iye in your eyes ezine 01/13 PRIMAVERA SOUND 2013 FANZINE E ANNI NOVANTA ANNUARIO INTERVISTA AI DRIVIN MRS SATAN SIMONE SARASSO - IL PAESE CHE AMO

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1 iye ANNUARIO 01/13 in your eyes ezine PRIMAVERA SOUND 2013 INTERVISTA AI DRIVIN MRS SATAN SIMONE SARASSO - IL PAESE CHE AMO VARAZZERS FANZINE E ANNI NOVANTA MASSIMO VOLUME, GAZEBO PENGUINS, SALMO 5MDR, IVENUS, FOUR TET, TOKIO SEX DESTRUCTION 1

2 Directed by: Simone Benerecetti N. 1/2013 Web: Collaboratori: Massimo Argo, Il Santo, Francesco Cerisola, Stefano Cavanna, Nicolas Gasco, Marco Appioli, Davide Siri, Ilaria Maietta, Gianluca Perata, Gianluca Camogli, Giovanni Sciuto, Kaosleo, Marco Repetto, Pietro Caviglia, Luca Fazio, Alessandro Bonetti, Alberto Centenari, Freddi Koratella, Mauro Francioni, Francesco Orazzini, Marini Yolima. Dal 2006 abbiamo avuto da persone sul sito con pagine viste.grazie. 2

3 Editoriale In Your Eyes è nata nel 1999 e io stavo per finire le scuole medie. Escluse le band più note e commerciali del periodo conoscevo ben poco di musica. Sicuramente non conoscevo In Your Eyes (nonostante fosse fatta da gente che dista da casa mia solo 20 Kilometri). Questo è quello che solitamente succede in provincia, in piccole città come Savona, chiuse su sé stesse e, spesso, prive di curiosità e voglia di scoperta. Nessuno si preoccupa di quello che succede a un palmo dal proprio naso, nessuno fa attenzione al fatto che chi ci sta di fronte potrebbe avere le nostre stesse idee, i nostri stessi gusti e che, insieme si potrebbe fare qualcosa di molto più grosso del solito far niente. Nessuno si accorge che città come Genova, Torino, Milano sono lontane, ma non così lontane da essere concepite come irraggiungibili. Nessuno fa caso al fatto che dietro al progetto più grande che si possa immaginare ci saranno sempre persone in carne ed ossa, uguali a noi in ogni più piccola parte. Nessuno ha mai voglia di provare a fare un passo in più rispetto al dovuto. Io stesso facevo parte di questa categoria di persone. Può capitare, però, che un qualcosa, un momento, una situazione, un idea, in maniera improvvisa, ti prenda e ti rivolti come un calzino, piantandoti dentro al petto una voglia irrefrenabile di fare quello che credevi fosse impossibile fare. Per me è stato il parlare, dopo molte birre, con un mio amico, il quale, a un certo punto, con tono incazzato mi ha semplicemente chiesto Ma perché porti quel paio di scarpe?. Sembra stupido, ma non sapevo rispondere. Ci ho pensato giorni interi a quella domanda e alla fine ho deciso di cambiare (non solo le scarpe) e mettermi a fare cose che sentivo veramente mie, a cui avrei potuto dare sempre e comunque una spiegazione nel caso qualcuno me l avesse chiesto. Ho costruito un etichetta che fa dischi e ho cominciato a scrivere recensioni. Ho guardato lontanissimo non badando mai a quel che avevo vicino (la cultura della provincia è dura da eliminare) e, solo dopo 10 anni, ho scoperto che dietro l angolo c era quello che più mi interessava, uno spazio dove parlare liberamente della musica che più mi prendeva, senza aver pressioni, scadenze e ansie. In Your Eyes è questo, una piccola webzine, dura e pura, che fregandosene di tutto e tutti, parla di quel che gli pare, quando gli pare. Pochi ragazzi (con ormai quarant anni sulle spalle) che, con una passione infinita, portano avanti un progetto che non ha altro obiettivo se non quello di diffondere (soprattutto a chi gli sta vicino, ma anche a chi è lontanissimo) musica, idee e contenuti. Una sorta di monolite che ha superato indenne tutti gli anni 00 e che, invece di sprofondare nella stagnazione, ha preferito costruire un lento e costante sviluppo, fatto di piccole ma importanti cose. 3

4 Ora, a quasi quindici anni di distanza dal primo click, In Your Eyes vuole provare a fare un ulteriore piccolo passo, fare qualcosa che la ricolleghi al suo passato, a quando, prima del 1999 e con altro nome, girava di mano in mano sotto forma di fanzine cartacea autoprodotta: ritornare, per una volta, oggetto fisico, concreto e tangibile. Abbiamo voluto creare queste 50 pagine (circa) per raccontarvi quali sono stati per noi i dischi, le band, i libri e i concerti più interessanti di questo 2013, ma non solo. L altro obiettivo che ci siamo posti è stato quello di fornirvi una prova incontrovertibile del fatto che le cose, se si vuole, si possono fare, che anche nel posto più arido possono nascere iniziative che valga la pena supportare, che non si è soli, che dietro a ogni lavoro ci sono sempre delle persone e che, interagendo con questi lavori, è un po come comunicare con queste persone, che costruirsi da soli è molto meglio che adeguarsi ad uno standard o a uno stereotipo, che la crisi è monetaria, ma che i progetti, prima di tutto, sono fatti di idee. Francesco Cerisola. comunicazione 4

5 PRIMAVERA FESTIVAL Memorabile in termini di numeri, con oltre 170 mila presenze in tre giorni. In termini di cambio di sponsor principale (il passaggio da San Miguel ad Heineken, con evidente vantaggio per le casse del festival). Ma in particolare nel fatto che sia il gran Galà di presentazione in streaming live mondiale che la campagna di marketing successiva abbiano creato una aspettativa a dir poco virale intorno all evento. Più degli anni scorsi, se possibile, il Primavera Sound era il festival in cui bisognava andare. Per noi, per fortuna, il Primavera Sound rimane ancora una benefica esplosione di suoni distillata in cinque giorni e 230 concerti. Poco ci importa della ruota panoramica plagiata dal Coachella, su cui non saliremo mai. Delle inconsuete temperature autunnali, brillantemente combattute saltando sempre in zona transenna. Delle voci basse dei My Bloody Valentine, che devono essere basse, e se non sapete il perché peggio per voi. territori già esplorati dai conterranei Oh Sees, e grazie ad un songwriting intenso quanto spigoloso riesce ad ammaliare e convincere. I Tame Impala non lasciano spazio all immaginazione: un muro di suoni anni 60 si abbatte sul palco principale, tappeti di synth fanno volare una sezione ritmica a dir poco scioccante: rullate dimezzate aprono come dighe delle cavalcate di delay chitarristici in cui è impossibile non perdersi. Il bassista dei Pond è alla sua prima uscita dopo l abbandono di Nick Allbrook, ma poco cambia: i brani funzionano molto meglio che da studio, sono più incisivi e i fuzz dilatati delle Rickenbacker la fanno da padrona. Un concerto capolavoro, il migliore del giovedì. I Dinosaur Jr., anche con Kyle Spence alla batteria, regalano sempre grandi gioie: Feel the Pain, Out There, e Freakscene autorizzano J Mascis a comparire nei dizionari musicali alla voce Wah-Wah. GIOVEDI 23 MAGGIO Il pop east-coast dei Wild Nothing apre le danze quando ancora il sole è alto. E un bell ascoltare, sebbene i brani eseguiti troppo pedissequamente rispetto ai due album non destino particolari sussulti. Sul palco ATP invece compare la vera sorpresa del giorno: i White Fence. Il progetto solista di Tim Presley, intriso di cavalcate psichedeliche dall incedere garage, si spinge su Poco dopo i Deerhunter presentano live il capolavoro lo-fi dell anno, l acclamato Monomania. Bradford Cox distilla in musica la spirale di disperazione, ossessioni, desideri e conquiste di una creatura di due metri, filiforme al punto di spezzarsi. E un pugno allo stomaco, e il coinvolgimento del pubblico è sentito. I due artisti successivi, Grizzly Bear e Phoenix, non rappresentano alcuna novità per chi già ha avuto la fortuna di apprezzarli. I primi, meravigliosamente soporiferi, ormai suonano 5

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7 più come un orchestra che come una band, perfettamente inseriti in uno scenario di calde lanterne ondeggianti in sottofondo. Le armonizzazioni di voce che cullano l intero show sono magistralmente sorrette da un basso acquoso e dei timidi quanto efficaci contrappunti di tastiere. Pare che la band di Brooklyn tenda quasi a nascondere propria smisurata classe, senza proporre leader né cadere in ostentazioni, ponendo al centro della scena solo la delicatezza delle proprie composizioni. I Phoenix, d altro canto, reduci da un album appena sufficiente, riescono a non deludere grazie soprattutto allo sporco lavoro di frontman di Thomas Mars. Il concerto non è certo fallimentare, ma la loro sfortuna è proprio quella di suonare dopo i Grizzly Bear: non si possono decisamente azzardare paragoni. La serata termina con la pessima performance degli Animal Collective, che due anni fa proprio al Primavera Sound avevano fatto il concerto. Oggi invece sono mosci, svogliati, a tratti perfino fastidiosi. Un gran peccato. VENERDI 24 MAGGIO E inutile negarlo, per buona parte del pubblico il venerdì è il giorno dei Blur. Il concerto che tutti aspettano, gli headliner degli headliners, il live che a Barcellona manca da dieci anni. Nel frattempo, fino alle 01:30, sono tanti gli artisti che deliziano le nostre orecchie. Esclusi gli iniziali Merchandise, i quali presentano brani copiati male dai Killers e di una banalità imbarazzante. Il contorno di voci alla Morrissey e il repertorio di faccette proposte dal cantante chiudono il cerchio di questa superflua esibizione. Kurt Vile invece propone un piacevole set incentrato su Wakin on a Pretty Daze, la sua ultima fatica. L unica pecca è il dover suonare con la luce ancora alta e in uno spazio ancora troppo grande (Heineken stage). Se i Django Django, di bianco vestiti, mostrano una ottima affinità dal vivo presentando il loro acclamato album d esordio, gli onnipresenti Shellac di Steve Albini appaiono sempre più violenti ed affiatati, con dei suoni al limite della perfezione. E l ora dei Jesus and Mary Chain che, a sentire i rumors, non fanno nulla per coinvolgere il pubblico (gli hipster della zona vip, almeno). In compenso si limitano a suonare pezzi di storia come Just Like Honey con Blinda Butcher dei My Bloody Valentine, Head On e Happy When it Rains. E a me basta e avanza per trattenere a stento l emozione. Cosa che non succede poco più tardi, coi Blur, sullo stesso palco. Damon Albarn, indicando il cielo, saluta il pubblico con un So Hola to la luna. Non guardo il dito, e Graham Coxon attacca con Girls and 7

8 Boys quello che sarà il concerto più emozionante dell intero festival, per i tanti che hanno passato un adolescenza legata a doppio filo col britpop. La band londinese alterna sapientemente momenti più movimentati come Country House e Parklife (purtroppo orfana di Phil Daniels) alle melanconiche Out of time, Tender e This is a Low, in cui momenti di estasi collettiva uniscono il pubblico in un lungo singalong con il quartetto di coristi di colore presente sul palco. Coffe and TV esalta la grazia chitarristica e la flebile voce di Graham Coxon, mentre Albarn si tuffa sulle prime file guardandoci in faccia uno per uno. Under the Westway sembra ormai un classico, seppur uscita da non più di un anno, The Universal è maestosa e catartica, e nel suo it really really really happened fa ridestare dal torpore e realizzare quello che è appena trascorso. I Blur danno tutto ciò che hanno, e in termini di sintonia col pubblico, di presenza scenica, di rilevanza storica dei brani non esiste paragone con alcuna band di questo festival. Purtroppo perdo i The Knife, che a quanto pare inscenano uno dei migliori spettacoli della serata, e mi 8

9 dirigo verso i Titus Andronicus. La loro brillante miscela di folk punk, a cavallo tra Pogues, Dropkick Murphys e The Clash, scuote la folla che canta a squarciagola ogni brano fino alla conclusiva, lacerante No Future part three, in cui ci si perde in un lungo You will always be a loser. SABATO 25 MAGGIO L ultimo atto del Primavera Sound 2013 si apre con i Melody s Echo Chamber, band indiepop che suona meno abbottonata che dal cd, convincendo nei momenti più dissonanti e dilatati piuttosto che nelle strofe più prettamente melodiche. Sullo stesso palco l innamoratissimo canadese Mac Demarco delizia il pubblico con un delicato pop di piena fattura Pavement, salva un ragazzo esagitato dagli spintoni della security, e improvvisa un crowdsurfing su Togehter per raggiungere la sua amata Karen in mezzo al pubblico. Fantastico. Gli Oh sees e i Liars sono i protagonisti del sabato. I californiani, reinventando il garage rock in chiave psichedelica, propongono un altro grandissimo set fisico con cori infiniti, sepolcrali, dilatati fino allo spasmo, che li consacrano come una delle migliori rock n roll band in circolazione. I Liars, completamente avvolti nell oscurità, reinventano il loro ultimo album WIXIW, realizzato per lo più in chiave elettronica, in una sorta di contemplazione minimale del suono, creando il loro spazio in cui far vivere crescere e sviluppare una musica che è e può essere solo loro. L effetto è oltremodo ipnotico, in particolare in Flood to Flood, N 1 Against the rush, e nella conclusiva Broken Witch, in cui il cantante urla blood blood blood per un tempo interminabile. Concludo la serata con i My Bloody Valentine, sul quale live si è detto tutto e il contrario di tutto. Semplicemente i MBV hanno un muro di suoni impressionante, una poesia rumoristica fantastica, che non tutte le orecchie possono accettare come tale. Citando Picasso, riguardo chi contestava il cubismo: io non capisco i libri in inglese, ma non per questo affermo che essi non significhino nulla. Se non capite lo shoegaze c è sempre il cantautorato, dopotutto. Mentre cammino per l ultima volta attraverso il Parc del Fòrum, ormai popolato di soli bicchieri di plastica che riflettono l alba, capisco che questo Primavera Sound è ormai diventato uno dei migliori festival al mondo. Se veramente amate la musica più delle instagrammate, le transenne più delle ruote panoramiche, le dissonanze indie rock più delle zone vip, vi consiglio di farci un salto. Yes, it really, really really happened.. Marco Appioli 9

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11 Driving Mrs. Satan Sono una delle novità più stimolanti emerse nel panorama musicale italiano negli ultimi tempi. L idea di coverizzare dei brani metal sfrondandoli della strumentazione elettrica, di per sé non sarebbe una novità, ma è il modo in cui viene trasformato e rimodellato un genere musicale che è, per antonomasia, il più rumoroso e il meno rassicurante, a rendere speciale un operazione del genere. Dietro al bizzarro monicker ci sono tre musicisti napoletani di estrazione pop-folk-jazz (Ernesto Nobili, Giacomo Pedicini e Claudia Sorvillo) ai quali abbiamo posto una serie di domande sfruttando anche lo spiccato senso dell humour che li contraddistingue. In Your Eyes: La prima domanda é normalmente la più ovvia e non farò nulla per distinguermi dalla massa: come nascono e chi sono i Driving Mrs.Satan? Giacomo Pedicini - I Driving Mrs. Satan nascono in una notte passata sul ponte di una nave per la Corsica con un IPod pieno di musica. Claudia Sorvillo - Siamo tre musicisti, ci stiamo divertendo a riarrangiare la storia dell heavy metal. Ernesto Nobili - Per me, nascono da una spiccata sete di sangue che avevo dopo aver portato mia figlia all asilo. In Your Eyes: Nella tracklist di Popscotch si passa dalla melodia dei brani di matrice power/ nwobhm all oscurità tipica del thrash; come sono distribuite le preferenze musicali all interno del trio? G.P. - Molto varie e non solo legate al Metal. E.N. - Volendo rimanere nel metallo, io ho amato molto tutte le divagazioni metalliche possibile. Quello che non mi è mai piaciuto, salvo casi rari è stato il death, il black nordico Per dire, passavo con molta disinvoltura dai Def Leppard agli Slayer senza troppi problemi morali C.S. - Rock di ogni tipo, e cantautori. In effetti le mie preferenze variano di settimana in settimana. Questa settimana nel mio player ci sono Alt-j, Ark, Tunngs, Epo, The Roots, So Percussion, Villagers, Art Brut, Woodkid e Thony. In Your Eyes: Ad esclusione di Never Say Die, che risale addirittura al 1978, tutti gli altri brani sono stati pubblicati nella loro versione originale negli anni 80 e il più recente tra questi è From Out Of Nowhere, datato 1989; la scelta di attingere esclusivamente a quel periodo musicale è stata voluta o è semplicemente una casualità? 11

12 G.P. - I dischi migliori o diciamo quelli che io ritengo significativi sono usciti in quel decennio. Gli anni 80 sono gli anni dell Heavy Metal. Il periodo in cui sia io che Ernesto abbiamo imbracciato gli strumenti e deciso che avremmo fatto i musicisti. Mi sembrava logico partire da qui per un progetto legato a questo genere musicale. Claudia forse doveva ancora nascere... E.N. - Concordo in pieno con Giacomo. Dopo, almeno per me, la musica ha preso le strade più disparate. La curiosità porta ad allontanarsi per scoprire, e a desiderare altra musica. Quindi, sarebbe stato anche emotivamente difficile entrare per esempio in un certo nu metal. In Your Eyes: Non è che, per caso, siate tra chi ritiene la musica prodotta negli ultimi 20 anni non sia all altezza di quella del passato (teoria trasversale espressa da ascoltatori di qualsiasi genere musicale)? Oltre che di metal sono un grande appassionato di progressive e ho sempre contestato quelli che definivo tolemaici, fieri assertori della piattezza della Terra nonché della fine del prog coincidente con l uscita di Gabriel dai Genesis; onestamente non penso che possa accadere qualcosa di analogo anche a musicisti di ampie vedute come voi. C è quindi qualche band o sottogenere in ambito metal in grado di destare il vostro interesse ai giorni nostri? G.P. - Provo a seguire la scena metal attuale. Cerco di ascoltare i nuovi gruppi ma non ce ne sono molti che mi entusiasmano. Le cose più oneste continuano ad arrivare dai gruppi storici, quelli che lavorano sulla formula vincente del loro successo. Penso ai Motorhead, Iron Maiden, Ac/Dc. Pero il ritorno di Michael Kiske con gli Unisonic mi ha fatto veramente piacere. E.N. - Altroché, la musica c è. Non seguo molto metal di oggi, ma basta che pensi ai Radiohead, esplosi dopo il 98, oppure se approfondisci il panorama alternativo, indie, free, post country, trovi dei geni assoluti. Penso a Sufjan Stevens, Anna Calvi, o grandi vecchi che non finiscono mai di stupire, tipo David Byrne i nostri tempi non sono tempi di musica di massa, questo si. In Your Eyes: Per i benpensanti l iconografia classica del metallaro è quella di un personaggio come quello di Lorenzo, interpretato da Corrado Guzzanti, ovvero un tizio quasi incapace di proferire due parole di fila in un italiano comprensibile, dall igiene personale sommaria e fornito da madre natura di un solo neurone che, spesso, finisce pure per smarrirsi. Detto che in effetti ai concerti mi è capitato di vedere più d uno corrispondere a questo modello, pensate che un operazione come quella portata avanti dai Driving Mrs.Satan possa contribuire a migliorare questa immagine, 12

13 visto che, almeno apparentemente, sembrereste delle persone perbene? G.P. - Dov e il mio neurone?..ridatemi il mio neurone!!!!.. E.N. - ghgrmdspjvòsldktsv- scherzi a parte, invece eravamo, almeno nel nostro piccolo, metallari colti. Ideologi del metallo, in estasi quando trovavamo riferimenti alla mitologia greca nei Maiden o in quei pirla dei Manowar Ci ho trovato spunti letterari nel metal. Non solo le donnine allegre (molto gradite) dei Motley Crue E alla fine anche la scena più street glam della Los Angeles di fine anni ottanta ha un suo fascino decadente che gruppi come i Red Hot hanno descritto bene. C.S. - Ma certo. La cosa che mi ha sempre affascinato dei metallari è la contraddizione, solo apparente, tra un look sciatto e associato alla violenza, e il fatto che in effetti siano spesso persone meglio istruite, più sensibili e consapevoli della media. In Your Eyes: Tornando seri per un attimo, mi ha sempre incuriosito, fin da quando mi sono imbattuto nei vostri primi brani, sapere in che modo avviene il lavoro di arrangiamento. Soprattutto l operazione di de-metallizzazione di un brano come South Of Heaven, per uno che non fa il musicista, appare quasi prodigiosa. G.P. - Non c e stato un lavoro di arrangiamento pensato a tavolino. Ogni brano di Popscotch e partito soprattutto da una fotografia che avevo nella mente e si e sviluppata in corso d opera con l aiuto di Er- 13

14 nesto e Claudia. Ho tenuto sempre presente le linee vocali che sono rimaste quasi inalterate rispetto agli originali. I riff portanti delle chitarre le puoi trovare nei brani sotto forme diverse, nascosti o delegati ad altri strumenti o addirittura stravolti. Ma la parte decisiva e stata quella di Claudia. Non conoscendo gli originali ha interpretato i testi che noi conoscevamo perfettamente rispettando la sua visione. E.N. - Comunque è stata la voce di Claudia poi ad aprire varchi insospettabili. C.S. - Il metal non e la mia influenza principale, e anzi, in molti casi ero assolutamente all oscuro della forma originale di quello che stavo cantando. E probabilmente questo il motivo per cui i brani sono interpretati cosi diversamente, e incuriosiscono. In Your Eyes: Secondo voi, quindi, è più facile trasformare in un brano pop/folk Raining Blood degli Slayer oppure effettuare l operazione inversa, rendendo un massacro thrash metal una canzone tipo Granada di Claudio Villa? G.P. - Non e solo una questione di facilita, e una questione di riuscita. Ci vuole sincerità e rispetto. E.N. - Da piccolo facevo il contrario. Metallizzavo il non metallo. C.S. - Immagino che entrambe le operazioni possono essere più o meno semplici, e più o meno efficaci, a seconda dell interesse e della storia musicale personale di chi le affronta. Qualche tempo fa mi aveva divertito molto una versione metal di All The Things She Said delle Tattoo per esempio. In Your Eyes: Personalmente ho sempre ritenuto le classiche versioni unplugged piuttosto noiose e quelle orchestrali ridondanti e, alla lunga, stucchevoli; credo che la strada che state battendo sia quella giusta affinché la coverizzazione di un brano non sia solo aggiungere o togliere qualche strumento, bensì quello di trasformarlo e manipolarlo attraverso un reale processo creativo. Che si sappia voi siete sicuramente tra i pochi a farlo in questi termini: riuscite a percepire un incremento dell interesse nei vostri confronti dopo l uscita di Popscotch, rispetto a quanto accaduto all epoca del primo Ep? E.N. - Personalmente non amo neanche io le versioni orchestrali. Gli unplugged hanno il difetto, se lo è, di essere suonati dai gruppi stessi che hanno creato i pezzi, e quindi per loro è più difficile distaccarsi dagli originali. Invece il bello per noi è stato vedere cosa succedeva mano mano. Ci siamo fatti anche grasse risate, pensando alla vocetta di Claudia che cantava Tom Araya. E comunque mi fa impazzire il risultato sensuale e ambiguo che ha creato il suo modo di cantare. In Your Eyes: Navigando sul web ho letto diverse recensioni del vostro lavoro e ho notato un ap- 14

15 prezzamento pressoché unanime, anche quando a scrivere erano collaboratori di webzine dal nome minaccioso tipo MetalSucks et similia C è stato invece qualcuno che si è arrabbiato, inviandovi poco lusinghiere dopo aver ascoltato le vostre versioni di brani che, per alcuni, sono ammantati quasi da un aura di sacralità? G.P. - Le risposte sono state quasi tutte positive ed e stata una cosa sorprendente...i Want Out ne e la prova. E stato il segnale che ci ha aiutato a capire che la strada era quella giusta. In più Michael Weikath (chitarrista degli Helloween) quando l ha ascoltata ci ha fatto molti complimenti. E.N. - C è ancora tempo per essere crocifissi a testa in giù durante un concerto dei Morbid Angel. C.S. - Nessuna mail minacciosa, ma qualche commento esilarante c è stato. Uno di questi mi sono sentita di riprenderlo nel blog e su facebook perché mi ha fatto ridere nella sua semplicità: Publicity because Vagina. E un punto di vista. Per fortuna la risposta che stiamo ricevendo da parte del pubblico è estremamente positiva nella grande maggioranza dei casi. Il nostro progetto è apprezzato sia dagli ascoltatori del genere che da quelli che non lo sono. Ieri una ragazza mi ha detto Mi è piaciuta un sacco I Want Out. Devo dirti che non avevo mai ascoltato la versione originale. Ho scoperto che mi piace moltissimo anche quella!. Mi ha fatto ridere pensare che i Driving Mrs. Satan abbiano passato un nuovo ascoltatore agli Helloween e non il contrario. In Your Eyes: Spesso chi ascolta musica non ha un idea precisa di parecchi aspetti, anche di carattere burocratico, che stanno dietro la realizzazione di un disco. In realtà, come funzionano le cose nel momento in cui qualcuno decide di utilizzare un brano altrui? Per esempio, si chiama Lemmy e 15

16 gli si chiede: Hey vecchia lenza, come va? Male? Eh già, gli anni passano per tutti... Senti, ti dispiacerebbe molto se facessimo diventare Killed By Death un pezzo folk?, oppure, molto più realisticamente, ci si mette in contatto con chi ne detiene i diritti e si paga un tot per ottenere l autorizzazione? In quest ultimo caso fatecelo sapere, magari ci possiamo impegnare a comprare il cd se non altro per farvi rientrare delle spese sostenute... G.P. - Lemmy ha sempre il telefono di casa fuori posto E.N. - Invece Ozzy mi aspetta sotto casa con un bastone in mano. In realtà è questione che riguarda gli editori. C.S. - Qualcuno sostiene che il nostro disco sia un suicidio discografico. Io non la penso cosi. L altro giorno fantasticavo sulla destinazione dei soldi dei diritti d autore. Tipo: James Hetfield che compra un biglietto del concerto degli One Direction a sua figlia adolescente. In Your Eyes: Tre domande per ciascuno di voi : 1) Qual è stato il primo disco metal che avete ascoltato? G.P. - Seventh son of a Seventh son E.N , registrati su cassette Maxwell lo stesso giorno : Piece Of Mind (Iron Maiden), Seventh Star (Black Sabbath) e Hysterya (Def Leppard). Ma se ci ripenso avevo già comprato Slippery When Wet di Bon Jovi, un discone. C.S. Awake dei Dream Theater. In Your Eyes: 2) Qual è invece quello preferito in assoluto? G.P. - Che difficoltà immane direi The Keepers Of The Seven Keys pt.2 degli Helloween ma la scelta e difficilissima!!! E.N. - Variabile. Rage For Order dei Queensryche, o Piece Of Mind degli Iron, hanno occupato il podio per più tempo. C.S. Remedy Lane dei Pain of Salvation. In Your Eyes: 3) Qual è il brano che via ha maggiormente soddisfatto per la sua riuscita in Popscotch? G.P. - I Want Out sicuramente... seguito da Battery e tutti gli altri... ah ah!!! E.N. - Posso dirne 11? C.S. - La nostra versione di Killed By Death dei Motorhead. E pensare che altri non volevano neanche includerla nel disco! Sperando che ci sia qualche promoter lungimirante che ci consenta di vedere i Driving Mrs.Satan all opera nella (non sempre) ridente Liguria; in tal caso noi di In Your Eyes saremo i primi a supportarli. Stefano Cavanna 16

17 VARAZZERS. Varazzers Varazzers. nasce nel 2013 come pagina pubblica di Facebook per aggiornare il pubblico giovane su cosa succede in Riviera, tramite post fotografici e PRaggio di eventi locali. Panorama dal Santuario Madonna della Guardia La nostra presenza sul web si sta allargando con un sito web (ancora in allestimento) su cui trovare info su eventi, locali ecc. Varazze Bici Festival - maggio 2013 Seguici su Facebook & Instagram 17

18 18 Foto dall evento skate OTW 2013 che si tiene a Varazze ogni primavera.

19 Fanzine,Anni Novanta Vi inoltro questo scritto pubblicato su Cagnara, fanzine nata negli anni 90 e che ora vive su Facebook. Mi hanno chiesto di scrivere un pezzo su Non Ce N'é, la fanzine che facevo negli anni 90 assieme a Luca. é un po come fare mente locale sul passato, su tante avventure ed l'abc della mia formazione... buona lettura. MEMORIA DI CARTA... Cagnara (Facebook), oggi ha incontrato Fabio Battistetti che a noi fanzinari di lunga data suscita un bel po' di ricordi legati al periodo cosiddetto cartaceo... quello per intenderci che va dagli anni ottanta ai novanta... quello dove il postino portava le buste con le fanzine, quello dove si facevano gli stand ai concerti in qualche locale sperduto in luoghi non ben precisati, quello della macchina da scrivere, della coccoina... insomma un mondo molto meno tecnologico di adesso ma forse più sincero... Questo è quanto ci ha raccontato il buon Fabio sul suo periodo fanzinaro... A pensarci ora vi vien da sorridere Per tanti motivi, fare una fanzine è stata per me un'esperienza formativa, sociale, comunicativa oltre che musicale. Era il 1993, frequentavo il liceo ed al secondo anno mi ritrovai un nuovo compagno di banco (Luca) col quale iniziammo a scoprire musiche diverse dalle solite propinate da radio e riviste musicali (che principalmente erano heavy metal e simili). Il nostro percorso di scoperta fu molto rapido, il punk rock ci rapì per l'immediatezza e l'urgenza (di comunicare): quello fu il primo input. Fummo aiutati dal fatto che in città, a Torino, trasmetteva l'emittente libera, Radio Blackout che di punk e musiche alternative ne era un po' la voce ed essendo una radio autoprodotta il contatto con essa poteva essere semplice. C'era una trasmissione che oltre a far ascoltare le ultime novità del punk/hardcore ed i classici del genere raccontava di fanzine straniere e non, il conduttore era Andrea Pomini, fanzinaro anch'esso con Abbestia. Lo contattammo per ordinare proprio delle fanzine (incuriositi dai suoi racconti radiofonici) ed andammo direttamente in radio a ritirare l'ordine scoprendo un piccolo grande mondo che da lì a qualche anno sarebbe stato un punto centrale per noi (in radio ci arrivammo con una nostra trasmissione l anno successivo). E così che iniziammo a divorare pagine fotocopiate di fanzine nostrane e straniere (Maximum Rocknroll e Flipside). Quelle letture ci entusiasmarono e facemmo presto due più due e ci dicemmo: ora tocca a noi!. Volevamo anche noi dire la nostra, scrivere di musica ci affascinava e per di più potevamo fare tutto da noi 19

20 perchè uno dei primi insegnamenti avuti dal punk, è l'autoprodursi, far da se, senza chiedere ad altri o delegare e nel caso di una fanzine non ci voleva poi così tanto per farla. In parallelo, in quegli anni, grazie a Luca iniziai a frequentare intensamente l'annuale Fiera del Libro per la passione della lettura e per scorgere un po' del mondo dell'editoria che in un modo del tutto rudimentale noi prendemmo a modello per il nostro piccolo progetto cartaceo. Non avevamo i mezzi dell editoria, ma in fondo non servivano ed interessavano per il nostro scopo: il punk ed il do it yourself ci offriva il contesto ed i mezzi di produzione. Il taglia ed incolla non è stato inventato con il sistema operativo dei computer, era ed è qualcosa di fisico da farsi con forbici e colla, ed era forse una delle ultime azioni nella produzione di una fanza, prima occorreva scrivere! Il nome Non Ce N è lo decidemmo dopo alcuni tentativi prendendo spunto dal titolo di un brano di un gruppo locale, i Church Of Violence. I contenuti nascevano dall urgenza di dire la nostra, raccontare e far conoscere, musiche, gruppi, situazioni e compagnie bella. Le sorgenti su cui scrivere arrivavano un po dai nostri ascolti musicali che in quel periodo erano in piena esplorazione / scoperta e dagli amici di penna (fanzinari, appassionati come noi, etc.), tanto che una caratteristica di Non Ce N è è sempre stata quella di avere contributi da persone esterne. Ad esempio, nel primo numero un ragazzo di Saluzzo scrisse un articolo sui Germs (lui stesso di lì a poco iniziò la fanzine Bestial Devotion). Usavamo un software di scrittura per computer (DOS) che girava su un floppy disk 20

21 (di cui conservo ancora una copia con i testi prodotti) ed una volta che avevamo pronti gli scritti li stampavamo per poi passare alla fase calda della produzione: con forbici e colla alla mano assemblavamo le pagine. I primi numeri furono stampati in ciclostile grazie al padre di Luca, ed il ciclostile era un buon metodo (per velocità e qualità) e ci permise anche di avere la copertina stampata in azzurro mentre il resto delle pagine erano in nero. In quel momento storico, avere fuori un numero di una fanzine, significava aprire la porta su un mondo di contatti, nuovi amici di penna e difatti fu proprio così. I primi due numeri furono il frutto dell urgenza a livello di contenuti forse non erano il massimo, seppur rappresentino parecchio il nostro intento, dal terzo in poi iniziammo a lavorare in maniera più definita rispetto alla composizione ed alla redazione, dandogli una caratteristica precisa, dando importanza primaria alle recensioni di dischi e fanzine ed alle opinioni personali (columns, qui era chiara l influenza dalle fanzine americane). In parallelo avevamo anche dato vita all etichetta discografica Non Ce N è Records producendo il 7 (il fantomatico 45 giri) diviso a metà tra i torinesi Boyz Nex Door e gli spezzini Manges. All epoca del quarto numero della fanzine, pubblicammo la fanza in 500 copie allegando la seconda uscita dell etichetta, il 7 dei torinesi Killer Klown. Se la mente non mi tradisce, quello fu anche l ultimo numero firmato da me e Luca assieme, perché dopo questo lui decise di dedicarsi maggiormente all etichetta ed in seguito partì con un nuova fanzine, Gabba Gabba Hey (più orientata sul garage ed il punk rock come temi musicali), mentre io volevo orientare la fanza verso uno sguardo più amplio sul 21

22 mondo musicale underground (chiaramente in base ai miei gusti). Non Ce N è Records sotto la guida di Luca è andata avanti per un bel po producendo altri dischi per Killer Klown, Manges ed altri gruppi, prima di cambiare nome in Mad Driver, arrivando a produrre anche gruppi stranieri (Spider Babies, Coyote Men ). Io ho dedicato maggiori sforzi alla fanzine curandone la relativa distribuzione di fanze e dischi che era nata come conseguenza dello scambio di NCN con altro materiale. All interno della scena DIY, lo scambio è sempre stato il modo migliore per far veicolare il materiale, era una specie di rete internazionale di supporto che andava anche oltre, organizzando concerti. Anche noi ne facevano parte e ci siamo anche dedicati ad organizzare concerti a Torino per un po di anni, già dai tempi della fondazione della fanza, il primo fu nel novembre del 1994 ad El Paso per i Soundblast di Ravenna ed gli Slowo dalla Polonia, i primi si erano da poco autoprodotti il primo 7 che ci aveva entusiasmato tanto da decidere di dargli una mano per un concerto in città. In molte di queste situazioni si creavano amicizie e situazioni di scambio umano ed in fondo era quello il succo di tutto: condividere umanità. Il tema della condivisione, l ho imparato lì ed è una cosa che ho ritrovato su altre vie a proposito di copyright e software e tuttora è un leit motiv per quanto riguarda il mio agire in ogni campo. La conseguenza di avere una distribuzione ed il condividere le esperienze di cui sopra mi portò a creare una piccola etichetta discografica, Neghenè (non ce n è in dialetto ligure-spezzino, suggeritami dai Manges) con la quale co-produssi (assieme ad altre etichette) dischi di gruppi ai quali sentivo di voler dare il mio supporto, ricordo il 7 dei Rudimenti, quello degli Arsenico, quello dei Bombardini, una cassetta dal vivo dei Manges, il cd dei Panico ed altri. NCN come fanzine ha proseguito le pubblicazioni sino al 2000/1 assumendo un layout sempre più curato ed arrivando al numero 9 in un uscita split con la fanzine: La Piccola Meraviglia. Nove numeri in 7 anni erano forse pochi, ma i tempi di produzione e distribuzione erano abbastanza lunghi, avevo la volontà di dare maggiore continuità per fornire informazioni fresche, ma non ci riuscivo più di tanto. Dopo aver esaurito le risorse per quel progetto, ne misi subito in cantiere uno nuovo: una fanzine dal formato più piccolo (non più l A5 di Non Ce N è, ma bensì uno che era la metà), una sorta di diario tascabile, impostato sulle opinioni e con temi musicali più freschi (anche qui frutto dei miei gusti diversificati del periodo). Il nuovo progetto si chiamava La Mini e ne feci 4 numeri stampati per poi passare al web/blog; la frequenza di uscita era più rapida rispetto a NCN e si basava su una redazione a più voci e con contributi esterni anche per l impaginazione, 22

23 i primi tre numeri furono curati in parte o in todo da Alessandro Baronciani. In base a questa linea, l evoluzione quasi naturale visti i mezzi in ballo fu quella di trasformarla in un blog (che è ancora online) con l intento di proseguire il tema della scrittura condivisa, andando avanti sino al 2004/5 quando lentamente il tutto iniziò a sfumare via. Da quel momento partono altre storie di vita che non hanno apparentemente nulla in comune con una fanzine, se non le esperienze umane condotte, che hanno avuto influenze su di me ancora per parecchio. Sul web c è (ma non più è aggiornata) una pagina dedicata alla Mini e con rimandi a Non Ce N è. 23

24 Francesco Orazzini,artista visivo, perde la maggior parte del suo tempo a perdere capelli per colpa delle burocrazie. Produce di continuo roba oscura, ed e diviso in due parti:una e persuasa che siamo una completa massa di imbecilli, l altra ci vede come meravigliose creature. sito: 24

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31 Tame Impala LIVE IYEzine è stata al Mojotic festival di Sestri Levante (località della nostra beneamata riviera ligure di levante, per chi non lo sapesse, spero nessuno), per seguire il concerto dei Tame Impala, il 13 Agosto, grande appuntamento per questa edizione 2013, dopo gli eventi che hanno visto protagonisti i Baustelle, Daughter, Willy Mason, Adam Green, e la Shhh! Silent Disco. Vorrei innanzitutto spendere due parole per il festival nel suo complesso, che ha ormai raggiunto una certa dimensione e una sua stabilità nel panorama rivierasco, ed è ormai una delle migliori iniziative che contribuiscono a rendere davvero viva e giovane la riviera, iniziative di cui purtroppo a mia memoria essa è sempre stata abbastanza povera, vuoi ad esempio per il mancato appoggio dei comuni o sponsor, le proteste di una popolazione avanti negli anni, la mentalità di chiusura ligure e la volontà di limitare al meno possibile le grane, perchè tanto i turisti in riviera ci vengono lo stesso, e siccome non sono perlopiù giovani non interessa promuovere certe iniziative. Presentatavi la situazione, ecco dunque che il nostro Mojotic si erge e splende come una luce di speranza, che possa continuare e magari anche ingrandirsi sempre di più in futuro. Perchè l organizzazione è buona, c è gente che ha voglia di fare bene e far divertire il pubblico, mettendo tutti d accordo ed evitando i contrasti e le polemiche che altri eventi come la storica e tanto chiacchierata hanoa hanoa hanno generato negli ultimi anni, perché le location scelte si prestano molto bene, il pubblico è educato e la proposta vincente. Questa quinta edizione segna inoltre una netta crescita, un salto di qualità, rispetto alle precedenti edizioni, per le dimensioni e la portata degli eventi proposti. Ancora un piccolo commento sulla location, perché è davvero incantevole...ci sono stato non so quante volte, ma ad ogni nuova occasione in cui mi trovo lì non posso fare a meno di provare la stessa emozione...sto parlando della Baia del Silenzio, in fondo alla quale si trova l ex convento dell Annunziata. Una location perfetta per eventi di medio-piccola grandezza, nel cui cortile interno con terrazza rialzata sul mare, è stato allestito il palco. È impossibile a mio giudizio arrivare lì e non innamorarsi del posto, come ha più o meno detto lo stesso frontman della giovane band australiana, affermando sicuramente con un po di adulazione, ma anche con un po di sincerità a parer mio, che per loro è uno dei posti più belli al mondo, e che è stato bellissimo poter trascorrere la giornata al mare e suonare lì accanto la sera... 31

32 Ma veniamo al concerto, scusate se mi sono dilungato, ma ci tenevo a parlarvi di queste sensazioni che quella zona mi evoca, dovute ai tanti ricordi dei mesi estivi trascorsi da quelle parti... Per non sembrare un po ipercritico ad alcuni strenui difensori della band, ci tengo a dire che i dischi dei Tame Impala mi sono piaciuti molto molto, sia InnerSpeaker che Lonerism, inseriti anche nella mia toplist dei dischi del 2010 e Secondo me gli australiani sono davvero meritevoli, perchè riescono bene a coniugare tutto il filone dell hypnagogic pop e gli appetiti indie del giovane pubblico, con una ricerca sonora molto radicata nel rock psichedelico (tant è vero che prima dei Tame Impala, o meglio prima di InnerSpeaker, Parker & soci erano cresciuti nella lontana Australia a pane e psichedelia seventies). Però a seguito della loro esibizione non posso certo dire che la giovane band si collochi nella mia toplist dei concerti dal vivo... Direi che i Tame Impala si prendono una piena e meritata sufficienza, ma non troppo di più: è innegabile che hanno dei suoni davvero particolari e fanno un tipo di musica che a me piace molto, così affondata nella psichedelia e costituita da un muro sonoro di synth e chitarre, contaminata da un influenza pop sempre più marcata. Purtroppo nel complesso la performance ha avuto, secondo me, alcune carenze, un pochino troppo evidenti per 32

33 una band che ormai stà passando dallo status di gruppo emergente a quello di gruppo di prima fascia, riassumibili se vogliamo in tre pecche, che hanno un po macchiato una altrimenti grande performance. Innanzitutto, eccetto vari momenti davvero molto buoni e coinvolgenti, ad un timido Kevin Parker e alla sua band è mancata secondo me un pochino di presenza scenica; nella mia aspettativa (ma forse questa cosa è legata alla mia personale aspettativa che mi ha un po fregato) una band del genere avrebbe potuto avere un maggiore impatto espressivo: il pubblico era caldo e la performance ottimamente accompagnata da splendidi visuals psichedelici, e mentre in alcuni pezzi i ragazzi ci hanno davvero messo del loro, creando un suono avvolgente, prolungando e variando il brano, in altri è sembrato quasi che i brani venissero riprodotti in maniera un po più impersonale. Inoltre, la legge dice che dal vivo non si scappa, cari miei, si vedono sia l estro e le doti dei musicisti ma anche vengono fuori i punti deboli... così emerge purtroppo che la voce di Kevin Parker è troppo carente, a volte è sembrato quasi non farcela, in particolar modo in Feels Like We Only Go Backwards, una delle tracce più attese e rivelatasi la peggiore della scaletta. Però la cosa mi lascia alquanto perplesso, perché riascoltando la discografia, le prime ottime prove (i demos e il loro primo EP) erano caratterizzate da un suono e una voce più potente, con una psichedelia più vicina al rock e meno al pop, rispetto ai recenti sviluppi, dove all ammorbidirsi del suono, più colorato e con più attenzione alla narrativa, si è ammorbidita anche la voce, divenuta quasi femminile, che dal vivo è risultata in affanno e comunque non all altezza dell espressività della musica. In ultimo, per riassumere e chiudere un po queste considerazioni, che per inciso nulla vogliono togliere al valore della band australiana, mi trovo costretto ad affermare che i Tame Impala rendono meglio su disco, dove il labor limae di produzione riesce a rendere il suono più pulito e avvolgente, mentre per loro c è ancora da lavorare per rendere le esibizioni dal vivo all altezza delle loro ottime e particolari produzioni. I Tame Impala hanno scelto per l esibizione una continua alternanza tra i brani di Lonerism e Inner- Speaker, saltando di qua e di là tra l album di debutto, di passaggio da rock psichedelico a pop ipnagogico, dove queste caratteristiche convivono in maniera molto interessante, e Lonerism, che segna una svolta più netta in direzione pop. Il concerto si apre sulle note di Why Won t You Make Your Mind, da InnerSpeaker, seguita immediatamente da Music To Walk Home By. Un buon inizio, e l alternanza procede con Mind Mischief Solitude Is 33

34 Bliss, la prima più leggera e colorata, la seconda più potente con le sue scariche di chitarre distorte, e in seguito troviamo una buona Keep On Lying. La sensazione è che con il binomio Half Glass Full Of Wine e Elephant, in successione, avvicinandoci alla metà del concerto, la band da Perth si spari le proprie cartucce migliori. Questo binomio costituisce il momento più coinvolgente della serata, dove si vedeva tutto il pubblico davvero trascinato dai ritmi più veloci, distorsioni potenti e cascate di synth, soprattutto nella lunga e bellissima Half Glass Full Of Wine, il pezzo più roccioso della serata, in cui la progressione in climax culmina in estatiche cascate di synth. Questo pezzo, un vero e proprio cavallo di battaglia, addirittura risale al self-titled EP d esordio di cui abbiamo parlato poco fa, ed è stato quasi sempre inserito nei concerti, perchè è una vera bomba. Quanto a Elephant invece, è un coinvolgente ed incalzante concentrato d energia che entra nella testa e non può non far muovere il pubblico. Con la successiva Be Above It viene fuori anche un po di elettronica, in un ottimo connubio con la psichedelia pop, un viaggione, dove su un ritmo incalzante si innestano tappeti di synth e successive piccole esplosioni. In seguito i Tame Impala vogliono decomprimere un po l ambiente, con un lungo interludio strumentale in cui vengono fuori gli Air ed altre influenze più propriamente dream pop. Della deludente Feels Like We Only Go Backwards abbiamo già parlato, perciò saltiamo a Desire Be Desire Go, altro pezzo ormai storico e sempre bello della band. Ci avviamo verso la conclusione, e troviamo ancora l accoppiata formata dalle coloratissime Alter Ego e Apocalypse Dreams. Come da ormai inscalzabile abitudine, la band esce sapendo già che verrà presto richiamata sul palco, perchè il pubblico è assetato e francamente una performance da un ora e un quarto sembra pochino agli occhi di tutti, perciò si prosegue per un altra ventina di minuti con due brani riservati alla chiusura ancora estratti da InnerSpeaker, ovvero It Is Not Meant To Be e Nothing That Has Happened Has Been Anything We Could Control. In conclusione, mi sento di fare i miei complimenti ai Tame Impala perchè sono un gruppo promettente e con delle ottime idee, e di fare un plauso e un incitamento a continuare così agli organizzatori, perché non è così frequente dalle nostre parti vedere eventi del genere, perciò un arrivederci a presto al Mojotic Festival! Davide Siri 34

35 Adriano VII Frederick Rolfe Di Gianluca Camogli Letterariamente parlando, mi ero innamorato del pretino Julien Sorel, così come mi ero appassionato della vicissitudini di Narciso e Boccadoro. Non poteva quindi non entusiasmarmi questo affresco storico di Frederick Rolfe, ambientato nei primi del 900 in un Europa in piena trasformazione geopolitica e culturale, che racconta la bizzarra storia di George Arthur Rose. Da prete esiliato a Papa, quasi per scherzo. Dai ai margini della scena ad attore principale, con in più la capacità intellettuale per rivoluzionare il sistema dall interno. Gli oppositori vengono ribaltati all angolo secondo uno schema che ricorda una partita a scacchi. Le azioni dell avversario sono state previste tutte: ignaro di essere manovrato e condizionato nella scelte delle mosse, pensa che queste siano opera e volontà propria, e non si accorge che sono il risultato di un ragionamento fine e astuto, che limita gli spazi di manovra secondo uno schema predefinito. Solo possedendo acume si riesce ad insultare e a criticare con eleganza chi ti rivolge accuse infondate, e allora la voce del serpente e la voce dell oca sono una sola e unica voce. Ma questa intelligenza genera anche sofferenza nell animo, alienazione, inquietudine nell essere emarginato a causa di una condizione di superiorità che eleva rispetto agli innumerevoli branchi di cuccioli mal leccati e di mediocri ignoranti ma isola. La mediocrità infatti accomuna i molti, che nella loro condizione non si pongono domande e nella loro ignoranza temono chi sa di più: la paura si trasforma in cattiveria, a tal punto da far chiedere a George di voler essere onesto e semplice invece di sottile e complicato per poter sfuggire alle pene che gli altri gli arrecano. Adriano VII è un libro che consiglio a chi a voglia di essere stimolato nelle riflessioni e che non vuole solo lasciarsi coinvolgere da una storia, dato che sono diversi i temi trattati. Primo su tutti la rivoluzione ideologica della Chiesa e del pensiero collettivo verso di questa. In periodo di rivoluzione, ad un cardinale che si lamenta della scarsa sicurezza nell uscire per le strade Adriano VII, che ha già cominciato il 35

36 processo di trasformazione, semplicemente risponde che la Chiesa ha grande bisogno di un martire, e che si tratta sempre di inviti e mai di imposizioni. La Chiesa è troppo distante dalle persone. Il nuovo Papa decide inoltre di vendere i beni della Chiesa per rifondarne la spiritualità e l immagine, ma allo stesso tempo distogliere le attenzioni mediatiche da vicissitudini personali precedenti alla sua nomina. di un secolo, per questi e altri aspetti risulta estremamente attuale, con riferimenti che possono aprire parentesi nel mondo moderno. Sembra una conferma del la teoria dei corsi e dei ricorsi storici di Giambattista Vico. Quante analogie con la situazione attuale, con lo IOR, con l abdicazione di Benedetto XVI e alla elezione di Francesco I. Altro tema che accompagna il libro è quello del giornalismo commerciale: non mancano velate critiche al sistema di diffusione delle notizie, che troppo spesso sceglie solo in base alla pessima morale del numero di copie vendute. La veridicità delle notizie non è più così importante, perché l appetito del pubblico è capriccioso e bisogna tentarlo con esche variate, se le trote sono stanche di zanzare, bisogna provare con le mosche. Anche in questo caso quante analogie con la disinformazione odierna, con l abilità di modificare la comunicazione di certe notizie, con il conflitto di interessi per eccellenza, col problema di un giornalismo scarsamente indipendente. Nonostante questo libro abbia più Un libro avvincente, imperniato su un personaggio che si potrebbe definire rivoluzionario, intrigante, parzialmente scorretto per un fine superiore e in grado di catturare la nostra simpatia. Quando arriverete alla fine di questa storia, Adriano VII e la sua stravagante personalità vi saranno stati talmente di compagnia che vi mancheranno. 36

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