Alta. Qualità. Il manuale dell allevatore. per il benessere della Lola

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1 2 Il manuale dell allevatore per il benessere della Lola Come prendersi cura della Lola per produrre latte di alta qualità: la struttura, la gestione e l alimentazione Qualità per la produzione di latte certificato alta qualità e biologico Alta Manuale

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3 2 Alta ualità QManuale per la produzione di latte certificato alta qualità e biologico Il manuale dell'allevatore per il benessere della Lola

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5 I n d i c e Prefazione 5 Introduzione 6 FRANCO SANGIORGI Fabbricati e impianti per l allevamento dei bovini da latte 1 - Premessa Generalità Strutture e attrezzature per le diverse categorie di bovini Il costo della stalla 51 Allegato A 54 Allegato B 60 Allegato C 71 Allegato D 73 Allegato E 75 MAURO CODELUPPI Gestione allevamento vacche da latte Premessa Le razze vacche da latte Il benessere La gestione dell allevamento L autocontrollo Organizzazione aziendale i compiti del personale 85 Prima parte Il ciclo biologico Fecondazione L inseminazione Il calore La gravidanza L asciutta Il parto La vitella Organizzazione aziendale 92 Seconda parte Le patologie podali Body Condition Score (BCS) negli allevamenti di vacche da latte I dati negli allevamenti di vacche da latte I dati produttivi I dati delle cellule individuali I dati riproduttivi 98

6 PAOLO PEZZI L alimentazione delle bovine e la qualità del latte Introduzione 105 Parte prima - Gli alimenti 105 Parte seconda - La gestione dell alimentazione 113 Parte terza - Alcuni consigli 118 ANDREA BORSARI Granarolo e la passione per l alta qualità Profilo del Gruppo Granarolo S.p.a. 125 La Mission di Granarolo 126 Politica della Qualità del latte 127 Politiche di qualità e sistemi di gestione certificati 127 Filiera controllata e rintracciabilità di filiera 129 Ricerca e Sviluppo e Innovazioni tecnologiche 130 Principali riferimenti bibliografici 133 Parole chiave 135

7 Prefazione Sui testi di zootecnia si afferma che: Ambiente, Genetica Alimentazione sono i fattori che condizionano le performance produttive dei nostri allevamenti. Condividiamo naturalmente questa impostazione, ma, il risultato che ottiene l allevatore, è dato soprattutto dalla capacità e dalla sensibilità che dimostra, nel saper gestire la combinazione di questi tre fattori. I temi affrontati in questa pubblicazione, si pongono l obiettivo di essere esposti in maniera comprensibile alla vasta platea degli allevatori e tecnici, ed anche di suggerire modalità pratiche e semplici di organizzazione del lavoro. La condizione di benessere, per le vacche da latte, non deve essere perseguita solo per motivi di etica, ma perché influisce in modo determinante sulla durata della sua carriera produttiva. Siamo sempre più consapevoli che sui costi di produzione e sul reddito netto dell allevatore influisce sempre più il costo della rimonta, tanto più quanto si riduce anche il valore della vacca così detta a fine carriera. Ci auguriamo che questa pubblicazione aiuti ad aumentare anche la longevità produttiva della Lola, con soddisfazione della stessa Lola, ma anche del suo allevatore. Ringraziamo: - Andrea Formigoni Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria Teramo - Franco Sangiorgi dell Istituto di Ingegneria Agraria Facoltà di Agraria Milano - Giacomo Pirlo Direttore Sezione operativa vacche da latte CR, nonché Direttore incaricato dell Istituto Sperimentale per la Zootecnia Tor Mancina Roma - Paolo Pezzi, Dipartimento di Morfofisiologia e Produzioni Animali della Facoltà di Medicina Veterinaria Bologna - Andrea Borsari, Direttore Ricerca e Sviluppo Assicurazione Qualità di Granarolo s.p.a. e naturalmente gli instancabili ed entusiasti Mauro Codeluppi, zootecnico di grande esperienza, ed Eugenio Melotti per l impegno nella stesura e coordinamento profuso per la realizzazione di questa pubblicazione. p. Granlatte Consorzio Cooperativo L Amministratore Delegato Dott. Valerio Orlandini 5

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9 Introduzione Nella nostra attività professionale tutti i giorni tesa al miglioramento della qualità del latte e sempre più viva per l applicazione della filiera controllata che Granlatte gestisce quotidianamente assieme ai suoi produttori associati, ci siamo resi conto che sia i tecnici, che gli allevatori sono sempre più trascinati dalle nuove tecnologie, e dalle tendenze del mercato, per identificare gli elementi e le strategie per risolvere problemi alla mancata qualità del latte prodotto in allevamento. Molte di queste tecniche sono prive di base scientifica e non applicabili in tutte le realtà aziendali. In molti casi sono soluzioni costose, antieconomiche e portano a scarsi risultati. Abbiamo quindi pensato che era necessario elaborare un manuale che fosse capace di fornire in maniera semplice ed agile a tutti gli allevatori, e ai tecnici che li assistono, semplici indicazioni pratiche, comprovate da sperimentazioni scientifiche, applicabili nelle diverse realtà del nostro paese dove abbiamo disseminati i nostri associati. Alcuni argomenti e indicazioni, possono essere interpretate come generiche. E stato fatto appositamente, per creare le condizioni, agli allevatori e ai tecnici, di poter discutere le problematiche e le esigenze di ogni singola azienda con veri professionisti esperti. E risaputo, che per produrre latte di qualità, le vacche devono vivere nelle migliori condizioni di benessere. Abbiamo identificato, tra i fattori, che intervengono a limitare lo stress alle vacche da latte sia per latte di alta qualità che biologico, le strutture, i locali e le attrezzature di stalla, le modalità di gestione della mandria e i sistemi e modalità di alimentazioni con alcuni consigli e accorgimenti. L argomento strutture stalla si è voluto affrontare, in quanto sono frequenti grossi investimenti per soluzioni di strutture inadeguate alle vacche da latte, con la conseguente scarsa qualità del latte. Mentre le problematiche gestionali, come le modalità di alimentazione, sono aspetti dove l allevatore può intervenire, senza grossi investimenti, e, in breve tempo può migliorare la qualità del latte. Produrre latte diventa sempre più difficile, dobbiamo evitare le scelte tecniche inadeguate e investimenti errati. Responsabile Qualità Granlatte Dottor Eugenio Melotti 7

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11 Fabbricati e impianti per l allevamento dei bovini da latte Alta Qualità FRANCO SANGIORGI Istituto di Ingegneria Agraria, Facoltà Agraria, Milano 1 Premessa L allevamento bovino è da sempre stato considerato come un vero e proprio sistema per convertire foraggi non altrimenti utilizzabili in alimenti ad alto valore biologico, principalmente latte e carne. E soprattutto la produzione di latte che ha caratterizzato lo sviluppo della zootecnia nel corso dei secoli essendo, in passato, marginale il consumo della carne per l alimentazione umana. Produrre latte oggi non ha, però, più lo stesso significato che aveva in passato perché è cambiato il contesto nel quale avviene il processo produttivo. Basti pensare al semplice fatto che, un tempo, la produzione di latte bovino veniva essenzialmente dedicata alla trasformazione in formaggio mentre il consumo di latte crudo era marginale. Formaggio e latte rimanevano, comunque, in un ambito di commercializzazione assolutamente circoscritto (l azienda, il piccolo paese) causa le difficoltà di conservazione (Figura 1). Quel contesto è andato, soprattutto nel corso dell ultimo secolo, modificandosi radicalmente e oggi si tende a produrre un latte con caratteristiche standard, buono per essere destinato a qualunque tipo di produzione e lavorato anche a grande o grandissima distanza dal luogo di produzione. Se da una parte ciò ha comportato un ampliamento del mercato, con positivi benefici per il produttore, dall altra ha esposto il produttore stesso alla concorrenza nazionale e internazionale facendogli mutare anche il rapporto con il contesto agricolo di riferimento. Figura 1 Tipica cascina lombarda con allevamento vacche per la produzione di latte 9

12 Tutto questo ha comportato, a sua volta, la necessità di ridurre i costi di produzione, attraverso l incremento della produzione per capo, la riduzione del fabbisogno di manodopera, l aumento della consistenza dell allevamento, ma ha anche comportato danni all ambiente per l alterazione del rapporto fra superficie agricola e capi allevati. In questo contesto si inserisce anche il problema della sicurezza per gli addetti e la salubrità dell ambiente di lavoro. Si comprende, pertanto, che oggi non ha più senso settorializzare l intervento, preoccupandosi di uno o dell altro fattore suindicato, ma occorre considerare la produzione di latte come un insieme indivisibile in cui la variazione di ciascun elemento influenza positivamente o negativamente gli altri elementi che entrano nel processo produttivo. Ridurre i costi di produzione significa ottimizzare l impiego dei mezzi tecnici immessi nel processo produttivo e quindi scegliere macchine, attrezzature e impianti ma anche mangimi ecc. idonei per il contesto in cui opera l azienda. Significa anche ottimizzare l impiego della manodopera assegnando agli addetti un carico di lavoro sopportabile, tale da non creare conflittualità fra le mansioni loro assegnate. Nella definizione di quote di ammortamento sostenibili un ruolo importante è giocato dalle modalità di realizzazione degli impianti e dei fabbricati in cui devono essere inseriti. Se, da una parte, per tener basse le quote si deve spendere il meno possibile, dall altra occorre fare i conti con la manutenzione che, se eccessiva, può risultare effettivamente fastidiosa, e con l apprezzamento per l ambiente in cui si lavora. Spesso si è detto che una sala di mungitura deve essere progettata per durare circa 10 anni, tuttavia l esperienza dimostra che se questo è già poco probabile per gli impianti lo è ancor meno per la parte edificata. Allora la sfida per i progettisti è quella di creare edifici facilmente alterabili e altrettanto facilmente arredabili in relazione alle mutate esigenze della produzione. Gli sforzi finora fatti di realizzare delle vere e proprie scatole modulari prefabbricate non hanno avuto l impatto desiderato per la incompletezza, in termini di flessibilità, del sistema proposto (anche dal punto di vista impiantistico). Sempre in questo ambito va considerato anche il fatto che il sistema produttivo va ottimizzato rispetto alle condizioni dell azienda (non si può intervenire su un solo componente) e dell area (la disponi- Figura 2 Il robot di mungitura determina nuovi scenari di produzione e di progettazione degli allevamenti 10

13 Figura 3 Il computer sta assumendo un ruolo sempre maggiore nella gestione della stalla da latte (da Westfalia, 1997) bilità di manodopera, di acqua, di energia elettrica, di rete fognante, di strade ecc.) sono tutti elementi che influenzano direttamente le scelte da effettuare. Ridurre il fabbisogno di manodopera significa studiare il processo produttivo e cercare di semplificarlo nella misura massima possibile (si pensi, a esempio, al risparmio di tempo connesso con l introduzione dell unifeed che rappresenta una semplificazione della alimentazione sia dal punto di vista dei componenti sia da quello della preparazione e somministrazione della razione) oppure al processo di mungitura in impianti dotati di dispositivi di stacco automatico ecc. Naturalmente esiste anche una ulteriore strada da percorrere ed è quella della robotizzazione, ovvero della sostituzione della manodopera con opportune macchine. Si tratta di una strada, al di là degli aspetti economici, da intraprendere con cautela perché richiede all allevatore un diverso tipo di preparazione. (Figura 2). Aumentare le produzioni per capo, è sicuramente il mezzo più immediato per comprimere a livelli ragionevoli l incidenza dei costi di produzione sul litro di latte prodotto. Senza entrare nel merito della formulazione della razione alimentare e in quello della gestione della riproduzione, occorre considerare l influenza che edifici, impianti e gestione hanno su questo aspetto. L edificio, infatti, oltre a proteggere le bovine in modo adeguato dal sole e dalle alte temperature e, in certe aree, dal vento, deve anche essere concepito in modo da consentire un livello minimo di controllo igienico, facilitando l allontanamento delle deiezioni (pavimento fessurato, ruspette ecc.) o il loro mascheramento (lettiere ecc.). Ma la stalla deve essere concepita in modo tale da facilitare anche il movimento degli animali e da garantire loro l accesso alle aree di alimentazione e abbeverata. Una stalla moderna che si propone di aumentare o mantenere al massimo livello (ovvero consentire a tutte le bovine di esprimere il massimo potenziale produttivo) la produzione di latte, non può fare a meno di dotarsi di un opportuno sistema di sensori che raccolga dati provenienti, oltre ché dalla sala di mungitura, anche dall ambiente di allevamento (temperatura e umidità dell aria, velocità del vento) e li invii a un elaboratore dotato di idoneo software, in grado di riformulare continuamente la razione fornendo indicazioni sia alle macchine (unifeed, autoalimentatori) sia agli addetti (gestione giornaliera dell allevamento) (Figura 3). Accanto al problema dell aumento della produzione vi è quello della necessità di raggiungere obiettivi qualitativi minimi basati sul contenuto di grassi e proteine ma anche su indicatori dello stato sanitario delle mammelle (cellule) o della gestione igienica (carica batterica). Si tratta di condizioni non facilmente raggiungibili se non si tiene sotto stretto controllo tutto il sistema allevamento. Peraltro, l abbassamento della conta cellulare può essere effettuato sia agendo sulla rimonta (eliminazione animali con carica elevata) sia soprattutto operando a livello di mungitura e di gestione dell allevamento. Non è pensabile riuscire ad abbassare la conta cellulare senza drastici interventi a livello gestionale ma questi interventi presuppongono la presenza di efficienti servizi di assistenza tecnica o una idonea formazione dell allevatore. Ridurre i danni all ambiente è diventato, assieme all obiettivo di produrre più latte al costo minore un ulteriore elemento di sfida per l allevatore. Ciò in quanto la tendenza a sovradimensionare la mandria rispetto alla capacità di mantenimento dell azienda, fa sì che si producano quantità di reflui eccedenti il fabbisogno delle colture con la conseguenza che parte di essi, se mal gestiti, va ad inquinare le acque superficiali e parte, anche se minore, le acque di falda. Una corretta gestione 11

14 dei reflui dovrebbe limitare fortemente i danni ma ciò presuppone l esistenza di idonee strutture di stoccaggio e distribuzione e lascerebbe comunque aperto il problema delle eccedenze che andrebbero esportate in altre aziende prive di allevamento. Le aziende che producono latte hanno anche il problema dello smaltimento delle cosiddette acque derivanti dal dilavamento delle aree scoperte o paddock e di quelle provenienti dal lavaggio delle sale di mungitura. Queste acque presentano un carico inquinante decisamente meno elevato rispetto ai liquami zootecnici ma pur sempre volte superiore a quello di un normale refluo urbano: ciò significa che non è possibile scaricarli direttamente nelle acque superficiali. Le alternative possibili sono due: immettere queste acque nelle vasche dei liquami, comportando, così, la diluizione di questi ultimi e facendo aumentare i costi di distribuzione, oppure trattarle separatamente in appositi impianti estesi o compatti. In quest ultimo caso è ovvio che l obiettivo non può che essere quello di rispettare i limiti di accettabilità contenuti nel D.L.vo 152/99. Anche per una corretta gestione dei reflui zootecnici è necessaria idonea preparazione per poter programmare, sulla base dell andamento meteo, del tipo di suolo e del grado di sviluppo delle colture, l ammontare di reflui da spandere in ogni momento dell anno. La sicurezza, infine, è l ultima o, forse, la prima delle sfide che deve affrontare l allevatore. Lavorare e far lavorare in sicurezza la manodopera in un ambiente salubre e ben progettato, non solo facilita l esecuzione corretta dei compiti assegnati agli addetti ma permette anche di ridurre gli errori. Del pacchetto sicurezza oltre ai problemi luce, energia, elettrica, umidità, temperatura, rumore, scivolosità ecc.fa parte anche la gestione dell orario di lavoro, dei riposi e del numero di operazioni richieste agli addetti. Inoltre, un aspetto particolare è legato alla trasmissione di malattie dagli animali all uomo (zoonosi) e ai traumi derivanti dalla necessità di entrare in stretto contatto con l animale (zampate, schiacciamento di piedi ecc.). Il datore di lavoro deve rilevare i pericoli presenti nell allevamento e definirne il livello di rischio, informando gli addetti, allo scopo di ridurre la probabilità di avere incidenti o di creare le premesse per la comparsa di malattie professionali. Occorre considerare che, molto spesso, la manodopera che lavora in ambito zootecnico è poco qualificata o proviene da culture in cui il rispetto per il lavoratore viene ancora considerato elemento di disturbo per una sana produttività del lavoro. Riassumendo, l allevamento delle bovine ha come scopo la produzione di latte o di carne. Il prodotto principale, anche in relazione alle successive attività di trasformazione, è però il latte. La produzione di latte, in termini qualitativi e quantitativi, dipende in larga misura, oltre ché dall alimentazione, dalla genetica ecc. dall ambiente, in senso lato, che si viene a creare all interno della stalla. Gli aspetti da considerare riguardano: l igiene; l ambiente fisico; l etologia e il benessere animale; l organizzazione del lavoro. Bovine e stalla sono mezzi fisici destinati a interagire per raggiungere gli obiettivi di produzione prefissati. Ma mentre le bovine vengono progressivamente sostituite, la stalla rimane e qualsiasi difetto a livello progettuale e realizzativo si ripercuote nel tempo sugli animali, sulla produzione e, in definitiva, sulla gestione (Figura 4). Occorre, pertanto, avere ben chiari gli elementi progettuali da adottare in fase di realizzazione e successiva gestione della stalla. La produzione di latte è soggetta a regolamentazione. La normativa di riferi- Figura 4 I difetti nella costruzione della stalla, in questo caso relativi alla ventilazione, si ripercuotono sugli animali e sulla gestione quotidiana 12

15 mento è il DPR 54 del 14/1/97: regolamento di attuazione delle direttive 92/46 e 92/47 CEE in materia di produzione e immissione sul mercato di latte e prodotti a base di latte. Il decreto ha lo scopo di garantire l uniformità dei controlli alla produzione e alla trasformazione prevedendo requisiti strutturali e igienico-sanitari comuni, definititi tramite la registrazione delle stalle e il riconoscimento degli stabilimenti. Ai produttori è lasciata la responsabilità primaria del rispetto delle norme, estendendo così il principio dell autocontrollo anche alla filiera latte. 2 GENERALITÀ Scelta del sito Il luogo su cui deve sorgere la stalla deve essere idoneo. Sembra una frase scontata ma basta guardarsi attorno per capire che non lo è. L obiettivo che ci si deve porre è pensare al futuro, non replicare il passato. Occorre, cioè, pensare se si desidera ingrandirsi e rinnovarsi o se si deve sostituire un edificio ormai decadente. Non bisogna aver paura di realizzare la stalla dei sogni o di puntare il più possibile ad essa. Il futuro prossimo è rappresentabile attraverso lo studio dell evoluzione avvenuta negli allevamenti nel corso degli ultimi 15 anni. Si ricordano, a questo proposito, alcuni elementi chiave: passaggio dall alimentazione tradizionale, con foraggio verde, a unifeed; incremento di oltre il 30% nella produttività media delle bovine (oggi, di fatto, vicina a kg/anno-capo); introduzione di sistemi di monitoraggio elettronici della produzione delle bovine, della loro attività e della gestione dell alimentazione individuale o per gruppi; legislazione sulla zootecnia biologica e, TABELLA 1 Elementi da considerare per la scelta del sito Elemento da considerare Valutazione SI NO Acqua qualità acqua quantità acqua (almeno 100 l/capo giorno) Evacuazione acque pendenza orizzonte sottosuperficiale profondità falda presenza zone critiche (pozzi, corsi d acqua naturali) Fabbisogno di spazio stalla zona di riposo zona di mungitura accesso del trasportatore latte movimento bovine trattamento acque luride silo per foraggi ricovero fieno e paglia ricovero macchine sili per cereali bestiame da rimonta stoccaggio reflui distanze antincendio traffico veicoli aziendali parcheggio veicoli Fattori extra-aziendali leggi e regolamenti edilizi requisiti PRG e PSA distanze da abitazioni, strade, corsi d acqua requisiti anti inquinamento isolamento zone di protezione pozzi Elemento da considerare Valutazione SI NO Reti di servizio distanze da rete idrica, gas, elettricità, fognante, telefonica e strada principale modalità di collegamento - fuori terra interrate prevenzione e protezione incendi sicurezza per personale ed estranei protezione da intrusioni esterne Clima venti prevalenti per la ventilazione formazione cumuli di neve e loro rimozione problemi da piogge torrenziali orientamento della stalla Reflui leggi sulla protezione dall inquinamento delle acque e dell aria ubicazione e drenaggio della letamaia area di stoccaggio valutazione dei suoli in relazione allo stoccaggio direzione prevalente dei venti in relazione alla diffusione di odori Ubicazione rapporto con edifici esistenti in relazione alle possibilità di espansione distanze che devono essere percorse dalle bovine

16 Figura 5 a Situazione attuale dell azienda, possibili aree di sviluppo e utilizzazione delle terre confinanti (rielaborata da Penn State, 1998) Figura 5 b Proposta di ubicazione della nuova stalla in relazione all azienda esistente e previsione di futura espansione (rielaborata da Penn State, 1998) incombente, sul benessere animale; gestione e mercato delle quote latte; difficoltà di reperimento manodopera... Va valutata, inoltre, la possibilità di espansione dei centri abitati vicini o l esistenza di proposte di modifica del piano regolatore ecc. Nel considerare le possibilità di espansione occorre tener presente la necessità di separare il nuovo edificio, da quelli esistenti, di almeno 30 m. La documentazione necessaria per la corretta scelta del sito è costituita da: mappa catastale; piano regolatore; piano di settore; CTR e ortofocarta; mappa dei suoli. Nella fase preliminare della progettazione vanno coinvolte persone esterne esperte, incluso il veterinario aziendale, che possono fornire suggerimenti preziosi. 14

17 Una volta definito in prima approssimazione il luogo, occorre verificare: la disponibilità di acqua; le possibilità di drenaggio delle acque piovane; la superficie globale interessata dalla nuova stalla, includendo anche le strade di accesso; i fattori extraaziendali (normative sulla gestione dei reflui, IPCC ecc.); l accesso e il collegamento con la viabilità principale; la distanza da rete idrica, elettrica, del gas, telefonica; il rapporto con gli edifici esistenti, anche in termini architettonici. Il clima della zona, inclusa la ventosità, costituisce, invece, informazione di primaria importanza per definire la struttura della futura stalla. Procedere, quindi, gradualmente, seguendo la tabella 1, a definire la possibile collocazione del fabbricato in relazione ai vari elementi e l esempio di figura Aspetti costruttivi Per la progettazione della stalla occorre stabilire quali sono i carichi a cui è sottoposto l edificio (vento e neve) e il tipo di fondazione da realizzare. Va valutata, in particolare, la capacità portante del suolo su cui sorgerà la stalla, che può differire da quello di fabbricati non lontani, soprattutto in aree alluvionali. Per le opere da eseguire si può far riferimento alla lista contenuta in tabella La futura stalla Al momento di progettare la nuova stalla occorre decidere che tipo di ambiente si desidera ottenere, in inverno, al suo interno: freddo (ovvero simile all ambiente esterno); modificato (ovvero si adottano sistemi per modificare la velocità dell aria); caldo (ovvero più caldo, rispetto all esterno). Nel passato vi era la tendenza, causa del tipo di stabulazione (fissa alla posta), a realizzare ambienti caldi all interno dei quali potevano convivere anche gli uomini addetti alla stalla. In una stalla moderna a stabulazione libera l addetto spende la maggior parte del tempo in sala di mungitura e, quindi, è quella la zona in cui occorre eventualmente intervenire con il riscaldamento. La stalla fredda: comincia ora a diffondersi in modo significativo anche nel nostro paese, anche se mancano indicazioni progettuali puntuali per i nostri ambienti (figura 6). Una stalla fredda presenta un tetto TABELLA 2 Fattori di scelta relativi alle principali componenti edilizie da confrontare con i regolamenti edilizi attuali Componente Fondazione Pareti laterali Elementi da considerare Tipo di suolo e capacità di carico Drenaggio Altezza Materiale Pavimentazione Piena o fessurata raschiatori flushing Tetto Porte e portoni Strutture speciali Materiale di copertura Isolamento Pendenza Materiali Senso di apertura Uscite di emergenza Serramenti Camini o cupolini di scarico Avvolgitori di teli esterni ancorato ai pilastri su fondazione propria Non isolato Leggermente isolato Isolato 15

18 non isolato o, al massimo, dotato di un sottile strato isolante posto sotto il manto di copertura (in coppi, marsigliesi, fibrocemento, lamiera ondulata ecc.). Nelle zone ventose le pareti possono essere chiuse da cortine semipermeabili o impermeabili in plastica. In cima al tetto è sempre presente il cupolino, o dei camini, di scarico dell aria calda e umida. Con 10 C all esterno, all interno vi possono essere temperature comprese fra 5 e 0 C e ciò significa dover riscaldare gli abbeveratoi, interrare le condutture (o isolarle adeguatamente) e rimuovere frequentemente i liquami per impedire la formazione di ghiaccio. I principali problemi che si incontrano in una stalla fredda sono: possibile ingresso di pioggia o neve dal colmo del tetto (eliminabile con la copertura del cupolino); frequente formazione di condensa nei periodi freddi (con isolamento ridotto o nullo in inverno è essenziale mantenere relativamente elevati livelli di portata d aria); possibile presenza di correnti d aria; zona di lavoro non confortevole per l addetto. La formazione di umidità, peraltro, è particolarmente dannosa per le componenti metalliche che possono arrugginire velocemente. La stalla ad ambiente modificato: il tetto è isolato con 3-5 cm di polistirolo o poliuretano protetti da un foglio plastico rigido. Ciò significa un extra costo di oltre 150 euro per capo, ma vengono eliminati i problemi di formazione di ghiaccio all interno della stalla, e la formazione di condensa. La temperatura è di poco superiore a 0 C. La ventilazione è controllata agendo sulla apertura delle finestrature. Figura 6 Moderno allevamento da latte progettato con lo scopo di favorire la ventilazione naturale Figura 7 La ristrutturazione di una stalla può essere accettabile solo se non si creano situazioni sfavorevoli per gli animali e la manodopera Le stalle calde: Tetto e pareti vengono isolati. Il maggior costo è di oltre 500 euro/capo. Una stalla calda mantiene una temperatura interna di 8-10 C nei periodi più freddi. Questo tipo di stalla è più idonea per le zone in cui si pratica la sola stabulazione invernale e il pascolo estivo (es. zone di montagna) La trasformazione di edifici esistenti In molti casi l allevatore non può procedere alla costruzione di un nuovo edificio e si deve orientare sulla ristrutturazione di un edificio esistente. Non sempre si tratta della scelta migliore e per evitare problemi è opportuno (fin dall inizio) coinvolgere nel progetto più esperti (Figura 7). Nella fase di progetto occorre considerare il movimento delle bovine da e per l edificio, la mungitura, la gestione dei reflui, la ventilazione estiva ed invernale, il fabbisogno di manodopera, la somministrazione degli alimenti, l abbeverata, l accesso di macchine e attrezzi e il benessere animale. Se risulta impossibile trovare una soluzione anche per uno solo degli aspetti citati, allora è meglio non procedere alla ristrutturazione. Compromessi sono accettabili solo se l uso del fabbricato ristrutturato si protrae per pochissimi anni. Il costo di una corretta ristrutturazione non deve superare i 2/3 di quello di un nuovo impianto. Superando la soglia del 50% occorre fare molta attenzione. Vi sono però molti esempi di trasformazione efficace: vecchie stalle a stabulazione fissa trasformate in sala di mungitura; vecchie stalle o fienili o depositi macchine con pareti laterali alte > 3,5 m tra- 16

19 sformati in stalle a cuccette o lettiera permanente; vecchie stalle con fienile sovrastante cui è stata tolta la soletta intermedia e aggiunto un capolino di scarico per consentire la realizzazione di una struttura con ventilazione naturale Il benessere delle bovine Figura 9 Influenza dell ambiente sulla produttività delle bovine Nel trattare il tema del benessere, occorre partire dal concetto di ambiente in senso lato. Esso è la somma di tutte le condizioni esterne (fisiche, sociali ed etologiche, climatiche) che agiscono sull animale (Figura 8). Se l ambiente non è idoneo si manifestano segni di stress. Stress significa pressione, azione. Ma Hans Selye lo ha definito risultato prodotto in un organismo a causa di un altro agente. Lo stress è uno stato manifestato da una sindrome conosciuta come sindrome generale di adattamento, composta da tre stadi, allarme, resistenza, esaurimento. Allarme: aumenta la frequenza cardiaca, il respiro diventa affannoso, il sangue va verso muscoli e cervello, la milza rilascia i globuli rossi, il fegato immette vitamine (b e c) e saccarosio, viene immesso HCl nello stomaco, aumenta la tensione muscolare.; resistenza: l organismo è mobilitato per combattere l agente stressante; esaurimento: è la conseguenza di una fase di resistenza troppo prolungata, il corpo non è più in grado di difendersi. Le strutture di stabulazione devono soddisfare alle esigenze sia dell allevatore sia dell animale. L attuale sistema di allevamento intensivo, dipende dal ruolo svolto dall uomo, che attraverso il controllo degli animali, la realizzazione di idonee strutture e una adeguata gestione, consente di ottenere il massimo delle potenzialità produttive e riproduttive dalle bovine. Le strutture di stabulazione dovrebbero tenere in considerazione le caratteristiche biologiche degli animali, compresi gli aspetti comportamentali. Dal punto di vista del benessere, vanno valutate le possibilità di adattamento degli animali e la loro possibilità di usufruire delle cosiddette cinque libertà che sono: 1) libertà dalla fame; 2) da disagio fisico e termico; 3) da traumi e malattie; 4) da paura e stress; 5) dall annullamento del comportamento normale. In alcune nazioni i codici di buona pratica forniscono una serie di norme per l allevamento intensivo, riguardanti le strutture di stabulazione, le precauzioni da prendere per evitare danni accidentali agli animali, i sistemi di ventilazione e di condizionamento ambientale, di distribuzione dell alimento e dell acqua; lo spazio da fornire ai soggetti, e infine i principi da applicare per la gestione, ma ciò ancora non esiste a livello nazionale. Il confinamento degli animali in ambienti protetti presenta, quindi, lati positivi e negativi. Positiva è la possibilità di ottenere un maggior controllo dell alimento ingerito, di ridurre le spese di energia per il movimento degli animali. Negativo è, invece, il ridurre al minimo gli spazi concessi a ciascun capo che si viene così a trovare in un ambiente chiuso e a stretto contatto con gli altri simili. Situazioni di stabulazione eccessivamente costrittive impediscono agli animali lo svolgimento delle cinque funzioni considerate dagli etologi come fondamentali: stare in posizione eretta (1) o sdraiata (2), girarsi (3), pulirsi (4) e stirare o distendere muscoli (5). Il confinamento, in genere, accresce il rischio di propagazione di malattie infetti- 17

20 ve e, soprattutto, di quelle a carico dell apparato respiratorio e favorisce, se non ben realizzato, l aggressione da parte di microrganismi opportunisti che trovano, in un organismo debilitato da condizioni di stabulazione stressanti, comodo terreno di sviluppo. Animali che non possono evitare l aggressività di altri animali non possono mettere in atto la risposta adeguata e ciò porta a malattie, dipendenza da farmaci a interventi chirurgici (decornificazione). Igiene e farmaci possono prevenire malattie da stress ma l agente stressante rimane (Figura 9). Perciò l assenza di malattie cliniche non è indice di benessere. L uomo ha operato una selezione molto orientata alla valorizzazione di certe attitudini produttive che introducono ulteriori vincoli per il progettista. Infatti, le vacche che producono molto latte sono ipertiroidee e, pertanto, hanno maggior bisogno di ossigeno e, quindi, abbisognano di ambienti ventilati. Per esse occorre evitare la stabulazione fissa per tutto l anno. Un sistema di allevamento idoneo dovrebbe garantire (secondo la Convenzione Europea sulla Protezione degli Animali negli Allevamenti del 1992) che ha recepito le indicazioni prima esposte: libertà di effettuare movimenti fisici naturali; libertà da paura e stress; libertà da ferite e malattie; possibilità di vivere insieme ad animali della stessa specie; condizioni ambientali idonee; adeguati spazi per riposare, dormire e cura del corpo; disponibilità di alimenti e acqua; possibilità di effettuare le attività naturali; possibilità di giocare. Le esigenze dell uomo spesso sono conflittuali con quelle degli animali. La Commissione Europea ha indicato nel miglioramento delle condizioni di benessere il maggiore degli obiettivi da raggiungere per i 700 milioni di animali allevati all interno dell Unione. La legislazione non è conosciuta dal grande pubblico che, peraltro, ignora il funzionamento dei sistemi di produzione attuali. Non esistono ancora normative specifiche per i bovini da latte anche se si Figura 10 Meccanismi di risposta alle situazioni competitive e alla densità può far riferimento alle direttive sulla produzione biologica. Benessere è, quindi, realizzare strutture idonee e, soprattutto, sottoporre gli animali a un trattamento adeguato da parte di persone responsabili con carattere paziente, metodico e coscienti delle necessità degli animali stessi, considerando anche la possibilità di effettuare interventi preventivi per limitare la loro aggressività. Per ottenere buone vacche occorre allevare adeguatamente le manze. A esempio il vizio di succhiare la mammella di un altra bovina può essere ridotto se i vitelli vengono allevati in gabbiette individuali. 2.6 Terminologia Esiste una terminologia propria di questo specifico settore produttivo. Vitello o vitelle: età < 6 mesi (regolamento UE: peso fino a 220 kg, senza denti da adulto; paesi extra UE: peso fino a 80 kg); Manzette: 6-12 mesi; Manze: mesi; Giovenche: prima gravidanza; Vacche: dopo il parto; Scottone: giovenche di mesi non gravide che vengono ingrassate;. Torelli: 6-18 mesi; Tori: > 18 mesi; Vitello da latte: maschio o femmina di 3-4 mesi, alimentato con latte, peso kg, a carne bianca; Vitellone precocissimo: maschio intero di 8-11 mesi, peso kg, a carne rosa; Vitellone 18

21 precoce: mesi, peso kg, a carne rossa; Vitellone: mesi, peso kg; Manzo: vitellone castrato; Bue grasso: maschio castrato, mesi, kg. 2.7 I parametri di allevamento Obiettivo dell allevamento è quello di far partorire una vacca con una cadenza di poco superiore all anno (0,95 parti/anno costituiscono il valore ottimale) per ottenere la massima produzione di latte con il minor consumo di alimenti. La vacca viene di nuovo coperta dopo 60 gg dal parto. Il tasso di rilevamento dei calori va dal 40 al 45%. La lattazione dura circa 300 gg. Il periodo di asciutta, che precede il parto successivo, dura da 45 a Figura 10 Distanza raggiunta dalla bocca (da Hoepli, 1997) gg. Il parto avviene all età di 2,2-2,4 anni e la carriera dura 5-6 parti. La rimonta (tasso di sostituzione degli animali) va dal 20 al 30% in relazione alle condizioni sanitarie, selettive ecc.. Al vitello appena nato viene somministrato il colostro per 3-4 giorni. Esso viene poi allattato con latte naturale o rigenerato, e svezzato a 5-12 settimane in funzione della destinazione (se da ingrasso o da rimonta). Il toro inizia l attività a 18 mesi e viene scartato a 7-8 anni Dimensione degli animali E essenziale conoscere le dimensioni animali e i loro requisiti di spazio per evitare problemi con poste, cuccette, gabbie ecc. Sono importanti sia le dimensioni statiche sia quelle degli animali in movimento. Le dimensioni statiche degli animali (altezza, lunghezza, larghezza) sono in relazione a età, sesso, peso e razza (Tabella 3). Le dimensioni dinamiche si riferiscono al movimento per sdraiarsi, alzarsi, mangiare, defecare e per la deambulazione (Figure 10 e 11). Dato che le dimensioni degli animali variano in relazione alla razza e alla selezione, è evidente che le attrezzature andranno scelte partendo proprio dalla valutazione della loro compatibilità con le dimensioni degli animali. Va però Figura 11 Principali movimenti compiuti dagli animali (da Hoepli, 1997) 19

22 TABELLA 3 Caratteristiche dimensionali dei bovini Età Peso Dimensioni (cm) (kg) L1 L2 L3 l 1 l 2 H 0-14 giorni gg-3 mesi mesi mesi-1 anno anni Peso Dimensioni (cm) (kg) L1 L2 L3 l 1 l 2 H H fatto notare che, per le condizioni dinamiche, esiste la possibilità di adattamento del movimento naturale a quello imposto dalla particolare struttura. Ciò non significa che l attrezzatura è buona ma che l animale si adatta, e ciò può essere fonte di stress Requisiti ambientali I requisiti ambientali per bovini variano in relazione all età degli animali e allo stato produttivo (Tabella 4). Un vitello neonato esprime le migliori prestazioni a temperature comprese fra +15 e +20 C, se tenuto in una gabbietta dotata di pavimento fessurato e di recinzione in tubolare d acciaio o di legno ma è sufficiente mettere una lettiera di paglia per far abbassare a 5 la temperatura minima alla quale si manifestano segni di stress termico. I bovini adulti soffrono meno le basse temperature (-5, -10 C) rispetto alle alte 20

23 TABELLA 4 Fabbisogni ambientali per i bovini Parametro considerato Categoria Condizione Temperatura ( C) - Vitelli neonati Alla nascita: ; successivamente scende gradualmente; >30 e <4 pericolosi. Soffrono improvvisi cambiamenti di temperatura. +7, +25 Temperatura Zona di confort termico o di facile adattamento +5, Vitelli da 15 giorni a 1 mese Produzione ottimale di latte: fra +10 e +20. Temperature fra 6 e +25 e umidità relativa 50-55% hanno scarsa influenza sulla produzione. Le razze tipo zebuino non subiscono influenze negative fino a 38 C. - Adulti -5, -10,+22 Umidità dell aria Tutti Raccomandato il non superamento 70-80% di umidità relativa Ammoniaca L ammoniaca è spesso presente negli ambienti di stabulazione, soprattutto in presenza di lettiera. E un gas nocivo, la concentrazione massima ammessa è di 5 p.p.m. Velocità dell aria Gli adulti sopportano una velocità dell aria di 0,5-0,6 m/s, ovvero da 1,5 a 2 km/h (la fiamma di una candela resta diritta). Per il bestiame giovane la velocità dell aria non deve superare 0,2-0,3 m/s temperature, purché l aria sia asciutta e non vi siano correnti d aria. In generale, le bovine non amano l esposizione al sole in estate. In definitiva, le vacche hanno ottima capacità di adattamento all ambiente e al regime alimentare ma occorre garantire un ambiente: asciutto; pulito; fresco; non fangoso. Le superfici su cui debbono camminare le bovine non devono essere scivolose. Il concetto di ambiente tocca anche altri aspetti, essendo, per l animale, la somma di tutte le condizioni esterne che influenzano i suo sviluppo, le sue reazioni, la sua crescita. Il termine ambiente può comprendere il tipo di pavimento, il tipo di attrezzature di sconfinamento. Normalmente l ambiente viene suddiviso nei diversi fattori caratterizzanti: fisici e climatici (spazio disponibile, luce, radiazione, suono, pressione, attrezzature, numero di animali per gabbia o recinto, gerarchia sociale, dieta, regime alimentare, sistema di svezzamento ecc.. Se l ambiente non è confortevole, nell animale subentra uno stato di stress. Non c è bisogno che le condizioni di stress siano evidenti: un animale può sembrare tranquillo, ma vi può essere ugualmente in corso una reazione a una situazione stressante, come quella provocata dalla presenza nell aria di elementi inquinanti, ad esempio I NH3 che disturba il funzionamento del rivestimento mucociliare dei bronchi e modifica la circolazione a livello bronco-alveolare (Tabella 5). La costanza dei parametri ambientali è in generale tanto maggiore quanto maggiore è il volume disponibile per animale. Infine, l aria contiene in sospensione particelle solide e goccioline delle dimensioni del millesimo di millimetro che agiscono da veicoli per i microrganismi. La protezione delle bovine dal caldo: costituisce la vera sfida perché il mantenimento di una temperatura corporea normale è un fattore critico per il funzionamento ottimale del sistema corporeo. I principali meccanismi di termoregolazione delle bovine (sudorazione, aumento del ritmo respiratorio e cambio, fra interno e periferia, della circolazione sanguigna) sono efficaci fino a che la temperatura corporea si equilibra con quella dell ambiente circostante (30-35 C). Quando la temperatura ambiente è più elevata, l evaporazione costituisce l unico mezzo efficace per dissipare calore. Tuttavia il tasso di evaporazione e, quindi, l efficienza nel dissipare calore, dipende dal livello di umidità relativa dell aria. Le zone asciutte sono, in questo, molto favorite. 21

24 TABELLA 5 Principali gas tossici presenti nell ambiente di allevamento e relativo effetto fisiologico. Gas Odore e Concentrazione Massima Valori Effetto fisiologico caratteristiche minima per concentrazione rilevati a diverse dei gas sentirne l odore ammissibile* (p.p.m.) concentrazioni** (p.p.m.) (p.p.m.) (p.p.m.) Ammoniaca NH3 Forte, pungente, 5,3 50 (10) : irritazione gola e occhi irritante 1700: tosse e catarro 3000: asfissiante 5000: può essere letale Anidride Nessuno, (3500) : aumenta ritmo carbonica CO2 asfissiante respiratorio 60000: respiro pesante : può essere letale per poche ore di esposizione Acido solfidrico Uova marce, 0,7 10 (5) 0, : irritazione occhi e naso H2S nauseante 200: mal di testa velenoso 500: nausea : può essere letale per pochi secondi di esposizione *: concentrazione massima ammessa per un uomo che lavora 8 h; per gli animali il valore deve essere inferiore perché permangono nell ambiente. Fra parentesi sono indicati i valori accettabili per permanenza illimitata; **: questi valori si riferiscono a persone o animali adulti di circa 70 kg di peso; gli animali più leggeri subiscono gli effetti negativi a più basse concentrazioni, perciò vitelli, suinetti e pollame sono maggiormente esposti. p.p.m.: parti per milione (da: Manuale di agricoltura, Hoepli) TABELLA 6 Effetto dell ombra e della radiazione solare sulle bovine da latte Parametro Ombra Radiazione solare Temperatura del corpo nero ( C) 28,4 36,7 Temperatura rettale ( C) 38,8 40,0 Respirazione (cicli/min) Produzione di latte (kg/giorno) 16,6 15,0 Concepimenti (%) Mastiti cliniche (%) 9 19 Con temperature medie ambientali elevate (oltre C) la vacca da latte di alta produzione non può mantenere costante il valore della sua temperatura corporea ed entra in uno stato di stress da caldo. In questa situazione la temperatura Figura 12 Spesso nelle stalle vengono inseriti ventilatori per consentire la circolazione dell aria in periodo estivo rettale aumenta di 1-1,5 C sopra il livello normale (38-38,5 C) e peggiorano gli indici di produzione e fertilità (Tabella 6). L effetto del calore sulle bovine è proporzionale al livello di produzione: le vacche con più elevata produzione sono più sensibili di quelle con bassa produzione. Il fattore più importante che influenza le prestazioni delle bovine a più elevata produzione è la radiazione solare diretta, per cui il semplice ombreggiamento fornisce un grande aiuto. Nelle zone asciutte (con umidità relativa inferiore al 50%) si possono utilizzare sistemi evaporativi per raffrescare il bestiame. Questi sistemi vengono fatti operare ogni 2-3 ore. Il sistema di gran lunga più diffuso è, però, quello di installare ventilatori dentro le stalle (Figura 12). La ventilazione, naturale, se ben eseguita, o quella artificiale, aiuta il bestiame a dissipare calore ma l evaporazione del- 22

25 l acqua sulla pelle porta a un aumento fino a cinque volte della quantità di calore dissipata. Fra le tante soluzioni sperimentate quella che sembra dare i migliori risultati prevede la combinazione di ventilatori con doccette poste sulla corsia di alimentazione che bagnano gli animali: dopo alcuni minuti entrano in funzione i ventilatori che asciugano le bovine rinfrescandole. I ventilatori sono di tipo assiale, a bassa prevalenza e in grado di spostare grande volumi di aria. Generalmente questi ventilatori non sono intubati. La verifica del successo della soluzione adottata va fatta osservando dapprima la quantità di sostanza secca ingerita e poi il livello di produzione di latte Tipologie costruttive Le tipologie costruttive dipendono in parte dall ambiente (clima) in cui vengono allevate le bovine; dal tipo di produzione (biologica o meno), dalla disponibilità di foraggio nei diversi periodi dell anno; dalle modalità di gestione dei reflui, dal costo della manodopera; dal regime fondiario, ecc. Questo fa sì che a parità di condizioni climatiche si possano riscontrare soluzioni costruttive diverse e con diverso grado di sofisticazione a livello impiantistico (figura 13). Così, in regioni a clima mite, le bovine possono essere stabulate sotto tettoie aperte con pareti ridotte al minimo; in altre regioni le stalle devono essere chiuse per conservare il calore e proteggere gli animali oltre ché il sistema di abbeveraggio e di mungitura ecc. In tutti i tipi di allevamento si possono riscontrare (l elenco può essere ampliato) le seguenti strutture: recinzioni permanenti (zone temperatocalde in cui le vacche pascolano per tutto il corso dell anno; vi può essere al massimo la somministrazione aggiuntiva di concentrato e fieno in luogo dedicato); recinzioni permanenti e tettoie (zone calde; foraggio e concentrati vengono portati agli animali); recinzioni temporanee di limitazione del pascolo (zone a clima temperato e pascolo intensivo); Figura 13 Tipologie costruttive in relazione alle tecniche di allevamento (da Hoepli, 1997) recinzioni di confinamento temporaneo degli animali (zone calde; alpeggi; gli animali vengono rinchiusi di notte e portati al pascolo di giorno); stalle a stabulazione libera permanente (zone a clima temperato; tutto l alimento viene portato agli animali); stalle a stabulazione libera temporanea (zone a clima temperato; gli animali vengono tenuti nelle stalle solo in inverno in allevamenti di montagna o allevamenti biologici); stalle a stabulazione fissa permanente (piccoli allevamenti delle zone a clima temperato-freddo; tutto l alimento viene portato agli animali tutto l anno); stalle a stabulazione fissa temporanea (zone a clima temperato; gli animali vengono rinchiusi o per la stagione fredda o per una parte del giorno in stalle). Inoltre vi sono le seguenti strutture complementari: sale di mungitura e locali latte; 23

26 strutture per trattamento sanitario e isolamento animali; tettoie per deposito fieno e paglia; sili per foraggi e cereali; deposito alimenti concentrati Orientamento dei fabbricati In aree rurali, l orientamento riveste un ruolo molto importante nel determinare le condizioni ambientali delle stalle. Da orientamento, forma e scelta dei materiali, dipendono anche le condizioni di illuminazione e temperatura all interno dell edificio nell arco della giornata o dell anno. Il sole, nelle diverse stagioni illumina solo parte dell edificio. Nel periodo invernale, in particolare, il sole può essere ricevuto solo dalle pareti comprese nel quadrante Sud. Infine, le variazioni della temperatura dell aria nell arco della giornata e dell anno, dipendono dall energia solare incidente. L orientamento dell edificio deve tener conto dei seguenti elementi: protezione contro i venti dominanti, soleggiamento ottimale dell edificio, posizione in relazione agli altri edifici esistenti e agli ostacoli naturali che potrebbero creare correnti d aria (effetto corridoio). Nel caso di edifici aperti su un lato, il lato chiuso va posto in direzione Nord per consentire al lato aperto di poter usufruire dell irraggiamento solare (Figura 14). A causa della direzione dei venti dominanti potrà essere prevista una rotazione dell asse principale verso Est (Figura 15). Se l edificio è chiuso, l orientamento è meno importante. L asse principale orientato perpendicolarmente ai venti dominanti permetterà una migliore ventilazione dell edificio sfruttando l effetto vento. Se l edificio è molto grande si potrà ugualmente orientare una testata contro vento a condizione che questo sia chiuso con una rete frangivento o con un telo plastico ad apertura regolabile Recinzioni per bovini al pascolo Figura 14 Orientamento di un edificio con lato completamente aperto che dà sulla corsia di alimentazione (da Hoepli, 1997) Figura 15 Orientamento di un edificio chiuso con corsia di alimentazione centrale Sono costituite da: pali posti a distanza 2-3 m infilati per > 0,6 m (meglio 1 m) in terra e alti 1,5 m, spesso in legno. Se in ferro, occorre realizzare un plinto per l ancoraggio. Fra i pali vengono posti fili spinati o lisci (preferibili per la parti basse per evitare lacerazioni e ferite agli animali). I fili vanno posti a una distanza di 50 cm per le vacche è (3 fili sul recinto); per animali giovani, la distanza scende a 40 cm (4 fili sul recinto). La migliore barriera ha 5 fili (2 lisci e 3 spinati) ed è alta 1,35 m. Ogni m va interrotta la continuità del recinto, inserendo pali di rinforzo. I cancelli sono larghi > 4 m e dotati di passaggi per uomo. I fili metallici vanno collegati a terra ogni m per evitare problemi dovuti a fulmini. Le recinzioni elettriche vengono impiegate per suddividere i campi destinati al pascolo intensivo degli animali. Sviluppo lineare massimo del recinto elettrico è di m. La recinzione non deve risultare resistente alla spinta degli 24

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