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6 L'Autore e la sua produzione sàenti/ica Giovanni Reale è professore ordinario, titolare della cattedra di Storia della filosofia antica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'università Cattolica di Milano. l suoi studi e la sua produzione scientifica spaziano su tutto l'arco della filosofia antica. Nell'ambito dei Presocratici ha approfondito soprattutto gli Eleati (Senofane, Parmenide, Zenone e Melisso), curando dapprima gli aggiornamenti sistematici de La filosofia dei Greà nel suo sviluppo storico, I, 3 di E. Zeller - R. Mondolfo, La Nuova Italia, Firenze 1967, e pubblicando in seguito una edizione dei frammenti di Melisso che arricchisce considerevolmente la raccolta di Diels-Kranz, con ampia monografia introduttiva e commentario storico-filologico e filosofico (il primo che finora sia stato fatto): Me/isso, Testimonianze e /rammenti, La Nuova Italia, Firenze 1970 (Biblioteca di Studi Superiori, 50). A Platone ha dedicato costante studio. Ha tradotto e commentato una serie di dialoghi per la collana «ll Pensiero» dell'editrice La Scuola di Brescia: Critone, 1961 ( ); Menone, 1962 ( ); Euti/rone, 1964 ( ); Gorgia, 1966 ( ); Protagora, 1969 ( ); Fedone, 1970 ( ). Di recente ha pubblicato l'ampio volume: Per una nuova interpretazione di Platone. Rilettura della metafisica dei grandi dialoghi alla luce delle "Dottrine non scritte", Vita e Pensiero, (la prima edizione è del 1984). Quest'opera è stata insignita del «Premio Fiuggi per la saggistica filosofica 1986». Ha tradotto dal tedesco e introdotto: Platone e i fondamenti della metafisica di H. Kriimer, 1982, ; La metafisica della storia in Platone di K. Gaiser, 1988 (due opere composte dagli autori su invito di G. Reale), nonché Th. A. Szlezak, Platone e la scrittura della filosofia, 1988; tutte opere pubblicate da Vita e Pensiero. Su Aristotele ha scritto numerosi saggi in riviste e in miscellanee e ha pubblicato i seguenti volumi: Il concetto di filosofia prima e l'unità della Metafisica di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1961 (l'opera ha avuto una seconda edizione nel 1965, una terza nel e una quarta nel 1985 e di recente è stata tradotta in lingua inglese da John R. Catan (State University of New York Press,

7 Albany 1980); Introduzione a Aristotele, Laterza, Bari 1974 ( ), tradotta in spagnolo da V. Bazterrica (Herder, Barcelona 1985). Per la collana «Filosofi antichi» dell'editore Loffredo ha tradotto La Metafisica, 2 voll., Napoli 1968 ( ), con un'ampia introduzione e un commentario storico-filosofico, il primo sistematico in lingua italiana (la traduzione senza commentario è stata edita anche presso Rusconi, Milano 1978; ). Nel 1974, per la medesima collana dell'editore Loffredo, ha curato la prima traduzione italiana del Trattato sul Cosmo per Alessandro, con testo greco a fronte, introduzione e commentario sistematico, suggerendo, sulla base di nuovi argomenti e documenti, l'ipotesi di lavoro che l'opera possa appartenere ad Aristotele, o comunque al primo Peripato. Nell'ambito della filosofia postaristotelica ha approfondito un momento particolarmente importante della storia del Peripato nel volume Teofrasto e ia sua aporetica metafisica, La Scuola, Brescia 1964, opera che contiene anche la traduzione (la prima in lingua italiana) della Metafisica di Teofrasto, con commentario (l'opera è stata integralmente tradotta da J. Catan ed è stata in parte già' edita in appendice al Concetto di filosofia prima, come è stato fatto anche nella quarta edizione italiana di quest'opera). Ha inoltre ristudiato a fondo la figura di Pirrone in un saggio dal titolo: Ipotesi per una rilettura della filosofia di Pirrooe di Elide (in AA.VV., Lo scetticismo antico, Bibliopolis, Napoli 1981, pp ). Nell'ambito della filosofia dell'età imperiale si è occupato di Filone di Alessandria, oltre che con ricerche specifiche, promuovendo la prima traduzione italiana sistematica di tutti i trattati del commentario allegorico alla Bibbia, pubblicati presso l'editore Rusconi, Milano in vari volumi. Ha curato altresì l'introduzione, le Prefazioni e le Parafrasi a tutto quanto ci è pervenuto di Epitteto (nel volume Epitteto, Diatribe, Manuale, Frammenti, Rusconi, Milano 1982). Ha pubblicato una monografia su Proclo dal titolo L'estremo messaggio spirituale del mondo antico nel pensiero metafisica e teurgico di Proclo, edita come saggio introduttivo in: Proclo, I Manuali, Rusconi, Milano 1985 (pp. v-ecxxm). Inoltre, insieme a Dario Antiseri ha firmato una vasta sintesi in tre volumi: Il pensiero occzdentale dalle origini ad oggi, La Scuola, Brescia 1983, opera già più volte riedita e già tradotta in spagnolo da ].A. Iglesias per l'editrice Herder (Barcelona 1988).

8 GIOVANNI REALE STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA Il. PLATONE E ARISTOTELE Sesta edizione _ ~~ VITA E PENSIERO ~ Pubblicazioni della Università Cattolica 1r Milano 1988

9 Prima edizione: ottobre 1975 Seconda edizione: gennaio 1976 Terza edizione: gennaio 1979 Quarta edizione: ottobre 1981 Ristampa della quarta edizione: marzo 1984 Quinta edizione (con rifacimento della prima parte e con nuova veste grafico-editoriale): gennaio 1987 Sesta edizione: settembre 1988 N.B. Le nuove edizioni, con le modifiche apportate, sono pubblicate con contributi del «Dipartimento di filosofia» e del «Centro di Ricerche di Metafisica» dell'università Cattolica Vita e Pensiero - Largo Gemelli, l Milano ISBN

10 SOMMARIO Avvertenza XIII Parte prima PLATONE E LA SCOPERTA DELLA CAUSA SOPRASENSIBILE LA «SECONDA NAVIGAZIONE» Sezione prima / Il grande impatto fra la cultura della «scrittura» e la cultura della «oralità» e i differenti modi di comunicazione del messaggio filosofico di Platone 1. La mediazione tentata da Platone fra «scrittura» e «oralità» e il rapporto strutturale fra «scritto» e «non scritto» 7 l. Perché è necessario superare il criterio tndizionale e acquisirne uno nuovo per intendere il pensiero di!platone - 2. Il giudizio dato da Platone sugli scritti nel «Fedro» - 3. Le autotestimonianze contenute nella «Lettera VII» - 4. I tratti essenziali delle «Dottrine non scritte» di Platone pervenuteci attraverso la tradizione indiretta - 5. Come va inteso il termine «esoterico» riferito a.j pensiero non scritto di!p-latone - 6. Significato, portata e finalità degli scritti platonici- 7. Il «soccorso» che la tradizione indiretta porta agli scritti platonici

11 VI SOMMARIO II. I grandi problemi che hanno travagliato gli interpreti di Platone e le loro più plausibili soluzioni alla luce dei nuovi studi 36 l. La questione de1l'unità e del sistema nel pensiero di Platone - 2. La questione dell'ironia e della sua funzione nei dialoghi platonici - 3. La questione cruciale della evoluzione del pensiero di Platone - 4. «Mito» e «logos» iiil Platone - 5. La poliedricità e la polivalenza della filosofia platonica Sezione seconda / La componente metafisicodialettica del pensiero platonico I. La «seconda navigazione» come passaggio dalla ricerca fisica dei Presocratici al piano metafisica 59 l. L'incontro con i Fisici e la verifica dell'inconsistenza della loro dottrina - 2. L'incontro con Anassagora e la verifica dejl'.jmuffi.cienza della teoria dell'intelligenza cosmica come era stata da lui proposta - 3. La grande metafora della «seconda navigazione» come simbolo dell'accesso al soprasensibile - 4. Le due tappe della «seconda navigazione»: la teoria delle Idee e la dottdna dei Principi - 5. I tre grandi punti focali della filosofia di Platone: teorie delle Idee, dei Principi e del Demiurgo n. La teoria platonica delle Idee e alcuni problemi ad essa connessi 74 l. Alcune precisazioni sul termine «Idea» e sul suo significato - 2. I caratteri metafisico-ontologici delle Idee - 3. Il supremo carattere metafisica della «unità» delle Idee - 4. H dualismo platonico come espressione della trascendenza - 5. Il grande problema del rapporto fra mondo delle Idee e mondo sensibile III. Le «Dottrine non scritte» dei Principi primi e supremi e i grandi concetti metafisici ad esse connessi 102 l. I Principi primi identificati con l'uno e con la Diade di grande e piccolo - 2. L'essere come sintesi (mescolanza) dei due Prindpi - 3. La divisione categoriale del reale -

12 SOMMARIO VII 4. Numeri ideali e struttura numerica del reale - 5. Le realtà matematiche IV. La metafisica delle Idee alla luce della protologia delle «Dottrine non scritte» e le allusioni che Platone fa alla dottrina dei Principi 123 l. Gli interessi pagati da Platone nella «Repubblica» intorno al Bene e il debito lasciato aperto - 2. Il «Parmenide» e il suo significato - 3. L'antologia dei generi supremi nel «Sofista» e la metafora del «parricidio di Parmenide» - 4. Le grandi tesi metafisiche del «Filebo»: la struttura bipolare del reale, i quattro generi sommi, e la suprema Misura come Assoluto v. La dottrina del Demiurgo e la cosmologia 152 l. La posizione del mondo fisico nell'ambito del reale secondo Platone - 2. Il Demiurgo e il suo ruolo metafisica - 3. Il principio materiale del mondo sensibile, il suo ruolo metafisica e i suoi nessi con la Diade - 4. L'«Uno» come cifra emblematica deh'agire e dell'operare del Demiurgo - 5. L'attività creazionistica del Demiurgo platonico intesa in dimensione ellenica - 6. Il Demiurgo (e non l 'Idea del Bene) è il Dio di Platone VI. La gnoseologia e la dialettica 187 l.,l'anamnesi, radice e condizione della conoscenza nel «Menone» - 2. Riconferme della dottrina dell'anamnesi nei dialoghi successivi - 3. I gradi della conoscenza delineati nella «Repubblica»- 4. La dialettica- 5. L'impianto protologico della dialettica impemiato sull'uno e sui molti vn. La concezione dell'arte e della retorica 209 l. L'arte come allontanamento dall'essere e dal vero - 2: La retorica come mistificazione del vero

13 VIII SOMMARIO Sezione terza l La componente etico-religioso-ascetica del pensiero platonico e i suoi nessi con la protologia delle «Dottrine non scritte» 1. Rilevanza della componente mistico-religioso-ascetica del platonismo 219 II. L'immortalità dell'anima, i suoi destini ultraterreni e la sua reincarnazione 223 l. Le prove dell'immortalità dell'anima - 2. I destini escatologici dell'anima - 3. La metempsicosi m. La nuova morale ascetica 245 l. Il dualismo antropologico e il significato dei paradossi ad esso connessi - 2. La sistemazione e la fondazione della nuova tavola dei valori - 3. L'antiedonismo platonico - 4. La purifìcazione dell'anima, la virtù e la conoscenza IV La mistica di philia e di eros 261 l. L'amicizia (phiha) e il «Primo Amico» - 2. L'«amor platonico» v. Platone profeta? VI. La componente etico-religiosa del pensiero platonico e i suoi rapporti con la protologia delle «Dottrine non scritte» Sezione quarta l La componente politica del platonismo e i suoi nessi con la protologia delle «Dottrine non scritte» 1. Importanza e significato della componente politica def platonismo 285 l. Le affermazioni della Lettera VII - 2. Differenza fra la concezione platonica e la moderna concezione della politica

14 SOMMARIO IX n. La «Repubblica» o la costruzione dello Stato ideale 291 l. Prospettive di lettura della Repubblica - 2. Lo Stato perfetto e il tipo di uomo ad esso corrispondente - 3. Il sistema di comunanza di vita dei guerrieri e l'educazione della donna nello Stato ideale - 4. Il filosofo e lo Stato ideale - 5. L'educazione dei filosofi nello Stato ideale e la «conoscenza massima» - 6. Gli Stati corrotti e i tipi umani ad essi corrispondenti - 7. Lo Stato, la felicità terrena e quella ultraterrena - 8. Lo Stato nell'interiore dell'uomo ur. L'uomo di Stato, la legge e le costituzioni 332 l. Il problema del Politico - 2. Le forme di costituzioni possibili - 3. Il «giusto mezzo» e l'arte politica IV. Lo «Stato secondo» delle «Leggi» 339 l. La finalità delle Leggi e il loro rapporto con la Repubblica - 2. Alcuni concetti fondamentali delle Leggi v. La componente politica del pensiero platonico e i suoi rapporti con la protologia delle «Dottrine non scritte» 344 Sezione quinta l Conclusioni sul pensiero platonico 1. Il «mito della caverna» come simbolo del pensiero platonico in tutte le sue valenze fondamentali 353 II. Alcuni vertici del pensiero di Platone rimasti punti di riferimento nella storia del pensiero occidentale 362 Parte seconda ARISTOTELE E LA SISTEMAZIONE DEL SAPERE FILOSOFICO Sezione prima l Rapporti fra Aristotele e Platone Prosecuzione della «seconda navigazione» 1. Premessa critica: il metodo storico-genetico e l'interpretazione moderna del pensiero aristotelico 379

15 x SOMMARIO 11. Le tangenze di fondo fra Platone e Aristotele: l'inveramento della «seconda navigazione» 388 m. Le differenze di fondo fra Platone e Aristotele 396 Sezione seconda l La metafisica e le scienze teoretiche I. La metafisica 403 l. Concetto e caratteristiche della metafisica - 2. Le quattro cause - 3. L'essere e i suoi significati e il senso della formula «essere in quanto essere» - 4. La tavola aristotelica dei significati dell'essere e la sua struttura - 5. Precisazioni sui significati dell'essere - 6. La questione della sostanza in generale - 7. La questione della «ousia» in generale: la forma, la materia, ij sinolo e le note definitorie del concetto di sostanza - 8. La «forma» aristotelica non è l'universale - 9. L'atto e la potenza Dimostrazione dell'esistenza della sostanza soprasensibile Natura del Motore Immobile Unità e molteplicità del Divino 13. Dio e il mondo n. La fisica 4 51 l. Caratterizzazione della fisica aristotelica - 2. Il mutamento e il movimento - 3. Lo spazio e il vuoto - 4. Il tempo - 5. L'infinito - 6. La «quinta essenza» e la divisione del mondo sublunare e celeste m. La psicologia 466 l. Il concetto aristotelico dell'anima - 2.,La tripartizione dell'anima - 3. L'anima vegetativa - 4. L'anima sensitiva - 5. L'anima razionale IV. La matematica 482 Sezione terza l Le scienze pratiche: etica e politica I. L'etica 489 l. Rapporti fra etica e politica - 2. Il bene supremo del

16 SOMMARIO XI l'uomo: la felicità - 3. Deduzione delle «virtù» dalle «parti dell'anima» - 4. Le virtù etiche - 5. Le virtù «dianoetiche» - 6. La perfetta felicità - 7. L'amicizia e la.felicità - 8. Il piacere e la felicità - 9. Psicologia dell'atto morale II. La politica 522 l. Concetto di Stato - 2. L'amministrazione della famiglia - 3. Il cittadino- 4. Lo Stato e le sue possibili forme - 5. Lo Satto ideale Sezione quarta / La fondazione della logica, la retorica e la poetica 1. La fondazione della logica 543 l. Concetto di logica o «analitica» - 2. H disegno generale degli scritti logici e la genesi della 'logica aristotelica - 3. Le categorie, i termini, la definizione - 4. Le proposizioni (il De Interpretatione) - 5. Il sillogismo - 6. H sillogismo scientifico o dimostrazione - 7. La conoscenza immediata - 8. I principi della dimostrazione - 9. I sillogismi dialettici, i sillogismi eristici e i paralogsmi La logica e la realtà 11. La retorica 569 l. La genesi platonica della retorica aristotelica - 2. La definizione della retorica e i suoi rapporti con la dialettica, con l'etica e con la politica - 3. I diversi argomenti di persuasione - 4. L'entimema, l'esempio e le premesse del sillogismo retorico - 5: I tre generi di retorica - 6. La topica della retorica - 7. Conclusioni sulla Retorica 111. La politica 584 l. Il concetto di scienze produttive - 2. La mimesi poetica - 3. Il bello - 4. La catarsi

17 XII SOMMARIO Sezione quinta / Conclusioni sulla filosofia aristotelica 1. La fortuna della filosofia aristotelica n. Vertici e aporie della filosofia aristotelica

18 A mia moglie Paola

19 AWERTENZA Questo secondo volume della Storia della filosofia antica contiene la trattazione di Platone e di Aristotele, e quindi dei più cospicui vertici raggiunti dal pensiero dei Greci. A questi due autori abbiamo sempre dedicato numerose e ampie ricerche, ma di Platone siamo giunti ad avere una visione globale che ci soddisfa pienamente solo negli anni Ottanta, e in particolare con il volume Per una nuova interpretazione di Platone. Rilettura della metafisica dei grandi dialoghi alla luce delle "Dottrine non scritte" (edizione parziale 1984; edizione per intero rt/atta ed ampliata 1986; in questo stesso anno abbiamo pubblicato anche una terza e una quarta edizione e nel 1987 una quinta edizione presso Vita e Pensiero, in versione definitiva). A tale visione globale siamo pervenutt~ oltre che con una serie di lavori fatti in passato, soprattutto dopo il volume che H. Kriimer ha composto dietro nostro invito: Platone e i fondamenti della metafisica, e che noi stessi abbiamo tradotto e pubblicato, presso Vita e Pensiero, nel 1982 ( ). Per completare questo volume, abbiamo dovuto tradurre anche tutte le principali testimonianze sulle platoniche «Dottrine non scritte» tramandateci dalla tradizione indiretta (alcune per la prima volta in lingua italiana), e, di conseguenza, siamo stati indotti a ristudiare questa problematico, con la sistematica rivalutazione di questa tradizione e con una serie di esami analitici e puntuali. Ricordiamo che Kriimer è ulteriormente ritornato su questa!ematica nel volume La nuova immagine di Platone, Bibliopolis, Napoli Inoltre, egli ha puntualmente esaminato il nostro volume su Platone, esprimendo il giudizio della scuola di Tubinga intorno al medesimo, nell'articolo: Mutamento di paradigma nelle ricerche su Platone. Riflessioni intorno al nuovo libro su Platone di Giovanni

20 XVI AVVERTENZA Reale, in «Rivista di Filosofia neoscolastica», 78 (1986), pp , ora ripubblicato anche come Appendice seconda nella quinta edizione del nostro volume (pp ). Inoltre, nel1985 Th. Szlezak ha pubblicato il volume Platon und die Schriftlichkeit der Philosophie (De Gruyter, Berlin), che rovescia il modello tradizionale della lettura di Platone, e, pur muovendo da un differente punto di partenza, giunge a conclusioni ermeneutiche perfettamente convergenti con le conclusioni di fondo della Scuola di T ubinga, ossia con le ricerche di H. Kriimer e di K. Gaiser. Szlezak parte dalle grandi pagine conclusive del Fedro, nelle quali Platone fa una sistematica critica di ogni /orma di scrittura (e quindi anche della /orma dialogica dei propri scrittt) e /a vedere come esse contengano quei canoni basilari secondo i quali va riletto tutto quanto Platone ci ha lasciato per iscritto. Ogni dialogo di Platone ha bisogno di un «soccorso» che porta su un piano più elevato, in funzione di «cose di maggior valore». E non solo una parte di un dialogo ha bisogno del soccorso di un'altra parte del medesimo dialogo, che chiama in causa appunto «cose di maggior valore», ma spesso un dialogo ha bisogno del soccorso di cose di maggior valore che sono state dette in altro dialogo, e la totalità dei dialoghi, per i fondamenti supremi, rimanda all'oralità dialettica. Platone ha potuto concepire, strutturare e comporre i suoi dialoghi in questo modo, e ha potuto prendere nei loro confronti l'atteggiamento che ha preso, proprio sulla base delle verità ultimative guadagnate nella dimensione dell'oralità. E, in questo senso, si comprende perfettamente ciò che Platone ci dice, appunto nel Fedro, ossia che è filosofo solo colui che non mette nei suoi scritti le cose supreme di maggior valore. Abbiamo già tradotto e pubblicato il volume presso Vita e Pensiero (1988) con il titolo Platone e la scrittura della filosofia. Analisi di struttura dei dialoghi della giovinezza e della maturità alla luce di un nuovo paradigma ermeneutico, con una nostra Introduzione in cui discutiamo ampiamente i fondamenti ermeneutici dell'opera. Lo stesso Gaiser nel 1984 ha pubblicato il volume Platone come scrittore filosofico. Saggi sull'ermeneutica dei dialoghi platonici (Bibliopolis, Napolz) e nel1986 ci ha consegnato il volume La metafisica della storia in Platone (che noi stessi a nome del «Centro di Ricerche di Metafisica» gli abbiamo richiesto), che presenta con numerosi ritocchi e con aggiornamenti le importanti analisi da lui in precedenza già /atte su questo tema in funzione del nuovo modello di interpretazione di Platone, ossia con la rilettura dei dialoghi alla luce delle «Dottrine

21 AVVERTENZA XVII non scritte». Lo abbiamo tradotto e pubblicato presso Vita e Pensiero ne/1988, con ampia Introduzione. Ricordiamo anche il cospicuo volume di V. Hosle, Wahrheit und Geschichte. Studien zur Struktur der Philosophiegeschichte unter paradigmatischer Analyse der Entwicklung von Parmenides bis Piaton, Stuttgart-Bad Cannstatt 1984, che largamente recepisce e mette a /rutto il nuovo tipo di lettura di Platone. Ricordiamo, infine, che anche in Francia sta diffondendosi il nuovo paradigma ermeneutico. Una studiosa legata alla scuola di P. Hadot, M.D. Richard, ha pubblicato un ben documentato volume dal titolo L'enseignement oral de Platon. Une nouvelle interpretation du platonisme, Paris 1986, con la prima traduzione francese delle testimonianze della tradizione indiretta sulle dottrine non scritte di Platone (e proprio in Francia - ricordiamo/o - L. Robin all'inizio del secolo aveva intravisto il nuovo paradigma nell'opera La théorie platonicienne des Idées et des Nombre d'après Aristate, 1908, che però rimase allora senza sviluppt). Gli anni Ottanta, dunque, segnano un progressivo ampliarsi ed imporsi di un nuovo modello di lettura di Platone, e ci è parso che i tempi siano ormai maturi per acquisire e presentare anche a livello di sintesi il nuovo modello di interpretazione, per i motivi che avremo modo di spiegare, e di cui, comunque, il/ettore potrà trovare nel nostro volume Per una nuova interpretazione di Platone tutti gli approfondimenti speafici ed analitici. D'altro canto, già alla fine degli anni Cinquanta Albin Lesky nella sua bella Storia della letteratura greca scriveva, senza mezzi terminz~ che, malgrado Platone abbia creato con i suoi dialoghi qualcosa di ineguagliato nella letteratura greca, li giudicò, in quanto parola scritta, qualcosa di inferiore al vivo logos del docente che feconda l'anima del discente, e nella Lettera VII ci disse espressamente che sul fine supremo della propria filosofia non avrebbe mai scritto nulla. Pertanto, afferma Lesky, «bisogna tenere per /ermo che questi dialoghz~ pieni di profonda gravità morale e dell'autentico eros del ricercatore, sotto un altro aspetto avvolgono la parte essenziale della filosofia platonica come una semplice sovrastruttura» (p. 663 dell'edizione italiana). E precisa: «Platone affermava [...] che i suoi scritti non contenevano tutta la sua dottrina. Ciò che egli scrisse dopo il primo ritorno dalla Sicilia va visto sullo sfondo de/lavoro dell'accademt'a» (p. 686). Tesi, questa, che, come vedremo (cfr. pp. 15 s.), già Nietzsche aveva ben intuito, ma che solo

22 XVIII AVVERTENZA ai nostri giorni sta sistematicamente imponendosi, e che in concreto dt~ mostreremo. Il fulcro della scoperta metafisica del soprasensibile (che Platone ha presentato come frutto della sua «seconda navigazione») rimane per not~ come nelle prime ediziont~ il punto da approfondire per capire Platone; ma, con il nuovo modello interpretativo che presentiamo, questa scoperta si chiarisce ulteriormente e nei modi che ampiamente spiegheremo. Questo guadagno del soprasensibile costituisce, a nostro avviso, non solo la tappa fondamentale del pensiero antico - che, come vedremo, si caratterizzerà proprio nei modi in cui accetterà, e poi smarrirà e infine riguadagnerà il senso di essa -, ma, più in generale, costituisce una pietra miliare nel corso della filosofia occidentale, per i motivi che avremo modo di puntualizzare nel corso della trattazione: ed è per questa ragione che ci siamo addentrati, nell'esporre l'antologia platonica, in una serie di temi e di problemi, che normalmente, in lavori di sintesi come il nostro, non vengono affrontati. Abbiamo presentato, infattt~ un Platone, per così dire, a tre dimensioni, perché ci è parso che le tre fondamentali interpretazioni proposte nel corso dei secoli rivelino tre effettive facce del nostro filosofo, tre componenti essenziali del suo pensiero: quella teoretica, quella mistico-religiosa e quella politica; e ciascuna di queste componenti assume il significato peculiarmente e squisitamente platonico, appunto in base alla «seconda navigazione». Ma abbiamo mostrato come solo alla luce delle «Dottrine non scritte» tramandateci dalla tradizione indiretta queste tre componenti (e in particolare la stessa «seconda navigazione») acquistino senso compiuto e come solo in questo modo si guadagni quell'immagine unitaria del pensiero di Platone, che tanto si è ricercata. L'interpretazione di Aristotele che proponiamo dipende, in larga misura, dall'interpretazione di Platone. A nostro avviso Aristotele, se viene letto senza pregiudizt~ risulta, nei nuclei essenziali del suo pensiero, non l'antitesi, bensì un certo inveramento di Platone. L'immagine dell'antitest~ così ben rappresentata da Raffaello nella sua «Scuola di Atene» (che riportiamo nella sovracoperta con il corrispettivo «cartone» nel retro), la quale raffigura Platone con la mano indicante il cielo (ossia la metafisica trascendenza) e Aristotele con la mano puntata verso la terra (ossia verso i fenomeni del mondo empirico), è, in realtà, l'immagine dell'interpretazione che l'umanesimo e il Rinascimento avevano dato dei due filosofi, ossia l'immagine del conflitto fra lo spiri

23 AVVERTENZA XIX tualismo delle humanae litterae (di cui Platone era stato eretto ad emblema) e il naturalismo della scienza (di cui Aristotele era stato eretto a simbolo). Vedremo, invece, che Aristotele fu l'unico dei pensatori vicini a Platone che sviluppò - almeno in parte - la sua «seconda navigazione» e addirittura la portò innanzi per un certo tratto. Naturalmente, la nuova interpretazione di Platone implicherebbe ulteriori sviluppi e approfondimenti dei rapporti fra il sistema aristotelico e quello platonico, che però non possono essere /atti in una sintesi come questa nostra, in quanto riguarderebbero la comprensione delle polemiche di Aristotele contro Platone e le precise radici di dottrine aristoteliche nelle «Dottrine non scritte» di Platone. D'altra parte, l'interpretazione sistematico-unitaria di Aristotele che abbiamo sempre sostenuto converge in maniera paradigmatica con la nuova interpretazione sistematicounitaria di Platone, e per questo abbiamo ritenuto inutili ulteriori modifiche e aggiunte. La lettura sistematico-unitaria delle opere esoteriche di Aristotele (le uniche pervenutecz), dopo essere stata contestata a partire da/1923, è ormai tornata a reimporsi non solo come lecita, ma come l'unica possibile, per le ragioni che avremo modo di ribadire. In chiave unitaria e sistematica rileggeremo dunque Aristotele, e scenderemo anche all'analisi di alcuni punti dottrinali particolarz~ che solitamente si riservano alle trattazioni monogra/iche, perché solo in questo modo possono emergere i due segni distintivi del suo pensiero, vale a dire il modo in cui egli cerca di superare e inverare le istanze socratico-platoniche e il modo in cui crea il sistema del sapere filosofico, anche formalmente. Ricordiamo, infine, che per la maturazione delle tesi su Aristotele sostenute in questo volume è stato per noi decisivo il volume Il concetto di filosofia prima e l'unità della Metafisica di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1961 ( ; traduzione inglese di]. Catan, State University o/ New York Press, Albany 1980) e il lavoro di traduzione e di commento della Metafisica di Aristotele (2 voli., Loffredo, Napoli 1968, ). Segnaliamo allettare interessato altresì due opere sul pensiero dello Stagirita che abbiamo pubblicato e che possono essere un complemento di questa sintesi. Per la collana «l Filoso/i» dell'editore Laterza abbiamo pubblicato una Introduzione a Aristotele (Bari 1974; ; traduzione spagnola di V. Bazterrica, Editoria! Herder, Barcelona 1985), che, se riprende (per solito in modo ristretto) parti di questa Storia, per altro verso offre una serie di integrazioni sulla formazione di Aristotele,

24 xx AVVERTENZA sugli scritti essoterici, sulla fortuna di Aristotele, nonché un'ampia bibliografia. Per la collana «Filoso/i antichi» dell'editore Lo/fredo abbiamo pubblicato la prima versione italiana (con testo greco a fronte, monografia introduttiva, commentario critico, bibliografia ragionata completa e col pnino indice integrale dei termini grecz) de/trattato sul Cosmo per Alessandro (Napoli 1974), che (sia pure in via di ipotesi di lavoro, ma già accuratamente verificata anche nei particolarz), vendichiamo ad Aristotele come opera scritta in stile essoterico per le lezioni che egli tenne ad Alessandro, allorché fu chiamato alla corte macedone come precettore del pn ncipe. A tutti questi lavon n mandiamo il/ettore che desiden ulterion motivazioni delle interpretazioni di Aristotele che qui presentiamo, così come per gli approfondimenti dell'interpretazione che proponiamo di Platone rimandiamo al volume Per una nuova interpretazione di Platone, che è essenziale per capire tutte le innovazioni che dalla quinta edizione in poi abbiamo introdotto in questa nostra Storia della filosofia antica. * * * Per la veste editoriale delle nuove edizioni ringraziamo vivamente il dott. S. Raiteri per le ragioni che spieghiamo nell'avvertenza al primo volume. GIOVANNI REALE

25 PLATONE E ARISTOTELE «[... ] se v'è chi meriti il nome di maestro del genere umano, sono precisamente Platone e Aristotele >>. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia

26 È questo il celebre <<Mosaico dei fuosofi>> conservato al Museo Nazionale di Napoli, copia romana del I secolo d.c. di un originale greco. K. Gaiser ha dimostrato che raffigura l'accademia e che Platone è la terza figura partendo da sinistra, mentre Aristotele è la settima. Si veda il volume: Das Philosophenmosazk in Neapel. Eine Darstellung der platonischen Akademie, Heidelberg 1980, e il breve saggio riassuntivo: Il Mosaico dei Filosofi di Napoli: una raffigurazione dell'accademia platonica, Firenze, L. Olschki, 1981.

27 PARTE PRIMA BLATONE E LA SCOPERTA DELLA CAUSA SOPRASENSIBILE LA «SECONDA NAVIGAZIONE» «[... ] -ròv l.ieu-repov 7tÀ.ouv É7tt -r'i]v -ri'ic; a~-ri.txc; ~-i)"t"t]ow TI 7tE7t(JIIY(l.!i"t"EU(l.C.U ~OUÀ.EL CTOL, ~ept], É7tLOEL~W 7tOL-i]CTW(l.C1L, w KE~T]c;; >>. «[... ] la seconda navigazione che intrapresi per andare alla ricerca di questa causa, vuoi, disse, che te la esponga, o Cebete?». Platone, Fedone, 99 c-d

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29 SEZIONE PRIMA IL GRANDE IMPATTO FRA LA CULTURA DELLA «SCRITTURA,. E LA CULTURA DELLA «ORALITA» E I DIFFERENTI MODI DI COMUNICAZIONE DEL MESSAGGIO FLLOSOFICO IN PLATONE «MyE't!lL 8'1:1-tL :twxpci.-ttj<; l:lva;p EtliE xvxvov VEO't -tòv tv n~ç y6va;rnv EXEW, 8v xa;t 1ta;pa;xpij~a; 1t'tEpOq>VTJO'!lV't!1 Ò:V!11t'tijV!lL i)liv x),.ci.y!;a;v't!l X!lt ~Elt' i)~épa;v ITÀ.ci-twva; «v't~ O'VO'-tijva;L, -tòv liè 'tov'tov tl1tt~v ttv!ll 'tòv opvw». «Si na"a che Socrate ahbia sognato di avere sulle ginocchia un piccolo cigno, che subito mise ali e volò via e dolcemente cantò e che il giorno dopo, presenta/osi a lui Platone come alunno, abbia detto che il piccolo cigno era appunto lui». Diogene Laerzio, 111,.5

30 n A A T N o A n A N T A T A ~n Z O M E N A p L A T o N I s opera qua: cxtant omnta. E X N O V A I O A N N l S S E R R A N l I N tc:rpretatiòne, perpetuis eìufdé notis illuflrata: qui bus & methodus &: dodrinz fumma breuiter & perfpicuè indicacur. E 1 r s D B.x AniiDIII/ionu in quofd..m fo4 iuius intn-f"'etationu locos. H 1 H I. S T 1 P H A N 1 dcquorundamlocoruminterprctationeii.tr.j ; dicium,&' multorum contcxtus Grzci emendati o. E X C V D E B A T H E l': R. S T E P H A ~ V S,

31 I. LA MEDIAZIONE TENTATA DA PLATONE FRA «SCRITTURA» E «ORALITÀ» E IL RAPPORTO STRUTTURALE FRA «SCRIT TO» E «NON SCRITTO» l. Perché è necessario superare il criterio tradizionale e acquisirne uno nuovo per intendere il pensiero di Platone Che Platone 1 costituisca il vertice più cospicuo raggiun- ' Platone nacque ad Atene nel 427 a. C. Il suo vero nome fu Ari stocle (dal nome del nonno), e Platone fu un soprannome. Diogene Laerzio 111, 4 ci riferisce: «Aristone lottatore argivo fu il suo maestro di ginnastica, da cui ricevette il nome di Platone per il suo vigore fisico; prima si chiamava Aristocle dal nome del nonno, come dice Alessandro nella Successione dei filosofi. Sostengono altri che egli prese il nome di Platone per l'ampiezza del suo stile; o perché era vasta la sua fronte, come dice Neante». (Si ricordi che, in greco, rt"ì..ci-.oc; significa ampiezza, larghezza, estensione, e da questo termine deriva appunto Platone). Il padre vantava fra i suoi antenati il re Codro, la madre vantava una parentela con Solone. E quindi ovvio che Platone vedesse, fin da giovane, nella vita politica il proprio ideale: la nascita, l'intelligenza e le attitudini personali, tutto lo spingeva in quella direzione. E questo un dato biografico, anzi esistenziale, assolutamente essenziale, che inciderà, e a fondo, nella sostanza stessa del suo pensiero. Aristotele (Metafisica, A 6) ci riferisce che Platone fu dapprima discepolo dell'eracliteo Cratilo e poi di Socrate (l'incontro di Platone con Socrate avvenne probabilmente attorno ai vent'anni). E certo, però, che Platone frequentò Socrate, dapprima, con lo stesso intento con cui lo frequentò la maggior parte degli altri giovani, cioè non per fare della filosofia lo scopo della propria vita, ma per meglio prepararsi, attraverso la filosofia, alla vita politica. Gli eventi indirizzarono poi in altro senso la vita di Platone. Un primo contatto diretto con la vita politica Platone dovette avere nel , quando l'aristocrazia prese il potere e due dei suoi congiunti,

32 8 PLATONE E LA SCOPERTA DEL SOPRASENSIBILE to dal pensiero antico è, ormai, una convinzione ben acquisita. Anzi, se si rimane nell'ambito del pensiero antico, si costata in maniera sorprendente il fatto che la filosofia platonica costituisce addirittura l'asse portente più significativo del modo di pensare dei Greci. Aristotele stesso, come mostre- Carmide e Crizia, ebbero parti di primo piano nel governo oligarchico: ma dovette indubbiamente trattarsi di una esperienza amara e deludente, a causa dei metodi faziosi e violenti che Platone vide mettere in atto proprio da coloro in cui aveva nutrito fiducia. Ma il disgusto per i metodi della politica praticata in Atene dovette raggiungere il culmine nel 399, quando Socrate fu condannato a morte. E della condanna di Socrate furono responsabili i democratici (che tosto avevano ripreso il potere). E così Platone si convinse che per il momento era bene per lui tenersi lontano dalla politica militante. Dopo il 399 Platone fu a Megara con alcuni altri Socratici, ospite di Euclide (probabilmente per evitare possibili persecuzioni che potevano venirgli per aver fatto parte del circolo socratico). Ma a Megara non dovette fermarsi molto a lungo. Diogene Laerzio ci informa: «[... ] andò a Cirene da Teodoro, il matematico, indi in Italia dai Pitagorici Filolao ed Eurito. E di qui in Egitto dai profeti [... ]. Platone aveva anche deciso d'incontrarsi con i Magi, ma le guerre d'asia lo costrinsero a rinunciarvi» (m, 6-7). Di questi viaggi a Cirene e in Egitto non abbiamo conferme nella Lettera VII, mentre sappiamo con certezza del viaggio in Italia, nel 388 a. C., sui quarant'anni, e poi dei successi vi. A spingerlo in Italia dovette certamente essere il desiderio di conoscere le comunità dei Pitagorici (conobbe infatti Archita, come sappiamo dalla Lettera VII, 338 c). Durante questo viaggio, Platone fu invitato in Sicilia, a Siracusa, dal tiranno Dionigi 1. E certamente Platone sperava di inculcare nel tiranno l'ideale del re-filosofo (che già egli aveva esposto nel Gorgia, opera che molto probabilmente precede il viaggio). A Siracusa Platone venne ben presto in urto col tiranno e con la corte (proprio sostenendo quei principi espressi nel Gorgia); e, invece, strinse un forte vincolo di amicizia con Dione, parente del tiranno, in cui Platone credette di trovare un discepolo capace di diventare re-filosofo. Dionigi si irritò con Platone al punto - dice Diogene Laerzio (m, 19) - da farlo vendere come schiavo da un ambasciatore spartano ad Egina (ma forse, più semplicemente, costretto a sbarcare ad Egina, che era in guerra con Atene, Platone fu trattenuto come schiavo). Ma, fortunata~ente, fu riscattato da Anniceride di Cirene che si trovava ad Egina (Diogene Laerzio, m, 20). Al ritorno ad Atene fondò l'accademia (in un ginnasio sito nel parco dedicato all'eroe Accademo, donde il nome Accademia) e il Menone è verosimilmente il primo proclama della nuova Scuola. L'Accademia si affermò ben presto e richiamò giovani e anche uomini illustri in grande numero.

33 «SCRITTURA E «ORALITÀ SECONDO PLATONE 9 remo, dipende in maniera strutturale da Platone, e dopo l'età ellenis~ica, come vedremo nel quarto volume, per circa sei secoli tutto ciò che di più significativo è venuto dai Greci dipende da ripensamenti e da sviluppi del pensiero di Platone, direttamente o indirettamente. Senza contare, poi, l'in- Nel 367 Platone si recò una seconda volta in Sicilia. Era morto Dionigi 1 e gli era succeduto il figlio Dionigi II, che, a dire di Dione, ben più del padre avrebbe potuto favorire i disegni di Platone. Ma Dionigi n si rivelò della stessa risma del padre. Esiliò Dione, accusandolo di tramare contro di lui, e trattenne Platone quasi come un prigioniero. Solo perché impegnato in una guerra, Dionigi lasciò, infine, che Platoll<! ritornasse ad Atene. Nel 361 Platone si recò una terza volta in Sicilia. Ritornato ad Atene, vi trovò Dione che ivi si era rifugiato, il quale lo convinse ad accogliere un nuovo pressante invito di Dionigi (che rivoleva a corte il filosofo al fine di completare la propria preparazione filosofica), sperando che, in tal modo, Dionigi avrebbe riammesso anche lui a Siracusa. Ma fu un grave errore credere nei mutati sentimenti di Dionigi. Platone avrebbe rischiato certamente molto, se non fossero intervenuti Archita e i Tarantini a sal vario. (Dione riuscirà, nel 357, a prendere il potere in Siracusa, ma per non molto: fu infatti ucciso nel 353). Nel 360 Platone ritornò ad Atene e vi rimase alla direzione dell'accademia, fino alla morte, avvenuta nel 347 a.c. Gli scritti di Platone ci sono pervenuti nella loro completezza. L'ordinamento che ad essi è stato dato (opera che è stata portata a termine dal grammatico Trasillo, ma iniziata già prima di lui) è basato sul contenuto degli scritti medesimi. I trentasei scritti sono stati suddivisi nelle seguenti nove tetralogie: 1: Eutifrone, Apologia di Socrate, Critone, Fedone; II: Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico; III: Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro; IV: Alcibiade I, Alcibiade II, Ipparco, Amanti; v: Teagete, Carmide, Lachete, Liside; VI: Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone; vu: Ippia minore, Ippia maggiore, Ione, Menesseno; VIII: Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia; IX: Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere. Ricordiamo, infine, che la paginatura dei vari dialoghi cui tutti gli studiosi si rifanno è quella dell'edizione cinquecentesca dello Stephanus, che viene riprodotta in margine, in tutte le edizioni e traduzioni moderne. Per evitare appesantimenti, nel corso dell'esposizione citeremo per lo più solo opere esplicitamente chiamate in causa, mentre forniremo una ricca e articolata bibliografia nel volume v, s.v.; preghiamo il lettore di prenderne visione adeguata.

34 10 PLATONE E LA SCOPERTA DEL SOPRASENSIBILE flusso che Platone nella tarda antichità ha esercitato sui Padri della Chiesa, i quali proprio da lui hanno tratto le più importanti categorie metafisiche per elaborare ed esprimere razionalmente il grande messaggio spirituale contenuto nella fede dei Cristiani. Insomma, la filosofia di Platone è stata, per usare una terminologia moderna, di gran lunga la più «influente» e la più stimolante, per oltre un millennio. Quale è la ragione di fondo di tutto questo? La risposta a tale domanda risulta semplice, perché, in un certo senso, Platone stesso ce l'ha data, come vedremo. Egli ha insegnato a guardare la realtà con nuovi occhi (ossia con la vista dello spirito e dell'anima 2 ) e a interpretarla in una nuova dimensione e con un nuovo metodo, che raccoglie tutte le istanze via via poste dalla precedente speculazione, le fonde e unifica, portandosi su un nuovo piano di indagine guadagnato con quella che egli stesso denominò la «seconda navigazione» (oeu'tepoc; 1tÀ.ouc;) 3, che è una metafora veramente emblematica, cui abbiamo già più volte fatto cenno nel primo volume, e che ora è venuto il momento di spiegare. Tuttavia, prima di affrontare questo problema, è necessario risolvere una serie di complesse questioni preliminari di carattere metodologico ed epistemologico, che per il nostro filosofo si impongono più che per tutti gli altri pensatori antichi. La prima delle questioni da affrontare è quella di comprendere quale sia stato il criterio con cui tradizionalmente (a partire dagli inizi dell'ottocento) si è letto e interpretato Platone, e per quali motivi questo criterio si sia ampiamente logorato e come, ormai, se ne stia imponendo in larga misura uno nuovo e alternativo. ' Simposio, 219 a; Repubblica, v n, 519 b. ' Pedone, 99 c-d.

35 «SCRITTURA» E «ORALITÀ» SECONDO PLATONE 11 Il criterio tradizionale può essere riassunto in un ragionamento molto semplice. a) Lo scritto è, in generale, l'espressione più piena e più significativa del pensiero del suo autore; e in particolare questo è vero nel caso di Platone, che era dotato di capacità straordinarie sia come pensatore sia come scrittore. b) Per di più, di Platone ci sono pervenuti tutti gli scritti che gli antichi citano come suoi e che sono considerati au tentici (caso praticamente unico per autori di età classica). c) Pertanto, da tutti i suoi scritti, che sono a nostra disposizione, è possibile ricavare con sicurezza tutto il suo pensiero. Questo ragionamento, che per tanto tempo ha convinto la stragrande maggioranza degli studiosi, risulta oggi infondato ed errato proprio nella sua premessa maggiore, e regge solamente nel secondo punto, che resta tuttora pienamente confermato; ma, crollando la premessa maggiore, crollano per intero anche le conclusioni, e quindi l'intero ragionamento. In effetti, due fatti cospicm, emersi oggi in primo piano, smentiscono il primo punto. a) Nelle autotestimonianze del Fedro Platone dice espressamente che il filosofo non mette per iscritto le cose «di maggior valore» ("tà. "ttl..f.lw"tepa) 4, che sono proprio quelle che fanno di un uomo un filosofo; e conferma questo largamente nella Lettera VII. b) Esiste una tradizione indiretta che attesta l'esistenza di «Dottrine non scritte» di Platone, e ne riferisce i principali contenuti. Dunque, sia Platone con le esplicite affermazioni fatte nei suoi scritti, sia i suoi discepoli con le testimonianze che ci hanno tramandato sull'esistenza e sui contenuti principah delle «Dottrine non scritte» comprovano, in maniera irrefutabile, il fatto che gli scritti non sono stati per Platone l'espressione piena e la comunicazione più significativa del ' Fedro, 278 d.

36 12 PLATONE E LA SCOPERTA DEL SOPRASENSIBILE suo pensiero, e che, di conseguenza, anche se noi possediamo tutti gli scritti di Platone, da tutti questi scritti non possiamo ricavare tutto il suo pensiero, e pertanto la lettura e l'interpretazione dei dialoghi vanno affrontate in una nuova ottica. Esaminiamo, in primo luogo, questi due importanti fatti, emersi in piena luce dai più.recenti studi, che impongono la necessità di introdurre un nuovo e più adeguato criterio per leggere e intendere Platone 5 ' La necessità di introdurre un nuovo criterio e un nuovo modello per leggere e intendere Platone (parzialmente iniziato da Robin, Heinrich Gomperz e soprattutto da J. Stenzel) è stata presentata in maniera sistematica per la prima volta dalla Scuola di Tubinga, in modo particolare con le seguenti opere: H. Kramer, Are/e bei Platon und Aristoteles. Zum Wesen und zur Geschichte der platonischen Ontologie, Heidelberg 1959 (Amsterdam 1967'); K. Gaiser, Platons Ungeschriebene Lehre. Studien zur systematischen und geschichtlichen Begrundung der Wissenschaften in der Platonischen Schule. Con l'aggiunta: Testimonia Platonica. Quellentexte zur Schule und mundlichen Lehre Platons, Stuttgart 1963 (1968'); H. Kramer, Platone e i fondamenti della metafisica. Saggio sulla teoria dei principi e sulle dottrine non scritte di Platone con una raccolta dei documenti fondamentali in edizione bilingue e bibliografia. Introduzione e traduzione di G. Reale. Milano 1982 (1987': quest'opera è stata composta da Kriimer dietro nostro invito); K. Gaiser, Platone come scrittore filosofico, Napoli 1984; sempre di Gaiser, La metafisica della storia in Platone, introduzione e traduzione di G. Reale, Vita e Pensiero, Milano Si vedano inoltre: Th. A. Szlezak, Platon und die Schriftlichkeit der Philosophie, Ber-lin (introduzione e traduzione di G. Reale, Vita e Pensiero, Milano 1988); G. Reale, Per una nuova inter<pretazione di Platone. rulettura della metafisica dei grandi dialoghi alla luce delle "Dottrine non scritte", Milano (la prima edizione è del 1984, ma pubblicata come abbodjo provvisorio e parziale). L'opera di L. Robin, cui sopra facciamo riferimento, è la celebre La Théorie Platonicienne des Idées et des Nombres d'après Aristote, Paris 1908 (Hildesheim 1963); di Stenzel si veda soprattutto: Zahl und Gestalt bei Platon und Arirtoteles, Leipzig-Berlin 1924 (Dannstadt ); di Heinrich Gomperz è interessantissimo il breve articolo (ma con prospettiva assai lungimirante): Platons philosophisches System, in AA.VV., Proceedings of the Seventh International Congress of Philosophy, London 1931, pp (ri9tampato in versione inglese in Gomperz, Philosophical Studies, iboston 1953, pp ). Molto interessante, per la pro9petdva che qui ci riguarda, è: J. N. Find.lay, Plato. The Written and UnwriJten Doctrines, London ar.

37 «SCRITTURA» E «ORALITÀ» SECONDO PLATONE I l giudizi o d a t o d a P l a t o n e sugli scritti nel «Fedro» Il modello che ha costituito il punto di riferimento della maggior parte degli studi moderni su Platone è venuto in parte a formarsi nel corso del Settecento, ma è stato F. D. Schleiermacher a consolidarlo ed a imporlo agli inizi dell'ottocento 6 La tesi ermepf>utica di fondo di questo modelinoltre: C.J. de Vogel, Rethinking Plato and Platanism, Leiden Tutta la bibliografia sul tema si trova in Kriimer, Platone..., pp. 418 sgg. Fra gli studiosi che hanno in diversi modi contribuito ad una articolazione del modello dell'interpretazione tradizionale, tre meritano una particolare menzione: D. Ross, Plato's Theory of Ideas, Oxford 1951 (1953'); Ph. Merlan, From Platonism to Neoplatonism, The Hague 1953 (1968'; rist. 1975) e Idem, numerosi articoli ora raccolti in: Kleine philosophische Schriften, Hildesheim-New York 1976; C. ]. De Vogel, numerosi saggi ora raccolti in: Philosophia. Part 1: Studies in Greek Philosophy, Van Gorcum, Assen 1970, pp Si tratta di opere da rileggere con molta attenzione; alla luce del nuovo paradigma risultano particolarmente interessanti. Un particolare rilievo meritano, a nostro avviso, gli ultimi saggi su Platone pubblicati da H. G. Gadamer, e in particolare: Platons ungeschriebene Dialektik, in AA.VV., Idee und Zahl. Studien zur platonischen Philosophie, Heidelberg 1968, pp , più volte riedito, e ora anche tradotto in italiano: H. G. Gadamer, Studi platonici, 2 voli., Marietti, Casale Monferrato 1983/84 (a cura di G. Moretto, vol. 2, pp (questi due volumi contengono tutti gli scritti di Gadamer su Platone). Ricordiamo, infine, che la numerazione dei Testimonia Platonica che riporteremo è quella ormai classica di Gaiser; accanto a questa citeremo, però, anche quella di Kriimer, che si trova in Platone..., pp. 358 sgg., che a fronte dei testi greci riporta anche la nostra traduzione. ' Di F. Schleiermacher si vedrà soprattutto l'einleitung alla grandiosa serie di traduzioni delle opere di Platone (1804 sgg.), che oggi si può trovare ripubblicata anche in K. Gaiser (curatore), Zehn Beitriige zum Platonverstiindnis, Hildesheim 1969, pp Per la comprensione di questa Einleitung sono fondamentali le pagine di Kriimer, Platone..., pp e Reale, Platone..., pp e passim. Ricordiamo che la tesi di Schleiermacher costituisce un vero rr.odello ermeneutico solo nella misura in cui prospetta e difende in maniera sistematica l'autarchia degli scritti platonici; tutto il resto rientra, invece, nella complessa articolazione di questo modello, che nell'età moderna ha avuto una grande quantità di complesse varianti, pur rimanendo sempre fisso il punto dell'autarchia degli scritti. Ricordiamo ancora che le molte critiche fatte (nel corso dell'800

38 14 PLATONE E LA SCOPERTA DEL SOPRASENSIBILE lo si incentra sulla convinzione della autonomia degli scritti platonici, e quindi sulla pretesa di monopolio accampata a favore di essi a danno totale (o comunque assai cospicuo) della tradizione indiretta, compresa quella risalente ai discepoli diretti che hanno spesso ascoltato Platone e hanno vissuto a lungo con lui nell'accademia. Per contro, questa convinzione viene smentita da Platone stesso nel Fedro e nella Lettera VII, dove egli spiega, in maniera più precisa, come gli scritti vadano intesi in maniera delimitata, per la ragione che essi non sono in grado di comunicare al lettore alcune cose essenziali, sia dal punto di vista del metodo, sia dal punto di vista del contenuto. Il fatto che il modello di cui stiamo parlando abbia convinto gli studiosi per lungo tempo e in maniera massiccia, malgrado le autotestimonianze di Platone, che implicano conclusioni opposte, non deve stupire. L'età moderna è la più tipica espressione di una cultura globalmente basata sull'il scrittura, considerata come il medium per eccellenza di ogni forma di sapere. Solo negli ultimi decenni è nato e si è largamente diffuso un differente tipo di cultura, fondato sui vari tipi di comunicazione audiovisiva dei mass-media, che solleva grossi problemi sulla funzione e sulla natura della comunicazione stessa. Oggi viviamo, dunque, in un periodo di tempo in cui si sta verificando l'impatto fra due culture; e, questo, ci rende sensibili nel capire una situazione, in un certo senso analoga (anche se per molti aspetti differente), in cui è venuto a trovarsi Platone, sul cui sfondo soltanto risulta ben comprensibile il suo giudizio sulla scrittura. In effetti, Platone visse in un momento in cui la dimensione della «oralità», che aveva costituito l'asse portante della cultura antica, stava perdendo il suo e nella prima metà del '900) a Schleiermacher non riguardavano la tesi di base, bensì le sue complesse articolazioni. Per la dimostrazione di questo rimandiamo al nostro Platone..., passim.

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