio Luca, la prima persona a cui dà la notizia. «Cellino, amore, lo sai che la mamma ha vinto l Oscar?». «Nooo». «Come no? Sì, ti dico». «Mamma, bravissima, sei contenta?» «Molto e anche perché mi hai detto brava, finalmente. Lo sai che è la prima volta che me lo dici? A te non piacciono i miei film». «Beh, che c entra, non parliamo di questo. Guarda che arrivo a Roma martedì». «Ti aspetto, Cellino, amore mio». «Arrivooo». Il primo telegramma di rallegramenti lo riceve da Tennessee Williams: «La verità è che ieri sera è stato il tuo trionfo. Io lo sapevo bene eppure ho dovuto faticare a convincerti. Nessuna tranne te sarebbe stata capace di impersonare Serafina così come l ho vista, perché Serafina sei tu. Non so se riuscirò mai a smettere di scrivere personaggi per te, anche se tu li rifiuti». Luchino Visconti le scrive con entusiasmo: «Anna cara, ti sono teneramente vicino prendendo parte alla tua grande, meritatissima gioia che premia ancora una volta e nel modo più clamoroso la tua vita di grande artista e il tuo generoso, autentico talento. Tutti i tuoi veri amici si stringono oggi attorno a te commossi e soddisfatti per ripeterti il loro caldo compiacimento. Brava, brava, brava. Ti abbraccio». Burt Lancaster, suo partner nel film, le manda un mazzo di rose. Jean Renoir si congratula: «Bravò. Sono pieno di gioia». Bette Davis le telegrafa in un italiano approssimativo: «Anna carissima, io lavoro con uno italiano, Ernest Borgnine, lui vencutto. Io competo con una italiana, Anna Magnani, lei vince. Voi italiani meglio se state a casa. Seriamente. Ernest e io mandiamo tutto la nostra amore e nostri congratulazione». Anna le risponde: «Sono felice e orgogliosa che tu abbia voluto per un momento chiamarmi tua rivale e sono fiera di essere amica dell attrice e della donna più adorabile del mondo. Ho un solo desiderio, rivederti e abbracciarti presto. Con tanto amore. Grazie». Più tardi si reca in macchina all Hotel Excelsior alla conferenza stampa organizzata dalla Paramount per la prima attrice italiana che ha conquistato l Oscar. L aria fredda e qualche spruzzo di pioggia entrano dal finestrino spalancato, ma Anna non se ne accorge neppure. Davanti all albergo, dove una folla l attende, esita un attimo, poi con un colpo di acceleratore si dirige su per la salita di via Veneto verso Porta Pinciana. Non può far aspettare Lillina, la bassotta che l accompagna e deve fare la sua passeggiata. Quando arriva in ritardo nel grande salone dell albergo fra il lampo ininterrotto dei flash dice ai giornalisti: «Sono felice perché penso di aver fatto al pubblico del mio paese il regalo più bello che era in mio potere di fargli. Questo è il più gran giorno della mia carriera, la più bella sorpresa che potessi aspettarmi e che del resto non mi aspettavo. Sono soprattutto felice perché con me la cinematografia americana ha premiato l Italia. Ma è soprattutto a Roma, alla mia città, che intendo riferirmi quando parlo dell Italia. Devo aggiungere una cosa, devo esprimere la mia gratitudine verso il senso di democrazia del grande popolo americano che non ha esitato ad attribuire il massimo premio artistico dell anno a un attrice straniera». Nella tarda serata festeggia con gli amici che sono rimasti con lei, la sceneggiatrice Suso Cecchi d Amico, l operatore Aldo Tonti, il radiocronista Lello Bersani, la giornalista Egle Monti, il suo compagno Gabriele Tinti. A casa improvvisa una cena con antipasto, vino rosso, spezzatino di pollo con patate, polpette e tre porzioni di crostata. Quando finiscono Anna ride: «Le donne di servizio sono state proprio brave. Ci siamo mangiati tutti gli avanzi di ieri». Due giorni dopo, nella pace del Circeo, trova finalmente il tempo di raccontare a Natalia Danesi l amica che aveva incontrato nei primi spettacoli teatrali e poi a New York dove si era trasferita con il marito americano in una lunga lettera sovreccitata la sua reazione al premio e il contraccolpo in Italia: «Natalia mia che momenti. Dopo però, solo dopo! In novantasei ore

5 A sinistra: una foto da giovane, con Jean Renoir, con Walter Chiari sul set di «Bellissima». A destra: Anna e l Oscar, con Visconti, bambina tra le zie Dora e Italia Foto da: Peaches does herself, Heterosexual Jill, Il rosa nudo IL PROGRAMMA ALIAS (5) Inaugura il film vietnamita «Lost in Paradise» ne avrò dormito sì e no dieci! Tutta la notte del 21 l ho passata serenissima e calma, non ci pensavo proprio, credimi, come del resto ti ho scritto più di una volta. Perciò trovavo ingiustificata l «asmatica» ansia di certi miei amici, e in particolar modo presi in giro Egle Monti fino alle tre di mattina svegliandola ogni tanto con false notizie sul «l ho preso», e «non l ho preso», fino all ultima telefonata che si è svolta così: «Egle sai non lo posso prendere». «Ma perché, Anna mia, cosa è che te lo fa supporre, tu me fai morì!». «Ma sì Egle, non lo posso prendere stasera, perché il Tinti, è troppo stanco (il mio Leone) e domattina si deve alzare alle otto». Dall altra parte del telefono mi è arrivato un bel «ma vammoriammazzata». E così ci siamo addormentati ridendo! Alle sei di mattina quando mi hanno svegliato per dirmi che un giornalista straniero aveva da comunicarmi una notizia importante, ho creduto a una vendettina di Egle, e perciò ho sbattuto bellamente il telefono in faccia al poveretto, dicendogli piuttosto scocciata «Voglio dormire, a quest ora non mi piacciono gli scherzi!». Questo assatanato richiamandomi con urla incomprensibili ha cercato di farmi capire che ero un irresponsabile. Insomma dalle sei e mezzo è cominciata la processione. La mia casa è stata invasa letteralmente. Giornali, fotografi, radio inglese, americana, francese, televisione, Incom. Il pomeriggio conferenza stampa! Insomma il tutto è andato avanti fino al 23 notte, con gli ultimi giornalisti, e l ultimo Giornale Radio. Burt Lancaster si è fatto vivo con un telegramma, è felice per il mio meritato Oscar, è sempre stato sicuro che lo avrei preso. Finiva così, «Love and kisses». Io gli ho risposto: «Anche tu lo avresti dovuto prendere». Frank Capra mi ha telegrafato. «Congratulations, viva noi». Borgnine, dopo le congratulazioni: «È questo un grande giorno per Roma». Io ho risposto che era un grande giorno per l Italia!!! Poiché anche lui in fondo era italiano. Wallis, Ten, Audrey, Irene, Hazen, e l operatore. Tutti, e centinaia di altri e poi migliaia di italiani a me sconosciuti. Uno dei più carini è stato il telegramma di due ragazzi di sedici anni. Uno, il figlio di Suso, e l altro un suo amico, che in un unico telegramma mi hanno detto: «Tutti i nostri complimenti e la nostra solidarietà. Abbasso le bone». Ma l avventura di Anna è cominciata molti anni prima. *Pubblichiamo per gentile concessione della Bompiani un anticipazione del libro «Anna Magnani» di Matilde Hochkofler FLORENCE QUEER FESTIVAL NOVEMBRE Liberatori, ironici, di inafferrabile oscura sessualità di MARIA GROSSO Camminano sul ciglio di una diga, a ridosso del vuoto, sul confine: avanzano; intorno a loro montagne e cielo, montagne e cemento: vanno; attraversano un ponte che si allunga verso l infinito. Come un uccello dalle ali spiegate, la camera li sorvola e li accompagna. Sono in tre, due donne e un uomo, il luogo è la Svizzera, gli scenari quelli rarefatti delle Alpi. Sono giunti qui, in un albergo avvolto dal verde e dal silenzio, a scambiarsi vissuti e presenza. Pierre ha quasi 65 anni, è stato ingegnere e ama il trekking in solitario; Jennifer ne ha 20, fa l assicuratrice e sogna di fare il giro del mondo; Helen, 50, vive col sussidio dello stato, sposata da 30 anni, ha due figli. Pierre, Jennifer e Helen sono sieropositivi. A trascendere i limiti della percezione sociale della malattia, ad aprire profondi territori di riflessione emotiva filosofica e spirituale, lavora non solo Rot und Grün (Red and green HIV The special case), l illuminante documentario di Pascal Wasinger e Ervan Rached, ma anche il Florence Queer Festival che lo accoglierà in anteprima italiana dal 6 al 12 novembre al cinema Odeon l edizione Come è mutata l immagine collettiva della malattia dal suo primo apparire e man mano che nuovi farmaci materializzavano prospettive di vita sempre più incoraggianti? Riusciamo a mantenere costante il focus di attenzione sull argomento? E ancora: come tutto questo tocca la pelle e il cuore di chi conosce la sieropositività in prima persona? Le esperienze dei tre irradiano un fiore di meditazioni interrelate: dal coming out allo stigma, dallo specifico annodamento tra malattia e sessualità al senso di colpa, al rapporto con il tempo, l azione e l imponderabilità della vita, a sacche d ombra come la perdita di sé e l identità, alla libertà, come dice Pierre, di poter pensare e dire la propria morte. Rigoroso negli interventi di approfondimento (psichiatri, psicoterapeuti, accademici, attivisti ), Rot und Grün, dedicato nel finale a Pierre, fiorisce soprattutto grazie alla generosità dei tre, ai momenti senza parole, quando a dirsi sono i corpi e gli spazi tersi, mentre la macchina che li riprende è la quarta del gruppo, e le stelle il coro muto che abbraccia e risplende. «Rosso e verde», il documentario sulla percezione della sieropositività, «Il rosa nudo» omosessuali deportati nel lager, «Heterosexual Jill» gli stereotipi sul lesbismo e l ex lesbismo È allora che, senza dimenticare il rosso del travaglio, al nastrino della lotta all aids, si unisce il verde del respiro e della speranza. Al rimosso anche dalle democrazie europee del dopoguerra si volge con coraggiosa fermezza Il rosa nudo di Giovanni Coda (in programma sabato 9), trasfondendo in un opera di ricerca cinematografico teatrale la testimonianza dello scrittore francese Pierre Steel: il suo vissuto e quello degli omosessuali deportati come lui nel lager di Schirmeck, al confine con la Germania. Una denuncia esplosa nel 1982 in reazione alle dichiarazioni omofobe del vescovo di Strasburgo, dopo quasi 40 anni di inenarrabile forzato silenzio. Voce off, la delicatezza di una rosa che emerge da un oscurità profonda e obnubilante Pierre ha solo 17 anni quando viene arrestato nel 40 - intarsi a colori retrò su una trama ingabbiata in un incombente Il Florence Queer Festival, festival internazionale di cinema e arte a tematica Lgbt, undicesima edizione diretta da Bruno Casini e Roberta Vannucci si tiene al cinema Odeon dal 6 al 12 dicembre, terza manifestazione dei 50 giorni di cinema a Firenze. In programma 30 titoli tra film, documentari, corti e due concorsi video: «Videoqueer» e «Se hai testa fai il test». Tra le anteprime il documentario Peaches Does Herself, viaggio musicale nella carriera eccentrica della performer electro rock Peaches, E lei disse sì progetto nato come blog e poi diventato documentario sul viaggio di Ingrid e Lorenza verso la Svezia per il loro matrimonio. A 50 anni dalla morte di Jean Cocteau, Opium di Arielle Dombasle, film onirico e musicale ispirato al suo diario e ai suoi disegni che ne racconta l amore disperato con Raymond Radiguet. Inaugura il festival, il 12 novembre (ore 20.30) «Burlesque Performance» di Sylvie Bovary è introdotta da Barbara Alberti «la Guardiana del Faro», seguito dal film in anteprima Inoltre Lost in Paradise di Vu Ngoc Dang, primo film vietnamita a presentare l amore omosessuale in modo esplicito e sotto una luce positiva. bianco e nero, il film, che muove dalla sua autobiografia scritta con il giornalista attivista per i diritti Lgbt Jean Le Bitoux, si addentra tra le maglie aberranti dell ideologia nazista, nel suo considerare gli omosessuali paragrafo 175 del codice penale in quanto incapaci di riprodursi, come malati da arrestare, internare, marchiare con il triangolo rosa, sottoporre a inimmaginabili sevizie psicofisiche, nonché orrorifiche sperimentazioni pseudomediche. «Espressione vivente di come il dolore sia stato conficcato nello spirito e nelle carni di un essere umano», Pierre Steel sarà spettatore di torture, torturato egli stesso, vedrà il suo compagno morire trucidato, sarà mandato a combattere sul fronte russo e quando sarà liberato, combatterà tutte le notti e i giorni l orrore del ricordo; il padre gli imporrà il silenzio, la madre accoglierà il suo racconto e poi gli morrà tra le braccia; infine, quando la voce proromperà dal suo corpo cancellato dalla paura, lotterà per decenni con lo Stato francese per veder riconosciuta la sua condizione di deportato omosessuale vittima dell Olocausto. Suona La vie en rose: oltre la finestra insanguinata gli uomini si abbracciano, si imboccano, si cullano. Cristi dalle corone di filo spinato. Ancora: tono completamente altro, ma sempre molto FQ fest, perturbante variegato e liberatorio, per Heterosexual Jill, opera seconda dell autrice statunitense Michelle Elhen, nonché sequel di Butch Jamie (sorta di Tootsie in versione lesbica). Qui, a dispetto dei titoli, si giocherà a demolire definizioni e stereotipi, a sforare, contaminare, allargare: e se la giovane Jill rintracciasse dopo quattro anni la sua ex, Jamie, e le proponesse di vedersi per dimostrare a se stessa di «essere diventata» etero? A questo assunto si aggiunga un piccolo scenario di metacinema folle «il miglior mockumentary sui gatti attori che sia mai stato realizzato», il set dove Jamie lavora altrettanto deliranti gruppi di autoascolto per «ex lesbiche» e per lesbiche in cerca di accettazione di sé e il risultato sarà una commedia dalle nuance surreali e colorate, una materia che vede Elhen creatrice assoluta. Scrive, dirige, monta e produce, ma soprattutto incarna la tenera ridondante umanità di Jamie con una levità deliziosamente autoironica. Che cosa nebulosa e inafferrabile è la sessualità: l autenticità va generata ogni giorno

6 (6) ALIAS TUTTI A TEATRO! Non si può più accendere un televisore senza esser colti da un allergia devastante, attacchi di nausea, vertigini e senso di spiazzamento, estraneità e depressione, non ce la si fa più a sentir parlare sempre e solo delle sorti di un'unica persona che non voglio neanche nominare (magari porta anche male visto che più la si nomina e più si rafforza) che pare tener in ostaggio fino allo sfinimento le sorti del paese, della politica, della fantomatica stabilità e che viene puntualmente sostenuta in questo incredibile compito da tutti i media, suoi e non, che riempiono ore e ore di insopportabili palinsesti occupandosene, procurando agli spettatori una sorta di demenziale avvelenamento monotematico con conseguente suicidio cerebrale. Basta! Urge spegnere tutto! Urge uscire dalla tana! e allora? Teatro, teatro e ancora teatro! Che, inverosimilmente, nonostante la penuria di risorse a cui può attingere (con la cultura non si mangia disse un sagace ministro e, ahimè, fu preso sul serio e ci misero tutti a digiuno), ma grazie alla generosa collaborazione di tanti artisti in questo periodo ci offre un interessante, ricco e vario programma: Romaeuropa procede con Romeo Castellucci in scena all Argentina fino al 3 novembre, nel frattempo è iniziato al teatro Vascello diretto dalla brava e «resistente» Manuela Kustermann (vista nel bel Padiglione delle meraviglie testo drammatico quasi mai rappresentato di Ettore Petrolini regia di Massimo Verdastro che è anche in scena) «Le vie dei festival» (storica manifestazione giunta alla XX edizione organizzata dall Associazione Cadmo col sostegno dell Assessorato alla cultura e Roma Capitale) la serata inaugurale ha ospitato un portentoso Tony Servillo che ha «letto Napoli» (De Filippo, Viviani, Totò, Di Giacomo, Russo ma anche i contemporanei Moscato, Borrelli, Solvente..); per proseguire con Gadda messo in scena da Fabrizio Gifuni, ne parlai altre volte, anche lui eccellente; Nunzio di Spiro Scimone (in scena con Sframeli) diretto da Carlo Cecchi, il grande, che sarà poi a sua volta in scena (8 novembre) in Duo con Nicola Piovani; Leonce e Lena regia di Nicola Russo; Malacrescita testo e regia Mimmo Borrelli; Tre Lai tre monologhi di Testori interpretati splendidamente da Sandro Lombardi, (stasera per chi legge); Circo Kletzmer della compagnia Aire Aire di Barcellona esilarante spettacolo teatralcircense messo in scena da musicisti-attor-danzator-acrobaticlown capitanati da Adrian Schvarzstein (dal 3 al 5 nov.); per «Ricordo di Antonio Neiwiller a vent anni dalla morte» verranno proiettati L altro sguardo di Rossella Ragazzi (da non perdere per conoscere il percorso di ricerca di questo artista e interprete acuto, intelligente e originale ) e alcune scene di Morte di un matematico napoletano (Martone) e Caro diario (Moretti), (ore 18 del 9 nov) nella stessa giornata, la sera, la andrà in scena Jucature di Mirò regia Ianniello; Toledo-Suite di e con Enzo Moscato immagini sceniche di Mimmo Paladino (10 nov.). Oltre ai festival citati segnalo i due capitoli di Domestica del regista e coreografo colombiano Juan Diego Puerta Lopez: Il Matrimonio dal 5 al 10 novembre- e Il Compleanno dal 12 al 17 novembre al Teatro Lo Spazio. «Musiche originali, canzoni e momenti coreografici in un carrozzone di eccentrica umanità che ci coinvolge nella sua giostra di colori, suoni, immagini e da cui emerge la straordinaria varietà della follia umana». Insomma per chi voglia mettere il naso fuori di casa, tanto per variare e magari riprendersi dallo scoramento, non c è che da scegliere. Una scena di «My Mother s Arms" e, sotto, il regista, Mohamed Al-Daradji FESTIVAL di LEONARDO GREGORIO LECCE «La mia mamma è speciale, Dio fa di lei un angelo» o, ancora, «Vivo in un orfanotrofio e i miei sogni dormono con me». Parole cantate, ripetute dal piccolo Saif, protagonista insieme ad altri bambini del documentario dei fratelli iracheni Atea e Mohamed Al-Daradji, In My Mother s Arms (2011). Una storia dal contemporaneo travagliato Iraq, presentata a Lecce (in occasione del terzo Yalla Shebab Film Festival) da uno dei due registi, Mohamed, classe 1978, co-fondatore della società di produzione Human Film e promotore del Movimento per la ricerca di persone scomparse, l Iraq s Missing Campaign. Dentro, immagini ruvide, un cinema che è insieme testimonianza e narrazione, impasto di dolore e tenerezza, scheggia del racconto di un paese intero. Chi è l «eroe» del film e come siete arrivati alla sua storia? CINEMA È accaduto per caso. Il giovane Husham Al Thabe, senza alcun finanziamento governativo, dirigeva all epoca, e ancora oggi, un centro per orfani a Baghdad, fra immense difficoltà economiche e con il rischio di chiusura sempre dietro l angolo, pericolo che nel documentario diventa vero e proprio elemento narrativo. Quando l abbiamo incontrato si trovava in una situazione di grave bisogno e siamo stati letteralmente travolti da lui e dai suoi bambini. Lo abbiamo aiutato, così il film sul suo lavoro e sui piccoli ospiti della struttura è stata quasi una conseguenza artistica, se così si può dire. Cos è per lei «In My Mother s Arms?» Il titolo è lo stesso di uno spettacolo teatrale recitato dai bambini di Husham. Una domanda che mi sono posto spesso è cosa significhi perdere i genitori quando sei solo un bambino, non poter giocare, non poter essere felice con loro. Ho pianto molto mentre RASSEGNE TERZA EDIZIONE DELLO YALLA SHEBAB DI LECCE Il documentario dei fratelli Atea e Mohamed Al-Daradji, «In My Mother s Arms», al festival dedicato ai paesi arabi giravo, questo lavoro mi ha toccato il cuore. Come si raccontano le macerie di un paese come l Iraq? Una situazione di questo genere che tipo di sguardo produce? Durante il mio master di cinema in Inghilterra sono rimasto molto colpito dal neorealismo italiano, soprattutto da Roma città aperta. Poi, ci sono autori che amo come Makhmalbaf, Chahine, Kiarostami e Kusturica. Finiti gli studi, nel 2003 sono tornato in Iraq, dopo la caduta di Saddam, e il cinema degli autori che ho citato è stato in qualche modo il mio punto di riferimento, specialmente il neorealismo. La guerra, su di me, come cineasta, non poteva che produrre questi effetti, necessità come cercare storie reali, usare gente reale per interpretarle, location vere. Ho realizzato due lungometraggi di finzione, Ahlaam, del 2005, e Son of Babylon, del 2010, intervallati dal doc Iraq: War, Love, God & Madness, del Mi Schegge di Iraq. Bambini alla ricerca di un futuro piace realizzare film di fiction come fossero documentari e viceversa. E in questo senso, tornando a In My Mother s Arms, ciò che mi ha fatto più piacere è stato leggere o sentirmi dire che Husham e i bambini sono racconto, sono «personaggi», esistono. Che percorso ha compiuto il cinema fra l Iraq di ieri e quello di oggi? Innanzituttova detto chein Iraq, e a Baghdad in particolare, dal 2003 molte sale e teatri sono stati distrutti, e queipochi rimasti in piedioffrono spettacoli di scarso valore. Inoltre la gente non li frequentamolto, ha paura, non si sente sicura inquesti posti. Io, come altri, finora sonoriuscito a realizzare film nella mia terra, peròsenza finanziamenti statali. Di recente il governoha investito molto denaro nel settore maper film davvero brutti. Quelli realizzatidurante il regime disaddam erano soltanto propaganda, invece resta difficile prevedere quale possa essere il futurodel cinema iracheno. Sicuramente la totale autonomia è fondamentale per me: è la ragione per cui sono tra i fondatori di una società di produzione indipendente. Ogni cosa venga dal governo la ritengo corrotta. Sta lavorando a un nuovo progetto? Ho finito il mio quinto film, In The Sands of Babylon. Ancora l Iraq, i suoi orrori. Ma non so dire se sia documentario o finzione. RACCONTI (1) RACCONTI DI CITTÀ La statua di un bambino su una colonna in mezzo ad una grande piazza di una città. * Apro parentesi tonda. Questo testo è su ordinazione. Di una ragazzina. La conosco dalla nascita, e l altro giorno mi ha scritto così via «Subject: Ordinazione di una storiella Date: Sat, 27 May :39: Caro Pasquale, eccoti due argomenti sui quali puoi scrivere una storiella (se vuoi): 1 - figurina di un uomo sulla copertina di un libro per bambini; 2 - la statua di un bambino su una colonna in mezzo ad una grande piazza di una città. Un abbraccio a Sofia Virginia» Chiudo parentesi tonda. * Nella piazza principale della nostra città c è la statua di un bambino in cima ad una colonna. Bianca la colonna, bianco il bambino dal profilo antico, l indice poggiato orizzontalmente alle labbra, lo sguardo volto all infinito. Nessuno di noi ricorda da quanto tempo ci siano la colonna e la statua, ma tutti conosciamo la leggenda che c erano da prima e la città venne dopo. C era dunque un bambino molto bello che un giorno camminava tra le colline e il mare, fu preso da un grande pensiero e si fermò accanto ad un roveto. Le spine gli ferirono i piedi, che cominciarono a sanguinare. Il bambino più pensava e più imbiancava ma non si fece distrarre dal dolore. I pescatori e i contadini lo videro da lontano, un lampo fermo al centro di un lago che si muoveva, si avvicinarono e non smettevano di guardarlo tanto era bello. Finché una notte, spaventati dal fatto che non si corrompeva, scavarono una buca per seppellirlo. Ma vi trovarono dentro una colonna bianca. Allora la innalzarono sul posto, posero sopra il bambino, segnarono il perimetro del suo sangue e dentro costruirono la città. La colonna è di marmo, ma di che materia sia la statua non è certo, nessuno è mai voluto salire fin lassù. Gli abitanti delle città vicine dicono sia d alabastro o di quarzo, ma quando la luce del sole e della luna la colpiscono in un certo modo noi leggiamo sotto l epidermide le vene i muscoli le ossa il cuore i polmoni il cervello del nostro bambino immutabilmente concentrato.

7 SALUTE MENTALE Quei laboratori di normalità di NATASHA CECI BELGRADO, SARAJEVO Prostor in serbo significa spazio. Da circa tre anni a Belgrado l associazione Prostor si occupa di arte terapia, creando laboratori in cui si possa esprimere la propria emarginazione e il disagio che la società considera malsano e sconveniente. In tre anni circa duecento persone hanno trascorso, o trascorrono ancora, il loro tempo qui, uomini e donne affetti principalmente da disturbi di schizofrenia. Negli ultimi anni i problemi relativi alla salute mentale nel paese sono aumentati, tanto da considerarli all interno del sistema della sanità nazionale il secondo più grande problema dopo le malattie cardiovascolari. Le ragioni sono molteplici ma un ruolo indubbiamente si può rintracciare nelle ferite psicologiche precedenti e successive alla guerra: lo stress acuto e i traumi accumulati sono spesso un fardello pesante da gestire. Inoltre a questo si aggiunge un patriarcato ancora molto forte, nonostante i cambiamenti nella società, che soffoca l ambizione e l indipendenza della donna creando stati depressivi o alimentandoli. Mina Aleksic, una dei ragazzi che gestiscono Prostor non ha dubbi sull importanza del loro lavoro: «La sovramedicazione mostra spesso i suoi limiti. Nel nostro laboratorio dipingere, disegnare, è una azione sociale e non un vincolo terapeutico specifico tra paziente e medico. È importante che non ci sia una stigmatizzazione della BALCANI A Belgrado e a Sarajevo le associazioni Prostor e Metanoia lavorano per il reinserimento attraverso arte terapia e radio persona e che emerga dal suo isolamento. Ogni lavoro, impresso su una tazza o su una maglietta, lo vendiamo nei mercatini e metà guadagno lo utilizziamo per acquistare nuovi materiali, l altra metà è per l autore». Mina ha studiato arte a Firenze e in Prostor non mancano collaboratori esperti sia in materia di diritti umani sia in pedagogia, inoltre l associazione lavora spesso con il centro clinico di Belgrado, ma anche in questo contesto è diffusa una forte medicazione, a cui cercano di porre rimedio realtà come Prostor ma anche diverse Ong e piccole comunità locali. A Sarajevo Adi Hasanbašic, attraverso la sua associazione Metanoia, coordina dal 2010 il progetto radiofonico «Glas ludila u eteru» («la voce della follia nell etere»), sottotitolo: Ja nisam dijagnoza, ja sam covjek (io non sono una diagnosi. Io sono un uomo). La radio è gestita da persone che hanno avuto o che hanno esperienze di tipo psichiatrico, con lo scopo di liberare la comunicazione, senza pregiudizi nei confronti dell altro e creando un dibattito sulla malcelata linea di confine tra normalità e pazzia. Una forma di reinserimento sociale che passa attraverso un mezzo «protettivo» ma dove la voce si impone attivamente come identica ad altre. Il progetto nasce a Zagabria, mentre Hasanbašic termina i suoi studi in psicologia, e viene trasmesso da Radio Student ogni settimana, per poi approdare anche a Sarajevo una volta al mese e a Banja Luka sulle onde di Balkan Radio, trattando temi vari, dando spazio a ospiti e a scalette musicali. L esperimento è inedito per la realtà balcanica ma ricalca l esperienza analoga di Radio Nikosia, a Barcellona, o Radio Léon dit a Tolosa, senza dimenticare le italiane Radio 180 a Mantova, Psicoradio a Bologna o Radio Shock a Piacenza. Ma per tutte la pioniera è stata nel 1991 Radio La Colifata di Buenos Aires, ideata dallo psichiatra Alfredo Olivera e ritratta anche nell omonimo documentario di Carlos Larrondo del Possiamo parlare dunque di antipsichiatria? E quali sono le difficoltà maggiori in questo progetto? «Non è direttamente una pratica di antipsichiatria, ma ha molti elementi di essa. In merito alle difficoltà si va dalla carenza di fondi, naturalmente, al contesto sociale di dopo guerra, nel quale oggettivamente ci troviamo. Ci vuole tempo in questi processi», dice Hasanbašic. Dalla Bosnia-Erzegovina alla Serbia le possibilità che si aprono a chi soffre di disturbi psichici o di disabilità specifiche, tra qualche differenza e migliorie, sono ugualmente poco confortanti. La riforma della sanità sulla salute mentale in Serbia è stata approvata nel 2007 e le sue linee guida, implementate nello scorso ottobre, esprimono la massima cura e tutela dei diritti delle persone con disturbi mentali, ma nella pratica si intravedono ancora i limiti e le imperfezioni in L azione sociale della pittura e del disegno, sempre fuori dall isolamento e in più la voce della radio merito a piani precisi e concreti sulla deistituzionalizzazione delle persone e soprattutto sul loro adeguato inserimento nella comunità. Almeno cinque istituti psichiatrici sono presenti in Serbia e a questi si aggiungono ulteriori strutture in cui vivono solo bambini. L ostacolo non è solo la carenza di fondi, ma anche un pregiudizio culturale. Nonostante alcuni progressi, alcune organizzazioni come Mdri-Serbije (Mental Disability Rights Initiative of Serbia) lamentano la scarsa presenza dello Stato come supporto alle famiglie, quando esse siano ancora esistenti, che non hanno altra alternativa che lasciare i propri cari negli istituti. In questa realtà sono inclusi anche l autismo e la sindrome di Down. Ad oggi sono carenti le misure che dovrebbero includere maggiormente bambini e ragazzi disabili nei programmi del sistema educativo, senza stigmatizzarli. Purtroppo non è un mistero la presenza di condizioni di isolamento, di segregazione di fatto, di scarsa competenza del personale e di pratiche che rasentano la tortura come la contenzione. Sostanziosi passi verso il futuro, soprattutto in vista della apertura dei negoziati per l ingresso della Serbia nell Unione Europea, potrebbero essere dettati dalla volontà di creare un largo piano di azione che coinvolga diverse istituzioni. Le buone intenzioni non mancano e sulla carta alcuni progetti europei come Open Arms in collaborazione con il ministero della salute serbo potrebbero accelerare molti processi democratici. Ci vorrà del tempo, del resto anche in Italia dall approvazione della legge Basaglia passarono quasi vent anni prima della sua completa attuazione. In pagina alcuni laboratori dell associazione Prostor di EDOARDO BRUNO* ALIAS INTERVENTO (7) Riflessioni su temi religiosi e temi laici. Le questioni non risolte sull immortalità L incontro-intervista tra Scalfari e il pontefice, oggi in un libro dal titolo Dialogo (Einaudi), è un documento che testimonia l importanza di una conversazione aperta da uomo a uomo, su argomenti che riguardano temi religiosi e temi laici, non ultimo, dopo aver accettato l umanesimo del dio fatto uomo, il conseguente materialismo (che il papa respinge ) di una religione che, dopo la messa a morte scandalosa di Gesù, accoglie contradditoriamente la resurrezione come atto di fede, quindi di immortalità. Ma, di immortalità non parlerei. Stando ai testi, l unico vangelo che parla esplicitamente della resurrezione, è quello di Giovanni, in cui Maria Maddalena, piangente per la scomparsa del corpo dalla tomba, si rivolge all immagine di Gesù risorto, in piedi, accanto a lei, che non riconosce scambiandolo per un contadino, a cui chiede dov è il corpo del Maestro; invece di risponderle, la figura diafana di Gesù la chiama per nome, Maria, e, solo allora, la donna, udendone la voce, e dispiaciuta di non averlo riconosciuto, lo chiama Rabbuni, maestro in ebraico, e fa per abbracciarlo ma Gesù l arresta nel gesto, dicendo «non ( puoi ) toccarmi», noli me tangere. Gesù, come scrive Nancy nel suo Saggio sul levarsi del corpo, in quel momento, «è lo stesso senza essere lo stesso». È il vuoto. È la descrizione di una allucinazione, una visione personale, che si ripete nell immaginario dei fedeli, piuttosto che di un fatto reale. La domanda di un laico come Scalfari, avrebbe dovuto insistere su questo modo di descrivere l evento. (Anche nella successiva apparizione, sul lago della Tiberiade, Gesù non viene riconosciuto: non conobbero i discepoli ch Egli è Gesù). Il realismo del vangelo qui respira un aria metafisica, lo scontro tra testimonianza e immaginazione riflette un ottica speculare, il codice della realtà si infrange nell immaginario. Nessuno lo riconosce. Piuttosto il discorso sulla immortalità riguarda l anima, e l anima per un laico che non ha mai rinnegato il trascendente come Cartesio, è il pensiero. L essere invisibile che condensa il risultato di tutta una vita umana, il trascendente-immanente, che affonda le sue radici nell attività dell uomo e che condensa tutto il pensato che è stato e che sarà, e che costituisce il materiale della cultura stessa, il lascito dell uomo all uomo. In questo senso il pensiero è immortale, è ciò che resta dell uomo che, come già recita l antico testamento, è fatto a «immagine e somiglianza» di dio: altra icastica immagine di un materialismo, che spazza via tutta la imagerie astratta di un dio geometrico, e che anticipa il verbo fatto carne, con l umanizzazione del dio e la sua morte, che conferma la incarnazione di Gesù, la sua vita fatta di attese, di incontri, di insegnamenti, di amicizie, di tradimenti e, soprattutto, di dolori infiniti, di torture e di una condanna obbrobriosa (Padre mio perché mi abbandoni). Da qui l attenzione per il corpo come materia, come qualcosa che non deve andare perduto, francescanamente come atto d amore. Agostino nelle Confessioni grida «Credo perché assurdo» quando accetta la resurrezione della carne, come momento finale. Forse in un dialogo aperto questo mistero andava affrontato razionalmente e non lasciato ancora come un Enigma. * Direttore di «Filmcritica»

8 (8) ALIAS IL RACCONTO Ciao Chün, leggendaria concubina di RAFFAELE K. SALINARI Gli avvenimenti qui riportati, documentati negli annali di Corte, si svolgono all epoca della dinastia Han detta Anteriore, che governò la Cina dal 206 a.c. al 23 d.c. e precisamente durante il regno del Divino Imperatore Liu Shi che sedette sul trono della Città Proibita dal 48 al 32 prima della nostra era. Agli inizi del Novecento un medico italiano, Ludovico di Giura, al servizio dell Imperatrice Vedova, la famosa Tzu Hsi, trascrisse in un libro le vicende delle più famose Concubine Imperiali. Per una di loro canta la poesia: «Gelido il vento soffiava e del corno mongolo si udiva il suono lamentoso, frenato fu il pianto, ed il Governo fece affidamento su una bella donna per la pace!». Questa donna, capace di evitare una guerra con la sua straordinaria bellezza, si chiamava Ciao-Ciün: ecco la sua storia. La scelta delle Concubine Imperiali nella Corte Tenebrosa La dinastia degli Han ebbe inizio con l Imperatore Liù Pang. Egli ammazzò una serpe bianca e diede inizio alla rivoluzione che sconfisse lo Stato di Ciu, unificando così la Cina. Dall altra parte della frontiera vi era però sempre il Regno Mongolo, che minacciava costantemente la pace dell impero. Due secoli prima un altro Imperatore aveva eretto una Grande Muraglia per dividere i due popoli. Al tempo di questa storia l equilibrio tra la Cina e il regno di Mongolia era ancora una volta in procinto di rompersi, dopo molti anni di una fragile pace. Questo era un pensiero costante per il Sovrano, e la sua soluzione passò attraverso un costume imperiale che durava dal tempo del Primo Imperatore della Dinastia Han. Durante il regno di Liu Shi, chiamato anche Yuan Ti secondo il nome postumo in uso per i discendenti dinastici, venne infatti il tempo di cercare nuove Concubine Imperiali, secondo la «regola dei vent anni» introdotta dal capostipite della Dinastia. Ogni vent anni cioè, bisognava rinnovare le ragazze al servizio della Corte, perché l Imperatore e l Imperatrice potessero averne sempre di belle e giovani. Il Sovrano sapeva che non si trattava di una operazione facile: l esperienza dei suoi predecessori lo aveva reso cauto. Prima di tutto bisognava dare risposte rassicuranti a quanti, a Corte, sostenevano che la regola andasse cancellata in nome di un principio più alto: un Sovrano saggio si sarebbe dovuto mantenere lontano dal piacere affinché la tranquillità potesse regnare tra i suoi sudditi. Non era un principio morale, beninteso, ma la presa d atto che in ogni famiglia arrivava, con la «regola dei vent anni», il timore che la propria figlia venisse scelta e dunque di perderla forse per sempre. Così, spesso, si combinavano matrimoni qualsiasi e, a causa di questo, si rompeva l armonia nel Paese. Spesso le ragazze non volevano andare a Corte, dove non tutte facevano una vita felice, anzi, e dunque si suicidavano, impiccandosi o annegandosi: questo era una ulteriore causa di disarmonia. Anche il comportamento degli eunuchi poteva rappresentare un problema: spesso si erano dimostrati avidi e corrotti, si erano impadroniti di cavalli e giunche, avevano preteso alloggi principeschi e servitù al loro servizio; questi atteggiamenti potevano causare molti guai. L Impero viveva nella pace interna ma il Sovrano sapeva che in passato le rivolte popolari avevano minato la stabilità del Regno. Non era nata forse da una di queste la sua Dinastia? Data l importanza della scelta, Liu Shi decise dunque di consultarsi con l Imperatrice Lin. Si recò così al Palazzo dell Impetratrice che lo ascoltò con attenzione e finalmente espresse il suo parere: «Data la posizione altissima occupata da Vostra Maestà che domina su territori immensi non vi è nulla nell Impero che non vi appartenga, Signore. Basterà un decreto imperiale col quale si deputino alcuni eunuchi di sperimentata onestà e fedeltà ad andare nelle diverse Prefetture e Circondari per cercare giovani donne, dando loro segrete e precise istruzioni da investigare, e nel caso trovino ragazze adatte, le scelgano discretamente indagando la loro volontà di venire qui. Poi, completando ma non tradendo la regola dei vostri predecessori, dichiarerete libere le vecchie Concubine e darete loro una dote affinché tornino ai loro paesi e si sposino». L Imperatore fu molto soddisfatto del consiglio dell Imperatrice ed il giorno seguente, all udienza di Corte mattutina, Liu Shi emise un decreto col quale deputava otto eunuchi di sua completa fiducia affinché si recassero nelle diverse Prefetture per scegliere le ragazze che avrebbero servito a Corte e, tre di loro, anche le nuove Concubine Imperiali. Queste dovevano avere tra i diciassette ed i vent anni e di bell aspetto. Quando la notizia si diffuse, seppure l Imperatore aveva dato precisi ordini di discrezione, molti furono i matrimoni combinati su due piedi dalle famiglie che non volevano mandare a Corte le proprie figlie, immaginandole rinchiuse nei Palazzi Imperiali, d inverno, a fare la guardia al freddo, avendo come unica visuale un infilata di porte tutte eguali illuminate dalla fioca luce delle lanterne rosse. E così, anche quella volta, nelle strade si udì il rumore di cavalli e delle portantine delle spose. In molte case si celebrarono in fretta matrimoni, ed in pochi giorni qualcuno ebbe più mogli. Le mezzane erano contente, gli affari andavano bene. In quel tempo vi fu chi compose una poesia nella quale si diceva: «Un decreto imperiale fu emanato, e dunque matrimoni avvennero. I giovanotti furono così felici, in una notte ebbero tre mogli!». Ciao-Ciün In tale periodo di disordine vi era una ragazza molto bella ed istruita di nome Ciao-Ciün. La sua famiglia aveva per cognome Vang, ed erano originari dell antico Stato di Ci. A causa di una guerra locale, anni prima, si erano prima trasferiti nel distretto di Tze-kué e poi a Cing-men-ciou. Il padre, Jang, era un uomo di talento, ma si teneva in disparte dalla vita pubblica; amava la natura e faceva lunghe passeggiate nei boschi in compagnia di sua moglie Yao che apparteneva ad una famiglia di letterati. Anch essa, dunque, era istruita e sensibile, di carattere integro e virtuoso; oltre ad amministrare le faccende domestiche, componeva poesie. La casata godeva di una certa agiatezza e vi era abbondanza di domestici. La vita materiale non era dunque un problema per i Vang ma la nascita di Ciao-Ciün non era arrivata facilmente. Per anni i coniugi avevano offerto sacrifici al Budda, eppure il dono tardava, tanto che ad un certo punto, pur essendo marito e moglie della stessa età, Yao aveva suggerito a Jang di prendere una concubina, ma egli non ne volle sapere. Chi lo avrebbe detto! Quando i due ebbero quarant anni e più, Yao finalmente rimase incinta. Alla nascita della bambina ringraziarono il Budda e la considerarono alla stregua di una giada preziosa. Come un presagio inscritto nel nome, Vang Jang chiamò la bambina Ciang, che significa «damigella di Corte», e come soprannome Ciao-Ciün, cioè «personaggio brillante». La bambina crebbe intelligente e di aspetto leggiadro. I coniugi Vang la ammiravano come si farebbe con una perla preziosa e le diedero una ottima educazione; fu così che, a sedici anni, Ciao-Ciün aveva già studiato i classici ed era molto valente nel poetare e nel fare composizioni letterarie. A volte padre e figlia facevano una gara di poesia: mentre Jang cercava ancora i versi iniziali, Ciao-Ciün aveva già finito di comporre! Dunque a sedici anni la ragazza era molto nota in città. La sua grazia naturale la faceva sembrare un fiore raro. Parecchie famiglie avevano già mandato a casa Vang delle mediatrici per combinare il matrimonio. Queste mezzane tessevano l elogio delle famiglie mandatarie: dicevano che avevano molte terre e denaro, o che avevano un figlio di bell aspetto o, ancora, che erano ambasciatrici di funzionari di alto rango. Ma i coniugi Vang, oramai oltre la cinquantina, ed avendo solo questa magnifica creatura, non potevano consentire con leggerezza: volevano un genero che avesse talento e bell aspetto; per questa ragione mandavano indietro tutte le mediatrici. Ma il tempo passava inesorabilmente e così, all età di diciassette anni, la ragazza era ancora nubile: questo la rattristava, e spesso si ritirava nella sua stanza a suonare la mandola o il liuto. Un giorno Ciao-Ciün e la madre videro Jang rientrare di corsa in casa. Era pallido e tremante e quando le donne lo interrogarono preoccupate, rispose loro: «Male! Male! Ho sentito dire che sono arrivati qui gli eunuchi imperiali per la regola dei vent anni! Le famiglie che hanno ragazze nubili le maritano in fretta; e noi cosa faremo?». La moglie rispose che secondo lei era una fandonia: come avrebbe potuto arrivare un funzionario imperiale senza che prima non se fosse sentito parlare? «Il nostro villaggio è lontano dalla città, moglie mia, e siccome ogni volta le famiglie non vogliono separarsi dalle loro figlie, egli viaggia in grande segretezza. La nostra ragazza è conosciuta in tutta la regione ed ha l età giusta per essere scelta come cortigiana e forse come Concubina Imperiale!». A queste parole la madre scoppiò in pianto: vedeva già la ragazza sepolta nell oscurità dei Palazzi Imperiali. In quel momento, vedendo entrambi i genitori in ambasce Ciao-Ciün si fece avanti e così parlò: «Non vi rattristate, se il mio destino deve essere questo non vi è nulla che possa impedirlo. Forse avrò miglior fortuna a Corte, inoltre la mamma è incinta e se fosse un maschio avreste un sostegno anche per il futuro». Così aveva finito di parlare che un servo annunciò: «Il Prefetto della città Ciang Jang è venuto a farvi visita!». L alto funzionario era perfettamente al corrente della bellezza e della grazia della ragazza, ed era venuto a prelevarla con l intenzione di condurla personalmente dall Imperatore, certo di fargli un dono eccezionale. La famiglia non poteva che obbedire: i genitori chinarono mestamente il capo. Il ritratto ritoccato Dopo diversi giorni di viaggio, finalmente Ciao-Ciün arrivò nella Capitale Imperiale, e venne alloggiata presso la «Locanda del padiglione d oro». L Imperatore Liu Shi, nel sentire il rapporto del Prefetto, fu lietissimo e disse: «Il vostro merito è grande, se ciò che affermate di questa fanciulla è vero. Vi darò cento once d oro ed un mese di congedo. Ora affiderò la donna ai funzionari imperiali ma soprattutto farò chiamare Mao

9 ALIAS (9) Illustrazione tratta da un'edizione cinese del «Chin P'ing Mei - La pagoda dell'amore» del XVII secolo Yen-Scio, il pittore di Corte, affinché le faccia un ritratto ed io la possa giudicare così, senza incontrarla direttamente: sarebbe sconveniente». Questo trattamento di favore determinò forse il destino della ragazza. Se, infatti, il Sovrano non avesse dato il congedo al Prefetto, esso sarebbe rimasto probabilmente a Corte, per seguire la vicenda di Ciao-Ciün. Ma il fato aveva stabilito altrimenti: ella non doveva restare con l Imperatore, la sua bellezza era tale da conquistare una città; il suo nome sarebbe rimasto nella storia della Cina per sempre. E dunque ecco che il giorno seguente arriva a Corte il pittore Imperiale Mao Yen-Scio per dipingere la ragazza. Ora questo Mao era provetto nell arte del ritratto. Quando nelle altre occasioni si era trattato di scegliere le damigelle di Corte, o le Concubine Imperiali, era stato lui a dipingerne i ritratti da mostrare all Imperatore. Perciò le ragazze sapevano bene che dal dipinto dipendeva la loro fortuna. Questo potere aveva reso corrotto il pittore, che approfittava della sua posizione dominante per chiedere oro e argento alle candidate, affinché nel dipingerle potesse emergere un tratto particolare, o una determinata lucentezza della pelle, o un altro carattere che rendesse il volto attraente per il Sovrano. E così Mao eseguiva i ritratti in base all ammontare del denaro che riceveva. Se il denaro lo soddisfaceva, anche una ragazza dai tratti comuni poteva avere l aura della fata celeste Luo Scen, viceversa anche il volto più grazioso appariva appannato, insignificante. Quando dinanzi a lui sedette Ciao-Ciün il pittore osservò con stupore la sua incredibile figura: le carni bianche come neve, la curva del collo meravigliosamente reclinato, le labbra soffuse di carminio atteggiate ad un enigmatico sorriso, le sopracciglia falcate e nere; le larghe volute della veste di seta producevano una brezza sottile che emanava la sua bellezza: sembrava un pavone in un gruppo di polli!, pensò comparandola alle altre candidate. La mani coperte dalle lunghe maniche e la posizione eretta la facevano sembrare Ciang-O, la Principessa delle fate esiliate sulla luna. Mao rimase a lungo senza parlare, poi impugnò il pennello e si accinse a dipingerla, ma si arrestò subitamente poiché gli riusciva difficile cogliere quel certo non so che. Più volte tentò, ma poi posò il pennello e così parlò: «Io faccio il pittore da molti anni e, quantunque abbia poca abilità, pure sono riuscito a ritrarre diverse belle donne in una sola seduta. Non ho mai incontrato, però, una bellezza come la vostra. Vi ho contemplato a lungo ma non riesco ad afferrare il vostro volto: mi sembra che cambi continuamente, come quello di una creatura scesa dal cielo. Non avete il minimo difetto, come un fiore raro. Nelle epoche passate, ai tempi della Dinastia Ciù ad esempio, vi era Pao Se, ed all epoca dei Cin è vissuta Li Ci. Se tutte queste Gran Dame fossero paragonate a voi, difetterebbero di leggiadria. Io ho oggi la gran fortuna di dovervi ritrarre per ordine dell Imperatore e mostrare a Lui il vostro volto». Detto questo si tacque, in attesa di una cenno di risposta da parte della ragazza. Attese un pezzo ma Ciao-Ciün taceva; sentendosi insoddisfatto e stizzito il pittore riprese a parlare. «Dalla più remota antichità ad oggi le donne che con un solo sguardo possono conquistare una città hanno il viso di incomparabile leggiadria. Lo schizzo che oggi vi ho fatto non lo potrebbe superare nessuno; un mercante d arte lo acquisterebbe certamente a diecimila once d oro!». Così dicendo il pittore era stato esplicito: se la ragazza voleva che il suo ritratto arrivasse all Imperatore nelle giuste fattezze, doveva ringraziare l artista del suo lavoro con un premio in oro. Ma il persistente silenzio della ragazza fece capire a Mao che ella non era intenzionata a quel turpe baratto, ed in cuor suo cominciò ad odiarla. «Questa donzella si fida della sua bellezza cecamente, e allora io la farò restare in un ala remota del Palazzo in modo che l Imperatore non la possa incontrare mai!». Così pensando tra sé disse invece alla ragazza che il ritratto non era ancora finito e che aveva bisogno di portarselo in studio per ritoccarlo a modo, ma che il giorno dopo lo avrebbe presentato all Imperatore. La ragazza, che era di buon cuore, non poteva immaginare i pensieri tortuosi del pittore e già si vedeva tra le Favorite di Corte. In questo caso avrebbe potuto ottenere per i suoi genitori la protezione del Sovrano, e ripagarli così di ciò che avevano fatto per lei. L indomani la ragazza ricevette la vista di un eunuco che gli esplicitò la proposta del pittore: «La posta in gioco è alta ragazza, non potete rifiutare». A quel punto Ciao-Ciün si infuriò e respinse al mittente l odiosa proposta. Disse che nulla di buono nella vita può essere ottenuto attraverso la corruzione e che essa la rifiutava decisamente. A queste parole l eunuco si inchinò e si ritirò in buon ordine. E così il tempo cominciò a passare e nessun messo imperiale bussava alla sua porta per annunciarle che era stata scelta dall Imperatore. Le settimane divennero mesi e Ciao-Ciün non coltivava oramai che una vaga speranza: aveva capito che era stata ingannata. Voleva, per ciò, sapere come il pittore aveva celato il suo ritratto all Imperatore: la cosa le sembrava impossibile ed era decisa a scoprire il tradimento. Ma le regole di Corte erano severissime ed era quasi impossibile per lei avere accesso a quelle informazioni. Fortuna volle che le sue compagne di stanza, meno belle di lei ma molto devote alla sua grazia, riuscissero ad arrivare alla verità. In particolare una di esse, Yuan-Hua, aveva una lontana parentela con la Concubina Imperiale del Palazzo dell Ovest, Signora Liù; attraverso di lei si seppero i fatti: il pittore di Corte aveva alterato la fisionomia della ragazza aggiungendo un neo sotto entrambi gli occhi, esattamente nella parte mediana della guancia. Nella complessa fisiognomica dei tempi imperiali quel segno, un neo sotto entrambi gli occhi proprio in quella posizione, significava grande sfortuna, addirittura un presagio di morte per chi era in altolocata posizione, mentre un solo neo portava lacrime. Ecco svelata la macchinazione del pittore! Non era stato difficile per lui convincere il Sovrano che la ragazza portava sventura e che la vita dell Altissimo non poteva correre un tale rischio. Mao Yen-Scio aveva vantato nei confronti dell Imperatore il suo animo leale e si era addirittura prosternato ai suoi piedi in lacrime per impedire quella sventura! Molti secoli dopo, un autore europeo avrebbe scritto un romanzo in cui un giovane corrotto si era fatto dipingere un ritratto che assorbiva le sue nefandezze e che infine, nel giorno della sua inevitabile morte, avrebbe ripreso le fattezza della beltà che il giovane aveva prima di venire a patti col male. Ecco invece che il ritratto del pittore Mao era l esatto opposto: le fattezza erano alterate sul dipinto mentre l originale manteneva intatta la sua fulgida bellezza nei tratti del fisico e dell anima. Quando la compagna riferì a Ciao-Ciün tutti questi particolari la ragazza esclamò: «Non pensavo che su questa terra potessero esistere uomini tanto malvagi!». Proruppe in un pianto dirotto e capì che il suo destino era segnato: mai avrebbe lasciato le oscure stanze della Corte Tenebrosa. un particolare della copertina del libro «Le famose concubine imperiali» Ispirato alle «Storie delle concubine imperiali» di Ludovico di Giura, diventato medico ufficiale della corte cinese, come la «principessa delle fate» scongiurò una guerra tra Cina e Mongolia Il Principe Mongolo Quando il mongolo Scian Yu salì al trono non era sposato. Le relazioni con la Cina erano di pace, ma sotto la cenere covava sempre lo spirito guerriero dell invasione. I generali mongoli erano stanchi della pace ed invogliavano il Sovrano a riprendere le ostilità. La Grande Muraglia era stata sconfitta più volte dall Orda d oro ma restava come una ferita nell orgoglio mongolo. Venuto a conoscenza di queste tensioni dalle sue spie, l Imperatore Liu Shi decise che doveva impedire una nuova guerra, ma come fare? Quale proposta poteva allettare il Mongolo tanto da fargli rinunciare ad una invasione? Il Sovrano allora tornò a consultarsi con l Imperatrice che gli disse: «Mio Signore, solo un grande dono può convincere il Mongolo a recedere di suoi nefasti propositi: tu hai bisogno di inviargli in sposa una donna il cui sguardo possa conquistare una città!». Come sempre aveva ragione, ma dove trovare una beltà simile, per di più volenterosa di lasciare il suo Paese e vivere sotto le tende mongole, tra quei barbari che si aggiravano nomadi tra steppe gelate? «I Mongoli hanno carattere violento come quello dei loro cavalli. Ma devo trovare una donna di sangue reale per convincerli a mantenere la pace. Ma se dovessi dargli in moglie una delle mie figlie ed il matrimonio non andasse bene, dovremmo dichiarare guerra, mentre se gli concedo una ragazza cui daremo una generosa dote e che sarà da me investita di un alto titolo, se dovesse succedergli qualcosa i legami di sangue non agirebbero su di noi e io potrei valutare con più oculatezza il da farsi». Così ragionava l Imperatore, ed aveva ragione. Decise dunque di cercare questa ragazza eccezionale, che al tempo stesso fosse bella, aggraziata e che volesse di sua spontanea volontà darsi al Mongolo. L incaricato dei ginecei imperiali cominciò dunque la ricerca. A quel tempo Ciao-Ciün si stava rimettendo da una leggera malattia. Un giorno entrò nella sua stanza l amica del cuore che le riferì che si cercava una ragazza di spiccata bellezza disposta ad SCAFFALE Le famose Concubine Imperiali è il libro cult del medico italiano Ludovico Di Giura, prima distaccato dalla Regia Marina presso la Legazione italiana a Pechino, poi medico di Corte dell Imperatrice Vedova. Conoscitore della lingua e della storia imperiale cinese, fu convinto da suo nipote, Giovanni di Giura, allora Primo Segretario dell Ambasciata italiana, a raccogliere in un solo volume le storie delle Concubine Imperiali più famose; nacque così il libro omonimo, edito nel 1958 dalla Mondadori nella collana Diamanti, con copertina in seta e splendide incisioni originali. Volume imperdibile per gli studiosi dell argomento. andare sposa al Principe dei Mongoli. Subito Ciao-Ciün pregò la sua compagna di far arrivare all eunuco capo la sua disponibilità. Nel ricevere la petizione della ragazza l incaricato dei ginecei fu molto contento; erano passati i giorni e non si riusciva nell intento: la guerra poteva scoppiare da un momento all altro e lui era sotto pressione da parte della Corte Imperiale. Si affrettò quindi a visitare questa ragazza, reclusa in un ala remota del Palazzo, e che non ricordava di aver mai incontrato. Grande fu la sua meraviglia al cospetto di Ciao-Ciün: «Come è possibile che l Imperatore non ti abbia chiamato a sé? Mi pare lo stesso caso di Yen Kong che voleva un drago ma quando lo ebbe lo gettò a mare!». Riferì dunque il fatto a Sua Maestà che, udendo il nome della ragazza, ricordò l episodio del quadro: era dunque la donna dai due nei sotto gli occhi! Che fare? Ma questa volta la vita in gioco non era la sua ed i tempi stringevano. Ed anche se il Principe Mongolo fosse morto, quale colpa si poteva attribuire alla Corte Celeste? E poi forse che i Mongoli credevano in questi presagi riservati ai popoli civilizzati? Si decise dunque a ricevere la ragazza. «Sia preparato il Palazzo di mezzanotte. Organizzato un grande banchetto in onore di Ciao-Ciün Vang e sia invitato l ambasciatore mongolo affinché anch egli ne valuti la bellezza. Poi i dignitari di Corte investiranno la ragazza dei titoli nobiliari adatti al suo matrimonio con il Principe Scian Yu, ho detto!». Così fu eseguito e quando Ciao-Ciün si presentò, splendida, dinanzi ai funzionari, l Imperatore capì che il pittore di Corte lo aveva ingannato: nessun neo appariva sul volto della ragazza che sembrava una dea. Nel muovere i piccoli piedi il suo corpo spandeva profumo, sembrava ai dignitari una rosa bagnata dalla rugiada. Tutti si inchinarono e l Imperatore si commosse intimamente dinanzi ad una simile bellezza: «Sì questa donna può conquistare una città. Non lo avuta per me a causa dei raggiri di un corrotto, ma servirà la Cina con devozione». Sorrise alla ragazza. L Imperatrice annuiva soddisfatta. Quando Ciao-Ciün fu dinanzi al trono, dopo essersi per tre volte inginocchiata, parlò con voce di liuto: «Ringrazio Sua Maestà della grazia che mi ha concesso dandomi in sposa al Principe della Mongolia, farò la volontà del nostro Grande Paese come mi sarà ordinato». Finita la festa Ciao-Ciün si preparò a partire. L imperatore la ricevette in udienza privata e le chiese delle sue origini e del ritratto falsificato. La ragazza spiegò la storia con semplicità e concluse con una supplica al Sovrano: «So bene che per un delitto di questo genere viene comminata la morte. Io non posso interferire con gli ordini dell Imperatore. Solo, Maestà, se ciò dovesse accadere, vi supplico di dare una parte dei suoi beni alla mia famiglia, che possa vivere sotto la Vostra protezione». Così accadde: il giorno dopo le guardie imperiali tagliarono la testa del pittore e confiscarono i suoi beni; una parte fu data alla famiglia Vang. Il matrimonio mongolo Grande fu la felicità del Principe Scian Yu nel ricevere la sua sposa. La pace venne rafforzata dagli anni di matrimonio che Ciao-Ciün fece risplendere con la sua grazia e diversi figli. Anche nel gelido clima mongolo non smetteva di comporre versi ed allietare la Corte sotto le tende in perenne nomadismo sotto i grandi cieli del nord. Dopo molti anni il Principe morì e, secondo il costume mongolo, il primo figlio maschio avrebbe dovuto prenderla in moglie. Ma i costumi cinesi impedivano a Ciao-Ciün di prendere questi voti: per ciò chiese al figlio un giorno di tempo. La notte della veglia funebre di suo marito scrisse una pergamena sigillata da consegnare al nuovo Principe il giorno dopo; la mattina i servi la trovarono riversa sul letto: si era tolta la vita col veleno. Rotto il sigillo, il figlio lesse le ultime volontà della madre: voleva essere sepolta in una tomba verdeggiante al confine tra i due Stati. Così fu. Ancora oggi esiste quella tomba. Dal lato cinese le piante continuano a crescere lussureggianti, mentre la parte mongola langue arida. Da ciò si vede che mai Ciao-Ciün dimenticò il suo Paese, e che anche dopo morta non cambiò le sue idee. Durante la dinastia Tang un poeta chiamato Ciang scrisse questi versi: «Perché non moristi in terra Han? Il doloroso pianto che racchiudesti nella tua tomba ha evitato quello di tante genti». Così finisce la storia di Ciao-Ciün, la Leggendaria Concubina Imperiale.

10 (10) ALIAS IL PERSONAGGIO SPORT di PASQUALE COCCIA Durante la cerimonia di chiusura delle olimpiadi del 1932, che si svolsero a Los Angeles, e che seguirono la grande crisi economica del 1929, quattro uomini e tre donne, eludendo la sorveglianza, riuscirono a portarsi al centro della pista di atletica dove ognuno di loro innalzò un cartello con la scritta «Mooney libero». Da oltre dieci anni, negli Usa era in corso una grande campagna di informazione per la libertà di Tom Mooney, un dirigente di primo piano del movimento operaio americano. Attivista sindacale della Industrial worker of the world (Iww), figlio di minatori irlandesi, Tom Mooney si era battuto per migliorare le condizioni di lavoro degli operai americani. Nel 1913 Mooney venne accusato di aver trasportato esplosivo da Oakland a Sacramento e condannato a due anni di carcere, ma l'accusa costruita ad arte, cadde in appello e Mooney fu liberato nel Due anni dopo, nel 1916, fu accusato insieme alla moglie e ad altri amici sindacalisti di aver organizzato un attentato dinamitardo a San Francisco, a seguito del quale morirono dieci persone. L'accusa gli costò l'ergastolo, il verdetto provocò manifestazioni di solidarietà negli Stati Uniti, e un forte movimento di opinione per la liberazione di Mooney si sviluppò anche in Europa, da Goteborg a Pietroburgo fino a Stoccolma, manifestazioni di solidarietà si ebbero anche in Messico. Un appello firmato da George B. Shaw e John Dewey con altre personalità STORIE MENTRE A LOS ANGELES SI SVOLGEVANO I GIOCHI UFFICIALI Chicago 1932, la classe operaia va alle controlimpiadi Negli Stati Uniti La detenzione del sindacalista Tom Mooney scatenò un ondata di protesta che coinvolse anche personaggi della cultura come George Bernard Shaw e John Dewey di spicco del mondo della cultura e della politica, costrinse il presidente Wilson, nel 1918, a commutare la pena di morte in ergastolo. Mooney fu una delle tante vittime della caccia alle streghe scatenatasi negli Usa in quegli anni verso comunisti e anarchici, e che vide vittime illustri come Sacco e Vanzetti, giustiziati sulla sedia elettrica il 22 agosto Intorno alla figura di Mooney si creò un vasto movimento internazionale, perciò quei cartelli innalzati sulla pista di atletica alle olimpiadi di Los Angeles, facevano parte della campagna per la liberazione del dirigente sindacale, sapientemente organizzata dai sostenitori di Mooney, che non si lasciavano sfuggire alcuna occasione per pubblicizzare la battaglia a favore della sua liberazione. Una battaglia ben portata avanti, tanto che in quel decennio Tom Mooney divenne il detenuto più famoso degli Stati Uniti. Fu proprio Mooney nel 1931 a lanciare l'idea del boicottaggio delle olimpiadi di Los Angeles dell'anno successivo, prontamente accolta dalla Labor Sport Union (Lsu) costituita da comunisti e socialisti, che nominò Mooney presidente onorario del comitato di boicottaggio, riunitosi per la prima volta il 10 gennaio 1932 a New York. In quell'occasione vennero messe a punto una serie di iniziative, tra le quali la più efficace fu quella di organizzare in tutti gli States le «Tom Mooney streets runs», gare podistiche nel corso delle quali ogni partecipante portava sulla pettorina In alto: manifestazione per la liberazione di Tom Mooney, sotto un suo ritratto, a destra: Cassius Clay Sotto: medaglia d oro del salto in alto alle Olimpiadi di Los Angeles del 32 all americano William Miller IOC Olympic Museum/Allsport la scritta che chiedeva la libertà per Mooney e Billing, altro dirigente sindacale condannato. Le corse podistiche rappresentavano anche l'occasione per selezionare i vincitori, che nell'estate avrebbero partecipato alle controlompiadi di Chicago, la città di Mooney. Resoconti dettagliati e nuove iniziative da promuovere e notizie sullo stato dell'organizzazione delle controlimpiadi, si potevano leggere su The New Sport and Play, organo di stampa della Labor Sport Union. Nonostante le minacce di squalifica a vita pervenute dal comitato olimpico americano, dal 28 luglio al primo agosto del 1932 oltre 300 atleti si cimentarono nelle gare di atletica, nuoto, basket, calcio, baseball, pugilato, ginnastica artistica, alle quali assistettero 5mila spettatori, che pagarono un biglietto di 25 centesimi di dollaro. Gli atleti afroamericani che vi presero parte furono circa un centinaio. Nelle gare di atletica leggera ebbero la meglio i corridori dello Spartan Athletic Club dello Stato dell'indiana, mentre nella finale di calcio si impose il Red Sparks Athletic sul New York City con il punteggio secco di 2-0. Il risultato agonistico ebbe un significato del tutto secondario rispetto all'obiettivo politico della campagna per la liberazione di Tom Mooney, il quale in quei giorni delle controlimpiadi non mancò di far pervenire agli atleti e al pubblico presente messaggi di apprezzamento per il loro impegno politico-sportivo. Al termine di quei cinque giorni di gare che caratterizzarono le controlimpiadi di Chicago in risposta a quelle ufficiali di Los Angeles, le prime della storia intese come forma organizzata di boicottaggio delle olimpiadi, la Labor Sport Union dal 2 al 4 agosto tenne i lavori del suo congresso, nel corso del quale oltre che trarre un bilancio sulle controlimpiadi appena terminate, si discusse ampiamente del ruolo politico che poteva avere lo sport. La battaglia per la liberazione di Mooney andò avanti negli anni successivi fino al 1938, quando Culbert Olson, governatore democratico della California, concesse la grazia. La sua liberazione si ottenne grazie al ruolo fondamentale che svolse lo sport nella campagna di informazione di un vasto pubblico. Quattro anni dopo aver lasciato il carcere, il sindacalista Thomas Joseph Mooney, provato nel corpo e nella mente da oltre venti anni di dura detenzione, morì a San Francisco nel IL RING INVISIBILE Muhammad Ali, una vita sul filo del ko. Una biografia romanzata del campione di P. C. Ali prima di diventare Muhammad Ali, il ragazzino prima del campione dei pesi massimi Cassius Clay, prima di conquistare l'oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, prima di insultare i suoi avversari al controllo del peso, prima di diventare amico di Malcolm X e convertirsi all'islam. La rabbia cova in corpo da quando ancora ragazzino suo padre gli spiattella in faccia la pagina di un giornale, che riporta il volto sfigurato di Emmett, un ragazzo nero 14enne che vive nel nord America e va a trascorerre le vacanze estive dai suoi cugini nel Mississippi, dove nel 1955 la segregazione razziale la fa da padrone. Dalla terra dove proviene Emmett, i neri possono entrare nei negozi dei bianchi, e lui con un atto di sbruffoneria vuole dimostrarlo ai suoi cugini. Emmett entra in un negozio e fissa negli occhi la padrona bianca, poi esce. A notte fonda lo andranno a prendere un gruppo di uomini bianchi a casa dello zio reverendo, lo porteranno fuori casa e lo massacreranno di botte, fino a cavargli gli occhi. Un assassinio che per i giudici non sussiste, tutti assolti. La madre di Emmett, però, mostra al pubblico e per più giorni il corpo del figlio, nonostante il divieto della polizia. Quel corpo martoriato è la scintilla per lo scoppio delle rivolte spontanee dei neri negli Stati Uniti, che si riversano nelle strade e nei quartieri riservati ai bianchi. Cassius Clay prima e Muhammad Ali poi, vivranno con la rabbia in corpo la morte di Emmett, una rabbia che scatenerà i pugni di Ali sul ring. Il volto tumefatto di Emmett rappresenterà la coscienza di Ali, il metro per misurare e prendere le distanze da parolai, truffatori, cialtroni, giornalisti servili, bianchi gentili con lui solo per arraffare soldi: «Emmet, Emmet, Emmet, sei stato stupido come Sansone che si è fatto avvicinare da Dalila e dai filistei, Sansone che spiattellava il segreto della sua forza a ogni orecchio femminile che gli capitava a portata di labbra. Sei stato stupido come Joe Luis, tornato sul ring a farsi massacrare da Joe Marciano. Emmet, tu che non conosci la regola d'oro della distanza e della vicinanza, Emmett, povero ciclatante imbecille, fratello mio massacrato, ti prometto che non permetterò a nessuno di avvicinarsi a me». Alban Lefranc, poeta e scrittore francese, insignito del premio Gran Prix Sport e Littérature 2013 per aver scritto Il ring invisibile, una biografia romanzata di Ali, pubblicato in Italia da 66thand2, ripercorre il passaggio dall adolescenza ai primi successi, un percorso segnato dalla morte di Emmett, dalla vita agra del padre, che al bar annegava nell'alcol i dispiaceri della vita, come tanti altri neri, fino a quando a tarda notte la madre gli chiedeva di andarlo a prendere, perché incapace di percorrere un metro talmente era ebbro. Lì dove impara gli insulti più feroci, che i neri ubriachi si rivolgevano tra loro e che Ali rimanderà agli avversari e al mondo intero.

11 ALIAS (11) SINTONIE A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON ANTONELLO CATACCHIO, ARIANNA DI GENOVA, GIULIA D AGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, GIONA A. NAZZARO, CRISTINA PICCINO I FILM GIOVANE E BELLA DI FRANÇOIS OZON, CON MARINE VACTH, GÉRALDINE PAILHAS. FRANCIA 2013 Il ritratto di una diciassettenne (Marine Vacht) che vive con la 0madre, il fratello e il patrigno e decide di prostituirsi. Ozon la segue nel corso di quattro stagioni, dall estate al ritorno in città. Presentato a Cannes. MACHETE KILLS DI ETHAN MANIQUIS, ROBERT RODRIGUEZ, 0 BEFORE MIDNIGHT DI RICHARD LINKLATER, CON ETHAN HAWKE, JULIE DELPY. USA Jesse e Celine, lo scrittore newyorkese e l attivista francese li vediamo in Grecia, sposati e con due bambine: sono passati quasi due decenni dal loro primo incontro su un treno per Vienna e nove anni dal secondo a Parigi. La collaborazione tra Hawke, Delpy e il regista Richard Linklater che ha dato origine a Before Dawn, Before Sunset e al loro ultimo bellissimo film,before Midnight non ha il determinismo socioantropologico degli Up di Michael Apted ma la sua texture è altrettanto documentaria il rapporto tra Jesse e Celine, fotografato, a distanza di anni, in tre momenti diversi della giornata (alba, tramonto, mezzanotte) riflette con dolcezza l inesorabilità di ogni storia d amore. (g.d.v.) l'integrazione, il superamento delle diversità. Ma non c è niente di gridato, niente di aggressivo, tutto scivola nella realtà con una leggerezza invidiabile per questi anni così pesanti e indigesti. L idea del prendere la vita con leggerezza seguendo i nostri desideri riempie i personaggi di una allegria contagiosa, che ci fa scordare le debolezze strutturali del racconto e della messa in scena. E Papaleo fa un ottimo lavoro sugli attori. (m.g.) CON DANNY TREJO, JESSICA ALBA. USA 2013 IL PASTICCIERE Machete nel terzo film della DI LUIGI SARDIELLO, CON ANTONIO CATANIA, serie torna a collaborare con il ROSARIA RUSSO. ITALIA 2013 governo degli Usa per Sardiello contamina due generi eliminare un cartello di droga televisivi, la cucina e il messicano, mentre un trafficante 6poliziesco utilizzandoli per d'armi cerca di prendere il controllo riproporre un linguaggio del mondo grazie a un'arma satellitare. cinematografico reinventato, uno stile che vuole il più possibile surreale. È un PRISONERS tentativo forse non del tutto riuscito, DI DENIS VILLENEUVE, CON HUGH JACKMAN, ma Antonio Catania il «buono» e JAKE GYLLENHAAL. USA 2013 Ennio Fantastichino «il cattivo» si Primo film di produzione UN CASTELLO IN ITALIA fronteggiano come figure archetipiche statunitense del regista DI E CON VALERIA BRUNI TEDESCHI, CON del cinema in un duello che decodifica 0franco canadese autore di LOUIS GARREL, FILIPPO TIMI. FRANCIA 2013 in qualche modo i due linguaggi. (s.s.) La donna che canta, nomination Louise è un attrice che non all Oscar Due bambine di vuole più recitare, ai set LA PRIMA NEVE sei e sette anni spariscono e i 7preferisce DI ANDREA SEGRE, CON JEAN-CRISTOPHE genitori si comportano in modo la vita, l amore. Come nei film FOLLY, MATTEO MARCEL. ITALIA 2013 diverso nei confronti della precedenti, É più facile per un In un villaggio sulle Alpi del sparizione. Uno inizia le indagini cammelloe Attrici, anche qui la regista Trentino ha trovato alloggio e da solo, l altro cerca di non farsi ritrova la prima persona degli ambienti 7accoglienza fraterna un travolgere dalla situazione. Il che conosce bene, e a cui appartiene, rifugiato che ha perso la moglie subito titolo allude al sentimento che ovvero l'alta borghesia coi doppi dopo l arrivo in Italia. Il suo destino provano i personaggi del film, cognomi e il mondo del cinema. Ma incrocia la tristezza di Michele, un prigionieri della paura e del sempre senza presunzione, o generico ragazzino che soffre intimamente per passato. giudizio. L autofinzione di una biografia la perdita del padre: parlano un familiare persino «sfacciata» trasforma linguaggio comune. L osservazione QUESTIONE DI TEMPO il paesaggio privato in commedia, in documentaria che scorre sotterranea DI RICHARD CURTIS, CON RACHEL MCADAMS, riso e in pianto, in uno slapstick al linguaggio di Andrea Segre, si DOMHNALL GLEESON. Uk 2013 emozionale di cui Bruni Tedeschi fa espande nel racconto, approfondisce il All età di 21 anni, Tim scopre vibrare le corde con sapiente dato sociologico nell individuazione di essere in grado di viaggiare dolcezza. (c.pi.) precisa dei personaggi. La natura è una 0nel tempo come tutti gli MISS VIOLENCE compagna muta, affascinante e anche uomini della sua famiglia. Decide DI ALEXANDROS AVRANAS, CON THEMIS misteriosa e cupa, nasconde luoghi quindi di rendere migliore la sua vita e PANOU, ELENI ROUSSINOU. GRECIA 2013 dove si sono concentrati i ricordi, innanzi tutto trovarsi una fidanzata. Nel giorno del suo undicesimo sentieri dove non si vorrà più passare. compleanno Angeliki cade dal (s.s.) RAMPART 4balcone e muore sul selciato. DI OREN MOVERMAN, CON WOODY Mentre la polizia e i servizi sociali SOLE A CATINELLE HARRELSON, NED BEATTY. USA 2011 cercano di capire le ragioni di questo DI GENNARO NUNZIANTE, CON CHECCO Los Angeles, Dave apparente suicidio, la famiglia continua ZALONE, ORSETTA DE ROSSI, ITALIA 2013 Brown, veterano della guerra a vivere la sua «normalità». Lo Nessuno parla più di operai e 0nel Vietnam, è un agente di sguardo del regista greco inaccettabile di padroni, figurarsi di polizia che lavora in una sezione per quel che di pornografico contiene, 1comunisti, e arriva Checco speciale specializzata nel «lavoro una sorta di tradimento del cinema Zalone che pur dichiarandosi lontano sporco». Quando viene ripreso nelle sue regole più semplici. Nella sua da ogni ideologia, costruisce tutto il durante un pestaggio per mettere a messa in scena studiata, Avranas ci suo nuovo film come i precedenti, tacere i media i superiori vorrebbero mostra personaggi che disprezza su quel che resta dell'italia di un costringerlo al ritiro. Da quel totalmente, senza alcuna compassione. tempo dopo vent'anni di momento in pioi inizia per lui una fase Dietro alle sue geometrie non c'è berlusconismo. Erano anni che non discendente che lo porterà a fare il nulla se non l'esibizione di chi vuole si vedevano le bandiere della Cgil, i bilancio della sua vita. Da un romanzo provocare con gratuità toccando tabù padroni e gli operai in un film di James Ellroy che si ispira ai più di 70 del nostro mondo. (c.pi.) italiano, per non dire in una agenti indagati in quegli anni per abuso commedia. Delizioso, divertente, di potere e corruzione. Con OH, BOY allegro, profondo piccolo film su chi Sigourney Weaver e Steve Buscemi DI JAN-OLE GERSTER, CONTOM SCHILLING siamo e come stiamo vivendo, un nel cast. FRIEDERIKE KEMPTER. GERMANIA 2013 passo avanti sia per Nunziante che Esordio che ha vinto ben sei per Zalone, un viaggio nelle SOMETHING GOOD premi della German Academy, contraddizioni di un paese in crisi DI E CON LUCA BARBARESCHI, CON ZHANG 7un attraversamento dei dove alla fine si dovrà scegliere da JINGCHU. ITALIA 2013 quartieri di Berlino con ironia che parte stare. (m.gi.) In Cina Xiwen perde il suo mescolata a grazia malinconica da bambino, Shitou, che muore parte di Niko, universitario che ha LA VITA DI ADELE 0avvelenato da un alimento preso una pausa di riflessione e DI ABDEL KECHICHE, CON LÉA SEYDOUX, adulterato e contemporaneamente, in intanto cerca di orizzontarsi nel ADÈLE EXARCHOPOULOS. FRANCIA 2013 Italia, Matteo traffica cibo contraffatto mondo. I punti cardinali del regista li Romanzo di formazione, il nel mondo. Il film racconta la sua ritroviamo nelle immagini in bianco e racconto di un amore incollato scalata nell industria alimentare e nero, nella colonna jazz, nel 7alla sua protagonista Adele l incontro fortuito tra i due. protagonista flaneur. Il nuovo cinema Exarchopoulos che Kechiche segue, tedesco con gli strumenti della scruta, quasi «possiede» nelle zone UN WEEKEND DA nouvelle vague fa i conti con i luoghi più segrete, intime, coi primi piani, BAMBOCCIONI 2 comuni del presente. (s.s.) un'ossessione che la risucchia, entra DI DENNIS DUGAN, CON ADAM SANDLER, negli occhi, le mani, i capelli, nella SALMA HAYEK. USA 2013 UNA PICCOLA IMPRESA bocca adolescente sempre aperta. Lenny (Adam Sandler MERIDIONALE Accade tutto e non accade nulla, doppiato da Riccardo Rossi) DI E CON ROCCO PAPALEO, E CON RICCARDO Emma e Adèle parlano di filosofia, si 0ha trasferito la sua famiglia SCAMARCIO E BARBARA BOBULOVA, ITALIA guardano, passeggiano nel parco, si nella piccola città, dove lui e i suoi 2013 amano, fanno sesso. E siccome in una amici sono cresciuti e qusta volta Rocco Papaleo pensa e sogna coppia c'è sempre chi soffre e chi si prenderanno lezioni dai loro figli una commedia, di solito annoia, l'amore esclusivo di Adèle durante l'ultimo giorno di scuola. 7ambientata nel meridione, che finirà nel tempo per stancare Emma. Sequel del film del 2010, con Salma tratti con leggerezza e ironia Kechiche l'ha scrutata, l'ha messa Hayek, Steve Buscemi, Milo argomenti anche importanti per il nuda la sua Adele, ma è capace di Ventimiglia.(s.s.) paese, come l'omosessualità, amarla? (c.pi.) IL LATO SEGRETO DI LEONARD COHEN NON PASSERAI Italia, 2013, 3 45, musica: Marco Mengoni, regia: Gaetano Morbioli, fonte: Mtv Mengoni vaga per le strade di Parigi con una scatola su cui è riprodotta una buffa faccia 6 che gli copre la testa e un cuore di cartone tra le mani. Dalle Tulieries a Montparnasse o scopo è solo uno: farsi scattare delle polaroid in compagnia delle persone che incontra per poi incollarle una volta a casa sulla parete della cucina, rimirandole in solitudine. Idea per nulla nuova, che attinge un po qui e un po li: la scatola antropomorfizzata ricorda Coffe & Tv dei Blur, mentre la struttura è simile a Coccodrilli il clip in cui Bersani andava in giro per New York a farsi filmare con la videocamera dai passanti. Lo stile usato non è da cinema-verità ma il classico glam di Morbioli il quale ormai gira i suoi clip nelle metropoli estere, puntando tutto sulla location e sul patinato delle immagini. BONFIRE HEART Uk/Usa, 2013, 3 45, musica: James Blunt, regia: Chris Kitchen, fonte: Mtv È il tipico on the road attraverso gli States con Blunt in sella alla sua 9 motocicletta e armato di macchina fotografica che incontra persone di tutti i tipi, nella profonda provincia americana (Wyoming, Idaho e dintorni). Famiglie, donne, comunità, bei paesaggi, motorbikes e l immancabile poliziotto che lo ferma per superati limiti di velocità, Bonfire Heart è un lavoro senza pretese, molto realistico in parte improvvisato e in parte costruito che veste bene il brano melodico del cantautore inglese. Il singolo è incluso nell ultimo album Moon Landing. IN MY SECRET LIFE Canada, 2001, 4 15, musica: Leonard Cohen, regia: Floria Sigismondi, fonte: Youtube È una dimensione metafisica quella in cui si aggira il cantautore canadese, vestito 8 in abito scuro con Borsalino e occhiali scuri. Un mondo abitato da esseri dal volto a forma di palla schiacciata, senza lineamenti, che vivono in squadrati palazzi di cemento armato. Rispetto ad altri suoi lavori ben più fantasmagorici e colorati, Floria Sigismondi per visualizzare questo brano dal ritmo lento, cantato da Cohen con la sua inconfondibile voce un po roca sceglie un onirismo freddo e asettico. Il montaggio è più controllato, le immagini sono soprattutto fisse e al ralenti. Particolarmente riuscito In my secret life è il taglio di inquadrature avvolte nella penombra, il lavoro sullo spazio architettonico (sia interno sia esterno), che diventa set dove costruire surreali sketch che alludono al lato oscuro e segreto della nostra esistenza. MAGICO IL FILM LA GABBIA DORATA DI DIEGO QUEMADA-DIEZ, CON BRANDON LÓPEZ, RODOLFO DOMINGUEZ, KAREN MARTÍNEZ, CARLOS CHAJON, RAMÓN MEDÍNA. SPAGNA MESSICO 2013 Tre adolescenti decidono di partire dal loro misero villaggio guatemalteco per poi attraversare il confine del Messico ed entrare negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. Un lungo viaggio di migrazione attraverso pericoli inaspettati, durissimi scontri con la realtà: uno di loro non vorrà neanche procedere dopo le prime difficoltà, Sara si è dovuta camuffare da maschio, mentre Juan procede impavido e vediamo formarsi strada facendo la sua personalità di adulto, di cui già si indovinano le basi. Un giovane indio del Chiapas si unisce a loro, rapporto conflittuale con l impossibilità di comunicare a parole nella sua lingua che nessuno comprende. Ma quando sarà il momento dimostrerà di aver imparato le parole chiave per farsi capire. Un racconto che si apre su paesaggi di impressionante bellezza, anche se privi di possibilità di sussistenza, almeno rispetto all idea di quello che ci potrebbe essere al di là del «muro»: è sul passaggio dei confini esteriori e dei conflitti intimi che si snoda il racconto, nel suo magnifico sviluppo, con un finale fulminante. Premiato a Cannes (A Certain Talent Prize), esordio del regista di Burgos ( 69) che è stato assistente di Ken Loach in Terra e libertà, operatore dei film di Fernando Meirelles, Alejandro González Iñárritu, Oliver Stone, Spike Lee e Isabel Coixet. (s.s.) IL FESTIVAL PITIGLIANI KOLNO A FESTIVAL ROMA, CASA DEL CINEMA, CENTRO EBRAICO IL PITIGLIANI, 2-6 NOVEMBRE Ottava edizione del festival dedicato al cinema israeliano e di argomento ebraico diretto da Dan Muggia e Ariela Piattelli, presenta film, documentari, laboratori, incontri con ospiti illustri. Serata inaugurale con The flat di Arnon Goldfinger (il film sarà proiettato per il pubblico domenica 3). Il 4 (ore 20) workshop «Dal piccolo budget al grande schermo», con il regista Sahron Bar-Ziv, che con Room 514, girato in 4 giorni con 15mila euro è stato presentato in 35 festival internazionali. Martedì 5 alla Casa del Cinema (e il 6 al centro ebraico) omaggio a Ran Tal il regista di The Garden of Eden (foto), un anno di vita di Gan HaShlosha, uno dei più grandi e frequentati parchi in Israele, Children of the sun, già vincitore del Primo Premio documentari al Festival di Gerusalemme, la vita dei bambini nei kibbutzim. Tra i documentari da segnalare The Gatekeepers (I guardiani d Israele) di Dror Moreh, la verità sui servizi segreti dal 48. Tra i lungometraggi The Ballad of Weeping spring, di Benny Torati, la storia dei componenti di una band leggendaria, l Ensamble Turquoise, Ingresso libero. info: L ESORDIO ZORAN - IL MIO NIPOTE SCEMO DI MATTEO OLEOTTO, CON GIUSEPPE BATTISTON, ROK PRAŠNIKAR. ITALIA 2013 Paolo Bressan alcolista corpulento, un passato da sciupafemmine che gli è costato l'essere mollato dalla moglie che si ostina a voler riconquistare. Il suo incubo sono i vigili che lo puntano ogni sera perché sanno che guida ubriaco. Una zia, slovena muore e a lui spetta un'eredità. Non sono soldi è Zoran, una ragazzotto che parla un italiano arcaico, imparato da vecchi libri. Paolo non vede l'ora di scaricarlo in comunità, ma si accorge del particolare talento di Zoran: tira le freccette con abilità mostruosa. E se si potesse cavarne un po' di euro? Il racconto è spensierato, da canzone da osteria che magnifica le sorti del vino e rende funebri quelle dell'acqua. E qui però cominciano le difficoltà perché il nostro eroe è un autentico cialtrone, profittatore e anche antipatico, una sorta di italiano medio all'alberto Sordi con accento veneto e sbronza molesta. Si sorride in diverse occasioni di fronte a Zoran, ma la commedia sembra viaggiare con il freno a mano tirato per un protagonista triste e infelice contrapposto a una macchietta in salsa slava. Vincitore del premio del pubblico Rarovideo della Settimana della critica. (a.ca.) IL CIRCOLO DEL CINEMA ANGELO AZZURRO RAINER WERNER FASSBINDER Fassbinder fra le colline di Firenze. «Angelo azzurro», un circolo del cinema di Castelfiorentino segnalatosi negli anni per rassegne di prestigio accompagnate dalla pubblicazione di quaderni monografici (Monicelli, Bresson, Dreyer, Amelio, Lizzani, Tarkovskij...) non si rassegna alla scarsa attenzione del Comune e, pur di continuare l attività proponendo occasioni di incontro e di lettura critica, ha deciso in questo periodo di organizzare una rassegna dedicata a Fassbinder «emigrando» in località collinari vicine: Montaione, Montespertoli, Castelnuovo. Animatore dell iniziativa è da sempre Jaures Baldeschi il quale, col sostegno di alcuni giovani, continua nella sua ostinata proposta. L Angelo azzurro ha proposto nelle scuole incontri con autori e critici e fino a due, tre anni fa il Comune di Castelfiorentino appoggiava l attività come parte del suo programma culturale, ma ora si è chiuso alla collaborazione: poco pubblico, autori e film difficili Di Fassbinder la rassegna propone fra gli altri Il matrimonio di Maria Braun, Despair, La paura mangia l anima, Il diritto del più forte, Querelle, tutto Berlin Alexanderplatz, con la pubblicazione un quaderno con saggi di Gualtiero De Santi, Davide Ferrario, Roberto Chiesi, Tullio Masoni, Alberto Zanetti, Luisa Ceretto.

12 (12) ALIAS di JESSICA DAINESE «Se fossi rimasta nel nord dell'inghilterra, se i miei genitori non si fossero trasferiti al sud, sarei potuta essere un'insegnante. A volte penso che sarebbe bello vivere una vita ordinaria, leggere libri e vedere gli amici». Ma il destino ha voluto per Vivienne Westwood una vita decisamente fuori dall'ordinario. Nata l'8 aprile del 1941, in un villaggio nel Derbyshire, Vivienne Isabel Swire possiede diversi tratti caratteristici del suo segno, l'ariete: è portata all'azione, creativa, energica ed entusiasta. Gli Arieti necessitano perennemente di nuovi obiettivi e nuove idee, e affrontano la vita a testa alta. La sua infanzia è piuttosto felice. Le sue origini working-class, e l'austerità del periodo bellico, le infondono un senso del risparmio che l'accompagnerà per tutta la vita. Sarà sempre contraria al consumismo sfrenato, anche quando, in tarda età, diventerà benestante. Ad appena quattro anni, dopo aver sentito con orrore la storia della crocefissione di Gesù, giura di voler diventare una «combattente per la libertà»: «Volevo fare qualcosa per cambiare questo mondo orribile», ricorda. Vivienne è una ragazza attraente, vestita in modo originale, con abiti che spesso confeziona lei stessa: aderenti gonne a matita e tacchi alti. Le sue icone sono le aristocratiche mannequin di Vogue e Harper's Bazaar, e le dive glamour del cinema: Marilyn Monroe, Jayne Mansfield, Sophia Loren. Verso la fine degli anni Cinquanta la famiglia Swire si trasferisce nel più ricco sud, a Harrow (nella Grande Londra). Vivienne, che ama ballare il rock'n'roll, incontra in un locale notturno Derek Westwood. I due si sposano nel 1962, e nel 1963 nasce Ben. Appena tre anni più tardi la coppia divorzia: è lei che lo lascia, perché non sta «imparando niente da lui». Vivienne, tornata a casa dei genitori con il figlio, è inquieta, non trova la sua strada: inizia diversi corsi di studio e lavori, che abbandona dopo poco. A un certo punto decide di diventare insegnante, ma sotto sotto prova una forte invidia verso il fratello minore Gordon e i suoi amici della Harrow Art School. Tra questi c'è un certo Malcolm McLaren (allora conosciuto come Malcolm Edwards), con cui Gordon divide l'appartamento. Presto la ragazza si trasferisce da loro. Malcolm (che è ancora vergine) ne è da subito attratto sessualmente. Lei no, ma dopo un po' viene conquistata dalla sua parlantina. Mentre lei assembla bigiotteria da vendere al mercato di Portobello, lui le impartisce lezioni di politica, arte e street style. È il loro primo progetto insieme, e da subito i ruoli sono stabiliti: lei l'artigiana, lui l'arrogante art director. Quando la Westwood rimane incinta, entrambi sono d'accordo per un aborto. Ma, mentre si reca ad abortire con i soldi in mano, Vivienne cambia strada e va a comprarsi un cappotto. Nel novembre del 1967 nasce Joseph. Nel 1970 la coppia va a vivere in un appartamentino in un caseggiato popolare a Nightingale Lane, che Vivienne chiamerà casa fino al Entrambi vegetariani, si nutrono principalmente di riso, noci e verdure (che spesso rubano dai giardini dei vicini o dalla spazzatura dei mercati). È Malcolm a incanalare nella moda la creatività senza meta di Vivienne. Il loro sodalizio personale e artistico, anche se spesso burrascoso, durerà quindici anni. Let it Rock, la prima incarnazione del loro leggendario negozio al numero 430 di King's Road, apre nel Vendono abbigliamento Teddy Boy, e i 45 giri e la memorabilia r'n'r di Malcolm (ora McLaren). Nel 1973, all'apice dei profitti, Malcolm e Vivienne lo chiudono, per riaprirlo poco dopo con uno stile e un nome diversi: Too Fast to Live, Too Young to Die. La coppia deve cercare di continuo nuove ispirazioni per non annoiarsi: ora è il turno dei rocker e dei motociclisti. È in questo periodo che iniziano a disegnare le loro celebri t-shirt con gli slogan. Le t-shirt diventano in mano loro capi fashion ma anche strumenti di propaganda, e più sono oltraggiose, più hanno successo. Vivienne e Malcolm si recano a New York. Qui frequentano i New York Dolls, che li portano al CBGB a conoscere i principali esponenti della nascente scena punk: Richard Hell (il cui look, fatto di abiti strappati e tenuti insieme da aghi di sicurezza, colpisce molto McLaren), i Ramones, Patti Smith. Quando tornano a casa trovano una Londra sempre più grigia e depressa, in piena recessione economica. Nell'autunno del 1974 la coppia cambia ancora una volta nome (Sex) e veste al loro punto vendita: iniziano a vendere abbigliamento e accessori fetish in gomma, e lingerie «scandalosa». Nell'estate del '76 il negozio sta incassando parecchio, vendendo capi che entreranno nella storia, come le celebri t-shirt Two Naked Cowboys (per colpa della quale Malcolm e Vivienne vengono arrestati) e Tits. Mentre gli obiettivi MITI LA STILISTA INGLESE MADRINA DEL PUNK E DELLA SCENA NEW ROMANTIC di McLaren sono il divertimento e il profitto, la Westwood crede sinceramente che la loro «campagna di liberazione sessuale» avrebbe modificato gli atteggiamenti degli inglesi nei confronti del sesso. Tra il '74 ed il '75 McLaren aveva trascorso sei mesi a New York, deciso a diventare il La libertà secondo Vivienne Westwood manager dei New York Dolls. L'esperienza si rivela un disastro. Quando torna in Inghilterra cerca un'altra band a cui fare da manager. Trova i membri tra i ragazzini che frequentano Sex: Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook, Glen Matlock e, più avanti, Sid Vicious. Nascono i Sex Pistols. Il loro primo concerto si tiene il 6 novembre 1975 al St. Martin's College of Art, e presto in Inghilterra non si fa che parlare di loro e della scena punk di cui sono i portabandiera. Mentre McLaren è impegnato a promuovere la band, sfruttare i media e scioccare il pubblico, la Westwood si occupa del negozio e degli abiti. È creando il look dei Sex Pistols che evolve da sarta che riproduce modelli vintage a designer vera e propria. La tipica tenuta punk, da lei creata e indossata dai membri della band, è composta da pantaloni bondage, maglia in mohair, e t-shirt con slogan. Mai prima la musica e la moda sono state così legate, vendute in un unico fagotto tenuto insieme da spille da balia. I ragazzini ne vanno pazzi. Chi non può permettersi i prezzi salati di Sex (dal 1976 Seditionaries) trafuga i capi dagli scaffali, attività resa facile dal fatto che gli addetti alle vendite se ne stanno seduti (spesso fatti) a leggere fanzine punk. Oppure si danno al fai-da-te, incoraggiati dalla stessa stilista: «Se le persone non possono permettersi i miei vestiti, se li possono fare da soli». A sua difesa, bisogna dire però che la Westwood da sempre odia la moda usa-e-getta di qualità scadente, e che già allora i suoi abiti sono studiati in ogni minimo dettaglio (trascorre ore in biblioteca a fare ricerche), le rifiniture perfette, i materiali di ottima qualità. Dopo lo scioglimento dei Sex Pistols e la morte di Vicious (nel '79), McLaren si rifugia a Parigi. Vivienne, disillusa dalla mancata rivoluzione sociale del punk, e ai ferri corti con Malcolm, prende le distanze dal movimento. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, la stilista trova ispirazione nei costumi d'epoca, più che dalla strada. Quando McLaren torna a Londra, e Vivienne gli mostra le sue nuove idee, lui le trova poco «r'n'r», poco contemporanee, e le suggerisce di cercare ispirazione tra... i pirati. Il collegamento tra musica e fashion è ancora una volta fondamentale (a questo proposito, fino a febbraio 2014 è aperta al Victoria and Albert Museum di Londra la mostra Club to Catwalk, che analizza come la scena musicale underground degli anni Ottanta ha influenzato la moda dell'epoca. Tra gli stilisti esposti, Vivienne Westwood). È sbocciata in Gran Bretagna la scena New Romantic, e il look del «pirata moderno» ideato da Vivienne e Malcolm rispecchia a meraviglia la nuova tendenza sotterranea. I musicisti-simbolo di questa nuova immagine sono Adam Ant e i Bow Wow Wow (gestiti da McLaren), i quali promuoveranno il look Pirate (e il negozio, che dal 1980 diventa Worlds End, nome che mantiene ad oggi) come i Pistols avevano fatto con le creazioni di Sex/Seditionaries.

13 ALIAS (13) Gli inizi insieme a Malcolm McLaren, compagno di vita e di business, l onoreficenza di «Dame» ricevuta nel 2006 dalla regina Elisabetta, tutti i progetti per salvare il pianeta In queste pagine alcune immagini di Vivienne Westwood. In grande e accanto alla testata foto di Rankin; gli scatti in basso a pagina 15 sono di Juergen Teller; quella nel centro è di Christian Shabenait. Nelle altre foto, in pagina 14 due immagini di Madonna; in 15, in alto i Sex Pistols, in basso Annabelle Lwyn dei Bow Wow Wow, tutti vestiti dalla stilista inglese. Qui sotto Tasmin Omond di Lush La Pirate Collection è una delle migliori di Vivienne Westwood, un successo che la lancia nell'establishment fashion internazionale. Pirate, ele successive Savage (1982) e Buffalo (82-83), sono collezioni che hanno una grossa influenza su designer giapponesi quali Rei Kawakubo (Comme des Garçons) e Yohji Yamamoto; decostruttivisti belgi come Margiela e Ann Demeulemeester; Galliano, Gaultier e tanti altri. Il pezzo più famoso della collezione Buffalo,ad esempio, è un reggiseno a cono stile anni Cinquanta indossato sopra una maglia, idea in seguito copiata da Jean-Paul Gaultier e resa celebre da Madonna. Nel 1982 i rapporti tra la Westwood e McLaren peggiorano. La Witches Collection (83-84) sarà l'ultima collaborazione tra i due. Nel 1983 Vivienne conosce Carlo D'Amario, che diventa il suo manager italiano e che la porta a fabbricare i suoi abiti in Italia. Nel nostro paese Vivienne trova apprezzamento e un sostegno finanziario che la salva dalla bancarotta. «Senza l'italia, non esisterei», riconosce. Il successo prosegue per tutti gli anni Ottanta e Novanta: la sua mini-crini e i suoi corsetti sono imitatissimi. Nel 1987 Vivienne (con l'amico Gary Ness) tenta di produrre lei stessa una band rock: Choice. Madonna le aveva scritto di essere la sua designer preferita (nel video di Borderline del 1984 indossa una gonna Vivienne Westwood con stampe di Keith Haring), e D'Amario suggerisce di chiederle di essere la star del gruppo. Con l'aiuto di Robin Scott (Pop Musik) Vivienne scrive alcune canzoni e manda un demo a Madonna, che però non risponde. Al suo posto viene scelta Sarah Stockbridge, la bionda modella simbolo del brand. Vivienne scrive sei canzoni per la band, ma nessuna viene mai registrata. Negli ultimi anni Dame Vivienne Westwood (nel 2006 ottiene l'onorificenza di Dama da parte della Regina) ha vestito numerose dive del pop: Lana del Rey, Katy Perry, e soprattutto Gwen Stefani, sua grande ammiratrice. Ma quell'unione magica e perfetta tra musica e moda sperimentata con i Sex Pistols non si è più verificata. Quest'autunno la moda celebra il trionfo dello stile punk. Ma anche se le strade saranno invase da tanti nipotini dei Sex Pistols in (eco)pelle nera, tartan, t-shirt strappate, e mohair, l'unica, vera, punk rimasta è una signora di 72 anni, con i capelli arancioni e indaffarata a salvare l'umanità: Vivienne Westwood. INTERVISTA AMBIENTE E ECOLOGIA Cambiamento climatico, ultimo nemico di J. DA. Per Vivienne Westwood, la moda «è la più forte forma di comunicazione che c'è». La stilista-attivista inglese da sempre utilizza le sue creazioni fashion per veicolare messaggi politici e sociali che ritiene importanti: dalle prime t-shirt con slogan create con Malcolm McLaren, alle più recenti collezioni con nomi esplicativi quali Active Resistance, Chaos, e+5. Quando ha confermato la disponibilità a rispondere alle nostre domande, ha messo subito in chiaro che non voleva parlare tanto di moda, quanto patrocinare le sue cause ecologiche. Il suo ultimo nemico da combattere è il cambiamento climatico. Nel 2007 ha lanciato il manifesto Active Resistance to Propaganda, per incentivare le persone a ricercare l'arte e la cultura come antidoto contro la propaganda e l'inerzia culturale e politica causata dal consumismo sfrenato. Climate Revolution è il nome della «rivolta ideata da Vivienne Westwood». I consigli di Dame Vivienne per un'esistenza più sostenibile sono semplici: comprare meno, scegliere meglio, e far durare di più le cose; fai-da-te; fare meno lavatrici (secondo lei gli abiti un po' sporchi sono più belli); smettere di mangiare carne (lei mangia solo frutta e verdura, possibilmente cruda); infine, frequentare le gallerie d'arte. Quando hai iniziato a preoccuparti per l'ambiente? Il cambiamento climatico mi preoccupa da sempre. Da sempre uso la mia visibilità per veicolare il mio messaggio a favore delle consapevolezza e dell'azione. Ultimamente ho attivi diversi progetti, tra cui il supporto a Greenpeace per la campagna per salvare l'artico, e il sostegno a Cool Earth per la salvaguardia della Foresta Pluviale. Parlaci del tuo blog, Active Resistance (www.activeresistanc e.co.uk). L'ho aperto nel 2010, e lo aggiorno costantemente. È uno strumento che uso per svegliare le coscienze riguardo a varie tematiche, tra cui il surriscaldamento globale, l'economia, e la politica, come il caso di Bradley Manning, per cui mi sto battendo ultimamente. Pare che il guardaroba di una donna oggi sia quattro volte quello di una donna degli anni Ottanta. Tu hai dichiarato: «Penso sia ecologico che gli abiti siano costosi». (Scegliete) la qualità piuttosto che la quantità. Continui a sostenere il «do-it-yourself», un principio fondamentale del punk. Credi che il punk sia ancora rilevante oggi? Il punk abbracciava l'idea del DIY, nella musica registrata in ambito domestico, autoprodotta, con distribuzione autogestita. L'abbigliamento ha abbracciato la stessa estetica, con l'uso delle spille da balia, degli abiti sgualciti e strappati, delle stampe con slogan provocatori e anti-politici. In questi tempi difficili quindi: «Dress up! And do it yourself» (Agghindatevi! E fatelo da voi). Da molti anni non sono più interessata al punk. A Londra non ci sono più punk veri, tranne quelli che lavorano nei negozi di gingilli cinesi, che sono costretti a vestirsi con gli abiti pseudo-punk che devono vendere. In quali modi sono ecologiche le tue creazioni? (Alcuni eco-attivisti criticano la Westwood sostenendo che, nonostante i suoi appelli per salvare l'ambiente, non faccia molto per rendere i suoi abiti o il suo business ecologici). Sto sempre attenta all'uso dei materiali che impiego nelle mie collezioni. Ad esempio, alcuni anni fa, lavorando con Amazonlife, azienda riconosciuta per produrre borse composte solo ed esclusivamente da materiali organici o riciclati, ho reinterpretato il modello di una delle mie borse più celebri, la Yasmine, disegnando un prodotto fatto di canvas organico e rifiniture in gomma naturale con stampa +5, in riferimento alla teoria di James Lovelock sul surriscaldamento globale. La creazione ottimizza e promuove l utilizzo di materiali eco-sostenibili, e garantisce inoltre un profitto agli indiani del Sud America, produttori di gomma naturale. Ci parli del tuo progetto per Yoox Ethical Fashion Africa Project? Credi sia possibile «salvare il mondo attraverso la moda»? Nel 2010 è partita la mia collaborazione con l'international Trade Centre, un'organizzazione congiunta tra le Nazioni Unite e il Wto. Inizialmente abbiamo presentato tre borse in edizione limitata. Tutte le borse sono cucite a mano a Nairobi da comunità di donne emarginate, ragazze madri, vedove, vittime dell'aids, e tutte coloro che vivono in condizioni di estrema povertà, usando cartelloni pubblicitari riciclati e tende da safari dismesse. Lo scopo dell'iniziativa è supportare le comunità svantaggiate, per fare in modo che possano cambiare vita. La nostra iniziativa non solo permette a migliaia di donne di guadagnare uno stipendio per mantenere le proprie famiglie, ma anche di imparare nuove abilità. Un giorno tutte loro sperano di avere la propria azienda, creare economia e innalzare lo standard di vita del Kenya. Questa non è carità, questo è lavoro. Lo slogan di Seditionaries era: Clothes for Heroes. Hai affermato che per te «un eroe è qualcuno che è preparato a correre rischi, uscire e camminare a testa alta». Chi è il tuo eroe oggi? Il mio eroe attualmente è Julian Assange. Ho creato una t-shirt per Julian: potete mostrare il vostro supporto alla sua associazione acquistando la mia t-shirt Iam Julian Assange. Le donazioni a Wikileaks sono state bloccate, ma il 100 percento del profitto della vendita di queste t-shirt servirà come raccolta fondi per il loro lavoro. Com'è la tua casa? Abito in una palazzina settecentesca, classicamente inglese, coi mattoni rossi e delle grandi finestre che si affacciano sul giardino posteriore. È lì che scrivo, disegno, rifletto. Tutte le piante, gli arbusti, i fiori presenti nel mio giardino sono coltivati in modo organico. Avere un giardino contribuisce alla riverdificazione dell'ambiente e garantisce un costante ricambio di ossigeno. Credo che l'ideale sia che ognuno si coltivi un piccolo orto biologico. Ciò garantisce di avere sempre frutta e verdura di stagione, senza pesticidi, coloranti o conservanti, ed evita le colture intensive e l'inquinamento derivante dal trasporto della merce. Sei molto amata in Italia. Tutte le mie collezioni sono prodotte in Italia. Con l'italia ho un rapporto speciale, vista l'enorme quantità d'arte che la permea, di cultura, di grandi scrittori e compositori. Proprio quest'anno festeggeremo l'anniversario dei dieci anni della nostra apertura milanese. LUSH «Climate revolution», una sfida per il futuro di J. DA. L'iniziativa Climate Revolution è affiliata a Lush, l'iconico brand britannico di cosmetici naturali e vegetariani che da quasi un decennio promuove campagne e finanzia organizzazioni benefiche radicali. Abbiamo posto un paio di domande a Tamsin Omond, un'attivista che lavora per Lush come capo delle campagne globali. Cosa rappresenta per voi Vivienne Westwood? È la punk originale, la regina della Cool Britannia, e la sua casa di moda è sempre stata un ottimo mezzo per promuovere idee anti-establishment. Sia Lush sia Vivienne Westwood credono che sia nostra responsabilità lottare per il nostro pianeta. Cosa implica la collaborazione tra Lush e Vivienne Westwood? In gennaio, nel Regno Unito, abbiamo raccolto più di 8mila firme per la Climate Revolution. Attualmente stiamo raccogliendo soldi per organizzazioni e progetti ambientalisti rivoluzionari (anche attraverso la vendita, a partire da novembre, di un prodotto creato dalla Westwood per Lush, ndr). Lush e Vivienne Westwood hanno partecipato insieme alle proteste anti-fracking di Balcombe. Come salviamo il nostro pianeta? Dobbiamo usare meno energia; più energia rinnovabile e meno combustibili fossili; protestare; viaggiare meno, e viaggiare in modo sostenibile; think global, act local.

14 (14) ALIAS RITMI LE RAGAZZE YÉ-YÉ di F. AD. In arrivo un libro (foto) del critico musicale francese Jean-Emmanuel Deluxe intitolato Yé-Yé Girls of '60s French Pop (Feral House, in inglese). All interno storie, foto, copertine di album e 45 giri. Una raccolta maniacale che racconta le evoluzioni di un genere musicale che va di pari passo con la nascita del termine easy listening. È il mondo di France Gall, Sylvie Vartan, Françoise Hardy, Brigitte Bardot ecc. È un mondo in bianco e in nero, minigonne e beat scatenato. Lo stile - denominato francesizzando l inglese «yeah yeah» e ben tre anni prima dell uscita di She Loves You dei Beatles - è stato riattualizzato negli ultimi anni da un ampia fetta di artisti: da Lio, che scrive la prefazione del testo, ai Pizzicato Five a April March. È anche riaffiorato nella quinta stagione della serie televisiva Mad Men e in particolare nell episodio in cui Megan (Jessica Paré) canta Zou Bisou Bisou al marito Don. La resa è sufficientemente ammiccante e ironica ma di certo non supera l interpretazione originale di Gillian Hills, l attrice-cantante di Beat La mente aliena di Roky Erickson di SIMONE DOTTO Rispolverare vecchi titoli fuori catalogo, imbottirli di pezzi inediti, demo take, alternate take e note di copertina, accompagnarli con contenuti straordinari e immancabilmente «speciali», dischi bonus, registrazioni audio e video di esibizioni dal vivo, infiocchettarli in confezioni nuove di pacca e infine rispedirli sul mercato al prezzo di una cena in un ristorante bene. Per un mercato che si aggrappa con le unghie alla ristretta ma facoltosa cerchia di collezionisti e feticisti dell oggetto, tornare a rovistare negli archivi è una necessità. Averla saputa trasformare in virtù va tutto a merito della Light in the Attic, l etichetta di Seattle fondata da Matt Sullivan che dal 2002 si vota quasi interamente alla missione di rifare la Storia del pop. È ormai nota la vicenda di Sixto Rodriguez, il «Bob Dylan mancato», protagonista del recente documentario Searching for Sugar Man: i tipi della Light in the Attic hanno contribuito a restituire la sua breve produzione al pubblico sudafricano che lo aveva eletto a icona controculturale, ma soprattutto a quella parte di mondo occidentale che fino a ieri l altro aveva serenamente ignorato la sua esistenza. Roger Kynard Erickson invece non sarà proprio il Signor Nessuno che era stato Rodriguez, ma qualcuno che ha provato più di una volta l ebbrezza di venire dimenticato e riscoperto. A perpetuarne il culto sono a tutt oggi musicisti di una o due generazioni più giovani: se lo sfortunato cantante texano avesse avuto dei nipoti sarebbero probabilmente assomigliati ai Black Angels, suoi concittadini di Austin e unico gruppo in attività della Light in the Attic, che nel 2008 l hanno accompagnato all El Rey Theater di Los Angeles per uno dei suoi tanti ritorni in scena. Gli altrettanto giovani folker Okkervil River si sono spinti ancora più in là, convincendolo a tornare in studio e a dare una forma definitiva ad alcune sue vecchie composizioni. L album dove suonano insieme si chiama True Love Cast Out All Evil (Anti, 2012) e sfoggia un suo bel primo piano: il volto in facciata è vagamente sorridente, ma con gli occhi che si perdono chissà dove. Ecco, per riassumere la storia di Roky Erickson potrebbero bastare i suoi sguardi all obiettivo immortalati dai vari scatti di copertina, a cominciare da quel caleidoscopio di occhi concentrici che corredava il debutto della sua prima band. The Psychedelic Sounds of 13th Floor Elevators è stato il primo 33 giri a importare la parola magica, psichedelia, nel tentativo di percorrere una via americana a quel sound che veniva da oltreoceano a forza di chitarre sbattute contro gli amplificatori e microfoni infilati su e giù per un bricco di plastica (il cosiddetto «electric jug»). Ci sarebbero voluti più di dieci anni perché le loro visioni ottenessero credito: nel frattempo i 13th Floor Elevators si saranno sciolti, Roky avrà già finito per esagerare con gli acidi e iniziato a sentire voci misteriose. Gli diagnosticano una forma di schizofrenia, sentenza sommaria a riassumere tutto un drammatico assortimento di disturbi. Disgraziatamente nel 1969 viene trovato in possesso di uno spinello e portato al commissariato di Austin: per evitare di dare il colpo di grazia a una situazione psicologica già traballante con non meno di dieci anni al fresco decide di difendersi giocando la carta dell insanità mentale. Inizia qui quel tunnel L etichetta indie di Seattle, Light in the Attic, ristampa i lavori dell ex leader dei 13th Floor Elevators. Una vita, quella del pioniere della psichedelia, segnata da droga, carceri e ospedali psichiatrici In questa pagina: in alto a sinistra il logo dell etichetta Light in the Attic; sotto la copertina di un disco di Roky Erickson and The Aliens; sotto al titolo Erickson oggi; qui accanto i National Wake; sopra Roky Erickson ai tempi dei 13th Floor ELevators; accanto al titolo ancora i National Wake degli orrori che gli sarà fatale, e lo vedrà spostarsi dall ospedale di Austin alle cliniche del Rusk State Hospital, specializzato nella detenzione dei criminali malati di mente. In mezzo diversi tentativi di evasione si alternano a dosi massicce di elettroshock e di anestetici da cavallo. Tra una seduta e l altra, trova il tempo di continuare scrivere e a registrare musica. «Se ne stava tutto il giorno chissà dove a scrivere canzoni sul suo quaderno giallo - racconta uno psichiatra allora di turno al NATIONAL WAKE I colori della rivolta «È una bella storia quella di Rodriguez, per tutto quello che lui ha significato per noi. Ma il film dice anche che da noi non c era musica di protesta e quella è una fesseria. I National Wake erano costantemente nell occhio del ciclone». Parola di Ivan Kadey, chitarrista della punk band più ricercata del Sudafrica. Dalle stesse terre che decretarono il successo di Sugar Man rispunta un altra vicenda, anch essa rimossa e riportata in vita grazie a un recente film documentario, Punk in Africa (2012). Perché se nel 1976 Londra si preparava al grande incendio, la Soweto in balia delle rivolte contro l apartheid non era certo da meno. Un sound vicino a quello di certe formazioni britanniche, Wire e Clash in primis, ora teso e aggressivo ora adagiato alle movenze in levare del dub. Già la musica di per sé non aiutava, i testi di denuncia contro la politica repressiva del governo men che meno, ma la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso stava nei colori messi in campo dalla formazione: i componenti dei National Wake erano per due quarti bianchi e per gli altri due neri, e tanto bastava per metterli in cima alla Top Ten delle forze dell ordine. Ebbero il tempo di pubblicare un solo album, nel 1981, e poi via a gambe levate: a dispetto delle 700 copie vendute il loro culto ha continuato a vivere sottobanco, tra registrazioni rubate e nastri di contrabbando, fino a quando la Light in the Attic non ha scelto di ripubblicare nella raccolta Walk in Africa l intero corpus di incisioni compreso tra 1979 e 1981, due anni di vita soltanto trascorsi tra il colpo e la fuga. Rusk -. Spesso si comportava in modo gentile, tutto quel che gli interessava era scrivere la sua musica e registrarla. Tutto sommato è servito a portare la sua testa altrove». Durante la degenza mette su addirittura un gruppetto, The Missing Links, dove a completare la formazione si contano un tamburellista stupratore e un paio di assassini tra basso e chitarra. Quando finalmente arriveranno le dimissioni, nel 1972, per il pioniere della psichedelia la parola «visionario» avrà un significato ben più sinistro. «Ho attraversato tre fasi distinte: ero un cristiano, poi sono stato posseduto dal demonio per un po, e ora... non ne sono sicuro ma credo proprio di essere un alieno». Così Roky Erickson a un interdetto intervistatore televisivo, intento a riaccoglierlo con tutti gli onori dopo una lunga assenza dalle scene. Quando si dice che i fantasmi della clinica psichiatrica lo perseguiteranno per il resto della vita non è tanto per usare una metafora. La sua convinzione di essere posseduto da un marziano il cantante la ripete a chiare lettere anche d innanzi un notaio, al quale nel 1982 detta una giustificazione preventiva per qualsiasi «legge internazionale» dovesse trovarsi a violare un giorno. Per non farsi mancare nulla, si accompagna a un gruppo chiamato proprio The Aliens e popola The Evil One - primo titolo dei tre ristampati - di un bestiario da teen horror: cani a due teste, creature dal cervello atomico, alligatori, vampiri e satanassi di ogni sorta. La musica un hard rock stolido e semplicione portato in dote dalla band: Roky può prestare la propria voce e un genio che si illumina a intermittenza, ma la direzione del lavoro dipende sempre dalla manodopera che di volta in volta ha la pazienza di accompagnarlo. Agli Aliens succederanno presto gli Explosives, e poi i musicisti da entrambe le formazioni si ritroveranno tra i solchi di Don t Slander Me, pubblicato per la prima volta nel gennaio del 1986, a capitalizzare tutto un nuovo pubblico cresciuto durante gli anni del punk. Burn in the Flames finisce nella colonna sonora de Il ritorno dei morti viventi, il grosso dell album si appiattisce tra rockabilly e Buddy Holly: camuffato con giubbotto di pelle e occhiali scuri come fu a suo tempo il Lennon revisionista di Rock n Roll, Erickson recita un ruolo che convince solo in parte. Va meglio, almeno per chi ascolta, quando si torna a scorgere il suo sguardo disperato e le sue allucinazioni sulla copertina di Gremlins Have Pictures. Il terzo e più disordinato capitolo della produzione ericksoniana è per paradosso anche il migliore, o perlomeno il più significativo per capire la discografia che seguirà. Un anarchica raccolta di registrazioni «rubate», da un palco o da una camera d ospedale, prove da menestrello in stile dylaniano presto abdicate in favore dei numeri elettrici, con picchi da pelle d oca (vedi la versione ai cento all ora di Heroin dei Velvet Underground). Il suo testamento si trova dove meno te l aspetti, tra un autodichiarazione di identità demoniaca e un ode alla Bestia, in un momento di lucidità armato solo di una chitarra acustica e di una voce che non sarà mai più così sincera. «I have always been here before», canta, «sono sempre stato qui, fin da prima». Provateci voi, a dargli torto.

15 ALIAS (15) Girl, Blowup, Arancia meccanica. Ma tant è, quella versione dimostra come il genere sia sopravvissuto e continui ad influenzare modi e suoni. Da ricordare che lo yé-yé sollecitò negli Usa, e altrove nel mondo, una teoria di album con termini francesi nel titolo, in particolare «discotheque» e «à gogoo». Bentornati nella fabbrica del pop anni Sessanta, quella di Serge Gainsbourg e fratelli. ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA JESSICA DAINESE LUCIANO DEL SETTE GIANLUCA DIANA GUIDO FESTINESE MARIO GAMBA ROBERTO PECIOLA CANTAUTORI Quel ragazzaccio di Benvenuti «Quello che è uscito è, a mio parere, un inno alla vita, un desiderio enorme di resistere al senso di vuoto. Abbiamo creato un ripieno, insomma, destinato a insaporire il cervello di chi lo ascolterà». Così, con tratto sapido e rapido, in cui sembra di sentir risuonare il vocione toscano, Alessandro Benvenuti presenta la nuova fatica da cantautore, R-Irrequieto.02 (Ma.So.) Che dire ancora, di questo ragazzaccio che unisce tenerezza e proficua ostinazione, languori e staffilate, con un gusto per la canzone che tanti del mestiere non avranno mai? Meglio ascoltare altra eccellenza, allora. Ad esempio Portavèrta (Jolefilm) di Lorenzo Morguzzi, che a dispetto di tanta onorata carriera in «gruppi d'autore» e in sodalizio con Paolini è al suo esordio da solista. Tredici canzoni notevoli dall'autore monzese, una, quella che intitola il tutto, in dialetto, per controbattere l'idiozia razzista. Guarda a Veloso, a Tenco, a Fossati l'ottimo Emanuele Belloni di E sei arrivata tu (Odd Times/Egea): con l'aiuto del funambolico Guinga e di amici jazzisti che impreziosiscono canzoni intelligenti e belle, a banalità zero. (Guido Festinese) ON THE ROAD Queens of the Stone Age Unica data per presentare il nuovo lavoro della rock band di Josh Homme. In apertura Band of Skulls. Assago (Mi) DOMENICA 3 NOVEMBRE (MEDIOLANUM FORUM) Pixies Il ritorno della seminale indie rock band statunitense, guidata da Black Francis. Unica data. Milano LUNEDI' 4 NOVEMBRE (ALCATRAZ) Local Natives La band indie rock statunitense, tra Fleet Foxes e Coldplay. Ad aprire i concerti i Cloud Control. Bologna SABATO 9 NOVEMBRE (ESTRAGON) Low Forse la più lenta delle «slowcore» band, con riferimenti al dark anni Ottanta. Roma LUNEDI' 4 NOVEMBRE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA) Firenze MARTEDI' 5 NOVEMBRE (TEATRO PUCCINI) Milano MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (TEATRO MARTINITT-SOUND AND CONFORT FESTIVAL) Miles Kane Dopo il tour estivo con gli Arctic Monkeys torna, per una sola data, il pop del cantante e musicista inglese. Milano SABATO 2 NOVEMBRE (MAGAZZINI GENERALI) BLACKFIELD IV (Kscope/Audioglobe) La domanda sorge spontanea. Perché un musicista di valore come Steven Wilson debba spendere il suo buon nome per lavori come questo quarto del progetto Blackfield, nato come cosa a due con il cantante e autore israeliano Aviv Geffen e col tempo sempre più roba di quest'ultimo. Non che i precedenti capitoli fossero chissà cosa, ma qui la questione prende una piega quasi imbarazzante. Pop rock smielato e senza consistenza. Un passaggio a vuoto... (r.pe.) RAFFAELE CASARANO & LOCOMOTIVE NOÉ (Tuk Music/Egea) C'è un'aria evidente di rilassatezza, di serenità, di comunicativa gioiosa in questa musica: che tutto vuol dire, tranne che sia una sorta di melassa jazz ipercalorica. Vero il contrario: le condizioni di una bella residenza a «Correggio Jazz» hanno creato uno spazio quieto ideale, per il sassofonista salentino e il suo gruppo. Temi belli e cantabili, passione, e anche la voce di Giuliano Sangiorgi (Negramaro) ne Lu rusciu de lu mare. (g.fe.) CHER CLOSER TO THE TRUTH (Warner Bros) Abbiate pietà, sono poche le dive rimaste in scena. Chi si è auto-pensionata ancora pimpante, come Tina Turner, e chi inece dovrebbe farlo. Bene, Cher è sempre e prepotentemente sulla cresta dell'onda. Voce da contralto intatta, look chiassosi pure, interviste favolose e humor devastante. Cosa volete di più? Ah, il disco. Beh, glielo perdoniamo, un tentativo di rimescolare le carte del successone Believe... Tanta dance zum zum zum, qualche ballatona e niente che resti realmente nell'immaginario pop. Ma va bene anche così. (s.cr.) LA METRALLI QUALCHE GRAMMO DI GRAVITA' (A Buzz Suprème) La Metralli cammina lungo un genere battezzato dalla band Avantique, antico e contemporaneo insieme. Prova ne sia l uso tutto particolare delle sonorità elettroniche a spartirsi il campo con strumenti acustici e semiacustici. L album è stato registrato a 432 hz, frequenza dell accordatura naturale (quella del diapason è a 440), in grado di produrre suoni più pastosi e pieni. In tre passi, Piovevo, Maestrale, Ponente e le altre 11 tracce sono invito a lasciarsi cadere nella vita con il peso specifico delle proprie sensibilità ed emozioni. (l.d.s.) Kaki King La bravissima cantante e autrice nonché ottima chitarrista acustica. Milano LUNEDI' 4 NOVEMBRE (TEATRO MARTINITT-SOUND AND COMFORT FESTIVAL) Firenze MARTEDI' 5 NOVEMBRE (TENDER) Palermo MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (TEATRO JOLLY) Roma GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (BLACKOUT) Bologna VENERDI' 8 NOVEMBRE (LOCOMOTIV) Conegliano Veneto (Tv) SABATO 9 NOVEMBRE (APARTAMENTO HOFFMAN) ZZZ's Dal Giappone un mix di post punk e no wave. Varazze (Sv) MARTEDI' 5 NOVEMBRE (RAIN DOGS) Roma MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (INIT) Faenza (Ra) GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (CLANDESTINO) Brescia VENERDI' 8 NOVEMBRE (LIO BAR) San Vito di Leguzzano (Vi) SABATO 9 NOVEMBRE (CENTRO STABILE DI CULTURA) Iceage Post punk rock per la band danese. Milano MARTEDI' 5 NOVEMBRE (ROCKET) Bologna MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (LOCOMOTIV) Quireboys Una leggenda del gypsy rock inglese. Trieste MARTEDI' 5 NOVEMBRE (TEATRO MIELA) INDIE ITALIA Collettivi non accomodanti Sono destinati a rimanere un gruppo di nicchia. Perché il loro mix strambo di generi e atmosfere non sarà mai radiofonico né accomodante. Il Collettivo Ginsberg, fattosi notare a inizio anno con un interessante ep, pubblica l'esordio, Asa Nisi Masa (Seamount Prod.). Tra ricordi di blues ancestrale, jazz sghembo e zappiano, voli a bassa quota intorno all'alt rock e tirate a cento all'ora nell'avanguardia, il gruppo emiliano-romagnolo aggiunge testi intelligenti e sagaci. I diari miserabili di Samuel Geremia Hoogan (Disco Dada/ Audioglobe) è il secondo lavoro per il musicista e produttore livornese Gianluca Lo Presti, in arte Nevica su Quattropuntozero. Elettronica e shoegaze si fondono e, grazie alle ritmiche affidate alle macchine (a parte tre brani) ecco apparire un sentore «industrial» à la Nine Inch Nails. Da Firenze debutto per il duo Go!Zilla. Chitarra e batteria sono lo spettro strumentale dei due, che, rispetto ai tanti «gruppi» del genere nati in Italia da qualche anno a questa parte, anziché guardare al blues mirano a uno psych garage punk. Ma c'è molto da lavorare sulla composizione. (Brian Morden) LEFT LANE CRUISER ROCK THEM BACK TO HELL! (Alive Natural Sound) Brenn Breck & Freddy J IV e il loro miglior disco di sempre. Freschezza e potenza intatte, ma meglio condotte. Scevri dal voler tentare strade pop di facile presa, permangono in quel magma di blues collinare pervaso da furori periferici urbani. C'è tempo per sensazioni melanconiche (Coley), corrosive (Juice to Get Loose)e rabbiose (Electrify). Groove, passione e maturità artistica. Imperdibile. (g.di.) Romagnano Sesia (No) MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (ROCK'N'ROLL ARENA) Bob Dylan Torna in Italia il vecchio menestrello di Duluth. Milano DA SABATO 2 A LUNEDI' 4 NOVEMBRE (TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI) Roma MERCOLEDI' 6 E GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (ATLANTICO LIVE) Padova VENERDI' 8 NOVEMBRE (GRAN TEATRO GEOX) Pharmakon Progetto noise sperimentale per l'artista newyorkese Margaret Chardiet. Madonna dell'albero (Ra) SABATO 9 NOVEMBRE (BRONSON) Adam Green Un capostipite della nuova scena anti-folk newyorkese. Ancona SABATO 2 NOVEMBRE (DECIBEL) Roma MARTEDI' 5 NOVEMBRE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) Torino MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (SPAZIO 211) Milano GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (BIKO) Firenze VENERDI' 8 NOVEMBRE (TENDER) Poggio Berni (Rn) SABATO 9 NOVEMBRE (CIRCOLO DEI MALFATTORI) French Films Psych pop rock per la band finlandese, Legnano (Mi) VENERDI' 8 NOVEMBRE (CIRCOLONE) Roma SABATO 9 NOVEMBRE (XS) INDIE ITALIA/2 Il gusto amaro del pop punk Da Napoli con amore arrivano L'amo, ovvero Alessio, Domenico e Federico, già vincitori di una Targa Giovani Mei Niente (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze) (To Lose La Track/ Fallodischi/V4V/La Fine) è un bel dischetto pop punk dal retrogusto amaro, svelto e compatto. Dicono: «Queste canzoni sono uguali a noi». Ma anche un po' a noi: sarà per questo che ci piacciono. Dalla West Coast alla East Coast: i fanesi Montana ci mandano il loro primo album Debuttanti (Sonatine Produzioni/To Lose La Track). Però sono tutt'altro che esordienti, vista la loro precedente militanza in gruppi quali Un Quarto Morto, The Barbacans ecc. Non lasciatevi fregare dalla copertina rosa confetto, qui c'è solo punk'n'roll pestato ed energico. Per prendere fiato mettiamo su ll'ep Crystal Ball dei pesaresi Orange Lem. Eleganza e pacatezza sono le parole d'ordine della band di Marco Braca, che in questo mini propone quattro soffici chicche synthpop. Featuring Costanza dei Be Forest (in Richard Cane) e Alessandro Baronciani (alla grafica). (Jessica Dainese) AARON PARKS ARBORESCENCE (Ecm/Ducale) La nuova star del piano jazz. Il trentenne americano al centro dell attenzione. E ci credonopure! E lo scrivono, su carta e online! Cascami di cascami di Jarrett, per giunta frigidi, in questi 11 brani in solitudine e a ruota libera. Intimismo senza talento. Tirano in ballo, gli apologeti, Bley, Satie e persino Bartók. Disgraziati conformisti. Sa suonare? E ci mancherebbe che non sapesse suonare! Un bluff? Magari! Avrebbe un po di sapore! (m.ga.) A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONTÀ Holograms In Italia la synth punk band svedese. Padova SABATO 2 NOVEMBRE (BASTIONE ALICORNO) Factory Floor La band post industrial londinese. Torino GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (CLUB TO CLUB) Dilated Peoples Rap underground dalla West Coast. Milano SABATO 9 NOVEMBRE (TUNNEL) Four Tet Una delicata miscela tra tecnologia elettronica e calde sonorità acustiche. Torino SABATO 9 NOVEMBRE (OVAL LINGOTTO) Virginiana Miller La band livornese presenta il nuovo album, Venga il regno. Siena VENERDI' 8 NOVEMBRE (COMPLESSO SAN NICCOLO') Sound & Comfort Il festival annovera una line up di tutto rispetto. Sul palco, nell'ordine, Kaki King, Agnes Obel e Low. Milano DA LUNEDI' 4 A MERCOLEDI' 6 NOVEMBRE (TEATRO MARTINITT) Bologna Jazz Festival La rassegna va avanti con il quintetto del trombettista Dave Douglas, il Group del batterista Jack DeJohnette, ELECTRO Se la Grande Mela è sintetica Williamsburg è una delle zone più cool di Brooklyn, piena di locali, dove i newyorkesi più alternativi si riversano quando si fa sera. Da lì arrivano Au Revoir Simone, tre ragazze che amano i sintetizzatori e la musica pop. Move in Spectrums (Moshi Moshi/Pias-Coop/Self) è il loro quarto lavoro, a quattro anni dal precedente. Anni in cui dal punto di vista creativo poco è cambiato. Le tre fanno synth pop, appunto, e lo fanno bene. I sintetizzatori sono stati, e sono, gran parte del suono degli Mgmt, anche loro newyorkesi. Ma in questo terzo lavoro, omonimo (Columbia/Sony), lo spettro sonoro si fa più ampio, e, per chi scrive, anche maggiormente a fuoco. Le stranezze di sempre, certo, ma anche una consapevolezza nel comporre brani che non siano semplicemente possibili hit, ma qualcosa di più concreto. Da ascoltare le psichedeliche Mystery Disease, Introspection e Your Life Is a Lie. Echi di psichedelia anche in Glow (Warp/Self), nuovo lavoro del guru dell'idm francese Jackson and His Computerband, tornato dopo oltre otto anni di silenzio. Musica liquida e ritmi (non sempre) incalzanti. Niente male. (Roberto Peciola) PLUTONIUM BABY WELCOME TO THE WEIRD WORLD (Vida Loca Records) Per una bella dose di adrenalina si può sempre contare sull'instancabile Daniela Black Guitarra, la quale da circa due decenni spaccia il più grintoso e scapestrato r'n'r dello stivale (un go-go boot, ovviamente). Messe in pausa le Motorama, si è alleata con due Cactus (Fil Sharp e Feith Da Grave), per una sintesi perfetta delle due band d'origine. Per zombie, lupi mannari, punx radioattivi e tipi strambi. (j.da.) gli Opus 5 e la vocalist Barbara Casini. Bologna e Ferrara SABATO 2 E DA MARTEDI' 5 A SABATO 9 NOVEMBRE (VARIE SEDI) Moncalieri Jazz Festival Nell ambito della rassegna è prevista una «notte nera del jazz». In vari spazi e orari (con degustazioni) sarà possibile ascoltare, tra gli altri, Funk Off, Alotto e Mignone Duo, Jam Studio Orchestra, Saxophobia Ensemble, Alessandro Cora 4tet, Alessandro Chiappetta 4tet, Fabio Caucino 4tet, Fabrizio Veglia Band, The Cuban Tropical Swing Orchestra. Moncalieri (To) SABATO 2 NOVEMBRE (CASTELLO REALE) Roma Soul Revue La rassegna itinerante «Ausgang» presenta Charles Bradley & His Extraordinaires; per la prima volta si esibisce a Roma il cantante soul che vive a New York. Roma SABATO 2 NOVEMBRE (ANGELO MAI) Roma Jazz Festival La giornata conclusiva si articola in due momenti: presentazione del libro Mingus secondo Mingus-I grandi del jazz di Minimum Fax di John F. Goodman (ore 19); concerto della Mingus Dinasty con letture dal testo di Goodman proposte da Francesco Pannofino. La «Lezione di jazz» curata da Stefano Zenni è ancora dedicata all autobiografia del grande IN USCITA A NOVEMBRE Apocalyptica Wagner Reloaded-Live in Leipzig (Bmg Rights/Self) Blood Orange Cupid Deluxe (Domino/ Self) Correction House Last City Zero (Neurot/Goodfellas) Dead Meadow Warble Womb (Xemu/ Goodfellas) Andi Deris and Bad Bankers Million Dollar Haircuts on Ten Cent Heads (Earmusic/Edel) Dirtbombs Ooey Gooey Chewy Ka-blooey (In the Red/Goodfellas) Ilan Eshkeri & Andy Burrows The Snowman & the Snowdog ost (Pias/Self) Josephne Foster I'm a Dreamer (Fire/ Goodfellas) Fuzz s/t (In the Red/Goodfellas) Neil Gaiman & Amanda Palmer An Evening With... (Cooking Vinyl/Edel) Los Hacheros Pilon (Daptone) Laurel Halo Chance of Rain (Hyperdub/ Goodfellas) Tim Hecker Virgins (Kranky/Goodfellas) Arve Henriksen Places of Worship (Rune Grammofon/Goodfellas) Garland Jeffreys Truth Serum (Thirty Tigers/Goodfellas) Kronos Quartet w/ Bryce Dessner Aheym (Epitaph-Anti/Self) Cate Le Bon Mug Museum (Turnstile/ Self) Lily & Madeleine s/t (Asthmatic Kitty/ Goodfellas) Massacra Day of the Massacra (Century Media/Universal) Melt Banana Fetch (A-zap/Goodfellas) Melvins Tres cabrones (Ipecac/ Goodfellas) Midlake Antiphon (Bella Union/Pias- Coop/Self) Miracle Mercury (Planet Mu/ Goodfellas) Mt. Royal s/t (Bella Union/Pias-Coop/ Self) Niton s/t (Pulver und Asche) Okkervil River The Silver Gymnasium (Ato/Self) Polvo Siberia (Merge/Goodfellas) Reveille Broken Machines (Clapping Music) Russian Circles Memorial (Sargent House/Goodfellas) San Fermin s/t (Downtown-Coop/Self) Irmin Schmidt Villa Wunderbar (Mute/ Self) Seether Seether 2002/2013 (Cooking Vinyl/Edel) Setting Sun Be Here when You Get there (Young Love) Orval Carlos Sibelius Super Forma (Clapping Music) Swearin' Surfing Strange (Wichita/Self) White Denim Corsicana Lemonade (Downtown-Coop/Self) contrabbassista (3 novembre, ore 11). Roma SABATO 2 E DOMENICA 3 NOVEMBRE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA) Casa del Jazz La domenica mattina (ore 12) le guide all ascolto della New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini. Fra i concerti la fusion della Carl Verheyen Band e il notevole duo Luca Aquino (tromba, flicorno e elettronica) e Carmine Ioanna (fisarmonica) che presentano l album aqustico. Roma DOMENICA 3, MARTEDI' 5 E SABATO 9 NOVEMBRE (CASA DEL JAZZ) San Servolo Jazz Meeting Si inizia con l inaugurazione della mostra fotografica Note a margine di Luciano Rossetti (ore 19,30). Alle 21 concerto del Dafnis Prieto Proverb Trio (con, oltre al leader batterista, la voce di Kokayi e le tastiere di Jason Lindner). Venezia GIOVEDI' 7 NOVEMBRE (ISOLA DI SAN SERVOLO) Atelier Musicale Recital del quintetto del pianista, didatta, compositore Enrico Intra; durante il pomeriggio sarà presentato il metodo del maestro Intra Improvvisazione altra, introdotto dal musicologo Maurizio Franco. Milano SABATO 9 NOVEMBRE (SOCIETÀ UMANITARIA, ORE 17,30)

16 (16) ALIAS Se ne è andato l autore di «Walk on the Wild Side» e mille altre perle. È tra i musicisti più citati del rock, continua a vivere nei dischi di cloni, emuli, colleghi di FRANCESCO ADINOLFI Lou Reed è scomparso domenica scorsa aprendo tra fan e media il tunnel dei ricordi. Tutti hanno un Lou Reed da piangere. Inutile dire che l'artista (solista) e la sua band, i Velvet Underground sono stati al cuore del rock capovolgendo semanticamente il senso stesso di un genere musicale da sempre teso a celebrare/ prolungare l'idea di adolescenza gioiosa, tumultuosa, vitale, pre-adulta. Con i Velvet Underground avviene il contrario, la morte diventa bene di consumo, diventa protagonista dei brani (rivestita anche di un alone di culto); non caso sono stati i primi a cantarla nel 1967 avendone una consapevolezza tragica, tremenda. Se si confronta la produzione dei Velvet Underground con la controcultura californiana del tempo, con i fiori e i fumi degli hippy si capisce dove stesse la testa di Lou Reed. Le sue canzoni hanno trasformato in arte il quotidiano più urbano e noir (un mendicante, uno stupro, una dose di eroina, un bacio, un amore trans/gay/etero) cogliendolo nell'attimo più sofferto e devastato, ripetendolo all'infinito in canzoni rette da quella stessa idea di serialità (lirica e sonora) mutuata da Andy Warhol, il loro mentore. Anche il manifesto ha ricordato nei giorni scorsi Lou Reed, inutile ripercorrere in questa sede carriera e avventure sonore, piuttosto preferiamo concentrarci su istantanee che danno il segno di quando l'artista sia stato centrale per il rock. Nel 1997 David Bowie festeggia con un concerto al Madison Square Garden i suoi 50 anni. Ha l'occasione di cantare con Lou Reed a cui ha prodotto Transformer, album capolavoro del 72. Dentro quel disco c'è tutto: Vicious, Perfect Day, Walk on the Wild Side, Satellite of Love. Eseguono Queen Bitch, pezzo omaggio di Bowie a Reed incluso in Hunky Dory, l'album di un anno prima. Eseguono anche I'm Waiting for the Man e Dirty Blvd. Bowie, di cui Reed è stato fondamentale ispiratore, è gioioso, lo guarda come il bimbo guarda la mamma e lo presenta come «The King of New York» (si vede qui: Lou Reed è stato quella città, l'ha cantata, amata, criticata, detestata. L'ha omaggiata e esorcizzata nei pezzi, le ha dedicato l'album New York. Nella città che «divora i suoi musicisti» (parola dell'artista) Reed incontra John Cale. Al tempo il primo scriveva canzoncine da festa delle medie per la Pickwick records di New York, il secondo suonava la viola e sperimentava con il Theatre of Eternal Music di La Monte Young. Dopo essersi conosciuti a una festa ed essere stati presentati da Terry Phillips della Pickwick, formano i Pirmitives, gruppo che nasce per supportare l'uscita di The Ostrich, un pezzo da ballo scritto da Reed. Cale ricorderà LOU REED che i Primitives appariranno per un paio di fine settimana in tv all'ed Sullivan Show, suoneranno anche dal vivo e offriranno ai due la possibilità di conoscersi meglio. L'interesse per l'avanguardia porterà alla nascita dei Velvet Underground. L'incontro con Andy Warhol avviene nel 1965 al Cafe Bizarre, club per turisti in cui venivano serviti i cocktail più insoliti. Al tempo i Velvet Underground sono guidati dal manager Al Aronowitz, presto scaricato dopo l'incontro con Andy Warhol. Al Cafe Bizarre e resta folgorato dai testi (eroina, sadomaso ecc.) e dall'aspetto noirdella band. È il registapaul Morrissey, amico e collaboratore di Warhol, a convincere quest'ultimo che quello è il gruppo giusto su cui investire. Racconterà il regista: «A Andy non interessava il rock, a me sì; volevo entrarci perché ci si poteva fare i soldi; la mia idea è che si poteva guadagnare bene se facevi il manager di una rock band di cui si parlava sui giornali e in quello Andy era bravo, finire sui giornali». Warhol diventerà il manager nominale della formazione e la sua Factory il quartier generale Sopra Lou Reed con Andy Warhol, a sinistra con Iggy Pop. In grande e in piccolo due sue immagini della band. Nella carriera di Lou Reed un personaggio è stato spesso sottovalutato: Rachel (Tommy), transessuale che il cantante amerà e da cui si farà ispirare. L'album Coney Island Baby è dedicato a lei. Per metà di origini indiane e per metà messicano, Rachelverrà aspramentecriticata dal critico musicale Lester Bangs che sulla rivista Creem la descriverà così: capelli lunghi, barba, tette, grottesca, abietta. Reed non glielo perdonerà mai e lo stesso Bangs si rammaricherà di aver scritto quelle cose. Per John Cale, Rachel era longilinea, avvenente e elegante. In un'intervista alla rivista Bambi, Lou Reed racconterà: «È successo in un club di quelli che chiudono molto tardi al Greenwich Village; entro e vedo questa persona incredibile, con quel trucco e quel vestito. Rachel non era come nessun altro lì dentro. Ci siamo parlati ed è venuta a casa mia. Ho parlato per ore e lei mi fissava senza dire nulla. Al tempo vivevo con una ragazza, una pazza, bionda. Volevo che vivessimo tutti e tre insieme ma per lei era troppo. Lei è andata via e Rachel è rimasta. A Rachel non importava nulla di chi fossi e di cosa facevo. A malapena aveva sentito la mia musica e nemmeno le piaceva troppo. Rachel sa come comportarsi con me, nessuno finora l aveva capito». Di Rachel non si sa nulla, nemmeno il cognome; per alcuni era un travestito, per altri una trans. Si sa che negli anni Settanta era una presenza fissa del locale Max's Kansas City di New York. Ci sono foto di Lou e Rachel fatte da Mick Rock per Penthouse. Nessuno sa quando, dove e come è morta. L'unica certezza è che nel '78, dopo Street Hassle, Lou Reed smette di parlarne; un rifiuto completo; dichiarerà che tutti gli album da qui in poi saranno «cose che davvero voglio pubblicare. Basta con questa immagine da checcadrogata, contutte questestronzate, i capelli tinti. Sono quello che si sa imitare meglio, tutti mi copiano ma io ho creato Lou Reed e non ho nulla in comune con lui». Da lì parte l'era etero che arriva fino a Laurie Anderson. Implacabile, misantropo, solitario, feroce, Lou Reed si concedeva poco ai media, detestava i tour e preferiva lo studio di registrazione. Nel '89, in occasione dell'uscita di New York, si fece attendere per più di un'ora prima di concedersi alla stampa. Ne valse la pena, per chi scrive fu un incontro determinante per andare al cuore della sua poetica. Di quel carattere così imprevedibile e scostante, parlò nel '74 Chrissie Hynde (Pretenders) quando era critico musicale di New Musical Express. Recensendo Rock'n'roll Animal, il live del '74, paragonava Reed a una scimmia alla catena, terrorizzato e terrorizzante: «Il pubblico applaude dopo ogni canzone. Siamo con te, sì, abbiamo sempre amato quei tuoi pezzi. Bene... lui vi odia». Al contrario Morrissey, intervistato anni fa dal Telegraph, dichiarava: «Quandol'hoincontrato mi aspettavo il peggio, e invece è terribilmente gradevole, amichevole e interessato. Bisogna capire che negli anni Settanta era devastato dalla droga e questo si rifletteva sulla persona. Nei suoi testi raccontava la bellezza della morte e l'impossibilità della vita». Lou Reed andava capito, anche e soprattutto musicalmente; le dissonanze e le spigolosità di cui infittiva i suoi pezzi e quelli dei Velvet nascevano da lì, da questi eterni contrasti e abissi di cui l'uomo e l'artista si è sempre nutrito. Resta uno dei musicisti più citati del rock: il maestro di David Bowie, Patti Smith, Nirvana, U2, Talking Heads. Una lista enorme nei cui dischi Lou Reed ha vissuto e continua a vivere. RICORDI GLI ESORDI, I VELVET UNDERGROUND, ANDY WARHOL, CHRISSIE HYNDE, MORRISSEY «Aspettando l uomo», l ultima follia di «The King of New York»

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