In copertina: macchina da stampa a semplice azione Carlo Magnoni & C. e stemma della Tipografia Niccola Fabiani Petritoli.

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2 In copertina: macchina da stampa a semplice azione Carlo Magnoni & C. e stemma della Tipografia Niccola Fabiani Petritoli. 3

3 A cura di: ARCHEOCLUB D ITALIA SEDE SAN GIOVANNI BATTISTA PETRITOLI 4

4 Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di: Regione Marche Amministrazione Provinciale Ascoli Piceno Comune di Petritoli Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori Milano Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Agroalimentare Romualdo Monaldi Petritoli (AP) Gi Kappa present promotion Petritoli (AP) Giancarlo Fabiani 5

5 R ingraziamo quanti hanno collaborato alla realizzazione del progetto, che sin dall inizio abbiamo ritenuto importante per la riscoperta e la valorizzazione di una delle fondamentali risorse preindustriali del nostro paese. Un doveroso ringraziamento unito alla nostra gratitudine, per il consenso e l appoggio incondizionato che ci ha sempre offerto va al proprietario della tipografia Giancarlo Fabiani, che ha reso possibile la realizzazione e l utilizzo per cinque anni di questo museo/laboratorio didattico. Vogliamo sottolineare la cortesia e la totale disponibilità di Amato Vesprini tipografo in Petritoli che oltre ai consigli ci ha incoraggiati fin dall inizio. Un particolare ringraziamento a Enio e Paolo Brinci in arte Fabbri per la ricostruzione delle parti mancanti alle macchine e al tipografo Argeo De Angelis di Amandola per la consulenza sulle regole fondamentali della tipografia. Desideriamo anche sottolineare la cortesia dell amico Roberto Tomassini per l aiuto profuso nella ricerca storica. ARCHEOCLUB D ITALIA SEDE SAN GIOVANNI BATTISTA PETRITOLI 6

6 Da un idea di: Ilio Cuccù e Giancarlo Fabiani Testi: Ilio Cuccù Elvira Concetti Giancarlo Fabiani Germana Ciccola Progettazione: Ilio Cuccù Elvira Concetti Giancarlo Fabiani Ermanno Concetti Fotografie: Floriano Andrenacci Fausto Filoni Francesco Paci Stampa: Arti Grafiche Jesine Tutti i diritti riservati all Archeoclub d Italia sede S. G. Battista Petritoli 7

7 a Nenè Colui che incide è l'incisore, chi fonde è il fonditore, chi stampa è lo stampatore; ma solo colui che unisce il sapere di queste tre professioni, può dirsi veramente tipografo. Francesco-Ambrogio Didot 8

8 Prefazione La nostra Associazione, Archeoclub d Italia, da tempo è impegnata nel volontariato per i beni culturali; è un fenomeno relativamente recente che ha registrato un vero e proprio boom a partire dagli anni Settanta sotto la spinta dei grandi mutamenti culturali e sociali. In Italia esistono oltre milleseicento associazioni operanti in questo settore alle quali fanno capo più di sessantamila volontari impegnati nella valorizzazione e promozione del patrimonio culturale. Scopo delle organizzazioni è quello di collaborare con i vari Enti per la gestione e la valorizzazione delle strutture museali e culturali in genere. Infatti provvedono alla formazione degli operatori volontari, promuovono campagne di sensibilizzazione a sostegno del loro intervento e organizzano conferenze, seminari e viaggi culturali aperti a tutti anche per promuovere l associazione e le sue finalità. Possono dunque compiere, da una parte, un azione di supporto ai servizi presenti nelle varie strutture affiancando gli operatori già presenti e, dall altra, colmare le carenze di personale addetto che spesso riducono le possibilità di fruizione delle strutture. L Archeoclub d Italia sede di Petritoli, seguendo quello nazionale, opera da cinque anni nell ambito di tali tematiche, in questo periodo si è impegnato con buona volontà e discernimento, dimostrando una forza e capacità realizzativa a volte non sufficientemente comprese, ciò non ha costituito ostacolo nella realizzazione di alcuni progetti ed iniziative. Nel dicembre del 1996 (anno di costituzione) i soci sentirono il bisogno di cercare una sede dove riunirsi ed operare. La scelta cadde su alcuni locali dell antico monastero delle Clarisse, allora totalmente inagibili e impraticabili. Nel 1998 furono messi a disposizione dal Pievano di Sant Anatolia, con un comodato 10

9 quinquennale, e in sei mesi le cinque stanze furono bonificate, rese agibili dai membri dell associazione e destinate a locali polivalenti. Il restauro dei locali ci ha tenuto impegnati per quasi tutto il 1998, successivamente abbiamo pensato di utilizzare tali locali per la realizzazione di mostre temporanee; di seguito riportiamo un articolo apparso nel Corriere del Fermano, sabato 29/08/1998: La mostra, ricca d oggetti interessantissimi, ha avuto come splendida cornice i locali, sapientemente bonificati, dell ex monastero delle Clarisse, gli oltre 2000 visitatori hanno avuto l opportunità di godere di una delle più belle e importanti pagine della storia di Petritoli. L iniziativa dell Archeoclub ha avuto anche il non trascurabile merito di dare un deciso incremento al flusso turistico, che in alcune giornate ha toccato punte assolutamente impensabili. Ad accompagnare i visitatori all interno del monastero sono stati i giovanissimi e preparati ragazzi dell Archeo Junior. Negli stessi locali nel 1999, promovendo una campagna per la conoscenza e la valorizzazione delle fonti e della storia del territorio di Petritoli dal titolo Momenti di vita attraverso le opere e gli archivi parrocchiali la nostra Associazione ha creato, un esposizione per rendere pubbliche alcune piccole opere d arte, da tempo rinchiuse e dimenticate; piccole realtà storiche di un territorio che non possiede beni artistici d enorme valore, ma che, comunque, rappresentano il nostro patrimonio culturale accumulato nel corso dei secoli. Le centoventi opere esposte andavano dal XV secolo al XX secolo: trenta reliquie, venticinque tra libri e registri demografici, quattro pergamene, ventitré inventari ecclesiastici (copie anastatiche) e cinque pergamene civili. L esposizione è stata realizzata anche con il contributo della Famiglia Aurelio e Romualdo Monaldi ha avuto oltre duemila visitatori. 11

10 Coinvolgere il mondo della scuola nell attività dell Archeoclub è stata una nostra premura fin dall inizio. La Mostra di presepi del 1998 ha permesso ai ragazzi dell Archeo Junior di far conoscere in una conferenza il risultato di una loro ricerca sulla natività, svolta con l aiuto dell insegnante di religione, lo scopo era quello di riscoprire il valore tradizionale e puramente cristiano del natale, impegnando i ragazzi alla costruzione, con materiali poveri, di presepi tradizionali. Collegando la manifestazione al Piceno da scoprire (progetto della Provincia di Ascoli Piceno per la valorizzazione e fruizione dei beni culturali della Provincia stessa) ha permesso alle guide di portare il numero delle presenze da cinquanta dell anno precedente, alle circa milleseicento nel Natale1998. Alla conferenza hanno partecipato 360 ragazzi di undici scuole: Istituto Mancinelli di Montelparo, Scuole medie di Pedaso e di Petritoli, Scuole elementari di Lapedona, Rubbianello, Ponzano di Fermo e Capparuccia, Altidona, Petritoli e Valmir e Scuola materna di Petritoli. Il secondo progetto svolto in collaborazione con il circolo didattico di Petritoli legato alla mostra Piceni, Popolo d Europa, si è tenuto il 23 ottobre 1999, con la relazione sui Piceni della dottoressa Edvige Percossi, Ispettore Archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Marche, e il 30 ottobre 1999 con la relazione su Petritoli nel territorio fermano dopo la conquista Romana del Professor Gianfranco Paci, docente d Epigrafia Romana all Università di Macerata, Il progetto è stato finanziato dal Comune Petritoli e dalla Regione Marche. Il 1998 è stato l anno della pubblicazione di un libro interessante per la storia del territorio di Petritoli e del Fermano. Gli studi e le ricerche, durate circa due anni, hanno permesso di ricostruire la storia della Chiesa di Santa Maria della Liberata, identificata 12

11 nella più antica chiesa di Santa Maria in Liverano della Badessa Ramberga, che la stessa donò, nel 1032, al Monastero di Montecassino. Da evidenziare che la pubblicazione riguardante la storia di Petritoli è la prima dopo oltre cento anni dalla precedente di Luigi Mannocchi, poeta dialettale petritolese, noto e stimato a livello nazionale. La pubblicazione è stata finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e dal Comune di Petritoli. 13

12 Germana Ciccola Cenni storici della Stampa La stampa ha sempre svolto una funzione di principale mezzo di comunicazione e ha toccato (e, a volte, sconvolto) quasi ogni aspetto dell' attività dell'uomo, diventando parte importantissima dell'intera storia dell'umanità e, nel cammino della sua evoluzione, ha mutuato dalla scienza e dalle tecnologie gli elementi per poter progredire, mutuando dai mezzi esistenti prima della sua introduzione molti suoi elementi costitutivi. Uno studioso, lo Steinberberg, suddivide la storia della stampa in 3 periodi: 1 dal 1450 al 1550, un secolo creativo in cui colloca il momento dell'invenzione e dell'inizio. 2 dal 1550 al 1800, un periodo di consolidamento in cui si sviluppano e perfezionano i risultati raggiunti nel secolo precedente. 3 dal 1800 ai giorni nostri è questo il momento delle grandi innovazioni tecniche, dove si è venuto a mutare in modo radicale il sistema di produzione e distribuzione della stampa, cambiando anche le abitudini sia dei produttori che dei destinatari del prodotto stampato. Notizie sulla scrittura Prima che venissero introdotte le macchine per la stampa gli uomini hanno comunque e sempre sentito il bisogno di comunicare tra di loro e per fare ciò hanno utilizzato segni o figure tracciate su superfici piane (vediamo come già nel a.c. l'uomo inizia a fissare il ricorso di certi avvenimenti nei graffiti rupestri dell' Africa settentrionale con scene di caccia e danza). Comunque è nel momento in cui la vita dell'uomo, specialmente lungo la Valle del Nilo e in Mesopotamia, comincia a strutturarsi in una forma 14

13 sociale più complessa, con lo scambio dei prodotti (e quindi la nascita del commercio) e con l' istituzione di un potere statale centralizzato, che poi portarono alla nascita di alcune scienze come la matematica (di ausilio per l'architettura, organizzazione e tassazione) o l'astronomia (per l'agricoltura e per il calendario dello Stato) o la medicina, che, per le nuove condizioni di vita createsi,il parlare basato sulla sola memoria non è più sufficiente. Si sente ora l'assoluta necessità di una forma di comunicazione diversa che trasmetta la conoscenza, le nuove scienze. Il problema trova la sua soluzione intorno al 3200 a.c., attraverso l'adozione di una serie di figure le quali, tracciate sopra un supporto destinato a durare nel tempo, rappresentano la prima forma di scrittura. L'idea seguente dell' alfabeto si è poi sviluppata in Egitto, ma non si è certi se fu veramente un' invenzione o se si tratta del perfezionamento di alcune scritture chiamate " protoalfabetiche". La forma antica del libro era rappresentata dal rotolo e dal codice, dal periodo degli scribi egiziani a quello dei monaci medievali l'unico mezzo per la riproduzione di un testo era la scrittura e gli strumenti usati furono Il papiro, l inchiostro e la pergamena. IL PAPIRO era una pianta di lago, verbacea spontanea, il Ciperus Papirus che cresceva specialmente in Egitto, Siria, Palestina, Africa tropicale e Sicilia, dal fusto scortecciato si ricavavano delle sottili e lunghe strisce longitudinali che si stendevano su di una tavola bagnata e, sulla striscia ottenuta, s'incollava un altro strato di liste disposte perpendicolarmente alle prime, la superficie ottenuta, lunga cm circa, era pressata con un maglio e cosparsa poi di colla di farina sulle due facce. Successivamente la pagina era levigata mediante un dente d' avorio e incollata ad altri fogli delle stesse dimensioni, fino a formare una striscia continua lunga vari metri. L'uso del papiro va dal V secolo a.c. al 1V secolo d.c.. 15

14 Purtroppo non ci è giunto nessun volume intero di papiro; ma,dai frammenti recuperati,si è potuto rilevare che la scrittura era tracciata in tante colonne verticali affiancate e da una sola parte,anche se sono stati rinvenuti papiri scritti su entrambe le facciate. Si scriveva con un giunco la cui punta era stata ridotta per macerazione a un fine pennello. L inchiostro era un miscuglio di nerofumo e materiale gommoso LA PERGAMENA: tale nome si ritiene venga dalla città greca di Pergamo; il cui re EUMENE II secondo la leggenda, iniziò la lavorazione della cartapecora, in seguito alla proibizione dell esportazione del papiro da parte del re d Egitto. Nel III secolo d.c. il suo uso era abbastanza comune, ma la massima sua diffusione avviene nel IV secolo d.c. Il materiale scrittorio si ricavava da pelli d'animali (pecore,vitelli e capre) e la sua preparazione era piuttosto semplice: rasato il vello e raschiato il carniccio della parte interna, le pelli erano immerse per tre giorni in acqua di calce e poi, ben stese, in acqua pulita:quindi erano levigate da entrambe le facciate, distese ad asciugare e, talvolta, dopo essere rifinite, colorate con porpora, azzurro e persino con oro, per i codici di lusso e i documenti solenni. La pergamena era tanto più pregiata quanto più liscia e morbida se veniva prodotta con pelli di vitelli o agnelli di pochi giorni. I primi libri di pergamena ebbero forma di rotolo ma presto tale materiale si rivelò più adatto per formare i codici e, di conseguenza, la scrittura poteva venire eseguita su entrambe le facciate. LA CARTA: essa, secondo la tradizione, fu prodotta per la prima volta nel l05 dal cinese Ts'ai Lun con cortecce d'albero, vecchi stracci e vecchie reti da pesca. 16

15 Fu introdotta in Europa dagli Arabi e la prima cartiera fu costruita in Spagna intorno all'anno L'apparizione della carta non fermò subito l'uso del papiro e,in particolare, della pergamena: infatti il primo tipo di carta prodotto era più debole rispetto alla consistenza della pergamena ed era molto più costosa. Inoltre ci fu una sorta di diffidenza da parte del mondo cattolico ad usare un prodotto proveniente da quello islamico. Comunque con il diffondersi delle cartiere questi problemi vennero superati. Il metodo di fabbricazione manuale è uguale da duemila anni e, ancora oggi si ottiene mediante la macerazione di materie prime (paglia, foglie, corteccia, stracci e altri materiali fibrosi) fino ad ottenere un impasto eterogeneo e il passaggio su diverse formelle di rete permette al composto di asciugare per poi diventare carta. Gli strumenti per la scrittura che venivano utilizzati erano in stretto rapporto con le materie prime che gli uomini avevano rinvenuto nelle varie epoche. Infatti vediamo che venivano usati: 1. schegge di ossa o pietre appuntite per la scrittura a graffio. 2. cannucce o giunchi appuntiti per i papiri 3. calami e penne d' oca per la pergamene 4. torchio per la stampa della carta. Sin dall'inizio i fogli dei libri venivano cuciti insieme e protetti nella parte esterna da una copertina. Per i codici più pregiati o che erano destinati a personaggi o a Chiese importanti vennero fatte legature preziose,opere di oreficeria e gioielleria,limitate però solo al lato esposto alla visione.sono infatti pervenuti codici del VII secolo ricoperti di piatti di oro massiccio, cosparsi di gemme. 17

16 UN NUOVO MODO DI RIPRODURRE Nella metà del XV secolo,dalla Cina, viene introdotto in Europa un nuovo modo di scrivere, la Xilografia (dal geco ksylon, "legno"e graphein,"scrivere"): così non più rotoli, pergamene o manoscritti, ma libri, con delle pagine stampate. La tecnica di questo nuovo modo di riprodurre testi antichi era alquanto laboriosa: difatti immagini e brevi testi (spesso ridotti a sole didascalie) erano incisi o decalcati a rovescio su tavolette di legno levigato con attrezzi adatti, per poi essere inchiostrati e pressati su fogli di carta, lasciando bianca l'altra parte. Per comporre i codici xilografici s'incollavano i fogli a due a due in modo d'avere l'impressione su entrambe le facce. I libri xilografici avevano di solito un contenuto religioso o didattico, ed essendo in genere molto ricchi di immagini erano destinati a persone poco istruite essi erano venduti durante le fiere, i pellegrinaggi e feste locali: ci sono anche dei codici xilografici come la Biblia Pauperum con episodi della sacra scrittura, finita di stampare attorno al 1440, e diffusasi nei paesi fiamminghi e in Germania. Questa nuova produzione era più rapida rispetto a i testi manoscritti, ma con il desiderio di conoscenza, sviluppatosi nel Rinascimento (XIV IXVII secolo) si sentì n bisogno di avere testi dove la parte letterale prevalesse su quella illustrata. Per sopperire a questa necessità nel 1450, il tedesco Johann Gutenberg, nato a Magonza, probabilmente il , inventò i primi caratteri mobili di metallo; benché alcuni sostengano che l'inventore della stampa a caratteri mobili fu L. Coster (1440 circa), il quale scolpì un certo numero di lettere in legno e stampò un piccolo libro in otto pagine impresse su entrambi i lati dei fogli, contenente l'alfabeto, l'orazione domenicale e il simbolo apostolico, e anche se i veneziani 18

17 Johann Gensfleish detto GUTENBERG con a sinistra lo stemma della famiglia molto prima usavano i caratteri di vetro per insegnare nelle scuole a scrivere e a comporre le parole, resterà sempre a Gutenberg il merito della priorità e infatti egli ideò l'insieme del procedimento della stampa tipografica a tipi mobili, e cioè la fabbricazione delle matrici, la fusione dei caratteri in piombo, la composizione a mano dei testi, la stampa su torchi a leva. Egli fu contemporaneamente un fonditore di caratteri, un compositore e uno stampatore. Agli inizi, Gutenberg, stampò solo opere devozionali di pochi fogli dei quali oggi restano solo pochi frammenti, ma, nel 1456, egli stampò, in due volumi, con caratteri gotici, la "Bibbia a 42 righe" o "Bibbia Mazarina", così denominata perché trovò posto nella biblioteca del Cardinale Mazarino e perché le pagine erano formate da due colonne con 42 righe ciascuna per 1282 pagine complessive. 19

18 Il metodo introdotto da Gutenberg rimase pressoché immutato nei secoli successivi, permise la realizzazione di libri e giornali. I primi stampatori dell'epoca, per non disorientare i lettori, cercarono di riprodurre la scrittura a mano dei codici, permettendo un lieve cambiamento dai manoscritto al libro. Questo primo periodo della tipografia è caratterizzato anche dagli Incunaboli. Il termine, dal latino (incunabulorum), significa fasce per neonato o bambino che sta in una culla e venne usato come termine per la prima volta da Bemard von Mallinckrot, decano della cattedrale di Munster, in occasione delle celebrazioni del secondo centenario dell' invenzione di Gutenberg. Le caratteristiche dell'incunabolo sono: la mancanza del frontespizio; la mancanza di numerazione delle pagine, o almeno, essa fu rarissima; i cosiddetti richiami", ossia parole messe sotto le ultime righe dei vesi" delle pagine, uguali alle prime parole dei successivi "recti"; il tipo di carta: essa era spessa, resistente, talora con svariate specie di filigrana e grigiastra. Ancora oggi questo nome viene adoperato nella bibliografia di una stampa a caratteri mobili anteriore al Anche in Italia appare, intorno all'anno 1494, un grande tipografo Aldo Manuzio, nato a Bassiano, nel Lazio, nel 1450 e morto a Venezia il 6 febbraio Nella storia della tipografia fu un tipografo fra i più famosi ed importanti di tutta la nostra plurisecolare storia, i suoi libri, per l' accuratezza formale, e l'eleganza della veste tipografica, sono insuperabili capolavori di tecnica. I fattori di tanto successo sono molteplici. Con il suo arrivo a Venezia (fine del 1489) e l'interesse per il mondo del libro (a stampa o manoscritto) greco, capisce l'importanza di produrre nuovi sistemi tipografici per permettere una più facile ed economica 20

19 produzione delle opere, per uno studio in lingua originale,vista la vasta comunità greca presente in quel periodo. Nel 1400 la tiratura media di un volume si aggirava attorno alle 200 copie, sembra che egli sia stato il primo a stampare sino a 1000 copie di edizioni normali. A Venezia aprì una stamperia nei pressi della Chiesa di Sant' Agostino, fondando così anche la sua "dinastia" di stampatori, che sarebbe durata per circa un secolo. I suoi sforzi sarebbero stati inutili, se non avesse avuto la capacità di sollecitare e riunire dei finanziatori,che gli fornirono gli ingenti capitali necessari al mantenimento dell' officina (si pensa ci fossero da 4 a 6 torchi). Era un'impresa in cui le spese di produzione erano alte, visto il bisogno di progettare e realizzare nuovi caratteri per l'elevata deteriorabilità del materiale e la necessità di un elevato quantitativo di carta per stampare. Manuzio produsse, con l'aiuto di un orafo incisore, GrifFo Francesco, nel 1501, dei nuovi caratteri in corsivo, chiamati, in Italia, "Aldini", e "Italici" all' estero, per realizzare edizioni di piccolo formato più economiche e maneggevoli. Le principali edizioni, circa 130 dal 1502, erano contraddistinte da un delfino guizzante intorno ad un' ancora. 21

20 Ritratto di Aldo Manuzio con il suo simbolo tipografico Anche se le lettere erano già di uso corrente nella produzione manoscritta il merito di Manuzio sta nell'intuizione di utilizzarle anche in tipografia, così come avvenne per il formato in 8 (i primi tascabili), che era usato per la produzione di libri religiosi (breviari e libri d'ore) la capacità fu quella di adottarlo nella produzione dei classici sia latini che volgari. L'attività di Manuzio non si limitò all' opera di editore e stampatore a lui si deve la Legatura alla Greca, che consiste nel praticare dei solchi sul dorso del volume per alloggiarvi le corde o i nervi che sostengono le cuciture. Gli viene attribuita anche l'introduzione dei Piccoli Ferri (detti Aldini), con motivi ornamentali di foglie, fiori e nodi stilizzati da imprimere in oro sulle copertine e sui dorsi delle legature in cuoio. Dopo la sua morte, la stamperia passò al suocero, Torresani Andrea, che divenne tutore dei suoi quattro figli. 22

21 Nel 1553, il terzo figlio, Manuzio Paolo, assunse la direzione della tipografia, che poi passò a suo figlio Aldo Manuzio il Giovane dopo il Durante il 1700, secolo in cui affiorano nuove conoscenze e nuove dimensioni, la tipografia fu rappresentata da Gian Battista Bodoni (Saluzzo1740 Roma 1813), splendida figura di maestro stampatore, creatore di caratteri Moderni o Bodoniani, punzonista, compositore. Egli, dopo l'apprendistato nella tipografia patema, lavorò a Roma nella stamperia della Propaganda Fide, dal 1758, e cosi iniziò a lavorare col torchio, la composizione e l'incisione di fregi e lettere orientali. Nel 1768 fu chiamato a dirigere la stamperia regia di Parma, dove iniziò a stampare pregevoli edizioni utilizzando inchiostri amalgamati da lui stesso. Qui si occupò di riordinare gli scaffali della Stamperia Reale nell'ala occidentale della Pilotta e si servì, per le sue opere di tipografia, dei caratteri del Fournier. Inoltre diresse la costruzione dei torchi e debuttò come stampatore pubblicando un piccolo poema opera dell'abate Carlo Innocenzo Frugoni, poeta ufficiale della corte, riguardante la riacquistata salute del Primo Ministro Du Tillot Dopo essersi dedicato ad opere modeste, si pose al lavoro per disegnare, incidere e fondere i caratteri e poi, con questi, a dare alla luce il "Saggio tipografico di fregi e maiuscole "(1771). Preparò il primo dei suoi campionari che era costituito da una serie di caratteri concepiti, realizzati e poi diffuso con il titolo di "Epithalamia". Sempre nel 1771 fondò la sua tipografia e produsse edizioni famose per la finezza delle incisioni e la bellezza dei fregi, l'eleganza dei frontespizi, la qualità della carta, la natura degli inchiostri. 23

22 Nel 1775 gli scritti di filosofi come Voltaire e Rousseau spingevano verso nuovi ideali, ma Bodoni preferì sempre dedicarsi alle opere classiche, per pochi eletti. Il suo pensiero è ben espresso in uno scritto in cui, tra l'altro, si legge: "E, se è lecito far parallelo fra le grandi e le piccole cose, dirò che novello Archimede, il quale, in mezzo all'eccidio ed al saccheggio di Siracusa, occupavasi di seste e di compassi per formar circoli e triangoli, io così proseguirò ad eseguire per pochi, ma intelligenti bibliofili... le edizioni più forbite dei classici latini, italiani e greci". Stampò in questo modo classici greci, latini, italiani, francesi. Le sue edizioni possono distinguersi in otto categorie fondamentali: l edizioni di tecnica tipografica; 2. edizioni religiose; 3 edizioni di classici greci e latini; 4. edizioni in lingua moderna; 5. edizioni scientifiche; 6. edizioni storiche e biografiche: 7. edizioni su questioni di arte; 8. edizioni rarissime. Solo nel 1818, postumo, venne alla luce il suo Manuale tipografico con i campioni dei suoi caratteri, frutto di 50 anni di lavoro e che può essere considerato il suo testamento spirituale. Alla sua morte la tipografia privata venne continuata dalla vedova, Margherita Dall' Aglio. Nella seconda parte del 1700 si sviluppò l'azione culturale dell'illuminismo,il cui risultato più celebre fu la stampa dell' Enciclopedia della scienza e delle arti e dei mestieri". Nel 1745 l'editore francese Le Breton affidò a Diderot l'incarico di tradurre la Cyclopedia, due volumi in folio, Londra, 1728, dell' inglese Chambers. 24

23 Diderot accettò chiedendo la collaborazione dell' amico D' A1embert e insieme crearono poi un' opera del tutto originale: un' enciclopedia nuova e veramente universale, che si poneva il grande obiettivo di offrire al pubblico tutto il sapere umano vagliato ed esposto in maniera critica. Nell' Enciclopedia confluirono quasi tutte le correnti della Francia illuminista prerivoluzionaria, con un duplice fine: 1. come enciclopedia si doveva illustrare la gerarchia e la correlazione di tutte le conoscenze umane,dimostrare l'unità del sapere in tutte le possibili correnti connessioni e, dunque si doveva adempiere a uno scopo soprattutto filosofico; 2. però doveva essere anche un Dizionario ragionato delle scienze,delle arti e della tecnologia, e, dunque doveva contenere i principi generali su cui queste attività si basano, nonché le particolarità essenziali che le caratterizzavano nel loro complesso e nei contenuti. Quest'opera, quindi, doveva servire come mezzo di istruzione e d'insegnamento pratico in ogni campo del sapere, diventando anche portavoce di nuove idee in campo religioso, politico e sociale per dare un nuovo ordine per la vita dell'uomo,basato sulla ragione e la libertà. Cosi,nel 1750, Diderot poté annunciare nel "Prospectus" l'imminente pubblicazione del primo volume, che avvenne materialmente nel In apertura di esso trovò posto il "Discorso preliminare" del Diderot, in cui venne annunciato il programma filosofico e l'impegno intellettuale di tutta l' opera. L'Enciclopedia fu pubblicata nella sua interezza nell'arco di circa trent'anni, (1781), anche perché i suoi contenuti molto progressisti e polemici suscitarono l' opposizione del governo francese e la condanna della Chiesa romana. Vi collaborarono circa 178 autori, dei quali possiamo ricordare i più 25

24 famosi,voltaire, Rousseau, Montesquieu, Quesnay, Turgot, Condorcet. Nel 1752 e 1753 vennero stampati altri 8 volumi di testo e 2 di tavole. Sotto la direzione di Diderot uscirono, fino al volumi di testo e, fino al 1772,11 volumi di tavole (Recueil de Planches). Senza la sua direzione, tra il 1772 e il 1777, furono pubblicati, ad Amsterdam,4 volumi supplementari di testo e un ulteriore volume di tavole e, infine, nel 1780/81,sempre ad Amsterdam, ancora due volumi contenenti gli indici (Tables analitiques). La prima edizione comprendeva circa 35 tomi in volumi in folio: i 21 volumi di testo si componevano all'incirca di 6000 voci o articoli. Ogni volume era formato da circa 100 pagine stampate su due colonne: si trattava perciò di circa pagine in folio. I 12 volumi di tavole contavano 3132 incisioni su rame corredate dalle relative didascalie e descrizioni. Calcolando che in Europa furono acquistati circa esemplari dell'opera e che fu investita la somma di l livres e il ricavo fu di livres, è facile comprendere come la più grande impresa editoriale del secolo si trasformasse anche in un affare. Già nel 1758 in Italia si comincia a pubblicare un'edizione dell'enciclopedia francese,nella revisione richiesta dalla censura italiana; l'impresa venne portata a termine nel 1776 nella Tipografia di Vincenzo Giuntini, in Lucca. Con il l800 vediamo affermarsi una esigenza che porterà a precisare i caratteri salienti dell'arte della stampa quale essa è oggi. Tale esigenza è quella del giornalismo La tecnica che accelerò il ritmo della stampa fu realizzata da Federico Konig e messa in azione nella stamperia del Times nella notte del 29 novembre Konig si era dedicato, durante l'età giovanile, a ricercare qualcosa che potesse sostituire il torchio e rendesse più rapida e meno faticosa la produzione tipografica. Elaborò tre progetti: 26

25 1. il primo riguardava la prima macchina a cilindro con movimento alternativo del carro 2. il secondo una macchina a cilindro continuo. 3. il terzo una macchina con due cilindri, ciascuno dei quali prendeva l'impressione dalla stessa forma. Questa fu la macchina acquistata dall'editore del Times, mossa attraverso il vapore, sbrigava da sola il lavoro svolto fino ad allora da 4 o 5 torchi. L'intuizione di Konig, per la rapidità di movimento della sua macchina, consenti lo sfruttamento dell'invenzione della macchina continua per la fabbricazione della carta di Louis Nicolas Robert la carta in striscia continua. Questa novità provoca una febbrile ricerca in ogni settore del campo tipografico poiché è evidente che, alla meccanizzazione dell'impressione, deve seguire la meccanizzazione della composizione. Scopo principale dell'industria tipografica è ora quello di trovare la possibilità di sostituire in modo realistico la mente e la mano dei compositori. Quando lo smercio dei giornali raggiunse un grande sviluppo anche le più celeri macchine a ritrazione e a reazione si dimostrarono insufficienti e si cercarono altre vie più pratiche e razionali, che in breve portarono a realizzare la rotativa, la cui fortissima velocità odierna è dovuta anche, in parte, alla scoperta di nuove leghe metalliche suggerite e riprese da altre tecniche come la meccanica e l'elettronica. Sempre nel 1800 la stampa si accrebbe di un nuovo processo: la litografia (arte di scrivere, disegnare e stampare per mezzo della pietra). Il Senefelder, osservando la superficie della lastricatura delle strade di Monaco, resa levigata dall'usura, notò che questa era liscia come la superficie del rame e quindi ne usò per la scrittura alla rovescia. Furono poi introdotte la cromolitografia (litografia a colori), la diafania (cromolitografia a tinte trasparenti), la calcografia (il trasporto su pietra di 27

26 incisioni originali in metallo, molto utile per disegno, musica, carte geografiche). Breve fu il passo che portò alla fotolitografia, considerata l' antenata della fotografia. Nel 1800 nacquero molte stamperie e case editrici che posero le basi al grande sviluppo dell' attuale industria grafica e cominciarono ad avere eco molti nomi ancor oggi vivi nel mondo della cultura e della tecnica: Paravia, Sansoni, Treves, Bemporad, Laterza, Vallardi, Loescher, Zanichelli, Alinari, Le Monnier, Hoepli e la Mondadori, dalla cui prima tipografia di Ostiglia si è sviluppato uno dei più grandi complessi industriali d'europa. 28

27 Giancarlo Fabiani Cenni storici della Tipografia Niccola e Filemone Fabiani Non avendo mai abbandonato l idea di creare un monumento a mio nonno Nicola, a mio padre Nenè in particolare, ed a tutta la famiglia Fabiani, stampatori di Petritoli, posso affermare con certezza che, la sistemazione ed il riordino delle antiche macchine e delle attrezzature, è la conseguenza logica, la materializzazione di anni di sogni. L immenso locale vuoto, le maestose, per me meravigliose macchine da stampa immobili, l odore inconfondibile degli inchiostri da stampa, mi hanno fatto compagnia, in un magico, affascinante e a volte struggente silenzio, per tanto, troppo tempo. Ho trascorso molte ore in questo locale, forse nella illusoria attesa di qualche cosa o di qualcuno che non potrà mai più tornare a lavorare con il torchio, a cantare Parlami d amore Mariù o a fischiettare Oih Marì o a pregare. Si, perché quando don Dante capitava in tipografia, me lo ha raccontato più di una volta, e vedeva Nenè assorto nel suo lavoro, gli chiedeva: Filemone, cosa stai facendo? lui gli rispondeva serenamente: Sto pregando. Forse in quella risposta c era anche un po del suo innato umorismo ma certamente fra le tante passioni che Nenè aveva, quella del canto, e soprattutto di cantare in chiesa per onorare degnamente il suo Dio, poteva essere fra le più sentite. Si chiamava Filemone ma voglio chiamarlo Nenè, così come avrei voluto chiamarlo se fosse rimasto con noi, perché sono certo che in lui avrei trovato oltre al padre, il fratello, l amico e il compagno di avventure. Avrei acquisito i suoi sani insegnamenti, che mi sono stati trasmessi ugualmente da mia madre e mia sorella, avrei certamente scherzato e giocato molto di più insieme a lui. Molti ricordano ancora la sua inconfondibile voce che la notte di Natale intonava Tu scendi dalle stelle e come si può dimenticare il dito in 29

28 bocca al tenore solista della corale, nel momento di massimo impegno??? E L Agnellus Dei, anziché Agnus Dei, cantato durante la messa di don Costanzo, l incredibile parroco di Torchiaro degli anni 40 e 50, che aveva promesso al gruppo un lauto pranzo a base di agnello ma che non si era ancora visto??? Armando, Mimo, Peppe, Enzo, Mimittu e tanti altri amici di Nenè hanno rappresentato per me veri e propri archivi viventi. Da loro ho ricevuto tantissime notizie sulla sua vita, sul suo carattere, sui suoi pensieri, sui suoi indimenticabili ed arguti scherzi, sul suo immenso amore per la famiglia, sulla sua inattaccabile fede, sui tristi momenti precedenti la prematura morte. Armando Mercuri (Armando de Spadò) ha anche dedicato a Nenè, nel 1956, una delle sue simpatiche poesie: A Nenè Fabiani Caro Fabiani, in fondo non c è male Se hai trascorso qualche giorno d ospedale. Su col morale, tu non sei cretino, ognuno ha la sua stella e il suo destino, se è anche buono,, ognuno di noi si lagna, goditi sereno, pure l aria di montagna. Stai tranquillo per i figli e per Maria E cerca di non pensare alla tipografia, io lo so che l ami e l ami forte, ma ciò non deve procurar la morte! Tu forse in testa hai un uragano, di pensieri, di cose che piano piano sparisce, e più non frulla, pensando a moglie, figlio e la fanciulla. 30

29 I due 27 inseriti nel calendario del Comune (Alle giuste contestazioni lui rispondeva con ironia: Non sei contento, diceva al segretario comunale Vecchiotti, di prendere lo stipendio due volte al mese? ), la bevuta a sbafo nella cantina del padre Nicola, (che se se ne fosse accorto sarebbero stati guai seri per tutti) con conseguente scherzo all amico Umberto (lo ha praticamente incastrato fra le due ante della porta mentre stava uscendo dal locale, dopo aver chiuso dall interno), l attentato agli amici in bicicletta mentre tornavano di notte da Monterubbiano (Nenè era l unico ad avere in dotazione la luce sulla bicicletta, mentre tutti gli altri seguivano la sua scia luminosa. In prossimità di una curva a gomito, spostando il fascio di luce, ha fatto finire tutti i suoi amici, che seguivano il chiarore, in mezzo ad una enorme siepe di rovi con conseguenze immaginabili). A Nenè piaceva molto scherzare, anche quando, in precarie condizioni di salute, scriveva una simpatica lettera al suo amico Armando de Spadò, dall ospedale di Ascoli Piceno. Chiudeva la serie di battute con i saluti: Al prossimo numero la seconda puntata. Un abbraccio ed una forte stretta di collo. Aff.mo Nenè. Era l 11 giugno del 1960 (data del timbro postale ); circa otto mesi dopo, il 26 febbraio del 1961, ci avrebbe lasciati per sempre. 31

30 Filemone Fabiani Nenè 32

31 E giunta comunque l ora di far rivivere la stamperia, di far girare nuovamente la ruota della piana, di rimandare avanti e indietro il possente torchio, di ridiffondere nell aria l inconfondibile odore dell inchiostro da stampa, di far risplendere in tutta la loro unicità i cliché in rame. Forse nulla si sarebbe mosso senza il decisivo incoraggiamento ed il pratico aiuto dell attuale presidente della sezione di Petritoli dell Archeoclub d Italia Ilio Cuccù il quale, senza un attimo di esitazione, ha iniziato a pianificare ed organizzare il progetto che ci avrebbe poi regalato la materializzazione dello stupendo sogno. Quasi tre anni di sacrifici, di ricerche, di ansie, di scoraggiamenti, di esaltazioni, di litigi, di altissimi momenti di solidarietà. La fortunata idea di chiedere notizie storiche alla Fondazione Mondatori di Milano vale la pena di essere raccontata. Riportiamo di seguito la prima lettera inviata alla Fondazione (Marzo 2000) nella quale è evidente la nostra semplice richiesta di notizie che ci sarebbero servite per datare le macchine. Preg.ma Dott.ssa FINOCCHI LUISA - Direttore Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori Via Riccione, MILANO Sono in possesso dell esemplare n 40 del volume Breve storia dell Arte della Stampa realizzato, con caratteri e fregi bodoniani, per gli Amici della Mondadori ed impresso, nel novembre del 1973, nelle Officine Grafiche di Verona della Arnoldo Mondatori Editore. L incisione sul piatto di copertina riproduce il torchio con il quale nel 1907 Arnoldo Mondatori iniziava il suo fortunato cammino. Ebbene, io possiedo un antica stamperia, conservata con cura quasi con affetto, nella quale fa bella mostra di se anche un torchio identico a quello di Arnoldo Mondadori (come da foto allegate) oltre ad altre macchine delle quali vorrei conoscere le origini e la storia. Dell antica stamperia fanno parte 33

32 anche caratteri di legno e piombo, fregi ottocenteschi, cliché ed attrezzatura completa per il corretto funzionamento del tutto. La Sezione San Giovanni Battista di Petritoli (A.P.) dell Archeoclub d Italia, della quale il sottoscritto è consigliere, è fermamente intenzionata a ripristinare, farne quindi un museo da mettere a disposizione anche degli studenti (che potranno operare praticamente, cioè comporre e stampare senza usare l onnipotente computer), la antica stamperia Nicola Fabiani (1903) (già Tipografia A. Manuzio Petritoli), successivamente Filemone Fabiani. Ripristinare una antica stamperia, per il cui progetto l Archeoclub di Petritoli (A.P.) ha ottenuto l incondizionato appoggio della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo nella persona del Presidente Grilli, oltre a quello di importanti Aziende della zona, richiede preparazione storica (scrupolose ricerche in vari archivi) e pratica (anche un tipografo, già dipendente della stamperia Filemone Fabiani, partecipa attivamente al progetto). Il fiore all occhiello dell intera iniziativa sarebbe indubbiamente rappresentato dallo incoraggiamento della Mondadori; per questo motivo la sezione di Petritoli (A.P.) dell Archeclub d Italia, che ha rilasciato ampio mandato al sottoscritto, La invita (nostra gradita Ospite) a visitare la struttura, uno stupendo locale del 1520 perfettamente incastonato nel duecentesco centro storico di Petritoli (A.P.), ed a visionare le attrezzature e le macchine che compongono la antica stamperia. In subordine, e naturalmente nel caso che tale progetto interessi l Azienda Mondadori, la sezione di Petritoli (A.P.) dell Archeoclub d Italia chiede che tre rappresentanti del Consiglio Direttivo dell Associazione possano incontrare, nella Vostra Sede, un funzionario al quale esporre in dettaglio l intero progetto. Certo di un positivo riscontro porgo distinti saluti. 34

33 La risposta fu quasi immediata (14 aprile 2000) e provocò in noi soddisfazione indescrivibile. Gentile signor Fabiani, leggo con grande interesse della vostra iniziativa che non intende solo conservare ma anche ridare vita a questa strumentazione. Non so quando noi potremo venire da voi, ma ci piacerebbe discutere del vostro progetto, anche alla luce di quanto stiamo organizzando in questo periodo. Fateci sapere dunque se e quando pensate di poter venire a Milano e con piacere vi faremo visitare la nostra sede. In attesa di risentirvi, vi invio i miei migliori saluti. Dopo solleciti accordi telefonici decidemmo di partire con destinazione Milano, i primi giorni del mese di maggio Ilio, Daniele, io, un bel vassoio di olive all ascolana, sperando ci portassero fortuna, ed Emma Donati che, come petritolese verace, anche se residente in Lombardia, aveva tutto il diritto di assistere allo storico incontro e nello stesso tempo ci avrebbe tenuti a freno. Accolti in maniera squisita, non poteva essere diversamente vista la immediata cordialità di tutti, fummo ricevuti dalla direttrice della Fondazione Mondadori la quale, dopo aver gradito con evidente soddisfazione il vassoio di olive, e ascoltate le nostre idee, sfoderò, con nostra indicibile sorpresa, un piano per l utilizzo di tutto il materiale della stamperia che, in quella particolare sede, fu definito un vero e proprio tesoro. Visita all immenso archivio della Fondazione Mondadori, che sono certo non sarei capace di descrivere, ed entusiasmo alle stelle. Voglio ricordare altri importanti e determinanti momenti: 35

34 L incontro con Romualdo Monaldi ed il suo disinteressato incoraggiamento, Ennio e Paolo Brinci meccanici della casa, il dottor Grilli Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo immediatamente entusiasta dell idea, l amico Pino Ricci che ha parlato calorosamente di questa iniziativa, come fosse una sua creatura, a tutti i colleghi e funzionari della Regione Marche, il Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Colonnella che prima di farci concludere la presentazione del progetto ci ha garantito il suo incondizionato aiuto nella realizzazione di questa pubblicazione, i ragazzi dell Archeoclub. Tutto questo rappresenta una minima parte degli aiuti e degli stimoli che abbiamo ricevuto e vorrei citare tutti i nomi dei tanti collaboratori ma, come si dice in questi casi, è meglio evitare per non rischiare di dimenticare qualcuno e dimenticarne qualcuno non sarebbe proprio giusto!. Sarebbe poi molto bello poter scrivere, in maniera esauriente, la storia della famiglia Fabiani ma uno strano, e nello stesso tempo benevolo destino, mi ha relegato ad essere l ultimo delle tre generazioni, l ultimo nipote, quindi il più giovane, di Nicola Fabiani. Mio nonno Nicola morì nel 1949 mentre la stessa ingiusta sorte sarebbe toccata a mio padre Filemone, ancora molto giovane, infatti era nato l 8 settembre del 1909, nel febbraio del Avevo appena dieci anni, la morte di mio padre, dell amico, del fratello mi sfiorò appena non potevo rendermi conto di cosa stesse succedendo, nonostante il dramma avesse sopraffatto la mia famiglia. Ricordo perfettamente soltanto due cose di quel giorno. Il buon Nello Federici mi portò al campo sportivo con la sua Fiat 600 celeste, era domenica e c era l incontro di calcio, mentre quella cucina di casa, che allora mi sembrava enorme, era piena di gente che piangeva, distrutta dal dolore. Probabilmente, anzi certamente piansi anche io ma non capivo, e forse era giusto non capire e nello stesso tempo non accettare. 36

35 Di Nenè lu stampatò ho solo sentito parlare, negli anni successivi, dai suoi inseparabili amici, come ho scritto precedentemente, e naturalmente da mia madre Maria e mia sorella Vittoria che hanno mantenuto sempre vivo il ricordo di un uomo decisamente in gamba. A questo proposito desidero rendere pubblico uno scritto, di cui sono sempre stato gelosissimo, che il maestro Francesco Vitellozzi mi ha donato tempo fa (agosto 1997) e attraverso il quale si riesce a conoscere meglio Nenè. Ricordo di un amico Filemone Fabiani Intorno agli anni 50 Filemone Fabiani, comunemente chiamato Nenè lu stampatò era il tipografo di Petritoli e del suo circondario, che esercitava con perizia anche l arte della legatoria, per cui il suo timbro portava scritto: Filemone Fabiani tipografia legatoria timbri Petritoli AP La tipografia occupava due stanze del primo piano dell attuale palazzo Fabiani e l odore acre degli inchiostri ed i rumori ritmici delle macchine giungevano nella sottostante Piazza Mazzini. Lì lavorava Nenè con passione e bravura affacciandosi talora alle finestre dagli alti parapetti o sull erta scala per un breve riposo o per rispondere alle chiamate dei clienti ed ai saluti degli amici. Suo ottimo maestro era stato il padre Nicola, uomo di facile eloquio, di gradevole bonomia e grande camminatore. Essendo ufficiale giudiziario del tribunale di Fermo, per esercitare il suo incarico, percorreva decine e decine di chilometri a piedi con medie che farebbero invidia ai migliori maratoneti attuali. Possedeva una buona cultura acquistata con il lavoro e con varie letture, e ciò lo rilevai anche 37

36 il 25 luglio quando in Piazza Mazzini rivolse al popolo festante per la caduta del Fascismo, un alto discorso terminando con i nobili versi di Dante: Chi troppo in alto sal cade sovente Precipitevolissimevolmente. Io mi recavo di frequente nella tipografia per scegliere, da fanciullo, le striscioline colorate per le code degli aquiloni e, da maestro, scarti utili per costruire sussidi didattici o per rilegare libri che conservo anche come ricordo di un abile opera, compiuta, come usava allora, con spago, colla di farina, carta oleata, da un caro amico che allietava ogni lavoro con la sua bonaria facezia. La figura di Nenè, che rivedo nel figlio Giancarlo e nel nipote Emilio, era slanciata, dritta, vivace; piuttosto calvo, occhi neri, colorito bruno; in possesso di una buona arte drammatica, il viso cambiava facilmente espressione; spesso non saresti riuscito a capire se parlasse in modo serio o scherzoso o se fosse di umore lieto o triste. Altra sua dote era il canto. Possedeva un dolce timbro tenorile, buona intonazione, ottimo orecchio musicale, qualità poste in risalto dal bravo maestro Don Guerriero Passamonti che gli affidava i brani più delicati e toccanti, tra cui il Benedictus dalla Messa a due voci ed il Recordare dal Dies Irae, ove raggiungeva la perfezione. Auguri al nipote Emilio, violinista ben dotato che ha saputo valorizzare la predisposizione musicale ereditata dal nonno. Come il padre anche Nenè era un intellettuale e possedeva una perfetta conoscenza della nostra lingua ma non era altrettanto bravo come camminatore e, quando per la necessità del suo lavoro usava la bicicletta, mostrava scarse doti ciclistiche. Ho detto che Nenè possedeva buone qualità drammatiche, in particolare comiche ed un vivo senso dell arguzia. 38

37 Tutti i manifesti delle feste paesane venivano stampati nella sua tipografia e talora, specie in quelli di maggior grido, aggiungeva di sua iniziativa vocaboli o frasi scherzose che dilettavano i lettori e destavano la loro curiosità come quando, per la festa della Madonna della Misericordia del mese di agosto, al grande spettacolo pirotecnico aggiunse scoppio della bomba atomica e numerosi paesani, conoscendola solo per sentito dire, erano davvero in attesa della grande novità. Ora voglio ricordare uno scherzo carnevalesco combinato con Don Guerriero Passamonti ed il sottoscritto al buon Pievano Don Getulio Senzacqua. La sera di un martedì di Carnevale, Don Guerriero vestì Nenè da Missionario Camboniano; era veramente elegante e perfetto con la fascia alla vita, la berretta a tricorno, la barbetta a punta, il crocifisso sul petto; e fu presentato al Pievano nel suo studio, dal maestro, come Padre Cesare Bosco, suo professore nell Istituto di Pesaro e, Don Guerriero, come grande predicatore in giro per organizzare Giornate Missionarie. Seguì un cordiale colloquio nel quale Nenè con voce alterata parlava il meno possibile scusandosi di essere stanco e lasciando intervenire i due amici specie quando le domande del Pievano erano più insidiose. Appena il credulo Don Getulio osservò Ma sa, Padre, che lei somiglia molto, nel portamento, nella voce, nei gesti al tipografo del paese? non pare anche a voi?. Nenè non si scompose; con un colpetto di tosse, una carezza alla barbetta nascose una risata traditrice; poi, chiedendo di poter celebrare l indomani nella Pievania la S. Messa con omelia alle ore otto, ringraziò per l invito a cena e per il pernottamento dichiarando di essere ospite dell amico Vitellozzi. 39

38 Bene disse il Parroco con la sua bella voce baritonale farò suonare le campane per le otto e farò preparare da Marietta e Norina un ottimo pranzetto. Augurata con calore la buona sera, si salutarono con l arrivederci l indomani Ma guarda un po che somiglianza, sembra proprio Nenè!. ripeteva il curato ritirandosi in casa. Eh si, era proprio lui. Infatti al mattino l ingenuo Don Getulio attendeva, fece suonare e risuonare le campane, invitò i fedeli ad aspettare il bravo predicatore finchè intorno alle 8,30 comparve in sacrestia proprio Nenè in abiti borghesi dicendo con ironico sorriso O Don Getù, sono venuto per ascoltare la messa del Missionario che somiglia tanto a me, Padre Cesare vero? Dato che sono il suo sosia, se vuole, posso celebrarla davvero. Ed il parroco tra il serio ed il faceto Ah, sto birbantone esclamò me ne hai combinata un altra delle tue e come l ho bevuta! Allora il missionario eri proprio tu, il solito buontempone; ora che dico ai fedeli?. Vai all altare e di Carnevale, ogni scherzo vale, con quel che segue replicò Nenè. Ridendoci sopra andarono nella canonica a gustare un buon caffè e latte con i pasticcini delle fedeli perpetue, preparati per il missionario. Immaginate con quanta ilarità e gradimento il fatto passò di bocca in bocca prolungando l atmosfera lieta del Carnevale. Caro, simpatico Nenè, scrivendo di te sono ritornato a quella vita semplice, famigliare, scanzonata che già negli anni 50 iniziava il suo tramonto ed oggi è stata purtroppo quasi totalmente travolta da una società affannosa, violenta, da una televisione che offre spettacoli che non hanno nulla della tua naturalezza, della tua freschezza, della tua 40

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