La scuola che non crede a nulla, nulla può insegnare

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1 3/2007 NOTIZIARIO DI STORIA E ATTUALITÀ SANTAGATESE n. 5 reg. trib. ps nr Dir. Resp. G. Dall Ara redazione Sant Agata Feltria Fax 0541/ Grafica e fotocomposizione: il Ponte - Stampa: la Pieve poligrafica editoriale, V. Verucchio - Sommario 2 Quel vecchio pianoforte a coda 3 Inaugurata la rete museale? 4 Cartolina dalla Francia 5 Ciao, padre Corrado! 6 La storia di Decio Raggi 7 Berardi ci mette Zenzero 8 Le elezioni del dopoguerra 9 La torre di Pereto 10 Un paese, un pugno di libri 11 I Cappuccini a Sant Agata 12 Padre Marella ROCCA È UN INIZIATIVA Comitato Fiere Ed Iniziative Promozionali La scuola che non crede a nulla, nulla può insegnare L anno scolastico è terminato da qualche tempo. È forse il momento giusto per riflettere su cosa sia diventata la Scuola negli ultimi anni. Proponiamo ai lettori alcune righe tratte da un bell articolo apparso sul Corriere della Sera a commento di una lettera scritta ai loro insegnanti, da un gruppo di studenti del liceo Spedalieri di Catania. La lettera degli studenti partiva da una drammatica riflessione sulle violenze del 2 febbraio, in cui venne ucciso l ispettore Raciti, per interrogarsi sull assenza di valori nella quale sentono di vivere, sulla totale mancanza di punti di riferimento che li porta a sentirsi «soffocati dal nulla». E terminava, quella lettera, con una richiesta drammatica: «Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a trovare il senso del vivere e del morire, qualcuno che non censuri la nostra domanda di felicità e di verità». La risposta degli insegnanti lascia sgomenti. L autore dell articolo apparso sul Corriere dice ciò che rende terribile quella lettera è il nichilismo pedagogico che sembra ispirarla, il fatto cioè che gli insegnanti vi sostengano che la scuola, loro stessi dunque, risposte non debbono neanche provare a darne. La scuola, secondo loro, dovrebbe infatti limitarsi a «stimolare domande»; quanto al «senso della vita», che nella loro lettera quasi disperata, gli studenti dichiaravano di aver perso o non aver mai trovato, ebbene, che ciascuno cerchi da solo le «risposte adeguate al proprio percorso». Invece di rallegrarsi che un fatto drammatico abbia spinto un gruppo di studenti a interrogarsi sul senso del vivere, a porsi le domande essenziali, ebbene gli insegnanti li invitano puramente e semplicemente a piantarla: «Proporvi, o imporvi, delle verità è integralismo, cioè barbarie, e pertanto questo atteggiamento non può avere luogo nella scuola pubblica, cioè democratica e laica». Si notino le assurdità contenute in questa frase: la coincidenza tra proporre e imporre, l idea secondo la quale la laicità corrisponderebbe all assenza di qualunque valore, principio, credenza. Ma sono assurdità che molti insegnanti italiani, temo, ormai non considerano affatto tali. Contemporaneamente il documento dei docenti di Catania è un perfetto riassunto di quella vera e propria ideologia del dialogo e dell ascolto a base di «rispetto dell altro e delle differenze», di «solidarietà», di «rigetto di ogni forma di prevaricazione» - con cui la scuola italiana s illude di ovviare alla sua incapacità di trasmettere valori e norme di vita. Non c è ormai istituto scolastico, credo, in cui non vi siano in atto progetti multiculturali, per insegnare appunto a rispettare l altro, a rifiutare la prevaricazione e via elencando. Tutte intenzioni buonissime, figuriamoci; ma il punto è che non si vede quale incontro con l altro possa mai avvenire, quale segue a pag 2

2 La Rocca IN BREVE Maggio/Giugno 2007 Confidenze di un vecchio pianoforte a mezza coda in una sera di fine settembre Sono arrivato a Sant Agata molto tempo fa, accolto con entusiasmo e grande rispetto, cercando di dare voce ai bellissimi luoghi in cui ho suonato. La chiesa di San Girolamo, per i concerti del Maggio Agatense. Il loggiato del teatro, per gli allegri caffè concerto del Bentornati a casa. Il teatro Angelo Mariani per i concerti di fine estate. Grande è stato il piacere nell accompagnare i bravissimi Ragazzi del Montefeltro, meraviglioso gruppo corale e strumentale, e il coro di S. Cecilia nelle esecuzioni di musiche sacre e folkloristiche. Venivo pulito e lucidato e tenuto con amore e rispetto. Mi sentivo orgoglioso di appartenere ad una comunità così sensibile e legata all arte e alla musica. Mi commuovo pensando al periodo trascorso insieme ai vecchi strumenti della storica banda cittadina. I racconti della loro storia, buffi e malinconici, mi affascinavano. Il Flicorno d accompagnamento che ricordava le varie feste patronali nei paesi, le interminabili processioni, la fatica del suo suonatore per tenere il passo a causa di un problema ad una gamba (e zop d la Tuda). Il vecchio Corno, con piacere, ricordava il suo simpatico suonatore Bugaron vittima prediletta di tanti scherzi (chit son Bugaron ei corni? No a son e c ). Il Flicornino solista, strumento importantissimo della banda, parlava con orgoglio e tanto entusiasmo del suo suonatore Iusafen, (Giuseppe), delle sue capacità tecniche nell assolo della Norma di V. Bellini. Grande simpatia di tutti gli strumenti nel ricordare il m Alfredo Orizi, ottimo musicista e simpatico personaggio: occhialini piccoli e spessi, capelli bianchi e lunghi d artista, Mario festeggia il suo compleanno andando a ritirare la pensione Mario Canali, residente a Bacciolino di Mercato Saraceno, il giorno 9 maggio 2007 si è recato di persona all ufficio postale di Borello, e lì, come fa ogni mese e da tanti anni, ha ritirato l importo mensile della sua pensione. Cosa c è di strano, vien da dire; il fatto è che il nostro signor Mario ha compiuto proprio questo mese la bella età di 100 anni, facendo salire così a quattro i centenari nel Comune di Mercato Saraceno. Poi, con una torta preparata per l occasione, ha festeggiato il secolo di vita con amici e familiari. La Rocca gli augura di fare ancora tante partite a briscola scoperta (la sua grande passione), e messaggera di questo augurio proponiamo sua figlia Paola, ormai santagatese, impiegata nella Banca delle Marche di Sant Agata Feltria. Auguri! tenuti in ordine e tagliati (così si diceva) dalla energica moglie chiamata dai bandisti: La signora Pampuria. Tanti sono i ricordi, ma ora mi fermo qui sono stanco e mi manca l aria non so dove mi trovo. Ho sentito da una voce di corridoio, che sono nelle scuderie non capisco cosa c entro io con i cavalli e gli asini?! Mi sento mal ridotto e scordato con le corde a pezzi Ah scusatemi se qualcuno mi può dare informazioni su dove sono i miei amici, gli strumenti della vecchi banda, mi renderà molto felice. Dovrebbero essere nella vecchia e storica scuola di musica su al castello però se io sono nelle scuderie non vorrei che loro fossero nelle stalle. Arrivederci a presto per nuove storie. Vi lascio con un accordo in Re bemolle minore che prendo in prestito da Chopin l inizio della sua marcia funebre Il vecchio Pianoforte a mezza coda (OTSUAF) dalla prima dialogo possa mai instaurarsi, se non a partire da un riconoscimento, problematico quanto si vuole, di propri valori e di una propria cultura. Una scuola e una società che non ritengano di aver nulla da salvare nella propria tradizione e nella propria storia, nulla che meriti di essere proposto se non una generica disposizione all ascolto su quale base mai incontrerà l «altro»?. liberamente ripreso da un articolo di Giovanni Belardelli Una scenografia di Romolo Liverani conservata in teatro a S. Agata Feltria 2

3 Maggio/Giugno 2007 ATTUALITà Inaugurata, si fa per dire, la Rete Museale La Rocca In questi ultimi tempi la capacità di attrazione turistica dall Alta Valmarecchia si è rafforzata. La Comunità Montana Alta Valmarecchia, ha inaugurato la sua rete museale il 20 e 21 maggio L obiettivo principale di questo progetto è quello di mettere in luce la vocazione culturale dell intera vallata. Un progetto ambito e fondamentale che ha coinvolto tutte le strutture-museali dei sette comuni, realizzando anche un sito internet: it, un portale ricchissimo di informazioni sul territorio, sulle strutture ricettive e su tutte le offerte che la vallata può dare al turista. La rete si completa oggi con una ricca campagna promozionale: materiale divulgativo cartaceo (tradotto anche in inglese), un video promozionale di 60 intitolato Una valle, i suoi tesori ; inserti pubblicitari in importanti giornali nazionali come i Viaggi di Repubblica; la creazione di segnaletiche rinnovate e distribuite su tutto il territorio; le audioguide realizzate per tutti i musei anche in lingua straniera e la Special Card, consegnata al turista durante la prima visita in un museo della rete, una sorta di carta fedeltà che dà la possibilità al turista di accedere ai musei della rete con riduzioni sul biglietto d ingresso. Anticipiamo preannuncia l assessore Lorenzo Valenti che la rete museale sarà valorizzata attraverso conferenze tematiche ubicate in ogni singolo museo. La rete diventerà sempre più un volano per incentivare il turista a visitare tutto il territorio dell Alta Valmarecchia. Tutto questo l abbiamo letto sul giornale La Romandiola del mese di marzo 2007, e tutto sembra sia stato studiato ad arte, complimenti alla Comunità Montana. Un piccolissimo neo però lo dobbiamo far notare, almeno per quanto riguarda Sant Agata Feltria: dei tre musei pubblicizzati, due sono ancora chiusi, (Rocca Fregoso e il museo di San Girolamo) e non si sa quando apriranno, il terzo è visitabile (il Teatro Mariani), ma gli stupendi scenari, opera di Romolo Liverani da Faenza, che potrebbero rivelarsi la ciliegina sulla torta, sono occultati in maniera vergognosa, tale che tra qualche anno saranno di nuovo da restaurare. (e.l.) Chi era Romolo Liverani Romolo Liverani, il più fecondo vedutista del romanticismo ottocentesco romagnolo nonché maggior scenografo nella storia del teatro faentino, autore delle bellissime scenografie del nostro teatro A. Mariani viene al mondo il 12 settembre 1809; da bambino, fin dall età di sei anni, aiuta il babbo nel lavoro, vede costumi, quinte e sipari; il fratello maggiore, Antonio, è pittore e probabilmente viene chiamato sul palco quando c è bisogno di ritoccare qualche fondale o di allestirne di nuovi; in qualche occasione il piccolo Romolo dà una mano e rivela un innato talento, al punto che a dieci anni viene iscritto alla Scuola di Disegno. A 15 anni fa le prime esperienze professionali come scenografo (la più antica documentata è a Faenza nel carnevale 1824, non ancora quindicenne, poi, nello stesso anno, a Lugo, Ravenna e Senigallia). Nei primi anni 30 inizia a collaborare, sempre come scenografo, per il Teatro di Ravenna e nel 40 per quello di Pesaro; contemporaneamente, a Faenza comincia ad eseguire scene per le opere dell amatissimo Donizetti; nel 42 fa quelle per la Lucia di Lammermoor e per lo Stabat Mater di Rossini. È sempre più richiesto: Pisa, Roma e poi tutte le maggiori città venete, infine Mantova e Reggio Emilia. Dopo il 1860, con la crisi economica che si ripercuote sugli artigiani e segnatamente su quelli operanti nel superfluo, la sua situazione si aggrava. Indebitato e disoccupato - lascia Faenza per Pesaro dove assieme al figlio ventisettenne Tancredi, che segue 3 le sue orme, appresta tutte le scene per il Guglielmo Tell di Rossini. Si adatta a lavori di ripiego, si rivolge ai conventi e i Francescani, per i quali ha dipinto molto in passato, gli fanno decorare qualche fondale d altare. Continua ad eseguire bozzetti per scenografie; le ultime sue opere datate sono del 1869, poi - ancora Golfieri - «la mano gli si fa pesante e tremula»; il declino fisico è rapidissimo, è costretto a lasciare la casa di Corso Mazzini per una stanza malsana in fondo a via Monaldina, oggi via Pascoli, dove si ritira con la moglie. Tancredi è andato a Roma a cercar fortuna e si è portato dietro i figli. Al tramonto del 9 ottobre 1872 il più instancabile artista faentino, «uomo onoratissimo, poeta estemporaneo, compagno gioviale e anche buon bevitore al cospetto degli uomini e di Dio», muore di stenti. Ha solo 63 anni. Non perdete il prossimo numero della Rocca: Il progetto della nuova mostra del Comitato per la difesa dei beni culturali di S. Agata Il programma della Filodrammatica I nuovi Minatori Le fotografie del nuovo spettacolo del gruppo giovani Un ricordo di Suor Teresa Crema (Sr Ezechiela)

4 La Rocca CRONACA Un cartolina della Francia Maggio/Giugno 2007 Organizzata dalla Società Calcio Santagatese, si è svolta alla fine del mese di aprile una gita in Francia. L itinerario, perfettamente preparato dall ineguagliabile Mario Urbini, un nostro concittadino che vive a Parigi, ha permesso alla comitiva santagatese di visitare località stupende, cariche di arte e di storia. Come hors d ouvre : la Valle della Loira, i suoi stupendi villaggi e i suoi castelli, tra cui quelli di Chenonceau, Chambord e Amboise ci hanno fatto immergere nel periodo di maggiore fulgore della monarchia d Oltralpe e hanno riportato alla nostra mente per- Il gruppo di S. Agata in Francia sonaggi come Carlo VIII, Francesco I, Enrico IV, Caterina de Medici, il grande Leonardo da Vinci, il Re Sole. Nel nostro sontuoso menù turistico, Mario ci ha poi servito la Normandia, con la visita a luoghi che hanno sempre stimolato e trascinato la nostra fantasia, ma che la realtà ha confermato come paese di inimitabili bellezze, ricco di fascino e carico di memorie storiche più o meno lontane. Prime fra tutte Le Mont St. Michel, di fronte al quale non ti resta che dire: meraviglioso!! Sia che lo si visiti di giorno sia che lo si ammiri di notte, si resta incantati di fronte alla bellezza di quest antica abbazia benedettina, eretta su un massiccio granitico sull Oceano che il gioco bizzarro delle maree rende ancor più affascinante. Lasciata Mont Saint Michel e risalendo la regione, eccoci in visita a luoghi che ci hanno avvicinato alla nostra storia più recente, con il suo carico di lutti e di grandi destini: le zone dello sbarco degli Alleati nel corso della seconda guerra mondiale. Films, documentari, libri, ci hanno fatto conoscere la straordinarietà di questo evento bellico, ma la visita alle spiagge, ai bunker, ai siti di quelle battaglie e soprattutto ai grandi cimiteri, dove riposano i resti di migliaia di giovani soldati delle varie nazioni belligeranti, lasciano davvero il groppo alla gola e ti fanno pensare alla stupidità delle guerre. Mais ça c est la vie! Lasciate le spiagge e le località sulla Manica, dopo una puntatina a St. Malò, in Bretagna (tanto per gradire), il nostro itinerario ci ha portati a Rouen; la città dalle cento guglie, famosa per la sua Cattedrale (che abbiamo, però, solo potuto ammirare dall esterno, peccato!), le antiche case con i caratteristici muri a graticcio e l antica piazza del Mercato dove fu bruciata Giovanna d Arco. Seguendo il lento corso della Senna, attraversando altre città e paesi i cui nomi continuavano a richiamare alla memoria ricordi di storia e d arte, come ogni Tour de France che si rispetti, infine eccoci a Parigi. Mario, il nostro Virgilio in Francia, come gran finale, ci ha portato per mano a visitare la città: dapprima Versailles e poi, su e giù, in lungo e in largo, ad ammirare la Tour Eiffel, Notre Dame, l Arc de Triomphe, il Louvre, gli Champs Élysées, Place de la Concorde, il Quartiere Latino, l Opera e tanti, tanti monumenti, ad esplorare il cuore di Parigi, tra storia, arte e costume. Au revoir la France et merci. Arrigo Bonci 4

5 Maggio/Giugno 2007 PERSONAGGI Padre Corrado La Rocca Spettacolo a teatro del gruppo Giovani dell Oratorio (maggio 2007) 5 Nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2007, la morte ha spento gli occhi di padre Corrado alla luce di questo mondo per farli riaprire nella luce che non conosce tramonto. Un passaggio che nessuno si aspettava così repentino. Era nato a Gallo Bolognese, piccolo borgo nel Comune di Castel San Pietro Terme, il 24 dicembre Dopo i primi anni di seminario, nel luglio 1946 vestì l abito cappuccino del noviziato di Cesena. Emessa la professione temporanea l anno successivo, nel 1951 si consacrò definitivamente al Signore, con la professione perpetua. Nel 1955 ricevette, nella Basilica di San Petronio, il sacramento del presbiterato per l imposizione delle mani dell arcivescovo di Bologna, card. Giacomo Lercaro. Trascorso un anno nella fraternità di Forlì, nel 1956 fu inviato nel convento di Sant Agata Feltria, sulla montagna del Montefeltro, divenendo animatore vocazionale di un territorio mai sterile di vocazioni. Si arrampicava con la sua mitica Topolino truccata, diceva lui sulle tortuose strade di quella montagna e raggiungeva le case più disperse, visitando ogni famiglia e proponendo, con la carica del suo entusiasmo e con semplicità schiettamente francescana, l ideale della vita sacerdotale e religiosa a quanti avevano il cuore aperto alla chiamata del Signore. Rimase a Sant Agata Feltria fino al 1963, poi chiese ai superiori di potere approfondire e completare la sua formazione teologica. Il suo desiderio venne accolto ed egli si portò a Roma nel convento della Parrocchietta per frequentare presso la Pontificia Università Lateranense il corso di Teologia Pastorale e per impegnarsi nel ministero sacerdotale nella parrocchia affidata al convento. ( ) Nel 1972 si trasferì nel Collegio Internazionale «San Lorenzo da Brindisi» come studente della facoltà di Liturgia presso il Pontificio Ateneo Liturgico di S. Anselmo. ( ) Nel 1984 venne eletto consigliere per cui ritornò nel territorio della Provincia bolognese-romagnola, e divenne superiore del convento di Imola. Nel 1987 fu eletto Ministro Provinciale. ( ) il suo servizio come Ministro provinciale si espresse nell abbandonare ogni forma di atteggiamento «autoritario», per favorire l armonia tra quanti erano chiamati a condividere la medesima forma di vita di «frati minori» ricordando le parole della regola di San Francesco secondo cui «i ministri siano i servi di tutti i frati» (Regola bollata X, 6: FF 102) Terminato il sessennio come Ministro provinciale, chiese, per motivi di salute e di età, di essere trasferito nel piccolo convento di Porretta Terme, sulla montagna bolognese, dove padre Corrado non tardò a guadagnarsi la stima della popolazione con la sua dolce personalità, fatta di attenzione e di accoglienza genuinamente francescana. Tante furono le iniziative portate avanti da padre Corrado nei dodici anni trascorsi a Porretta, e tante altre coltivava ancora nel suo cuore, ma il sonno che trova risveglio in Dio non gli ha consentito di realizzarle. La corona del rosario, che portava al collo al momento della morte e che gli è stata conservata anche nella bara, sia il segno della sua corona di gloria. I cittadini di Sant Agata Feltria che l hanno conosciuto, lo ricordano ancora con tanto affetto e simpatia ed esprimono al Ministro provinciale, a tutti i frati della provincia ed ai suoi parenti, le loro più sentite condoglianze, e pregano la Madonna dei Cappuccini di accoglierlo in Paradiso, come vero francescano e seguace del Poverello d Assisi. Liberamente tratto da Messaggero Cappuccino (aprile 2007)

6 La Rocca Maggio/Giugno 2007 Erano esattamente le ore 9,30 del 19 luglio, quando Decio Raggi affrontava con i suoi leoni di Romagna la sorte avversa. Già il 2 luglio Decio a Capriva aveva chiamato vicino i due compagni d armi savignanesi Flavio Docci, suo cugino, e Romolo Zolini, suo amico. Alla presenza dei due soldati scriveva il testamento eroico. Mentre la venerata maestà di Vittorio Emanuele III con animo paterno pensa a unire tutta la nostra gente in una sola famiglia entro i naturali confini, da Capriva il 2 luglio faccio noto ai miei cari queste ultime volontà. O gioventù italiana, invidia la mia sorte fortunata. Nel nome santo di Dio e nella speranza di una vita migliore, per la grandezza, per l unità e per l amore della Patria, per la libertà e l indipendenza dei fratelli oppressi, nel nome santo d Italia, nell amore e per l amore di tutto ciò che è italiano, io muoio beato. Né le fatiche, né i disagi, né i pericoli, né la fame, né la sete, né le veglie hanno mai scosso la mia fede nelle nostre giuste aspirazioni nazionali, l amore agli italiani oppressi, l odio contro i vecchi tiranni nostri oppressori. Quindi voi che mi volete bene non abbandonatevi a inutili rimpianti, ma coltivate l amore per me, come l animo mio si nutrirà ancora di un tale amore per voi. Chiedo perdono a tutti coloro cui feci del male, come io lo concedo a chi potè farmene. ( ). Se il mio attendente adempirà all incarico affidatogli a portare fuori dal campo di battaglia il mio corpo morto o moribondo sì che io non resti in mano del nemico si abbia una giusta regalia per la sua fedeltà. Il mio corpo, se è possibile, riposi nel mio paese presso gli altri miei cari. Date pure fiori a chi morì per la Patria, Decio Raggi. Dopo la sosta a Capriva tornò coi suoi soldati lassù nella bufera di fuoco e di sangue. Alcuni giorni prima di essere mortalmente ferito scriveva a casa: Le palle mi hanno spesso fischiato a pochi centimetri, ma sono sempre incolume. Si vede STORIA Decio Raggi (seconda parte) che qualche santo mi assiste. Queste furono le ultime righe dell ultima lettera. Alle ore 9,30 precise gli fu comunicato l ordine di assalto. Il rischio era estremamente grave. Il reticolato davanti all eroe cedette, s afflosciò come una tela di ragno sotto un colpo di scopa. Il tenete gridò ai suoi fedeli: Avanti, Romagna! Avanti! Una pioggia di fuoco, una grandine di ferro in fiamme s abbatté sulle chine, sulle valli, sulle trincee. Tutte le furie si scatenarono in bagliori abbacinanti, in boati di vulcani e rombi di folgori sulle teste degli audaci che salivano sulle rocce e sui dirupi rossi, dalle trincee. Il tenente Raggi, che aveva il comando nelle veci del capitano in licenza, cadde riverso con la fronte rivolta alla vetta; e in breve, dopo la seconda ferita mortale, si trovò insanguinato nel caldo bagno rosso, immoto e quasi senza respiro e senza battito. Una, due pallottole di mitraglia erano penetrate nel petto giovane e forte del grande soldato di Romagna e d Italia. Più morto che vivo, fu trasportato nell Ospedale da Campo 024 di Cormons. Questo ospedale era una casa di dolore in tumulto. Tutte le mattine si arrivava e si partiva, o per il Regno dei Cieli o per gli ospedali delle retrovie. C era chi urlava, chi pregava, chi moriva. Decio vedeva e intendeva tutto, comprendeva nel suo cuore grande il dolore immenso di tutti i presenti, di tutti i lontani. Padre Pietro corse subito al letto di Decio, che era in attesa del Viatico, e che tentava con supremo sforzo di volontà di sollevarsi a sedere sulla branda. Guardando intorno gli altri ufficiali feriti e ai presenti, Decio diede l ultimo comando: Signori ufficiali, sull attenti! Entra il Viatico. Un silenzio solenne e sacro regnò per un momento nella corsia dolente. Al ferito che di istante in istante s aggravava, Padre Pietro pensò di amministrare l Estrema Unzione. Decio ebbe ancora un momento lucido e fiero; 6 chiese al cappellano di aprire la sua cassetta d ordinanza: Guardate, gli disse, ci deve essere in fondo l abitino di terziario francescano, mettetemelo al collo prima di darmi l Olio Santo e quando sarò morto scrivete alla mia mamma accennando a questo. Sarà contenta. Ricevuta l Estrema Unzione, pregò a lungo con assorta e commossa fede insieme al Cappellano. Erano le ore 10 del 24 luglio 1915 quando Decio Raggi posò gli occhi sul Crocefisso che stringeva nella mano destra, poi si adagiò e si dispose a dormire il grande sonno, in seno al Padre nostro che è nei cieli. Nella pace solenne e sacra del piccolo cimitero, poco più grande di un aiuola, dove dormono nella pace di Cristo, i suoi cari, anch egli volle il suo riposo di pace per il suo corpo mortale. Decio è tornato con la salma colpita a morte, ma invitta, sulle sue montagne. Prima di appuntare sul petto di mamma Giovanna la medaglia d oro, il Generale Crispo lesse la pagina storica e, fattosi forza, disse in stile militare parole in forma rude, ma piene di comprensione e d affetto. Questa medaglia che luccica del sangue del vostro sangue vale più di una pergamena di nobiltà, e sarà un prezioso ricordo che vale a rendere benemerita della Patria una famiglia intera. Permettete, signora Raggi, che io deponga sulla vostra mano quel bacio che l Esercito Italiano vorrebbe posare sulla fronte di Decio Raggi, che, figlio della forte e generosa Romagna, ha saputo mostrare come si coltivino gli affetti sacri per la Patria e come per essa si sappia dare la vita. Amedeo Varotti Nota: Pensieri e dati biografici da autori vari e particolarmente da: Manoscritto inedito di Marco Mainardi dal titolo: La bufera di fuoco e di sangue sul Podgora nell estate eroica del Riduzione del testo del maestro Varotti a cura di Enzo Liverani

7 Maggio/Giugno 2007 Berardi ci mette Zenzero Uno stilista con la notte nel cuore. Sarà il santagatese Giuseppe Berardi, 35 anni, il nuovo direttore artistico dello Zenzero, il raffinato locale di Porto Verde che punta sulla qualità. Già noto in riviera per il grande successo ottenuto questa estate con l aperitivo al Grand Hotel di Rimini, Berardi approda a Misano con tante idee in testa, in primis offrire ai clienti tanta atmosfera e indimenticabili serate tra musica, divertimento e buon cibo. Tanti gli ospiti presenti all inaugurazione i Gemelli Diversi, Eleonoire Casalegno, e il gioielliere Andrea Damiani, amico dello stilista, conosciuto quest estate al Pineta di Milano Marittima. Tra i due, racconta Giuseppe, è stato subito feeling. Ma la novità che caratterizza questa stagione è indubbiamente il nuovo privé, pensato da Giuseppe per quanti desiderano trascorrere una serata in una dimensione più intima e discreta. Allo Zenzero si può cenare dalle 21 circa: la cucina, curata dallo chef Rosario Davino, offre menù mediterranei (pesce e carne) accompagnati da vini accuratamente selezionati (è consigliata la prenotazione). Dalle 24, musica selezionata dai dj Gippo (il venerdì) e Enry Eddy (il sabato). Secondo Giuseppe la direzione artistica di un locale ben si sposa con il suo principale lavoro: Chi meglio di uno stilista, esteta per convinzione, capisce il gusto per il bello!. Le vostre foto Avete scattato delle belle fotografie? Inviatecele subito. Le pubblicheremo sul giornale e nel nostro sito web. Se è da molto tempo che non lo visitate fatelo subito! Il sito web curato da Gino Sampaoli è ora pieno di informazioni e di fotografie inedite del nostro paese. Aiutateci a realizzare la sezione in dialetto e prendete nota del nuovo indirizzo FOTOGRAFIE Anni 60: i vitelloni santagatesi Dalle suore dorotee Riconoscibili: Suor Gesualda Suor Angela Simoncelli Umberto Gina Fattini Nella Sartini Terzina Gambetti Gabriella Para Fernanda Goretti Vittoria Marani Lorenzina Camporesi Leda Fracassi La Rocca Riconoscibili: Tino Ceccaglia, Cleto Vicini, Nino Vicini, Giorgio Liverani?, Saverio Goretti, Fausto Rinaldi, Costantini., Luigi Ceccaglia, Nunzio Mosconi, Arnaldo Bossari Elena Zanotti Luigia Cinarelli Annie Oprandi Arletta Oprandi Giacoma Cinarelli (grazie a Mirella Oprandi) Maria Cangini detta Marienna 7

8 La Rocca STORIA Locale Maggio/Giugno 2007 Le elezioni del dopoguerra, e quelli di Pesaro Caro Tonelli, lo spettacolo di ieri mattina, nella piazza grande di Sant Agata Feltria, era consolatissimo: pensa, mai avevamo veduta una piazza così gremita, nemmeno quando i comunisti qui erano in auge. Ma il comizio, il tanto sbandierato comizio a tre, poi a due, non si è tenuto. Gli oratori sono giunti alle 13,03 di orologio, quando tutta la gente, mormorante ed impaziente, aveva raggiunto le rispettive abitazioni per il desinare. Un colpo troppo grosso e troppo gobbo, ci avete dato, voi di Pesaro! Abbiamo cominciato male, finiremo peggio. Oggi chi ci dà più credito? Quando per la nona volta, (in 5 campagne elettorali) ci avete ripetuto lo scherzo, di preparare un comizio in grande stile mediante manifesti, riunioni, e propaganda spicciola, e poi ci avete lasciati a bocca asciutta! Un fiasco del genere non doveva essere fatto; un tale tipo di mortificazione morale non ce la meritavamo proprio! Ieri, è stata a causa di un malato grave, le altre volte era la macchina che inceppandosi tra l acqua del Marecchia, non ce la fece ad arrivare a Sant Agata Feltria che dopo quattro ore dall ora fissata, oppure l oratore era stato mandato in un altra parte, od anche, gli amici delle sezioni limitrofe (Novafeltria) impedivano all oratore di partire subito per Sant Agata Feltria, oppure Pesaro si dimenticava che esisteva Sant Agata. Insomma o con una scusa o con un altra, voi avete avuto sempre ragione! Vergogna! Che razza di organizzatori siete, ditemelo! È mai possibile che quando un oratore di enorme mole, debba giungere quassù tra questi monti, debba sempre far fare le spese a noi, che proprio non c entriamo? E chi ha mai vista la faccia di Tupini, di Tambroni, e di tanti altri cannoni d oratoria a Sant Agata Feltria? Quella di ieri è stata la più grande beffa, che noi abbiamo potuto subire. Pensare che non c era alcun comizio, e che solo i nostri oratori potavano parlare a loro piacimento e con un pubblico foltissimo, delle rare occasioni, dispostissimo a sentire la voce della DC, che qui a Sant Agata non si è fatta sentire che con flebili accenti! Bella figura ci avete fatto fare, e che bel piatto di staffilate ben condite ci avete procurato ieri, quando appena un ora dopo che i moschettieri di Pesaro, (si sono presentati un ora dopo di quella fissata), siamo stati assaliti dalla sinistra e dalla destra, imbevuti di satanico veleno contro di noi! Dimmi tu cosa dovevo rispondere, cosa dovevo fare per difendere voi?! Simili azioni, fanno male e sono avvilenti, perché se fosse la prima volta, pazienza, ma è la nona volta che accadono, e credo che la misura sia ormai colma. Tupini mi ha scritto confermandomi la sua venuta a Sant Agata Feltria! Ma non credo neppure a lui perché tanto siete voi che destinate gli oratori. Io non chiedo più alcun oratore, fate pure, e continuate a far rimanere senza, un centro di quasi 7000 abitanti, vedrete che raccoglierete molti frutti! Non vi sarà più tanta gente come ieri a mezzogiorno! Non vi sarà più tanta gente come ieri, nemmeno se venisse De Gasperi o Scelba. Si era destinato il comizio per le ore 12 ed alle 12 si doveva iniziare. Qui la gente, quando sono le 12,30 al massimo, va a mangiare, e non sta più in piazza per sua abitudine. Sarebbe ora che gli oratori e voi che li destinate ubbidiscano a noi per gli orari, e voi poi non dovete caricare su una stessa persona 5 o 6 comizi, facendo in modo di lasciare a bocca asciutta un grosso Comune che 8 mai ha sentito la parola di forti oratori, e che in totale ha contato in 5 battaglie elettorali soltanto 7 comizi! Pagherete caro lo scorno di ieri, non dubitate e presto ve ne pentirete! Cosa venite a fare a Sant Agata per prendere accordi, quando in pratica essi non valgono nulla? Che gente siete, laggiù a Pesaro? Non sapete che chi organizza deve prevedere tutto? Non sapete che Sant Agata Feltria l avete sempre lasciata in abbandono? Belle figure ci fate fare, e quanta e quale esca per i palati rossi e neri! Appena giunti a Sant Agata, Forlani e Muscinelli hanno dovuto fare dietro-front, e sono andati a mangiare le tagliatelle a Perticara, nel Comune di Novafeltria, quel Comune che spesso registra oratori di fama nazionale, quali Tupini Umberto, Tupini Giorgio, Tambroni, De Cocci, Delle Fave, Forlani, ecc. I cannoni o i cannoncini, girano sempre al largo da Sant Agata Feltria, qui non mandate nemmeno le mezze figure, come vuoi che noi abbiamo fiducia più di voi! Domenica prossima vi saranno tre comizi qui a Sant Agata Feltria: uno dei comunisti, uno dei socialdemocratici ed uno dei missini. Per il PSDI parlerà senz altro il Sen. Filippini, qui da tutti ben voluto ed apprezzato, per il MSI parlerà un vice-segretario centrale. Noi staremo a bocca asciutta. Bada bene che gli oratori parleranno tutti fra le 11,30 e

9 Maggio/Giugno 2007 STORIA Locale La Rocca le 12,30. Da considerare che i comunisti hanno avuto fino a tutto il 1 maggio 1953 ben 11 oratori (tre in paese e 8 nelle frazioni), il M.S.I. uno, i liberali uno; noi nessuno. Io non ti chiedo per domenica il comizio, sarebbe un lusso per noi, perché tanto con tre comizi già in programma non ci sarebbe posto per un quarto. Ci avete burlato per la nona volta, e sempre per cause non imputabili alla vostra perfetta organizzazione quindi non ci darete la prossima volta l ennesimo pesce d aprile fuori stagione. Ieri alle 16 circa si è riunito il Direttivo di Sezione: non si chiederà nessun oratore a Pesaro, perché l esperienza ci ha insegnato che tanto non vale la pena chiedere, lavorare, faticare, per poi fare delle figure del genere. Non vi crediamo più e non contate affatto su di noi per l avvenire. Da sempre ci avete trattato poco bene, e nel vostro itinerario avete sempre cancellato Sant Agata Feltria perché troppo lontana e perché poca importanza ha avuto nel vostro gioco politico e di organizzazione. L avete sempre inclusa a strappetti, con fatica e per solo pochi minuti, e quelle poche inclusioni hanno avuto l esito di ieri (o la gomma sgonfiata, o un incidente di macchina, o qualche altro diavolo). Ci sono delle zone che hanno avuto oratori a bizzeffe, e mai hanno fatto cilecca. Delle piccole frazioni hanno avuto l onore della cronaca! Noi niente! Ma cosa vuoi che io mandi a stampare sui giornali, dimmi, che cosa?!?! I fiaschi di ieri?? Ora stammi a sentire bene (questo che dico va contro al deliberato del Direttivo, che presto giungerà al Comitato Provinciale); qui non voglio i seguenti oratori: Coli, Boidi, Muscinelli, Guasco. O buoni, o niente! A Sant Agata non parleranno che calibri grossi! Per tutti gli altri le porte saranno chiuse, senza rispetto per nessuno, anche se sono onorevoli! Li faremo tornare indietro, come ho fatto ieri con Forlani e Muscinelli, con la coda fra le gambe! È ora che ci rispettiate, e credo che un po di voce l abbia anche Sant Agata in seno al Partito! Abbiamo urlato anche troppo, ora facciamo i fatti! Siete avvertiti! Se registrerete delle brutte sorprese, le avete volute voi! È da sempre che ci trascurate, perciò ogni vostra scusa non regge! Ci avete presenti soltanto quando chiedete l intensificazione del La torre di Pereto Pereto (detto Bruciato per distinguerlo da Pereto Buio che si trova non molto distante, sul torrente Para), è una frazione del Comune di Sant Agata Feltria, ubicata sullo spartiacque fra il fiume Savio e il Marecchia. Con ogni probabilità il Castello di Pereto fu legato con l Abbazia della SS. Trinità di Montercole, e poi con le vicende di S. Agata. Nel 1328 figurava come possesso dei Faggiolani, per un diploma di Ludovico il Bavaro. Nel 1356 il castrum di Percete (leggasi «Pereti») risultava incluso nella descrizione albornoziana fra le terre del rettorato di Sant Agata. Nel 1410 papa Gregorio XII infeudò vari castelli e territori della valle del Marecchia, fra cui Pereto, al nipote Paolo Correr. Dopo un successivo predominio dei Malatesta, nel 1463 anche Pereto, con tutto il santagatese, fu ricompresso nello stato urbinate di Federico da Montefeltro. Nel 1490 i territori del Rettorato furono dati in dote a Gentile, figlia del duca urbinate, 9 tesseramento od altro, ma quando voi dovete agire per noi, quasi quasi chiedete se sia il caso o meno di pensare a Sant Agata Feltria!! Sant Agata Feltria è sempre l ultima; un Comune che conta quasi 7000 abitanti ed ha ben 14 frazioni, dovrebbe essere più considerato, non credi? Noi, con voi saremo severissimi, perché essendo stati troppo buoni fino a ieri, abbiamo subito troppe disillusioni. Qui il comunismo è forte, il MSI si sta ingrandendo a grandi passi (prende un po da tutti i partiti, ma più di tutto da noi!) Quanti amici ieri hanno maledetto il giorno in cui la provincia di Pesaro non ci ha mollati per quella di Forlì!! Quante imprecazioni sono volate contro gli oratori e contro la DC di Pesaro, per le belle cose che combina a getto continuo nei confronti di Sant Agata! Mi pare di essermi abbastanza spiegato. Se ancora non hai capito, come quassù la pensiamo, vuol dire che parliamo diversi linguaggi, e che non è quindi il caso di continuare a lavorare per la gloria di nessuno! Con tanti auguri. Lettera inedita della DC santagatese alla DC di Pesaro, scritta da Luigi Ospici nel dopoguerra la quale era andata in sposa ad Agostino Fregoso di Genova. La piccola torre attualmente esistente sullo spalto più alto della roccia che spiomba a picco sul piccolo borgo di Pereto, sembra essere una tarda ricostruzione impostata sul luogo di una più antica struttura. Attualmente è adibita a piccionaia, con l ingresso a sud-est e piccole aperture per colombi. Il tetto è a doppio spiovente coperto con mattoni e coppi. Appare chiaro l utilizzo di pietre squadrate per i cantonali, mentre le pareti sono costituite da pietrame irregolare gettato alla rinfusa. Restano ancora ben visibili alcune parti intonacate con calce. Scheda d identità: Comune di Sant Agata Feltria - pianta: quadrangolare - lati m. 3,60-3,40 - Sviluppo: parallelepipedo - altezza: m. 4,20 Tratto da Le torri del Montefeltro e della Massa Trabaria di Francesco Vittorio Lombardi

10 La Rocca LETTERA APERTA Un paese, una biblioteca, un pugno di libri Gentile Sindaco, l altro giorno ho letto un interessante articolo su Fahrenheit 451, ha presente il libro? Ne hanno tratto anche un bellissimo film diretto da Truffaut. Oggi se ne propone una versione teatrale con la regia di Luca Ronconi. Mi permetto di rinfrescarle brevemente la trama: in una società del futuro totalitaria e dispotica tutti i libri sono fuorilegge perché considerati pericolosi. Le forze dell ordine di questo regime devono, perciò, distruggerli con il fuoco per non lasciarne traccia, e si deve arrestare chi li possiede. Una setta di uomini-libro, allora, li impara a memoria per mantenerne il ricordo Perché leggendo l articolo, ripensando al libro e al film io ho fatto un collegamento con il Premio Letterario Il Pungitopo, e con il nostro paese oggi?? Perché di suggestioni ce ne sono tante. L incendio della Biblioteca di Alessandria ben cinquemila anni fa. I roghi di libri nelle strade di Berlino sotto il regime nazista negli anni bui di Hitler con la censura e la distruzione di milioni di libri, la minaccia che ha gravato sulla cultura nell epoca del maccartismo in America. Tutto questo sta lì a dirmi che oggi i libri non li bruciamo più, ma non li facciamo vivere, non li rispettiamo, non li leggiamo. Non li sappiamo usare. Penso, così, che alla morte della cultura corrisponde, purtroppo, la distruzione delle menti libere così di cedere ad ogni dittatura. Ho così pensato al Pungitopo, questo Premio letterario che credevo ricchezza e vanto della Comunità quale importante volano culturale per l intera Vallata e che oggi è morto e sepolto. Penso anche agli oltre 2000 inediti che giacciono, se ancora esistono, dimenticati da oltre 4 anni, nell umidità di un vecchio stabile. Penso anche alla mia personalissima storia. Tra me, la mia famiglia e i libri è sempre stato amore a prima vista e davvero dall età di cinque anni i libri hanno completamente dominato la mia vita. Appena io e i miei fratelli Antonio e Benny avevamo in tasca un po di soldi ci precipitavamo in libreria, anche in quelle antiquarie come la Veronese di Bologna già frequentata da Carducci e Pasolini, a comperare anche le edizioni più economiche. Ho costruito la mia personalità e la mia cultura andando in libreria e frequentando le odorose biblioteche e poi leggendo e amando i libri con voracità mista ad amore. Rifletto, così, sul fatto che Lei, Signor Sindaco, quando si è decisa la Fosse biologiche : elogio dell immondizia Siamo tutti d accordo, oggi il trash è di gran moda. È per questo motivo che anche a Sant Agata la sporcizia la fa da padrone. Chissà se ai nostri pochi e smarriti turisti la nostra sporcizia piace: è sicuramente strategica la scelta di posizionare proprio sotto il percorso dedicato alle Fosse una bella coppia di cassonetti: chi l ha pensata ha sicuramente calcolato che l olezzo esalato dal pattume invoglia il turista a soffermarsi sulla targa, e ancor di più lo invita a salire quei magici gradini alla ricerca della Rocca Perduta. Per non parlare poi del meraviglioso impatto estetico: questo verde bandiera insieme ai coloratissimi sacchetti di plastica si abbina perfettamente all ambiente circostante. Non posso credere che non esistano alternative. Alessandra consigliere comunale rompiscatole Piazzettta Fabri, lunedì 21 maggio 2007 ore Maggio/Giugno 2007 morte del Premio Letterario, quando gli inediti sono spariti, non ha mosso un dito per salvarli. Ha, invece, rinnovato stima e fiducia con triennali convenzioni a chi ha operato questo scempio. Lei ha fatto (sempre per citare!) come Faber, l intellettuale del romanzo, persona debole, incapace di scelte coraggiose. Faber si nasconde, sa dov è la verità ma si limita a suggerirla all orecchio di Montag, il pompiere che brucia i libri, attraverso un auricolare. Oggi mi giunge voce che presto a Sant Agata ci sarà una biblioteca. Come, dove, chi, quando, perché?? (ricorda i 5 W del giornalismo inglese?). I ben informati mi suggeriscono che Lei ha pensato ad una ipotesi alla Bradbury che nel romanzo demanda ai Vigili del Fuoco il compito di appiccare incendi: Lei pensa di affidare a chi ha ucciso un premio letterario e centinai di inediti la realizzazione di una biblioteca Allora, nella civiltà dell assurdo, penso a Totò ma mi faccia il piacere. Gentile Sindaco, io oggi credo che questo fuoco contro i libri sia davvero una metafora: è, in verità, l oblio contro la memoria perché solo il libro è l accrescimento culturale della memoria collettisegue a pag 12

11 Maggio/Giugno 2007 STORIA E ATTUALITà La Rocca I Cappuccini a Sant Agata Feltria Come un somarello All ombra della rocca dei conti Fregoso, tra le verdi colline del Montefeltro, si adagia Sant Agata Feltria, Città del tartufo e Paese del Natale. Ma la notorietà di queste fiere dice la minima parte di questo paesaggio ricco di storia, di cultura e di religiosità. Oltre alle antiche presenze dei monaci Camaldolesi, Agostiniani e Francescani, da tempo scomparse, sopravvivono le sorelle Clarisse, le suore di S. Dorotea e i Frati Cappuccini. Subito sopra il paese, il conventino dei Cappuccini, come un somarello selvatico, solo in parte addomesticato, va trotterellando tra pini, abeti, querce e fughe di archi. Fondato nel 1573 per grande desiderio della contessa Lucrezia Fregoso Vitelli, il convento cominciò a vivere con la presenza di cinque-otto frati che a lungo offrirono alla gente, grande esempio di fraternità, laboriosità e preghiera. Ad attirare la devozione dei fedeli poi contribuì un quadro della vergine Immacolata che nel e nel 1850 più volte mosse gli occhi sulla gente in preghiera, in segno di tenerezza e protezione. In seguito a questi eventi prodigiosi, si volle erigere alla Madonna una cappella più decorosa, che in tempi successivi ebbe ulteriori migliorie. Così Sant Agata divenne un piccolo Santuario Mariano dove la vergine continua a dispensare luce, grazia e coraggio ai tribolati dalla vita che ricorrono a Lei. L eremo nel vigile silenzio Sant Agata e dintorni è sempre stata terra feconda di tante vocazioni, per cui è particolarmente cara a tutti noi, che in queste zone affondiamo le radici della nostra spiritualità. Ricordiamo che a circa 15 chilometri da qui, si trova Bascio, da cui nel 1530 proviene un certo frate Matteo, primo inventore dell Ordine dei Cappuccini. Ho detto inventore perché da lui ci deriva quello spirito così particolare che fa dire alla gente della zona: «Se non ci fossero i frati cappuccini bisognerebbe inventarli». È per questo che ancor oggi proprio perché diminuiti di numero, come tutti i religiosi, del resto siamo diventati razza protetta. Dal 1994, il convento è stato destinato a casa di accoglienza e d incontro. Oggi Sant Agata durante la settimana è un eremo pervaso da un vigile silenzio, mentre, nei fine settimana e nel periodo estivo, è ravvivato dalla presenza di gruppi di ragazzi, giovani e gruppi di famiglie, con esperienze di crescita umana e spirituale. Dal momento che la zona di montagna si presta, siamo lieti di offrire spazi e tempi che facilitano la riscoperta di Dio in sé, negli altri e nel creato. Così anche la fraternità di questo frate (lo scrivente) sperso tra i monti, ne guadagna in profondità, penetrando più intimamente nello spirito del Signore che anima tutte le cose. Ne guadagna pure in apertura perché, nell accogliere tante persone, può condividere gioie, dolori e speranze di chi cerca la luce e la grazia, per dare un senso nuovo alla vita e il coraggio di una fede viva e gioiosa. Frate Giacomo Umberto Cola Liberamente tratto da Messaggero Cappuccino (maggio 2007) Per contattare il convento di Sant Agata: tel e fax: SOTTOSCRIZIONI Silvia Cappelli, via Giannini S. Agata Adriano Mazzini, S. Agata Luigi Ricci, Limbiate Iris Dall Ara via Giannini 16 S. Agata Gabriella Polidori, S. Agata Grazie Bartolini, S. Agata Marco Manni, Brescia Paola Para, S. Agata Cleo Daniela, Rimini Ettore Sampaoli, Palazzolo Milanese Luciano Spada, S. Agata Nello Rinaldi, Maiano Caterina Ceresani, via Lucignano 66 Savignano di Rigo (FO) Comitato per la salvaguardia di Petrella Guidi Renzo Paci, S. Agata Mirella Oprandi, S. Agata Tiziana Tontoni, S. Agata Arnaldo Vicini, Longiano Il giornale del tuo paese Grazie ai volontari che hanno provveduto a scrivere e distribuire il giornale, grazie al lavoro di redazione di Enzo Liverani, alle fotografie di Marco Zanchini, a Paola Boldrini, a Mario Nalin, ad Alessia Dellamea, e ad Arrigo Bonci che coordina la distribuzione, e grazie ai lettori e sostenitori, numerosi come sempre. Se il giornale vi piace ditelo ai vostri amici, e chiedete loro di sottoscrivere, per ricevere regolarmente la Rocca! Se volete aiutarci a fare più bello questo giornale, inviateci articoli, fotografie, ricordi, lettere e commenti. Se non siete d accordo con il contenuto degli articoli pubblicati, o più semplicemente volete dire la vostra opinione, scriveteci. NOVITA le sottoscrizioni per la Rocca possono essere effettuate anche presso la nuova cartolibraria in Piazza Garibaldi a S. Agata, dove si possono ordinare anche i vecchi numeri del giornale. Come e quanto sottoscrivere? Ordinario 13 Euro Sostenitore 15 Euro Benemerito 25 Euro Le sottoscrizioni possono essere inviate alla redazione della Rocca, Casella Postale 26, S. Agata Feltria (Pesaro), oppure possono essere consegnate ai vari collaboratori che distribuiscono (volontariamente) il giornale. 11

12 La Rocca Maggio/Giugno 2007 RICORDI Padre Marella a S. Agata Come i lettori ricorderanno abbiamo in programma di organizzare una mostra su Don Olindo Marella. Mentre il Comune tiene ancora vuote le stanze dalle quali ci ha sfrattato il 31 dicembre 2006 assieme alla mostra dedicata a Padre Agostino, stiamo ancora cercando una sede appropriata per questa nuova iniziativa. Intanto vi proponiamo alcuni brani tratti dal volume di Michele Marino Una lettera a Padre Marella. Tutti a mietere il grano A Sant Agata Feltria, in caso di bisogno, dovevamo dare una mano ai lavori dei campi. Era mezzogiorno e non avevamo neppure finito di mangiare, quando Sandro, assistente della casa di sopra ci disse: «So che questa sera avete programmato di andare al cinema in paese; però prima dovete tagliare e legare in covoni il campo di grano che è di là della strada». Io e gli altri grandicelli, ci trovammo con una falce in mano ed in poco tempo dovemmo imparare ad usarla, l assistente faceva delle urla e minacciava di prendere a pedate chi si fosse ferito. Ci mettemmo tutti all opera: chi tagliava, chi legava, chi caricava il grano sul carro trainato da una mucca, accompagnata da uno dei senatori. Furono diversi i viaggi per portare il grano alla Motta, dove il giorno dopo sarebbe arrivata la trebbiatrice; in poche parole, prima del calar del sole tutto il lavoro era finito, e la sera potemmo andare al cinema. Eravamo tutti molto stanchi, per me come per gli altri, era la prima volta che tagliavamo il grano. Nessuno aveva voglia di correre come eravamo soliti fare, ma tutti volevamo andare, perché il cinema ci offriva l occasione buona per vedere le ragazze e, sinceramente, ci si andava più per loro che per il film. Le campane di San Girolamo Il trenta di settembre, la festa di San Girolamo, il Padre arrivava a Sant Agata. Per quelle circostanze non mancava mai, e portava con sé i ragazzi che erano rimasti a Bologna. Noi grandicelli avevamo il compito di suonare le campane a festa. Salivamo sul campanile (non so perché le corde delle campane erano sempre rotte) e, preso per mano il batocchio cominciavamo un concerto che non finiva più, senza un ritmo ben preciso, anche se ci mettevamo tutta la nostra buona volontà. A me piaceva suonare le campane anche se la paura di stare sul campanile era tanta. ( ) Un altra mia passione era la lambretta. Prima che il Padre morisse, sono ritornato a San Girolamo per l ultima volta con quella bellissima lambretta, che il Padre mi aveva affidata. Erano gli anni in cui si cantava mettete dei fiori nei vostri cannoni ed io avevo dipinto dei fiori sui bandoni della lambretta. La banda musicale Nella Città dei Ragazzi avevamo anche una banda musicale, vanto di Padre Marella che Egli portava ad ogni manifestazione. Non ricordo festa senza la nostra banda. Anch io ne ho fatto parte con orgoglio. Come primo strumento ho suonato la Gran cassa. Il compagno titolare di tale strumento si allontanò dall opera per qualche mese ed avendo già preso degli impegni per delle manifestazioni, il maestro di musica si trovò a dover fare un provino a coloro che erano più avanti con lo studio del solfeggio; io che ero desideroso di entrare nella famosa banda quanto prima, riuscii a superare l esame. Per circa un anno ho suonato la gran cassa, poi il genis uno strumento in ottone a fiato che serviva d accompagnamento. Dopo un anno d accompagnamento già suonavo il Flicorno. Quando in occasione della festa del Patrono di Sant Agata Feltria, inaugurarono le nuove scuole del paese, dedicate a Suor Caterina Elkan che era stata la superiora delle suore di Padre Marella, la nostra banda fu la protagonista della giornata. Partimmo presto da San Lazzaro con il nostro pulmann gran turismo, il solito tigrotto guidato dal nostro bravo autista Giosuè. Alle ore otto e trenta eravamo già davanti alle scuole di Sant Agata Feltria, con gli strumenti in mano ed il Padre con noi. Io allora suonavo il Flicorno in mi bemolle, uno strumento simile alla tromba, ma che faceva delle note più acute. Il Padre era in prima fila con la barba 12 dritta in segno di preoccupazione, perché non erano arrivati ancora tutti gli invitati. Finalmente, dopo l arrivo del Sindaco e delle autorità civili e religiose e dell on. Giovanni Elkan, figlio di suor Caterina, la banda suonò i pezzi musicali già precedentemente preparati e studiati. Tutto è andato nel migliore dei modi. Finito il pranzo siamo tornati a San Lazzaro. Il Padre venne con noi e si mise dietro il sedile dell autista, la poltrona era, come al solito, una cassetta rovesciata. Quello era il suo posto, ed io, tanti colloqui con il Padre, li ho avuti proprio dietro i sedili. Mi sedevo di fianco a Lui e parlavo, parlavo ( ). segue da pag. 10 va. Gli ultimi avvenimenti accaduti in paese mi fanno invece pensare che è forte la voglia di togliere al cittadino la volontà di ricordare per decidere. Mi spiego meglio. Quando sono venuta a vivere a Sant Agata l ho fatto anche spinta dall idea che questo paese fosse un luogo di relazioni umane, di scambio, di radicamento. Oggi mi guardo intorno e mi rendo conto che non è più così. Le relazioni umane stanno pian piano morendo lasciando il posto a rapporti utilitaristici e disumanizzanti. Non ne avverte Lei un po di responsabilità? Sono partita da Fahrenheit 451 (è il grado di calore con cui prendono fuoco i libri!!) perché ho sempre pensato che un libro può aiutare anche a salvarci la vita, perché ricordo come era ricco di presenze, di cervelli, di umanità il paese al tempo felice de Il Pungitopo, perché non ho mai avuto la truce tentazione di intellettualizzare l intera comunità, ma sognavo per Sant Agata una biblioteca/archivio piena di libri per tutti per poter urlare, come insegna Ray Bradbury, l autore di fahrenheit 451: Andate in biblioteca come ho fatto io, divertitevi un mondo a leggere e crescete grazie ai libri. Fioretta Faeti Barbato

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