VENERDì 25 GIUGNO 1948

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1 cercherò Atti Parlamentari.453 Senato della Repubblica. DISOUSSIONI 25 GIUGNO VENERDì 25 GIUGNO 1948 (Seduta pomeridiana) Presidenza del Presidente BONOMI Comunicazioni discussione) : INDICE. del Governo (Seg-uito della GONZALES. Pago 453, 456, 457, 459, 460 BERTINI. 461, 467 TERRACINI 469, 475,476 GRASSI, :lj1inistro di grazia e gi'usti.zia PALERMO ,476 GENCO Comunicazioni della Segreteria 487 n. 100, recante disposizioni penali per il con trollo delle armi I), oggi approvato dalla Oa mera con procedura d'urgenza. Poichè anche per il Senato il Governo ha chiesto tale procedura, a norma del regola mento metto in votazione la richiesta di urgenza. Ohi l'approva è pregato di alzarsi. (È approvata). Il disegno di legge sarà trasmesso alla Oommissione competente. Disegni di legge (presentazione) : Interrogazioni: V ANON!, liiinistro delle finanze (Annunzio) La seduta è aperta alle ore 16. MOLINELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta precedente, che è approvato. Presentazione di disegno di legge. PRESIDENTE. Oomunico al Senato che il Presidente della Oamera dei deputa ti ha trasmesso il disegno di legge: «Ratifica e pro roga del decreto legislativo 5 febbraio 1948, Seguito sulle comunicazioni della discussione del Governo. PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulle comunica zioni del Governo. È iscritto a parlare il senatore Gonzales. Ne ha facoltà. GONZALES. Onorevoli senatori, per obbe dire al mandato di fiducia dei cclleghi del Gruppo di Unità 'Socialista obbedienza do vuta, fiducia mal riposta di spie gare le ragioni, sopratutto ideali che deter minano il nostro voto. Ho detto fiducia in me mal riposta perchè in venti anni di silenzio... parlamentare mi sono rifatto un'anima, non dirò ingenua (perchè voi iniquamente non sor ridiate), ma \(originaria I),... che vorrei non TIPOGRAFIA DEI. SEJ>'A'l'O (1.200)

2 non della AtU Parlamenta.ri REDUTA 454 Senato dolla. Rep1lbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 riperdere! Dirò, pertanto, qualche nota sto nata in confronto dei politici che voi siete rimasti (non di professione, ma di vocazione). La prima nota stonata vuole essere, signor Presidente, la preoccupazione che questa se con da Oamera (necessaria, poichè il sistema bicamerale è stato votato ì veramente non diventi il duplicato dico doppione perchè la desinenza è offensiva Oamera dei deputati. Converrà studiare il problema: preoccuparci, in funzione di una nuova legge f\lettorale, di cambiare le basi, le origini elettorali deija Assemblea, e onverrà anche preoccuparci di vedere se non convenga provocare una riforma eostituzionale; non per passare al sistema, unieamerale, ma per rendere questa seeonda Camera più utile e diversa. Abbiamo qui dei maestri del diritto eostl tuzionale:, videant maiores! Non è all'ordine di'l giorno questa questione e non è urgente... però non si sa mai. Per venire all'ordine del giorno, già voi sa pete eome noi voteremo: si vota per squadre' e squadrette. Questo è un gran guaio per l'isti tuto parlamentare perchè, per definizione, Parlamento «voleva» dire discussione per per suadere e, in funzione della persuasione, deli berare. Il nostro voto già lo sapete: è voto di fiducia preyentiva: non soltanto avendo presente l'ar ti colo 94 della Oostituzione, ma avendo anche presente l'articolo 95: il quale dice ehpo è uni taria la direzione del Governo ed impersonata dal Presidente; dice che i singoli ]Vlinistri rispon dono indiyidualmente degli atti dei loro dica steri, ma hanno una responsabilità solidale per gli atti del Consiglio dei MiniRtri. Voto di fiducia dunque, consapeyole della Rua grayità e voto di fiducia senza sottintesi. senza doppi giuochi, senza neanche... sorci verdi! È bene? È male? Noi crediamo che sia bene. In ogni modo non c'è che un giudice: il tempo; e non c'è che una sentenza: l'opera. Oggi possiamo dire soltanto che noi (e ne domandiamo credito particolarmente alla parte del Senato che siede all'estrema sinistra) ci siamo determinati in funzione di criteri di dovere. Oriteri di dovere contingenti e criteri di dovere s'ub spef>ie Ùistoriae. Per i criteri contingenti, cioè per partecipare a questo Governo in lj.uesta ora, noi non ab blamo pregiud.ir.iali: nè morali, nè religiose, nè formali o costituzionali. Lasciatemi dire solo che all 'eceezione pregiudiziale, che qui ha Rolle Yato l'onorevole Terracini, noi senatori dove vamo rispondere. Mi è doluto di yedere che a quell'eccezione la maggioranza, abbia risposto soltanto per alzata o seduta. È una forma di intolleranza parlamentare: e come tale può avere delle attenuanti per le minoranze, ma n0n per la maggioranza. Noi doveyamo rispon dere. tanto più che la risposta era facile. " Ormai è stata data dall'onorevole Ruini ed è mutile ripeterla. ]amo venuti alle elezioni dell'aprile dopo un esperimento di Governo comune tra noi e la Democrazia cristiana; un Governo che non aveva un complesso programma, ma solo un programma, quello di portare il Paese alle ele zioni in civiltà e libertà. Oredo che quel còmpito sia stato assolto. DiceYa ieri l'onorevole Gasparotto: «ma fra cinque anni discuteremo ancora delle elezioni del18 aprile?» se non che ayeva appena finito di darei questo ammonimento e si è imbarcato anche lui nella discussione sulle elezioni del 18 aprile e poi subito dopo di lui si è alzato Poratore comunista e di queste elezioni lun gamente ha parlato. Io voglio dire una cosa sola a nome dei miei compagni: certo la libertà spirituale di alcuni elettori ha potuto in qual che modo essere forzata, ma questo ha riguardo all'interiore libertà spirituale, al costume ed alla educazione politica; non ha riguardo a quella libertà politica esteriore che il Governo, in sede di elezioni) ha il dovere di garantire per tutti. Voglio dire: la libertà di riunione e di pro paganda; la libertà delle candidature, e poi la libertà delle operazioni ed il segreto delle opera7:iojll elettorali. Queste sono le tre libertà pelitiche che l'autorità può garantire: le altre dipendono da noi) quali cittadini. Ed io, che non sono un ottimista per natura, mi augu rerm che anche nelle elezioni avvenire (anche se il Governo... sarà di altri) quelle tre libertà. elettorali siano garantite, e sopratutto la libertà di candidatura.

3 Senato Atti Parlament(Jjri 455 della Rep1tbblica DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 È stato bello e civile per l'italia che ci fos sero molte liste di candidati: la legge che la Repubblica ha concesso, è stata di una prov vida libertà, per i Repubblicani (e qui mi rivolgo a tutti con un gesto doverosamente... circolare). Si è visto nella libertà delle candi dature, della propaganda e della votazione anche di una lista monarchica) il giudizio di appello dell'altro giudizio del 2 giugno 1946 con tanti milioni di voti in :più! Venivamo, dunque noi socialisti democratici, da un esperimento di Governo comune con la Democrazia cristiana, che aveva un còmpito e che quel còmpito ba assolto. Ora siamo qui tutti sotto il segno della 'Costi tuzione: la quale nf'i suoi primi 46 articoli ha un programma di una trefil enda responsa bilità, perchè non solo la Costituzione ha scritto dei princìpi ideali, ba fatto una dichiaraiione di diritti, ma (e qui sia lode ai deputati costi tuenti fra i quali io non ero e quindi posso in libertà criticare o lodare), si è anche impe gnata all'mtervento positivo dello Stato, per render le parole non sono mie; sono della Costituzione (, effettivi questi diritti». È un esempio nuovo. Ieri l'onorevole Scoccimarro diceva che alla base dei princìpi della RepubblIca è il diritto al lavoro. Ed è vero. Ma sarebbe stato più cal zante il suo argomento, se avesse letto tutto l'articolo 4 il quale suona così: ccla Repubblic, riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effet tiva questo diritto». Che cosa vuoi dire que sto, o signori, se non che non ci dovrebbe es sere più disoccupazione È giusto. Il primo dovere di una famiglia è di mantenere i suoi figli, sopratutto i figli che non domanda,no cbe di lavorare per guadagnarsi la vita. J'\1a voi sapete che è... impegno pauroso. E gli esempi possono continuare. La Costi tuzione all'articolo 24 dice cbe tutela la giu stizia. Si intende bene che la Costituzione deve tutelare la giustizia, ma la nostra si incarica di emanare anche, in un altro articolo, un prin cipio nuovo per il nostro diritto pubblico e cioè che giudici e funzionari rispondono dei loro errori e ('he 10 Stato è solidale con loro nel risarcimento. Si parla della famiglia (della maternità, dell 'infanzia) e si parla di provvedimenti di «natura economwa» per garantire e per miglio rare questi Istituti fondamentali della, società. Si parla all'articolo 32 della ccs((,lute» <lei citta dilll e SI dlce cbe la Repubbhca garantisce le cure gratmte a tutti glj mdlgentl. SI parla all'ar GlColo 34 dell'istruzione ed un capo verso dice che cctutti l CIttadini capaci e meritevoli, anche pnvi di mezzi, banno (hritto d.i raggiungere i gradi più alti degli stud.l». 10 mi domanòo: mezzi di chi se non della Repubbhea Che gli inabili al lavoro banno ò.iritto al manted.1mento è eletto nell'ar1iìcolo 38, senza parlare poi degli articoli 42, 43 e 44 che sanci scono il diritto della proprietà privata in queue forme e con quelle limltazionlnvoluzionarie cbe VOI conoscete e di cui si è discusso e si discuterà a proposito (le]]e Bonifiche, deua ri forma operaia e dena nazionalizzazione di al cune industne. Tutto questo che cosa pastula signori Il MInIstro del tesoro SI tien.e la testa tra le mani "I! (Si ride). Tutto questo che cesa po stula? Pastula una disponibilità di ben.i, una disponibilità. di mezzi finanzian onde Implica una grande responsabilità deho Stato del Go verno, di tutti noi. Potremo dire che la Costituzione ha voluto scrivere e sancire tali diritti non tanto in quanto diritti garantiti in atto, ma come le audaci speranze della nazione Ha voluto codificare una fede o, come direbbe Dante il una sustanzia di cose sperate». Sì lo pos siamo dire; però è una fede giurata! Perchè ha giurato anche per tutti noi, il Capo dello Stato in quel giorno di maggio in cui abbiamo veduto con i nostri occhi mortali la Repub blica: creatura presente, sicura, serena ed immutabile. Ebbene, ]a conseguenza di querto discorso qual'è Che se c'è questa enorme responsabi Jità de] Paese, agli eletti dal Paese discende un c'iterio di dovere aiutare il Governo o con la collaborazione o con1'opposizione nel significato democratico, liberale, fattivo della parola. Ia quale opposizione, per lo meno per quanto riguarda l'opposizione parlamentare, ed a giu dicare da questa nostra discussione sussiste. L'onorevole De Gasperi forse ha usato parole troppo amare la domenica scorsa ad Arezzo quando ha definito l'opposizione come «8empli

4 Atti PMlamentari 456 S enatq della Rep1lbblioa DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 cistica e demagogwa»; come negatrice di ogni bene neil'opera del Governo, ed esaltatrice solo dei propri meriti... anche in quel poco che il Governo può fare. Perchè tanta amarez;r,a e tanto pessimismo onorevole De Gaspen? Parlavate nella piazza Vasari, in mezzo alla serena chiostra dei ro Hi ;1retini, venrvate dalla VeIna franceseana, sa pete di disporre... degli aiuti della terra e del cielo, perchè tanta amarezza e tanto pes simismo? Il diavolo (voglio due l'opposizione parlamentare) è meno brutto d) quel che sem brava. Anche ieri JU due ore e mezzo di discorso del senatore Scoccimarro, due ore sono state di consigli: o sono consigli demoniaci o con sigli restano. Dunque aiutare il Governo o con la colla borazione come noi abbiamo deciso di fare o con una opposizione fattiva, critica, civile; come voi, appartenenti all'estrema sinistra, avete dimostrato di saper fare... quando lo vogliate. Finalmente noi abbiamo sentito il dovere di garantire (un poco di più di queilo che ve nisse dalla forza brutale dei numeri) la vita del Governo: perchè questa è veramente democrazia. La democrazia deve garantire la, vita del Governo che esce dal partito vittorioso, per chè possa attuare un suo programma, dare la sua prova! altrimenti che democrazia sarà? E noi repubblicani storici e socialisti demo cratici crediamo veramente di aver portato al primo effettivo Governo della Repubblica una forza morale. Particolarmente un sussidio a quelle forze di sinistra che innegabilmente sono nella Democrazia cristiana; quelle di cui par lava il senatore LusRu l'altro giorno con parole accorate dicendo che queste forze di sinistra nella Democrazia cristiana sono soffocate e sacrificate. E va bene. S'è così perchè non aiu tarle? Sacrificati saremo anche noi, diceva Lussu. Va bene! I deboli che si uniscono ri schiano di diventare dei forti. Ma questi wno, o signori, doveri contingenti; in confronto di questo Governo, in questa «ora del tempo e dolce stagione», e cogli impegni positivi della nostra Oostituzione. Io vorrei, a nome dei miei compagni, accen nare ad un dovere più vasto, quello cui già facevo cenno nell'esordio: sub specie historiae. Noi siamo un partito di lavoratori, assumiamo la gestione degli interessi dei lavoratori. Per dirla in un termine che ci unisce nei ricordi marxistici. Voce a sinistra. Molto lontani! GONZALES. Assumiamo la gestione degli interessi del proletariato. Ma, signori, da quando il proletariato ha cominciato ad essere una forza attiva della storia, cioè dalla data di cui quest'anno si ce lebm il centenario (Il m2,nifesto dei comuni sti è del f8) è passata acqua sotto i ponti! Il proletariato non è più quello òi una volta. Il Manifesto termina dicendo cbe «nella lotta di classe il proletariato n.on ha che le sue catene da perdere i). Le parole ROno del Maestro, ma sono vecchie di un secolo. Oggi non è così: oggi il proletariato ha qual che cosa di più delle sue catene da perdere. Dal manifesto ad oggi c'è di mezzo una lunga serie di nostre conquiste e quel che si conquista, per defin.izione, diventa da conservare. Non ci sono conquistatori che non siano nella sfera deile loro conquiste, dei conservat0ri. Il proletariato italiano, per non parlare d'al tra, deve conservare la Repubblica e deve farla sempre più sua. Oome ha capito (e quando 10 ha capito lo ha testimoniato non con le pa role, ma col sangue) che la Patria è un bene comune da difendere, così intende che i la voratori hanno il dovere di conservare e di difendere la loro Repubblica. Questa grande forza operante cbe il proletariato è ormai nella storia! Chi è vecchio sa che quando fu eletto 1'operaio Pietro Cbiesa al Parlamento 1'ono revole Bonomi 10 ricorderà qualcuno (ed era Filippo Turati) si levò a dire: Signori en.tra il la varo. Era uno! ed oggi... (segni di consenso). Dobbiamo perciò persuaderei che abbiamo tutto un settore della storia ormai da conser vare per conquistarne altri e se è vero che il Governo (per usare l'immagine militare che ieri qui è ricorsa due volte) è una fortezza da cui si difendono degli interessi, è inutile segnare il passo sul ponte elevato io; ma, appe na si può degnamente ed efficacemente entrare,...entrare si deve. Anche se non si è i padroni basta essere, signori del Governo della Demo crazia cristiana, fra liberi ed eguali. Voi siete primi; ma siate primi inter pares!

5 intanto Atti Parlamentari 457 Senato della Repnbblica DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 Lo dico perchè ho letto proprio stamattina sul vostro giornale un articolo in cui, sia pur garbatamente, si parla di noi socialisti demo cratici che avremmo avuto un numero di por tafogli superiore alla proporzione numerica parlamentare. È inteso però che non è un dono perchè altrim',mti, noi dovremmo dire... tmeo dona terentes. (Segni di consenso). Questo esperimento (sotto la specie di una nuova prassi stanca del Roeialismo imposta dai fatti e dagli interesri proletari) non è solo per l'italia. Abbiamo eletta la via seguìta dai socialisti autonomisti in molti dei principal] Paesi d'europa, dovp la proporzwnale e le cose hanno determinato alleanze tra socialisti demoel atici e cattolici democratici. Cosicchè (abbiamo detto che i] GiudIce sarà il tempo) se noi falliremo nelia nostra esperienza, non falliremo Roltanto noi; purtroppo imieme fal liranno una esperienza ed una speranza della Rtoria; una garanzia che SI possa riformare e cambiare questo vecchio regime di Ingiustizie anche senza che il popolo si abbandoni alla fatalistica indifferenza per la vita pubblica e per l'attività dei suoi rappresentanti; indifferenza Verniciosa a tutti, ma sopratutto perniciosa ai regimi democratici! e a,nche fallirà la garanzia, che si po l'sa gestire gli interessi del pc pole lavoratore e creare Il mondo nuovo del lavoro senza la tattica (che vorrei dlte suicida" anche se la parola può sembrare trcppo forte) senza la tattica del «tanto peggio, tanto meglio». Intanto ed ho concluso così la pnma parte di questa specie di djscorso, che que sta esperienza (alla quale Cl siamo accintj per criteri di dovere) si attua, abbiamo (lhitto di aver credlt,o. Non dica nessuno che noi siamo traditori del socialiemo! TTaditori per cb ' cosa, o slgnori Fane per Il posto a quello che chiamate un «banchetto? )'. Festosa vigilia quella del 18 aprìle, ma dura realtà quella che segue! Banchetto del Racrificio! Dunque dateci credito; il tempo giudicberà. Voce a sin8tra. Non ve lo dànno i1avoratori. GONZAI,ES. Con questo sentimento, con questo apprezzamento dei doveri attuali e dei doveri successivi cbe la storia reclama, -noi accettammo la collaborazione al Governo; dando al Governo lo dico perchè non sono presenti i nostri uomini migliori. Vedo una domanda sul volto di qualcuno, al banco dei ministri: questa è la (C vostra» storia, ma alla nostra, di noi Governo, che aiuti positivi ci portate Rispondiamlì. Siamo tutti d'accordo (e lo ha detto anche al principio del suo discorso il sena tore Scoccimarro) che l'attività governativa d'i talia in quest'ora ha tre attività essenziali: le ri forme, la custodia della libertà, la difesa della indipendenza del Paese per i fini supremi della pace. Ebbene, signori, la prima attività, que]]a delle riforme, che ci è imposta dal dramma che noi viviamo, e dall'obbligo giurato della Co stituzione, è purtroppo un'attività condizio nata, limitata dalle «cose che hanno signo., Tla.». Non è solo attività di legislatori, non è solo buona volontà di governanti, non è solo rico noscimento della giustizia delle richieste a cui le riforme debbono Tispondere. Queste sono tutte verità sulle quali non è dissenso; ma la tragedia consiste proprio nel fatto che le istanze del Paese e del popolo minnto (per dire una frase cara all'onorevole De Gasperi e che non lo comprometta... marxisticamente) soni' istanze giuste; ma richiedono un complesso di beni, di ricchezze che oggi non abbiamo. La tragedia è tutta qui: perchè se le istanze fossero ingiuste, se fossero istanze da respin gere, la battaglia sarebbe facile. In queste condizioni, con queste limitazioni imposte dalle cose alla volontà, discende Ull solo criterio ed è quello di tentare fino ai mar gini dell'impossibile. A questo criterio politico e morale noi por teremo l'aiuto fervoroso della collaborazione. degli studi e dell'opera; ma vogliamo portare (speriamo di potere portare!) un contri buto più prezioso: quello della nostra testimo Ulanza. " In questa lotta che ij Governo dovrà far ' fra la volontà delle riforme, le istanze delle rifotme e le cose che le limiteranno, vorremmo essere i testimoni a difesa! Vorremmo dire al Paese, ai lavoratori che, 'anche essendo dentro nel Governo a guardare e a lavorare, anche essend,o nei penetra1i delle cose, possiamo ren der la testimonianza che si è tentato tutto qllel 10 che umanamente si poteva tentare. Umana mente e saggiamente: perchè (noi non abbiamo

6 Atti Parlamentari 458 Senato della Rep1tbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 paura della demagogia e l'unico onore di cui ci vogliamo fregiare è che non temiamo di dived tare uomini impopolari), guai ai rifonnatori che non vedono, che non tengono conto dei limiti imposti dalle cose: si farebbe un'azione, in definitiva, opposta a quella che si voleva attuare; si farebbe un'opera anticipata, più funesta che utile per l'avvenire. Ebbene noi questa testimonianza a difesa speriamo di dar la; e per le ragioni che ho detto prima che hanno riguardo alla buona fede della nostra esperienza, all'onestà delle nostre spe ranze, al credito che dobbiamo avere presso il Paese, la nostra tetimonianza conterà. Che se invece vedremo Dio disperda l'augurio che la minore opera riformatrice sia conseguenza di mala volontà, sia conse guenza delle forze retrive che nel Governo forse sono in agguato, ebbene patet exit1ts 1 (Segni di consenso a sinistra)... Io dico in latino perchè è più garbato! (Ilarità).... Oosì sarà anche per le riforme minori (di cui ai diversi ordini del giorno che il Governo ha accettato come raccomandazione). Sarà così per la questione del Mezzogiorno: chi non sente che la rinascita del Mezzogiorno è un dovere morale, necessario per l'utilità della Nazione Chi non sente che tutti i criteri dell'utile e del buono concorrono ad imporla e che si risolverà in una maggiore ricchezza, nazionale di domani Se non che anche in questo campo bisogna rispettare i limiti del possibile e fare appello <1lleforze di tutti gli italiani (la «testimonianza» necessaria qui potrà essere anche di altri; ad esempio del l'amico San Giovanni Porzio come 10 chiamano e speriamo che non diventi martire!) (Si ride). Riforma tributaria! Ohi non sa che bisogna diminuire le spese ed aumentare le entrate L'avete detto ieri voi appartenenti all'estrema sinistra, 10 hanno detto i signori della destra e del centro. Chi non sa che il gettito dei nostri tributi è un gettito a percentuale minore in con fronto del reddito naziona,le degli altri Paesi? Ma chi non Ra, che anche in questo campo c'è una delle più grandi ingiustizie della storia, cioè che i sacrifici dei milioni di umili rendono di più che non i sacrifici delle mino ranze privilegiate (GQmmenti a sinistra). Questo non esclude che (non fosse altro per dovere morale!) bisogna premere fieramente sulle classi più abbienti, ma sta il fatto checiò non è senza incognite e difficoltà. San Patrizio è stato fatto santo proprio perchè ave va un pozzo straordinario in cui i poteva attingere sempre l'acqua; mentre gli altri poz zi, attingendo in continuazionè, si esauriscono. Invece per la custodia della libel tà e della democrazia, il nostro appoggio non sarà solo di fervore di collaborazione, di stimolo ad arrivare al limite dell'impossibile e di testi moniare che a questo limite si è voluto arri vare. Per fortuna ci sono delle attività gover native che non sono brutalmente limitate dalle ricchezze. Su questo punto potremo essere degli intransigenti; i nostri rappresentanti nel Governo saranno degli intransigenti custoòi e difensori della libertà: è un bene che interessa tutti, ma che interessa sopratutto le classi dell'avvenire, i riformatori, i rivoluzionari; perchè tutto quello che nella libertà si attua, per questo solo fatto diventa legittimo e tutto quello che non si attua nella libertà, per questo solo fatto diventa illegittimo. È un po' la vecchia immagine (perdonatemi se dico qui anche parole ed immagini che si dicono nei comizi): la libertà è come l'aria indispensabile alla vita! ma come tutti i beni generosi ci accorgiamo di goderne solo quando ne siamo privati. Insomma questa difesa della libertà, (per tutti!) di fronte ai pericoli che sempre sussistono, è un'attività di Governo e noi che ne saremo insieme con voi i difensori intransi genti, assumiamo una benemerenza per il Paese. (Voci dai banchi di destra: Bravo 1). Sì: anche la libertà, interiore, anche la libertà non politica. Siamo ad un tasto dolente Non facciamo accademie: cleri cali sma, anti clericalismo, Cesare e Piero, laicismo, con fessionalismo, Governo nero! Grave pro blema e grave preoccupazione, sopratutto grave preoccupazione perchè è difficile il cri terio regolatore, la linea discretiva: dove finisca il diritto aha crociata religiosa e dove cominci l'abuso di quel diritto ai fini terreni. Ed è particolarmente difficile questa distinzione in Italia! Lo voglio dire al sena tore Lussu, perchè è inutile negare la realtà; e poi non è una realtà da negare. La nostra

7 e b. Atti Parlamentari 459 Senaw della RepHbblioa A.NNO 1948 SEDu'rA DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 vita è una vita cristiana, da secoli! Appla1t8i al centro). E allora la distinzione diventa diffi cile; la vita non ha di queste èlemarcazioni nette, come gli usci delle stanze degli uffici. Ma questo fatto innegabile che dovere implica? Implica per i democristiani il maggior dovere; vorrei dire anche il dovere di guardarsi dalle apparenze di abusare del potere civile (che per questo non vi fu affidato) ai fini confessionali. f1urf1te che non ci sia neanche l'apparenza del Governo nero! Un mio maestro, I,uigi Maino, in una grave causa alle Sezioni Unite della Cassazione, fin] una quadrata arringa giuridica dicendo: «Voi Signori, siete uomini giusti. ma non basta essere giusti, bisogna anche sembrare )). giusti Guardatevi anche dalle apparenze perchè l'an ticlericalismo non vive se non in funzione di un clericalismo reale, o anche soltanto creduto. È la distinzione fra «Cesare e Piero )), è la distinzione tra la patria celeste e la patria terrena, che bisogna ritenere sacra: la distin zio ne, che ci hanno tramandato i padri del liberalismo, e che voi democristiani siete interessati ('orne noi, o forse più di noi, a con servare. (Segni di consenso e rommenti). Dicevo dunque all'onorevole Lussu di non esagerare; la realtà di vita cristiana, che nol viviamo, può indurci tante volte a degli infon dati timori. Lussu si è scandalizzato, ier l'altro citando un articolo di una rivista francese, la quale diceva, come ad indicare un nero spettro, che i democristiani in Italia sono organizzati per Parrocchie. Può darsi che sia vero; dico però che la parrocchia nella,tradizione del nostro Paese è un istituto di vita e, per calmare l'onorevole Lussu, richia merò anch'io una citazione che credo interes sante e non sospetta. Voi ricordate che nella terza delle cinque Giornate di Milano, Carle Oattaneo mandò con dei palloni aerosta,tici ammonimenti ai foresi per aiutare Milano chiusa nella cerchia dei bastioni tedeschi e diceva: organizzate anche voi la vostra resistenza, la vostra insurrezionp per Pan'occhie. (Si ride!). Questo vuoi dire che si può prendere la Parrocchia come centro di organizzazione di vita, ed è evidente che Oarlo Oattaneo in quella giornata non aveva preoccupazioni confes sionali. Oonnessa a queste questioni di libertà poli ti che e morali e di distinzione (per dire le parole dell'articolo 7 della Oostituzione che avete votato) '... Voce. Voi no, però. GONZALES.... di distinzione delle due sovranità, originarie, dello Stato e della Ohiesa, libere ed indipendenti, è anche la libertà della scuola. Garantite la libertà della scuola, garan titela anche dalla apparenza che possa diven. tare una scuola confessionale. L'ultima delle tre attività del Governo (delle riforme di struttura e della custodia delle libertà, ho già dette), riguarda l'indipen denza (lei Paese. Voi vedete, cari colleghi, che ho cercato di apprendere dall'onorevole Scoccimarro e dagli oratori comunisti il loro metodo ora torio che è quadrato, diviso per punti uno, due, tre ecc., ma non mi riesce bene. (S1: r'ide). Indipendenza nel Paese. Anche qui le idee sono semplici. Non c'è problema che con le espressioni semp1ici non si risolva. Anche qui c'è una questione di indipendenza in.te riore prima che di indipendenza esteriore. È inutile negarlo. Ricorrono in politica simpatie ideologiche, istintive, fatali. Le guerre di religione, le guerre civili sono venute da queste ideologiche soli darietà. Noi democratici (che vogliamo nel metodo della democrazia versare un po' di socialismo prima di morire!) noi abbiamo simpatie per i regimi che ana democrazia si ispirano. Altri può seguire la famosa et1:ca della con vinzione: per cui quando un uomo politico è convinto di avere la formula della felicità, ha il diritto di imporla! Se non. che c'è il caso di fare come donna Prassede che, dice illv[an zoni, aveva poche idee ed erano tutte per servire la volontà del Oielo. Ma, il guaio è che troppe volte scambiava la volontà del Oielo con quel1a del suo cervello. Non occorre solo l'etica della convinzione signori, occorre anche 1'etica (lella responsabi lità! Ora, ammettiamo pure che noi si abbia delle simpatie ideologiche per il mondo demo cratico, e che voi]e abbiate per il mondo russo. La fatalità di quest'ora della storia, più o meno giustificata, ha fatto due bloechi

8 è A.tti Parlamentari 460 SenatQ della Rep1 oolioa DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 con queste due bandiere. L'importante però è, lo dico a voi e a noi, che in queste sim patie, in questo amore delle ideologie, si serbi la nostra interiore indipendenza, la libertà della critica e del giudizio. Noi crediamo di averla; e voi siete sicuri di averla Voci all'estrema sinùtro,: Sì! GONZALES. Se così è, così sia! Desidero parlare ora dell'indipendenza del nostro Paese nei riguardi dell'e. R. P. Io ho capito soltanto tre cose. La prima che ci siamo troppo formalizzati dalla formula nuova {<piano Marshall» (auguri all'ideaore!) e adesso siamo suggestionati dalla più nuova formuletta {<E. R. P.». Però è un fatto che sotto diversa forma sono gli aiuti che continuano; li abbiamo ricevuti fino a ieri e li riceveremo ancora in un domani che mi auguro breve, nel senso che non se ne debba aver bisogno dopodomani. Sono aiuti che riceviamo in uno stato di necessità!! Se così è, trattasi di una verità che recide alla radice tante polemiche, compresa quella che abbiamo udita ieri in questa aula. Noi dob anche biamo aver, sì, della gratitudine perchè è garbato averla ma questo senti mento deve essere in dignità; perchè non solo è vero che l'america (avendo superato la fase isolazionista ed avendo intuito la verità pre sente di una interfunzione solidale di tutti i popoli della terra), sa che giovare ad un continente come l'europa vuoi dire giovare anche alla propria economia; ma perchè è giusto che questi aiuti ci siano dati. Infatti questi aiuti ci sono dati in funzione dei disastri che nella nostra economia ha fatto la guerra, p.er Io meno la guerra, dalla resistenza in poi (anche suda resistenza non ci siano equivoci tra noi; chi non riconosce le benemerenze della resistenza, fosse solo nel mito operante, è un antistorico) cioè quando la impresa di, venne comune: di noi e degli americani. Noi ci battevamo per loro, loro per noi; l'america restò intatta, devastata l'italia!! (Segni di consenso). Ed allora ritorna il discorso fatto ieri dal senatore Gasparotto per il risarcimento dei danni di guerra all'interno; quando egli diceva, fra l'approvazione unanime del Senato, che bisogna concorrano equamente anche le proprietà indenni dalla rovina al risarcimento dei danni delle proprietà ruinate. Non si tratta che di spostare questo criterio dal piano nazio naie al piano internazionale. Gratitudine dun que, ma con dignità. La seconda cosa che ho capito relativamente al piano E. R. P., è che gli aiuti che ci verranno sia sotto la specie di beni strumentali e di ma terie prime, sia sotto la specie del fondo lire per il ricavo della vendita, sono aiuti che (non perchè ce lo dicano gli americani!) veramente bisogna adoperare per le speculazioni lontane e non per quelle immediate, cioè per i bilanei e per le esigenze del tesoro. La terza cosa che ho capito è che intorno al piano E. R. P. si possono organizzare degli interessi particolaristici e, peggio, delle spe culazioni di individui. Bisogna, perci'ò, che la casa del piand E. R,. P. SIa veramente una casa di cristallo: per voi, per noi e per l'a merica. L'E. R. P. mi fa scivolare nella politica estera. Non mi sono consentite se non poche parole. Noi siamo per la politica estera, degli inermi. Sfoggiare forza armata non potremmo. Prendiamo questa umiliazione per il suo bene e il suo male. Prendiamola sotto la specie di una tremenda spe.,;a che ci è ri sparmiata. Politica estera degli inermi, cwe politica estera di quelli che si appellano al diritto. Invochiamo la nostra Costituzione, se non sbaglio all'articolo 11, e cioè il principio che l'italia rifiuta la guerra come mezzo di solu zione delle controversie internazionali; ma la Repubblica favorirà l'unione degli Stati europei, anche con la rinuncia a parte della sua sovranità: si intende in libertà e recipro canza. Bisogna invocare questo diritto nuovo, bisogna attaccarsi all'ideasperanza dell'eu ropa unita. Parlo della grande Europa, e se ha da essere l'europa piccola che sia l'europa, piccola soltanto perchè alla grande altri non vuole arrivare!! A proposito dell'europa piccola l'ultima cosa che ho da dire all'altra Oamera fu fatto da qualcuno, mi pare dall'onorevole IJombardi, la domanda: {<Vogliamo sapere se l'italia si compromette anche con impegni di natura militare, nei confronti dell'unione occidentae: Francia, Inghilterra e Benelux». Io sto tran quillo alle parole dell'onorevole Sforza, pro

9 e Atti Parlamentari 461 Senato della RepnbbZica DISOUSSIONI 25 GIUGNO 1948 nunciate alla Oamera dei deputati il 16 giu gno: {<circa la richiesta di chiarimenti sull'at teggiamento di fronte all'umane Occidentale è il resoconto sommano che parla riconosce che la preoccupazione è legittima, ma più legittima ed a,ttuale sarebbe se ci si trovasse di fronte ad offerte alternative, ad offerte da accettare o da respingere, il che non è. Oomun que, sia bene inteso che qualunque decisione di questa importanza prenderà il Governo, giudice ed arbitro supremo ne sarà sempre il Parlamento '). Signori, ho detto male come l'ora consen tiva, un discorso forse superfluo: perchè Il nostro voto era risaputo, perchè erano sapute le ragioni che ci hanno determmato come par tito alla collaborazione con questo Governo e perchè... il giudizio definitivo è di là da venire! Discorso tuttavia, che si doveva fare per sincerità e per rito. Vorrei solo che si sapesse che anche tra noi la questione storica e quella contingente sono l'esito di una con cordia, discussa, persuasa, illuminata: insomma di una concordia discors, che è poi la più libera e la più degna. E vorrei che questi concetti della concordia dscors fossero allargati a tutti i gruppi nei confronti del Paese; discordi ma concordi in quello che la nostra coscienza ci dice, essere il bene essenziale della Patria comune che siamo chiamati a difendere. Onorevoli colleghi, il mio voto, Il mio augn l'io, si può trascurare; ma nè noi senatori o deputati, nè voi Ministri possiamo trascurare l'augurio di duro e b1 on la1h)roche viene dai cittadini; dai cittadini senza tessera, che sono quel1i che più decidono della rappresentanza del Paese. Sentiamo che J'augurio è anche un mònito e un comando. Un comando di chi ha il diritto di lmporlo: perchè sono gli italiani i soggetti passivi delle nostre azioni e dene nostre omissioni. (ApI,lausi, molte r;on.}ratula ;;iom). Presentazione di disegni di legge. V ANONI,.ivlinstro delle finanze. Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. V ANONI, Mini!Jtro delle finanze. Ho l'onore di presentare al Senato il seguente disegno di legge: {<Proroga della temporanea sospensione della riscossione del dintto di licenza dovuto sul carbone fossile e sul carbone coke impor tati nel territorio dello Stato». Ohiedo l'ur genza. PRESIDEN'FE. Pongo ai voti la procedura d'urgenza. Chi l'approva è pregato di alzarsi. (È approvatrt). Il disegno di legge seguirà il corso stabilito dal Regolamento. Ripresa della discussione sulle Comunicazioni del Governo PRESIDEN'rE. SI prosegue nella discus sione sulle comunicazioni del Governo. Ha facoltà di parlare l'onorevole Bertini. BERTINI. Onorevoli colleghi, le poche osservazioni, più che altro di esperienza pra tica, che potrò esporre in questa discussione, sono in buona parte raggruppate nell'ordine del giorno, presentato!eri stesso da me e da altri C'olleghi, i quali hanno trovato giunto concordare nelle conclusioni particolari racco mandate al Governo. Non ritengo del resto opportuno in discussione generale, mterporre considerazioni di carattere speciale su tnmi che verranno a suo tempo, anche se accennati nelle dichiarazioni del Ministero, ad essere oggetto di particolari disegni di legge o di altre forme di iniziativa parlamentare, sulle quali ciascuno potrà porre la propria attività. Non farò neanche commenti che si riferi sca,no alla vessata. questione delle ultime elezioni politiche. Sarebbe opera perfetta mente inutile e, direi anche, nemmeno delicato da parte mia, giacchè, collegio per collegio, io con i miei colleghi della Giunta, a,pplican doci in pienissima cordialità al còmpito 80ffi datoci, sentiamo la delicatezila di riservare ogni critica, a ciò che di volta, in volta forma argomento di convalida. Non posso fare a meno, per altro, di dire, con animo di osservatore intorno alle ultime elezioni politiche mi sembra assiomatica constatazione che, il Paese ha voluto dimostrare il proprio desi derio di pacificazione; rivolgere l'invito a tutti gli uomim di buona volontà di non indugiare nell'opera di ricostruzione, mediante i mezzi adatti a risolvere i gravissimi pro

10 Atti Parlamentari 462 Senato della Repnbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 blemi ai quali le rappresentanze eletti ve sono tenute o!a a dedicars!. Perchè, dopo il periodo della guerra e dopo gli anni non meno penosi sopravvenuti sin dal primo momento della liberazione, il Paese sente istintivamente la necessità di ritrovare il ritmo della sua vita normale. Questa unità dei suoi sentimenti aiuta a spiegare la manifestazione tutta caratte ristica del voto espresso nelle ultime elezioni. D'altra parte mi si conceda una sola osser vazione, come reminiscenza della mla vita parlamentare. A proposito delle pressioni reli giose, sulle quali si insiste ora lungamente, ncordo che sin dal primo momento del suo esordire alla Camera, nel 1913, fu discusso per 6 mesi di seguito sopra lo stesso rilievo con proteste di ogni natura. Bastava un appiglio, anche poco infondato da far valere perchè ogni proposta di convalida della Giunta delle elezioni provocasse il voto per appello nommale dell'intera Camera. Era vano sperare di arrivare ad essere conva IIdati, pacificamente, per semplice ratifica della proposta. Dunque l'accusa non è nuova e ripetendosi sempre i soliti contrasti bisogna con tutta la maniera adoperarci a realizzare Il desiderio di accordo e di serenità che promana dall'a nimo del Paese e da CIascuno di noi. Certo nè Il Governo nè ognuno di noi può nascondersi che il còmpito da assolvere è gravissimo. Accennerò ad alcuni problemi che mi sem brano tra i più urgenti.. Vengo senz'altro a quelli che implicano la messa in esecuzione della nuova Carta costi tuzionale, rispetto ai nuovi istituti in cui essa troverà vitalità di norma organica e tun io naie. Quali e quanti se ne intravedono e ad ogni capitole si affacciano al nostro esame pro blt>mi importanti. difficili ed urgenti. Fermando mi a considerare l'azione poli tica del Governo e i criteri della sua composi. zione, affronto alcune delle eccezioni sollevate sulla sua costituzionalità. Osservo che la co stituzione dell'attu.ale Ministero non fu un fat to,s ostanzialmente nuovo, perchè la non accet ta zione da parte del Capo dello Stato delle sue dimissioni significò la immediata ripresa dei suoi poteri, senza discontinuità. La coalizione governativa sulla quale il Governo si basava non era quindi intaccata nel suo complesso. Ne derivava solo che il Prer,;idente del Oon siglio, per le facoltà di cui era rivestito, po tesse mutare qualcuno dei SUOI colleghi. Ma per questa parte i Ministri che avevan giurato antecedentement, secondo le norme in vi gore nel momento della loro nomina, era naturale che fossero dispensati dal prestar giur9mento; e una tale formalità -veniva quindi a circoscriversi nei confronti dei Ministri ili nuova elezione. Sotto questo punto di vista, aggiungerò che la prassi parlamentare autorizzava un simile procechmento per cui altre parole sareb, bel'o mutili a chi9xire il mio pensiero. Dobbiamo esaminare anche da un aspetto diverso, e cioè a riguardo dei Ministri senza portafoglio, l'obbiezione fatta allora,4all'ono revole Terracini '? Mi si permetta di citare uno dei casi più sintomatici e forse meno noti, in ordine alla particolare figura di queste nomine. Proprio Oamillo di Cavour nel primo Ministero a cui fu chiamato, e fu nel 1852, intese creare il Ministero di agricoltura, fino allora escluso dalla composizione del Governo. Vi nominò un piemontese di grande valore ma questa novità provocò molte critiche venendo contestato al Presidente del Oonsiglio siffatto potere di miziativa, senza autorizza zione della Oamera. Oome rimediò nella sua acutezza il conte di Oavour Rinunciò ad avere un ministero effettivo per l'agricoltura, ma nominò Ministro senza portafoglio il candidato che àveva chiamato a quel posto presentando, immediatamente alla Oamera il disegno di legge che lo autoriz zasse alla istituzione del nuovo Dicastero con tutte le funzioni ad esso inerenti. Ma ogni questione è ora risolta dalla Oarta costituzio naie e mi richiamo all'articolo 95 che dice: «La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Oonsiglio e determina il nu mero e le attribuzioni e l'orga1lizzazione dei Ministeri». Perciò tra le riforme che si do vranno fare al più presto, vi è anche questa, essendo tenuto il Governo a presentare la legge organica chiamata a regolare una mate ria così delicata e decisiva qual'è la rappresen tanza politica del Governo.

11 al me Senato Atti Parlamenta i 4.63 della Rep1tbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 In sede legislativa potranno essere pro gettati e ammessi eventualmente an('he i Ministn senza portafoglio. Però essi hanno una cattiva stampa. Proprio nella legislatura alla quale ho accel1.l1.ato, la 24a, iniziatasi nel1913, dopo un lungo periodo in cui eh Ministn senza portafoglio non si era fatto cenno più si ricorreva ai Mi nistri di Stato sopravvenne col Ministero Boselli la nom1l1.a, di un Mimstro senza por tafoglio. Ricordo che la stampa e gli ambienti politici scherzarono in modo faceto sulla nuova istituzione, e si scherzò anche alla Camera perchè il nostro autorevole collega senatore Nitti, durante la vivace discussione terminata con le dimissioni di quel Ministero e con la nomina del Ministero Orlando, uscì in una frase che ha sa,pore umoristico ma che è anche significativ,. Dunque, l'onorevole Nitti, esclamò in quella seduta: «Che cosa dire di questi Ministri senza portafoglio Prevedo, poichè lo ha inre gnato la mia nonna l'ozio è il padre del vizi, che questi Ministri che non hanno Ministero, cercherano') di lavorare ficeando le mam nei Ministeri degli altri). Coneludo queste parole, persuaso come sono che Il Governo l)]ovvederà alla determina zione del numero e dtjlla composizione dei Miniteri merc > una legge organica richiesta dane disposizioni della Costituzione. Ma potrà e dovrà fare questo anche per un'altra ragione. Fin qui, una serie (U necessità contingenti hal1.l1.o potuto anche lasciare un certo margine nei poteri discrezionali di chi era, chiamato a costituire un JYI1l1.istero; ma da ora in poi dobbiamo stare al ngore delle disposizioni che verranno emanate soprattutto perchè per ogni M1l1.istero SI apphca la legge del hi lancio, in rapporto alle assegnazioni riferibiu allo stesso e alle competenze del suo fun zionamento. Ma pasmamo ad argomenti l quah forse attraggono di più per la loro attualità. Bccone uno urgentissimo: la cnsi degli alloggi. Ognuno la sente agitare e giornali, assemblee pubbliche e private, tornano ogm giorno a descrivere la pietosa odissea del senzatetto. Bisogna prov vedere alla ricostruzione. Per urlar di più non manca) la ragione, giacchè l'accentra mento demografico è nelle città più acuto di quello che non sia nelle campagne e in montagna: ma tuttavia la crisi è anche in queste non meno grave e penosa. Ohe se nelle città si è, m molti modi, per la rollabora?;ione di speclali enti, potuto riparare m buona parte al difetto delle case e degli ambienti distrutti, neue campagne non si è potuto provvedere in analoga proporzione. Non basta. La legge stessa o per lo meno le disposizioni di legge che vigono oggi in materia rendono più diff1cilf' il tratt:;unento usa to, ed il rimedio, in confronto di quello che si faccia nelle città. Su questi temi ho indicazioni che potrebbero fornire opportuno tema di esame. Bisogna dare alle leggi vigenti, come io sostene,-o nel mio ordine del giorno, un'integrazione atta a fronteggiare i problemi nel loro aspetto essenziale. l volenterosl che tentano di riparare le loro abitazioni, si sentono in molti casi opporre un ostacolo per mancanza di fondi. Allorehè per esempio si è fatto ricorso agh Istituti speciali di credito e alle C'asse di risparmio per ottenere il relativo finanziamento, arn vata la pratica al Ministero del tesoro, si è risposto che questi enti erano autonzzati a fare i mutui. 11e lacune son tali e tante che per non tediarvi mi astengo dall' enumerarle m'l, curerò di documentarie con memoriali firma,ti per tramite delle riunioni tenute in parecchie parti d'italia dagli interessati. Credo che non si indugierà a considerar come urgenti queste richieste. È inutile che i Commissari degli alloggi, le Oommissioni paritetlche, perdano 11101'0 tempo a dare responri. La questione dei senza tetto nmane msolubile, percliè quando le Cilse non ci sono, non c'è nessun commissario che le possa creare. Si ricorre al sistemi delle ron vivenze oppure si cerca di sloggiare un tizio sprovvisto di tetto per fare entrare un'altro al suo posto: ed ecco ci allora in ballo tra l'inquilino, che dovrebbe andar Vla e che nop si può mettere sul lastrico, e colm che ha la sentenza in pugno e s'illude che essa basti per poter mettersi al sicuro. Bisogna allora che mtervenga 1'autorità del prefetto, o del commissario cll Pubblica sicurezza ma il male SI acuisce sempre di più. Il Governo dunque non può fare a meno di ovviare ai guai, attuando una più adatta legislazione

12 Atti Parlamentari 46"1 Senato della Rep1tbblica DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 e curando il fa b bisogno dei mezzi finanziari per la ricostruzione. Se non si possa arriva,re ad una legge approvata dalle due Camere, si venga in aiuto con altri mezzi alla gravis sima necessità. Su di questa mi riservo di richiamare l'attenzionf' dei Ministri compe tenti dopo che i lavori parlamentari fossero da considerarsi esauriti. O'è ora una questione gravissima e di im portanza capitale su cui tutti sono d'accordo per- un tentativo di soluzione: la riforma agraria. Signori, non sono un tecnico e non ho la pretesa di mettermi a fare lo specia lista in materia, ma trattando i problemi agrari da lunghi anni, ho sentito parlare di riforme ma alla stregua di idee generiche o, poggiate su punti fissi cozzanti con la realtà. Io non rredo che il Governo, se pondera atten tamente questo problema, vorrà,fare una legge agraria sul tipo dei soliti carrozzoni a cui la burocrazia sempre è facile a ripiega,re. In questo campo bisogna formare un criterlo che, se noi avessimo la voglia di approfon dirlo storicamente, troviamo formulato, quasi cento anni fa, magistralmente nelle pagine di Oarlo Cattaneo. Richiesto esso (e si può riscontrare la raccolta delle sue opere di carattere economico) di dare un giudizio sull'applicabilità all'irlanda delle riforme agri cole introdotte in Lombardia, scrisse parec chie pagine in un saggio di sapore ancbe oggi pieno di attualità, per dimostrare che le iniziative della Lombardia non potevano tra, piantarsi a scopo riformistico nella lontana Irlan da. E ci piace anche ricordare un altro inse gnamento di Stefano Jacini, posto in capo della sua magnifica relazione sull'inchiesta agraria. Esso dice a un dipresso così: (I ai primi passi del mio lavoro, ero convinto di avere davanti a me un'italia agricola; invece nel concludere le mie indagini ho constatato di trovarmi innanzi a tante Italie agricole, quante sono le zone d'ambiente, di cultura, di adattamento, di trasformazione, di vita sociale ed economica }). Le Italie agricole se erano molte allora oggi saranno ancora di più riflettendo a tutte le trasformazioni che nei vari ordini di ter reni e <ti aziende si sono verificat,i, da oltre 60 anni. Pensi dunque il Governo, prima <ti mettersi sull2> VIa di ana riforma agraria, a studiar bene i concetti ed i cnteri di adattabilità e realizzazione pratica. D'altra p:ute, siccome si parla di appoderare, toglien<to alla pro pnetà estesa per favorire la piccola proprietà pregherei di andar cauti nell'affidarsi ad una concezione che sotto parecchi aspetti ha in sè del mitico e dell'irrazionale. La piccola pro prietà, quando trova le condizioni favorevoli si sviluppa da sè. Che cosa deve fare intanto il Governo Incalza un'opera urgente quant'altra mai: far sì che le eccessive tasse e la mancanza del credito e dell'istruzione tecnica non osta colino la vitalità delle zone agricole dove l'appoderamento e l'azienda del proprietario coltivatore. diretto aveva fatto buona prova. Il Governo aiuti a far sì che la piccola proprietà si rinsaldi. Su di essa volteggia ora il fisco eccessivamente, come uccello deva statore. Parlo dell'imposta sul patrimonio. In questi giorni si sono avuti i primi attacchi dell'esattore. La piccol,a proprietà si sente avvicinare giorni veramente tristi. Sono numerosi i proprietari che vengono a lamentarfd perchè il balzello fii quest'im posta li <tepaupera. l,o sappiamo che i bisogni del Paese sono immensi ma bisognerebbe esser più cauti da parte di qualche giornale nel fare fervorini ai contribuenti. Si è detto: non avete i denari Vendete! L'imposta sul patnmonio si dice p tutta nel suo nome. Deve pagarlo il patri monio. VuoI dire che chi non abbia i denari sufficienti venderà una parte del fondo e pagherà la tassa col ricavato. Altro che le teorie di fronte ad una realtà dolorosa nella quale la categona dei piccoli e medi proprietari SI sente impegnata. Nel l'ultima seduta sentimmo quale importanza abbiano come numero e come sforzo di opero sità tutti costoro che portano sul loro terreno una fatlca m n ordinaria, sfruttandn il loro sangne e quello dm loro familiari, tutti piegati sulle zolle a cui sono attaccati come ad un possesso inahenablle. Pensiamo alle loro f:ljtiche, affinchè il ter reno su cui lavorano asslcun almeno ciò che è sufficiente a sostentarli.

13 Atti Parlamentarz 465 Senato della Repnbbliea ANN O 1948 DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 Pongo con tutta lealtà al Ge,verno una domanda. Ho sentito parlare molto dei lati fondi, della necessità di ridurre le grandi proprietà, dando sede stabile di cultura e di vita ai coltivatori diretti. lyra per cantà non si parli di riforme simili come di una novità. Nel 1922 la Oamera dei deputati ebbe ad I approvare una legge sul latifondo dopo due mesi di lunghe discussioni che fecero onore a quell'assemblea. Lo sa Il Presidente del Oonsiglio perchè le presenziò tutte. Questa trattazione del disegno di legge non la con sidero una mia benemerenza, perchè fui ul timo a mtervemre quando si dovette affron tarne l'ultimo assetto. Ricordo gli onorevoli Micheli, Maun e don I.Juigi Sturzo perch'essi dettero intiero Il pensiero e il cuore per risol vere, con la colol1lzzazione Il problema del latifondo. Ora dlteml, perchè di questa ri forma non si sente parlare 'I Avremmo forse timore? Ricordo che appena il mio successore come Ministro dell'agricoltura si fu insediato, si affrettò a liquidare il nostro disegno di legge, rinviandolo agli archivi. Non dimen ticate che tra le ragioni di diffusione del Fascismo in Italia, c'è stata anche la legge sul latifondo. Io non dico che questa legge, sia da riesumare tale e quale, ma essa con tiene criteri ben discnminal1ti circa la scelt?<i dei terreni per la colomzzazione, circa le opere di bonifica idrauhca ed agraria e circa le categorie di operai da apphcare sui terreni, che mantengono tutt'oggi Il loro pregio di realizzazione. E allora perchè si parla di future leggi, e si dimenticano le imprese ardite gift elaborate? Le terre che per colpa o volontà, del pro prietatio non rispondono a scopi di utilità sociale e di utilità culturale bisogna per forza che abbiano pure destinazione consona al l'interesse dello Stato e del Paese. Mi rife risco ad una conversazione avuta con un competente in matena agraria qualche giorno fa. Si considerava msleme CIÒ che era possi bile fare praticamente per il latifondo, e per la instaurazione dei prmcìpi di una colonizza zione agraria. Diceva il collega (ed io ripeto con esattezza): ci sono delle terre demani ali;,perchè non si utilizzano a tale scopo? Qui io faccic una osservazione fatta già in qualche caso da amici cooperativisti. Esiste per le terre dema niali la repugnanza della burocrazia a conce derle a cooperative. Si fanno sforzi vani per far capire la necessità di mettere alla pari la cooperativa o il consorzio delle cooperative con lo speculatore privato nell'aggiudicazione di queste terre da porre in cultura. Non è il momento di mutare indirizzo? Non è oppor tuno che il Ministero delle finanze e partico larmente la Direzione del Demanio, pensino allo spirare di un nuovo clima? A parità di condizioni una cooperativa, che abbia tutti i mezzi tecnici ed economici occorrenti al l'uopo, merita di essere preferita al privato speculatore. Adattiamoci dunque a venire incontro a queste necessità sociali, e diamo alle cooperative ben attrezzate le terre che rappresentano una ricchezza per tutti, so pratutto per farne strumento di tranquillità sociale e di elevazione. Vi sono terre in mano di latifondisti i quali o non vogliono o non hanno i mezzi per rag giungere il bonificamento. In questi casi bisogna tornare al principio della legge sul latifondo, perchè o il proprietario è disposto a domandare allo Stato i mezzi necessari o altrimenti lo Stato consideri la destinazione eventuale di queste terre ai fini della colo nizzazione fatta a sua iniziativa. Non si dica, come ho sentito in gergo più o meno oscuro, ripetere: prima fare la bonifica agraria e idraulica e poi dividere le terre tra i lavora tori che hanno titolo per diventarne utenti. Di questo passo l'attuazione della riforma. agraria si prospetta in un assai lontano avve nire. E poi distinguiamo. Oi sono terre che sono vera,mente nella possibilità di essere Immediatamente sfruttate. Qui è proprio il caso di dire che chi non si cura del suo ter reno, deve, per forza di cose, essere surrogato da coloro che nel1'interesse del Paese hanno titolo e capacità per prendere Il suo posto. (Applausi St tttti i settori). Passo ad un altro punto: le condizioni delle contrade di montagna. Nel novembre passato, quando venne in discussione a,lla Oamera Il progetto sul rimboschimento e la sistemazione della Sila, ebbi, con vari altri colleghi, a presentare un ordine del giorno, in cui, richiamando mi al criterio dell'l legge sul latifondo, introdotto in questo sistema

14 Atti Parlamentari t!66 Senato della Rep1lbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 di bonifica, integrale, chiedemmo di provve dere alle condizioni della montagna e spe cialmente della zona appenniniea, così deva stata dalla guerra. JSon faccio rimproveri nè critiche f! nessuno. Il MinistrC' dell'agricol tura disse dj accettare come raccomanda zione l'ordine del giornc firmato da circa 12 colleghi delle varie z01le d'itrlia: ma, che io sappia, finora non è stata mandata neanche una circolare per accostarsi, ai pensieri ed alle proposte a cui io alludevo. E badate che quel che succede oggi ai boschi e in specie ai boschi comunali o di destinazione pubblica, conduce allo sperpero indegno del nostro patrimonio forestale. Conosco la necessitc1, in cui ci tro vhmo di formre il combustibile perchè col freddo non si ragiona, ma io domanderei a! Ministero dell'agricoltura che cominciasse ad esercitare una maggiore e più organica vigi lanza. Giro spesso nelle zone appenniniche, ma sento anche parlare di rnberie, di compromis sioni, di incsplicabhi inerzie. Chi non sa niente è Roma. Si abbatte a qualunque costo e con qua lunque mezzo. Ma come si pensa a ricostituire le scorte? Perchè non si l'iattivano i vivai delle singole zone come mano a Valle mbrosa, sede (li grandissima importanza e di feconda attività? Perchè non si affronta questo pro blema urgente Signori miei, non basta la vita eli un uomo per avere un bosco e se non si comincia a ripiantare appena fatto il taglio, rischiamo in 'Italia fra pochi anni di non avere più boschi, di perdere la ricchezza di questo patrimonio dell'importanza che s'1pete: non solo agricola e produttiva ma soci8le e biologica. Sono ora indotto a sollevare un aspetto di effetti ya economia e ricostituzione montana. Parlando di bonifica si ha sempre l'idea che per provvedersi occcrrano sempre e solo af70ssamenti o rincalzi eli muri. Questa è una necesrità divemnva perchè il verme ehe rode la montagna e porta via la tcrrq, è l'acqua dilavatrice e dispersiva. Non ci lamentiamo che ogni tanto in Italia si ripeta tutta una serie di straripamenti, che portano anche alle opere pubbliche, gravissimi danni. Purtroppo le popolazioni montane, se a distanza di qualche chilometro intravedono la possibilità di prendere un posto di lavoro in qualch( fabbrica o nella città. se ne vanno via e le montagne diventano deserte. To ricordo un pensiero ed un insegnamento, dell'illustre e compianto prof. Bordiga, pen siero di cui ho discusso con 11n insigne funzio nario del Minister0 dell'agriccltura pochi mesi fa. Queste fun7ionario rli diceva sulla scorta del Bordiga: guardate, accanto alla benifi cazione vera e propria, simile a quella della pianura, c'è un'altra forma di bonificazione da farri con cura assidua e paziente. Ì1J quella che più influisce a mutare in meglio le condi zioni biologiche del terreno di montagna. Quando la terra si sgretola e precipita giù pet la china, che mezzi ci sono per t,ratte nerla? Fare dei muri? Sarebbe spesa enorme e non risolverebbe il problema. Invece bisogna che il terreno venga sistemato e coltivato a graminacee, con opportuni accorgimenti tec nici perchè queste piante adempiono ad una duplice funzione. Esse attirano a sè gli ele menti atmosferici e li riversano nelle radici. Al tempo stesso la graminacea Ri radica nel terrene rendendolo sodo e compatto. In questo modo le acque sono trattenute e tornano nel loro ricambio secrndo le leggi naturali della biologia. Quando nel mio ordme del giorno ho alluso a questo problema, facevo valere un argomento che solleva il pianto in tanti parti d'italia. Si tratta di un problema sgciale dei più interessanti, e troppo malinteso, perehè parliamo spesso di bonifica idraulica con folgorio di milioni, ma si dimentica la bonifica paziente e domesticamente fattibile, CGn la, quale possono essere in pochi anni reintegrate le forze biologiche e naturali attra.verso ai nostri pascoli e piantamenti della montagna. Affl',')nto ora, a complemento, un altro problema che è collegato a tutti gli altri fin qui accennati. Parlo del credito agrario. Oggi esso manca per il rifacimento elegli immobili agricoli e montani. Ho già detto che gli enti centrali vietano di fare i mutui mentre gli istituti periferici sono oberati di richieste inascoltate. Oome provvedervi? Quel che dico mi viene fornito da una relazione che avrete letto, e che è stata diramata una vt'ntina di giorni fa, dal Oonsorzio di credito per il mi glioramento agrario. Il direttore del Oonsorzio, il Sessi, uno dei più benemeriti in questa

15 Atti Parlamentari 467 Senato della Repnbblica DISCUSSIONI 5 GIUGNO 1948 materia speciale dice che è faticoso andare avanti nelle funzioni di quell'istituto. PotreI dire che è impossibile andare avanti in quasi tutti gli Istituti nella sommmistrazione del credito perchè Il capitale è rimasto quello che era prima delle ultime svalutazioni create dalla guerra. Con la moneta svalutata a che può servire il capitale di CUI ora questi enti dispongono, m confronto ahe necessità gra vlssime che battono a tutte le porte e che si faranno tanto più grandi se CI dedicheremo al migliore incremento agrario m tutte le zone? Debbo mvestire della mia critica un atteg giamento che non è nat.o C0D l'attuale Governo ma che nacque dal PasCIsmo. Ci dicono l comunicati ufficiali, che si rac colgono giorno per giorno sottoscrizioni di buoni ordinari del Tesoro a miljoni. Anche questo è un beneficio perchè, queste disponi bilità servono in buona parte per pareggiare Il bilancio. L'onorevole Mmistro Pella ha testè fatte una relazione onestissima che accogliamo con plauso per la sincerità nel presentarla al Paese affinchè questo si renda conto che per risolvere la deficienza del risparmio proprio esso deve an.zitutto contribuire a formarlo. Il Governo potrà fornire i mezzi di investimento e di con cessione agli enti minori o specializzati ma bisogna che l'italia si ricordi della necessità di aumentare il numero e la potenzialità dei suoi risparmiatori. Da parte del Governo, a mio av viso, potrebbe essere opportuno un provvedi mento molto semplice. Buoni del tesoro, va bene; non vedete quanti miliardi va risparmiando il popolo italiano a mezzo dei buolll del tesoro? Può darsi che una parte di questo investimento rappresenti Il frutto di una vera parsimonia degli italiani. Però ce n'è anche una parte notevole che va a finire nei buoni del tesoro perchè gli inve stimenti cercano riposo, e si versano allo I Stato perchè offre condiziom migliori e più sicure dei privati. I risparmiatori subiscono la istintiva golo sità di investire il denaro nei buoni del tesoro e non darlo alle Casse di RIsparmio o, se depo sitano in queste, lo fanno per somme molte, minori. Ma arriaviaillo a quest'altra dolorosa 'conseguenza: invece di venire a crear si un rapporto personale di avvicinamento e di sim. patla tra il risparmiatore che versa all'istituto locale e lo stesso risparmiatore che si rivolge all'istituto stesso per chiedergli un mutuo, la maggior parte del denaro va al Governo e viene incassato dalla Tesoreria COI buoni del tesoro. Donde la causa? Proprio da parte del Go verno perchè Il cartello bancario mantiene per i risparmi l'interesse degli istituti periferici e locali a un tasso minimo, che raggiunge a stento il 2 per cento. Voce. I'uno per cento! BERTINI. L'uno per cento con impegno di disfìetta a 6 mesi, ma il Governo fa COS1 un'opera di depauperamento a carico degli istituti locali, se pure in un certo modo esso intervenga in altre maniere a restituire quello di cui gli Istituti stessi hanno bisogno. Anche se restituisse ciò che è necessario, in realtà, si turba la funzione del risparmio che ha il più immediato suo centro nelle Banche regional e nelle banche locali. Ho sollevato una que stione sulla quale credo che il Governo vorrà riflettere e se, o Signori, il risparmio potrà trovare un emolumento, un interesse che magari possa arrivare al 3 per cento, come due anni fa tutti si troveranno più invogliati a fare eco nomie e a preferire le banche locali, nei depositi. In ordine poi, alle cartelle fondiarie è successo qualche cosa di simile. Esse sono state rovinate nel loro corso perchè caricate di tasse. L'ul tul10 provvedimento fu quello di mettere sulle cedole anche l'imposta del patrimonio, sicchè oggi abbiamo questa situazione dolorosa, che, mentre questi titoli agrari e fondiarii erano desiderati dalla popolazione per una tal quale sicurezza, oggi, con tutti gli oneri, che hanno ridotto l'interesse a cosa minima, il mercato di collocamento per questo va sparendo e si turba casi maggiormente la condizione del ri sparmio e la sua utilizzazione a fini sociali ed urgenti di ricostruzione. Io credo che oggi, il Governo, modificando l'esiguità dell' interesse bancario e, per sua parte, prendendo l'iniziativa di autorizzare cartelle agrariofondiarie all'interesse del 6 per cento, raggiungerebbe lo scopo e di una mag giore tesaurizzazione del risparmio e di una maggjol' larghezza di disponibilità a tutti i fini utili della pubblica e privata economia. Onorevoli senatori, pochissime osservazioni ancora ed ho finito. Ieri, parlando del piano

16 A tti Parlamentari 468 Senato della Rep1lbblica ANND 1948 DISCUSSIONI 25 GruGNO 1948 Marshal], sentii eccepire che esso creerebbe all'italia delle condizioni per molta parte de precabili e si è anche detto, e in fondo non si è detto senza una certa ragione, che l'italia non deve fissare la sua sorte esclusivamente sul piall() Marshall, ma deve cercare aiuti anche per altre vie, con altri sviluppi di attività. Dovrebbe insomma l'italia trovare risorse e mezzi oltre e fuori del piano stesso, per tramite e con l'aiuto di altri scambi internazionali da attivare con Nazioni e poroli che per un senso di favore e di riconoscenza verso l'italia guar dano ad essa con pari simpatia. Il Governo calcoli la informazione che dò per quello che le sue indagim potranno appurare. Ieri ed oggi ho parlato con due italiani, provenienti dal Brasile, e precisamente dallo Stato di San Paulo. Nel Brasile essi si sono fatti una situa zigne meravigliosa, sono a parte del maggior movimento commerciale industriale di quella zona, 'la più operosa e più ricca di qnel grande Stato. Sono venuti in Italia per riallacciare i legami col loro paese di nascita, confermando appunto "una, osservazione che l'onorevole.tacini faceva qui dentro qualche giorno fa. Esso diceva: non VI preoccupate se l nostri emi granti acquistano la cittadinanza dello Stato di nuova residenza. Essi si ricordano del loro Paese e se non sarà la prima, la seconda gene razione o la terza sentirà il bisogno di ritornare al nido nativo, col desiderio di aiutare la a tria da cui mossero i passi.,questi connazionali che nel Brasile han saputo crear si una grande fortuna con i1 loro lavoro, mi raccontavano le condizioni sociali nelle quali VIvono gli operai delle loro fabbriche che godono di un tratta mento per molti aspetti di gran lunga superiore a quello che potrebbe ricevere l'operaio italiano ben collocato. Ho chiesto a questi amici se la mano d'opera italiana qualificata e non qualifi cata potesse trovare collocamento nello Stato di San Paulo. Dopo un'indagine seria e medi tata, costoro che forse mi ascoltano dalle tri bune, mi assicurarono che nel giro di ogni anno si potrebbero mandare neho Stato di San Paulo noli meno di OO.OOO lavoratori e si potrebbero avere' dallo Stato di San Paulo e dagli Stati circonvicini prodotti di ogni specie att,i ad accelerare e ad intensificare l'afflusso di merci e di materie prime, tra quelle di cui abbiamo maggior bisogno. Termino, onorevoli colleghi, perchè ormai ho detto più di quello che mi ripromettevo. Sento ripetere molte volte che la disgrazia dell'italia sono i partiti e sento anche aggiun gere: bisogna disgruggerli perchè solo allora l'italia andrà meglio e la politica sarà fatta con maggiore ragionevolezza e fattività. A queste obiezioni rispondo in un modo solo: col riprendere la grande frase cbe pronunziò Giosuè Oarducci in Bologna, al Teatro Duse, nel fare l'elogio funebre alla morte di Giuseppe Garibaldi. Disse allora il grande poeta: «No, G signori: i partiti devono vivere perchè in ersi sta il progresso, e la forza della N azione }). Lo stesso dico oggi a voi, perchè chiunque sia savio deve ammettere che invece di masse amorfe con volto plu rimo, si trattj di elezioni o si tratti di altre manifestazioni è preferibile l'espressione di un volere che atting:1 alla necessità della Nazione. Meglio avere i partiti, che la ignoranza di una massa venale ed indistinta, pronta a t,utti gli inganni. Per concludere, adagiandomi sul discorso pronunziato or ora dall'onorevole Gonzales, direi che non bisogna disfare, ma rifare i par titi, ciascuno per la sua parte. Occorre met tersi all'opera, nel concepire in concreto i pro blemi del nostro Paese e soprattutto i problemi ricostruttivi. L'Ita1ia non ha sufficiente cul tura politica e sociale. Non parlo della cultura imparata a orecchio, ma di quella che è patri monio critico di ogni persona assennata e pa drona di sè. Parlo della cultura che fa j con fronti, sa distinguere da una Nazione all'altra, da un secolo au'altro e col sussidio della scien za e della storia arriva ad approfondire i vari problemi con la chiarezza del buon senso e de1 carattere individuale, sotto il punto di vista di pratica e illuminata realizzazione. Signori, se qnesto lavoro si deve fare, cornin cino i partiti io lo auguro ad avere un carattere di più ragionevole addestramentò, di più' ragionevole attinenza verso le questioni che ci toccano da vicino, senza pregiudiziali che ci manterrebbero nelle nuvole, invece di guardare in faccia le cose, con sicurezza di criterio. Intendiamoci, in materia politica e sociale nessuno può credersi in possesso della intera verità. Ciascun partito avrà un suo segmento di visione della verità, ma con senso

17 mi dei Atti Parlamentari 469 Benato della Repnbblica DISCUSSIONI 25 GIUGNO 1948 imparziale, ponendosi a contatto degli altri partiti si sentirà inclinare ad una collabora zione nella quale, senza che alcuno rinunci alla sna ragione di essere e di coscienza trovi un momento in cui, come diceva Il senatore Gonzales, Il lavoro si faccia in comune per la difesa di prmcìpi, alla rinunci!1 dei quali non è possibile arrivare senza distruggere il Paese. Soprattutto ricoròiamoci che nel nome della Patria e per la fortuna della Patna sta e deve stare la devozione di ogm partito. (Applausi al centro e a destra). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Terracini. TERRAOINI. Signor Presidente, chiedo scusa a Lei e, per Il tramite Suo, ai signori senatori, se, dando inizio a questa mia espo sizione, mi permetto di ripetere una verità banale e molto vecchia, ma dimenticata da molti. Forse proprio perchè vecchia. E la ve rità è questa: che le Oostituzioni sono leggi fatte per i governanti. Le leggi dettano ai governati, ai cittadini, le norme per la loro vita associata; ma le Oosti tuzioni, storicamente e anche poi per la ragion logica del loro formarsi, sono destinate ai gover nanti. Mi pare pertanto che non vi è da offen dersi se, nei confronti dei nostri governanti, di coloro che oggi dirigono il nostro Paese, si fa richiamo alla Costituzione della Repub blica. Io mi domando se, nel momento in cui questa è entrata in vigore, coloro che stavano allora ai posti di comando della nostra N a zjone, e che ci stanno ancora oggi, abbiano in se stessi proceduto a quella revisione della propria torma mentis, che doveva essere la conseguenza del fatto che una legge solennis sima era stata promulgata per loro e non, lo ripeto, per la massa del popolo italiano, al quale le leggi, come per il passato, così per l'avvenire le farà il Parlamento. È avvenuto questo pro fondo intimo processo ideologico negli uomini della compagine governativa e specialmente nell'uomo che riassume questa compagine e l'ispira e la guida? Io sarò un ingenuo (ila rità), ma credevo che l'onorevole De Gasperi si sarebbe fatto punto di onore di essere, nel l'applicazione della Oostituzione, pedante fino alla meticolosità, senza trascurare neanche quei minori elementi che potevano apparire o magari sono privi di una vera importanza. Dirò, onorevole De Gasperi, che una certa ci vetteria costituzionalista da parte Sua avrebbe forse evitato l'insorgere di certe ipotesi e la formulazione di quelle critiche che le sono state mosse. Ora, io mi rendo perfettamente conto che era molto difficile per il Governo, dopo tanto tempo di pieni poteri, quali era stato investito legittimamente dalla situazione e dalla volontà di coloro che potevano deci dere, dopo tanto tempo nel quale tutto il potere legislativo era stato nelle sue mani e specialmente dopo l'ultimo anno e mezzo, in cui questo potere aveva finito per raccogliersi in pochi gruppi politici; ed avendo non dirò dietro di sè, ma con sè un'alta burocrazia abi tuata, non solo dai pieni poteri degli ultimi anni, ma da quelli di 25 anni, a ritenersi essa stessa il potere rendo conto che questo raddrizzamento psicologico presentava qualche difficoltà. Tuttavia penso che bisognava, che si poteva fare assai di più in questo senso di quello che gli uomini del governo hanno fatto. La stessa. insofferenza che hanno dimostrato le Assemblee parlamentari l'altra Oamera specialmente; ma anche questa Camera, quanto meno nei primi giorni forse questi giorni hanno trovato fine con ieri nell'ascoltare gli interventi dei rappresentanti dell'opposizione, è evidentememente un riflesso di questo man cato raddrizzamento. Noi lo abbiamo visto: se un oratore di opposizione faceva un discorso di carattere generale, immediatamente lo si accusava appunto di genericità, ma se scen deva ai particolari lo si accusava di perdere di vista i problemi generali; se si parlava in linea di fatto ecco che si diceva che noi per devamo di vista le questioni di principio, ma quando, qualche volta, abbiamo cercato di porre qualche questione di diritto si è detto che non siamo che degli azzeccagarbugli. È già stato accennato dall'onorevole Gon zales, che tuttavia ha una benevolenza par ti colare e lo si comprende nel criticare certe manifestazioni che non approva pienamente del Presidente del Oonsiglio l'episodio di Arezzo. Io credo che bisogna sottolinearlo di più. Nei cento anni di vita parlamentare del nostro paese, che abbiamo solennizzato nei giorni scorsi, non era mai avvenuto che un Pre sidente del Oonsiglio si presentasse ad una popolazione riunita per chiamarla a giudicare il Parlamento: lui, che deve essere giudicato

18 onorevole Atti Parlamentari 470 Senato della Repubblica DIS0USSIONI 25 GIUGNO 1948 dal Parlamento. È stato, quello deu'onorevole De Gasperi, unappeuo fuori luogo e comunque prima del tempo; poichè, onorevole De Ga speri, questo Parlamento esiste da troppo poco tempo per poterlo già accusare. D'altronde poichè questo Parlamento è formato da una enorme maggioranza, la sua De Gasperi, e da una modesta minoranza, il suo atto di accusa ha avuto troppo il sapore di essere diretto solo contro la minoranza e rassomiglia troppo ad altri suoi interventi del passato, nel corso deua lotta elettorale, con i quali cercava di aizzare, di scatenare l'opinione pubblica contro le correnti politiche che legit timamente la combattevano, e che a buon diritto la combattono e continueranno a com batteria. E che dire poi deua stampa governativa? Secondo l'organo ufficiale (ufficiale non per decreto ma per la funzione che assolve) del Presidente del Oonsiglio «Il Popolo» coloro che prendono la parola neue Assemblee parlamen tari contro il Governo non sono che mario nette; ed abbiamo letto l'altro giorno suue sue colonne, che il Fronte, dopo aver fatto muovere le sue «marionette» aua Oamera, le avrebbe fatte nuovamente muovere al Senato. Ebbene, signori senatori, io sono la mario netta giuridica del Fronte in questa Assemblea. (Si ride). Oapisco che questa è una grande presunzione da parte mia, e proprio perchè mi prescelgo questo ruolo in un'aula dove, sia pure con una procedura conseguente al tipo monarchico deuo Stato, convenivano nel passato tutti i più eminenti giuristi italiani, indipendente mente daue loro opinioni politiche. E furono uomini che nel campo deua scienza del diritto hanno lasciato tracce profonde. Ora vi stiamo noi, modestamente, ma animati dah'intenzione di fare degnamente quel poco che possiamo. Sono presuntuoso, e ne chiedo scusa, mentre riaffermo e ripeto quegli elementi di critica che mi hanno procacciato nei giorni passati tanta ira da certi settori. Ringrazio il senatore Bertini che non ha disdegnato di soffermarsi su alcune deue mie obiezioni costituzionali. Il Presidente del Oon siglio non si era degnato di farne cenno, pago del fatto che il suo consulente giuridico avesse risposto per lui. Io penso che uno dei canoni deua correttezza parlamentare sia invece che fra Governo e Parlamento non si facciano inter venire elementi irresponsabili di mediazione i quali, dopo aver parlato, scompaiono. L'onorevole Gonzales ha avvertito anche lui l'indelicatezza di una tale condotta e vi ha fatto cenno: grave indelicatezza, se è vero che il problema deu'instaurazione nel nostro Paese di un sano costume democratico, secondo lo spirito deua costituzione, deve essere il pro blema.che più dovrebbe stare a cuore al Go verno. Infatti tutte le questioni di cui l'onore vole De Gasperi ha sostanziato la sua esposi zione programmatica e di cui si è fatta discus sione, e qui e neu'altro ramo del Parlamento, qualunque Governo le avrebbe toccate. Ma solo a questo Governo spettava il còmpito di farsi interprete del nuovo costume politico cui la Nazione italiana aspira. E ciò non può otte nersi con deue frasi fatte. Abbiamo sentito l'onorevole Ruini, di cui conosciamo la sag gezza sempre equilibrata e che mai si compro mette, dirci che dovremo fare una cinquantina di leggi prima. che la Costituzione possa tra dursi neua vita pratica del Paese. Forse ne dovremo fare anche di più, penso io. Ma io chiedo au'onorevole Ruini e al Governo se dovremo davvero attendere che queste cin quanta leggi siano fatte e promulgate perchè quanto meno lo spirito che anima la Costitu zione si trasfonda nei rapporti sociali, econo mici, politici che uniscono gli uomini e le donne che lavorano a ricostruire l'italia ed a salvarla dal suo passato. Io ebbi dunque ad avanzare determinate obiezioni costituzionali, pur sapendo che sareb bero state superate con un voto politico. Quan do si ha una tale maggioranza, come queua di cui gode l'onorevole De Gasperi, tutte le que stioni possono essere scartate dalla discussione; ma se sono del tipo di queue da me poste, esse restano aperte fino a che una risposta non venga data in punto di diritto. Ora, onorevoli senatori, le questioni da me sollevate non pos sono essere state cancellate dal silenzio del l'onorevole De Gasperi. Alcune potranno essere sanate. Ad esempio se ci sarà una legge, che, come diceva l'onorevole Bertini, disponga chca il numero dei Ministeri, la loro organizzazione, le loro attribuzioni. Ma sino al momento in cui non avremo la legge, la situazione resta

19 Atti Parlamentari 471 Senato della Repubblica DISOUSSIONI 25 GIUGNO 1948 costituzionalmente aperta. Si potrà far fare a certi Ministri quel tale giuramento; ma, anche nell'ipotesi, ill. questo momento la situazione scricchiola dal punto di vista del diritto, ed è uno scricchiolìo di cui in geuerale gli uomiui politici hanno a torto l'abitudine di disinteres sarsi. Vorrei ricordare in quest'aula che quando discutevamo a Montecitorio la Costituzione, alcuui dei più eminenti uomini politici italiani, che oggi, per fortuna del senato, souo Senatori, sostenevano che tutta, la prima parte della Costituzione aveva un valore molto relativo: grandi idee, principi belli, magnifici programmi. Ma la vera Costituzione era per loro conteuuta uella seconda parte. Non condivido questa opinione; la ricordo solo per sottolineare la graude importanza, direi decisiva, che ha, specie in questo momento nel quale le riforme non si possono ancora realizzare, la stretta osservanza delle norme della Costituzione sulla struttura e il funzionamento delle istituzioni repubblicane che rappresentano il tronco, j] sostegno su cui poggerà tutta l'azione futura innovatrice. Ricordo anche che, prima di quello dell'assemblea Costituente, si era svolto un lungo lavoro preparatorio presso il Ministero per la Costituente, al quale erano stati chia mati i più noti cultori del diritto, della econo mia e dei problemi sociali del nostro Paese. E la questione delle Vice Presideuze del Cousi glio vi fu discussa e guardate il caso strano con la decisione dell'inopportunità di ammet terle nel Governo della Repubblica. Ho sba gliato dicendo «decisione», perchè quelle Com missioni non avevano potere di decidere, ma solo.di esprimere avvisi. Ora io credo mio dovere riconfermare la mia opinione: dal punto di vista costituzionale questo Governo non è mi si scusi la parola se non un mostro deforme, proliferato come è di tutta una serie di pro paggini che funzionalmente non h:mno nulla da fare. Che cosa sono questi tre Vice Presi denti, onorevoli colleghi Il Vice Presidente lo dice la paro19', 10 dice j] buon è colui che senso, deve sostituire Io dice il criterio comune il Presidente in caso di suo impedimento o di sua assenza. E allora l'onorevole De Gasperi è. stato prudentissimo! Egli ha già pensato al Vice Presidente che dovrà sostituire il Vice Presidente, che dovrà sostituire il Vice Presi sente che dovrà sostituire lui stesso in caso ch'egli dovesse assentarsi dal suo posto. Egli ha fatto come quella persona che, essendovi minaccia di pioggia, esce per strada con tre ombrelli sovrapposti. Onorevole colleghi, non vi stupireste certo se io definissi la figura che ne risulterebbe una mostruosità. Ebbene, dirlo di questo Governo, mi pare non sia troppo esagerato. Ma ci si è richiamati al passato, nella speranza di salvarsi sotto il grande om brellone della tradizione. Ebbene, ridiciamolo, perchè risulti uel resoconto stenografico, non vi è che un esempio, in cento anni di vita uni taria italiana, di una Vice Presidenza; nessuno di tre Vice Presidenze. La prassi, si è detto, la tradizione! Io sostengo pregiudizialmente che non si può avvalorare l'azione della Repub blica Italiana con la prassi dello Stato monar chico italiano comunque questa prassi non (1fIre c]1e un esempio. E fu nel 1919, allorchè il Presidente del Consiglio, onorevole Orlando, designò Con regolare apposito decreto dapprima il ministro Villa come proprio eventuale sosti tuta nel caso che dovesse assentarsi; poi, quando si dimostrò che il Villa non poteva adempiere la funzione, l'onorevole Colosimo. Non vi sono altri precedenti; salvo natural mente quelli di questi ultimi tre o quattro anni. Ma onorevoli colleghi, credo che. in que stioni costituzionaji, non vorrete richiamarvi agli avvenimenti dal 1944 al 1948 per trovare degli esempi da seguire; fie mai soltanto per trovarvi gli esempi di ciò che non deve più farsi. Ma io voglio dire qualche cosa di più: e qualche cosa di positivo in argomento. Quan do la Cost,ituzione ha voluto ammettere delle Vice Presidenze, l'ha detto espressamente. Esi ste, signori senatori, il Consiglio supremo della. Magistratura, il quale, nel campo della Magistratura, equivale al Governo nel campo del l'esecutivo. l,a Magistratura è un potere e il, Consiglio superiore ne rappresenta il governo. Ebbene, in esso vi sarà un VicePresidente; ma non perchè sorgerà a qualcuno il capriccio di crearlo, ma perchè la Costituzione espres samente 10 prevede. Ma nella Costituzione si prevedono anche degli organi per i quali la Vice Presidenza non è stabilita. Crede qual cuno che, senza una revisione Costituzionale, si potrà loro donarla? Io vorrei sapere, ad esempio, se domani, formandosi la Corte delle

20 Atti Parlamentari 472 Senato della Repnbblica DISOUSSIONI 25 GIUGNO 1948 garanzie costituzionali, non dirò per ragioni mercanthi del genere di quej1e che h::mno pro, creato le Vice Presidenze dell'attuale Governo, ma per necessità di miglior lavoro della Corte stessa si oserà darle un Vice Presidente, mentre la Oostituzione non ne parla. Nessuno vi si azzarderebbe. Si dirà che il ritegno sarà dettato dal fatto che si tratterebbe allora di un organo della Magistratura Ma, egregi colleghi, mi pa,re che il potere esecutivo non debba, in quanto ad osservanza delle norme costitu zionali, stare al disotto del potere giudiziario. E le Giunte regionali La Oostituzione, ordinandole, non parla di un loro vice presi dente, ed io 'suppongo che nessuno mai vorrà proporne la nomina a meno che non vi pre ceda una revisione della Oostituzione. Per analogia vorrei richiamare la vostra attenzione su quanto avviene nei consigli degli Ordini degli avvocati. L'onorevole Orlando me ne faccia testimonianza. Mi riferisco ad una cerchia di persone fra le quali le questioni di diritto sono intensamente avvertite. Orbene, è previsto dalla legge che al Oonsiglio dell'or dine sia preposto un presidente. Ma in quello di Roma, il più ricco di professionisti capaci e dotti, è stata posto ad un certo momento il problema se non fosse possibile nominare an che un vicepresidente per dare al presidente, l'onorevole Orlando, oberato da gravi inca richi, un sollievo ed un aiuto. Per unanime decisione il Oonsiglio forense ha risposto di no, poichè, tacendo la legge in argomento, deve ritenersi che la legge lo escluda. Egregi colleghi, come ognuno può consta tare, io sto trattando la questione da un punto di stretto diritto; ma non mi sembra sia male. che in tal modo si svolgano le discussioni nel l'aula del Senato. Per ciò che si riferisce poi ai ministri senza portafoglio, è noto che questi hanno autorità maggiore, e ne ignoro il perchè, dei Ministri forniti di portafoglio. Ora dovremmo dunque accettare questa stranezza, che la Oostituzione abbia parlato in una sua disposizione di ciò che vale meno (chiedo scusa ai Ministri con portafoglio, essi valgono molto in senso assoluto; ma, in rela zione ai ministri senza portafoglio, devono rassegnarsi a valere meno) tacendo su ciò che ha maggior valore! Non possiamo credere che i membri della Oostituente abbiano po tuto in questa maniera andar contro alla lo gica delle cose. Il fatto si è che questi vari particolari di struttura del Governo De Gasperi indicano che quel tale mutamento ideologico di cui di cevo all'inizio è completamente mancato. Oosa è un Governo In un regime non repubblicano, in un re gime monarchco, sia pure parlamentare, in definitiva esso, come genesi e come realtà, non è se non la riunione dei consiglieri del re. Si comprende 'allora perfettamente che in esso possano essere chiamate tante persone quante il monarca vuole. Naturalmente le norme della vita parlamentare hanno di fatto introdotto anche qui un limite; ma da un punto di vista di Wincipio nulla si oppone acchè il re nomini a se stesso tanti consiglieri quanti gli piaccia ed attribuisca loro tutti i titoli che desidera per farli contenti e per metterli in evidenza. L'onorevole De Gasperi si è condotto appunto in questo modo e lo ha detto espressamente; ed io non so come i vice Presidenti del Oonsiglio abbiano accolta l'affermazione dell'onorevole De Gasperi che il loro non è se non un titolo onorifico. Ma so che l'onorevole De Gasperi è soltanto il Presidente del Oonsiglio e non il re, e che pertanto non può seguire la prassi antica. Nella Repubblica il Governo, i] Oonsiglio dei Ministri è invece la riunione dei capi della amministrazione, dei dirigenti responsabi1i dei dicasteri. Essi non possono essere pensati al di fuori di questa loro attività concreta. Nel regime repubblicano non si tratta di consi gliare il sovrano, ma si tratta di lavorare per il bene della popolazione. D'altra parte la Oo stituzione è chiara a questo proposito, per quante sottigliezze si siano fatte. Infatti l'arti colo 95, che l'onorevole Bertini ha richia mato senza avvertirne il senso preciso, dice nell'ultimo comma: «La legge provvede al l'ordinamento della Presidenza del Oonsiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'orga nizzazione dei ministeri >}.Dei ministeri, sotto lineo, non dei Ministri. A questo riguardo c'è quindi una legge da fare; spero che essa venga fatta presto, ma penso insieme che invece verrà assai tardi, perchè, venendo, dovrebbe sfrondare di molto l'attuale struttura del Go verno.

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