Gabriele Nava LA STRATEGIA DEL CAMMELLO

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1 Gabriele Nava LA STRATEGIA DEL CAMMELLO 1

2 2010 by Gabreie Nava Titolo: La strategia del cammello Tutti i Diritti Riservati Nomi, personaggi, luoghi, e fatti esposti sono puro frutto della fantasia dell autore. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale. 2

3 Non ci sono donne brutte, solo poca vodka proverbio russo 3

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5 A ogni colpo le piume si contraevano in spasmi regolari, ipnotiche e lineari, simmetriche, fila per fila, un gioco che pareva di frattali e a lui serviva per scandire il ritmo dell amplesso, dimenticare l azione, il presente, e così concentrato su una ripetizione oggettiva, anonima, rimandare all infinito l inevitabile conclusione: un tempo dedicato alla sua inesauribile generosità (così se la raccontava), un attenzione al desiderio di lei che coincideva curiosamente con la sua inestinguibile voglia di cancellarsi, o forse dimenticarsi, o meglio continuare la fuga. Erano un paio d ali, avrebbe constatato a mente più lucida, la fonte della sua eccitazione - coincidenza fortuita - nel ghirigoro dell inchiostro verdenerastro che ora si stirava sotto l azione dei suoi pollici, stretti a inchiodare l orizzonte limitato del giro vita, a stringere la spigolosa curva delle anche, ad ancorare ancora a qualcosa - oh sì, quanto terreno il reciproco ansimare! - quel desiderio abortito di spiccare il volo. Inchiodato lì, all attimo dilatato di una perdita che riconduce a sé. Ogni volta uguale: l addio e il ritorno, l estasi e l abbandono. L aveva colpito subito il tatuaggio, il modo col quale ammiccava dalla schiena, appena sopra l ansa piena dei fianchi, due pollici sopra la linea del denim, decolorato, dei jeans della Tommy Verza a vita bassa. Ali d angelo o di rapace, aveva immaginato, incise abilmente attorno all incavo sfuggente della spina dorsale, mai così completamente visibili però, complice una canottierina elasticizzata di lycra bianca Zoccola Imperiale (un altro dei marchi di successo dell imprenditore pugliese Matteo Tanzi), da svelare - anche nei movimenti scomposti della danza o dell abituale girovagare di una festa - l attaccatura di serafiche spalle o di un collo piumato. Le aveva pedinate tutta sera, calamitato dalla promessa di un balzo - vertigine doppia - verso la sostentazione o una rovinosa caduta. Aspettando l attimo buono, la direzione ideale del vento, il fortuito verificarsi delle condizioni perché l eventuale primo contatto assumesse dimensioni tanto perfette, nel caotico scontrarsi delle elementari particelle di quel party a inviti (volti mai visti, e altri noti, musica improvvisata, cocktail rigorosamente elencati dalla declinazione dell alcolico sponsor di quell evento novembrino), da sembrare assolutamente casuale. Hai fatto colpo, mister!, gli sussurra gridando sui subwoofer Moccio, dalla sua privilegiata posizione di studio, allungando il testone verso il lobo sproporzionato del collega, convogliando nella sua sbilenca postura il riflesso luminoso delle stroboscopiche sulla chierica incipiente. E ha per risposta soltanto una vacua smorfia grifagna. La storpiatura grottesca di un assoluta, quanto inconsapevole, padronanza di sé: il ghigno del predatore che attende di calare sulla vittima prescelta, in larghi giri concentrici attorno all obiettivo, già dato per scontato. Una danza che ha solo l effetto di prolungare il desiderio (l ascesa prima dell inevitabile picchiata), rimandandolo, portandolo all apice parossistico oltre il quale ci poteva essere solo il suo terreno appagamento, voluto a tal punto o necessario che fosse. Le dava le spalle, rituale amoroso consueto di chi si finge indifferente, approfittando del suo sghembo gesticolare ballerino per rivolgerle un ammiccamento furtivo: confermare la sua presenza e al contempo mantenere attivo il codice di trasmissione. E lei non avrebbe aggiunto altro, né sguardo né tanto meno parola, confidando che il solo essere lì, a due metri e tot confusi corpi di distanza, muovendosi al ritmo dell amica di fronte, su quelle gambe periscopiche avvitate dentro i sandali Equivoque tacco 12, fosse già segnale chiaro di un interesse dimostrato, di più, fin troppo spudoratamente esibito. Milanese, cataloga con precisione entomologa Libero Barabba. E stavolta è 5

6 6 Moccio a fargli un cenno d assenso. Intendevano entrambi un genere o categoria che, enumerati, rimandavano per assonanza a tutto un mondo femminile del quale, in altri momenti, più riflessivi o conviviali, avevano elencato e approfondito, non senza un certo dispiacere, i molti difetti - a parer loro - e le scarse virtù. Quel modo d essere e soprattutto di fare che era riassumibile nell espressione tirarsela, detta delle tipe che sfrontatamente sembravano esibire la propria narcisistica rappresentazione per il gusto di mostrarsi, stuzzicare, sedurre forse, ma per la sola ragione di provocare una reazione nei merli di passaggio, ai quali poi si negavano, quasi schifate dal fatto che avessero potuto travisare le loro innocenti intenzioni. Meglio ripassare dopo le tre Un ora che definiva nella loro apodittica teoria da bimbominkia alquanto attempati uno spartiacque oltre il quale le femmine native di quella città, stanziali e autoctone, cominciavano ad abbassare le pretese. E a portare i loro sguardi finto distaccati su qualcosa di assai più concreto. Sotto cintura, per intendersi. Queste fighe di legno le ribecchiamo dopo le tre E soprattutto dopo tre Sbagliati, dai retta a un cretino! Sì, useremo le loro mutandine come filo interdentale stanotte! Vieni ciccio, facciamo un giro di sopra Si trovavano, i due presunti giornalisti, in quella vasta area del West End meneghino, tra Porta Genova e il Giambellino, zona un tempo proprietà di commercianti di cannoni e di idee, adibita a macello e alla forgiatura di metalli più o meno nobili, luogo di fatica operaia, sangue nebbia e acidi nei polmoni, osterie e bianchini spruzzati, e ora, rivitalizzata e rivalutata con l acquisto degli immobili da parte delle maggiori maison del panorama modaiolo, fatta scena di collezioni permanenti, spacci finto convenienti e occasionali sfilate autunnoprimavera, crogiolo di negozi di design, boutique vintage, ristoranti etnici e vegetariani, di aperitivi fizz e spritz. Al piano terra di un enorme ex capannone industriale riadattato a luogo di eventi promozionali da un cast di premiati architetti nippocoreani, ormai strapieno. Nel frastuono si sentivano arrivare, dall ingresso preso d assalto, i mugugni di disappunto dei respinti indietro da fotocopiati sceriffi firmati Truzzardi, ancora più incazzati e a ragione perché provvisti, dopo una coda estenuante, dell invito ufficiale: un cartoncino a forma di fusoliera d aereo, che s apriva con le ali a ricordare la sera, l ora e la location dell evento, e l alcolico sponsor del calendario dell anno a venire, interpretato - seminuda ma assai più casta che nell allegato al maschile di solo qualche anno prima - da una ex promessa dello spettacolo tivvù che rientrava in dodici scatti e con gli interessi del caso della spesa affrontata per quelle nuove rotonde promesse che esibiva, sia chiaro, più a se stessa che a quel pubblico di ingrati smemorati. La band a quell ora già tarda rompeva ancora i coglioni dal vivo, riproponendo remix di canzonette anni Ottanta in un tripudio di note stonate, amplificatori mal registrati, conati di luci sul palco allestito sul fondo, troppo lontano dal vivo della sala ma non dal piano di sopra dove le note lievitavano per miscelarsi, cozzare, ritornare indietro modificate dallo scontro con i piatti di una diggei pacchianamente ossigenata che nella sua postazione intrecciava, scartava, screcciava, componeva lunghi bassi elettronici, sonorità mandinghe e crossover mitteleuropei, un mix di techno minimale mista a porn e deep house, con riverberi dub, tentando, sfangandola, di vincere la sua personale sfida alla riuscita della serata. Il bar lavorava con il piglio e la lentezza che Barabba e Moccio conoscevano bene, frequentatori incalliti di eventi assolutamente free, con accredito stampa e gadget in omaggio all uscita, che d altronde raramente portavano a casa, con grande scorno della Loredana Toscani, la capobanda di un giro di imbucati. E quante cazzo di volte te lo devo dire, cazzo, di ritirarlo prima che se lo porti via quella mandria di miserabili pezzenti! Cazzo!, sbraitava tutta presa da una sua personale lotta di potere con gli invitati ufficiali che le fiaccava l alito e la già scarsa eleganza dei modi, ed era davvero un cazzo di gadget al più: una tazza

7 con il logo dello sponsor, una maglietta della misura sbagliata con la data stampata in gold dell evento, un altra borsa di tela cucita in fretta in qualche cantina cinese di Paolo Sarpi. Quella notte di sicuro il calendario della Martina Spadari intorcigliata al collo della bottiglia arancione, un pignone cinquantaxsettanta e dodici pagine patinate a grammatura extra-strong che era più fatica portare a casa e che loro due d altronde non avrebbero trovato all ora, quella della chiusura va da sé, in cui si erano ripromessi di andare via. La flemma tipica di chi i soldi li ha già presi e nell open bar lavora al contrario, guadagnando di più sulla mistura, con la certosina sapienza imprenditoriale del cattering festaiolo, dato per scontato l elemento base offerto dallo sponsor, se risparmia sulle bottiglie - rum, gin e spumante comunque discount - da mixare. Tanto lentamente che la coda dell ingresso, a causa anche della storpia architettura del locale, si scontrava per gli ultimi fortunati che scornandosi trovavano ancora la voglia di far capolino nella bolgia, con quella circolare, a strati malassortiti attorno al bancone, di coloro in attesa dello scarso bicchiere di plastica gratuito, colmo di ghiaccio tritato: gentaglia poco abituata all elargizione benefica che si accapigliava, lottando di gomito e di fianchi, per aggiudicarsi l offerta misericordiosa e litigando furiosamente per passare dietro, agli amici in attesa, il primo drink di una serie di cinque ordinazioni, l ostia sconsacrata di un rito pagano. Sono andati via? chiede retorica Benedetta all amica di fronte, senza interrompere un momento quel disarticolarsi a tempo che reputa, giustamente, assai sexy per la masnada di torelli accalorati che la accerchiano. Con lo sguardo sempre fisso - nella reiterata nonchalance con la quale testimonia, a se stessa più che altro, d esser lì per caso - a un paio di punti divergenti e lontani, sempre smisuratamente alto per incrociare qualche lumata di caprone, se non di sbieco, a conferma della sua riconosciuta figaggine, preferibilmente nel buio del privè al piano superiore, che non le disturbi la posa, facendole strizzare gli occhi per non dire strabuzzare la vista. E rimproverando subito l amica, con lo storcersi del nasino imbrillantinato, perché per darle conferma dell avvenuto volatilizzarsi, stupida, si volta di tre quarti, tamarra di ritorno, nella direzione dei due presunti spasimanti ora in attesa sulla scala. Hai visto ciccio? incassa Barabba, supersicuro del suo collo di camicia aperto e dell onda fonata della zazzera ingrigita, degagé quel giusto, più per necessità, lo capirete, che per reale vanità. Ci sono rimaste di merda le due zoccole!. I soliti coglioni! conclude Benedetta il suo ragionamento tutto interiore, oppure no, soltanto coperto dall orchestra strabordante: Non capiscono mai un cazzo 'sti maschi moderni, lamenta, neanche se gliela sbatti in faccia! La fila per salire al piano superiore era bloccata senza motivo apparente che quello del traffico umano in eccesso, non s andava né su ne giù, e bloccati a metà di quel propizio giro perlustrativo, su quella passerella improvvisata, Moccio approfittava della stasi motoria per checkare la presenza dei vips papabili non già di paparazzata ma di intervista volante per il settimanale al quale a giorni avrebbe collaborato: il successo editoriale dell anno con la sua all in circa millantata millionata di copie vendute, su e giù per lo Stivale. Patrick... la letterina Silvia... Cincillano... Kric&Kroc... elencava da vecchio giocatore di figurine, cadenzando il suo celomanca con annoiato interesse. Maicol Kunta... Mastrota... Alessia Pieretti con quel ricchione di Gionatan Chi? Gionatan, il vincitore della quinta edizione de La Trattoria! No, dove?, la velina intendo... Laggiù, la vedi?, con la gonna etnochic, stivali Maggioni e la coda di cavallo Il solito giro di serie B, cazzoni che si godevano la zona Cesarini di quei quindici warholiani minuti di successo di cui avevano già troppo ingiustamente approfittato: ancora famosi quel tanto da fissare la gente con una stolida espressione che diceva Sì, dai, un piccolo sforzo, concentrati, l hai capito chi sono? vuoi un aiutino?, è facile inizia con la lettera... prima di ricevere nella maggior parte dei casi un invito a levarsi di torno, sciò, aria, smammare, via dal cazzo, soprattutto se piazzati strategicamente sulla linea che portava al buffet, 7

8 8 con una flûte di sciampagnino nella sinistra, la mano destra pronta alla stretta amichevole e il sorriso telegenico dei tempi andati, quando faceva il suo prepotente ingresso la Banda dello scrocco. L invito per quella festa comandata l aveva avuto Moccio, direttamente dalle mani parsimoniose del direttore: Stasera a questo indirizzo trovi un po dei nostri, fammi vedere cosa riesci a fare gli aveva augurato alla fine di un colloquio preliminare durato lo spazio di una decina scarsa di minuti e che era arrivato alla fine di un anno di attesa, col suo curriculum che passava dalle fidate mani di Ilaria Cardellini, sua ex compagna di classe in un master di aggiornamento alla Sfig, la premiata fucina del giornalismo tricolore di via Mauro Macchi, direttamente sulla scrivania dell amministratore delegato della Petrus Communications, quella suggestiva casa editrice che nel giro di qualche lustro era riuscita a editare, e soprattutto a vendere, tutta la più improponibile fuffa del panorama editoriale, dagli elenchi telefonici alle guide agrituristiche, e ora si gettava forte di una campagna acquisti redazionale degna del Moratti dei tempi migliori alla conquista dei magazine di largo consumo, coltivando il sogno mica tanto segreto di un tabloid nazional-popolare stile anglosassone: tettona perizomata in prima e strillo sulla cronaca locale. Quell abile braccio destro (era sua, dell ad, l idea brillante di Vipsss! : una scommessa vinta il giorno che gli avevano consigliato di occuparsi di numeri, che l editoria era un altra cosa) si era visto riproporre il curriculum con cadenza puntuale, sopra e sotto il fascio dei bilanci bimestrali, e soprattutto con tanta preterintenzionale determinazione, che non aveva potuto non girarlo infine all egregio direttore, Umberto Micione, che lui si gloriava d aver strappato a Galassia. Dove lo tolgo riappare, gli deve proprio voler bene a quel... come cavolo si chiama, signorina?. Micione l aveva tenuto poi in caldo, assieme a tutti gli altri che quasi quotidianamente riceveva, segno inequivocabile del suo di successo se tanti giovani, e meno, aspiranti alla riverita professione di giornalista, ambivano a sedere ai tavoli della sua premiata redazione. In un cassetto apposito della scrivania in noce italiano, unico vezzo concessosi da un antiquario di corso Magenta, assieme a una falso paesaggio primo Ottocento, strappato a un asta di beneficienza, che, con la poltrona moscia color salsa tonné e l enorme plasma 42 pollici da parete, arredavano lo stanzino monacale con ampio lucernario vista cielo al secondo piano di un vecchio palazzo patrizio, ben dentro la cerchia dei Navigli. Assieme ai curricula che arrivavano per mail e che faceva stampare dalle segretarie perché, uomo di altri tempi e di lettera 22, aveva difficoltà a scaricare la posta elettronica, figurarsi formattare per la stampante un documento in rtf. E sui quali costruiva il suo potere contando sempre su una fila perpetua di aspiranti al precariato, volontari kamikaze nella costruzione di quella carriera di prestigio. Tutta gente disposta a santificare cagnolini ciechi e zitelle killer, divetti del piccolo schermo e cantanti mafiosi, idolatrare Padre Pio e Pippi Ruffino, misericordiosa madrina di ogni generazione a venire, pur di partecipare a un esperienza di successo che non esitavano a definire professionale. Lui, l Umberto Micione, così si chiama lo stimato direttore, selezionava, analizzava, invitava, correggeva, modellava, rispediva al mittente, assumeva con contratto giornalistico, articolo 1, ma rigorosamente a termine, per valutare la persona, avrebbe risposto se glielo avessero chiesto, in realtà come tutti lì dentro avevano capito da un pezzo per essere ricattabili dodici ore al giorno, la durata media in quella reggia dell orario di lavoro. Così, crogiolandosi nel terrore instaurato a quel secondo piano le cui finestre davano, all esterno, sulle frasche di una betulla le cui radici spuntavano direttamente dalla base del palazzo e, all interno, sull ombra di un cortile il cui accesso motoristico era esclusivamente riservato ai vertici della piramide aziendale, in una zona di così scarsa disponibilità pubblica al parcheggio, il Micione spendeva i suoi anni senili ricamando falsi storici sulle figurine televisive che muoveva come pedine animate sulla scacchiera del suo timone settimanale, ora spedendole nel purgatorio di una qualche rubrica fotografica (collage di invitati a feste vip che lui si divertiva, col piglio del vecchio cronista di razza, a raggranellare con una scusa appena plausibile e la cui originalità non si

9 discostava molto dalle categorie aristoteliche degli allegati ai quotidiani, roba tipo: I meglio vestiti, Scapoli&ammogliati, "Hai visto chi c era?, pagine di cui lui però orgogliosamente rivendicava ogni primogenitura) ora promuovendole alla celebrità di un apertura, di un paginone centrale, quando non all insperata, o ben barattata, gloria di una cover o di un poster, autografato con dedica, in allegato. Con tanto di promozione all edicola su locandina cartonata unoesettantaxunoeventi, dove accanto alla copertina immancabilmente appariva anche lui, a figura intera e abito gessato Froggi, ciuffo tinto nero sul grugno da pugile suonato, aria ammiccante al pubblico femminile over cinquanta, tutto il suo fascino di belluomo anni Sessanta nella postura a braccia conserte e mocassini incrociati, da Sciòn Connery della bassapadana. Il plasma acceso sulla funzione preview rimandava ingigantiti da milioni di pixel faccioni, tettone, dentoni e labbroni nella girandola dei canali presintonizzati. E questi fluttuavano direttamente nella materia fosforica di un cervello prediposto ad accoglierli, a smaterializzarli, a incastrarli - mesmerizzandoli - nelle infinite combinazioni di quel puzzle che era da sempre la sua mente vulcanica. La tivvù è il nostro ufficio stampa ripeteva a ogni nuova assunzione, concessa con la magnanimità di un pontefice, una volta passata la prova d accesso a Vipsss!, come a indicare la strada per farsi largo in quel labirinto senza né capo né coda: il vituperato e rutilante mondo dello spettacolo. La qual massima, volgarizzata a uso e consumo della plebe di analfabeti che restavano comunque nella sua incontestabile considerazione i collaboratori a termine, era poi espletata con la formula riassuntiva, e ormai citata con ammirazione anche nelle tesi finali delle scuole di giornalismo, di strabismo. Un occhio alla macchina per scrivere, ragazzi! e mai avrebbe digerito l orribile tastiera. Un occhio alla tivvù recitava Micione, gigioneggiando tra le scrivanie in formica affastellata disposte a spina di pesce nello stanzone che collegava l ufficio direttivo alla suite imperiale dell Editore. Il che significa? interrogava ogni volta. Quei malcapitati, gonfi di malriposte speranze, si ingobbivano allora nell attesa del candidato prescelto a interloquire, gli occhi persi sul display luminescente del piccì, non per lo scolastico tremore di non sapere la risposta, ma piuttosto per essere di nuovo chiamati all umiliante ripetizione di un assunto ormai mandato a memoria, infastiditi dall ancor più deprimente pistolotto che comunque avrebbe fatto inevitabilmente seguito. Sermone nel quale sarebbe stato ribadito per l ennesima volta, con chirurgica precisione scientologica, quanto in quel non ben precisato mondo contemporaneo tutta l informazione avesse ormai un unica fonte, mica certa o attendibile - pfui, finiti quei tempi! - ma, di più, verificata e certificata dalla sua reiterata ripetizione e consumazione televisiva. Ventosa? fulminava, ormai al termine della passerella quotidiana, chiamando in causa il più antico tra i suoi maggiordomi. La tivvù è il nostro ufficio stampa! belava allora quello, alzando di poco il capo e non dimenticando di aggiungere, rassegnato e servile: Direttore E il giornalista? Il giornalista è un ascensore rispondeva ancora il caporedattore. Com'è andata poi con la tipa dell altra sera, mister? chiede ora il Moccio. Timbrata. Le ho mandato un sms ieri con scritto se le andava un ape. Ha risposto che non ce la faceva, se ci vedevamo più tardi però. Dai, ha aggiunto E' venuta da battaglia!?! Jeans a vita bassa Madame Cent, dentro stivale nero a tacco dodici Coccioni, camicetta Broda e pendaglieria Senigallia. Una tipa da urlo, messa giù per dodici canonici round Scoop? Una scoop sensazionale. Mi ha tenuto l uccello in mano due ore prima di decidersi a rilasciare un intervista. Poi solito crescendo e grande spritz finale sul faccione 9

10 10 Che lavoro fa? Noleggia case di prestigio per vacanze di lusso, ma vuole fare la pierre, dice che ha un super gancio ai piani alti C è Burro! Guarda mister. Ehilà dottore Compràti i derivati Petrus, razza di sfiguz? Ho dei rumors per voi pivotti Spara dottore, dove li mettiamo quest anno i diritti d'autore? Burro allarga il nodo della cravatta a sigaretta MelChip e apre il collo della bottomdown a riga bicolor Flask. Chioma grigia e sguardo dritto alle chiappe della scaldacazzi tre gradini di sopra, pantaloni di pelle neri smoking Kong, top a frange e sandali a fasce con maxi platform Strawinsky. Comprate i Petrus e vi rifate le maison Cos è, hai scalato la Galassia? Dopo venite con me che vi presento un cliente Non fare il frocio col culo degli altri, Burro Ho cinquant anni ma me ne sento venti Te ne davo settanta sussurra Barabba. Mandami una mail domani che ti dico dove impiegare i salvadanai Scendi o sali, dottore? Dipende da dove va lei? dice a voce alta, per farsi sentire. Indica la tipa in pelle nera alzando solo il mento. Ecco Fabrizio degli Articolo 1 con la nuova sgalla! Alloraaa... che devo fare un pezzo! Fateci passare Urla ora Moccio allo sceriffo blazerato in cima alla scala. Sguardo celoduro da ghisa di quartiere dentro l auricolare bluetooth, espressivo come la Pietà di Michael Y. da quest anno al Moma. Cos'è ha trovato lavoro il tuo collega? chiede Burro. E' in prova a quarant anni dal Micione. Ce li aveva lui gli inviti. Tu invece dottore? Il Burro non manca mai alle feste comandate, pivotti! e sgrana gli incisivi alla nicotina sui quali nulla può lo Smartdent che mastica frenetico. Niente di meglio più tardi, nonno? Rispetto per l'età sfiguz. Ci dovete arrivare prima precisa Burro. C è party allo Shangai, ma grande sbattimento e caccia giù il drink con la cicca nella ganascia, come un criceto psicofatto. Anch'io sono più da posto fisso. Ormai siamo qua. Giù, la vedi?, c è una che mi recupero in Cesarini, appena sfratta l amica cessa Quella che punta lo scimmione deltoico? Lascia fare dottore. Quella non punta, va speronata con uno Scud Tanto di cappella, allora, amico Lì sopra, si sale o no? impreca ancora il Moccio, ligio al dovere del cronista. Il giovedì sono fisso al 69, ricordatevelo sfiguz, c è bella gente! Te gustano i travoni adesso, Burro? Pivotti, il Burro è rotto a tutte le esperienze. Voi no? Rotto, hai detto bene! Allora questi derivati? il Moccio che ha capito che per ora non si passa. Interessano? Solo per sapere. Se traguardo la prova, ti devolvo il 20 a sessanta giorni Segnati i Petrus e si luma intorno come un gambler da spaghetti-western. Tra un po chiude i rubinetti Che cosa? chiede Moccio. Falla breve Burro, che tra un po alzano la sbarra Senza segarvi i maroni, sfiguz, il fondo è sottopesato sull azionario ma è pronto ad aumentare l esposizione per sfruttare al meglio il probabile rimbalzo. Puntate i vostri risparmi, news certificata Galassia, il prossimo acquirente della Petrus, e ho detto tutto Ti giro una mail domani, dottore gli grida dietro Barabba, che finge di crederci, spinto via dalla folla che preme. Mentre Burro flippa su verso il privè, appresso a un altro culo a vita bassa, tasche arrotondate intorno a quello che potrebbe essere anche un rombo

11 magico, ma mai fidarsi dei trucchi fashion, rinculando come un gamberone allampadato, con quel cazzo di MelChip che non si porta più da Tangentopoli. Chi vuole l aiutino sa dove trovarmi, ciao raga! Burro è un omaggio da cinefili a quel commerciale in carriera, il cinquantenne publisher nientemeno che di Galassia, fedifrago consorte della direttrice di Uoma il mensile più venduto nel e non si capisce mai dove, ché la criniera della bellona di trequarti in copertina copre sempre il resto della frase. Visto che loro, i giornalisti, se la tirano perché hanno le anteprime gratis per la stampa, e si fanno una cultura in quel del cineoratorio Palestrina, rambla Buenos Aires, dove si ritrovano agli orari canonici delle 13 o delle 18,30, giusto il tempo per scordare le ore di pranzi e cene, che poi tanto si scrocca un qualche buffet, più tardi, tra una presentazione e l altra di un occhiale, di un artista o di un profumo. Domani c è Plis Camon Pol Clist Mas di Bong Jovi, Moccio, ci andiamo? Racconto circolare del giovane intellettuale coreano in crisi, lo so. L ho intervistato al Far East Festival di Udine. A che ora? Solito preserale, ciccio. Lingua originale ma con sottotitoli Domani consegno il pezzo di prova. Mi sa che per me è finita la fiesta. Se questi mi fanno intervistare la Marta però... E alza la voce per farsi sentire dallo sceriffo, che allarga i pettorali in cima alla scala, e blocca ancora la fila diretta al privè... poco ci manca che cacci fuori il tesserino amaranto da professionista. Tu sempre dell idea mi spezzo ma non m impiego, vero mister? Dipende lo sai... certo se Micione facesse un fischio potrei anche salutare questo eden di cazzeggio universale Va là che te la svanghi alla grande lo stesso! Benefits professionali lo sai. A metà mese faccio tre giorni e due notti in cinque stelle a Barcellona per l Obi, la fiera dell hitech. Viaggio in first e pasti pagati Mandami un curriculum che ti faccio assumere L hai visto Tae tak woo ing esordio nel lungometraggio del cinese Sunomi? Puttanata abissale Capolavoro... assoluto, ciccio. L ha scritto anche l Alberto Bufala nel suo blog paragonandolo a Sudoku del giapponese Kuki-eda Ningyo Quello non capisce una minchia. Ha scritto che l attore stuntman Pin Hon Sun recita meglio con le chiappe che con la faccia In Ziy Hang Tong, superlativo! Il degno erede del suo mentore Ran-Ci-Da Pan, maestro del Muay Thai ibridato con le arti marziali cinesi, la più grande promessa del cine taiwanese assieme a Zhun Lee, certo. Quella figa memorabile! Stratosferica in Mi Soo Nagott del vietnamita Ho In Quong Figa da paura! Esce il suo nuovo. L ultimo della trilogia sui noodles, Colazione, Pranzo e Cena di Tsao Chan Won, un maestro del cinema di Hong Kong Anche se la mia preferita resta... La thailandese mezzosangue Gang La Bang. Lo so "Oh, guarda chi c è?" sbocca Barabba. Questo qui è dei nostri. Uno che ha l idea fissa Quale delle tre open: mangiare, bere a scrocco o chiavare? La terza che hai detto. Nesi, lui è Moccio Bella vita piacerone saluta Nesi educato, allungando mezza zampa, tra i fianchi delle due tardone addomesticate sulla rampa, con le cosce a tinozza e il busto a troncone, che si guardano indietro per vedere se qualcuno casomai glielo appoggia. Speranzose. Domani porto una teen in terrazza. L avete vista la Micione settimana scorsa? Chi? E fisicata quella, raga Enzo Nesi. Avanzo degli anni Ottanta, ciuffetto posticcio sulle rughe da lampada, e quel cazzo di completo marrone stanco da manager in carriera. O da figlio di papà con la domestica filippina che gli stira le camicie. (Ha un service editoriale 11

12 in società con la moglie, una carampa di vent anni più vecchia che lui lega alla sedia, la sera, per venire agli eventi accompagnato da promesse stagiste). Per chi scrivi tu? gli chiede il Moccio solo per avere l occasione, poi, di ribadire che lui da domani lavora per Micione. Queste feste sono una manna. Ci porto sempre una bimba. Di quelle che sperano di conoscere qualcuno che le proponga un lavoro serio. Oh, state a sentire: mercoledì ero, dov ero?, ah sì! al Noia 69! Questa mi fa, ventitre anni sono le migliori, fisicate da paura: Quanti anni hai?. Tu quanti me ne dai?. Trentacinque. E voilà, il vecchio Nesi sempre in gamba! Sgrana un sorriso di capsule dorate che neanche una rockstar. Quarantenni e dintorni. Idioti con famiglie distrutte alle spalle, divorzi in corso d opera, rapporti amorosi più precari delle loro vite professionali. Flessibili in tutto. Quasi anestetizzati. Punk rifatti, in abito da cerimonia funebre, costretti a pensare No Future per via dei contratti a termine, anche quelli che votano a destra, obbligati a non vedere domani. Mogli sbagliate a casa. Figli al fine settimana, una volta al mese. Conviventi in case separate. O coinquilini in attesa di separazione. Rogne. Blablabla. Mutui ancora da pagare. A caccia di ragazze cococò. Largo, largo!, sbraita ora lo sceriffo dalla cima della scalinata retrotechno. E si sbraccia a schiacciare due o tre scrocconi in attesa come cazzo di zanzare contro la balaustra in plexiglass illuminata al neon. Che continuano a ridere e guardano giù. Oltre il fondo dei bicchieri. Non negli occhi sbarrati dell intubato che ora scende, orizzontale e poi diagonale, barellato, giù dagli scalini, piedi a valle e testa a monte, scortato da due infermieri con giubbotto arancio fosforescente, kitsch pendantizzato col colore dello sponsor analcolico serale. Dai che dopo questo si va su ciccio! spinge Barabba, menefregandosene del poveraccio, allungando avanti il braccio sul corrimano, perno sul tallone e via. Senza pensare, è un istante, a quegli occhi sbarrati che per un soffio sembrano inchiodare proprio lui. Hai visto? dice Moccio. No, cosa? Le mani! Cheee? Desciomasgoon torcicolla Moccio. Da vero gentiluomo. Appena la barella è passata. E la folla riprende a premere in direzione del privè. Tutto preso a sventolare quel cazzo di taccuino nero sul quale ha appuntato le note biografiche della carriera Martiniana: quattro punti sui quali poi costruire l interviù. Il flusso umano intanto riprende a scorrere, prima congestionato poi sempre più fluido. Globuli rossi e bianchi avanti e indietro per quel nulla. Su e giù come in una sega sterile. Menando il torrone per non restare fermi, immobili di fronte a niente. Vedere chi c è. Far vedere che ci si è. Tutto un lavoro di suole, fiato e ginocchia. Da cronisti fuori moda e fuori tempo massimo. Finché si ha ancora voglia di farlo. Un contratto a tempo indeterminato con la speranza. Una fatica necessaria. Prima dell'ultima inevitabile fermata. E voi chi siete? domanda Barabba a una coppia di squinzie messe giù da 12

13 battaglia che lo fissano complici dal privè, come se le dovesse di certo conoscere. Eh, siamo siamo! rispondono in coro, schifate da tanta ignoranza. Via, esaurito, che arrivano i piatti caldi annuncia invece la Lory, schierata in pole all uscita delle cucine, con il suo codazzo di scrocconi appostati come alla mensa dei City Angels per una mestolata del consueto risotto agli asparagi. Agghindati come top manager, ma con lo stesso dress d autunno-estate scorsa, mai passato in tintoria, quando gliel hanno regalato di una taglia sbagliata all open day della Fagot: portafoglio vuoto e l intenzione di spendere ancora meno. Schisci come un collaterale in mezzo alle pagine pubblicitarie (certo non un campioncino di eau de toilette), insospettabili imbucati solo all occhio meno esperto. In trance da ansia da prestazione. Strateghi del buffet. Con le borse aperte per il giorno dopo e la pancia da riempire subito. Domani dove si pranza? domanda uno già proiettato al prossimo futuro. Cazzo, Baglione, non hai ancora riempito l otre oggi e già pensi a domani!?! Cosa c è a mezzogiorno, Loredana? Dopo corro allo Spazio 92! Cosa c'è? Il party di Crosta crociere, esaurito!!! Non ci vai al Casablanca? Cosa regalano? Party del vincitore della Trattoria Chi è? Boh! Esaurito! Comunque domani si pranza al Four Seasons Per cosa? Mah! A gomiti larghi, tenendo dietro gli invitati ufficiali: viggei, tronisti, ragazze immagine, opinionisti tivvù. Financo la squadra degli account e dei product aziendali, e del patron noblesse oblige che ha pagato il conto per tutti questa sera. Suonano indie-garage dal piatto della console al rialzato in fondo alla sala, al primo piano, dopo l altro open bar: nel privè riservato a pochi selezionati, in mostra come statue di cera ai wannabe adoranti dalla pista, e dietro ancora più blindato, nascosto agli occhi dei curiosi, c è il privè del privè! I bassi si scornano con dubbio effetto stereo con il lounge rap degli Articolo 1 che ora gongolano sotto, rigorosamente live e si sente. Con la chitarra che gira due accordi avanti al basso e il rullante che sputtana il frontman. Impegnato com è, il poveraccio!, a imitare DjMercury ma senza rinunciare alla verve da macho, stile Maxi Bon degli Icecream per capirsi, quell idea balzana di spezzare le reni a qualche femmina di passaggio. O di vedere se qualche groupie di periferia l aspetta nel camerino, col rossetto spiattonato sulle labbra e lo sguardo inconfondibile di chi ha voglia di azzardare, a parte l ovvia richiesta di un autografo sulla tetta con dedica, magari anche un pompino. Ti sei iscritto su feisbuk Perche non ne potevi più Di guardare e non partecipare Di non sembrare normale Speciale, animale Di leggere sul giornale Il parere degli esperti Sessuologi, criminologi, dietologi, Chef catodici Dicono la loro Perché diventi la tua Ma almeno l italiano, L italiano sallo Ti intercettano le telefonate Se no non sei nessuno Un coglione, un numero primo 13

14 E tuo nonno fa il pusher Per arrotondare la pensione E tu non hai lavoro Perché gli devi pagare la pensione Ma a me chi me la dà La pensione, la figa, l auto Col turbomotore Cloroformizzato Dal reality show Dal game show Dal talenty show Emerge solo la meritocrazia Del più raccomandato che ci sia Dicono la loro Perché diventi la tua Ma almeno l italiano, L italiano sallo Pettinato alla Ben. Truccato da Billie. Vestito come Eddie. Fatto più di Dave. Ma molto, molto meno di Pete. Ansiolitico antidepressivo Però non pago l iva Vivo col nero Ma odio i neri E il sabato sera Mi faccio come un ghiro Così poi sopravvivo Allo schifo che gira attorno E magari qualcuno Si leva pure di torno E un paese di dentiere E di prostate Un paese per vecchi E per i mostri Dicono la loro Perché diventi la tua Ma almeno l italiano, L italiano sallo Siamo tolleranti Solo con lo scrittore Che ha 44 anni E 44 gatti E scrive come un decerebrato Di 4 anni Mentre voi restate a casa A guardare il plastico Della vostra stessa casa Dove vi stanno Assassinando, turlupinando rincoglionendo in attesa che qualcuno suoni il campanello per farvi uscire tutti fuori Ma almeno l italiano, L italiano sallo Ma almeno l italiano, L italiano sallo Ma almeno l italiano, L italiano sallo E soprattutto senza la Kate ad apparecchiare in tavola, ciccio, lo compatisce Barabba. Cazzo! pigola lui al microfono. Perché si rende conto che tutto va. Lo stesso. E lui non c entra. Un cazzo. Nemmeno stavolta. E solo un numero. Che gira. Con quel coglione. Che strimpella. A vuoto. Domani è un altro. Prenderli subito. Giorno. Sporchi. E via. Ma c è ancora qualcuno. Che balla. Soldi. E allora. Bisogna finire. Questo cazzo. Di lavoro. Un allungo. Di chitarra. Otto pezzi. Da contratto. E poi. Un bis. Se c è spazio. E la consapevolezza. Bastarda. Non saranno gli Hotplay, mai, ma nemmeno. Mai. Le Tentazioni. Sigh! Musica che sbianca, svapora, nitrisce. Domani si suona ancora a Pero, in versione da balera. Dopo l ufficio e la 14

15 chiusura del nuovo numero in redazione. Poi Castelvecchio, Casarone, Montelupo, Concasone... con hit evergreen come La jeep col pelo e nuovi successi come L amica di Figo. E la faccia di questo, ora, che spunta dal backstage. Frisco! Cazzo vuoi? Dice di chiudere qui, c è il discorso da fare, il calendario da presentare. Poi, dopo, se c è tempo... tornate sul palco I soldi tanto sono gli stessi. Altri sogni vuoti. Fine. Buio. Sulla song non ancora terminata. Bacchette che rotolano via. E il salto finale, con l asta in mano, al buio, non se lo caga proprio nessuno. Signori... gracchia il microfono sulle teste che ora si voltano in direzione del palco. I bar che smettono di lavorare come da bon ton conferenziale (tutti fermi finché non finisce il discorso di presentazione: neanche un bicchier d acqua agli ultimi assetati) e c è questo sessantenne che sta in piedi dietro il banco, come un bartender qualunque. Azzimato e finto felice. Come un cabarettista a ore. Nel dare il lieto annuncio. Impiccato al nodo della cravatta. Il collo troppo robusto. Mentre svaniscono i bicchieri, deglutiscono le ugole. Si sente sono l inesorabile lavorio di mandibole della Banda dello scrocco. Alle prese in pole position, all uscita dalle cucine, col tradizionale risotto Scotto asparagi e zafferano. Quest anno per celebrare i vent anni del nostro calendario... e blablabla e blablabla e blablabla... Leader del mercato... la più grande modella italiana... il fatturato raggiunto... i sogni da vendere... un marchio riconosciuto... la più amata dagli italiani... ho l enorme piacere... qui con voi stasera... vi ringrazio enormemente... Luci sul palco. Ragazze arancioni che sfilano in miniabiti lamé. Ragazze aperitivo. Teste che penzolano dal primo piano. Saliva e denti. Zucche da grattare, colli da allungare. E' con enorme piacere dicevo... Pista boys. Sciò, largo, go away intima Moccio. Rinculando verso il basso. Scansando le hostess, palpandole il culo già che c è. Agitando una cazzo di macchinetta fotografica digitale da 5 milioni di pixel che ha fottuto a qualche ufficio stampa con la scusa, abusata tra i colleghi, del test di prova. Sono un giornalista, io! afferma esclamativo. Ah sì? rispondono quelle. Ammaestrate da un pezzo a respingere imbucati, fanclub, zelig, accattoni. Di Vipsss!, please specifica. Ecchevvoddì? replica l unica che ora gli dà anche retta. Preso a cuore quel faccione pietoso, il basettone anni 70, la chierica da bravo ragazzo in dirittura per gli Anta. Anche se lui crede, anzi è convinto, sia parte del suo fascino di inviato molto speciale. Come che vuol dire? Cazzo di domanda è? Un milione di copie vendute! Vabbé. Ora comunque non si può Ma devo intervistare la Martina per un pezzo su Vipsss!. Ordine di Umberto Micione in persona! Dopo. Forse. Scusa, ti sposteresti... E gli fa segno di scostare la manona unta di olive snocciolate e salatini dal suo fianco adorabile, sotto il filo elettrico arancio di quel completino a mezza coscia, di mettersela in quel posto, occai?...la nostra diva di quest anno... Dalle pareti srotolano effetto cascata, quasi in sincro, i dodici mesi del 2000 e qualcosa che verrà. La Martina, wow!, con due bocce che neanche gli affezionati boys del fan club con pagina su MaiSpeiz riconoscono come sue. Rotonde, sode, iperuraniche, immobili mentre la Terra ci gira intorno. Santa subito! urlacchia qualcuno con clericale trasporto. Eccola, doduplicata, la Martina Spadari: sdraiata, in piedi, in 15

16 16 ginocchio, beeee, di profilo, seduta, con le mani sulle pere, nelle mutande, un dito in bocca, davanti e dietro e mentre fa un bocchino alla bottiglia dello sponsor. Gambe incrociate, chiuse, aperte. Sguardo finto seducente. Arrapato, scodinzolante. Gocce di sudore e ghiaccio ovunque, simboli fin troppo scontati. Tipo bottiglia uguale fallo. In piscina, in cantina, in una stalla. Tutte foto di gran classe non c è che dire, mica volgari oibò per niente! Una bella figa, comunque, in fin dei conti. Alla fin fine. Stante l età. Non più da ragazzina. Stante la retorica dei calendari e un fotografo del cazzo. La bottiglia gliela spaccherei sulla testa, pensa Barabba, a voce alta. Cosa c è domani? chiede invece anche lui, vittima dello stesso tunnel senza via d uscita. Anche tu? Avete comprato tutti lo stesso disco? Esaurito, tu dopo ci vieni in Mecenate, vero? Lo sai che non mi piace correre. Avanti e indietro. Se trovo un posto dove si beve gratis, metto il gomito sul bancone e buonanotte Miii che vecchio! L hai preso il gadget almeno? schizza la Lory. No. Cosa c è? Bottiglia e calendario, esaurito! Possibile ti devo sempre dire tutto io? Non ho voglia di tirarmeli dietro tutta sera, lo sai Ma non fare il cretino urla adesso. Più forte del Ceo col microfono in mano. E cambiati stocazzo di maglione infeltrito, barbone! Che non ti fanno più entrare Ma se sono il solo qui dentro col tesserino dell Ordine Questo è vero riconosce lei, inconsuetamente conciliante, dando un occhiata disgustata alla sua corte di proseliti imbucati. Tutti, gli unici per ora, con già il terzo risotto nel piatto di plastica e il calice di vinello agganciato a fianco. Oppure con la forchetta in una mano e nell altra il bicchiere di rosso in bilico sotto il piatto, nella posa tipica di chi ha studiato per anni quel gioco di prestigio. Stranamente in piedi, per gente come loro abituata alla comodità del tavolo riservato. Il marsigliese, la miliardaria, il pittore, l imprenditore, Neanderthal, il dottore, l Opinionista, il poeta scapigliato, Guastini, Baglione, le amiche cougar della Lory... Tutti presenti, stasera. E tra le gambe il sacchetto col calendario, e la bottiglia arancione che disegna a tutti, di profilo, donne incluse, un dildo fluorescente esagerato. Non c è niente da mangiare. Barboni! Io vado al Casablanca. Andiamo cara! ordina perentoria la Lory manco fosse la sua autista personale alla sessantenne permanentata che si stacca i chicchi con le unghie dalle otturazioni. E scarrozza in giro quel circolo del bridge di pensionate assatanate di mondanità sulla city car snob del 93. Sguardo perso nel vuoto alcolico mentale. Ma già pronta a cercare le chiavi, rimettere in moto. Agli ordini di Loredana Toscani. Verso un altro imbuco, un altro gadget, un altro buffet da assaltare. Dove? azzarda timida di fronte a quell uragano incontinente. Cretina. Ma quante volte te lo devo dire... Non prendi il risotto? Mi fa schifo il risotto. Dopo cosa c è? Medaglione di vitello con patate, ottimo Lo sai che sono vegetarianaaaa... Largo... largo! spinge adesso lo sceriffo, salivandosi sul pizzetto, trascinando dietro la Diva acclamata, con topocane in borsa al seguito, verso la zona interviste. Là dove l aspettano scoglionate quattro ragazzine freelance delle tv locali pronte a sbadigliare il solito copione: cosa stai facendo in questo momentooo, l amore come vaaa, ti abbiamo visto alla festa diii, progetti per il futurooo? Quelle che hanno mentalmente fotocopiato studiando il rotocalco di Quarto Canale, in onda al calar di ogni sera dopo il premiato tiggì del Cane Fedele. Col Leccalecca che intervista i vip, da anni ripetendo anche lui sempre le stesse domande, reggendo il gelato come un ostensorio papale. Eccolo lì, infatti, col diritto di precedenza acquisito dalla quasi venerabile età (meno comunque di quella che dimostra) e dalla potenza mediatica del canale di appartenenza. Di qua! suggerisce la teen dai fianchi larghi, faccino da brava bambina e gola

17 profonda, e indica la direzione all attempato cameraman che la segue dappresso. Tutto preso a spintonare un paio di fotografi calati nella parte dei paparazzi Lui intrufola la manona laida tra i fianchi delle pseudo intervistatrici, un vecchio trucco per farsi largo mentre la baby spinge il gelato tra le chiappe delle rivali e, quando quelle si voltano strillando che cacchio!, si piazza davanti, per prima, al posto loro. Ti trovo in splendida forma! gorgheggia intanto adulante il Leccalecca. E, mentre abbozza una carezza alla cagnetta nella borsa di Broda, punta il microfono tra i denti sbarluginanti della Martona. Che avrebbe anche le stelline negli occhi se non ci si vedessero dentro, riflessi da tanta promiscuità, la pelata frizzoluta del Leccalecca e tutti quei cazzo di marchi tivvù. E lei, in risposta, senza smettere di sorridere, guardando dritto in camera, lusingata per davvero: Trovi? cinquetta. E poi specifica: Sono appena stata al sole dei Caraibi Con chi ce lo vuoi dire? fa subito lui che conosce il mestiere. E un segreto. Sei il solito birichino! gli occhi fissi all obiettivo. Come se lì qualcuno non sapesse del suo recente flirt aziendale con l autore del bonifico mensile a Leccalecca. Abbiamo visto delle foto... ammicca lui, tra il lascivo e il furtivo. Ma dai... fa lei vezzosa, come fosse l ultima regina illibata delle Vergini Suicide. Quelle del calendario ribatte lui, simpaticone. E sfoglia il lucido in favore di camera. No, dai fa allora lei pudica. Questa no. Facciamo vedere gennaio! E finge di coprire i capezzoli di luglio piantati come chiodi da fotosciòp contro la t-shirt bagnata e sbrindellata. Ti trovo in splendida forma commenta ancora l inviato come se facesse differenza. E indica agli spettatori a casa di domani sera il rigonfio pettoruto. Tutta salute?, indaga da cronista di razza. Birichino, l ho detto io! inziga lei aggiustandogli il farfallino. Coi labbroni spianati a cuoricino. Dove ti vedremo prossimamente, dai questo lo puoi anticipare ai nostri telespettatori? replica infine lui alla volée. In un nuovo programma. Ma non voglio anticipare niente arzigogola Martina. Per sgaramanzia, scivolando sulla dizione. Lo dice proprio con la g. E ridacchia da sola con gli zigomi che si fanno arabeschi, anzi no virgolette, attorno a quel nasino troppo all in su che scodinzola civettuolo. Come la coda spiumata di un topermann. Marta, Marta... please! pigola ora la baby, mentre si spegne l alogena del canale nazionale e il sorriso d ordinanza di Leccalecca si sfrantuma nella sua pochette di lamé, lasciando spazio a un ghigno da vero roditore. Una parola anche per TeleMando, la tivù che te le dice in faccia Prego, cara prego Il Moccio intanto prende appunti, schivo, con il lapis. E già pensa che tutto sommato l intervista a questo punto, se la potrebbe anche inventare, o copiare pari pari sbobinando dalla funzione Registra le quattro cazzate che risponde la Divina alle domande dei colleghi. Perle di saggezza, anzichenò. Il mio desiderio più grande? Condurre un programma di approfondimento culturale come Centrocampo. O recitare un ruolo drammatico in un film di un grande regista come i Tartina Bros. O ballare in un musical al Teatro Nazionale. Va bene cara? Basta così? Una domanda ancora Marty, please. Per i tuoi fans che ti adorano lo sai L ultima, promesso? concede il press agent che ora spunta da presso: occhi bovini e capocchia rossiccia spennata, come un fiammifero senza zolfo. Giacchetta celeste di Tommy Verza, tutto sudato nel suo loden verde. Poi ci spostiamo nel privè per le interviste alla carta stampata. Al piano di sopra, colleghi! 17

18 18 Dimmi cara dimmi, la Smarty accenna pure una carezza da diva alla balenottera saputella. Ma ci siamo anche noi, non è giusto! urlacchiano allora gli altri reporter sfigati, allungando minacciosi i microfoni all indirizzo del pierre. Siamo qua per lavorare! Calma signori calma! risponde quello, e presa per un fianco la Smartona imbocca subito la direzione delle scale. Mentre il monoblocco di giornalisti, microfoni, luci, aste e videocamere gli corre appresso come un solo organismo, un enorme invertebrato che si deforma, allunga, restringe, manco fosse un incubo dei barbapapà. E vero che farai presto un reality? Quando esce il tuo nuovo film? Cosa rispondi a Pippo? Quali sono i tuoi progetti futuri Martina? insiste l inviata di Telemando. Diciamo che io adesso sto intraprendendo oltre il mondo dello spettacolo che comunque è la mia passione e continuerò a farla sempre... Ehm... Mi sto diciamo sto intraprendendo un nuovo settore che è quello dell imprenditoria che io adoro molto... Ho fatto un mio marchio! Ogni tanto spunta un pugno, un imprecazione villana. Qualche imbucato che allunga una mano. Il primo piano di una manona pelosa che afferra una tetta, in quel tumulto. E poi rilascerebbe anche un intervista sulla naturalezza o meno di quel seno. Se qualcuno facesse il suo mestiere, là in mezzo. Tutti in fila invece a seguire la scia, anzi tutti perfettamente dentro a quella inutile scia. Signori! urla ora Pucci Salame, schiantato contro quel corpo mastodontico, la matrioska di un dantesco contrappasso. Signori, per favore, per favoreee.... Inciampando, sudando, cadendo, riemergendo, gesticolando ossesso, soverchiato dalla mole della sua assistita, e sorretto poi da lei, sostenuto infine scaraventato oltre il canapo del sospirato privè. Barabba, in quel mentre, risponde cortese ai sorrisi di un paio di milfone molto over quarant anni, che sorridono e salutano e lui manco ricorda chi figuriamoci dove. Può essere che me le sia scopate pensa, e poi fa rapido il conto di quanti chupiti avrebbe dovuto avere in corpo. Quella almeno dodici, questa diciotto, ma non credo di esserci mai arrivato neanche nelle serate migliori. Ragion per cui conclude a voce alta, tanto chi lo sente in quel frastuono, quel sillogismo esistenziale, "a voi di certo non vi ho mai timbrate! Ciaaao gli fa invece un altra a quel punto scivolando sulla a. E tu chi cazzo sei? Scusa ma non mi ricordo. Sto diventando vecchio replica lui burbero, chiosando però da autentico gentleman. E solo colpa mia! Sono la Vale di PS Management. Ricordi un paio d anni fa alla festa di CoffeeWow Cazzo Ale, certo! Come fare a scordarti. Come va? Tutto bene, piccola? Finge. Non ricorda un cazzo. Non ha neanche capito il nome. Potrebbe essere una che si è fatto. Come una delle cento addette stampa che cambiano agenzia e clienti ogni anno. Lo chiamano al telefono la mattina. Non hanno ancora capito che si alza a mezzogiorno. Vale non Ale, Barabba. Vieni dai che ti presento alla Martina Spadari Chi? Com è? Carina? Sempre il solito, eh! ridacchia. E piglia anche lei in direzione del privè, dietro un altro canapo, in cima a un altra scala. Mostra il braccialetto allo sceriffo e Barabba le va dietro. Senza dire una parola. Con la banda che lo studia, dappresso, piena di rispettosa invidia. Non si sa se per la tipa al fianco o per l accesso al secchiello con ghiaccio dello sciampagnino free. Non mi hai più chiamata da quella volta! Beh, neanche tu se per questo bellezza! Chissà quante te ne sei scopate!?! Non mi posso lamentare, e azzarderebbe un conto se solo capisse lei chi è e soprattutto quando.

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