Rivista dell Istituzione dei Servizi Culturali Paolo Borsellino di Crevalcore

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1 Rivista dell Istituzione dei Servizi Culturali Paolo Borsellino di Crevalcore

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3 Comune di Crevalcore Rassegna storica crevalcorese 9 Novembre 2013 Istituzione dei Servizi Culturali Paolo Borsellino

4 4 Rassegna storica crevalcorese Rivista dell Istituzione dei Servizi Culturali Paolo Borsellino di Crevalcore COMITATO DI REDAZIONE Magda Abbati Paolo Cassoli Carla Righi Roberto Tommasini DIRETTORE RESPONSABILE Magda Abbati Progetto grafico Michele Simoni Stampa Gruppo Sigem di Modena Informazioni e comunicazioni Istituzione dei Servizi Culturali Paolo Borsellino Via Caduti di Via Fani Crevalcore (Bo); tel e mail: sito: facebook: Nono numero a cura di Magda Abbati Distribuzione gratuita

5 5 Introduzione Ancora una volta la Rassegna si concretizza in una ricerca del tempo perduto In questa occasione l indagine di Roberto Tommasini, crevalcorese di origine e appassionato cacciatore di Storia Locale, si è rivolta allo zuccherificio che per tanto tempo ha operato nel nostro territorio, a pochi chilometri dal centro storico, ai Beni Comunali. L impianto ha visto la luce all inizio degli anni 50 del secolo scorso e, insieme a molto malcontento, ha chiuso la propria attività poco più di trent anni dopo. L intera vicenda è presentata con ricchezza di particolari e con molta accuratezza. L autore ha intervistato tante persone che hanno contribuito a rendere così importante un esperienza che in modo spiccio e superficiale potremmo confinare entro i limiti della storia economica. Per il nostro territorio invece, lo zuccherificio ha rappresentato una grande svolta: in un certo senso si potrebbe leggere quel periodo come la fine di un quadro socio-economico di tipo ottocentesco per avviare il crevalcorese verso un economia di trasformazione oltre che di produzione. Crevalcore, infatti, all inizio degli anni 50 era un paese caratterizzato da una vocazione agricola che certamente cominciava ad avvicinarsi alla meccanizzazione e, quindi, alla modernizzazione del comparto, ma, sostanzialmente, era rimasto fermo ad una visione economica più vicina a quella del secolo precedente. La produzione di zucchero lancia il nostro territorio verso un economia di scambio su scala nazionale e in dinamiche internazionali, abbandonando in un attimo l economia naturale, fatta di scambi sul posto o verso Bologna. (L. Dal Pane Economia e società a Bologna nell età del Risorgimento pp.27-28) L amministrazione comunale, favorendo l insediamento dell impianto, diede corpo ad una scelta indubbiamente coraggiosa per consentire la creazione di posti di lavoro. Fu una valutazione lungimirante perché la Società Lendinarese offrì lavoro a personale fisso e a stagionali, a Crevalcoresi e non. Riuscì a dare una risposta, certo non esaustiva, ma importante, alla cronica richiesta di lavoro delle nostre terre. L impianto saccarifero segnò un cambiamento decisivo sul piano economico e sul piano sociale. Ci consegnò il lavoro della fabbrica che già i Crevalcoresi conoscevano fuori dai confini del nostro paese. Il boom economico in Italia non era ancora arrivato, ma qui fu anticipato da quell impianto costruito con tecnica, competenza e sudore. Lo zuccherificio diede spazio non solo ad un insieme di mansioni da operaio specializzato, diverso da quello contadino che legava la produzione all andamento stagionale e meteorologico, ma anche ad una grande trasformazione di carattere sociale. Tanti giovani conobbero il lavoro stagionale

6 6 estivo che si conciliava con la pausa dagli studi: un modo utilissimo per cominciare ad entrare nel mondo produttivo o per guadagnare un po di denaro per mantenersi agli studi, magari universitari. Lo zuccherificio contribuì a dare una spallata alle abitudini: in fabbrica, ad un certo punto, entrarono le donne. Le nostre terre hanno da sempre visto le donne inserite nel tessuto produttivo, però negli stabilimenti, a fare turni, anche quello di notte, non si erano mai viste a Crevalcore, in tempo di pace. Negli anni di guerra le donne avevano avuto accesso al mondo della manifattura nelle città per garantire la produzione, dal momento che gli uomini erano al fronte. Poi, con la fine dei combattimenti, i ruoli si erano ristabiliti sostanzialmente negli spazi più tradizionali. Il lavoro stagionale, invece, spezza le abitudini e porta la presenza femminile dentro la fabbrica. Lo zuccherificio diventò un mondo, un ecosistema con proprie regole, senza dimenticare quelle del contratto e quelle sindacali, con gerarchie, scherzi e senso di appartenenza tra i lavoratori. Quando logiche lontane da Crevalcore decretarono la fine della lavorazione, i dipendenti e le associazioni bieticole chiesero aiuto a molte parti politiche, protagoniste dell attività parlamentare, senza dimenticare di rivolgere richieste d aiuto anche ai rappresentanti della Chiesa, come Guareschi ci ha raccontato in più di un occasione. Purtroppo qui non ci fu un lieto fine. Tutto questo si realizzò in anni caratterizzati, in queste terre, da un ampia partecipazione e da una forte sindacalizzazione, strettamente collegate: non si sa quale delle due abbia influenzato l altra. La voglia di esserci, il coinvolgimento, arrivando anche all animosità e agli scontri si trovano all inizio, durante e alla fine dell esperienza saccarifera che ha avuto positività e criticità, come tutte le espressioni del genio umano. Roberto Tommasini non ha dimenticato di mettere in evidenza le criticità che si accompagnarono all attività produttiva. La capacità di ricostruire un evento storico non deve cadere nell apologia dell evento stesso. Indagare nel passato significa cercare di portarne alla conoscenza sia le luci sia le ombre per capire, imparare e non dimenticare. Il testo, più vicino al saggio che all articolo, è corredato da tante immagini che raccontano la costruzione dell impianto oltre che i luoghi e le fasi della lavorazione, a testimoniare la meravigliosa capacità costruttiva di quel periodo. Leggetelo e guardatelo: vi farà spiccare un salto nella memoria collettiva crevalcorese. Magda Abbati Direttore Rassegna Storica Crevalcorese

7 7 La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare. Francesco De Gregori

8 8 Barbabietola (da Sugarland Story, diapo-racconto anni 70; audio purtroppo perduto)

9 9 ROBERTO TOMMASINI Crevalcore La vita ai tempi dello zucchero Per Alessandro Cattabriga gli ultimi giorni trascorsi erano stati fra i più affaccendati del proprio mandato di Sindaco, un susseguirsi di incontri con Giunta, consiglieri, esponenti politici locali, sindacalisti, agricoltori e tecnici comunali. A scatenare la mole di impegni era stata, lunedì 26 Novembre 1951, la visita di due signori, gli ingegneri Cevenini e Malaguzzi Valeri, che avevano annunciato l interesse della Società Zuccherificio Lendinarese a realizzare uno stabilimento saccarifero in territorio crevalcorese. Si trattava di un occasione fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del comune, portatrice di vantaggi per tutta la popolazione, in particolare per la classe operaia, che avrebbe finalmente trovato occasioni di lavoro fra il migliaio di addetti previsti nella costruzione, gli ottocento stagionali e gli ottanta stabili previsti annualmente per la produzione dello zucchero. Di insediamenti industriali a Crevalcore non se ne era mai neppure vista l ombra. Dalla notte dei tempi l economia locale si reggeva sulla sola agricoltura, un settore in fase di profonde trasformazioni causate dall inarrestabile declino della canapa, da sempre il prodotto di eccellenza del nostro territorio. Una conoscenza antica, frutto di secoli di coltivazione, si dissolveva rapidamente e con essa i cicli di lavorazione che da altrettanto tempo caratterizzavano la vita e l aspetto delle nostre campagne. Tutto andava ad adattarsi alla nuova e più redditizia coltivazione della barbabietola. In breve tempo il territorio compreso fra le province di Ferrara, Modena e Bologna si era trasformato in un area di produzione intensiva e l Emilia Romagna si portava al primo posto in Italia per gli ettari coltivati a bietole, passando dai del 1937 ai di quell anno. Il 29 Novembre del 1951 il Consiglio Comunale di Crevalcore era pronto a deliberare sulla richiesta della Società Zuccherificio Lendinarese. Nella mattinata la società aveva fatto pervenire la lista definitiva dei requisiti necessari alla costruzione dello stabilimento. Per il Sindaco e gli amministratori comunali non si trattava di novità ma del risultato delle

10 10 Palazzo Comunale analisi e delle valutazioni di quei giorni. Anche se preceduto da un animato dibattito, l esito di quella seduta non fu una sorpresa, essendo unanime l adesione di tutti i Consiglieri all accoglimento delle condizioni poste dalla società. Di seguito parte delle delibere di quel consiglio comunale che accettava le condizioni poste dalla Società Zuccherificio Lendinarese per avviare la costruzione dello stabilimento.

11 Il Consiglio Udito il riferimento del Sindaco relativo all argomento in oggetto; Ritenuto che l iniziativa prospettata dalla Società dello Zuccherificio Lendinarese per la costruzione in territorio di Crevalcore di uno stabilimento saccarifero è quanto di più e di meglio possa desiderare l Amministrazione Comunale, sicura interprete di questo caso del desiderio e delle aspirazioni di tutta la popolazione; Ritenuto che i vantaggi d indole economica e sociale sono di tale evidenza ed imponenza da non richiedere illustrazione alcuna. Vista la legge comunale e provinciale vigente; Con voti unanimi, palesi, presenti e votanti n. 18 consiglieri; Delibera 1) Di concedere alla Società Zuccherificio Lendinarese un appezzamento di terreno della tenuta Beni Comunali in quartiere Valle di Crevalcore, dell estensione di circa Ha 30. Con riserva di determinare il prezzo unitario; 2) Diritto della Società acquirente di prelevare, durante il periodo della campagna saccarifera (1 Agosto - 30 Settembre di ogni anno) acqua dell acquedotto comunale per un quantitativo non inferiore ai MC 800 giornalieri, a prezzo per uso industriale; 3) Riconoscimento alla Società di allacciare l area sulla quale dovrà sorgere il nuovo stabilimento alla ferrovia Crevalcore - Cento, con diritto di posa del binario sulla proprietà dei Beni Comunali, con che tale posa sia effettuata a regola d arte ed in modo da non intralciare il transito all interno della rimanente proprietà comunale in connessione colle esigenze dell attività dell azienda; 4) Riconoscimento alla Società del diritto di effettuare trivellazioni di pozzi entro i limiti delle proprietà Beni Comunali, nonché del diritto di accesso ai pozzi e di impianti delle linee elettriche eventualmente occorrenti per il funzionamento dei pozzi stessi e per il trasporto dell acqua; 5) Facoltà della Società di attraversare il territorio dei Beni Comunali con linee elettriche e telefoniche, nonché con condutture per trasporto di acque; 6) Costruzione di una strada di adeguata larghezza in rapporto alle particolari esigenze del trasporto delle bietole in modo tale da collegare l area su cui dovrà sorgere il nuovo stabilimento con la strada Crevalcore-Decima; 7) Consenso all utilizzazione per le esigenze del nuovo stabilimento della capezzagna ad Est del terreno su cui dovrà sorgere lo stabilimento stesso; 8) Esenzione degli oneri e tributi comunali etc. sulle materie prime interessanti l industria saccarifera. Il consiglio si riserva di adottare apposite deliberazioni nella prossima seduta per la cessione 11

12 12 del terreno nonché per l impegno relativo alla cessione dell acqua dell acquedotto ed al prezzo unitario di cessione. In fase di dibattito il Sindaco aveva precisato che i punti 2, 3 e 5 sarebbero stati esercitati solo nell eventualità che si fossero resi indispensabili per il buon funzionamento dello stabilimento e che l Amministrazione Comunale si sarebbe interessata alla sistemazione e alla manutenzione della rete stradale interessata dallo zuccherificio. Tutto era filato nel migliore dei modi e, dopo neppure una settimana dalla richiesta ufficiale, il Consiglio Comunale spalancava le porte al primo insediamento industriale nel nostro territorio. Crevalcoresi in piazza La velocità di decisione era stata una delle condizioni poste dalla Società Lendinarese che, per quello zuccherificio ancora da costruire, aveva pianificato l inizio della produzione per la seguente campagna bieticola. La disponibilità del terreno era stata chiesta per il 15 di Dicembre, il progetto era già pronto, si trattava dello stesso utilizzato per lo zuccherificio di Chieti. I programmi iniziali della Società Lendinarese prevedevano la costruzione del nuovo stabilimento nei pressi di Cento. A sottrarlo alle sponde del Reno fu l azione di Giovanni

13 13 Alessandro Cattabriga Giovanni Morselli Morselli allora Consigliere Comunale che, venuto a conoscenza del progetto e grazie alle relazioni messe a disposizione dal proprio partito (PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) riuscì a promuovere e a far scegliere la zona di Crevalcore. Morselli fu decisivo anche per l individuazione dell area su cui edificare lo stabilimento, accompagnando in più riprese nella zona dei Beni Comunali i responsabili della società e il suo presidente Rocco Piaggio. L unica memoria della lodevole azione di Giovanni Morselli è contenuta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citato: Prima di sciogliere l adunanza il Sindaco si compiace vivamente con il Consigliere Giovanni Morselli, per l azione attivissima svolta presso la Società Zuccherificio Lendinarese onde ottenere che lo stabilimento in parola venisse costruito nell ambito del nostro Comune. Il Consiglio Comunale si era svolto con una grande partecipazione di pubblico; la notizia del possibile insediamento industriale si era diffusa rapidamente fra la popolazione ed era stata l argomento principale di discussione nei giorni precedenti il consiglio. Esisteva, infatti, una minoritaria corrente di dubbiosi, rappresentata da chi riteneva la fabbrica un luogo di sfruttamento, da chi temeva interferenze negli equilibri politici locali, da chi si preoccupava della scomparsa di un ampio appezzamento di terreno coltivabile. Ad influire sull orientamento dei cittadini fu la scelta di campo del maggior partito locale che si era schierato a favore dell insediamento. Così la testimonianza del sig. Giacinto Domeniconi, riportata nella pubblicazione del Comune di Crevalcore Cittadini al servizio dei Cittadini : Il sindaco Alessandro Cattabriga, che era un bravo amministratore, mi chiamò per telefono da Roma e mi disse: Convoca i socialdemocratici e i democristiani e, alla presenza di Piaggio - che era uno dei più importanti industriali d Italia e aveva diciassette zuccherifici fate un

14 14 documento in cui siamo tutti d accordo di dare il terreno, e che il valore del terreno lo stabilisca l ingegner Piaggio... Tanto per dimostrare che noi eravamo dell idea di concedere l area per lo zuccherificio ed avevamo solo posto delle condizioni perché ritenevamo giusto scegliere in accordo con i sindacati. In questo modo Piaggio accettò tutte le condizioni e si decise di fare il lavoro. La delibera del Consiglio Comunale, esposta all albo pretorio il giorno di mercato 4 Dicembre 1951, informava che, in seguito ad una perizia, il prezzo dei 30 ettari di terreno che il Comune di Crevalcore aveva stabilito di vendere alla Società dell ing. Rocco Piaggio, era fissato in lire Nella stessa delibera furono indicati i confini dell area concessa. Si trattava della porzione collocata nell angolo Nord-Ovest della tenuta Beni Comunali ; una superficie rettangolare di metri 415 x 700, confinante a Nord con lo scolo Limite, ad Ovest con via degli Orsi, a Sud ed a Est con il resto della tenuta. Il documento rendeva inoltre nota la cessione di un ulteriore striscia di terreno, necessaria a collegare il lotto ceduto alla via di Mezzo Levante. Contemporaneamente la Società Zuccherificio Lendinarese aggiudicava l appalto per la costruzione dello stabilimento all impresa genovese Garbarino Sciaccaluga. La direzione dei lavori era affidata all ingegnere crevalcorese Franco Bergonzini, già capofabbrica dello zuccherificio di Mirandola. L ingegnere Bergonzini, per gli incarichi ricoperti all interno del Gruppo Piaggio, fu fra i primi a conoscere il progetto del nuovo zuccherificio e, convinto dei benefici che lo stabilimento avrebbe portato all economia locale, fu il primo ad operare per favorirne l insediamento in territorio crevalcorese. Non potendo esporsi personalmente, si preoccupò di cercare l appoggio necessario a concretizzare le sue convinzioni, trovandolo nel consigliere comunale Giovanni Morselli. Fra le condizioni poste dai dirigenti saccariferi c era quella, in caso di necessità, di avere garantito un fabbisogno giornaliero di circa 800 MC d acqua, un enorme quantità che sarebbe stata prelevata dalla rete idrica del comune, creando non pochi disagi alla popolazione. Sindaco e consiglieri avevano accettato la condizione considerando che i benefici creati dallo zuccherificio sarebbero stati, per la popolazione, superiori al disagio provocato da un eventuale carenza idrica. Qualche sacrificio i cittadini se lo dovevano purtroppo accollare. Il 12 Dicembre 1951 la Giunta Provinciale Amministrativa (G.P.A.) pur approvando i punti principali dell accordo, proponeva alcune modifiche, in particolare alla concessione dell acqua dell acquedotto che avrebbe potuto creare notevoli problemi igienico-sanitari alla popolazione.

15 15 Scavi delle fondazioni Laboratori tare e analisi (particolare fondazioni)

16 16 Il Consiglio Comunale, preso atto dei rilievi, per favorire la rapida approvazione dell accordo, modificò con voto unanime la delibera del 29 Novembre, predisponendo uno studio tecnico per provvedere ai fabbisogni idrici dello stabilimento tramite le eccedenze dell acquedotto e riconoscendo alla Società il diritto di effettuare trivellazioni di pozzi entro i limiti della proprietà Beni Comunali. Il 18 Dicembre, in attesa del perfezionamento degli atti di cessione, l Autorità Prefettizia autorizzava l inizio dei lavori, subito avviati con saggi di sterro per le fondazioni del fabbricato e con la trivellazione di un pozzo per accertare l esistenza di falde nel sottosuolo. Il 10 Gennaio 1952 le aspirazioni industriali dei Crevalcoresi subivano un duro colpo. La Società aveva informato il Sindaco di essere costretta a rinunciare all area concessa, in quanto il terreno, per natura e caratteristiche, non risultava idoneo alla costruzione dello stabilimento. Ad attenuare lo stato di apprensione giunsero gli esiti di ulteriori sondaggi effettuati nelle zone limitrofe dai tecnici della società lendinarese che individuavano una nuova area ad Est di quella a cui avevano rinunciato, proponendo di avviare lì la costruzione dell impianto. Il Sindaco convocò un adunanza straordinaria del Consiglio Comunale per sabato 12 Gennaio, rinviata al 15 successivo per l assenza di numerosi consiglieri. A norma di legge la seconda adunanza sarebbe stata valida indipendentemente dal numero di consiglieri presenti. Occorreva fare in fretta: la data di avvio della campagna bieticola restava fissata per l Agosto di quell anno. Dopo breve discussione, con voto unanime, il Consiglio Comunale del 15 Gennaio 1952 revocò la prima concessione e avviò le pratiche per la cessione del nuovo appezzamento, mantenendo invariate le condizioni che regolavano il primo conferimento. La nuova porzione di terreno, che faceva sempre parte della tenuta Beni Comunali, era più ampia della precedente; raggiungeva infatti, un estensione di 35,37 ettari, considerata di minor pregio per fertilità e rendimento. Inoltre aveva un prezzo per ettaro inferiore al precedente lotto e complessivamente era stata valutata in I confini della nuova concessione erano ad Est con il collettore Acque Basse, a Sud con la linea ferroviaria Crevalcore Cento, ad Ovest con la restante proprietà comunale ed a Nord con lo scolo Limite. I lavori iniziarono appena possibile, senza aspettare pareri e autorizzazioni della Giunta Provinciale Amministrativa, probabilmente alla fine di Gennaio. Le foto del 18 Febbraio 1952, scattate da Novello Gamberini, incaricato dalla Società Lendinarese di documentare l attività di costruzione, mostrano già file di pilastri di

17 17 Fondazione stazione reparto bietole Fabbrica interno, vista da Sud

18 18 sostegno che spuntano fra l erba della campagna e i muri dell edificio della portineria che superano i 2 metri di altezza. Non c erano ruspe scavatrici o altri mezzi di movimento terra, non c erano gru. La forza motrice prevalente era quella fornita dagli operai che si cimentavano nell impresa, armati di carriole, badili, picconi e vanghe, carrucole e argani. A Febbraio si innalzarono le colonne portanti della centrale termica, del fabbricato principale, le mura del laboratorio analisi e tare e si tracciarono le strade di collegamento fra i vari edifici. L impresa di costruzione Garbarino Sciaccaluga oltre ad inviare propri dipendenti specializzati, iniziò ad assumere manodopera locale e a subappaltare attività alle locali cooperative: quella edilizia e quella dei lavoratori della terra. Ammontavano a quasi un migliaio i lavoratori impiegati. Ai Crevalcoresi si era aggiunto personale proveniente da tutti i comuni limitrofi. Al rientro dalla giornata lavorativa si formava una fila di operai che senza interruzioni univa il cantiere dello zuccherificio alla circonvallazione del paese. Crevalcore cominciò a popolarsi di capi cantiere, ferraioli, saldatori, muratori e tecnici e le poche strutture di accoglienza, affittacamere e locande, si saturarono rapidamente. La situazione venne immediatamente sfruttata dai possessori di ambienti vuoti e da numerose famiglie che si adattarono a vivere in spazi ristretti pur di affittare una stanza della propria abitazione. Chi poteva forniva oltre all alloggio anche il vitto, mentre i lavoratori che non godevano di tale servizio ricorrevano alle trattorie e alle osterie del paese. Fra le più frequentate c erano il bar della stazione, l osteria della pesa e i due ristoranti situati sotto i portici di via Roma: l Italia e Dal Moro che qualche tempo dopo si sarebbe trasferito ai Beni Comunali per essere più vicino agli operai. Lo zuccherificio entrava rapidamente nella vita dei Crevalcoresi e già nel carnevale di quell anno trovava spazio nell ultima strofa della zirudella della società Edelweiss, intitolata Il Re della Palude, scritta da Guido Serra (Zani), che recitava: E infine, al mumeint più confuss par al mi giudezi, le stè quand, con i mi occ a i ho vest in dov i fan al zucherifezi. Le un colp d emozion che al pér un crepa coor In mood che a son custrètt a dir fort EVVIVA I RANOCC AD CREVALCOR!. Il problema che anche nel secondo dopoguerra affliggeva molti Crevalcoresi era la mancanza di lavoro. Per tentare di risolverlo numerosi braccianti si erano uniti in

19 19 Fabbricati principali Fabbricato principale interno

20 20 Crevalcoresi in festa cooperative e collettivi, forme associative che garantivano la forza necessaria per rivendicare lavoro e diritti. Far parte di un associazione di lavoratori significava contare sulla solidarietà degli altri compagni e partecipare alla divisione del lavoro disponibile. A volte si potevano trovare ingaggi anche fuori dai confini regionali perché grazie all organizzazione della Lega Braccianti si poteva esser inviate a far le mondine in Piemonte o a estrarre carbone fossile nel perugino, attività che non risolvevano i problemi occupazionali, ma aiutavano a tirare avanti. Nel Settembre del 1951 l Amministrazione Comunale, che anche di quei braccianti era l espressione, aveva cominciato a considerare la possibilità di cedere in affitto alle cooperative agricole crevalcoresi la tenuta dei Beni Comunali, tornata in quell epoca disponibile dopo una vicenda giudiziaria con il precedente affittuario. Il progetto era stato accantonato per il sopraggiungere della proposta della Società Lendinarese che, fra l altro, aveva scelto come collocazione del proprio stabilimento un area di quella tenuta, originando alcuni dei dissensi all insediamento dello zuccherificio. Quando fu chiaro che neppure la costruzione dello stabilimento saccarifero avrebbe

21 21 Vasca polpe Magazzino zucchero

22 22 completamente risolto i problemi occupazionali, gli esclusi da quella grande occasione, in particolare gli iscritti alla categoria dei braccianti agricoli, avviarono una serie di agitazioni che culminarono con la sospensione della mungitura delle vacche e con il blocco del cantiere dello zuccherificio. Per risolvere i problemi di quei lavoratori ed evitare ritardi alla costruzione dello stabilimento saccarifero, l amministrazione Comunale con delibera dell 11 Marzo offriva alla Cooperativa lavoratori della terra un accordo per la manutenzione delle strade comunali, mentre ai braccianti del Collettivo di Crevalcore concedeva un contratto di compartecipazione alla gestione di una porzione della tenuta Beni Comunali. Rimossi i picchetti dal cantiere, i lavori allo zuccherificio ripresero. A Marzo si scavavano la vasca polpe esaurite e le fondazioni dei silos bietole e polpe, si ultimava la costruzione del laboratorio tare, si ghiaiava il tratto di strada che collegava la via di Mezzo Levante allo zuccherificio, si alzavano le mura della centrale termica e del fabbricato principale, all interno del quale era installata la caldaia Gefia. La costruzione dello stabilimento accresceva l interesse per la zona dei Beni Comunali. Il 16 Marzo l amministrazione comunale autorizzò i Signori Morisi e Martini di Persiceto alla costruzione di un fabbricato ad uso spaccio-bar con alloggi e ristorante nell area prospiciente la costruenda strada dello zuccherificio. L autorizzazione era motivata dal fatto che l iniziativa aveva lo scopo di fornire la zona, oggi in via di intenso sviluppo edilizio-industriale, di un servizio indispensabile per gli operai addetti allo zuccherificio. Ad Aprile si innalzavano i cisternoni per la nafta e il melasso, si montavano le capriate della centrale termica, iniziavano i lavori al magazzino generale e all officina meccanica, mentre continuavano quelli al tratto di strada che collegava la portineria al magazzino dello zucchero. Si costruì il binario di collegamento alla ferrovia Veneta. In un Italia ancora priva di autostrade, la rotaia rappresentava il sistema di trasporto più rapido ed efficace. Sulla scelta di Crevalcore come luogo di insediamento dello zuccherificio aveva certamente influito il ruolo di importante nodo ferroviario ricoperto dalla stazione crevalcorese che metteva in collegamento le linee Modena-Cento e Verona-Bologna. Non era sicuramente casuale la vicinanza alla linea Modena-Cento, alla quale lo stabilimento si collegava tramite un binario di un centinaio di metri. Fra gli edifici in costruzione quel mese ci fu il ricovero della locomotiva. A Maggio si ultimò la vasca polpe, il posizionamento delle capriate alla centrale termica e alla casa bietole e si lavorò alla strada dello zuccherificio.

23 23 Binario di raccordo Vasca polpe ed edificio principale

24 24 Fabbricato principale: montaggio ossature metalicche A Crevalcore le elezioni che si erano tenute dalla fine del secondo conflitto mondiale avevano registrato una schiacciante maggioranza dei partiti di sinistra, in particolare del Partito Comunista, che in quel periodo arrivava al 45 % dei consensi. Erano anni in cui si manteneva alta la conflittualità sociale: alle lotte sindacali per il lavoro andavano ad aggiungersi quelle promosse dalla sinistra in quell epoca contro la proliferazione nucleare, l adesione al Patto Atlantico, la repressione delle forze di pubblica sicurezza, la riforma dei Patti Agrari. Armi principali di quelle lotte erano manifestazioni e scioperi, che caratterizzavano più che altrove la vita del paese e che non mancavano di impressionare, per frequenza e partecipazione, i lavoratori forestieri impegnati allo zuccherificio. Un volantino della metà degli anni 50 rendeva note le conseguenze legali delle lotte

25 25 Manifestazione politica La Stampa 25 Settembre 1954 Manifestazione politica del 2 dopoguerra

26 26 di quegli anni: 148 processi, 225 assoluzioni, 461 condanne per complessivi 135 anni di carcere e multe per 3 milioni di lire. Nel mese di Maggio si aprì una vertenza fra la Garbarino Sciaccaluga e gli operai addetti alla costruzione dello stabilimento che, rivendicando miglioramenti salariali e di orario, bloccarono le attività del cantiere. L impresa di costruzione, che nel frattempo aveva accumulato 25 giorni di ritardo sui tempi di consegna previsti, accettò le proposte dei lavoratori relative ai turni e al riposo, ma rifiutò di trattare sugli aumenti salariali. Nel referendum indetto fra i lavoratori per risolvere la situazione, ottenne il 52% dei consensi la proposta di accettare e riprendere le attività, ma l accordo fu rimesso in discussione dall intervento di due dirigenti della Camera del Lavoro crevalcorese e di un rappresentante della Camera del Lavoro di Bologna che invitarono i lavoratori a insistere nella richiesta di aumenti salariali. La vertenza era entrata in una contrattazione a livello nazionale e lo stesso On. Di Vittorio, presidente della C.G.I.L, scriveva che la questione doveva essere accantonata in attesa dei risultati dei colloqui in corso al Ministero del Lavoro. Il Consiglio Comunale del 15 Maggio si aprì in un clima di evidente preoccupazione, con un interrogazione sulla vertenza in corso. Il Procuratore della Società Lendinarese aveva, infatti, informato i consiglieri che il protrarsi del blocco al cantiere avrebbe costretto la Società a disporre la sospensione dei lavori. L opposizione chiedeva l intervento di Sindaco e Consiglieri per far sospendere lo sciopero, denunciando le responsabilità dei dirigenti sindacali e il clima di nervosismo che si era creato fra gli operai e nella popolazione. La maggioranza rifiutò di cedere al ricatto costituito dalla minacciata chiusura del cantiere e imputò le responsabilità della situazione all impresa di costruzione che in altri cantieri aveva concesso gli aumenti rifiutati a Crevalcore e che tentava di scaricare i ritardi dei lavori sulle rivendicazioni in corso. Le rigide contrapposizioni fra dipendenti e impresa di costruzione furono in qualche modo superate e i lavori ripresero con celerità. A Giugno si lavorò alla vasca di decantazione delle acque, si completò la palazzina della portineria, la vasca polpe, il locale operai, un magazzino zuccheri, si installò il gruppo ruotone lavatrice. A Luglio si montarono le gru per lo scarico delle bietole, le tagliatrici, l elevatore delle bietole, i trasportatori e i rastrelli della fettuccia, si coprì la palazzina uffici, si completò il quadro elettrico nella centrale, furono portati a termine il nastro trasportatore delle polpe, la tubazione di collegamento al Canale Cavamento e l impianto della batteria diffusione.

27 27 Fabbrica principale, interno Montaggio capriate centrale termica

28 28 Lo scavo di un pozzo, profondo circa 220 metri, contribuì all approvvigionamento dell acqua, ma a soddisfare il fabbisogno idrico era prevalentemente l acqua prelevata dal canale Bonifica, opportunamente alimentato dalla rete di corsi d acqua gestiti dal Consorzio Cavamento Palata. Tramite questi canali arrivava allo zuccherificio anche l acqua di un pozzo scavato dalla Società Lendinarese, nei pressi del ponte del Galletto. Le acque confluivano dalla Bonifica alla vasca delle acque chiare, realizzata all interno dello zuccherificio, grazie a 4 pompe che versavano 60 metri cubi al minuto. Per garantirsi la provvista d acqua la Società Lendinarese contribuì alla sistemazione delle paratie presenti al ponte del Guazzaloca. Per recuperare il tempo perduto l impresa di costruzione assunse altra manodopera. Il cantiere arrivò al migliaio di persone che, per fretta o negligenza, si trovarono ad operare anche in situazioni pericolose, senza tutele di sicurezza adeguate. Le foto che Novello Gamberini continuava a scattare riprendevano in alcuni casi gli operai al lavoro in condizioni davvero rischiose, come ad esempio nelle fasi di montaggio delle capriate della centrale termica, in cui si notano, ad una ventina di metri da terra, i muratori all opera cavalcioni sulle travi o in piedi sui muri, privi di qualsiasi sistema di protezione. Olver Zambelli, fu colpito da una trave in movimento, mentre a diversi metri d altezza eseguiva alcune saldature. Nonostante il colpo ricevuto restò aggrappato alla trave su cui si trovava fino all arrivo dei soccorsi. Trasportato all ospedale rischiò nuovamente la vita a causa di una reazione allergica provocata dalle cure a cui era stato sottoposto. In quella situazione si giunse all 8 di Luglio, data in cui le attività di costruzione vennero funestate da un incidente mortale. A restare vittima di una scarica elettrica proveniente da una betoniera fu il crevalcorese Gianni Pellodi di 24 anni. Nel necrologio che accompagnava il santino funebre il racconto di quel drammatico evento: Tra i palchi e le armature di un nuovo imponente prodigio del lavoro umano un grido s alzò disperato e già la morte aveva strappato il suo prezzo crudele Giovane padre troppo giovane figlio Immolato sull altare dell audace opera degli uomini

29 29 La vita non gli fu generosa senza gioie fu la sua giovinezza in silenzio soffrì e lottò ancora adolescente ma invano il fanciullo sperò nell uomo Non c è conforto per una madre a cui si strappa il figlio che ieri soltanto era giovinetto. Inconsolabile è il pianto di una sposa che troppo presto è costretta a cercare nella bimba che vagisce l immagine del suo uomo scomparso Ma voi mamma e sposa dite a sua figlia quando sarà cresciuta Santino Funebre Gianni Pellodi che GIANNI il padre ha per monumento la fabbrica in cui cadde e per corona imperitura il ricordo dei compagni che gli furono a fianco Crevalcore, 9 Luglio 1952.

30 30 Silos barbabietole In seguito all incidente il cantiere si paralizzò e per alcune ore rimase immerso in un silenzio irreale, poi lentamente i lavori ripresero; l inizio della campagna bieticola era imminente. In un ufficio ricavato presso la portineria, il direttore dei lavori aveva cominciato a selezionare fra gli operai addetti alla costruzione il personale da addestrare e utilizzare per quella prima campagna. I lavoratori erano assunti temporaneamente dalla Società Lendinarese; esaurite le loro mansioni, sarebbero tornati alle dipendenze delle imprese o cooperative di appartenenza. Molti dei selezionati, per lo più Crevalcoresi, cominciarono in questo modo la loro carriera nel settore saccarifero. L organigramma dello zuccherificio era poi completato da personale esperto, proveniente dagli altri stabilimenti della Piaggio. Accettavano il trasferimento i lavoratori in cerca di un lavoro stabile, di un incarico di maggior professionalità; anche per loro lo zuccherificio di Crevalcore rappresentava un occasione da non perdere. Crevalcore si trovava così arricchita da nuove presenze in Paese e, nel tempo, sarebbero entrati a far parte dell anagrafe comunale cognomi come Frangini, Pastorello, Celli, Bagnoli, Giandinoto, Di Berardino, Fioravanti, Peruzzi, Martin, Luoni, Aleandri, Bisio, ecc.

31 31 Operai all uscita dello zucchierificio Operai addetti alla costruzione

32 32 Strada principale, riempimento in ghiaia Non ci furono inaugurazioni, lo zuccherificio era incompleto in molte delle sue parti. Senza cerimonie, quasi senza accorgersene, si passò dai collaudi alla lavorazione effettiva. Si trattava ancora di un procedimento parziale, consistente nella produzione di un sugo dolce che altri stabilimenti avrebbero trasformato in zucchero. Progressivamente, mentre le macchine entravano in funzione, gli iscritti nelle liste di collocamento erano convocati per il lavoro stagionale. I problemi occupazionali, anche se parzialmente, si risolsero ed aumentò la fiducia nel futuro. Per i Crevalcoresi era cominciata l epoca della Campagna dal zucher. Il traffico sulla strada che collegava Crevalcore allo zuccherificio si intensificava ulteriormente: alla squadra dei ciclisti muratori si era aggiunta quella degli stagionali, ai camion adibiti al trasporto del materiale da costruzione e di macchinari si erano uniti quelli adibiti al trasferimento della melassa prodotta e delle polpe esauste. Nell orario di consegna bietole era sempre presente una coda di alcuni chilometri, formata da camion sgangherati, da rimorchi trainati da cavalli e rumorosi trattori. A complicare la viabilità contribuiva non poco lo stato della strada, ancora nella condizione di carreggiata non asfaltata, piena di buche e sassi, anche da macero, che la rendevano veramente insidiosa. A farne le spese furono, fra gli altri, l Ingegnere Bergonzini ed il suo assistente, finiti fuori strada mentre si recavano al lavoro in motocicletta.

33 33 Sistemazione strada dello zuccherificio Impianto interno Caldai Gefia

34 34 Nonostante i problemi di viabilità continuò a crescere l interesse per la zona dei Beni Comunali e l amministrazione comunale acconsentì alla vendita di altri appezzamenti di terreno, destinati alla costruzione di abitazioni private e di attività commerciali, come un fabbricato in legno da adibire alla vendita di alcolici e vivande. In seguito ai solleciti della Società Lendinarese il 7 Settembre il Consiglio Comunale deliberò l allacciamento delle condutture dello Zuccherificio alla rete dell acquedotto. Conclusa la prima campagna i lavori si concentrarono sulla costruzione e sull installazione degli impianti mancanti. Il nuovo obiettivo da raggiungere per la campagna del 1953 era la produzione dello zucchero grezzo. L anno si chiuse con l avvicendamento del Direttore Tecnico, ruolo affidato a Massimiliano Granaiola, subentrato al crevalcorese Franco Bergonzini, trasferito alla direzione dello zuccherificio di Badia. La sostituzione fu determinata dalle regole societarie che impedivano ruoli direttivi al personale originario del luogo di insediamento dello zuccherificio. Dall inizio del nuovo anno i lavori proseguirono prevalentemente all interno degli edifici, dove furono scavate le fondazioni per plinti e colonne di sostegno. Le strutture metalliche di sostegno furono montate a Febbraio, mese in cui si scavarono le fondazioni per le pompe a vuoto e, presso la centrale elettrica, quelle per i turboalternatori. Fabbricato principale: evaporazione e cottura

35 Palazzo dello zuccherificio 35

36 36 Palazzo dello zuccherificio Contemporaneamente la Società Lendinarese intensificava la ricerca di residenze adeguate per i tecnici che si sarebbero trasferiti a Crevalcore per occuparsi delle nuove fasi di produzione. A tal scopo la direzione dello zuccherificio chiedeva all amministrazione comunale di poter usufruire degli appartamenti di edilizia popolare da poco realizzati ai Beni Comunali. La concessione fu negata, perché le abitazioni realizzate con finanziamenti statali erano attese con ansia da numerose famiglie sfrattate. A Marzo nell area di terreno situata fra la stazione ferroviaria e i giardini pubblici di Crevalcore, la Società Lendinarese iniziò la costruzione di una palazzina di cinque piani da destinare ai propri dirigenti e impiegati. La progettazione del fabbricato e la direzione dei lavori furono curate dal Sig. Zanchini Ercole, tecnico della società saccarifera, che si occupò in seguito anche della costruzione e conduzione dello stabilimento di Crevalcore.

37 37 Esterno Edificio principale

38 38 Nell area dello zuccherificio era intanto un fiorir di scavi, per le fondazioni dei nuovi serbatoi di melasso e nafta, per i magazzini dello zucchero, per gli impianti Elfa (piattaforma ribaltabile), per i forni presso il fabbricato latte-calce. Ad Aprile si lavorò alla costruzione dei silos, all installazione dei macchinari nel fabbricato principale e al reparto di saturazione, si scavarono le fondazioni per forni e scrubber (pulitura), si ampliò la strada verso il fabbricato Trilemont. A Maggio si lavorò allo scarico bietole. Al reparto Elfa si installarono l elevatore nel settore bietole, il diffusore continuo nel reparto diffusione, a cui seguì la costruzione dei magazzini per lo zucchero. Il montaggio dei macchinari faceva affluire in paese altri lavoratori forestieri. A Giugno e Luglio l installazione delle attrezzature proseguì con le centrifughe del 2 prodotto, l elevatore nel reparto tagliatrici, le macchine per l evaporazione e cottura, i forni calce. Si continuò a lavorare agli impianti di filtrazione e diffusione nel fabbricato principale, si lavorò alla centrale termica, ai magazzini dello zucchero, alla diffusione continua R.T. Lo zuccherificio andava assumendo il proprio aspetto definitivo. Alcune delle sue caratteristiche si possono rilevare da una scheda prodotta dalla regione Abruzzo, le informazioni sono relative allo zuccherificio di Chieti, realizzato con lo stesso progetto di quello crevalcorese: Sebbene la costruzione dello zuccherificio risalga ai primi anni 50, la struttura risulta assimilabile, sia per le forme architettoniche che per le tecnologie usate nei processi di lavorazione, agli zuccherifici costruiti prima della seconda guerra mondiale. Sono leggibili le sue caratteristiche strutturali. La scelta di usare grandi aperture finestrate, disposte a nastro, è soprattutto determinata dall elevata temperatura (circa 50 gradi) che si raggiungeva all interno dell edificio durante il processo di lavorazione. Caratteristico di questo edificio è il lungo lucernario, tipico dell architettura industriale degli anni 30, attraverso il quale era possibile ottenere il necessario ricambio di aria. L area di provenienza delle materie prime era vasta. L edificio principale, il più interessante, rappresenta essenzialmente l involucro all interno del quale erano disposte le macchine, sorrette da poderose putrelle metalliche, combinate tra loro con piastre saldate. L uso di questo sistema costruttivo si ripropone anche nella soluzione di corpi scala, che mettevano in comunicazione i tre piani. Nel magazzino zucchero, data la minore necessità di avere temperature basse, le aperture, sul solaio, sono limitate. La seconda campagna era alle porte, ad annunciarla erano i tecnici della Società che ripresero a stabilirsi in paese. Fra questi anche Ermanno Celli che così ricorda il primo giorno a Crevalcore: Arrivai alla stazione in un afoso pomeriggio intorno al 9 o 10 di agosto,

39 39 Dipendenti Ermanno Celli

40 40 a campagna iniziata. Dal treno si vedevano i vapori levarsi dallo zuccherificio. Provenivo da Forlì, forte dell esperienza lavorativa acquisita nei due anni precedenti, presso gli zuccherifici di Cesena e di Costa di Rovigo. In stazione, alla richiesta di informazioni, trovai aiuto dal falegname Suffritti che gentilmente si offrì di accompagnarmi al Bar Baldini, luogo solitamente frequentato dai dipendenti dello zuccherificio. Nel locale situato nella piazza del paese all angolo delle vie Matteotti e Garibaldi trovai effettivamente un collega di Costa di Rovigo che mi fornì le indicazioni e mi prestò la bicicletta per raggiungere lo zuccherificio, dove ero atteso per il colloquio di lavoro. All arrivo allo stabilimento, fui accompagnato dal fattorino Stancari presso l Ufficio Tecnico, dove incontrai il direttore Granaiola che mi illustrò le mie mansioni promettendomi l assunzione a stabile se mi fossi comportato bene durante la campagna. Dopo la pedalata di ritorno, mi misi alla ricerca dell alloggio che trovai grazie alle indicazioni del Signor Livio, gestore dell osteria della Pace. L alloggio era in una casa situata dietro alla chiesa, presso la famiglia Dondi che, oltre al letto, forniva anche il vitto. La cena fu a base di cotechino, contornato da radici lessate in insalata, gnocco al forno e vino rosso. Poi a letto: il lavoro per lo zuccherificio di Crevalcore iniziava il giorno dopo con un turno di 12 ore. Il Signor Celli venne assunto in modo stabile come promesso a fine campagna, verso la fine dell anno. Negli anni troverà altre sistemazioni: prima alla Locanda Tioli in via Sbaraglia, poi in una camera in via Cavour presso una certa Ochetta, successivamente in una camera nel palazzo dello zuccherificio condivisa con un collega, quindi in un appartamento di proprietà Benedusi presso la Caravella. Lo zucchero era allora monopolio di Stato e soggetto all imposta di fabbricazione. La sua produzione e il suo trasporto erano oggetto di costanti controlli fiscali, attività che nel periodo di campagna rendevano necessaria la presenza stabile di una squadra della Guardia di Finanza. Per alloggiarla era stato costruito nell area dello stabilimento un apposito edificio in grado di ospitare una decina di finanzieri. La piccola caserma, situata a lato della strada dello zuccherificio, era dotata di accessi indipendenti alla strada e allo stabilimento. Presso l edificio della portineria era stato ricavato un ufficio per l impiegato UTIF ( Ufficio Tecnico Imposta di Fabbricazione) che verificava i quantitativi prodotti e che nella prima campagna si era occupato di sigillare i carichi di melassa destinati agli altri zuccherifici. Per facilitare i controlli della Guardia di Finanza lo zuccherificio era stato suddiviso in due parti e una rete separava la zona di lavorazione bietole dalla raffineria. Il passaggio da una zona all altra avveniva tramite un cancello posto sotto sorveglianza della Finanza che

41 41 Alloggio per la Guardia di Finanza Centrale termica, lavori di manutenzione

42 42 controllava anche la portineria. I finanzieri erano responsabili delle quantità prodotte; i magazzini zucchero e i depositi di melassa erano sempre sigillati. Il controllo della produzione era ottenuto dal confronto del peso delle fettucce lavorate con quello dello zucchero prodotto: a 100 chilogrammi di materia prima dovevano corrispondere 10 chili di prodotto finito. Altra attività di controllo effettuata dai finanzieri era sul numero dei sacchi inviati al magazzino zucchero, rilevato dai contatori posti sui nastri trasportatori della sala insacco. I controlli limitavano le sottrazioni non autorizzate di zucchero, ma non le impedivano completamente. Il cantiere riceveva visite saltuarie di Rocco Piaggio che veniva personalmente a verificare l avanzamento dei lavori e della produzione. Di queste visite i dipendenti ricordano un episodio: il suo arrivo su un automobile lussuosa con tanto di chauffeur e il pranzo a base di un panino, consumato all interno dell auto. Il territorio crevalcorese non era del tutto sconosciuto a Piaggio vi possedeva, infatti, tramite la Società Immobiliare Ligure Emiliana, la tenuta dei Ronchi, villa e oratorio della Rotonda comprese. Nell insieme era un azienda di 176 ettari, suddivisa in 14 poderi, che produceva frumento, foraggio, bietole, uva, frutta, formaggio, burro. Nella tenuta erano inoltre presenti un allevamento di oltre trecento maiali e uno di altrettanti bovini. La produzione dello zucchero grezzo procedette fra le difficoltà causate dal malfunzionamento delle turbine che in alcuni casi provocò la paralisi dello zuccherificio. La campagna arrivò comunque alla sua conclusione e gli impianti difettosi vennero sostituiti. Di nuovo i lavori si concentrarono sul completamento dello stabilimento, obiettivo fissato per l Agosto 1954; alla fine dell opera mancavano ormai solo gli impianti di raffineria. L inizio della terza campagna coincise con lo sgombero forzato della Casa del Popolo di Crevalcore, evento che provocò uno sciopero generale, tensioni e scontri con la polizia, arresti di manifestanti e la sospensione del sindaco da parte del prefetto. A parte lo sciopero non ci furono ostacoli alle attività dello zuccherificio che partì col suo primo ciclo completo di trasformazione, dalla barbabietola allo zucchero raffinato. L incremento delle attività fece salire a 600 il numero degli stagionali occupati. La vita dei Crevalcoresi cominciò ad intrecciarsi con quella dello zuccherificio; diventarono famigliari i cambiamenti delle abitudini quotidiane portati dai turni di lavoro, l invasione di camion rumorosi dagli scarichi puzzolenti, l olezzo delle polpe fermentate

43 43 Impiegati Operai

44 44 che impestava l aria, piccoli disagi che condivano con l afa e le zanzare le estati di quegli anni. Le conversazioni si arricchirono di nuovi argomenti: il piazzale, le caratteristiche degli impianti, i personaggi che li facevano funzionare, le quantità lavorate e lo zucchero che era della miglior qualità prodotta, qualcuno lo sostiene ancora oggi. Ad incidere sulla qualità saranno stati i lavoratori perché il ciclo di produzione era simile a quello della gran parte degli zuccherifici di allora. La barbabietola doveva essere lavorata in piena estate, nel periodo della sua maturazione, momento di massima concentrazione di zucchero nella radice che non era possibile conservare per più di alcuni giorni. Tagliando di consegna

45 45 Cartolina anni 50 Conferimento barbabietole

46 46 L organizzazione dei flussi di consegna, effettuata dall Ufficio Agricolo, permetteva allo zuccherificio un attività di trasformazione di oltre 2 mesi fra l inizio di Agosto e il mese di Ottobre. La produzione dello zucchero iniziava con la raccolta e il trasporto delle barbabietole alla fabbrica che riceveva solo di giorno, dalle 6 alle 22. Il piazzale, che era all ingresso dello zuccherificio e, a volte, anche la strada di accesso allo stabilimento si trasformavano in un enorme parcheggio di mezzi pesanti in attesa del turno d entrata. Era il momento di riposo dei camionisti, veri duri che vivevano il periodo della campagna nei camion e provenivano da tutti i comuni della zona. I mesi di campagna erano l occasione di guadagno dell anno e cercavano di sfruttarla il più possibile. Molti avevano conseguito la patente durante il servizio militare e avevano iniziato l attività recuperando automezzi d occasione, antiquati o residuati bellici. Distribuivano mance generose agli addetti che acceleravano le operazioni di scarico e pesatura, ritardarli poteva portare a perdere una consegna in più. La prima operazione compiuta all interno dello stabilimento era la pesatura del camion pieno, successivamente scaricato tramite piattaforme ribaltabili chiamate la Doppia, l Elfa, l Andrea Doria. Nei primi anni questa operazione era effettuata utilizzando reti. All interno della pesa era presente un controllore delle associazioni degli agricoltori che verificava l esattezza degli strumenti e delle pesate. Le barbabietole scaricate erano poi convogliate dai nastri trasportatori nei silos. In questa fase il carico perdeva buona parte dei sassi e della terra trasportati con le barbabietole e questi residui erano ricaricati sul mezzo di trasporto che tornava a pesarsi per definire la 1 tara. La sporcizia e la puzza emanata dai resti di terra e barbabietola in decomposizione rendevano la pulizia dello spazio situato sotto i nastri una delle mansioni meno ambite dagli stagionali. I residui raccolti erano ammassati all esterno dello zuccherificio e smaltiti a fine campagna. Da ogni consegna erano prelevati campioni di barbabietole, su cui erano effettuate le analisi per stabilire la percentuale di saccarosio o grado zuccherino del carico. Il prelievo del campione avveniva in modo automatico. Era una delle fasi che creava maggior ansia negli agricoltori, preoccupati che un eccessiva presenza di terra, sassi od altri elementi estranei alla barbabietola influissero negativamente sul calcolo della 2 tara. In questa fase i coltivatori avevano piazzato dei controllori delle loro associazioni a garanzia dell equità del prelievo, ma anche con la speranza di correggere le sorti avverse, nel tentativo di eliminare dal campione i residui eccessivi.

MASSALOMBAR SSALOMBARDARAV RDARAVENNA

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