Cambiati ilmaglione. ITALIA-TUNISIA Frattini al fianco del massacratore. Marco Bascetta

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N. 9. MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 EURO 1,30 LA COSTITUENTE FIAT I Marco Revelli n città si stanno moltiplicando i negozi con la vistosa insegna gialla «Compro oro». Erano pressoché sconosciuti fino a un paio di anni fa, ora crescono come funghi: appena un paio in centro, gli altri decine nelle ex barriere operaie, Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori sud Acquistano tutto, anche le protesi dentarie. D altra parte Torino ha fatto segnare nel 2010 il non invidiabile primato nella crescita dei pignoramenti di alloggi, con un +54,8% nei primi dieci mesi dell anno rispetto al già duro E si calcola sono dati impressionanti che un 35-40% dei lavoratori metalmeccanici torinesi abbia fatto ricorso, nell ultimo biennio, alla cessione del quinto dello stipendio, per pagarele rate in sospeso, o semplicemente per arrivare alla fine del mese. È su questa Torino, su questo tessuto sociale allo stremo, che ha calato la scure del suo Diktat Sergio Marchionne, dall alto del suo ponte di comando globale e dei suoi quattro milioni e mezzo di euro di stipendio annuo, quattrocentotrentacinque piani più sopra rispetto al reddito annuo di ognuno di quegli uomini e quelle donne che a Mirafiori nel luogo in cui sono inchiodati per la vita o per la morte dovranno domani votare se «arrendersi o perire». Più di novemila volte più in alto una distanza stellare se si considera anche il valore delle stock options accumulate, valutabili con un calcolo minimale intorno ai 100 milioni Come faccia uno come Eugenio Scalfari a scrivere che non si tratta di ricatto ma di semplice «alternativa» è difficile da capire. Ma ancor più difficile da capire - loro non vivono come lui in un mondo rarefatto di letture e poteri è come facciano a negarlo i sindacalisti che quell accordo hanno siglato. E che non possono ignorare l asimmetria abissale, il divario incolmabile che separa e distanzia le due parti contraenti segnando, appunto, la differenza tra unricatto (acui il destinatario non può sottrarsi senza rinunciare a una parte essenziale di sé), e un alternativa, in cui in qualche modo la scelta è libera. Ora è proprio in questo divario, in questa asimmetria assoluta che nella chiacchiera superficiale, politica e giornalistica, viene solitamente invocata per sostenere la necessità di accettare l Accordo, la natura scandalosa dell evento. Il fattore che rende quell accettazione inaccettabile. E che sottrae la vicenda Fiat alla dimensione specifica di una «normale» vertenza sindacale per farne una questione etica e politica di rilevanza generale: un evento di natura «costituente». Perché quando in una società si crea un dislivello simile, quando le distanze tra parti sociali essenziali crescono a tal punto da costringerne una al silenzio e all umiliazione, vengono meno le condizioni stesse di una normale vita democratica. Quando il principio di Uguaglianza viene a tal punto trasgredito, anche termini come Libertà e Giustizia perdono di significato, per assumere il volto tetro dell arbitrio del più forte e dell uso vessatorio delle regole. Basta, d altra parte, leggere le 78 cartelle in A4 della bozza di Accordo, diligentemente siglate pagina per pagina dalle parti contraenti, per rendersi conto della sproporzione tra le forze. CONTINUA PAGINA 10 Cambiati ilmaglione VAURO L ITALIA-TUNISIA Frattini al fianco del massacratore Marco Bascetta a faccia di plastica e la voce digitale, tanto da indurre il sospetto di un pupazzo meccanico, tendono a far sfumare nel nulla da cui provengono sciocchezze e nefandezze enunciate dal nostro ministro degli esteri. In pochi le sottolineano e i media ne riferiscono spesso in modo asettico e distratto. Tra le prime giganteggia la definizione dell affaire Wikileaks come «11 settembre della diplomazia» e la conseguente equiparazione di Assange a Osama bin Laden. Tra le seconde il tempestivo attestato di solidarietà, lo schierarsi «a fianco» dei governi di Algeri e di Tunisi che rispondono con una spietata repressione ai tumulti giovanili e popolari scaturiti da un crollo drammatico delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro. CONTINUA PAGINA 8 MEDIO ORIENTE l PAGINA 9 Israele vuole fare il pieno Gas e petrolio nel Mediterraneo orientale. In acque israeliane, libanesi e dello stato che non c è, la Palestina. Ma Tel Aviv le vuole sfruttare tutte. Tramite aziende Usa RIFORMA GELMINI PAGINA 6 Assedio al Senato, venti indagati tra gli studenti /FOTO PAOLO SALMOIRAGO Scontro a distanza tra Susanna Camusso e i vertici Fiat. «Marchionne insulta ogni giorno il Paese», attacca la leader della Cgil. «Cerchiamo di cambiare l Italia», replica l amministratore delegato del Lingotto. Landini incalza: «No alla firma tecnica, bisogna far saltare l accordo». Il comitato del «sì» si divide sulla data del referendum del 13 e 14 gennaio. Chiamparino invita a votare l intesa. Bersani: «l ad parla troppo» PAGINE, 2, 3 Primi avvisi di garanzia per gli scontri del 24 novembre. Tra gli indagati anche Luca Cafagna, protagonista ad «Annozero» di una lite con la Russa H DOMANI ARTICOLO Giampaolo Calchi Novati Il referendum in Sudan: i diritti e la geopolitica LEGITTIMO IMPEDIMENTO Scudo salvasilvio, giudici a caccia della mediazione Alla Consulta la norma sul legittimo impedimento, giudici costituzionali spaccati a metà, sentenza domani. E il referendum di Di Pietro riprende quota PAGINA 5 ROMA Nuova giunta, il Pdl commissaria Alemanno Riunione di fuoco con i vertici nazionali. Bocciata la linea del sindaco. Via i consiglieri di «parentopoli», smentita l'ipotesi Bertolaso. Incognita Croppi PAGINA 5 WIKILEAKS Jiulian Assange: «Temo di finire a Guantanamo» Londra, udienza per l estradizione (con gli Usa in agguato): «Ho paura di Guantanamo». Intanto l organizzazione ha finito i soldi PAGINA 8 TERREMOTO AD HAITI Uno scandalo lungo un anno Maurizio Matteuzzi ALL INTERNO aiti un anno dopo è come e peggio di Haiti un anno fa. Molto peggio.agli effetti spaventosi del terremoto del 12 dicembre fra 220 e 250 mila morti - si sommano quelli del colera - già 3500 morti e «il picco» non è ancora stato toccato -, una malattia dellamiseria facilmenteprevenibile, forse portata dai caschi blu nepalesi della missione Onu, e quelli di una situazione politica confusa e insostenibile dove le elezioni del 28 novembre scorso avrebbero dovuto essere rinviate e invece si tennero contro venti e maree per dare l impressione di una «normalità istituzionale», che non esiste, agli elargitori di aiuti: Usa, Onu, Ue, Francia. I vecchi e nuovi sponsor di un paese dannato. CONTINUA PAGINA 7 CINEMA l PAGINA 13 Lietta Tornabuoni, penna graffiante È morta la critica cinematografica della «Stampa». Aveva 79 anni. Giornalista laica, tagliente e mai addomesticata. Condusse lotte culturali e sindacali durissime

2 pagina 2 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 CONTROPIANO TerraTerra Giorgia Fletcher Una Niña sull Australia S e non fosse una tragedia nazionale, con morti e decine di dispersi, sarebbe una grande ironia. Da dieci anni l Australia nordorientale soffre di siccità, con grave danno per l agricoltura e grande disagio per gli abitanti: al punto che in cittadine come Toowoomba, nel Queensland, fino a un paio di mesi fa perfino lavare la propria auto con l acqua municipale era vietato. Lunedì Toowoomba è stata spazzata da un «flash flood», un inondazione improvvisa, dopo 36 ore consecutive di pioggia battente: un torrente impetuoso è arrivato senza preavviso e ha travolto tutto, trascinato via automobili sbatacchiandole qua e là come fossero giocattoli, mentre gli abitanti colti di sorpresa cercavano di aggrapparsi agli alberi per non essere portati via o cercavano rifugio sui tetti delle case. Ma non tutti sono stati così veloci: 9 persone sono state uccise, compresi dei bambini, e almeno 70 sono disperse. L inondazione di Toowoomba è «il momento più sinistro» da quando sono cominciate le piogge torrenziali alla fine di novembre, ha commentato ieri Anna Bligh, primo ministro del Queensland. Ma non è finita, perché le piogge continuano e il livello del fiume Brisbane sta salendo in fretta minacciando la città omonima e l intera regione di Ipswitch. Da ieri dunque Brisbane, terza città australiana e capitale dello stato del Queensland, affacciata sulla costa con un porto importante, è in stato d allerta. Le autorità hanno chiesto ai cittadini di evacuare le zone più basse, e alcuni quartieri sono già allagati. Ieri sera il livello dell acqua saliva al ritmo di un metro e mezzo l ora. Oggi l acqua continuerà a salire, secondo le previsioni il momento più disastroso sarà giovedì. La premier Bligh ieri parlava di eventi straordinari, «capriccio di natura». Il primo ministro australiano Julia Gillard la settimana scorsa l aveva definito un «disastro biblico» - la stessa Gillard ha annunciato l altro giorno che il governo ha varato uno speciale sussidio per coloro che causa alluvione hanno perso la propria attività o fonte di reddito. Un bilancio è prematuro, ma è già chiaro che oltre a case e infrastrutture sono colpite due tra le industrie da export del paese: le miniere di carbone e l agricoltura, in particolare le piantagioni di canna da zucchero. Ecco l amara ironia, una regione che fino a due mesi fa non poteva permettersi di sprecare una goccia d acqua oggi è sotto il diluvio universale. Chiamarlo «capriccio di natura» però non è esatto. I servizi meteorologici hanno un altra spiegazione: la chiamano «la Niña», la bambina, controparte del fenomeno noto come «el Niño-Southern oscillation», con effetti grossomodo opposti. Si parla di Niña quando la temperatura sulla superficie dell oceano Pacifico orientale (verso le coste americane) è più fredda del normale, mentre si riscalda più della norma la superfice del Pacifico occidentale. Il contrasto nelle temperature superficiali nella parte orientale e occidentale porta a un maggiore contrasto nella pressione atmosferica. Allora il vento da est si rafforza e porta con sé verso le coste australiane aria carica di umidità, ammassando grandi nuvole che produrranno grandi piogge. È attribuito all effetto lungo della Niña l alluvione che l estate scorsa ha sommerso un terzo del territorio del Pakistan una tragedia ben più pesante di quella inflitta ora all Australia, se è lecito fare una graduatoria: sia in termini umani, sia per il danno portato alle infrastrutture e all economia di un paese molto più popoloso e vulnerabile. Ma certo questo non sarà di consolazione agli abitanti di Toowoomba... FIAT il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri VICEDIRETTORE angelo mastrandrea CAPOREDATTORI marco boccitto, micaela bongi, michelangelo cocco, sara farolfi, massimo giannetti, giulia sbarigia, roberto zanini, giuliana poletto (ufficio grafico) Consiglio di amministrazione PRESIDENTE valentino parlato CONSIGLIERI miriam ricci emanuele bevilacqua ugo mattei gabriele polo (direttore editoriale) DIR. GENERALE claudio albertini il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, roma via A. Bargoni 8 fax , tel REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONO: TELEFONI INTERNI AMMINISTRAZIONE 690 SEGRETERIA 576, 579 LETTERE PROMOZIONE 330 ARCHIVIO POLITICA 530 MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI 550 SOCIETÀ ECONOMIA 580 SEDE MILANO via ollearo AMMINISTRAZIONE-ABBONAMENTI (h. 9-13) REDAZIONE SEDE FIRENZE via maragliano, 31a firenze TELEFONO FAX iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo euro 260 semestrale euro 135 i versamenti c/c n intestato a il manifesto via A. Bargoni 8, roma copie arretrate tel. 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma litosud Srl Pessano Con Bornago (MI), via aldo moro 4 CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIREZIONE GENERALE roma via A. Bargoni 8 tel fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: euro 368 a modulo (mm 44x20), edizione locale: euro 184 a modulo cinema edizione locale: euro 134 a modulo pubblicità finanziaria/legale: edizione nazionale: euro 450 a modulo edizione locale: euro 225 a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore: euro b/n: euro posizione di rigore più 15%, pagina intera:mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455. DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, viale bastioni michelangelo 5/a 00192, roma tel fax certificato n del questo numero è stato chiuso in redazione alle tiratura prevista Mirafiori, il sì diviso I promotori del referendum si spaccano, Fim e Ugl vorrebbero rinviare il voto al 18 gennaio. Marchionne risponde a Cgil e Fiom: «Io non insulto, voglio cambiare l Italia. Camusso dica quel che vuole, ma se vince il sì è giusto che accettino il risultato». Oggi fiaccolata a Torino Antonio Sciotto È IL GIALLO REBAUDENGO Va in pensione ma resta Paolo Rebaudengo va in pensione, ma resta al suo posto: «Continuerà a collaborare con le strutture operative di Fiat S.p.A e di Fiat Industrial per la realizzazione di strategie nelle relazioni industriali». È la smentita dei vertici Fiat alla rivelazione del segretario della Fiom. Landini ha infatti dichiarato di aver ricevuto un comunicato, firmato da Marchionne il 31 dicembre, in cui il responsabile delle Relazioni industriali del gruppo veniva rimosso dall incarico. Il manager ha condotto i più importanti negoziati italiani, ha gestito la crisi di Pomigliano in prima persona, portando lo stabilimento fuori dal contratto nazionale e ha gestito lo scontro a Mirafiori, fino all accordo separato che la Fiom contesta. Guiderà le delegazioni aziendali «fin dalla prossima riunione sindacale», annuncia il Lingotto. piena bufera nel comitato promotore del referendum di Mirafiori: isindacatisi sonodivisi tra loro. Motivo del contendere, la data delle votazioni: i delegati della Fim Cisl e dell Ugl nella commissione di garanzia avrebbero voluto rinviarle di qualche giorno rispetto all appuntamento già fissato (domani e dopodomani), portandole al 18 gennaio. Contrari quelli di Uilm e Fismic. L apposita riunione organizzativa ieri pomeriggio è finita e pesci in faccia ed è stata riaggiornata a oggi. Si potrebbe ipotizzare che i dubbi siano motivati da una incertezza sugli esiti, ma la Fim adduce «problemi tecnici». La tensione è alta, insomma, e il voto sembra preoccupare in qualche modo anche l amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che ancora una volta ieri è tornato a intervenire sul referendum torinese. La divisione ieri avrebbe trovato una prima ricomposizione nel voto finale della riunione, con Fismic e Uilm che hanno optato per la conferma domani e dopodomani, i Cobas a favore di un rinvio, mentre Fim, Ugle Fiomsi sonoastenute. Cosìper il momento, almeno a ieri sera, la data resta confermata. Le paure sarebbero motivate dal fatto che giusto poche ore prima del voto si dovrebbero chiudere le assemblee della Fiom, e i promotori avrebbero temuto un effetto «convincimento» sugli operai, mettendo a rischio i già incerti esiti del referendum. Va ricordato un elemento interessante: quando indirono il voto, alcuni promotori si spinsero a dire che i sì all accordo avrebbero avuto l 80% dei consensi; ma l indomani fu la stessa Fim, più cauta, a ridimensionare le aspettative, affermando che si sarebbe accontentata di un 51%. Oggi i nuovi dubbi. Ieri dall assemblea delle camere del lavoro Cgil, a Chianciano, la segretaria Susanna Camusso aveva detto che Marchionne «insulta l Italia»; l ad Fiat ha risposto senza farsi attendere: «Non si può confondere il cambiamento con un insulto all'italia ha replicato dal salone dell auto di Detroit Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insultomi assumo le mie responsabilità, ma non lo è. Il fatto che sia un modo nuovo non lo metto in dubbio e nemmeno che sia dirompente perché cambia il sistema delle relazioni storiche, ma che in questo si veda una mancanza di affetto verso l'italia è ingiustificato. È uno sforzo sovraumano, non lo farebbe nessun altro». Subito dopo, Marchionne ha aggiunto: «Non ce l ho nè con la Cgil, nè con Camusso, con la Fiom e nemmenoconlandini. Hanno punti divista completamente diversi dal nostro che non riflettono quello che vediamo noi a livello internazionale. Nessuno sta dicendo loro di cambiare punto di vista ha spiegato ma questo non permette loro di accusare gli altri di non volere bene all Italia». Poi, relativamente alla richiesta Cgil di vedere il piano industriale Fiat, Marchionne ha risposto per le rime: «La signora Camusso può dire quello che vuole, ma vada a guardare il piano industriale della Volkswagen, che arriva fino al 2018, e mi spieghi quanti dettagli ci sono. Non c'è una pagina con una riga sugli investimenti. Il piano della Volkswagen l ho letto anch io. Noi perlomeno lo abbiamo quantificato e abbiamo dato anche uno spazio temporale». Infine, un riferimento diretto alle votazioni: «In qualsiasi società civile quando la maggioranza esprime un opinioneanche con il 51%, la minoranza ha perso. È un concetto di civiltà comune. Quando si perde si perde. Io ho perso tantissime volte in vita mia e sono stato zitto. Sono andato avanti e non ho reclamato. Se venerdì vince il sì ha vinto il sì e il discorso è chiuso. Non possiamo fare le votazioni 50 mila volte. Capisco che nessuno voglia perdere, ma una volta che ha perso ha perso». Infine Marchionne ha sbottato, e ha attaccato i metalmeccanici Cgil: «Ogni volta che si va a votare si dice che è sotto ricatto. Ma qual è l'alternativa al voto? Devo fare un investimento, non è un ricatto, è una scelta da farsi. Ma allora perché non è un ricatto alla Fiat quello della Fiom che detta le condizioni per l'investimento?». Ieri comunque è stato definito il quesito del referendum: «Sei favorevole all'accordo del 23 dicembre 2010?», e i 5400 dipendenti delle carrozzerie Fiat dovrebbero votare su 9 seggi, nei tre turni di fabbrica (dalle 22 del 13 gennaio alle 22 del 14). Si è formato poi un nuovo comitato del no, chesiè aggiuntoaquellogiàattivo dei Cobas: è formato soprattutto da iscritti alla Fiom e due dei tre portavoce sono delegati della Fiom. Da Torino, dove oggi si terrà una fiaccolata organizzata dalla Fiom, con Micromega (il cui appello ieri ha superato quota 50 mila firme), parla il segretario nazionale della Fiom Giorgio Airaudo: «Marchionne, cercando consensi, in realtà ha avuto un doppio dissenso: non solo quello di chi voterà no, ma dei tanti che ammettono che voteranno sì perché si sentono sotto ricatto. Marchionne è colpito da una idea di onnipotenza, ma in realtà è solo un dipendente Fiat molto ben pagato; peraltro, grazie alle stock options, per i risultati di Borsa e non per quelli produttivi». ROMA N Cosimo Rossi La sfida di Nichi pp. 168 euro 20,00 Gianpaolo Santoro La solitudine dei numeri 1 pp. 176 euro 18,00 manifestolibri ordina su [in libreria] DEMOCRATICI Nel Pd è scontro tra cislini e cigiellini D Alema «né né» ella riunione della segreteria convocata per preparare la direzione di domani dedicata al tema delle alleanze è invece la questione Mirafiori che ha fatto discutere il vertice del Pd. «Tra di noi discutiamo perché su questi temi ci appassioniamo» ha detto poi al Tg3 Pierluigi Bersani, sostenendo però che «sul punto il partito ha una posizione molto chiara». Posizione che il segretario ha riassunto nell introduzione davanti allo stato maggiore: «Il risultato del referendum tra i lavoratori andrà rispettato». Un ostentata neutralità - «né con la Fiat né con la Fiom» ha detto ieri D Alema - che però non regge di fronte al continuo succedersi di dichiarazioni di voto di molti esponenti del partito, tutti orientati per il sì all accordo separato. Si va dal «sì, ma» proferito ieri da Livia Turco al «se vince il no è colpa del governo» dell ex ministro del lavoro Cesare Damiano al sì convinto di Sergio D Antoni a vere e proprie dichiarazioni di entusiasmo comne quella del «rottamatore» Matteo Renzi: «Io sono dalla parte di Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono, di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla locomotiva America». Amovimentarela riunionedisegreteria è stato l intervento del responsabile cultura del partito, il dalemiano Matteo Orfini. «C è un problema - ha detto - in queste settimane il Pd ha prodotto molti titoli sui giornali per le sue critiche alla Fiom e nemmeno un titolo con una netta presa di distanza dall atteggiamento di Marchionne. Avremmo fatto bene a dire qualche parolain più contro la cosiddetta sfida di Marchionneche io considero regressiva». Probabilmente è stato per rispondere a questa sollecitazione e per partecipare allo scontro tra la segretaria della Cgil Camusso e l amministratore delegatodi Fiat che in seguito Bersani, sempre al Tg3, è riuscito a dire che «Marchionne saprà prendere le misure alle auto ma misurare le prole no». Intanto in segreteria a risentirsi è stato D Antoni, presente in quanto coordinatore delle politiche territoriali del partito, convinto sostenitore dell accordo separato: «Io l avrei firmato e al referendum voterei sì, è inutile dire che è un ricatto perché i referendum sono tutti un ricatto con quella scelta secca tra il sì e il no. Quando ero io segretario della Cisl ed ero contrario ai referendum - ha detto poi D Antoni, riferendosi alla Cgil - loro dicevano l ultima parolaspetta ai lavoratori, ebbene allora anche oggi l ultima parola spetta ai lavoratori». I toni si sono accesi è Orfini ha risposto che è sbagliato replicare all internodel partito i rapporti di amicizia con questo o quel sindacato, «e non è corretto utilizzare strumentalmente una posizione politica, accusare chi è d accordo con la Cgil di voler rifareil Pci, sarebbe come se io accusassi chi sta con la Cisl di voler rifare la Dc». Nel Pd c è anche un altro degli ex leader Cisl, Pier Paolo Baretta, che è capogruppo del partito in commissione bilancio alla camera, anche lui ieri ha sostenuto che l accordo separato «andava firmato perché non si potevano concedere alibi a Marchionne». Marchionne che un altro deputato del Pd, AndreaLulli, con trascorsiinvecenella Cgil, vorrebbe convocare in commissione attività produttive perché «vogliamo sapere quali sono le prospettive dell azienda». In attesa dell esito del referendum, e per cercare di risolvere la questione dell esclusione della Fiom da Mirafiori in caso di vittoria dei sì, il Pd non può far altro che chiedere che si discuta finalmente la proposta di legge sulla rappresentanza sindacale. La stessa strada scelta dalla Cgil, strada però lunga e in salita. A. Fab.

3 MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 il manifesto pagina 3 CONTROPIANO Loris Campetti S LAVORATORI Dovranno rispondere al quesito: «Sei favorevole all'accordo del 23 dicembre 2010?». Il referendum si terrà dalle 22 di giovedì 13 per concludersi il giorno dopo I CANCELLI DI MIRAFIORI /FOTO TAM TAM A DESTRA SUSANNA CAMUSSO ALL ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE CAMERE DEL LAVORO A CHIANCIANO /ALEANDRO BIAGIANTI SOTTO SERGIO CHIAMPARINO IL MINISTRO ROMANI «Siamo tranquilli. Ma la Fiom è irresponsabile» «Sono convinto che Fiat vuole mantenere fino in fondo le sue promesse di investimento» in Italia. Le minacce di Marchionne di portare la produzione in Canada e «festeggiare a Detroit» se vincesse il «no» al referendum, non scalfiscono il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. Anzi di più: Romani si è detto tranquillo sull'esito del voto a Mirafiori «Non sono preoccupato - ha affermato - perché crediamo che il buon senso appartenga ai cittadini e ai lavoratori di questo Paese. Certo le posizioni estreme ed estremiste della Fiom sono tali da ingenerare malessere nell'azienda ma anche nei lavoratori che hanno sottoscritto l'accordo. Per questo il referendum è molto importante e vincerlo rappresenta un dato fondamentale. Ma non penso che possa verificarsi quello che ha detto Marchionne, vale a dire una vittoria dei no con il 51%. Mi auguro che questa ipotesi non sia possibile». Rocco Di Michele CHIANCIANO I isente forteper il sondaggio delsole 24ore chelo colloca al secondo posto dopo Renzi tra i sindaci più amati con il 66% di consensi. È contento di essere arrivato alla fine dei suoi 10 anni di governo di Torino («4 mesi all'alba») con la coscienza «a posto». Chissà quale sarebbe il consensotra i5.300operaichedomani e venerdì voteranno sul diktat di Marchionne e che lui invita a mettere la croce sul sì. Con Sergio Chiamparino chi scrive ha un'antica amicizia che può giustificare il tono poco formale dell intervista. Torino città operaia, di Gramsci e dei consigli, si ritrova con un sindaco uscente e uno che potrebbe entrare (Piero Fassino) in rotta di collisione con la Fiom e quel che rappresenta. Bell'affare. La Fiom non è il «nucleo storico» della classe operaiaa Mirafiori ma una minoranza, mi pare il 15% in Carrozzeria (è il 22% e glie lo ricordiamo,ndr). Io sindaco rappresento l'80%, se devo risponderti provocatoriamente, non una piccola parte ma l'interesse generale. Voi predicatori della sinistra che verrà parlate di ricatto di Marchionne, ma io e te abbiamo un età e ci ricordiamo molti passaggi. Per esempio gli accordi del a colpi di biglie e carciofi, con Trentin contestato che firma l'accordo e si dimette. Io, con Treu e Tarantini la svolta l'avrei fatta molto prima, nell'84, ai tempi della scala mobile. Invece i duri si opponevano a ogni cambiamento delle relazioni industriali. Se si fosse cambiato prima le cose sarebbero andate meglio e l'italia sarebbe più vicina alla Germania che alla Grecia. Oggi di nuovo i duri della Fiom, per calcolo politico, si oppongono ai cambiamenti,ripetono gli stessi errori. Votare sì darebbe forza per battersi in fabbrica sul versante sindacale e in Parlamento su quello legislativo per migliorare l'accordo. Se vincesse il no precipieteremmo in un Limbo senza certezze e prospettive. Invece Marchionne te le dà? Nell'accordo è chiaro quel che gli operai perdono, diritti, qualità del lavoro, dignità, libertà sindacale, mentre sgli investimenti non ci sono numeri, né impegni definiti. Prima dell'attuazione del piano passeranno 18 mesi, utilizzabili per porre rimedi sul versante della rappresentanza. L'appesantimento delle condizioni di lavoro andrebbe di pari passo con gli investimenti: ti pare che la Fiat possa fare la Newco senza investimenti? Ammetto che invece il progetto Fabbrica Italia è più aleatorio. Ma questa è una ragione in più per votare sì per un sindacato lungimirante, per avere titolo per migliorarel'accordo. Tuciti Gramscie io ti ricordo uno scritto di Garavini del giorni più difficili della storia della Cgil nel dopoguerra, almeno stanno scorrendo veloci. Ogni ora prevede «sortite». Per condizionare il voto degli operai delle carrozzerie di Mirafiori e la politica, oppure incitare la confederazione guidata da Susanna Camusso ad «ammorbidire» le sue tenacissime tute blu. Anche qui il «caso Fiat» tiene banco e passa davanti a tutto, anche se si dovrebbe discutere solo di «contrattazione sociale e territoriale», per dare una risposta a quelle figure sociali che non sono coperte dalle storiche categorie sindacali e che rappresentano ormai un mondo fatto di milioni di lavoratori poveri o ex. La stessa Camusso è costretta a partire dall attualità per poi cercare senza grande convinzione di virare la discussione sul tema originale. Se la prende più con il governo («fail tifosocontro il lavoro», «cerca il rigore dei conti con tagli lineari») che non con le imprese. Delinea i punti di una piattaforma (riequilibrio fiscale detassando buste paga e pensioni, patrimoniale alla francese, lotta a evasione e corruzione, ecc), anche perché la stessa Confindustria mostra evidenti «imbarazzi» nell accettare la linea Fiat. Ma non può evitare di dichiarare il proprio appoggio alla Fiom in questo scontro «per impedire che lo strappo della Fiat si estenda a tutto il sistema». E quindi «tutta la Cgil sarà in piazza il 28», giorno dello sciopero generale dei metalmeccanici, «perché parla della contrattazione, di rappresentanza e democrazia». Un appoggio critico, però, chiedendo di «riflettere sul fatto che non si può restare CHIAMPARINO Invita a votare sì e attacca «la sinistra dei veti» «Temo il voto dei carrozzieri» '55, in cui diceva: il padrone vuole fregarci? Allora noi firmiamo per fermare il piano del capitale. Non solo la Fiom ha torto, ma è anche l'unica parte in causa ad aver torto. Dici che è il sindacato dei veti quando, Fiat a parte, firma accordi in tutte le fabbriche. Conosco bene la Fiom, e non è un caso che intervenga anche su questioni non sindacali come in Val di Susa contro la Tav. Non condivido i suoi veti. Del resto, anche nel 2009 non firmò il contratto e non si può dire che la colpa fosse della Fiat. Furono Federmeccanica, Fim e Uilm a disdire il contratto unitario E la Fiom non firmò. Inoltre, gestire una multinazionale non è uno scherzo: i ricatti ce li pone la globalizzazione non Marchionne che ci trasferisce il mondo com'è, brutture comprese. Marchionne ha detto: il piano è mio, lo gestisco io. Aggiunge che se gli operai non si piegano se ne va da Torino. Ci sarebbe di che rispondergli per le rime, visto che come Enti locali avete sborsato un sacco di soldi su Mirafiori. Nel 2005 dicemmo: questo è l'ultimo atto per salvare Mirafiori, il prossimo tocca ai sindacati. Profetico. Quale esito prevedi per il referendum di Mirafiori? Non capisco chi diffonde ottimismi a piene mani e non sono sicuro del risultato positivo per i sì. Quegli operai sono stati sempre contro i cambiamenti, anche in occasione di accordi unitari. Lo so anch'io, mica solo Landini, che appesantire le condizioni di lavoro non è piacevole. Ma pensare di continuare così, in un mondo cambiato, è privo di logica. Il gioco prima o poi finisce. Il gioco? Alla catena? Insisto che le tue critiche sono indirizzate solocontro lafiom acui, incaso di IL MINISTRO SACCONI «L Italia diventerà attraente per gli investitori stranieri» «Il governo si occupa eccome dell'industria dell'auto, la cui filiera è strategicamente importante per il futuro del Paese», il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, risponde alle dichiarazioni del leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha accusato il governo di essersi chiamato fuori dalla vicenda Fiat. «Ci sono sindacati come la Cisl, Uil, Ugl che hanno firmato questi accordi e che hanno preteso l'autonomia delle parti sociali e l'autonomia del negoziato rispetto a un ruolo del governo che avrebbero visto come indebito se, su richiesta della sola Cgil, si fosse messo di mezzo e avesse preteso di svolgere una mediazione non richiesta da tutti gli altri attori», insiste il ministro che si schiera a favore del «sì» al referendum. «Dobbiamo dimostrare di essere un paese accogliente per gli investimenti, anche esteri. Il sì all'accordo si riverbererà in modo particolare nell'attrazione degli investimenti». CGIL Camusso ai meccanici. Landini: non firmiamo «Noi con la Fiom, ma restiamo in fabbrica» fuori dalle fabbriche», altrimenti «si diventa dipendenti dalle alleanze costruite fuori di esse». Con altre parole, ha riproposto l idea della «firma tecnica»; o «l accettazione del risultato del voto» se dovessero prevalere i «sì». Ragionamento ripreso dal coordinatore della minoranza Fiom, Fausto Durante, costretto però a distinguere tra giusta linea nazionale e scelte territoriali («le strutture territoriali della Fiom e le Rsu vittoria dei sì, verrebbe negata ogni pratica sindacale. E a tutti gli operai è negato il diritto di eleggersi i propri rappresentanti. È lo Statuto dei lavoratori a non escludere questa possibilità. Ci sono 18 mesi per intervenire, anche a livello legislativo e c'è una proposta firmata da Ichino e molti altri che va in questa direzione. Marchionne sbaglia quando tenta di trasferire in Italia un sistema di relazioni industriali di tipo Usa, meglio sarebbe guardare con attenzione il sistema partecipativo tedesco. Il suo progetto Fabbrica Italia è fumoso, ma la colpa è anche del governo che non hauna politica industriale. Vuoi spiegare ai «predicatori della sinistra che verrà» quale altra sinistra hai in testa? In Italia c'è una sinistra dei veti che non porta da nessuna parte, ma è forte e condiziona il Pd. Io penso a una sinistra coerentemente riformista. E che non passi il tempo a contrattare accordi con Fini e Casini. Con Marchionne invece sì? Certo, con Marchionne sì. Perché non convochi un consiglio comunale aperto sulla Fiat? Non compete al sindaco ma al consiglio. E io penso che i consigli aperti non servano a niente. E domani (oggi per chi legge) non andrai alla fiaccolata Fiom... Sono a Roma. La fiaccolata conferma il braccio di ferro politico della Fiom, tra la sinistra dei veti e il resto della città. interessate dagli stabilimenti Fiat hanno la titolarità a negoziare»). Un esercizio da equilibristi che Maurizio Landini, segretario generale Fiom, ha facile gioco nel demolire. «Negli accordi vale quellochec èscritto; e neltestodimirafiori si prevede che i lavoratori non eleggeranno più le loro rappresentanze (Rsu, ndr), mentre i delegati verranno nominati dai sindacati che hanno detto sì alla Fiat (Rsa, ndr)». Un invito insomma a vedere che nell intesa non c è una porta per il «rientro». E anche chi ha firmato e quindi è «dentro», ricorda Landini, «non potrà cambiare assolutamente nulla, perché è prevista la sanzione per qualsiasi tentativo di mutare le clausole dell accordo». Anzi, i «delegati» nondovrebberofar altroche «icontrollori» deilavoratori, impedendo loro «comportamenti» non previsti. LaprovacheFiatnon vuolepiùnessuna relazione sindacale vera, per Landini, sta nel fatto sicuramente «innovativo» che il responsabile aziendale del settore (Paolo Rebaudengo, da decenni in quel ruolo) «dal 31 non svolge più questa funzione e non è previsto nessun sostituto». E quindi «è vero chela questione Fiat ha valore generale» (argomento sollevato da più parti per spingere la Cgil a subentrare alla Fiom nella gestione), «ma proprio per questo c è bisogno di una nostra radicalità d analisi che sia almeno all altezza di quella che fa la Fiat». Altrimenti non si riesce a prendere «iniziative adeguate». Proprio il sindacato generale, confederale, «viene messo in discussione dal modello Mirafiori». Se tutto viene ridotto al livello aziendale, senza contratti nazionali, e se l impresa «può scegliersi o inventarsi» il soggetto con cui trattare, non c è più spazio logico e politico per un sindacato confederale. Del resto, proprio sulla «derogabilità dei contratti» la Cgil con Guglielmo Epifani alla guida siera coerentementerifiutata di firmare l accordo sulla riforma della contrattazione. L indicazione di Landini diventa quindi duplice: da un lato «diciamo agli operai di Mirafiori che siamo con loro e non firmeremo l accordo qualunque sia l esito del voto». Dall altro, visto che «lavertenzafiat riguarda tuttoil paese, non solo i metalmeccanici», «dobbiamo avere un piattaforma generale», «far saltare l accordo, renderlo non applicabile ed essere in grado di riconquistare i diritti; in termini sindacali significariaprirela trattativae considerarela vertenza ancora aperta». Lo sciopero del 28, in questa visione, «deve diventare l avvio di una fase di mobilitazione più ampia». Tutta da costruire. Ma dentro la Cgil aumentano i settori (per esempio «gli emiliani», oltre a pensionati, pubblico impiego e conoscenza) che dicono apertamente che «su questa vicenda non si può girare la testa da un altra parte». Quando in sala si apprende che Fim e Ugl hanno chiesto di rinviare il referendum (notizia che poi diventa un giallo...) diventa più chiaro che quel «si può ancora vincere» pronunciato da Landini è una valutazione soppesata, non solo un moto del cuore. DAL 18 IN EDICOLA IL NUMERO DI GENNAIO WIKILEAKS Il segreto in mille pezzi Felix Stalder EUROPA La riscossa delle destre Dominique Vidal PORTOGALLO La tessera di precario G. Lenoir e M. L. Darcy NORD COREA Il risveglio della società Philippe Pons CITTÀ DEL MESSICO Nel carcere delle donne Cathy Fourez LIBANO L esilio dentro l esilio Marina Da Silva CRISI DELLE FAMIGLIE Nuova caduta del potere d acquisto Si risparmia meno Roberto Tesi L a crisi seguita a «mordere» le famiglie italiane, mentre per le imprese la situazione sta nettamente migliorando. Secondo l Istat nel terzo trimestre del 2010, il reddito disponibile è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti e, al tempa stesso, è diminuita la propensione al risparmio a conferma che percercaredi sosteneregliscarsiconsumi le famiglie risparmiano sempre meno. Senza contare, specifica l'istat cheilpotered'acquisto - ilreddito disponibile in termini reali - è diminuito dello 0,5% sia rispetto al trimestre precedente che al terzo trimestre Da gennaio a settembre 2010, le famiglie italiane hanno subito una riduzione del loro potere d'acquisto del 1,2% rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente. Perdita che si somma al -3,2% di caduta del potere d'acquisto nel Per quanto riguarda la spesa delle famiglie per consumi finali, nel terzo trimestre 2010 si registra, invece, un aumento dello 0,8%. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato dell'1,4%, a fronte di un incremento del 2,4% della spesa delle famiglie per consumi finali. Questo significa che è diminuita la propensione al risparmio con una disceza del rapporto tra ilrisparmiolordodelle famiglieeilloro reddito disponibile. Questo rapporto è sceso al 12,1%, con una diminuzione dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al terzo trimestre del Il tasso di investimento delle famiglie, definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi (che comprendono acquisti di abitazioni e investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore) e reddito disponibile lordo, nel terzo trimestre 2010 si è attestato all'8,8%, superiore di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al terzo trimestre dell'anno precedente. Gli investimenti delle famiglie sono, infatti, aumentati solo dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre hanno mostrato una dinamica più vivace (4,7%) in termini tendenziali. Vanno decisamente meglio le imprese: nel terzo trimestre2010 la quota di profitto delle società non finanziarie (data dal rapporto tra il risultato lordo di gestione e il valore aggiunto lordo a prezzi base) si è attestata al 41,7%, con un aumento dello 0,4% rispetto al secondo trimestre. Il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita del 2,8%, superiore all'aumento dell'1,8% del valore aggiunto. Per l Istat, in termini tendenziali, il recuperodeltasso diprofittoèpiùmarcato (1,6%) per effetto di una dinamica del risultato lordo di gestione (+7,1%) molto superiore a quella del valore aggiunto, aumentato del 3,0%. Nel terzo trimestre 2010 il tasso di investimento delle società non finanziarie (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto lordoai prezzi base) è stato parial 23,4% con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e dell 1,4% rispetto al terzo trimestre del Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno, infatti, segnato una crescita in termini congiunturali in valori correnti pari al 2,1%, superiore alla variazione positiva registrata dal valore aggiunto. Particolarmente forte la ripresa dell'attività di investimento delle società non finanziarie: rispetto al terzo trimestre del 2009 gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 9,8%. CINA Porta in Arabia la via della seta Alain Gresh COSTA D AVORIO I tre eredi di Houphouët-Boigny Vladimir Cagnolari HAITI La contesa tra Dio e le Ong Christophe Wargny NEL GIORNO DI USCITA ABBINATA OBBLIGATORIA CON IL MANIFESTO: 2,50 EURO. 1,30 EURO PIÙ IL PREZZO DEL GIORNALE NEGLI ALTRI GIORNI

4 pagina 4 il manifesto MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011 POLITICA E SOCIETÀ ROBERTO NATALE «Il futuro dei reporter va oltre Wikileaks» Matteo Bartocci «F are l editore non vuol dire fare solo tagli». Roberto Natale, presidente della Federazione della stampa Fnsi, non nasconde la preoccupazione del sindacato dei giornalisti per la crisi drammatica dell informazione. Non solo italiana ma soprattutto italiana, come testimoniano gli ultimi dati sulla pubblicità che pubblichiamo qui a fianco. «Mancanoidee e proposteper uscireda questa crisi - spiega Natale - agli editori che sono venuti al nostro congresso abbiamo fatto notare, per esempio, che bisogna andare a cercare il pubblico dei giovani che non si incrocia più nemmeno per sbaglio con il sistema dell informazioneprofessionale. InItaliail pubblicodella carta stampata è tornato ai livelli del 1939». L informazione circolerà senza giornalisti? Non ha senso esercitarsi nelle fosche previsioni sull anno di uscita dell ultimo giornale stampato. La situazione non è così cupa. Credo che proprio una vicenda mondiale come Wikileaks dimostri come ci sia bisogno di un informazione professionale. Anche nell era della Rete. Lo scontro delle ultime settimane tra Julian Assange e il britannico Guardian spiega più di cento convegni sul futuro del giornalismo. Il Guardian sostiene che non tutto è una notizia, che serve una selezione prima della pubblicazione. Assange invece sostiene che tutto deve esserepubblicato. Secondonoi ilgiornalismo è un filtro e una garanzia di affidabilità. Aproposito di filtri, però, non sempresono così trasparenti. Il caso Wikileaks nasce da qui. Anche di fronte agli interlocutori di oggi (vedi a fianco, ndr) abbiamo discusso dei tanti conflitti di interesse nel nostro paese. A Confalonieri abbiamo ricordato l insostenibilità di una situazione in cui dipende dal presidente del consiglio - e cioè dal titolare del conflitto di interessi - firmare o meno la proroga della Gasparri che impedisce l acquisto di quotidiani da parte delletv. Una notizia sollevata tra l altro proprio dal manifesto nel milleproroghe. È incredibile che dipenda solo dalla gentile concessione del sovrano se quel divieto sarà ancora in vigore o meno. Anche Rcs è piena di conflitti di interesse: gli incroci di potere sul Corriere della sera la dicono lunga sull autonomia possibile dell informazione italiana e su chi prova a gestirla. Anche De Benedetti, peraltro, è un editore ben presente in settori sensibili per il giornalismo come l energia e la sanità privata. Noi crediamo che servano interventi legislativi. Perché l autonomia di una testata non può essere lasciata semplicemente alla garanzia del direttore. Il peso dell editore spesso travalica le migliori intenzioni né è possibile affidarsi all eroismo individuale. Qual è la sfida del vostro congresso? Ne cito solo una. Quest anno è il centesimo anniversario del nostro contratto collettivo di lavoro. Abbiamo ricordato al presidente del senato Renato Schifani questa ricorrenza in un paese che in queste settimane tende a contrapporrediritti e lavoro. Secondo noi diritti e lavoro possono e debbono andare insieme. Per noi il Ccnl ha un valore politico e solidale. E non parliamo solo del contratto giornalistico. Cosa farete contro il precariato dilagante? Ci sono 49mila giornalisti attivi. di questi 24mila sono autonomi. Freelance davvero poco free. Più della metà sopravvive senza superare un reddito di 5mila euro lordi all anno. Lo stesso governatore Draghi, pochi mesi fa, ci ha ricordato che senza una stabilizzazione, i lavori precari precari alla lunga avranno effetti negativi sulla produttività e sulla profittabilità delle imprese. Nonsiamoestremisti, dunque. Le nostre organizzazioni regionali, in particolare, sono impegnate a spiegare a tutti i collaboratori che dal 23 gennaio, per il collegato lavoro Sacconi, perderanno tutti i diritti pregressi. Tutte le istituzioni devono affrontare il problema in maniera diversa. FACEBOOK Nuova battaglia legale Oltre la metà dei giornalisti italiani attivi, 24mila a fronte di 20 mila contrattualizzati, non ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna in media nemmeno 10 mila euro lordi l'anno, la maggioranza dei quali meno di 5 mila. E il lato emerso del dilagante precariato giornalistico. Al congresso di Bergamo l Fnsi darà più spazio ai cosiddetti «freelance» valorizzando di più la Consulta per il lavoro autonomo e dandole più peso nelle decisioni sindacali, tradizionalmente orientate sui giornalisti contrattualizzati. «Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all apertura - controvoglia - di una partita Iva», scrive l Fnsi in una nota. Anche per il sindacato, il precariato non è più un tempo più o meno lungo di prova prima della stabilizzazione. Serve dunque un cambio di strategia: «regole che garantiscano condizioni di lavoro minime a tutela dei freelance e della qualità stessa dell informazione». Tra gli obiettivi, tornare alle tariffe minime (che Bersani da ministro abolì) e aumentare il costo per gli editori del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente. EDITORIA Al XXVI congresso Fnsi editori e sindacato si confrontano sulla sfida multimediale Carta canta, ma poco e male Crollo delle vendite: Repubblica e Corsera sotto il milione di copie M. Ba. I dati Ads sono inequivocabili: Corriere della sera copie, Repubblica I due giornaloni nazionali insieme stanno sottole900milacopie algiorno. Siarrivaalfatidico milione solo se ci si aggiungono le oltre 276mila del terzo quotidiano generalista italiano, La Stampa. Poche. E troppe allo stesso tempo, visto che da soli questi tre «big» dell informazione assorbono oltre la metà delle copie nazionali a pagamento (sportivi a parte, fonte Autorità Antitrust). La crisi imperversa anche nelle redazioni. E al ventiseiesimo congresso della Fnsi iniziato ieri a Bergamo il sindacato dei giornalisti ha chiamato a discutere innanzitutto la controparte, cioèiprincipalieditoriitaliani: Fedele Confalonieri (Mediaset), Carlo De Benedetti (Espresso), Piergaetano Marchetti (Rcs Mediagroup). Si tratta peraltro di una prima storica, perché De Benedetti e Confalonieri non si incontravano pubblicamente da 21 anni, dai tempi dell affare Mondadori. In tavola almeno tre gli argomenti principali: multimedialità e innovazione, precariato, concentrazioni pubblicitarie. I «padroni delle news» hanno le idee confuse ma annusano la direzione. «Nel nostro settore, come del resto in molti altri settori, è in corso una rivoluzione tecnologica - avverte Confalonieri - i giornalisti che devono diventare multimediali e digitali. Per essere efficaci i giornalisti devono essere flessibili e adattabili e per questo è anche importante la formazione». Fidel conferma, tra l altro, il prossimo lancio del canale all-news di Mediaset. La sintoniaconun editoreliberalcome De Benedetti è sensibile. «Ci sono due sciocchezze che il tempo ha dimostrato essere tali - spiega l editore di Repubblica -laprimaèchei giornali di carta spariranno, la seconda è che non sono necessari i giornalisti». Le difficoltà sono note: «I giovani hanno abbandonato i giornali preferendo Internet e televisione, nel 2009 lamediadellecopie giornaliereè scesasottoi5 mln come era nel 1939 quando eravamo un paese agricolo. La pubblicità nel prosegue De Benedetti- è diminuita del 16% e in un decennio i ricavi dei quotidiani sono scesi del 20%. A questo si deve reagire con un unico motto: innovare e per questo è necessaria un'alleanza tra gli editori e i giornalisti. Oltretutto va ricordato che la qualità dell'informazione è un indice della qualità della democrazia». Insomma i giornalisti devono diventare multitasking e multimedia. Basta vedere come la redazione del Corrierone ha accolto la notizia per capire che il cambiamento non sarà facile. De Benedetti è drastico: invece di chiedere aumenti «i giornalisti dovrebbero ringraziare gli editori che gli danno la possibilità di essere visibili su una pluralità di piattaforme». «I giornalisti - provoca - chiedono più soldi per la multimedialità, I due gemelli compagni di college di Mark Zuckerberg che tanti hanno visto al cinema - in Social Network - contestare la paternità di Facebook al suo fondatore e poi accordarsi per un risarcimento di 65 milioni di dollari ci hanno ripensato. Riaprendo la battaglia legale sulla proprietà del sito dominatore del web. Cameron e Tyler Winklevoss hanno chiesto alla giustizia americana di annullare il vecchio accordo con Zuckerberg perché ritengono che Facebook abbia fornito una valutazione riduttiva delle azioni quando ha versato 65 milioni di dollari in contanti e titoli per risolvere la disputa con gli ex compagni di Harvard. I gemelli Winklevoss accusano Zuckerberg di aver rubato l idea originale per la creazione di Facebook. NOTIZIE PRECARIE 24mila giornalisti «freelance» guadagnano meno di 900 euro al mese A SINISTRA FOTO REUTERS ma l'interesse del giornalista è avere la maggior visibilità possibile». I reporter insomma sono pigri, avidi e molto narcisi. Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs Mediagroup, paragona il redattore al medico o al professore universitario: «Quando uno fa il medico in corsia - si è chiesto - secondo voi chiede un'indennità per imparare ad usare una nuova macchina che arriva per fare diagnosi?». Il dialogo si fa in salita. Ancora più difficile invece arrivare al nodo delle proprietà opache, degli editori impuri italiani e delle risorse. Secondo Marchetti la salvaguardia del pluralismo «implica attenzione alle concentrazioni» e per questo «occorre riflettere se il nostro meccanismo di disciplina delle concentrazioni basato sui compartimenti stagni sia ancora adatto». Gli squilibri pubblicitari e finanziari sono tali cheormaiparlare di «mercato» in questosettore è quasi impossibile. Per Franco Siddi, segretario Fnsi, la presenza di editori così ingombranti all apertura del congresso «non è complicità e nemmeno la volontà di fare i compagnucci. Confliggere è inevitabile» ma «giornalisti ed editori non possono fare a meno gli uno degli altri». Per questo chiede ai padroni un nuovo patto giornalisti-imprese sulla qualità dell informazione e contro il precariato. Marginalizzato da giornali che ha diretto da maestro, Giulio Anselmi, si ritaglia il ruolo di «grillo parlante». E dice un po che i vari re sono nudi. Le imprese hanno ecceduto nei tagli e si muovono con poca «consapevolezza e capacità manageriale». Mentre i giornalisti devono abbandonare «accenti corporativi». Le sfide secondo Anselmi sono chiare: la governance di un impresa delicata come quella giornalistica, il ruolo dei giornalisti come «sentinelle della democrazia», il dovere del sindacato di alzare «la qualità della categoria». Ce n è abbastanza per discutere a lungo. INFORMAZIONE Crisi, scioperi minacce e ricatti SOLE 24 ORE NEL CAOS Stato di agitazione al Sole 24 Ore. I giornalisti del quotidiano della Confindustria hanno affidato al cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero contro la possibile decisione dell editore di passare al formato tabloid. Acque agitate anche all agenzia Radiocor, contro un possibile peggioramento dello stato di crisi. Un altra grana per il «Sole» sono due possibili nuovi domenicali concorrenti: quello del Corsera e quello del Fatto, affidato peraltro all ex Riccardo Chiaberge. MASI, BAVAGLIO SVIZZERO Anno nuovo vita vecchia. Il direttore generale della Rai Mauro Masi manda un altra circolare delle sue. Stavolta avverte tutti i talk show di prima serata (a cominciare da Ballarò e Annozero) «di terminare improrogabilmente entro le 23.10». L obiettivo ufficiale? «Salvaguardare i programmi di seconda serata», si legge nella lettera inviata a tutti i direttori di rete. Ma è chiaro che la richiesta di comprimere i programmi di informazione con questa nuova puntualità «svizzera» svaluta non poco la qualità delle news in diretta. RIVOLUZIONE MOSLEY Nel 2008 le sue performance sadomaso a sfondo nazista hanno fatto il giro del mondo. Ora il britannico Max Mosley, ex re della Federazione internazionale di automobilismo, chiede alla Corte dei Diritti umani di Strasburgo di obbligare il governo britannico a varare una legge che imponga ai media di informare le celebrità prima della pubblicazione di informazioni personali. Il governo di Londra ha respinto questa richiesta: il diritto britannico prevede già un indennità (Mosley ha ricevuto dal «News of the World» un risarcimento di 60mila sterline). ALLEANZE D Alema: hanno paura del voto ma dovranno decidere Il Pd attacca, ma non molla l Udc ROMA D omani il partito democratico terrà la sua difficile riunione di direzione dedicata altema delle alleanze - anticipata oggi da una serie di riunioni di corrente, da Area Dem di Franceschini ai MoDem di Veltroni ai «rottamatori» di Renzi - e alla vigilia sono stati Massimo D Alema e Pierluigi Bersani a rispondere a Pieferdinando Casini che aveva invitato il Pd a scegliere tra l Udc e Di Pietro e Vendola. Risposte all altezza dell affondo del leader centrista che con il suo aut aut ha messo in crisi la strategia della maggioranza democratica che ha in testa un alleanza larga che vada dall Udc a Sinistra e libertà. Risposte però che non hanno chiuso del tutto la possibilità di una ripresa del dialogo, segno che a dispetto dell evidenza sia Bersani che D Alema ancora ci credono. «Il problema di una pacificazione che pone Casini è reale - ha detto D Alema a Ottoemezzo - ma sbaglia l interlocutore perché Berlusconi può produrre solo conflitti». Secondo l ex ministro degli esteri sulle alleanze «c è incertezza nell Udc che teme le elezioni perché non si sente ancora pronta, sono in corso negoziati complicati che non credo daranno risultati, noi dovremmo rivolgerci a tutte le forze dell opposizione». Per D Alema è pacifico che «sono i partiti piccoli a doversi aggregare a quelli grandi e non il contrario». Bersani ha chiesto invece a Casini di «superare vecchi veti reciproci perché a furia di veti ci teniamo Berlusconi. Noi presenteremo le nostre proposte a tutta l opposizione, l Udc dovrà prendersi la responsabilità di decidere». 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