Roma stuprata da un funerale. Da un incredibile

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1 Anno IV - Numero Venerdì 21 agosto 2015 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Immigrazione L'Italia è rimasta l'unica che accoglie a pag. 2 Esteri Attentati e tensioni: Medioriente in fiamme Moriconi a pag. 5 Economia Export a tutta birra, nonostante le tasse Di Giorgi a pag. 7 L ultimo insulto del boss degli Zingari I funerali di Vittorio Casamonica diventano uno sfoggio di potere. Polemiche a non finire Roma stuprata da un funerale. Da un incredibile messinscena che ha salutato l ultimo viaggio terreno di Vittorio Casamonica, 65 anni. Era il boss del clan degli Zingari, un impero che, a leggere le carte di miriadi di inchieste, si è fondato sullo spaccio, sull usura, sul racket. Ma è stato salutato da padrone di Roma, con carrozze funebri, bande musicali e elicotteri che seminavano petali di rose al suo passaggio. Una dimostrazione di potere che ha fatto sollevare l intero mondo politico italiano sulle macerie di Mafia Capitale; basta la foto scattata dalla presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi: ostentazione di potere mafioso. Per il sindaco Marino è intollerabile, il ministro Alfano (sul quale sono piovute interrogazioni) ha chiesto una relazione al prefetto Gabrielli. Persino la Chiesa ha espresso imbarazzo. Altro servizio a pagina 8 di Francesco Storace RENZIANI ALLO SBANDO A ROMA. LE TENTANO TUTTE PUR DI SCHIVARE LE PESANTISSIME BOTTE CHE ARRIVANO DA PALAZZO DI GIUSTIZIA Punto Debole Sparata comica di Orfini: su Mafia capitale partito parte civile. Ma è alla sbarra. E dimentica la rimborsopoli laziale e il caso Di Stefano Il Pd ha un punto debole, sta a Roma ed è il suo spaventatissimo presidente del partito e commissario capitolino. Matteo Orfini trascorre le sue giornate a tentare di capire come schivare le pesantissime botte che arrivano addosso ai suoi uomini da Mafia capitale, stazione di partenza piazzale Clodio. L apparato che si trova a governare, quello cattivo, dannoso e pericoloso descritto da Barca nella sua ormai celebre relazione, resiste imperterrito, sopporta a malapena il commissario, assiste attonito alle sciocchezze che pronuncia ogni giorno. L ultima, quella di ieri, e davvero da Circo Orfini, come ormai viene ribattezzato questo signore che pensa di poter far credere a tutti di essere stato un turista negli anni della Roma dominata da Dalemiani e poi Bersaniani, ora Renziani. Il Pd sarà parte civile nel processo Mafia capitale, ha annunciato con un tweet che ha fatto sbellicare tutta la rete dalle risate. Il povero Orfini non è stato ancora informato, evidentemente, che il Pd e alla sbarra, sul banco degli imputati, il 5 novembre, grazie ai candidati messi in lista dal partito e non da Pignatone. Anche l improntitudine più sfacciata deve conoscere dei limiti da non valicare mai. Un politico cosi rappresenta oggettivamente un punto debole in un partito che si deve difendere politicamente e giudiziariamente. E un processo così importante non può essere trattato alla stregua di una Festa dell Unita. Rullano i tamburi, il 5 novembre parlerà..., fermati Orfini, non andare oltre, che è rischioso per il partito... Appena tornerò in regione, sperando di ritrovare la maggioranza scappata in una notte d agosto, potrei chiedere a qualche collega se i consiglieri Patanè e Vincenzi - attenzionati dalle cure degli inquirenti - resteranno iscritti al partito che potrebbe magari chiedere loro i danni, proveniendo dalla Luna. Non posso chiederlo all ex capo di gabinetto di Zingaretti, Venafro - che certo non sarà felice dell annuncio orfiniano, che pure non è per lui uno sconosciuto - per la semplice ragione che non è più in ufficio. In Campidoglio avrei l imbarazzo della scelta: Coratti, Ozzimo, Pedetti e numerosa compagnia fanno la fine dello sciacquone. Prima usati. Poi scaricati. Orfini, ovviamente, vuol fare la parte del Santo subito. Magari ci spieghi anche se intende far costituire parte civile il Pd pure contro gli ex consiglieri regionali a rischio processo per rimborsopoli, tra i quali diversi parlamentari attuali. Sembrava il caso Fiorito, invece era il colore rosso a spiccare. Ma quella regione fu sciolta lo stesso, come gli potrebbe raccontare uno dei potenti di allora, Claudio Mancini. Quella attuale ancora no... Visto che è in vena ironica, Orfini annunci anche se intende costituire parte civile il suo partito nei confronti del compagno Marco Di Stefano, che è trattato come un tangentaro pericoloso dagli investigatori romani che dovrebbero aver chiuso indagini di cui si è pero persa ogni notizia. O è meglio lasciarlo stare, nel caso, non sfrugugliarlo, non sia mai dovesse parlare e raccontare un po di cosucce di casa? Evitate queste figure, signori del Pd, che il popolo si arrabbia veramente. DAL REFERENDUM ANTI-AUSTERITY A UNA FUGA CHE SA DI GOLPE: LA PARABOLA ESTIVA DEL CAMPIONE DELLA SINISTRA EUROPEA Il capolavoro di Tsipras a spese dei greci Il premier rassegna le dimissioni. Si vota a settembre per impedire alle opposizioni di organizzarsi di Robert Vignola Sei settimane fa un referendum che sembrava dover rappresentare il primo macigno nell ingranaggio dell euro-austerity. Tra un mese, le elezioni con le quali si vuole andare esattamente nella direzione opposta. La parabola di Alexis Tsipras è stata veloce nel cielo dell estate, sotto il rovente sole greco l idolo delle sinistre europee si è sciolto come neve al sole. Forte della bocciatura del popolo a un memorandum imposto dall Europa, ne ha accettato un altro assolutamente simile, ha incassato un paio di programmi di sostegno e ha scaraventato il Paese nella crisi politica, con le solite mega scadenze miliardarie da affrontare di qui a qualche mese. Vuole la campagna elettorale, il compagno Alexis. E la vuole subito, consapevole che se coloro che ha tradito (gente compresa) avranno tempo per organizzarsi, i suoi compromessi saranno svergognati pubblicamente. Di qui l accelerazione di ieri. Il primo annuncio è arrivato dalla Tv di stato greca ErT1. Tsipras aveva in quel momento convocato una riunione con i propri consiglieri, di grande importanza. Già uscivano le possibili date delle nuove elezioni. Poi, in serata, l annuncio. Il mandato che ho ricevuto il 25 gennaio ha fatto il corso. Ora il popolo sovrano deve decidere, voi dovete decidere se siamo riusciti a portare il paese su una strada positiva, voi dovete decidere se siamo in grado di portare il paese all uscita dal memorandum, se abbiamo avuto coraggio. Al 20 settembre, allora. Nel frattempo il presidente cercherà comunque, da costituzione, di verificare se il secondo (Nea Democratia) o il terzo (Alba dorata) partito del Parlamento abbiano i numeri per governare. Siccome non è così, le elezioni saranno convocate in tempi rapidissimi, tanto da impedire all opposizione interna, ormai fortissima, di Syriza di spodestare il suo ormai ex campione. L Europa, intanto, applaude. Ancora una volta, la Grecia è il suo miglior capolavoro. A spese dei greci: ma questo non importa a nessuno. Altro che colonnelli

2 2 AttUALItA IMMIGRAZIONE Ormai accoglie solo l Italia La Macedonia dichiara lo stato di emergenza e blocca le frontiere con la Grecia. L Austria vuole sospendere il trattato di Dublino. Francia e Regno Unito firmano l accordo: più controlli all Eurotunnel. E chiamano in causa la Mogherini di Robert Vignola La Macedonia alza le mani. Semplicemente: non ce la fa. Ieri ha decretato lo stato di emergenza e chiuso le frontiere on la Grecia, quelle dalle quali penetrano gli immigrati. "In considerazione di una pressione crescente alla frontiera meridionale e di un flusso migratorio più intenso nel corridoio balcanico, si ritiene necessario un controllo più forte ed efficace nella regione frontaliera, dove si registrano passaggi illegali e massicci in provenienza dalla Grecia", si legge in un comunicato del governo. Per far fronte alla crisi il governo di Skopje intende far ricorso alle forze armate. Ivo Kotevski, portavoce della polizia macedone, ha detto che sia l'esercito sia la polizia pattuglieranno i 50 chilometri di frontiera che separano la Macedonia dalla Grecia in modo da bloccare il "massiccio" flusso di migranti. "Questa misura - ha detto - è stata introdotta per garantire la sicurezza dei macedoni che vivono nelle aree di confine e per assicurare un miglior trattamento ai migranti". Quasi 39mila persone, per la maggior parte siriani, hanno attraversato la Macedonia lo scorso mese, il doppio del mese precedente; centinaia di migranti approdati in questi giorni sull'isola di Kos, in Grecia, avevano in programma di dirigersi in Macedonia. Migliaia di migranti sono dunque bloccati vicino alla cittadina di Gevgelija, nella terra di nessuno che si estende tra la Macedonia e la Grecia, da dove speravano di prendere un treno per raggiungere i confini con l'ungheria. Un processo accelerato sia dalla spinta sempre maggiore di profughi che arrivano in Grecia dalla Turchia, sia dalla consapevolezza che presto il muro al confine con la Serbia sarà terminato e in terra magiara non si potrà più passare. Mentre la richiesta dell Austria di sospendere il trattato di Dublino la dice lunga su quale sia l atteggiamento anche di Vienna, possibile terminale di questa fuga dalla Grecia. Com dire: a Trieste e al Tarvisio sono avvertiti. Intanto anche altrove si ergono barriere contro l emergenza. A Calais sono stati i ministri dell'interno di Francia e Gran Bretagna, Bernard Cazeneuve e Theresa May, a cercare di porre riparo all incredibile situazione che si registra sulla Manica. L accordo prevede mezzi supplementari per la sorveglianza dell'eurotunnel e per il trattamento delle domande d'asilo, e misure di lotta al traffico di esseri umani. Si partirà comunque da un aumento della sorveglianza all'imbocco del tunnel e del monitoraggio dei mezzi in transito, con in particolare "nuove squadre di perquisizioni 24 ore su 24 e 7 giorni su 7" per individuare chi tenta di attraversare clandestinamente, oltre alla creazione di un centro comune di comando e controllo. Ma i due Paesi hanno anche suonato la sveglia all'alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, chiedendole l'avvio di "un dialogo di alto livello con i principali Paesi di transito e provenienza", assicurando al contempo che si impegneranno per la creazione degli hotspots in Grecia e Italia. Come dire: da questa parte d Europa non devono neanche arrivare. E in Italia? Qui tutto tace, anzi i migranti si vanno a prendere. Anche ieri sbarchi sulle coste siciliane con l ausilio di Frontex. Se la Grecia vende gli aeroporti, il governo Renzi non vuole restare troppo indietro. E sul mercato mette i porti. Non quelli veri e propri, per carità. Ma i porti turistici, comunque infrastrutture di una certa rilevanza, che danno lavoro non solo direttamente ma anche indirettamente, attraverso quell indotto di cantieristica, servizi e via dicendo. Un operazione che stava procedendo sostanzialmente a fari spenti, finché ieri mattina ad accendere la luce è stata un inchiesta del Corriere della Sera. Così anche gli italiani hanno saputo che moli e pontili a Capri, la marina di Portisco in Costa Smeralda, la marina d'arechi nel golfo di Salerno, il porto delle Grazie a Roccella Jonica e l'area di Porto Lido a Trieste potrebbero passare di mano a breve. Il parallelo con gli aeroporti greci svenduti dal governo Tsipras non POVERA PATRIA L Italia si vende le perle dei suoi mari Da Trieste a Capri, cinque porti all asta. E nel Pd cadono dal pero è peregrino. Perché si tratta di infrastrutture a forte interesse turistico, come lo sono gli scali per l aviazione commerciale di Santorini, Mikonos, Creta e gli altri messi in vendita. Turismo di lusso, una miniera inesauribile: i cui clienti non conoscono crisi. Dall altra parte dello Ionio, fiutato l affare, si è catapultata la Fraport, un azienda pubblica tedesca compartecipata dallo Stato federale dell Assia. Curioso che una privatizzazione finisca per favorire un azienda pubblica di uno Stato estero Ma chissà che anche per l Italia finisca così. D altronde il valore non è eccezionale (è stato fin qui quantificato in 50 milioni, per ben 2500 posti barca) mentre il guadagno potrebbe essere sesquipedale. Basterebbe far funzionare le cose. Ciò che non è riuscita a fare Invitalia. Il progetto Italia navigando che era stato messo in pista un decina d anni fa sembrava davvero destinato a produrre benessere e a dare lustro alle bellezze del nostro Paese. Ma la costola del ministero dell Economia, come del resto è accaduto nel caso del tutto analogo di Promuovitalia (sulla quale Il Giornale d Italia ha ben informato i suoi lettori), ha presto cessato di essere un braccio operativo e si è trasformata in un fallimentare carrozzone. Ora incombe la privatizzazione e nel Pd cascano dal pero. I due parlamentari Vincenza Bruno e Nicola Stumpo hanno presentato un interrogazione nella quale dipingono come illegittima la vendita e chiedono al governo se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, assumere iniziative urgenti per la sospensione dell avviata procedura, in attesa che si faccia chiarezza. E chiedono pure opportune iniziative urgenti per assicurare la piena conformità alla legge dell operato dell'agenzia nazionale per l attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa spa (società di proprietà del ministero dell Economia e delle Finanze che agisce su mandato del governo), garantendo il rispetto dei principi di derivazione costituzionale di buon andamento, trasparenza ed imparzialità della pubblica amministrazione. Vedremo come finirà questa storia R.V. Scuola, i trasferimenti? Ma no, era solo uno scherzo Dietrofront del Governo : un anno di tregua, ora vanno bene anche incarichi di supplenza vicino casa di Emma Moriconi Cambio di rotta, o meglio dietrofront: gli spostamenti dei precari nella scuola non s'hanno da fare, almeno per quest'anno. Così il tandem Renzi-Giannini cade sotto i colpi della bufera dopo le proteste dei docenti a trasferirsi in un'altra regione. I neoassunti potranno, insomma, per l'anno , accettare una supplenza vicino casa senza perdere il ruolo. Il ministro Giannini ha chiesto agli uffici scolastici territoriali di effettuare le nomine per le supplenze entro l'8 settembre, ma i sindacati non sono comunque contenti e annunciano uno sciopero in autunno. Il problema sono le graduatorie: Domenico Pantaleo della Flc Cgil - riferisce il Tgcom - ha detto che "le graduatorie non verranno esaurite per quei 30mila iscritti che non vogliono l'assunzione e i 20 mila della scuola dell'infanzia che hanno presentato domanda". E per il 23 settembre si preannuncia una mobilitazione di studenti e docenti. Insomma, da "anno della svolta" siamo passati a "anno della tregua". La questione non è di facile soluzione, tra un anno si sarà da capo e settembre 2016 non è poi così lontano. Insomma al problema non è stata trovata una soluzione, si è solo prolungata l'agonia. Del resto, se la riforma ha subito così tante proteste nel corso della sua approvazione - e i media ne hanno riportato ogni fase - forse valeva la pena interrogarsi prima sull'opportunità di insistere. L'Anief, poi, annuncia una class action contro il Governo, che ha bloccato le assunzioni del personale Ata, e il ministero fa sapere che "andrà avanti": si, questa l'avevamo già sentita, si "va avanti", salvo dietrofront, come al solito. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti ha picchiato duro: "L'avvio del prossimo anno scolastico si preannuncia all'insegna del caos, in barba alle promesse sbandierate dal ministro Giannini e da Renzi. Più che una 'buona scuola' - ha rincarato - quella che si profila per docenti e studenti sembra una 'scuola alla buona'. Il Governo - ha detto ancora - ha spacciato la riforma come cura miracolosa contro la 'supplentite', ma in realtà anche quest'anno assisteremo al solito balletto dei supplenti, aggravato dal fatto che, in base al nuovo piano di immissioni in ruolo, bisognerà attendere novembre per sapere se e dove verranno assunti". E sulla vicenda dei precari si sono espressi anche i dirigenti, per bocca del presidente dell'andis Paolino Marotta, che ha detto: "Questo rinvio di un anno non va bene. Ma già a marzo avevamo annunciato che sarebbe andata in questo modo. Il sistema di assunzioni a tappe così ha una partenza difficile. L'Amministrazione lo sapeva e ora aggrava la situazione". E secondo il segretario generale di Uil Scuola "Si cominciano a vedere le contraddizioni di una legge di riforma sbagliata. La propaganda del Governo - ha riferito all'ansa - dice che è una buona legge, invece non lo è. Ma si può rimediare e noi siamo disposti a collaborare. Si parla di boicottaggio, ma nessuno ha boicottato il piano, è solo sbagliato". Via Giovanni Paisiello n Roma Tel Fax Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d Italia Sito web Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel mail: Autorizzazione del Tribunale di Roma n 286 del

3 3 AttUALItA IL RISVEGLIO DEL MINISTRO DELL INTERNO A BASE DI CHOC FISCALE E BUROCRATICO Alfano vuole vietare la crisi Il leader del Ncd cerca di rilanciare l immagine del partito. Con leggi speciali e family act di Robert Vignola La crisi vi ha tolto la serenità? Tranquilli, ci pensa Alfano. Che durante il suo soggiorno al Viminale, s è accorto alla fine che qualcosa in Italia non va. E perciò ha annunciato (non da subito. Da settembre ) leggi speciali anti-crisi. Mica roba da poco: per cinque anni. Evidentemente spera di restare ancora a lungo dov è. Ma tant è. La sentinella delle tasse s è scossa dal torpore e quindi lo ha promesso: a settembre, con la ripresa dell attività e in vista della legge di stabilità, presenterò a Renzi una proposta dettagliata su fisco, burocrazia, incentivi alle famiglie. D altronde, dice il ministro degli Interni, siamo di fronte alla crisi economica più lunga dal dopoguerra. Che sia colpa dei governi ai quali si è seduto, il pensiero non lo sfiora. Anzi, rivendica pure le sue scelte importanti. Ma ora bisogna andare oltre: servono leggi speciali per alcuni anni che prevedano uno choc fiscale, uno choc burocratico e un forte sostegno alle famiglie. A queste ultime è dedicata la parte centrale del progetto di Alfano: Botta secca alla tassazione prima casa, fortissimo sostegno fiscale alle famiglie con detrazioni e deduzioni per i nuovi nati e aiuti alle spese, dai pannolini ai libri: per le famiglie abbiamo un piano da 7,5 miliardi, con solide coperture anche per coloro che assistono gli anziani. Tanto per non distanziarsi troppo dal lessico del premier, cui dovrà chiedere il permesso, ha trovato pure un nome: family act, da mettere in pratica con un robusto taglio alla spesa pubblica da destinare a famiglie e imprese. Per quanto concerne lo choc burocratico, invece, Alfano ha annunciato che per alcuni anni, noi proporremo cinque, ci deve essere per cittadini e imprenditori libertà assoluta di realizzare ciò che le leggi consentono loro senza dover chiedere autorizzazioni, licenze o permessi. Una profonda deregolamentazione, quindi, un piano che non ha bisogno di coperture, ma anzi si prefigge di mettere in moto risorse. E per un quinquennio, per dare certezza a investitori. Non solo. Il leader di Ncd ha annunciato anche la proposta di aumentare la soglia sull uso del contante, come già previsto da una nostra mozione approvata in Parlamento, portandolo a 3mila euro. Le nuove norme antiriciclaggio approvate di recente ha affermato il leader di Ncd consentono di meglio contrastare e punire chi fa un uso illecito del denaro. E 3mila euro è una soglia pari alla metà della media europea. Uno Stato liberale non si esprime tramite vincoli all uso dei contanti, ma incentivando l uso della moneta elettronica. Il pacchetto prevede inoltre proposte per il Sud. Abbiamo proposte molto precise tipiche di un Sud moderno e senza cappello in mano ha assicurato Alfano che non aspetta salvatori ma è pronto a rischiare in proprio. Ci presenteremo all appuntamento con la legge di stabilità con una proposta netta e chiara che dia un impronta riformatrice. Bravo: ma visto che sono quasi dieci anni che è ininterrottamente al governo (tra i pochissimi a vantare il record), non poteva pensarci prima? MESSAGGI CONCILIANTI VERSO IL GOVERNO. CHE PERÒ GLI SPARA ADDOSSO SULLA GESTIONE DEI MUSEI Crocetta cerca sponde. Ma va a vuoto Crocetta manda messaggi concilianti verso Roma. Sa che la ferita è aperta, vorrebbe chiuderla. Anche perché, come da copione, la sua riottosa maggioranza ha ritrovato la quadratura del cerchio, per quanto i numeri siano labili. Il problema è che tutti sanno che il centro-sinistra non può permettersi le elezioni. Di qui i segnali di fumo che il governatore ha inviato a chi, sotto sotto, non vede l ora di rottamarlo. Il clima politico è migliorato e adesso chiedo un grande patto con Renzi per la Sicilia in materia di precari, bilancio, rifiuti e infrastrutture. Senza dimenticare un tentativo maldestro di chiudere la clamorosa polemica sul caso Lucia Borsellino. Ho passato momenti difficili, ma l unica colpa che ho è forse quella di aver peccato d ingenuità: Tutino era il mio medico personale e avevo con lui un rapporto di fiducia, come chiunque con il suo medico. Ma io con lui e Sampieri non ho fatto affari e non ho interessi in comune. Mi dispiace per la perdita dalla squadra di Lucia Borsellino: capisco che l aver letto dossier falsi l abbia scioccata. Pace fatta? Insomma, a giudicare dalle parole del sottosegretario Faraone. Uno che nel Pd di Renzi conta. E che non le manda a dire. Ed entra a gamba tesa sulla gestione del patrimonio dei beni culturali siciliani. Basta custodi a non finire per lasciare chiusi i musei, basta orari d apertura decisi con i sindacati e non valutati per consentire una migliore fruizione del pubblico. Musei aperti come i più grandi e migliori poli museali europei, da Barcellona a Parigi a Londra, luoghi di cultura dove, dai bambini agli adulti, si possa fruire la bellezza che vi è custodita senza il rischio di trovarsi chiusa la porta, come spesso accade, purtroppo, in Sicilia. E rincara la dose: Faccio un appello all assessore Antonino Purpura, che so essere persona sensibile e preparata. Cambi tutto. Concorsi pubblici per i direttori (basati sul merito e non sull'appartenenza geografica o sul ruolo dirigenziale interno), autonomia e costituzione di poli museali, in cui i piccoli musei siano messi a sistema con i più grandi, potendo lavorare in maniera integrata, collaborativa ed efficiente. Quanto ancora dovremo vedere morire i nostri musei, sprofondati nel sonno, nella pigrizia e nell'incompetenza?. E ancora: Come vengono nominati i direttori dei musei regionali siciliani? Un concorso internazionale? Non sia mai, impedito dalla legge che obbliga a scegliere solo tra dirigenti impiegati della Regione, tramite degli atti di interpello interni, con piena discrezionalità del dirigente generale. In sostanza, una nomina diretta tutta interna agli uffici della Regione. I musei siciliani come le società municipalizzate, sempre e solo dipendenti pubblici pagati a prescindere dal profitto e dagli obiettivi raggiunti. Per carità ce ne sono di molto bravi, ma possibile si possa solo scegliere tra i dipendenti regionali? Una follia. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti. R. V. Marò, c e pure chi ci gioca Fa discutere il videogame on line che si fa beffa della vicenda di Girone e Latorre di Cristina Di Giorgi Il relitto di un sottomarino con su scritto ridateceli. E subito sotto un messaggio: I due marò sono appena evasi. Riuscirai a farli tornare in Italia?. E la home page del sito internet dal quale accedere al gioco on line Marò Slug, evidentemente basato sulla delicatissima vicenda dei fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Ideato da Emiliano Negri e Antonio Del Maestro, il programma si rifà a Metal slug, un celebre videogioco prodotto nel 1996 dalla Snk Playmore. In questa particolare versione con l accompagnamento musicale dell Inno di Mameli l utente, usando la barra spaziatrice e le frecce della tastiera, guida il personaggio scelto (i nomi dei protagonisti sono la traduzione inglese di Girone e Latorre) nella fuga attraverso la giungla, ostacolata da nemici armati di spada da fermare sparando. Abbiamo voluto scherzare non sulla vicenda dei due fucilieri - dice all'adnkronos Emiliano Negri - ma su chi la strumentalizza. Il caso Marò rappresenta una questione estremamente complicata, gestita non alla perfezione da parte delle istituzioni italiane. E per tutto quello che ruota attorno alla vicenda in sé Negri aggiunge: siamo un po' schifati. Sfruttare una cosa del genere per ottenere consenso di pubblico e politico, dal mio punto di vista è proprio una mossa viscida. E uno dei motivi per cui è nato il gioco probabilmente è in minima parte anche quello di sottolineare tutto ciò. Comunque la nostra iniziativa conclude il co-autore del gioco - non ha fini propagandistici o politici e voleva solo strappare una risata". Ai commenti entusiasti degli utenti, fanno da contraltare le parole di Ignazio La Russa (Fdi-An): Non credo sia il massimo legare a un videogioco una vicenda così drammatica. L'obiettivo del videogame è quello di salvare i Marò? Apprezzo lo scopo, ma non vorrei si trattasse di una trovata commerciale. Quello che emerge, purtroppo, è che fa notizia un videogioco prosegue l ex ministro della Difesa - e non l'iniziativa di un governo che non ha saputo rendere prioritaria la vicenda marò, che è una questione di dignità nazionale. Trovo il videogioco inopportuno, ma a far scandalo dovrebbe essere l'incapacità del governo di mettere la vicenda marò in cima agli obiettivi del sistema Italia, dopo tre anni persi per niente conclude Larussa. Ancora più dure le parole di Elio Vito, parlamentare di Forza Italia, secondo cui è assurdo e sconcertante che in un momento così delicato per la libertà dei nostri fucilieri di Marina, alla vigilia della sentenza del Tribunale internazionale di Amburgo al quale l'italia si è finalmente rivolta dopo 3 anni, i nostri fucilieri di marina possano addirittura diventare protagonisti di un videogioco. La vita e la libertà di Girone e Latorre non sono uno scherzo, sono stati già maltrattati abbastanza, ha concluso l'esponente azzurro. Al di là di qualunque commento sull opportunità o meno del gioco in questione e sulle motivazioni che hanno spinto i due ideatori a realizzarlo, va detta comunque una cosa: la frase che dà inizio alla partita ( I due Marò sono evasi ), risulta sicuramente inappropriata. E piuttosto priva del rispetto per la dignità con cui Latorre e Girone stanno affrontando, da ormai quasi tre anni, l offesa di accuse giuridicamente e moralmente prive di fondamento.

4 4 EStERI GLI STATI UNITI E LA POLVERIERA DELLA QUESTIONE RAZZIALE Neri e polizia, riesplode la violenza L uccisione di un diciottenne a St. Louis ha dato il via a una nuova ondata di proteste di Stella Spada Ètornata altissima la tensione negli Stati Uniti dopo l ennesimo episodio in cui un afroamericano è rimasto ucciso per mano di agenti di polizia. Il rischio, decisamente concreto, è l esplosione di vere e proprie rivolte razziali. La morte del diciannovenne Mansur Ball-Bey si aggiunge ad una lunga serie di casi, il primo dei quali è stato quello di circa un anno fa a Ferguson: era il 9 agosto quando Michael Brown, diciottenne di colore, venne colpito a morte da un poliziotto bianco nonostante fosse disarmato. La vicenda, che aprì un acceso dibattito sul modo delle forze dell ordine di trattare le minoranze, ebbe purtroppo un seguito: appena dieci giorni dopo un altro ragazzo nero fu ucciso in Missouri, durante un tentativo di rapina in un negozio. Casi simili, inoltre, si verificarono nei mesi successivi a New York, a Cleveland, a Madison, a North Charleston, ad Arlington. Tutte vicende sulle quali si è discusso moltissimo e che hanno dimostrato, anche a prescindere dal concreto svolgersi dei fatti, che le questioni del rapporto tra bianchi e neri e dell uso eccessivo della forza da parte della polizia negli Usa sono comunque ancora un problema. E nemmeno piccolo. L episodio del 19 agosto a St. Louis (Missouri) rischia dunque di diventare il detonatore di una situazione già di per sé molto complessa. Quanto ai fatti, il capo della polizia locale ha raccontato che Ball Bey, quando una pattuglia si è recata a casa sua per eseguire un mandato di perquisizione alla ricerca di armi, criminali violenti e persone che avevano commesso crimini nel quartiere, ha tentato la fuga insieme ad un altro uomo. A quel punto gli agenti avrebbero ordinato ai due di fermarsi e per tutta risposta il diciottenne ha puntato loro contro una pistola. I poliziotti hanno reagito sparando quattro colpi, che hanno ucciso il giovane. Come c era da immaginarsi, alla morte del diciottenne sono seguite violente manifestazioni di protesta: la polizia ha disperso con i gas lacrimogeni una folla di circa 150 persone ed ha fatto sapere di aver eseguito nove arresti. Alcuni manifestanti hanno anche dato fuoco ad una casa abbandonata ed altri hanno lanciato bottiglie di vetro e pietre contro gli agenti. Altri ancora si legge su l Internazionale - hanno intonato gli slogan del movimento Black lives matter, che denuncia la violenza della polizia, la povertà e il disagio delle comunità nere. La polveriera sociale delle relazioni razziali negli Usa si è dimostrata dunque, ancora una volta, una questione aperta che, se non affrontata adeguatamente, rischia di provocare ancora più danni. E soprattutto, purtroppo, più vittime. Sia tra i bianchi sia tra gli afroamericani. DAL MONDO Venezuela: chiusa per 72 ore la frontiera con la Colombia Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha ordinato la chiusura della frontiera con la Colombia per settantadue ore. Il motivo della decisione è legato ai fatti accaduti due giorni fa a San Antonio del Tachira, una cittadina situata al confine nordoccidentale del Paese: nel pomeriggio di mercoledì, riferisce la stampa locale, due uomini armati a bordo di una moto hanno dato vita ad una sparatoria, in cui un civile e due militari, che erano impegnati in controlli contro il traffico di droga, sono rimasti feriti (uno in modo grave). Maduro, parlando alla tv governativa VTV, ha dichiarato che si attende la piena collaborazione delle autorità colombiane per identificare e catturare gli aggressori, nel caso si siano rifugiati Colombia ed ha inoltre annunciato, senza fornire dettagli, che verrà messa in atto un operazione speciale per arrestare gli aggressori. Slovacchia: scontro tra due aerei, morti sette paracadutisti Due aerei turboelica con a bordo un gruppo di paracadutisti civili (che stavano effettuando un esercitazione per un air show) si sono scontrati nei cieli della Slovacchia, vicino a villaggio di Cerveny Kamen (non lontano dal confine con la Repubblica ceca). I morti sono stati sette: quattro piloti e tre paracadutisti; gli altri 31, secondo fonti locali - sono riusciti a lanciarsi poro prima dell impatto. Il ministro dell Interno locale Robert Kalinak ha detto ai giornalisti che i due velivoli si sono scontrati poco dopo il decollo, per cause ancora da accertare. Secondo un funzionario del Servizio investigativo, l incidente potrebbe essere stato provocato dall improvvisa perdita di altitudine di uno degli apparecchi. New York: un liceale ruba la scena a Donald Trump Colpo di scena nella campagna elettorale americana per la corsa alla Casa Bianca 2016: un quindicenne dell Iowa è infatti riuscito a rubare la scena a Donald Trump (che comunque resta in testa con il 24%). Brady Olson - questo il nome del ragazzo - con lo pseudonimo di Deez Nuts è diventato, in tre Stati, l indipendente con il maggior numero di consensi dai tempi di Hanry Ross Perot nel Secondo un sondaggio di Public Policy Polling, il liceale ha ottenuto da indipendente il 9% dei voti in North Carolina, l 8% in Minnesota e il 7% nel suo stato di origine. Senza mai fare comizi o interviste televisive: il giovane si è infatti limitato a riempire un modulo, registrandosi tra i 585 candidati per le prossime presidenziali. È il segnale che c'è voglia di una alternativa ai due partiti maggiori" ha dichiarato in proposito Jim Williams, analista della casa che ha effettuato il sondaggio. IERI MATTINA SCONTRO ARMATO A DISTANZA SUL CONFINE NORD ORIENTALE Alta tensione tra le due Coree Pyongyang ha lanciato un missile e Seoul ha risposto sparando alcuni colpi Sale di nuovo la tensione tra la Corea del Sud e quella del Nord. Ieri mattina Seoul ha sparato una decina di colpi oltre il confine, secondo fonti militari in risposta ad un attacco di Pyongyang. Sembra infatti che poco prima dalla Corea del Nord, fosse stato infatti lanciato un missile contro una struttura militare sudcoreana nella contea di Yeoncheon, a nord est della capitale: l obiettivo sarebbe un altoparlante che trasmetteva messaggi propagandistici contro il Nord. Secondo il ministero della Difesa di Seoul, non ci sono stati feriti né danni. Sono comunque state evacuate, dalle zone limitrofe all installazione militare, un centinaio di persone. E il livello di allerta è stato innalzato al massimo. E se è vero che ad agosto, ogni anno, la tensione tra i due Paesi si alza pericolosamente dando vita sia a situazioni di guerra psicologica e di nervi, sia a veri e propri scontri militari resta ancora da chiarire se il vero obiettivo del missile lanciato questa mattina dall esercito di Pyongyang era davvero un altoparlante. Forse come ha ipotizzato un esperto lo scopo dei nordcoreani era testare i tempi di reazione delle forze armate di Seoul. Che poco dopo l episodio, hanno ricevuto dai nordcoreani una lettera in cui si chiedeva la rimozione degli altoparlanti entro 48 ore, pena il ricorso all azione militare. Quanto ai fattori che influenzano la tensione di questi giorni, come ricorda Giulia Pompili su Il Foglio.it, ne vanno registrati diversi. Innanzitutto l esercitazione militare Ulchi Freedom Guardian (dal 17 al 28 agosto), che i sudcoreani stanno conducendo come ogni anno insieme alle forze statunitensi, proprio per prevenire eventuali attacchi nordcoreani. E che, come sempre, provoca reazioni indignate da parte di Pyongyang. E poi ci le celebrazioni dei settant anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale, come la parata del 3 settembre a Pechino a cui i rappresentanti di entrambe le Coree avevano annunciato di voler partecipare. Con immediato reciproco scambio di battute al vetriolo. CdG

5 5 EStERI TRE ATTENTATI: BOMBE VICINO AL PALAZZO DELLA SICUREZZA NAZIONALE E A UN TRIBUNALE - SANGUE ANCHE IN SIRIA E IN IRAQ Egitto, Il Cairo sotto attacco La rivendicazione dell Isis: Vendetta per i nostri fratelli e per tutti i martiri musulmani di Emma Moriconi Fuoco e terrore al Cairo, in Egitto, dove nella notte di ieri tre attentati hanno sconvolto la zona: bombe sono esplose vicino al palazzo della Sicurezza nazionale a Shubra El-Khema e a un tribunale della capitale egiziana, almeno 29 i feriti nell attentato a Shubra, alla periferia a nord del Cairo, nel governatorato di Qalyubiyya, dei quali sei sono agenti. A rivendicare le azioni è stato l Isis che in un comunicato ufficiale ha fatto sapere che gli attentati sono una vendetta per i nostri fratelli e per tutti i martiri musulmani. E su Twitter: Dei soldati dello Stato islamico sono riusciti a entrare con una autovettura nell edificio nel cuore del Cairo. L attentato è destinato a vendicare i fratelli martiri. Tutti coloro le cui mani si sono macchiate del sangue in particolare di mujaheddin dovranno attendere il loro turno e... aspettarsi il peggio. Prima di questo comunicato gli attentati erano stati rivendicati dai Black Bloc egiziani: In nome di Allah misericordioso - avevano scritto sulla loro pagina Facebook - annunciamo la nostra piena e completa responsabilità per le esplosioni verificatesi poche ore fa. Poi questo post sembra essere scomparso, forse cancellato dagli amministratori della pagina. A quanto ha riferito il ministero dell Interno egiziano, una autobomba è stata fatta esplodere da un assalitore fuggito su una moto. Un uomo - dice il comunicato - ha improvvisamente fermato la sua auto davanti all edificio della Sicurezza nazionale, è saltato fuori ed è fuggito a bordo di una motocicletta che seguiva il veicolo. L esplosione della macchina ha ferito sei agenti di polizia, secondo alcuni testimoni l edificio sarebbe parzialmente distrutto. Le fonti locali parlano di tre esplosioni. Secondo la direzione della Salute di Qalyubiyya molti dei feriti non sono in gravi condizioni e alcuni sono stati dimessi. Per fortuna non è stata registrata nessuna vittima. A quanto riferisce il portavoce del ministero della Salute Hossam Abdel Ghaffar, la maggior parte dei feriti hanno riportato lesioni superficiali mentre un poliziotto ha sofferto ferite moderate. Al momento le forze di polizia stanno eseguendo le indagini per individuare gli autori dell attentato, sul posto si è recato il ministro degli Interni Magdy Abdel Ghafar insieme a membri delle forze di sicurezza. Gli attentati arrivano 48 ore dopo il varo delle leggi più severe contro il terrorismo, volute dal presidente Abdel Fattah al Sisi, esse attribuiscono maggiori poteri alla polizia e inasprisce le pene, che tra l altro ha provocato qualche protesta anche nella società civile egiziana e della comunità internazionale, che hanno espresso il timore che queste nuove norme possano essere utilizzate per eliminare il dissenso e per limitare la libertà di opinione. Sotto attacco anche la Turchia, Siria e Iraq, a Istanbul sono stati esplosi colpi d arma da fuoco fuori del palazzo Dolmabahce, sede dell ufficio di rappresentanza del premier turco, come abbiamo visto ieri sono state fermate due persone. Otto militari di Ankara sono morti in un attentato nel sud est del Paese, attribuito al Pkk. In Siria, ancora, forze curde che combattono l Is sono state attaccate dai terroristi, il bilancio è di 13 morti. E poi c è stato l assassinio di al Asaad, l 82enne esperto di antichità, ex direttore del sito di Palmira, che ha suscitato orrore e sdegno in tutto il mondo. Ancora, in Iraq un attentato suicida ha fatto venti vittime e proseguono i raid della coalizione sullo Stato islamico. Quattro palestinesi sono stati poi rapiti in Sinai da uomini armati, presumibilmente affiliati all Isis, che hanno sparato in aria e fermato l autobus su cui viaggiavano diretti all aeroporto del Cairo. ANCORA APERTA LA QUESTIONE DELL EMBARGO IMPOSTO NEL 2011, IL MINISTRO DEGLI ESTERI DI TOBRUK: OCCORRONO MEZZI Lega Araba a Nazioni Unite: serve strategia contro lo Stato islamico Libia, il premier: Siamo stati abbandonati nonostante ripetute richieste d aiuto, che sono state ignorate Urgente bisogno di pianificare una strategia araba contro lo Stato islamico che comprenda anche assistenza militare alla Libia: è la sintesi del comunicato congiunto diffuso dai membri della Lega Araba, che hanno stabilito un nuovo incontro al Cairo per il prossimo 27 agosto. La vicenda riguarda da vicino le Nazioni Unite, per la questione dell embargo sulle armi imposto alla Libia nel 2011 e tuttora in vigore, per il quale l esecutivo libico di Tobruk ha chiesto più volte la revoca. Lo scorso marzo il Consiglio di sicurezza aveva incaricato una commissione di esaminare la possibilità di rimuovere le restrizioni e di recente l esecutivo libico ha chiesto ai paesi arabi un intervento armato contro i jihadisti. Lo scorso 18 agosto, nel corso della riunione straordinaria della Lega araba, il ministro degli Esteri libico Mohammed al Dairi ha fatto sapere al governo di non disporre di mezzi capaci di battersi efficacemente contro lo Stato islamico. Il premier libico Abdullah al-thani, che guida l esecutivo di Tobruk, ha dichiarato all Associated Press che noi oggi ci siamo del tutto affidati alle nazioni arabe e non alla comunità internazionale visto che siamo stati abbandonati nonostante ripetute richieste d aiuto, che sono state ignorate. Il suo governo, ha detto, ha bisogno di armi per contrastare lo Stato islamico. Ha poi respinto ogni ipotesi di azioni di terra, argomentando che sarebbe una violazione della sovranità della Libia chiedendo invece che gli alleati compiano bombardamenti aerei diretti dalle forze armate libiche, che poi potrebbero prendere il controllo dei territori oggi controllati dall Isis, riferisce l Ansa citando ancora l intervista all Associated Press. La questione diventa via via più seria, tanto più che la città di Bengasi è diventata obiettivo di una serie di attacchi che hanno visto nelle ultime ore sette vittime tra i militari e diversi civili feriti nell area di Laithi, nel centro di al Sabri, dove lo scorso luglio le forze di sicurezza libiche avevano conquistato parte del distretto dotato di punti strategici. E a tentare di respingere gli attacchi dello Stato islamico - dice l emittente Al Arabya - ci sono le forze armate libiche sostenute da alcune milizie di Bengasi. Secondo quanto scrive l Ansa, in un analisi di Lorenzo Trombetta, il pugno di ferro comunque non basta a fermare la violenza dell Isis, ciò su cui bisognerebbe puntare - secondo quanto sostengono osservatori locali - è un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni maggiormente esposte al richiamo jihadista: un problema non poco conto se pensiamo che le condizioni economiche della società effettivamente costituiscono un terreno fertile in cui facilmente può annidarsi un fenomeno come questo. E.M. LA SITUAZIONE PRECIPITA NEL DONBASS. I FILORUSSI HANNO LE PROVE DEL COINVOLGIMENTO USA Ucraina: la guerra è di nuovo a un passo di Tatiana Ovidi Da tempo sorgevano dubbi circa la stabilità della tregua nel sud-est dell Ucraina e della reale volontà di Kiev e dell occidente di rispettare gli accordi ed i confini di Minsk 2. E così è stato. Questi mesi sono serviti agli atlantici a riorganizzare la controffensiva nel Donbass per riconquistare il terreno perduto. Ieri, il ministro degli Esteri della Russia, Sergei Lavrov, ha dichiarato chiaramente che nutre il forte sospetto che il governo di Kiev stia organizzando un nuova offensiva contro i separatisti filo-russi. I combattimenti che sono ripresi dopo mesi nei pressi della città portuale di Mariupol e della città di Gorlivka, in mano ai ribelli, non lasciano certo sperare in un futuro di pace e diplomazia. Non solo, gli assalti dei mercenari ucraini, che hanno provocato la morte di numerosi civili, stanno, di fatto, facendo cadere ogni accordo e terminare la già fragile tregua tra le forze di Kiev e i ribelli. Queste le parole di Lavrov, riportate dalla Reuters: Siamo preoccupati degli sviluppi degli ultimi giorni che ricordano da vicino i preparativi per nuove azioni militari. Il Ministro degli Esteri russo ha attaccato direttamente l esecutivo di Kiev, colpevole di violare gli accordi di Minsk. Del fatto che la questione ucraina sia una pentola a pressione pronta ad esplodere, seppur da un punto di vista diverso, ne è convinto anche il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier: La situazione è esplosiva. Invito entrambe le parti a collaborare per evitare una nuova spirale di violenza Intanto Putin continua a rimarcare che il governo ucraino è stato selezionato a tavolino dalla Nato, composto da numerosi ministri stranieri. E le parole del presidente russo sembrano essere confermate nei fatti. Non solo l esecutivo di Kiev è in mano a Washington e Bruxelles, ma anche i soldati che massacrano civili, donne e bambini di lingua russa sono guidati da soldati yankee. Ieri 10 soldati americani, addestratori, sono rimasti uccisi negli scontri nel Donbass. Questi 10 cadaveri non riceveranno nessuna medaglia e nessun onore militare, altrimenti il governo americano dovrebbe spiegare al mondo la presenza di marines addestratori in Ucraina contro i ribelli russofoni.

6 6 STORIA LA DOMANDA PER LA CATTEDRA DI MAESTRO A CRESPELLANO, LA COLLABORAZIONE CON LA FOLLA DI VALERA, IL TRASFERIMENTO A MILANO Mussolini direttore dell Avanti! Gli articoli politici, nel giornale che dirigo, me li faccio da me. E la tiratura passa da 28mila copie a quasi centomila di Emma Moriconi Il sottoscritto chiede di essere ammesso fra i concorrenti al posto di insegnante vacante nelle scuole elementari di codesto Comune. Acclude alla presente domanda i documenti di rito, più il diploma di abilitazione all'insegnamento della lingua francese nelle scuole secondarie e un libro sul Trentino. Confida che la presente sarà benevolmente accolta e si professa alla S.V.I. obbligatissimo Benito Mussolini". È il testo della domanda che Benito scrive, indirizzata all' "Illustrissimo Signor Sindaco del Comune di Crespellano" il 29 luglio Ha 29 anni, li compie proprio quel giorno. Di questa vicenda danno notizia per primi Giorgio Pini e Duilio Susmel nel loro "Mussolini l'uomo e l'opera", fino a quel momento di questo documento non v'era stata traccia in nessuna pubblicazione. Gli autori riferiscono inoltre che "Alla riunione del consiglio comunale di Crespellano tenutasi il 7 settembre 1912, Mussolini venne compreso nella terna dei concorrenti" e che "la votazione fu fatta col sistema delle palline bianche e nere ed egli riuscì secondo con palle bianche tre e nere nove. A richiesta del sindaco di Crespellano, rivolta a tutti i concorrenti, Mussolini rispose nel giugno del 1913, quando era già direttore dell'avanti!: 'Ill.mo Signor Sindaco, in risposta a quanto Ella mi scrive, Le significo che mi ritiro senz'altro dal concorso, perché - anche se si addivenisse alla mia nomina - non potrei assumere il servizio. Con molto ossequio mi creda suo dev.mo Benito Mussolini'". Nell'estate 1912 a Milano si tiene la prima riunione Cartolina dell Avanti! e la domanda di Mussolini al sindaco di Crespellano - 29 luglio 1912 della nuova direzione del partito, Mussolini collabora all'avanti! e alla Folla di Paolo Valera, si firma "L'- homme qui cherche". È sempre critico nei confronti del suo partito: "Io sono un primitivo - attacca - Io deambulo nell'attuale società di mercanti come un esule. Ora che il socialismo sta diventando un affare - per i singoli e per le collettività - non lo capisco più. Io vivo in un'altra atmosfera. Sono cittadino di un'altra epoca. Io odio la professione. L'odio perché amo il rischio. Odio la professione perché la professione livella gli uomini e ne esaspera gli egoismi. Odio la professione perché impedisce la selezione". E ancora: "Io mi vergogno di vivere in questa Italia di funamboli e di passivi, di giocolieri di ogni politica e di gente che li sopporta con una rassegnazione evangelisticamente idiota". Sembra una fotografia dei tempi odierni. È di questo periodo la sua designazione a direttore dell'avanti! Il 16 novembre 1912 La Lotta di Classe scrive: "La Direzione del Partito dopo lunga discussione cui presero parte tutti i membri ricordando che il compagno Bacci aveva assunto in via provvisoria la direzione del giornale, di fronte alle sue recise dichiarazioni di non poter più continuare in questo incarico, specialmente per gli impegni che lo legano alle organizzazioni romagnole, delibera all'unanimità di nominare direttore del giornale il prof. Benito Mussolini di Forlì, esprimendo la sua gratitudine ed il suo plauso a Giovanni Bacci per l'opera coscienziosa ed intelligente data in questo periodo". Il 1 dicembre 1912 Bacci, che come abbiamo visto era direttore in via provvisoria, gli cede il posto, commentando che Mussolini sarebbe stato "la squilla mattutina della nostra giornata rivoluzionaria". Quando gli amministratori del giornale gli offrono lo stesso stipendio che prendeva Treves, lui rifiuta: prenderà solo 500 lire al mese. "Gli uomini passano - dice ai suoi della Lotta di Classe - ma noi non abbiamo il culto degli uomini, sibbene quello dell'idea, che è immortale. Io vado lontano, ma non vi dimenticherò". All'Avanti! mette subito le cose in chiaro: "Gli articoli politici, nel giornale che dirigo io, me li faccio da me". Treves, che continua a collaborare al quotidiano, non ha vita facile, e Benito ben presto chiama come vice caporedattore quell'angelica Balabanoff che abbiamo già conosciuto in Svizzera. Il sodalizio restò tale finché, nel luglio 1913, non venne licenziata: troppi dissidi tra i due, che possedevano entrambi un carattere forte e determinato. Un rapporto destinato a rompersi definitivamente soprattutto a causa delle future prese di posizione di Benito sempre più di carattere interventista. Quando Mussolini arriva alla direzione dell'avanti! la direzione Treves aveva fatto scendere la tiratura a 28mila copie. In breve Mussolini la porterà a quasi centomila. Benito si trasferisce così da Forlì a Milano, poco dopo la moglie Rachele, con la figlioletta Edda e la madre Nina lo seguono. La sua attività giornalistica è intensissima, come il suo impegno politico. In termini economici non va granché bene, cinquecento lire non sono molte, ma Rachele è bravissima a risparmiare e a condurre la famiglia con il poco di cui dispone. LA PUBBLICAZIONE DI GIOVANNI HUSS IL VERIDICO, LA TRADUZIONE DE IL SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO, IL SUO TERRENO, LA SUA AZIONE E IL SUO SCOPO E UTOPIA Cavalcata paradossale, elogio della follia Io ho sempre detestato, esecrato, sputacchiato il buon senso. Non lo posso soffrire. Lo odio in nome della vita e del mio invincibile gusto per l avventura Su La Folla Paolo Valera il 24 novembre 1912 scrive: "La Direzione ha finalmente dato all'organo massimo del socialismo italiano una testa direttiva. I nostri lettori conoscono Benito Mussolii. Egli è un atleta della penna rivoluzionaria. Ha della gioventù e delle idee da disseminare. Il suo stile è senza lenocini. Congratulazioni a coloro che lo hanno scelto". Nel marzo del 1913 commemora la Comune di Parigi, in questo periodo conosce Leda Rafanelli, l'anarchica con la quale instaura una relazione. Di lei abbiamo parlato qualche tempo fa. Scrive di lui: "è il socialista dei tempi eroici. Egli senta ancora, ancora crede, con uno slancio pieno di virilità e di forza. È un uomo. La sua conferenza non fu una volgare commemorazione: fu un ricordo del periodo sacro alla rivoluzione, e, al tempo stesso, una esposizione di constatazioni e di rapporti preziosissimi. Mi è piaciuto di ritrovare, alfine, un socialista vero. In ogni sua parola, in ogni suo gesto anche, la sua personalità spiccata si rivela e incatena l'attenzione dei più distratti. Sintetico come un affermatore di assoluto. Diceva e passava oltre. Non una volta ha ricercato l'applauso. È un artista rude e colossale che abbozza rigorosamente e va avanti senza aver tempo di limare e di finire. Ma l'impressione resta nei cuori, l'eco delle sue parole nei cervelli. Egli ha detto di essere pessimista sugli uomini, ma crede ancora nella forza della folla sollevata dalla raffica della reazione borghese che vuole la guerra per arricchirsi, per sostenere il suo dominio". Lui apprezza e ringrazia, nasce così una relazione che durerà fino a circa la fine del Interessante un passo di un suo articolo sulla Folla di Valera, alla quale continua sporadicamente a collaborare. L'articolo si intitola "Cavalcata paradossale" e Benito vi scrive: "Io ho sempre detestato, esecrato, sputacchiato il buon senso. Non lo posso soffrire. L'ho in uggia. Quando sento parlare di buon senso, quando si fa l'elogio del buon senso io mi inalbero. Lo odio in nome della vita e del mio invincibile gusto per l'avventura. [...] Tutta la storia non è che una lotta feroce e immane fra il buon senso e la follia. I cavalieri dell'alto medioevo che andavano cercando duelli e tornei; i santi che si ritiravano a macerarsi la carne nel deserto; i guerrieri, gli alchimisti e gli astrologi e gli stregoni e gli eretici e i fascinatori di popoli da Rolando di Roncisvalle a Pietro l'eremita, da San Francesco d'assisi a Ruystrock l'ammirabile, dovettero lottare sino alla disperazione contro il buon senso che lo consigliava al riposo, alla sosta, alla transazione, alla viltà. Poiché il buon senso è conservazione... è - udite! Udite! O socialisti - la filosofia delle classi che sono arrivate, non di quelle che vogliono arrivare. Le rivoluzioni devono essere considerate come le rivincite della follia sul buon senso". Del 1913 è la pubblicazione "Giovanni Huss il Veridico", il saggio che - come abbiamo detto - aveva finito di scrivere nel carcere di Forlì. E sempre di questo periodo è la rivista quindicinale del Socialismo Rivoluzionario Italiano "Utopia", diretta da Benito Mussolini: dieci fascicoli pubblicati, dal novembre 1913 al dicembre Ancora del 1913 è la traduzione de "Il Socialismo Rivoluzionario, il suo terreno, la sua azione e il La folla e Giovanni Huss il veridico (in questa pagina, immagini tratte dalla mostra Il giovane Mussolini - Predappio 2014) suo scopo", di Charles Albert e Jean Duchene, di cui firma anche la prefazione. Il volume era stato pubblicato in Francia nel Del 1913 sono, ancora, le elezioni, ma ne parleremo nella prossima puntata.

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