Direzione Giovanna Mulas. Coordinazione Gabriel Impaglione. - Maggio 05 - Nuoro, Sardegna

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1 Isola Nera 1/9 Casa di poesia e letteratura. La prima in Sardegna, in Italia, aperta alla creazione letteraria degli autori italiani e di autori in lingua italiana. Isola Nera è uno spazio di libertà e di bellezza per un mondo di libertà e bellezza che si costruisce in una cultura di pace. Direzione Giovanna Mulas. Coordinazione Gabriel Impaglione. - Maggio 05 - Nuoro, Sardegna ( ) Quell insenatura; bocca di leone estesa dalle pendici rocciose digradanti ad est ed i voli di sommi gabbiani ciondolanti e pigri, rollanti su nuvolepietre, fichi d india svettanti tra i ciuffi di mirto ed il canto continuo di cicale in amore. L odore era dolceamaro, inconfondibile ed indimenticabile,tale da saggiarlo con l olfatto e portartelo appresso,chiuso nella mente pure lontano e comunque e sempre così da sentirlo accanto e solo tuo ad ogni soffio di maestrale. Le barche come gusci alzavano le vele prima dell affacciarsi del sole, salutavano i voli sparsi e il guizzo dei pesci scivolando costanti e meste per una bella distanza dalla riva, non so dirvi a quanto, e urlavano con l ululare dei pescatori che gettavano le reti.( ) (G. Mulas) Ernesto Cardenal Nicaragua Come gli stormi d' anatre che passano gridando Come gli stormi d'anatre che passano gridando, che nelle notti d'autunno passano gridando verso lagune del sud che non han visto mai e non sanno chi le sospinge né verso cosa muovono, così eravamo sospinti verso Te senza saperlo. Come gli stormi d'anatre che vengono dal sud in primavera, dal sud dell'america, e passano per il Kentucky gridando di notte!. Morrison, Poeta Sciamano Potreste dire che solo per caso io possegga le caratteristiche ideali per svolgere questo tipo di lavoro. Io mi sento come una corda d arco tesa da ventidue anni che venga improvvisamente fatta partire. Innanzitutto sono un americano, poi sono un californiano e quindi un abitante di Los Angeles. Sono sempre stato attirato dalle idee connesse alla rivolta contro le autorità. Mi piacciono quelle idee miranti ad abbattere o rovesciare l ordine costituito. Mi interessa ogni tipo di ribellione, disordine, caos: specialmente le attività che 1

2 non sembrano avere alcun senso. Mi sembra questa la strada giusta verso la libertà : la rivolta esteriore è un mezzo per ottenere la libertà interiore. Invece di iniziare dall interno, io comincio dall esterno, ossia voglio giungere alla dimensione mentale attraverso quella fisica. Sono un sagittario, se l astrologia ha qualcosa a che fare con tutto questo: il centauro, l arciere, la caccia. Ma la cosa più importante è che noi siamo i Doors. Noi arriviamo dall ovest L intera faccenda è come un invito all ovest Il tramonto La notte. Questa è la fine Il mare Il mondo che proponiamo è qualcosa come il selvaggio west Un mondo sensuale e perverso Strano e ammaliante, il sentiero verso il sole, capite? Verso la fine. Perlomeno per il nostro primo album. Facciamo tutti quanti perno sulla fine dello zodiaco. L oceano Pacifico/violenza e pace/la strada fra il nuovo e l antico. E certamente The End la canzone-manifesto della poetica di Morrison, il quale l ha spiegata in alcune dichiarazioni come una canzone di addio ad un amica, la fine di un amore, la morte interna dopo una passione ormai svanita. Ma se questo può essere vero in superficie, il testo ha però altre profondità, offre altre possibili letture. Jim Morrison credeva nella parola che libera. Nella poesia che apre tutte le porte. Il cantante dei Doors era inattuale. Avrebbe vissuto meglio, esistenzialmente, negli anni venti o trenta. In Europa. Avrebbe respirato la fede nella poesia che libera e trasforma. Negli anni sessanta era inattuale. Era in ritardo e in anticipo. E stato malcompreso dai suoi compatrioti, ammirato nel resto del mondo. In The End Il doppio livello di lettura (l amica può essere una donna o la Fine, ossia la Morte) è legato all ambiguità del linguaggio usato, ed è quindi uno stratagemma del poeta. L amore finito inizialmente diventa paura del futuro, immagine del freddo in una terra straniera, in un deserto di dolore affollato da bambini folli in attesa della pioggia estiva. Dopo questa prima parte del testo, la scena si sposta verso la pericolosa periferia della città e il consiglio è di andare ad ovest, perché ovest è la migliore scelta. L autobus della salvezza attende proprio loro ma la domanda è: autista, dove ci condurrai? In questi brevi passaggi Morrison ha dirottato la sguardo da un apparentemente banale storia d amore al tramonto ad un incubo in pieno svolgimento: sembra una descrizione onirica, in cui simboli potenti prendono il posto della realtà conosciuta. La strada reale, la direzione ovest dove il sole tramonta (sia la strada che il sole sono potenti simboli religiosi presso gli Atzechi, gli Incas e gli Egizi, civiltà il cui studio negli anni sessanta era molto in voga e che affascinavano i giovani hippies: anche Morrison parlò di questi suoi interessi); le miniere d oro, il blue bus come simbolo della fuga psichedelica (blu era uno dei colori preferiti di Morrison, e, insieme, un colore ideale nella iconografia hippy perché rappresentava il cielo ed era associato ai viaggi con la droga, come il bus stesso, senza dimenticare che il blu è un colore salvifico nella rappresentazione cristiana: tutte le madonne hanno un manto blu, simbolo del cielo, e Morrison è di cultura cattolica) ed ancora, il serpente lungo sette miglia, vecchio e dalla pelle gelida (simbolo sessuale per antonomasia, e quindi simbolo del maligno, ed in Morrison simbolo forse dell isterilimento dell amore, quindi della passione sessuale, della morte del pene: Morrison in American Prayer scriverà un lungo lamento per il mio cazzo dolente e crocifisso che terminava con il verso io sacrifico il mio cazzo sull altare del silenzio ). Poi di colpo entra in scena Edipo. L assassino si svegliò prima dell alba Si infilò gli stivali Prese una faccia dalla galleria degli antenati E si inoltrò giù verso il salone Andò nella stanza dove viveva la sorella E poi rese omaggio alla stanza del fratello 2

3 E poi lui, lui si inoltrò verso il salone Ed arrivò ad una porta, e guardò dentro padre? Si, figliolo? voglio ucciderti, madre, io voglio (The End) L uccisione del padre e l incesto con la madre. Il mito di Edipo, giocato dal destino e da se stesso, qui esplicito fino a diventare desiderio di morte per poter vivere, in una ripetizione degli ormai noti rituali della successione (chi sfidava il re e lo uccideva prendeva il suo posto) narrati dai moderni antropologi e per la prima volta resi scientificamente noti da James G. Frazer nel secolo scorso in il ramo d oro. In interviste più approfondite Jim Morrison descriverà The End come una metafora del dolore: certe volte il dolore è troppo forte per poter esaminato o addirittura sopportato ma la gente ha più paura della morte che della sofferenza. E starno che abbiano paura della morte, la vita fa molto più male della morte. Quando arriva la morte, la sofferenza è finita. Si, credo proprio che la Fine sia un amica (da un intervista a Lizzy James in The Doors Illustrated History, a cura di D.Sugermann, Vermillion). Con queste parole Morrison rivela la sua collocazione culturale: un orfico pagano moderno, un seguace di Epitteto e nello stesso un decadente del Novecento, un postero di Nietsche e di Heidegger, ma, in un torbido intreccio anche un fremente spirito religioso anelante alla autoannichilazione in nome di un altrove sicuramente migliore di questo presente. Morrison si accorge tardi di essere in trappola. La sua fuga a Parigi è fuori tempo massimo. Nell estate del 1965, quando recitando alcuni suoi scritti al compagno d università Ray Manzareck, decide di iniziare l avventura dei Doors, era sicuramente un altra persona. Ventidue anni, una cultura in rapida espansione, droghe e sesso come orizzonte di partenza per ritrovare quella stessa totalità descritta dai Poeti Visionari, primo fra tutti William Blake, che nutrivano la sua anima. Sei anni dopo, stordito, depresso, forse sconfitto, muore nella stanza da bagno della sua casa parigina, d infarto. Il lungo confronto con la giustizia americana, con la corte di Miami e il giudice Murray Goodman, che gli infligge il massimo della pena per i fatti del marzo 1969 ( nonostante non abbia potuto provare le accuse principali relative alla masturbazione in pubblico e all incitamento alla violenza) lo avevano sfiancato lasciandolo interdetto e molto provato. Tutto è in discussione, la musica, il gruppo, la sua stessa vita.la confusione di Morrison comunque, che raggiungerà il suo apice di fronte agli sberleffi e alle critiche di essere solo un clown che gioca a fare il profeta; ridicolo nel suo abbruttimento alcolico, è in The End ancora lontana dall apparire: la lucidità del testo non viene sfiorata dallo specchiarsi nelle opinioni degli altri. Il poeta è ancora padrone della sua visione. La Visione Io e mio -ah- madre e padre e un nonno e una nonna- stavamo viaggiando in macchina attraverso il deserto, all alba, e un camion pieno di lavoratori indiani aveva avuto un incidente con una macchina, oppure io non so cosa era accaduto ma c erano indiani sparsi su tutta l autostrada, sanguinanti a morte. Così la macchina frenò e si fermò. Quella fu la prima volta che io provai la paura. Dovevo essere più o meno sui quattro anni un bambino è come un fiore, la sua testa fluttua nel vento. La reazione che provo ora ripensando a quella scena, ricordando è che le anime degli spiriti di quegli indiani morti forse una o due di loro stavano proprio correndo intorno come impazzite, e saltarono dentro la mia anima. E loro sono ancora dentro di me. Nelle poesie, canzoni, racconti raccolti in An American Prayer Jim Morrison ha così raccontato la sua visione. I corpi degli indiani morti per un incidente sulla strada in pieno deserto (uno scontro tra una macchina e un camion di lavoratori pendolari, a quanto sembra) e lui, un bambino di quattro anni che osserva la scena dalla macchina con la quale viaggiava con i suoi genitori. E la sensazione di essere invaso dalle anime di quei morti, la certezza 3

4 che quelle anime, terrorizzate di non avere più un corpo nel quale abitare, avessero scelto lui e il suo corpo per continuare a vivere. Il bambino suggestionato dalla visione della morte. L adulto cerca di essere una reincarnazione, di avere dentro lo spirito di quegli indiani. E l incontro traumatico con la morte, il sangue, la paura. Da quelle memorie d infanzia Jim Morrison trasse poi versi ormai celebri, inseriti come recitativo all interno di Peace Frog su Morrison Hotel : Indiani sparsi all alba sull autostrada sanguinante Fantasmi affollano la mente fragile come un guscio d uovo di un fanciullo. Questa visione lo perseguitò fino alla morte. Forse fu in quella visione d infanzia, in quella lugubre alba sanguinosa che scoprì dentro di sé le forze dell istinto, le forze primordiali che lo hanno guidato nella sua breve vita fino alla morte. La fascinazione per il sangue e la morte. I suoi concerti sono stati spesso interpretati come trance sciamanica. E questa trance era sostenuta da ogni possibile mezzo di alterazione della coscienza, dall alcool alle droghe. Sperimentò ogni cosa, fino a concentrarsi sull alcool, del quale abusò fino alla morte. Il suo dramma, negli ultimi anni, fu la crisi creativa. Disse più volte che le sue canzoni erano nate tutte insieme, in un impeto creativo collegato al primo disco. Nel 1970 ancora incideva con i Doors canzoni scritte tre anni prima. Se da una parte le cose, vista la sua anima posseduta, non potevano non andare così, dall altra questa fu per lui una beffa. I visionari e il suo culto per William Blake è sintomatico- hanno visioni continue dopo la grande visione iniziale, quella in cui il divino tende loro un imboscata. Paolo sulla strada per Damasco, Mosè nei pressi del rovo parlante in fiamme, i grandi stregoni come Alce Nero e la sua visione dei sei Avi nell Arcobaleno fiammeggiante: tutti costoro hanno avuto la loro visione iniziale, germinatrice, fatale. Anche Morrison l ha avuta. Ma mentre dopo la prima visione gli altri hanno continuato a vedere, a dialogare con l Aldilà, Morrison, una volta detto il contenuto della sua visione in forma poetica in una serie di testi di canzoni, non ha più ritrovato i canali per comunicare con l altra parte. La sua crisi e la sua disperazione e, da quello che raccontano i suoi amici in vari libri ed interviste, possiamo dire la sua sofferenza, nascono da questa consapevolezza. La sua visione era sterile. Ma lui non voleva che finisse così. Era certo di poter ancora attingere il materiale necessario alla sua arte poesia, musica- in quel mondo immateriale della coscienza infinita che per qualche tempo aveva frequentato, quella infinità che Blake aveva descritto, quella possibile solo dopo aver ripulito le porte della percezione da ogni incrostazione razionale, per potersi poi accorgere di poter vedere le cose nella loro essenza infinita. Per poter vedere ancora una volta usò quello che nella California della controcultura era normale ed anche legale (almeno per LSD), vale a dire ogni genere di droga, a cominciare da quelle eminentemente psichedeliche, il peyote o il suo estratto, la messalina, e il suo equivalente chimico, l LSD. Poi passò all alcool in maniera massiccia. Ma fu solo un modo per autodistruggersi, coscientemente o no. La visione era sparita. Aveva lasciato solo il visionario. Prima che io sprofondi nel grande sonno Voglio udire, io voglio udire L urlo della farfalla (When the Music s Over) ( Kevin McCraney, The Doors poesia, morte e spirito della tragedia di Jim Morrison ) 4

5 Fernando Pessoa Portogallo Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta, dicendo che è un mio emissario, non credergli, anche se sono io; ché il mio orgoglio vanitoso non ammette neanche che si bussi alla porta irreale del cielo. Ma se, ovviamente, senza che tu senta bussare, vai ad aprire la porta e trovi qualcuno come in attesa di bussare, medita un poco. Quello è il mio emissario e me e ciò che di disperato il mio orgoglio ammette. Apri a chi non bussa alla tua porta.. Patrizio Pacioni Italia Frammento da Iscassia e Fogu Arregordu Le bestie soffrivano. Le più forti, sfidando la calura ardente del pomeriggio, si ostinavano ancora a strofinare il muso sul terreno, alla ricerca dei radi, rachitici fili d erba risparmiati da un interminabile siccità. Le altre se ne restavano lì, all ombra degli ulivi incurvati dal maestrale, accasciate l una vicina all altra, impegnate a ruminare, dopo che anche le ghiande erano venute meno, fronde e saliva. Un respiro corto e irregolare increspava la lana lurida del manto nella quale, senza più necessità di nascondersi, colonie di pidocchi argentei e neri si esibivano in spavalde scorribande. Due agnelli di pochi mesi, nel vano tentativo di spremere qualche goccia di latte, tormentavano i capezzoli avvizziti della madre, che li lasciava fare, guardandoli inerte. C era un ragazzino a sorvegliare il gregge. Un adolescente dalla pelle bruna, con una zazzera di capelli ispidi, le gambe corte rispetto all ampio torace, muscoli ancora in formazione, ma già sviluppati, che guizzavano nervosi lungo gli avambracci e le cosce, e scolpivano il ventre incavato. Tore bevve dalla borraccia un breve sorso, trattenendo l acqua in bocca prima di deglutire, per poterne assaporare più a lungo il gusto e l effetto benefico che aveva sulle mucose riarse. Poi, volto in direzione dei rovi che si arrampicavano sulla pendice del monte, ficcati tra le labbra indice e medio di entrambe le mani, modulò due fischi acuti. Da un avvallamento del terreno, annunciati da un latrato, spuntarono gli occhi spiritati di Marigosu, poi il muso intero, e infine il corpo, talmente scavato sotto il 5

6 pelo marrone arruffato che, anche a quella distanza, il giovane pastore avrebbe potuto contargli le costole una per una. Il cane lanciò uno sguardo obliquo in direzione del padrone, grattandosi intanto con una zampa posteriore l orecchio mutilato in chissà quale battaglia, quindi decise di avvicinarsi, caracollando sulla terra irta di pietre. Non appena lo ebbe a portata, il ragazzo gli ficcò la mano sotto il muso, serrandolo forte ai lati, tanto da costringere la bestia a spalancare le fauci, irte di zanne aguzze. - Tenisi famini? - gli chiese a bassa voce La risposta di Marigosu fu qualcosa a metà tra un di ringhio sordo e un guaito strozzato. Poi una leccata umida sul palmo della mano che il padrone gli porgeva. - Eia. Seu deu su meri! - approvò Tore, cavando un tozzo di pane raffermo fuori dalla tasca dei pantaloni di fustagno. La coda di Marigosu batteva nervosamente in alto e basso, a destra e sinistra, producendo schiocchi sul terreno e sui fianchi dello stesso animale. C era un grande barattolo di latta vuoto, poco distante, che un giorno aveva contenuto tonno conservato sott olio; era pulito, lucido, tanto l aveva lappato il cane alla fine dell ultimo pasto, come sempre era solito fare. Tore vi depose il pane che spezzo, poi ammorbidì bagnandolo con l acqua della borraccia. Marigosu allora si avvicinò, annusando con scarsa convinzione, poi ficcò dentro il muso, che ritrasse subito dopo, senza avere assaggiato neppure un boccone. Si accucciò, restando in attesa, mentre un sottile filo di bava, scintillando, colava giù dalla bocca spalancata. Così immobile osservò il ragazzo andare all ovile, staccare la salsiccia appesa al palo piantato al centro del recinto e, liberata la lama del coltello a serramanico, tagliarne un pezzo. - Eccu su ingaungiu! - Esclamò Tore, ridendo, aggiungendo la salsiccia al pane magnato. Per qualche secondo la voce possente del maestrale fu superata dall ansimare ingordo di Marigosu e dagli scatti secchi delle fauci che si aprivano e si chiudevano, poi tornò incontrastata a dominare il silenzio. Seduto sulla roccia levigata che costituiva il punto d osservazione preferito, nel punto più alto del versante del pascolo che dominava le spiagge sottostanti, Tore girò intorno lo sguardo. Era una giornata straordinariamente limpida, e lui aveva gli occhi buoni. Sulla destra il mare spargeva scaglie di sole intorno allo scoglio superbo del Pan di Zucchero; mentre verso riva strisce di schiuma si andavano a infrangere contro una parete di roccia viva a picco sul mare. - Da qui non puoi vederla, ma c è una grande apertura a metà costa. - gli aveva cominciato a raccontare una volta Efisio. Fin dove arrivava con la memoria, Tore non riusciva a riportare alla mente i volti del padre e della madre, che pure dovevano essere esistiti anche per lui. Ricordava soltanto lui, l anziano pastore che da sempre s era preso cura di lui. - È lo sbocco sul mare di Porto Flavia: ormai l hanno abbandonata, e da parecchio tempo, ma una volta era una delle miniere più importanti. - aveva continuato il vecchio, masticando rumorosamente pane e formaggio stagionato. Erano i momenti migliori, quando mangiava. 6

7 - Le navi si fermavano al largo. Laggiù, vedi? E le bentoline facevano la spola per andare a raccogliere il minerale estratto che veniva scaricato dall alto. - Tore, che all epoca era poco più di un bambino, lo ascoltava cogli occhi sgranati, attento a non perdere neppure una parola. - I minatori si affacciavano su dal buco nella roccia, ciascuno con al sua bella maschera di polvere di piombo, manganese e zinco bene incollata alla faccia. Guardavano verso i piroscafi alla fonda, assaporando il gusto della salsedine e sognando viaggi in paesi lontani. Se ne restavano lì, lacrimando, abbagliati dal lucore del cielo e del mare, finché le urla dei sorveglianti non li richiamavano nel ventre buio della terra, perché riprendessero la massacrante attività di ogni giorno.- Così dicendo lo aveva calato giù dalle ginocchia, si era frugato in tasca alla ricerca della sacca del tabacco e dei prosperi, poi aveva leccato una cartina e si era arrotolato una sigaretta striminzita e storta: il segnale che, almeno per quella sera, non ci sarebbero state più chicchiere. - Deu cussu traballu non d ei a fai mai! - Aveva mormorato infine al vento, scuotendo il capo. Poi giù una scrollata di spalle, e un bel grumo di catarro sputato in terra, tra i piedi del piccolo Tore. - Sarta, pipieddu! - lo aveva canzonato, ghignando, come faceva quando gli girava per il verso giusto. Era un vecchio, imprevedibile come lo sono quasi tutti i vecchi: a volte passavano settimane intere durante le quali se ne restava muto, chiuso nei suoi ricordi, e in chissà quali crucci. Tore aveva imparato a stargli alla larga, quando era così. Aveva assaggiato i calli di quelle mani su di sé, quando non s era trattato dei duri nodi legnosi del bastone ad abbattersi sulle sue gambe e sulla sua schiena; quindi sapeva bene quanto male potesse procurargli Efisio quando era arrabbiato o soltanto nervoso. Poi, all improvviso, qualcosa cambiava, e il vecchio riprendeva a parlare, ritrovando il gusto di trasmettere frammenti di vita e di saggezza a quel ragazzo magro come un fuscello. - Langiu comenti unu fustigu. È così che gli diceva. Come se lui, invece, fosse un gigante. Però Quante cose meravigliose conosceva Efisio! Nuraghe, saraceni, il conte Ugolino e i Pisani E le notti della transumanza, quando del bivacco rimanevano soltanto faville rosse nel buio, e ci sarebbe sempre voluta una coperta in più per proteggersi dai morsi del freddo e del vento, arrivavano i racconti cupi sui misteri delle grotte che butteravano colline e monti, dal Marganai a Capo Teulada. Chissà quando, chissà come, chissà dove, Efisio aveva trovato modo di affiancare alle storie ascoltate qua e là nel corso del suo incessante girovagare frammenti di letture tra le più disparate: storia, geografia, scienze naturali, disorganici rudimenti di sapere di cui però mostrava di conservare nitidissimi ricordi. Tore ricordò quel mattino maledetto di fine settembre, quando era stato svegliato dal brontolio del temporale che si avvicinava rapidamente, affacciandosi dal crinale del colle dietro cui era rimasto acquattato per tutta la notte. 7

8 Presto erano cominciate a cadere le prime gocce di pioggia, grosse quanto gli acini d uva delle vigne di Santadi. Mentre raccoglieva in fretta le sue cose, per correre al più presto al riparo del capanno, e chiamava a gran voce Efisio, ancora raggomitolato nel suo giaciglio, Tore aveva realizzato che la luce, che pure filtrava attenuata dalla coltre di nuvole bianche, non era quella giusta. Era l inclinazione dei raggi solari, che non andava. Veniva da sopra, non dall orizzonte. Segno evidente che s era fatto giorno già da un bel pezzo. Efisio non aveva mai dormito così a lungo. C era da dare da mangiare ai cani, da mungere le pecore, e da sbrigare le mille altre faccende per le quali non bastavano mai le ore del giorno. - Scirarì, mandroni! - era la sveglia che era solito dargli il vecchio, sempre desto per primo, e intanto lo tirava su per i capelli, quando andava bene. Oppure, quand era di luna storta, poteva anche succedere che sulla faccia del ragazzo piovesse una gavetta d acqua gelata, o di latte appena munto, denso e caldo. A seconda della stagione. E poi l aveva chiamato già due volte a gran voce, ed Efiso, che aveva il sonno talmente leggero che bastava il cadere in terra di una pigna per svegliarlo, era ancora lì, immobile, addormentato. Addormentato? No. Quando finalmente aveva capito, Tore era caduto in ginocchio vicino a Efisio. Gridandogli nelle orecchie, scuotendolo invano per le spalle, avvertendo sotto la presa forte delle mani lo scricchiolare delle ossa sottili delle braccia del vecchio. Aveva girato verso di sé quel corpo, leggero e inerte, avevaaccostato la guancia alle labbra esangui. - Poita sesi mortu, becciu malarittu? - aveva mugolato, sconvolto. Poi s era alzato, e in preda a incontrollabile furore, aveva preso a girare intorno al cadavere, tirando calci rabbiosi. - Crasi chini m ara a contai is istoriasa? - chiedeva a ogni colpo che menava, e avrebbe continuato chissà per quanto, se non l avesse fermato il crepitio secco di un paio di costole che si spezzavano. E, finalmente, l aria troppo a lungo trattenuta nei polmoni era riuscita a erompere in un sibilo strozzato che, dopo una manciata di secondi, s era trasformato in un grido acuto. Un urlo straziante che, come un enorme mannaia, aveva separato in due tronconi il gregge spaventato. Per sottrarsi a quei pensosi ricordi, Tore afferrò un sasso, e lo serrò nella mano sempre più forte, finché le asperità della pietra non ebbero inciso profondi solchi rossi sul palmo della mano. Finché il dolore fisico non ebbe scacciato l altro dell anima, assai più atroce. 3 anni trascorsi nell'antica città di Iglesias, in Sardegna, e quindici giorni in compagnia di un pastore della zona di Teulada; danno vita a Iscassia e Fogu di Patrizio Pacioni, breve romanzo completo di inserti in campidanese-sulcitano. Dello stesso autore consigliamo Quel ramo del Lago. L Official Web Site. 8

9 Robert Louis Stevenson, 1896 "Il corallo cresce, la palma s'apre, ma gli uomini scompaiono", dice il triste adagio d'haiti. Ma, finché durano, sono tutti e tre affezionati alle spiagge. Dovevamo gettare l'àncora in un anfrattuosità tra le rocce, vicino all'angolo a sud-est della baia. La baia era là, come volevamo; la goletta virò di bordo, l'àncora si tuffò. Il rumore fu poco ma l'avvenimento immenso. La mia anima se ne andò coi suoi legami a profondità di dove nessun verricello poteva risollevarla, nessun palombaro ritirarla. Da quel giorno alcuni di quei compagni ed io dovevamo per sempre restare prigionieri delle isole Viviane. ( ) Miguel Hernández Spagna M'avanza il cuore Oggi sto, non so, non so come, oggi conosco solo la pena, oggi non ho amicizia, oggi ho soltanto voglia di strapparmi il cuore dalla radice e metterlo sotto una scarpa. Oggi rinverdisce quella spina secca, oggi è giorno di pianti nel mio regno, oggi lo scoraggiamento scarica nel mio petto scoraggiato piombo. Non resisto la mia stella. E mi cerco la morte nelle mani guardando con affetto i coltelli, e ricordo quell'ascia compagna, e penso ai più alti campanili per un salto mortale, serenamente. Se non fosse perché... non so perché, il mio cuore scriverebbe un'ultima lettera, una lettera che conservo là dentro, farei del mio cuore un calamaio, una fontana di sillabe, di addii e doni, e al mondo direi "cavoli tuoi". Nacqui sotto una cattiva luna. Porto la pena di una sola pena che vale più di tutta l'allegria. Un amore m'ha lasciato a braccia arrese e non posso più tenderli verso niente. Non vedete la mia bocca com'è delusa, come sono contrariati i miei occhi? Più mi guardo e più mi affliggo: con quali forbici tagliare questo dolore? Ieri, domani, oggi patendo di tutto cuore mio, malinconico acquario, galera di usignoli moribondi. 9

10 M'avanza cuore. Oggi scorarmi, io, il più cuorato degli uomini, e anche il più amaro. Non so perché, non so perché né come mi perdono la vita ogni giorno. José Martí Cuba Guantanamera Io sono un uomo sincero di dove cresce la palma, e voglio, prima di morire, dall'anima far uscire i miei versi. Io vengo da qualsiasi parte, e in qualsiasi parte vado. Arte sono fra le arti, nelle selve, selva sono. Conosco gli strani nomi delle erbe e dei fiori, e di mortali inganni, e di sublimi dolori. Ho visto nella notte oscura piover sopra la mia testa i raggi di luce pura della divina bellezza. Sulle spalle delle donne più belle ho visto spuntare le ali, e dai frantumi del bozzolo volar fuori le farfalle. Ho visto un uomo vivere con un pugnale nel petto, senza mai pronunciare il nome di colei che l'aveva ucciso. Fugace, come un riflesso, l'anima ho visto due volte: quando morì il povero vecchio, e quando lei mi disse addio. Ho tremato una volta, - al cancello che si apre sulla vigna - quando la barbara ape punse in fronte la mia bambina. 10

11 Una volta ho gioito, come non avevo gioito mai: quando la mia condanna a morte lesse il giudice piangendo. Sento un sospiro che viene di là dalle terre e dal mare, e non è un sospiro, è mio figlio che si sta per risvegliare. Se mi dicono: dallo scrigno scegli il gioiello migliore, scelgo un amico sincero e lascio da parte l'amore. Ho visto l'aquila ferita volare nel cielo sereno, e morire nella tana la vipera del suo veleno. So bene che quando il mondo cede, livido, al riposo sopra il silenzio profondo mormora quieto il ruscello. Ho posato la mano intrepida, rigida d'orrore e di gioia, sopra la stella spenta caduta davanti alla mia porta. Nascondo nel petto indomito la pena che lo attanaglia: il figlio di un popolo schiavo vive per esso, tace e muore. Tutto è bello e costante, tutto è musica e ragione, e tutto, come il diamante, prima che luce è carbone. So che lo sciocco si sotterra con grande sfarzo e gran pianto, e che non c'è frutto sulla terra come quello del camposanto. Taccio, e comprendo, e mi tolgo la pompa del rimatore: appendo a una pianta avvizzita il mio tocco da dottore. da "Versos sencillos", estate trad. di Gianni Guadalupi 11

12 George Byron Inghilterra Ondeggia, Oceano nella tua cupa e azzurra immensità A migliaia le navi ti percorrono invano; L'uomo traccia sulla terra i confini, apportatori di sventure, Ma il suo potere ha termine sulle coste, Sulla distesa marina I naufragi sono tutti opera tua, è l'uomo da te vinto, Simile ad una goccia di pioggia, S'inabissa con un gorgoglio lamentoso, Senza tomba, senza bara, senza rintocco funebre, ignoto. Sui tuoi lidi sorsero imperi, contesi da tutti a te solo indifferenti Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine? Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti. Poi vennero parecchi tiranni stranieri, La loro rovina ridusse i regni in deserti; Non così avvenne, per te, immortale e mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde; Il tempo non lascia traccia sulla tua fronte azzurra. Come ti ha visto l'alba della Creazione, così continui a essere mosso dal vento. E io ti ho amato, Oceano, e la gioia dei miei svaghi giovanili, era di farmi trasportare dalle onde come la tua schiuma; fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti, una vera delizia per me. E se il mare freddo faceva paura agli altri, a me dava gioia, Perché ero come un figlio suo, E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine, E giuravo sul suo nome, come ora. Premi PREMIO SUD MILANO, POESIE E RACCONTI selezione mensile per la pubblicazione su Sud Milano RACCONTI E POESIE selezione maggio 2005 PROCEDURA: I partecipanti inviano uno o più testi in prosa e poesia purché in lingua italiana a precisando in oggetto: selezione per Sud Milano racconti e poesie. Il testo potrà essere edito o inedito, ma dovrà essere concedibile e di fatto concesso con la spedizione e l'iscrizione il diritto alla pubblicazione non in esclusiva del testo alla Associazione SUD MILANO. Ciascun testo dovrà essere spedito in 1 copia via in formato testo e caratteri Times New 12

13 Roman, completo di riferimenti (indirizzo e telefono dell'autore) all'indirizzo indicando in oggetto "SELEZIONE SUD MILANO". In alternativa può essere spedito su supporto digitale all'indirizzo dell'associazione organizzatrice. Non si accettano manoscritti o testi da ribattere. Dalla data di iscrizione il testo parteciperà a tre successive selezioni per la pubblicazione nelle successive tre uscite del giornale Sud Milano. Sono previste le seguenti sezioni: 1) Testi "brevi" (compresi entro 1000 caratteri di qualunque genere letterario) 2) Testi "medi" (compresi entro 2500 caratteri di qualunque genere letterario) 3) Testi "lunghi" (compresi entro caratteri di qualunque genere letterario) I dati personali dell'autore saranno forniti con il testo partecipante. Il giudizio dei critici e della redazione del giornale è insindacabile e inappellabile. La votazione in internet ha valore indicativo. Informativa ai sensi dell'art.10 della Legge n. 675/1996: i dati personali saranno trattati dagli organizzatori del premio esclusivamente a fini organizzativi. Sono previsti i seguenti premi per i vincitori di ogni sezione : 1 Premio Testi "brevi" : Pubblicazione dell'opera vincitrice e di altri testi scelti dall'autore vincitore in mezza pagina del giornale "Sud Milano Racconti e Poesie" per il valore corrispondente di 250 Euro. 1 Premio Testi "medi" : Pubblicazione dell'opera vi ncitrice e di altri testi scelti dall'autore vincitore in mezza pagina del giornale "Sud Milano Racconti e Poesie" per il valore corrispondente di 250 Euro. 1 Premio "Testi lunghi" Pubblicazione dell'opera vincitrice sul giornale "Sud Milano Racconti e Poesie" per il valore corrispondente di 650 Euro. I critici e la redazione del giornale, possono assegnare ogni mese altri premi speciali fra i partecipanti consistenti nella pubblicazione parziale o totale delle loro opere. Ai vincitori saranno inviate a spese dell'organizzazione 50 copie del giornale Sud Milano Racconti e Poesie in cui è stata pubblicata la loro opera. Tutti potranno leggere il mensile su internet all'indirizzo L'associazione Sud Milano si riserva il diritto, non esclusivo, di diffusione e stampa dei lavori iscritti senza alcun compenso per i diritti d'autore sul portale e sul giornale Sud Milano Racconti e Poesie. Con frequenza periodica in occasione di un incontro letterario promosso dalla Associazione Sud Milano saranno consegnati targhe ricordo e premi di partecipazione a tutti gli iscritti presenti. In occasione di questi incontri gli autori potranno intervenire e promuovere i propri testi. Vari, prossimi incontri letterari sono previsti presso International House di San Donato Milanese. I testi vanno inviati in a con in oggetto selezione per Sud Milano, racconti e poesie. La quota di partecipazione alla selezione dà diritto alla pubblicazione di tutti i testi su ed ad una breve comunicazione sul giornale Sud Milano di titolo, autore, genere letterario e altre informazioni utili che rimandano per la lettura al testo pubblicato in internet. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla redazione. Sud Milano è mensile di attualità, arte, cultura e spettacolo. info tel Sito consigliato Fernando Bassoli Italia Bruxismi eccentrici Ora mi dicono tutti Bravo!. (Ma de che?) Bravo Bassoli, bravo! Vai, vai (So diventato un cavallo?) Avevano sempre creduto in me, sostengono. Mi invitano, adesso. Vogliono darmi pure un premio. (quando mai s è visto un premio, a casa mia? al massimo è entrato qualcosa coi punti del detersivo) 13

14 Intanto mi danno pacche sulle spalle. Mi sorridono. Qualcuno vuole offrirmi un caffè. Ma io rifiuto. Sono gli stessi che mi chiedevano dove potevano comprare un mio libro. E poi non andavano nemmeno in libreria. (Che me lo chiedevano a fare?) Mi chiedo dove fossero quando battevo i denti, per non battere sulla strada, dentro una stanza di gelo, zeppa di libri e vuota di pane. Mi domando come facevano a riempire i loro serbatoi, mentre io non avevo i soldi non dico per un automobile, ma nemmeno per rinnovare la patente. Cosa mangiavano, quando io pranzavo con lire? Cosa pensavano, quando mi toccava scegliere tra cinque piadine & un barattolo di marmellata, oppure tra due scatolette di ceci & un dentifricio di serie d? è forse venuto qualcuno a bussare alla mia porta? mi hanno telefonato? mi hanno offerto una cena? Mi chiedo dove fossero, quando addentavo i battenti di porte che stavano chiuse pure quando erano lasciate aperte, nella speranza che qualcuno entrasse. Mi chiedo dove fossero quando martellavo i tasti il giorno di Natale, quando entrare in un Cinema era solo sognare. Forse sono gli stessi che ritenevano che il mio nome fosse troppo di sinistra per vincere un concorso, oppure che il mio aspetto fosse troppo di destra, per camminare al mio fianco. Forse sono gli stessi che oggi mi spediscono i loro manoscritti, affinché dia loro un buon consiglio. O i loro libri, per una misera recensione. (Gli cambierà la vita?) Mica lo sanno, loro, che per leggere un libro che mi piaceva davvero dovevo rubarlo. (Cazzo, m avessero preso mai. Devo avere un gran talento ladresco) E poi parliamoci chiaro, mettiamo il dito nella piaga: erano forse presenti, loro, il giorno in cui la sconfitta del Valence ad Amiens - chi se la può dimenticare? mi ha fatto svanire una vincita di Euro in una giornata in cui avevo beccato perfino la vittoria esterna del Monchengladbach non ricordo dove quotata a 6,00? (Si chiama oblio della memoria) Che culo! avrebbero commentato, da veri ignoranti. Mica lo sapevano, loro, che quell anno il Monchengladbach non aveva mai vinto fuori casa. E che prima o poi gli zeri si cancellano, durante il campionato. Fateci caso. Tra loro, tra questi vigliacchi, si nasconde di certo anche il centravanti dell Amiens. Il signor nessuno che quel giorno segnò tre-reti-tre ad una squadra seconda in classifica. Non ricordo il suo nome. (Si chiama: rimozione) Quello che mi fece stringere i denti fino all ultimo secondo, davanti al monitor, nella speranza che il Valence riuscisse a segnare quattro goal nei minuti di recupero. O che ci fosse un errore. Che il 3 a 0 fosse in realtà uno 0 a 3. Ma invece era proprio un 3 a 0, cazzodibudda! Siccome sono uno che non sa perdere, che non molla mai, io sono rimasto lo stesso davanti al video. Ad oltranza. Per ore, giorni. Settimane. Nella speranza che il risultato cambiasse. Continuando a stringere i denti. E pure il culo. (Si chiama rifiuto della realtà) Poi un giorno la Telecom mi ha staccato il telefono. In effetti la bolletta era scaduta da troppo tempo. Quando il video si è spento, a forza di serrare le mascelle, mi faceva male la bocca. Allora mi sono alzato e sono andato dal mio dentista. Caro Bassòli Bàssoli! tu ciài il bruxismo eccentrico! ha esclamato, con un filo di sarcasmo, dopo aver ficcato il naso dentro la mia boccaccia. In effetti mi sono sempre considerato un eccentrico. Ma un bruxista mai. E che vòr dì? ho chiesto, con gli occhi ancora acquosi e pure un po cecati, data l esposizione al computer per 69 giorni e 69 notti consecutive, nell inutile attesa dei quattro goal del Valence. Vuol dire che ciài 32 denti spaccati. ha diagnosticato. E s è sciolto in una risatona. (Azz!) Di cui uno da devitalizzare. ha subito precisato. (Li morté! Je famo il funerale?) E com è possibile? ho replicato. Semplice, Bassoli: a forza di stringere i denti, te li sei consumati. Pensa che testa d abbacchio sei 14

15 (Ha parlato Einstein) Io non dicevo nulla. E continuavo a pensare: Ma possibile che l Amiens, penultima, abbia battuto il Valence, la seconda in classifica, per giunta per 3 a 0? Come si spiega? Non potevi venì prima? Mo te devo fa un lavoraccio Bassòli Bàssoli! Cazzo Bàssoli, ho detto! Eh, che permaloso! Vabbe, va ti perdono perché oggi è la mia giornata fortunata pensa che ho pure beccato alla Snai. ha sparato. (Li mortacci sua!) Ma mica è finita qui. Ha cacciato la ricevuta. E me l ha messa in mano. Si era giocato un botto di partite. Le ho contate, erano ben nove. Però ci capisce. ho notato. Aveva scommesso una bella sommetta, ma su partite comode, tranquille. Tutte prevedibili nulla da obiettare ho borbottato, quando la pupilla s è incantata sulla nona partita. (Cosa?) Non potevo crederci. (Amiens Valence = 1. Quote del match: 1: 3,50 X: 2,80 2: 1,70. Il Valence era strafavorito: si chiama culo) Scusa, dotto ma questa come la spieghi? ho domandato, con l indice puntato. Ah, l Amiens? quella era l unica sicura sai, ho mio cognato lì (Che cazzo dice?) Tuo cognato dove, ad Amiens? (Starà sicuramente bluffando) Nooo nell Amiens fa il calciatore (Non è possibile: non ci credo. Ora mi dirà che è uno scherzo) è quello che ha segnato tre goal. Ma era tutto preparato non so se mi capisci? sai come va il mondo, vero Bassòli? A tutti perdono e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi. Fernando Bassoli, giornalista e scrittore (Latina, 1969). Laureato in Giurisprudenza e vincitore di vari premi letterari, è presente in numerose antologie; collabora con varie testate. Ha pubblicato: Bordighera: volti & storie, Come cammina un uomo senza gambe?, Il vero volto delle donne. Salvo Zappulla Italia La clessidra Il Grande Vecchio passandomi accanto mi disse: Perché te ne stai sdraiato ad oziare? Non apprezzi dunque il valore della vita che ti ho donato? Pensi che dureranno in eterno i tuoi giorni?. Non risposi e mi girai dall altra parte. Mi lanciò uno sguardo di commiserazione e si allontanò. Mio padre, morendo, mi aveva lasciato una cospicua somma di denaro depositata nelle banche, azioni, beni immobili, eppure tutto ciò non mi interessava. Ero avvolto da irremovibile apatia, niente riusciva a stimolarmi, né la ricchezza, né gli altri piaceri della vita. Non avevo interesse alcuno, trascorrevo le mie giornate in contemplazione, sprofondato dentro l amaca, nella veranda di casa mia. Unica fatica, quando allungavo la mano per 15

16 afferrare la bottiglia di vino posta sul tavolo accanto a me. L indomani il Grande Vecchio passò di nuovo e, trovandomi sempre nello stesso posto, si rabbuiò: Ancora qui? Ancora sdraiato? Non hai desiderio di conoscere? Di scoprire? Guarda lo splendore che ti circonda: il sole, i colori del cielo, la terra ebbra di vita. Non ti pare un miracolo tutto questo?. La vita è una gran noia. Stavolta il Grande Vecchio si arrabbiò di brutto: Sciocco!. Lasciami in pace. Ti darò una lezione. Ecco qua i tuoi giorni, ridotti in polvere dentro la clessidra. Ora potrai vederli mentre si consumano e forse imparerai ad apprezzarli. Ciò detto prese l oggetto e me lo depose davanti al naso, sul tavolo. Mi risollevai di colpo, allarmato. Vedevo la clessidra che implacabilmente riversava la polvere dal vaso superiore a quello inferiore. Fui colto dal panico. Mi aveva giocato proprio un brutto scherzo. Non sapevo cosa fare, capivo che dovevo sbrigarmi, investire nel migliore dei modi il poco tempo che mi rimaneva. Avevo tutti quei soldi da parte, sarebbero rimasti inutilizzati con la mia morte. Un viaggio. Sì, avrei fatto un viaggio. Mi venne il desiderio di conoscere il mondo, prima che fosse troppo tardi. Sarei potuto andare in Africa, o nei Paesi nordici; in America, in Oriente. C erano tanti di quei posti meravigliosi da visitare, culture diverse, usanze, costumi, tradizioni, etnie. Rimaneva solo l imbarazzo della scelta. Mi precipitai all aeroporto, ma qui fui preso dall ansia. E se nel frattempo la polvere si fosse consumata? Non potevo rischiare di morire in una terra straniera. Preferii tornare indietro. Arrivai a casa con il cuore che mi batteva all impazzata. La clessidra era sempre lì, sul tavolo. La polvere era scesa quasi tutta. Così poco mi rimaneva? Non ragionavo più, la paura prevaleva, l apatia di prima si era trasformata in una frenetica e spasmodica rincorsa alla vita. E sempre così, quando ci si accorge di perdere qualcosa, se ne apprezza il valore. Pazzo che ero stato! Avevo dissipato i miei giorni, senza aver costruito nulla, senza aver realizzato niente di importante. Dovevo rimediare, dare un senso alla mia esistenza. Mi guardai intorno, il Grande Vecchio si era allontanato. In un lampo afferrai la clessidra e la capovolsi. Tirai un grosso sospiro di sollievo. Appena in tempo! Potrei donare tutti i miei averi alla gente povera, pensai; fondare un centro di accoglienza per bambini e vecchi abbandonati. Oppure potrei destinare le mie ricchezze a un associazione umanitaria, alla lotta contro le malattie del secolo. Mi avrebbero ricordato come benefattore. Decisi di recarmi dal notaio per registrare le mie volontà. Feci per allontanarmi ma, dando un occhiata alla clessidra, mi resi conto che la polvere scendeva molto più in fretta di prima. Com era possibile! Il Grande Vecchio era stato scorretto, aveva allargato la strozzatura. Beh, ma anch io a capovolgerla non ero stato molto leale. Che gran confusione nella testa! Fui tentato di prendere la maledetta clessidra e scaraventarla contro il muro, ma in tal modo i miei giorni sarebbero andati dispersi. Mi barricai in casa, sprangai porte e finestre e mi sedetti dinanzi al tavolo. Non appena la polvere nel vaso superiore stava per esaurirsi, capovolgevo la clessidra. Ogni volta essa ricominciava a scendere sempre più velocemente. Era diventata una sfida continua tra me e l infernale attrezzo. Quanto tempo rimasi in quello stato, con la barba lunga e lo sguardo allucinato? E quanto tempo resistevo senza mangiare, né bere? Mentre mi apprestavo a rigirare per l ennesima volta la clessidra, sentii una mano posarsi sopra la mia, bloccandola. Il Grande Vecchio era tornato. Stolto mi disse, pensavi di poterti prendere gioco di me. Pensavi di prolungare i tuoi giorni all infinito e non ti accorgi che sei già morto da tempo. L imprenditore Sono un imprenditore, io. Un imprenditore!. L impresario delle pompe funebri viene a sedermi accanto, ed io mi appresto rassegnato a sorbirmi l ennesimo suo sfogo. Non che mi dia fastidio, per carità. E un onesto lavoratore, uno che dalla morte ha tratto la ragione della sua vita ( però quella degli altri, ci tiene a sottolineare ). Bravissimo ragazzo, sveglio e dotato di un grandissimo fiuto per gli affari. Magari grezzo nei comportamenti e sprovvisto di tatto e della delicatezza necessaria per chi deve svolgere un lavoro di questo genere. Ha preso l abitudine di venire a confidarsi con me. Non so per quale motivo veda nella mia persona una sorta di padre spirituale. Forse perché sto ad ascoltarlo con infinita pazienza o forse perché non trova di meglio. In effetti, sarà per via del suo mestiere, sarà per il carattere impulsivo, ma non è che goda di molta simpatia nel 16

17 paese. Seduto al mio fianco, mi confida il suo malumore: Ce l hanno tutti con me! Mi detestano dottò, mi scansano come la peste!. Cerco di confortarlo: Su, non esageri, vedrà che tutto si sistemerà per il meglio. Ma lei davvero non potrebbe evitare, la mattina, di fare il giro dei circoli degli anziani per chiamare l appello?. Allora ragazzi, ci siamo tutti?. Tutti corrono a toccare ferro, qualcuno si tocca i genitali, ma visto che sono quasi tutti avanti con gli anni e quindi non si fidano dei propri, toccano quelli del ragazzo addetto alle pulizie, e questo crea non poco imbarazzo. Ormai quando lo sventurato passa per le vie, tutti a toccarsi. E diventata una vergogna. Tanto che la Giunta municipale, sindaco in testa, con delibera urgente ha deciso di installare nel paese delle aste metalliche dove i cittadini possono afferrarsi a tutela delle loro superstizioni. Ma il ragazzo, imperterrito, continua a tirare avanti per la sua strada. In questo paese mi vedono come il fumo negli occhi! insiste. Io sono diventato il suo unico punto di riferimento, anche perché stenta in maniera incredibile a socializzare con il resto della comunità. Non mi possono vedere, li ho tutti contro, dottò!. Non sono dottore, e non è affatto vero che ce l abbiano con lei; fanno semplicemente il loro interesse, che è quello di campare il più a lungo possibile, il quale chiaramente non coincide con il suo. Ce l hanno con me, ce l hanno con me. Vogliono vedermi rovinato. Ha notato come da qualche tempo siano diminuiti i decessi? Proprio ora che avevo affrontato delle spese. Ne sono certo, vogliono rovinarmi. Ma hanno voglia di crepare d invidia, tra non molto apro la più bella azienda di pompe funebri di tutta la provincia. Ho lavorato sodo io, mica come loro che passano le giornate a grattarsi le palle. L unico amico vero è Lei dottore. Ci terrei che fosse Lei a fare l inaugurazione della nuova azienda. Sono commosso ma nello stesso tempo preoccupato. Inaugurazione in che senso, scusi?. La domanda non riceve risposta. Forse non ha compreso il significato, visto che è in buona fede. Sicuramente non in quel senso che penso io, poiché continua a tributarmi segnali di affetto. Le assicuro che se dovesse capitare di sdebitarmi se dovesse se per disgrazia dovesse succedere la tratterei con riguardo, come si conviene a una persona distinta come Lei. Le farei un ottimo prezzo!. A questo punto devo confessare che anch io, immediatamente, con un gesto istintivo, porto la mano giù in cerca di protezione. Io che pensavo di essere superiore a queste sciocche superstizioni. Evidentemente siamo tutti meno eroi di quanto crediamo. Venga, le offro una birra dico per tenermelo buono. Appoggiati al bancone del bar, lo invito a rilassarsi e a brindare alla salute. Alla salute?. Beh, cosa c è di strano?. Non ho mai brindato alla salute di nessuno. E una questione di principio, cerchi di capire; sarebbe di cattivo auspicio per il mio lavoro. Santo cielo! Non vorrei che portasse jella davvero. Sarà la tensione, sarà la foga, fatto sta che la birra mi và di traverso. Ouff! ouff!. Rischio di soffocare. Si sente male?. Ouff! Mi sto riprendendo. Ouff!. Sa che ha proprio una brutta cera? Ha una faccia che sembra un cadavere. Io!?. Soffre d ulcera?. No. Mal di fegato?. Nemmeno. Emicranie? Dolori reumatici? Capogiri?. Neanche per sogno. Oh bé, allora potrebbero essere i primi sintomi di una broncopolmonite fulminante. Mi è solo andata la birra di traverso. Prova a battermi una mano sulle spalle. Non mi tocchi! Non mi tocchi!. 17

18 Da allora, quando lo incontro, anch io, come tutti, cerco una barra metallica a cui afferrarmi. Però s è messo su bene il ragazzo. L altro giorno mi ha confidato che sta ultimando la villetta in campagna. Mi mancano gli ultimi quaranta clienti e poi è bella e completa. Gli raccomando di essere più diplomatico e soprattutto di evitare gli eccessi. Ragazzo mio, va bene gli affari, va bene l attaccamento al lavoro ma eviti di fare affiggere quegli orribili manifesti sui muri. Una mattina mi era capitato di leggere: La ditta di pompe funebri di Caronte Vincenzo è felice di annunciare alla propria clientela che nel periodo pasquale sarà applicato lo sconto del trenta per cento su tutti i funerali di prima e seconda classe. Approfittatene! Inoltre saranno offerte tariffe particolarmente vantaggiose per decessi di gruppo, in caso di stragi o cataclismi naturali. Caronte sia più moderato lo redarguisco. Dice, dottò? Forse ha ragione, ma devo completare la villetta. Benedetto ragazzo, è irriducibile. Antonio Machado Spagna Il mare Lo scafo consunto e verdiccio della vecchia feluca riposa sul lido... sembra la vela mozzata che sogni ancora nel sole e nel mare. Il mare ribolle e canta... Il mare è un sogno sonoro sotto il sole d'aprile. Il mare ribolle e ride con le onde turchine e spume di latte e argento, il mare ribolle e ride sotto il cielo turchino. Il mare lattescente, il mare rutilante, che risa azzurre ride sulle sue cetre d'argento... Ribolle e ride il mare!... L'aria pare che dorma incantata nella fulgida nebbia del sole bianchiccio. Palpita il gabbiano nell'aria assopita, e al tardo sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole. El Taller Del Poeta Visita l Official Web Site. Alala Gabriel Impaglione 18

19 Carlos Drummond de Andrade Brasil Poema a sette facce Quando nacqui, un angelo storto di quelli che vivono nell'ombra, disse: vai, Carlos! a essere gauche nella vita. Le case spiano gli uomini che corrono dietro alle donne. Il pomeriggio sarebbe azzurro, magari, se non ci fossero tante voglie. Il tram passa pieno di gambe: gambe bianche nere gialle. Perché mai tante gambe, mio Dio, chiede il mio cuore. Però i miei occhi non domandano nulla. L'uomo dietro ai baffi è serio, semplice e forte. Quasi non parla neppure. Ha pochi, rari amici l'uomo dietro agli occhiali e dietro ai baffi. Mio Dio, perché mi hai abbandonato se sapevi che io non ero Dio se sapevi che ero così debole. Mondo mondo vasto mondo, se mi chiamassi Raimondo sarebbe una rima, non una soluzione. Mondo mondo vasto mondo piú vasto è questo mio cuore. Non te lo dovrei confessare ma questa luna ma questo cognac danno una maledetta commozione. Federico García Lorca Spagna 4 Anima assente Non ti conosce il toro né il fico, né i cavalli né le formiche di casa tua. Non ti conosce il bambino né la sera perché sei morto per sempre. Non ti conosce il dorso della pietra, né il raso nero dove ti distruggi. Non ti conosce il tuo ricordo muto perché sei morto per sempre. Verrà l autunno con conchiglie, uva di nebbia e monti aggruppati, 19

20 ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi perché sei morto per sempre. Perché sei morto per sempre, come tutti i morti della Terra, come tutti i morti che si scordano in un mucchio di cani spenti. Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto. Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia. L insigne maturità della tua conoscenza. Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca. La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria. Tarderà molto a nascere, se nasce, un andaluso così chiaro, così ricco d avventura. Io canto la sua eleganza con parole che gemono e ricordo una brezza triste negli ulivi. Julio Cortázar Argentino After such pleasures Questa notte, cercando la tua bocca in un'altra bocca quasi credendoci, perché così da cieco è questo fiume che attira nella donna e mi sommerge fra le sue palpebre che tristezza nuotare infine verso la riva del sopore sapendo che il sopore è questo schiavo ignobile che accetta le monete false, le fa circolare sorridendo. Scordata purezza, come vorrei riscattare questo dolore di Buenos Aires, questa attesa senza pause né speranza. Solo nella mia casa aperta sul porto un'altra volta incominciare ad amarti un'altra volta incontrarti al cafè la mattina senza che tante cose irrinunciabili fossero accadute e non dovermi accontentare di questo oblio che sale verso il nulla, per cancellare dalla lavagna i tuoi pupazzetti e non ritrovarmi soltanto una finestra senza stelle. (traduzione: Federico Guerrini) 20

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