Il cav. don Vincenzo Ciccone, pittore/decoratore e rimator cortese Note, ricerche e appunti

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1 CIVILTÁ DELLO STRETTO QUADERNI Figure memorabili BAGNARESI di Bagnara Anno II nr. 7 (Aprile 2013) TITO PUNTILLO FIGURE MEMORABILI DI BAGNARA Il cav. don Vincenzo Ciccone, pittore/decoratore e rimator cortese Note, ricerche e appunti UNO SPACCATO SULLA BAGNARA DI FINE-SIÉCLE E DURANTE IL TRIONFO DELL ART NOUVEAU IL LIBERTY A BAGNARA Palazzo De Leo sulla via Garibaldi (particolare dell «abbaino») ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE EDIZIONI BAGNARA CALABRA Aprile

2 LA FORZA DALL'AMORE LA FEDELTA' PER SEMPRE T.P. Alla cara memoria di Splendido ragazzo felice! Noi ti ricorderemo per come riuscivi a infondere allegria e gioia di vivere a noi tutti, fra involtili di spatola, gelato al caffè, goduriose passeggiate lungo la via Marina e le lunghe ore sulla spiaggia, di fronte allo spettacolo dello Stretto che tanto ti ammaliava! Giandomenico! Ti ricorderemo sempre così e quel ricordo, accompagnerà il sorriso che in noi sorgerà spontaneo. Torino, Aprile

3 QUADERNI BAGNARESI Redazione:, Piazza Rivoli, Torino Periodico dell Archivio Storico Fotografico Bagnarese destinato ai Soci. Vi è l obbligo di citare la fonte, nel caso di utilizzo del materiale documentario. Gli eventuali contributi si possono inviare per file a uno dei due indirizzi indicati ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE Sito internet: Bagnaracalabra.biz Corrispondenza: Direttore: Gianni Saffioti 3

4 Proprietà letteraria riservata. Non copiare testi e figure senza l autorizzazione dell Autore. I rimandi bibliografici fanno riferimento esclusivamente a testi e documenti presenti nella mia biblioteca o che ho avuto modo di consultare in strutture pubbliche e presso privati. Gli inserti riferiti alla Pubblicità durante il periodo dell Art Nouveau, fanno parte di una documentazione in parte rinvenibile nel raro volume CLELIA COSTA (a cura di), La pubblicità per bene, Ruggero Aprile ed., Torino 1969 e in parte proveniente da stampe conservate in Archivio Privato, Torino. E vietata la riproduzione del materiale. 4

5 Benevolo Lettore! Quando vagabondo per il mondo (e che le stelle ti siano propizie!) troverai un paese nella terra del Sud, dove si nasce e si muore insieme, fermati! Un paesino del Sud t insegnerà che nella vita quel che conta veramente è amare. (L. CALOGIURI, E Dio disse: sia fatto il Sud, Editrice Salentina, Galatina 1975, pag. 315) 5

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7 Il cav. Don Vincenzo Ciccone, nel 1900, pittore e rimator cortese. 1.- Note sulla figura di don Vincenzo Ciccone D urante la mia giovinezza, ho sempre avuto la cura di annotare frasi, proverbi e ricordi che sentivo dalle persone anziane del mio Paese. Questa abitudine mi ha permesso di accumulare una buona documentazione. Adesso essa è per me supporto integrativo alle ricerche storiche, perché consente di meglio comprendere mentalità e comportamenti della gente durante le fasi storiche esaminate. Ho ritrovato fra le mie carte, alcune note riguardanti un personaggio che a Bagnara per lunga pezza fece epoca. Don Vincenzo Ciccone (col fratello Francesco) era discendente di un antica famiglia di decoratori, restauratori, pittori e pasticcieri. Tutti mastri valentissimi nella rispettiva attività e tutti attratti dal mondo dell arte, nelle sue sfumature e sfaccettature. In particolare ne fu attratto don Vincenzo, che esercitava il mestiere di pittore e decoratore artistico, molto ricercato in Provincia per la sua maestria. Aveva infatti l accortezza di tenersi sempre aggiornato sulle tendenze della moda: il prevalere delle tonalità di colore, lo stile del tratto e della prospettiva, la soggettistica riprodotta nelle opere, le avanguardie artistiche emergenti nella Milano e nella Venezia ove si svolgeva la versione più vibrante della Belle Époque di inizio secolo. Visitò quelle altre Città del Settentrione, oltre a Roma e Palermo, delle quali era un habitué. Alla fine rimase affascinato dalla vita del bel mondo borghese e aristocratico, che riempiva i teatri in occasione di grandi spettacoli di operetta e di lirica, frequentò i balli offerti in splendide dimore, gli ippodromi in occasione dei Gran Premi, durante le sfilate militari alla presenza di S.M. il Re, e via dicendo. Don Vincenzo, pur non avendo i mezzi per competere coll agiatezza del bel mondo, riusciva sempre a farsi invitare e ebbe così modo di assaporare le manifestazioni alle quali partecipava, ne catalogava i rituali, s informava di qualche pietanza o bevanda dal sapore di novità, studiava i balli, il rituale dei convenevoli, le frasi di circostanza e soprattutto, si documentava attentamente sul galateo e le sue ultime innovazioni e ammodernamenti. C osì alle competenze artistiche, davvero notevoli, Belle Époque: Donna Franca Florio e il Kaiser don Vincenzo aggiunse un savoir faire raffinato ed Guglielmo II, in visita a Palermo, ritratti al parco della villa Florio all Olivuzza. A destra s intravvede elegante, formato da un linguaggio evoluto, con la figura dell Imperatrice Augusta Vittoria. frequenti immissioni di ottimo francese e inglese-britannico, e da mise di gran classe: il cappello invernale a bombetta e un candido panama Le Planteur per l estate, indossati su capelli sempre a posto a mezzo di brillantina profumata e con la scrima centrale dritta. La giacca tre-quarti di ottima lana sempre scura, il gilet di panno chiaro, la camicia di seta con papillon di raso dai colori vivi, un paio di guanti di leggerissimo cotone chiaro per le sere d estate (da portare non indossati, ma à la main) e di morbida pelle capretto per l inverno, il cappotto col colletto ornato di vaporosa e morbida pelliccia. Sopra le scarpe modello inglese, di luccicante vernice, indossava un paio di ghette con bottoni, una rarità per Bagnara dove, pure, diversi erano i membri del bel mondo borghese avvicinati al buon gusto e alla raffinatezza. Infine la chicca: d estate don Vincenzo amava indossare per il mattino e il primo pomeriggio, una mise composta da abito di lino bianco, perfettamente pendant col cappello di panama, mentre per la sera, 7

8 indossava un freschissimo abito di cotone, prevalentemente di color marrone chiaro. Abiti di sartoria appositamente confezionati e opportuni per celare in qualche modo un fisico poco snello e che presto si sarebbe votato al pesantuccio «si anziché no», com egli stesso amava far notare. Ovviamente don Vincenzo faceva parte del ristretto gruppo di cavalieri che accompagnavano le dame più in vista di Bagnara, durante i loro giri pasquali e natalizi, organizzati per offrire doni e denaro alle tante famiglie indigenti, e non mancava agli spettacoli, peraltro di ottima qualità artistica, che si tenevano a teatro, situato in fondo a quella che oggi è la via SS. Pietro e Paolo.1 Quando usciva a passeggio, ben curato nell aspetto, i capelli, come cennato, con la scrima centrale, i larghi baffi ben pettinati, un mezzo toscano fra le labbra e lo sguardo compiaciuto, don Vincenzo faceva riferimento a un bastone di radica levigata e verniciata, con manico d argento che terminava con la stilizzazione della testa di un aquila, intarsiata in modo egregio. Il suo incedere sul marciapiede era solenne: il bastone appoggiava sul selciato, quindi faceva una mezza volée e riappoggiava sul selciato, e così in ripetizione, alternata una tantum da una giravolta completa a 360. Ma capitava anche che il bastone dal selciato, fosse portato al livello della spalla, ove stazionava per qualche passo, proprio come un fucile portato spallarm. Certo don Vincenzo non somigliava a un altro frequentatore del corso di Bagnara dell epoca, un frequentatore che faceva ormai parte del paesaggio, come lo fu Cicculanu in tempi più recenti. Avevo annotato il soprannome: Carminengs. Bella Époque: la "Bella Otero" Carminengs lo si trovava sul corso a qualsiasi ora del giorno: pantaloni lisi, fermati alla vita da una cintura di spago ed entro i quali affondava una maglia girocollo dal colore oramai indistinguibile. Indossava delle vecchie ciabatte di legno e viveva aiutando in varie circostanze: scarico merci, commissioni volanti, pulizie di scale e androni e quant altro gli consentisse di racimolare mance e materiale commestibile. A Bagnara era comunque molto famoso per una circostanza che lasciava stupefatti chi aveva modo di assistervi quando gli venivano offerti i fichi d india: li afferrava e li mangiava in due bocconi, con tutta la buccia! 2.- Il lavoro a Bagnara D ue Bagnara assolutamente differenti che convivevano un unica realtà. Un contrasto sociale netto, deciso, ma a quell epoca, casi estremi come questo, o quello che costituiva ancora all epoca il penoso ricordo di Bruno Scataleo, eroe garibaldino dimenticato dai Bagnaroti e morto indigente e solitario,2 rientravano in una sorta di routine cadenzata dal lavoro. Si può affermare che a Bagnara il lavoro era comunque garantito per tutti. Certo si trattava di lavori durissimi, faticosi e poco remunerati. E si lavorava ovunque: i coffari nei bassi delle loro abitazioni, i scupettari sul marciapiede, gli arrotini in giro per il Paese con il loro carrettino, e poi c erano i quadrarari (in genere tre): uno passava per le case a ritirare pentole e casseruole, un altro alimentava il fuoco della forgia ambulante e il terzo stagnava. Su ordinazione, fabbricavano in tempo reale ciocculatere, imbuti, palette, ecc., adoperando fogli di latta bianca. 1 Il primo teatro di Bagnara fu inaugurato proprio sul sito ove oggi sorge la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Su Bruno Scataleo v. il mio articolo in Archivio Storico Fotografico Bagnarese, ne ho riprodotto i passi più significativi qui, in Appendice. 2 8

9 C era il cucullaru che passava stagionalmente fra le case di nutricato3 ancora esistenti, per comprare bachi da seta e c erano gli artieri: custureri, cardaturi, scarpari, mastri jll acqua, barberi, forgiari, falegnami, mannisi, rasolari, pescatori e marinari, contadini, circari, pastori, macellai, carbonai, oltre a fabbriche di candele, una cartiera, molini e pastifici, fabbriche di sapone, opifici, magazzini commerciali di farina, olio e vino, segherie, cantieri navali (molto apprezzati), una cava di pietrisco, drogherie e negozi di attrezzistica, e altro ancora! Il lavoro era il fondamento della Città anche se si recitava in un proverbio dell epoca: U custureri nfila pirocchi U forgiaru mina a mazza e manticìa Ma sempri stringi à currija U scarparu ticchi ticchi Sempri povari e mai ricchi E così si perpetuava l ossequianza verso i padroni, ossequianza peraltro sopportata a stento dalle Bagnarote4: Quandu trasi ntà casa ru patruni Ncumincia a vasari u culu ru porteri 3.- Mario Cesareo e Antonino Arena Non succedeva frequentemente che i due mondi si scontrassero. A Bagnara era fortissimo l associazionismo operaio, talvolta con riflessi in quello religioso congregazionale. Vi erano esponenti come i maestri Cesario e Fiumanò, che riuscivano a infervorare gli animi, talvolta sfocianti in rivendicazioni anche di forte portata, indirizzate ai potenti e ai detentori di capitale. Nel 1907 avvenne ad esempio uno scontro verbale e scritto estremamente polemico fra Cesario e Arena in ordine al ruolo dei cattolici nelle rivendicazioni operaistiche verso un socialismo nazionale forte, unitario, in grado di governare una Nazione in deciso sviluppo. Cesario, riprendendo la grande polemica nazionale sulla questione, additava i cattolici come nemici della Patria. Non lo fece in calce a una circolare avente per oggetto la raccolta di fondi per organizzare una commemorazione in occasione del 46 anniversario della entrata gloriosa di Garibaldi in Bagnara. Ma a questa circolare di raccolta fondi, alla quale raccolta aveva aderito volentieri anche Arena, Cesario fece seguire un manifesto, di colore verde, che, testualmente, così informava: Cittadini! col più dolce dei sorrisi; a cui i ricordi e le speranze dànno fascino, i patriotti bagnaresi salutavano all alba del 21 agosto 1860, Giuseppe Garibaldi, colui che tra i primi sognò e primo realizzò quel santo ideale che aveva ardentemente animato le genti d Italia sull epica lotta contro la tirannide. Cittadini! 3 Le case di nutricato erano abitazioni in parte arredate con ampi cestoni alle pareti ove si sistemavano le foglie di gelso sulle quali si adagiavano i bachi da seta, che se ne nutrivano. 4 Cfr.: TITO PUNTILLO, La Bagnarota, Archivio Storico Fotografico Bagnarese, Bagnara C Ho riprodotto qui in Appendice il brano. 9

10 nel 46 anniversario della data gloriosa ispiriamoci all Eroe della patria e con l animo temprato alle sue virtù continuiamo l opera civile e patriottica da lui nobilmente iniziata. Per la dignità del nome italiano, spezziamo il falso patriottismo che, velando l ardente sete del potere, trionfa ingiustamente sulla lealtà e sul merito, e cerchiamo di formare quella retta coscienza politica collettiva, la quale come un giorno diede all Italia l Unità, dimani quando saremo tutti uniti nel combattere l analfabetismo, l azione clericale, l educazione clerico-antipatriottica, l astuta ipocrisia in veste nera, il misoneistico e reazionario capitalismo, la politica sterile e sleale, darà alla terza Italia la vera libertà, la vera indipendenza. L odierno, civile trionfo della Francia c insegni che solo da tale lotta tenace può derivare l ascensione morale e intellettuale, il miglioramento economico delle classi lavoratrici e la formazione della coscienza nazionale, che sono la garanzia dell Italia forte e civile, quale fu pensata dai Grandi Italiani. Cittadini! Sicuri d interpretare il vostro sentimento patriottico v invitiamo oggi alle ore 17 a muovere in corteo dalla piazza del Popolo verso la lapide dell Eroe. Il Comitato5 Apriti cielo! Arena si recò immediatamente presso la sede del Comitato Garibaldino, pretese di essere cancellato dagli aderenti alla manifestazione e di destinare le due lire versate in beneficenza. Passarono i giorni, durante i quali a Bagnara furono frequenti i disordini fra manipoli di studenti socialisti che manifestavano contro il clericalismo diffuso e asfissiante, e le forze di polizia, a protezione dei giovani cattolici, anche loro in corteo. Manifestazioni che sfociarono poi presto in contestazioni durissime contro il potere municipale in mano agli agrari, il ceto dirigente che appoggiava, anzi utilizzava, il clericalismo conservatore. Dopo circa una quindicina di giorni, giunse ad Arena l opuscoletto redatto dal Cesario e intitolato Nemici della Patria.6 Altro non era che il sunto delle rivendicazioni proletarie da una parte, e le accuse al clericalismo conservatore dall altra, convergenti alla fine nell attacco al governo locale e centrale, in mano a politici illiberali e corrotti. Il titolo dell opuscolo di Cesario peraltro, riprendeva provocatoriamente il titolo di un opuscolo di Arena del 1901, intitolato Nemici Giovanni Boldini: Donna Franca Florio nel 1924 della Patria?, resoconto stenografico di una (collezione di Villa Igea a Palermo) conferenza che Arena tenne al Circolo San Paolo di Reggio il 30 marzo 1901, di fronte al Cardinale Portanova e il proto Papa di Reggio mons. Cortese, oltre a un folto e attento pubblico.7 Una conferenza mirata a focalizzare il ruolo dei cattolici giocato nel corso delle guerre d indipendenza e la formazione dell Unità. 5 Manifesto del Comitato Garibaldino di Bagnara del 24 Agosto, 1907, Torino, Archivio Privato. Ebbi modo di consultare l opuscolo nella collezione privata del gen. Iracà, a casa sua. Oggi l opuscolo risulta introvabile nel giro dell antiquariato librario, ma anche a Bagnara non se ne ha traccia. 7 ANTONINO ARENA, Nemici della Patria?, tip. F. Morello, Reggio C

11 Arena non perse tempo e nello stesso 1907 diede alle stampe un robusto opuscolo, dedicato a Mario Cesario e al Comitato Garibaldino Bagnarese. Vi tracciò energicamente la difesa del Cattolicesimo Sociale e l onorabilità della sua persona.8 A infiammare gli animi, aveva in precedenza contribuito un iniziativa dell avvocato Francesco Spoleti, possidente, letterato ed esponente della buona borghesia bagnarese e anch egli seguace del bon ton come don Vincenzo. Il 25 gennaio 1902 tenne una conferenza nel Teatro Comunale di Bagnara dal titolo provocatorio: Pro-Divorzio.9 Il testo di questa conferenza fu riproposto a stampa nel 1904, suscitando a Bagnara scalpore e proteste da parte cattolica e entusiastica adesione da parte della sinistra. Si tratta, nella sostanza, di una insistente difesa del ruolo della donna nella Società Moderna e della legittimità del sentimento, da equipararsi al rispetto delle leggi. Il dovere dell unione matrimoniale è essenziale fino a che dura l amore coniugale, spingendosi un poco oltre se i figli abbiano ancora bisogno della vicinanza dei genitori. Ma è indubbio che, cessato il sentimento che unisce due animi, gli attori debbano avere il diritto di restituirsi alla singolarità e cercare, eventualmente, altre convergenze. Poiché questa scelta deve esser legittima, ancor più legittimo e saldo ne risulterà l unione coniugale. Ecco perché, secondo Spoleti, è opportuno, anzi indispensabile, separare il rito civile del Matrimonio, da quello religioso. Il primo è la legge matrimoniale; il secondo è la sacralità ricercata dal credente che vuole integrarsi nella tradizione religiosa. Il partito del matrimonio religioso, nella sostanza la Chiesa, non può e non deve ostacolare una legge civile giusta e necessaria, limitandosi a condannare il gesto nella sua sfera religiosa. Impedire una legge civile per motivi religiosi, è un atto grave di arretratezza sociale, di irresponsabile intolleranza verso le istituzioni dello Stato e dei suoi Cittadini. Parole durissime che fermentarono gli animi e accecarono di rancore i cattolici di Bagnara. Ancora nel 1908 si poterono avvertire gli strascichi della oramai complessa contrapposizione ideologica fra cattolici e socialisti a Bagnara. 8 ANTONINO ARENA, In mia difesa e dei miei principj, Tip. F. Morello, Reggio C Un resoconto completo dell accaduto è in: TITO PUNTILLO, Antonino Arena e il movimento cattolico bagnarese nel 1907, Calabria Letteraria, a. XXXIII, nn (Lu.-Set. 1985) da pg Fondatore dell Azione Cattolica Bagnarese e Cittadino Onorario di Bagnara, Arena fu intollerante non solo verso l opposizione di sinistra, ma anche verso quella di destra, che teneva il Clero di Bagnara in una sorta di gogna impedendogli di esercitare l azione pastorale che altrove già viveva una propria maturità, nell ampio dibattito, ricco di contenuti moderni, che andranno dalle posizioni radicali di Toniolo, alle teorie associative popolari di don Sturzo. La medesima tempra caratterizzò Mario Cesario, leader del Movimento Operaio e Contadino di Bagnara, movimento che andava costituendosi sulla scia del primo Socialismo e cogliendo l eredità dell ottocentesca Società Operaia di Mutuo Soccorso. L idea mirava a formare un organizzazione popolare in grado di rompere la cerchia di potere in mano a pochi magnati e rilasciare un sistema economico ove il libero lavoro individuale potesse affermarsi nell ambito di una società più giusta e moderna. 9 FRANCESCO SPOLETI, Pro=Divorzio. Conferenza tenuta a Bagnara nel Teatro Comunale la sera del 25 gennaio 1902, tip. G. Lopresti, Palmi La conferenza, nella sostanza, si rifaceva al grande dibattito in corso in Italia sul ruolo degli Italiani nella qualità di praticanti cattolici e di cittadini osservanti delle leggi dello Stato. In particolare Spoleti richiama (o quantomeno era a conoscenza) le tesi di Carlo Salotti che indica nella vittoria della Chiesa la lotta intrapresa con lo Stato in Francia secondo il concetto che Cristo vince sul mondo e però dimenticando l antica rivendicazione «gallicana» della Chiesa di Francia, vicina più allo Stato francese che alla Chiesa romana (cfr.: CARLO SALOTTI, La Francia e la Chiesa sul terreno della libertà, conferenza tenuta in Roma il 30 settembre 1906 nell aula della Primaria Associazione Cattolica Artistico-Operaia, tip. pontificia dell Istituto Pio IX, Roma Don Luigi Sturzo intervenne in tal senso il 29 dicembre 1905, al Circolo di Lettura di Caltagirone, nella quale rivendicò un contenuto democratico del programma dei cattolici nella formazione di un partito nazionale, evitando la pregiudiziale politica che in Francia aveva rovinato l avvenire dei cattolici. I cattolici italiani resteranno diversi dai liberali e dai socialisti, liberi nelle mosse,, con un programma consono, iniziale, concreto e basato sopra elementi di vita democratica Non la monarchia, non il conservatorismo, non il socialismo riformista ci potranno attirare nella loro orbita: noi saremo sempre, e necessariamente, democratici e cattolici. Venivano così a intravvedersi le basi della Democrazia Cristiana, così come la concepì all origine don Luigi Sturzo (cfr.: LUIGI STURZO, I problemi della vita nazionale dei cattolici italiani, Cultura Sociale, dicembre 1905 febbraio 1906, Roma 1906, ristampato successivamente dalla Società Nazionale di Cultura, Roma Si veda anche: P. BIEDERLACK, La questione sociale; II edizione italiana accresciuta e migliorata sulla V edizione tedesca, con l aggiunta di un capitolo sul femminismo, Roma 1907; ROMOLO MURRI, Battaglie d oggi. Il programma politico della Democrazia Cristiana, Roma 1906; ROMOLO MURRI, Democrazia cristiana italiana ( ), Roma 1905; ROMOLO MURRI, Un papa, un secolo ed il cattolicesimo sociale, Roma 1907). 11

12 4.- La manifestazione operaia del 1 maggio 1908 Per il Primo Maggio 1908, la Società Operaia di Bagnara aveva organizzata un imponente manifestazione che prevedeva la partecipazione di tutti i rappresentanti delle Società Operaie e delle Cooperative Operaie della Provincia reggina. I treni si susseguirono fin dall alba, provenendo dalla jonica e dalla linea tirrenica, e sbarcarono a Bagnara frotte di delegazioni con bandiere e striscioni. Lo stesso avvenne con le corriere che facevano confluire dall Altopiano, le delegazioni pre- aspromontane. A mezzogiorno una ormai immensa folla di partecipanti, occupava metà del Corso, e tutte le piazze e gli slarghi che lo fiancheggiavano. Cominciò così a muovere lentamente con le bandiere in testa, verso lo slargo di Piazza del Mercato, ove era previsto il comizio commemorativo. A quel punto, tutte le campane delle chiese di Bagnara iniziarono a battere a morto. Molte donne s insinuarono nel corteo, fomentate dai parroci, e strattonavano i mariti, i figli e i fratelli per convincerli ad abbandonare il corteo peccaminoso e scellerato mentre dalla Chiesa Madre, si fece giungere alla Banda di Villa San Giovanni, che apriva il corteo prima delle bandiere, la notizia che su di essa era stata lanciata una violenta scomunica. A questo punto le autorità civili di Bagnara si ritirarono e il corteo iniziò a sbandare. Si approssimava dunque la vittoria dei conservatori, dei ricchi possidenti che avevano sottomesso il Clero e minacciato le autorità civili. Vittoria certa, si pensò fra i reazionari, perché il Sindaco, intanto, ordinava alle due bande di Bagnara, di ritirarsi dalla Piazza del Mercato ove attendeva il corteo per iniziare un grande concerto a elementi unificati. Il corteo venne allora fermato dagli organizzatori e venne organizzato un comizio volante col quale si aggiornò il popolo su cosa stava accadendo. Nel contempo si lanciò un telegramma urgente su Sinopoli. La locale Società Operaia si mise in moto e nel giro di un ora circa, il Corpo Musicale di Sinopoli era già a Bagnara mettendosi in testa al corteo insieme a quello, rinfrancato, di Villa S. Giovanni. Grandi ovazioni, sventolio di fazzoletti e cori popolari, animarono improvvisamente la manifestazione e la gente che era andata via, vi rientrò con maggiore determinazione. Prima di raggiungere Piazza del Mercato, il grande corteo, adesso di oltre persone, salì a Porelli ove erano ad attenderlo l Unione Operaia di Sinopoli, la Società Operaia di Sant Eufemia d Aspromonte e la Società Operaia di Melicuccà. Di fronte alle delegazioni di 33 Società Operaie, sulla Piazza del Mercato si tenne poi il grande comizio, poco dopo che la Società Operaia di Messina aveva raggiunto trionfalmente la Piazza. Il direttore della Camera del Lavoro di Messina, Giuseppe Toscano, fu accolto sul palco da una grande ovazione, che divenne delirio quanto egli esclamò: di contro i nuovi castelli eretti sui castelli vecchi del feudalesimo, il popolo oppone la sua personalità evoluta e forte. 12

13 Concetti ripresi dal prof. Vittorio Visalli che lodò il risveglio civile di Bagnara, dove pare che finalmente fosse cessata la vergognosa sovranità di conti e di baroni di contro à quali si erge poderosa e resoluta la sovranità del popolo. Questa sarà tanto più completa ed effettiva quando al lavoro cosciente sarà dovunque unita la cooperazione previdente e la forte associazione La commemorazione del 1907 a ricordo dell ingresso di Garibaldi a Bagnara La manifestazione celebrativa dell ingresso di Garibaldi a Bagnara, in effetti si tenne il 24 Agosto 1907 su quella che oggi è la via Nastari, di fronte a Palazzo Romano. Non si trattò di una manifestazione particolarmente sentita e alla fine risultò anche poco partecipata. Focosi discorsi e lunghi applausi, ma in tutti il pensiero corse indietro nel tempo, ed esattamente al 24 Agosto 1890, quando nel corso di una solenne cerimonia, si inaugurò la lapide commemorativa dell ingresso di Garibaldi a Bagnara, avvenuto il 24 Agosto La lapide, che ancora oggi è al suo posto, porta la seguente iscrizione: IN QUESTA CASA ABITAZIONE DE LA FAMIGLIA ROMANO GIUSEPPE GARIBALDI SOSTÓ LA NOTTE DEL 24 AGOSTO 1860 TRA L ESULTANZA DI TUTTO UN POPOLO VEGLIANTE ANSIOSO DE L ALBA IMMINENTE FORIERA DE LA SUA LIBERTÀ AUSPICATA NE L FATIDICO MOTTO «JTALIA E VITTORIO EMANUELE» JL MUNICIPIO DI BAGNARA COMMEMORANDONE IL TRENTESIMO ANNIVERSARIO Q.L.P. OGGI 24 AGOSTO 1890 Nel 1891 il Municipio provvide a fare pubblicare l intera commemorazione ufficiale11 contenente il discorso introduttivo del Sindaco Vincenzo Denaro, seguito dalla prolusione di Girolamo Fiumanò e la presentazione a cura di Francesco Spoleti. La cerimonia si concluse con un commovente, lungo intervento di Natale Denaro e la lettura di una bella poesia in dialetto bagnaroto e di un sonetto di A. Alvaro. 10 Il resoconto completo è in Aspromonte, foglio democratico quindicinale, Sinopoli, 16 maggio 1908, a. I, nr. 4. Cfr. inoltre: ENZO BARILÀ, La manifestazione operaia del 1 maggio 1908 a Bagnara, Calabria Letteraria, a. XXXIII, nn (Lu.Set. 1985), da pag Discorsi e versi pronunziati per l inaugurazione d una lapide commemorativa a Giuseppe Garibaldi in Bagnara Calabra, tip. L.Ceruso fu Gius., Reggio C

14 Una precedente commemorazione s era svolta a Bagnara il 17 giugno 1882, in occasione della morte di Garibaldi e anche quella volta il Municipio fece pubblicare il resoconto ufficiale dell importante convegno.12 In quell occasione l introduzione fu letta dal Sindaco Vincenzo Parisio13, fece seguito un Discorso dell avv. Sig. Domenico Minasi, e quindi un Discorso del dottor sig. Domenico Spoleti e una interessante serie di sonetti di Girolamo Fiumanò14, introdotti da una dedica Girolamo Fiumanò e il problema dell analfabetismo Come si nota, nella Bagnara di fine secolo XIX e inizio secolo XX, la vita scorreva in modo tutt altro che tranquilla, ma, ripeto, non si hanno notizie di contrapposizioni di tipo, come dire, razziale, o di classe, fra popolo minuto e borghesia, tutti impegnati nell interesse comune del lavoro e della produzione. E questo malgrado il fervore che animava i lavoratori. Lo statuto della Società Operaia di Bagnara già varato nel 1877, venne aggiornato nel 1879,16 mentre il sempre più ardente Fiumanò, nel 1901 fece ristampare i suoi interventi di incitamento all organizzazione socialista del lavoro e alla cooperazione proletaria,17 e con decisione ammoniva già nel 1890:18 Bagnara è un paese felice sotto ogni aspetto; ma di questa felicità non s avvantaggia di molto; perché alla comodità del vivere d una gran parte dé suoi abitanti, non va unita l educazione della mente e del cuore Un Paese felice ove potevano capitare scene gustose e terribili nel contempo. Ho annotato a questo proposito, cosa avveniva ogni tanto nei locali del Municipio in occasione di matrimoni fra terrazzani. 12 Discorsi e poesie letti in onore dell illustre generale Giuseppe Garibaldi sulla Piazza del popolo di Bagnara Calabra il giorno 17 giugno 1882, tip. L.Ceruso fu Gius., Reggio C Va ricordato che simili cerimonie si svolsero un po ovunque in Calabria, ma resta memorabile quella tenuta da Rocco De Zerbi, volontario a 17 anni con Garibaldi in Sicilia nel 1860 e successivamente divenuto Luogotenente nel Regio Esercito, combattendo contro gli austriaci nel Medaglia d argento al valor militare per le azioni anti brigantaggio condotte nel 1862 nell avellinese contro il brigante Crocco. ROCCO DE ZERBI, In memoria di Giuseppe Garibaldi; discorso tenuto nella Sala Tarsia in Napoli l 8 giugno Sta in: Per la morte di Giuseppe Garibaldi. Discorso di Rocco de Zerbi, tip. Fata Morgana, Reggio C (X). 13 Parole del Sindaco di Bagnara sig. Parisio Vincenzo, Rappresentante della R. Accademia Stesicorea, decorato della Gran Croce di Benemerenza, Croce distintiva d onore, ecc., ecc. 14 GIROLAMO FIUMANÓ, Apoteosi, da pg. 27, in V sezioni 15 Grand comme le monde 16 Statuto della Società Operaria di Mutuo Soccorso di Bagnara Calabra, approvato dall Assemblea generale il 1 giugno 1877 e modificato il 21 luglio 1879, TIP. G. Lopresti, Palmi GIROLAMO FIUMANÓ, Discorsi, Carrabba ed., Lanciano Contiene gli interventi: Nella festa della fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bagnara Calabra, 3 giugno 1877; Nelle onoranze funebri a Giuseppe Garibaldi tenute in Piazza del popolo dal Municipio di Bagnara Calabra, 17 giugno 1882; Agli agricoltori di Bagnara nella festa di fondazione della loro Società, 7 giugno 1885; Alla Società Operaia di Bagnara nella festa del primo decennio della sua fondazione, 12 giugno 1887; Nella festa di fondazione della Società di M.S. dei pescatori di Bagnara, 8 gennaio 1888; Per la premiazione al valor civile di tre giovinetti bagnaresi, 3 giugno 1888; Nella festa di fondazione della Società di M.S. dei marinai di Bagnara, 8 ottobre 1888; Inaugurazione della Biblioteca Consociale di Bagnara calabra, 24 agosto GIROLAMO FIUMANÓ, Inaugurazione della Biblioteca Consociale di Bagnara, cit., pg

15 L analfabetismo a Bagnara era pressoché totale fra la popolazione minuta, e raggiungeva l apice fra i terrazzani delle contrade che raramente avevano contatti con la comunità costiera. Se questa conduceva una vita dinamica, votata al lavoro produttivo su base economica, e che coinvolgeva tutti: operai, imprenditori ecc., sull Altopiano la vita scorreva su binari orientati alle cadenze dettate dalla Natura e l unico interesse dei contadini era la terra e la sua coltivazione. A letto al tramonto per limitare il consumo dell olio delle lucerne e sveglia al canto del gallo. Niente altro. I terrazzani oltre ad essere analfabeti dunque, comunicavano fra loro nel solo dialetto locale e l italiano era per loro semplicemente una lingua straniera, sconosciuta e incomprensibile. Capitava, ovviamente, che questa gente dovesse celebrare un matrimonio e fosse necessario scendere a Bagnara per le pratiche civili che comprendevano anche la cerimonia di fronte al Sindaco e testimoni. Per i terrazzani non era che una incomprensibile procedura imposta loro dalla legge, perché riconoscevano valido solo il matrimonio religioso, da celebrarsi subito dopo. Quando capitava uno di questi matrimoni, il Sindaco, il Segretario Comunale o altra persona di spicco del Municipio, informavano qualche esponente della locale buona borghesia cosicché un gruppetto di persone distintamente vestite e seriose, accoglieva gli spaesati terrazzani che di fronte a quello splendore signorile, si annichilivano ancor più. Il Sindaco presentava i convenuti indicandoli pomposamente come grandi esponenti della Corte, del Papa e dell Imperatore di Germania, desiderosi di partecipare a quella cerimonia dall alto significato civile e sociale, e quindi si procedeva. Siccome, come cennato, i terrazzani non comprendevano l italiano, veniva orchestrata una giravolta linguistica tesa a colpire i malcapitati il più brutalmente possibile. E così, la cerimonia raggiungeva il culmine quando il Sindaco, con fare solenne, recitava: Vuoi tu Carmelo Conflenti, grandissimo imbecille rincoglionito, prendere per tua legittima moglie la qui convenuta Giuseppa Lo Mastro, troiona di lungo corso e scorreggiatrice indefessa? E siccome i terrazzani non comprendevano cosa avesse detto il Sindaco, il Segretario, con fare serioso, suggeriva al Conflenti: Riciti ka sì E, così menato, il Conflenti, con sicurezza, rivolgeva un inchino al Sindaco sussurrando emozionato: Ka si! E quindi il Sindaco si rivolgeva alla donna e sempre solennemente, le poneva il quesito: E tu Giuseppa Lo Mastro, grandissima e celebratissima bombardona di lungo corso, dal deretano peloso, vuoi prendere per legittimo sposo il qui presente Carmelo Conflenti, destinato dal fato a divenire il tuo minchione prediletto per tutta la vita? E anche questa volta l intervento del Segretario aiutava i terrazzani a svolgere il rito. 15

16 Le ingiurie poi continuavano con questi toni dopo la cerimonia, frammisti ai complimenti, gli auguri e i saluti finali. Congedati i novelli sposi, la comitiva convenuta al Municipio se la spassava poi in commenti, lunghe risate fino alle lacrime, godurie varie. Potrà sembrare un rituale infame, denigratore e ingiusto. Mettetela come volete. Ma questo era lo stile di vita, all epoca. Va anche annotato che questo comportamento ingiurioso e irrispettoso della persona, aveva un contrappeso. Le classi emergenti di Bagnara appoggiarono e favorirono anche con contributi economici, il miglioramento culturale del Popolino, con scuole serali per gli adulti e sussidi per gli scolari bisognosi che altrimenti non sarebbero potuti andare a scuola perché destinati dalla famiglia al lavoro sui campi In questo senso fu apprezzata l opera del Maestro Giuseppe Cesario a Pellegrina e del Maestro Vincenzo Cristina a Porelli, con aule serali per gli adulti tutti i giorni.19 Il Dott. Antonino Arena si affiancò all iniziativa del Ministero aprendo a Bagnara una Biblioteca Popolare, subito dotata (col supporto della Biblioteca Popolare di Reggio) di una base di volumi dei classici della letteratura. La biblioteca fu arricchita nel tempo con una selezione delle edizioni in uscita, su base popolare e d ispirazione cattolica. IL LIBERTY A BAGNARA Villa Saffioti in via Pietraliscia A riprova del doppio volto della buona borghesia bagnarese, per un verso irriguardosa verso le classi meno agiate, ma subito dopo sentitamente compartecipe, cito l episodio del poverello che viveva in una baracchetta sotto l attuale Piazza del Popolo e che una notte subì lo scherzo terribile di alcuni giovani studenti universitari benestanti della Città. 19 L Ufficio della Delegazione Calabrese dell Opera contro l analfabetismo, fu aperto dall Associazione per il Mezzogiorno a Catanzaro il 10 novembre Il Ministero aveva già l anno precedente preso contatto con i Maestri, invitandoli a fissare l orario delle lezioni, individuare la sede scolastica da destinarsi allo studio serale e a ricevere da Roma e Milano, il materiale scolastico (sussidiari, sillabari, cancelleria, cartelle per gli alunni, e materiale didattico-illustrativo per la classe). Catanzaro, immediatamente dopo l insediamento della Commissione, prese in mano l organizzazione dell operazione, attivando gli ispettori scolastici, mentre le Prefetture inviavano ai Sindaci una direttiva affinché provvedessero all illuminazione delle aule e all attivazione di tutti i servizi di supporto. E fu un successo clamoroso, perché le domande di partecipazione superarono di gran lunga le attese. 16

17 Costoro imbracarono la baracchetta con delle funi al retro di un camion che quindi partì di scatto scoperchiando la povera abitazione. Il vecchietto si ritrovò, coricato, con per tetto un cielo di stelle! Al terrorizzato vecchietto gli venne poi elargita una consistente colletta con la quale poté costruirsi una nuova e un poco più confortevole baracca Un amore impossibile Come tutti gli agiati borghesi di Bagnara, don Vincenzo frequentava le riunioni salottiere che si svolgevano a turno nelle varie dimore patrizie, fra rosolio, vermouth, spumantino fresco e pasticceria di giornata Non erano stati ancora inaugurati il Circolo Bianco che avrebbe fatto capo ai De Leo, e quello rosso dell architetto Albanese, e che poi confluiranno nel Circolo del Littorio e quindi nell attuale Circolo Unione, per cui, a parte il foyer del teatro, le riunioni si svolgevano nelle diverse case private Si discuteva del più e del meno, talvolta in modo animato, soprattutto sui fatti di Roma e sulla situazione agricola locale, circostanze delle quali don Vincenzo era aggiornato, avendo avuto il privilegio di partecipare ai periodici incontri che si svolgevano in casa del dott. Antonino Arena, insieme al maestro Francesco Cilea e il grande incisore Sarino Papalia, soprannominato a Bagnara U Friddu, tutti interessati, in quanto proprietari terrieri, alle vicende del mondo contadino della Piana e dell Altopiano. Questi incontri fra personalità celebri e celebrate, erano famosi a Bagnara perché i convenuti erano tutti sordi: Cilea con un grado medio-alto, Arena con una grado alto e Papalia sordo come una campana. Il risultato? Il Liberty a Bagnata (particolare di un balcone di Casa Ciccone sul corso Vittorio Emanuele) Un approssimativo restauro della cornice floreale, ha coperto di bianco il colore naturale della pregevolissima pietra di Siracusa Quelle riunioni si svolgevano a voce altissima, tanto alta che si sentiva parlare gli eminenti Maestri lungo la via Pietraliscia, ove la gente passava sorridendo con rispettosa comprensione. Durante gli incontri salottieri nelle case patrizie, veniva fuori un aspetto del tutto singolare di don Vincenzo. Egli interveniva nelle discussioni raramente, passando la maggior parte del tempo a sorseggiare, quando non a rilassarsi sulla poltrona con gli occhi chiusi, ancorché con l udito vigile per captare ciò del quale si discorreva. 20 Sull episodio, cfr.: TITO PUNTILLO, Cronache Bagnaresi, A.S.F.B. ed., Bagnara C (visita il sito: Archivio Storico Fotografico Bagnarese) 17

18 La gente riteneva che il comportamento solitario e introverso di don Vincenzo, fosse provocato dal persistente trauma per un amore giovanile andato perduto. Don Vincenzo fece parte del 1 Reggimento Reale "Nizza Cavalleria", dopo un addestramento alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo, ed era stato inviato presso il distaccamento di Savigliano col grado di tenente. Il servizio militare lo entusiasmò e si sentì davvero partecipe al motto della Reale Arma di Cavalleria: Con impeto e ferreo cuore oltre l'ostacolo. Si dedicava, durante i momenti liberi, ad amene passeggiate e a visite ai comuni vicini, curiosando fra cantine che custodivano ottimi Roero Arneis, delicati Dolcetto delle Langhe, il Grignolino, il Barbaresco e monumentali Nebbiolo. O anche le tipiche trattorie, ove faceva tappa per le tome, il salame di cinghiale, i cappelletti e le insalatine aromatiche. Fu proprio in una di queste trattorie tuffate nella lussureggiante campagna della Provincia Granda, che don Vincenzo conobbe una splendida fanciulla, una tale Clelia Quaglia (come egli stesso ebbe sempre modo di precisare quando, con somma tristezza, raccontava a qualche amico i suoi sfortunati passati di gioventù). Era la figlia del trattore e si occupava dell accoglienza, la sistemazione ai tavoli, le ordinazioni e la mescita delle bevande. Sorridente, affabile, sempre disponibile alla conversazione, attenta alle necessità dei clienti, Clelia colpì direttamente al cuore il giovane tenente di cavalleria. Fu un grande amore ricambiato, intenso, trascinatore. I due pianificarono grandi progetti per una vita rosea, tuffata in uno splendido futuro. Ma venne poi il giorno del congedo e don Vincenzo prese a Torino il treno alla volta del Sud. Sarebbe stata, nell intenzione del bel tenente, una parentesi necessaria per sistemare gli affari domestici e organizzare a Monasterolo, vicino Saluzzo, la vita coniugale. Tornato a Bagnara, don Vincenzo si trovò nella necessità di intervenire nella gestione lavorativa della famiglia, essendo il padre ormai anziano e il fratello ancora troppo giovane per prendersi carico dei gravosi impegni familiari. Don Vincenzo scrisse a Clelia quasi ogni giorno e quasi ogni giorno Clelia rispondeva a quelle missive ansiose e cariche di speranza. Ma il tempo passò e anziché deresponsabilizzarsi, egli si trovò sempre più coinvolto nel lavoro, peraltro fortunato e carico di soddisfazioni. E così scriveva a Clelia: ancora un po di tempo e poi arriverò da te! Un giorno il postino recapitò a don Vincenzo l ennesima lettera di Clelia. Ma questa volta la bella cuneese confessò a don Vincenzo di avere acquisito la certezza che egli non sarebbe più tornato a Monasterolo perché la vita paesana, a Bagnara, aveva preso il sopravvento sui sentimenti e in ogni caso era giusto così. La famiglia di don Vincenzo aveva bisogno di lui; lui dotato 18

19 di innata attitudine artistica, stava riscuotendo un successo notevole e lei, Clelia, non era nelle condizioni familiari di poter lasciare l attività per ricongiungersi a lui a Bagnara. Era finita. Don Vincenzo soffrì disperatamente e alla fine, dopo molto tempo, se ne fece una ragione, ma da allora rimase come traumatizzato, incapace di credere che su questa terra ci potesse essere l amore e la felicità. 8.- Le riunioni salottiere a Bagnara e il whisky sbarcato Una sera la discussione in casa Candido verté sul rapporto fra Stato e Chiesa, all epoca argomento molto sentito, non essendosi ancora sopiti i dissapori per i fatti di Porta Pia del 1870 e col Vaticano sempre trincerato dietro il Non Possumus e la condanna del Modernismo. E accanto a questi eventi di portata nazionale, c erano le solite beghe fra Carmelitani e Rosariani che nella sostanza, significavano concorrenza spietata fra i due Priori e il loro seguito e il dispotismo clericale sui fedeli, col preciso intento di sottarli al Movimento Socialista e all Associazionismo proletario, mantenendoli lungo i binari del Cattolicesimo intransigente, alimentato dai possidenti locali e dai ricchi commercianti. A un certo punto uno degli ospiti pensò di interpellare anche don Vincenzo. - Don Vincenzo, voi cosa ne pensate circa l ingarbugliato rapporto fra il nostro Stato e la Chiesa? Don Vincenzo si sollevò leggermente dalla posizione di torpore e tenendo il bastone con entrambe le mani davanti a sé, così rispose: - Tantum Religio potuit suadere malorum!21 E con questa frase, scioccante per tutto l uditorio, don Vincenzo nella sostanza dichiarò di stare dalla parte dello Stato. Poteva anche capitare che qualcuna di quelle riunioni, terminasse con una cena di mezzanotte22 alla quale don Vincenzo certo non si distoglieva. Ottima forchetta e buongustaio, amava sorseggiare il vino descrivendone le qualità con espressioni astratte, talvolta incomprensibili, del tipo: Colore giallo paglierino di buona maturazione al sole diretto, sapore secco con tono di fragola di bosco e una punta di agro-lime, profumo arioso con tendenza alla rosa selvatica Una volta capitò un giro di ottimo whiskey irlandese, giunto a Bagnara da Palermo con uno dei numerosissimi bastimenti incaricati di effettuare un trasporto di ceste da noi al Capoluogo siciliano, e si trattò davvero di un liquore inusuale nei salotti bagnaresi «La religione ha potuto indurre tante sciagure». La frase è tratta da LUCREZIO, De Rerum Natura, Libro I, v. 101 A quei tempi si usava, fra i componenti della borghesia, imitare il dinner di tipo anglosassone, e quindi vi era Un déjeuner alle otto (Latte, caffè, frutta, yogurt, premute, brioches, ecc.) Una colazione a mezzogiorno (roastbeef, uova, verdura, frutta, ecc.) Un pranzo alle diciannove (primo piatto, secondo di pesce-carne-cacciagione e contorni cotti, frutta, dolce, liquori in genere passito, porto, cherry, zibibbo) Una cena verso mezzanotte (consommé, prosciutti con crostini, vitel tonné, salmone, frutta, creme diverse, cognac) 19

20 Don Vincenzo prese il calice, ne annusò il contenuto e bevve un sorso con molta lentezza, lasciandoselo assaporare in bocca. Quindi sentenziò: Notevole questo whiskey! Stagionato certamente in piccole botti e filtrato con dell ottima torba, che ha lasciato il gusto delle highlands ove soffia il vento, posando il suo respiro nebbioso sulle distese legnose dei boschi sempreverdi!23 Ma da dove proveniva la conoscenza che don Vincenzo possedeva sul Whisky e il modo di degustarlo? Ricordo che fu una delle domande che mi venne spontaneo porre al mio anziano interlocutore su quei fatti. Mi disse il mio più che anziano interlocutore (nel 1969) che in Sicilia il Whisky era conosciutissimo, senz altro più che altrove nell Italia Meridionale e quindi don Vincenzo, che a Palermo fu di casa, ebbe modo di conoscerlo e apprezzarlo. Tempo dopo eseguii delle ricerche e così potei ricostruire un quadro verosimile di questo aspetto. Palermo quale co-capitale del nostro Regno Meridionale, era (in un certo senso è ancora) una Città aristocratica ove l aura reale aleggia sovrana. Chi si reca a Palermo per la prima volta, dopo magari aver visitato città e città nel mondo, resta sorpreso, meravigliato per come e quanto Palermo sia regale e superba. Essa fu alla confluenza delle Civiltà Normanna e Araba, mirabilmente fuse in un unica esplosione d arte suprema in un ambiente ove la cultura mediterranea trovò la propria culla ideale! Palermo madre del Mediterraneo occidentale così come Venezia lo fu per il Mediterraneo orientale. Ferdinando IV di Borbone, rifugiatosi in Sicilia nel 1799 a seguito dell invasione francese del Regno di Napoli e la costituzione della Repubblica Partenopea a matrice giacobina, fece della Palazzina Cinese la sua dimora preferita e il grande parco che la circondava e attraverso il quale il Re andava a caccia, venne indicato come il favorito del Re e dunque col tempo, l amena località venne chiamata La Favorita. Già all epoca, nel corteggio che il Re teneva a Palermo insieme al suo Primo Ministro, il britannico Lord Acton, erano ospiti fissi Lord Orazio Nelson e i suoi ammiragli e nel porto stazionava sempre una consistente flotta di Sua Maestà, pronta a incrociare sul Tirreno nella eventualità che la flotta galloispana uscisse da Tolone con l intenzione di attaccare Palermo. Un altra base munita di tutto il necessario per resistere ad assedi ma anche per colpire duro nel caso se ne fosse presentata la necessità, fu attrezzata a Messina attorno al suo porto naturale. Da qui partivano le continue crociere inglesi per sorvegliare le coste calabresi e l ingresso del Canale dalla parte jonica. La vita dei marinai inglesi nelle Città siciliane, trascorreva tranquilla fra bettole, taverne e ristoranti, e la necessità di soddisfare le esigenze e le abitudini di costoro, obbligò gli esercenti a introdurre il whisky come bevanda che divenne presto la principale e iniziò a vendersi anche nei negozi. Anche a Corte il liquore venne introdotto con buon apprezzamento e la moda dilagò fra tutte le case patrizie che tenevano abitualmente salotto quasi tutte le sere. Ma fu nel 1806, coll inizio del secondo esilio di Re Ferdinando in Sicilia, che il whisky divenne l assoluto dominatore sulle tavole e nei bar dell Isola. Nel luglio del 1811, Lord Bentinck divenne Real rappresentante di Sua Maestà presso la Corte di Re Ferdinando di Borbone e assunse il Governo dell Isola divenuta di fatto un Protettorato Britannico. Sua Grazia affrontò il problema siciliano con determinazione e nel 1812 costrinse la Corte a concedere alla 23 Le distese legnose poeticamente elogiate da Ciccone, coprono in effetti il terreno di molti boschi scozzesi e irlandesi, e i locali abitanti usavano e ancor più oggi usano, diluire il loro whiskey ad alta gradazione, con proprio l acqua di torba. 20

21 Sicilia una Costituzione liberale, suscitando l ira della Regina Maria Carolina, che definì Sua Grazia la «bestia feroce». Ella fu costretta all esilio e di fatto la Sicilia passò sotto l influenza inglese fino alla Restaurazione. Anche a Messina l Inghilterra rinsaldò la propria presenza attorno alla figura del Generale Steward, e stavolta con un esercizio più dinamico del potere militare lungo tutta la Costa. Questo perché sull altra sponda del Canale, nel 1810 il Re di Napoli Gioacchino Murat aveva posto il quartier generale dell Armata d invasione della Sicilia, al Piale, sopra Campo Calabro e seguiva attentamente le scaramucce preparatorie all invasione, che avvenivano sullo Stretto fra le cannoniere napoletane e le fregate britanniche.24 Torre Cavallo potenziata dalla batteria di Forte Gioacchino, oggi 24 L invasione poi non avvenne perché l Imperatore continuò a procrastinarne l inizio e alla fine, a causa del mutato scenario militare in Europa, ritenne necessario concentrare altrove le forze e le strategie francesi. Il fortino del Piale aveva preso il posto di una vecchia torre costiera di avvistamento (simile a quella di Bagnara), conosciuta come Torre Piraina. Il Re Murat era giunto a Scilla il 3 giugno 1810 e da qui diede ordine di apparecchiare il campo militare sul Piale, operazione che durò fino al 5 luglio. Per potenziare ancor più la posizione, il Re fece costruire tre forti: il forte di Torre Cavallo, ancora oggi visibile, che accorpò l antica Torre di guardia; il forte di Altafiumara, oggi riconvertito in un hotel di lusso e il forte del Piale sovrastante la Punta del Pezzo e munito di una torre telegrafica. Il piano d invasione della Sicilia fu definitivamente cassato alla fine di settembre 1810 e l esercito di Napoli abbandonò la posizione, lasciando al Piale e ad Altafiumara, due forti guarnigioni di difesa e al forte di Torre Cavallo un presidio di avvistamento. Il Piale venne totalmente rifatto nel 1888 e rinominato Forte Beleno. Non venne risparmiata neanche la vecchia e gloriosa posizione di Torre Piraino Il Forte venne bombardato dagli Alleati il 12 luglio 1943 provocando molte vittime fra i militari italiani della guarnigione. Fino al 1980, servì come polveriera militare custodita dall Esercito con una guarnigione permanente di guardia e dopo tale data, come campo di servizio per i Carabinieri. Col tempo, il gloriosissimo complesso del Piale fu aggredito dalle costruzioni abusive e oggi è deturpato a causa dell installazione di ripetitori e antenne per la telefonia. Il resto del Forte versa in totale abbandono. Recentemente si è formato un Comitato di Cittadini del Piale con l intento di promuovere il recupero del sito attraverso un lodevolissimo progetto, al quale non si può che augurare il migliore dei risultati (cfr.: GIUSEPPE MORABITO, Il Territorio dello Stretto, Bieffe ed., Polistena 1998; LUIGI NOSTRO, Notizie storiche e topografiche attorno a tutti i paesi del Cenideo, dall'antichissima Colonna Reggina sino alla più recente Villa San Giovanni, a cura del Sistema Bibliotecario dello Stretto, Officine Grafiche ed., Villa San Giovanni

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