SEDUTA DI MERCOLEDI 3 SETTEMBRE (Applausi)

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1 3-001 SEDUTA DI MERCOLEDI 3 SETTEMBRE PRESIDENZA DELL ON. PODESTÀ Vicepresidente (La seduta inizia alle 9.00) Relazioni UE/Cuba Presidente. L ordine del giorno reca le interrogazioni orali (B5-0271/2003), al Consiglio, e (B5-0272/2003), alla Commissione, dell onorevole Elmar Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sui rapporti Cuba-UE Brok (PPE-DE), relatore. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, credo che questa discussione sia al contempo importante e delicata, poiché ci occupiamo di violazioni dei diritti umani, delle pessime condizioni sociali ed economiche in cui versa un paese e di come programmare una strategia volta ad ottenere un miglioramento della situazione. Vorrei anche esprimere il mio profondo rammarico per la mancanza di disponibilità a collaborare dimostrata dalle autorità cubane e perché ad Oswaldo Payá Sardiñas, vincitore del Premio Sacharov, purtroppo, non è stato concesso di allontanarsi da Cuba e di partecipare a questo dibattito. Colgo l occasione per esprimere a lui e ai suoi cari la nostra solidarietà, in modo che sia chiaro che l opposizione democratica di Cuba gode del nostro sostegno e della nostra solidarietà. Vorrei quindi che Consiglio e Commissione ci dicessero come dobbiamo comportarci adesso per impedire che i diritti umani vengano violati, in che modo possiamo aiutare i settanta attivisti per i diritti umani che sono in carcere dal 18 marzo 2003 e quali mezzi abbiamo a disposizione per ottenere il rilascio dei dissidenti politici in generale. Cuba è uno degli ultimi regimi comunisti ed anche il suo sistema economico non funziona. La combinazione di questi due fattori spiega i motivi della catastrofica situazione in cui versa il paese. Ora potremmo chiederci se un boicottaggio come quello imposto a Cuba dagli Stati Uniti sia l atteggiamento strategico giusto da adottare, ma non è il boicottaggio in sé a causare questi problemi. Penso che su questo punto non debbano esservi dubbi. Il fatto è che, all epoca in cui in Europa vigevano ancora regimi comunisti, i considerevoli aiuti forniti all ex Repubblica democratica tedesca, tra cui rientravano anche prestiti miliardari, che avevano permesso all RDT di intrattenere scambi commerciali come uno Stato membro de facto dell Unione europea, non avevano però portato allo sviluppo di un sistema 1 Dichiarazioni scritte: cfr. Processo verbale. democratico in grado di soddisfare le esigenze sociali ed economiche della popolazione in maniera consona e civilizzata. Credo che sia in quest ambito, e con la dovuta chiarezza, che dobbiamo valutare i nostri rapporti con Cuba e giudicare se sia proprio questo il giusto approccio da adottare in vista dell adesione di Cuba all accordo di Cotonou. Se l apertura di Cuba fosse subordinata a questo, ad una maggiore libertà di viaggiare, alla libera circolazione delle persone compresi i membri dell opposizione, allora, anche a Cuba, potrebbe iniziare un adeguato processo di transizione. Perché questo succeda, tuttavia, si devono registrare progressi in determinati settori. Sarei pertanto interessato a sapere, sia dal Consiglio che dalla Commissione, come possa essere avviata una strategia di trasformazione che permetta di deporre uno degli ultimi dittatori comunisti, il che sarebbe auspicabile per i cittadini che ne sono vittima in questo sfortunato paese. Sono quindi ansioso di sentire cos avranno da dirci il Commissario Nielson e il Presidente in carica del Consiglio sulla questione. (Applausi) Frattini, Consiglio. Signor Presidente, ringrazio il presidente Brok per la sua interrogazione. La Presidenza del Consiglio, in più occasioni nei mesi scorsi, ha rilasciato dichiarazioni pubbliche e ha intrapreso energiche iniziative presso il governo cubano sin da quando, nel mese di marzo del 2003, si è aggravata possiamo dirlo con chiarezza la già precaria situazione relativa all esercizio delle libertà e dei diritti della persona a L Avana. Recentemente, il 21 luglio scorso, il Consiglio europeo ha ribadito che gli obiettivi della politica dell Unione europea nei confronti di Cuba restano il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l incoraggiamento di un processo di transizione a una democrazia pluralistica, un risanamento economico duraturo per il miglioramento della qualità della vita della popolazione cubana. La Presidenza rileva che dalle precedenti valutazioni non solo non vi è stata, da parte del governo cubano, alcuna iniziativa positiva orientata a soddisfare gli obiettivi di questa azione europea, ma si è ulteriormente deteriorata la situazione dei diritti umani. L Unione europea si aspetta che le autorità cubane riadottino la moratoria de facto sulla pena di morte; invitiamo ancora una volta le autorità cubane a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri politici e rivolgiamo un appello affinché i detenuti, nel frattempo, non siano sottoposti a sofferenze né a trattamenti disumani. Negli ultimi mesi, i mezzi di informazione gli stessi mezzi di informazione cubani hanno riferito che l accesso a Internet viene ulteriormente e continuamente limitato, che sono state poste sotto sequestro le emittenti

2 6 03/09/2003 televisive via satellite, sono stati confiscati giornali stranieri e apparecchiature di trasmissione radio. La libertà di movimento è fortemente ristretta, sia all interno sia a livello internazionale. La Presidenza si rammarica della mancanza di questa almeno intenzione di procedere verso una ripresa delle libertà economiche e civili. Tutto questo rende certamente difficile la vita quotidiana dei cittadini cubani. Noi ribadiamo il forte incoraggiamento, il forte stimolo perché vi sia un segnale di riapertura economica e di presenza di un settore economico privato a Cuba. Alla luce di quanto sopra, la Presidenza auspica, ancora una volta, un cambiamento di atteggiamento. La posizione comune, già espressa negli scorsi mesi, resta valida: un impegno costruttivo continuo a costituire la base della politica dell Unione nei confronti di Cuba. Per promuovere una più efficace attuazione degli obiettivi di questa posizione comune europea, il Consiglio ritiene che occorra proseguire un dialogo politico, anche un dialogo critico intenso, per contribuire ad ottenere risultati tangibili, soprattutto per la politica, e quindi per le libertà politiche, per l economia, per i diritti civili. Il Consiglio sarebbe quindi disposto e uso il condizionale ad incoraggiare il rafforzamento della cooperazione allo sviluppo, da parte dell Unione europea verso Cuba, in quei settori che possono favorire la transizione, il cammino verso una democrazia pluralistica e verso il rispetto dei diritti umani, nonché in quei settori che possono migliorare la qualità della vita della popolazione cubana e quindi anche una crescita economica sostenibile. Questi finanziamenti dovrebbero, ad avviso della Presidenza, essere erogati soltanto qualora sia assicurato un vantaggio reale e immediato per la popolazione cubana o un contributo importante per un processo di apertura di Cuba a un sistema di riforme economiche. E evidente quindi e rispondo, in conclusione, ad alcuni dei quesiti posti dal presidente Brok che le misure adottate da Cuba, che l Europa ha considerato come violazioni dei diritti civili e politici fondamentali hanno influenzato le relazioni dell Unione con questo paese. Come già indicato dalla Commissione europea, quest ultima ha deciso di rinviare la sua valutazione, necessaria a qualsiasi esame della richiesta di Cuba di aderire all accordo di Cotonou. Peraltro, il ritiro della richiesta di Cuba, per la seconda volta il 17 maggio scorso, non ha destato meraviglia; il Consiglio tuttavia non è tenuto a commentare quella decisione: mi limito a dire che non ci siamo meravigliati. Le misure rese pubbliche mediante l iniziativa del 5 giugno scorso e le conclusioni del Consiglio del giugno e del luglio scorsi intendono esprimere con chiarezza il sostegno dell Unione europea all opposizione cubana pacifica e democratica e dimostrare alle autorità cubane che le relazioni commerciali non possono proseguire normalmente se non in presenza di segni concreti da parte di quel governo. Noi siamo preoccupati per quanto concerne, appunto, le libertà politiche, e anche per la chiusura pur in presenza di timide, limitate aperture verso una maggiore iniziativa privata nel settore economico. I capimissione dell Unione continueranno a seguire, a L Avana, la situazione dei prigionieri politici e le loro condizioni di detenzione. Il dialogo politico con Cuba, ripreso nel 2001, dovrebbe essere certamente proseguito, pur con le condizioni e i limiti che ho indicato. Il dialogo politico comprende, ovviamente, anche la situazione dei diritti umani. Noi ci siamo rammaricati per il rifiuto del dialogo politico, espresso dalle autorità cubane in dichiarazioni pubbliche anche recenti, e per la decisione, resa pubblica, di rinunciare ai finanziamenti dei paesi europei e della Commissione. In questo semestre la Presidenza si impegnerà, ascoltando le opinioni di questo Parlamento, sul come rafforzare l efficacia concreta del dialogo politico, che sia sincero, costruttivo e quando occorre ovviamente anche critico. (Applausi) Nielson, Commissione. (EN) Signor Presidente, a Cuba la situazione ha subito un netto peggioramento da quando, nel mese di marzo del 2003, sono stati effettuati arresti di dissidenti su vasta scala e, all inizio di aprile del 2003, è stata eseguita la condanna a morte di tre persone accusate di aver sequestrato un traghetto. Cercherò di rispondere quanto più precisamente possibile ai sette punti sollevati dall onorevole Brok. La Commissione sta seguendo la crescita dell opposizione interna. Ho incontrato un gruppo dei dissidenti cubani più noti quando mi sono recato all Avana lo scorso mese di marzo. La recente decisione dell Unione europea di invitare dissidenti alla celebrazione delle feste nazionali, come ha fatto la Commissione il 9 maggio 2003, riconosce il ruolo dell opposizione interna. Devo inoltre aggiungere che, su iniziativa degli Stati membri, all Avana si sono tenuti incontri regolari con gruppi dell opposizione di Cuba. Gli Stati membri e la Commissione hanno istituito un gruppo di lavoro per i diritti umani all Avana al fine di seguire le questioni relative ai diritti umani a Cuba, tra cui quella riguardante i prigionieri politici. La Commissione viene regolarmente informata delle condizioni di detenzione tramite questo gruppo di lavoro e i contatti bilaterali con i familiari dei detenuti, nonché con i gruppi per i diritti umani locali. L Unione europea ha ripetutamente sollecitato il rilascio di tutti i detenuti politici e ha esortato le autorità cubane affinché, nel frattempo, i detenuti non siano sottoposti a inutili sofferenze e a trattamenti inumani. L Unione ha reagito in maniera immediata, ferma e determinata alla repressione attuata a Cuba. Lo scorso

3 03/09/ mese di luglio essa ha rivisto la posizione comune su Cuba, sei mesi prima del previsto. Questo nuovo esame ha ribadito che un impegno costruttivo continua a costituire la base della politica dell Unione europea nei confronti di Cuba. L UE intende proseguire il dialogo con l Avana per promuovere le riforme sui diritti politici, economici e civili e, qualora sia possibile, fornire aiuto tramite organizzazioni non governative al fine di promuovere la democratizzazione e migliorare il tenore di vita dei cubani. Credo che la posizione comune sia il miglior strumento politico che abbiamo ora a disposizione per Cuba. Si tratta di un documento politico coerente e, pertanto, andrebbe mantenuto nella sua forma attuale. In base ad esso, occorre rafforzare il dialogo politico con il governo e l opposizione, nonché promuovere i diritti umani, la democrazia pluralistica e un sistema economico aperto. La Commissione deplora la decisione del governo cubano di ritirare la propria richiesta di adesione all accordo di Cotonou. Cuba è l unico paese caraibico, e praticamente l unico paese in via di sviluppo al mondo, con cui la Commissione non è riuscita a sottoscrivere un accordo di cooperazione. L adesione all accordo di Cotonou avrebbe fornito il giusto quadro entro cui sviluppare un dialogo strutturato con le autorità cubane e promuovere l invio di aiuti al paese. La Commissione è ottimista sull attività della nostra nuova delegazione all Avana. La nostra presenza a Cuba è oggi più importante che mai. I compiti principali della delegazione non consistono semplicemente nel contribuire all attuazione dei programmi e dei progetti finalizzati agli aiuti, ma anche nel promuovere un dialogo politico con le autorità cubane e la società civile, nel monitorare le questioni relative ai diritti umani e nel proteggere gli interessi degli Stati membri in termini di commercio e di investimenti. Alla luce degli ultimi eventi, in futuro la delegazione della Commissione all Avana dovrà dedicarsi maggiormente a controllare la situazione dei diritti umani a Cuba, a cercare di promuovere un dialogo politico e a curare gli interessi commerciali degli Stati membri dell Unione. Si tratta di un agenda molto impegnativa e difficile da rispettare, ma è indispensabile se vogliamo promuovere cambiamenti politici ed economici a Cuba. L ultimo esame della posizione comune incoraggia il rafforzamento della cooperazione comunitaria allo sviluppo a Cuba in settori che promuovano la transizione ad una democrazia pluralistica e il rispetto dei diritti umani, che migliorino il tenore di vita della popolazione cubana e promuovano una crescita economica sostenibile. La posizione comune stabilisce che i finanziamenti saranno erogati attraverso istituzioni governative soltanto qualora sia assicurato un vantaggio immediato per la popolazione cubana o un contributo significativo all apertura e alla riforma economiche a Cuba. I progetti della Commissione sono stati avviati in tale contesto. Secondo una recente dichiarazione dell Avana, pare che in futuro il governo cubano accetterà aiuti dalla Commissione e dagli Stati membri dell Unione solo se erogati tramite agenzie ONU, ONG, fondazioni, movimenti di solidarietà, regioni autonome e amministrazioni locali. Sembra inoltre che il governo cubano si rifiuterà di negoziare direttamente con gli Stati membri e con la Commissione su argomenti, programmi e progetti relativi alla cooperazione allo sviluppo e sarà disposto ad affrontare tali questioni solo con le ONG. Tuttavia, poiché in passato la Commissione ha comunque lavorato soprattutto con le ONG e con i gruppi di assistenza tecnica indipendenti e con buoni risultati non c è motivo di credere che non si possa continuare nello stesso modo anche in futuro. L unica cosa che dobbiamo garantire è che la visibilità delle operazioni comunitarie venga mantenuta ed anche che gli organi dell Unione europea possano continuare a controllare tali operazioni. Infine, mi è stato comunicato che l Iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani attualmente non sta finanziando progetti a Cuba Galeote Quecedo (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, anch io, come il Commissario Nielson, penso che, da quando lo scorso mese di marzo il regime cubano ha dato avvio alla repressione a seguito della quale sono stati arrestati giornalisti indipendenti e attivisti dei diritti umani, lo stato delle nostre relazioni non abbia fatto altro che peggiorare. Le sentenze pronunciate a seguito di processi che, secondo tutte le analisi, signor Presidente, non hanno rispettato le minime garanzie giuridiche necessarie, corroborano i presagi più pessimistici. Anzi, stando a tutte le notizie, Commissario Nielson, le condizioni di detenzione violano chiaramente i diritti umani. Credo che attualmente sia essenziale e prioritario impiegare tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere i condannati e le loro famiglie. Vorrei chiedere al Commissario Nielson di spiegarci che cosa sta facendo al riguardo la delegazione della Commissione istituita di recente all Avana. Alle autorità cubane dev essere chiaro che il rilascio dei detenuti è una condizione sine qua non se intendono intraprendere una strada per la normalizzazione delle nostre relazioni. Le autorità cubane devono inoltre proteggere esplicitamente altri dissidenti non detenuti, come l attuale Premio Sacharov, il signor Oswaldo Payá. Il fatto che le autorità gli abbiano negato il permesso di essere con noi oggi come annunciato dal presidente della commissione per gli affari esteri, i diritti dell uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa mi sembra un dato molto preoccupante e vorrei chiedere alla Presidenza del Parlamento europeo di sostenere la commissione per gli affari esteri a questo proposito. Data la situazione come ha detto il Ministro Frattini è evidente che non è possibile modificare la posizione comune stabilita nel 1996 ed è necessario e mi rivolgo

4 8 03/09/2003 direttamente al Presidente in carica del Consiglio evitare qualunque gesto possa essere interpretato come una discrepanza interna all Unione europea. Occorre invece mantenere la linea di omogeneità che stiamo seguendo e sono lieto che la Presidenza italiana si stia adoperando in tal senso. Occorre inoltre respingere i tentativi di dividerci attuati dalle autorità cubane e, di conseguenza, misure quali la manifestazione del 14 giugno o la chiusura del Centro culturale spagnolo non costituiscono un aggressione contro uno Stato membro, bensì contro l intera Unione europea. Signor Presidente, dobbiamo mirare esclusivamente a migliorare le condizioni di vita e gli spazi di libertà dei cittadini cubani Obiols i Germà (PSE). (ES) Signor Presidente, la posizione dell Unione europea nei confronti dell attuale situazione cubana dovrebbe essere chiara, se si considera il fatto che oggi a Cuba la popolazione è sottoposta ad un doppio embargo: un embargo economico esterno che dura da oltre 40 anni e che ha colpito indiscriminatamente tutto il popolo cubano, e un embargo politico di un regime sul suo popolo, di un regime che nega ai cittadini i fondamentali diritti di espressione e di associazione e il diritto ad una partecipazione politica aperta e democratica. La posizione europea dovrebbe esprimere un netto rifiuto a questo doppio embargo, a questi due embargo, che si alimentano a vicenda e che favoriscono le posizioni più intransigenti rispetto al futuro del popolo cubano. In questa situazione di totale chiusura di posizioni, sorgono dubbi sull evoluzione della politica cubana. L unica certezza che abbiamo è che chi detiene praticamente tutto il potere decisionale ha 77 anni e, di conseguenza, le cose in questo paese sono destinate a cambiare. Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole proliferare di richieste affinché si registri un cambiamento democratico dentro e fuori Cuba e, in questo senso, l ondata repressiva scatenatasi alcuni mesi orsono, brutale e assolutamente degna di condanna, può essere letta in chiave politica: occorre cercare, se non di spezzare, come minimo almeno di rimandare questo processo assolutamente inevitabile. In tale contesto, non dovremmo illuderci sulle possibilità di modificare le decisioni politiche attuali esercitando pressioni. Se 40 anni di embargo sono stati inutili allo scopo, credo che dovremmo abbandonare qualunque approccio tattico di questo tipo. La nostra posizione dev essere qualitativamente diversa: dinanzi alla prospettiva di un cambiamento inevitabile, dobbiamo aiutare il popolo cubano, alleviarne le sofferenze, rispondere alle sue necessità e tenere un dialogo costruttivo, affinché il cambiamento non si traduca in un confronto civile o violento quanto piuttosto in una transizione pacifica basata sul dialogo, sul consenso e sull indipendenza nazionale di Cuba. Dev essere questo, a mio parere, il principio sotteso alla posizione che l Unione europea deve tenere nei confronti dell attuale crisi di transizione a Cuba. Dobbiamo quindi esprimere in maniera categorica ed energica le nostre rivendicazioni a favore dei diritti umani del popolo cubano e chiedere che i vari membri dell opposizione, gli intellettuali e i giornalisti detenuti vengano scarcerati, che vengano liberati tutti coloro che sono in carcere per motivi politici o di opinione. Dev essere questo l elemento indispensabile di cui l Unione europea deve avvalersi per poter perseguire una politica costruttiva di dialogo e solidarietà nei confronti del popolo cubano Gasòliba i Böhm (ELDR). (ES) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, dalla valutazione dello scorso dicembre, la situazione a Cuba non ha fatto altro che peggiorare. Tutte le proposte di collaborazione, volte a favorire l apertura, la transizione democratica e l appoggio economico si sono infrante contro il muro dell intolleranza, del rifiuto e, quel che è peggio, contro una reazione che, come si è detto, riguarda diversi membri dell opposizione cubana, giornalisti indipendenti e attivisti dei diritti umani. Questa situazione esige dalle Istituzioni europee una risposta categorica e, com è stato chiesto in Aula, unanime e ben chiara, per favorire il processo democratico e, fondamentalmente, per tutelare i diritti umani alcuni dei quali sono assolutamente importanti e fondamentali per una società, come l esercizio della libertà d espressione. Credo che non dobbiamo stancarci di compiere tutti gli sforzi possibili innanzi tutto per far presente la posizione delle Istituzioni europee come si afferma a chiare lettere nella risoluzione comune, che spero venga approvata oggi dal Parlamento europeo e, in secondo luogo, per mostrare la nostra collaborazione e solidarietà nei confronti dei membri dell opposizione che vogliono una Cuba libera e democratica, nonché degli attivisti e dei difensori dei diritti umani, tramite le rispettive organizzazioni non governative. Dobbiamo inoltre occuparci in particolar modo della personalità cui abbiamo assegnato il Premio Sacharov, Oswaldo Payá, e contribuire ad evitare, per quanto possibile, la sofferenza cui è sottoposta la popolazione cubana, che è la principale vittima della situazione attuale Marset Campos (GUE/NGL). (ES) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario Nielson, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/sinistra verde nordica condanna senza riserve la pena di morte: lo ha fatto nel caso di Cuba come nel resto del mondo. Il nostro gruppo critica anche la mancanza di libertà e diritti a Cuba come in qualunque altra parte del mondo; vorrei però ricordare l esperienza vissuta quando, lo scorso mese di

5 03/09/ dicembre, ho compiuto un viaggio tra l Argentina e la Colombia e poi mi sono recato a Cuba. In Argentina, nell ospedale di Tucumán, ho visto bambini che pativano la fame; in Colombia ho visto persone uccise ce ne sono a migliaia tutti gli anni dai paramilitari ed anche dalle FARC, con la complicità dei paramilitari, del sistema giudiziario e dell esercito. Invece, quando sono arrivato a Cuba ho constatato che lì i bambini non patiscono la fame anzi, la mortalità infantile è tra le più basse al mondo, ci sono cultura e scolarizzazione, non si contano migliaia di morti l anno come accade in Colombia e pertanto il contrasto è evidente. Penso che l Unione europea possa e debba svolgere un ruolo del tutto diverso nei confronti di Cuba, un ruolo positivo, totalmente opposto anche a quello degli Stati Uniti. L elemento più importante per capire ciò che succede a Cuba si evince proprio dal comportamento degli Stati Uniti: l embargo permanente che dura da oltre 40 anni, le leggi Helms-Burton condannate dall ONU e denunciate dall Unione europea rappresentano un grave abuso. Bisogna ricordare l assedio e le azioni contro Cuba fomentate anche dagli USA che hanno provocato più di vittime tra i cubani, nonché immense perdite economiche. Tutto ciò significa che le mafie anticubane della Florida, oltre ad esercitare pressioni ed influenze forti, alle quali, guarda caso, si deve certamente la vittoria di Bush per un ristretto margine di voti in circostanze per di più piuttosto dubbie, hanno anche dato notevole appoggio al Primo Ministro spagnolo Aznar, sia nel 1996 che nel 2000, come ha evidenziato una rivista di Miami secondo cui la vittoria di José María Aznar rappresentava una vittoria per la dissidenza cubana. Tutto ciò significa che il quadro generale è quello di un assedio continuo da parte degli Stati Uniti. Lo stesso Colin Powell ammette di stanziare oltre 22 milioni di dollari ai dissidenti, per fomentare disordini e favorire addirittura un attacco, come nel caso dell azione in Iraq. Credo dunque che si debba riconoscere che la posizione comune è stata un fallimento, che si è trattato di un imposizione di José María Aznar all Unione europea e che essa non porta da alcuna parte. Per questo la nostra posizione dovrebbe proporre un dialogo incondizionato, promuovere accordi culturali ed economici con Cuba, perché è proprio questo il messaggio che il resto dell America latina, il resto del mondo si aspettano. Infatti, come giustamente disse Fidel Castro nel gennaio del 1999 data di introduzione della moneta unica europea, l euro rappresenta una speranza enorme per il terzo mondo, per tutti i paesi, per liberarsi dalla tirannia del dollaro. Credo che l Unione europea debba assumere questo ruolo positivo e non quello negativo degli Stati Uniti Isler Béguin (Verts/ALE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, per noi che amiamo Cuba e il suo popolo sincero e autentico è una stretta al cuore assistere alla violazione persistente dei diritti dell uomo e in particolare del diritto alla libertà d espressione da parte del regime di Castro. L Unione europea, fra i cui obiettivi vi è la promozione dell universalità e dell indivisibilità dei diritti dell uomo civili, politici, economici, sociali e culturali, non può che condannare vigorosamente il comportamento autoritario del regime castrista verso il popolo cubano che aspira legittimamente a dei valori fondamentali. L Unione europea, tuttavia, non è del tutto chiara. Le relazioni con Cuba possono essere davvero definite particolari. Cuba è infatti il solo paese dell America latina a non avere un accordo di cooperazione bilaterale con l Unione europea, anche se alcuni Stati membri dell Unione sono la principale fonte di affari e di investimenti in quel paese. Dopo il crollo del blocco sovietico l Unione è diventata il principale partner commerciale dell isola e a questo titolo riteniamo che il ruolo di punta dell Unione le offra possibilità eccezionali di esercitare un influenza morale e politica per far progredire la democrazia e il rispetto dei diritti dell uomo a Cuba. L altra particolarità si trova nello statuto dell isola in seno all Assemblea paritetica ACP-PE. Cuba è membro dell Assemblea dei paesi ACP, ma resta un osservatore nella commissione paritetica. E l unico paese per il quale l Unione europea esige condizioni preliminari per l adesione all accordo di Cotonou. Non siamo forse responsabili, in quanto Unione, di applicare parità di trattamento? Per Cuba deve essere né più né meno che per gli altri paesi. In tal senso l Unione deve svolgere un ruolo chiave nei confronti di Cuba. Nel rispetto della sua sovranità e della sua dignità, l Unione può lavorare per una transizione democratica endogena, che sia pacifica e perseguire una politica che possa condurre Cuba ad adottare misure positive, come la firma e l applicazione delle convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici. Il popolo cubano soffre a causa della politica di scontro con gli Stati Uniti dopo 44 anni di embargo e a causa della legge Helms-Burton. I cubani soffrono a causa di un regime autoritario la cui economia è annientata e ripongono la loro speranza nei valori dell Unione. L Unione dunque deve capirlo e il regime di Castro deve accettarlo Ribeiro e Castro (UEN). (PT) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con il Parlamento per aver iscritto la questione all ordine del giorno perché, di fatto, rappresenta l occasione per rispondere al continuo deteriorarsi della situazione umanitaria e dei diritti umani a Cuba. Ormai non si tratta più solo degli arresti arbitrari effettuati alcuni mesi fa e delle condanne a pene severissime che sono state inflitte. Il regime di Fidel Castro continua a rispondere in maniera negativa alla comunità internazionale e purtroppo in quel paese, che

6 10 03/09/2003 siamo in tanti ad amare, le persecuzioni sono ancora in atto. Vorrei inoltre chiarire la confusione che c è sulla politica statunitense, di cui si parla a volte. L Europa, l Unione europea, nessuno degli Stati membri ha mai tenuto nei confronti di Cuba una politica che potesse confondersi con quella degli Stati Uniti. Proprio per questo siamo ancora più delusi e indignati, perché la dittatura cubana ha tradito e offeso la nostra buona fede, ha distrutto le nostre speranze di assistere ad un evoluzione positiva del regime di Cuba, che sono state espresse in particolar modo dal tentativo di apertura compiuto da una delegazione all inizio dell anno e dalla visita che il Commissario Nielson ha effettuato nel paese sempre all inizio del Proprio per questo la nostra risposta dev essere ingegnosa, coerente e precisa. Come tutti sapete, ho attribuito grande importanza simbolica e politica alla cosiddetta Iniziativa Sacharov e sono lieto di constatare che, dopo l ampio consenso ricevuto in Parlamento, essa sia ora presente nel testo della risoluzione di compromesso. L iniziativa esorta la Presidenza italiana, la Commissione e il Parlamento ad invitare Oswaldo Payá a fare ritorno in Europa, a venire qui in Aula e ad essere ricevuto nelle capitali europee al più alto livello. Inoltre ci invita a sostenere la lotta dei cubani per i diritti umani e a rendere note le sofferenze di questo popolo. Questo è il modo giusto di procedere e anche di dimostrare il valore che attribuiamo ad un premio assegnato dall Europa, un premio che è stato conferito solo un anno fa e che dobbiamo salvaguardare, dimostrando attivamente il nostro impegno e la nostra solidarietà Coûteaux (EDD). (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, come è stato detto, oggi Cuba è il solo paese dell America latina con cui la Comunità europea non ha concluso un accordo di cooperazione. Credo che sia un errore per tre motivi. Innanzitutto in via generale dovremmo cessare di scegliere gli Stati con cui intratteniamo rapporti di cooperazione in funzione di criteri meramente soggettivi legati a valutazioni politiche, umanitarie e spesso, troppo spesso, agli interessi e alle imposizioni, va detto, della politica americana. A Cuba, come altrove, dovremmo attenerci a criteri obiettivi, ovvero riconoscere degli Stati, degli Stati nazione e non dei governi, come diceva molto semplicemente il Generale de Gaulle secondo un criterio che continua a ispirare la politica francese. Dovremmo poi tenere conto del fatto che Cuba è tra i paesi dell America latina più vicini all Europa. L Unione europea è per Cuba il primo partner commerciale e il primo investitore; la cultura, la letteratura e la musica cubane sono tra le più apprezzate dalla gioventù europea. Infine il Presidente Castro resta, dopo molte vicissitudini, di cui abbiamo numerose testimonianze e che, certo, non disconosciamo, l incarnazione del ribelle del XX secolo, del difensore dei popoli, aspetto che vale a quest isola numerose simpatie. Dovremmo infine essere cauti nel campo dei diritti dell uomo, tanto più che gli Stati Uniti arbitrariamente descritti dal Ministro tedesco Fischer, in occasione di una visita a Washington nel luglio scorso, come il primo alleato degli Stati europei utilizzano un enclave a Cuba, a Guantánamo, per violare da un anno e mezzo circa tutti i principi del diritto internazionale e per regolare i conti con metodi retrogradi, in modo a dir poco barbaro. Per tutti questi motivi penso che dovremmo rivedere il nostro comportamento verso Cuba e mostrarci più solidali Bonino (NI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, il dibattito di oggi sulla situazione di Cuba ci dice una cosa semplice: ci dice quanto sia difficile promuovere e sostenere diritti umani e democrazia di fronte ad un regime totalitario rispetto al quale le abbiamo provate tutte, da anni: dialoghi costruttivi, cooperazione economica, assistenza umanitaria. Di tutto abbiamo provato e mi pare che la risposta sia invece, semplicemente, un indurimento, tant è vero che il collega socialista arrivava a dire: Speriamo che Castro, che ha 77 anni, muoia, e così..., il che è francamente un elemento di frustrazione non da poco. Forse potremmo riflettere su un altra cosa; potremmo riflettere sul fatto che, quando le democrazie si dividono rispetto ad un dittatore, non andiamo lontano. Forse è arrivato il momento di discutere di organizzazione mondiale delle democrazie, signor Presidente, signor Commissario, per cercare di avere un atteggiamento e un approccio un po più coerenti. Pensiamoci, le abbiamo provate tutte. A che serve, signor Commissario, colleghi, tenere aperta una delegazione, con un funzionario che mi sembra più che altro ostaggio del regime, certo non promotore, non difensore solo simbolico, certamente, non reale dei diritti civili e umani? La frustrazione è vera: il dialogo costruttivo con un dittatore dimostra di avere dei limiti e il punto reale è: che fare? Io penso che l organizzazione mondiale delle democrazie sia uno degli strumenti da perseguire con molta, anzi moltissima determinazione Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, non è facile, soprattutto per uno spagnolo, dare una valutazione obiettiva e spassionata del problema cubano, perché tutti noi spagnoli abbiamo Cuba nel cuore. Purtroppo, Cuba rappresenta un caso anomalo negli annali delle relazioni estere dell Unione europea, com è stato ricordato in Aula. Già nel 1995 non era stato possibile rispettare il mandato che il Vertice aveva affidato alla Commissione, ossia presentare direttive finalizzate a concludere un accordo bilaterale in quel momento. Ed ora, per la seconda volta, Cuba ha rifiutato di aderire all accordo di Cotonou, in un momento in cui l attenzione internazionale, signor Presidente, è rivolta alla crisi irachena. Così, grazie a questa situazione, si è verificata un ondata di repressione

7 03/09/ senza precedenti negli ultimi anni, che ha avuto come conseguenza tre pene capitali e una fiumana di arresti di cui sono stati vittime giornalisti indipendenti, militanti dei diritti umani e pacifici dissidenti, molti dei quali appartenenti al Movimento cristiano di liberazione. Il Parlamento adotterà una risoluzione molto dura, con cui esprimerà il proprio ineluttabile impegno nei confronti della causa dei diritti umani e di tutti coloro che, dentro e fuori Cuba, lottano per la libertà e la dignità di questo paese. Mi chiedo dunque, signor Commissario, se, date le circostanze, con un paese che non vuole vincoli con l Unione europea perché ha rifiutato per la seconda volta di aderire all accordo di Cotonou, con un paese in cui i governanti non solo rifiutano l aiuto comunitario, ma insultano e screditano taluni capi di governo dell Unione europea, con un paese che continua a frapporre ostacoli alla presentazione di lettere credenziali da parte del rappresentante diplomatico della Commissione, valga o meno la pena, signor Presidente, di tenere aperto l ufficio all Avana. Il progetto di risoluzione di compromesso, che verrà votato domani, condanna la chiusura del Centro culturale spagnolo all Avana, cosa che non mi sorprende, signor Presidente, perché cultura è sinonimo di libertà e, di conseguenza, chi è dotato di maggiore conoscenza è più libero. Mi chiedo invece se le autorità cubane sanno che è molto più difficile preservare e mantenere l equilibrio della libertà che sopportare il peso della tirannia. Ad esserne perfettamente a conoscenza, signor Presidente, sono persone esemplari come Oswaldo Payá, Premio Sacharov del Parlamento europeo, candidato al premio Príncipe de Asturias de la Concordia e al premio Nobel per la pace che lottano valorosamente per i propri diritti come persone e come cittadini e, in ultima analisi, per la propria libertà, perché sanno benissimo che, in fin dei conti, signor Presidente, la libertà come ha detto un mio compatriota ormai alcuni anni orsono non rende gli uomini più felici, ma li rende semplicemente uomini. (Applausi) Swoboda (PSE). (DE) Signor Presidente, credo che, data la continua, sleale e disastrosa politica di sanzioni attuata dagli Stati Uniti, per la popolazione cubana sarebbe importante assistere ad un intensificarsi delle relazioni con l Unione europea. E a questo punto che devo controbattere le affermazioni dell onorevole Brok e chiarire che sono state le sanzioni americane a guidare Castro in campo comunista. Non è stato per ordine di Mosca che Castro ha guidato una rivoluzione; è stato indotto a farlo dal malcontento diffuso tra il popolo cubano. E questo che rende così dannosa la politica di sanzioni americana, sia in termini politici che economici. Ecco perché adesso per Cuba sarebbe ancor più importante sviluppare buoni rapporti con l Unione europea, ma purtroppo Fidel Castro non è riuscito a riconoscere il segno dei tempi. Egli stesso è impegnato a distruggere tutto ciò che la rivoluzione aveva rappresentato e a calpestare i suoi indubbi successi. Ritengo che questo sia un comportamento particolarmente deplorevole, poiché la conseguenza ultima sarà che Cuba, come una mela matura, cadrà nelle mani degli Stati Uniti e delle grandi imprese americane. Noi socialdemocratici siamo intervenuti a favore della libertà in tutto il mondo e Cuba non fa eccezione. Come socialdemocratici, siamo contrari alla pena di morte, sempre e dovunque, e Cuba non fa eccezione. Noi socialdemocratici, quindi, siamo contrari alla repressione e spero che, come europei, lo siano tutti i presenti in Aula, e Cuba non fa eccezione. Cionondimeno, vogliamo che la democrazia ed un sistema economico liberamente scelto vengano introdotti in modo pacifico e non con la forza, a causa delle cosiddette relazioni di potere interno di Castro o delle grandi imprese internazionali. La popolazione cubana dev essere libera di scegliere i propri leader, la propria democrazia, i propri rappresentanti parlamentari e il proprio sistema economico. Castro ha provocato l Unione europea. Sono stati in molti a dirlo peraltro a ragione, ma non credo che ora dovremmo reagire troncando i nostri rapporti con Cuba oppure congelandoli. L onorevole Bonino si sbaglia: qui non si tratta di dialogare con i dittatori. Castro è un dittatore e sarebbe felice se l Unione europea facesse marcia indietro, ma i dissidenti sarebbero contenti di sapere che non otterrebbero più sostegno da fonti quali il gruppo di lavoro per i diritti umani di cui ha parlato il Commissario Nielson? Il popolo cubano sarebbe felice se l Unione europea dovesse smettere di interessarsi a Cuba? Penso che sarebbe proprio l opposto e per questo sottoscrivo senza riserve quanto detto dal Commissario Nielson: dobbiamo avere una delegazione a Cuba. Sono d accordo con l onorevole Bonino, quando afferma che l Unione europea dev essere rappresentata da più di una persona. L Unione europea deve anche avere una presenza visibile a Cuba, e penso che sia assolutamente ragionevole che ne abbia una. La presenza dell Unione europea a Cuba è importante, perché permetterà al paese di introdurre un sistema democratico. Ciò di cui Cuba ha bisogno sono democrazia e libertà Maaten (ELDR). (NL) Signor Presidente, all arresto di più di 75 dissidenti effettuato a Cuba alla fine di marzo è seguita la loro condanna, senza processo, a oltre vent anni di carcere. Tra di essi vi sono diversi liberali che ho conosciuto di persona a Cuba, come Osvaldo Alfonso Valdés, leader del Partito liberale democratico cubano, e Adolfo Fernández Sainz, segretario internazionale del Partito solidarietà democratica. Questo è accaduto a meno di un mese dall apertura dell ufficio della Commissione europea a Cuba. Non si tratta solo di una violazione dei diritti umani, ma di un affronto verso l Unione europea. Apprezzo le attività successivamente intraprese dal nostro ufficio all Avana. Dobbiamo far capire chiaramente al regime cubano che non possiamo più sopportare questa situazione. La

8 12 03/09/2003 riduzione delle visite di governo bilaterali ad alto livello, annunciata dalla dichiarazione del Consiglio del 5 giugno, però, è una misura troppo debole. Le nostre affermazioni devono essere inequivocabili e, per quel che mi riguarda, il Consiglio deve valutare l opportunità di adottare le stesse misure che abbiamo approvato nel caso dello Zimbabwe, negando soprattutto a Fidel Castro l accesso all Unione europea, come, di fatto, ha stabilito la Grecia nel contesto dei Giochi Olimpici. Apprezzo molto questa decisione e inoltre vorrei sapere se la stessa è stata oggetto di discussione da parte del Consiglio e se il Consiglio approva la misura adottata dal governo greco Claeys, Philip (NI). (NL) Signor Presidente, Cuba è una dittatura comunista dotata di tutte le caratteristiche che contraddistinguono un regime totalitario. Non solo la situazione dei diritti umani è disastrosa, ma anche l economia è allo sfascio. Ciascuno di noi ha la propria opinione sulla politica estera degli Stati Uniti, ma l embargo americano è stato introdotto a seguito di sistematiche violazioni dei diritti umanitari a Cuba, e non viceversa. Per il regime castrista gli Stati Uniti sono il capro espiatorio da accusare ogniqualvolta qualcosa non funziona. Diversi deputati al Parlamento europeo sono responsabili di questo alquanto semplicistico modo di pensare. Per alcuni, una dittatura è giustificabile finché rimane politicamente corretta. L Unione europea deve reagire in maniera energica alla situazione attuale. Questo significa che dobbiamo essere uniti. Castro non vuole più alcun sostegno dall Unione europea, ma solo dalle ONG e da altre organizzazioni private. Nei Paesi Bassi, organizzazioni come Novib, Oxfam e Hivos sono attualmente oggetto di critiche perché aiutano una delle ultime dittature comuniste al mondo sostenendo organi quali l Associazione degli agricoltori (Anap), la Casa de las Américas e il Centro Martin Luther King. Secondo Carlos Payá, portavoce del progetto Faella e fratello di Oswaldo Payá, finanziare queste organizzazioni significa finanziare Castro. Allora facciamo il gioco di Castro; revochiamo qualunque tipo di sostegno al regime e, se si dovesse scoprire che le ONG utilizzano i fondi europei in maniera impropria per sostenere la dittatura cubana, tagliamo anche i loro finanziamenti Tannock (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, le relazioni tra Cuba e l Unione europea, che negli ultimi anni avevano registrato un costante miglioramento, recentemente sono state invece messe in crisi dalle arbitrarie e provocatorie decisioni del Presidente Castro, che ha ordinato l arresto di 70 dissidenti e attivisti dei diritti umani e l esecuzione di condanne a morte. Per molti anni il governo cubano è riuscito ad attribuire tutte le disgrazie del paese all embargo americano. Non appena si discute seriamente di un eventuale revoca dell embargo, le autorità cubane organizzano una provocazione per mandare in fumo tali sviluppi. Le ultime mosse sembrano rientrare in questo schema, anche se in questo caso sono rivolte all Europa. Ciononostante, Cuba non può restare impunita ed è nostro dovere lanciare un chiaro segnale alle autorità del paese affinché sappiano che le violazioni dei diritti fondamentali, tra cui insufficienti cure mediche per i prigionieri, non possono essere tollerate. Cuba non dovrebbe inoltre partecipare a pieno titolo agli incontri parlamentari tra rappresentanti dell Unione europea e dell America latina, quali il Parlatino, come se se fosse una democrazia vera e propria. D altra parte, il suggerimento di Castro secondo cui l aiuto umanitario dell Unione europea può essere erogato solo se viene distribuito in maniera obsoleta, tramite altre agenzie, è del tutto inaccettabile. L aiuto dev essere trasparente. Il gioco del gatto con il topo deve lasciare spazio ad un dialogo più ponderato che permetta di trovare il modo di portare il paese al cambiamento, mantenendo al contempo alcune conquiste positive della rivoluzione. In linea generale non sono favorevole alla chiusura delle missioni della Comunità europea all estero, per cui penso che sia utile mantenere una presenza minima all Avana. Tuttavia, è strano che ci sia un ufficio dell Unione europea a Cuba ma non in alcuni dei nostri paesi confinanti: per esempio, non abbiamo un ufficio a Chisinau, in Moldavia, né a Minsk, in Bielorussia, altro paese in cui il contatto con gli attivisti dei diritti umani è altrettanto fondamentale Ferrer (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, sei mesi dopo l operazione realizzata dal governo di Castro contro la dissidenza interna la più importante dal trionfo della rivoluzione castrista, gli oltre 70 dissidenti interni tra cui promotori del progetto Varela, sindacalisti e giornalisti indipendenti, incarcerati per aver commesso l unico reato di dissentire dalla politica ufficiale e di manifestare liberamente la propria opinione, rimangono in carcere in condizioni che costituiscono, tra l altro, una flagrante violazione dei più elementari principi del diritto umanitario, nonché un vero e proprio attentato alla vita di alcuni di loro. Mi riferisco in particolar modo ad Oscar Espinosa Chepe, attualmente ricoverato presso il reparto dei detenuti dell ospedale militare Finlay dell Avana, gravemente malato a causa di una cirrosi epatica cronica di cui soffriva già al momento dell arresto e che ha subito un peggioramento a causa della sua debolezza e delle cattive condizioni carcerarie e igieniche cui è stato sottoposto. Dinanzi a questa situazione, di fronte a fatti del genere, è fondamentale ribadire la nostra unanime condanna nei confronti del regime castrista ed esigere l immediata scarcerazione di tutti i detenuti politici, così com è fondamentale esprimere la nostra solidarietà al popolo cubano, che subisce più direttamente le conseguenze della mancanza di libertà, e dimostrargli con i fatti e non con le parole che intendiamo aiutarlo a percorrere la strada della transizione pacifica verso la democrazia sulla quale si è incamminato.

9 03/09/ Come diceva il poeta uruguayano Eduardo Galeano, Cuba fa male. Effettivamente, fa male constatare come le libertà politiche, economiche e sociali continuino ad essere violate. E, proprio perché fa male, il Parlamento che oggi accoglie i rappresentanti di quei paesi che erano stati privati della libertà sotto il regime totalitario sovietico vuole dire loro di non perdere la speranza. Vogliamo dire loro che non c è dittatore che possa soffocare il diritto alle aspirazioni di libertà e democrazia Nielson, Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei esprimere solo qualche rapida osservazione. Innanzi tutto, vorrei dire all onorevole Brok la cui retorica sembrava quasi voler invocare un cambiamento di regime che oggigiorno dobbiamo prestare molta attenzione a come ci esprimiamo quando utilizziamo questo tipo di linguaggio, soprattutto quando discutiamo la metodologia di una simile azione. Sono pienamente d accordo sulla necessità di insistere sul processo di democratizzazione e di apertura della vita politica a Cuba. Questo è proprio ciò che stiamo cercando di fare. In secondo luogo, si è accennato alla partecipazione di Cuba all Assemblea parlamentare paritetica UE-ACP: finché Cuba non sottoscriverà l accordo di Cotonou, la risposta continuerà a consistere in questa partecipazione, che è chiaramente definita e per noi non presenta alcun problema né a livello tecnico né politico. In terzo luogo, sono stati espressi due pareri diversi sulla presenza della delegazione all Avana. E abbastanza evidente che tale delegazione non è solo utile in questa situazione, ma è anche indispensabile affinché la Commissione possa fare ciò che il Parlamento si aspetta e pretende dalla nostra Istituzione. Dobbiamo avere una presenza in loco. Vorrei infine invitarvi a far sì che il nostro modo di gestire la situazione non inneschi alcuna provocazione a Cuba. Ai drammatici eventi verificatisi quest anno è sotteso uno stato di grande confusione. Dobbiamo attenerci ad una prospettiva a lungo termine: ci sarà ancora una Cuba dopo Castro e inoltre le nazioni sono più importanti dei regimi. Anche se ci sentiamo frustrati dalla situazione attuale, dobbiamo capire che esistono ottimi motivi di base e a lungo termine per una stretta, amichevole e armoniosa relazione tra l Europa e Cuba. Dobbiamo tenerlo a mente e adottare un atteggiamento più impassibile e a lungo termine, ed è questo ciò che faremo sulla scorta della posizione comune adottata Pannella (NI). Signor Presidente, desidero semplicemente auspicare che, dopo questo dibattito, sia data la possibilità alla Presidenza del Consiglio, ma anche a noi, di ascoltare come abbiamo fatto per la Commissione anche una replica, una presa d atto del dibattito stesso. Esprimo pertanto l auspicio com è noto, il Regolamento non solo lo consente, ma la tradizione lo suggerisce che, se è possibile, sia previsto l intervento del Presidente del Consiglio Presidente. Esiste questa possibilità, onorevole Pannella, ma non è un obbligo. Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell articolo 42, paragrafo 5, del Regolamento 2. La discussione è chiusa. La votazione si svolgerà domani, giovedì, alle PRESIDENZA DELL ON. COX Presidente Discussione sulla Convenzione europea Presidente. L ordine del giorno reca la discussione sulla Convenzione europea, ovvero la presentazione del progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l Europa. Onorevoli colleghi, vi porgo il benvenuto a questa discussione straordinaria sulla Convenzione europea. Vorrei dare il benvenuto al Presidente Giscard d Estaing, al Presidente Romano Prodi, al vice Primo Ministro Fini e al Ministro degli Esteri Frattini, che prenderanno parte alla riflessione odierna sui lavori della Convenzione. Questa è la prima volta che, in quanto Parlamento europeo, abbiamo avuto l opportunità di ascoltare in seduta plenaria il diretto intervento del Presidente della Convenzione sull esito della Convenzione e sulle possibili trasformazioni che scaturiranno dalla Conferenza intergovernativa. Vorrei innanzi tutto che figurasse negli atti la profonda ammirazione e il rispetto che il Parlamento nutre per il lavoro della Convenzione e per il ruolo guida svolto in particolare, ma non esclusivamente dal suo Presidente, Valéry Giscard d Estaing, che ha fornito un indispensabile contributo al successo e all esito esaustivo del lavoro della Convenzione europea Giscard d Estaing, Presidente della Convenzione. (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, è davvero un momento di forte emozione trovarmi qui dinanzi a voi, deputati al Parlamento europeo, per presentare la Costituzione per l Europa elaborata dalla Convenzione che ho avuto l eccezionale onore di presiedere. Come lei ha detto, signor Presidente, la presentazione della Costituzione avviene ora perché questa è la prima seduta plenaria del Parlamento europeo che segue la conclusione dei nostri lavori. Mi avevate invitato a venire all inizio del mese di luglio, ma non avevo ancora trasmesso alla Presidenza del Consiglio il risultato del nostro lavoro. Ebbene, dal momento che è la Presidenza 2 Cfr. Processo verbale.

10 14 03/09/2003 del Consiglio che ne aveva richiesto l elaborazione dovevamo sottoporle il testo per prima. Ecco perché vi presenterò il testo nel corso di questa tornata. Vi dirò che questa presentazione vi spetta di diritto, in quanto il Parlamento europeo è l Istituzione davvero all origine della Convenzione e quindi del progetto di Costituzione. Ormai molto tempo fa, nel 1984, per brillante impulso di Altiero Spinelli, il Parlamento aveva elaborato un primo progetto di Costituzione per l Europa, quando nessuno osava parlarne e neppure sognarlo. Avete avuto la ben ponderata audacia di ribattezzare all inizio della legislatura la commissione per gli affari istituzionali commissione per gli affari costituzionali, di cui cerco con lo sguardo il presidente, l onorevole Napolitano. Non è ancora arrivato, lo vedremo tra poco. Dopo i deludenti risultati del Trattato di Nizza sul piano istituzionale, avete chiesto a viva voce la convocazione di una Convenzione. Nel dicembre 2001 il Consiglio europeo di Laeken, per iniziativa del Primo Ministro belga, vi ha dato ragione. Quando ci siamo occupati del merito il nostro compito è stato enormemente facilitato dai lavori preparatori in seno alla commissione per gli affari costituzionali, presieduta per l appunto dall onorevole Napolitano, nonché dalle relazioni che hanno ora preceduto, ora accompagnato le nostre discussioni, come la relazione dell onorevole Lamassoure sulla questione centrale delle competenze dell Unione europea. Desidero sottolineare la partecipazione illustre e cordiale dei rappresentanti del Parlamento ai lavori della Convenzione, nonché il ruolo decisivo svolto da Klaus Hänsch e Iñigo Méndez de Vigo credo che 18 mesi di lavoro comune mi autorizzino a chiamarli per nome nelle discussioni in seno al Praesidium della Convenzione. Infine non dimentico, signor Presidente, che è lei ad aver ospitato la Convenzione europea nei locali del Parlamento. A luglio ho voluto incontrarmi con lei proprio per ringraziarla della sua generosa ospitalità. E quanto agli scanni di questo Emiciclo non si sapeva più se appartenessero al Parlamento o alla Convenzione! Questa presentazione è quindi un momento di emozione ma anche di realismo, in quanto sono venuto dinanzi a voi per presentare e valutare il lavoro svolto, ma anche per mettere in rilievo quello che resta da fare per dare effettivamente una Costituzione all Europa. Quando si cerca di valutare una situazione, qualsiasi essa sia, si ha spesso tendenza a dimenticare il punto di partenza. Due anni fa persino la parola Costituzione era ancora tabù, tanto che la dichiarazione di Laeken vi faceva solo un allusione indiretta. Oggi l idea di una Costituzione per l Europa si è fatta strada presso l opinione pubblica e i cittadini europei adesso sono maturi per la Costituzione. Signor Presidente, secondo l ultimo sondaggio dell eurobarometro, condotto dalla Commissione e realizzato nei mesi di giugno e luglio scorsi in tutta l Unione europea, il 70 per cento dei cittadini è favorevole a una Costituzione e solo il 13 per cento è contrario a questa idea. In Italia, paese che esercita la Presidenza del Consiglio e che per questo motivo è investito di una notevole responsabilità per l esito della Conferenza intergovernativa ne approfitto per salutare il Vicepresidente del Consiglio, membro della Convenzione, nonché ministro degli Affari esteri l 82 per cento dei cittadini approva l idea di una Costituzione. Anche nei paesi tradizionalmente più reticenti il consenso prevale sul disaccordo. Citerò, a titolo d esempio, il caso della Finlandia, i cui rappresentanti sono stati molto attivi in seno alla Convenzione: il 53 per cento dei cittadini è favorevole mentre si registra il 37 per cento di contrari. I nostri sforzi collettivi per spiegare il contenuto della Costituzione hanno parimenti permesso una migliore comprensione del nostro progetto da parte dei cittadini. Siamo partiti, bisogna riconoscerlo, da molto lontano, la Convenzione era poco nota e scarsamente compresa, ma un sondaggio svolto dalla Commissione alla fine di giugno, ovvero due mesi fa, indica che il 70 per cento dei cittadini che ha un opinione sul nostro lavoro lo giudica in modo positivo. E a voi che li rappresentate, onorevoli deputati europei, rivolgo una richiesta: non dimenticatevi mai dei cittadini. Si presta ascolto a molte opinioni, dei dirigenti, dei responsabili, dei governanti, ma non dimenticatevi mai dei cittadini: è per loro che lavoriamo! Signor Presidente, durante le discussioni della Convenzione, quando sedevo al suo posto, solo provvisoriamente, non ho mai smesso di pensare all uomo della strada europeo, cercando di immaginare le sue reazioni nei confronti delle nostre proposte. Qual è dunque il risultato dei nostri lavori? Il progetto di Costituzione che vi presento è il frutto di un intenso lavoro, pubblicato, come sapete, in tutte le lingue dell Unione e nelle lingue dei nuovi Stati membri. La pubblicazione è stata fatta per tempo perché tutti i cittadini, in tutta l Unione, potessero avere accesso al testo al momento della presentazione al Consiglio europeo di Salonicco. I membri alla Convenzione hanno lavorato molto a lungo e con impegno. Hanno partecipato a ventisei sedute plenarie, alcune delle quali durate due giorni, ed hanno ascoltato oltre interventi. Ogni proposta, emendamento, soluzione alternativa, proveniente dai membri della Convenzione o da uno Stato membro, dalla Commissione europea, dalla società civile o, naturalmente, dal Parlamento europeo, tutto è stato accuratamente esaminato e passato al vaglio di un giudizio critico e obiettivo. Ecco perché, in tutta franchezza, non credo che oggi esistano soluzioni di cui la Convenzione non sia a conoscenza o che non abbia tentato. La nostra proposta va, credo, il più lontano possibile, nell attuale situazione politica, sociale e culturale dell Europa. Lungi dall essere, come c è stato talvolta motivo di temere, il minimo comune denominatore, la Costituzione rappresenta, credo, il limite massimo di quello che è possibile realizzare nell Europa del 2003.

11 03/09/ Cercando di andare più lontano, com è negli auspici di alcuni e forse anche nei miei, avremmo rischiato di lacerare un Europa appena riunificata con il rifiuto degli uni o la disapprovazione degli altri. E un rischio inaccettabile che nessuno ha il diritto di assumersi. Anche voi, deputati europei, ci avete incoraggiati ad andare il più lontano possibile, pur tracciando i limiti del ragionevole e dell accettabile. Quali sono dunque le proposte essenziali avanzate nella Costituzione? Le avete individuate nel corso dei lavori, non è quindi necessario descriverle in dettaglio, anche perché rischierei di superare ampiamente il tempo previsto per la discussione. Vorrei cionondimeno sottolineare il fatto che, solo due anni fa, molte di queste proposte sembravano ancora inaccessibili, per così dire fuori portata. Oggi esse formano un insieme solido e coerente. Consentitemi di richiamarle. Innanzitutto un punto centrale, attorno al quale si organizza tutto il sistema: l affermazione della natura dualistica dell Unione europea, unione dei popoli e degli Stati d Europa. Poi, la redazione di un testo unico che sostituisce tutti i Trattati esistenti, che sono quattro più alcuni altri, e l attribuzione di una personalità giuridica all Unione europea. Quando nella primavera del 2002 ho preso in considerazione la possibilità di elaborare un testo unico, ho esaminato i lavori precedenti e le ricerche svolte in materia, e sono emersi ostacoli che sembravano insormontabili. Inoltre abbiamo incorporato nella Costituzione la Carta dei diritti fondamentali che sancisce i diritti dei cittadini. Sto guardando il Commissario Vitorino, che si è molto impegnato nella riflessione sull argomento. Altra proposta: la definizione chiara, trasparente e stabile delle competenze dell Unione, tre aspetti su cui insisto. La definizione deve essere chiara perché i cittadini possano conoscere queste competenze e trasparente perché esse non diano adito ad interpretazioni in seno ad Istituzioni che possono avere modi di procedere più oscuri. Insieme alla definizione delle competenze, la Costituzione prevede il loro esercizio con procedure semplici, ma su questo punto ritornerò dopo. L ultima proposta riguarda la garanzia politica del rispetto del principio di sussidiarietà mediante il coinvolgimento dei parlamenti nazionali a fianco del Parlamento europeo. L onorevole Méndez de Vigo, qui presente, che è un deputato europeo, ha svolto un ruolo importante in qualità di presidente del gruppo di lavoro su questo argomento, che era in crisi dal D altro canto l Unione viene dotata di nuovi strumenti operativi in tre ambiti giudicati prioritari dai cittadini europei. Innanzitutto la giustizia, in quanto prevediamo la creazione di uno spazio di sicurezza e di giustizia che permetta una lotta più efficace contro la grande criminalità transfrontaliera e il mutuo riconoscimento dei diritti civili tra Stati membri. In materia di politica estera dell Unione è stata data una risposta alla seconda aspettativa dei cittadini, con la nomina di un ministro degli Affari esteri dell Unione europea che presiederà il Consiglio dei ministri degli Affari esteri e si adopererà per delineare una quanto mai necessaria politica estera comune. In materia di difesa comune si è dato seguito alle attese dei cittadini istituendo, inter alia, un Agenzia europea per gli armamenti. Infine, la governance economica e sociale dell Unione verrà migliorata, in particolare, ma non solo, tra i paesi che hanno adottato l euro per assicurare la stabilità e il successo della moneta comune europea. A seguito di queste disposizioni, i famosi tre pilastri che dopo i Trattati di Maastricht e di Amsterdam complicavano la gestione e la percezione delle azioni dell Unione, scompariranno dal paesaggio europeo. La Costituzione offre all Europa un sistema istituzionale unico, ovvero un solo sistema istituzionale che si sostituisce al sistema dei tre pilastri. Le Istituzioni proposte dalla Costituzione sono stabili, democratiche ed efficaci. Il Parlamento europeo, prima Istituzione dell Unione messa in risalto nella Costituzione, diventa il principale legislatore comunitario e il supervisore della politica finanziaria. Il Consiglio europeo, ormai distinto dal Consiglio dei ministri, dato che ha composizione e competenze diverse, imprime gli impulsi necessari allo sviluppo dell Unione e fissa le sue priorità politiche generali. Il Consiglio ormai avrà un volto, grazie a un Presidente eletto inter pares che organizzerà il lavoro e lo programmerà per l avvenire. Il Consiglio dei ministri sarà incentrato sui compiti del Consiglio legislativo e degli Affari generali e saranno definite le diverse formazioni. La Commissione europea, strutturata in modo da confermare il suo carattere collegiale e con una composizione adeguata al numero di funzioni affidatele, sarà il motore e il principale organo esecutivo dell Unione. Esprimerà e incarnerà l interesse comune europeo. Il Presidente della Commissione potrà nominare dei Commissari senza diritto di voto, per assicurare, se lo desidera, l informazione di tutti gli Stati membri. Dinanzi a voi, che avete lavorato molto sull argomento, vorrei ribadire un punto essenziale: la legittimità democratica del sistema proposto dalla Costituzione. Non si potrà più parlare di deficit democratico, espressione che faceva parte del linguaggio corrente dei critici del nostro sistema politico. Al Parlamento viene ora attribuito il suo posto centrale di legislatore nel sistema europeo. Con qualche rara eccezione che abbiamo cercato per quanto politicamente possibile di limitare tutte le leggi o leggi quadro europee dovranno essere approvate da voi, altrimenti saranno respinte. I

12 16 03/09/2003 diritti del Parlamento sono concepiti in modo analogo in materia di bilancio. Quando la Costituzione entrerà in vigore il Presidente della Commissione verrà eletto da voi. Certo, vi è stato un dibattito difficile purtroppo non posso soffermarmi su questo punto sulla possibile presentazione dei candidati. Dopo lunghe consultazioni a cui hanno partecipato i membri della Convenzione e, com è naturale, i gruppi politici, si è raggiunta una soluzione comune. La presentazione dovrebbe avvenire su proposta del Consiglio europeo, ma con due novità: da una parte si terrà conto del risultato delle elezioni al Parlamento e, dall altra parte, si svolgeranno le consultazioni necessarie. Si tratta quindi di una proposta aperta. E soprattutto disporrete del diritto di rifiuto. Se non eleggerete a maggioranza dei vostri membri il candidato presentato dal Consiglio europeo, quest ultimo sarà tenuto a presentarne un altro entro un mese. La Convenzione ha svolto un enorme lavoro di semplificazione e anche di classificazione delle decisioni europee, promosso da Giuliano Amato. Ricordo bene le riflessioni condotte all epoca dalla commissione per gli affari costituzionali e le proposte di Jean-Louis Bourlanges. Distinguendo ormai gli atti legislativi da quelli esecutivi, ci avviciniamo ai classici sistemi vigenti negli Stati membri, sistemi che sono familiari e comprensibili a tutti i cittadini. Il sistema democratico immaginato da Montesquieu e dai pensatori dell Illuminismo come parecchi altri, del resto, mi sono interessato molto al pensiero di Montesquieu non può, contrariamente a quanto talvolta si dice, essere trasposto. Il sistema di Montesquieu infatti era concepito per le necessità di uno Stato nazione e quello che Montesquieu chiama equilibrio dei poteri è un equilibrio esistente solo all interno dello Stato nazione. Cionondimeno, in un certo senso lo abbiamo trasposto per definire un nuovo equilibrio dei poteri che tenga conto del dualismo, che è e resterà con ogni probabilità un tratto distintivo dell Unione europea: l unione dei popoli e degli Stati. Abbiamo quindi definito un modello democratico su scala europea che tiene conto sia dell entità demografica 450 milioni di abitanti che della diversità degli Stati membri vecchi e nuovi, nonché della volontà di unificare il continente europeo. In definitiva, se mi permettete di dirlo, con tutto rispetto e cautela, abbiamo creato una specie di Montesquieu per l Europa del XXI secolo. (Ilarità e applausi) Prima di entrare in vigore, questa Costituzione deve ancora superare due considerevoli ostacoli: l approvazione da parte dei governi e la sua ratifica mediante l espressione democratica dei popoli europei, attraverso i parlamenti o l indizione di referendum. Desidero dire qualche parola sul ruolo che svolgerete in questo processo. Prima vorrei però dissipare ogni ambiguità sul futuro ruolo della Convenzione. La Convenzione ha assolto il suo compito. Il 20 giugno 2003 a nome della Convenzione ho consegnato alla Presidenza greca le prime due parti della Costituzione elaborate dalla Convenzione. Il 18 luglio scorso a Roma, all atto della consegna alla Presidenza italiana del testo ormai completo del progetto di Trattato costituzionale, ho aggiunto (cito integralmente questo breve pezzo per il resoconto integrale del Parlamento): Avendo assolto il mandato conferitole dal Consiglio europeo di Laeken, la Convenzione è giunta al termine. Nel presentare il progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l Europa e la presente relazione, la Presidenza della Convenzione ritiene di aver adempiuto il proprio compito e pone fine alla sua missione. Ne consegue che il ruolo della Convenzione si è concluso e che è escluso che la Convenzione cerchi di intervenire nello svolgimento della Conferenza intergovernativa, in quanto non avrebbe alcun mandato per farlo. Per contro, i membri della Convenzione, tra cui il Presidente di questa Assemblea, i Vicepresidenti e io stesso resteremo a disposizione di tutti coloro che, anche in quest Aula, desidereranno interrogarci sulle motivazioni che ci hanno indotto a portare avanti una determinata proposta contenuta nella Costituzione. La Conferenza intergovernativa si aprirà esattamente tra un mese, sotto la Presidenza italiana, che forse tra poco ci dirà qualcosa in proposito. La maggior parte dei membri della Convenzione, prima di congedarsi, ha espresso l auspicio che la CIG sia breve e che possa concludersi entro la fine di quest anno. Il Consiglio europeo di Salonicco ha deciso che la Conferenza adotterà il nostro progetto di Costituzione come punto di partenza. Sono quindi possibili tre soluzioni. O la Conferenza intergovernativa migliorerà il progetto di Costituzione, ed è difficile immaginare che possa riuscirci, (Applausi) non per vanità collettiva degli autori del testo, ma perché la Conferenza incontrerebbe due ostacoli che la Convenzione è riuscita ad evitare: la brevità del tempo e la regola dell unanimità. Di fatto, come migliorare in due mesi e mezzo un progetto la cui elaborazione ha richiesto sedici mesi di lavoro continuo? Del resto, come raggiungere l unanimità su soluzioni più avanzate di quelle su cui è già stato difficile ottenere un consenso? Dobbiamo però saper perdere! Se la Conferenza intergovernativa riuscirà a migliorare la Costituzione, i membri della Convenzione saranno i primi ad applaudirne il successo. Oppure, nella seconda ipotesi, la Conferenza intergovernativa finirà per presentare proposte inferiori a quelle della Convenzione.

13 03/09/ In tal caso vediamo profilarsi seri pericoli. Le riserve o le critiche che si sentono da varie parti sulle nostre proposte, soprattutto quelle istituzionali, sono sintomo di un grave rischio. Non si può modificare una parte dell edificio senza rischiare di far crollare l insieme. Quanti credono di poter modificare in modo sensibile le nostre proposte istituzionali sono, a mio avviso, in errore. Costoro infatti, dando forse soddisfazione agli uni, rischierebbero di scontentare e deludere gli altri. Pertanto la terza soluzione, che sembra preferibile, consiste nell approvare il progetto di Costituzione. (Applausi) In tal caso si tratterebbe di approvare il progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione, accettando tuttavia, mi rivolgo ai rappresentanti della Presidenza, di apportarvi alcune modifiche unanimemente accolte. Vorrei chiedervi, senza insistere troppo, di riflettere sulla gravità delle conseguenze di un fallimento. Data la stagione, il luogo, il sole e il piacere che provo a incontrarvi, infatti, un certo ottimismo circonda questo incontro. Cionononostante, vi chiedo di riflettere sulle conseguenze e sulla gravità di un fallimento, sulla delusione e la frustrazione che produrrebbe in tutta l opinione pubblica europea. Non dimentichiamo infine che dopo la Conferenza intergovernativa verrà la vera prova del fuoco: la ratifica negli Stati membri, in ognuno dei 25 Stati membri. Questa ratifica è lungi dall essere scontata. Se il progetto di Costituzione, quale elaborato dalla Convenzione, verrà sottoposto alla ratifica popolare mediante referendum in alcuni casi e all approvazione parlamentare in altri, la mia convinzione personale è che, grazie anche a grandi sforzi di spiegazione e di persuasione, finirà per essere approvato ovunque. Se, al contrario, si presenta un progetto di Costituzione mutilato o tronco, temo che verrà respinto in uno o più Stati membri. In tal caso la sua difesa e il suo sostegno verrebbero privati di due argomentazioni decisive: la coerenza e l equilibrio presenti nel progetto di Costituzione. Si aprirebbe allora una crisi di cui l Europa non ha alcun bisogno nelle circostanze attuali e di cui sarebbe difficile immaginare una soluzione. Signor Presidente, in questo processo il Parlamento ha un ruolo eminente da svolgere e vorrei chiedervi di essere attivi e vigili. Siete voi infatti che dovete assicurare l informazione dell opinione pubblica. Non si tratterà di una Conferenza intergovernativa di tipo classico, ovvero di tipo diplomatico, in cui si discute tra esperti o diplomatici di vantaggi reciproci che gli uni cercano di ottenere a detrimento degli altri. Si tratterà di una Conferenza intergovernativa di tipo costituzionale senza precedenti, che deve terminare con l elaborazione di una Costituzione. Occorre quindi seguire regole particolari. Osservatori del Parlamento parteciperanno a questa Conferenza. Devono sensibilizzare l opinione pubblica e chiedere trasparenza! In occasione dell ultima seduta della Convenzione cui avete partecipato, signor Presidente del Consiglio e signori membri della Convenzione, ho suggerito che la Conferenza intergovernativa si ispirasse al nostro metodo di lavoro, che in realtà ci è stato imposto, il quale prevede di rendere pubblici, se necessario su Internet, qualsiasi proposta di modifica e qualsiasi emendamento alla Costituzione. (Applausi) Questo permetterebbe all opinione pubblica e alla stampa di farsi un idea precisa del contenuto delle discussioni. Allo stesso modo mi sembrerebbe legittimo che il Parlamento sia informato in ciascuna seduta plenaria sullo stato di avanzamento dei lavori della Conferenza, come ho fatto a suo tempo per la Convenzione presso il Consiglio europeo. Sarete quindi chiamati ad esprimere un parere su questa Conferenza intergovernativa, e dovrete esprimerlo prima della sua apertura a Roma. Siete voi che naturalmente avete la grande responsabilità di elaborare ed adottare una posizione, ma mi sembra che essa potrebbe costituire un monito. Se la portata del Trattato costituzionale elaborato dalla Convenzione con la massima trasparenza, e con il vostro ampio contributo, venisse sensibilmente ridotta dalla Conferenza intergovernativa e il Trattato ricevesse quindi una valutazione negativa dal Parlamento europeo, ci sarebbero scarse possibilità di ratifica da parte degli Stati e dei popoli europei. Se al contrario alla Conferenza verrà adottato dai governi dell Unione un Trattato costituzionale vicino al progetto della Convenzione non ci aspettiamo che sia il nostro alla lettera e se questo otterrà l approvazione del Parlamento europeo, occuperà un posto centrale nel grande dibattito politico delle elezioni europee del giugno Sarà quindi l occasione di fare appello alle forze vitali nascoste nel nostro continente, di mobilitare l interesse della società civile e di far abbandonare ogni riserva agli indecisi, cioè a coloro che hanno perso fiducia nella capacità dell Unione di unirsi e rinnovarsi. Così il grande dibattito delle elezioni europee farà eco ai più modesti lavori della Convenzione, aiutando gli europei ad avvicinarsi all Unione e a comprenderla meglio per riconoscersi finalmente in essa. Onorevoli deputati, proprio alla fine dei nostri lavori, su richiesta dei vostri rappresentanti, abbiamo aggiunto alla Costituzione alcuni simboli e in particolare un motto per l Unione europea: unita nella diversità. Vi esorto e vi prego di aiutare l Europa a dotarsi di una Costituzione che le permetta di vivere felice, in libertà e pace, perché unita nella diversità. (Applausi) Presidente. Colleghi, la vostra reazione vale più di qualsiasi discorso

14 18 03/09/2003 Fini, Consiglio. Signor Presidente, onorevoli parlamentari europei, desidero innanzitutto a nome del governo italiano, che ho avuto il privilegio di rappresentare durante tutti i lavori della Convenzione europea esprimere il vivissimo, sincero apprezzamento per l opera del Presidente Giscard d Estaing e per l azione che la Convenzione ha svolto. Idealmente, all applauso corale dell Assemblea, dopo la relazione del Presidente Giscard, si unisce il governo italiano, si unisce la pubblica opinione italiana, che è profondamente europeista e che certamente si ritrova largamente nelle parole del Presidente e, più in generale, nel testo approvato dalla Convenzione. Si è trattato per davvero di un momento importante, di un momento che non è retorico definire storico. Voglio innanzitutto esprimere una viva soddisfazione per il fatto che il Consiglio di Salonicco abbia accolto il progetto di Costituzione approvato dalla Convenzione, definendolo un passo storico verso la realizzazione degli obiettivi dell integrazione europea, e abbia successivamente definito il Trattato come una buona base su cui avviare la Conferenza intergovernativa che si svolgerà durante la Presidenza italiana. In effetti, il compito cui era stata chiamata la Convenzione andava molto al di là del pur importante ruolo di modifica dei meccanismi e delle regole istituzionali. Il mandato di Laeken era esplicito: ripensare l intero assetto istituzionale europeo alla vigilia del grande momento storico della definitiva riunificazione del vecchio continente. Per la prima volta nella storia della costruzione europea, il compito non era stato affidato a pur autorevoli funzionari governativi, ma ad un assemblea autenticamente democratica, rappresentativa: per l appunto una Convenzione, composta dai rappresentanti dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, della Commissione, dei paesi membri da sempre dell Europa come di quelli che sono in procinto di entrare a pieno titolo nella nostra grande famiglia. Orbene, dopo sedici mesi di lavoro si è raggiunto un risultato importante, per molti aspetti insperato e, a mio modo di vedere, ancor più rilevante se si considera la novità del metodo di lavoro che il Praesidium ha suggerito alla Convenzione. Abbiamo cercato sempre il raggiungimento del massimo consenso possibile, senza mai ricorrere allo strumento tradizionale del voto. Questa è la ragione per la quale il cammino della Conferenza intergovernativa non è privo di difficoltà, ma è certamente facilitato dal fatto che essa non si trova di fronte ad un testo con più opzioni ma, al contrario, ad un testo unico, largamente condiviso dalle componenti della Convenzione e già approvato dal Consiglio europeo. E la ragione per la quale la Presidenza italiana ritiene che abbia ragione il Presidente Giscard quando afferma, in modo esplicito, che quanto più la Conferenza intergovernativa si allontanerà dall accordo raggiunto dalla Convenzione, tanto più difficile sarà trovare un nuovo punto di equilibrio e quindi tanto più vicino sarà il rischio di un fallimento, che sarebbe per davvero clamoroso. E non sarebbe il fallimento della Presidenza di turno, non sarebbe il fallimento della Convenzione; sarebbe il fallimento della speranza di quei milioni e milioni di europei che credono per davvero che sia giunto il momento di darsi non solo regole comuni ma anche valori comuni e condivisi. Siamo quindi lieti del risultato finale. Lo abbiamo detto in modo pubblico alla nostra pubblica opinione, al parlamento nazionale; è doveroso ribadirlo in questa sede. Si è trattato di un compromesso, certo, ma di un compromesso alto, nobile tra istanze, sensibilità ed interessi diversi; un compromesso che si basa su alcuni punti che consideriamo fondamentali e che voglio anch io rapidamente richiamare: l integrazione della Carta dei diritti fondamentali nel testo costituzionale; il superamento della complessa e superata, per certi aspetti, struttura a pilastri dei vigenti Trattati; la più chiara ripartizione di competenze tra Unione e Stati membri nel pieno rispetto delle identità nazionali e delle organizzazioni interne degli Stati, quel principio duale cui ha fatto riferimento il Presidente Giscard; l introduzione di meccanismi per un rispetto effettivo del principio di sussidiarietà e per un coinvolgimento sempre più ampio dei parlamenti nazionali nella vita dell Unione. La Convenzione ha stabilito che quattro sono le Istituzioni: Consiglio, Parlamento europeo, Commissione, ma anche i parlamenti nazionali, che rappresentano quella che è la volontà delle nostre pubbliche opinioni. E ancora: la tipizzazione degli atti e degli strumenti giuridici e finanziari con l introduzione, per la prima volta, di una vera e propria gerarchia delle norme; la creazione del ministro degli Affari esteri europei forse la figura istituzionale più innovativa scaturita dai lavori della Convenzione a seguito dell unione delle funzioni esercitate fin qui dall Alto rappresentante e dal Commissario per gli affari esteri e, altrettanto importante, in prospettiva, la possibilità di una fusione tra le figure del Presidente del Consiglio e del Presidente della Commissione; inoltre, l ulteriore estensione delle materie su cui si procederà con un voto a maggioranza qualificata. E stato fatto molto. Se qualcuno dovesse chiedere se si poteva fare di più, io dico che, sì, si poteva fare di più, si doveva fare di più, ma quel compromesso raggiunto è forse l unico compromesso possibile. In un Europa a 25 o 27, continuare con il presupposto di decisioni prese all unanimità avrebbe comportato la fine di una effettiva capacità di governo dell Unione per i complessi problemi della pubblica opinione. Due parole, signor Presidente, a conclusione, circa l equilibrio istituzionale che è stato raggiunto dalla Convenzione: un equilibrio delicato, un equilibrio che è stato ricercato fin dal primo momento perché era ben chiaro, a tutta la Convenzione, che non si poteva rafforzare una Istituzione a discapito di un altra. E un equilibrio basato su una ripartizione di poteri tra il Consiglio europeo, che assume un ruolo di istituzione

15 03/09/ politica, con il compito di definire orientamenti e priorità politiche generali dell Unione; la Commissione, rappresentativa degli Stati membri, che mantiene il ruolo centrale di custode dei Trattati e di garante dell interesse comunitario; il Parlamento europeo, che diviene colegislatore a pieno titolo. Voglio sottolineare, proprio in questa sede, che tra le innovazioni più importanti vi è l elezione della Commissione da parte del Parlamento europeo, che vede così rafforzati i suoi poteri di codecisione legislativa e di bilancio cadendo la distinzione tra spese obbligatorie e non obbligatorie e che acquista il diritto di proporre una revisione futura, se necessario, della Costituzione, con il metodo della Convenzione. Questa innovazione, come le altre, si inserisce all interno di un pacchetto istituzionale che, come ricordava il Presidente Giscard, può certamente essere migliorato, ma che sarebbe molto pericoloso cercare di modificare in profondità con il rischio di alterare quell equilibrio di un sistema complesso fondato sulla duplice legittimazione di Stati nazionali e cittadini che è la Convenzione raggiunta. E la ragione per la quale il difficile ma alto equilibrio raggiunto dalla Convenzione sarà il punto di riferimento della Conferenza intergovernativa. Per mantenere questo spirito, assicurare continuità e coerenza con il lavoro svolto dalla Convenzione, ho ritenuto e continuo a ritenere auspicabile che alla Conferenza partecipino i rappresentanti della Commissione, del Parlamento europeo, ma anche il Presidente della Convenzione e i Vicepresidenti Amato e Dehaene. Il ruolo del Parlamento europeo, in questa fase del progetto di riforma costituzionale, dovrà continuare ad essere un ruolo fondamentale. Il Presidente Berlusconi, nella tornata di luglio, ne ha sollecitato il più ampio coinvolgimento e io desidero ancora una volta mettere in evidenza questa necessità. Voglio aggiungere anche un auspicio, che sono sicuro sarà certezza: il Parlamento europeo eserciti senza alcuna remora la sua funzione di controllo, non soltanto per fare in modo che i lavori della Conferenza intergovernativa siano aperti e trasparenti, come ci impegniamo a garantire, ma soprattutto per fare in modo che i lavori della Conferenza intergovernativa riflettano le attese dei cittadini e per fare in modo che i governi non cedano alla tentazione di smontare quello che è stato il prezioso lavoro della Convenzione. Se questa grande occasione dovesse essere perduta, infatti, il segnale sarebbe negativo per tutti i cittadini europei e per davvero arrecheremmo un danno irreparabile al progetto di costruzione di un Europa. Signor Presidente, signori deputati, certamente è stata percorsa molta strada negli oltre cinquant anni che ci separano dal giorno che forse può essere considerato l atto di nascita dell Unione europea: quella dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950 che proponeva di mettere in comune la gestione di pochi interessi quelli relativi all energia, alle materia prime, all economia per promuovere e attuare i valori della solidarietà e della pace. Il progetto di costruzione dell Europa unita vive oggi un momento cruciale della sua storia: da una parte la riunificazione con i paesi dell est, che tornano ad abbracciare a pieno titolo quei valori di libertà e di democrazia; dall altra, il passaggio da una dimensione economica ad una dimensione politica, che non può che essere accompagnata dalla costruzione di un identità europea che permetta all Unione di divenire un fattore di stabilità, di prosperità e di pace sulla scena internazionale. A queste sfide epocali è chiamata a rispondere quell Europa, unita nella diversità, che è stata evocata dal preambolo della Costituzione: un Europa formata da Stati che, senza rinunciare alla propria identità, mettono in comune sovranità e competenze. Con spirito di fedeltà alla propria tradizione europeista, che è patrimonio del popolo italiano e di tutte le forze politiche del mio paese, la Presidenza italiana intende guidare la prossima Conferenza intergovernativa. Il primo Trattato di Roma avviò l unificazione europea; il secondo dovrà essere e sarà il passaggio alla nuova Europa riunificata: un Unione politicamente ed economicamente più forte, destinata a diventare un fattore di stabilità e prosperità sulla scena mondiale. Siamo certi che il testo del Trattato di riforma, approvato dalla Convenzione, ci autorizza a dire che questo storico obiettivo è per davvero ad un passo dall essere raggiunto. (Applausi) Frattini, Consiglio. Come il Presidente Giscard d Estaing e il Presidente Fini hanno detto, la Convenzione effettivamente ha costituito e ha costruito un pilastro nel processo di integrazione europea, e la Presidenza italiana valuta questo risultato come un punto di riferimento per i lavori della Conferenza intergovernativa. Tre sono i principi guida cui la Presidenza intende ispirarsi nel guidare i lavori della Conferenza, che si apriranno, come voi sapete, a Roma il 4 ottobre. In primo luogo, la Presidenza ritiene necessario il rispetto del calendario definito al Consiglio europeo di Salonicco: un calendario che impone di perseguire, con determinazione, un risultato positivo in tempo utile per le elezioni del Parlamento europeo, previste per il prossimo mese di giugno. Da questa impostazione deriva un obiettivo centrale della Presidenza italiana: condurre la Conferenza a ritmo serrato nella prospettiva di pervenire, già a dicembre, ad un accordo globale e complessivo sul testo costituzionale. Sarà in tal modo possibile procedere alla firma del futuro Trattato costituzionale una Costituzione per l Europa, come l ha definita il Presidente Giscard d Estaing nel periodo compreso tra il 1 maggio 2004, data di ingresso dei dieci nuovi Stati membri, e le elezioni per il rinnovo del nostro Parlamento, previste in giugno. Un prolungamento del negoziato costituzionale oltre queste

16 20 03/09/2003 date comporterebbe due gravi problemi di legittimità e trasparenza democratica: da un lato, si disperderebbe progressivamente il patrimonio costituente della Convenzione; dall altro, si chiederebbe ai cittadini europei di votare per le elezioni del Parlamento europeo senza conoscere i lineamenti costituzionali della futura Unione. Il secondo obiettivo della Presidenza è di salvaguardare la struttura e l impianto del testo elaborato dalla Convenzione. Riteniamo opportuno rispettare, come ho già detto, quello che dobbiamo dire essere con chiarezza il patrimonio costituente, accumulato in sedici mesi di lavoro da un istanza democratica in cui erano rappresentati governi, parlamenti nazionali, Istituzioni dell Unione europea. Valutiamo nello stesso tempo inopportuno riaprire dibattiti già ampiamente svolti. Il valore politico del successo conseguito non andrà disperso né affievolito nei lavori della Conferenza: essa dovrà, invece, impegnarsi a migliorare e completare quelle parti del Trattato sulle quali non si riscontra ancora una piena intesa, parti del Trattato lo ripeto per assoluta chiarezza che non tocchino i pilastri istituzionali definiti dalla Convenzione. La Presidenza italiana si opporrà pertanto a rimettere in discussione l equilibrio complessivo del progetto e i suoi elementi fondamentali. Gli interessi dell Europa e dei cittadini europei devono prevalere, ad avviso della Presidenza, sulla difesa di interessi particolari che tendono a questa o a quella modifica sostanziale del Trattato. In quest ottica, i pareri che verranno presentati da questo Parlamento e dalla Commissione europea saranno un elemento da tenere in piena considerazione nel corso della Conferenza. Terzo e ultimo punto che costituirà una linea d azione durante i lavori della Conferenza: l esigenza di individuare soluzioni consensuali su alcune tematiche ancora controverse, col principio di unanimità che è stato richiamato, non spingerà, in nessun caso, la Presidenza a negoziare un compromesso al ribasso, che produca cioè degli arretramenti rispetto alle proposte della Convenzione. (Applausi) Il nostro obiettivo è di cogliere un risultato di qualità che sia all altezza delle aspettative delle opinioni pubbliche europee, capace di assicurare un efficace e democratico funzionamento dell Unione in un ampio orizzonte temporale. Non stiamo costruendo una Costituzione per l Europa destinata a durare solamente qualche anno e contiamo, in proposito, sul fondamentale sostegno di questo Parlamento europeo. La Presidenza, come sapete, ha avviato le procedure per la convocazione a Roma, il 4 ottobre, della Conferenza. Riteniamo che essa debba essere condotta ad alto livello politico, come già definito dal Consiglio europeo, i Primi Ministri e i ministri degli Esteri, ma riteniamo che ad essa debbano partecipare i rappresentanti di tutte le Istituzioni europee perché la CIG sia davvero il proseguimento ideale dei lavori della Convenzione. Ecco perché io formulerò una proposta tale da consentire al Parlamento europeo una presenza, attraverso suoi rappresentanti, ai lavori della Conferenza, sia quando sarà a livello di ministri degli Esteri sia quando sarà a livello di capi di governo, con la presenza del Presidente del Parlamento europeo. Ogni diversa soluzione sarebbe infatti un passo indietro rispetto a quel metodo democratico di revisione dei Trattati ispirato al principio, al criterio della trasparenza, dell interesse verso i cittadini. In conclusione, noi intendiamo raccogliere le posizioni e le indicazioni di questo Parlamento e delle altre Istituzioni europee, convinti, come ha già detto il Presidente Fini, che dare all Unione europea una Costituzione è una sfida, non soltanto per alcuni paesi più che per altri, né tantomeno per la sola Presidenza italiana, che ha l onore di guidare il Consiglio in questa fase; è una sfida per tutti. Noi lo dobbiamo ai nostri cittadini: se perdiamo questa sfida abbiamo perso tutti, anche quelli e spero che non ci sia nessuno che avranno tentato di far prevalere l interesse particolare sull interesse generale. Noi ci impegniamo affinché questo tentativo negativo non riesca. (Applausi) Prodi, Presidente della Commissione. Signor Presidente del Parlamento, signor Presidente del Consiglio, signor Giscard d Estaing, onorevoli parlamentari, voglio innanzitutto rivolgere un vivo ringraziamento a tutti i membri della Convenzione e a lei particolarmente, signor Presidente Giscard, per la dedizione e l intelligenza che avete dimostrato nei lunghi mesi di intenso lavoro che hanno caratterizzato la fase del processo costituente. L esperienza riuscita della Convenzione ha cambiato durabilmente il corso della vita democratica dell Unione europea: un grande lavoro e un risultato insperato. Il progetto elaborato dalla Convenzione è quindi la base io direi l ottima base per la redazione finale della Convenzione. Ed è bene che sia così perché si tratta di un testo che anzitutto ha un grande valore simbolico: è la prima volta che le fondamenta dell Unione sono dibattute in un foro democratico aperto, rappresentativo dei popoli e degli Stati europei. In secondo luogo, il progetto di Costituzione ha affrontato con decisione i nodi dell equilibrio istituzionale e della complessa natura dell Unione. Il dibattito è stato intenso e profondo e ha permesso di affrontare in modo coerente tutti i problemi che ci erano stati proposti: come costruire una nuova e più efficace convivenza tra le due anime della costruzione europea, quella comunitaria e quella intergovernativa; come stabilire il punto di equilibrio fra la rappresentanza politica degli Stati e quella dei cittadini, con il conseguente ruolo del Parlamento e del Consiglio; come organizzare la rappresentanza degli interessi generali dell Unione e dei legittimi interessi dei singoli Stati membri. In terzo luogo, infine, la Convenzione ha creato

17 03/09/ le premesse per il necessario lavoro di aggiornamento delle politiche dell Unione. Bene, si apre ora la fase della Conferenza intergovernativa per finalizzare e formalizzare il lavoro svolto dalla Convenzione. Io vedo in questa fase delinearsi due posizioni estreme, su cui credo sia importante discutere apertamente: da un lato c è chi ritiene che il progetto preparato non vada toccato perché rappresenta il solo compromesso possibile; dall altro, c è chi vorrebbe poter rimettere tutto in discussione perché gli Stati sono, in definitiva, i depositari ultimi della sovranità e ad essi spetta la parola conclusiva. Pur se comprensibili, credo che entrambe le posizioni siano criticabili: come Commissione abbiamo sempre detto fin da quando, dopo Nizza, noi invocammo con il Parlamento il metodo della Convenzione che la Conferenza intergovernativa avrebbe dovuto essere breve, focalizzata e conclusiva. Questo non vuol però dire che si debba trattare di un atto semplicemente notarile, perché ciò le sottrarrebbe la responsabilità politica che le è propria. Questa Conferenza non è certo comparabile a nessun altra che l ha preceduta, visto che dovrà lavorare sulla base dell eccellente lavoro della Convenzione; essa, però, mantiene la sua funzione primaria, che è quella di consentire ai capi di Stato e di governo di esercitare la loro responsabilità politica e di presentare il testo finale all approvazione delle Istituzioni e, come ha detto il Presidente Giscard, dei cittadini dei loro Stati membri. Si tratta, dunque, di una nuova fase di approvazione politica che non necessita certo di una lunga Conferenza intergovernativa, ma che avrà bisogno di una fase di adeguata maturazione. Vi sono, infatti, aspetti dei progetti di Costituzione che testimoniano con chiarezza che il compromesso raggiunto è incompleto e che il risultato ottenuto a questo punto non può costituire un punto d arrivo definitivo, come noi avevamo inizialmente sperato. Perciò è opportuno che gli Stati, depositari ultimi della sovranità, ne discutano ancora per verificare se è possibile fare meglio. Come Commissione è nostro compito e nostro dovere indicare tali punti. L attuale progetto di Costituzione contiene ancora più di cinquanta decisioni all unanimità, alcune in settori chiave della vita dell Unione. Tutti sono d accordo, inoltre, nell affermare che una delle lacune della situazione attuale sia l assenza di un vero strumento di coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati membri. Mi domando, però, come si potrà giungere a un tale coordinamento se persisterà l attuale potere di veto, e la stessa considerazione vale in materia di fiscalità indiretta e delle imprese. (Applausi) C è, poi, il problema centrale del futuro equilibrio dei poteri tra Commissione, Consiglio e Parlamento. Il progetto di Costituzione propone una composizione della Commissione che, a parere mio e del Collegio di cui sono oggi il responsabile, renderà meno efficace e meno credibile il compito dell Istituzione che rappresenta l interesse generale dell Unione. La soluzione proposta discrimina tra i Commissari creando una seconda categoria inutilmente dimezzata, e nessun popolo dell Unione merita di essere rappresentato da un Commissario di seconda classe. (Applausi) Ne risulterebbe una rottura dell unicità del Collegio, laddove il legame con gli Stati membri è stato il motore del funzionamento della Commissione in questi cinquant anni. Bisogna quindi compiere un passo supplementare che non contraddice affatto con la durata breve e con la fine rapida della Conferenza intergovernativa e attribuire un Commissario per ogni paese membro che disponga della pienezza delle sue funzioni. Contemporaneamente, il testo attuale del progetto di Costituzione lascia aperte le scelte sui punti fondamentali, quali il funzionamento dei Consigli e le responsabilità in materia di relazioni esterne. Il compito della Conferenza è quello di rendere più trasparenti e più efficaci le azioni delle Istituzioni e di evitare duplicazioni e ibridi che possono generare conflitti futuri. Questa è più un opera di qualificazione che non di innovazione. Infine, la Convenzione non ha avuto il tempo di aggiornare le formulazioni attuali delle politiche comunitarie, alcune delle quali risalgono agli anni 50 e sono in parte, o in tutto, superate. E ovvio che sarà difficile risolvere tutte le questioni rimaste aperte; tuttavia, il nostro compito è di riflettere con cautela e con saggezza, distaccandoci dalle contingenze politiche del momento, sui punti riguardo ai quali è ancora possibile operare ora i correttivi necessari a rendere la struttura costituzionale ancora più adatta alle sfide che ci attendono. Occorre, naturalmente, verificare se esiste la volontà politica. Questa volontà non c è oppure sono considerazioni di realismo che suggeriscono di non affrontare ora questi problemi e di lasciare il testo così com è? Se questo è il caso, la Commissione è naturalmente pronta a prenderne atto, serenamente e con realismo, cosciente del fatto che in ogni caso sono stati fatti dei passi in avanti importantissimi. In fondo è stato così per ogni modifica dei Trattati: è stato il caso dell Atto unico, per Maastricht, per Amsterdam, e sarà forse così anche questa volta. Ma allora dobbiamo sapere che, come è capitato negli altri casi, dovremo esser pronti ad affrontare altre crisi e, di conseguenza, a negoziare nuove modifiche e nuovi adattamenti. E questa la storia, forse, dell integrazione europea: un misto di visione e di reazioni alle crisi dovute alla crescita. E la nostra storia e noi lo sappiamo bene, anche se vi sono dei momenti in cui è necessario camminare con un passo più accelerato; e oggi ci troviamo, certo, in questa situazione.

18 22 03/09/2003 In ogni caso, per far tesoro della nostra esperienza e se davvero vogliamo scrivere una Costituzione che duri nel tempo, dobbiamo prevedere dei meccanismi che permettano di decidere domani quanto non è possibile decidere oggi. Occorre, quindi qui arrivo alla conclusione, ma anche al centro finale del mio breve intervento porsi la questione di procedure di emendamento della Costituzione più realistiche, che ci consentano di agire con rapidità ed efficacia quando, sotto la spinta di una crisi e ne avremo inevitabilmente, di crisi il disegno che noi delineiamo oggi si dovesse rivelare insufficiente. Il peggiore scenario possibile sarebbe, infatti, il ritrovarsi con disposizioni costituzionali inadeguate, il cui emendamento fosse reso di fatto impossibile dalla meccanica di una revisione unanime di venticinque o più Stati membri. Questo vale per l unanimità, oggi ancora in vigore in tanti settori, e vale quindi ancor di più per quell aggiornamento delle politiche che oggi non si è in condizioni di affrontare. Una Costituzione bloccata e rigida, incapace di assicurarci la soluzione delle crisi future sarebbe la negazione della storia dell integrazione europea. Questo noi lo dobbiamo evitare a tutti i costi, se vogliamo assolvere con senso di responsabilità al compito storico che ci siamo affidati. Signor Presidente, onorevoli parlamentari, nella nostra azione dobbiamo mantenere chiara la direzione nella quale l Unione deve continuare a muoversi: pace, libertà, solidarietà debbono rimanere i nostri obiettivi applicati alle azioni quotidiane delle Istituzioni. Per farlo dobbiamo dotare l Unione degli strumenti operativi per raggiungere questi obiettivi. L Unione deve parlare nel mondo con una sola voce, forte, autorevole e pacifica. Essa deve poter affermare, all interno come all esterno, la forza del diritto che impone i doveri ma protegge anche i singoli, preservandone la libertà di agire in una civiltà ordinata e creativa. L Unione deve, infine, avere i mezzi per affermare la solidarietà. Essa si esprime attraverso l azione di sostegno a favore dei più deboli in una società inclusiva. Essa si esprime nell azione congiunta, di soccorso in caso di catastrofi naturali; si fonda sul dovere di difesa reciproca, forte della convinzione che la difesa di ciascuno dei nostri Stati membri è l affermazione più forte dell appartenenza a un unica famiglia. Onorevoli parlamentari, ora siamo entrati in una nuova fase. Bisogna concludere l ottimo lavoro della Convenzione agendo con saggezza, perseveranza e coraggio. Bisogna, certo, concludere presto, ma bisogna soprattutto concludere bene. La Commissione continuerà a fare la sua parte per contribuire a questo obiettivo. (Applausi) Méndez de Vigo (PPE-DE). (ES) Signor Presidente, poche settimane prima di cominciare i lavori della Convenzione, Klaus Hänsch ed io abbiamo fatto visita al Presidente della Convenzione nella sua casa di Parigi e, al termine di quella riunione, ho annotato sul mio diario questa frase: Ce la faremo se riusciremo a creare lo spirito della Convenzione. Che cosa intendevamo con lo spirito della Convenzione? Intendevamo far sì che i membri della Convenzione fossero coscienti dell importanza storica del momento, della difficoltà della sfida e della volontà di ripensare l Europa chiedendoci che cosa fosse meglio per i cittadini della nuova Europa dopo il grande allargamento. Credo che, nel creare lo spirito della Convenzione, che è stato la chiave di questo successo, lei abbia svolto, signor Presidente, un ruolo di prim ordine. Credo che oggi gli applausi che sono seguiti al suo intervento dimostrino quanto il Parlamento abbia apprezzato il suo lavoro alla guida della Convenzione. Perché nel lavoro di ripensare l Europa dovevamo assolutamente convincerci della difficoltà di realizzare un simile obiettivo? Credo che l esercizio che abbiamo svolto sia consistito nel trasformare in realtà gli obiettivi che il Parlamento europeo si è prefissato dagli anni 90: più democrazia, più efficacia e più trasparenza. Credo che si tratti di una Costituzione più democratica, più efficace e più trasparente e che dia anche vita ad un Europa permeata da queste idee. Perché? Perché abbiamo modificato il sistema istituzionale. E vero che lo abbiamo fatto, ma abbiamo fatto questo proprio per dotare l Unione europea di maggior democrazia. Basta pensare al modello del Trattato CECA e fare un confronto con la Convenzione; basta pensare a che cosa fosse quell Assemblea, quel prototipo del Parlamento nel Trattato CECA. Oggi il Parlamento europeo, con questa Costituzione, è pienamente democratico e integrato nel processo decisionale. In questo processo decisionale, però, siamo anche riusciti ad integrare i parlamenti nazionali. Inoltre siamo anche riusciti a garantire ai cittadini la possibilità di prendere l iniziativa qualora l ordinamento giuridico lo preveda. Quest idea di maggior democrazia trova riscontro nella Costituzione, al pari di quella di una maggior efficacia, e per questo abbiamo modificato il sistema istituzionale. Lo abbiamo sottoposto a profonde modifiche. Credo che nella nostra mente sia sempre esistita l idea di salvaguardare il necessario equilibrio interistituzionale e che questa sia stata una premessa fondamentale di tutto il nostro lavoro. In realtà, solo il tempo potrà dire se ci siamo riusciti o no. Credo però che, nelle modifiche che abbiamo apportato, l idea di mantenere l equilibrio sia stata assolutamente fondamentale. Il nostro lavoro si è concluso; ora resta la Conferenza intergovernativa. Credo che criticare la Costituzione dicendo che avrebbe dovuto agire in un modo piuttosto che in un altro spetti agli esperti e ai professori, e non al Parlamento europeo. Il ruolo del Parlamento è adottare una posizione politica sulla Costituzione. Lo

19 03/09/ faremo nella relazione di cui sono relatori i colleghi Gil Robles e Tsatsos. Signor Presidente, credo che oggi lei abbia lanciato una sfida al Parlamento europeo. Ricordo che negli anni 20, in Germania, si tenne un dibattito tra Carl Schmitt e Hans Kelsen sul ruolo di custode della Costituzione: Der Hüter del Verfassung. Wer soll der Hüter del Verfassung sein? [Il custode della Costituzione. Chi dev essere il custode della Costituzione?] Credo che oggi noi deputati al Parlamento europeo dovremmo assumerci il compito politico di diventare custodi della Costituzione. Ritengo che questo sia il segnale politico che dobbiamo lanciare. A giudizio del Parlamento, questa è una buona Costituzione per l Europa e per i suoi cittadini. Penso quindi che il segnale politico che dobbiamo inviare sia che diventeremo i custodi della Costituzione. Pertanto, signor Presidente, dobbiamo partecipare attivamente alla Conferenza intergovernativa e sono lieto che il vice Primo Ministro Fini, che a sua volta è pervaso dallo spirito della Convenzione, abbia detto che la presenza del Parlamento europeo sarà effettiva. Non vogliamo che sia protocollare, non vogliamo semplicemente andare a pranzo a Roma, per quanto la capitale italiana sia una città meravigliosa. Vogliamo solo continuare a portare le nostre idee e il nostro entusiasmo alla Conferenza intergovernativa che si terrà in quella città. Signor Presidente, è stato un onore presiedere la delegazione del Parlamento europeo, è stata sicuramente una delle avventure più meravigliose, senza dubbio la più stupenda della mia carriera politica, ma oggi voglio in quest Aula soprattutto ribadire che, mio avviso, alla fine, i grandi beneficiari saranno i cittadini europei. (Applausi) Hänsch (PSE). (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, Presidente Giscard d Estaing, il lavoro della Convenzione non è stato privo di conflitti così come quello del Praesidium ; abbiamo però concordato l obiettivo di creare un testo unico per la Costituzione europea e ci siamo riusciti. Abbiamo seguito il saggio consiglio di Jean Monnet il quale diceva che è facile scrivere il dover essere, ma l importante è il poter essere. La Convenzione ha fatto precisamente questo. Il documento che presentiamo ai governi è ben ponderato, equilibrato e, soprattutto, realizzabile, purché ci sia la volontà in tal senso. In precedenza le conferenze intergovernative e i vertici europei si sono sempre considerati il metro di giudizio del successo o del fallimento. Questa situazione ora appartiene al passato. I risultati della Conferenza intergovernativa di Roma verranno messi a confronto con quelli della Convenzione. Ecco, onorevoli deputati, il nostro successo. Non siamo riusciti a ottenere tutto quello che volevamo e non tutti i risultati raggiunti possono dirsi indubbi successi. Avremmo voluto che tutte le leggi future anche e soprattutto in materia fiscale fossero deliberate a maggioranza qualificata in seno al Consiglio. Avremmo voluto che anche la politica estera e di sicurezza comune fosse decisa dagli Stati membri a maggioranza qualificata. Sappiamo quanto fragili siano alcune soluzioni e il compromesso sulle dimensioni della Commissione e sulla sua elezione ne è un esempio. Tutto ciò è al limite estremo del buon senso costituzionale. Tuttavia sappiamo anche che il contenuto in questione è un compromesso che per di più non si limita ad essere un minimo comune denominatore. Il progetto di Costituzione non è diventato un mero elenco di compromessi, ma è rimasto un testo legislativo con una sua coerenza interna. Dobbiamo pertanto resistere a tutte le tentazioni di rielaborare questi compromessi. I governi erano rappresentati in seno alla Convenzione. Hanno preso parte alla definizione dell accordo finale che è stato raggiunto. Il desiderio di alcuni governi di dissociarsi, oltre a preoccuparmi, è anche pericoloso. Il fatto è, onorevoli deputati, che il risultato finale non sarà un nuovo e migliore progetto, ma un secondo Trattato di Nizza, cosa che dobbiamo evitare. (Applausi) La palese volontà della Commissione di temporeggiare al riguardo mi lascia attonito e perplesso. (Applausi) Lei crede davvero, signor Presidente della Commissione, che le affermazioni da lei fatte in questa sede non siano state pronunciate e discusse anche in seno alla Convenzione? Lei crede che i delegati della Commissione non abbiano presentato queste idee quando sedevano in seno al Praesidium e alla Convenzione? Quanto lei e la Commissione auspicate è forse giusto, ma produrrà il risultato sbagliato. Le sue proposte si risolveranno in un mero ritorno alla vecchia, tradizionale conferenza intergovernativa, allo stesso vecchio mercanteggiamento che abbiamo visto alle scorse conferenze intergovernative. Non pensi di trovare sostegno in proposito, signor Presidente della Commissione, quindi lasci perdere. Lei sta smontando quello che la Convenzione ha costruito. (Applausi) Infine, una volta conclusa la Conferenza intergovernativa e speriamo che sia un successo posso solo sollecitare ed esortare il vice Primo Ministro Fini e il Ministro Frattini, di cui ho apprezzato le dichiarazioni, a mantenere quanto hanno detto, ovvero ad assicurare che la Conferenza intergovernativa approvi questo progetto di Costituzione per l Europa; allora, onorevoli deputati, occorre mobilitare i cittadini dei nostri Stati membri. Dobbiamo spiegare loro la peculiarità del lavoro della Convenzione, ovvero elaborare una Costituzione per tanti Stati e cittadini

20 24 03/09/2003 diversi, rimasti separati gli uni dagli altri per mezzo secolo a causa della divisione tra l Europa e la dittatura comunista. Grazie alla Convenzione i popoli dell UE hanno la loro prima opportunità di prendere parte, attraverso i loro rappresentanti, alle decisioni sul futuro dell Europa. Alle nostre controparti parlamentari dell Europa orientale, centrale e meridionale che partecipavano per la prima volta, voglio dire che non si sono limitate a seguire i lavori, ma che hanno dato un contributo alla Convenzione! (Applausi) E quindi unica questa Costituzione per 25 e più Stati e popoli che, dopo secoli in cui si sono derubati, uccisi, fatti guerra e danneggiati a vicenda, adesso vogliono unirsi per decidere insieme il futuro. E una Costituzione per 25 e più popoli, dotati di tradizioni, lingua e storia proprie, tutti desiderosi di mantenere la propria identità, eppure uniti in un destino comune. Questo è il grande pregio del progetto di Costituzione e dell unificazione dell Europa, che deve rimanere ferma e che dobbiamo accelerare. Ne siamo responsabili. Ci troviamo nella stessa situazione in cui erano i padri e le madri dell unificazione europea negli anni 50. Aderendo alla Comunità europea sono stati coraggiosi e tanto lungimiranti da mettere da parte la secolare inimicizia tra Germania e Francia e da avviare l unificazione dell Europa occidentale. Noi, in quanto politici della nostra generazione, abbiamo per la prima volta nel millennio la possibilità di unire l intero continente nella libertà e nella pace. Dobbiamo trovare lo stesso coraggio e la stessa lungimiranza che hanno avuto i padri fondatori dell unità europea 50 anni fa. Questo, onorevoli deputati, è il nostro destino. (Applausi) Benvenuto Presidente. Vorrei porgere il benvenuto a una delegazione del parlamento ucraino, guidata da Boris Tarasyuk, ex ministro degli Affari esteri, presente in tribuna d onore. Siete davvero i benvenuti in quest Aula. (Applausi) Discussione sulla Convenzione europea (proseguimento) Poettering (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, il nostro impegno per l Europa è volto a realizzare un Unione europea attiva, democratica e trasparente, fondata su valori, principi e regole. La proposta di Costituzione europea ci vede compiere un passo decisivo verso il raggiungimento di questo obiettivo ed è motivo di grande gioia poter dare il benvenuto in Parlamento al Presidente Valéry Giscard d Estaing, ex membro del nostro gruppo e Presidente della Convenzione. Non voglio ripetere quanto hanno detto in proposito i liberali. Presidente Giscard, mi ricordo nitidamente che, nel gennaio 1992, quando Egon Klepsch, presidente del nostro gruppo, è stato eletto alla Presidenza del Parlamento europeo, stavo dietro di lei; lei era davanti ed io la seguivo modestamente, mentre ci accingevamo a votare Leo Tinderman come presidente di gruppo. Se nel 1992 qualcuno avesse detto che Valéry Giscard d Estaing nel settembre 2003 avrebbe presentato dinanzi al Parlamento europeo un Trattato costituzionale, una Costituzione per l Europa, mi sarebbe sembrato magnifico, un sogno, una visione! Dobbiamo rallegrarci profondamente per il fatto che questo sogno è diventato realtà. Voglio rivolgerle, Presidente Giscard d Estaing, l espressione della mia gratitudine e della mia stima. Vorrei aggiungere che non ho mai dubitato che il risultato sarebbe stato positivo, perché vi siete riuniti nell aula del nostro gruppo, anche se ammetto prontamente che una volta era di un altro gruppo. Vorrei esprimere calorosi ringraziamenti ai nostri membri del Praesidium, Iñigo Méndez de Vigo, Klaus Hänsch e, in rappresentanza dei deputati europei alla Convenzione, al loro presidente, onorevole Brok, e ai nostri colleghi alla Convenzione. Avrete tutti la possibilità di prendere la parola nella seconda tornata di settembre, quando discuteremo le relazioni degli onorevoli Gil-Robles e Tsatsos. La metodologia della Convenzione si è rivelata giusta. Dopo Nizza, infatti, avevamo detto in presenza del Presidente del Consiglio europeo che occorreva un altra metodologia e il nostro gruppo ha sempre chiesto una Convenzione. Non è un segreto che all interno del nostro gruppo, che è ampio, le priorità della componente PPE differiscono da quelle dell elemento DE composto dai colleghi britannici; tuttavia, a nome di tutto il gruppo, posso dire che la ripartizione delle competenze in seno all Europa è vitale. Il nostro obiettivo è un Europa attiva e non centralista. L Europa deve essere in grado di agire, qualora sia necessaria un azione comune da parte degli europei. Non tutte le azioni che occorre intraprendere in Europa devono essere avviate a livello europeo, ma, se l Europa deve agire, deve farlo in maniera energica. Orbene, stiamo definendo quali sono le aree d azione dell Europa. Adesso spetta agli Stati nazione definire in quali ambiti devono agire, quali sono le aree d azione delle regioni e quali ambiti sono di competenza degli enti locali. E molto positivo che il Trattato costituzionale garantisca i principi della sussidiarietà e della proporzionalità e il diritto di ricorso per tutti i parlamenti nazionali, e che ci sia una complessa rete di equilibri che interconnettono i diversi livelli dell Unione europea. In particolare accogliamo favorevolmente lo spazio riconosciuto nella Costituzione alle autonomie locali. Non conosco la percentuale esatta, ma il Parlamento avrà pari diritti di codecisione su oltre il 90 per cento della legislazione. La trasparenza, inoltre, viene finalmente introdotta nel Consiglio dei ministri, che non deve più legiferare a porte chiuse. Il Presidente della Commissione deve essere nominato sulla base delle elezioni al Parlamento europeo. Invito fin d ora i capi di

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