SEDUTA DI MERCOLEDI 15 SETTEMBRE 2004

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1 3-001 SEDUTA DI MERCOLEDI 15 SETTEMBRE PRESIDENZA DELL ON. BORRELL FONTELLES Presidente (La seduta inizia alle 9.00) La presa di ostaggi e il massacro di Beslan, nonché la lotta al terrorismo Presidente. L ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla presa di ostaggi e il massacro di Beslan, nonché la lotta al terrorismo Bot, Consiglio. (EN) Signor Presidente, sabato scorso abbiamo commemorato il fatto che tre anni fa all improvviso il mondo è cambiato. In questa presentazione, vorrei innanzi tutto fare un passo indietro e spiegare quali sono le basi della nostra politica, per poi soffermarmi sull attuale situazione della lotta al terrorismo prima di trattare a fondo il programma di lavoro della Presidenza olandese. Spenderò infine alcune parole sulla cooperazione con la Russia. Dall 11 settembre 2001, è emerso con chiarezza che gli attentati terroristici sono più vicini a noi di quanto volessimo credere. Si tratta di una minaccia che non possiamo trascurare. Abbiamo visto tutti i terribili attentati terroristici in televisione. Siamo tutti testimoni di questi attentati ed è anche nostra responsabilità comune garantire che non si ripetano più. Quello che abbiamo visto, sia al di fuori dell Unione europea a Giacarta, Beslan, in Iraq, Afghanistan e Medio Oriente che al suo interno a Madrid sei mesi fa indica che è necessario agire sia ora che in futuro. Ogni attentato solleva nuovi interrogativi cui occorre dare nuove risposte e pone nuove sfide che dobbiamo affrontare insieme mediante azioni concrete. Dobbiamo offrire ai nostri cittadini una protezione migliore. Dobbiamo continuare a considerare i nostri strumenti politici in stretta collaborazione con altri. Non esistono assestamenti rapidi per il terrorismo. Nella lunga battaglia contro il terrorismo, sono due le parole chiave che mi vengono in mente: protezione e cooperazione, oltre all idea della protezione tramite la cooperazione. In materia di protezione, l Unione europea ha fatto molto negli ultimi tre anni. Abbiamo migliorato la nostra legislazione e ampliato i nostri strumenti politici. Abbiamo elaborato e attuato nuove misure volte a proteggere le frontiere, il trasporto aereo, eccetera. Abbiamo iniziato a mettere la sicurezza al primo posto, anche a livello internazionale. Quanto alla cooperazione, gli attentati terroristici ci hanno insegnato che la sicurezza interna e la sicurezza esterna non possono essere separate: sono le due facce della stessa medaglia. Le ragioni di base sono due: innanzi tutto, il terrorismo non si ferma alle frontiere e, in secondo luogo, gli attentati terroristici rappresentano una minaccia globale. Possono essere perpetrati com è effettivamente accaduto in ogni parte del mondo. La vera protezione può dunque essere realizzata solo tramite la cooperazione internazionale. Dobbiamo anche verificare con attenzione se il nostro approccio corrisponde a quelli dei nostri paesi partner al fine di creare sufficienti possibilità di stretta collaborazione. Le azioni avviate a livello nazionale dovranno coincidere con quelle intraprese a livello internazionale per potersi rafforzare reciprocamente. Il terrorismo non è solo un attacco alla nostra libertà economica e politica, ma anche alle nostre norme e ai nostri valori: libertà, democrazia, tolleranza e Stato di diritto, valori che dobbiamo difendere. Il terrorismo, inoltre, non è solo un attacco ai valori occidentali, ma anche un attacco ai valori universali su cui si fondano le Nazioni Unite. L unico modo di sconfiggere il terrorismo è affrontarlo. Dobbiamo quindi essere forti e attivi per combattere questo mostro a più teste. Si potrebbe essere tentati a credere che in questa lotta si possa usare ogni genere di misura. Ma qui dobbiamo essere cauti. Nella nostra battaglia comune, dobbiamo difendere le norme e i valori che il terrorismo sta cercando di distruggere. Il terrorismo è in larga misura una questione di sicurezza, che è il fulcro della nostra esistenza. Tramite vari processi, è stato sviluppato un nuovo approccio alla sicurezza, al fine di avviare azioni più decisive contro i terroristi e prevenire nuovi attentati. L elemento chiave sono le Nazioni Unite. La risoluzione 1373 del Consiglio di sicurezza dell ONU ha costretto i paesi a migliorare le loro politiche sul terrorismo, non solo con le parole ma anche con i fatti, non solo elaborando una nuova legislazione o migliorando quella esistente, ma anche applicandola. La risoluzione contiene, inter alia, misure volte a combattere il finanziamento del terrorismo e promuove sforzi finalizzati alla prevenzione del terrorismo e alla punizione dei terroristi. L agenda antiterrorismo, che integra la risoluzione 1373 del Consiglio di sicurezza dell ONU, dev essere dunque considerata come il più importante punto di riferimento globale per l azione azione che va intrapresa da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. Nell ambito dell Unione europea, il Consiglio europeo e il Consiglio Affari generali analogamente ad altre formazioni del Consiglio quali il Consiglio Giustizia e Affari interni, il Consiglio Trasporti e il Consiglio ECOFIN, dall 11 settembre in poi si sono attivamente dedicati a istituire, attuare e perfezionare un esauriente piano d azione europeo. Tra le altre cose, questo comprendeva il mandato d arresto europeo, squadre investigative comuni, Eurojust e la legislazione sul finanziamento al terrorismo.

2 6 15/09/2004 Siamo stati attivi anche sul fronte della politica esterna. La questione chiave della sicurezza è al centro della strategia di sicurezza europea, che deve contribuire alla creazione di un sistema multilaterale più forte e occuparsi di varie minacce tra cui il terrorismo tramite azioni interne ed esterne attive e più coerenti, con maggiori capacità e in stretta collaborazione con i nostri partner. Abbiamo inoltre deciso di includere una clausola riguardante il terrorismo nelle nuove relazioni contrattuali con i paesi terzi, simile alla clausola sui diritti umani. Questo ci permetterà di intrattenere serie consultazioni con i paesi terzi che non rispettano appieno i loro obblighi internazionali nell ambito della lotta contro il terrorismo, anche per quanto riguarda l attuazione della risoluzione Adottando il sistema del bastone e della carota in cui le carote si presentano sotto forma di aiuti usiamo il potere politico ed economico dell Unione europea nella lotta contro il terrorismo. Passo ora al programma della Presidenza. Il programma di lavoro della Presidenza olandese nel campo della lotta al terrorismo è esaustivo e di vasta portata. Oltre a porre in ampio rilievo l attuazione delle misure e della legislazione dell Unione europea, comporta nuove iniziative in vari ambiti. A tale proposito, un importante strumento è il piano d azione dell Unione europea per la lotta contro il terrorismo, che è stato adottato dal Consiglio europeo dopo i terribili attentati compiuti a Madrid nel marzo scorso. La Presidenza lavora in stretta collaborazione con Gijs de Vries, Coordinatore europeo per la lotta contro il terrorismo, per attuare e completare questo piano d azione. Le aree chiave in cui noi, come Presidenza, vogliamo compiere importanti passi avanti sono la giustizia e gli affari interni, il miglioramento della cooperazione tra i servizi di intelligence, la prevenzione dei finanziamenti al terrorismo, il rafforzamento delle politiche esterne dell Unione europea e la lotta al terrorismo. Nell ambito della giustizia e degli affari interni, ci concentreremo sull attuazione di misure quali il mandato d arresto europeo. Dobbiamo anche migliorare le modalità di collaborazione delle nostre agenzie di intelligence. Ottenere buone informazioni su ciò che i terroristi programmano o si preparano a fare è la nostra prima linea di difesa. Il piano d azione dell Unione europea evidenzia già alcune delle azioni che intendiamo avviare e Gijs de Vries è pienamente coinvolto in questo processo. Stiamo rafforzando il Centro di situazione dell UE che svolgerà un ruolo fondamentale nel raccogliere le analisi sul terrorismo in Europa. Dobbiamo anche rafforzare il ruolo di Europol e fare in modo che possa svolgere la propria azione. Nel prossimo futuro, i ministri della Giustizia e degli Affari interni dell Unione europea si riuniranno con i loro omologhi USA per trovare il modo di rafforzare la cooperazione transatlantica nella lotta contro il terrorismo. La prevenzione del finanziamento al terrorismo ha un alta priorità nella nostra agenda. Nonostante l Unione europea sia in prima linea nella lotta al terrorismo, non possiamo stare a guardare e riposarci. Il denaro è la linfa vitale del terrorismo e dobbiamo rafforzare i nostri sistemi finanziari per fare in modo che non vengano raggirati dai terroristi. La terza direttiva sul riciclaggio del denaro rappresenta un nuovo passo avanti a tale proposito. Dobbiamo anche rafforzare le nostre politiche per congelare i beni dei terroristi. Dobbiamo quindi cercare di rendere più efficace la Stanza di compensazione dell Unione europea e garantire una migliore applicazione. Infine, esamineremo il modo di impedire che i portatori di valori eludano i regolamenti bancari portando oltre frontiera denaro in contanti. Nell ambito delle nostre politiche esterne, vogliamo fare in modo che le risorse dell Unione vengano usate appieno per lavorare con altri paesi nella lotta contro il terrorismo. Come ho già detto, il terrorismo è un fenomeno che non rispetta i confini internazionali. Siamo fermamente convinti che sia necessario lavorare con i paesi terzi per promuovere la ratifica e l applicazione delle convenzioni delle Nazioni Unite contro il terrorismo e per utilizzare il dialogo politico e l assistenza tecnica per sostenere i paesi intenzionati a collaborare. L Unione europea è già attiva in Indonesia, nelle Filippine e in Pakistan, dove sta attuando programmi specifici. L Unione europea gestisce anche altri programmi in diversi paesi al fine di rafforzarne, più in generale, i sistemi giuridici. Riteniamo che l Unione europea debba fare di più e quindi stiamo intrattenendo colloqui con diversi paesi chiave per verificare il modo di rafforzare la nostra cooperazione. Questo mi porta a parlare del terrorismo in Russia. La Russia è molto preoccupata per la minaccia terroristica, e a ragione. Più che una semplice preoccupazione, però, questo è un vero problema per la Russia, che ha subito tre gravi attentati in poco più di una settimana. Dobbiamo dimostrare come abbiamo fatto la nostra solidarietà. E evidente che l Unione europea ha sempre condannato sistematicamente tutti gli atti di terrorismo. I russi meritano tutto il sostegno che possiamo offrire loro. Pertanto siamo a fianco della Russia per aiutarla negli sforzi che sta compiendo per combattere il terrorismo. Nell ambito delle nostre relazioni con la Russia, discutiamo già regolarmente delle attività antiterrorismo. Siamo pronti ad aumentare la cooperazione a livello tecnico e a condividere l esperienza che abbiamo acquisito nell Unione europea nel quadro della lotta al terrorismo. Ci avvarremo dei regolari colloqui che intratteniamo con la Russia per discutere delle modalità con cui continuare ad affrontare la questione. Intendiamo discutere con i russi di metodi e strategie sulla lotta al terrorismo in modo da trarne insegnamenti reciproci. Questa cooperazione fa parte della nostra strategia globale volta a rafforzare le relazioni tra Russia e Unione europea. Rientra nei nostri obiettivi compiere progressi concreti in tutte e quattro le aree comuni al prossimo Vertice dell 11 novembre. Abbiamo compiuto

3 15/09/ progressi nel campo della sicurezza esterna. L interazione, però, dovrebbe andare di pari passo con la costruzione della cooperazione nell area comune della sicurezza interna. Gli attentati terroristici hanno spinto Mosca a continuare a considerare la questione cecena essenzialmente come un problema di lotta al terrorismo. Questo è preoccupante. Abbiamo mantenuto con coerenza la nostra posizione secondo cui occorre rispettare i diritti umani nella lotta al terrorismo. In realtà, l Unione europea ha una posizione chiara sulla situazione in Cecenia. Continueremo a esporre questa posizione alla Russia in futuro. Riguardo all attentato terroristico di Beslan, sarò breve. Abbiamo condannato incondizionatamente e senza esitazioni questo attentato e rivolto le nostre condoglianze ai parenti delle vittime, al governo russo e alla popolazione russa. Abbiamo dunque energicamente sostenuto la sua iniziativa, signor Presidente, volta a far sì che tutte le scuole d Europa ieri a mezzogiorno rispettassero un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di questo attentato terroristico. In questo modo i nostri bambini hanno potuto dimostrare al mondo il loro dolore per le vittime e i loro timori per il terrorismo. Ora spetta a noi politici tradurre queste preoccupazioni in azioni concrete e rafforzare la nostra lotta al terrorismo rispettando al contempo i nostri valori fondamentali. (Applausi) Patten, Commissione. (EN) Signor Presidente, permettetemi di cominciare dal punto in cui ha concluso il ministro degli Esteri olandese e dire che chiunque possieda un briciolo di umanità non può che sentirsi inorridito e profondamente addolorato per i tragici eventi avvenuti due settimane fa alla scuola di Beslan, nell Ossezia settentrionale. Rinnovo le condoglianze della Commissione alla popolazione di Beslan. Condanno anche senza esitazione e senza riserve tutti gli attentati terroristici, ovunque siano perpetrati. Gli attacchi contro i civili sono sempre spregevoli, ma quando prendono intenzionalmente di mira dei bambini, raggiungono livelli di atrocità inauditi. Purtroppo, come ha osservato la Presidenza, non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi mesi, la Russia ha subito diversi attentati terroristici, con obiettivi che vanno dalla metropolitana di Mosca ai voli interni per il trasporto passeggeri. La sequela è oltremodo allarmante e la Commissione ha naturalmente espresso la sua disponibilità ad intensificare il lavoro con la Russia per combattere le minacce terroristiche molto reali che il paese deve affrontare. Per esempio, collaboriamo già con la Russia nella lotta contro il finanziamento del terrorismo, aiutandola a rafforzare gli sforzi volti a contrastare il riciclaggio di denaro. L ideale per noi sarebbe promuovere tali sforzi nell ambito del nostro tanto decantato partenariato strategico con la Russia, nell ambito di un processo di dialogo. Il dialogo inevitabilmente solleva questioni. Un aiuto reale si può fornire solo attraverso la comprensione, e la comprensione si raggiunge solo con la chiarezza. Ciò che è accaduto a Beslan non è ancora del tutto chiaro, almeno per l osservatore esterno. Chi erano le persone coinvolte? In che modo i sequestratori degli ostaggi hanno pianificato ed eseguito questa azione orribile? Che cosa ha provocato l irruzione nella scuola? Perché il numero di vittime è stato così elevato? In ogni caso, il collegamento con la Cecenia è chiaro. I fatti di Beslan ricalcano l intensificazione degli attacchi ribelli sia in Cecenia che in Inguscezia cominciata in primavera. L attuale conflitto, ora al suo quinto anno, è una vicenda terribile, con diffusi abusi dei diritti umani e attacchi contro la popolazione civile sia da parte delle forze armate russe che dei ribelli. Numerosi civili sono semplicemente scomparsi. Il conflitto ha provocato un enorme crisi umanitaria e ha devastato l economia. Dovremmo tutti riconoscere, tuttavia, che questo non è il momento di dare lezioni alla Russia sulla Cecenia. Questo è un momento di dolore e di forte turbamento. Abbiamo avuto, e continueremo ad avere, le nostre divergenze con la Russia sulla Cecenia. Abbiamo espresso e continueremo a esprimere chiaramente tali divergenze e a discuterle nelle nostre riunioni con le autorità russe. Questo è ciò che fanno i partner. Per la Commissione, due principi guidano la cooperazione con la Russia nel campo del terrorismo. In primo luogo, è altrettanto importante, se non di più, cooperare per prevenire il terrorismo, e con questo intendo affrontarne le cause alle radici. In secondo luogo e appoggio pienamente ciò che ha appena affermato il ministro degli Esteri i diritti umani rivestono capitale importanza e devono essere rispettati. La lotta contro il terrorismo non giustifica né scusa la violazione dei diritti umani. Essa è anzi rafforzata da un rispetto dimostrabile dei diritti umani di tutti i cittadini. L altro giorno sono venuto a conoscenza di una pregevole dichiarazione del Presidente della Corte suprema in Israele. Si pronunciava sulla barriera di sicurezza. Le sue affermazioni mi hanno ricordato ciò che fondamentalmente condividiamo con Israele, a prescindere dalle nostre critiche sulle politiche del governo attuale. Le democrazie, ha affermato, devono lottare con una mano legata dietro la schiena. E vero. Ma è altrettanto vero che se ci si comporta come i terroristi, si minano le basi della propria autorità morale e si accresce il numero di cittadini che li sostengono attivamente o passivamente. Quando riprenderemo la discussione sulla Cecenia, dovremo quindi continuare a esprimerci chiaramente a favore di una soluzione politica del conflitto, che rispetti l integrità territoriale della Russia. Tuttavia, dovremo farlo in un modo coerente e intelligente, che non rischi di cambiare di presidenza in presidenza e che tenga conto della natura complessa del conflitto etnico nell intera regione del Caucaso.

4 8 15/09/2004 Tra parentesi, vorrei rilevare che noi e i nostri partner russi dobbiamo raggiungere con urgenza una comprensione comune di questo aspetto. L integrità territoriale e la stabilità sono importanti in tutte le regioni confinanti con la Russia, nel Caucaso meridionale e nel Caucaso settentrionale. Sono importanti nelle regioni limitrofe e anche all interno della Russia stessa. Il riconoscimento comune di questa realtà sarebbe prezioso al fine di rendere il nostro comune vicinato un luogo più sicuro. Da parte nostra, dovremmo ammettere che nessuna persona ragionevole in Russia potrebbe o vorrebbe tornare allo status quo ceceno negli anni immediatamente precedenti il Ricordano com era, e a che cosa ha portato. Dovremmo ricordarlo anche noi. Era spaventoso: una comunità che esportava il gangsterismo. La Commissione accoglie quindi con favore gli sforzi intesi a ristabilire sistemi di sanità pubblica, d istruzione e amministrativi ben funzionanti, ma non ci facciamo illusioni. Questo è l inizio di un lunghissimo viaggio, e l appropriazione indebita dei fondi destinati alla ricostruzione da parte di funzionari corrotti, l evidente manipolazione delle elezioni, l incapacità di tutelare i diritti umani e l assenza di dialogo possono solo renderlo più lungo. La sfida per la Russia è insediare una leadership in Cecenia nella quale la popolazione cecena abbia fiducia. In caso contrario, non sarà possibile alcuna riconciliazione reale e duratura, che è chiaramente ciò che desidera la maggioranza della popolazione. Possiamo contribuire, in modo modesto, sostenendo gli sforzi volti a promuovere la ricostruzione e il rafforzamento delle istituzioni in Cecenia. Ribadisco la disponibilità della Commissione a fornire fondi per la ricostruzione e la ristrutturazione nel Caucaso settentrionale, non appena la situazione della sicurezza lo permetta e si possa condurre una missione di valutazione a Mosca e nella regione stessa. Tuttavia, in ultima analisi tutto questo e la soluzione duratura della tragedia cecena dipendono dall attuazione di politiche lungimiranti, umane e risolute a Mosca. Mi auguro che giungano presto e che il governo della Federazione russa non concluda che l unica risposta al terrorismo è accrescere il potere del Cremlino. Francamente, nella storia si trova ben poco di positivo in proposito. (Applausi) Pinheiro, João de Deus (PPE-DE). (PT) Signor Presidente, intervenire è sempre più facile quando si è d accordo con gli oratori precedenti, in questo caso, la Presidenza e la Commissione. E già stato detto quasi tutto sul terrorismo, in seguito all 11 settembre, l 11 marzo e ora alla tragedia di Beslan. Non si tratta più solo di terrorismo, ma di una nuova realtà, che definirei iperterrorismo, in cui non solo la popolazione civile, ma anche i bambini sono usati come mezzo assolutamente inaccettabile per conseguire un fine. In queste circostanze, signor Presidente e onorevoli colleghi, ciò che si può dire è molto semplice. In primo luogo, dobbiamo esigere grande fermezza da parte delle istituzioni e dei governi. In nessuna circostanza possiamo accettare una posizione di neutralità, da parte di qualsiasi istituzione o Stato, di fronte a un atto di iperterrorismo di questa natura. Non sono solo i governi a dover collaborare: dobbiamo esigere che tutti i governi e tutte le istituzioni collaborino nella lotta contro il terrorismo e l iperterrorismo. Tuttavia, come è stato affermato, la fermezza che esigiamo non deve mai andare a scapito di ciò che ci rende forti, ciò per cui lottiamo, cioè la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani. Questo è un ambito in cui non dobbiamo fare alcuna concessione. Non vogliamo creare Stati di polizia, nemmeno negli Stati in cui esistono le maggiori giustificazioni per farlo, perché se dovessimo scegliere questa strada, come è già stato affermato, perderemmo tutta la nostra forza morale. Ciò di cui abbiamo bisogno, oltre alla fermezza, è quindi una più stretta cooperazione e, al momento, riteniamo vi siano margini di miglioramento in questo ambito, innanzi tutto per quanto riguarda la raccolta di informazioni, ma anche riguardo ai flussi di denaro che sostengono il terrorismo. Chi finanzia tali flussi e il modo in cui il denaro circola a livello internazionale sono questioni su cui occorre investigare a livello molto più approfondito di quanto non si sia fatto finora. Le Istituzioni europee sono attente al problema. Plaudo al lavoro svolto in seno alla Commissione, in particolare dal Commissario Vitorino; tale lavoro deve essere portato avanti in modo ancora più completo. Concludo, signor Presidente, affermando che a nostro parere il terrorismo è sempre una lotta contro la democrazia, la libertà e lo Stato di diritto, che sono le pietre angolari dell Unione europea. Questo è uno dei motivi essenziali per combatterlo tutti insieme Schulz (PSE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha affermato poc anzi il Commissario Patten, questo è un momento di dolore, non un momento per dare lezioni alla Russia, e sono pienamente d accordo con lui. Nessuno degli oratori che interverranno nella discussione di oggi può cancellare quelle immagini. Credo che possiamo tutti capire facilmente che cosa significhi una città in cui non una sola famiglia non ha una vittima da piangere, e la maggioranza delle famiglie ha perso dei bambini. Dobbiamo provare a immaginarlo: esiste un luogo sulla Terra in cui non vi è una sola famiglia che non abbia perso un bambino, che sia il nipote o il proprio figlio. Beslan dovrà vivere con questo trauma a lungo, e non solo Beslan: dovremo tutti vivere a lungo con questo trauma. Il mondo dei media, in cui ci sentiamo a casa, è effimero e spensierato: già oggi sono altre immagini a fare notizia. Vorrei quindi riprendere un affermazione dell onorevole Cohn-Bendit, a mio parere molto acuta. E stato passato un Rubicone del terrorismo, ha affermato. E un fatto, è realmente accaduto. Per la prima volta abbiamo visto nel terrorismo una peculiarità che si è distinta per due elementi. E di fatto una legge non scritta, ma ovvia,

5 15/09/ dell umanità quella secondo cui i bambini non vanno presi di mira in azioni del genere. Finora, per quanto ricordo, era un dato di fatto del terrorismo, se non della guerra, che i bambini non fossero colpiti da tali azioni. Per la prima volta, è stato introdotto un elemento che dice: Per noi è lo stesso, prenderemo in ostaggio un intera scuola e non c interessa che cosa succede ai bambini. Il fine giustifica quindi il sacrificio di bambini; è stato davvero passato un Rubicone ed è da questo che dobbiamo difenderci. Nella discussione odierna, vorrei quindi richiamare l attenzione su un aspetto: poiché sappiamo tutti in che modo ragionano questi terroristi, dobbiamo anche evidenziare un paio di nessi. Esiste, ed è piuttosto ovvio, un nesso fra la Cecenia e il terrorismo islamico e l idea è di usare la Cecenia e l Inguscezia, regioni con popolazioni prevalentemente musulmane, come mezzo per portare il terrorismo nell Ossezia settentrionale, abitata da una comunità di fede diversa, allo scopo di raddoppiare il conflitto. Tuttavia, allorché sono stati presi in ostaggio dei bambini, si è verificato un effetto che è passato inosservato nei nostri media. Per la prima volta da molto tempo, in nessun paese arabo vi sono state manifestazioni di strada a sostegno di questa azione terroristica. In tutto il mondo islamico nessun quotidiano si è astenuto dal condannare l atto. Persino il più radicale dei leader islamici ha condannato e ripudiato questo genere di terrorismo. E in questo elemento che, senza dubbio, risiede l opportunità di ravvivare un dialogo che ci è sfuggito. Se possiamo individuare un minimo denominatore comune e ritengo si possa nel nostro comune ripudio di questo genere di terrorismo, questo minimo denominatore comune è anche un opportunità per lanciare il dialogo, un opportunità che dobbiamo cogliere. Questo è il motivo per cui il nostro gruppo ha discusso la necessità di trarre le logiche conclusioni, di evitare di parlare solo in termini di scontro fra culture e cogliere invece le opportunità di dialogo interculturale ogniqualvolta si presentino, anche quando si raggiunge il più basso livello morale, come in questo caso. A tutte le osservazioni acute fatte oggi in Aula, vorrei aggiungere che i governi dell Unione devono affrontare una questione precisa, soprattutto in seno al Parlamento, proprio in quest Aula. Il Parlamento europeo è stato unanime nel sostenere gli Stati che hanno respinto la guerra preventiva come mezzo per condurre la politica internazionale e come metodo per la risoluzione dei conflitti. Fra poco discuteremo la situazione in Iraq e il fallimento della strategia secondo cui le crisi e i conflitti internazionali si possono risolvere con attacchi preventivi. Per essere coerenti, tuttavia, dobbiamo anche dire che tali crisi non si affrontano meglio annullando il sistema democratico, abolendo lo Stato di diritto o reintroducendo strutture autoritarie. Non spetta a noi consigliare la Russia, ma chiunque reintroduca la pena di morte si esclude dalla nostra piattaforma d azione, piattaforma che noi in seno all Assemblea, permettetemi di aggiungere, condividiamo con le nostre controparti in seno al Consiglio d Europa. Anche questo è onesto dire, e se non riusciamo a dirlo a un amico, allora penso che sia già troppo tardi. Tuttavia, poiché abbiamo amici in Russia, e poiché la Russia è il nostro partner più importante in Europa, dobbiamo affermare in modo forte e chiaro che la guerra preventiva è altrettanto inutile della reintroduzione di strutture autoritarie. (Applausi) Koch-Mehrin (ALDE/ADLE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo sconvolti dall atroce azione terroristica di Beslan. La aborriamo e condanniamo senza riserve. La brutalità nei confronti di bambini, genitori e insegnanti è incredibile; questi terroristi non sono combattenti per la libertà, sono cinici assassini. Come tutti gli europei, noi eurodeputati abbiamo il diritto di chiedere come si sia potuta verificare questa tragedia, e se fosse inevitabile. Chi ha seminato il seme di questo terrorismo, chi ha ucciso tanti innocenti in modo così terribile, a Beslan e in un teatro di Mosca un anno fa? Chi c è effettivamente dietro gli incidenti aerei in Russia? Questioni come queste non sminuiscono la nostra solidarietà nei confronti delle vittime e il nostro orrore dinanzi alla tragedia degli ostaggi. Non esiste una soluzione semplice nella guerra al terrorismo, perché va ben oltre i limiti della guerra così come la conosciamo ed è anche molto più complessa di quella che era nota come Guerra fredda. Non vi sono campi di battaglia ben definiti, il nemico non è facilmente individuabile e questo è ciò che rende inefficaci risposte semplici come l intervento militare. I terroristi devono essere snidati in modo implacabile, questo è certo, e nessuno ne dubita, ma non è sufficiente combattere i sintomi: dobbiamo arrivare alle cause di questa guerra. Il governo russo deve trarre insegnamento dalla catastrofe di Beslan, al fine di spezzare il circolo vizioso della violenza in Cecenia. In questa situazione, il comportamento bellicoso sbarra la strada a una conclusione pacifica e democratica del conflitto. Finché la popolazione di Grozny non avrà la speranza di una vita normale, continuerà ad esistere un pericoloso incentivo al terrorismo. Il Presidente Putin gioca duro, ma non sceglie l arduo percorso di una soluzione politica, perché il suo governo sembra convinto che sia impossibile trovare una soluzione politica per la Cecenia. Resta solo la menzogna di una guerra invincibile. Questa settimana, il Presidente Putin ha annunciato l introduzione di emendamenti alla costituzione russa, che di fatto eliminano gli elementi della democrazia dal sistema politico del paese. Questa non è una vera guerra contro il terrorismo, ma la guerra di Putin: una guerra contro la diversità politica di cui la Russia ha disperatamente bisogno, e un governo più forte non rende affatto più sicuro il paese.

6 10 15/09/2004 Noi liberali e democratici siamo convinti di avere il diritto e il dovere, in quanto rappresentanti dei cittadini d Europa, di parlar chiaro sulla Cecenia ed esprimerci a favore della democrazia e dello Stato di diritto. Non è sufficiente accennare alla Cecenia in piccole note a margine. Questo è il motivo per cui deploriamo e critichiamo il fatto che il gruppo socialista e il gruppo dei democratici cristiani conservatori abbiano bloccato una risoluzione del Parlamento su questo importante argomento. Non dobbiamo accettare supini la manipolazione delle elezioni e le continue violazioni dei diritti umani. In nessun luogo al mondo possiamo permettere che l idea della guerra preventiva contro il terrorismo metta radici, perché conduce a un punto morto. Crediamo nell universalità dei diritti umani e dello Stato di diritto. L Unione europea vuole instaurare un vero partenariato con la Russia, ma a tal fine la Russia deve essere disposta a riconsiderare la sua politica sulla Cecenia e trovare il coraggio di cambiare rotta. (Applausi) Cohn-Bendit (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo tutti d accordo nel riconoscere che l attacco di Beslan è stato mostruoso e che i suoi autori, prendendo in ostaggio dei bambini e chiedendo alle madri di scegliere quali dovessero morire e quali vivere, hanno dimostrato di essere dei mostri. Su queste basi, abbiamo due possibilità: possiamo dire che bisogna combattere questi mostri, il che è una verità lapalissiana e anche un po semplicistica, oppure chiederci come mai degli esseri umani sono diventati dei mostri. I ceceni che hanno compiuto l azione non erano dei mostri, lo sono diventati. Chi ha trasformato in mostri degli esseri umani? E un quesito legittimo e, in Cecenia, un potere coloniale ha condotto per anni una guerra coloniale che, giorno dopo giorno, ha prodotto dei mostri. Se vogliamo discutere sul modo in cui fermare la barbarie del terrorismo, dobbiamo innanzi tutto capire come porre fine a questa guerra coloniale e barbarica. La storia ci ha insegnato che cosa sono le guerre coloniali. Gli attentati compiuti dagli algerini contro i francesi erano barbarici. Le guerre coloniali producono barbari. Il problema è trovare il modo di porre fine alla barbarie. Non è sufficiente dire che stanzieremo più fondi per la guerra al terrorismo, dobbiamo chiederci che cosa possiamo mettere sulla bilancia politica noi europei per fermare la barbarie. In questo contesto, possiamo svolgere un ruolo di mediazione politica fra i russi, che sono incapaci di proporre una soluzione politica, e i ceceni, che non riescono a liberarsi dal terrorismo. E per questo che chiediamo di condannare l atteggiamento del Presidente Putin. Qual è il nesso tra la riforma del processo elettorale regionale e il terrorismo? Qual è il nesso con la lotta al terrorismo? Nessuno. Per contro, esiste un nesso con il potere di uno zar la cui legittimazione democratica è dubbia. Va detto che la Russia di oggi sta per lasciarsi alle spalle la democrazia. Per quanto riguarda invece la Cecenia, quando si parla di soluzione politica, occorre sapere con chi negoziare. Una soluzione politica non si troverà nella sola Russia. Devono esistere partner ceceni con cui negoziare. Se trattiamo tutti allo stesso modo, i terroristi e i ceceni che propongono soluzioni politiche, se li trattiamo tutti come terroristi, non ci sarà alcuna soluzione politica perché non ci sarà alcuna persona con cui negoziare. Occorre negoziare con il signor Zakayev, discutere le sue proposte, riconoscerlo, ed è quanto meno giusto che l Unione lo riconosca e lo incoraggi ad abbandonare e denunciare il terrorismo; dobbiamo considerarlo un partner politico, un nemico con cui è necessario negoziare. Si negozia sempre con i nemici, mai con gli amici. Con gli amici, se se ne ha voglia, si organizzano feste a sorpresa, non si conducono negoziati politici. Questo è il motivo per cui, signor Presidente, il gruppo Verde/Alleanza libera europea propone Natalia Estemirova per il Premio Sacharov. E figlia di un russo e di una cecena e si batte giustamente a Grozny per il riconoscimento dei diritti umani: un vero e proprio simbolo! E membro del gruppo Memorial, del quale ha fatto parte anche Andrei Sacharov. E una donna che si batte nello spirito e con gli amici di Andrei Sacharov. Mi auguro che l Assemblea avrà la forza di dire che esiste una soluzione diversa dal terrorismo per il conflitto in Cecenia e Natalia Estemirova sarebbe il simbolo di un azione politica del Parlamento in risposta a questa situazione drammatica. (Applausi) Wurtz (GUE/NGL). (FR) Signor Presidente, ieri il Presidente del Parlamento ha espresso a nome di tutti noi profonda indignazione per la mostruosa presa di ostaggi di Beslan. La nostra condanna del terrorismo è stata radicale e unanime. Dobbiamo ora esprimerci in modo altrettanto chiaro sulle radici di questi spaventosi scoppi di violenza, sui risultati della famosa guerra al terrorismo lanciata al fine di arginarlo e sulle responsabilità dell Unione in questo contesto cruciale. Tali questioni si presentano tuttavia in modo molto simile per quanto riguarda il Caucaso, l Iraq e il Medio Oriente. Bush, Putin e Sharon portano avanti la stessa strategia e ottengono gli stessi risultati catastrofici. Le radici del terrorismo, come ben sappiamo, sono lo stato di guerra permanente, i bombardamenti, le devastazioni e le umiliazioni, se non gli atti di barbarie commessi dallo stesso esercito di occupazione. In nome della guerra contro il terrorismo, si è finito per condurre una guerra contro le popolazioni. A forza di far patire loro le pene dell inferno, abbiamo effettivamente generato dei mostri.

7 15/09/ Il bilancio di questa presunta guerra al terrorismo è quindi identico in tutti i casi che ho citato. Vladimir Putin è salito al potere promettendo di ristabilire l ordine. Cinque anni dopo, il Caucaso è in fiamme e il sangue scorre fino a Mosca. Ariel Sharon ha promesso al suo popolo la sicurezza e la pace. La popolazione israeliana vive ormai in un clima di paura, di divisione e di conflitto, mentre Gaza, accerchiata e sfinita, sta per diventare una nuova bomba a scoppio ritardato. George Bush vedeva il bene sconfiggere il male e pensava di portare la democrazia in tutto il Medio Oriente, e ora l Iraq affonda nel caos mentre si allunga di giorno in giorno la lista delle vittime innocenti. Qual è dunque la responsabilità dell Unione, sia sulla base dei suoi valori che in virtù dei suoi migliori interessi? Innanzi tutto, quella di esistere non come entità impercettibile, ma come soggetto riconosciuto, e soprattutto avere il coraggio di suonare il campanello d allarme quando il mondo va a pezzi sotto i nostri occhi. Non deve tremare al primo cipiglio del capo del Cremlino. L accusa di ingerenza non ha maggior peso oggi in Cecenia di quanto ne avesse ieri nel Kosovo. Bisogna anche farla finita con l intollerabile impunità accordata di fatto al governo Sharon, che sfida apertamente l ONU, la Corte di giustizia internazionale e il diritto internazionale in generale. Occorre infine denunciare la guerra ingiusta, illegale e sempre più pericolosa in Iraq e chiedere ufficialmente il ritiro dell esercito di occupazione e, in linea generale, adottare, per il futuro, il principio della proscrizione della guerra come strumento per risolvere i problemi del mondo. Meditiamo sulle parole di Kofi Annan: La storia è un giudice impietoso, non ci perdonerà se ci lasceremo sfuggire questo momento. (Applausi) Muscardini (UEN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i recenti tragici avvenimenti sono alcuni degli ultimi inequivocabili segnali che pongono il mondo civile di fronte a una realtà evidente: il terrorismo di questi anni non rappresenta episodi isolati e collegati tra loro solo dall efferatezza e dalla violenza, ma siamo di fronte a una guerra, sia pure non convenzionale. Si tratta di una guerra nuova, perché mai prima d ora le forze del male si erano mobilitate a tutto campo e mai il mondo civile si era trovato, ad ogni latitudine del globo, di fronte a un atrocità così diffusa e a una così totale indifferenza verso i valori e i principi della civiltà. Mai erano stati colpiti con tanta ferocia e determinazione, al di fuori di conflitti convenzionali, i bambini. E ora di uscire dallo stordimento che come mondo civile abbiamo provato, dovuto al fatto che a ciascuno di noi, educati al rispetto della dignità umana e dei diritti civili, risulta incomprensibile come vi siano uomini e donne capaci dei gesti di feroce crudeltà cui abbiamo assistito. Ci hanno dichiarato una guerra globale con metodi anticonvenzionali e non possiamo dimenticare che molti erano stati gli annunci, dagli attentati di Dar es Salaam e di Nairobi all escalation del regime talebano. Uno degli ultimi avvertimenti lo lanciò a questo Parlamento e alla comunità internazionale il comandante Massud, poi ucciso il 9 settembre 2001, pochi mesi dopo la sua visita a Strasburgo e due giorni prima dell attentato alle Torri gemelle, attentato che segnò l ufficiale dichiarazione di guerra del terrorismo a tutto il mondo civile. Dobbiamo comprendere la realtà in cui viviamo. Non ci sono più ambasciatori che ci annunciano lo stato di guerra, ma ci sono bombe che dilaniano i nostri territori, assassini e violentatori di bambini e il reclutamento di nuovi terroristi nelle nostre stesse città. L Europa ha il dovere di ascoltare tutte le voci che si levano in difesa della libertà delle popolazioni oppresse, ma deve dire con chiarezza che il terrorismo va combattuto e condannato senza se e senza ma e che tutti coloro i quali, in un modo più o meno surrettizio, giustificano, tollerano o fiancheggiano il terrorismo devono essere isolati e messi in condizione di non nuocere. In questo momento, in cui con solidarietà e difficoltà stiamo combattendo contro questo nuovo terrorismo che ci ha dichiarato guerra, riesce difficile comprendere come paesi a noi vicini che rispettiamo e amiamo, come ad esempio la Francia, lascino sfuggire un terrorista condannato in Italia per quattro omicidi commessi durante i tragici anni di piombo. Anche le nostre legislazioni nazionali ed europee devono essere adeguate all emergenza che stiamo vivendo Claeys (NI). (NL) Signor Presidente, Abdel Rahman al-rashid, direttore dell emittente televisiva Al-Arabiya, ha scritto un pregevole editoriale sul Sunday Telegraph britannico del 5 settembre. Coloro che hanno preso in ostaggio i bambini a Beslan, ha scritto, erano musulmani, così come i sequestratori di ostaggi in Iraq, gli autori degli atti di violenza nel Darfur in Sudan, bin Laden e gli attentatori suicidi che fanno esplodere autobus, automobili, scuole, case e altri edifici in tutto il mondo. Non possiamo riabilitare il nostro nome, ha proseguito, finché non riconosciamo il fatto vergognoso che il terrorismo è diventato un attività islamica, un monopolio di fatto gestito da uomini e donne mussulmani, fine della citazione. Musulmani coraggiosi come il signor al-rashid devono essere sostenuti quando fanno queste affermazioni. Soprattutto, dobbiamo renderci conto che è in atto una guerra globale contro l Europa e l Occidente in generale, una guerra condotta da fondamentalisti musulmani contro i nostri valori democratici e i nostri stili di vita europei. Purtroppo, non sono affatto convinto che l Unione europea sia in prima linea nella lotta al terrorismo, come ha affermato poc anzi il Ministro Bot. Ben oltre quanto avviene ora, è necessaria la cooperazione con gli Stati Uniti, con la NATO e con paesi come la Russia. Gli Stati membri devono collaborare in modo più efficace nello scambio di informazioni e devono adeguare meglio la loro legislazione al fine di combattere il terrorismo

8 12 15/09/2004 internazionale, altrimenti la situazione andrà di male in peggio Mayor Oreja (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, ciò che è accaduto a Beslan è una prova fondamentale che il terrorismo islamico è e continuerà a essere il principale problema che pregiudica la coesistenza fra gli europei. Non è solo un problema emergente, dobbiamo convincerci che sarà un problema crescente. Il rischio maggiore che corriamo noi europei di fronte a questo fenomeno è che i cittadini europei giungano alla conclusione che la nostra risposta è sostanzialmente l incapacità di agire, la paralisi, il fare nulla. Questo è il rischio maggiore, la difficoltà maggiore: non sapere come far fronte a questo rischio terribile con i nostri principi, le nostre convinzioni e i nostri valori. Sulla base della mia esperienza personale, ritengo che per far fronte al flagello del terrorismo, la prima cosa da fare, la più importante, sia prendere coscienza, avere una maggiore consapevolezza della gravità del problema. Le misure legislative e operative saranno importanti, ma la cosa più importante è la consapevolezza. Questa consapevolezza ha due risvolti: in primo luogo, dobbiamo avere il coraggio di dare la massima priorità alla lotta al terrorismo fra tutti i nostri problemi. Dobbiamo quindi dirlo, ribadirlo e affermarlo in tutti i documenti dell Unione, in tutte le nostre dichiarazioni pubbliche: il terrorismo è il problema principale. Oggi arrivo persino ad affermare che la principale lacuna nella politica antiterrorismo dell Unione europea non è la mancanza di misure e iniziative, ma il fatto che non riconosciamo a sufficienza che il terrorismo è il problema principale degli europei. In secondo luogo, il secondo obiettivo in termini di una maggiore consapevolezza è convincerci che possiamo sconfiggere questo fenomeno. Non possiamo cominciare a lottare contro il terrorismo senza avere la certezza, fondata sulla forza morale delle nostre convinzioni, che riusciremo a sconfiggerlo. Il terrorismo è essenzialmente paura, esso genera paura. La paura di fallire che proviamo quando affrontiamo un problema di questa natura è la prima che dobbiamo riuscire a vincere per poter poi sconfiggere l organizzazione terroristica. Onorevoli colleghi, occorre tempo per combattere un fenomeno terroristico. Non esistono scorciatoie né possibilità di soluzioni magiche. Tuttavia, questa convinzione deve essere presente in ciascuno di noi fin dall inizio. La lotta contro il terrorismo non è di sinistra né di destra: è essenzialmente un obbligo morale. Per questo motivo, ritengo che dovremo dedicare più tempo, più sedute monografiche in seno al Parlamento, alla lotta contro il terrorismo. Dobbiamo affermare più sovente che il terrorismo è il problema principale degli europei e dobbiamo promuovere un dibattito fra i governi per accertare, in determinate circostanze, quando vengono compiuti attentati in prossimità delle elezioni, di quali strumenti di difesa dispongano tali governi, rinviando o meno le elezioni, per impedire ai terroristi di raggiungere i loro obiettivi. Per concludere, onorevoli colleghi, ritengo si tratti di un obbligo morale della massima importanza. (Applausi) Wiersma (PSE). (NL) Signor Presidente, il feroce attentato terroristico perpetrato su una scuola di Beslan ha provocato centinaia di vittime tra i bambini e le loro madri. Quello che per centinaia di bambini sarebbe dovuto essere un giorno di gioia il primo giorno di scuola si è trasformato in una tragedia atroce. Ieri, assieme a milioni di bambini in tutta Europa, abbiamo osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Ringraziamo il Presidente del Parlamento per questo gesto di solidarietà, che è stato anche un espressione di impotenza, l impotenza provata da tutti dinanzi a questo attacco crudele contro chi non può difendersi: i bambini e le loro madri. Oggi vogliamo soprattutto affermare che siamo al fianco della popolazione di un angolo remoto dell Europa, ma il dibattito sulla crescente minaccia di un terrorismo che non risparmia niente e nessuno deve continuare, sia oggi che nei mesi a venire. Le parole chiave devono essere comprensione e azione. Dobbiamo tentare di comprendere l incomprensibile. Dobbiamo essere disposti a ricercare le cause del terrorismo, aprire gli occhi di fronte all impotenza e alla frustrazione della popolazione e di fronte a conflitti che sembrano senza fine, senza prospettiva di soluzione. Chiaramente non sto affermando che l esistenza di tali conflitti giustifichi la violenza crudele perpetrata contro persone innocenti, bensì che dobbiamo adottare una strategia comune per eliminare la fonte da cui si sviluppa la violenza. Allo stesso modo, dobbiamo anche essere pronti ad agire, a rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo. Ne consegue che l Unione europea deve offrire alla popolazione russa, e al Presidente Putin, tutta l assistenza possibile per tentare di impedire che catastrofi di tale portata si ripetano in futuro. Naturalmente, ci si chiede come tutto ciò sia potuto succedere. E un bene che la Duma di Stato stia conducendo un inchiesta sul modo in cui si è conclusa la tragedia di Beslan e su come è stata affrontata la fase finale. Né si può eludere la questione cecena. L assistenza di cui ho appena parlato comprende, ovviamente, operazioni comuni in loco da parte dei servizi segreti, attività di formazione di unità specializzate e lo studio delle rispettive esperienze. Il terrorismo internazionale non si può affrontare senza la cooperazione internazionale e l Unione europea ha un ruolo importante da svolgere in questo contesto. Il mio gruppo ha poca simpatia per coloro che pensano di poter combattere da soli il terrorismo internazionale e

9 15/09/ credono che questo sia l unico modo in cui farlo. Vorrei chiedere all Assemblea un dibattito intenso, da svolgere entro la fine dell anno insieme con il Consiglio e la Commissione, sul contributo europeo alla lotta contro il terrorismo. Qual è la nostra posizione e qual è la nostra analisi della minaccia? Stamattina il Ministro Bot ha apportato un importante contributo alla discussione, descrivendo ciò che stanno facendo l Unione europea e la sua Presidenza. In cima alla lista vi è la necessità di individuare e affrontare le cause, ma la nostra tradizione europea c impone anche di esaminare il modo in cui garantire le strutture democratiche e salvaguardare i diritti umani fondamentali Flautre (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, vorrei chiedere al Presidente in carica del Consiglio, Ministro Bot, che cosa gli è successo nell arco di una settimana. Una settimana fa ha rivolto una domanda molto semplice alle autorità russe, cioè come si sia potuta verificare una simile tragedia. Aveva ragione a sollevare questo interrogativo molto semplice, ma ha torto oggi a volerlo insabbiare. Perché? E la domanda che si pongono tutte le famiglie di Beslan; è la domanda che si pongono tutte le famiglie in lutto. Che cosa è successo? Che cosa è accaduto? Come si può non capire che, in questa tragedia, le autorità russe hanno usato tutto il cinismo calcolatore di cui sono capaci manipolazione, disinformazione, avvelenamenti e i migliori giornalisti, esperti sulla questione cecena, si sono visti negare la possibilità di arrivare sul posto. Come si possono negare questi fatti? Perché non porre domande alle autorità russe? Signor Presidente in carica del Consiglio, come si può cooperare nella lotta contro il terrorismo internazionale con un potere che, in un primo tempo, nega qualsiasi collegamento con il conflitto in Cecenia e, in un secondo tempo, condanna e mette una taglia sulla testa del Presidente indipendente e moderato Maskhadov? Ora quello stesso potere proclama una guerra internazionale contro il flagello planetario del terrorismo e chiede infine a tutti gli Stati di non interferire nei suoi affari interni. Che cosa rappresenta questo potere incoerente e manipolatore con il quale vuole cooperare per salvare la democrazia, lo Stato di diritto, il nostro codice di valori? Rifletta, Ministro Bot Vaidere (UEN). (LV) Onorevoli colleghi, i fatti di settembre a Beslan hanno sconvolto il mondo con la loro crudeltà e disumanità. Non vi sono parole per descrivere i sentimenti provocati dall uccisione di bambini. Questo atto di terrorismo non può avere alcuna giustificazione. Al tempo stesso, vorrei sottolineare che questi fatti esigono un azione politica di Stato, per impedire che situazioni del genere si ripetano in futuro, per eliminare le cause del terrorismo. Non è facile. E molto più facile fare dichiarazioni irresponsabili su attacchi preventivi o limitarsi a consolidare poteri autoritari. Il Presidente della Russia dovrebbe cercare di mitigare gli odi reciproci delle diverse popolazioni che abitano la Russia. Questi odi sono stati generati dallo zarismo e alimentati dallo stalinismo e devono ancora essere risolti. Di recente, uomini della milizia a Mosca hanno picchiato selvaggiamente un ex astronauta, solo perché aveva un nome che sembrava ceceno. E importante che il Presidente Putin dia prova di un adeguata preoccupazione per ogni cittadino del suo paese, non solo i russi, ma anche le altre popolazioni, e che usi il suo immenso potere per creare pace e serenità Allister (NI). (EN) Signor Presidente, in nome del popolo dell Irlanda del Nord, che conosce le crudeltà del terrorismo da più di una generazione, vorrei esprimere la mia sincera solidarietà ai genitori e alla popolazione di Beslan. Il terrore agghiacciante che è stato loro imposto è indescrivibile. Il terrorismo è sbagliato ovunque si manifesti. Non vi sono giustificazioni né possibilità di equivoci. Che si tratti dell IRA che attacca con bombe incendiarie un hotel gremito alla periferia di Belfast e riduce in cenere una dozzina di persone innocenti, di Al-Qaeda che attacca le torri gemelle, o di estremisti ceceni che massacrano bambini innocenti a Beslan, la strategia è la stessa: massimo impatto attraverso la massima carneficina, allo scopo di strappare le massime concessioni politiche. La nostra esperienza nell Irlanda del Nord dovrebbe dimostrare che non vi è nulla di onorevole, illuminato o desiderabile nell assecondare il terrorismo o nel trovare motivi per giustificarlo: è il male in ogni sua forma. In tutta Europa e in tutto il mondo, è nostro preciso dovere opporci con fermezza al terrorismo e ai suoi spregevoli apologeti Eurlings (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, l immagine di bambini che scappano da un esplosione, solo per ricevere una pallottola nella schiena, è troppo ripugnante per le parole. Soprattutto, i nostri sentimenti di solidarietà vanno alle vittime, ai caduti e all intera società russa. Per quanto diverse possano essere le nostre opinioni su un conflitto come quello in Cecenia, non può esistere alcuna giustificazione per atrocità di questo genere, e nessuno dovrebbe tentare di trovarle. Noi, in quanto politici, abbiamo il dovere nei confronti dei cittadini di fare tutto il possibile per impedire che tragedie come questa si ripetano. E sempre più evidente che il terrorismo non conosce confini ed è una minaccia per ogni società aperta. Nell affrontare il terrorismo, noi nell Unione europea dovremo quindi, più che mai, unire le forze con paesi come gli Stati Uniti e la Russia e, al tempo stesso, anche all interno dell Unione abbiamo tantissimo da imparare in materia di cooperazione. Sono stati elaborati molti piani sotto la guida del coordinatore antiterrorismo, Gijs de Vries, durante la Presidenza attuale e quella precedente, ma è altrettanto importante verificare l attuazione dei piani già adottati. Al Consiglio straordinario Giustizia e Affari interni, svoltosi in seguito agli attentati di New York del settembre 2001, si è deciso che, da lì in poi, si sarebbero scambiate tutte le informazioni sulle minacce terroristiche all interno dell Unione. Alcuni giorni prima degli attentati a Madrid, è emerso che questo scambio è ancora molto inadeguato. Non possiamo più

10 14 15/09/2004 permettercelo. Le belle parole nel frattempo sono state tradotte in azioni? La necessità di un identica applicazione vale anche per le organizzazioni terroristiche incluse nell elenco europeo. In realtà, nell Unione, che non ha frontiere interne, queste organizzazioni sono vietate in alcuni paesi, ma non in molti altri. La discussione su un identica ed efficace attuazione dei piani si dovrebbe tenere a un livello più alto e sarebbe utile che il coordinatore, Gijs de Vries, trasmettesse anche le sue relazioni direttamente all Assemblea. Dopo tutto, non dimostriamo alcuna vera comprensione e solidarietà nei confronti delle vittime di New York, di Madrid e di Beslan se le parole ambiziose non si trasformano in azioni concrete Paasilinna (PSE). (FI) Signor Presidente, dobbiamo esprimere le nostre sincere condoglianze alle vittime di Beslan e ai loro parenti. Queste persone hanno bisogno del nostro aiuto: le comunità di tutta la Russia, oltre a quella di Beslan e delle regioni circostanti. Non vi è nulla di più crudele e scriteriato dell uccisione intenzionale di madri e bambini indifesi. Non possiamo essere imparziali di fronte a un terrorismo di questo tipo. Minaccia lo Stato di diritto, la democrazia, i diritti civili, le basi della nostra società. Il mondo intero si è reso conto che è davvero stata passata la misura. L anno scorso ho guidato una delegazione parlamentare in Cecenia. Il Parlamento ha sottolineato che il conflitto in Cecenia non si può risolvere con l intervento militare. Il governo russo ha dichiarato che avrebbe agito di conseguenza. Il terrorismo non si può combattere con mezzi che riducono la democrazia, i diritti civili e l uguaglianza. Il contesto da cui prende le mosse il terrorismo comprende la politica sociale e quindi anche la soluzione comprende la politica sociale. Non si può risolvere la situazione con l uso delle armi o con il continuo accentramento del potere. In Europa, possiamo constatare che la politica della Russia sulla Cecenia è fallita. E difficile immaginare come un continuo accentramento del potere nel Cremlino possa aiutarci a comprendere tale politica. Finora, abbiamo sostenuto la politica volta a promuovere la stabilità e la democrazia sotto la leadership del Presidente Putin. Ci auguriamo ora che non succeda che, in conseguenza di questi tragici eventi, si cominci a ripensare e modificare la nostra politica sulla Russia, perché ora la Russia stessa è anche una vittima. Ci auguriamo di poter trovare, insieme con le autorità russe, soluzioni che permettano alla Russia di agire in conformità dei suoi stessi proclami pubblici, soluzioni che anche noi potremo pienamente sostenere. Si tratta di un problema d interesse comune Staes (Verts/ALE). (NL) Signor Presidente, anche se a unirci è l orrore totale, la piena e assoluta condanna dei tragici eventi di Beslan, vorrei esortarvi a non ridurre la tragedia di Beslan e della Cecenia a un analisi semplicistica della lotta al terrorismo internazionale. Vi è molto di più in gioco. In Cecenia, si combatte una guerra disastrosa. Basta leggere le relazioni di Amnesty International, o la relazione della nostra commissione ad hoc, della quale sono stato membro e cui ha accennato l onorevole Paasilinna, o anche solo guardare ciò che accade in Cecenia. Una soluzione militare è impossibile. Ciò che occorre è instaurare un dialogo, un dialogo aperto a tutte le parti, tutte le parti all interno della Cecenia, non solo il clan attorno al signor Kadirov, ma tutti i clan in Cecenia, un dialogo cui partecipino anche i ribelli. La signora Thatcher una volta affermò che non avrebbe mai dialogato con i terroristi, eppure è grazie al signor John Hume se i governi britannico e irlandese si sono seduti al tavolo dei negoziati, insieme con l IRA e i gruppi terroristici protestanti. Questa ha dimostrato di essere la soluzione per la pace in Irlanda, ed è anche la soluzione per la pace in Cecenia. Si devono avviare trattative con tutte le parti e l Europa deve svolgere un ruolo importante in questo processo, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti nell Irlanda del Nord. Dobbiamo cercare di riunire le parti e persuaderle a lavorare insieme. Questo è ciò che ci chiedono i ceceni, perché i ceceni essenzialmente vogliono la pace Czarnecki, Ryszard (NI). (PL) Signor Presidente, non ho parole di fronte alla tragedia che ha colpito bambini e adulti in Ossezia, ma le parole si devono trovare. Si devono trovare le parole e si devono intraprendere azioni per evitare di dover versare lacrime in futuro. Non si può parlare di terrorismo giusto o sbagliato: tutte le forme di terrorismo sono sbagliate. Non si può parlare di terrorismo in nome di Dio: ogni forma di terrorismo è opera del diavolo. Ciò detto, il film sulla Cecenia che guardiamo da anni non è una pellicola in bianco e nero, con lo sceriffo buono che combatte i cattivi. In questo film lo sceriffo in passato ha anche sparato alla gente nella schiena, perché in Cecenia esistono effettivamente due tipi di terrorismo. Vi è il tipo che attualmente è oggetto di lunghe discussioni, sia in Aula che altrove, e vi è l altro tipo di cui nessuno parla, cioè il terrorismo di Stato. Il fatto che l Unione europea esprima il suo parere al riguardo va accolto con favore. Tale parere dovrebbe essere quello dell intera Unione europea, ed è un fatto di cui dovrebbe prendere atto la Russia, che in passato ha preferito parlare con Stati membri selezionati, per esempio la Germania e la Francia, come ha dimostrato il recente Vertice di Sochi. Se agiamo insieme, signor Presidente, come una sola Unione europea, sarà più facile esercitare la nostra influenza sulla Russia e lottare a favore dei diritti umani, in Cecenia e altrove Landsbergis (PPE-DE). (LT) Signor Presidente, nel nord dell Ossezia si è verificata una tragedia particolarmente dolorosa, in cui la brutalità da un lato si è scontrata con l irresponsabilità dall altro. Rievoca la tragedia nel teatro di Mosca e richiama alla mente varie cose. Oggi che le autorità russe dichiarano che lotteranno contro il terrorismo ovunque, ciò può sembrare nuovo e positivo, e forse apre la strada a sforzi congiunti in Iraq, Afghanistan, per fermare il terrorismo nel Qatar e altrove. Quando le autorità russe condannano l uso di duplici misure, lasciano sperare che anche i

11 15/09/ terroristi russi saranno perseguiti, per esempio quelli che nella notte del 31 luglio 1991 uccisero a sangue freddo sette guardie di confine lituane. I criminali sono noti: membri di un unità del gruppo terrorista Berretti neri, vivono in Russia protetti e sostenuti dalle autorità, che rifiutano di cooperare con Vilnius ai fini della giustizia. Pur spendendo molte parole sulla guerra al terrorismo, i leader russi hanno fornito più di un esempio di doppie misure e ipocrisia. L Unione europea potrebbe esortarli a cambiare atteggiamento. Vorrei fare una citazione, un estratto della dichiarazione del governo ombra all inizio della crisi di Beslan. Cito: Condanniamo categoricamente questo atto di terrorismo e ci uniamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel sollecitare il rilascio degli ostaggi. Al tempo stesso, proviamo profondo rammarico per il fatto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non abbia mai condannato né espresso solidarietà per la morte di bambini ceceni, uccisi in Cecenia per ordine delle autorità russe. Fine della citazione. In quel momento i bambini di Beslan soffrivano, ma erano ancora vivi. Gli altri bambini erano già morti e non soffrivano più. Per loro, quell anacronistica guerra coloniale era finita da tempo. Quando finirà invece? Sbagliano coloro che affermano: prima la vittoria, poi la pace. E un vicolo cieco. E ora di pensare in modo diverso: la pace è la vittoria. La pace, che salverebbe migliaia di vite, che farebbe sì che i bambini non muoiano più a causa della stupidità e della crudeltà degli adulti, non può essere disonorevole. Il Generale de Gaulle non ha disonorato la Francia quando ha posto fine alla guerra in Algeria. Vi ringrazio per l attenzione Swoboda (PSE). (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, è difficile trovare parole per esprimere la rabbia, il dolore e la vergogna evocati dall attacco terroristico di Beslan. L escalation del terrorismo, in termini di natura e grado, spaventa tutti noi ed è fonte di grave preoccupazione. Ciò che tuttavia spaventa e preoccupa me, e molti altri fra noi, è la linea rossa che collega la politica del Presidente Bush di guerra preventiva in Iraq, attraverso l ostinata convinzione del Primo Ministro Sharon che la violenza possa essere combattuta solo con la violenza, alle azioni del Presidente Putin, che tende verso la stessa direzione, convinto che la forza si possa combattere solo con la forza, con una forza maggiore che rende necessaria l autorità, che a sua volta rende inevitabili le strutture autoritarie. Sono grato a tutti gli oratori, al ministro degli Esteri e al Commissario, per aver posto in risalto la soluzione alternativa, quella che definirei europea, la quale, lungi dall inchinarsi di fronte al terrorismo e cedere ad esso, mira a combatterne anche le cause. Ai suoi partner, Russia compresa, l Europa deve illustrare in modo chiaro e inequivocabile questa soluzione. Il terrorismo va combattuto, ma anche le sue cause devono essere eliminate Ždanoka (Verts/ALE). (LV) Signor Presidente, ieri sera ci siamo uniti alla commemorazione delle vittime di Beslan, osservando un minuto di silenzio. Dagli interventi di oggi, si possono individuare diversi approcci concettuali alla valutazione di quanto accaduto. Permettetemi di esprimere brevemente il mio giudizio. Se intendiamo respingere il principio secondo cui il fine giustifica i mezzi, non dobbiamo sfruttare la situazione creata con mezzi violenti per sollevare dubbi sugli obiettivi che ci stanno a cuore. Altrimenti, i terroristi concluderanno che gli attentati che organizzano danno risultati. La questione del diritto di un popolo all autodeterminazione, che dovrebbe essere rispettato nella massima misura possibile, non deve essere sollevata in relazione ad atti di terrorismo. Inoltre, non si vorrebbe vedere l Unione europea adottare due misure, ma una sola misura nei confronti di ciò che accade in Iraq, Russia, Turchia, Indonesia e altri paesi. Il terrorismo sunnita, il terrorismo ceceno e il terrorismo curdo non hanno vita separata. Sono tutti comportamenti violenti, basati esattamente sugli stessi principi, e devono essere condannati, a prescindere da chi li pratica, dalle cause o dal territorio in cui sono messi in atto Van Orden (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, troppo spesso dopo una feroce azione terroristica le critiche si concentrano sulle autorità interessate. E successo anche stamattina. In seguito alla tragedia di Beslan, abbiamo sentito accusare le autorità russe, a causa delle loro azioni in Cecenia o della loro totale incompetenza tecnica nel gestire una situazione di terrorismo. Tuttavia, non dovremmo distrarci dalla semplice osservazione che le uniche persone effettivamente responsabili del terrorismo, degli orrori di Beslan, sono gli autori, i terroristi stessi. Nessuna causa, che sia la separazione o l autonomia della Cecenia, nessun danno inferto, nemmeno gli atti brutali da parte delle forze di sicurezza russe, nulla giustifica il massacro di bambini e delle loro madri. Purtroppo, l attacco di Beslan non sarà l ultimo. Che cosa si deve fare? Non abbiamo solo un interesse umano alla sicurezza e alla stabilità della Russia e delle sue sempre più importanti appendici meridionali, ma anche un interesse egoistico. Vogliamo tutti vedere la sicurezza e la stabilità nel Caucaso e la fine della spirale di terrorismo là dove vediamo il banditismo endemico e nazionalismi distorti ora alimentati dall estremismo islamico. E una miscela pericolosa che minaccia tutti. Le autorità russe non dovrebbero essere troppo orgogliose per chiedere aiuto, aiuto che è necessario a diversi livelli. In termini di antiterrorismo, la competenza in materia non è dell Unione europea in quanto tale. Non respingo in modo assoluto tutte le azioni dell Unione in materia di terrorismo. Una più stretta cooperazione tra le nostre forze di polizia e i nostri servizi di sicurezza è importante. Il controllo delle fonti di finanziamento del terrorismo richiede sforzi congiunti, ma troppi sforzi si concentrano sul conferimento di maggiori poteri

12 16 15/09/2004 all Unione e sull estensione delle sue competenze a nuovi settori. Non condivido l entusiasmo del Ministro Bot per il mandato d arresto europeo, per esempio. La competenza spetta a paesi come il Regno Unito e la Spagna. Senza dubbio la Russia dovrebbe far ricorso a questo tipo di competenza. L incapacità delle autorità russe di affrontare la situazione a Beslan rivela molti problemi preoccupanti e durevoli, che sembrano profondamente radicati nello Stato russo. Se l Unione europea ha qualcosa da offrire, dovrebbe essere la condanna unanime del terrorismo, assieme ad aiuti umanitari e per la ricostruzione. La Russia deve riconoscere quali sono i suoi veri amici Roure (PSE). (FR) Signor Presidente, ancora una volta il mondo è stato costretto ad assistere impotente a uno dei più tragici sequestri di ostaggi della storia. L attacco di Beslan ci fa sprofondare nell orrore assoluto, nella negazione dell umanità, nell era della barbarie. Non possiamo far altro che sentirci nauseati di fronte a chi uccide dei genitori davanti ai loro figli, di fronte a chi mette i bambini alle finestre per proteggere se stesso. Il luogo è di per sé simbolico: una scuola, il luogo che rappresenta il sapere, quel sapere che permette di lottare contro l oscurantismo, contro la stupidità e la barbarie. I barbari hanno distrutto ciò che ci rende umani. Come si può privare un bambino dell acqua, del cibo, del sonno e continuare a far parte dell umanità? A livello europeo, tuttavia, dobbiamo assolutamente rafforzare le nostre capacità. Gli obiettivi ambiziosi, fissati all indomani del Vertice di Tampere al fine di adottare una strategia europea antiterrorismo, non sono stati realizzati. Certo, come lei ha sottolineato, si sono compiuti alcuni progressi, in particolare la creazione di un mandato d arresto internazionale, ma il processo è rallentato dalla mancanza di volontà politica degli Stati membri di garantire la reale efficacia delle decisioni europee. Dobbiamo rafforzare i nostri strumenti di lotta per contrastare il flagello di questo nuovo secolo. Ciò detto, che cosa si può dire della barbarie di Stato? E inammissibile rispondere alla violenza con la violenza. (Il Presidente interrompe l oratore) Laschet (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, l onorevole Flautre ha appena affermato che la questione primaria doveva essere la natura della politica d informazione russa, le tattiche manipolatorie, il motivo per cui i giornalisti sono stati tenuti lontano dal posto, eccetera. Su questo punto, onorevole Flautre, devo dirle che si sbaglia. Questa non è la prima questione da sollevare, ciò che bisogna esprimere è la nostra compassione per le vittime, ed è quindi stato un errore della Presidenza del Consiglio olandese esordire chiedendo relazioni dal luogo dell attentato, sulla politica d informazione e tutto il resto, anziché dare priorità assoluta a esprimere la nostra preoccupazione per le dimensioni che sta assumendo il terrorismo. Su questo punto devo davvero contraddirla nel modo più categorico. La mia seconda osservazione è che, se si analizza ciò che sta accadendo ora, abbiamo tutti i motivi per criticare la politica del Presidente Putin sulla Cecenia negli ultimi anni, ma la caratteristica di fondo di questo attentato non ha nulla a che fare con la Cecenia. Non si tratta di semplici ceceni (Brusii) Non sono semplici ceceni che fanno esplodere una scuola e uccidono bambini in questo modo; affermarlo significa negare ai ceceni il loro carattere morale. Mi permetta di dirle, onorevole Cohn-Bendit, che coloro che commettono questi atti sono cittadini dell Ossezia, dell Inguscezia e terroristi internazionali, e questo è il motivo per cui occorre fare una netta distinzione fra questo attentato e ciò che accade in Cecenia. Sono necessarie altre soluzioni per una politica sulla Cecenia, ma non possiamo equiparare questi banditi e criminali, che si associano e hanno contatti islamici in tutto il mondo, alla popolazione della Cecenia, ed è quindi in questo ambito che abbiamo bisogno di risposte più ingegnose, anziché dell approvazione di queste elezioni fittizie da parte del Cancelliere Schroeder o del Presidente Chirac. Sono invece necessarie (Brusii) Di fronte a tale rete internazionale di terroristi, onorevole Cohn-Bendit, sono invece necessarie risposte chiare, perché questo terrorismo minaccia tutto il mondo libero, minaccia noi e minaccia anche gli Stati Uniti Howitt (PSE). (EN) Signor Presidente, vale la pena di ricordare che usiamo il termine terrorista per descrivere una persona che cerca di provocare il terrore, e i responsabili dell assedio di Beslan rispondono a tutti gli effetti a tale definizione: terrore, orrore, shock. Tutte le vittime del terrorismo sono innocenti: le persone su un treno di pendolari, in un teatro, un edificio adibito a uffici o un nightclub, ma i bambini in una scuola sono le vittime più innocenti. La sopravvivenza di bambini come Aida Sidakova di sette anni che abbiamo visto sui nostri schermi televisivi riemergere da quella che pensavamo fosse stata la sua morte è un simbolo della speranza cui anela il nostro spirito umano di fronte a questi indescrivibili atti di crudeltà. Beslan non deve essere sfruttata a fini politici, né dal Cremlino né qui nell Unione europea. Concordo sulla necessità di rendere giustizia, ma non devono esistere recriminazioni, rappresaglie, vendette e, come affermano unanimemente tutte le Istituzioni d Europa in questa discussione, non si deve indebolire il rispetto dei diritti umani. La scorsa settimana ho accompagnato mia figlia al suo primo giorno di scuola. E stata un esperienza snervante per entrambi. Non posso immaginare il tormento subito

13 15/09/ da quei bambini. Come genitori e come esseri umani, piangiamo le vittime ed esprimiamo la nostra totale solidarietà alle loro famiglie: la loro sofferenza è anche nostra Díaz De Mera García Consuegra (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sono stati i nostri principi a portarci ad affrontare il terrorismo con fermezza e senza concessioni, perché il terrorismo è la maggiore negazione delle libertà individuali, perché è un attacco alle basi stesse della coesistenza democratica, perché dobbiamo difenderci da chi persegue, come fine fondamentale, la nostra distruzione. Ho preso in prestito queste parole da una vittima del terrorismo, che le ha pronunciate la scorsa settimana a Berlino di fronte a un uditorio sensibile e impegnato. Signor Presidente, come prima osservazione vorrei esprimere la mia solidarietà alle vittime di Beslan, la mia commozione, compassione e partecipazione al loro dolore. Nulla giustifica il terrore, nessuna causa può giustificarlo. Uccidere, assassinare bambini, assassinare padri e madri di bambini, assassinare insegnanti di bambini è l espressione più estrema del più miserabile comportamento umano. Le vittime sono state torturate per 52 ore e poi assassinate. Questi sono fatti innegabili. Shamil Basayev, che ha programmato e autorizzato l attentato, non è un leader del movimento per l indipendenza della Cecenia, è un assassino di bambini, un terrorista disumano che ha disseminato di cadaveri innocenti il suolo della Russia. Questa è la verità ed è la conseguenza letale di azioni terroristiche indiscriminate. Pertanto, esprimo la mia condanna più ferma e totale di questo episodio che degrada la condizione umana fino all estremo. Siamo in presenza di un salto qualitativo senza precedenti nella spirale del terrore. Esprimo il mio sostegno alle autorità russe, affinché possano arrestare e perseguire al più presto gli autori di questo terribile attentato, e assicuro a tutti che non sono un teorico emotivo. Ho visitato la Cecenia e l Inguscezia, ho visitato i campi profughi ceceni, ho parlato in due occasioni con Vladimir Kalamanov, comprendo la complessità del problema politico e sono a conoscenza delle violazioni dei diritti umani delle parti interessate; so anche ciò che ha affermato Anna Politkovskaya. Ho conosciuto il terrore molto da vicino nel mio paese, a meno di cinque centimetri, e posso affermare, con convinzione democratica, che a questi selvaggi non si può concedere alcun vantaggio. Essi approfittano dei nostri dubbi e trasformano in argomenti a loro favore le parti dei nostri dibattiti che considerano convenienti. Faccio appello alla capacità democratica per identificare adeguatamente il problema e combatterlo con determinazione e senza riserve. Chiedo di riprendere il dibattito su Europol, di riesaminare la risoluzione 1333 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e di rendere operativa l Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne Bot, Consiglio. (NL) Signor Presidente, onorevoli deputati, il primo oratore ha osservato che è facile intervenire quando si è d accordo con gli oratori precedenti. Dopo aver ascoltato i vostri contributi di oggi, posso certamente confermare tale affermazione, e sono anche grato del sostegno espresso da molti di voi al programma che ho illustrato. Mi ha inoltre commosso l immagine evocata dal Commissario Patten: se partecipiamo alla lotta contro il terrorismo, per certi versi abbiamo una mano legata dietro la schiena. Vorrei dire tuttavia che ciò significa due cose, cioè che dobbiamo rafforzare la mano che ci rimane libera, ma, al tempo stesso, abbiamo anche una bocca, con la quale possiamo intensificare il dialogo. A mio parere, come ho affermato nel mio intervento iniziale, vi sono due elementi. Da un lato, dobbiamo proteggerci nella lotta contro il terrorismo e, dall altro lato, è indispensabile unire le forze. Ritengo si debbano tenere entrambi ben presenti. Ho descritto il modo in cui intendiamo rafforzare la nostra cooperazione. Innanzi tutto, dobbiamo concentrarci sulla cooperazione all interno dell Unione europea, perché ritengo che, se riusciremo a farlo, se riusciremo a spiegare come ho cercato di spiegare a voi che tra tutti e venticinque potremo organizzare una cooperazione più efficace in altro modo, cioè intensificando gli sforzi intesi a mettere in comune le informazioni, adattando la nostra legislazione e tagliando i finanziamenti del terrorismo, penso che in tal modo potremo anche creare un precedente, da usare nei nostri contatti con il resto del mondo. Com è stato più volte affermato, è una lotta a livello mondiale, ma una lotta a livello mondiale richiede anche una risposta a livello mondiale. L Unione europea è attiva anche in quest ambito. Ho menzionato alcune misure. Vi ho detto che intendiamo rafforzare e intensificare i nostri contatti con i paesi in via di sviluppo. Per esempio, vorrei accennare al prossimo Vertice ASEM, nell ambito del quale discuteremo l argomento assieme al mondo asiatico. Come possiamo combattere insieme il terrorismo? Quali sono i mezzi a nostra disposizione? Come possiamo condividere le nostre informazioni in modo più efficace? Durante i miei recenti viaggi in Asia, ho notato che anche nel mondo asiatico esiste grande preoccupazione al riguardo, ora che sono stati compiuti attentati anche in tale regione, e le autorità sono sempre più disponibili a lavorare insieme nello spirito da noi auspicato. E stato inoltre affermato che per noi è importante lavorare in più stretta cooperazione con gli Stati Uniti e la Russia. Nel mio intervento introduttivo ho cercato di spiegare il modo in cui stiamo cercando di farlo. E una preoccupazione costante per noi, per quanto riguarda sia gli Stati Uniti che la Russia, e in questo contesto vorrei ancora una volta chiarire un equivoco, che è stato risollevato dall onorevole Flautre, quando ha affermato che ho ritrattato ciò che avevo dichiarato in precedenza. Non credo sia vero. Mi sono espresso chiaramente nei nostri colloqui con la Russia e ho dichiarato, cito dal testo in inglese: useremo il nostro dialogo regolare con la

14 18 15/09/2004 Russia per discutere il modo in cui procedere. E importante che esista il dialogo, ma è altrettanto importante chiarire i nostri valori. Vorrei tornare all immagine della mano legata dietro la schiena, che mi porta a concludere che dovremo essere più risoluti nell affermare i nostri valori e i motivi per cui lottiamo contro il terrorismo. Lo facciamo per tener fede ai nostri principi democratici, perché crediamo nel rispetto dei diritti umani e delle minoranze, e mi riferisco anche alla Cecenia, e dobbiamo farlo insieme, è necessario il sostegno di tutti. Posso solo rinnovare i miei ringraziamenti per il sostegno che avete espresso oggi. Posso anche dire che nei prossimi mesi la Presidenza si impegnerà a promuovere attivamente ed energicamente il programma che ho illustrato, il quale, a mio parere, è piuttosto ampio e interessa molti settori, ma avremo bisogno del contributo di tutti per realizzarlo. Sono lieto di aver appreso oggi che tale contributo arriverà. Come di consueto, la Presidenza riferirà in merito a tutto ciò che sarà accaduto e che avremo fatto al termine del nostro mandato, al termine della Presidenza. Questo dovrebbe anche rispondere alla questione sollevata dall onorevole Wiersma Presidente. Grazie molte, signor Presidente in carica del Consiglio. La discussione è chiusa. DICHIARAZIONI SCRITTE (ARTICOLO 142 DEL REGOLAMENTO) Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Il massacro a sangue freddo di un migliaio di bambini in una scuola cristiana dell Ossezia è un fatto abominevole. Ciononostante, c è da temere che tali atrocità si ripetano, e non solo in Russia. L attentato perpetrato l 11 marzo in Spagna ha fornito una dimostrazione sanguinosa del fatto che nessuna delle nostre nazioni è immune dal terrorismo islamico. Ciò è tanto più vero allorché tale terrorismo è incoraggiato da alcuni opinionisti che attribuiscono la responsabilità del massacro alla politica russa nel Caucaso. Se la Russia non difendesse l integrità del suo territorio, i terroristi la risparmierebbero. Questo è in sostanza il ragionamento di questi sofisti, sempre pronti a trovare circostanze attenuanti per gli assassini e torti per le vittime. Lo stesso vale per i teppisti che danno fuoco ai loro quartieri perché la polizia commette l indecenza di entrarvi per garantire la sicurezza delle persone oneste. Oggigiorno, per porre fine a questi orrori, dobbiamo accettare una condizione imprescindibile, che consiste nel denunciare i colpevoli: l islamismo, che, come il comunismo, tenta d imporre un ordine totalitario per mezzo del terrorismo. Di fronte a questo nemico, i nostri paesi devono mettere da parte le loro differenze e divergenze e unirsi in difesa dei loro valori comuni, i valori della civiltà occidentale Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Esprimiamo le nostre sentite condoglianze alle famiglie delle vittime di Beslan. Al tempo stesso, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per i futuri sviluppi nella regione, alla luce dei piani degli Stati Uniti e dell Unione europea e della palese riproduzione delle loro strategie da parte del governo russo nei settori della sicurezza interna ed esterna, in particolare la sua adesione alla dottrina della guerra preventiva. E del tutto evidente che la recente tragedia di Beslan e le previsioni infauste sono l ennesimo risultato della frammentazione dell Unione sovietica e del crollo del socialismo. Gli imperialisti impegnati in una lotta intestina, responsabili del grave rischio di destabilizzazione nella regione e degli scontri diffusi, hanno gli occhi puntati sul Caucaso, attraverso il quale passano gli oleodotti. Le preoccupazioni espresse dagli imperialisti statunitensi ed europei sono particolarmente ipocrite. La soluzione politica che propongono e la cosiddetta internazionalizzazione del problema mirano a trasformare la regione in un protettorato simile a quello del Kosovo. Solo la lotta di base del popolo russo, che cerca di rovesciare la situazione attuale, creerà le condizioni indispensabili per una soluzione equa e pacifica dei problemi Situazione in Iraq Presidente. L ordine reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla situazione in Iraq Bot, Consiglio. (NL) Signor Presidente, l Iraq è una questione della quale noi europei ci siamo occupati con grande partecipazione per diverso tempo e sulla quale ci siamo anche divisi. Sebbene gli avvenimenti in quel paese ci abbiano fornito motivi di preoccupazione, è della massima importanza che nei prossimi mesi l Unione europea dia il suo appoggio alla popolazione irachena, non la abbandoni bensì continui concretamente a fornirle aiuto. Nonostante la preoccupazione per il perdurare delle violenze, negli scorsi mesi l Unione europea è riuscita a definire una posizione unitaria e coerente per quanto riguarda il suo sostegno all Iraq. Tra poco parlerò del tipo di aiuti che l Unione potrebbe fornire; vorrei però iniziare delineando, con il vostro permesso, una breve retrospettiva degli eventi che hanno preceduto questi fatti più recenti.

15 15/09/ Giugno è stato un mese particolarmente importante per il futuro a lungo termine dell Iraq e del suo popolo. Il giorno 8 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1546, mentre il 28 dello stesso mese si è conclusa l occupazione temporanea dell Iraq e ne è stata ripristinata la sovranità. L entrata in carica del governo provvisorio Allawi ha segnato un fondamentale momento di svolta nella storia del paese. La nuova risoluzione ha, tra l altro, creato un nuovo clima di unità nella comunità internazionale e, cosa ancor più importante, ha consentito alle Nazioni Unite di essere nuovamente presenti in Iraq. Si tratta di un passo rilevante, soprattutto in vista delle elezioni del gennaio Altrettanto importante è il modo in cui gli avvenimenti del mese di giugno hanno reso possibile il superamento delle differenze di interpretazione che c erano state fino a quel momento all interno dell Unione europea riguardo ad alcuni settori della politica sull Iraq. Tale superamento si è manifestato nelle conclusioni del primo Consiglio generale dei ministri degli Esteri tenutosi sotto la Presidenza olandese in luglio. Il Consiglio ha ratificato la strategia a medio termine dell Unione europea elaborata dall Alto rappresentante Solana e dal Commissario Patten, nonché la comunicazione della Commissione sull Iraq dal titolo L UE e l Iraq Quadro per l impegno. Questi documenti, oltre a fornire un preciso contesto generale per l impegno dell Unione europea, definiscono altresì nei dettagli tutta una serie di questioni. Come ho già osservato, si tratta di conclusioni che contengono anche punti di azione molto precisi. Ad esempio, è stato concordato che in Iraq l Unione coopererà attivamente con le Nazioni Unite e avvierà un dialogo con le autorità irachene per individuare in quali altri modi l Unione possa aiutare quel paese. Proprio al fine di analizzare questi aspetti in maniera più particolareggiata, è stata recentemente inviata in Iraq una missione esplorativa, dei cui risultati vi riferirò tra breve. E del tutto evidente che l obiettivo del coinvolgimento dell Unione europea è quello di contribuire alla ricostruzione dell Iraq e al suo processo politico interno. A tale proposito, va fatto un accenno alla Conferenza nazionale. Malgrado le pesanti difficoltà incontrate durante la fase preparatoria, la Conferenza può essere considerata un successo. Vi erano rappresentati tutti i settori della società irachena e vi hanno partecipato anche molte donne. Alla fine dei lavori è stato possibile raggiungere un accordo sui delegati che siederanno nel Consiglio nazionale, la cui nomina costituisce un importante passo verso le elezioni. Purtroppo le buone notizie sono state accompagnate da molte cattive notizie; l esempio più eclatante sono i rapimenti e gli assassinii di cittadini stranieri, anche di cittadini dell Unione europea. Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie; non dobbiamo tuttavia dimenticare che anche molti, moltissimi iracheni sono rimasti vittima della violenza e che nella maggior parte dei casi si è trattato proprio di quegli iracheni che si sono assunti la responsabilità della ricostruzione del paese. Inoltre, i molti attentati compiuti contro gli oleodotti rappresentano una grave minaccia per la ripresa dell economia irachena. Le continue violenze costituiscono un pericolo non solo per la società e l economia irachene, ma anche per l evolversi del processo politico. La situazione a Fallujah è molto allarmante e quanto è accaduto nei mesi scorsi a Najaf e Bagdad ha dimostrato che nelle regioni sciite dell Iraq sta montando e si sta diffondendo un clima di violenza, che potrebbe esplodere da un momento all altro. In merito accogliamo con favore l accordo raggiunto di recente a Najaf. Grazie anche ai coraggiosi sforzi dell ayatollah Al-Sistani, ora appare possibile ripristinare in quella città l ordine e la sicurezza, sotto la guida del governo provvisorio iracheno. Ci auguriamo che questo sviluppo sia un primo passo verso il miglioramento delle relazioni all interno dell Iraq e delle condizioni di sicurezza. Dopo tutto, è evidente che la violenza settaria non è nell interesse del cittadino medio iracheno, il quale non può fare a meno di notare come la ricostruzione del paese subisca inutili ritardi proprio a causa del terrorismo. Né occorre ricordare che la situazione della sicurezza rappresenta un fattore decisivo per quanto concerne le dimensioni di un reale contribuito comunitario alla ricostruzione dell Iraq. E chiaro che in questo momento la situazione non è affatto positiva. Cionondimeno, la Presidenza olandese ha adottato le conclusioni del Consiglio Affari generali di luglio e in tal modo si è già arrivati a un maggiore coinvolgimento dell Unione nel processo politico iracheno. Coerentemente con questa posizione, mi sono recato in Iraq lo scorso mese di agosto per ribadire l appoggio dell Unione europea alla ricostruzione economica, sociale e politica del paese. A tale scopo mi sono incontrato con il Presidente, il Primo Ministro e il ministro degli Esteri e ho avuto colloqui con i rappresentanti in loco delle Nazioni Unite. Tutti i cittadini iracheni con cui ho avuto modo di parlare hanno sottolineato l importanza che attribuiscono a un ruolo chiaro e visibile dell Unione europea in Iraq e hanno chiesto, in tale prospettiva, l apertura di un ufficio della Commissione a Bagdad. A nome dell Unione ho inoltre espresso le nostre preoccupazioni per la reintroduzione della pena capitale in Iraq. Il Primo Ministro Allawi, che ha recentemente visitato i paesi confinanti con l Iraq, ha ricordato l importanza di un Iraq stabile per l intera regione. In merito ho risposto dicendo che l Unione europea sarà ben lieta di contribuire a garantire la sicurezza e la stabilità della regione. Ho detto altresì che l Unione apprezzerebbe molto un invito a partecipare alla prossima Conferenza dei paesi confinanti. Anche adesso l Unione non manca di ricordare regolarmente a quei paesi le loro responsabilità.

16 20 15/09/2004 Sempre nel corso della mia visita, gli esponenti delle Nazioni Unite che ho incontrato mi hanno confermato che l aiuto dell Unione alle loro attività è d importanza vitale, soprattutto per quanto concerne le elezioni. In Iraq ho infine insediato la missione esplorativa dell Unione europea, che è ora tornata in sede. I delegati della Presidenza, della Commissione e del Segretariato del Consiglio hanno studiato le possibilità di un concreto coinvolgimento dell Unione nel quadro di una gestione civile della crisi nei settori della polizia, dello Stato di diritto, della pubblica amministrazione e delle elezioni. La missione ha avuto colloqui non solo con le autorità irachene, ma anche con rappresentanti delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, della NATO, della forza multinazionale e del Comitato elettorale. Grazie all intervento della missione, sono ora al vaglio le azioni che, con il vostro permesso, vorrei citare e illustrare brevemente. Primo, l addestramento delle forze di polizia. Secondo: per ristabilire lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, saranno organizzate azioni di aiuto e assistenza tecnica con le seguenti finalità: formazione dei giudici e dei procuratori, insediamento del Tribunale speciale iracheno, consulenza legale per la riesumazione di cadaveri da fosse comuni, creazione di un centro nazionale per il rispetto dei diritti umani e della democrazia, istruzione e formazione in campo giuridico. Terzo: nel settore dell amministrazione civile, scopo delle azioni sarà il potenziamento delle capacità di vari ministeri e del sistema carcerario. Quarto: in vista delle elezioni, sarà fornita assistenza per il loro svolgimento e monitoraggio. Quinto: sarà predisposta una legislazione sul controllo delle esportazioni di armi e verranno definiti programmi di smobilitazione per le milizie e forniti aiuti al Comitato per la proprietà. Tutto considerato, sono numerosi i settori in cui l Unione europea può svolgere un ruolo attivo. E importante, in tale ottica, che le attività che intraprenderà rispondano alle reali esigenze del paese, forniscano un valore aggiunto e siano complementari a tutte le altre attività già in corso. Inoltre, sarà necessario vigilare con attenzione sulle sinergie che si creeranno tra gli strumenti comunitari impiegati e le attività svolte, e si dovranno altresì ponderare gli aspetti politici, tecnici e di bilancio nell ottica di una corretta pianificazione degli interventi. Infine, l Unione dovrà accertarsi di essere effettivamente in grado di fornire gli aiuti. Quello che conta in questo momento è che una missione esplorativa si rechi in Iraq e delinei un quadro più preciso delle possibilità di azione che si aprono all Unione europea. Il Segretariato del Consiglio inizierà a programmare una missione di tal genere d intesa con la Commissione e la Presidenza. Vorrei inoltre ricordare brevemente l importanza della presenza delle Nazioni Unite in Iraq, un importanza che, come ho già affermato, è notevole, soprattutto in vista delle elezioni. Premessa indispensabile affinché l ONU possa operare in modo appropriato è che sia garantita una protezione sufficiente. La risoluzione 1546 lo fa. Il Segretario generale dell ONU ha chiesto ai governi dell Unione europea di contribuire finanziariamente al secondo anello di protezione, ovvero alla cosiddetta Forza di protezione delle Nazioni Unite. A quanto risulta, gli Stati membri dell Unione ritengono sia molto importante che l Unione europea fornisca l aiuto richiesto, e la nostra Presidenza si sta attivamente adoperando al fine di garantirne l effettiva concessione. A questo scopo è stato chiesto agli Stati membri di dare un contributo e si sta valutando l entità di un possibile finanziamento nell ambito del bilancio della PESC. Concludo comunicandovi che ho invitato il Primo Ministro Allawi al Consiglio europeo del prossimo 5 novembre. Confido che per allora avremo elaborato un offerta concreta di aiuto alla ricostruzione del suo paese. (Applausi) Patten, Commissione. (EN) Sono passati quasi esattamente cinque anni dalla prima volta che mi sono presentato in Aula per la mia audizione di conferma in veste di Commissario. D allora, ho avuto la fortuna di partecipare a decine e decine di dibattiti più, mi dicono, di ogni altro Commissario, tanto è grande l interesse del Parlamento per le relazioni esterne. Vorrei ringraziare il Parlamento e tutti i deputati per la cortesia che mi hanno immancabilmente dimostrato. E stato un piacere partecipare alle vostre sedute. E importante, a mio parere, cercare di stabilire radici democratiche per la politica estera. Non è un settore della politica pubblica da lasciare agli esperti diplomatici, i cui risultati nel migliore dei casi sono piuttosto disorganici. In ogni caso, mentre mi avvio verso il tramonto, vorrei esprimere il mio apprezzamento per il ruolo svolto dal Parlamento, non a passi da gigante, ma forse inevitabilmente con andatura vacillante e strascicata, nello sviluppo di una politica estera comune europea. Il peggior marasma che ci ha travolti negli ultimi cinque anni è stato, come ben sapete, il putiferio che si è scatenato sull Iraq. Non intendo rispolverare vecchie questioni. Se avevamo bisogno della conferma che non si può avere una politica comune se i grandi Stati membri sono profondamente divisi, questa è stata la prova. Altre prove parlano da sé. Come ha detto qualcuno, le cose vanno a modo loro. Oggi il mondo è più sicuro di prima della caduta del terrificante Saddam? Il terrorismo globale batte in ritirata? Siamo più vicini a costruire ponti fra l islam e l Occidente? L unica superpotenza del mondo gode di maggior rispetto? I cittadini delle nostre democrazie ricevono un trattamento che li incoraggerà a concedere ai governi il beneficio del

17 15/09/ dubbio la prossima volta che si sentiranno dire che è necessario l uso preventivo della forza per rispondere a una minaccia imminente? Mi limito a sollevare gli interrogativi. Gli onorevoli deputati avranno le loro risposte. Eccoci qui: cacciato Saddam, la violenza impazza in quasi tutto il territorio liberato, il regime è cambiato, con un governo provvisorio che prepara il paese alle elezioni democratiche. A prescindere dalle nostre critiche passate, siamo dentro fino al collo in questa impresa. Se la situazione in Iraq andrà male, pagheremo tutti le conseguenze. Dobbiamo quindi cercare di lavorare insieme per sostenere il progetto democratico. Che cosa ci siamo impegnati a fare come Unione, a parte il contributo dei singoli Stati membri? Quest anno abbiamo già stanziato 200 milioni di euro e stiamo lavorando sodo per utilizzarli. Mi auguro vivamente che riusciremo a raggiungere l accordo sullo stanziamento di altri 200 milioni di euro per il prossimo anno. Stiamo ottenendo buoni risultati nell erogazione di questi aiuti e in quest ultimo anno abbiamo versato oltre 200 milioni di euro nei fondi fiduciari delle Nazioni Unite e della Banca mondiale. Lavoriamo bene con le Nazioni Unite e la Banca mondiale, contribuendo a garantire che le nostre risorse siano erogate rapidamente e correttamente. Quest anno abbiamo concentrato la nostra assistenza su tre settori: servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, acqua e igiene), riduzione della povertà e sviluppo di mezzi di sostentamento, governance e società civile. Non affermo tuttavia che tutto vada per il meglio. Come potrei? L allarmante situazione della sicurezza resa evidente non ultimo dalla spaventosa sequela di rapimenti, di recente di operatori umanitari che si dedicano al benessere degli iracheni, e dalle terrificanti atrocità commesse ieri a Bagdad ovviamente rallenta gli esborsi, così come il fatto che stiamo lavorando con un governo provvisorio che procede ancora a tentoni nella pubblica amministrazione. Così è la vita almeno in Iraq e continueremo a fare del nostro meglio entro i limiti della situazione locale. Ciò che posso dire, senza esitazioni, è che sono convinto che la nostra decisione di optare per un fondo fiduciario multilaterale sia effettivamente la migliore. Un confronto fra il nostro tasso di spesa e quello di altri donatori bilaterali, compreso il maggiore donatore in assoluto, può solo confermarlo. Quando abbiamo proposto al Parlamento di stanziare 200 milioni di euro per la ricostruzione dell Iraq, portando ad oltre 300 milioni di euro la cifra che spenderemo nel periodo , alcuni deputati ci hanno accusato di essere avari. Hanno affermato che dovremmo fare di più e stanziare almeno 500 milioni di euro, anche se sono stati evasivi riguardo al modo in cui reperire i fondi supplementari. Stamattina ho letto con grande interesse una notizia della BBC da Washington: L amministrazione USA intende stornare miliardi di dollari destinati alla ricostruzione dell Iraq a favore di misure di sicurezza e altre esigenze a breve termine. Le autorità statunitensi affermano che questa nuova strategia è emersa dopo mesi di revisione. Il resoconto prosegue: Lo storno è anche interpretato dai critici come prova del fatto che i grandi piani a lungo termine volti a ricostruire l economia erano semplicemente irrealistici. Rilevano inoltre che l intensità e il livello di resistenza armata sono stati gravemente sottovalutati. Ritengo che la nostra valutazione dell importo ragionevole da destinare all Iraq sia stata corretta e che il Parlamento sia stato saggio ad approvarla. Nei prossimi mesi continueremo ad attuare le proposte descritte nella nostra comunicazione del 9 giugno, che ha ottenuto ampia approvazione. In particolare, ci concentreremo sulla questione essenziale del sostegno al processo elettorale. Siamo pronti a fornire il nostro aiuto, una volta che la commissione elettorale indipendente e le Nazioni Unite avranno individuato le loro esigenze precise, come spiegherò al Presidente iracheno, che incontrerò oggi pomeriggio. Vorrei tuttavia essere chiaro sul fatto che, nelle circostanze attuali, non possiamo né intendiamo proporre una missione tradizionale di osservazione delle elezioni: sarebbe semplicemente impossibile, come ben sanno gli onorevoli deputati che hanno condotto missioni di osservazione elettorale. Cercheremo comunque soluzioni che ci permettano di svolgere appieno il nostro ruolo e favorire elezioni libere ed eque in Iraq. A più lungo termine, dovremo riflettere sul modo migliore in cui la Commissione possa essere rappresentata in loco. Aprire una delegazione sarebbe ovviamente difficile, costoso e potenzialmente pericoloso. Siamo comunque disposti a prendere in considerazione tale possibilità, se risulterà evidente che ciò ci permetterà di assistere la popolazione irachena con maggiore efficacia. Permettetemi di essere schietto: lavoreremo per un futuro migliore in Iraq, nonostante l acredine delle controversie passate. Vorrei tuttavia affrontare un altro aspetto generale, emerso da queste riflessioni sull Iraq. Spero che l Assemblea sia generosa e mi permetta di fare una piccola digressione in quella che quasi sicuramente sarà la mia ultima esternazione nella madre di tutti i parlamenti. Quando, poco più di due anni fa, alcuni di noi espressero preoccupazione per il fatto che gli Stati Uniti stavano abbandonando il tipo di multilateralismo che aveva caratterizzato la loro politica estera e di sicurezza sin dalla Seconda guerra mondiale, fummo aspramente criticati. L America, ci assicurarono, continuava a voler cooperare con gli alleati, purché essi condividessero il parere di Washington sul modo in cui affrontare un mondo pericoloso e, in generale, tenessero per sé qualsiasi riserva. Alcuni alleati hanno effettivamente accompagnato l America a Bagdad, un impresa che non ha ancora la fortuna di godere come abbiamo notato delle semplici e benefiche conseguenze notoriamente previste e promesse. La liberazione si è rapidamente trasformata in occupazione o in ciò che è stato percepito come

18 22 15/09/2004 un occupazione alla quale viene opposta un acrimoniosa resistenza, con un atrocità dopo l altra. La democrazia non è riuscita a stendersi come un tappeto orientale sugli ingrati deserti del Medio Oriente. Soprattutto, la vittoria a Bagdad non ha portato la pace a Gerusalemme e in Palestina. Ora, in parte perché l unilateralismo neoconservatore americano chiaramente non è riuscito a stabilire un impero di pace, libertà e democrazia, ci è stato recentemente comunicato che gli alleati e il multilateralismo sono tornati di moda a Washington. Si ritiene persino che le Nazioni Unite possano essere utili. Evviva il Dipartimento di Stato! Tutto a posto, dunque? Sospiri di sollievo ovunque? Possiamo ora guardare avanti, al recupero di quella nozione antiquata secondo cui gli alleati devono essere guidati e non comandati a bacchetta, le istituzioni multilaterali hanno un ruolo importante da svolgere, anche per l unica superpotenza del mondo, e, con buona pace di Machiavelli, vi sono molti vantaggi nell essere ammirati e non solo temuti? La retorica della campagna elettorale in corso negli Stati Uniti inevitabilmente solleva alcuni interrogativi. Non intendo schierarmi con l una o con l altra parte. L America elegge il suo Presidente e il suo Congresso. Il resto del mondo sta a guardare. Noi in Europa dovremo collaborare nel miglior modo possibile con chiunque vinca. Non siamo faziosi in questo processo, a prescindere dalle nostre opinioni personali. Inoltre, non sono così ingenuo da confondere la retorica della campagna elettorale con un dialogo platonico. Dopo tutto, io stesso sono stato presidente di partito. Tuttavia, dalla retorica della campagna elettorale qualcosa emerge, e ciò che emerge è abbastanza sconcertante. Se si vuole ottenere un facile plauso in alcuni ambienti in America, sembra sia sufficiente criticare aspramente le Nazioni Unite, o i francesi, o l idea stessa che gli alleati abbiano il diritto di avere le proprie opinioni. I multilateralisti, ci dicono, vogliono appaltare la politica estera e di sicurezza americana a una combriccola di rammolliti masticatori di aglio e mangiaformaggio. Le opinioni dell umanità, che i padri fondatori degli Stati Uniti ritenevano che il loro paese dovesse osservare e rispettare, devono essere trattate con disprezzo, a meno che, suppongo, non riflettano fedelmente il programma dell American Enterprise Institute e della Fox TV. Che cosa dobbiamo ricavare da tutto questo? In primo luogo, il multilateralismo è soprattutto nell interesse degli Stati Uniti, elemento essenziale che le amministrazioni precedenti non avrebbero mai messo in discussione e la maggioranza dei leader politici avrebbe sottoscritto negli ultimi sessant anni. In secondo luogo, di sicuro l interesse nazionale della superpotenza è mettere in difficoltà i suoi alleati tradizionali, non per contestare il loro diritto ad essere consultati, ma per saggiare ciò che hanno da dire e il modo in cui intendono tradurre la loro retorica sulla cooperazione in un efficace, e non sterile, multilateralismo. Per fare un esempio ovvio, come intendiamo muoverci e non solo prosciugare le paludi in cui il terrorismo si propaga per prendere in prestito il cliché ma anche sparare a qualche coccodrillo? Come e quando in Europa approveremo l uso della forza per sostenere lo Stato di diritto internazionale? Questo è un interrogativo cui in Europa evitiamo regolarmente di rispondere. Se la cultura politica dell eccezionalità americana esclude l idea di collaborare e dialogare con gli stranieri, se l impopolarità all estero è considerata un segno distintivo, un motivo di orgoglio, troppi europei commetteranno l errore speculare di pensare che sparare a zero sull America equivalga ad avere una politica estera e di sicurezza europea. Ciò che più mi preoccupa è che su entrambe le sponde dell Atlantico si dia risalto agli aspetti peggiori dei partner tradizionali. Il mondo merita di meglio del testosterone da una parte e della supponenza dall altra. Anche i cittadini americani ed europei meritano di meglio. Dopo tutto, devono affrontare gli stessi pericoli e le stesse sfide. Voglio un Europa che sia un superpartner, non un superdenigratore: un superpartner di un leader globale rispettato. Qualsiasi alternativa offre solo la prospettiva di un futuro più pericoloso e lamentoso. (Vivi applausi) Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, a parte la stabilizzazione, la ristrutturazione, la ricostruzione e la democratizzazione dell Iraq, che sono compiti, signor Presidente, che a mio parere non spettano esclusivamente agli Stati Uniti, bensì all insieme della comunità democratica internazionale, ritengo che la priorità immediata e non rinviabile alla quale la Presidenza in carica del Consiglio non ha fatto esplicito riferimento sia la liberazione dei giornalisti francesi sequestrati, Georges Malbrunot e Christian Chesnot, del loro autista siriano e delle operatrici umanitarie italiane, Simona Torretta e Simona Pari. Ci preoccupa, signor Presidente in carica del Consiglio, sentirla affermare che il Consiglio si limita ad annoverare questi fatti tra le tristi notizie e che ieri abbia affermato, in seno alla commissione per gli affari esteri, che il Consiglio ha deciso che la cosa migliore è non fare nulla, il che a mio parere non è altro che una prova dell impotenza dell Unione europea. Ci preoccupa anche, signor Presidente in carica del Consiglio, il fatto che il Consiglio dei ministri abbia deciso in prima lettura di non avvalersi dello strumento di flessibilità per finanziare la priorità Iraq, in contrasto con la proposta della Commissione e del Parlamento. Mi auguro si tratti di una posizione tattica del Consiglio, che sarà corretta in seconda lettura. A parte i dettagli tecnici, signor Presidente, ieri si è vissuta una nuova giornata di lutto a Bagdad, con decine di morti. Ritengo che la precedente discussione di stamattina dimostri chiaramente che non dobbiamo né possiamo rimanere indifferenti di fronte al fenomeno del terrorismo, che il terrorismo colpisce tutti allo stesso modo e che la risposta deve essere uguale per tutti.

19 15/09/ Dobbiamo quindi essere assolutamente uniti di fronte al terrorismo. La migliore risposta che può dare il Parlamento al fenomeno del terrorismo è essere uniti nella risoluzione sull Iraq che l Assemblea voterà domani. Ritengo che il miglior contributo a parte le proposte che figurano nel progetto di iniziativa della Commissione, volte a garantire la pace, la comprensione, la riconciliazione e la serenità in Iraq, in vista delle elezioni che si svolgeranno a gennaio sia rimanere uniti. Vorrei concludere, signor Presidente, esprimendo a nome del mio gruppo politico ero presente all audizione di Chris Patten, in veste di coordinatore del mio gruppo, quando è stato nominato Commissario la nostra riconoscenza e il nostro sincero apprezzamento per la disponibilità e l atteggiamento positivo e costruttivo che il Commissario Patten ha sempre avuto nei confronti del Parlamento. (Applausi) PRESIDENZA DELL ON. TRAKATELLIS Vicepresidente D Alema (PSE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel momento in cui discutiamo delle prospettive dell Iraq, abbiamo negli occhi le immagini che giungono da quel paese. Sono immagini di guerra, di una guerra che sembra infinita, di un conflitto che non lascia spazio per facili ottimismi. Nello stesso tempo avvertiamo l angoscia per gli ostaggi, per questa forma odiosa di violenza e di ricatto. La comunità internazionale deve essere unita per la salvezza di queste persone, dei giornalisti e dei volontari, come pure dei cittadini iracheni e di altri paesi. Da qui deve venire un appello al mondo arabo e islamico ad isolare il terrorismo e a ridurre il consenso intorno a queste forme di violenza. Allo stesso tempo, credo si debba rivolgere un appello al governo provvisorio iracheno e alle forze della coalizione internazionale perché gli sforzi per la liberazione degli ostaggi non trovino ostacoli, perché si sospendano le operazioni militari e i bombardamenti, che provocano tante vittime civili nelle città irachene e che certo non aiutano a creare il clima utile per un negoziato che salvi la vita delle persone prigioniere. Al di là di questa tragica emergenza degli ostaggi, nelle parole dei rappresentanti del Consiglio e della Commissione abbiamo rivolto lo sguardo alla realtà e alle prospettive dell Iraq. E evidente che per uscire da questa drammatica crisi occorre imprimere una svolta politica in Iraq e, più in generale, nella lotta contro il terrorismo, come è emerso anche dal dibattito di stamane. La guerra e l occupazione militare dell Iraq si sono rivelate un tragico errore. Anziché arginare il terrore lo hanno reso più forte e più pericoloso, hanno esteso l odio verso l Occidente in tutto il mondo islamico e rischiano di precipitare il mondo in uno scontro di civiltà che è il terreno più favorevole per il fondamentalismo. Dall Iraq alla Cecenia alla Palestina la logica della guerra, della repressione brutale e della negazione dei diritti umani e dei diritti dei popoli ha aiutato il terrorismo. Ora bisogna cambiare strada. Questo non significa rinunciare all uso della forza, ma ristabilire un primato della politica e del diritto internazionale. Noi non rimproveriamo ai conservatori americani di avere lottato contro il terrorismo. Al contrario, rimproveriamo loro di avere condotto questa lotta in modo sbagliato, accrescendo l insicurezza del mondo. Bisogna tornare al multilateralismo, bisogna prendere atto che la pacificazione dell Iraq passa probabilmente attraverso scelte molto nette e coraggiose. Ad esempio, è difficile che la presenza delle forze armate americane in quel paese possa contribuire alla pacificazione, essendo evidente che, con la sua presenza, chi ha voluto e condotto la guerra attrae il terrorismo anziché creare serenità. Occorre pensare che in coincidenza con le elezioni si deve provvedere al ritiro di queste forze e alla loro sostituzione, sotto l egida dell ONU, con forze di paesi non coinvolti nel conflitto. Occorre, in ogni campo, tornare alla politica, al multilateralismo e al diritto internazionale. Questo è il sentimento dell Europa, questo è il sentimento di questo Parlamento. Abbiamo bisogno di Istituzioni forti in grado di tradurre questo sentimento in un azione politica coerente e non soltanto in un appello. Voglio infine ringraziare il commissario Patten per il suo lavoro e anche per le sue parole di stamane che traducevano, se non altro in un bel discorso, il sentimento prevalente degli europei. (Applausi) Watson (ALDE/ADLE). (EN) Signor Presidente, a nome del mio gruppo vorrei ringraziare il Commissario Patten per la disponibilità dimostrata nel corso degli ultimi cinque anni a partecipare alle discussioni con l Assemblea indossando una cravatta con una leggerissima sfumatura blu. Sono lieto che goda della libertà politica che il mio partito lo ha aiutato a trovare e gli auguriamo il massimo successo nelle sue attività future. Molti, dentro e fuori l Aula, continuano a concentrarsi sull individuazione delle responsabilità per la guerra in Iraq. Qualsiasi forma possa assumere tale valutazione, i liberali e democratici insistono sul fatto che non dobbiamo permetterle di distogliere l Europa dalla sua urgente responsabilità nei confronti di tale paese disastrato. Quando la casa di un amico è in fiamme, non ci si ferma a discutere su chi ha lanciato il fiammifero. Spezzate le catene oppressive della dittatura, l Iraq è esploso come una diga infranta. Se non conteniamo l inondazione, essa minaccia di spazzare via l intera regione, travolgendo l Iran, la Siria, l Arabia Saudita e la

20 24 15/09/2004 Turchia. Farà annegare le speranze di democrazia in Medio Oriente. Tutto il resto in Iraq dipende dalla capacità di fermare il massacro. L Iraq è un vuoto e a Fallujah, Talafar e Bagdad la violenza e l inaccettabile orrore della cattura di ostaggi si sono precipitati a riempire lo spazio lasciato libero dalla caduta di Saddam Hussein. Tuttavia, troppo spesso le forze della coalizione e lo stentato governo iracheno hanno risposto alla violenza con violenza avventata. Gli elicotteri da combattimento e le tattiche militari aggressive nelle strade urbane affollate possono solo esacerbare il risentimento e il disordine che alimenta la militanza. L Iraq ha bisogno di aiuti internazionali: un profondo e ampio impegno che non può permettersi di contemplare il fallimento. Sotto l egida della risoluzione 1546 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la comunità internazionale deve offrire tutta l assistenza possibile al governo provvisorio e poi al suo legittimo successore. Accolgo con favore l impegno espresso oggi in Aula dal nostro esperto diplomatico, il Ministro Bot. I liberali e democratici ritengono che l Unione europea abbia esperienza da offrire in tutti i campi, dalla ricostruzione delle infrastrutture devastate alla consulenza per la stesura della nuova costituzione irachena. Questo è il motivo per cui abbiamo sostenuto la richiesta della Commissione di stanziare altri 200 milioni di euro per l assistenza umanitaria. Tuttavia, l Iraq non ha solo bisogno di denaro. Se si riesce a spezzare il ciclo di violenza, l Europa può contribuire alla formazione delle forze di polizia, di giudici e insegnanti. L Europa può contribuire a ricostruire la società civile in Iraq fornendo sostegno alle organizzazioni non governative, ai sindacati e ai partiti politici. L Unione europea può svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere e garantire le elezioni dell Assemblea nazionale di transizione in Iraq nel gennaio del prossimo anno. In un paese in cui quasi tutti i cittadini dipendono dagli aiuti pubblici, possiamo contribuire a trovare il riso e la farina che salvano l Iraq dalla morte per fame e il sapone che premunisce da condizioni igieniche disastrose. Riteniamo che l Europa debba aiutare l Iraq ad allontanarsi dall autoritarismo. Il nuovo Iraq deve fondarsi su istituzioni democratiche stabili. L Iraq rappresenta una sfida. Solo un governo stabile e democratico offre la possibilità di ridare forma al Medio Oriente, e ciò potrebbe richiedere il nostro impegno per un intera generazione. (Applausi) Beer (Verts/ALE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare calorosamente il Commissario Patten per le sue chiare parole conclusive. Signor Commissario, ha chiarito che il nostro dibattito odierno non interessa solo l Iraq, ma deve anche esaminare la strategia politica generale. E ormai evidente che l interesse primario dell Europa deve essere la ricerca di una soluzione pacifica per l Iraq, e non solo per l Iraq, ma per l intera regione. Dobbiamo sviluppare una politica coerente per l Iraq, l Iran, la Siria e, naturalmente, per Israele e la Palestina. Nella ricerca di questa difficile soluzione, dovremmo usare questo dibattito per fare chiarezza e svolgere un analisi, anche se non conosciamo ancora le risposte definitive. Per quanto riguarda l Iraq, negli ultimi mesi abbiamo assistito a violenze inaudite: attacchi preventivi da parte degli alleati, Guantánamo, Abu Ghraib e i terribili tentativi di giustificare la tortura, spaventosi attentati terroristici, esecuzioni di ostaggi innocenti, e ostaggi tuttora tenuti prigionieri. In questo contesto, vorrei accennare a un altra notizia che mi ha profondamente turbata oggi, cioè il rapporto di un servizio segreto secondo cui la Siria avrebbe testato armi chimiche in Sudan. Condanniamo con la massima convinzione tutti questi atti di forza senza limiti; non solo, li combattiamo e abbiamo iscritto la nostra condanna nella Costituzione europea. Qual è quindi la nostra posizione oggi? In seguito all atroce attentato di ieri, che ha causato numerose vittime più di sessanta uno sguardo alla stampa può evidenziare le differenze e lo sconcerto del mondo politico. Fuori dall Iraq!, titola la Berner Zeitung; Le Figaro afferma che gli USA devono porre fine alla guerra ; il Kurier riferisce che l Iraq cade a pezzi sotto gli occhi delle forze di occupazione e che Bush ha annunciato che i fondi stanziati saranno ora usati per la sicurezza, anziché per garantire la fornitura d acqua alla popolazione. Quali sono le nostre responsabilità, in che direzione andiamo? A dispetto delle nostre differenze, dobbiamo, a mio parere, cercare di unire le forze e assumerci una responsabilità politica. Dobbiamo diventare credibili, perché senza credibilità non avremo il sostegno popolare e non rafforzeremo le Nazioni Unite. Ciò significa condannare ciò che deve essere condannato e fare tutto il possibile per preparare, con mezzi democratici, libere elezioni da svolgere quanto prima possibile, in modo che il popolo iracheno possa tornare a essere sovrano Agnoletto (GUE/NGL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia chiaro che l obiettivo primo di tutti noi sia quello di fare il possibile per la salvezza di tutti gli ostaggi francesi, italiani e iracheni poiché tutte le vite hanno lo stesso valore. Ma per ottenere questo non bastano parole generiche e dichiarazioni. Chi in Europa non vuole la libertà degli ostaggi? Tuttavia, mi domando con quale faccia si possa chiedere giustamente di rispettare i diritti umani e di salvare le vite degli ostaggi, quando poi gli eserciti di paesi che siedono in questo emiciclo continuano a bombardare e a provocare morti civili. Raccogliendo l appello dell ONG, noi chiediamo la sospensione dei bombardamenti. Terrorismo e guerra sono speculari e si alimentano a vicenda. Essi sono il vero nemico del

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