Finale di Stagione con Mariangela Vacatello e la Prague Chamber Orchestra

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1 marzo/maggio 2015 Poste Italiane SpA. Spedizione in abbonamento postale 70% CN/BO Bimestrale n. 2/2015 anno XXIV/BO - 2,00 La primavera del pianoforte con Blechacz, Yundi e Zimerman I debutti eccellenti di Concerto Italiano e Münchner Symphoniker Varignana Music Festival, II edizione: grandi stelle sotto il cielo di luglio Finale di Stagione con Mariangela Vacatello e la Prague Chamber Orchestra

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10 SOMMARIO n. 2 marzo - maggio 2015 Musica a Bologna - I programmi di Musica Insieme Editoriale Una tessera dopo l altra di Fabrizio Festa 11 Note d ascolto: la parola all abbonato A scuola con la musica 14 MICO - Musica Insieme COntemporanea Storia e geografia di Anastasia Miro 16 I viaggi di Musica Insieme Stoccolma: aprile 2015 Varignana Music Festival 2015 Note d estate: luglio 2015 Interviste Rafał Blechacz - Yundi di Cristina Fossati Ariel Zuckermann - Ning Feng di Valentina De Ieso Rinaldo Alessandrini di Fabrizio Festa Mariangela Vacatello di Fulvia de Colle I luoghi della musica Gli scatti d arte di Hoppé di Maria Pace Marzocchi Il calendario I concerti marzo / maggio 2015 Per leggere Memoria sonora: Nono, Abbado, Beethoven di Chiara Sirk Da ascoltare Grandeur e intimismo per Concerto Italiano, Baglini, Estrio di Piero Mioli MI MUSICA INSIEME In copertina: Mariangela Vacatello

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13 EDITORIALE UNA TESSERA DOPO L ALTRA Fryderyk Chopin al pianoforte Il Concorso Chopin lo hanno vinto tutti e tre. Certo in anni diversi. Zimerman aveva diciotto anni nel Yundi pure, che la prestigiosa competizione ha espugnato nel Cinque anni dopo (il concorso si svolge, lo ricordiamo, con cadenza quinquennale) tocca a Blechacz. Di anni il giovane polacco ne ha venti, ma certo non fa molta differenza. Quel che fa la differenza è che Blechacz ottiene un risultato da grande slam: a lui vengono infatti assegnati anche tutti i premi speciali della giuria, incluso quello per la migliore esecuzione di una sonata, premio che proprio Zimerman gli riconosce. Altro fatto singolare, in quella edizione non verrà assegnato il secondo premio. Tra i giurati corse voce che Blechacz aveva suonato così bene da sbaragliare persino l ipotesi che qualcuno potesse qualificarsi secondo. Quasi un festival, quindi, nel segno della prestigiosa competizione polacca, quello che a marzo li vedrà sotto i riflettori del Manzoni uno dietro l altro: Blechacz il 2, Yundi il 16, Zimerman il 23. Certo il repertorio pianistico è una delle architravi di una stagione incentrata sulla musica da camera, eppure questa luminosa costellazione di pianisti, che avrà una coda nel concerto conclusivo, quando sotto i riflettori ci sarà Mariangela Vacatello (l 11 maggio con l Orchestra da Camera di Praga), merita di essere segnalata come un tratto distintivo della programmazione di Musica Insieme. Una programmazione che da sempre ha avvicinato l esplodere di un talento emergente con l esperienza di un artista maturo. Una programmazione che, peraltro, non si lascia sfuggire l occasione di proporre al suo pubblico emozionanti cambi di prospettiva, carichi di suggestioni affascinanti. Ecco i Münchner Symphoniker con un programma di rarità nord-europee, ecco Rinaldo Alessandrini con il suo Concerto Italiano condurci attraverso la musica di Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach. Ancora, quindi, segni di una distinzione, del marcare con attenzione le scelte che portano anche lungo itinerari musicali che permetteranno al nostro pubblico di aggiungere tessere significative al nostro già ampio mosaico musicale. Fabrizio Festa MI MUSICA INSIEME 11

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16 NOTE D ASCOLTO: LA PAROLA ALL ABBONATO CATERINA BADINI - LUCIA GRAZIA RESI - RICCARDO ROSETTI A scuola con la musica Tre protagonisti, con il loro lavoro di educatori e docenti, di Musica per le Scuole, la rassegna dedicata da Musica Insieme agli studenti degli istituti medi superiori, condividono con noi gioie e dolori della missione di conquistare i giovanissimi all arte dei suoni Abbiamo incontrato tre docenti di altrettanti istituti medi superiori del territorio bolognese, che da oltre un decennio partecipano con i loro studenti a Musica per le Scuole, l iniziativa varata da Musica Insieme nel 2004 a favore della formazione e della divulgazione della musica fra i giovanissimi, guardando al pubblico del domani. Sono Caterina Badini, professoressa di italiano e latino all Istituto Keynes di Castelmaggiore; Lucia Grazia Resi, insegnante in pensione di italiano e storia all Istituto Rosa Luxemburg di Bologna; Riccardo Rosetti, professore di pianoforte al Liceo musicale Lucio Dalla, nuova diramazione del Liceo Laura Bassi di Bologna. Oltre ai loro istituti, nel 2014/15 partecipano a Musica per le Scuole il Conservatorio G.B. Martini e i licei Galvani, Minghetti, Righi, Alfieri e Copernico, grazie alla fattiva collaborazione dei professori Ghianda, Natale, Ricchi, Cavallari, Cocchieri e Sebastiani. Un esperienza, caso unico in Italia di collaborazione tra una fondazione privata e le istituzioni pubbliche, che coniuga al momento del concerto le lezioni introduttive nelle sedi didattiche, la cui frequenza viene riconosciuta agli studenti in termini di crediti didattici ed inserita nel POF d istituto. L obiettivo, quello che Musica Insieme pone da sempre al centro delle proprie iniziative, è naturalmente quello di avvicinare all arte dei suoni i ragazzi, convinti come siamo dell importanza della cultura musicale nella vita di ognuno, non soltanto come creazione di un bagaglio culturale, ma anche come strumento per ascoltare e dialogare, unirsi e concertare insieme un futuro. E i docenti, in questi anni, ci sono stati sempre accanto con impegno e partecipazione, sottraendo magari anche qualche ora libera ad una missione, quella di coinvolgere e convincere sempre più i ragazzi che la classica non è un arte per i grandi, ma un momento che può regalare, quelle sì, grandi emozioni e arricchire la vita di tutti i giorni con la magia della musica. Come ha conosciuto Musica Insieme e com è nato il suo impegno per Musica per le Scuole? Badini: «Da abbonata storica di Musica Insieme, l impegno è nato dalla mia passione personale per un certo tipo di musica cosiddetta colta : perciò quando ho visto che una delle mie risorse musicali preferite organizzava questa rassegna per le scuole, ho pensato che fosse possibile coniugare il mio diletto all utilità per gli studenti, anche perché sento moltissimo la mancanza di un educazione musicale, anche soltanto a carattere storico, in un liceo, come quello in cui insegno». Grazia Resi: «La mia conoscenza di Musica Insieme è incominciata invece proprio con la scuola, a partire naturalmente da una passione per la musica che coltivavo già nella mia città, Torino. Il mio predecessore, il Professor Michele Tosi, aveva lanciato questa proposta, che abbiamo adottato. Peraltro negli anni l Istituto Rosa Luxemburg ha aderito a diverse iniziative, come le conferenze del Maestro Ravetti, Viaggio nella storia della musica, presso la Regia Accademia Filarmonica (per le tre classi del triennio dalla terza alla quinta): un iniziativa molto utile anche per i docenti, permettendo quell interdisciplinarietà fra dottrine umanistiche, quali musica storia letteratura arte, che è fondamentale anche per l insegnamento». Nel vostro istituto, quanto spazio è dedicato all educazione musicale e artistica in genere e con quali modalità? Rosetti: «Noi siamo il primo e ad ora 14 MI MUSICA INSIEME

17 unico caso in città di liceo musicale, il Lucio Dalla ; purtroppo soffriamo un po di una sorta di isolamento fisico della nostra sede (in Via Ca Selvatica) rispetto alle altre branche del Liceo Laura Bassi. Per questo coinvolgere gli studenti delle altre diramazioni del liceo è molto difficile. Quando ho assunto io l impegno di Musica per le Scuole ho avuto l impressione di dovere un po spronare, convincere i ragazzi che seguire Musica per le Scuole non è una cosa automatica, ma una scelta attiva. Credo sia una questione generazionale, ma serve sempre una figura che si assuma l onere di concretizzare l adesione alla rassegna, perché i ragazzi tendono spesso a vivere in un loro mondo a parte...». Badini: «Abbiamo per qualche anno aderito a un iniziativa, che ha portato alla formazione di un coro all interno dell istituto. Poi, per questioni meramente economiche, purtroppo non abbiamo potuto proseguire. I ragazzi del coro erano i più motivati, cantavano in Piazza Maggiore insieme ad altri cori, ed ora sentiamo molto la mancanza di iniziative di coinvolgimento attivo, per cui Musica per le Scuole è a maggior ragione la benvenuta». Grazia Resi: «Lo stesso tipo di partecipazione attiva (anch essa terminata), era quella di Cantiamo l opera: i ragazzi avevano i CD, sui quali potevano esercitarsi a cantare le arie più famose, e poi allo spettacolo (al Comunale o al Manzoni) c erano questi momenti di partecipazione che erano piaciuti molto. Oltre a scoprire magari un posto nuovo come il Teatro Comunale. Ricordo un osservazione di una mia allieva che davanti ai palchi esclamò incuriosita: E quei terrazzini cosa sono?». Volendo fare un istantanea, come descriverebbe i ragazzi che partecipano a Musica per le Scuole? Rosetti: «I ragazzi magari seguono Gaetano Curreri o gli Area, si procurano biglietti ai concerti su Vivaticket, frequentano l Estragon o il Link; insomma, hanno conoscenze musicali a volte sofisticate, però il repertorio classico è per loro ancora un corpo estraneo». Badini: «C è una resistenza, da parte dei ragazzi, che è poi comune alla musica come alla prosa o alla letteratura: la prima domanda che mi fanno è: quando finisce?, ma questo accade anche quando consegno loro un libro: quante pagine ci sono? Non chiedono di cosa parla... Non si tratta quindi soltanto di una pur grave carenza di una vera educazione musicale a scuola, è proprio una questione generazionale». Ha notato in particolare qualche cambiamento, specie in chi magari segue il progetto da più di un anno, nell apprezzamento della musica classica? Badini: «Sì, i ragazzi hanno il terrore di annoiarsi, ma una volta scoperto che non è così possono riservare grandi sorprese. Oggi conto almeno cinque o sei ragazzi provenienti dalla mia scuola e che frequentano l università che hanno sottoscritto l abbonamento a Musica Insieme; altrettanti, anche se non abbonati, seguono alcuni concerti acquistando i biglietti. Questa è una grande soddisfazione. Ecco uno scoop che stupirà magari più di qualcuno: il compositore che più hanno apprezzato i ragazzi è Šostakovič! In particolare dopo l omaggio che Musica Insieme gli ha reso nel 2006, con le introduzioni di Fabrizio Festa, il must per loro è diventato proprio Šostakovič...». Rosetti: «Ecco cosa è cambiato: una volta acquistavamo un certo quantitativo di abbonamenti, e solo in un secondo mo- Sopra: Dmitrij Šostakovič, il compositore più apprezzato dagli studenti. Nella pagina a fianco: i ragazzi di Musica per le Scuole all ingresso dell Auditorium Manzoni (foto di Maurizio Guermandi) mento cercavamo lo studente che volesse frequentare. Invece oggi abbiamo una ventina di studenti, sui trenta totali che nel nostro istituto si abbonano a Musica per le Scuole, che la rassegna l hanno seguita sin dall inizio, per due o tre anni. È un passo in avanti, i ragazzi sanno fin da subito che seguiranno cinque concerti, una concezione quindi organica e non occasionale del fruire la musica». Ricorda un aneddoto o un commento dei ragazzi particolarmente curioso o divertente? Grazia Resi: «Vedere suonare dal vivo un artista è una cosa che colpisce sempre moltissimo i ragazzi. Anche con una certa ingenuità (ricordo una studentessa che rimase molto colpita dal pianista, e scrisse: mi ha fatto impressione che sapesse tutte le note a memoria! ). Ma è comunque un emozione forte, che molti di loro consigliano anche ai compagni». Badini: «Spesso li stupisce anche il coinvolgimento del pubblico, un entusiasmo divistico che a loro suona estraneo per un artista classico (vedi le folle estasiate per Pollini come se fosse Bruce Springsteen...); un entusiasmo tuttavia che spesso è contagioso, così magari i ragazzi si lasciano coinvolgere sulla fiducia!». Rosetti: «Anche il fatto di gridare bravo da parte di persone adulte è destabilizzante per i ragazzi... è l emozione del momento reale del concerto e non della prova a loro riservata o tagliata su misura. Quello che non c è nelle prove generali, per quanto utili, è proprio il clima, la mezz ora che precede magari l inizio di un opera. Essere realmente in mezzo al pubblico e non insieme ai propri simili cambia molto la prospettiva; il cellulare ovviamente va tenuto spento, ma quando i ragazzi sono tutti insieme l atmosfera è completamente diversa. Dall altra parte vi sono magari pregiudizi all incontrario...». Grazia Resi: «Infatti disturba anche l adulto che scarta costantemente e rumorosamente caramelle, o tossisce senza il minimo tentativo di limitarsi. Il fatto poi che i ragazzi siano in mezzo al pubblico li mette un po in riga, tuttavia ritengo che in questi ultimi anni abbiano essi stessi imparato a comportarsi meglio, siano un po entrati nella parte di ascoltatori responsabili». MI MUSICA INSIEME 15

18 MICO - Musica Insieme COntemporanea 2015 Con quattro concerti tra marzo e maggio, la X edizione di MICO allarga lo sguardo verso terre lontane, senza dimenticare il ricordo dell Olocausto e l omaggio alla grande tradizione barocca di Anastasia Miro Storia e geografia Manuel Zurria Musica Insieme COntemporanea 2015 X EDIZIONE Oratorio di San Filippo Neri (Via Manzoni 5) ore 20,30 marzo 2015 lunedì MANUEL ZURRIA flauto e video LANDSCAPE WITH TEARS Musiche di Dowland, Mazulis, Kurtág, Leach, Eötvös, Basinski, Janulyté, Shlomowitz marzo 2015 mercoledì ANDREA BACCHETTI pianoforte IN MEMORIAM OMIZZOLO E FANO Musiche di Bach, Fano, Omizzolo, Hasse, Scarlatti marzo 2015 lunedì FONTANAMIXENSEMBLE PSALMS AND NIGHT PRAYERS Musiche di Kancheli, Janulyté, Avital aprile 2015 lunedì ore 17 Conservatorio G.B. Martini di Bologna CAMINAR ore 17 Incontro con Maddalena Novati, Marco Mazzolini e Gianni Di Capua ore 19 ENZO PORTA violino regia del suono a cura della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio Musiche di Nono in collaborazione con il Conservatorio G.B. Martini di Bologna aprile 2015 lunedì FONTANAMIXENSEMBLE VOCI DELLA SCUOLA DI TEATRO ALESSANDRA GALANTE GARRONE ANNA MARIA SARRA soprano FRANCESCO LA LICATA direttore AND THEY BEGAN SINGING Musiche di Nono, Olivero, Agostini, Schoenberg P rosegue con quattro concerti il cartellone di MICO Musica Insieme COntemporanea, ripercorrendo il filo della memoria: lunedì 9 marzo 2015 vedrà il flautista Manuel Zurria, interprete tra i più apprezzati del repertorio contemporaneo, impegnato nell originale recital Landscape with tears, dove le seicentesche Lachrimae di John Dowland saranno accompagnate da riprese video, e alternate a sette opere contemporanee. Il 30 marzo, protagonista sul palco dell Oratorio di San Filippo Neri, che anche quest anno ospita la rassegna, sarà il FontanaMIXensemble, oggi ufficialmente l ensemble in residenza di MICO: Psalms and Night Prayers, questo il titolo, che fonde in sé Night Prayers di Giya Kancheli e Psalms di Justé Janulyté, compositrice lituana della quale verrà presentata la prima esecuzione assoluta di una nuova versione del suo Sandglasses. A concludere la rassegna, il 20 aprile, sarà una giornata ricca di eventi, ulteriore contributo di MICO al cartellone di Resistenza Illuminata, omaggio a Luigi Nono nel 70 anniversario della Liberazione. Due gli appuntamenti pomeridiani, in collaborazione con il Conservatorio G.B. Martini : alle 17 tre testimoni storici illustreranno la figura di Luigi Nono, alle 19 il violinista Enzo Porta eseguirà La lontananza nostalgica utopica futura del compositore veneziano. Chiuderà idealmente la giornata, e la rassegna, il concerto delle ore in San Filippo Neri, in programma una nuova opera di Andrea Agostini, In forma di canzone d amore, frutto del progetto EXITIME/Formazione e Ricerca, e nel finale il toccante oratorio A Survivor from Warsaw di Arnold Schoenberg, tragica testimonianza di un rastrellamento nazista nel Ghetto della capitale polacca, con la partecipazione delle Voci della Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone. Al tema delle persecuzioni razziali si ricollega anche il recital di Andrea Bacchetti, mercoledì 18 marzo, dedicato a Silvio Omizzolo e Guido Alberto Fano, pianisti e compositori i cui destini sono legati alla Resistenza e all Olocausto. Andrea Bacchetti ci racconta come queste due figure s inseriscano nella tradizione della grande scuola pianistica italiana: «Penso che i tesori pianistici non si esauriscano tutti nella musica già molto conosciuta. La musica italiana misconosciuta dal barocco al Novecento storico ne è un esempio» Quanto all inserimento di Bach e Scarlatti in programma, prosegue Bacchetti: «Bach è il Padre e lo Spirito Santo insieme. Tutta la musica discende da lui, persino il pop o il jazz, per cui penso che ogni concerto debba iniziare con qualcosa di suo. In particolare qui si radunano alcune pagine giovanili e la Suite francese che fa da ponte con i pezzi di Fano e Omizzolo, ispirati alla Resistenza. Il Corale variato di Fano, poi, è articolato proprio come un corale bachiano. Infine Scarlatti fa sentire le radici della musica del Novecento storico italiano, che non sono solo nella grande musica mitteleuropea». MICO si realizza con il sostegno dell Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Cassa di Risparmio di Bologna, e con la sponsorship tecnica di SOS Graphics. ACQUISTO BIGLIETTI I biglietti saranno in vendita presso l ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI (Via Manzoni, 5 Bologna), il giorno del concerto a partire dalle ore 19. PREZZI: Posto unico 10 Abbonati Musica Insieme, studenti Università e Conservatorio, possessori Resistenza Illuminata Card 7

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20 I VIAGGI DI MUSICA INSIEME Viaggi e cultura - Stoccolma aprile 2015 Come ogni primavera da oltre vent anni, Musica Insieme accompagna gli abbonati alla scoperta delle capitali europee, abbinando la visita della città all ascolto di concerti prestigiosi. Prossima destinazione: Stoccolma Dopo Bruxelles, Istanbul, Oslo e Copenhagen, sarà Stoccolma la prossima meta dei Viaggi di Musica Insieme. Come ogni anno infatti, anche questa primavera la nostra Fondazione organizza e realizza un viaggio culturale per gli abbonati e i sostenitori, accompagnandoli nella visita della capitale europea, e abbinando il viaggio a un importante concerto. La capitale della Svezia, che visiteremo dal 16 al 19 aprile, sorge su 14 isole che dal lago Mälaren si protendono a Oriente, sul Mar Baltico. Gli edifici e i palazzi, la ricca storia culturale e i musei raccontano le meraviglie di 700 anni di storia. La città vecchia racchiude tutta questa storia fra le stradine medievali, gli edifici ricurvi ma perfettamente conservati, il Palazzo Reale, le chiese gotiche e i bar, le caffetterie, i ristoranti e i negozi di oggettistica di design svedese. La partenza è prevista giovedì 16 aprile con volo di linea Lufthansa (via Monaco), e arrivo in serata a Stoccolma. La sistemazione dei nostri ospiti avverrà presso l Hotel Hilton Stockholm Slussen, situato in posizione centrale tra il quartiere di Södermalm e la zona storica della città. La mattina di venerdì 17 aprile sarà dedicata alla visita guidata di Stoccolma, attraverso Gamla Stan, la pittoresca e caratteristica città vecchia con i suoi vicoli di acciottolato, la Piazza di Stortorget, la piazza più antica della città, il Palazzo Reale e il Municipio. Nella foto sopra: una veduta panoramica di Stoccolma. Sotto: la sala della Stockholms Konserthus, sede del concerto di venerdì 17 aprile. In basso: la Helsinki Philharmonic Orchestra L appuntamento con la musica da sempre tratto distintivo dei nostri viaggi è fissato per la sera di venerdì 17, presso la Stockholms Konserthus, principale teatro per la musica sinfonica della città, dove ogni anno si tiene la consegna dei Premi Nobel: qui assisteremo al concerto della Helsinki Philharmonic Orchestra, compagine storica con alle spalle 130 anni di attività, prima orchestra professionistica ad essere nata nei Paesi Scandinavi. Con la direzione di John Storgårds, ascolteremo la Sinfonia n. 4 op. n. 90 di Felix Mendelssohn e, nella seconda parte, la Sinfonia n. 2 op. 43 di Jean Sibelius. Sabato 18 aprile, la giornata si svolgerà tra la visita di Skansen, il più antico museo all aria aperta del mondo che conserva 150 edifici originali provenienti da ogni parte della Svezia, e Vasa, dove è conservato l ultimo vascello da guerra seicentesco rimasto al mondo. Nel pomeriggio sarà la volta del Palazzo Reale di Drottningholm, situato sull isola di Lovö, palazzo ispirato ai modelli dell architettura francese e olandese, fatto erigere dalla regina Eleonora nel 1662, considerato uno dei palazzi reali più suggestivi d Europa. In serata è previsto il rientro a Stoccolma con giro in battello riservato sul lago Mälerenore, per poi trascorrere la serata nella capitale. Infine, domenica 19 aprile sarà dedicata a scelta o alla visita individuale della città, o all escursione guidata a Sigtuna e Uppsala, pittoreschi centri storici tipicamente svedesi. Nel pomeriggio raggiungeremo l aeroporto di Stoccolma, dove un volo Lufthansa (via Francoforte) ci riporterà a Bologna in serata. Per tutte le informazioni relative al viaggio è possibile rivolgersi direttamente alla segreteria di Musica Insieme (tel ) oppure all agenzia Uvet Pomodoro Viaggi di via Farini, 3 (tel ). 18 MI MUSICA INSIEME

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22 VARIGNANA MUSIC FESTIVAL 2015 Dal 10 al 18 luglio, la II edizione del Festival organizzato da Musica Insieme per Palazzo di Varignana ospiterà alcuni fra i maggiori protagonisti del panorama internazionale, offrendo un palco d eccezione per l estate bolognese Note d estate Dopo il grandissimo successo della I edizione del Varignana Music Festival, il cui pubblico ha costantemente gremito la Sala Belvedere e gli spazi del Palazzo di Varignana Resort & SPA, la II edizione del Festival, in programma dal 10 al 18 luglio 2015, allargherà ulteriormente lo sguardo sui più interessanti protagonisti del panorama musicale internazionale, con nuove presenze e graditissime riconferme. Alcune anticipazioni, fra le tante novità in cartellone: innanzitutto, un testimonial straordinario qual è Mario Brunello, ad oggi il più celebre violoncellista italiano al mondo, sarà protagonista di una carta bianca che animerà interamente le tre giornate d apertura del Festival. Primo italiano nel 1986 a vincere il Concorso Čajkovskij di Mosca, Brunello è invitato dalle più prestigiose orchestre, dalla London Philharmonic alla NHK Symphony di Tokyo, all Accademia di Santa Cecilia, diretto da Temirkanov, Abbado, Chailly, Pappano, Muti, Ozawa. Brunello presenterà alcuni progetti inediti che prevedono la collaborazione di numerosi artisti ospiti, fra cui si segnala il compositore Ezio Bosso, autore di musiche originali e dall eccezionale impatto emotivo. Brunello animerà poi un originale conversazioneconcerto con Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano già Presidente della Corte Alexander Romanovsky Costituzionale, sull interpretazione di due testi sacri come una sonata di Schubert e la Costituzione. Altro special guest, in due recital tutti brahmsiani, sarà Julian Rachlin, violinista, violista e direttore d orchestra fra i più acclamati, ed artista impegnato per l educazione delle nuove generazioni (attivo dal 2010 anche come Ambasciatore UNICEF). Accanto a lui quello che è oggi il pianista più richiesto dai solisti di tutto il mondo: Itamar Golan, già al fianco di Mischa Maisky, Vadim Repin, Janine Jansen, ed ospite delle sale e dei festival più prestigiosi. Fra i testimonial di questa II edizione si riconferma poi un interprete d eccezione qual è Alexander Romanovsky, vincitore ancora diciassettenne del prestigioso Concorso Busoni 2001, ed oggi pianista invitato dalle principali compagini, come Royal Philharmonic Orchestra o Filarmonica del Teatro alla Scala, diretto fra gli altri da Antonio Pappano e Vladimir Ashkenazy. Oltre ad esibirsi in duo con Mario Brunello, in un programma espressamente creato per il Varignana Music Festival che affiancherà una rara sonata di Lekeu all unica Sonata di Rachmaninov per violoncello e pianoforte, Romanovsky sarà protagonista di un recital con la violoncellista statunitense Christine Walewska, già allieva del grande Gregor Pjatigorskij. Con lei Romanovsky presenterà un affascinante programma dedicato al tango Christine Walewska è infatti dedicataria di numerosi arrangiamenti di Astor Piazzolla. Infine, un orgoglio tutto italiano come il Quartetto di Cremona sarà protagonista di due appuntamenti, fra cui il concerto conclusivo del festival, che lo vedranno esibirsi sia in formazione che a geometria variabile, accanto a Brunello, Rachlin, Romanovsky. Tutti i concerti del Varignana Music Festival avranno inizio alle ore 20, e saranno seguiti da momenti conviviali e d incontro con gli stessi artisti II edizione luglio 2015 venerdì ore 20 MARIO BRUNELLO violoncello ALEXANDER ROMANOVSKY pianoforte Musiche di Lekeu, Rachmaninov luglio 2015 sabato ore 20 MARIO BRUNELLO violoncello QUARTETTO DI CREMONA Musiche di Schubert luglio 2015 domenica ore 17 MARIO BRUNELLO GUSTAVO ZAGREBELSKY Dialogo sullêinterpretazione e forse una Sonata di Schubert ore 20 MARIO BRUNELLO violoncello EZIO BOSSO pianoforte Musiche di Pärt, Bach, Cage, Messiaen, Bosso luglio 2015 martedì ore ITAMAR GOLAN NATSUKO INOUE pianoforte a quattro mani Musiche di Schubert, Ravel, Brahms luglio 2015 lunedì ore 20 JULIAN RACHLIN violino ITAMAR GOLAN pianoforte Musiche di Brahms luglio 2015 mercoledì ore 20 ALEXANDER ROMANOVSKY pianoforte Programma da definire luglio 2015 giovedì ore 20 CHRISTINE WALEWSKA violoncello ALEXANDER ROMANOVSKY pianoforte Musiche di Piazzolla, Ginastera luglio 2015 venerdì ore 20 JULIAN RACHLIN violino ITAMAR GOLAN pianoforte Musiche di Brahms luglio 2015 sabato ore 20 QUARTETTO DI CREMONA JULIAN RACHLIN violino ALEXANDER ROMANOVSKY pianoforte Musiche di Schumann, Chausson 20 MI MUSICA INSIEME

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24 L INTERVISTA DOPPIA RAFAŁ BLECHACZ - YUNDI Un premio per due I due pianisti si raccontano, dagli esordi musicali, entrambi curiosamente con un altro strumento, al Premio Chopin, che ha definitivamente indirizzato entrambi verso una strepitosa carriera di Cristina Fossati Rafał Blechacz e Yundi: due giovani pianisti, due artisti che hanno visto la propria carriera consacrarsi internazionalmente grazie alla vittoria della più antica e prestigiosa competizione pianistica internazionale. Il primo, infatti, si è aggiudicato il Primo Premio al Concorso Fryderyk Chopin di Varsavia nel 2005, il secondo nel 2000, primo artista in assoluto nel suo Paese ad aggiudicarsi questo concorso. Più che naturale allora cercare il confronto per poter capire cosa li differenzia e cosa li accomuna, al di là della grande passione per la musica. Quando ha cominciato ad appassionarsi alla musica, ed in particolare al pianoforte? Blechacz: «Da bambino, il mio desiderio più grande era suonare l organo. E sull organo, in particolare, suonare la musica di Johann Sebastian Bach. In casa comunque c era un pianoforte. Così ho cominciato a suonare entrambi. Poi, eccomi a scuola di musica. Avevo cinque o sei anni. Da quel momento il pianoforte è entrato definitivamente nella mia vita». Yundi: «A tre anni ho iniziato a suonare la fisarmonica. A sette Rafał Blechacz ho cominciato a frequentare una scuola di musica. Poi, in Accademia il pianoforte è diventato il mio sogno: è con il pianoforte che il mio cammino musicale ha preso forma. In seguito, ovviamente ho cominciato a cambiare uno strumento dopo l altro, ma tutti i pianoforti su cui mi sono esercitato sono diventati comunque il mio pianoforte. Quando ne cambi uno, è ogni volta come lasciare una parte di te. Così accade pure ogni volta che suoni, non importa se si tratta dello strumento di un teatro o del tuo pianoforte». Quali sono stati i più importanti maestri (non solo in senso musicale) che ha incontrato nel suo percorso? Blechacz: «Pensando ai miei studi, due in particolare sono stati i miei maestri. Il primo è stato Jacek Polanski, il mio primo vero maestro di pianoforte una volta entrato alla Scuola di Musica Artur Rubinstein a Bydgoszcz. Il suo insegnamento era concentrato sullo stile classico, su Haydn e Mozart, ed è stato lui a portarmi alla vittoria del mio primo concorso, non a caso, forse, un concorso intitolato proprio a Bach. Poi ho incontrato Ekaterina Popowa-Zydroń. Con lei ho appreso molto sull interpretazione e l espressività, focalizzando i miei studi certo su Chopin, ma anche su autori, come Debussy, che secondo lei mi avrebbero aiutato ad interpretare meglio anche la musica di Chopin. Infine, dovrei citare tutte le persone importanti che ho incontrato, ed anche coloro che, come Rubinstein o Michelangeli, non ho ovviamente conosciuto, ma le cui incisioni mi sono state di grande ausilio». Yundi: «Sicuramente quei maestri che hanno creduto in me, che mi hanno spronato ad andare avanti. La mia famiglia, e mio padre in particolare, sono stati i miei primi insegnanti. Poi i docenti dell Accademia di Shenzhen e tutti i musicisti dell edizione del Concorso pianistico internazionale Chopin. Tutti costoro sono stati miei maestri sia in senso umano sia musicale. Per non parlare di Seiji Ozawa, Claudio Abbado, Valerij Gergiev, Riccardo Chailly, Daniel Harding. Credo che tutti coloro che danno attenzione al talento e ai sogni di un ragazzo possano essere considerati come suoi maestri. Chi dà una possibilità, chi è generoso e aiuta a costruire la vita di un bambino, che sia un padre, un nonno, un insegnante, un direttore d orchestra, è sempre un maestro secondo me. La lezione più importante che ho ricevuto è di non lasciare mai nessuno da parte, per nessun motivo. Una lezione che non dimenticherò mai!». Lei ha vinto il Concorso pianistico internazionale Chopin di Varsavia, uno dei premi più prestigiosi per un pianista. Cosa ricorda di quel momento? 22 MI MUSICA INSIEME

25 Blechacz: «Una competizione davvero lunga e difficile, questo il mio ricordo. Rammento bene le sessioni di piano solo, nelle quali ho cercato di trovare lo stile giusto per eseguire mazurche e polacche. E poi l ultimo round: il concerto con l orchestra. In ogni caso, sono riuscito a restare concentrato su me stesso. Non ho guardato la TV, non ho letto i giornali, non ho cercato di avere informazioni su quanto stava accadendo al concorso, se non quelle che mi riguardavano. Il mio obiettivo era creare in me stesso il giusto equilibrio tanto nel cuore quanto nella mente, restando sempre e solo concentrato sulla musica che avrei dovuto suonare». Yundi: «Ricordo chiaramente quando ho vinto il concorso. Si è trattato davvero di un momento molto eccitante. Mi era chiaro che non avevo raggiunto il vertice, ma allo stesso tempo, mi era altrettanto chiaro che il destino mi stava dando la possibilità di seguire il mio percorso e di mostrare a me stesso se questa sarebbe stata la strada giusta per me. La sensazione che seguì alla vittoria ne fu in certo senso il segnale di conferma». Qual è, secondo lei, un compositore del passato o del presente da (ri)scoprire? Blechacz: «Sono sempre incuriosito da tutto il repertorio. In particolare, però, mi sto dedicando alla riscoperta della musica pianistica polacca, una produzione nella quale spiccano nomi importanti come quello della compositrice Grażyna Bacewicz. D altronde, anche di autori più noti, come Karoł Szymanowski, molte opere debbono essere di fatto ancora riscoperte, ed è per questo che ho voluto introdurre alcune suoi lavori nelle mie incisioni discografiche». Yundi: «Io adoro tutti i compositori di musica classica. Mi odierei se parlassi di uno solo! Sarebbe come escludere gli altri e quindi non lo farò. A proposito degli autori contemporanei, credo che ci siano grandi talenti oggi in tutto il mondo. Sono sempre molto curioso di apprendere cosa stanno facendo, e sono convinto che i sentimenti, le esperienze, il genio e la cultura di persone così dotate illuminino gli altri esseri umani. Apprezzo ovviamente i compositori cinesi, anche quelli che scrivono canzoni popolari, magari cercando di dar nuova vita a quella che fu la nostra musica del passato». Cos è importante, secondo lei, per un giovane artista che voglia costruire una solida carriera? Blechacz: «Credo che ciascuno di noi debba in primo luogo ascoltare se stesso, il proprio intuito, ciò che sente. Ogni artista ha, del resto, una sua specifica personalità, e quindi dev essere in base a questa che deve cercare di trovare il giusto equilibrio tra gli impegni della sua professione e la vita privata. Detto questo, ovviamente deve sempre sviluppare il proprio repertorio, allargandolo, cercando di affrontare stili musicali diversi e compositori diversi, sempre però cercando di avere il tempo necessario per ottenere la giusta preparazione». Yundi: «Bisogna studiare tutti i giorni e tutto il giorno, se è possibile, avendo sempre fiducia nei propri insegnanti e senza mai smettere di essere umili. Inoltre è importante seguire master class e concerti di grandi interpreti. Non bisogna mai smettere di mettere un mattone sopra l altro, e continuare a farlo sino alla fine della propria vita». Yundi Maestro Yundi, come descriverebbe il suo rapporto con gli ascoltatori? Nota particolari differenze tra il suo pubblico in Cina e all estero? Yundi: «Ovunque sono invitato ad esibirmi spero di instaurare un bel rapporto con il pubblico. Non c è mai nulla di sicuro. Dal mio punto di vista io dò tutto me stesso, i miei sforzi e le mie energie sono focalizzati a comunicare con chi mi ascolta: questo è il punto focale, insieme alla musica. La psicologia e la sensibilità sono tutto per un musicista: saper suonare non serve a nulla se le emozioni non entrano in gioco. È importante conservare l anima libera e trasparente in ogni momento. Per questa ragione, secondo me, in Cina o in Italia, o in ogni altro paese, il pubblico non è diverso. Io mi sento legato a tutti perché il pubblico è composto di persone che hanno espressamente voluto assistere al mio concerto e ascoltarmi. Le emozioni delle persone e la partecipazione umana sono uguali in tutte le parti del mondo». Maestro Blechacz, a Musica Insieme abbiamo invece avuto il piacere di ascoltarla più volte: qual è il suo ricordo di questi concerti, e più in generale del pubblico italiano? Blechacz: «In primo luogo rammento bene le sale: sia quella del Manzoni che il Teatro Comunale sono davvero ottime sale da concerto, dove ho sempre avuto a disposizione uno splendido pianoforte. In più, il pubblico mi è apparso sempre molto concentrato, sensibile e caloroso. Insomma, dei miei precedenti recital a Bologna ho davvero un bel ricordo. Così come del pubblico italiano in genere. Ogni volta ho vissuto una bella esperienza, sia sotto il profilo musicale, sia dal punto di vista personale, trascorrendo in Italia davvero dei bei momenti». Foto Chen Man MI MUSICA INSIEME 23

26 L INTERVISTA DOPPIA ARIEL ZUCKERMANN - NING FENG Passione e rigore Nelle parole dei due artisti, al loro debutto per Musica Insieme, emerge l amore per l Italia, apprezzata sia per la sua ricchezza artistica, sia per il calore e l energia che la contraddistinguono di Valentina De Ieso Un triplo debutto a Bologna: il concerto del 13 aprile sarà l occasione per ascoltare per la prima volta in città sia la celebre orchestra dei Münchner Symphoniker, fra le principali compagini tedesche, sia il suo direttore, l israeliano Ariel Zuckermann, e il violinista cinese Ning Feng. I due, del resto, l Italia la conoscono bene (Feng peraltro ha conseguito il Primo Premio al Concorso Paganini di Genova) e la amano per quella commistione di rigore e saper vivere, che risuona anche nella sua musica. Percepisce qualche differenza nel modo di fare e fruire la musica nei diversi paesi in cui regolarmente si esibisce? Com è in particolare il suo rapporto con il pubblico italiano? Zuckermann: «Ho diretto a Milano l Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, a Bolzano l Orchestra Haydn (una nuova collaborazione di questa Stagione) e a Palermo, ma sarà la prima volta che mi esibisco a Bologna. Certo, le differenze tra i paesi si sentono anche nelle rispettive orchestre tuttavia la musica è un linguaggio così internazionale che non porrei confini. Da israeliano sento comunque con forza la mentalità meridionale che ci accomuna agli italiani, quindi amo molto lavorare nel vostro paese, per il calore e l energia della gente, e per quell apertura che mi ricorda appunto la terra dove sono cresciuto». Feng: «Credo che in Italia valga un po la regola prima il piacere e poi il dovere (il che non toglie che lavoriate duramente), mentre in Germania è il contrario: prima il lavoro, poi il piacere. Ho un carissimo amico, il pianista Roberto Giordano, che vive fra il Belgio e la Calabria (abbiamo tenuto oltre cinquanta concerti in duo!), e di lui ho apprezzato quella personalità, quello stile di vita tutto italiano, quella capacità di godere della vita, pur non esimendosi dal lavorare con grande impegno». Maestro Zuckermann, lei è stato fra l altro assistente di Iván Fischer con la Budapest Festival Orchestra, che ha poi anche diretto. Quali sono gli insegnamenti che ritiene più preziosi per la sua formazione musicale? Zuckermann: «Il periodo trascorso con Iván Fischer è stato certamente grandioso, ma ho avuto meravigliosi insegnanti sin dall infanzia. È stata proprio la mia prima maestra di pianoforte, all età di cinque anni, ad infondermi l amore per la musica. Non posso poi trascurare lo studio con Bruno Weil a Monaco, o con Jorma Panula, che è una vera leggenda, all Accademia Reale di Stoccolma. Non sento di avere un guru in particolare, ma sono stato molto fortunato ad incontrare una serie di grandi insegnanti, potendo così acquisire da ciascuno di loro qualcosa di diverso e di davvero speciale». Parafrasando una famosa affermazione di Mischa Maisky: Ning Feng è nato in Cina, ha studiato a Londra e vive a Berlino. Oltre a ciò, suona uno strumento italiano. Maestro Feng, dove si sente a casa, e quanto contano le radici nella sua attività? Feng: «È una domanda molto difficile perché ho avuto quattro importantissimi insegnanti di violino, ed i primi tre sono tutti cinesi. Il terzo di loro l ho conosciuto peraltro quando studiavo a Londra, quindi ho studiato in Europa con un violinista cinese poi il mio quarto maestro, tedesco, l ho avuto in Germania. Devo a tutti loro quello che sono diventato. Il violino, da parte sua, è nato in Italia e la musica occidentale proviene principalmente dall Europa, quindi anche dalla vita delle persone che l hanno prodotta. Il fatto che io abbia studiato e viva ancora in Europa ha influenzato sicuramente quello che sono oggi». Foto Felix Broede Ariel Zuckermann 24 MI MUSICA INSIEME

27 Foto Lawrence Tsang Ning Feng Come definirebbe il suo collega nel concerto per Musica Insieme? Zuckermann: «Abbiamo già suonato insieme molte volte. Personalmente considero Ning Feng un violinista, e soprattutto un musicista, straordinario. L ultima volta ci siamo esibiti in Francia, a Montpellier, quando abbiamo eseguito la Serenata di Bernstein». Feng: «Proprio nella Serenata di Bernstein per violino, archi, arpa e percussioni credo emerga la bravura di un direttore come Zuckermann: si tratta infatti di un brano molto impegnativo metricamente per chi deve guidare l orchestra, una grande sfida che Ariel Zuckermann ha vinto con la sua estrema chiarezza, e sostenendo in maniera naturalissima me (che ho una parte molto fisica ) e l ensemble». Il programma che presenterete a Musica Insieme è classico ma originale, accostando a Paganini e Haydn due autori come Berwald e Kraus, non propriamente noti ai più Zuckermann: «Credo che Berwald sia un autore ingiustamente negletto: soprannominato il Mendelssohn svedese, vanta ben poche incisioni e poche esecuzioni delle sue pur pregevoli composizioni. Anche il tedesco Kraus, che è vissuto all incirca gli stessi anni di Mozart ( ), è stato attivo in Svezia. Entrambi sono caduti nell oblio malgrado abbiano lasciato dei lavori bellissimi. Paganini non necessita di presentazioni, come pure Haydn, che è fra i miei autori preferiti. Tuttavia a mio avviso anche Haydn è in certo modo un compositore sconosciuto: di lui si ascoltano molte opere, ma altrettante non sono adeguatamente programmate». Maestro Feng, lei si è aggiudicato il Primo Premio al Concorso Paganini di Genova, e del genovese eseguirà il Primo Concerto: deve trattarsi di un autore molto importante per la sua attività artistica Feng: «C è un aspetto di Paganini che amo particolarmente, ed è il carattere operistico delle sue melodie. Il che può anche suonare naturale, essendo italiano ma proprio in lui ritrovo quel piacere che non esclude il lavorare sodo di cui parlavo prima: tecnicamente i suoi lavori sono ardui, soltanto che accanto alla tecnica c è una miracolosa naturalezza, una melodia lirica che sgorga spontanea come un aria d opera. Semplicemente meraviglioso. Il suo Concerto è splendido, concepito per l idioma e la tecnica violinistica, e tuttavia ha una cantabilità quasi vocale». A proposito di autori ingiustamente dimenticati: ci fareste qualche esempio? Zuckermann: «Ce ne sono così tanti risponderò ancora Haydn. Andrebbe suonato di più, le sue sinfonie sono note solo per metà. Tutti lo conoscono, ma i suoi lavori non sono così familiari al pubblico come dovrebbero». Feng: «Citerò anch io un compositore assai famoso, ma a mio parere non abbastanza, specie per il mio strumento: Luciano Berio, un genio. Le Sequenze che ha scritto per i singoli strumenti sono meravigliose, ma vorrei ricordare anche i suoi 34 Duetti per due violini ( ): è incredibile quante idee affascinanti abbia potuto sviluppare; meno di un minuto, questa la durata di ciascun Duetto, eppure ognuno è un mondo a sé. Berio dovette scrivere un testo per spiegare l essenza dei Duetti, ma ritengo che quando la musica funziona non vi sia bisogno di spiegazioni. In fondo Mozart non ha mai dovuto spiegare la propria musica!». Non solo direttore ma anche flautista: Maestro Zuckermann, con l ensemble Kol-Simcha avete eseguito per decenni anche il repertorio klezmer. Zuckermann: «Sì, credo peraltro che ogni direttore dovrebbe saper suonare uno strumento, per mantenere anche la pratica strumentale: del resto un direttore senza orchestra non è niente, e deve per questo tenere sempre a mente e rispettare l impegno richiesto dal suonare uno strumento. Venendo al mio ensemble (Kol-Simcha significa voce di gioia ), l ultimo progetto che abbiamo realizzato è un CD con la London Symphony Orchestra; ho imparato tantissimo da questo ensemble, e dirigere quest incisione insieme a loro e alla London Symphony è stato prezioso. Del resto, allargare i propri orizzonti, sperimentare nuove vie, essere curiosi ci arricchisce come persone e come artisti». Maestro Feng, lei imbraccia un magnifico Stradivari del 1721: come definirebbe la voce di questa leggendaria scuola di liuteria? Feng: «I violini Stradivari sono l equilibrio perfetto di ogni cosa riguardi il violino. Altri strumenti, come i Guarneri del Gesù, non saranno perfetti come gli Stradivari, ma restano comunque meravigliosi. Del resto gli artisti non sono perfetti: quindi il carattere, per quanto imperfetto, del Gesù non ha nulla da invidiare allo Stradivari. Anzi, forse lo Stradivari è sin troppo perfetto per essere affidato alle mani di un essere umano!». MI MUSICA INSIEME 25

28 L INTERVISTA RINALDO ALESSANDRINI Mille e uno stile Il celebre clavicembalista, sul palco di Musica Insieme il 27 aprile alla guida del suo Concerto Italiano, ci offre un raffronto tra Bach e Vivaldi di Fabrizio Festa Rinaldo Alessandrini è ormai da molti anni tra i protagonisti della scena internazionale della musica antica e barocca. Più che naturale allora cercare di fare il punto della situazione, tanto più che il programma che presenterà per i nostri Concerti s incentra sul binomio Vivaldi/Bach, le cui opere sono state fin dagli inizi al centro della renaissance di quel tipo di musica. Da quando tutto è cominciato son passati una quarantina d anni, forse più. Possiamo fare oggi un bilancio? «Certamente sì. È stata una vicenda al tempo stesso semplice e complessa. Quarant anni di storia, dal mio punto di vista, son serviti a mettere le cose al loro posto. Del resto, i primi trenta sono stati necessari per razionalizzare un esigenza, che sentivamo tanto io personalmente quanto molti degli altri musicisti con i quali ho avuto la fortuna di suonare. Tale esigenza si potrebbe sintetizzare così: bisognava ricollocare questo repertorio in una cornice prima di tutto musicalmente adeguata. Dopo i primi momenti, in cui ci si è mossi un po a tentoni, quasi per sentito dire, magari copiando dai primi dischi in circolazione, le cose han cominciato a organizzarsi con maggior metodo e coerenza. Oggi le informazioni a proposito di questo repertorio sono tali e tante che per affrontare un esecuzione si è viceversa costretti a fare una sorta di sintesi, pur non tralasciando certo quanto abbiamo appreso e ancora stiamo imparando». Si può ancora oggi parlare di scuole interpretative nazionali, magari rinverdendo i fasti di una contrapposizione, quella tra italiani e tedeschi, che par proprio essere endemica anche all epoca dell Europa unita? «Parlare d Italia guardando alla musica antica e barocca significa in realtà far riferimento a tre filoni musicali completamente diversi: quello veneziano, quello napoletano e quello romano. Certo tra questi filoni sono rintracciabili commistioni ed intrecci, ma Venezia, Napoli e Roma sono state capitali indipendenti non solo dei loro stati, ma anche dal punto di vista musicale. Quindi, se pensiamo ad una musica italiana, credo che il trait d union potrebbe essere individuato nell unione strettissima fra testo e musica. Un dato questo che riscontriamo non solo ovviamente nella produzione vocale, ma anche in quella strumentale, che subisce l influenza dei modelli che caratterizzano la musica vocale, quest ultima composta quasi sottintendendo un testo. Dunque, se volessimo parlare di una musica italiana, potremmo dire che questa si distingue da altre produzioni coeve in Europa per il suo legame strettissimo con le formule della retorica. Allargando l orizzonte, potremmo dire che tutta la musica strumentale settecentesca deriva dal vocabolario del teatro d opera. Affrontarla in concerto implica l aver avuto a che a fare con un libretto d opera. Da qui forse la particolare brillantezza dello stile italiano, uno stile basato in verità sul principio di contrapposizione. Brillantezza certamente, ma anche gravitas. Non solo, quindi, pizza e mandolini, ma anche lentezza e profondità, la gravitas ingrediente fondamentale dello stile italiano». Bach e/o Vivaldi? «Non è facile per un interprete italiano oggi eseguire la musica di Bach. Basti pensare alla lingua, che ci pone problemi precisi. In tedesco le consonanti suonano, ad esempio, in un modo specifico, così come in italiano le vocali. La maniera di pronunciare una parola si trasferisce nel modo di suonare, nelle articolazioni, nella lunghezza dei suoni. Poi c è la differenza tra le personalità. Vivaldi ha fatto ciò che Bach non ha mai fatto. L ego vivaldiano si trasferisce direttamente nelle sue partiture, che hanno di conseguenza una struttura gerarchica evidente, dove un ego appunto predomina su tutti gli altri. Bach, al contrario, mira all integrazione di tutte le parti, ottenendo una sorta di democrazia nella sua costruzione musicale. Peraltro, Bach era affascinato dalle possibilità che la struttura gerarchica dello stile italiano offriva, e quando poteva ne adottava lo spirito, l estroversione, ad esempio, nel caso delle trascrizioni da Vivaldi. Quest ultimo era a sua volta uomo pragmatico, come lo deve essere chi lavora per il teatro, e quindi è costretto a guidare una sorta di azienda, differentemente da Bach che era tutto sommato uno stipendiato. Oggi Vivaldi rappresenta quel carattere un po effimero, non imbrigliabile dell invenzione. Lontano da qualsiasi sclerotizzazione della scrittura. Mentre la lingua di Bach è una sola, Vivaldi è l inventore dei mille e uno stile». 26 MI MUSICA INSIEME

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31 L INTERVISTA MARIANGELA VACATELLO Italiani nel mondo La straordinaria pianista partenopea, chiamata a concludere la Stagione di Musica Insieme con il Secondo Concerto di Beethoven accanto alla Prague Chamber Orchestra, racconta con passione e profondità la propria professione di Fulvia de Colle F ra i tanti riconoscimenti ricevuti, essere insignita a soli ventitre anni del Premio Giuseppe Verdi: la musica per la vita significa molto: significa che la musica per Mariangela Vacatello è davvero la missione di una vita, il pianoforte sempre accanto (quasi una sua diramazione, come mostrano non senza ironia molte foto dell artista), tra sfide tecniche stimolanti e una passione che sa contagiare anche con le parole. Incominciamo dall inizio: Mariangela Vacatello, partenopea, si forma a quella che è senza dubbio la migliore scuola pianistica italiana, l Accademia Incontri col Maestro di Imola «Certo la mia formazione principale si è svolta all Accademia, dove sono entrata a soli undici anni, per terminare a venti. Lì ho incontrato grandi insegnanti provenienti da tutto il mondo, oltre naturalmente ai miei maestri, Franco Scala e Riccardo Risaliti (con il quale mi sono poi diplomata al Conservatorio di Milano). Ma dal momento che mi ha definito partenopea, vorrei aggiungere che il mio primo insegnante, cui devo la mia impostazione anche tecnica dai sette agli undici anni, è stato Aldo Tramma, a sua volta già allievo di Vincenzo Vitale. Quindi mi è andata piuttosto bene, potendo trarre profitto dalle due maggiori scuole pianistiche italiane, quella napoletana e quella dell Accademia imolese». Lei sente in qualche modo la forza delle radici italiane nella sua professione? «Io credo che chiunque si accosti alla musica debba prima o poi fare i conti con la nostra tradizione, essendo l Italia uno dei paesi in cui la musica è stata una costante attraverso i secoli, pur nelle inevitabili oscillazioni. Per questo ritengo che valga la pena di focalizzarsi un poco di più sulla nostra musica, come fanno tra gli altri pianisti come Lang Lang [o Yundi nel cartellone di Musica Insieme, ndr], che eseguono lavori della propria tradizione nazionale». A Musica Insieme l abbiamo ascoltata in recital nel 2011 con un programma impegnativo, che a Liszt e Prokof ev affiancava Ivan Fedele. Che posto ha la contemporanea nelle sue scelte? «Ritengo che un esecutore non possa prescindere dalla musica d oggi, mentre a volte il pubblico ha bisogno di un po di tempo per metabolizzarla. Tuttavia il linguaggio dei compositori di oggi fa parte del nostro mondo: l autore vede, vive, sente, filtra quello che accade intorno a sé, e quello che ne scaturisce è una sorta di giornale, una testimonianza viva del nostro presente che sta agli esecutori scoprire e portare alla luce naturalmente a seconda della propria sensibilità. Nel mio caso è cominciata proprio con Fedele: ho eseguito in America con successo i suoi Studi boreali; poi nella Stagione 2012/13 ho portato in tournée il mio Twilight Project, con brani che andavano da Ravel ai due Notturni crudeli di Sciarrino (scritti praticamente ieri, nel 2009 ). Ho scelto questi brani per un mio studio personale sullo stile, sui colori, sui tocchi». Gli studi sono al centro delle sue più recenti incisioni: c è una particolare ricerca in queste scelte? «È iniziata per caso con l incisione degli Studi trascendentali di Liszt, un mio amore di gioventù, e sta diventando ormai un punto centrale, almeno per qualche anno, nel mio lavoro di incisione. Dopo Liszt e Debussy posso anticipare che sono in cantiere almeno tre cicli di studi, con l intenzione di creare una raccolta che poi potrà ampliarsi nel tempo. Lo studio è una forma che adoro, può andare dalla miniatura fino alla durata di oltre un ora, contenendo in sé oltre all elemento tecnico molte sfaccettature dell autore. Uno dei tre cicli, posso anticiparlo, è già in corso e riguarda l integrale di Alberto Ginastera, di cui ricorreranno nel 2016 i cento anni dalla nascita. Sto terminando l incisione, che uscirà a fine 2015». Per l appuntamento conclusivo di Musica Insieme eseguirà il Secondo Concerto di Beethoven, pietra miliare del genere... «Ho già in repertorio tutti i Concerti di Beethoven e ho suonato il Quarto più di qualsiasi altra opera, insieme forse agli studi di Liszt. Quindi sono pronta per l integrale! Venendo al Secondo, è un concerto molto fresco, con un meraviglioso cantabile nel secondo movimento e un tema di rondò finale che s imprime nella memoria». MI MUSICA INSIEME 29

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