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2 Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione anche parziale di testi e foto. Finito di stampare nel mese di luglio 2008 dalle Grafiche Scarponi s.r.l. Via Pergolesi, Osimo (AN)

3 La Marchigiana: una razza da esportare

4 REGIONE MARCHE Regione Marche PF Pesca e Zootecnia Lead Partner del progetto Marcbal Via Tiziano, Ancona tel fax Sviluppo Marche SpA Società Unipersonale Area Territorio e Sviluppo Rurale Via Martiri della Resistenza, Ancona tel fax Università Politecnica delle Marche Facoltà di Agraria - Dipartimento di scienze ambientali e delle Produzioni vegetali Sezione Agronomia e Coltivazioni erbacee Università degli Studi di Udine Facoltà di Medicina Veterinaria Dipartimento di Scienze Animali Euromediterranea Associazione di Promozione Sociale Università di Sarajevo Facoltà di Agricoltura Regione Abruzzo Direzione Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale, Alimentazione, Caccia e Pesca Ministero dell Agricoltura, Alimentazione e Tutela del consumatore dell Albania Università degli studi Teramo Dipartimento di Scienze degli Alimenti Facoltà di Agricoltura - Tirana L iniziativa è stata realizzata con il co-finanziamento del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell ambito del Nuovo Programma di Prossimità Adriatico INTERREG-CARDS/PHARE

5 Prefazione La razza bovina Marchigiana è stata per decenni motore dell economia rurale e fonte di reddito per molte famiglie, comunità ed imprese che si sono avvalse delle prestazioni lavorative di questo bovino forte e docile. In questo percorso, la razza bovina Marchigiana evoca le tradizioni contadine, la laboriosità della gente marchigiana, la mezzadria e le condizioni che hanno portato allo sviluppo della società marchigiana nel secolo scorso. Se è vero che l identità di una comunità, di una regione, passa attraverso denominatori comuni storico-culturali per i marchigiani uno di questi, e tra i più evidenti, è dato sicuramente dalla razza bovina Marchigiana. Non è un caso che questa razza bovina è denominata Marchigiana; è una razza che è stata selezionata fin dalla fine dell 800 dagli allevatori della nostra regione per i lavori dei campi argillosi e per il sostentamento delle loro famiglie. Essere un allevatore di tori marchigiani dava, allora come oggi, prestigio sociale; quando si arrivava in una casa di campagna la prima cosa ad essere mostrata, prima di entrare in casa, era la stalla. È nella stalla che ci si riuniva d inverno per riscaldarsi e, mentre i bovini sdraiati flemmaticamente ruminavano, si giocava e si raccontavano storie. E una razza frugale, docile, ma soprattutto forte e resistente, con spiccata capacità materna; il carattere dell uomo marchigiano, concreto, riflessivo e di poche ma sagge parole, sembra temprato dal rapporto tenuto nei secoli con questo animale. Oggi le condizioni socio-economiche sono diverse; la razza bovina Marchigiana allevata negli ultimi anni è il risultato di una efficiente selezione che ha portato ad ottenere una razza specializzata per la carne di ottima qualità. Nella Regione Marche sono presenti oltre vacche in selezione, iscritte al libro genealogico; gli allevatori hanno sostituito le stalle dall allevamento a posta fissa con strutture per l allevamento in box e per l allevamento semi brado e brado. Allevare la Marchigiana allo stato brado o semibrado contribuisce a custodire e dare risalto al nostro paesaggio montano e collinare, aiuta a tenere vive le tradizioni legate alla ruralità, con risvolti positivi anche sul turismo rurale; significa, soprattutto, puntare ad una attività imprenditoriale che da reddito e occupazione per tante imprese rurali spesso a conduzione familiare. 5

6 Parlare oggi della razza bovina Marchigiana significa parlare di un modello Marche che è sinonimo di buona alimentazione, di carne di qualità, di protezione dell ambiente, di igiene e benessere degli animali, di sicurezza alimentare, insomma di benessere e di qualità della vita delle persone. La Marchigiana può essere quindi considerata un fiore all occhiello della zootecnia italiana, un modello da esportare, per favorire uno sviluppo sostenibile e di qualità nelle aree marginali, e, al contempo, uno strumento reale di cooperazione tra le due sponde dell Adriatico. Questo lavoro, quindi, sintetizza le attività del Progetto Marcbal ma, al contempo, vuole essere una sorta di compendio, rivolto ad un ampia platea, di conoscenze tecnico-scientifiche utile alla comprensione delle caratteristiche della razza Marchigiana e dei vantaggi connessi al suo allevamento. Un doveroso ringraziamento è rivolto a tutti partner del progetto che hanno creduto nelle potenzialità della razza ed hanno permesso di gettare le basi per nuove reti di conoscenza tra le regioni transfrontaliere adriatiche. Il Vice Presidente e Assessore all Agricoltura Paolo Petrini 6

7 La cooperazione transfrontaliera nei Paesi Adriatici Orientali ed il progetto MARCBAL a cura di SVIM - Sviluppo Marche Il sostegno ai preparativi per una futura integrazione dei Balcani Occidentali nelle strutture europee in vista dell obiettivo finale dell adesione all Unione è un tema prioritario per l UE. Attualmente, il processo d integrazione tra i paesi europei e l allargamento dell Unione europea richiede all attività di cooperazione transfrontaliera un compito istituzionale ancora più impegnativo in quanto per favorire la coesione economica e sociale, come ribadito dai regolamenti che disciplinano la programmazione europea , è necessaria più che mai anche un integrazione di tipo politico. A tal scopo, si sono fatti notevoli progressi anche con il supporto della cooperazione transfrontaliera: i Paesi Adriatici Orientali sono sempre più consapevoli della complementarietà della cooperazione transfrontaliera con il processo di integrazione europea; la partecipazione ai programmi comunitari può, infatti, contribuire considerevolmente all integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nell UE promuovendo gli scambi di competenze e di buone pratiche, coinvolgendo gli interessati in attività comuni ed incentivando lo sviluppo degli investimenti transfrontalieri. 7

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9 A questo scopo, la riorganizzazione dell assistenza esterna proposta dalla Commissione per il periodo prevede una semplificazione dell insieme di strumenti tematici e geografici finora impiegati: tra i nuovi strumenti previsti vi è lo strumento di pre-adesione IPA (Instrument for Pre Accession Assistance) rivolto ai paesi candidati (Turchia, Croazia,) ed ai Paesi potenziali candidati (Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia), rimpiazzando i precedenti programmi rivolti all area (Phare, Ispa, Cards e Sapard) e coprendo settori quali il rafforzamento istituzionale, la cooperazione regionale e transfrontaliera, lo sviluppo rurale e delle risorse umane. I paesi candidati riceveranno maggiore assistenza per il raggiungimento dei criteri di adesione, per l adozione e l attuazione dell acquis communautaire e per prepararsi a gestire i fondi strutturali, di coesione e per lo sviluppo rurale. Contestualmente, sulla base della diffusa volontà di assicurare partecipazione ad una più ampia iniziativa, intesa largamente come strumento di cooperazione e di integrazione dei paesi dei balcani nello Spazio europeo, è stata istituita l Euro regione Adriatica, con lo scopo di consolidare una concreta collaborazione tra enti regionali e locali e di contribuire alla soluzione o al miglioramento di numerose questioni che riguardano la risorsa comune mare Adriatico. L obiettivo di definire dei settori chiave e comuni all area adriatica, e conseguentemente di costituire delle commissioni tematiche permanenti di lavoro, è quello di promuovere lo sviluppo sostenibile e la coesione economica e sociale, rafforzando la stabilità e il processo di pace in corso nell area balcanica. La Regione Marche, che partecipa attivamente, sin dall inizio, ai lavori dell Euroregione, ha ritenuto strategico promuovere ed attuare i principi dell Euroregione Adriatica nel proprio territorio, individuando nell azione di cooperazione transfrontaliera un importante opportunità anche per l avvio di processi di sviluppo equi e sostenibili. In questo contesto, lo sviluppo di reti di conoscenza fra le due sponde dell Adriatico per l ammodernamento della struttura produttiva primaria e l innovazione dei servizi e delle tecnologie offerte rappresenta una sfida innovativa, a fronte soprattutto dei differenziali oggi esistenti nella qualità reale e percepita delle produzioni delle due aree e tenendo conto delle difficoltà rappresentate dalle notevoli differenze esistenti nei sistemi economici, amministrativi e giuridici delle Regioni Adriatiche Italiane (RAI) e dei Paesi Adriatico Orientali (PAO). La promozione dello sviluppo sostenibile del territorio rurale, il rafforzamento della struttura pubblica e privata di assistenza e servizi al settore primario rappresentano le premesse su cui si basa il progetto Marcbal promosso dalla PF Zootecnia e Pesca della Regione Marche nell ambito del Nuovo Programma di Prossimità Adriatico INTERREG/CARDS/ PHARE. La creazione di una rete di collaborazione tra i diversi stakeholders interessati allo sviluppo del territorio ha permesso di considerare ed individuare un settore di collaborazione comune, predisponendo a livello regionale l adeguata assistenza tecnica ed organizzando attività che hanno promosso la collaborazione transfrontaliera. 9

10 Il progetto, attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, ha stimolato la diffusione di nuove tecniche di gestione aziendale, di nuovi prodotti, tecnologie produttive e nuovi metodi colturali nelle imprese operanti nel settore agricolo, attraverso la valorizzazione dei sistemi di qualità nel settore delle carni bovine. Mediante il trasferimento di know-how fra i partner delle due sponde dell Adriatico, la Regione Marche ha fornito un contributo alla futura costruzione di un sistema di governo della zootecnia di qualità della razza bovina Marchigiana nei Balcani Occidentali (anagrafico, genetico, ricerca e veterinaria) attraverso la diffusione di buone prassi nell allevamento di bovini da carne di razza marchigiana e metodologie di valorizzazione delle produzioni agricole zootecniche. La Regione Marche, avvalendosi dell assistenza tecnica e del coordinamento generale del progetto di SVIM Sviluppo Marche Spa, ha attivato un partenariato multidisciplinare che coinvolge enti pubblici e strutture di formazione nel settore d intervento, formato da sei partner italiani provenienti da tre Regioni Adriatiche (Marche, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia) e due partner dei Balcani occidentali (Albania e Bosnia Erzegovina). La sfida dei prossimi anni consisterà nell intensificare la cooperazione mediante interventi congiunti e misure d accompagnamento che, valorizzando il territorio adriatico, promuovano stabilità, sicurezza e prosperità contribuendo al percorso d integrazione dei Balcani nel contesto europeo. 10

11 INDICE 1 - LA POLITICA DELL UNIONE EUROPEA SUI PRODOTTI AGRO-ALIMENTARI pag Il settore della carne sul piano comunitario Le carni bovine nell Unione Europea 1.2 La protezione delle Indicazioni Geografiche a livello comunitario 1.3 Certificazioni dei prodotti agro-alimentari provenienti dai Paesi terzi 1.4 La creazione di un sistema internazionale per la tutela delle indicazioni geografiche 1.5 Gli obiettivi dei marchi di certificazione 1.6 Il marchio europeo dell Indicazione Geografica Protetta 2 - IL SETTORE DELLA CARNE IN ITALIA pag Vitellone Bianco dell Appennino Centrale - IGP 2.2 Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell Appennino Centrale - IGP 11

12 3 - IL SETTORE DELLA CARNE NEI BALCANI OCCIDENTALI pag Il settore della carne in Bosnia Erzegovina Normativa e sistemi di registrazione dei bovini in Bosnia Erzegovina 3.2 Il settore della carne in Albania Normativa e sistemi di registrazione dei bovini in Albania 4 - LA RAZZA MARCHIGIANA: LA STORIA pag Dalle origini al Congresso di Fermo: la razza Marchigiana:la mezzadria ed il territorio. 4.2 La consistenza degli allevamenti in Italia: evoluzione dal dopoguerra ai giorni nostri. 4.3 L attualità: lo standard di razza 5 - LA DIFFUSIONE: LA MARCHIGIANA NEL MONDO pag Le possibili tecniche di diffusione della razza Marchigiana 5.2 Vantaggi e svantaggi dell A.I e dell embryo transfer 5.3 La diffusione nei Balcani Occidentali: le Attività del progetto Marcbal in Bosnia Erzegovina 5.4 Programmi di intervento finanziati per la promozione e diffusione della razza nei Balcani Occidentali 6 - LA SELEZIONE ED IL MIGLIORAMENTO GENETICO DELLA RAZZA pag Gli obiettivi 6.2 Gli strumenti 6.3 Le prospettive 7 - L ALLEVAMENTO E L ALIMENTAZIONE pag I sistemi di allevamento 7.2 L area montana Le problematiche e le priorità di intervento Il caso di studio di Macereto 7.3 L area di alta-media collina Le problematiche e le priorità di intervento La sperimentazione nell azienda Putido del comune di Fabriano 7.4 L area di bassa collina e pianura Le problematiche e le priorità di intervento Sperimentazioni sulle foraggere utilizzate negli allevamenti intensivi 7.5 Considerazioni conclusive

13 8 - LA RAZZA MARCHIGIANA: LA PRODUZIONE DELLA CARNE pag Qualità della carcassa e relativa classificazione 8.2 Qualità della carne Qualità igienico-sanitaria Qualità tecnologica Qualità chimico-nutrizionale 9 - VALUTAZIONE DELLE CARATTERISTICHE CHIMICO-NUTRIZIONALI IN CAMPIONI DI CARNE BOVINA DI RAZZA MARCHIGIANA A MARCHIO IGP pag Analisi dei risultati ottenuti Confronto tra campioni di carne a marchio IGP della regione Abruzzo, Marche e di provenienza commerciale Sostanze ad importante attività antiossidanti 10 - SERVIZI AGLI ALLEVATORI E ASSOCIAZIONISMO pag I servizi agli allevatori 10.2 La struttura associazionistica ed i servizi resi 10.3 Mostre e Convegni 10.4 Certificazione ISO 9001: La certificazione elettronica della carne 11 - CONCLUSIONI pag. 107 Ringraziamenti pag

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15 1 - LA POLITICA DELL UNIONE EUROPEA SUI PRODOTTI AGRO-ALIMENTARI A cura di: Regione Abruzzo - Direzione Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale, Alimentazione, Caccia e Pesca Regione Marche - Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca - PF Pesca e Zootecnia La politica alimentare dell Unione Europea, sia per gli alimenti prodotti in Europa, sia per quelli importati da Paesi terzi, si basa su due concetti essenziali: tendenza a tutelare e a propagandare l utilizzo dei marchi alimentari. I prodotti DOC, DOP, IGP e STG devono rappresentare i prodotti target per diffondere le caratteristiche positive delle produzione tradizionali; garantire la sicurezza igienico-sanitaria delle produzioni. La non nocività degli alimenti è il prerequisito di qualsiasi produzione e, a maggior ragione, nel caso dei prodotti protetti senza la quale sarebbe impossibile l esistenza di una politica dei marchi. Per garantire i requisiti di sicurezza alimentare devono essere implementati una serie di prerequisiti su cui basare la politica sanitaria: tutti i soggetti della filiera devono essere cointeressati. Si auspica, infatti, l aumento di associazioni, di cooperative tra produttori di alimenti e trasformatori, nonché la nascita di aziende agro-alimentari integrate; 15

16 la conoscenza delle caratteristiche dei prodotti agro-alimentari europei deve essere diffusa, evidenziata e tutelata nella sua specificità; le aspettative dei consumatori, soprattutto riguardo alle caratteristiche igienico-sanitarie, devono essere assolutamente soddisfatte; lo stato di salute degli animali allevati deve essere costantemente migliorato. Al fine di perseguire tali obiettivi si è resa necessaria la certificazione di qualità, un riconoscimento rilasciato dall Unione Europea, su proposta del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF), il quale si avvale di organismi terzi affinché controllino che il prodotto certificato sia conforme ad un predeterminato disciplinare di produzione e, quindi, a determinati standard qualitativi. In particolare, a partire dal 1992, la Comunità Europea ha adottato un quadro giuridico relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agro-alimentari DOP e IGP con il Regolamento CE 2081/92 e delle Specialità Tradizionali Garantite (STG) con il Regolamento CE 2082/92. I prodotti pregiati della certificazione di qualità sono, in questo modo, in grado di penetrare nuovi mercati, di superare lo scetticismo dei consumatori e di essere maggiormente apprezzati. Purtroppo i sistemi di certificazione risultano piuttosto costosi e, se da un lato garantiscono il valore e la bontà di un prodotto, dall altro lato rendono il prodotto meno competitivo a livello mondiale. Inoltre, per quanto riguarda le filiere animali, queste si presentano estremamente diversificate in relazione alle tipologie di animali allevati e, di conseguenza molto complesse, poiché che numerosi sono i fattori che contribuiscono alla garanzia della salubrità del prodotto finito: alimentazione, modalità di allevamento, eventi patologici, trasporti ecc. Tuttavia, il quadro legislativo comunitario originario si è dimostrato, nel corso degli ultimi anni, poco adatto a rispondere ad una serie di mutamenti intervenuti all interno dell Europa e a livello globale. Infatti, i cambiamenti legislativi, l allargamento a dieci nuovi Paesi e, in particolare, le richieste sotto forma di contenziosi introdotte presso l Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) da parte di Paesi terzi (Australia e Stati Uniti, in particolare), nonché problemi tecnici nell attuazione dei due regolamenti, hanno dimostrato la necessità di un cambiamento della normativa vigente. Il recepimento di tale necessità ha portato, il 20 marzo 2006, all adozione da parte del Consiglio dei Ministri dell UE dei Regolamenti CE 510/2006 e 509/2006, in sostituzione rispettivamente dei Regolamenti CE 2081/92 e 2082/ Il settore della carne sul piano comunitario 16 Il settore della carne rappresenta uno dei comparti più importanti dell agricoltura, la produzione di carne nell Unione Europea è il 16% di quella mondiale. L Unione Europea possiede un vasto ed eterogeneo patrimonio zootecnico che è oggetto di valorizzazione attraverso il miglioramento della filiera dal punto di vista della qualità e della certificazione in tutte le fasi della produzione. In Paesi come Irlanda, Belgio, Francia; Germania e Paesi Bassi l allevamento contribuisce in modo

17 significativo alla produzione agricola lorda interna mentre, in regioni come la Finlandia, la Svezia e nelle zone montuose di Italia e Austria, la zootecnia riveste un ruolo vitale poiché rappresenta l unica fonte di reddito possibile. Le politiche comunitarie mirano ad incoraggiare le produzioni di qualità fornendo una risposta che tenga conto, al contempo, delle istanze dei consumatori, allevatori e della tutela dell ambiente. Il mercato agro-alimentare è improntato alla concorrenza e le norme di commercializzazione sono il principale strumento per far sì che i produttori improntino la produzione su qualità, sicurezza ed informazione nell ottica della salvaguardia ambientale. I principali obiettivi di tali normative sono rivolti all armonizzazione e all agevolazione degli scambi sia interni all UE che con Paesi terzi, a garantire l approvvigionamento dei consumatori europei. In quest ottica la classificazione delle carcasse e i sistemi di etichettatura e tracciabilità si sono rivelati strumenti imprescindibili per un effettivo miglioramento della qualità delle carni, garantendo un controllo in ogni fase della filiera, dall allevamento al consumo. e rispondendo alla richiesta di informazioni da parte del consumatore. Dal punto di vista del produttore le normative, rendendo più rigorosa l accezione del termine carne, hanno permesso di aumentare il valore aggiunto dei prodotti attraverso la creazione di marchi di qualità che diversificano le produzioni, proteggendo da abusi e imitazioni. La salvaguardia ambientale nell ambito zootecnico, obiettivo prioritario della Politica Agricola Comunitaria (PAC), viene perseguita attraverso la condizionalità che subordina gli aiuti ed i finanziamenti al rispetto delle norme ambientali e alla pratica dell allevamento estensivo. Nel caso di allevamenti che necessitano di stabilimenti chiusi, carni bianche ma anche bovini e ovini, le misure riguardano, ad esempio, lo smaltimento dei reflui ed il loro stoccaggio Le carni bovine in UE Le carni bovine occupano il secondo posto nella produzione agricola complessiva dell Ue e la maggior parte di tali prodotti provengono direttamente o indirettamente dalle mandrie ad orientamento lattiero mentre circa un terzo è rappresentato da vitelli nati da vacche nutrici. Annualmente la produzione media di carne bovina oscilla tra i 6,5 ed i 7 milioni di tonnellate, il 13% della produzione totale. Nelle regioni dell Europa del margine occidentale e nelle aree montane, in cui non è possibile praticare la cerealicoltura, è diffuso l allevamento di tipo estensivo. In tali zone si ricorre come tecnica di allevamento alla linea vacca-vitello. Nelle regioni dell Europa meridionale i cereali, ampiamente coltivati, costituiscono l alimentazione base dei bovini che vengono allevati secondo sistemi di allevamento intensivi: solo un 10% dei bovini viene allevato con una dieta essenzialmente liquida. I regimi di allevamento presentano variazioni regionali alle quali sono legate anche differenti tradizioni culinarie, i consumatori europei dispongono, quindi, di un ampia gamma di scelta di carni bovine. La produzione di carne ha subito un crollo in seguito alla BSE e, per la ripresa del settore, è stato fondamentale il ruolo dell Unione Europea che ha adottato misure al fine di garantire il controllo di qualità dei mangimi, di identificare la provenienza degli animali a tutela del consumatore. 17

18 1.2 La protezione delle Indicazioni Geografiche a livello comunitario Il nuovo Reg. CE 510/2006 chiarisce e semplifica le norme relative alle indicazioni geografiche (IGP) e alle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari (DOP), materia disciplinata fino al 2006 dal Regolamento CE n. 2081/92 del Consiglio. Il nuovo regolamento, in ambito comunitario, rende più snella la procedura di riconoscimento delle indicazioni geografiche con una abbreviazione dei tempi per le opposizioni e con un maggiore coordinamento tra istituzioni nazionali e comunitarie. Quanto al sistema di controllo, l inserimento delle disposizioni in materia nel quadro del Regolamento (CE) n. 882/2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, intende rafforzare la credibilità del sistema (cfr. articolo 10). Infine, altro elemento volto al rafforzamento della credibilità del sistema indicazione geografica e denominazione di origine è l obbligo di inserire sull etichetta le diciture DOP e IGP e i simboli comunitari loro associati. Queste disposizioni (articolo 8.2) sono operative dal 1 maggio Certificazioni dei prodotti agro-alimentari provenienti dai Paesi terzi 18 Passati 14 anni dalla prima introduzione delle norme di settore, l Unione Europea semplifica e chiarisce le procedure di registrazione dei prodotti certificati. Accoglie anche le richieste dell Organizzazione Mondiale del Commercio per equilibrare la concorrenza, sicché i Paesi terzi non sono più tenuti al requisito della reciprocità e della equivalenza delle forme di protezione. Infatti, le principali modifiche introdotte riguardano le norme che disciplinano la procedura di presentazione delle indicazioni geografiche non comunitarie. In particolare, i produttori dei Paesi terzi potranno presentare domanda di registrazione direttamente alla Comunità Europea, anziché passare attraverso i governi nazionali (articolo 5, paragrafo 9.2 del Reg. 510/2006). Con tale modifica viene altresì abrogato il requisito in base al quale il paese interessato deve disporre di un sistema equivalente di protezione geografica (principio della reciprocità). Infatti, l art del Regolamento CE 2081/92 prevedeva, nello specifico, una serie di condizioni di equivalenza e reciprocità applicabili ai Paesi terzi che, non soddisfatte, rendevano nulla la domanda di registrazione di una indicazione geografica. Sulle condizioni di reciprocità e di equivalenza, che figuravano all articolo 12 e segg. del Reg. CE 2081/92, è stata basata la decisione dell Organo di Risoluzione delle Controversie (ORD) dell OMC, in seguito alle denuncie presentate dagli Stati Uniti e dall Australia. L ORD ha concluso che il Reg. CE 2081/92 è incompatibile con l articolo 3.1 dell accordo Trips (la sezione 3 di questo accordo è interamente dedicata alla tutela delle indicazioni geografiche, che vengono perciò riconosciute come diritti di proprietà intellettuale) e con l articolo III:4 del GATT del 1947 i quali non consentono, per i paesi membri dell OMC, l applicazione di un trattamento meno favorevole, rispetto a quello nazionale, in relazione alla protezione della proprietà intellettuale e dei prodotti importanti ai quali

19 deve essere riservato lo stesso trattamento nazionale. Con l abrogazione dell articolo 12 e segg. del Reg. (CE) n. 2081/92, che richiedeva l applicazione del principio di reciprocità, si garantisce la parità di trattamento fra i prodotti comunitari e quelli dei paesi terzi. Inoltre, il nuovo regolamento, non prevedendo più l intervento dei governi dei paesi terzi nell ambito delle procedure di domanda di registrazione e di opposizione, e in materia di controlli, elimina gli elementi che determinavano una discriminazione formale nel trattamento rispetto ai paesi dell UE, incompatibile con l art. III:4 del GATT. In sostanza, concedendo la possibilità ai produttori di indicazioni geografiche di paesi terzi di registrare i loro prodotti nel registro europeo delle Indicazioni Geografiche, senza sottoporsi al principio di reciprocità, l UE adempie pienamente al rispetto delle regole del commercio internazionale, rafforzando la sua posizione negoziale nei confronti dell OMC. Inoltre, la norma che stabilisce i controlli sul rispetto dei disciplinari per tutte le IGP presenti sul mercato sia esse nazionali, europee o provenienti da paesi terzi, garantisce maggiormente la sicurezza dei consumatori. 1.4 La creazione di un sistema internazionale per la tutela delle indicazioni geografiche L adozione del Reg. CE 510/06 rappresenta un apertura dell Europa a livello internazionale e favorisce la promozione delle indicazioni geografiche quali strumenti di proprietà intellettuale. È comunque indispensabile che la tutela riconosciuta dal Reg. (CE) 510/2006 (allegato 1) in ambito comunitario venga estesa ai mercati dei Paesi terzi tramite un accordo in seno all OMC, al fine di garantire che i sistemi di tutela delle indicazioni geografiche, già in essere presso numerosi Paesi terzi, siano perfettamente conformi alle norme dell OMC. 1.5 Gli obiettivi delle certificazioni È importante sottolineare che, nell ambito della CE, i prodotti certificati (con qualunque certificazione), come tutti gli altri prodotti alimentari immessi sul mercato, devono rispettare gli stessi standard di produzione nel rispetto della sicurezza sulla sanità e salubrità, tramite l attuazione di un programma controllo su tutta la filiera del prodotto. In particolare, i sistemi di rintracciabilità attivati nell ambito della sanità animale e nell industria alimentare, oltre a fornire requisiti di sicurezza, hanno anche lo scopo di documentare la storia di un prodotto lungo l intera catena produttiva, dalle materie prime al prodotto finito allo scopo di supportare i processi di assicurazione della qualità. Certamente la certificazione rappresenta, per la sicurezza del prodotto, un valore aggiunto anche solo considerando i maggiori controlli, da parte delle autorità e dei consorzi di tutela. 19

20 1.6 Il marchio europeo di protezione dell Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) Nell ambito della filiera carne l IGP indica ai consumatori non solo le caratteristiche tecniche del prodotto, ma anche l origine, il sistema di allevamento e di alimentazione del bestiame, la provenienza di ogni singolo capo, dalla nascita al banco della macelleria o del punto vendita. Infatti, una volta ottenuto il riconoscimento, la denominazione deve essere, presso i singoli produttori, costantemente soggetta a: controllo di conformità al disciplinare di produzione, funzione per cui è competente l ente terzo di certificazione (che, di fatto, vigila anche sulla perfetta affidabilità igienico-sanitaria del prodotto) autorizzato dal MiPAF; vigilanza sulla commercializzazione, funzione affidata ai Consorzi di Tutela. In particolare, il Consorzio di Tutela, organismo rappresentativo dei produttori, svolge anche le attività necessarie alla promozione e valorizzazione del prodotto sul mercato. Gli oneri dell attività di certificazione sono a carico dei produttori che pertanto, in questo modo, investono per migliorare la propria professionalità e, soprattutto, per trasmettere ai consumatori una sostanza (non solo una immagine ) di serietà e passione per il proprio lavoro. La IGP (Indicazione Geografica Protetta) è un marchio di qualità che viene attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un altra caratteristica dipende dall origine geografica e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione, avviene in un area geografica determinata. Per ottenere la IGP, quindi, almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una particolare area. Chi produce IGP deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, e il rispetto di tali regole è garantito dall organismo di controllo. 20

21 2 - IL SETTORE DELLA CARNE IN ITALIA A cura di Regione Marche - Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca - PF Pesca e Zootecnia Regione Abruzzo - Direzione Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale, Alimentazione, Caccia e Pesca In Italia, la filiera del settore della carne si presenta frammentata e ancora poco integrata a causa delle limitate dimensioni medie delle aziende agricole, delle imprese di macellazione e anche di quelle per la lavorazione dei prodotti. Secondo uno studio della struttura e della dinamica dei costi di produzione condotto dall Osservatorio sul mercato dei prodotti lattiero-caseari, la produzione di carme bovina in Italia avviene secondo sistemi di allevamento molto diversi tra loro a causa del differente grado di specializzazione delle aziende e per tecniche produttive adottate. La struttura dell offerta si caratterizza per due sistemi di allevamento presenti in Italia, quello di vitelli da ingrasso ed il ciclo chiuso la cui localizzazione è concentrata nelle aree del Nord della penisola, soprattutto nelle regioni Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte in virtù della disponibilità di ampie superfici per la produzione di cereali foraggieri ad alta produttività e della facilità di reperire sottoprodotti. Nelle realtà zootecniche che praticano l allevamento a ciclo chiuso prevale la razza Piemontese mentre nella tipologia a ciclo aperto si ricorre a razze locali o a bovini da ristallo importati per lo più dalla Francia. 21

22 Nelle aree vocate dell Appennino Centrale o del Sud Italia si ricorre invece all allevamento estensivo delle tradizionali razze italiane bianche da carne, in unità produttive di ridotte dimensioni a causa della scarsa produttività delle foraggiere permanenti, che permettono di valorizzare il territorio minimizzando i costi di produzione in termini di costo della manodopera per kg di carne. La presenza di pascoli, inoltre, implica una minore intensità di lavoro per vacca nutrice. Il modello produttivo italiano quindi, se da un lato è indirizzato verso aziende di ingrasso specializzate dall altro vede la presenza di allevamenti di limitate dimensioni che svolgono un ruolo di presidio ambientale, avvantaggiandosi degli aiuti economici comunitari, e che rappresentano un punto di forza del settore della carne in Italia. L analisi s.w.o.t. condotta dall ISMEA (2005)ha individuato, nel settore italiano della carne, i seguenti punti di forza: forte rilevanza economica, sia in termini di produzione sia di capacità occupazionale; ruolo strategico dell allevamento per l attivazione di importanti processi produttivi a monte (industria mangimistica e lattiero-casearia) e a valle (macellazione e trasformazione); consistente presenza degli allevamenti stabulazione fissa che assicura un know how di elevato valore (management, tecnologia,genetica); la presenza di alcuni gruppi industriali distributivi con orientamento al mercato attraverso un elevato livello di integrazione verticale, realizzano il controllo dell intero produttivo; presenza di produzioni estensive, attraverso l allevamento di razze autoctone, con attitudine alla valorizzazione di zone marginali. 2.1 Vitellone Bianco dell Appennino Centrale - IGP 22 L IGP Vitellone Bianco dell Appennino Centrale rappresenta l unica IGP riconosciuta in Italia dall Unione Europea per le carni fresche ed appartiene al Consorzio Produttori Carni Bovine Pregiate Italiane (C.C.B.I.), che la gestisce a livello locale per il tramite delle Associazioni Provinciali Allevatori. Attualmente l allevamento di soggetti di razze bovine bianche da carne iscritti al C.C.B.I. interessa otto regioni (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise e Campania) per un totale di circa 2400 allevamenti. L Indicazione Geografica Protetta è l unico marchio di qualità IGP per le carni bovine fresche prodotte in Italia, approvato dalla Commissione Europea con Reg. CE 134/98. Le razze del Vitellone Bianco dell Appennino Centrale, la Chianina, la Marchigiana e la Romagnola, oggi allevate come razze da carne, fino a metà Ottocento sono state utilizzate per il lavoro dei campi nella tipica azienda mezzadrile italiana. La particolare conformazione fisica, dovuta al loro patrimonio genetico, ma anche alle tecniche di allevamento e di alimentazione dei bovini, dona alle carni degli animali caratteristiche qualitative specifiche e identificabili. Infatti, nel 1993 il Ministero e la Commissione Europea riconoscono il marchio dell IGP per il

23 Vitellone Bianco dell Appennino Centrale, ovvero per la carne prodotta da bovini delle razze Chianina, Marchigiana o Romagnola, macellati ad età compresa tra i 12 e i 24 mesi, nati, allevati e macellati all interno dell area tipica di produzione nel rispetto del disciplinare di produzione, quest ultimo strutturato in modo tale da essere molto vicino alle normative vigenti in materia di zootecnia a basso impatto ambientale e recupero delle aree marginali. La denominazione Vitellone Bianco dell Appennino Centrale attribuita all IGP intende marcare: Vitellone, perché da sempre la produzione migliore dei bovini da carne si ottiene da soggetti giovani, di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi, la cui carne presenta caratteristiche chimiche ed organolettiche molto positive. La carne ottenuta da queste razze rimane molto magra ed è ricca di acidi grassi, favorevoli alla nutrizione umana; Bianco perché i bovini di queste razze hanno il mantello bianco porcellana (alla nascita è rosso fomentino, ma a tre - quattro mesi di età cambia colore ) che ben risalta sulla cute nero ardesia; ciò permette a questi bovini di tollerare ottimamente le radiazioni del sole quando vivono all aperto; dell Appennino Centrale rappresenta l indicazione geografica di origine, poiché questa è la zona dove tradizionalmente Chianina, Marchigiana e Romagnola sono allevate da oltre 2000 anni, alimentandosi con foraggi e mangimi tipici dell area. 2.2 Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell Appennino Centrale - IGP Il Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell Appennino Centrale ha come scopi principali la tutela del marchio IGP- VITELLONE BIANCO DELL APPENNINO CEN- TRALE attraverso la protezione da abusi e contraffazioni, la promozione e la valorizzazione del prodotto, l attività di informazione al consumatore sul marchio e sulle caratteristiche, i pregi del prodotto oltrechè la cura generale degli interessi relativi alla produzione IGP. Esso svolge, inoltre, attività di supporto nella programmazione e coordinamento della produzione in funzione delle esigenze di mercato, nella realizzazione di piani di miglioramento qualitativo e di punto di incontro tra domanda ed offerta. Il Consorzio opera, quindi, per favorire la qualità delle produzioni, garantire la tracciabilità, delle carni e raccordare la produzione con la distribuzione a garanzia del consumatore. I bovini utilizzati per la produzione delle carni IGP, oltre ad essere identificati secondo quanto previsto dalla normativa vigente, devono rispondere alle condizioni ed ai requisiti stabiliti in un apposito Disciplinare di produzione, approvato secondo le norme previste nel Regolamento CE 510/2006. In particolare: la carne è prodotta da bovini, maschi e femmine, Chianina, Marchigiana e Romagnola di età compresa tra i 12 e i 24 mesi. Il bestiame deve essere nato in Italia in allevamenti iscritti al Libro Genealogico Nazionale, al fine di consentire la verifica della purezza della razza. Ogni animale deve essere identificato secondo quanto previsto dalla normativa vigente; il Disciplinare di produzione prevede che gli animali vengano allattati naturalmente dalle madri fino al momento dello svezzamento. Successivamente la base alimentare deve essere rappresentata da foraggi freschi o conservati provenienti da coltivazioni erbacee tipiche della zona di allevamento (Appennino 23

24 Centrale) all interno della quale deve avvenire anche l ingrasso e, successivamente, la macellazione; il bestiame destinato alla produzione delle carni viene ispezionato prima della macellazione da Esperti appositamente addestrati dal Consorzio. Gli stessi Esperti marchiano a fuoco le carni Vitellone Bianco dell Appennino Centrale al fine di garantire la riconoscibilità durante tutte le fasi della distribuzione. La carne è posta in vendita al taglio o in confezioni sigillate e sempre in punti vendita convenzionati. Questi si impegnano a mantenere separate la carne Vitellone Bianco dell Appennino Centrale dalle altre e si sottopongono volontariamente ad ulteriori impegnativi controlli. Solo tali punti vendita possono esporre il marchio Vitellone Bianco dell Appennino Centrale. Ogni punto vendita deve esporre copia del Documento di Controllo al fine di rendere accessibili le informazioni ai consumatori. La vigilanza per l applicazione del Disciplinare di Produzione del Vitellone Bianco dell Appennino Centrale è svolta dal Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali che ha individuato, al fine di rendere le verifiche puntuali ed indipendenti, un ente terzo di controllo rappresentato da 3A-PTA Parco Tecnologico Agro-alimentare dell Umbria. Bibliografia Capitoli 1 e 2 - Associazione Provinciale Allevatori di Chieti, (2005); Linee guida per la elaborazione di un manuale di buona prassi di conduzione aziendale per l allevamento di animali destinati alla produzione di carne - Disciplinare di produzione dell Indicazione Geografica Protetta Vitellone Bianco dell Appennino Centrale (Iscrizione nel Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette ai sensi del Reg. CE n. 134/98) - Federici C.,.Rama D; (2007); Il mercato della carne bovina. Rapporto Studi di economia agroalimentare Ismea. - Filippini F., Sbarra F., Tufi C., Di Gennaro A., De Nardo, (2005); Il recupero e l incremento in purezza per la zootecnia di qualità: l esempio della Marchigiana in provincia di Frosinone Atti del 4 Congresso Mondiale delle Razze Bovine Italiane da carne - Mengoli S, (2005); L IGP vitellone bianco dell Appennino Centrale, strumento di valorizzazione delle carni delle razze italiane: i risultati dei primi cinque anni Atti del 4 Congresso Mondiale delle Razze Bovine Italiane da carne Rapporto ISMEA FEDERALIMENTARE, (2003); Il sistema agro-alimentare italiano Profili di uno scenario globale. - Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d origine dei prodotti agricoli e alimentari - Regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari - Regolamento (CE) n. 1216/2007 della Commissione, del 18 ottobre 2007, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari Siti Web di riferimento (legislazione europea sulla sicurezza alimentare) (European Food Information Council) - -

25 3 - IL SETTORE DELLA CARNE NEI BALCANI OCCIDENTALI A cura di: Regione Marche - Servizio Agricoltura, Forestazione e Pesca - PF Pesca e Zootecnia Euromediterranea - Associazione di Promozione sociale con il supporto di: Università di Sarajevo - Facoltà di Agricoltura Ministero dell Agricoltura, Alimentazione e Tutela del consumatore dell Albania Facoltà di Agricoltura - Tirana 3.1 Il settore della carne in Bosnia Erzegovina Il settore della produzione della carne è stato gravemente compromesso dalla guerra civile che ha quasi completamente distrutto il patrimonio zootecnico del Paese. La ricostruzione del settore è stata avviata prevalentemente grazie a fondi internazionali. La consistenza delle specie di interesse zootecnico permane, tuttavia, notevolmente inferiore rispetto alla superficie utilizzabile. Nel 2000 il totale della carne importata ammontava a 89,9 milioni di euro, mentre l esportazione è stata di soli 8,24 milioni. Nel 2006 la situazione ha subito un ulteriore peggioramento: 127,2 milioni di euro per l importazione a fronte 8,33 milioni di esportazione. Un fattore di grande criticità è rappresentato dall importazione illegale di carne dai Paesi confinanti che ha creato seri problemi di controllo nell ambito della tracciabilità, quali- 25

26 tà e sanità del prodotto. Le industrie di produzione di carne sono circa 30, di cui il 30-35% di carne bovina, e per 50-55% nella Federazione della Bosnia e Erzegovina. Il consumo medio annuo di carne prima della guerra era stimato intorno ai 100 Kg pro capite, in linea con gli standard dei Paesi europei più sviluppati. La ricostruzione del settore della produzione della carne in termini di patrimonio zootecnico, strutture, produzione ed esportazione sta avvenendo con ritmi lenti e senza una stabilità. Le razze bovine autoctone dell area di indagine sono rappresentate dalla Buša e dalla Gatačko govedo, un incrocio derivante dal Buša. La razza Buša, adattabile a bassissimi livelli nutritivi e ad avverse condizioni climatiche, ha una produzione media annua di latte pari a 1500 litri, con una percentuale di grasso intorno al 4-5%. I capi appartenenti a tale razza raggiungono il peso medio di 300 kg per i maschi e di 250 per le femmine. La razza Gatačko govedo presenta migliori performance produttive rispetto alla Buša, la produzione media annua di latte si attesta intorno ai valori di litri. Dal punto di vista strutturale prima della guerra sul territorio erano presenti più di 200 macelli, di cui il 60% gestiti da privati. Attualmente sono presenti circa 30 macelli di medie dimensioni ed un gran numero di realtà minori che non sono registrati in quanto importano illegalmente animali. Un numero esiguo di macelli adotta protocolli di controllo della qualità Normativa e sistemi di registrazione dei bovini in Bosnia Erzegovina 26 Il supporto al settore agricolo-veterinario è iniziato immediatamente nel periodo di ricostruzione postbellica, con la distribuzione di animali, macchinari e strumenti. Questi interventi sono stati seguiti da un supporto più strutturato, con un iniziale sforzo di rafforzamento istituzionale rivolto ai servizi veterinari, servizi suppletivi e associazionismo tra agricoltori. Il valore totale di questo supporto tra il 1996 e il 1998 ammonta a 40 milioni di uro, inclusi 7 milioni destinati al settore forestale. L UE ha inoltre contribuito con 2.2 milioni di uro per fondare in BiH il Sistema di Identificazione Animale e Controllo dei Movimenti e laboratori veterinari in cinque città sono stati completati con gli strumenti per monitorare la salute animale. Attualmente, animali vivi e prodotti animali provenienti dalla BiH non possono essere esportati in UE ed in molti altri paesi, in cui i bisogni dei consumatori sono tutelati da alimenti importati con origine in paesi con servizi veterinari attendibili. A seguito del Functional Review, il programma CARDS ha incluso 1 milione di uro per la seguente assistenza tecnica volta ad aiutare la BiH a migliorare la sua capacità amministrativa a livello statale. L assistenza tecnica ha facilitato il recente completamento di una Bozza di Legge per Agricoltura, Alimentazione e Sviluppo Rurale attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro nominato dal governo. Essa ha definito le linee delle strutture istituzionali e competenze a tutti i livello del governo, inclusa la proposta di un Ministero per l Agricoltura, Alimentazione e Sviluppo Rurale che a tuttoggi non esiste e determina, pertanto, la frammentazione delle normative a livello di enclave. La legge inoltre definisce la struttura legale ed istituzionale iniziale necessaria per preparare gradualmente il settore all integrazione con l UE. Il programma di gestione e controllo degli animali e della loro salute sono delineati nella legge

27 Veterinaria pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Bosnia Erzegovina il 22 novembre 2002; la Registrazione ed identificazione di ciascun animale e proprietà sono essenziali per l implementazione del programma di salute animale. La Bosnia ha iniziato con successo l identificazione dei bovini (cfr rapporto missione Dethlefssen e Carmanns). Nel 2006 circa proprietà con bovini. Tuttavia l intero processo di registrazione di tutti i bovini in Bosnia verrà completato in tre anni e mancano ancora regolamenti definitivi per i processi di registrazione. È stato infatti dichiarato che solo i bovini da latte hanno bisogno di essere registrati e che, apparentemente, i bovini morti non possono essere eliminati dal database centrale e non tutte le specie sono coperte. Alcuni dati delle proprietà ed animali sono raccolti in maniera volontaria dagli enti, ma non sono stati stabiliti ad oggi sistemi di raccolta dati e di registrazione uniformi. La registrazione in parte è ristretta al numero di bovini presenti in un villaggio. Alcuni dati sono raccolti per malattie specifiche (CSF, rabbia, Brucellosis, Trichinellosis, AI ecc.). Casi manifesti, vaccinazioni, campioni, test e costi sono documentati. Registrazione ed identificazione di altre razze zootecniche come suini, cavalli, ovini, pollame, api e pesce non sono effettuate. Supporto e finanziamento per la registrazione di proprietari animali non è presa in considerazione. L identificazione finale e movimento degli animali non sono monitorate e la tracciabilità non è possibile. In base alla succitata legge l amministrazione veterinaria in Bosnia è rappresentata dall Ufficio Veterinario Statale, servizi veterinari della Federazione di BiH, Repubblica Srpska e distretto di Brcko. Le tre autorità qui elencate responsabili per l implementazione delle norme e regolamenti veterinari. L UVS è parte del Ministero del Commercio Estero e delle Relazioni Economiche (MoFTEA) e dovrebbe essere il raccordo tra i ministeri della BiH, l EVS e i servizi veterinari del distretti di Brcko. L USV è inoltre il punto di riferimento per le istituzioni internazionali. Il suo ruolo principale dovrebbe essere di coordinamento tra le autorità competenti e armonizzazione della legislazione veterinaria nel paese così come il miglioramento del sistema in base a standards UE. Le autorità competenti della Federazione di BiH, Rupubblica Srpska e Distretto di Brcko sono stabiliti per motivi politici e storici; una centralizzazione per ragioni politiche ad oggi non è accettabile. Apparentemente, unità geografiche e settori epidemiologici non sono presi in considerazione. Le stesse autorità competenti sono dipendenti da situazioni politiche instabili entro le entità. Programmi e ricerche veterinarie a lungo termine sono minate da decisioni politiche come ad esempio continuo cambiamento di ministri. Bovini al pascolo in Bosnia Erzegovina 27

28 Le autorità sopra menzionate sono subordinate all UVS ma le responsabilità tra le entità e l USV non sono chiaramente definite. Un sistema amministrativo veterinario in Bosnia, coordinato dall USV e dalle autorità competenti non è trasparente. Tutti i rappresentanti delle entità hanno confermato che tranne che per l Ordine Annuale stabilito dal Consiglio dei Ministri principalmente seguono le loro normative locali e regolamenti; tuttavia sono responsabili per l implementazione di norme e regolamenti in base alla legge Veterinaria Statale. Le normative locali e strutture amministrative delle tre autorità competenti non sono armonizzate. L Ordine Annuale sembra avere più carattere di raccordo, tramite l ordine nessun fondo è reso disponibile. Ad oggi dunque non esistono normative che stabiliscano la tenuta di Libri Genealogici per le razze zootecniche in Bosnia Erzegovina e allo stato delle cose anche i Registri Anagrafici ovvero la semplice tenuta di un registro in cui siano indicati gli ascendenti non sono realizzati se non in maniera volontaria o dalle autorità agricole locali o dai singoli allevatori. 3.2 Il settore della carne in Albania 28 Da un attenta analisi della tradizione zootecnica albanese si è rilevata una forte tradizione legata all allevamento bovino; tuttavia attualmente il 70% dei consumi interni di carni bovine è coperto da importazioni di vitelli da ingrasso. Da ciò, come anche evidenziato dai documenti ufficiali della Direzione per l Informazione Alimentare del Ministero dell Agricoltura, il potenziamento del settore zootecnico appare come prioritario. Un problema evidenziato dal momento della caduta del regime riguarda le modalità mediante cui sono state effettuate numerose riproduzioni zootecniche: senza alcun controllo a causa del collasso di tutte le strutture che si occupavano del materiale genetico e della sua diffusione. Ciò ha provocato un deterioramento della qualità dovuto all uso di materiale di riproduzione inadatto e alla mancanza di qualsiasi tipo di strategia genetica per bovini, suini e piccoli ruminanti. L attuale stato di cose costringe la popolazione a considerare commercialmente l acquisto di carne da capi bovini di peso inferiore ai 100 kg con bassissimo contenuto proteico e quindi di scarsa qualità alimentare. Una azione di rafforzamento della zootecnia passa quindi attraverso un rinforzamento della presenza di razze qualificate e, quindi, geneticamente certificate per sviluppare azioni commerciali che offrano al consumatore indicatori qualitativi attualmente inesistenti. La propensione alla macellazione di capi di così modeste dimensioni 100/150 Kg è dovuta alla struttura della proprietà agricola : aziende, di cui solo superano i 3 ettari, pari al 2,1 % delle imprese agricole, non consentono una gestione programmabile e/o sistematica delle rotazioni. Da studi sul settore si è evinto che la maggior parte della carne autoctona è prodotta da meticci di incrocio (vacche da latte con inseminazione di razze europee austriache, tedesche, francesi) che vengono venduti da allevatori del settore latte al 2/3 giorno dalla nascita; oppure, se di piccoli privati, vengono venduti immediatamente alla fine dello svezzamento (4-5 mese), in quanto il latte, il cui prezzo è di circa 30 Lek/litro, non appare redditizio per la sussistenza familiare quanto invece la vendita del vitello stesso.

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