Cambiati ilmaglione. ITALIA-TUNISIA Frattini al fianco del massacratore. Marco Bascetta

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N. 9. MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 EURO 1,30 LA COSTITUENTE FIAT I Marco Revelli n città si stanno moltiplicando i negozi con la vistosa insegna gialla «Compro oro». Erano pressoché sconosciuti fino a un paio di anni fa, ora crescono come funghi: appena un paio in centro, gli altri decine nelle ex barriere operaie, Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori sud Acquistano tutto, anche le protesi dentarie. D altra parte Torino ha fatto segnare nel 2010 il non invidiabile primato nella crescita dei pignoramenti di alloggi, con un +54,8% nei primi dieci mesi dell anno rispetto al già duro E si calcola sono dati impressionanti che un 35-40% dei lavoratori metalmeccanici torinesi abbia fatto ricorso, nell ultimo biennio, alla cessione del quinto dello stipendio, per pagarele rate in sospeso, o semplicemente per arrivare alla fine del mese. È su questa Torino, su questo tessuto sociale allo stremo, che ha calato la scure del suo Diktat Sergio Marchionne, dall alto del suo ponte di comando globale e dei suoi quattro milioni e mezzo di euro di stipendio annuo, quattrocentotrentacinque piani più sopra rispetto al reddito annuo di ognuno di quegli uomini e quelle donne che a Mirafiori nel luogo in cui sono inchiodati per la vita o per la morte dovranno domani votare se «arrendersi o perire». Più di novemila volte più in alto una distanza stellare se si considera anche il valore delle stock options accumulate, valutabili con un calcolo minimale intorno ai 100 milioni Come faccia uno come Eugenio Scalfari a scrivere che non si tratta di ricatto ma di semplice «alternativa» è difficile da capire. Ma ancor più difficile da capire - loro non vivono come lui in un mondo rarefatto di letture e poteri è come facciano a negarlo i sindacalisti che quell accordo hanno siglato. E che non possono ignorare l asimmetria abissale, il divario incolmabile che separa e distanzia le due parti contraenti segnando, appunto, la differenza tra unricatto (acui il destinatario non può sottrarsi senza rinunciare a una parte essenziale di sé), e un alternativa, in cui in qualche modo la scelta è libera. Ora è proprio in questo divario, in questa asimmetria assoluta che nella chiacchiera superficiale, politica e giornalistica, viene solitamente invocata per sostenere la necessità di accettare l Accordo, la natura scandalosa dell evento. Il fattore che rende quell accettazione inaccettabile. E che sottrae la vicenda Fiat alla dimensione specifica di una «normale» vertenza sindacale per farne una questione etica e politica di rilevanza generale: un evento di natura «costituente». Perché quando in una società si crea un dislivello simile, quando le distanze tra parti sociali essenziali crescono a tal punto da costringerne una al silenzio e all umiliazione, vengono meno le condizioni stesse di una normale vita democratica. Quando il principio di Uguaglianza viene a tal punto trasgredito, anche termini come Libertà e Giustizia perdono di significato, per assumere il volto tetro dell arbitrio del più forte e dell uso vessatorio delle regole. Basta, d altra parte, leggere le 78 cartelle in A4 della bozza di Accordo, diligentemente siglate pagina per pagina dalle parti contraenti, per rendersi conto della sproporzione tra le forze. CONTINUA PAGINA 10 Cambiati ilmaglione VAURO L ITALIA-TUNISIA Frattini al fianco del massacratore Marco Bascetta a faccia di plastica e la voce digitale, tanto da indurre il sospetto di un pupazzo meccanico, tendono a far sfumare nel nulla da cui provengono sciocchezze e nefandezze enunciate dal nostro ministro degli esteri. In pochi le sottolineano e i media ne riferiscono spesso in modo asettico e distratto. Tra le prime giganteggia la definizione dell affaire Wikileaks come «11 settembre della diplomazia» e la conseguente equiparazione di Assange a Osama bin Laden. Tra le seconde il tempestivo attestato di solidarietà, lo schierarsi «a fianco» dei governi di Algeri e di Tunisi che rispondono con una spietata repressione ai tumulti giovanili e popolari scaturiti da un crollo drammatico delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro. CONTINUA PAGINA 8 MEDIO ORIENTE l PAGINA 9 Israele vuole fare il pieno Gas e petrolio nel Mediterraneo orientale. In acque israeliane, libanesi e dello stato che non c è, la Palestina. Ma Tel Aviv le vuole sfruttare tutte. Tramite aziende Usa RIFORMA GELMINI PAGINA 6 Assedio al Senato, venti indagati tra gli studenti /FOTO PAOLO SALMOIRAGO Scontro a distanza tra Susanna Camusso e i vertici Fiat. «Marchionne insulta ogni giorno il Paese», attacca la leader della Cgil. «Cerchiamo di cambiare l Italia», replica l amministratore delegato del Lingotto. Landini incalza: «No alla firma tecnica, bisogna far saltare l accordo». Il comitato del «sì» si divide sulla data del referendum del 13 e 14 gennaio. Chiamparino invita a votare l intesa. Bersani: «l ad parla troppo» PAGINE, 2, 3 Primi avvisi di garanzia per gli scontri del 24 novembre. Tra gli indagati anche Luca Cafagna, protagonista ad «Annozero» di una lite con la Russa H DOMANI ARTICOLO Giampaolo Calchi Novati Il referendum in Sudan: i diritti e la geopolitica LEGITTIMO IMPEDIMENTO Scudo salvasilvio, giudici a caccia della mediazione Alla Consulta la norma sul legittimo impedimento, giudici costituzionali spaccati a metà, sentenza domani. E il referendum di Di Pietro riprende quota PAGINA 5 ROMA Nuova giunta, il Pdl commissaria Alemanno Riunione di fuoco con i vertici nazionali. Bocciata la linea del sindaco. Via i consiglieri di «parentopoli», smentita l'ipotesi Bertolaso. Incognita Croppi PAGINA 5 WIKILEAKS Jiulian Assange: «Temo di finire a Guantanamo» Londra, udienza per l estradizione (con gli Usa in agguato): «Ho paura di Guantanamo». Intanto l organizzazione ha finito i soldi PAGINA 8 TERREMOTO AD HAITI Uno scandalo lungo un anno Maurizio Matteuzzi ALL INTERNO aiti un anno dopo è come e peggio di Haiti un anno fa. Molto peggio.agli effetti spaventosi del terremoto del 12 dicembre fra 220 e 250 mila morti - si sommano quelli del colera - già 3500 morti e «il picco» non è ancora stato toccato -, una malattia dellamiseria facilmenteprevenibile, forse portata dai caschi blu nepalesi della missione Onu, e quelli di una situazione politica confusa e insostenibile dove le elezioni del 28 novembre scorso avrebbero dovuto essere rinviate e invece si tennero contro venti e maree per dare l impressione di una «normalità istituzionale», che non esiste, agli elargitori di aiuti: Usa, Onu, Ue, Francia. I vecchi e nuovi sponsor di un paese dannato. CONTINUA PAGINA 7 CINEMA l PAGINA 13 Lietta Tornabuoni, penna graffiante È morta la critica cinematografica della «Stampa». Aveva 79 anni. Giornalista laica, tagliente e mai addomesticata. Condusse lotte culturali e sindacali durissime

2 pagina 2 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 CONTROPIANO TerraTerra Giorgia Fletcher Una Niña sull Australia S e non fosse una tragedia nazionale, con morti e decine di dispersi, sarebbe una grande ironia. Da dieci anni l Australia nordorientale soffre di siccità, con grave danno per l agricoltura e grande disagio per gli abitanti: al punto che in cittadine come Toowoomba, nel Queensland, fino a un paio di mesi fa perfino lavare la propria auto con l acqua municipale era vietato. Lunedì Toowoomba è stata spazzata da un «flash flood», un inondazione improvvisa, dopo 36 ore consecutive di pioggia battente: un torrente impetuoso è arrivato senza preavviso e ha travolto tutto, trascinato via automobili sbatacchiandole qua e là come fossero giocattoli, mentre gli abitanti colti di sorpresa cercavano di aggrapparsi agli alberi per non essere portati via o cercavano rifugio sui tetti delle case. Ma non tutti sono stati così veloci: 9 persone sono state uccise, compresi dei bambini, e almeno 70 sono disperse. L inondazione di Toowoomba è «il momento più sinistro» da quando sono cominciate le piogge torrenziali alla fine di novembre, ha commentato ieri Anna Bligh, primo ministro del Queensland. Ma non è finita, perché le piogge continuano e il livello del fiume Brisbane sta salendo in fretta minacciando la città omonima e l intera regione di Ipswitch. Da ieri dunque Brisbane, terza città australiana e capitale dello stato del Queensland, affacciata sulla costa con un porto importante, è in stato d allerta. Le autorità hanno chiesto ai cittadini di evacuare le zone più basse, e alcuni quartieri sono già allagati. Ieri sera il livello dell acqua saliva al ritmo di un metro e mezzo l ora. Oggi l acqua continuerà a salire, secondo le previsioni il momento più disastroso sarà giovedì. La premier Bligh ieri parlava di eventi straordinari, «capriccio di natura». Il primo ministro australiano Julia Gillard la settimana scorsa l aveva definito un «disastro biblico» - la stessa Gillard ha annunciato l altro giorno che il governo ha varato uno speciale sussidio per coloro che causa alluvione hanno perso la propria attività o fonte di reddito. Un bilancio è prematuro, ma è già chiaro che oltre a case e infrastrutture sono colpite due tra le industrie da export del paese: le miniere di carbone e l agricoltura, in particolare le piantagioni di canna da zucchero. Ecco l amara ironia, una regione che fino a due mesi fa non poteva permettersi di sprecare una goccia d acqua oggi è sotto il diluvio universale. Chiamarlo «capriccio di natura» però non è esatto. I servizi meteorologici hanno un altra spiegazione: la chiamano «la Niña», la bambina, controparte del fenomeno noto come «el Niño-Southern oscillation», con effetti grossomodo opposti. Si parla di Niña quando la temperatura sulla superficie dell oceano Pacifico orientale (verso le coste americane) è più fredda del normale, mentre si riscalda più della norma la superfice del Pacifico occidentale. Il contrasto nelle temperature superficiali nella parte orientale e occidentale porta a un maggiore contrasto nella pressione atmosferica. Allora il vento da est si rafforza e porta con sé verso le coste australiane aria carica di umidità, ammassando grandi nuvole che produrranno grandi piogge. È attribuito all effetto lungo della Niña l alluvione che l estate scorsa ha sommerso un terzo del territorio del Pakistan una tragedia ben più pesante di quella inflitta ora all Australia, se è lecito fare una graduatoria: sia in termini umani, sia per il danno portato alle infrastrutture e all economia di un paese molto più popoloso e vulnerabile. Ma certo questo non sarà di consolazione agli abitanti di Toowoomba... FIAT il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri VICEDIRETTORE angelo mastrandrea CAPOREDATTORI marco boccitto, micaela bongi, michelangelo cocco, sara farolfi, massimo giannetti, giulia sbarigia, roberto zanini, giuliana poletto (ufficio grafico) Consiglio di amministrazione PRESIDENTE valentino parlato CONSIGLIERI miriam ricci emanuele bevilacqua ugo mattei gabriele polo (direttore editoriale) DIR. GENERALE claudio albertini il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, roma via A. Bargoni 8 fax , tel REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONO: TELEFONI INTERNI AMMINISTRAZIONE 690 SEGRETERIA 576, 579 LETTERE PROMOZIONE 330 ARCHIVIO POLITICA 530 MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI 550 SOCIETÀ ECONOMIA 580 SEDE MILANO via ollearo AMMINISTRAZIONE-ABBONAMENTI (h. 9-13) REDAZIONE SEDE FIRENZE via maragliano, 31a firenze TELEFONO FAX iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo euro 260 semestrale euro 135 i versamenti c/c n intestato a il manifesto via A. Bargoni 8, roma copie arretrate tel. 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma litosud Srl Pessano Con Bornago (MI), via aldo moro 4 CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIREZIONE GENERALE roma via A. Bargoni 8 tel fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: euro 368 a modulo (mm 44x20), edizione locale: euro 184 a modulo cinema edizione locale: euro 134 a modulo pubblicità finanziaria/legale: edizione nazionale: euro 450 a modulo edizione locale: euro 225 a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore: euro b/n: euro posizione di rigore più 15%, pagina intera:mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455. DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, viale bastioni michelangelo 5/a 00192, roma tel fax certificato n del questo numero è stato chiuso in redazione alle tiratura prevista Mirafiori, il sì diviso I promotori del referendum si spaccano, Fim e Ugl vorrebbero rinviare il voto al 18 gennaio. Marchionne risponde a Cgil e Fiom: «Io non insulto, voglio cambiare l Italia. Camusso dica quel che vuole, ma se vince il sì è giusto che accettino il risultato». Oggi fiaccolata a Torino Antonio Sciotto È IL GIALLO REBAUDENGO Va in pensione ma resta Paolo Rebaudengo va in pensione, ma resta al suo posto: «Continuerà a collaborare con le strutture operative di Fiat S.p.A e di Fiat Industrial per la realizzazione di strategie nelle relazioni industriali». È la smentita dei vertici Fiat alla rivelazione del segretario della Fiom. Landini ha infatti dichiarato di aver ricevuto un comunicato, firmato da Marchionne il 31 dicembre, in cui il responsabile delle Relazioni industriali del gruppo veniva rimosso dall incarico. Il manager ha condotto i più importanti negoziati italiani, ha gestito la crisi di Pomigliano in prima persona, portando lo stabilimento fuori dal contratto nazionale e ha gestito lo scontro a Mirafiori, fino all accordo separato che la Fiom contesta. Guiderà le delegazioni aziendali «fin dalla prossima riunione sindacale», annuncia il Lingotto. piena bufera nel comitato promotore del referendum di Mirafiori: isindacatisi sonodivisi tra loro. Motivo del contendere, la data delle votazioni: i delegati della Fim Cisl e dell Ugl nella commissione di garanzia avrebbero voluto rinviarle di qualche giorno rispetto all appuntamento già fissato (domani e dopodomani), portandole al 18 gennaio. Contrari quelli di Uilm e Fismic. L apposita riunione organizzativa ieri pomeriggio è finita e pesci in faccia ed è stata riaggiornata a oggi. Si potrebbe ipotizzare che i dubbi siano motivati da una incertezza sugli esiti, ma la Fim adduce «problemi tecnici». La tensione è alta, insomma, e il voto sembra preoccupare in qualche modo anche l amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che ancora una volta ieri è tornato a intervenire sul referendum torinese. La divisione ieri avrebbe trovato una prima ricomposizione nel voto finale della riunione, con Fismic e Uilm che hanno optato per la conferma domani e dopodomani, i Cobas a favore di un rinvio, mentre Fim, Ugle Fiomsi sonoastenute. Cosìper il momento, almeno a ieri sera, la data resta confermata. Le paure sarebbero motivate dal fatto che giusto poche ore prima del voto si dovrebbero chiudere le assemblee della Fiom, e i promotori avrebbero temuto un effetto «convincimento» sugli operai, mettendo a rischio i già incerti esiti del referendum. Va ricordato un elemento interessante: quando indirono il voto, alcuni promotori si spinsero a dire che i sì all accordo avrebbero avuto l 80% dei consensi; ma l indomani fu la stessa Fim, più cauta, a ridimensionare le aspettative, affermando che si sarebbe accontentata di un 51%. Oggi i nuovi dubbi. Ieri dall assemblea delle camere del lavoro Cgil, a Chianciano, la segretaria Susanna Camusso aveva detto che Marchionne «insulta l Italia»; l ad Fiat ha risposto senza farsi attendere: «Non si può confondere il cambiamento con un insulto all'italia ha replicato dal salone dell auto di Detroit Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insultomi assumo le mie responsabilità, ma non lo è. Il fatto che sia un modo nuovo non lo metto in dubbio e nemmeno che sia dirompente perché cambia il sistema delle relazioni storiche, ma che in questo si veda una mancanza di affetto verso l'italia è ingiustificato. È uno sforzo sovraumano, non lo farebbe nessun altro». Subito dopo, Marchionne ha aggiunto: «Non ce l ho nè con la Cgil, nè con Camusso, con la Fiom e nemmenoconlandini. Hanno punti divista completamente diversi dal nostro che non riflettono quello che vediamo noi a livello internazionale. Nessuno sta dicendo loro di cambiare punto di vista ha spiegato ma questo non permette loro di accusare gli altri di non volere bene all Italia». Poi, relativamente alla richiesta Cgil di vedere il piano industriale Fiat, Marchionne ha risposto per le rime: «La signora Camusso può dire quello che vuole, ma vada a guardare il piano industriale della Volkswagen, che arriva fino al 2018, e mi spieghi quanti dettagli ci sono. Non c'è una pagina con una riga sugli investimenti. Il piano della Volkswagen l ho letto anch io. Noi perlomeno lo abbiamo quantificato e abbiamo dato anche uno spazio temporale». Infine, un riferimento diretto alle votazioni: «In qualsiasi società civile quando la maggioranza esprime un opinioneanche con il 51%, la minoranza ha perso. È un concetto di civiltà comune. Quando si perde si perde. Io ho perso tantissime volte in vita mia e sono stato zitto. Sono andato avanti e non ho reclamato. Se venerdì vince il sì ha vinto il sì e il discorso è chiuso. Non possiamo fare le votazioni 50 mila volte. Capisco che nessuno voglia perdere, ma una volta che ha perso ha perso». Infine Marchionne ha sbottato, e ha attaccato i metalmeccanici Cgil: «Ogni volta che si va a votare si dice che è sotto ricatto. Ma qual è l'alternativa al voto? Devo fare un investimento, non è un ricatto, è una scelta da farsi. Ma allora perché non è un ricatto alla Fiat quello della Fiom che detta le condizioni per l'investimento?». Ieri comunque è stato definito il quesito del referendum: «Sei favorevole all'accordo del 23 dicembre 2010?», e i 5400 dipendenti delle carrozzerie Fiat dovrebbero votare su 9 seggi, nei tre turni di fabbrica (dalle 22 del 13 gennaio alle 22 del 14). Si è formato poi un nuovo comitato del no, chesiè aggiuntoaquellogiàattivo dei Cobas: è formato soprattutto da iscritti alla Fiom e due dei tre portavoce sono delegati della Fiom. Da Torino, dove oggi si terrà una fiaccolata organizzata dalla Fiom, con Micromega (il cui appello ieri ha superato quota 50 mila firme), parla il segretario nazionale della Fiom Giorgio Airaudo: «Marchionne, cercando consensi, in realtà ha avuto un doppio dissenso: non solo quello di chi voterà no, ma dei tanti che ammettono che voteranno sì perché si sentono sotto ricatto. Marchionne è colpito da una idea di onnipotenza, ma in realtà è solo un dipendente Fiat molto ben pagato; peraltro, grazie alle stock options, per i risultati di Borsa e non per quelli produttivi». ROMA N Cosimo Rossi La sfida di Nichi pp. 168 euro 20,00 Gianpaolo Santoro La solitudine dei numeri 1 pp. 176 euro 18,00 manifestolibri ordina su [in libreria] DEMOCRATICI Nel Pd è scontro tra cislini e cigiellini D Alema «né né» ella riunione della segreteria convocata per preparare la direzione di domani dedicata al tema delle alleanze è invece la questione Mirafiori che ha fatto discutere il vertice del Pd. «Tra di noi discutiamo perché su questi temi ci appassioniamo» ha detto poi al Tg3 Pierluigi Bersani, sostenendo però che «sul punto il partito ha una posizione molto chiara». Posizione che il segretario ha riassunto nell introduzione davanti allo stato maggiore: «Il risultato del referendum tra i lavoratori andrà rispettato». Un ostentata neutralità - «né con la Fiat né con la Fiom» ha detto ieri D Alema - che però non regge di fronte al continuo succedersi di dichiarazioni di voto di molti esponenti del partito, tutti orientati per il sì all accordo separato. Si va dal «sì, ma» proferito ieri da Livia Turco al «se vince il no è colpa del governo» dell ex ministro del lavoro Cesare Damiano al sì convinto di Sergio D Antoni a vere e proprie dichiarazioni di entusiasmo comne quella del «rottamatore» Matteo Renzi: «Io sono dalla parte di Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono, di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla locomotiva America». Amovimentarela riunionedisegreteria è stato l intervento del responsabile cultura del partito, il dalemiano Matteo Orfini. «C è un problema - ha detto - in queste settimane il Pd ha prodotto molti titoli sui giornali per le sue critiche alla Fiom e nemmeno un titolo con una netta presa di distanza dall atteggiamento di Marchionne. Avremmo fatto bene a dire qualche parolain più contro la cosiddetta sfida di Marchionneche io considero regressiva». Probabilmente è stato per rispondere a questa sollecitazione e per partecipare allo scontro tra la segretaria della Cgil Camusso e l amministratore delegatodi Fiat che in seguito Bersani, sempre al Tg3, è riuscito a dire che «Marchionne saprà prendere le misure alle auto ma misurare le prole no». Intanto in segreteria a risentirsi è stato D Antoni, presente in quanto coordinatore delle politiche territoriali del partito, convinto sostenitore dell accordo separato: «Io l avrei firmato e al referendum voterei sì, è inutile dire che è un ricatto perché i referendum sono tutti un ricatto con quella scelta secca tra il sì e il no. Quando ero io segretario della Cisl ed ero contrario ai referendum - ha detto poi D Antoni, riferendosi alla Cgil - loro dicevano l ultima parolaspetta ai lavoratori, ebbene allora anche oggi l ultima parola spetta ai lavoratori». I toni si sono accesi è Orfini ha risposto che è sbagliato replicare all internodel partito i rapporti di amicizia con questo o quel sindacato, «e non è corretto utilizzare strumentalmente una posizione politica, accusare chi è d accordo con la Cgil di voler rifareil Pci, sarebbe come se io accusassi chi sta con la Cisl di voler rifare la Dc». Nel Pd c è anche un altro degli ex leader Cisl, Pier Paolo Baretta, che è capogruppo del partito in commissione bilancio alla camera, anche lui ieri ha sostenuto che l accordo separato «andava firmato perché non si potevano concedere alibi a Marchionne». Marchionne che un altro deputato del Pd, AndreaLulli, con trascorsiinvecenella Cgil, vorrebbe convocare in commissione attività produttive perché «vogliamo sapere quali sono le prospettive dell azienda». In attesa dell esito del referendum, e per cercare di risolvere la questione dell esclusione della Fiom da Mirafiori in caso di vittoria dei sì, il Pd non può far altro che chiedere che si discuta finalmente la proposta di legge sulla rappresentanza sindacale. La stessa strada scelta dalla Cgil, strada però lunga e in salita. A. Fab.

3 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 3 CONTROPIANO Loris Campetti S LAVORATORI Dovranno rispondere al quesito: «Sei favorevole all'accordo del 23 dicembre 2010?». Il referendum si terrà dalle 22 di giovedì 13 per concludersi il giorno dopo I CANCELLI DI MIRAFIORI /FOTO TAM TAM A DESTRA SUSANNA CAMUSSO ALL ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE CAMERE DEL LAVORO A CHIANCIANO /ALEANDRO BIAGIANTI SOTTO SERGIO CHIAMPARINO IL MINISTRO ROMANI «Siamo tranquilli. Ma la Fiom è irresponsabile» «Sono convinto che Fiat vuole mantenere fino in fondo le sue promesse di investimento» in Italia. Le minacce di Marchionne di portare la produzione in Canada e «festeggiare a Detroit» se vincesse il «no» al referendum, non scalfiscono il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. Anzi di più: Romani si è detto tranquillo sull'esito del voto a Mirafiori «Non sono preoccupato - ha affermato - perché crediamo che il buon senso appartenga ai cittadini e ai lavoratori di questo Paese. Certo le posizioni estreme ed estremiste della Fiom sono tali da ingenerare malessere nell'azienda ma anche nei lavoratori che hanno sottoscritto l'accordo. Per questo il referendum è molto importante e vincerlo rappresenta un dato fondamentale. Ma non penso che possa verificarsi quello che ha detto Marchionne, vale a dire una vittoria dei no con il 51%. Mi auguro che questa ipotesi non sia possibile». Rocco Di Michele CHIANCIANO I isente forteper il sondaggio delsole 24ore chelo colloca al secondo posto dopo Renzi tra i sindaci più amati con il 66% di consensi. È contento di essere arrivato alla fine dei suoi 10 anni di governo di Torino («4 mesi all'alba») con la coscienza «a posto». Chissà quale sarebbe il consensotra i5.300operaichedomani e venerdì voteranno sul diktat di Marchionne e che lui invita a mettere la croce sul sì. Con Sergio Chiamparino chi scrive ha un'antica amicizia che può giustificare il tono poco formale dell intervista. Torino città operaia, di Gramsci e dei consigli, si ritrova con un sindaco uscente e uno che potrebbe entrare (Piero Fassino) in rotta di collisione con la Fiom e quel che rappresenta. Bell'affare. La Fiom non è il «nucleo storico» della classe operaiaa Mirafiori ma una minoranza, mi pare il 15% in Carrozzeria (è il 22% e glie lo ricordiamo,ndr). Io sindaco rappresento l'80%, se devo risponderti provocatoriamente, non una piccola parte ma l'interesse generale. Voi predicatori della sinistra che verrà parlate di ricatto di Marchionne, ma io e te abbiamo un età e ci ricordiamo molti passaggi. Per esempio gli accordi del a colpi di biglie e carciofi, con Trentin contestato che firma l'accordo e si dimette. Io, con Treu e Tarantini la svolta l'avrei fatta molto prima, nell'84, ai tempi della scala mobile. Invece i duri si opponevano a ogni cambiamento delle relazioni industriali. Se si fosse cambiato prima le cose sarebbero andate meglio e l'italia sarebbe più vicina alla Germania che alla Grecia. Oggi di nuovo i duri della Fiom, per calcolo politico, si oppongono ai cambiamenti,ripetono gli stessi errori. Votare sì darebbe forza per battersi in fabbrica sul versante sindacale e in Parlamento su quello legislativo per migliorare l'accordo. Se vincesse il no precipieteremmo in un Limbo senza certezze e prospettive. Invece Marchionne te le dà? Nell'accordo è chiaro quel che gli operai perdono, diritti, qualità del lavoro, dignità, libertà sindacale, mentre sgli investimenti non ci sono numeri, né impegni definiti. Prima dell'attuazione del piano passeranno 18 mesi, utilizzabili per porre rimedi sul versante della rappresentanza. L'appesantimento delle condizioni di lavoro andrebbe di pari passo con gli investimenti: ti pare che la Fiat possa fare la Newco senza investimenti? Ammetto che invece il progetto Fabbrica Italia è più aleatorio. Ma questa è una ragione in più per votare sì per un sindacato lungimirante, per avere titolo per migliorarel'accordo. Tuciti Gramscie io ti ricordo uno scritto di Garavini del giorni più difficili della storia della Cgil nel dopoguerra, almeno stanno scorrendo veloci. Ogni ora prevede «sortite». Per condizionare il voto degli operai delle carrozzerie di Mirafiori e la politica, oppure incitare la confederazione guidata da Susanna Camusso ad «ammorbidire» le sue tenacissime tute blu. Anche qui il «caso Fiat» tiene banco e passa davanti a tutto, anche se si dovrebbe discutere solo di «contrattazione sociale e territoriale», per dare una risposta a quelle figure sociali che non sono coperte dalle storiche categorie sindacali e che rappresentano ormai un mondo fatto di milioni di lavoratori poveri o ex. La stessa Camusso è costretta a partire dall attualità per poi cercare senza grande convinzione di virare la discussione sul tema originale. Se la prende più con il governo («fail tifosocontro il lavoro», «cerca il rigore dei conti con tagli lineari») che non con le imprese. Delinea i punti di una piattaforma (riequilibrio fiscale detassando buste paga e pensioni, patrimoniale alla francese, lotta a evasione e corruzione, ecc), anche perché la stessa Confindustria mostra evidenti «imbarazzi» nell accettare la linea Fiat. Ma non può evitare di dichiarare il proprio appoggio alla Fiom in questo scontro «per impedire che lo strappo della Fiat si estenda a tutto il sistema». E quindi «tutta la Cgil sarà in piazza il 28», giorno dello sciopero generale dei metalmeccanici, «perché parla della contrattazione, di rappresentanza e democrazia». Un appoggio critico, però, chiedendo di «riflettere sul fatto che non si può restare CHIAMPARINO Invita a votare sì e attacca «la sinistra dei veti» «Temo il voto dei carrozzieri» '55, in cui diceva: il padrone vuole fregarci? Allora noi firmiamo per fermare il piano del capitale. Non solo la Fiom ha torto, ma è anche l'unica parte in causa ad aver torto. Dici che è il sindacato dei veti quando, Fiat a parte, firma accordi in tutte le fabbriche. Conosco bene la Fiom, e non è un caso che intervenga anche su questioni non sindacali come in Val di Susa contro la Tav. Non condivido i suoi veti. Del resto, anche nel 2009 non firmò il contratto e non si può dire che la colpa fosse della Fiat. Furono Federmeccanica, Fim e Uilm a disdire il contratto unitario E la Fiom non firmò. Inoltre, gestire una multinazionale non è uno scherzo: i ricatti ce li pone la globalizzazione non Marchionne che ci trasferisce il mondo com'è, brutture comprese. Marchionne ha detto: il piano è mio, lo gestisco io. Aggiunge che se gli operai non si piegano se ne va da Torino. Ci sarebbe di che rispondergli per le rime, visto che come Enti locali avete sborsato un sacco di soldi su Mirafiori. Nel 2005 dicemmo: questo è l'ultimo atto per salvare Mirafiori, il prossimo tocca ai sindacati. Profetico. Quale esito prevedi per il referendum di Mirafiori? Non capisco chi diffonde ottimismi a piene mani e non sono sicuro del risultato positivo per i sì. Quegli operai sono stati sempre contro i cambiamenti, anche in occasione di accordi unitari. Lo so anch'io, mica solo Landini, che appesantire le condizioni di lavoro non è piacevole. Ma pensare di continuare così, in un mondo cambiato, è privo di logica. Il gioco prima o poi finisce. Il gioco? Alla catena? Insisto che le tue critiche sono indirizzate solocontro lafiom acui, incaso di IL MINISTRO SACCONI «L Italia diventerà attraente per gli investitori stranieri» «Il governo si occupa eccome dell'industria dell'auto, la cui filiera è strategicamente importante per il futuro del Paese», il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, risponde alle dichiarazioni del leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha accusato il governo di essersi chiamato fuori dalla vicenda Fiat. «Ci sono sindacati come la Cisl, Uil, Ugl che hanno firmato questi accordi e che hanno preteso l'autonomia delle parti sociali e l'autonomia del negoziato rispetto a un ruolo del governo che avrebbero visto come indebito se, su richiesta della sola Cgil, si fosse messo di mezzo e avesse preteso di svolgere una mediazione non richiesta da tutti gli altri attori», insiste il ministro che si schiera a favore del «sì» al referendum. «Dobbiamo dimostrare di essere un paese accogliente per gli investimenti, anche esteri. Il sì all'accordo si riverbererà in modo particolare nell'attrazione degli investimenti». CGIL Camusso ai meccanici. Landini: non firmiamo «Noi con la Fiom, ma restiamo in fabbrica» fuori dalle fabbriche», altrimenti «si diventa dipendenti dalle alleanze costruite fuori di esse». Con altre parole, ha riproposto l idea della «firma tecnica»; o «l accettazione del risultato del voto» se dovessero prevalere i «sì». Ragionamento ripreso dal coordinatore della minoranza Fiom, Fausto Durante, costretto però a distinguere tra giusta linea nazionale e scelte territoriali («le strutture territoriali della Fiom e le Rsu vittoria dei sì, verrebbe negata ogni pratica sindacale. E a tutti gli operai è negato il diritto di eleggersi i propri rappresentanti. È lo Statuto dei lavoratori a non escludere questa possibilità. Ci sono 18 mesi per intervenire, anche a livello legislativo e c'è una proposta firmata da Ichino e molti altri che va in questa direzione. Marchionne sbaglia quando tenta di trasferire in Italia un sistema di relazioni industriali di tipo Usa, meglio sarebbe guardare con attenzione il sistema partecipativo tedesco. Il suo progetto Fabbrica Italia è fumoso, ma la colpa è anche del governo che non hauna politica industriale. Vuoi spiegare ai «predicatori della sinistra che verrà» quale altra sinistra hai in testa? In Italia c'è una sinistra dei veti che non porta da nessuna parte, ma è forte e condiziona il Pd. Io penso a una sinistra coerentemente riformista. E che non passi il tempo a contrattare accordi con Fini e Casini. Con Marchionne invece sì? Certo, con Marchionne sì. Perché non convochi un consiglio comunale aperto sulla Fiat? Non compete al sindaco ma al consiglio. E io penso che i consigli aperti non servano a niente. E domani (oggi per chi legge) non andrai alla fiaccolata Fiom... Sono a Roma. La fiaccolata conferma il braccio di ferro politico della Fiom, tra la sinistra dei veti e il resto della città. interessate dagli stabilimenti Fiat hanno la titolarità a negoziare»). Un esercizio da equilibristi che Maurizio Landini, segretario generale Fiom, ha facile gioco nel demolire. «Negli accordi vale quellochec èscritto; e neltestodimirafiori si prevede che i lavoratori non eleggeranno più le loro rappresentanze (Rsu, ndr), mentre i delegati verranno nominati dai sindacati che hanno detto sì alla Fiat (Rsa, ndr)». Un invito insomma a vedere che nell intesa non c è una porta per il «rientro». E anche chi ha firmato e quindi è «dentro», ricorda Landini, «non potrà cambiare assolutamente nulla, perché è prevista la sanzione per qualsiasi tentativo di mutare le clausole dell accordo». Anzi, i «delegati» nondovrebberofar altroche «icontrollori» deilavoratori, impedendo loro «comportamenti» non previsti. LaprovacheFiatnon vuolepiùnessuna relazione sindacale vera, per Landini, sta nel fatto sicuramente «innovativo» che il responsabile aziendale del settore (Paolo Rebaudengo, da decenni in quel ruolo) «dal 31 non svolge più questa funzione e non è previsto nessun sostituto». E quindi «è vero chela questione Fiat ha valore generale» (argomento sollevato da più parti per spingere la Cgil a subentrare alla Fiom nella gestione), «ma proprio per questo c è bisogno di una nostra radicalità d analisi che sia almeno all altezza di quella che fa la Fiat». Altrimenti non si riesce a prendere «iniziative adeguate». Proprio il sindacato generale, confederale, «viene messo in discussione dal modello Mirafiori». Se tutto viene ridotto al livello aziendale, senza contratti nazionali, e se l impresa «può scegliersi o inventarsi» il soggetto con cui trattare, non c è più spazio logico e politico per un sindacato confederale. Del resto, proprio sulla «derogabilità dei contratti» la Cgil con Guglielmo Epifani alla guida siera coerentementerifiutata di firmare l accordo sulla riforma della contrattazione. L indicazione di Landini diventa quindi duplice: da un lato «diciamo agli operai di Mirafiori che siamo con loro e non firmeremo l accordo qualunque sia l esito del voto». Dall altro, visto che «lavertenzafiat riguarda tuttoil paese, non solo i metalmeccanici», «dobbiamo avere un piattaforma generale», «far saltare l accordo, renderlo non applicabile ed essere in grado di riconquistare i diritti; in termini sindacali significariaprirela trattativae considerarela vertenza ancora aperta». Lo sciopero del 28, in questa visione, «deve diventare l avvio di una fase di mobilitazione più ampia». Tutta da costruire. Ma dentro la Cgil aumentano i settori (per esempio «gli emiliani», oltre a pensionati, pubblico impiego e conoscenza) che dicono apertamente che «su questa vicenda non si può girare la testa da un altra parte». Quando in sala si apprende che Fim e Ugl hanno chiesto di rinviare il referendum (notizia che poi diventa un giallo...) diventa più chiaro che quel «si può ancora vincere» pronunciato da Landini è una valutazione soppesata, non solo un moto del cuore. DAL 18 IN EDICOLA IL NUMERO DI GENNAIO WIKILEAKS Il segreto in mille pezzi Felix Stalder EUROPA La riscossa delle destre Dominique Vidal PORTOGALLO La tessera di precario G. Lenoir e M. L. Darcy NORD COREA Il risveglio della società Philippe Pons CITTÀ DEL MESSICO Nel carcere delle donne Cathy Fourez LIBANO L esilio dentro l esilio Marina Da Silva CRISI DELLE FAMIGLIE Nuova caduta del potere d acquisto Si risparmia meno Roberto Tesi L a crisi seguita a «mordere» le famiglie italiane, mentre per le imprese la situazione sta nettamente migliorando. Secondo l Istat nel terzo trimestre del 2010, il reddito disponibile è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti e, al tempa stesso, è diminuita la propensione al risparmio a conferma che percercaredi sosteneregliscarsiconsumi le famiglie risparmiano sempre meno. Senza contare, specifica l'istat cheilpotered'acquisto - ilreddito disponibile in termini reali - è diminuito dello 0,5% sia rispetto al trimestre precedente che al terzo trimestre Da gennaio a settembre 2010, le famiglie italiane hanno subito una riduzione del loro potere d'acquisto del 1,2% rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente. Perdita che si somma al -3,2% di caduta del potere d'acquisto nel Per quanto riguarda la spesa delle famiglie per consumi finali, nel terzo trimestre 2010 si registra, invece, un aumento dello 0,8%. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato dell'1,4%, a fronte di un incremento del 2,4% della spesa delle famiglie per consumi finali. Questo significa che è diminuita la propensione al risparmio con una disceza del rapporto tra ilrisparmiolordodelle famiglieeilloro reddito disponibile. Questo rapporto è sceso al 12,1%, con una diminuzione dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al terzo trimestre del Il tasso di investimento delle famiglie, definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi (che comprendono acquisti di abitazioni e investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore) e reddito disponibile lordo, nel terzo trimestre 2010 si è attestato all'8,8%, superiore di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al terzo trimestre dell'anno precedente. Gli investimenti delle famiglie sono, infatti, aumentati solo dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre hanno mostrato una dinamica più vivace (4,7%) in termini tendenziali. Vanno decisamente meglio le imprese: nel terzo trimestre2010 la quota di profitto delle società non finanziarie (data dal rapporto tra il risultato lordo di gestione e il valore aggiunto lordo a prezzi base) si è attestata al 41,7%, con un aumento dello 0,4% rispetto al secondo trimestre. Il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita del 2,8%, superiore all'aumento dell'1,8% del valore aggiunto. Per l Istat, in termini tendenziali, il recuperodeltasso diprofittoèpiùmarcato (1,6%) per effetto di una dinamica del risultato lordo di gestione (+7,1%) molto superiore a quella del valore aggiunto, aumentato del 3,0%. Nel terzo trimestre 2010 il tasso di investimento delle società non finanziarie (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto lordoai prezzi base) è stato parial 23,4% con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e dell 1,4% rispetto al terzo trimestre del Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno, infatti, segnato una crescita in termini congiunturali in valori correnti pari al 2,1%, superiore alla variazione positiva registrata dal valore aggiunto. Particolarmente forte la ripresa dell'attività di investimento delle società non finanziarie: rispetto al terzo trimestre del 2009 gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 9,8%. CINA Porta in Arabia la via della seta Alain Gresh COSTA D AVORIO I tre eredi di Houphouët-Boigny Vladimir Cagnolari HAITI La contesa tra Dio e le Ong Christophe Wargny NEL GIORNO DI USCITA ABBINATA OBBLIGATORIA CON IL MANIFESTO: 2,50 EURO. 1,30 EURO PIÙ IL PREZZO DEL GIORNALE NEGLI ALTRI GIORNI

4 pagina 4 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 POLITICA E SOCIETÀ ROBERTO NATALE «Il futuro dei reporter va oltre Wikileaks» Matteo Bartocci «F are l editore non vuol dire fare solo tagli». Roberto Natale, presidente della Federazione della stampa Fnsi, non nasconde la preoccupazione del sindacato dei giornalisti per la crisi drammatica dell informazione. Non solo italiana ma soprattutto italiana, come testimoniano gli ultimi dati sulla pubblicità che pubblichiamo qui a fianco. «Mancanoidee e proposteper uscireda questa crisi - spiega Natale - agli editori che sono venuti al nostro congresso abbiamo fatto notare, per esempio, che bisogna andare a cercare il pubblico dei giovani che non si incrocia più nemmeno per sbaglio con il sistema dell informazioneprofessionale. InItaliail pubblicodella carta stampata è tornato ai livelli del 1939». L informazione circolerà senza giornalisti? Non ha senso esercitarsi nelle fosche previsioni sull anno di uscita dell ultimo giornale stampato. La situazione non è così cupa. Credo che proprio una vicenda mondiale come Wikileaks dimostri come ci sia bisogno di un informazione professionale. Anche nell era della Rete. Lo scontro delle ultime settimane tra Julian Assange e il britannico Guardian spiega più di cento convegni sul futuro del giornalismo. Il Guardian sostiene che non tutto è una notizia, che serve una selezione prima della pubblicazione. Assange invece sostiene che tutto deve esserepubblicato. Secondonoi ilgiornalismo è un filtro e una garanzia di affidabilità. Aproposito di filtri, però, non sempresono così trasparenti. Il caso Wikileaks nasce da qui. Anche di fronte agli interlocutori di oggi (vedi a fianco, ndr) abbiamo discusso dei tanti conflitti di interesse nel nostro paese. A Confalonieri abbiamo ricordato l insostenibilità di una situazione in cui dipende dal presidente del consiglio - e cioè dal titolare del conflitto di interessi - firmare o meno la proroga della Gasparri che impedisce l acquisto di quotidiani da parte delletv. Una notizia sollevata tra l altro proprio dal manifesto nel milleproroghe. È incredibile che dipenda solo dalla gentile concessione del sovrano se quel divieto sarà ancora in vigore o meno. Anche Rcs è piena di conflitti di interesse: gli incroci di potere sul Corriere della sera la dicono lunga sull autonomia possibile dell informazione italiana e su chi prova a gestirla. Anche De Benedetti, peraltro, è un editore ben presente in settori sensibili per il giornalismo come l energia e la sanità privata. Noi crediamo che servano interventi legislativi. Perché l autonomia di una testata non può essere lasciata semplicemente alla garanzia del direttore. Il peso dell editore spesso travalica le migliori intenzioni né è possibile affidarsi all eroismo individuale. Qual è la sfida del vostro congresso? Ne cito solo una. Quest anno è il centesimo anniversario del nostro contratto collettivo di lavoro. Abbiamo ricordato al presidente del senato Renato Schifani questa ricorrenza in un paese che in queste settimane tende a contrapporrediritti e lavoro. Secondo noi diritti e lavoro possono e debbono andare insieme. Per noi il Ccnl ha un valore politico e solidale. E non parliamo solo del contratto giornalistico. Cosa farete contro il precariato dilagante? Ci sono 49mila giornalisti attivi. di questi 24mila sono autonomi. Freelance davvero poco free. Più della metà sopravvive senza superare un reddito di 5mila euro lordi all anno. Lo stesso governatore Draghi, pochi mesi fa, ci ha ricordato che senza una stabilizzazione, i lavori precari precari alla lunga avranno effetti negativi sulla produttività e sulla profittabilità delle imprese. Nonsiamoestremisti, dunque. Le nostre organizzazioni regionali, in particolare, sono impegnate a spiegare a tutti i collaboratori che dal 23 gennaio, per il collegato lavoro Sacconi, perderanno tutti i diritti pregressi. Tutte le istituzioni devono affrontare il problema in maniera diversa. FACEBOOK Nuova battaglia legale Oltre la metà dei giornalisti italiani attivi, 24mila a fronte di 20 mila contrattualizzati, non ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna in media nemmeno 10 mila euro lordi l'anno, la maggioranza dei quali meno di 5 mila. E il lato emerso del dilagante precariato giornalistico. Al congresso di Bergamo l Fnsi darà più spazio ai cosiddetti «freelance» valorizzando di più la Consulta per il lavoro autonomo e dandole più peso nelle decisioni sindacali, tradizionalmente orientate sui giornalisti contrattualizzati. «Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all apertura - controvoglia - di una partita Iva», scrive l Fnsi in una nota. Anche per il sindacato, il precariato non è più un tempo più o meno lungo di prova prima della stabilizzazione. Serve dunque un cambio di strategia: «regole che garantiscano condizioni di lavoro minime a tutela dei freelance e della qualità stessa dell informazione». Tra gli obiettivi, tornare alle tariffe minime (che Bersani da ministro abolì) e aumentare il costo per gli editori del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente. EDITORIA Al XXVI congresso Fnsi editori e sindacato si confrontano sulla sfida multimediale Carta canta, ma poco e male Crollo delle vendite: Repubblica e Corsera sotto il milione di copie M. Ba. I dati Ads sono inequivocabili: Corriere della sera copie, Repubblica I due giornaloni nazionali insieme stanno sottole900milacopie algiorno. Siarrivaalfatidico milione solo se ci si aggiungono le oltre 276mila del terzo quotidiano generalista italiano, La Stampa. Poche. E troppe allo stesso tempo, visto che da soli questi tre «big» dell informazione assorbono oltre la metà delle copie nazionali a pagamento (sportivi a parte, fonte Autorità Antitrust). La crisi imperversa anche nelle redazioni. E al ventiseiesimo congresso della Fnsi iniziato ieri a Bergamo il sindacato dei giornalisti ha chiamato a discutere innanzitutto la controparte, cioèiprincipalieditoriitaliani: Fedele Confalonieri (Mediaset), Carlo De Benedetti (Espresso), Piergaetano Marchetti (Rcs Mediagroup). Si tratta peraltro di una prima storica, perché De Benedetti e Confalonieri non si incontravano pubblicamente da 21 anni, dai tempi dell affare Mondadori. In tavola almeno tre gli argomenti principali: multimedialità e innovazione, precariato, concentrazioni pubblicitarie. I «padroni delle news» hanno le idee confuse ma annusano la direzione. «Nel nostro settore, come del resto in molti altri settori, è in corso una rivoluzione tecnologica - avverte Confalonieri - i giornalisti che devono diventare multimediali e digitali. Per essere efficaci i giornalisti devono essere flessibili e adattabili e per questo è anche importante la formazione». Fidel conferma, tra l altro, il prossimo lancio del canale all-news di Mediaset. La sintoniaconun editoreliberalcome De Benedetti è sensibile. «Ci sono due sciocchezze che il tempo ha dimostrato essere tali - spiega l editore di Repubblica -laprimaèchei giornali di carta spariranno, la seconda è che non sono necessari i giornalisti». Le difficoltà sono note: «I giovani hanno abbandonato i giornali preferendo Internet e televisione, nel 2009 lamediadellecopie giornaliereè scesasottoi5 mln come era nel 1939 quando eravamo un paese agricolo. La pubblicità nel prosegue De Benedetti- è diminuita del 16% e in un decennio i ricavi dei quotidiani sono scesi del 20%. A questo si deve reagire con un unico motto: innovare e per questo è necessaria un'alleanza tra gli editori e i giornalisti. Oltretutto va ricordato che la qualità dell'informazione è un indice della qualità della democrazia». Insomma i giornalisti devono diventare multitasking e multimedia. Basta vedere come la redazione del Corrierone ha accolto la notizia per capire che il cambiamento non sarà facile. De Benedetti è drastico: invece di chiedere aumenti «i giornalisti dovrebbero ringraziare gli editori che gli danno la possibilità di essere visibili su una pluralità di piattaforme». «I giornalisti - provoca - chiedono più soldi per la multimedialità, I due gemelli compagni di college di Mark Zuckerberg che tanti hanno visto al cinema - in Social Network - contestare la paternità di Facebook al suo fondatore e poi accordarsi per un risarcimento di 65 milioni di dollari ci hanno ripensato. Riaprendo la battaglia legale sulla proprietà del sito dominatore del web. Cameron e Tyler Winklevoss hanno chiesto alla giustizia americana di annullare il vecchio accordo con Zuckerberg perché ritengono che Facebook abbia fornito una valutazione riduttiva delle azioni quando ha versato 65 milioni di dollari in contanti e titoli per risolvere la disputa con gli ex compagni di Harvard. I gemelli Winklevoss accusano Zuckerberg di aver rubato l idea originale per la creazione di Facebook. NOTIZIE PRECARIE 24mila giornalisti «freelance» guadagnano meno di 900 euro al mese A SINISTRA FOTO REUTERS ma l'interesse del giornalista è avere la maggior visibilità possibile». I reporter insomma sono pigri, avidi e molto narcisi. Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs Mediagroup, paragona il redattore al medico o al professore universitario: «Quando uno fa il medico in corsia - si è chiesto - secondo voi chiede un'indennità per imparare ad usare una nuova macchina che arriva per fare diagnosi?». Il dialogo si fa in salita. Ancora più difficile invece arrivare al nodo delle proprietà opache, degli editori impuri italiani e delle risorse. Secondo Marchetti la salvaguardia del pluralismo «implica attenzione alle concentrazioni» e per questo «occorre riflettere se il nostro meccanismo di disciplina delle concentrazioni basato sui compartimenti stagni sia ancora adatto». Gli squilibri pubblicitari e finanziari sono tali cheormaiparlare di «mercato» in questosettore è quasi impossibile. Per Franco Siddi, segretario Fnsi, la presenza di editori così ingombranti all apertura del congresso «non è complicità e nemmeno la volontà di fare i compagnucci. Confliggere è inevitabile» ma «giornalisti ed editori non possono fare a meno gli uno degli altri». Per questo chiede ai padroni un nuovo patto giornalisti-imprese sulla qualità dell informazione e contro il precariato. Marginalizzato da giornali che ha diretto da maestro, Giulio Anselmi, si ritaglia il ruolo di «grillo parlante». E dice un po che i vari re sono nudi. Le imprese hanno ecceduto nei tagli e si muovono con poca «consapevolezza e capacità manageriale». Mentre i giornalisti devono abbandonare «accenti corporativi». Le sfide secondo Anselmi sono chiare: la governance di un impresa delicata come quella giornalistica, il ruolo dei giornalisti come «sentinelle della democrazia», il dovere del sindacato di alzare «la qualità della categoria». Ce n è abbastanza per discutere a lungo. INFORMAZIONE Crisi, scioperi minacce e ricatti SOLE 24 ORE NEL CAOS Stato di agitazione al Sole 24 Ore. I giornalisti del quotidiano della Confindustria hanno affidato al cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero contro la possibile decisione dell editore di passare al formato tabloid. Acque agitate anche all agenzia Radiocor, contro un possibile peggioramento dello stato di crisi. Un altra grana per il «Sole» sono due possibili nuovi domenicali concorrenti: quello del Corsera e quello del Fatto, affidato peraltro all ex Riccardo Chiaberge. MASI, BAVAGLIO SVIZZERO Anno nuovo vita vecchia. Il direttore generale della Rai Mauro Masi manda un altra circolare delle sue. Stavolta avverte tutti i talk show di prima serata (a cominciare da Ballarò e Annozero) «di terminare improrogabilmente entro le 23.10». L obiettivo ufficiale? «Salvaguardare i programmi di seconda serata», si legge nella lettera inviata a tutti i direttori di rete. Ma è chiaro che la richiesta di comprimere i programmi di informazione con questa nuova puntualità «svizzera» svaluta non poco la qualità delle news in diretta. RIVOLUZIONE MOSLEY Nel 2008 le sue performance sadomaso a sfondo nazista hanno fatto il giro del mondo. Ora il britannico Max Mosley, ex re della Federazione internazionale di automobilismo, chiede alla Corte dei Diritti umani di Strasburgo di obbligare il governo britannico a varare una legge che imponga ai media di informare le celebrità prima della pubblicazione di informazioni personali. Il governo di Londra ha respinto questa richiesta: il diritto britannico prevede già un indennità (Mosley ha ricevuto dal «News of the World» un risarcimento di 60mila sterline). ALLEANZE D Alema: hanno paura del voto ma dovranno decidere Il Pd attacca, ma non molla l Udc ROMA D omani il partito democratico terrà la sua difficile riunione di direzione dedicata altema delle alleanze - anticipata oggi da una serie di riunioni di corrente, da Area Dem di Franceschini ai MoDem di Veltroni ai «rottamatori» di Renzi - e alla vigilia sono stati Massimo D Alema e Pierluigi Bersani a rispondere a Pieferdinando Casini che aveva invitato il Pd a scegliere tra l Udc e Di Pietro e Vendola. Risposte all altezza dell affondo del leader centrista che con il suo aut aut ha messo in crisi la strategia della maggioranza democratica che ha in testa un alleanza larga che vada dall Udc a Sinistra e libertà. Risposte però che non hanno chiuso del tutto la possibilità di una ripresa del dialogo, segno che a dispetto dell evidenza sia Bersani che D Alema ancora ci credono. «Il problema di una pacificazione che pone Casini è reale - ha detto D Alema a Ottoemezzo - ma sbaglia l interlocutore perché Berlusconi può produrre solo conflitti». Secondo l ex ministro degli esteri sulle alleanze «c è incertezza nell Udc che teme le elezioni perché non si sente ancora pronta, sono in corso negoziati complicati che non credo daranno risultati, noi dovremmo rivolgerci a tutte le forze dell opposizione». Per D Alema è pacifico che «sono i partiti piccoli a doversi aggregare a quelli grandi e non il contrario». Bersani ha chiesto invece a Casini di «superare vecchi veti reciproci perché a furia di veti ci teniamo Berlusconi. Noi presenteremo le nostre proposte a tutta l opposizione, l Udc dovrà prendersi la responsabilità di decidere». Secca la replicadelleader Udc: «Capisco le esigenze di propaganda alla vigilia della direzione».

5 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 5 POLITICA E SOCIETÀ SALUTI ROMANI IL SINDACO DI ROMA GIANNI ALEMANNO /FOTO MAURIZIO DI LORETI/EMBLEMA Bocciata da Gasparri e Cicchitto la linea politica di Gianni Alemanno per un rimpasto ad effetto. Il braccio di ferro iniziato ieri si potrebbe concludere con la sostituzione di tre o quattro assessori, capri espiatori della «fascistopoli» nelle municipalizzate. Ma a via dell Umiltà sarebbero in molti a chiedere la testa anche dell assessore alla Cultura, il finiano Croppi Eleonora Martini ROMA I CSM Quasi archiviato il caso Ruby. Pm: «Errore» vertici del Pdl secondo indiscrezioni molto autorevoli avrebbero bocciato ieri la linea sostenuta da Gianni Alemanno per il rimpasto della sua giunta comunale, azzerata con un colpo di spugna il giorno prima. Nessun allargamento della maggioranza a Udc e alla Destra di Storace, nessun aumento del numero di assessori (che da 11 avrebbero potuto arrivare a 15, come previsto, secondo lo stesso Alemanno, «con l'approvazione del secondo decreto su Roma capitale») e nessun coinvolgimento di personalità di spicco (tipo Guido Bertolaso, che invece riscalda i motori per concorrere alla poltrona più alta in caso di elezioni anticipate), come avrebbe voluto il sindaco di Roma. La montagna avrebbe invece partorito il topolino con un accordo raggiuntodopounariunionedi treore in Campidoglio presenziata dai capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchittoe MaurizioGasparri, talmente tranquilla da produrre un inquinamento acustico di parecchie decine di decibel e anche una nota finale con la qualealemannodà sostegno a se stesso, elargendo ringraziamenti e salamelecchi e informando che «tutto il lavoro di cambiamento della Giunta capitolina si sta svolgendo in piena collaborazione con il Pdl, dai vertici nazionali fino ai responsabili territoriali». Una minestrina riscaldata, insomma: niente altro che il rimpasto tutto interno al Pdl richiesto da destra e da sinistra a novembre, quando esplose lo scandalo di "parentopoli" e "fascistopoli" da cui se ne poteva uscire sacrificando la testaditreo quattroassessori, ma non se ne fece nulla per veti incrociati e insormontabili. Oggi, se le indiscrezioni saranno confermate, si potrebbe aggiungere solo la testa di un quarto uomo, un finiano, epurazione puramente politica. Si tratterebbe, ma il condizionale è molto d obbligo in questo caso, dell assessore alla Cultura Umberto Croppi, esponente di spicco della storia missina ma rispettato anche dalle opposizioni. Un paradigma, quello romano, della situazione politica italiana. Forse la nuova squadra di governo capitolino non sarà pronta per giovedì, come promesso da Alemanno, ma sicuramente non tarderà di molto. Sembra infatti che il partito dell amore si sia ricomposto dopo tanta litigiosità nei vertici tenuti ieri in Campidoglio dove hanno partecipato anche il vicesindaco Mauro Cutrufo, il presidente del consiglio comunale Marco Pomarici, il coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso, e altri consiglieri comunali ed esponenti azzurri, ma soprattutto l assessore al Personale Enrico Cavallari (tra i primi da licenziare, come richiesto da via dell Umiltà, e la cui delega passerebbe direttamente nelle mani di Alemanno stesso) e Bruno Prestagiovanni (ex consigliere regionale rimasto fuori dalle liste della governatrice Polverini, presidente dell Ater Roma e referente laziale della corrente del senatore Andrea Augello, la stessa di Cavallari). È evidente, da queste due ultime presenze, il braccio di ferro che si sta giocando nel Pdl sulle liste di epurazione. Bocchecucite, all uscita dallariunione nella sede del gruppo consiliare; solo un ritornello: «Stiamo lavorando per costruire la fase due. Non si è parlato di nomi ma delle priorità per la città e di cronoprogrammi». Alemanno ha solo tenuto a precisare che la notizia di Bertolaso come nuovo vicesindaco «non è giornalismo ma fantasy». Ma forse voleva dire «horror». Comunque ha smentito anche l esistenza di sondaggi che darebbero il presidente della Provincia Nicola Zingaretti a 16 punti percentuali sopra di lui nei consensi popolari. Secondo le indiscrezioni più accreditate, invece, l accordo raggiunto con i vertici del Pdl prevede la sostituzione, oltre a Cavallari, di Sergio Marchi e Fabio De Lillo, rispettivamente assessori ai Trasporti e dell Ambiente, sfiduciati prima di Nataledaun paio di mozionipresentate in consiglio comunale dal Pd, e diventati ormai capri espiatori della "parentopoli" e della "fascistopoli" nelle municipalizzate Atac e Ama. Nulla di nuovo, insomma, se così stanno davvero le cose. Nel toto-nomine, invece, i nuovi nomi più gettonati sarebbero quelli dei consiglieri comunali Marco Visconti, Antonello Aurigemma, del gruppo dissidente «Laboratorio Roma», e del transfuga dall Udc Dino Gasperini che ha già la delegaal Centro storico. «Se questo fosse il rimpasto di Alemanno commenta il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Umberto Marroni saremmo passati dall immobilismo di questi anni direttamente all agonia di una giunta e di un sindaco che ha fallito perfino le operazioni politiche interne al suo partito». GOVERNO Casini: «D accordo con Berlusconi, una follia votare ora». Il premier nicchia e spinge avanti i «responsabili» Il terzo polo si compatta. E media su Bondi e federalismo Federico D Ambrosio ROMA Ilterzo polononèmorto. Anzi, tutto sommatocampameglio della maggioranza. Erano quasi raggianti ieri pomeriggio il leader del gruppo che unisce Fli, Udc, Mpa e Api. Tutti d accordo nel concordare una strategia solida ma attendista: concedere al governo qualcosa e intanto rafforzare le truppe, lanciare l organizzazione in un battesimo dei 100 (parlamentari) datenereil28 e29gennaio atodi. Concordare per le amministrative candidatura comuni. E rosicchiare spazi il più possibile al Pdl e, volendo, pure al Pd. Perattuarelastrategia, ilterzopolo èdecisoa concederea Berlusconi e Lega più di una apertura. «Sulle elezioni anticipate rimango a quanto ha detto il presidente del Consiglio. Tante volte non la penso come Berlusconi, ma stavolta sono d'accordo con lui: sarebbe una follia andare al voto adesso», Il Pdl commissaria il sindaco Alemanno Scontro di tre ore in Campidoglio tra i vertici nazionali e il primo cittadino. Che perde la partita 4 ASSESSORI da epurare. Sarebbe, secondo indiscrezioni, il risultato dell accordo raggiunto tra il sindaco Alemanno e i vertici nazionali del Pdl Il ministro dell'interno Maroni non ha messo in pericolo nè danneggiato la credibilità di Annamaria Fiorillo, il pm dei minorenni di Milano di turno la notte in cui fu portata in questura Ruby, la ragazza che ha raccontato delle notti ad Arcore, rilasciata grazie ad una telefonata di Berlusconi. E la Prima Commissione del Csm a mettere un primo punto fermo, con la richiesta al plenum di archiviare l'esposto con il quale Fiorillo aveva chiesto una tutela. Un «verdetto» che la diretta interessata, spera ancora di scongiurare: «Penso sia molto utile per tutti noi magistrati non archiviare la mia pratica se non dopo una riflessione e un confronto perché la mia vicenda ha un valore simbolico che riguarda questioni più grandi e cioè il rispetto della magistratura e il ruolo dell'autorità giudiziaria nel nostro sistema», ha dichiarato dopo aver appreso della decisione dei consiglieri. Soddisfazione, secondo quanto si è appreso, avrebbe espresso il ministro dell' Interno. La decisione è stata presa all unanimità dalla commissione presieduta dal laico del Pd Guido Calvi. dicecasini dopoilverticedeileaderconunicoassenteilpresidente della camera Fini. Detto fatto, alla riunione dei capigruppoi terzopolistihannoconcesso tempoa Bondi, rimandando il dibattito sulla fiducia a fine mese. Hanno accettato dilasciareiltestamento biologicocalendarizzato per febbraio. E nel successivo incontro con Calderoli hanno fatto più di una proposta «mediatoria» sul federalismo fiscale. La sponda con la Lega è fondamentale per costringere la maggioranza a concedere al terzo polo il tempo di mettere radici prima di andare alle urne. E quindi ieri, Mario Baldassarri di Fli era pacatissimo: «Abbiamo espresso le nostre valutazioni, i punti critici, i suggerimenti tenedo presente che l'obiettivo è fare bene il federalismo municipale. Da parte nostra c'è stato un clima costruttivo, perché le nostre non sono valutazioni preconcette». Berlusconi si fida poco. Più che un terzo polo compatto, preferirebbe avere di fronte gruppetti divisi da conquistare Sara Menafra ROMA S uno per volta per rafforzare la maggioranza. Ieri ci ha provato in uttutti i modi con il governatore della Sicilia e leader del Mpa, Raffaele Lombardo. Ma il corteggiamento non ha sortito effetti, al momento: «Berlusconi ci vuole 'rosicchiare parlamentari? Guardi, noi ci auguriamo di 'rosicchiare i berlusconiani», ha detto Lombardo lasciando palazzo Grazioli. Più difficile che i tempi lunghi portino la salvezza al ministro Bondi. Contro di lui c'è il pressing di Francesco Rutelli che sia sulla mozione che sul federalismo ha tenuto il punto con gli altrileader delterzo polo: «Il ministro di deve dimettere». Nel frattempo, i responsabili continuano a promettere arrivi imminenti. Dopo una prima riunione quasi deserta, l ex finiano Silvano Moffa ha ripetuto che i 20 deputati necessari per costituire il gruppo arriveranno: «Entro questa settimana i deputati dell'area di Responsabilità si riuniranno in assemblea per avviare la costituzione del nuovo gruppo». CONSULTA Toni bassi in aula, verdetto il 13 Si media sullo «scudo» Lo scoglio referendum ottovalutato, almeno pubblicamente, il referendum sul legittimo impedimento da oggi in avanti potrebbe sommarsi alle tante preoccupazioni di Silvio Berlusconi. Dopo l udienza pubblica di ieri dedicata alla legge scudo (con la camera di consiglio rimandata a domani) oggi, con ogniprobabilità, la corte costituzionale si limiterà a giudicare ammissibile il referendum ad esso dedicato, lasciando poi alla cassazione il compito di coordinare questa scelta con la sentenza di costituzionalità che sarà pronunciata domani. Se la legge non sarà bocciata completamente, sia davantiad unacensura parzialesiadavanti ad un rigetto interpretativo del ricorso, il comitato referendario animatoda Antonio DiPietro chiederàdi andare alla consultazione popolare. E visto che i quesiti toccano anche l acqua pubblica e il nucleare, c è persino il rischio che stavolta il quorum arrivi. Ieri l avvocato Alessandro Pace, rappresentante del comitato referendario, era in aula ad ascoltare la relazione di Ghedini e Longo. Ha spiegato ai giornalisti che la legge scudo è palesemente incostituzionale e ai sommi giudici ha depositato una memoria che dovendo parlare dell ammissibilità del referendum finisce con lo spiegare quanto e come quel testo buttato giù da Pdl e Udc è illegittimo soprattutto perché si limita «a riconoscere al magistrato la verifica della ricorrenzadella sola "ipotesiastratta" di legittimo impedimento». Dopo aver rappresentato la procura di Milano per tutto lo scorso anno, fino all udienza pubblica sul Lodo Alfano, Pace scrive che l attuale impedimento «sovrappone una mera e astratta valutazione normativa al concreto accertamento di un fatto (l esistenza dell impedimento ndr) anche quando è necessario l accertamento del fatto perché la fattispecie astrattapossa essereapplicata in concreto». E non c è dubbio che i giudici supremi avranno letto con attenzione la memoria del giurista perannipresidente dell Associazione dei costituzionalisti italiani. E che stiano soppesando con cura se dare davvero per buona l ipotesi mediatoria - il rigetto con rinvio del ricorso - che circola in questi giorni. Dalle parti del tribunale di Milano fanno notare cheilrigettocon rinviopotrebbe essere comunque una vittoria per il presidente del consiglio Berlusconi: prima di tutto perché almeno dal punto di vista mediatico, il premier potrebbe rivendicare di aver finalmente ottenuto ragione dalla consulta, contro i giudici milanesi. Eppoi, più nel merito, perché per i giudicidi Milano che dovessero «rivalutare» un legittimoimpedimento calmierato diventerebbe comunque difficile bocciare come inaccettabili gli impegni presentati dal presidente del consiglio, visto che per lui l impedimento sarebbe «superiore» a quello degli altri cittadini. Consci della possibilità di una vittoria di misura, ieri gli avvocati del premier Ghedini e Longo hanno costruito i propri interventi su toni pacatissimi. Spiegando che il legittimo impedimento non fa che «specificare meglio» una previsione che la legge prevede già per tutti. Il legittimo impedimento, ha detto Pietro Longo, «non preclude al potere di valutazione da parte del giudice su come si articola l impedimento», citando solo di passaggio il fatto che al momento dell approvazione, persino i fautori del testo lo pensarono come temporaneo, in attesa di una legge costituzionale definitiva che nessuno ha ancora messo in cantiere. Il relatore Sabino Cassese, la cui contrarietà all impedimento è cosa nota, ha pure lui tenuto unarelazionedai tonibassi. Formulando alle difese del premier e della presidenza del consiglio (le uniche parti presenti) due obiezioni in forma di domanda: «I fatti-eventi individuati come legittimo impedimento sono individuatiinmodospecificoo generico? E residuano poteri di controllo sulla sussistenza del fatto-evento o anche sulla concomitanza?». Tradotto dal giuridichese: col legittimo impedimento, un giudice quante possibilità ha di valutare se quella dell imputato è una fuga o una reale impossibilità a partecipare alle udienze?

6 pagina 6 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 UNIVERSITÀ Pesanti accuse per i giovani che, approfittando della scarsa sorveglianza, provarono a entrare a Palazzo Madama per protestare contro la legge Gelmini. Contestati numerosi reati. Tra loro anche Luca Cafagna, lo studente di Scienze politiche ricevuto dal capo dello Stato Napolitano e protagonista di uno scontro verbale con il ministro La Russa ad Annozero ROMA Assedio al Senato del 24 novembre contro la riforma Gelmini, chiusa l inchiesta della procura Venti avvisi di garanzia SCUOLA E UNIVERSITÀ Studenti migranti, solo il 3,1% L Italia all ultimo posto nei Paesi Ocse L'Italia è il fanalino di coda nei Paesi Ocse per quanto riguarda gli universitari stranieri. Nell'anno accademico , infatti, gli immigrati in Italia risultano essere soltanto il 3,1% del totale degli iscritti alle università italiane. Il dato è emerso nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Fondazione Migrantes per presentare la 97esima Giornata Mondiale delle Migrazioni che si svolgerà il 16 gennaio a Genova. «Il nostro Paese ha una bassa percentuale di residenza universitarie; poche le borse di studio; pochi i corsi di lingua - ha denunciato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale di Migrantes - Bisognerebbe lavorare su questi aspetti». Se nei paesi dell'area Ocse il tasso medio di universitari stranieri è del 10%, con punte del 17,9% nel Regno Unito, dell'11,4% in Germania, dell'11,2% in Francia e del 10% in Belgio, in Italia la percentuale è del 3,1%. Nell'anno accademico gli universitari stranieri in Italia risultano infatti essere , su un totale di iscritti di 1 milione e 759 mila. Cifre che, pur indicando un aumento del 5,6% rispetto all'anno precedente, sono molto più basse che negli altri paesi. Nelle università italiane - segnala Migrantes - è debole anche l'attivazione di corsi di lingua inglese e risulta «inadeguato il capitolo delle residenze universitarie, di cui usufruisce solo il 2% degli studenti, contro il 17% in Svezia, il 10% in Germania e il 7% in Francia». ACQUA PUBBLICA, OGGI LA CONSULTA DECIDE Giornata decisiva, quella di oggi, per i movimenti per l acqua pubblica. È previsto infatti per questo pomeriggio il giudizio della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei referendum, per i quali, lo ricordiamo, sono state raccolte quasi un milione e mezzo di firme. All udienza di oggi interverrà anche l'associazione nazionale Giuristi Democratici, che si è costituita a sostegno dei promotori, per «affermare il diritto degli italiani a esprimersi direttamente sulla gestione pubblica dell'acqua». Sul manifesto di domani ci saranno ampi servizi e commenti. «CALPESTARE L OBLIO», UNIRE LE LOTTE Unire le lotte di studenti, ricercatori, precari della scuola, operatori del mondo dello spettacolo, giornalisti, metalmeccanici; istituire un osservatorio sulla questione culturale italiana; promuovere un referendum abrogativo della legge Gelmini, da associare a quello sull acqua e sul collegato lavoro, convocando tutti i partiti attorno a un tavolo comune di discussione. Queste le conclusioni della seconda assemblea nazionale dell iniziativa «Calpestare l oblio», nata come opera poetica di impegno civile un anno fa e auto-organizzatasi in un «movimento di rivolta contro il trentennio dell interruzione culturale e della rimozione della coscienza critica nel nostro paese», svoltasi sabato scorso a Roma. Carlo Lania ROMA P erlamanifestazione deglistudenti del 24 novembre scorso, finita con il tentativo di entrare al Senato, arrivano i primi avvisi di garanzia. Venti in tutto, otto dei quali riguardano proprio l irruzione a palazzo Madama, nei confronti di altrettanti studenti del movimento di protesta contro la riforma dell università del ministro dell Istruzione Maria Stella Gelmini. Tra i destinatari dei provvedimenti, consegnati ieri dalla Digos, anche Luca Cafagna, di Scienze Politiche, uno degli studenti ricevuti in seguitodalpresidente NapolitanoalQuirinaleeprotagonista diuno scontro verbale con il ministro della Difesa Ignazio la Russa durante Annozero. Pesanti i reati contestati agli studenti: resistenza, lesioni, violenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, oltraggio a corpo politico, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio, oltraggio a pubblico ufficiale. Le lesioni, in particolare, riguarderebbero il ferimento di sette carabinieri, due agenti della Digos e un funzionario del Senato rimasti contusi durante Roberto Ciccarelli «L INTERMITTENTI Blitz al teatro Eliseo dei lavoratori dello spettacolo e della conoscenza contro la crisi «Usciamo dall assedio e rifiutiamo l austerità» Ro.Ci. ROMA «P recario il lavoro, precario il reddito, precaria la vita». I ricercatori della rete 29 aprile, gli attori teatrali di Zeropuntotre, i lavoratori del cinema di «Tutti a casa» e quelli dello spettacolo di «Maude» lo avevano già detto in un anteprima a sorpresa il 21 dicembre scorso al Teatro Valle di Roma, in scena c era uno spettacolo della compagnia di Emma Dante. Ieri, la stessa compagine di un centinaio di persone ha fatto irruzione al teatro Eliseo a pochi minuti dell inizio della prima de «Il mare», uno spettacolo che Paolo Poli ha tratto da Anna Maria Ortese. L accoglienza del pubblico dell Eliseo non è stata da meno di quella del Valle. La sorpresa si è POLITICA E SOCIETÀ G8 TORINO, DUE CONDANNE Si è concluso con due condanne a sedici mesi di reclusione e un rinvio a giudizio ieri a Torino l'udienza preliminare per il fascicolo-bis sugli scontri tra militanti dell'onda e polizia, il 19 maggio 2010 L ASSALTO DEGLI STUDENTI AL SENATO IL 24 NOVEMBRE SCORSO/FOTO EMBLEMA AL LAVORO, MA AI DOMICILIARI Potrà andare a lavorare ma resta agli arresti domiciliari Manuel D.S., il giovane che il 14 dicembre scorso alla manifestazione contro il governo aveva colpito con un casco un 15enne. la giornata di protesta. Gli studenti per ora tacciono, ma sugli avvisi di garanzia hanno annunciato una conferenza stampa per i prossimi giorni. Quella del 24 novembre fu la prima delle grandi proteste del movimento contro la riforma dell università, seguita dall occupazione dei monumenti in tutta Italia. Una giornata di tensione, con migliaia e migliaia di studenti in corteo per più di quattro ore per le stradedi Roma mentre, chiusa al parlamento, la maggioranza procedeva a tutto spiano all approvazione della riforma. L assalto al Senato si consuma a mezzogiorno e mezzo, involontariamente favorito proprio dalle forze dell ordine che avevano lasciato sguarnito il palazzo. Un gruppo di manifestanti punta l ingresso secondario lanciando uova e gridando «Dimissioni dimissioni» all indirizzo del governo. Poi, resosi conto che la sicurezza era affidata a pochi vigili urbani e un carabiniere, hanno approfittato dell occasione e puntatoal colpogrosso. Cheinparte riesce. Una trentinadi loro, infatti, riesce a sfondare penetrando per qualchemetro all internodelpalazzo prima che il portone interno venisse chiuso in tutta fretta. Per gli studenti, che cercavano soprattutto un atto simbolico, è una vittoria. La giornata finisce con due studenti arrestati e 27 denunciati, ma anche con diversi feriti tra manifestanti e forze dell ordine e una diluvio di polemiche sulla sicurezza. E l avvio di un inchiesta da parte della procura di Roma conclusasi con i venti avvisi di garanzia. Sempre ieri, intanto, il gip del tribunaledi Roma, Marco Mancinetti, purconfermando gliarrestidomiciliari ha concesso il permesso di recarsi al lavoro a Manuele De Santis, il giovane che colpì in faccia con il caso un manifestante, Cristiano C., durante gli scontri avvenuti a Roma il 14 dicembre scorso nel corso di un altra manifestazione contro il ddl Gelmini. De Santis, che lavora come pizzaiolo, potrà lasciare la sua abitazione dalle 15 alle 22,30 di tutti i giorni tranne la domenica, giorno di riposo del locale. Annullato invece dal Tribunale del Riesame il divieto che era stato impostoatremanifestantidi Genova di recarsi nella capitale fino a quandoil procedimento aloro carico non sarà concluso. INTERVISTA Lo storico Adriano Prosperi «Per gli atenei ci vuole una riforma alternativa» sciolta subito in un applauso quando un megafono ispirato ha iniziato ad elencare le ragioni della protesta contro la stretta del ministro dell Economia Tremonti sul Fondo Unico dello Spettacolo (Fus), stralciato dal Milleproroghe e fermo a 258 milioni di euro. «La precarietà è sempre più diffusa - hanno proseguito i ricercatori universitari - e colpisce con maggiore intensità proprio i lavoratori della conoscenza». L approvazione della riforma Gelmini non ha infatti cancellato la dura realtà per la ricerca: il taglio di 1,3 miliardi ai 7,4 miliardi del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo del 2008) degli atenei sta spingendo alla riduzione delle spese, alla chiusura di dottorati e ad un drammatico restringimento dell accesso alla ricerca da parte dei giovani studiosi che hanno sulle spalle già parecchi anni di precariato. Noi sappiamo che non è la crisi che provoca precarietà - hanno detto gli attori dopo essere saliti sul palco, accanto alla compagnia di Paolo Poli - ma le politiche che gestiscono la crisi». Applausi. «I tagli alla scuola e all università pubblica, alla cultura, alla danza come al teatro o al cinema colpiscono l occupazionee idiritti fondamentalidelvivere comunee mettono a rischio l espressione del pensiero libero e indipendente». Dopo avere condiviso le manifestazioni «pacifiche e determinate» del 14 dicembre e del 22 dicembre a Roma, questa inedita coalizione di lavoratori intermittenti, indipendenti, precari, ma anche garantiti, vuole «uscire dall assedio». I tempi sono quelli che sono, ma il consenso che hanno ricevuto ancheieri dimostrachelaloro è un esigenza condivisa. Lo spettacolo può cominciare. e proteste degli studenticontro la riforma Gelmini sono state uno spettacolo rallegrante che ha aperto la speranza verso il futuro afferma Adriano Prosperi, accademico dei Lincei e uno dei più grandi storici italiani quella che manca è una proposta alternativa di riforma dell'università. È un problema serio perchè tutto rischia di essere ridotto ad uno scambio tra ricercatori, dottori di ricerca e precari, mentre gli studenti restano sullo sfondo». Molti dopo l'assedio al Senato del 24 novembre e il tumulto del 14 dicembre a Roma hanno creduto che fossero tornati i black bloc... Anch'io l'ho pensato, ma la realtàmi harincuorato. Lagestione della protesta è stata salda, sana e liberatrice. Come nelle lotte dei metalmeccanici, gli studenti pongono il problema dei diritti delle persone. Sia pure distinte, sono entrambe espressioni dell'intollerabilità del clima che si è creato in Italia per la natura culturale del dominio che questo governo esercita sul costume e il modo di vivere. Mi auguro che tutte le forzecheresistono continuino a farlo. Oggi l'avversario è temibile per la sua capacità di corruzione, non solo fisica. Il disprezzo con il quale tratta la cultura mi ricorda Scelba e il suo «culturame». Qual è il suo giudizio sulla riforma Gelmini? Difficile definirla una riforma perché non è finanziata. La Gelmini è passata in un momento in cuila leggefinanziariatoglieossigeno alla scuola, all'università e alle istituzioni culturali, mentre fiumidi denarovannoversol'imprenditoria privata e c'è la tentazione di ridurre ai minimi termini la sanità pubblica con il progetto di federalismo fiscale. Ormai per una famiglia mandare un figlio all'università non è più un investimento valido, la scuola e l'università sono diventate contenitori sociali senza prospettiva. In passato la riforma Berlinguer ha cercato di affrontare il problema, ma è stata una pessima riforma. Per quale ragione? In Italia avevamo un corso di studi la cui ragione d'essere stava nella compattezza del percorso e nella possibilità di prepararsi liberamente alla tesi di laurea, il momento della prova di ricerca dell'allievo. Con questa prima laurea si è dato un indirizzo liceale agli studi universitari, anche se i licei di una volta erano migliori di questa università. Il danno per gli studenti è stato altissimo. La loro è un'età straordinaria dove la maturazione fisiologica e mentale rende preziosi anni che invece si sprecano in esercizi ripetitivi, manualistici, noiosi, con un numero di crediti legati al numero delle lezioni seguite. Quella di Berlinguer è stata una riforma decisionistica per soddisfare i suoi pedagogisti. Il suo tre più due è uguale a zero. Sta dicendo che esiste una continuità tra le riforme di diverso colore politico varate degli ultimi vent'anni? Non sono in grado di sostenere l'esistenza di una simile continuità, ma è senz'altro vero che con questo governo c'è un progetto di dismissione di tutto ciò che è pubblico, affindandosi ciecamente alle forze selvagge del liberismo economico. Non posso negare però che il centro-sinistra indulga nella demagogia sin dai tempi del pedagogista socialista Tristano Codignola che risolse il problema dell'accesso all'università liberalizzandone l'accesso e scaricando sugli atenei l'obbligo di far fronte a chi veniva da scuole diversissime senza dotarli degli strumenti necessari. Quali sono le «criticità» della riforma Gelmini? L'affidamento del potere al rettore e al consiglio di amministrazione in cui rappresentanti della società dovranno ad esempio indicare le discipline o le cattedre da fondare. Questa regola permette apparentemente di fare entrare nell'università gli interessi sociali, ma impone in realtà un meccanismo dirigistico deprimendonel'autonomiaed inchiodandola all'economia. E poi ci sono i concorsi... Quelli che dovrebbero facilitare l'ingresso dei giovani nell'università? Proprio quelli, ma nonfaranno altro che rafforzare lo ius loci, l'idea che una sede universitaria abbia diritto di nominare un suo rappresentante nella commissione esaminatrice. In via di principio si fa un concorso nazionale, ma se nessuna sede locale chiama il migliore tra i vincitori, allora tutti si rivolgono al proprio fringuello in libertà vigilata. Questa legge dello ius loci è nefasta. Adesso che sono in pensione, ma ho ancora la possibilità di incidere in qualche modo sull'università, sto facendo dei concorsi. Le confesso che non c è al mondo meccanismo più assurdo e barocco. Ha davvero l'impressione che questa legge sia contro i «baroni»? Vede, rispetto al tempo in cui i professori universitari entravano in Parlamento non per insegnare ma per delega politica, oggi la loro presenza garantisce che nessuna riforma passi se non soddisfa le esigenze della loro corporazione. Questa campagna governativaèsolo un'altrastrizzatina d'occhio demagogica verso chi aspetta di entrare in ruolo dicendogli che presto la strada sarà libera. Ma questo non avverrà perché fin'ora il nostro pensionamento a 70 anni non è servito ad aprire nuovi spazi e i soldi del nostro stipendio sono andati sempre in economia. È un problema noto a tutti. Pensi che Croce lo scrisse in una lettera a Gentile già nel In compenso sembra che sia stato abolito il 68. Un risultato storico, non crede? È una provocazione in tempi in cui ogni critica contro un governo che dovrebbe servire una società, e non comandarla, viene giudicata come un atto di insubordinazione. Il 68 ha manifestatola volontà di rinnovamentodei giovani in un mondo che non rispondeva al bisogno di libertà, socialità e cultura. Sconfiggere il 68 per il ministro Gelmini significa mettere a guardia della disciplina un rettore circondato da un consiglio che decide tutto e obbligare un professore a tenere lezioni frontali per non subire decurtazioni di stipendio. È una risposta miseranda. Se la scuola diventa un luogo di asservimento, non è più quella che vuole la Costituzione. È solo un luogo di trasmissione dei valori elaborati da classi dirigenti che hanno un'idea repressiva della società.

7 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 7 I L M A N I F E S T O I N T E R N A Z I O N A L E UN ANNO DOPO Atteso anche il solito inutile Bill Clinton Un anno dopo il terremoto che fece fra 220 e 250 mila morti, sono iniziati ieri ad Haiti due giorni di «ricordo e raccoglimento» in memoria delle vittime. La catastrofe umanitaria verrà ricordata con cerimonie nella capitale Port-au-Prince, dove era atteso l'ex presidente Usa Bill Clinton, inviato speciale dell'onu e co-presidente della Commissione ad interim per la ricostruzione (Cirh). Tra le prime cerimonie prevista c'è la visita di una delegazione del governo a una fossa comune in un quartiere periferico della capitale. Oggi resteranno chiusi gli uffici statali, le scuole, e i negozi, mentre la bandiera nazionale sarà a mezz'asta davanti a tutti gli edifici pubblici. Le autorità hanno inoltre invitato i rappresentanti dei culti e delle religioni del paese a organizzare cerimonie. DALLA PRIMA Maurizio Matteuzzi Haiti vive la sua maledizione senza fine. Una maledizione che però non ha origini divine ma umane. Il paese più povero dell emisfero occidentale, il paese più saccheggiato, più spolpato, più umiliato. Senza tornare alla fatidica rivoluzione degli schiavi neri contro i coloni francesi guidata da Toussaint L Ouverture nel 1804, basta restare all oggi e a quell inutile simpaticone che è l expresidente Bill Clinton. Clinton, nominato inviato speciale dell Onu per Haiti e (co)capo del Comitato ad interim per la ricostruzione di Haiti, oggi sarà a Port-au-Prince per piangere le vittime e fare il punto di una ricostruzione che non è mai cominciata e che anche se e quando cominciasse, «se blan ki desid», saranno i bianchi - quindi gli stranieri - a decidere. I soldi miliardi di dollari? - promessi e annunciati nelle diverse riunioni internazionali nel corso dell anno,non sono mai arrivati, o forse ne è arrivatoil10% ediquel10% unabellafettaè evaporata nei meandri della corruzione diffusa e alimentata della minoranza bianco-mulatta che si spartisce da sempre il potere (unico fugace e parziale eccezione, in 200 anni di storia, l ex-presidente Aristide, oggi in esilio). Non solo ma come spesso capita la gran parte dei soldi elargiti in realtà non lascia mai o ritorna subito alla madrepatria. E stato il Washington Post, in un articolo dell aprile scorso, a calcolare che su ogni 100 dollari di aiuti Usa a Haiti, solo 1.60 dollari finiscono in mani haitiane (e in che mani...). Questo Clinton lo sa benissimo perché fu lui da presidente - salvo poi spargere adesso da inviato umanitario qualche lagrima di coccodrillo - a decidere sovvenzionistataliperiproduttoridiriso delsuostato natio dell Arkansas mandando all inferno i produttori haitiani. Risultato: Haiti, che era autosufficiente per la produzione di riso, oggi lo importa nella quasi totalità. E solo un esempio, neanche dei più clamorosi come fu l osceno «debito odioso» imposto dalla Francia alla prima «repubblica nera» del mondo a titolo di risarcimento per essersi liberata dai padroni schiavisti delle piantagioni: quei 150 milioni di franchi-oro, più di 20 miliardi di dollari odierni, che Haiti ha finito di pagare nel1947 e l hannomessa a terra per sempre. Poi,dopo la Francia, a partire dal 1915 sbarcaronoimarinesusae inrealtànon senesonomai più andati. Anche adesso, dopo il terremoto, mentre da Cuba venivano medici e infermieri, dawashington è arrivato un corpo di spedizione militare di più di 30 mila soldati, a rivaleggiarecon icaschi blu brasilianidell Onu, percepiti non come missione di stabilizzazione ma di occupazione. I risultati si vedono. La disperata situazione di Haiti non è dovuta a una maledizione divina ma a un fenomeno storico che va sotto il nome di colonialismo. Un fenomeno che nonostante la faccia simpaticadiclintonediobamanonè ancorarobadel passato. E quando all orizzonte sorge qualche pericolo o qualche «intruso», è sempre pronto il golpe (come fu in Honduras nel 2010). Quella di Haiti, un anno dopo, non è una maledizionedivina. E uno scandalo. Tuttonostro. OngeDio TERREMOTO COLERA ELEZIONI... Christophe Wargny PORT-AU-PRINCE L A HAITI HAITI, UN SOPRAVVISSUTO AL TERREMOTO MOSTRA UNA FOTO DEL SUO SALVATAGGIO/FOTO AP Un anno dopo il devastante terremoto del 12 dicembre 2010 l isola caraibica è ancora in una situazione di spaventosa emergenza. Le diseguaglianze sono se possibile aumentate. Agli effetti del sisma si aggiungono quelli del colera e della crisi politica. Gli aiuti internazionali non si vedono o spariscono nel nulla. «Se blan ki desid»: a decidere sono ancora gli stranieri. Come sempre aeroporto internazionale Toussaint-Louvertoure è risorto. Pulito e quasi accogliente. Scale mobili e negozi duty-free. La speranza è che la ricostruzione sia cominciata e che i miliardi promessi abbiano finalmente raggiunto i loro primi obiettivi. Si immaginano bulldozer, macchine spalatrici e camion da cantiere in piena attività. Si pensa che siano essi a spiegare i blokus, i mostruosi imbottigliamenti che i tassisti vi annunciano come permanenti. Invece non è così. La ristrutturazione dell aeroporto costituisce, con la liberazione delle arterie principali, il solo progetto che si è concretizzatoindodici mesi; laricostruzione non è incominciata. Il potere della classe dirigente (politica ed economica) che strangola il paese da due secoli ha resistito al sisma del 12 gennaio 2010, contrariamente agli edifici più solidi di questa capitale devastata. Tale classe, cleptomane persino per quanto riguarda le parole, si è appropriata del termine «rifondazione» che definiva il progetto del movimento sociale per la ricostruzione delle strutture statali e l ha svuotata del suo significato originario. Per il momento, la «rifondazione» equivale a continuità. Si conoscono le cifre di un disastro aggravato dall inerzia (se non dall incoscienza) di unacaricatura di Stato, sprovvistodi strutture, risorse e legittimità politica. (...) Le immagini di Port-au-Prince mostrate dalle televisioni hanno dato l impressione di una città rasa al suolo. La realtà è un altra, e non è meno tragica. Alcuni isolati (in particolare gli edifici pubblici a più piani) sono andati distrutti. Nei vecchi quartieri centrali e occidentali della città, tre case su quattro hanno sostanzialmente resistito. Salendo le alture (l altitudine corrisponde grosso modo alla stratificazione sociale) i danni sono minori. I campiprofughili sipuòvederee respirareal momento dell arrivo, tanto sono numerosi nella zona circostante l aeroporto, sui terreni pianeggianti di Croix-des-Bouquets, di Tabarre e su tutta la piana di Cul-de-Sac. (...) Promiscuità estrema, condizioni di vita oscillanti tra l insostenibile e lo spaventoso. E ciò malgrado un aiuto esterno «d urgenza» e «massiccio». Il visitatore non è ancora giunto al centro di Port-au-Prince che una certezza si impossessa di lui: considerato l attuale ritmo delle decisioni e dei decisori, l «urgenza» può diventare eterna. Il confort dei golfisti Il terreno del golf di Pètionville un tempo era un luogo molto prestigioso. Oggi è abitato da 30 mila rifugiati. Le ong assicurano l approvvigionamento di acqua potabile e cure, svuotano le latrine e forniscono alcune fontanemobili. Comein altrelocalità, la Missione di stabilizzazione delle Nazioni unite a Haiti (Minustah) è presente. Ma, esattamente come in altre località, non c è traccia dello Stato di Haiti. Pètionville è un eccezione: gli altri campi non sono così fortunati. (...) Con il clima secco, le materie fecali formano ovunque la parte essenziale delle particelle fini. Esse, come l acqua impura, trasportano il bacillo del colera, che ha fatto la sua ricomparsa sull isola dopo quasi un secolo. Malattia relativamente semplice da prevenire, per Haiti è stata devastante. Tomás, il ciclone che ha travolto l isola lo scorso 5 novembre, ha favorito la propagazione del virus. I campi sono diventati gigantesche cloache in preda ai bacilli del colera. Ma altri predatori si aggirano nell isola: i proprietari terrieri. Nell area dei campi da golf hanno cacciato con l arma dell intimidazione, gli sfollati insediati sui terreni adiacenti. Le contese si moltiplicano: i terreni liberi valgono ormai come l oro. La distruzione di molti archivi al momento del sisma, l incertezza relativa ai titoli di proprietà, l assenza di catasti in tutto il paese producono innumerevoli conflitti. Il costo degli affitti è triplicato. Si è arrivati ad una conseguenza imprevista: le disuguaglianze si sono aggravate» Ed esse sono già le più acute dell America latina. Il primo obiettivo è lo sgombero delle macerie. Drappelli di individui con indosso t- shirt con i colori delle ong si ostinano intorno ai detriti, armati di pale e di scope che sostituiscono le gru e i bulldozer. Emuli tropicali di Sisifo, essi raccolgono di giorno ciò che la pioggia tropicale disperde durante la notte. Le immondizie, accatastate, diffondono le peggiori diarree. Tutti sono persuasi del fatto che, con ilritmoattuale, diecianninon sarannosufficienti per evacuare le macerie. Il passaggio dalle tende ad alloggi provvisori (durata di vita prevista: da 3 a 5 anni) in legno, plastica e lamiera permetterebbe tuttavia di gettare le basi per una vita meno precaria. La costruzione di 140 mila casupole di questo tipo -le T-shelters - è prevista,eanche finanziata, alla cifra di 1500 euro per un alloggio di 15 metri quadri. Ma dove? A Haiti la «politica abitativa» ricade su 5 differenti ministeri. Nei fatti essa è inesistente. Risultato: in 11 mesi sono state edificate solo 11 mila baracche. Ong conosciute ma non dallo Stato (...) Da lungo tempo, per la maggioranza degli haitiani il servizio pubblico non è rappresentato dallo Stato, ma dalle ong. Prima del terremoto, il Programma alimentare mondiale (Pam) nutriva circa 2 milioni di cittadini e la diaspora forse altrettanti. La catastrofe non ha fatto che aggravare tale dipendenza. Le ong, che lo si voglia o no, rappresentano a Port-au-Prince la condizione di sopravvivenza. Tra le agenzie dell Onu, 10 mila associazioni di solidarietà di tutto il mondo sostengono Haiti. Più di un migliaio di esse sono presenti sull isola. La metà di queste sono sconosciute allo Stato, ma i loro simboli sono ben noti a tutti gli haitiani. Le ong, provenienti (come il colonialismo di un tempo) dalle due coste dell Atlantico, sono presenti in quasi tutti i campi con i loro parchi-auto lussuosi e la loro costosa logistica che contribuisce al blokus di un agglomerazione ai limiti dell apoplessia. Sono tali strutture che assicurano un «lavoro in cambio di salario» agli oltre 100 mila cittadini incaricati della pulizia delle strade. La paga giornaliera di 200 gourdes (4 euro) rappresenta una patrimonio che nel 2009 il presidente René Préval aveva giudicato troppo dispendioso per l economia dell isola e che aveva rifiutato, malgrado le lunghe lotte sociali. Ma le ong a Haiti sono più potenti dello Stato. Il settore umanitariorappresentaun terzo del Pil del Centinaia di persone vivono grazieadesso. Nel 2009, dopoannidi «aiuti» che si pensava facilitassero lo sviluppo del paese, lo Stato haitiano dipendeva ancora per il 60% dalle istituzioni internazionali. Va detto che, anche se in miglioramento, la riscossione delle imposte è in larga parte lasciata alla corruzione. Tra il 2008 ed il 2009, circa 300 milioni di dollari provenienti dalle rimesse tariffarie accordate dal Venezuela nel quadro dell accordo Petrocaribe sono scomparse. A fianco delle associazioni, si moltiplicano le chiese. Pentecostali, evangelici e simili, approfittando dell assenza dello Stato.Un pomeriggio, migliaia di fedeli si sono riuniti a Carrefour, nella periferia di Port-au-Prince. L impianto stereo emetteva a massimo volume una musica ritmata, la folla abbozzava qualche passo di danza. I pastori Usa iniziavano i loro sermoni, tradotti in creolo: canti, scene di tripudio,letture e commenti della Bibbia. I malati venivano toccati, si verificavano alcuni «miracoli». E si ringraziava il Signore per i pasti che ogni giorno distribuisce dalle mani di questi militanti di Dio. A evangelici e pentecostali si aggiungono i Testimoni di Geova e gli avventisti del settimo giorno. L armata celeste si atteggia a commissario religioso: «Abbasso i templi voodoo, luoghi satanici». Il cattolicesimo è oggi minoritario. Laënnec Hurbon, sociologo delle religioni, afferma che esso rappresenta solo il 45% della popolazione (contro il 75% del 1986): gli evangelici offrono reti di solidarietà più solide rispetto alla chiesa cattolica. Qui, i giovani senza futuro ne trovano scoraggiando qualunque ribellione e annichilendo qualsiasi possibilità di una rifondazione politica della società. Negli ultimi 30 anni, abbiamo assistito al passaggio dall emergente teologia della liberazione - incarnata da Aristide - al culto della rassegnazione. Saranno gli stranieri a decidere Il periodo di urgenza sta terminando: l urgenza tuttavia si aggrava. Tutti confidavano nella Commissione ad interim per la ricostruzione di Haiti (Cirh), copresieduta da Bill Clinton, inviato speciale dell Onu, e dal primo ministro Jean-Max Bellerive. I risultati sono stati deludenti. I miliardi di dollari annunciati sono ancora lontani. Solo il 10 % è stato raccolto. In questecondizioni, i progetti (dal catasto alla formazione dei quadri aziendali, dagli ospedali al sostegno all agricoltura) sono finanziati solo in parte. E raramenteportatia termine. Le elezioni? Le preoccupazioni della popolazioni sono altre: un alloggio, un djob (lavoro) e la salute. Con la sensazione che Haiti sia diventato un paese che non appartiene più a sé stesso. E che, per quanto riguarda l avvenire, «se blan ki desid», sono gli stranieri a decidere. Ricostruzione, ricreazione, rifondazione? L avvenire si presenta piuttosto come un rabberciamento del vecchio ordine. Basta osservare un blokus per convincersi, scintillanti 4x4 climatizzati dai finestrini oscurati e smartphones per pochi, per gli altri la strada a piedi o la carriola. La classe politica, eccetto qualche elemento di modernità, non cambia. * Traduzione di Alyosha Matella ** Reportage di Le Monde Diplomatique, la cui versione integrale apparirà nell edizione italiana in uscita il 15 gennaio BALLOTTAGGIO Escluso per frodi l uomo di Préval Durissimo colpo inferto dalla commissione di osservatori inviata a Haiti dall Osa, l Organizzazione degli stati americani, dopo le denunce di brogli seguite al voto del 28 novembre scorso. Al contrario dei risultati diffusi dalla Commissione elettorale provvisorio, alle spalle della costituzionalista ed ex-first lady Mirlande Manigat, già accreditata per il ballottaggio, sarebbe arrivato secondo il popolare cantante Michel Martelly, con 3 mila voti in più rispetto al candidato del governo, Jude Celestin (delfino e genero del presidente René Préval). Per cui il rapporto finale stilato dall Osa «invita» Celestin a ritirarsi dal secondo turno, che in principio doveva tenersi il 16 gennaio ma che ora è stata rinviata a data da destinarsi, in ogni caso non prima di febbario, aggravando ulteriormente un quadro di instabilità politico-sociale già devastato. Préval dovrebbe insediare il suo successore il 7 febbraio, l opposizione chiede che se ne vada e lasci il posto a un governo provvisorio, ma lui, ieri in una conferenza stampa, ha detto «di non poter lasciare il potere» nei tempi previsti. Altre burrasche in vista

8 pagina 8 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 INTERNAZIONALE LA RIVOLTA ARRIVA A TUNISI «Sciopero generale» 35 morti, il regime schiera le Tigri nere Fulvio Massarelli S e già nelle ore immediatamente successive alla trasmissione in tv del discorso di Ben Ali gli effetti propagandistici sperati dal regime non sembravano andare a segno, la giornata di ieri ha confermato che le parole del presidente non sono riuscite a fermare e nemmeno a rallentare la rivolta popolare. Il bilancio dei morti durante le mobilitazioni delle ultime 48 ore aumenta di ora in ora, e non si ferma la battagliadicifretra ilministero degliinterni (che parladiquattro morti) eleassociazioni per i diritti umani, che accusano la polizia dell uccisione di almeno 35manifestanti. Lecittà più colpitedallarepressionesono ancora Thala ekesserine, dove cortei e blocchi stradali hanno fatto seguito al discorso del capo dello Stato in televisione. Fonti sindacali hanno affermato che durante gli scontri hanno notato sopra aitetti deipalazzi lapresenzadi cecchiniarmati che avrebberofatto fuoco sulla folla. Questo confermerebbe lo stupore espresso dai medici quando hanno accoltoin ospedaleicadaveridei giovani uccisi nei cortei, che presentavano ferite alla testa difficilmente riconducibili a dei contesti di fronteggiamento di piazza, come alcuni video pubblicati su youtube - in seguito censurati - documentavano. È l effetto dell arrivo delle «tigri nere», le teste di cuoio tunisine (tralefila dellacelere schierate dal regime) che conferma la risposta militare alle rivendicazioni della piazza. Ma a Tunisi, a Sfax, e in molte altre città il movimento non si è fatto intimidire. Gli studenti, i disoccupati, e centinaia di persone scese in piazza per dar loro solidarietà hanno raggiunto le sedi del sindacato, dove fin dalla mattina si sono succeduti comizi e da cui hanno preso le mosse i cortei. Ancheierileprovocazionie la violenza della polizia non sono riuscite a disperdere i manifestanti che a Tunisi hanno ricevuto la solidarietà di molti artisti. Con un Flash-mob attori e attrici del teatro e del cinema, pittori e registi si sono riuniti davanti al teatro nel centro città e dopo poco sono stati allontanati e pestati dalla polizia. Contemporaneamente anche numerosi avvocati si riunivanoperprotestare, neipressi della statua di Ibn Khaldun, contro il regime che in quelle ore faceva sentire il peso della forza militare sulla piazza. Tunisi infatti è stata una delle città protagonistediquesto martedìdimovimentoin cui diversicortei hannotentato di avvicinarsi all Avenue Bourghiba che ospita tra l altro il ministero degli interni. La repressione è stata durissima ed è stata seguita da una sorta di rappresaglia che ha portato la polizia ad attuare una vera caccia all uomo nei bar del centro, intimando ai gestori l immediata chiusura dell attività. A inibire le violenze da parte delle forze dell ordine non è bastata nemmeno la massiccia presenza di giornalisti del sindacato (Snjt), assiepati nei pressi del ministerodegli interni perun sit-indi protesta. Icommentisugli eventi hannoiniziato a diffondersi tra i social network solo nel tardo pomeriggio. Per più di cinque ore infatti è stato letteralmente impossibile utilizzare i propri account. Ennesimo battaglia della guerra in corso tra il regime e gli hacker. Ma ormai sembranononbastare piùsabotaggi online, arresti e cariche. Tra le strade della Tunisia, come nella rete internet sotto assediosi diffonde loslogan cheperil movimento è diventato quasi un programma politico: «Sciopero generale». WIKILEAKS CONTRO L ESTRADIZIONE, MA SENZA SOLDI Assange: «Ora ho paura di Guantanamo» Accade tutto in meno di mezz ora, una manciata di minuti che basta ai giudici della «Belmarsh magistrates court» di Londra per fissare la data della prima, vera udienza nella causa di estradizione di Julian Assange. Il caso del leader di Wikileaks, l organizzazione mediatica che ha terremotato le diplomazie di mezzo mondo facendo pubblicare montagne di documenti riservati, sarà discusso il 7 febbraio. Assange è stato denunciato da due donne per stupro a Stoccolma, e gli Stati Uniti non fanno mistero di avere intenzione di spiccare un proprio mandato di cattura - magari dopo che Assange sarà estradato in Svezia, paese di cui si fida poco o niente. Non sarebbe la prima volta che le autorità svedesi estradano imputati verso paesi in cui vige la pena di morte o condizioni carcerarie disumane. E proprio Guantanamo, o EUROPA Pechino e Tokyo rastrellano titoli per sostenere l economia continentale La Cina a caccia di bond Ue La repubblica popolare: le riserve valutarie sfiorano i miliardi Galapagos L a Cina è malata di un virus che molti paesi vorrebbero avere: il surplus eccessivo della bilancia commerciale e quello della bilancia delle partite correnti. E c è grande attesa per una nuova stretta monetaria da parte delle autorità di Pechino per cercare di far rivalutare un po lo yuan e i surplus, consentendo al tempo steso di contenere le pressioni inflazionistiche che hanno portato i prezzi al consumo a superare la soglia del 5%. C è un dato che illustra perfettamente quella che è la situazione attuale: le riserve in valuta estera - lo scorso trimestre - sono volate a miliardi di dollari, con un incremento di 199 miliardi, pari al 18% su base annua. L aumento delle riserve si spiega con il gigantesco attivo commerciale, ma anche con gli investimenti esteri che le multinazionali di tuttoilmondo stannorealizzandonel paese. Il forte surplus corrente della Cina - ha spiegato il governatore della Pboc Yi Gang in un articolo pubblicato su China Forex Magazine - è la ragione principale che sta dietro la CORSA ALLE ARMI «Abbiamo anche noi il caccia invisibile» Un aereo militare presentato come il nuovo bombardiere «invisibile» cinese (nella foto) ha effettuato ieri il primo volo di prova. Lo hanno annunciato ieri i siti web del quotidiano «Global Times» e dell agenzia di stampa governativa Xinhua. La notizia è stata confermata dal presidente cinese Hu Jintao che a Pechino ha ricevuto il segretario alla difesa americano Robert Gates. Hu ha precisato, ha detto lo stesso Gates, che il volo di prova del jet da combattimento, conosciuto come «J-20», era stato programmato da tempo e non ha relazione con la visita in Cina di Gates. Il segretario alla difesa è in Cina per una visita tesa a ricucire i rapporti militari tra i due Paesi, in crisi dall anno scorso, in vista della visita negli Usa di Hu Jintao, prevista per la prossima settimana. Il jet avrebbe volato per circa 15 minuti e poi sarebbe atterrato regolarmente. Gli Usa sono attualmente l unico Paese che dispone di un caccia da combattimento «invisibile», lo «Stealth», che non riesce ad essere individuato dai radar nemici. DALLA PRIMA Marco Bascetta peggio l iniezione letale, sono gli spettri sventolati dai legali di Assange: «Se sarà estradato in Svezia - dicono gli avvocati - c è la seria possibilità che gli Stati Uniti cerchino di farlo estradare o sequestrare negli Usa, con il rischio di essere incarcerato a Guantanamo o di essere soggetto alla pena capitale». La rivelazione delle migliaia di documenti segreti che grazie ad Assange sono stati pubblicati su testate come Guardian, Spiegel e New York Times bruciano ancora sulla pelle degli Stati uniti, e leader politici come Sarah Palin o Mike Huckabee (lo sfidante repubblicano di McCain alle ultime presidenziali) ne hanno chiesto pubblicamente la testa. Nel frattempo «Wikileaks continua a operare - ha detto Assange al termine dell udienza - e sono in arrivo nuovi materiali relativi al Cablegate e ad altre vicende». L organizzazione, però, è al verde. A una radio francese mister Wikileaks ha confessato: «I nostri conti sono ancora bloccati, perdiamo 500mila euro alla settimana. Ma cercheremo di controbattere». UN IMPIEGATA DI BANCA A NANJING/FOTO REUTERS Con quale improntitudine, mentre le strade di Tunisi e di Algeri sono disseminate di un numero imprecisato ma assai elevato di morti, ci si affretta a distribuire attestati di benemerenza a governi fondati sulla repressione e la corruzione? Se l Europa, La Francia e la Germania condannano fermamente le violenze e chiedono il rilascio dei molti dissidenti detenuti nelle carceri algerine e tunisine, il nostro elegante manichino si affrettaad assicurare il suo plauso incondizionato ai due governi «che hanno avuto coraggio e hanno pagato con il sangue dei propri cittadini gli attacchi del terrorismo». Ma non è sangue dei propri cittadini, quello che è stato fatto scorrere abbondante in questi giorni? Sanguedi cittadinistrangolatidal carovita o di giovani e studenti derubati, come in tanti altri paesi mediterranei, il nostro compreso, di ogni possibile futuro? E non solo dalla crisi globale che tutto e tutti attanaglia, ma dagli appetiti e dai privilegiche iclan al potereele loro clientele difendono con ogni mezzo. Da una distribuzione della ricchezza scandalosamente iniqua. Per l automa della Farnesina si tratta direttamente di terroristi o di effetti collaterali della lotta contro il terrorismo? Il governo italianohaforse accreditatoilrisibileteorema del presidente tunisino Ben Ali secondo cuile proteste di piazza sarebberofomentateda oscurepotenzestraniere e magari da Al Qaeda in persona, piuttosto che dal disastro sociale di cui il suo lunghissimo regno si è reso responsabile? Ancora una volta l Italia si distingue indecentemente nel contesto diunaunione europeachepur noneccelle nella condanna della repressione, quando a esercitarla siano governi crescita dell'inflazione e l'apprezzamento dello yuan, e per questo non c'è tempo da perdere nel ridurre il surplus commerciale e il surplus delle partite correnti del Paese. Poi, in un'intervista all'emittente Radio Television Hong Kong (Rthk), Yi ha promesso che la Cina aumenterà ulteriormente la flessibilità dello yuan allo scopo di ridurre il suo avanzo commerciale. E, a proposito di inflazione, ieri la Pboc, la banca centrale cinese, ha fatto sapere che i nuovi prestiti concessi dalle banche cinesi nel 2010 ammontano a quasi miliardi di yuan e superano abbondantemente il target che era stato fissato a miliardi. Larga parte delle riserve fino a pochi anni fa veniva investita soprattutto negli Stati uniti e - secondo alcune stime. Pechino detiene circa 900 miliardi di dollari di debito pubblico statunitense. Ma ora la situazione si sta modificando e negli ultimi mesi si stanno intensificando gli acquisti di bond europei. Secondostimediffuse nei giorniscorsidal quotidiano economico francese La Tribune, la Banca centrale cinese controlla il 7,3% circa del debito pubblico dei paesi della zona euro, per una cifra vicina a 630 miliardi di euro (soprattutto di paesi a rischio) che danno un rendimento di circa 30 miliardi l anno. MaPechinononè lasolacapitalea correre in aiuto all Europa: anche il Giappone vuole intensificare gli acquisti di titoli del debito pubblico. Ieri il ministro delle finanze Yoshihiko Noda, ha annunciato che il suo governo ha programmato di acquistare obbligazioni del Fondo di stabilità finanziaria europea (Efsf) per contribuire a stabilizzare l'area dell'euro. «È opportuno che il Giappone, un paese importante, acquisti una certa percentuale» delle obbligazioni che l'efsf si prepara a emettere, ha spiegato Noda in una conferenza stampa, aggiungendo che questo acquisto giapponese rafforzerebbe «la credibilità» dei titoli europei. Circa la quantità che Tokyo é pronta a mettere sul tavolo, Noda ha parlato «di circa il 20%» dei fondi che metterà sul mercato l'efsf nella sua prossima emissione di obbligazioni. Intanto il quotidiano statale China Securities Journal, citando fonti anonime, ha pubblicato la notizia che nel 2010 l economia dovrebbe essere cresciuta più del 10%, mentre l inflazione nella media d anno è salita più del 3% e attualmente è sopra il 5%. E questo perché, per superare le difficoltà connesse con la crisi economica globale, nel 2009 il governo cinese ha aperto le porte del credito e lanciato grandi progetti infrastrutturali per rilanciare la domanda interna. Questa politica ha avuto l'effetto perverso di accelerare l'aumentodei prezzialconsumo, soprattuttoalimentari, oltre a produrre un mercato immobiliare surriscaldato. «amici». Certo, la diplomazia si ispiraal principio di «non ingerenza negli affari interni» ed è obbligata a un linguaggio tortuoso e allusivo, detto, appunto, diplomatico. Ma quando non ha il coraggio di denunciare, ha almeno la facoltà di tacere. Neppure gli interessi più inconfessabili richiedono di applaudire alla macelleria cui stiamo assistendo. Bisogna metterci in più una cospicua dose di stupidità. C è ancora qualcuno in Parlamento in grado di chiedere a Frattini di render conto delle sue vergognose esternazioni? Ai dissidenti e ai perseguitati che dovessero lasciare la Tunisia o l Algeria in cerca di asilo converrà dare un fraterno consiglio: con l aria che tira guardatevi dall Italia, un paese il cui governo vi consideratuttiterroristi oamicideiterroristi e che non esiterà ad estradarvi, restituendovi ai vostri persecutori. A queste tristi avvertenze è ormai ridotta la nostra democrazia. a cura della redazione esteri EGITTO CRISTIANI ANCORA NEL MIRINO UNO UCCISO DA POLIZIOTTO Una sparatoria su un treno ha riportato ieri alle stelle la tensione tra cristiani ortodossi e musulmani in Egitto. Nel corso di quello che è stato descritto come un vero e proprio agguato è rimasto ucciso un 71enne. Stando alle ricostruzioni di alcuni media egiziani sarebbe solo una coincidenza che tra le vittime dell agguato vi sono cristiani, mentre secondo altri si tratterebbe dell epilogo di una lite tra musulmani e cristiani.secondo quanto dichiarato da alcuni testimoni al sito «Al Masry Al Youm», prima di fare fuoco il poliziotto ha selezionato le sue vittime scegliendole tra quanti avevano tatuata la croce verde (una delle tradizioni dei copti). PORTOGALLO «NON CHIEDEREMO AIUTO», IL PREMIER OSTENTA OTTIMISMO «Tutte le voci sull'fmi e sull'aiuto esterno sono speculazioni che non aiutano, che danneggiano gli interessi del paese e peggiorano le condizioni del mercato», ha affermato Socrates, premier portoghese nel corso di una conferenza stampa. Socrates ha sottolineato che le statistiche finora a disposizione lasciano presupporre una discesa del rapporto deficit/pil più consistente di quanto previsto, «dell'ordine di 800 milioni di euro, circa lo 0,5% del Pil». In questo ambito ha aggiunto che «i dati del 2010 superano tutte le previsioni», spiegando che dietro queste performance ci sono una riduzione più forte del previsto delle spese dello Stato, un aumento delle entrate e anche un miglioramento del saldo della sicurezza sociale. Inoltre ha aggiunto che «il governo e il Portogallo non chiederanno alcun aiuto finanziario poiché non è necessario». Una precisazione necessaria dopo che, secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, la pressione su Lisbona si è accentuata negli ultimi giorni affinché accetti un piano di salvataggio. «Il Portogallo ha i mezzi per finanziarsi sui mercati», ha sottolineato il Premier, che si è detto «molto fiducioso» in vista dell'emissione di debito in calendario per oggi. Negli ultimi giorni i tassi di interesse sui governativi a lungo termine portoghesi hanno superato la soglia del 7%, mentre il Pil nel 2011 dovrebbe scendere dell 1,3%. STATI UNITI LA DEPUTATA USA COLPITA A TUCSON RESPIRA DA SOLA Gabrielle Giffords, la deputata democratica colpita sabato al cervello nella sparatoria di Tucson, è ancora in condizioni critiche ma ormai respira da sola. Lo ha reso noto Michael Lemole, medico responsabile della neurochirurgia al Centro medico universitario di Tucson, aggiungendo tuttavia di «voler sottolineare la gravità della ferita e la necessità di essere pazienti». Lo stesso medico aveva reso noto ieri che non si sono sviluppati nuovi edemi cerebrali. Malgrado il cauto ottimismo, i medici non sono comunque ancora in grado di dire se la deputata si riprenderà e se guarirà pienamente o parzialmente. FRANCIA, PRESIDENZIALI IL 9 E IL 16 OTTOBRE LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI I candidati socialisti all investitura per le presidenziali del 2012 dovranno formalizzare la propria candidatura tra il 28 giugno ed il 13 luglio prossimi: il 9 e 16 ottobre si svolgeranno le primarie. Ad annunciarlo è stato il portavoce del partito Benoìt Hamon. Il candidato socialista prescelto verrà investito formalmente nel corso di una convenzione nazionale il 5 o 6 novembre. YEMEN Clinton a Sanaa: non daremo scampo ai terroristi Stati Uniti e Yemen devono far fronte ad una «comune minaccia» proveniente da Al Qaeda. Ma «la nostra collaborazione di estende oltre le attività di controterrorismo». A dichiararlo è stato il segretario di Stato americano Hillary Clinton incontrando i giornalisti al palazzo presidenziale di Sanaa al termine dei colloqui avuti con il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh. «Siamo concentrati non solo sulle minacce a breve termine ma anche sulle sfide a lungo termine», ha aggiunto la Clinton che ha raggiunto Sanaa dagli Emirati Arabi Uniti, dove ieri si era fermata per la prima tappa del suo tour di cinque giorni nella regione del Golfo. Dopo lo Yemen, dove ha effettuato la prima visita di un segretario di stato americano da venti anni, sono previste tappe in Qatar e Oman. Il tema della lotta al terrorismo è stato dominante nei colloqui nella capitale yemenita.

9 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 9 MEDIO ORIENTE INTERNAZIONALE Nella parte orientale del Mediterraneo ci sono enormi giacimenti di gas e petrolio. Secondo le convenzioni Onu, lo Stato ebraico ne può sfruttare soltanto una parte eppure già minaccia di usare la forza per prenderseli tutti. Libanesi e palestinesi non ci stanno: un contenzioso che rischia di sfociare in guerra DA BEIRUT «Quell energia ci serve, Tel Aviv rispetti l Onu» Michele Giorgio C resce giorno dopo giorno l intensità dello scontro diplomatico tra Libano e Israele sul controllo delle riserve di gas nel Mediterraneo orientale. Due giorni fa il ministro degli esteri libanese Ali Shami ha avvertito che nessuna compagnia internazionale sarà autorizzata a operare nelle acque davanti alle coste dei due paesi (formalmente in stato di guerra) sino a quando non verranno delimitate le rispettive acque territoriali. Shami ha accusato Israele di operare in acque territoriali libanesi. Da parte sua il governo israeliano ripete che le riserve di gas sottomarino, già denominate «Leviatano» e «Tamar», si trovano all interno delle acque di competenza economica del paese e ha datoalla compagnia texananoble Energy l incarico di continuare le esplorazioni. La vicenda rischia di provocare una crisi aperta, dalle conseguenze imprevedibili. Ne abbiamo parlato con Georges Corm, economista e storico libanese, consulente di diversi organismi internazionali e docente all Università Saint-Joseph di Beirut. Che idea si è fatto di questa disputa? C è una grande eccitazione in Libano, Israele e persino a Cipro per queste riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale. La stampa ne parla da settimane, ma fino a oggi non c è alcuna certezza dell esistenza di questa ingente fonte di energia. Ricordo che se ne parlò tanto anche negli anni 60 e poi non se ne fece nulla. Certo, quel gas,ouna parte di esso, farebbe molto comodo al mio paese che è largamente dipendente dall importazione di energia e materie prime. L utilizzo di risorse energetiche è fondamentale per lo sviluppo economico, ma siamo ancora lontani dalla certezza di trovare enormi quantità di gas sotto il Mediterraneo orientale. Sul piano politico è necessario definire le acque territoriali di Israele e del Libano per poter situare con precisione le riserve di gas sottomarino che eventualmente verranno scoperte ma i due paesi sono in stato di guerra e, quindi, non credo che la cosa sia fattibile in tempi brevi. Le Nazioni Unite peraltro si sono dichiarate incompetenti nella questione delle acque territoriali. L Onu fa sapere che la risoluzione 1701 che mise fine nel 2006 all offensiva militare israeliana nel Libano del sud e ai lanci di razzi da parte di Hezbollah, non contempla il raggiungimento di un accordo sulle acque territoriali tra Libano e Israele. Le Nazioni Unite si terranno alla larga da una vicenda che potrebbe avere risvolti pericolosi? Non è detto. Ho appreso che il Coordinatore speciale dell Onu in Libano (Michael Willams, ndr) ha parlato di una prossima discussione al Palazzo di Vetro proprio sulla questione delle acque territoriali, anche se l esito si prevede incerto. Tuttavia occorre sottolineare che oltre alla questione delle riserve di gas, le istituzioni internazionali devono lavorare seriamente per ristabilire la legalità in questa regione. Israele impone la sua forza e fa il bello e cattivo tempo infrangendo risoluzioni e convenzioni internazionali e questo vale per i territori palestinesi che dopo oltre 43 anni sono ancora sotto occupazione e anche per le Alture del Golan che appartengono alla Siria, senza dimenticare le violazioni sistematiche della sovranità territoriale libanese da parte delle forze armate israeliane, a cominciare dall aviazione. Il discorso della legalità in questa regione è ampio e non deve limitarsi a risolvere la disputa su riserve di gas ancora da scoprire, che è soltanto la più recente delle questioni aperte. Israele dice che il gas è suo, il Libano smentisce, alza la voce e chiede l intervento Onu. Questa vicenda può scatenare il conflitto tra soldati israeliani e combattenti Hezbollah, del quale si parla da tempo? Fare una guerra per il controllo di questo gas sarebbe folle, ma l esperienza ci insegna che quando Israele vuole andare in guerra, non ha difficoltà a trovare o a creare i pretesti e le motivazioni. Tuttavia non credo che questa disputa ci farà precipitare nel baratro di un nuovo conflitto armato anche se, in tutta onestà, non mi sento di poterlo escludere del tutto. RISORSE Lo sfruttamento già affidato ad aziende statunitensi Assedio israeliano al Bacino di Levante Manlio Dinucci A lla fine del 2012 Israele comincerà a pompare gas dal giacimento offshore «Tamar», affidato a un consorzio internazionale capeggiato dalla statunitense Noble Energy. Essa porterà questo mese una seconda piattaforma di trivellazione (la Pride North America) per estendere le prospezioni nel Bacino di levante. In quest area del Mediterraneo orientale stima l agenzia governativa statunitense U.S. Geological Survey vi sono riserve di gas per 3500 miliardi di metri cubi, e riserve di petrolio per 1,7 miliardi di barili. Si prospettano quindi grandi affari: in un anno, l indice energetico della Borsa di Tel Aviv è aumentato del 1.700%. C è però un problema: le riserve energetiche del Bacino di levante appartengono solo in parte a Israele. I giacimenti di gas «Tamar» e «Leviatano» si trovano a circa 100 km dalle coste, fuori dalle acque territoriali israeliane che si estendono a 22 km. Tuttavia, in base alla Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, Israele può sfruttare le riserve offshore di gas e petrolio in un area fino a 370 km dalla costa. Lo stesso però vale per gli altri paesi rivieraschi. Determinante, quindi, è definire le rispettive zone. CACCIA ALLE STREGHE Il ministro israeliano Lieberman: pacifisti=terroristi In bici contro l attacco a Gaza, arrestato I eri alle 7 Jonathan Pollak è entrato nella prigione di Hermon, in Galilea. Tra i leader del gruppo israeliano «Anarchicicontroil Muro», sostenitore della resistenza popolare palestinese contro l occupazione, Pollak sconterà tre mesi di carcere per aver partecipato, alla fine del 2008, ad una manifestazione in bicicletta contro l offensiva contro Gaza «Piombo fuso». «Spero di tornare in libertà in anticipo ma, in ogni caso, so che dobbiamo pagare il prezzo della lotta che stiamo portando avanti per la libertà e contro l abuso del diritto», ha fatto sapere ai suoi compagni riuniti ieri sera in Piazza Rabin, a Tel Aviv. LacondannadiPollak rientranelclima dicacciaalle streghe, creato dal centrodestra per colpire la sinistra e le Ong accusate di «fare il gioco del nemico». Clima ben rappresentato dall equazione «pacifisti=fiancheggiatori dei terroristi» formulata due giorni fa dal ministro degli esteri e leader dell ultradestra Avigdor Lieberman, durante un incontro con il suo partito, Yisrael Beitenu. «Queste organizzazioni non si occupano di diritti civili ma di ben altro» aveva affermato Lieberman citando il centro «Betselem» per i diritti umani, «Adalah» che tutela la minoranza araba e «New Profile» per il diritto all obiezione di coscienza. «Questa accusa rientra nell agenda razzista di Lieberman», ha commentato Hassan Jabarin, il direttore di Adalah. Nei giorni scorsi, su iniziativa proprio di Yisrael Beitenu, la Knesset (il parlamento israeliano) ha deciso di indagare sulle attività di alcuni dei pacifisti che «infangano il buon nome dello Stato e dell esercito» e di costituire una commissione d inchiesta sull operato e sui finanziamenti di alcune Ong impegnate nella difesadeidirittiumani. ControiprogettidiLiebermansi è levata qualche voce anche nella maggioranza: hanno protestatoun altodirigente del Likud, DanMeridor, il ministro Michael Eitan. mi. gio. LA CARTA DELL AREA IN CUI SI TROVANO I GIACIMENTI DI GAS NATURALE (GAS FIELDS) E PETROLIO (OIL FIELDS), REDATTA DALLA U.S. GEOLOGICAL SURVEY. LA MAGGIOR PARTE DEI GIACIMENTI DI GAS, FINORA INDICATI DALLA USGS, SI TROVA NELLE ACQUE COSTIERE E NEL TERRITORIO DI GAZA. A SINISTRA, UNA PIATTAFORMA DI ESTRAZIONE IN MARE APERTO /FOTO REUTERS 1,7 I MILIARDI di barili di petrolio che - secondo le stime di un agenzia governativa statunitense - si trovano nel Bacino di levante del Mar Mediterraneo Nelle acque libanesi, stima la compagnia norvegese Petroleum Geo-Services, vi sono grossi giacimenti di gas e petrolio. A tale proposito, il ministro degli esteri Ali Shami ha chiesto il 4 gennaio al Segretario generale delle Nazioni unite di impedire che esse vengano sfruttate da Israele. La risposta non si è fatta attendere: il giorno dopo, il portavoce Onu Martin Nesirsky ha respinto la richiesta, dichiarando che le Nazioni unite non sono preparate per intervenire nella disputa. Stessa risposta da parte dell Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon): il portavoce Andrea Tenenti ha dichiarato al quotidiano libanese The Daily Star (6 gennaio) che «un confine marittimo non è mai stato stabilito» e che «la linea di boe nell area di Naqoura, non riconosciuta dal governo libanese, è stata installata unilateralmente da Israele». Successivamente, il coordinatore speciale per il Libano, Michael Williams, ha diplomaticamente dichiarato che «potrebbe esservi un ruolo per le Nazioni unite, ma dobbiamo discuterne con i nostri giuristi a New York» (The Daily Star, 11 gennaio). In realtà, quindi, l Onu lascia mano libera a Israele il cui governo ha avvertito che non esiterà a usare la forza per proteggere i «propri» giacimenti. Poiché il parlamento libanese ha approvato una legge sull esplorazione delle riserve energetiche offshore e agli inizi del 2012 concederà le prime licenze, si apre un contenzioso che facilmente può portare a una nuova guerra israeliana contro il Libano. Che cosa intende fare l Italia, che svolge un ruolo di primo piano nell Unifil anche con una componente navale? Aspetterà che le navi da guerra israeliane bombardino le coste libanesi, come già fecero nel 2006, per impadronirsi delle riserve offshore del Libano? Ancora più difficile è che i palestinesi riescano a sfruttare le riserve energetiche dei loro Territori. Dalla carta redatta dalla U.S. Geological Survey risulta che la maggior parte dei giacimenti di gas si trova nelle acque costiere e nel territorio di Gaza. L Autorità palestinese ne ha affidato lo sfruttamento principalmente alla compagnia British Gas, che ha perforato due pozzi, «Gaza Marine-1» e «Gaza Marine-2». Essi non sono però mai entrati in funzione. Il governo israeliano ha prima respinto tutte le proposte, presentate dall Autorità palestinese e dalla British Gas, di esportare il gas in Israele ed Egitto. Quindi ha aperto una trattativa diretta con la compagnia britannica, che detiene la maggior parte dei diritti di sfruttamento, per arrivare a un accordo che escluda i palestinesi. Non a caso la trattativa è stata avviata nel giugno 2008, lo stesso mese in cui iniziava (secondo quanto ammesso dalle stesse fonti militari israeliane) la preparazione dell operazione «Piombo fuso» lanciata contro Gaza nel dicembre Il successivo embargo, compreso il blocco navale, ha di fatto espropriato i palestinesi del diritto di sfruttare le proprie riserve energetiche, di cui Israele vuole impadronirsi in un modo o nell altro. Il piano prevede di collegare, attraverso un gasdotto sottomarino, i pozzi palestinesi di Gaza al porto israeliano di Ashqelon, dove dal 2012 arriverà anche il gas dal giacimento «Tamar». A una decina di chilometri, a sud, c è Gaza dove le autorità israeliane fanno passare col contagocce il combustibile per la centrale elettrica, provocando continui blackout che, lasciando senza energia ospedali e impianti di depurazione, aumentano le vittime dell embargo.

10 pagina 10 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 LETTERE E COMMENTI APPELLO/1 EUROPA-MAGHREB, LA LOTTA GIOVANILE È LA STESSA L e rivolte esplose in quasi tutte le città della Tunisia e dell Algeria e prima anche del Marocco nascono dalle stesse motivazioni che hanno provocato le lotte dei giovani a Londra come in Italia, in Francia e altrove. Le conseguenze delle scelte liberiste sono dappertutto le stesse: accentuazione dell asimmetria di potere e della distanza fra ricchezza e povertà, corruzione e protervia di poteri reazionari se non di tipo apertamente mafioso, erosione dei diritti fondamentali, negazione del futuro della società e quindi in primo luogo dei giovani. Puntando all arricchimento immediato di pochi - da Cameron a Sarkozy, da Berlusconi a Ben Ali, da Bouteflika alla cerchia di potere del re del Marocco il liberismo favorisce soltanto gli affari privati dei più forti e distrugge i servizi pubblici e quindi ogni prospettiva vivibile. I regimi tunisino e algerino stanno minacciando il bagno di sangue approfittando dell appoggio dei governi francese e italiano e di altri Paesi europei. In Algeria e in Tunisia la polizia e l esercito sparano persino sulle persone andate ai funerali degli assassinati. La gravità della situazione è rilevata dalla stessa Ue, costretta a chiedere il cessate il fuoco dopo le decine di morti e le varie centinaia di feriti. Il rischio concreto di un bagno di sangue è alto. Per parte nostra ci impegniamo a sostenere queste lotte, come quelle per la difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori, con ogni sorta di iniziative nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nei quartieri, e organizzando anche un effettivo sostegno ai militanti maghrebini che rischiano la feroce persecuzione anche con metodi mafiosi. Che in tutte le università e le fabbriche europee ci si mobiliti a fianco delle rivolte. Antonino Anastasi, Mauro Armanino, Marco Bersani, Alberto Burgio, Alessandro Dal Lago, Angelo Del Boca, Maurizio Del Bufalo, Gianni Ferrara, Gianluca Gabrielli, Alberto Giasanti, Chiara Labate, Maria Rosaria Marella, Maria Grazia Meriggi, Roberto Moscati, Giuseppe Mosconi, Salvatore Palidda, Valentino Parlato, Nico Perrone, Antonello Petrillo, Adriano Prosperi, Annamaria Rivera, Emilio Santoro, Ciro Tarantino, Danilo Zolo Prime adesioni Marco Albeltaro, Vito Alò, Angelica Bertellini, Marie-Ange Bissessur, Paola Bonora, Andrea Brazzoduro, Silvio Cellamare, Antonello Ciervo, Giulia Cibrario, Angela De Benedictis, Sandra De Santis, Lella Di Marco, Roberto Di Marco, Alfonso Di Stefano, Giuseppe Fecondo, Fausta Ferruzza, Guido Liguori, Niva Lorenzini, Marcello Maneri, Luca Manunza, Angelo Mastrandrea, Antonio Mazzeo, Luca Nivarra, Federico Oliveri, Roberto Passini, Caterina Pastura, Vincenza Perilli, Armando Petrini, Daniela Rocca, Antonella Selva, Tommaso Starace, Bruno Steri Per aderire: C era una volta Cesare Battisti, l esponente dell irredentismo trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio Oggi, a causa di una irriverente omonimia, la memoria del martire è cancellata a vantaggio di un protagonista minore della lotta armata. Anche questo esito è conseguenza certamente non voluta dell orgia di parole sopra tono, delle speculazioni interessate, delle minacce altisonanti. In un paese serio, la sua classe politica avrebbe reagito diversamente alla decisione del Presidente Lula di negare l estradizione per un cittadino italiano condannato all ergastolo per la responsabilità diretta o morale di quattro omicidi compiuti nel L utilizzo di termini come «schiaffo all Italia» o di «insulto alla giustizia» o addirittura di «attacco alla democrazia» sono il segno caratteristico di un paese dalla tenuta nervosa fragile e dalla tendenza vittimistica e isterica. L Italia avrebbe dovuto cogliere l occasione offerta dal Brasile per fare i conti più che con la storia del terrorismo, delle leggi speciali, insomma con il ECCO COME POTETE PARTECIPARE ALLA NOSTRA CAMPAGNA DI SOTTOSCRIZIONE : on line, versamenti con carta di credito sul sito ed è il metodo più veloce ed efficace. Telefonicamente, sempre con carta di credito, allo , o via fax allo Potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno. Con bonifico bancario presso la banca sella intestato a: il manifesto Coop. Ed. a r.l. IBAN IT18 U Con conto corrente postale numero intestato a: il manifesto Coop. Ed. ar.l., via Bargoni Roma. La sfida di Marchionne, evento costituente DALLA PRIMA Marco Revelli Ognuna di esse trasuda, letteralmente, «asimmetria». A cominciare dalla «Clausola di responsabilità» che fa da preambolo, senza neppure uno straccio di accenno agli impegni assunti dall Azienda per la realizzazione del «piano per il rilancio produttivo dello stabilimento di Mirafiori Plant», e invece minuziosamente precisa (direi minacciosa) nel sottolineare gli obblighi degli altri, con quelle due righe sul «carattere integrato dell Accordo» per cui la trasgressione (collettiva o anche individuale) di uno solo degli impegni assunti costituirebbe un infrazionegrave, tale da fare decadere tutti i diritti acquisiti dalle organizzazioni sindacali contraenti Per non parlare della procedura scelta dalla Fiat Group Automobiles per sfilarsi dall accordo del 93 e dai vincoli del contratto nazionale dei metalmeccanici per «far fuori» la Fiom! - con l espediente della newco, in clamorosa violazione del dettato del nostro codice civile (art. 2112) in materia di «Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d azienda» Come se, appunto, l onnipotenza aziendale potesse prevalere su ogni normativa pubblica, nellastessa misurain cuile regole stipulate a livello d impresa devono servire a null altro che a sancire la volontà di potenza del vincitore. Oppure si consideri il primo punto della «Regolamentazione per la Joint Venture», sull Orario di lavoro. Dice che la proprietà potrà scegliere tra un ampio ventaglio di opzioni «schemi» li chiamano con una sorta di menu à la carte nel quale vengono ricombinate le vite dei lavoratori: 15 turni (8 ore su tre turni, mattino, pomeriggio e notte, per cinque giorni la settimana); oppure 18 turni (8 ore su tre turni per sei giorni la settimana, quindi compreso il sabato); oppure, ancora, in via sperimentale, 12 turni (ognuno di 10 ore giornaliere, due turni al giorno per sei giorni la settimana). Nei casi in cui l orario settimanale superi le 40 ore, è previsto un recupero giornaliero la settimana successiva, ma esso è puramente teorico dal momento che l Accordo prevede anche 120 ore di straordinario obbligatorio (aumentabili fino a 200), a disposizione dell azienda che le potrà utilizzare per saturare in periodi di picco nella produzione anche i periodi di riposo infrasettimanale. Le pause, a loro volta, sarannoridotte da40a 30minuti, tre perturno, in ognuna delle quali il lavoratore dovrà scegliere se andare in bagno, sedersi un attimo per prendere fiato o tentare di addentare unosneck (dalmomentochelapausamensa VUOTI DI MEMORIA Cuore Alberto Piccinini Nelle linee generali, in sostanza, eravamo completamente d'accordo: sempre. Io ero antifascista reciso, e tu pure. Non sei tu che, poche settimane prima della mia partenza, si struggeva dal dolore a vedere interpretato il tuo articolo «lo Stato Corporativo» come tendente a conciliare la Confederazione col fascismo? Non sei tu che correva a scrivere a destra e a manca per persuadere chi non voleva persuadersi, che, con quell'articolo, avevi invece voluto incitare i compagni a rendersi conto delle enormi difficoltà che avremmo dovuto superare, e quindi a persuaderli i compagni della necessità di attrezzarci per una lunga e dura resistenza? (...) Eravamo già in Ottobre dico in Ottobre e pubblicavamo su «Battaglie Sindacali» queste tue affermazioni: «(...) Col fascismo, politico e sindacale, non c'è che una forma possibile di accordo: la sottomissione o la incorporazione. Se c'è qualcuno che non l'ha capito tanto peggio. Quanto a noi, non intendendo rinunciare a nessuno dei nostri attributi ideali, è chiarissimo quale debba essere il nostro compito. Tener fede alla nostra bandiera e far cuore a quelli che resistono e si battono». (lettera di Bruno Buozzi a G.B. Miglione dopo lo scioglimento della Cgl; Parigi, 21 marzo 1927) FUORILUOGO potrà essere spostata a fine turno e lavorare otto ore in piedi senza soste e senza mettere nulla in corpo non è sopportabile). In compenso la riduzione delle pause sarà compensata con un controvalore di 32 euro al mese, circauneuro algiorno (piùo menoquantosi dà a un lavavetri al semaforo). Dentro questa griglia ci sono le vite di alcune migliaia di uomini e di donne. Ci sono centinaia e centinaia di famiglie, con la loro organizzazione spaziale e temporale, con la loro rete di relazioni, con le loro concrete esistenze. Ci sono, appunto, delle «persone»: c è il loro «tempo di vita», divenuto una sostanza spalmabile a piacere dall impresa sulle proprie catene di montaggio, tra i pori del proprio «tempo di saturazione» (quello che divide l ora in unità di tempo micronizzato, secondo i dettami della nuova «metrica dellavoro»), aseconda diciò checomanderà, momento per momento, il mercato. E dobbiamo chiederci,aquesto punto, quale concezione del mondo stia dietro a questa visione. Quale idea di uomo (di «persona umana») e di società ispiri un tale progetto. E se l argomento «definitivo» quello con cui si taglia ogni discorso, si mette a tacere ogni obiezione della «globalizzazione» e deisuoi impersonalidogmi sia sufficiente a giustificare una tale macelleria sociale ed esistenziale. Ecco perché la «sfida» lanciata da Marchionne non è una «questione privata». Non può cioè essere limitata al rapporto tra la Fiat e il «suoi» operai (e non dovrebbe essere affidata solo al voto «con la pistola puntata alla tempia», di quegli operai che non devono essere abbandonati a se stessi), ma riguarda tutti noi, in quanto cittadini. Riguarda l orizzonte in cui ci troveremo a vivere nei prossimi anni. Non è uno strappo contingente alle regole. È uno tzunami, che scardina le basi stesse del sistema di relazioni industriali e, più in generale, del nostro ordine sociale e produttivo. L hanno sottolineato i più autorevoli osservatori non vincolati da obblighi di carattere servile, da Carlo Galli (in un lucidissimo articolo su Repubblica) a Ulrich Beck, uno che di «società globale» se ne intende. Farebbero bene ad accorgersene anche i nostri «re tentenna» del partito democratico (quanto filisteismo c è nel Fassino che dice «se fossi un operaio voterei sì»), e quanti pretendono di esercitare funzioni di rappresentanza. Se dovessimo accreditare l idea della globalizzazione che da quel «fatto compiuto» si manifesta se dovessimo davvero attribuire a quel sistema impersonale di vincoli carattere d inderogabilità e alle sue ricadute sui territori natura di nuova «costituzione materiale» allora dovremmo rivedere tutti i nostri concetti portanti: di cittadinanza, di democrazia, di legittimazione edi diritto. Così comese dovessimo ritenereinaggirabilequell ukase seai lavoratori non dovesse più rimanere altra alternativa che quella tra la perdita del posto o l accettazione di una condizione esplicitamente serviledelpropriolavoro, seil lavoro conservato dovesse rivelarsi irrimediabilmente incompatibile con diritti e dignità -, allora non ci resterebbe davvero che organizzare un esododi massa, fuoridallemuradentatedelle fabbriche, lontano dallo stato di «salariato». Oltre, davvero oltre, la modernità che abbiamo conosciuto e che non era fatta di asservimento e subalternità (come vorrebbero i nostri «modernizzatori» tardivi), ma diconflitto e di diritti faticosamente contesi. Battisti, l ergastolo e i poteri del Quirinale Franco Corleone passato, quanto meno con il suo presente. La gran parte della stampa ha dato una pessima prova di disinformazione abbandonandosi alla più vieta propaganda: il complotto giudaico massonico questa volta è stato sostituito dalla protervia di un paese «inferiore»: senza che nessun giornale «indipendente» abbia ritenuto di fornire in maniera completa le ragioni del rifiuto di accedere alla richiesta di estradizione da parte del governo brasiliano e poi di Lula. Cosicché la decisione brasiliana appare un segno di stravaganza, quasi un dispetto. E invece vale la pena di capire perché un grande paese è disposto a mettere a rischio i rapporti economici e strategici con un partner importante: se non è un capriccio vi devono essere motivi che ci devono interrogare. Mauro Palma e Alessandro Margara ( Manifesto, 31/12 e 7/1) hanno messo in luce i due punti che suscitano la contrarietà del Brasile: il fatto che l Italia conservi la pena dell ergastolo e la mancata ratifica del protocollo addizionale alla convenzione contro la tortura (che prevede un meccanismo ispettivo sovranazionale e l istituzione di una autorità garante dei diritti dei detenuti). Sono davvero questioni così irrilevanti da non meritare un confronto? Antonio Cassese, acuto giurista e paladino dei diritti umani, è incorso in un errore grave sostenendo che per la pena dell ergastolo esistono forme di detenzione alternativa, delle quali Battisti potrebbe usufruire. Non è così, in quanto i suoi reati rientrano fra quelli previsti dall art. 4 bis dell ordinamento penitenziario, che non consentono la liberazione condizionale. Ciò dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che in Italia l ergastolo non è una finzione giuridica, come si vorrebbe far credere, anzi è una realtà pregnante (perfino in aumento negli ultimi anni). Con la stessa logica con cui l Italia si rifiuta di consegnare un prigioniero ad un paese che prevede la pena di morte poiché estranea al suo ordinamento, così il Brasile si comporta per l ergastolo. Questo caso non si può risolvere in una bulimia di proclami, di ritorsioni e di boicottaggi più esilaranti che gravi. Deve invece essere una occasione per affrontare i nodi che sono emersi e che si vogliono nascondere sotto la coperta della lotta al terrorismo. Oltre ad esprimere delusione e rammarico, il presidente Napolitano potrebbe compiere degli APPELLO/2 NOI, CERVELLI IN FUGA, STIAMO CON LA FIOM S iamo un gruppo di italiani sotto i 40 anni che vivono e lavorano all estero, ma che continuano ad avere contatti diretti con il nostro Paese. Paese a cui ci legano affetto e nostalgia, accompagnati dalla rabbia di vederlo in costante declino. Nessuno di noi si è finora impegnato direttamente in politica, pur essendo tutti simpatizzanti per la sinistra nel suo significato più ampio, ma ciò che sta succedendo in questi giorni non può lasciarci indifferenti. Per questo abbiamo decisodimanifestarelenostre preoccupazioni su alcuni temi importanti: il ricatto di Marchionne; un contratto imposto e non negoziato; la convocazione di un referendum pericolosamente somigliante ai plebisciti del Ventennioin cuil unica scelta è tra la disoccupazione e le condizioni imposte dal padrone; la deroga a diritti costituzionali riconosciuti attraverso la stipula di contratti privati; la rinuncia al contratto collettivo nazionale nel silenzio di Confindustria e di gran parte dei sindacati (che a priori avrebbero dovuto rifiutarsi di firmare un contratto diverso da quello nazionale per gli operai di Mirafiori); l esclusione del più grande sindacato metalmeccanico dalla rappresentazione sindacale. Consideriamo tutto ciò molto grave. Lo troviamo ancora meno accettabile in un periodo di crisi economica e rigettiamo il tentativo di far pagare ai lavoratori i costi del fallimento del neo-liberismo. Ci stupiamo di fronteal silenzio imbarazzantedigran parte dell opposizione, soprattutto quella parlamentare, e pensiamo che sia il momento di schierarsi nettamente. La Fiom non difende solamente i lavoratoridimirafiori, difendela Costituzione, lademocrazia, la libertà di scelta. Difende, in sostanza, la possibilità di un futuro per il nostro Paese, che ci sembra sempre più lontano. Schierarsi oggi dalla parte dei diritti dei lavoratori vuol dire difendere un modello sociale basato non solo su solidarietà e uguaglianza - concetti che sarebbe ridicolo definire datati - ma anche su una più equa distribuzione del reddito, così da evitare crisi di sovrapproduzione e bolle speculative. Significa rigettare lo sfruttamento intensivo della forza lavoro, tipico dei paesi in via di sviluppo e non certo delle economie avanzate. Non sono riformisti coloro che vogliono riportare indietro le lancette della storia, ma reazionari. Non sono eroi quelli che, fomentando una guerra tra poveri, ci portano sulla strada del sottosviluppo. Non sono innovatori coloro che, invece di puntare sulla ricerca e l investimento in capitale umano, cercano semplicemente di abbattere i costi col dumping sociale. Siamo per altro convinti che gli attacchi alla Costituzione, ai diritti, al nostro contratto sociale e, in breve, al futuro del nostro Paese, si possano fermare. Questa speranza si lega a due elementi: lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio di cambiarle. Per questo nonabbiamodubbi: stiamo conlafiom. Laura Andrazi, Parigi; Alessio Baldini, Univ. Leeds, Uk; Giorgia Maria Battistello, Six Telekurs, Londra; Tommaso Cavazza, Barcellona; Francesca Congiu, Univ. of Leeds; Ilaria Giglioli, Univ. California Berkeley; Matteo Giglioli, Palo Alto, California; Simone Giovetti, United Cities of France (Cooperazione Francese); Silvia Gurrieri, Parigi; Giandomenico Iannetti, University College London; Salvatore Marchese, Brno, Repubblica Ceca; Nicola Melloni, London Metropolitan University; Vasco Molini, Maputo, Mozambico; Valentina Rigamonti, Usaid, Afghanistan; Pietro Roversi, Oxford University, Uk; Davide Sormani, Brno, Repubblica Ceca; Gigliola Sulis, Univ. Leeds, Uk; Elia Valentini, University College London; Alessandro Volpi, Londra. atti concreti di sua esclusiva competenza per rimuovere gli equivoci: ad esempio, annunciare la commutazione dell ergastolo di Battisti in una reclusione congrua e invitare il Parlamento ad adempiere a quegli obblighi internazionale che le associazioni che si occupano di carcere, giustizia e diritti chiedono da anni. Allora la richiesta di estradizione avrebbe maggiore forza e legittimità sostanziale. Questa è la vera questione su cui l opposizione dovrebbe incalzare il governo, senza farsi sedurre dall urlo del topo di Frattini e La Russa e infilarsi in polemiche giuste, ma minori, sulla scarsa credibilità internazionale dell Italia. L ammonimento ai giovani di Aldo Moro a proposito dell ergastolo, «Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati», è un monumento del pensiero giuridico umanistico da cui non si dovrebbe prescindere mai. La lezione di Aldo Moro «La funzione della pena», pubblicata nel volume «Contro l ergastolo», Ediesse, 2009, su

11 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 11 I L M A N I F E S T O C U L T U R A & V I S I O N I Molte delle storie in cui crediamo con più entusiasmo ci vengono da autori non occidentali, migranti o postcoloniali, ancora capaci di tradurre la realtà in magia. Tra questi Salman Rushdie, che combatte con una fiaba l umana finitudine Postcoloniali TRA FIABA E MAGIA Silvia Albertazzi L PERCORSI Intrecci di geografie per le narrazioni d oggi Se è vero, come ha scritto Mario Lavagetto nel saggio «Dovuto a Calvino» (Bollati Boringhieri 2000), che «le fiabe possiedono impronte digitali», e dunque se ne possono rintracciare genealogie e itinerari, è probabile che la fase attuale, segnata com è da continue e massicce migrazioni, si riveli assai fertile per quanto riguarda il patrimonio popolare. Non a caso, molti degli autori cui in Italia si continua ad attribuire l appellativo di migranti (solo perché nati altrove, anche se scrivono in italiano) scelgono di confrontarsi, tra i vari generi, con le fiabe. È il caso del transilvano Viorel Boldis, citato nell articolo in questa pagina, ma anche della serba Nada Strugar («La cesta del principe», Emi) o di Yang Xiaping, autrice della «Cenerentola cinese» (Idest 2003), solo per citare due nomi. Un intreccio di geografie e narrazioni che ne produrranno forse a loro volta molte altre. ALLA RICERCA DEL SENSO DELLA MERAVIGLIA o scorso 8 dicembre, nel trentennale dell assassinio di John Lennon, Salman Rushdie ha messo sulla sua bacheca virtuale di Facebook due video: il primo, Twist and Shout dei Beatles, lo ha commentato con le parole, «trent anni senza le urla di John: un silenzio molto rumoroso», mentre il secondo, Beautiful Boy, lacanzo- ne dedicata da Lennon al figlio, lo ha accompagnatocon questa frase: «Ho appena finito un libro per Milan, e non posso fare a meno di ricordare questa bella canzone che John scrisse per Sean». Non è affatto un caso che, per celebrare il musicista scomparso, l autore dei Versetti satanici abbia scelto la canzone dedicata da Lennon al figlio: stava infatti scrivendo una favola, Luka e il fuoco della vita, concepita apposta per il secondogenito Milan, a suo tempo ingelosito dal fatto che il padre avessededicatoalfiglio maggiore il suoromanzo Harun e il mar delle storie, una favola lieve e piena di speranza scritta dopo la fatwa e immaginata nel periodo più buio e difficile della esistenza di Rushdie. Dunque, le due favole sono separate non solo da vent anni di vita personale e pubblica anni attraverso i quali lo scrittore angloindiano ha scontato una condanna a morte, la cattività, il ritorno alla vita, la grande celebritàmediatica, diversimatrimonie relativi divorzi ma soprattutto separati da un radicalecambio di prospettiva: l uomoche scriveva Harun per un figlio che non vedeva da mesi e che non sapeva quando avrebbe potuto riabbracciare, viveva protetto dai servizi segreti britannici, costretto a nascondersi e cambiare incessantemente domicilio, senza sapere se mai sarebbe tornato ai suoi affetti e a una vita normale. L autore di Luka, al contrario, è una star del jet set anglofono, che si sposta per piacere o per scopi promozionali da un capo all altro del globo, e non esita a mostrarsi in pubblico, spesso accompagnato da quel figlio minore cui il libro è dedicato. Così, se Harun fu letto da tutti i critici come una trasposizione fiabesca della cupa realtà in cui Rushdie viveva al tempo (con l Ayatollah Khomeini nelle vesti del perfido Kattham Shud e lo stesso Rushdie in quelle del re della chiacchiera, il cantastorie che ha perso la capacità di narrare), Luka èstato frettolosamente liquidato da qualche recensore come un divertissement in cui il classico mondo favolistico, soprattutto orientale, viene attualizzato con l introduzionedi tecnicheetemimutuatidaivideogiochi. Se così fosse, però, sarebbe difficile spiegare perché Rushdie abbia sentito l esigenza di rispolverare, per Milan, il mondo che era stato creato per Zafar, riprendendo i personaggi di Harun, a cominciare dal suo alter-ego Rashid, il cantastorie, e allargandone la famiglia a un nuovo componente, Luka, appunto, fratello minore di Harun, arrivato inatteso ad allietare l età matura del narratore. È evidente come per Rushdie la fiaba sia molto di più di un atto dettato dall affetto: con Luka lo scrittore chiude anche i conti con quel passato che aveva trovato in Harun la sua prima e più pregnante espressione narrativa. Non è con le forze dell oscurantismo che il principe della chiacchiera deve combattere, ora, a distanza di vent anni dalla prima fiaba, ma con la vecchiaia, la decadenza e la morte: l avventura di Luka, perciò, risulta altrettanto o forse ancora più complessa di quella del fratello. Se Harun, infatti, doveva vedersela con il potente e perfido Kattham Shud, per Luka si tratta di sconfiggere la stessa morte, un entità certo più sfuggente e inquietante. In altre parole, combattuto e vinto il totalitarismo politico e culturale con i poteri della fantasia, si trattava, per Rushdie, di fare i conti con qualcosa di ben altrimenti ingovernabile: l umana finitudine. Ancora una volta, il disagio indotto dalla precarietà della condizione umana, viene combattuto con la fede nella fantasia come arma di liberazione da ogni forma di coercizione. Il libro secondo Juan Villoro Proveniente da una cultura in cui l elemento magico e fiabesco è preponderante, Rushdie non ha mai negato il proprio debito verso la fiaba tradizionale e le sue valenze di apologo, di parabola e, al tempo stesso, di specchio straniato del reale. Tuttavia, proprio perché cresciuto nella tradizione narrativa orale ed esposto allo spirito della fiaba fin dalla più tenera infanzia, Rushdie recupera la favola nella consapevolezza di una doppia necessità: da un lato quella di non perdere mai di vista il senso e l estro del gioco, dall altro quella di rivolgersi al più attivo e al più attento degli ascoltatorilettori, il bambino. Non per caso, Luka, il protagonista di questa fiaba, è un figlio piovuto ai genitori in tarda età, ovvero «una creatura capace di far tornare indietro il tempo, di invertirne il corso e rendere di nuovo giovani». Rappresentandosi in Rashid, il padre narratore di Luka, Rushdie si identifica secondo una definizione di quell altro grande fabulatore che è il nigeriano Ben Okri nell homo fabula, l essere narrante per eccellenza, metà uomo e metà storie, capace di coltivare e mantenere in vita quel perenne e intimo senso dell infanzia che consente di frequentare il mondo fiabesco senza cadere nelle trappole del bamboleggiamento o del paternalismo. «L Uomo è l Animale Cantastorie per eccellenza», si legge in Luka e il fuoco della vita, «e nelle storie ci sono la sua identità, il suo significato e la sua linfa vitale». Così la storia di Luka è primadi tuttoun apologosullapersistenza della fiaba al tempo delle realtà parallele, degli universi in cui la morte è temporanea e la vita «una cosa che potevi vincere, o tenere in serbo». Combattere per assicurare al padre un ulteriore possibilità di vita porta Luka a comprendere che, al contrario di quanto accade nei videogiochi, «nel mondo reale non ci sono livelli, solo difficoltà». Per aiutare Luka a compiere la sua impresa, Rushdie recupera una interminabile serie di personaggi dei racconti magici e dei miti classici: dalla bella addormentata nel bosco a Rip Van Winkle all onnipresente Mago di Oz agli eroi della classicità, delle leggende orientali, delle saghe scandinave, fino allo yankee alla corte di re Artù di Mark Twain e ai protagonisti della serie cinematografica Ritorno al futuro,in un turbinare di motivi ed elementi fantastici che arrivano a comporre un intreccio pirotecnico dal ritmo vorticoso. Se Harun/Zafar aveva aiutato Rashid/Rushdie a superare il periodo cupo della disperazione e dello sconforto, ritrovandogli la voglia di scrivere e raccontare, Luka/Milan gli ridona il senso dell esistenza facendogli riscoprire la paternità, e aiutandolo ad attraversare il confine tra mondo reale e mondomagico, che soloibambinie glieroimitici e fiabeschi sono in grado di oltrepassare. Alla domanda-tormentone di Harun, «a che servono le storie se non sono neanche vere?», Luka risponde che le storie servono ad assicurare una forma di immortalità: «Quando la vostra storia è ben raccontata, la gente crede in voi nel modo in cui la gentecrede alle storie, con gioia, con entusiasmo, desiderando che non finiscano». Del resto (e anche questo non sarà certo un caso) oggi molte delle storie in cui crediamo con più entusiasmo, desiderando che non finiscano, ci vengono dagli autori non occidentali, postcoloniali, migranti, ancora capaci di tradurre la loro realtà sotto specie magica, consci del fatto che come ancora una volta puntualizza il nigeriano Ben Okri «abbiamo bisogno del mistero e diun rinatosensodellameraviglia... perritrovare la nostra integrità». Per capire cosa intenda Okri sarà vantaggioso leggere Il libro selvaggio dello scrittore messicano Juan Villoro, appena uscito da Salani, una storia di formazione (e trasformazione) in cui i libri, che si scelgono da soli i propri lettori, funzionano da catalizzatori di esperienze magiche: almeno per chi li sappia leggere al modo giusto. Quasi una trasposizione fiabesca del saggio di Calvino sullo scaffale ipotetico (quello in cui i libri cambiano di posto ogni volta che si inserisce un nuovo volume), il romanzo di Villoro trasforma in componenti della magia quotidiana testi fondamentali della letteratura mondiale. Così i cronopios di Cortazár diventano biscotti a forma di animali fantastici: «quelli salati risvegliano ricordi di altre epoche e hanno gusto di lacrime; quelli dolci suscitano illusionie sannodizucchero deitempifuturi», mentre un invasione di scarafaggi trasporta JuanVilloro nel «territoriodisamsa», «l uomo che si sentiva una bestia e finì per trasformarsi in insetto». Tra le sue pagine, infine, L uomo che dorme di Perec, cadendo sulla testa del protagonista mentre bacia perla primavoltaunaragazza, hailcompito di svegliarlo dai sogni e aiutarlo a ritrovare il libro selvaggio che dà il titolo alla vicenda, quello che continua a nascondersi di stanza in stanza, di scaffale in scaffale.la ricercadel libro inafferrabile in una labirintica biblioteca in cui i volumi si divertono a cambiare continuamente posto è fonte di una serie di lezioni per il giovane Juan, che tra le pagine scritte cerca di superare il dolore per la separazione dei genitori. Tanto per cominciare, Juan dovrà imparare la differenza tra un presuntuoso (ovvero, «colui che apprezza solo quello che già sa») e un saggio (colui che «cerca quel che ancora non conosce»). E, di conseguenza, dovrà imparare quali siano le competenze che realmente contano e quali quelle che i libri possono insegnare: «collegare un idea a un altra riassumere le cose imparate, e infine, pensare «con la propria testa». Accostandosi ai libri come a specchi, che riflettono il pensiero di chi li legge e al tempo stesso stimolano pensieri originali, o concependoli come finestre, piene di immagini e aperte sul mondo, Juan diviene il lettore principe in grado di svegliare i libri addormentati, e di migliorarli circondandoli di vita. Molto tempo dopo, narrando la sua avventura esagerata «a volte bisogna essere esagerati... espandere le possibilità della vita», Juan si libera dal segreto che lo tiene prigioniero, passandolo ad altri, ovvero a quel lettore cui sono rivolte le ultime parole del suo manoscritto: «Quello che segue, ormai dipende da te». il fazzoletto di Viorel Boldis Amaggiorragione, stanellemani dellettore la capacità di catapultare nel mondo concreto uno degli esempi più originali di conversione in fiaba di una realtà fatta di migrazione e dislocazione, il racconto Il fazzoletto bianco di Viorel Boldis, un autore rumeno che scrive in lingua italiana. Boldis, già noto come poeta dotato di una originale vena ironica immune da qualsiasi forma di autocompiacimento vittimistico, racconta del complesso rapporto con la terra e la famiglia di origine, della migrazione, del difficileincontro con quellochedefinisce «il freddo mondo occidentale». E poi narra il suo ritorno nei modi di una favola senza tempo, in cui la casa «di mattoni blu scuro come il cielo prima di una tempesta autunnale», le foreste immense, la Transilvania misteriosa, terra «di leggende e miti, draghi e vampiri, streghe e malocchi», contrastano con «la fitta nebbia padana»,che genera rabbia, tristezza e malinconia. La storia, dall idilliaco incipit fino alla conclusione struggente, resa con scarna essenzialità nelle tavole in bianco e nero di Antonella Toffolo (che illustrano il racconto nell edizione di Topipittori) suggerisce la magia insita nella quotidianità, trasportando il lettore (e la sua stessa vita, riflessa in quella del narratore) nella dimensione della fiaba. A tutto è imputabile fuorché al caso il fatto che, per promuovere i loro ultimi lavori, tanto Rushdie che Boldis abbiano scelto di trasformare le presentazioni in libreria in momenti di narrazione orale, affascinando con l arte fabulatoria sia i bambini, destinatari privilegiati di queste storie, sia gli adulti, e ricreando l esperienza imperdibile dell incontro con un narratore come quello tratteggiato da Benjamin nel suo famoso saggio su Nikola Leskov.

12 pagina 12 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 COMMIATI Se ne va l argentina Maria Elena Walsh, scrittrice per bambini e cantautrice SAGGI Da Kurt Goldstein, uno sguardo olistico sulla biologia La natura storica dei nostri organismi LIBRI: KURT GOLDSTEIN, L ORGANISMO. UN APPROCCIO OLISTICO ALLA BIOLOGIA DERIVATO DAI DATI PATOLOGICI NELL UOMO, GIOVANNI FIORITI EDITORE, 2010 Felice Cimatti È Era una delle più celebri autrici di libri per bambini in America Latina, l argentina Maria Elena Walsh, morta ottantenne l altra sera a Buenos Aires dopo una lunga malattia. Ma la sua fama non era legata solo ai testi per l infanzia (tra i più famosi «Pocopan», «Ti regalo un elefante», uscito in Italia da Salani e soprattutto «Manuelita, la tartaruga»). Nata a Buenos Aires nel 30, esordì giovanissima con dei versi che le valsero un invito negli Stati Uniti da parte di Juan Ramon Jimenez. Nel 52 partì per Parigi dove formò con Leda Valladares un duo dedicato alla diffusione del folklore argentino. Fu allora che cominciò a scrivere opere per bambini, ma anche canzoni interpretate poi da cantanti come Victor Heredia o Mercedes Sosa. La più nota, «La cigarra», scritta nel 73, alludeva all'esilio cui Walsh fu costretta durante il governo di Peron, ma diventò un inno amato da tutti i cantautori vittime della dittatura militare. un esperienza che sarà capitata a molti: un medico, senza nemmeno alzare gli occhi dal referto appena ricevuto dalle vostre mani un po preoccupate, emette la diagnosi: «allora, c è un problema nell organo, deve operarsi, parli con la mia segretaria per fissare le modalità del ricovero». E avanti il prossimo. Il libro di Kurt Goldstein, L organismo. Un approccio olistico alla biologia derivato dai dati patologici nell uomo (Giovanni Fioriti editore), finalmente tradotto in italiano con la cura puntigliosa di Luigi Corsi, affronta uno dei problemi più urgenti della medicina moderna: quale tipo di entità è un organismo (in generale, e umano in particolare) e come, un entità del genere, possa essere prima compresa e poi, eventualmente, curata. In realtà il libro di Goldstein affronta un tema filosofico forse ancora più ampio: cosa vuol dire spiegare un fenomeno complesso? La strategia usuale, almeno da Cartesio in poi, è quella di scomporre in pezzi via via più piccoli l intero, in modo da arrivare a capire, alla fine del processo, quali siano i meccanismi di base che ne permettono il funzionamento. La strategia ha un grandissimo successo, sarebbe sciocco negarlo, ma rischia anche di perdere di vista proprio quell intero che si voleva spiegare. Il nostro esempio iniziale proprio di questo parla: è la persona intera a essere malata, non soltanto una sua parte, dunque è la persona che va curata, non il singolo organo. Il chirurgo potrà operare, si spera, l organo malato, ma dopo che succede? E dell ansia, delle paure, che sono appunto dell intero, e non dell organo, chi si occuperà?come Goldstein non si stanca di ripetere, in un organismo ogni alterazione locale ha effetti globali. Si dirà: la medicina però è una scienza, e l organismo non è chiaro che tipo di entità sia: c è il fegato, il cuore, il cervello, ma l organismo, dov è? Lo stesso vale per altri organismi, ad esempio una società, oppure l ecosistema. Prendiamo il caso della società. Quando l ex premier britannica Margaret Thatcher affermò in modo deciso che «there is no such thing as society», stava appunto negando che esistesse, oltre agli individui, un livello ulteriore di realtà, quello della società nel suo insieme. Ciò che, in un qualche senso, è vero, perché mentre gli individui sono entità affatto reali, la società sembra invece qualcosa di molto più indeterminato. Il fatto è che la si trova nello stesso modo in cui si cerca un individuo. Negare che esista il livello dell organismo sovra-individuale significa letteralmente non vedere le conseguenze sociali delle scelte dei singoli. Non solo, significa trasformare una parte che può esistere solo perché esiste l intero in un entità autonoma. Come scrive Goldstein, infatti, «durante il mio percorso di ricerca» mai «ho trovato un concetto tanto problematico e discutibile quanto quello di semplicità». Le pagine più belle di questo libro, scritto in Olanda dall ebreo Goldstein subito dopo essere scappato dalla Germania nazista, sono quelle in cui cerca di raccontare i modi complicati e imprevedibili in cui il corpo umano si affanna nel venire a patti con un trauma. Goldstein si era formato come neurologo studiando e curando i soldati tedeschi feriti alla testa durante la prima guerra mondiale. Qui aveva scoperto come non si potesse stabilire una correlazione rigida fra disturbo cerebrale e disturbo comportamentale, sia perché a uno stesso danno neurologico possono corrispondere prestazioni comportamentali diverse, sia perché, al contrario, può succedere che prestazioni diverse presuppongano una stessa lesione cerebrale. Il Goldstein scienziato e medico migliore, come ricorda Oliver Sacks nella sua Introduzione al libro, sarebbe allora dioventato quello che racconta in modo dettagliato e approfondito un singolo caso. La domanda da cui prende le mosse il libro di Goldstein è ancora del tutto attuale: «non appena tentiamo di afferrarli (gli organismi viventi) con il metodo scientifico, dobbiamo ridurli alle loro parti, e questa operazione ci spinge in un intricata moltitudine di fatti isolati, che non offrono alcuna chiave di accesso diretto a quanto sperimentiamo immediatamente nell organismo vivente». Così il chirurgo non vede più il malato, la Thatcher la società, il politico l ecosistema. Che il tutto sia diverso dalla somma delle sue parti lo si sa, il diffcile però comincia proprio qui. Certo, la Thatcher aveva torto, ma aveva forse ragione il nostalgico delle società totalitarie in cui è l individuo in quanto individuo a non trovare posto? Forse non è soltanto un accidente biografico che l organicista Goldstein scappi dalla Germania nazista dell «Ein Volk, ein Reich, ein Führer» per trovare rifugio proprio nella terra dell individualismo, negli Stati Uniti. In realtà è in questo stesso libro, forse, che troviamo un modo per pensare l intero senza per questo rinunciare all autonomia delle parti che lo compongono: l organismo, per Goldstein, non è mai in equilibrio (contro le immagini armoniose della natura di quell ecologismo che considera ogni mutamento un alterazione, una minaccia), è sempre sospeso fra quiete e catastrofe. Anzi, è vivo proprio perché oscilla fra questi due momenti. L organismo, allora, non è mai organico (immobile, chiuso in sé); e la parte, l individuo, non può essere disorganica (l individuazione presuppone il trans-individuale, cioè appunto l organismo). L organismo, cioè, è una entità storica: forse è questa la lezione più attuale del libro di Goldstein, una lezione tutta ancora da costruire, soprattutto a vantaggio di chi si attarda ancora intorno a distinzioni ormai defunte, come quella fra tutto e parti, struttura e cambiamento, naturale e artificiale. visual art UN POSTER DI EMEK, AL CENTRO JASON MUNN E SOTTO, CARIN GOLDBERG. A DESTRA, LIETTA TORNABUONI Monica Nannini GRENOBLE L a ventesima edizione del Mois du graphisme, storica manifestazione dedicata alla grafica in Francia, ospita fino al 28 gennaio mostre, incontri e workshop per approfondire la cultura grafica internazionale in diversi luoghi a Échirolles, graziosa cittadina vicino a Grenoble. L occasione del ventennale ha spinto gli organizzatori a riflettere sulla vivacità di una rassegna che pure in momenti meno felici (i tagli alla cultura non sono purtroppo un fenomeno solo italiano) ha saputo mantenereecletticitàe varietàdisceltestimolanti e mai eurocentriche. Gli esperti che si sono susseguiti negli anni (da Éric Fauchère a Gianfranco Torri, da Thierry Sarfis ad AlainWeill, finoa AlainLeQuernece Michel Bouvet, curatore dell edizione 2010, da sempre coadiuvati dal direttore del Centre du graphisme, Diego Zaccaria), sono rimasti nel tempo coerenti a un idea di cultura grafica orientataalla ricerca e alla sensibilità sociale, nonché a una formazione responsabile e consapevole. L ultima edizione conferma questa impostazione e propone attraverso alcune mostre monografiche un viaggio grafico/geopolitico: si parte da Tokyo, con un tuffo nello studio di Mitsuo Katsui, per arrivare a Mosca, nell atelier di Yuri Gulitov, mentre con The American Dream si va alla scoperta dei lavori di Carin Goldberg a New York, i Gig Posters, ossia i manifesti underground contemporanei, e dell universo fotografico di Elliott Landy. In una carrellata di interviste raccolte dal curatore Michel Bouvet, gli autori hanno svelato i segreti della professione e parlato senza reticenze della loro esperienza. Pochi sono arrivati al mestiere percorrendo una strada principale, molti invece hanno condiviso un approccio casuale. CarinGoldberg, insegnante dal 1983 allaschoolof VisualArtsdiNewYorke autrice di centinaia di copertine delle più importanti case editrici americane, ha risposto, per esempio, di non aver saputo cosa fosse il graphic design finché non vi «cadde dentro». Come? Cercava un esperienza meno intimista rispetto a quella artistica. Il suo approccio, infatti, rivela marcati riferimenti all astrattismo americano, come si può ben vedere dalle numerose opere esposte nell ampia «Mois du graphisme», la manifestazione dedicata alla grafica in Francia, giunta alla sua ventesima edizione, sceglie un asse creativo che va dal Giappone alla Russia senza dimenticare l American Dream, rappresentato dai Gig Posters. Eredi della controcultura, promuovevano concerti e performance negli Usa con toni psichedelici Se il segno è underground RETROSPETTIVE Shozo Shimamoto, maestro Gutai in mostra a Bologna retrospettiva presso il museo Géo- Charles. Sintesi culturale e intelligente ironia: è questa la «trama» che traspare dalle sue copertine di libri e di cd o dai numerosi manifesti. Il suo stile si autodefinisce con raffinatezza e unasottilecapacità disignificare di volta in volta un originalità compositiva, sia attraverso una scelta tipografica, sia grazie a un illustrazione (Goldberg collabora spesso con fotografi e illustratori). Di tutt altro tono è il mondo espressivo di Mitsuo Katsui, che da anni ha impostato la sua ricerca attornoaltemadel colore, unendo tradizione giapponese e tecnologia innovativa. Un universo visivo, il suo, che esplora meticolosamente lo spettrocromaticoinprogetticheper singolarità e bellezza sono apprezzati e premiati in tutto il mondo. Curiose elaborazioni sperimentali tipografiche dell alfabeto cirillico si trovano inoltre nelle opere di Yuri Gulitov con risultati di grande originalità, inbilicotra gestualitàcalligrafica e costruttivismo. Completano il Sogno americano altre due mostre. In Woodstock 69. Spirit of a generation si possono ammirare le stupende foto scattate da Elliot Landy al memorabile evento rock del secolo scorso (era stato nominato fotografo ufficiale), dopo i reportage di guerra nel Vietnam nonché delle marce per i diritti civili per la Magnum. A questa rassegna è indi- Per la prima volta le opere di Shozo Shimamotosarannoa Bologna (dal28 gennaioal 17 febbraio), esposte nella suggestiva cornice della basilica di Santo Stefano. La mostra, curata da Achille Bonito Oliva, è stata organizzata dall Associazione Shozo Shimamoto, in collaborazione con Fondazione Morra e Archivio Pari&Dispari ed è inserita nell ambito del calendario di Artefiera Off. Verranno proposte le opere provenienti dalle ultime performance realizzate dall artista giapponese in Italia nel 2007 e 2008, di cui sarà proiettata anche la documentazione video con la regia di Mario Franco. IlMovimentod arteconcreta Gutainacque nel 1954 in Giappone, nei grandi magazzini Kinetsu di Osaka. Ai suoi componenti principali, Jiro Yoshihara e Shozo Shimamoto, si unirono altri nomi di spicco: un movimento che indagò il rapporto tra spirito e materia, l incontro/scontro tra filosofia zen e cultura occidentale. Gutai rappresentò la sintesi tra il recupero di valori distrutti e azzerati da eventi quali la Seconda guerra mondiale e la contaminazione con culture esogene a quella giapponese, in primis quella americana. Pittura, calligrafismo, scultura, ma soprattutto azioni, opere teatrali, improvvisazioni (sempre con un forte coinvolgimento del pubblico) sono la cifra stilistica di Gutai. Questa avanguardia anticipò significativamente Fluxus e tutte le esperienze avanguardiste occidentali degli anni Sessanta. In mostra, le grandi opere di Shimamoto introdurranno il visitatore in un mondo di colore e materia, dove domina la forza delle variazioni di miscele cromatiche dettate da una gestualità zen che si sprigiona durante le performance.

13 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 13 CULTURA&VISIONI rettamente legata quella dedicata ai Gig posters: i cosiddetti manifesti underground per promuovere, oggi, concerti e performance negli Usa. Eredi della contro-cultura e con un profondo legame con le etichette musicaliindipendenti, questi grafici e illustratori - perlo piùamatoriali - utilizzano la serigrafia artigianale per stampare le loro opere piuttosto originali nell uso di collage, disegni e détournement delle più svariate immagini. Distribuiti attraverso canali alternativi e a prezzi politici, i 150 Gig posters qui raccolti da diversi collettivi e autori originari dell Oregon, della California, del Texas, dell Utah, del Michigan e della East Coast, sono esposti per la prima volta in Europa (ma anche negli States non se n erano mai visti tanti insieme). Una proliferazione creativa impressionante e ricca di suggestioni assolutamente diverse tra loro, dalla maestria di Jay Ryan che ricorda i grandi fumettisti americani dell inizio del Novecento, al minimalismo di Jason Munn, alla sfrenata psichedelia di Emek, per segnalarne alcuni. Infine, va citato il progetto didattico indetto dal Centro grafico per l occasione e lanciato nelle scuole di design europee: creare un manifesto 40x60 sul tema «New York-Tokyo- Mosca» in onore dei tre artisti celebrati «Goldberg-Katsui-Gulitov», utilizzando tecniche a loro scelta. (info: NETMAGE A Bologna, l 11/ma edizione di un festival che è uno sguardo interdisciplinare sulle arti contemporanee Un crossing di sonorità che attraversa lo schiocco di fruste Elfi Reiter M eno musica noise e più visione. Ecco ridotto in uno slogan il programma dell undicesima edizione di Netmage, l International Live Media festival organizzato da Xing, un network nazionale che progetta, realizza e sostieneeventi, produzioni e pubblicazionicaratterizzati da uno sguardo interdisciplinare sulle arti contemporanee. Quest anno c è più che mai il crossing tra schermi e scena, tra suoni, sonorità e visioni e visionarietà. Dal 20 al 22 gennaio lo storico Palazzo Re Enzo che si affaccia su piazza Maggiore sarà invaso da concerti e installazioni a chiamare scenari futuri: concesso gratuitamente dal comune di Bologna (assieme a un contributo di 18mila euro) da diversi anni ormai, le sue antiche sale si animerannoasuondianalogicoe digitaleall insegnadiunaconnessione tra tradizione e miraggio, sperimentazione classica (arriva per la prima volta il guru del rock Usa, Bruce McClure) a cura di Alberto Caerio PARIGI Jodie Foster presiede i César L attrice e regista americana Jodie Foster presiederà la 36/ma cerimonia dei César, gli Oscar del cinema francese (il 25 febbraio a Parigi). L'ultimo presidente straniero fu Marcello Mastroianni, nel L attrice, Oscar nel 91 per «Il silenzio degli innocenti», sarà in Francia a febbraio sul set del film di Roman Polanski, un adattamento della pièce teatrale di Yasmina Reza, «Le Dieu du carnage». IL CASO TOSCANI SCONTRO POLITICO Continua la querelle sul calendario di Oliviero Toscani che mostra 12 triangoli pubici. Se le donne di Sel hanno invitato Toscani a un dibattito attraverso una lettera dove si chiede perché è così necessario «vivisezionare il corpo delle donne e renderlo un oggetto inanimato», dall altra parte il Consiglio comunale di prepara alla messa al bando del calendario tentando di bloccare la sua presentazione a Pitti Immagine (domani). Ma dentro il Pd Roberto Giachetti è contro la censura: «È mai possibile - scrive - che proprio dalla città del Burchiello e di Guido Cavalcanti, del Piovano Arlotto e del Pulci, di Aldo Palazzeschi, possa venire un messaggio di chiusura?». Da parte sua, Toscani si difende: «Nelle mie foto c è finalmente un immagine pulita». E invita i consiglieri ad andare alla presentazione. PROCESSO JACKSON NUOVI SVILUPPI Sesta giornata di udienze nel lungo processo - previste oltre 30 testimonianze - contro Conrad Munray, il medico personale di Michael Jackson accusato dal pubblico ministero di «omicidio colposo». Ieri è stato il turno del detective Orlando Martinez che aveva raccolto la deposizione di Munray due giorni dopo la morte del cantante e in cui aveva ammesso di avergli praticato un iniezione di Propofol fra le alle (Jackson avrebbe smesso di respirare intorno alle 11). Sempre secondo Munray, Jackson avrebbe supplicato il medico di somministrargli il farmaco, altrimenti avrebbe cancellato le date del suo rientro londinese. Munray, aggiunge Martinez, avrebbe lasciato la camera di Jackson per andare in bagno, al suo ritorno la pop star era già spirata. RADIO3 Con Bollani e Riondino pronta la cura del Dottor Djembè È una delle più riuscite contaminazioni fra parole e musica delle ultime stagioni di Radio3. Dal 15 gennaio, ogni sabato e domenica, alle ore 13, torna il varietà radiofonico «Il Dottor Djembè, via dal solito tam tam», condotto da Stefano Bollani e David Riondino, con il supporto del sassofonista Mirko Guerrini. Appuntamento fisso fino a giugno e confermato il cast della passata edizione: la curatrice Monica Nonno, i co-autori Fosco d'amelio e Rosaria Parretti, il regista Riccardo Basile, la redattrice Monica Manetti, sempre dallo Studio C di Firenze. In ogni puntata, contaminazioni e divagazioni musicali con amici-ospiti, fra questi: Franco Cerri, Faso, Katia Labeque, Mauro Pagani, Andrea Chimenti, Paolo Angeli, Chiara Civello, Pan Del Diavolo, Bud Spencer Blues Explosion, Silvia Bolognesi, Stefano Tamborrino, Daniele Spini, Franz Di Cioccio. Non mancheranno le caricature: l ex rockstar Stinchio, il Dj (di tendenza) Moccio, e uno «strano» Ray Charles. CINEMA È morta la penna graffiante della critica Lietta Tornabuoni l «altra metà dello sguardo» Roberto Silvestri L ietta Tornabuoni, la collega critica morta ieri improvvisamente a 79 anni, ha partecipato a tutte le battaglie laiche e democratiche nel nostro paese, e sempredallaparte giusta. Ècosì, e non sui libri di teoria, che si diventa critico autorevole. Giornalista, mai apologeta di alcuno e di alcunché, da quando aveva 18 anni, pisana trasferitasi a Roma, allieva del liceo numero uno, anche in alterigia, il Tasso, corrispondente del settimanale emancipazionista e comunista Noi donne, molto prima di entrare nel Sindacato nazionale critici cinematografici, ha condottolotte culturali e sindacali durissime. E gli anni non erano certo facili per chi tollerava tutto tranne, e per 4 decenni, quel velenoso soufflé Dc, impasto di bigotteria, ipocrisia sessuale, psicosi censoria (che così bene visualizzò Alberto Sordi), vigliaccheria celerina, sottomissione cristiana al fato e odio verso i lavoratori indocili. Pensate che allora, nei primi anni 50, il punto di vista pubblico sul cinema era stato appena scippato a una donna, la favolosa scrittrice di sinistra Elsa Morante (critica della radio Rai dal dopoguerra fino a che gli americani la tollerarono) e affidato al più mansueto ex comunista-cattolico, Gian Luigi Rondi. Guerra fredda. Un atmosfera ammorbante e cupa che, a giudicare dai suoi scritti più recenti (un corsivo contro la commissione d inchiesta per la pillola Ru-486, per esempio) riemergevano in questo crepuscolo (speriamo) della seconda, marcia repubblica. È stata testimone e acuta reimpaginatrice dei fatti nazionali e internazionali più importanti degli ultimi 50 anni, dalle stragi di stato al massacro di Pasolini, dai «processi per stupro» a Monaco 72 fino al sequestro e omicidio di Moro, fatti che raccontava con meticolosa attenzione per i dettagli, disinteresse per le «veline» e sintesi fulminante di giudizio. Qualità che fanno un grande critico anche di immagini più complesse. Dopo il 68, giornalista, corsivista e editorialista autorevole e tagliente del Corriere della Sera esoprattutto dello Stampa, negli anni di maggior inquietudine giornalistica dei quotidiani moderati per eccellenza, salutarmente scossi dai movimenti, Mirafiori, il femminismo, la controcultura, e spesso al fianco del suo compagno Oreste SALUTI Il messaggio di Giorgio Napolitano Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia della scomparsa di Lietta Tornabuoni, ha ricordato la «giornalista di lungo corso, scrittrice sensibile e critica cinematografica costantemente impegnata nell'analisi dell'evoluzione del cinema italiano e internazionale, e sempre attenta alle trasformazioni della cultura e della società». «Le sue recensioni di tanti film di cui sapeva cogliere il senso più profondo - si legge nella nota del Quirinale - insieme ai pregnanti ritratti dei grandi del cinema, indagati e tratteggiati con professionale rigore, costituiscono un patrimonio di conoscenza prezioso da salvaguardare e valorizzare». Molti i saluti a Lietta Tornabuoni da parte della politica, mentre la platea dei delegati riuniti al congresso della Fnsi ha dedicato un applauso alla «collega», quando la giornalista del Tg1, Tiziana Ferrario, ha dato dal palco la notizia della sua morte. Anche il Torino Glbt Film Festival ha rivolto un pensiero commosso all «amica e critica». Del Buono, il padre di Linus (e l apripista, per l Italia, dell immaginario più fertile del mondo) si è sempre battuta contro l imbarbarimento dei tempi, l accanimento terapeutico contro la cultura, l avvelenamento dei gusti e l offuscamento delle sensibilità, minime e massime. Possedeva qualcosa di più dell «altra metà dello sguardo». Quel certo non so che che trasforma un cronista cinematografico non nel sacerdote che convince dellaverità assoluto di un sacro punto di vista, ma in un semplice scienziato che socializza i suoi attrezzi di analisi ed è sempre al limite dell «errore», che poi è il sale della terra di ogni etica estetica. Lietta Tornabuoni, dopo la mortedi Oreste del Buono, aveva perso molta della sua entusiasmante grinta festivaliera e mitica energia (indimenticabililesue interviste sulla Croisette, spesso al fianco di Natalia Aspesi, inanellate una dopo l altra) e spesso era caduta. Si è spenta nel reparto della Seconda Clinica Neurologica del Policlinico Umberto I, dove era stata ricoverata da alcuni giorni. Poco prima di natale, dopo una proiezione stampa del film Tamara Drewe, era caduta improvvisamente. Le sue condizioni non avevano mai destato preoccupazionefino aun improvvisoaggravarsi ieri, quando è stata colpita da tre arresti cardiaci. Secondo i nipoti soffriva di cuore. Vero nome Giulietta, rampolla di un antica famiglia aristocratica, figliadi un militare e sorella di Lorenzo, noto pittore. Si era sposata giovanissima e trasferita a Roma. Poi Novella 2000, Espresso e Europeo (non più di Zatterin). Alla Stampa era arrivata nel 1970, dove ha continuato a lavorare fino a oggi, tranne un breve intervallo dal 1975 al 1978 al Corriere della sera. Tra i suoi libri: Sorelle d Italia, Album di famiglia della tv, Era Cinecittà. Le sue critiche sono raccolte nei volumetti Al cinema, dai primi anni90, quando aveva sostituito il suo illustre predecessore, Stefano Reggiani, ad oggi. Umorismo, rigore, esattezza le sue qualità stilistiche. Sobrio e esatto anche quando inanellava aggettivi uno dietro l altro senza mai una virgola, perché così, si coglie il senso profondo, il «punctum» di un film. e invenzioni futuribili (il giovanissimo Prince Rama, ancora dagli Usa, che contamina suoni eclettici con il rock psichedelico) per mettere in scena questo «no pop festival», come l ha definitodaniele Gasparinetti, ideatore/direttoreconandrealissoni di questa kermesse elettronico-sonora-visiva che, negli anni, ha raccolto sempre più pubblico, alla faccia di chi sostiene che è troppo specialistico o troppo poco mainstream.anzi, è il mix tra discipline artistiche, esecuzioni live, musica e immagini, nonché la sua posizione nel centro della città a renderlo tanto attraente per giovani e meno giovani. Sta qui anche la lungimiranza dell assessore alla cultura della Regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti che, in continuità alla già avviata progettualità triennale da parte del suo predecessore, Alberto Ronchi, ha voluto finanziare non solo Netmage ma tutta l attività di Xing. A cui da quest anno si aggiunge un percorso di sette festival incentrati su ricerca e spettacolarità nel contemporaneo. «Perché la crescita della cultura è crescita civile e sociale, segnando l identità di una comunità», ha sottolineato lo stesso Mezzetti, precisando che la tenaglia che oggi stringe il collo alla realtà culturale non è solo economica, ma forse più di tipo vendicativo e ostile a un processo che produce pensiero. Saranno casuali i concerti in programma per Netmage che sirifannoalla musicaconcreta, incuisidàvita aoggettiinanimati per farli suonare, come farà il gruppo Cao Guimarães/O Grivo dal Brasile giovedì 20? O la performance di Zapruderfilmmakersgroup Criptofonia, in cui si esibiscono sette suonatori di fruste? O sono piuttosto metafore politico-sociali brucianti, come promette esserlo il concerto-live-installazione di Massimiliano Nazzi, Life kills, sotto forma di composizione musicale espansa nello spazio: da una finestrella si può sempre osservare il «centro gestionale» che fa agire un esercito di elettrodomestici chiamati a far da attori e dove ogni impulso si fa azionechepoi andràa trasformarsinelsuocontrarioe nelcontrario di tutto. TV USA Lo show di Sarah Palin non avrà la seconda edizione L'ex candidata repubblicana alla vicepresidenza, Sarah Palin, con molte probabilità non tornerà con la seconda serie del suo reality show televisivo, peraltro dai forti ascolti. «Sarah Palin's Alaska» non tornerà sui teleschermi il prossimo anno. La ragione della sospensione sarebbe legata alle polemiche seguite alla sparatoria di Tucson, in Arizona. In molti hanno accusato l'esponente repubblicana di usare un linguaggio politico troppo violento, che è all'origine del clima di tensione e di odio che ha portato alla strage. La Palin per la prima volta da quando è stata messa sotto accusa ha risposto pubblicamente con una inviata al commentatore televisivo ultraconservatore Glenn Beck, che l'ha letta alla radio: «Odio la violenza, odio la guerra - ha detto Sarah Palin -. I nostri ragazzi non avranno pace se i politici sfrutteranno questo fatto, rappresentando qualcuno come uno capace di incitare al terrore e alla violenza». DIGITALE TERRESTRE Una Dahlia sfiorita, i soci deliberano nomina liquidatore Dolo Mistone N el Risiko truccato della televisione italiana, si spegne la casella Dahlia Tv. Lunedì il cda della società ha deciso la liquidazione della pay tv, bocciando l ipotesi di un onerosa ricapitalizzazione. Dahlia Tv è una piattaforma televisiva a pagamento per il digitale terrestre, la cui attività in Italia è cominciata a marzo del Fondata da Telecom,con mille dubbi e titubanze, prima che iniziasse a trasmettere era stata ceduta al gruppo scandinavo AirPlus Tv, di proprietà della famiglia Wallenberg (che detiene attualmente il 68,1% mentre Ti Media ha il 24,2% e FilmMaster il 7,6%). Dahlia Tv trasmette soprattutto sport (ma ci sono anche documentari e porno nel bouquet dell emittente) ed era stata vista inizialmente con simpatia come polo sportivo alternativo sul digitale terrestre, contando su circa 150 tra dipendenti e collaboratori. Il suo sloganpromozionale recita «La tv delle tue passioni» (i più maliziosiperò l avevano soprannominata «la tv dei figli di «, amministratore delegato FilippoChiusano, rampollodell avvocato juventinovittorio Chiusano e capo dei servizisportivimauriziobiscardi, erededi Aldo, insieme con Massimo Caputi). Dahlia Tv possiede, tra le altre cose, i diritti per trasmettere tutte le partite di calcio di otto squadre di serie A: Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese, e dell intera serie BWin. E i diritti della NFL, il campionato di football statunitense. Il gruppo Telecom, proprietario di Ti Media, temporeggiava sulla pay tv in attesa di mettere le mani sul multiplex di prossima assegnazione nella gara del Ministero dello sviluppo economico, che si dovrebbe tenere a breve, ma ha dovuto incassareun altro bruttocolpo, a fine dicembre. Il suo cliente Sportitalia ha deciso di abbandonare gli impianti Telecom e di passare a Screen Service di Brescia, una rete di distribuzione del segnale televisivo in grado di trasmettere sull intero territorio nazionale (e fornitore di trasmettitori Dvb-T al gruppo Mediaset). Proprio Screen Service, controllata dal gruppo Tivuitalia, rischia di rompere i delicati equilibri della gara per i nuovi multiplex, poiché è ormai un azienda a diffusione nazionale e chiede un pezzo della «torta digitale». Tornando a Dahlia Tv, «ci sono 150 posti di lavoro a rischio -sottolinea Giuseppe Berretta, parlamentarepd - mentre aigiornalisti e ai dipendenti della Filmmaster Television, fornitrice di tutti i servizi tecnici e redazionali di Dahlia Tv Sport, non è più stato rinnovato il contratto a tempo determinato, scaduto il 31 dicembre scorso, a causa dell inspiegabile perdita di tre squadre importantissime per il bouquet di Dahlia come Palermo, Bologna e Fiorentina». Una vicenda decisamente nebulosa, accaduta in agosto, con la Lega Calcio che cambia le carte in tavola nell asta per i diritti pay tv favorendo Mediaset -dopo l intervento di Adriano Galliani,vicepresidente del Milan e della Lega Calcio- e facendo perdere a Dahlia Tv tre squadre importanti pernumerodi tifosichegiustificavano l alto prezzo dei diritti televisivi. «Spiace ma è necessario constatare come questa crisi aziendale sia dovuta in gran parte alla posizione dominante di Mediaset Premium nel settore del digitale terrestre -aggiunge Berretta-. Il ministro Paolo Romani, se ha davvero a cuore il destino dei 150 lavoratori si occupi di scongiurare il fallimento dell azienda. E si preoccupi di garantire il naturale e corretto svolgimento del libero mercato nel settore del digitale terrestre». Ieri l assemblea dei lavoratori di Dahlia Tv (che ha rassicurato gli abbonati sul proseguimento delle trasmissioni) ha chiesto un incontro al ministro Romani, ancora impegnato nella definizione del Piano Nazionale d Assegnazione delle Frequenze.

14 pagina 14 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 Nicola Sellitti U TOTTI «Sono triste ma non mollo» E finito con una tregua armata l incontro tra Totti e Ranieri per provare a riportare un po di serenità nello spogliatoio della Roma dopo la sostituzione di domenica scorsa a Genova, quando l allenatore ha fatto entrare il capitano giallorosso a tempo scaduto scatenando un putiferio tra i tifosi che hanno gridato alla lesa maestà. I due si sono incontrati alla presenza del presidente Rosella Sensi prima dell allenamento e nonostante i tentativi di ricucire da parte della società si sono lasciati più freddi di prima. Inequivocabili le parole di Totti all uscita da Trigoria. «Un po' mi è dispiaciuto entrare a quattro minuti dalla fine, come se perdessimo tempo... Io comunque accetto tutto, sono totalmente a disposizione DOHA Storica sfida in Qatar per la Coppa d Asia, l Iran supera l Iraq 2-1 nderbyperla pace. L Iran rispetta i favori del pronostico e batte 2-1 l Iraq nella gara d esordio della Coppa d Asia in Qatar, confermandosi così favorita per la vittoria del torneo assieme al Giappone. Era l incontro di cartello dei gironi eliminatori della competizione asiatica. Con il calcio che, nonostante storture ed eccessi, spalleggia le diplomazie internazionali nel processo di concordia ordinum tra i due Paesi del Golfo Persico dopo la sanguinosa guerra per il controllo delle materie prime di confine che provocò oltreduemilionidimorti trail1980e il Sciiti di Saddam contro il sunnitismo degli ayatollah allora. Differenzereligiosee politiche inpartelevigate dai consistenti investimenti iraniani voluti da Ahamdinejad nel tessuto economico iracheno. In campo ieri c erano i campioni in carica di Baghdad, che riprendevano il filo dalla sorprendente vittoria della Coppa d Asia in finale sugli Emirati Arabi quattro anni fa. Quella sera, il 29luglio 2007, inpieno conflitto civile, nella capitale irachena fu violato il coprifuoco con colpi di fucile anche di notte. Estasi da successo, niente guerra né odio. Questa volta dall altra parte c era l Iran, quarta potenza calcistica dell Asia, vincitrice tre volte della competizione come Arabia Saudita e Giappone (nel 1968, 1972,1976), reduce dalla deludente esperienza del mondiale sudafricano. Con atleti come Masoud e Nekounam che giocano nella Liga spagnola, nell Osasuna. Messaggi distensivi erano giunti nella conferenza stampa prematch dai tecnici delle rispettive nazionali. Wolfgang Sidka, tecnico tedescho degli iracheni, aveva detto di «avere un grande rispetto per il popolo in Iraq così interessato al calcio, sono tutti uniti dietro di noi». Crede nel calcio che unisce i popoli anche l allenatore iraniano Afshin Ghotbi, messo sotto tiro dalla stampa di Teheran per le risposte in inglese e per il trasferimento nella Japan League in febbraio, alla guida dello Shimizu S-Pulse, primo tecnico iraniano in cerca di yen nel Sol Levante: «La partita tra Iraq e Iran è un opportunità per le due nazioni di unire i cuori ed essere amici e cugini». Sul campo è stata una bella battaglia di calci e di gol. Ha segnato per primo l Iraq col suo capitano, Younus Mahmood, lesto a toccare in rete un colpo di testa del compagno Emad Mohammed al 13. L Iran ha pareggiato allo scadere del primo tempoconun tiroincrociatodigholam Rezaei servito da Teymourian sul filo del fuorigioco. Nella ripresa gli iraniani hanno tremato in avvio su una sassata di Samal Saeed da trenta metri ma poi hanno fatto valere la superiorità del loro centrocampo, trovando il gol vittoria all 83 quando una punizione cros di Iman Mobali ha attraversato tutta l area di rigore irachena senza che nessuno intervenisse ed è finita nell angolino. Grande festa per gli iraniani anche se il tecnico Ghotbi ha tenuto a ridimensionare il significato politico del successo. «Sono solo tre punti e sinceramente non abbiamo neanche fatto vedere il nostro miglior football. All inizio eravamo troppo tesi e abbiamo commesso troppi errori». Nello stesso girone delle due storiche rivali, sono scesi in campo ieri anche la Corea del Nord, che tornava sulla scena calcistica internazionale dopo la gita con perdite in Sudafrica e le batoste oscurate dal loro capo, Kim Jong-il, che al ritorno in patria aveva sottoposto i giocatori al pubblico ludibrio per punizione. I nordcoreani hanno deluso, pareggiando a reti bianche contro gli Emirati Arabi Uniti. L incontro tra Iran e Iraq si è giocato ad Al Rayyan, trenta chilometri da Doha, piccola enclave invasa da trentamila iraniani. Primi stati generali del mondiale che gli asiatici ospiteranno tra poco più di undici anni. Il buon Sepp si è reso conto dopo aver consegnatoiltorneo alpiccolopaese mediorientale che la temperatura media nel deserto tra giugno e luglio flirta con i quaranta gradi. E che gli impianti ad assemblaggio modulare (per adeguare poi le strutture alle reali esigenze del calcio degli sceicchi) con aria condizionata in campo e sulle tribune realizzati con fonti rinnovabili, potrebbero non bastare a non far abbrustolire i motori degli atleti e dei tifosi. Ora quindi l ingegnoso numero uno Fifa vuole che siano disputati d inverno anziché in luglio. Trovando appoggio del ct inglese Fabio Capello, del commissario tecnico della Germania Low, del sempre potente Franz Beckenbauer e contando sugli inviti alla «riflessione globale» da parte del presidente Uefa Platini. Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 Italia1 La7 16:10 LA VITA IN DIRETTA Attualità Conduce Lamberto Sposini, Mara Venier 16:50 TG PARLAMENTO - TG1 - CHE TEMPO FA Notiziario 18:50 L EREDITÀ Gioco Conduce Carlo Conti. 20:00 TG1 Notiziario 20:30 SOLITI IGNOTI Gioco Conduce Fabrizio Frizzi. 21:10 I MIGLIORI DEI MIGLIORI ANNI Varietà Conduce Carlo Conti 23:20 PORTA A PORTA Attualità Conduce Bruno Vespa 00:55 TG1 NOTTE - TG1 FOCUS Notiziario 01:25 CHE TEMPO FA Previsioni del tempo 01:35 SOTTOVOCE Rubrica Conduce Gigi Marzullo. 02:05 RAI EDUCATIONAL ART NEWS Rubrica 02:35 I DUE FOSCARI Spettacolo teatrale 04:40 DA DA DA Documenti 18:20 TG2 Notiziario 19:35 SQUADRA SPECIALE COBRA 11 Telefi lm Con Erdogan Atalay, Tom Beck, Charlotte Schwab, Renè Steinke, Carina N. Wiese, Gottfried Vollmer, Dietmar Huhn, Johannes Brandrup, Rainer Strecker 20:55 COPPA ITALIA: TIM CUP INTER - GENOA Evento sportivo 23:00 TG2 Notiziario 23:15 35A RASSEGNA DELLA CANZONE D AUTORE - PREMIO TENCO 2010 Evento 00:05 RITRATTI MUSICALI Rubrica Conduce Cristina Ravot 00:35 TG PARLAMENTO Attualità 00:45 UNA VICINA QUASI PERFETTA FILM Con Barbara Niven, Perry King, Susan Blakely, Linda Darlow, Lila Bata-Walsh 19:00 TG3 Notiziario 19:30 TG REGIONE - METEO Notiziario 20:00 BLOB Varietà 20:10 SECONDE CHANCE Telefi lm Con Pascale Michaud, Caroline Veyt, Sebastien Courlvaud 20:35 UN POSTO AL SOLE Soap opera Con Patrizio Rispo 21:05 CHI L HA VISTO? Attualità Conduce Federica Sciarelli 23:15 PARLA CON ME Varietà Conduce Serena Dandini con Dario Vergassola, Ascanio Celestini, Andrea Rivera, Trio Medusa, Diego Bianchi, Federica Cifola, Paola Minaccioni, Max Paiella, Elio e Le Storie Tese 00:00 TG3 LINEA NOTTE Attualità 00:10 TG REGIONE - METEO 3 Notiziario 01:00 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica MEDIA&SPORT Il derby della pace CONTRAST ODI GIOCO TRA L IRANIANO EHSAN HAJI SAFI E L IRACHEN O QUSAY MUNEER NELLA SFIDA DI IERI A DOHA /FOTO REUTERS della società e del mister. Ho parlato con Conti, Montali, Pradè, poi con Ranieri. Abbiamo discusso di quello che è successo e di quello che succederà». Appunto. Sulle radio romaniste impazza l ipotesi che il capitano abbandoni la squadra per trasferirsi in America. «Pensiamo al presente poi si vedrà», è stata la risposta di Totti che ha confermato di sentirsi triste e solo negli ultimi tempi. «Io ho detto solo che sono triste quando entro dentro Trigoria, fuori sto benissimo. E lo ribadisco». Nessuna pace con Ranieri dunque, alleprese con uno spogliatoio sull orlo di una crisi di nervi nei suoi uomini più importanti. In serata Totti ha cercato di corregge un po il tiro sul suo blog ma la rottura è ormai acclarata: «Il capitano non ammaina mai la bandiera. La mia tristezza è dovuta al non riuscire a dare il massimo contributo per raggiungere i risultati che tutti noi desideriamo». Domenica a Cesena giocherà o siederà ancora in panchina? 17:15 TGCOM - VIE D ITALIA NOTIZIE SUL TRAFFICO Notiziario 18:55 TG4 - METEO Notiziario 19:35 TEMPESTA D AMORE Soap opera 20:30 WALKER TEXAS RANGER Telefi lm Con Chuck Norris, Clarence Gilyard 18:05 TG5 MINUTI Notiziario 18:50 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO Gioco Conduce Gerry Scotti 20:00 TG5 - METEO 5 Notiziario 20:30 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELL IMPROVVIDENZA Attualità Conduce Michelle 18:30 STUDIO APERTO - METEO Notiziario 19:00 STUDIO SPORT Notiziario sportivo 19:30 GLEE Telefi lm Con Dianna Agron, Chris Colfer, Jessalyn Gilsig, Jane Lynch 20:30 TRASFORMAT Gioco Conduce Enrico Papi Hunziker ed Ezio Greggio 21:10 QUEL TRENO 21:10 C.S.I. NY PER YUMA FILM Con 21:10 PAPERISSIMA Telefi lm Con Gary Sinise, Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen - ERRORI IN TV Varietà Conduce Gerry Scotti e Melina Kanakaredes, Carmine Giovinazzo, Hill Mol, Ben Foster, Dallas Michelle Hunziker Harper, Eddie Cahill, Anna Roberts, Alan Tudyk 23:45 IL TRENO PER IL DARJEELING FILM Con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Amara Karan, Camilla Rutherford, Irrfan Khan, Bill Murray 01:35 TG4 NIGHT NEWS Notiziario 02:00 VINTAGE PARADE 3 - MUSIC LINE 10 Musicale 23:00 KALISPÉRA! Varietà Conduce Alfonso Signorini 01:30 TG5 NOTTE - METEO 5 NOTTE Notiziario 02:00 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELL IMPROVVIDENZA Attualità Conduce Michelle Hunziker ed Ezio Greggio 03:10 UOMINI E DONNE Talk show Conduce Maria De Filippi Belknap, Robert Joy 23:00 FRINGE Telefi lm Con John Noble, Joshua Jackson, Kirk Acevedo, Blair Brown, Anna Torv, Lance Reddick, Jasika Nicole, Mark Valley, Michael Cerveris 00:50 SAVING GRACE Telefi lm Con Holly Hunter, Leon Rippy, Kenny Johnson, Bailey Chase, Bokeem Woodbine, Laura San FIGU Panini, mezzo secolo di mito dentro l album Matteo Patrono Q uindici gennaio 1961, una piccola azienda di Modena pubblica un album di figurine dedicato al campionato di calcio. In copertina c è Nils Liedholm che colpisce di testa anche se qualche mese prima ha appeso gli scarpini al chiodo e ha appena iniziato la carriera da allenatore (un giorno arriverà a scegliere i titolari da mandare in campo appendendo le figurine negli spogliatoi). Il pacchetto di 5 pezzi costa dieci lire e l Italia vive un boom di prospettive. E la nascita di un mito destinato a formare l' immaginario di milioni di bambini, tifosi e collezionisti. Quello delle figurine Panini, icone profanissime del XX secolo globalizzato, capaci di resistere 50 anni dopo all evoluzione tecnologica dell universo ludico unendo le generazioni del passato che le figu se le giocavano a lancio o schiaffetto a quelle moderne che continuano a scambiarsi doppioni anche nell era della playstation. Ieri la Panini ha presentato l Album 2010/11 che celebra il suo primomezzo secoloe cheneiprossimi giorni invaderà le edicole del Belpaese. Sullacopertina c è larovesciata di Carletto Parola, un logo senza età disegnato nel 1965 da un operaio dell azienda modenese e da allora simbolo incontrastato di questi amatissimi santini laici. E una collezione speciale: 128 pagine,738 figu, sezioni extra dedicate agli album del passato, frammenti di storia come la Fifimatic, mille curiosità e un concorso sui mezzobusti migliori di sempre. Cassano ha già la maglia del Milan e a pagina 111, tra le micro-figu della lega Pro, c è persino Zdenek Zeman allenatore del Foggia. L album è dedicato ai fratelli Panini (Giuseppe, Franco Cosimo, Umberto e Benito) che 50 anni fa s inventarono una fabbrica dei sogni e la trasformarono in un impero fatto in casa esportato in tutto il mondo. Il mito però non appartiene più alla famiglia e impazza sul web tra aste selvagge per l introvabile Pizzaballa e nostalgia canaglia per la filastrocca del celo-manca. Mezzo secolo dopo, continua a essere il principale mezzo di sostentamento del Sindacato calciatori. 18:00 MACGYVER Telefi lm Con Richard Dean Anderson, Dana Elcar 19:00 THE DISTRICT Telefi lm Con Jonathan LaPaglia, Craig T. Nelson, Roger Aaron Brown, Sean Patrick Thomas, Elizabeth Marvel 20:00 TG LA7 Notiziario 20:30 OTTO E MEZZO Attualità Conduce Lilli Gruber 21:10 AMADEUS FILM Con Tom Hulce, F. Murray Abraham, Elizabeth Berridge, Simon Callow, Christine Ebersole, Jeffrey Jones, Charles Kay, Roy Dotrice, Kenny Barker, Lisabeth Bartlett 00:50 TG LA7 Notiziario 01:05 NYPD BLUE Telefi lm Con Dennis Franz, Gordon Clapp, Bill Brochtrup, James McDaniel, Kim Delaney, Nicholas Turturro, Henry Simmons Rainews 19:03 IL PUNTO SETTIMANALE Attualità 19:27 AGRIMETEO Notiziario 19:30 TG3 Notiziario 20:00 IPPOCRATE Rubrica 20:30 TEMPI SUPPLEMENTARI Rubrica 20:57 METEO Previsioni del tempo 21:00 NEWS LUNGHE DA 24 Notiziario 21:27 METEO Previsioni del tempo 21:30 MERIDIANA - SCIENZA 1 Rubrica 21:57 METEO Previsioni del tempo 22:00 INCHIESTA 3 Attualità 22:30 NEWS LUNGHE DA 24 Notiziario 22:57 METEO Previsioni del tempo 23:00 CONSUMI E CONSUMI Rubrica 23:27 METEO Previsioni del tempo MAGICO CLASSICO BELLO COSÌ COSÌ SOPORIFERO RIVOLTANTE LETALE INSOSTENIBILE CULT la radio RADIO3 Haiti, un anno dopo. Il 12 gennaio 2010 un violento terremoto ha devastato Haiti. Circa 220mila vittime. La popolazione ha dovuto tollerare nel corso dell'anno appena trascorso altre prove durissime: l'uragano Tomas, il clima di violenza successivo alle controverse elezioni del 28 novembre e un'epidemia di colera che ha già provocato oltre vittime. In quali condizioni vivono ad Haiti? Oggi dalle alle a «Radio3Mondo», Anna Maria Giordano ne parla con Enzo Maranghino, responsabile Cesvi da Haiti, e con Stefano Ellero dell'agenzia per le emergenze Agire. RADIO2 Tornano le puntate in diretta da Montecitorio per «28 Minuti», il programma di approfondimento quotidiano in onda alle 13. Barbara Palombelli porta i microfoni della rete nel Transatlantico, all'interno della Camera dei Deputati, e dà voce ai protagonisti della vita politica italiana per raccontare agli ascoltatori questi giorni in cui l'attività parlamentare riparte. RADIO3 Si intitola «Tre colori» la trasmissione in onda dal lunedì al venerdì dalle 14 alle storie per 150 anni di storia nazionale, ogni giorno una storia sull Italia e l italianità per tracciare una mappa sonora ricchissima. Un secolo e mezzo di storia raccontato in tutte le fasi. Scrittori, storici, giornalisti, architetti, musicisti, scienziati, gastronomi e storici dell arte racconteranno i luoghi, i simboli, i miti, i personaggi, gli eventi, le opere d arte, gli oggetti, le canzoni e i cibi che hanno fatto l Italia. RADIOPOP Ogni mercoledì alle va in onda «Paris Rockin» Paris Rockin», una trasmissione dedicata alla musica prodotta in Francia. Paris Rockin' rappresenta l'ambiente, l'atmosfera e la diversità della città di Parigi, luogo di creatività e di incontri musicali tra i più importanti in Europa. Un viaggio nel cuore pulsante di Parigi, con lo sguardo sempre attentivo a tutte le nuove influenze, elettroniche o tradizionale. film M, IL MOSTRO DI DÜSSELDORF di Fritz Lang (99 ) ORE LA7 Un maniaco omicida si macchia di orribile efferratezze 8ucidendo inermi bambini. L allarme generale è enorme e la polizia frenetica si muove in città «disturbando» l attività di ladri e criminali. Che decidono di fare giustizia a modo loro... È uno dei capolavori di Lang con il grande debutto cinematografico di Peter Lorre. IL TRENO PER DARJEELING di Wes Anderson, Usa 2007 (91 ) ORE RETE4 Un padre miliardario muore, il funerale è senza la moglie, 7ora suora cattolica, svanita da qualche parte nell'himalaia. I tre fratelli in trauma, quasi identici nei vestiti, come i Tenenbaum, lasciano ogni cosa: la Porsche del padre (in panne), la moglie, un'altra moglie, quasi partoriente, e la moto contro un muro... Via verso l'avventura, per sopravvivere. Geniale. FUCKING AMAL. IL CORAGGIO DI MARE di Lukas Moodysson, Danimaca 1999 (89 ) ORE RAIMOVIE Amal del titolo è una triste, anzi tristissima cittadina sve- dove vivono le sorelle 7dese adolescenti, Jessica e Ellin. Sono spesso sole, la madre è infermiera di notte, con Elin a tenere a band la corte dei maschietti. Ma durante una feste, conosce Agnes, e le due giovani si innamorano... IL LAUREATO di Mike Nichols, Usa 1967 (108 ) ORE 21 - STUDIO UNIVERSAL Benjamin è il figlio di una ricca famiglia, laureatosi viene invita- a festa dove viene raggiunto 8to dalla signora Robinson, amica di famiglia, che gli chiede di accompagnarlo a casa. Qui cerca di sedurlo, ma l arrivo del marito smorza ogni tentativo. Ma i due diventano amanti, finché...con Dustin Hoffman, Anne Bancroft e Katharine Ross. Cult - con degna colonna sonora firmata da Simon & Garfunkel. programmi PREMIO TENCO 2010 MUSICALE ORE RAIDUE Spazio per la musica sempre molto ristretto sulle reti pubbliche, benedetta quindi la prima di tre serate che raccontano l edizione passata del Tenco che si è svolta lo scorso ottobre. Sul palco del teatro Ariston salgono in questa puntata Renzo Arbore e poi Carmen Consoli, Morgan e Samuele Bersani. La prossima settimana spazio a Nada e Avion Travel. CRASH VARIETÀ ORE 1 - RAITRE Il velo islamico e la libertà della persona, non solo della donna: questo il fulcro dell appuntamento «notturno» con Crash storia. La trasmissione torna su un dibattito molto acceso, circa l'uso del velo, che nel mondo viene indossato da circa 60 milioni di donne. Conduce in studio Valeria Coiante. La conduttrice guida così il pubblico in un viaggio in diversi paesi. INTER GENOA CALCIO ORE RAIDUE Torna la Coppa Italia con le partite degli ottavi di finale. Inizia (17.25) con la sfida fra Palermo e Chievo, i padroni di casa allenati da Delio Rossi si giocano l accesso ai quarti. Attenzione al centrocampista dei rosanero Javier Pastore. In serata (20.55) a San Siro scende in campo la «nuova» Inter di Leonardo contro il Genoa, protagoniste fin qui entrambe di un campionato sotto tono.

15 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 15 altra italia TERRITORI IL LIBRO Burro cosmetico e carne verde A tavola con i boss Un documentario sul disastro nel fiume Lambro e l inquinamento del Po. Tra gli affari dell Expo, il protagonismo di Bertolaso e la speculazione edilizia. In tour da oggi, a partire da Bologna Adriana Pollice U na troupe da Ferrara risale il Po, il giorno prima hanno sentito degli 8mila metri cubi di idrocarburi finti nel fiume Lambro dalle cisterne della Lombarda Petroli di Villasanta. Sono i videoattivisti della napoletana insu^tv e i bolognesi Teleimmagini che oggi al centro sociale Xm24 di Bologna (ore 20.30) presentano Un po di petrolio, trenta minuti per ripercorrere una storia che i media nazionali hanno digerito molto in fretta, facendola rapidamente scomparire dalla narrazione. «La notte del 23 febbraio 2010 spiega Isabella Urru, che ha curato il montaggio avviene quello che gli inquirenti definiscono un sabotaggio, il 24 partono i lanci di agenzia. Decidiamo di risalire il percorso della marea nera intervistando passanti, abitanti, lavoratori, fino a Monza. Sapevamo che non ci avrebbero mai permesso di entrare nello stabilimento. Un lavoro di documentazione prezioso perché dopo appena 27 FEBBRAIO 2010, I MILITARI CERCANO DI ARGINARE LA MAREA NERA ARRIVATA ALLA FOCE DEL PO, PROVENIENTE DALLA RAFFINERIA DI VILLASANTA/FOTO EMBLEMA Un Po DI PETROLIO due giorni sono cominciate le rassicurazioni, funzionali alla progressiva scomparsa della notizia». La macchina del governo si mette in moto, tutti dietro la Protezione civile di Guido Bertolaso, 20 milioni di euro per una prima bonifica del fiume Lambro arrivano dalla regione Lombardia, in attesa di un budget ben più alto, si parla di almeno 100 milioni: «Hanno atteso due giorni prima di bloccare il flusso di petrolio, facendolo così arrivare fino alla foce del Po. Ma se cercavi di intervistare le figure apicali addette al disastro arrivavano esclusivamente rassicurazioni. Solo il presidente della Lipu di Ferrara, Lorenzo Borghi, ha avuto il coraggio di dichiarare che il Lambro è poco più di un canale, si doveva fermare lì la marea e invece, in questo modo, si è provocata la morte di migliaia di uccelli e pesci. Stresso coraggio per le persone comuni, come Luigi Callegari, ex operaio Lombarda Petroli. Per i componenti del tavolo tecnico, invece, siamo riusciti solo a fare due registrazioni fuori onda, dove appare uno scorcio di realtà sulla macchina dei soccorsi». Cose come: se il governo manda una schiera di generali con il petto pieno di stellette è difficile far capire loro che bisogna agire in un certo modo, mica stanno a sentire, con il petto pieno di stellette Il perché del disastro è nei piani di riqualificazione dell area per l Expo di Milano del I fratelli Tagliabue, proprietari della Lombarda Petroli, hanno presentato il progetto Ecocity con i potenti costruttori Addamiano, i primi hanno i suoli, i secondi i piani di recupero per 309mila metri quadrati, una partita da mezzo miliardo di euro ferma da troppo tempo. Per gli Addamiano arrivano grosse difficoltà economiche, fino all anticamera del fallimento. Ma le difficoltà si superano in terra di Brianza, dove la ndrangheta ha tessuto una fitta rete di relazioni con imprenditori e amministrazioni locali: solo con l operazione Infinito arrestate 300 persone in tutta Italia, 50 in Brianza appunto. A cosa servono i sabotaggi lo racconta Antonio Onorati, presidente della ong Crocevia che si occupa di biodiversità: con l inquinamento doloso si deprezzano i terreni agricoli, da riconvertire poi ad altro uso. «La speculazione edilizia fa soldi tre volte: con i costi bassi, i palazzi e le bonifiche» spiega Nicola Angrisano, che ha già firmato la regia di Una montagna di balle, contronarrazione dell emergenza rifiuti campana, voce narrante Ascanio Celestini, vista da un milione di persone. «Portando in giro per l Italia il documentario abbiamo incontrato le comunità che lavorano su ambiente e beni comuni: In Sicilia lottano contro le trivellazioni, a Torino e Parma contro il termovalorizzatore, fino a imbatterci nell inquinamento del Po, una vicenda giudiziaria che, nel silenzio generale, rischia l archiviazione». Soggetto e sceneggiatura di Raffaele Aspide e Isabella Urru, musica originale Viktor Bosnjak e Roberto Salvati, fotografia Alfonso Santolero, inviato a diversi festival come Cinemambiente, Festival della Biodiversità e Val di Susa film fest, così come a Current Tv e la televisione pubblica Svizzera, Un po di petrolio punta a rimettere nel circuito informativo una notizia rimossa, come per altri lavori come Via Padova è meglio di Milano, l altra faccia della Lombardia lontana dalla Lega o da Letizia Moratti, o Genuino clandestino, sul circuito delle braccia in agricoltura dalla Campania all Emilia Romagna. Dopo la presentazione di oggi a Bologna, il tour prevede altra tappe a Milano, Roma, Napoli ma è in preparazione anche la versione in inglese da inviare al Green Fest di Seul. IL LIBRO «Strozzateci tutti», 23 autori raccontano le banconote con Impastato e la musica delle ndrine La mafia e la sua mitologia. Un antologia sul Paese reale A.Po. C omincia con la mappa delle mafie, dal nord fino al centro, e prosegue con la ndrangheta in Lombardia, per arrivare alla camorra e alla mafia. Si tratta di un antologia di ventitré autori per raccontare l economia reale del sistema paese a partire dal controllo dei suoi diversi territori, il paese dove il presidente del Consiglio, tra unagaffe e unrinvio agiudizio, ha trovato il tempo di dichiarare: «Se trovo quelli che scrivono libri di mafia e vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura, giuro che li strozzo». Così il libro si chiama Strozzateci tutti acuradi Marcello Ravveduto (Aliberti editore, 637 VIDEOATTIVISTI SULLE TRACCE DI UN DISASTRO AMBIENTALE pagine, 20euro) e del fenomeno cerca di offrire le sue diverse facce: lo sfarzo dei palazzi dei boss confiscati dalla magistratura, la storia e l immaginario, una mitologia così forse da permeare cinema, televisione e musica pop. Le banconote di Riace con il volto di Peppino Impastato, buoni da spendere nei negozi che il comune distribuisce ai migranti, la G2, la generazione dei figli degli immigrati nati in Italia, fino ai territori dove i clan hanno ridisegnato persino la geografia, come a Castelvolturno. Le canzoni dalle ndrine, con il loro star system e la loro economia, proprio come i neomelodici partenopei. Un antologia che è un territorio mobile, perché prosegue la sua vita sul blog dove gli autori (Giovanni Abbagnato, Massimiliano Amato, Vincenzo Ammaliato, Anna Bisogno, Alessandro Chetta, CorradoDe Rosa, BrunoDe Stefano, Emiliano Di Marco, Raffaella Ferrè, Serena Giunta, Andrea Meccia, Antonella Migliaccio, Giorgio Mottola, Iolanda Napolitano, Pietro Nardiello, Sergio Nazzaro, Claudio Pappaianni, Carmen Pellegrino, Francesco Piccinini, Marcello Ravveduto, Gianni Solino, Nello Trocchia, Francesca Viscone) continuano la narrazione tra iniziative contro l usura e un dossier sull omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, approfondimenti su mafia e politica accanto a testimonianze dirette. Un antologia che è un progetto: portare a Napoli la redazione di AgoraVox, portale internazionale di informazione con la sede centrale a Parigi. Portarla a Scampia cioè «un luogo dove c è un enorme bisogno di cittadinanza, di cittadinanza attiva. Non abbiamo mai pensato a Roma o Milano, città principali del giornalismo italiano, ma Scampia è sempre stata la nostra meta naturale». L obiettivo è diventare un polo per la comunicazione in Italia (per questo gli autori hanno devoluto i compensi al progetto), valutando la possibilità di svilupparsi verso una web radio e tv, un luogo per conferenze e seminari internazionali sfruttando il network di docenti e ricercatori legati allo staff di AgoraVox. A.Po. I deare una marca di caffè da vendere ai bar dell hinterland partenopeo, che ne acquistano regolarmente forniture per 20mila euro al solo scopo di buttarle perché imbevibile. Burro realizzato con oli per cosmesi, grassi animali, idrocarburi di sintesi, scarti di macellazione, interiora e sego bovino, 22mila tonnellate di una mistura spalmabile in grado di distruggere il fegato fino alla morte, commercializzato per l 80% in Europa. Pane cotto in forni dove tutti i giorni si bruciano casse da morto, infissi, legni trattati con antiparassitari e vernici tossiche. I Clan Vollaro, Zagaria e le famiglie dell area nord di Napoli (Moccia, Di Lauro, Russo, Mallardo, Ascione) gli ideatori rispettivamente delle tre truffe, tre piccoli esempi del grande business dell agroalimentare in mano alla camorra campana. Un giro d affari di milioni di euro l anno raccontatodal giornalista PeppeRuggiero nel suo libro-inchiesta L ultima Cena. A tavola con i boss (Edizioni Ambiente, 184 pagine, 14 euro). È l intera filiera a esse gestita dalla criminalità organizzata: produzione, commercializzazione all ingrosso e dettaglio, trasporti, fino a stabilire quali marchesono presentinelle case dei campani. A cominciare dal pesce, vanto della cucina locale. Ristoranti di lusso e singoli acquirenti nelle occasioni importati trovano sui banchi i datteri di mare, raccolti dalla camorra letteralmente distruggendo le rocce marine dalla Costiera Amalfitana a Salerno, passando da Capri. Frutti di mare da 40 euro al chilo proibiti per legge, ma pericoloso è acquistare qualsiasi altro pescato come le vongole tossiche che arrivano direttamente dalle acque fangose del petrolchimico di Marghera, oppure lespigole ravvivate nell acqua di mare inquinata antistante il golfo partenopeo. I clan, infatti, impongono ai mercati napoletani, a cominciare da quello più famoso di PortaNolana fino a Mergellina, persino l acquisto dell acqua pompata al Molosiglio o a Vigliena, a pochi metri dalla bocca del collettore fognario, 5 euro a tanica. Nonvamegliocon lacarne. Macelli e allevamenti clandestini gestiti dai clan dell hinterland, come i Fabbrocino e i Cava, nel casertano dai Casalesi, mettono in commercio carne di animali debilitati da malattie come la Tbc, Bse o afta epizootica, oppure gonfiati a furia di anabolizzanti e ormoni. Un circuito così malato che Ruggero per raccontarlo utilizza direttamente le intercettazioni delle inchieste: «La carne è tutta verde dentro» si lamenta un macellaio che sa di non poter vendere il carico ai clienti. «Un po si può sempre recuperare macinata»ribatte Francesco Lauri, accusato dai carabinieri di gestire il traffico di bovini tra la Campania e il Piemonte. Anche gli ippodromi clandestini con le corse di cavalli, bombardati da cocktail alla cocaina e anabolizzanti, finiscono per fornire carne ai macelli clandestini. Persino la mozzarella di bufala in terra dei casalesi ha perso qualsiasi genuinità, come la frutta e gli ortaggi piantati su terreni imbottiti di rifiuti illegali, spesso tossici, importati dai clan casertani direttamente dall Acna di Cengio o Porto Marghera, fanghi tossici e ceneri dalla centrale Enel di Brindisi, coloranti da Savona, residui delle concerie dalla Toscana. Naturalmente il sodalizio che ha dimostrato la maggiore capacità organizzativa e imprenditoriale è quello dei casalesi, talmente bravi da aver impostoil loropotere anche fuori regionearrivandoa egemonizzarei trasporti e, in parte, i mercatiall ingrossofino alla Siciliae poi suin Lombardia passando per Fondi. Un clan capace di esprimere quello che Ruggerodefinisceil ministrodell Agricoltura in pectore, Costantino Pagano, titolare della società di autotrasporti La Paganese: «A Catania, da qua fino a Roma, fino a Milano, da qua fino ad Avezzano... comandiamo noi ci sono camorristi da tutte le parti».

16 pagina 16 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 NO DAL MOLIN-LETTERA AI CITTADINI «C è un nesso tra lavori del cantiere della base, devastazione delle falde nel territorio e alluvione» Primo novembre 2010, 16 novembre 2010, 23 dicembre 2010: sono le date della paura e dell incredulità, i giorni nei quali, dopo alcune ore di pioggia, l acqua ha invaso o sfiorato migliaia di case, rompendo gli argini e allagando cantine, strade, campi, luoghi di vita e di lavoro. Sono le parole che aprono la lettera ai cittadini dei promotori della fiaccolata di domenica, Presidio Permanente No dal Molin, Lista Per Vicenza, comitato alluvione Vicenza Caldogno. Perchè c è un nesso tra devastazione del territorio e alluvione, evidentemente. Come sostiene il popolo dei No Dal Molin. Verità, trasparenza e giustiza sono gli slogan della fiaccolata che partirà da Piazza Castello alle per percorrere le vie del centro della città. «Ancora una volta, - dicono gli organizzatori - Vicenza non sembra essere la città della trasparenza; si era iniziato col poco credibile processo alle nutrie, che avrebbero distrutto gli argini provocando il disastro, per passare ad argomentazioni via via più fumose che ancora non hanno spiegato le ragioni dell alluvione e dei successivi bis più volte sfiorati. E così Vicenza è passata dal fango reale alla palude delle idee, scontrandosi con una babele di dichiarazioni che non spiegano nulla e, il più delle volte, nascondono il dato reale di quanto sta avvenendo al nostro territorio». La stessa palude nel quale sembra essere sprofondato il Parco della Pace, dichiarato come cosa fatta ai primi di luglio, ma a oggi ancora circondato da un recinto che lo sospende nel nulla, lasciando aperta ogni possibilità per il futuro; tanto che il Cipe, lo scorso ottobre, non ha modificato la destinazione dei finanziamenti programmati per la rototraslazione della pista, che pure dovrebbe essere già entrata nei libri di storia per far posto ad alberi e spazi di socialità. Domenica 16 fiaccolata del movimento contro l allargamento della base Usa Dal Molin di Vicenza, nato quattro anni fa. «Gran parte del territorio - dice Olol Jackson al manifesto - è stata riconquistata dai cittadini e restituita alla città. Il Parco della Pace rappresenta tutto questo» Ricomincio Orsola Casagrande «I storie l ricordo più nitido che ho di quel 16 gennaio 2007 è il viso della suora che mi stava accanto mentre occupavamo i binari della stazione di Vicenza». Olol Jackson, uno dei volti più conosciuti del movimento No Dal Molin, ripercorre questi quattro anni di lotta contro il progetto degli Stati uniti (avallato e sostenuto, anche economicamente, dai governi italiani di destra e di sinistra) di costruire una nuova base militare nella città veneta. «Sono passati quattro anni - dice - e il volto di quella suora mi è rimasto impresso perché in qualche modo rappresenta la sintesi di un sentimento comune che ha visto tutti i settori della società vicentina uniti nel dire no alla base statunitense. Quel 16 gennaio di quattro anni fa - insiste - c erano tutti sui binari. C era la suora, c erano gli studenti, c erano avvocati, impiegati di banca, casalinghe, operai, giovani e vecchi». Una lotta di popolo, di una città che si era sentita violata. «Sì - dice Olol - la città si è sentita offesa. E si è ribellata. La lotta contro il Dal Molin è la rivendicazione di una comunità sul proprio territorio. L offesa è stata grande anche perché l annuncio del sì del governo Prodi L'ULTIMA DAL PARCO agliusa è arrivatodall estero - aggiunge Olol - e ha dimostrato la pavidità di un governo, perdipiù dicentrosinistra, chenon hanemmeno avuto il coraggio di venire a dialogare con i cittadini di Vicenza». Quattro anni. Quanta acqua è passata sotto i ponti. E pure sopra, visti i disastri dell alluvione di qualche settimana fa. Catastrofe naturale, ma solo in parte, come sottolineano esperti che stanno monitorando l impatto del cantiere al Dal Molin sul sistema idrogeologico dell area. «Bugie - dice Olol - continuano a raccontarci che la falda acquifera non risentirà dei lavori del cantiere. Ma sappiamo che già gli equilibri del territorio sono stati toccati. Ce lo dicono gli esperti, non pericolosi sovversivi. E se vogliamo dirla tutta - insiste - forse si spiega meglio, dopo gli esiti dell alluvione, la lettera del commissarioper ildal Molin Costaall allora ministro degli interni Parisi. Costa diceva che non era importante fare la Valutazione di Impatto Ambientale». Domenica, quattro anni dopo l editto di Prodi, Vicenza scenderà in piazza nuovamente. Una fiaccolata che non sarà «una ricorrenza funebre - come dicono al Presidio Permanente - quelle vanno bene per chi non ha più niente da dire». Al contrario la fiaccolata vuole essere un ritrovarsi dei vicentini pacifico e ricco di contenuti, pieno di quella stessa dignità e orgoglio che «avevamo inaspettatamente incrociato quattro anni fa, capace di far sentire ancora forte la propria voce, tutt altro che sconfitta». In troppi infatti hanno liquidato e chiuso il «capitolo Dal Molin» sostenendo che i «ribelli» avevano avuto il loro «contentino» (leggi il Parco della Pace) e quindi avevano finito di protestare. «Troppo facile, - dice Olol - noi siamo realisti. Vediamo tutti il cantiere che avanza. Ma bisogna anche essere onesti intellettualmente. E allora Vicenza non ha perso. Torniamo indietro nel BASE DAL MOLIN DI VICENZA /FOTO LIVIO SENIGALLIESI tempo, a quattro anni fa - dice ancora Olol - e pensiamo ai progetti che gli Usa avevano sventolato. La base si sarebbe dovuta estendere su tutta l area del Dal Molin. Guardiamo al progetto oggi». Una fetta molto più piccola di quell area è sotto bandiera statunitense. «Una grande parte di territorio - dice Olol - è stata riconquistata dai cittadini e restituita alla città. Il Parco della Pace è questo. Teniamo presente chi avevamo di fronte. Gli americani, il governo italiano, le amministrazioni. Per questo il Parco della Pace è una vittoria. La sfida naturalmente - aggiunge Olol - è farlo vivere, mantenere quello spazio di libertà conquistato e renderlo luogo di fermento e attività». La fiaccolata di domenica avrà tre parole d ordine: verità, trasparenza e giustizia. «Sono le tre coordinate - dice ancora Olol - che rappresentano la nuova fase del movimento No Dal Molin. Quello che avevamo intuito, e cioè che il progetto avrebbe impattato negativamente sulla falda acquifera, oggi è una realtà. Verità dunque, perché la città ha diritto di sapere. Abbiamo mandato a casa un amministrazione comunale che aveva messo sotto le scarpe la trasparenza. Che invece è il perno nel rapporto tra cittadini e amministratori». Lo dovrebbe aver imparato il centro sinistra (cancellato dal parlamento e da tante amministrazioni). Eppure non ci sono segnali in questosenso. «Il problema - dice Olol - rimane proprio questo: come si riconnettono fili che sono ancora oggettivamente spezzati? Noi siamo sempre stati disposti al dialogo, anzi lo chiedevamo. Chi ha rifiutato il confronto con i cittadini sono stati altri». Vicenza oggi, quattro anni dopo, è certamente cambiata, segnata da questa lotta. «Era una città che non si conosceva - dice Olol - che si sfiorava ma non comunicava. Il No Dal Molin, il presidio sono diventati occasionedicostruzionedinuovirapporti, di una presadi consapevolezzadel territorio, non in senso locale e nimby. Al contrario pensare locale peragire globale. Perché il problema basemilitarepartedal localemaè unproblema globale come è evidente». Vicenza che è stata instancabile nella campagna delle firme per l acqua. Una nuova attenzione ai beni comuni, un senso di appartenenza insenso solidale e anti Lega. Domenica dunque il movimento No Dal Molin celebrerà una sorta di nuovo inizio. Ripartendo dal Parco della Pace.

17 il manifesto pagina 15 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 Roma dintorni ROMA & DINTORNI PUBBLICITÀ: POSTER PUBBLICITÀ SRL - TEL FAX Via Bargoni Roma - TEL TARIFFE DELLE INSERZIONI: edizione locale: EURO 184 A MODULO - cinema edizione locale: EURO 105 A MODULO SI PREGA DI FAR PERVENIRE LE SEGNALAZIONI ENTRO LE ORE 12 DEL GIORNO PRECEDENTE L EVENTO & in AGENDA FANDANGO INCONTRO In occasione dell uscita - venerdì 14 - de La versione di Barney, incontro con Matteo Codignola, Paolo D Agostini e letture di Luca Zingaretti di alcune pagine del libro a cui il film è ispirato. Via dei Prefetti, 22, ore 19 FELTRINELLI Viene presentato Dieci in paura, in cui dieci scrittori utlizzano lo strumento della narrazione per provare a smontare il binomio paura-sicurezza. Intervengono: Cristian Ceresoli, Silvia Gallerano e Fabrizio Ottaviani. Via V.E. Orlando, 78, ore 18 ISTITUTO LATINO AMERICANO Questa sera presentazione del secondo volume della collana Narramerica -Haiti. Dodici racconti e un paese che si tiene oggi presso la Indiateca del Teatro India. Lungotevere Gassman, ore 19 SALA DANTE Presentazione di Poesie d amore di Alfonso Gatto. Incontro dell artista con Laura Cherubini, Erri De Luca, Maria Antonella Fusco. Via Poli, 54, ore 17 STAZIONE PIETRALATA Sit-in di protesta contro il piano di riutilizzo degli immobili militari della giunta Alemanno. Stazione Pietralata, via di Pietralata, ore 11 in MUSICA ALEXANDER PLATZ Ancora oggi Marco Tamburini in Three lower colours. Via Ostia, 9, ore 22 ingresso con tessera mensile 15 euro, tessera annuale ore 30 BIG MAMA Too funk project, live set per la presentazione del cd. Vicolo San Francesco a Ripa, 18, ore (ingresso con tessera annuale 14 euro) CASA DEL JAZZ Da Napoli due dei più importanti gruppi della scena europea dark folk, le Corde Oblique e Ashram. Via di Porta Ardeatina, 55, ore 21 (ingresso libero fino a esaurimento posti) RISING LOVE L industrial blues dei Cyborgs torna a Roma sul palco del club. Via delle Conce, 14, ore (ingresso 5 euro) WILLIAM S CLUB Hot tune (jazz progressive) in concerto. Via Flaminia Vecchia, 575, ore (ingresso 10 euro) in SCENA INSTALLAZIONI Gunter Demnig e le sue «Memorie d inciampo» Ventiquattro sanpietrini per ricordare i deportati A. Di Ge. U no dopo l altro tornano i nomi - Lionello Alatri, Margherita Bondì, Vittorio Manasse - proprio davanti le case dove hanno vissuto, amato, sofferto loro, quei componenti di famiglie ebree deportati nei campi di sterminio. A farli riapparire e a testimoniare la loro storia semplicemente attraversounsanpietrinoè l artista tedesco Gunter Demnig che per il secondo anno consecutivo ha scelto di porre le sue 54 Memorie d inciampo (Stolpersteine) sul marciapiede davanti le abitazioni che uomini, donne e bambini furono costretti ad abbandonare sotto la minaccia dei tedeschi. Così, in questa seconda edizione a cura di Adachiara Zevi, Demnig per due giorni (ieri e oggi) si applica a cementare nell asfalto quelle pietre dalla superficie di ottone lucente: è il suo modo di fare spazio, di creare dei «pieni» costellati di nomi (che evocano esistenze interrotte) nella caotica mappa urbana della capitale odierna Sono molti anni che Demnig si dedica alle sue «memorie d inciampo». A suggerire questa installazione fu una specie di «equivoco». AMBRA JOVINELLI Non ce ne importa niente con Le Sorelle Marinetti, regia di Max Croci. Fino al 14 gennaio. P.zza G. Pepe, 43, ore 21 ARGENTINA L avaro traduzione e libero adattamento in due parti di Luigi De Filippo dalla commedia di Molière, regia di Luigi De Filippo. Con Luigi De Filippo e Michele Sibilio. Fino al 16 gennaio. L.go Argentina, ore 21, domenica ore 17 BELLI La verità vi prego sull amore regia e drammaturgia di Paolo Andreoni e Silvia Mendola. Con Greta Zamparini e Alioscia Viccaro. Fino al 16 gennaio. P.zza Sant Apollonia, 11a, ore 21, domenica ore BIBLIOTECA QUARTICCIOLO Sandokan o la fine dell avventura da Le Tigri di Mompracem di Emilio Salgari. Scrittura scenica di Giovanni Guerrieri. Fino al 12 gennaio. Via Ostuni, 8, ore 21, domani ore 17 COLOSSEO NUOVO TEATRO Questo sogno di Luca De Bei, regia di Patrizio Cigliano. Fno al 30 gennaio. Via Capo d Africa, 29/a, ore 21, domenica ore DE SERVI Pane e befane scritto e diretto da Marco Falaguasta. Con Marco Falaguasta e Marco Fiorini. Fino al 23 gennaio. Via del Mortaro, 22, ore 21, sabato ore e 21, domenica ore DELLA COMETA Banda (dis)armata di Adriano Benniccelli, regia di Roberto Marafante. Con: Michele La Ginestra e Ettore Bassi. Fino al 16 gennaio. Via del Teatro Marcello, 4, ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore DELL OROLOGIO Sala Grande L importanza di far la Franca di Franca Valeri, con Paila Pavese. Fino al 16 gennaio; Sala Orfeo Infedele di Roberto Bracco, regia Asteria Casadio. FIno al 16 gennaio. Via dei Filippini, 17a, ore 21 e domenica ore (Sala Grande), ore 21, il e 21, il 16 ore (Sala Orfeo) DUE Sguardi S-Velati di Massimo Vincenzi regia di Carlo Emilio Lerici. Fino al 13 gennaio. Vicolo due Macelli, 37, ore 21 ELISEO Il mare due tempi di Paolo Poli da Anna Maria Ortese. FIno al 6 febbraio. Via Nazionale, 183, ore 20.45, mercoledì e domenica ore 17, sabato ore e GOLDEN Amnesie di un viaggiatore senza biglietto di e con Augusto Fornari, regia di Massimiliano Giovanetti. FIno al 30 gennaio. Via Taranto, 36, ore 21, mercoledì e domenica ore 17 PICCOLO ELISEO Avevo un bel pallone rosso di Angela Demattè, regia di Carmelo Rifici. Con Andrea Castelli e Angela Demattè. Fino al 16 gennaio. Via Nazionale, 183, ore (martedì, giovedì, venerdì), ore e (sabato) ore 17 (repliche il mercoledì e domenica) QUIRINO L appartamento di Billy Wilder e I.A. L. Diamond, adattamento Edoardo Erba e Massimo Dapporto, regia Patrick Rossi Gastaldi. Con Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli. Fino al 30 gennaio. Via delle Vergini, 7, ore 20.45, il 13,19 e 26 e 29 ore 16.45, tutte le domeniche ore SALA UMBERTO Ladro di razza di Gianni Clementi, regia di Stefano Reali. Con Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Francesco Pannofino. Fino al 23 gennaio. Via della Mercede, 12, ore 21, ore 17 e 21 sabato, domenica ore 17.30, ore 17 il terzo mercoledì VALLE Monografie di scena Franca Valeri (11-29 gennaio), Non tutto è risolto di Franca Valeri, con Franca Valeri e Licia Maglietta. Fino al 23 gennaio. Via del Teatro Valle, ore 20.45, il 16,19 e 23 alle 16.45, il 18 alle 18 VASCELLO Bustric in Napoleone, dramma buffo scritto e interpretato da Sergio Bini. Fino al 16 gennaio. Via G. Carini, 78, ore 21, domenica ore 17 in MOSTRA CASA DI GOETHE Sulle ginocchie del mio cuore. Kleist incontra Goethe. Finoal16 L artista, infatti, invitato a Colonia nel 1993 per produrre un opera sulla deportazione dei sinti e dei rom, si trovò a dover convincere una anziana signora che sosteneva che lì, in quella sua città, gli zingari non si fossero mai stabiliti. Se ne era persa traccia. Da allora, Gunter Demnig non fa che girare l Europa «piantando» sanpietrini di dimensioni standard, seminando frammenti di storie ovunque ci siano degli «scomparsi». Su ogni pezzo c è inciso il nome e cognome del deportato, l anno di nascita, data e luogo di deportazione e data di morte, se conosciuta. Per i luoghi dell installazione: info: gennaio. Via del Corso, 18, 10-18; CHIOSTRO DEL BRAMANTE I grandi veneti. Da Pisanello a Tiziano, da Tintoretto a Tiepolo. Capolavori dall Accademia Carrara di Bergamo. Fino al 30 gennaio. Arco della Pace, 5 martedì- domenica COMPLESSO DEL VITTORIANO Vincent van Gogh (prorogata al 20 febbraio). Campagna senza tempo Città moderna (fino al 23 gennaio) Il viaggio di Eleonora Duse intorno al mondo (fino al 16 gennaio 2011) Via San Pietro in Carcere: lunedì - giovedì 9 20; venerdì e sabato ; domenica GALLERIA BORGHESE Cranach, l altro rinascimento. Fino al 13 febbraio. P.le Scipione Borghese: martedì- domenica MACRO MACROwall: EIGHTIES ARE BACK! / Nunzio (fino al 16 Gennaio 2011); Enel Contemporanea 2010, (fino al 6 Febbraio 2011); Laboratorio Schifano Antony Gormley: Drawing Space MACROradici del contemporaneo: L Attico di Fabio Sargentini Roommates / Coinquilini: Carola Bonfili e Luana Perilli Via Nizza, martedì-domenica apertura ore 11-22, in VISIONE D ESSAI ALPHAVILLE An education di L. Sherfig (21) Via del Pigneto, 283 RASSEGNA CASA DEL CINEMA Prende il via una rassegna dedicata a Mario Monicelli (12-16 gennaio) con la proiezione di: Totò cerca casa, I soliti ignoti, L armata Brancaleone. L.go M. Mastroianni, proiezioni a partire dalle 15 OSTIA LIDO La consulta romana per la laicità delle istituzioni, organizza oggi presso la Biblioteca comunale Elsa Morante la proiezione del film Pianese Nunzio - 14 anni a maggio di Antonio Capuano. Via A. Cozza, 7, ore PRIMA VISIONE di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone e Ivano Marescotti (Italia 11) Ottenuto un lavoro come inserviente alla sicurezza del Duomo di Milano, Checco conosce sul posto di lavoro una donna che lo «introduce» al mondo dell'islam... di Clint Eastwood, con Matt Damon e Cécile De France (Usa 10) Marie, giornalista, ha avuto una esperienza terribile che l'ha portata tra la vita e la morte durante lo tsunami del George può parlare con i morti ma non vuole. Marcus è un ragazzino che ha perso il fratello gemello. Tre vite che si intrecceranno. I DUE PRESIDENTI di Richard Loncraine, con Dennis Quaid e Michael Sheen (Usa 2010) 1997, i Blair e i Clinton formano un quartetto basato su vera amicizia e autentico e profondo affetto. Ma quando gli eventi mondiali scuoteranno le fondamenta del loro rapporto... IL RESPONSABILE DELLE RISORSE... di Eran Riklis, con Mark Ivanir e Gilma Almagor (Israele 10) Un attentato a Gerusalemme, tra le vittime una donna senza documenti. Chi era Yulla e cosa era venuta a cercare a Gerusalemme? Dal romanzo di Abraham B. Jehoshua. INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI di Woody Allen, con Anthony Hopkins e Naomi Watts (Usa 10) La storia di due coppie sposate, quella formata da Alfie e Helena, un po' attempata, e quella della figlia Sally e del marito Roy. Tra ambizioni, passioni e (continui) tradimenti. Un classico Woody Allen. L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL di Jean Pierre Jeunet, con Dany Boon e Dominique Pinon (Francia 09) Una mina esplode nel cuore del deserto marocchino e una pallottola si infila nel cervello dello sfortunato Basil. Che non muore, ma si ritrova senza memoria. E così, viene raccolto da una banda di straccivendoli e... di Paolo Genovese, con Aldo Giovanni e Giacomo (Italia 10) Tre amici sono uniti dalla passione delle bocce: Aldo, scommettitore, Giovanni, veterinario e Giacomo medico. La notte prima di natale, però, il trio finisce nei guai... C è anche Angela Finocchiaro. Nella colonna sonora quattro nuovi pezzi «regalati» da Mina al trio... IL TRIO È TORNATO, PIÙ DIVERTENTE CHE MAI IL TERRONE DELLE PUGLIE COLPISCE ANCORA PIETRO VALSECCHI PRESENTA LABANDADEIBABBINATALE.LIBERO.IT ADRIANO - ANDROMEDA - ATLANTIC - BARBERINI CINESTAR CASSIA - EMPIRE - GALAXY - JOLLY - LUX - MADISON - MAESTOSO - ODEON STARDUST VILLAGE (EUR) - STARPLEX GULLIVER - THE SPACE CINEMA MODERNO THE SPACE CINEMA PARCO DE' MEDICI - UCI CINEMAS MARCONI - UGC CINE' CITE' (PORTA DI ROMA) CINEFERONIA (FIANO ROMANO) - THE SPACE CINEMAS (GUIDONIA) - UCI CINEMAS (LUNGHEZZA) UGC CINE' CITE' PARCO LEONARDO (FIUMICINO) - POLITEAMA (FRASCATI) - CINELAND (OSTIA) ADRIANO - BARBERINI - ALHAMBRA - AMBASSADE - ANDROMEDA - ANTARES - ATLANTIC - BROADWAY CIAK - DORIA - EMBASSY - EURCINE - GALAXY - GREGORY - JOLLY - LUX - MADISON NUOVO CINEMA AQUILA - MAESTOSO - ODEON - ROMA - ROYAL - SAVOY - STARDUST VILLAGE (EUR) STARPLEX GULLIVER - THE SPACE CINEMA MODERNO - THE SPACE CINEMA PARCO DE' MEDICI - TRIANON UCI CINEMAS MARCONI - UGC CINE' CITE' (PORTA DI ROMA) - CINEFERONIA (FIANO ROMANO) THE SPACE CINEMAS (GUIDONIA) - UGC CINE' CITE' PARCO LEONARDO (FIUMICINO) - POLITEAMA (FRASCATI) UCI CINEMAS (LUNGHEZZA) - CINELAND (OSTIA)

18 Firenze dintorni & in AGENDA PUBBLICITÀ: POSTER PUBBLICITÀ SRL - TEL FAX TARIFFE DELLE INSERZIONI: edizione locale: EURO 184 A MODULO - cinema edizione locale: EURO 105 A MODULO SI PREGA DI FAR PERVENIRE LE SEGNALAZIONI ENTRO LE ORE 12 DEL GIORNO PRECEDENTE L EVENTO FIRENZE & DINTORNI Via Maragliano 31/a Firenze - Tel Fax FIRENZE CPA LIBRI Oggi alle 20 al Cpa Firenze sud in via Villamagna cena popolare a buffet, e alle 21 la presentazone del libro Razzismo e indifferenza (Sensibili alle foglie) di Renato Curcio, con prefazione di don Andrea Gallo, sul tema sempre più attuale del razzismo di matrice italiana. (fotina 1 che hai già agenda riccardo) pagina 15 MERCOLEDI 12 GENNAIO 2011 FIRENZE UNITI CONTRO LA CRISI Uniti contro la crisi si riunisce domani alle 21 al circolo Lavoratori di Porta a Prato in via delle Porte Nuove 33, per discutere sulla mobilitazione della società a sostegno della Fiom, e dello sciopero generale dei metameccanici del 28 gennaio contro il piano messo in atto dalla Fiat e per una comune difesa del contratto nazionale; delle libertà sindacali e dei diritti individuali e collettivi indisponibili, quali il diritto di sciopero (l uscita di Fincantieri da Confi n- dustria dice che il clima delle ultime settimane e le scelte di Fiat hanno già innescato un possibile effetto domino); dell iniziativa su e per i precari (con particolare attenzione al collegato lavoro e alla riforma Gelmini) organizzata per la sera del 28 gennaio da Corrente Alternata. PISA ASSEMBLEA NO HUB Oggi alle 21 assemblea pubblica al circolo Arci Alberone, in via Sant Agostino 199, organizzata dal coordinamento No Hub che contesta il progetto di ampliamento dell aeroporto militare Dall Oro, da cui dovrebbero transitare tutti i militari e i materiali diretti dal territorio italiano ai teatri operativi. FIRENZE LIBCAFÈ LA CITÉ In Borgo San Frediano 20r c è la libcafè La Cité, accogliente spazio di libri, musica, vino e Un futuro di crescita. Senza lavoro Sara Nocentini I dati presentati dall Irpet alla conferenza di inizio anno sull economia toscana rilevano nel 2010 la ripresa della crescita del Pil (+1,4%) da molti attesa ed auspicata, dopo la performance negativa del 2009 (- 4,3%). Le esportazioni sono la voce trainante di questa ripresa (+7%), e riescono a dare nuovo vigore anche agli investimenti (+ 2,3% nell industria in senso stretto). Al contrario permangono stagnanti i consumi privati, mentre la spesa pubblica e non c è da stupirsene vista la politica governativa presenta un segno negativo. Tutto bene dunque? Evidentemente no. E lo stesso Stefano Casini Benvenuti che, contestualizzando maggiormente la ripresa, invita a una riflessione sul modello produttivo e sociale che possiamo prefigurare per la Toscana. Il tutto a patto e come precisa Casini non è detto che la crescita nelle esportazioni e il loro effetto propulsivo non siano solo un fenomeno passeggero, frutto di un contesto internazionale tanto favorevole, grazie alla ripresa del commercio mondiale e la svalutazione dell euro fino a l mese di luglio, quanto transitorio: dal terzo trimestre infatti si sono registrate flessioni nella crescita. Due i punti di maggiore debolezza. I settori più dinamici saranno quelli industriali e tra questi la meccanica. Tuttavia nel 2010 l aumento della produzione industriale è stato del 4%, a fronte di una perdita del 17% nell ultimo triennio, quindi non sufficiente a tornare in breve tempo ai livelli pre crisi. A questo si aggiunge il dato socialmente più grave, e cioè che la ripresa avrà effetti molto limitati sull occupazione. A fronte della perdita di quasi 60mila posti di lavoro nell ultimo triennio, si prevede che al 2014 si recupereranno 29mila posti, ma questi non saranno nel settore industriale. Il recupero della competitività nel settore trainante avverrà, almeno nel breve periodo, a spese del fattore lavoro (meno occupato e/o meno pagato). Solo in un secondo momento e, immaginando un sensibile aumento degli investimenti, potrà tramutarsi anche in un recupero significativo di occupazione. Nel frattempo si prevede che la ripresa possa stimolare indirettamente i servizi alle imprese, ma in misura insufficiente a recuperare l occupazione perduta. All altro ricercatore Leonardo Ghezzi il compito di approfondire i limiti di questa crescita, che secondo le elaborazioni presentate porterà strutturalmente a una maggiore disuguaglianza sociale, tanto più marcata quanto più legata solo a migliori performance delle esportazioni. Investimenti e ripensamento delle forme di redistribuzione del reddito sembrano essere gli spiragli attraverso i quali uscire dal circolo vizioso riassumibile con la formula ricatto della competitività. Soltanto il presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci, e solo con una rapida battuta, ha evocato il tema che tutti evitano di affrontare ma che è, e sarà, ineludibile. Una domanda davvero capitale, che attende risposta: quale ruolo potrà avere la politica toscana, e quali strumenti potrà adottare, per evitare che il ricatto che da Pomigliano giunge a Torino travolga ogni possibilità di ricostruire l economia della Toscana e dell Italia tutta, senza rinunciare ad un modello sociale inclusivo, equo e sostenibile? FIRENZE teatro del maggio Il ritorno di Don Pasquale Meglio partire in allegria. Le incognite galleggiano spesse e ammorbano l aria. Il corollario sono attese e speranze. Il guasto è fatto e il dado non ancora tratto. Il Maggio fa di necessità virtù e alza il sipario sulla nuova stagione che stavolta dura tutto l anno. Senza frazionamenti e intermezzi. L allegria la detta Donizetti e il suo Don Pasquale. Capolavoro e meccanismo giocoso in tre atti andato in scena per la prima volta a Parigi il 3 gennaio 1843, titolo popolare che gode di gustosa irriverenza e freschezza comportamentale. Tutti tratti trasferibili con disinvolta eleganza ai giorni nostri e alle temperature disinibite che lo animano. L allestimento fortunato è quello fi rmato da Jonathan Miller che qui debuttò con successo nel 2001 (scene e costumi di Isabella Bywater, luci di Jvan Morandi). Si alternano nei ruoli principali Bruno de Simone e Andrea Concetti come Don Pasquale ( vecchio celibatario, tagliato all antica, economo, credulo, ostinato, buon uomo in fondo ), Cinzia Forte e Silvia Dalla Benetta come Norina ( giovane vedova, natura subita, impaziente di contraddizione, ma schietta e affettuosa ). Sul podio Riccardo Frizza, direttore del coro Piero Monti. Una ripresa che consente di tenere i bilanci sotto controllo ma anche di far scoprire la ricchezza di un patrimonio musicale che è la storia stesso del teatro e dell opera a Firenze. Corso Italia 16, da stasera a sabato 15 ore 20,30, domenica 16 ore 15,30, info caffè, autentica oasi nella tempesta della vita quotìdiana. Oggi alle 21 lezione di ballo swing e lindy hop, a seguire serata danzante con Ghiaccioli & Branzini. Domani alle la presentazione del circolo Uaar di Firenze e della rivista L Ateo,con presentazione delle iniziative sull ora alternativa e sullo sbattezzo, e discussione sui vari temi affrontati dal circolo (coppie di fatto, testamento biologico, otto per mille). Per altre info o tel TOSCANA SANGUE DI VITA Un trend positivo che dura dal 2001 quello delle donazioni di sangue in Toscana, che in otto anni hanno avuto un incremento del 35%, con prospettive in ulteriore aumento per l anno che sta fi nendo. Da gennaio a novembre le donazioni sono state , rispetto alle dello stesso periodo del Al signifi cativo aumento delle donazioni si accompagna però un aumento ancora più marcato dell uso di sangue, complici gli interventi chirurgici sempre più all avanguardia. Quindi occorre ancora donare sangue, sapendo che dal proprio minimo sacrifi cio può derivarne la salvezza di uomini, donne e bambini. TOSCANA WWF ANTIDEGRADO AMBIENTALE Basta una per segnalare un illecito al Wwf e far intervenire le sue guardie volontarie. Il servizio è all indirizzo qui si possono inviare segnalazioni riguardanti gli illeciti ambientali che si compiono sui fronti dell inquinamento idrico, rifi uti, bracconaggio, pesca, edilizia, raccolta funghi e tartufi, prodotti secondari del bosco, biodiversità e aree protette, tutela degli animali da affezione ecc. Altre info sul servizio sono sul sito FIRENZE ORARI TRASPORTO PUBBLICO Le autolinee Chianti Valdarno e Mugello Valdisieve invitano a consultare il numero verde o a informarsi via web (www.acvbus.it e prima di mettersi in viaggio, in modo da conoscere le modifi che introdotte al servizio pubblico locale. Le modifi che al servizio di trasporto sono partite in questi primi giorni di gennaio per l area extraurbana Mugello Valdisieve e Chianti Valdarno mentre partiranno il 15 gennaio prossimo per l area metropolitana fi orentina. FIRENZE LAVOROSOCIETÀ IN RETE E in rete il numero 35 del periodico di informazione LavoroSocietà Firenze dell area programmatica LavoroSocietà in Cgil, all indirizzo renze.it/images/stories/numero_35 TOSCANA SOSTEGNO ONCOLOGICO Con lo slogan Se il tumore butta all aria la tua vita, noi ci siamo, è in funzione un servizio sanitario della Regione Toscana unico nel suo genere in Italia. Si tratta del Centro regionale di counseling e sostegno psicologico del paziente oncologico, che risponde al numero verde , dalle 8 alle 20 di ogni giorno compresi i festivi. FIRENZE BIBLIOTECA RIGACCI Ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì è aperta la biblioteca Gianni Rigacci presso l Archivio Sessantotto, in via Orsini 44. Il tutto grazie all impegno di Merry Orling Rigacci e di Maurizio Lampronti, presidente dell Archivio Sessantotto, che si è reso disponibile ad ospitarla, e alla preziosa collaborazione di Marta Sorani e Giulia Basetti, che hanno curato la catalogazione dei volumi. L Archivio 68 vive grazie al lavoro di pochi volontari, e riesce ad aprirsi al pubblico solo nel pomeriggio o comunque su appuntamento, telefonando allo , oppure inviando una mail ad FIRENZE GIARDINO DEI CILIEGI Al Giardino dei Ciliegi in via dell Agnolo 5 c è in visione fi no al 15 gennaio prossimo la mostra di Chiara Cassese Donne. Sguardi e memoria, visitabile su appuntamento telefonando al Al Giardino sono aperte le iscrizioni ai corsi di scrittura creativa di imminente apertura il lunedì e il martedì pomeriggio, e di scrittura poetica il mercoledì pomeriggio, per tutte le info tel TOSCANA MAI PIÙ SOLE Sempre in corso la necessaria campagna di comunicazione e sensibilizzazione a livello regionale sul tema della violenza contro le donne, sempre di stretta attualità visti drammi e tragedie quasi quotidiane. L azione regionale è composta da una brochure informativa su strutture e servizi, suddivisi per province con contatti ed orari di apertura. Poi il sito e un servizio di assistenza con numero verde , che si aggiunge al numero antiviolenza Inoltre è attivata una rete regionale di servizi contro la violenza sulle donne, supportata da un sistema informatico. FIRENZE ORCHESTRA DELLA TOSCANA Il neo presidente dell Ort Claudio Martini che ha davanti cinque anni di mandato è chiaro. Siamo a un bivio. O si riesce a trovare una strada corretta e consapevole per uscire dal precariato e fare dell orchestra una rispettabile macchina per la musica e la cultura o al vivacchiare non c è alternativa. Suonare di più, trovare occasioni per impegnare l orchestra tutto l anno, trovare sostenitori privati che non siano sponsor di un solo evento ma partner di un progetto. Fra tagli statali, regionali e comunali i tempi più che duri diventano asfi ssianti. Il che fare non è solo una formula di leninista memoria. Ma siccome come diceva qualcuno la vita va avanti va avanti e procede spedito anche il cartellone della compagine fi orentina. Che stasera alle 21 al teatro Verdi declina una delle serate più attese e autorevoli. Sul podio il danese Thomas Dausgaard (già ospite dell Ort nel 2003) che esegue la Sesta sinfonia Patetica di Ciaikowski preceduta in apertura di sipario dal Concerto per clarinetto e orchestra K.622 di Mozart, solista Alessandro Carbonare, prima parte di Santa Cecilia, già applaudito a Tokio e New York, nonché membro del Quintetto Abbiati (Premio Abbiati 2003). Nell occasione Carbonare usa un clarinetto di bassetto, strumento ricostruito secondo i criteri del clarinetto dell epoca di Mozart, adottato da Anton Stadler, clarinettista, amico e destinatario privilegiato delle composizioni di Amadeus. TERRANUOVA BRACCIOLINI VALDARNO JAZZ In attesa del festival parte una guida all ascolto. Stasera si parla Il violino nel jazz, un percorso guidato a cura di Alessandro Perpich. Viaggio nel jazz di vari periodi del novecento fra i protagonisti, gli stili e la storia di uno dei più importanti strumenti del panorama musicale classico. Fiorentino di nascita Perpich si è diplomato in violino presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e in viola presso il Niccolò Piccinni di Bari. Il suo interesse verso la musica contemporanea lo ha visto collaborare con compositori dalle più diverse tendenze quali Manzoni, Razzi, Sifonia, Sciarrino, Cardi, Gervasoni, Rotili, Desiante. Nel 1987 è stato invitato a eseguire a Roma L elogio per un ombra di Petrassi alla presenza dello stesso autore. Gli incontri si tengono presso la Biblioteca Le Fornaci nella piazza omonima. Ingresso libero. CASCINA città del teatro Disubbidienza civile a cura di red.fire PISA DA CESVOT A EMERGENCY CONTRO SFRATTO REBEDÌA Aumentano giorno dopo giorno, e ora si è aggiunta anche quella del Cesvot pisano, le prese di posizione contro il possibile sfratto del Rebeldìa dall attuale sede di via Battisti, dove sabato mattina è previsto il ritorno dell uffi ciale giudiziario. Intanto le 31 associazioni che hanno sede nello spazio sociale segnalano una dopo l altra l importanza del Rebeldìa, e la necessità che si riapra una trattativa per l individuazione di una nuova sede che possa ospitarle tutte. Non quindi lo spazio di via Saragat, individuato dall amministrazione comunale ma giudicato dai diretti interessati troppo piccolo. Fra le tante osservazioni critiche sullo sfratto del Rebeldìa, arrivate da Ingegneria senza frontiere come dall Ossevatorio antiproibizionista, degna di nota quella del gruppo Emergency Pisa che puntualizza: Emergency non fa solo ospedali in Afganistan, in Sudan o in Sierra Leone. In questi anni il progetto Rebeldia ha dimostrato di essere un luogo prezioso per la città. Difendere Rebeldia oggi signifi ca per Emergency Pisa portare avanti il proprio mandato di diffusione di una cultura di pace. FIRENZE INCENDIO CAMPO ROM SOS DI PRC PER AMIANTO L incendio del 31 dicembre nel campo rom di Quaracchi ha interessato un capannone con copertura a volta in cemento-amianto, che questo rischia di contaminare tutto il quartiere. L allarme arriva dalla Rifondazione fi orentina e sestese, che chiedono così ai servizi ambientali e di prevenzione di accertare i livelli di diffusione di polveri di amianto seguiti all incendio, e soprattutto di procedere allo smaltimento dei materiali pericolosi presenti: Sia in questa o in altre aree puntualizzano Andra Malpezzi, Sergio Canzi e Iacopo Borsi - come più volte suggerito anche da accertamenti della Asl competente. La richiesta del Prc arriva dopo alcune allarmate segnalazioni dei residenti della zona, pronti a denunciare che l area interessata dall incendio, sui cui sta indagando la magistratra che ne ipotizzan la natura dolosa, è stata di nuovo abbandonata completamente a se stessa. TOSCANA CONTRO IL RICATTO FIAT SCIOPERO FIOM A MASSA Per lo sciopero del 28 gennaio prossimo contro l accordo-ricatto di Mirafi ori, i metalmeccanici toscani organizzeranno la loro manifestazione regionale a Massa, giudicata dalla segreteria regionale luogo simbolo della lotta operaia di questi ultimi mesi, a partire dal caso Eaton. Vista la generalizzazione dello sciopero, non sono comunque escluse iniziative parallele in altre città toscane, Firenze in testa. Al via la nuova stagione fra incognite e resistenza. L inaugurazione tocca a Re nudo ovvero messa in scena di una favola sull inganno, scritta e diretta da Alessandro Garzella che elabora un tessuto drammatico sulle patologie dei nostri tempi liberamente e letterariamente ispirandosi a I vestiti nuovi dell imperatore di Andersen e a 1984 di Orwell. La dimensione è politica e attraversa la radicale forza eversiva del teatro, scatola magica e campo minato, vetrina di provocazioni e pinacoteca di illusioni. Sulla scena otto attori (Fabrizio Cassanelli, Irene Catuogno, Ivano Liberati, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Francesca Pompeo, Marco Selmi, Anna Teotti) si muovono in un palco gabbia da cabaret nero e grottesco, motivando la sovversione e scuotendo un albero tecnologico fruibile e complesso, dove il video rappresenta uno strumento d assalto che oggi opprime la nostra vita ma domani, chissà, potrà renderla più libera e saggia. Lo stato delle cose è sporco e la soluzione affatto democratica. Dopo Cascina, dove torna il 20, 21 e 22, sabato prossimo 15 gennaio lo spettacolo è ospite del fi orentino Teatro delle Spiagge a Firenze. Via Toscoromagnola 656, stasera e domani ore 21, info

19 LEGENDAMILANOCINEMA pagina 15 SCHERMO SMALL SCHERMO MEDIUM SCHERMO LARGE SCHERMO EXTRA LARGE POSSIBILITÀ PRENOTAZIONE ACCESSO DISABILI PESSIMA SALA PESSIMO FILM NOVITÀ IN SALA di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone e Ivano Marescotti (Italia 11) Ottenuto un lavoro come inserviente alla sicurezza del Duomo di Milano, Checco conosce sul posto di lavoro una donna che lo «introduce» al mondo dell Islam... di Clint Eastwood, con Matt Damon e Cécile De France (Usa 10) Marie, giornalista, ha avuto una esperienza terribile che l ha portata tra la vita e la morte durante lo tsunami del George può parlare con i morti ma non vuole. Marcus è un ragazzino che ha perso il fratello gemello. Tre vite che si intrecceranno. TAMARA DREWE di Stephen Frears, con Gemma Artenon e Andy Cobb (Gran Bretagna 10) Torna Tamara Drewe nel suo paese d origine nel Dorset, ma è cambiata. La ragazzina goffa con un gran nasone, complice un intervento estetico, si è tramutata in una donna affascinante. E tutti vorrebbero sedurla... di Neri Parenti, con Christian De Sica e Massimo Ghini (Italia 10) Due episodi per l ennesima puntata del «cinepanettone» di Christian De Sica, questa volta ambientato in Sudafrica. Nel primo Carlo va in vacanza con la seconda moglie Susanna, e si ritrova faccia a faccia con il fratello. Nel secondo, due amici Rischio (chirurgo) e Ligabue (macellaio) decidono di regalarsi un «viaggio memorabile». TRON LEGACY di Joseph Kosminski, con Bruce Boxleitner e Jeff Bridges (Usa 2010) Sam Flynn, un ventisettenne esperto di tecnologia, indaga sulla scomparsa di suo padre Kevin e si ritrova catapultato nello stesso mondo di crudeli programmi e giochi di gladiatori in cui il genitore ha vissuto per 25 anni. milano CITTÀ ANTEO SPAZIOCINEMA [MILANO] Via Milazzo, AMERICAN LIFE SALA CINQUANTA IN UN MONDO MIGLIORE SALA CENTO TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL INGLESE SALA DUECENTO SALA QUATTROCENTO APOLLO SPAZIOCINEMA [MILANO] Gall. De Cristoforis SALA GEA AMERICAN LIFE SALA FEDRA TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL INGLESE SALA ELETTRA INCONTRERAI L UOMO DEI TUOI SOGNI SALA DAFNE LA BELLEZZA DEL SOMARO SALA URANIA ARCOBALENO FILMCENTER [MILANO] Viale Tunisia SALA SALA AMERICAN LIFE SALA ARIOSTO [MILANO] Via Ariosto, NOI CREDEVAMO SALA ARLECCHINO [MILANO] Via S. Pietro all`orto, SALA MERCOLEDI 12 GENNAIO 2011 I FILM A CURA DI Stefano Crippa SALA SALA ELISEO MULTISALA [MILANO] Via Torino WE WANT SEX SALA KUBRICK AMERICAN LIFE SALA OLMI Å SALA SCORSESE IN UN MONDO MIGLIORE SALA TRUFFAUT INCONTRERAI L UOMO DEI TUOI SOGNI SALA TRUFFAUT GLORIA MULTISALA [MILANO] Corso Vercelli MEGAMIND 3D SALA MARILYN WILD OCEAN 3D SALA MARILYN SALA GARBO LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI SALA GARBO ODEON - THE SPACE CINEMA [MILANO] Via Santa Radegonda, SALA SALA SALA SALA SALA SALA SALA MEGAMIND SALA UN ALTRO MONDO SALA RAPUNZEL - L INTRECCIO DELLA TORRE SALA SALA SALA ORFEO MULTISALA [MILANO] Viale Coni Zugna, SALA BLU SALA VERDE SALA ROSSA PALESTRINA [MILANO] Via Palestrina, BENVENUTI AL SUD SALA 1 - PLINIUS MULTISALA [MILANO] Viale Abruzzi, 28/ SALA SALA LE AVVENTURE DI SAMMY SALA SALA SALA MEGAMIND 3D SALA UN ALTRO MONDO SALA LE CRONACHE DI NARNIA - IL VIAGGIO DEL VELIERO SALA SALA UCI CINEMAS BICOCCA [MILANO] Viale Sarca, SALA 1-14:15 17:00 19:50 22:40 SALA 2-14:00 16:10 18:20 20:30 22:40 SALA 3-16:00 19:35 22:35 SALA 4-22:20 RAPUNZEL - L INTRECCIO DELLA TORRE 3D SALA 4-14:30 17:05 20:00 SALA 5-22:15 LE AVVENTURE DI SAMMY 3D SALA 5-14:00 16:00 18:05 20:10 SALA 6-14:00 16:30 19:25 21:50 SALA 7-16:30 19:20 22:10 SALA 8-15:00 17:30 20:10 22:45 SALA 9-15:00 17:25 20:20 22:50 SALA 10-14:30 17:10 19:40 22:10 TRON: LEGACY SALA 11-15:30 19:00 22:00 TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL INGLESE SALA 12-14:50 17:25 20:10 22:40 UN ALTRO MONDO SALA 13-14:50 17:25 20:00 22:35 SALA SALA SALA cine DʼESSAI GNOMO MILANO CINEMA [MILANO] Via Lanzone 30/A ANIMAL KINGDOM SALA MEXICO [MILANO] Via Savona, UOMINI DI DIO SALA SPAZIO OBERDAN [MILANO] Viale Vittorio Veneto BELLISSIMA SALA HIMALAYA. 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La Corte Lombarda SALA 1-17:25 20:35 22:15 SALA 2-17:35 20:10 20:40 22:20 SALA 3-17:40 20:30 22:40 SALA 4-19:50 22:00 LE AVVENTURE DI SAMMY SALA 5-17:20 SALA 5-17:30 20:20 SALA 6-17:00 20:00 22:50 SALA 7-17:15 20:05 22:45 MEGAMIND SALA 8-17:05 20:25 SALA 9-22:45 RAPUNZEL - L INTRECCIO DELLA TORRE SALA 9-17:10 SALA 10-20:00 22:50 LA BELLEZZA DEL SOMARO SALA 10-17:45 22:35 TTHE SPACE CINEMA [CERRO MAGGIORE] Via Turati, SALA SALA MEGAMIND 3D SALA UN ALTRO MONDO SALA RAPUNZEL - L INTRECCIO DELLA TORRE SALA SALA SALA LE CRONACHE DI NARNIA - IL VIAGGIO DEL VELIERO 3D SALA SALA TRON: LEGACY SALA LE AVVENTURE DI SAMMY SALA SALA SALA SALA SALA UCI CINEMAS LISSONE [LISSONE] Via Madre Teresa SALA SALA LE AVVENTURE DI SAMMY SALA UN ALTRO MONDO SALA MEGAMIND 3D SALA TRON: LEGACY SALA SALA SALA SALA SALA SALA SALA SALA ARCADIA MULTIPLEX [MELZO] Via Martiri della Liberta` SALA 1-17:40 20:20 22:20 SALA 2-17:10 20:10 22:40 SALA 3-19:50 22:10 LE AVVENTURE DI SAMMY SALA 3-17:00 SALA 4-17:20 20:00 22:30 SALA 5-17:30 20:30 22:50 MULTISALA CAPITOL [MONZA] Via A. 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Mahler- Tel Il 13/01: Stagione sinfonica - Le Variazioni su un tema di Haydn: l intento di rendere omaggio alla tradizione classica ore CARCANO C.so di P.ta Romana, 65- Tel I giganti della montagnae Ore CIAK WEBANK.IT Via Procaccini, 4c (c/o) Fabbrica del Vapore Il 15/01: Il Trovatore ore CRT-SALONE Via Dini, 7- Tel Riposo ELFO PUCCINI corso Buenos Aires, 33- Tel Il 13/01: Ostinati e contrari Ore The history boys Ore 21. FRANCO PARENTI Via Pier Lombardo, 14- Tel `Na specie de cadavere lunghissimo Ore LITTA Corso Magenta, 24- Tel Il 14/01: Il Vespro della Beata Vergine Ore 21. MANZONI Via Manzoni, 42, 12 Tel Il catalogo (Aide memoire) ore NAZIONALE Piazza Piemonte, 12 Tel Mamma mia! Ore NUOVO Piazza San Babila- Tel Mistero Buffo ore OUT OFF Via Mac Mahon, 16- Tel L Adalgisa ore PICCOLO TEATRO GRASSI Via Rovello, 2- Tel La compagnia degli uomini Ore PICCOLO TEATRO STREHLER Largo Greppi, 1- Tel Le bugie con le gambe lunghe Ore PICCOLO TEATRO STUDIO Via Rivoli, 6- Tel I viaggi di Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi regia di Anusc Castiglioni ore SAN BABILA Corso Venezia 2/a- Tel Uomo e Galantuomo di Eduardo De Filippo ore 21. TEATRO CABOTTO via Caboto, 2 Tel La dama delle camelie ore 21 TEATRO DAL VERME Via S.Giovanni sul Muro, 2 Tel Il 13/01: 66 Stagione Sinfonica - Prove Generali aperte al pubblico ore (prove aperte al pubblico ore 10.00) TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI Via dell Innovazione Tel Riposo TEATRO FILODRAMMATICI via Filodrammatici, 1- Tel Terra Santa. Ore TEATRO SMERALDO Piazza XXV Aprile, 10- Tel Fam Fum e Frec Ore VERDI Via Pastrengo, 16 - Tel Riposo IL TERRONE DELLE PUGLIE COLPISCE ANCORA CENTRALE MULTISALA [MILANO] Via Torino 30/ IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE SALA THE SOCIAL NETWORK SALA COLOSSEO [MILANO] V.le Monte Nero, SALA VENEZIA TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL INGLESE SALA CANNES SALA BERLINO LE AVVENTURE DI SAMMY 3D SALA SUNDANCE SALA SUNDANCE SALA LOCARNO DUCALE MULTISALA [MILANO] Piazza Napoli SALA SALA SALA 14-14:10 16:40 19:15 21:40 LA BELLEZZA DEL SOMARO SALA 15-22:35 MEGAMIND 3D SALA 15-15:00 17:40 20:05 SALA 16-14:15 17:10 20:00 22:45 SALA 17-15:10 17:40 20:10 22:40 SALA 18-15:10 17:50 21:20 UCI CINEMAS CERTOSA [MILANO] via Stephenson, MEGAMIND 3D SALA SALA SALA SALA SALA SALA RAPUNZEL - L INTRECCIO DELLA TORRE SALA LABANDADEIBABBINATALE.LIBERO.IT COLOSSEO - PLINIUS THE SPACE CINEMA ODEON UCI CINEMAS BICOCCA UCI CINEMAS CERTOSA ARCOBALENO - COLOSSEO - DUCALE - ORFEO - PLINIUS THE SPACE CINEMA ODEON - UCI CINEMAS BICOCCA UCI CINEMAS CERTOSA

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