I Rifiuti Speciali in Italia e nel Lazio

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1 ONLUS - ONG I Rifiuti Speciali in Italia e nel Lazio Produzione e Gestione A cura del settore Rifiuti del WWF-Lazio Marzo 2006 Elaborazione Franco Rondoni Revisione, impaginazione e grafica Giovanni Iudicone e Fabrizio Piemontese 1

2 Questo documento si propone di offrire una sintesi della situazione dei Rifiuti Speciali in Italia e nel Lazio. I dati sono estrapolati da documenti ufficiali: RAPPORTO RIFIUTI 2005 RAPPORTO SULLO STATO DELL AMBIENTE DEL LAZIO 2004 SOMMARIO INTRODUZIONE...3 LA PRODUZIONE IN ITALIA...5 LA PRODUZIONE NEL LAZIO...7 LA GESTIONE: CONTESTO NAZIONALE...9 Il recupero di materia L incenerimento con recupero di energia Lo smaltimento Altri trattamenti specifici LA GESTIONE: CONTESTO REGIONALE Il trattamento Lo smaltimento COMMENTO AI DATI PRESENTATI E PROPOSTE PER IL FUTURO RASSEGNA STAMPA La Repubblica 5 luglio IL TEMPO 23 dicembre IL TEMPO 27 gennaio La Repubblica 2 maggio IL TEMPO 18 luglio IL TEMPO 23 luglio IL TEMPO 8 agosto Corriere della Sera 26 settembre LA NUOVA ECOLOGIA 27 settembre RETEAMBIENTE 30 settembre Corriere della Sera 24 ottobre IL TEMPO 13 novembre IL TEMPO 9 dicembre TG5 3 gennaio Spiritual Search News 12 gennaio IL TEMPO 19 gennaio METRONEWS 24 gennaio La Stampa 31 gennaio L Espresso 30 marzo

3 I Rifiuti Speciali in Italia e nel Lazio Introduzione Ogni anno si torna ad esaminare lo stato dell Ambiente in Italia e diversi organismi nazionali e regionali stilano i relativi rapporti sulla base di dati raccolti ed elaborati allo scopo. La realizzazione dei vari rapporti, richiede molto lavoro anche perché il prospetto finale che ne esce, è frutto non di una somma di dati ma di incroci e confronti dei dati raccolti, con elaborazioni derivate da studi settoriali. Questo comporta molto impegno e dispendio di tempo ed è la ragione per cui gli ultimi rapporti del 2005, prospettano una situazione relativa al La tematica relativa alla gestione dei rifiuti riveste, ovviamente, una parte di notevole peso ed interesse all interno del sistema ambiente. Alla luce dei dati raccolti ed elaborati, dobbiamo registrare che c è stato un leggero progresso circa una più puntuale e corretta quantificazione dei rifiuti prodotti. Gli elementi che rendono problematica questa rilevazione sull intero ciclo di vita dei rifiuti, sono ancora: a. MUD 1 evasioni dichiarazioni, errori di compilazione b. C&D 2 - nessuna documentazione in quanto esenti c. Controllo flussi rifiuti che cambiano tipologia e denominazione durante il percorso d. Non Determinati categorie produttive NACE 3 e/o codice CER 4 sconosciuti Così come nell analisi degli anni scorsi 5, i dati sono ricavati da fonti diverse ma incomplete quindi inattendibili se prese singolarmente, per cui si è dovuto ancora ricorrere agli studi di settore e con essi attraverso i fattori di produzione riuscire a raggiungere una buona approssimazione e dati realistici. La cosiddetta banca dati che dovrebbe scaturire dalle dichiarazioni MUD, infatti, continua ad essere poco più che un riferimento occasionale, data la sua assoluta inattendibilità dovuta, come sempre, ad attività esenti dalla presentazione di detta dichiarazione, da tipologie di rifiuti esenti, da evasioni e da errori di compilazione. Nel 2002 entra in vigore un nuovo regolamento europeo per la definizione e classificazione dei rifiuti con il fine di disciplinare la gestione degli stessi e pervenire a dati omogenei e confrontabili e in modo comune nella Unione Europea. Si classificano come pericolosi un considerevole numero di tipologie di rifiuti in base al contenuto in essi di sostanze pericolose. L incremento di RSP (rifiuti 1 Modello Unico di Dichiarazione 2 Rifiuti inerti da Costruzione e Demolizione 3 Classificazione delle attività economiche da adottare nelle rilevazioni statistiche correnti. (ATECO 2002) definita in ambito europeo ed approvata con Regolamento della Commissione Europea n. 29/2002, pubblicato su Official Journal del 10/1/2002. La versione italiana è la classificazione ATECO 2002 stata sviluppata dall Istat. 4 I codici CER (Catalogo europeo dei rifiuti) in vigore dall sono riportati sulla Direttiva del Ministero Ambiente in data , pubblicata sul supplemento ordinario n. 102 alla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 10 maggio 2002 Serie Generale. Si veda ad esempio 5 3

4 speciali pericolosi) diventa pertanto rilevante ma il dato non è confrontabile con quello dell anno precedente, proprio perché reso non omogeneo dall immissione di nuove tipologie di rifiuti. Rispetto al consuntivo 2001, si registrano delle differenze, molte delle quali risentono delle motivazioni sopra espresse che hanno portato tra l altro anche dei correttivi nel modo di aggregazione dei dati. Dal 2002 infatti sono stati detratti dai quantitativi dei RS (rifiuti speciali), la parte di Rifiuti Assimilabili Urbani conferiti al Servizio Pubblico di Raccolta. Sono stati inoltre esclusi dal calcolo dei RS i contraddistinti dai codici inglobati nel calcolo dei Rifiuti Urbani in quanto inerenti la raccolta urbana ed il trattamento aerobico di questi. 4

5 La produzione in Italia Il quantitativo totale di rifiuti speciali, compresi i rifiuti da costruzione e demolizioni è in continua crescita, ed è pari a più del triplo (336%) del totale dei rifiuti urbani. Questi quantitativi indicano che in un anno, ogni cittadino, ha prodotto Kg di rifiuti ripartiti come in tabella 1 dei quali almeno il 59%, viene ancora smaltito in discarica. TIPO QUANTITÀ [Kg/ab./ anno] Rifiuti Speciali Pericolosi 904 Rifiuti Speciali Non Pericolosi 94 Rifiuti da Costruzione e Demolizione 735 rifiuti urbani 524 TOTALE 2257 Tabella 1. Ripartizione tipologia rifiuti prodotta in Italia per abitante/ anno nel 2003 I RS prodotti in Italia, seguendo le metodologie di rilevazione sopra descritte, risultano essere quindi, per il 2003, di circa 100,5 milioni di tonn. secondo la ripartizione della tabella 2 TIPO QUANTITÀ [MLt/anno] Rifiuti Speciali Pericolosi 5,40 Rifiuti Speciali Non Pericolosi 52,30 Rifiuti da Costruzione e Demolizione 42,50 non determinati 0,247 TOTALE 100,447 Tabella 2. Ripartizione per tipologia del totale annuo dei Rifiuti Speciali prodotti in Italia nel 2003 La produzione dei RS nel 2003 è ripartita sul territorio italiano secondo le ripartizioni percentuali della tabella 3: TIPO NORD [%/ anno] CENTRO [%/ anno] SUD [%/ anno] Rifiuti Speciali Pericolosi 73,3 10,9 14,9 Rifiuti Speciali Non Pericolosi 62,0 16,7 21,3 Rifiuti da Costruzione e Demolizione 63,1 18,7 18,2 % sul TOTALE rifiuti Italia 63,1 17,2 19,7 Tabella 3. Ripartizione percentuale sul territorio del totale annuo dei Rifiuti Speciali prodotti in Italia nel 2003 La produzione dei Rifiuti Speciali è distribuita sul territorio nazionale secondo criteri legati ad insediamenti produttivi e situazioni socio economiche specifiche delle varie realtà territoriali. Questo, pertanto, determina una maggior produzione sia in termini assoluti che in rapporto al numero di abitanti, al Nord in quanto le regioni ivi comprese sono quelle con maggiori insediamenti produttivi e con una maggiore benessere in termini economici. Valori più bassi si registrano al Centro ed ancora più bassi al Sud. 5

6 Raggruppando secondo le sotto elencate attività economiche, si può vedere come da alcune di esse provenga la quasi totalità dei rifiuti. Infatti i RSNP derivano da : - 63% attività manifatturiere - 20,3% trattamento rifiuti - 6,8% servizi - 6% energia elettrica, acqua, gas mentre i RSP derivano da: - 61% attività manifatturiere - 21,2% servizi - 9,8% trattamento rifiuti - 5% agricoltura, caccia, silvicoltura Le attività manifatturiere sono evidentemente la maggiore fonte di produzione di rifiuti speciali, sia non pericolosi che pericolosi. Per i RS, i macrosettori che maggiormente incidono sono nell ordine: il settore industriale della produzione di metalli e leghe e di prodotti metallici (30,5%), l industria dei minerali non metalliferi (16,8%), l industria del legno e della carta e l industria chimica (11%), l industria alimentare delle bevande e del tabacco (10,6%). I RSP sono invece prodotti nei macrosettori: chimico (44,2%), produzione metalli, leghe e prodotti in metallo (29,8%). 6

7 La produzione nel Lazio Nel Lazio la quantità pro-capite dei RS prodotti è di 327 Kg di cui 292 Kg di RSNP e 35 Kg di RSP ed in termini quantitativi è composta e suddivisa come in tabella 4: RSNP RSP C&D CER Attiv. non determ non determ TOTALE Tonn % sul valore nazionale 2,9 3,4 9,2 5,6 7,3 5,6 Tabella 4. Ripartizione per tipologia e in percentuale del totale annuo dei Rifiuti Speciali prodotti nel Lazio nel 2003 All interno della Regione, i RS (Tonn.) prodotti in ambito provinciale sono ripartiti come in tabella 5: RSNP RSP C&D CER non determ Attiv. non determ TOTALE Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Tabella 5. Ripartizione per tipologia e per Provincia del totale annuo dei Rifiuti Speciali prodotti nel Lazio nel 2003 esclusi i rifiuti C&D, per i quali non sono forniti i dati. Il totale generale rappresentato, è pertanto pari al totale della Regione Lazio (tab 4), al netto della quantità di rifiuti da C&D. 7

8 Le attività economiche che nella Regione Lazio incidono di più nella produzione dei Rifiuti Speciali Non Pericolosi e Pericolosi sono: RSNP (tonn) Trattamento rifiuti e depurazione acque Industria minerale non metallifera Produzione energia elettr. acqua e gas Industria legno, carta e stampa Commercio, riparazioni e altri servizi Industria manifatturiera Industria Alimentare Fabbricazione mezzi di trasporto Industria chimica Fabbricazione e lavorazione prodotti metallurgici Altro TOTALE Tabella 6. Suddivisione dei RSNP del Lazio secondo attività economiche/ servizio omogenee. RSP (tonn) Commercio, riparazioni e altri servizi Industria chimica Produzione energia elettr. acqua e gas Pubblica Amministrazione e Sanità Industria tessile Costruzioni Trasporti e comunicazione Trattamento rifiuti e depurazione acque Produzione metalli e leghe Altre industrie manifatturiere Altro TOTALE Tabella 7. Suddivisione dei RSP del Lazio secondo attività economiche/ servizio omogenee. 8

9 La gestione: contesto nazionale La gestione dei rifiuti è il lavoro che si programma e si svolge per raggiungere gli obbiettivi prefissati e che sono ben noti e riassunti nelle quattro principali aree di intervento dettate dall Agenda 21: 1. minimizzazione della produzione dei rifiuti 2. massimizzazione dei vantaggi ambientali che derivano dal riciclo dei rifiuti 3. promozione di sistemi di trattamento e smaltimento dei rifiuti a minor impatto ambientale 4. estensione del servizio di raccolta dei rifiuti Il presupposto essenziale per una buona gestione è la conoscenza la più precisa e puntuale possibile della vita del rifiuto, dalla sua nascita alla sua estinzione. Nell intento di migliorare la raccolta dati sul ciclo dei rifiuti, dal 2002 si è utilizzata un ulteriore metodologia di indagine. Si è infatti realizzato un vero e proprio censimento di tutti gli impianti ed i siti interessati dal ciclo di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti. Anche questa operazione, pur offrendo una nuova base di studio significativa sui vari percorsi seguiti dai rifiuti nella loro vita, non può considerarsi esaustiva né foriera di certezze ma solo orientativa e di ausilio a tutto il resto degli elementi fornitori di dati. Questi impianti, infatti, molto spesso presentano delle lacune circa la documentazione puntuale dei materiali che transitano al loro interno. In linea di massima si possono distinguere due tipologie di impianti: quelli che riutilizzano i rifiuti prodotti nell ambito del proprio ciclo produttivo e quelli costituiti appositamente per il trattamento dei rifiuti (piattaforme) e che trattano quindi sia rifiuti urbani che speciali, svolgendo operazioni di Selezione, Produzione di MPS (Materie Prime secondarie) e/o Messa in Riserva. Questo secondo tipo di impianti è largamente più diffuso ma è proprio in essi che spesso non si riesce a catalogare l operazione di recupero effettuata. Le cause sono principalmente di doppia natura: un uso improprio dei codici identificativi dei rifiuti in entrata ed in uscita e una non nota destinazione finale dei rifiuti classificati MPS. Questo ovviamente non rende possibile dichiarare concluso il ciclo di recupero dei rifiuti in essi trattati. Una ulteriore incertezza sui dati, deriva dalla grande quantità di materiali da rifiuto che vanno a chiudere il loro ciclo come rilevati e/o sottofondi stradali, ricopertura di discariche, spandimento al suolo, rimodellamenti morfologici. In questi casi, la linea di demarcazione che distingue dette operazioni come recupero o smaltimento è molto sfocata e di dubbia interpretazione e questo comporta di conseguenza una sensibile incertezza sul rilevamento dei dati. Non si può, leggendo questi dati ufficiali, non andare con il pensiero a quante notizie che frequentemente ci riferiscono di frodi e reati ambientali. Proprio a proposito di operazioni di spandimento al suolo, va ricordato quanto avvenuto in Puglia a settembre 2005 quando le forze dell ordine hanno eseguito numerosi arresti verso responsabili di reati ambientali per lo spandimento al suolo agricolo di rifiuti industriali che, con documenti 9

10 manipolati negli impianti di trattamento, diventavano compost per uso agricolo. Sono troppo numerosi i reati di questo tipo commessi da imprese che operano in attività di trattamento dei rifiuti speciali e che invece di eseguire i corretti, legali trattamenti e/o smaltimenti ai rifiuti a loro conferiti, manipolano o falsificano la documentazione dei rifiuti stessi nel passaggio delle lavorazioni eseguite all interno dei loro stabilimenti, fino a fare smaltimenti impropri di rifiuti, talvolta anche con alto potenziale di tossicità, come se fossero privi di pericolosità per l ambiente. Un altro caso è stato scoperto alla fine dell estate 2005, avvenuto con modalità simili e smaltimento finale dei rifiuti industriali tossici, truccato da recupero per rilevati stradali. C è stata poi una società del Lazio operante sul riciclo con rigenerazione degli oli esausti che invece ne nascondeva quantità rilevanti a ridosso delle rive del Tevere ed ancora un altra impresa che specializzata nello smaltimento di materiali contenenti amianto, finiva per smaltire detti materiali come innocui inerti da C&D. I casi di cronaca riguardanti questo tipo di reati sono numerosi e ovviamente sono per forza di cose relativi a ciò che si scopre e a fatti di notevole rilevanza. In appendice si propone una breve rassegna stampa. La motivazione di questi crimini ambientali viene dai cospicui guadagni illeciti che da queste operazioni derivano. Infatti in genere lo smaltimento di un rifiuto speciale secondo la procedura legale è piuttosto costosa, mentre la malavita offre vie di smaltimento illegali a prezzi notevolmente più bassi. Tuttavia, i dati ufficiali ci consentono di registrare una tendenza verso un miglioramento globale della gestione dei rifiuti, pur rimanendo ancora a distanze notevoli dagli obiettivi prefissati con le varie tappe di miglioramento della gestione rifiuti previste nel 1997 dal decreto Ronchi che, come legge quadro della materia, ne poneva percorsi ed obiettivi. In termini quantitativi, infatti, le percentuali che registriamo sono ben diverse da quanto ci si proponeva di raggiungere ed anche le infrastrutture normative, di controllo e politiche per seguire i percorsi virtuosi verso il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, sono carenti e fanno si che l impronta ecologica 6 dell Italia risulti essere fra le più marcate. Come si è visto, nell espletamento delle più svariate attività, si producono rifiuti di ogni genere. Le attività di cui sopra, possono quindi essere definite centri di produzione dei rifiuti stessi. La fase successiva è la gestione, cioè l operare su di essi per chiudere il ciclo di vita di questa parte di prodotto chiamato rifiuto. Il rifiuto, preso in carico dal sistema di gestione, segue un percorso che può essere o di recupero o di smaltimento oppure di stoccaggio e/o riserva. In alcuni casi i centri di produzione possono identificarsi anche come centri di gestione ; questo avviene quando, per esempio, la stessa azienda che produce il rifiuto, ne fa al proprio interno recupero di materia e/o di energia. Diversamente il rifiuto si destina verso appositi centri che provvedono alle operazioni di cui sopra. La quantità di Rifiuti Speciali che nel 2003 sono passati dal sistema di produzione al sistema gestione è di 94,8 mln di tonnellate. Pertanto si è gestita una quantità di rifiuti inferiore rispetto alla quantità prodotta che invece è stata pari a ~100,5 mln di tonn (tabella 2). 6 L'impronta ecologica è un indicatore per la sostenibilità: 10

11 Nel 2003 la Gestione è avvenuta, seguendo percorsi diversi, verso operazioni di recupero, di stoccaggio e/o messa in riserva, o di smaltimento secondo le percentuali sotto riportate ed evidenziate schematicamente nella figura 1: 46,4% a recupero di materia (43,9mln di tonn.) 2,7% a recupero di energia (2,6mln di tonn.) 13,8% a stoccaggio e/o messa a riserva (13,1mln di tonn.) 21,9% smaltimento in discarica (20,7 mln di tonn.) 14,3% a smaltimento con trattamento chimico-fisico o biologico (13,5mln di tonn.) 0.9% a smaltimento per incenerimento. (870 mila tonn.) GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI IN ITALIA Totale gestito 94,8 mln tonn. 43,9 (46,3%) (di cui 1,3 RSP) Recupero di Materia 2,6 (2,8%) (di cui 0,12 RSP) Recupero di Energia 13,1 (13,8%) (di cui 1,142 RSP) Stoccaggio e messa a riserva 35,2 (37,1%) Smaltimento 13,5 (1,9 RSP) Tratt. Chimico- Fisico Biologico 0,87 (0,38 RSP) Incenerimento 20,7 (0,76 RSP) Discarica 0,08 (lagunaggio) Cogenerazione (calore) 42% Impianti a Biomassa 26% Cogenerazione mista (calore+energia) 18% Coincenerimento (cemento calce laterizi) 14% Figura 1. ripartizione dei rifiuti gestiti nel 2003 verso la chiusura del ciclo. 11

12 Il recupero di materia Il recupero di materia, pertanto, risulta essere la forma di gestione più utilizzata (46,4%). Le quantità e le percentuali sono elevate. Questo tipo di gestione, per i RSNP, comprende infatti tutta quella quantità di rifiuti utilizzata per rilevati stradali, rimodellamenti morfologici, riempimenti di cave, ricopertura delle discariche e ripristini ambientali (50%). Rispetto all anno precedente, una crescita particolarmente rilevante (+18,2%), è stata registrata, infatti, dal riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche. Comprende ancora il recupero dei metalli e/o dei composti metallici (20,5%), il riciclo/recupero di sostanze organiche (17%), lo spandimento al suolo in agricoltura (8,3%). Il 5,8% dei RSNP viene destinato all incenerimento con recupero di energia. Per i RSP, le voci di recupero più consistenti sono relative al recupero dei metalli e/ composti metallici (46%). C è poi il recupero dei solventi (18,7%) e delle sostanze organiche (18,4%). L 8,6% inviato all incenerimento con recupero di energia. L incenerimento con recupero di energia. L incenerimento con recupero di energia avviene in impianti industriali dove si utilizzano i rifiuti per ottenere energia elettrica o riscaldamento. I rifiuti più utilizzati per questa forma di recupero provengono principalmente, per i RSNP: rifiuti della lavorazione del legno,carta e affini, rifiuti da attività agroalimentare, biogas rifiuti della preparazione di bevande. Per i RSP: oli esausti e di scarto, rifiuti prodotti da trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastiche, rifiuti della produzione di prodotti chimici organici di base, rifiuti della produzione di plastiche e gomme sintetiche. Le principali attività produttive che utilizzano i rifiuti per produrre energia, sono per i RSNP: Industria del legno carta e affini, Produzione Energia, Industria agroalimentare, Cementifici. La Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 13 febbraio 2003 (causa C- 458/00) ha precisato quando l'incenerimento dei rifiuti con recupero di energia debba essere considerato "smaltimento", ovvero quando impianto sia progettato proprio con lo scopo di trattare rifiuti. Per i RSP, i maggiori utilizzatori di rifiuti per produrre energia, sono i Cementifici. In questo caso si può parlare di vero e proprio recupero di energia, piuttosto che di smaltimento. 12

13 Lo smaltimento Alle operazioni di smaltimento, sono interessate 35,2 mln di tonn di Rifiuti Speciali. Esse sono essenzialmente di tre tipologie: in discarica al trattamento chimico-fisico-biologico preliminari allo smaltimento all incenerimento La discarica costituisce ancora una grossa opzione fra le operazioni di smaltimento. In essa sono andate nel 2003 circa 20,7mln di tonn (di cui 0,76 di RSP) che rappresentano circa il 59% dei rifiuti speciali smaltiti. Lo smaltimento in discarica rilevato nel 2003, registra un aumento percentuale di circa il 3,3% rispetto al 2002, però bisogna osservare che questo è l anno in cui è entrata in vigore una nuova normativa, il D. Lgs 36/2003, che impone importanti adeguamenti tecnici per tutti gli impianti di discarica; di conseguenza, per questo anno i dati sono suscettibili di imprecisioni. In ogni caso si ipotizza che l entrata in vigore di detto decreto legislativo, in prospettiva comporterà un incremento di costi per lo smaltimento in discarica che in molti casi potrà risultare insostenibile, portando di conseguenza ad una riduzione significativa di questa forma di smaltimento. Anche lo smaltimento in discarica, è distribuito nella Penisola con percentuali diverse da nord a sud: 53% al Nord, 25% al Centro, 22% al Sud allineandosi ai dati di ripartizione della produzione dei rifiuti e ai dati di distribuzione degli impianti di discarica. Il trattamento chimico-fisico-biologico, occupa il secondo posto fra le operazioni di smaltimento e sebbene sia sotto una sola voce, in realtà i trattamento sono due e distinti: chimico-fisico e biologico. Molto spesso per lo stesso rifiuto il trattamento chimico-fisico è propedeutico al trattamento biologico. In termini percentuali, i RSNP subiscono in maniera preponderante il biologico, mentre i RSP il chimico-fisico. Anche in questo caso, la distribuzione sul territorio nazionale degli impianti adibiti a trattare i rifiuti, riflette i dati di produzione dei rifiuti stessi, per cui risultano avviati a questa procedura di trattamento, il 59,2% al nord 17,6% al centro, il 23,2 al sud. Quest ultimo dato risente molto di incrementi avvenuti in Sicilia e Puglia dove sono stati costruiti nuovi grandi impianti per il trattamento di acque e fanghi di fosse asettiche. L incenerimento riguarda circa tonn di rifiuti di cui quasi la metà, sono RSP ed il 15% ( tonn.) è composto da rifiuti sanitari. Sono dati che evidenziano una sostanziale stabilità rispetto al 2002 (+0,4) della quantità di rifiuti avviati a questo tipo di smaltimento. Il sistema impiantistico è caratterizzato, prevalentemente, da impianti di piccole dimensioni che operano o per conto proprio o per conto terzi. Quelli che operano per conto proprio sono inseriti al termine di un processo produttivo con lo scopo di smaltire il rifiuto prodotto. In base a quanto stabilito dalla UE, se l impianto nasce per trattare rifiuti, si tratta di smaltimento anche nei casi in cui viene effettuato recupero energetico. Nel 2003, gli impianti in esercizio erano 78 con una distribuzione prevalente al Nord con 43 impianti, mentre al Centro ne operano 8 ed al Sud

14 Altri trattamenti specifici Alcuni tipi di Rifiuti Speciali, sono trattati da normative specifiche che consentono pertanto una gestione più puntuale ed opportuna. È il caso degli oli usati, delle batterie esauste e del polietilene. Per ognuno di questi tipi di rifiuti, è stato istituito un consorzio di imprese con la funzione specifica, prevista per legge, di gestire il prodotto post consumo. Questo ha portato quindi ad un miglior monitoraggio e controllo dell intero ciclo di vita di questi prodotti. I risultati di gestione sono ovviamente migliori e più aggiornati. Per queste tipologie di rifiuti, infatti, si hanno i dati aggiornati fino al Il COOU è il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. È stato istituito nel 1982, riorganizzato e poi regolato in tappe successive, fino ad ottenere una sua natura giuridica privata, nel 1997 con il D. Lgs 22/97. La legge tuttavia prevede anche la possibilità di raccolta e di conferimento degli oli usati, anche da imprese non appartenenti al Consorzio ma comunque sottoposte allo stesso regime di regole. Allo stato, vengono conferiti al Consorzio, il 97% degli oli usati. Gli oli pertanto attraversano due fasi di raccolta, primaria e secondaria, per approdare infine al COOU dove vengono classificati secondo le proprie caratteristiche tecniche ed inviati a fasi di rigenerazione o combustione oppure termodistruzione. Una gestione così mirata ha fatto sì che i quantitativi di oli immessi al consumo siano sempre decrescenti e sempre in crescita il quantitativo di oli raccolti, come evidenziato in tabella 8. Anno Oli immessi al consumo (tonn.) Oli raccolti (tonn.) Tabella 8. Olii esausti: quantità recuperate rispetto a quelle immesse al consumo (tonnellate) negli ultimi anni. Il COBAT è il Consorzio Obbligatorio Batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi. È stato anch esso istituito per legge, (Legge 485/88) e svolge le attività di: raccolta stoccaggio riciclaggio mediante recupero eliminazione ecologica anche questo Consorzio ha subito nel tempo aggiornamenti legislativi che hanno comportato modifiche e riorganizzazioni delle attività ad esso demandate. I centri di raccolta sono in netta prevalenza al nord (55,2%) rispetto al centro (19,3%) ed al sud (25,5%). Gli impianti di recupero, dislocati tre al nord e tre al sud, producono circa tonn/anno di piombo secondario che viene impiegato per l 80% alla costruzione di nuove batterie. 14

15 Il POLIECO è il Consorzio istituito dal D. Lgs 22/97 per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene al fine di ridurre sensibilmente le quantità inviate allo smaltimento. A questo scopo anche questo Consorzio, svolge attività di raccolta, stoccaggio e riciclaggio mediante recupero e nei casi in cui il riciclaggio non sia possibile o conveniente, un corretto smaltimento in sicurezza e, quindi, nel rispetto dell ambiente. Il volume di manufatti in polietilene immessi al consumo, per il 2003, è stato pari a tonn La quantità riciclata/recuperata nello stesso anno è stata di circa un terzo (tonn ). Si prevede un calo delle quantità immesse al consumo che per il 2004 si dovrebbe attestare a circa 900 mila tonn.. Un altro tipo di rifiuto che è monitorato con molta attenzione e per il quale è stato ripetutamente legiferato sia a livello nazionale che comunitario è quello contenente PCB/PCT (policlorobifenili e policlorotrifenili). Le varie leggi che in materia si sono succedute, hanno definito tempi e modalità di smaltimento di tali rifiuti con il fine di raggiungere l eliminazione totale di ogni tipo di apparecchiatura o bene contaminato da queste sostanze chimiche. L Inventario Nazionale, previsto per legge, offre un censimento puntuale dei prodotti contenenti PCB/PCT ancora in uso sul territorio nazionale. Ovviamente sono in continuo calo ed al 2004, è così rappresentata in tabella 9: N. apparecchi con concentrazione compresa fra 50 e 500 mg/kg N. apparecchi con concentrazione superiore a 500 mg/kg Quantità PCB per apparecchi con concentrazione superiore a 500 mg/kg ,44 Tabella 9. Censimento apparecchiature contenenti PCB/PCT, anno

16 La gestione: contesto regionale La Gestione dei Rifiuti Speciali del Lazio può avvenire anche attraverso impianti situati fuori Regione, pertanto i valori relativi alla gestione di detti rifiuti, possono essere molto diversi dai valori relativi alla produzione dei rifiuti stessi. Quindi per comprendere le dinamiche legate alla gestione dei rifiuti speciali sul territorio è opportuno riportare un quadro riassuntivo sulla gestione dei rifiuti nel contesto nazionale (tabella 10), nella quale risulta che i rifiuti gestiti sono costituiti dalla somma di quelli a recupero, di quelli a smaltimento e di quelli messi in riserva e/o stoccaggio: Rifiuti speciali prodotti (Tonnellate) Rifiuti speciali gestiti (Tonnellate) Rifiuti speciali a operazioni di recupero Rifiuti speciali a operazioni di smaltimento Rifiuti Speciali a stoccaggio e/o riserva Nord Centro Lazio Sud TOT Tabella 10. Quadro riassuntivo di confronto della gestione rifiuti nel Lazio nel contesto nazionale. La voce Centro include i dati relativi alla voce Lazio. Il trattamento Nel Lazio sono poste in stoccaggio e/o riserva tonnellate di RS; la quantità di Rifiuti Speciali gestita, è di circa 3,3 mln di tonnellate di cui circa 3 mln di RSNP e circa 0,3 mln di RSP. Rispetto al 2002 si registra quindi un incremento di circa il 15%. In termini percentuali, la gestione avviene con operazioni di recupero per il 59% (1,95mln di tonn) e di smaltimento per il restante 41% (1,35 mln di tonn). Le attività di gestione sono realizzate per mezzo di: n 110 impianti di trattamento per operazioni di recupero, stoccaggio e messa a riserva n 30 impianti produttivi per operazioni di recupero e stoccaggio n 14 discariche RS n 47 impianti di trattamento chimico-fisico e biologico n 3 impianti di incenerimento 16

17 Gli impianti di recupero sono così localizzati sul territorio: Impianti di trattamento per operazioni di recupero (piattaforme) Frosinone Latina Rieti Roma Viterbo Impianti produttivi per il recupero di materia dai RS Impianti industriali per il recupero energetico dai RS Tabella 11. Localizzazione sul territorio regionale di diversi impianti di trattamento. Le operazioni di recupero che contribuiscono maggiormente al raggiungimento dei risultati quantitativi sono per i RSNP (tabella 12): Codice Trattamento tonn R5 Riciclo/recupero di sostanze inorganiche R3 Riciclo/recupero di sostanze organiche non utilizzate come solventi R13 Messa in riserva dei rifiuti destinati a successive operazioni di recupero R4 Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici R10 Spandimento al suolo per beneficio di agricoltura ed ecologia R1 Utilizzazione principale come combustibile per produrre energia Tabella 12. Operazioni di recupero e relative quantità trattate per RSNP. Per i RSP (tabella 13): Codice Trattamento tonn R2 Rigenerazione e recupero solventi R13 Messa in riserva dei rifiuti destinati a successive operazioni di recupero R5 Riciclo/recupero di sostanze inorganiche R3 Riciclo/recupero di sostanze organiche non utilizzate come solventi R4 Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici Tabella 13. Operazioni di recupero e relative quantità trattate per RSP. 17

18 Lo smaltimento Ogni anno vengono avviati in discarica tonnellate di rifiuti, dei quali tonn in apposite discariche per Rifiuti Speciali e tonn in discariche per Rifiuti Urbani. Gli impianti di smaltimento sono così localizzati sul territorio (tabella 14): Frosinone Latina Rieti Roma Viterbo discariche di categoria 2 tipo A discariche di categoria 2 tipo B discariche di categoria 2 tipo C impianti di trattamento chimico-fisico e biologico ( t/ anno) impianti di incenerimento (19.393t/ anno) Tabella 14. Localizzazione sul territorio regionale di diversi impianti di smaltimento. Le operazioni di smaltimento che contribuiscono maggiormente al raggiungimento dei risultati quantitativi sono per i RSNP (tabella 15): Codice Trattamento tonn D1 Deposito su o nel suolo D9 Trattamento fisico-chimico propedeutico a operazioni di smaltimento D8 Trattamento biologico propedeutico a operazioni di smaltimento D14 Ricondizionamento preliminare propedeutico a operazioni di smaltimento Tabella 15. Operazioni di smaltimento e relative quantità trattate per RSNP. Per i RSP (tabella 16): Codice Trattamento tonn D1 Deposito su o nel suolo D9 D15 Trattamento fisico-chimico propedeutico a operazioni di smaltimento Deposito preliminare prima di operazioni di smaltimento D10 Incenerimento a terra Tabella 16. Operazioni di smaltimento e relative quantità trattate per RSP. 18

19 Commento ai dati presentati e proposte per il futuro Uno sviluppo socio-economico sostenibile, è ormai considerazione largamente condivisa, passa attraverso una salvaguardia dell ambiente inserita come condizione essenziale, alla base di ogni progetto di progresso tecnologico. Questo concetto è ben presente nella maggior parte dei gestori della vita pubblica, nelle diverse latitudini e nei diversi Paesi della Terra. L attuazione di questo è però, purtroppo, condizionato da sensibilità diverse e/o inquinato da interessi di parte molto forti di settori di società che vivono, si accrescono e ingrassano proprio trasgredendo le corrette pratiche dello sviluppo sostenibile. In tema di produzione e gestione dei rifiuti possiamo vedere, infatti, come in Italia una serie di leggi sono state redatte con il concetto di base sopra espresso dello sviluppo sostenibile, però la loro attuazione stenta a decollare accumulando ritardi notevoli che consentono spazi di manovra per danni ambientali. Le pressioni di loschi interessi, per interpretare le leggi in modo molto lassista o per trasgredirle, sono sempre molto forti e pronte a trarre profitti a scapito dell ambiente. Le cronache sono colme di episodi dove la corretta gestione ambientale o viene sabotata con incursioni portate a livello di amministrazioni locali su leggi o regolamenti nazionali e/o comunitari o vengono sistematicamente trasgredite 7 producendo prosperità del malaffare. I ripetuti casi di intervento della magistratura su reati ambientali e le ripetute procedure d infrazione avviate dalla U.E. nei confronti dell Italia su temi ambientali, testimoniano quanto ci sia da fare ancora affinché venga tolto ogni spazio all aggressione ambientale e ci metta al riparo da episodi non isolati, come quello della valle del fiume Sacco nel Lazio di grave emergenza ambientale a carico della salute delle persone e dell economia di un intero territorio. C è bisogno di un monitoraggio più puntuale del ciclo dei rifiuti in tutti i passaggi dalla produzione alle operazioni di recupero e di smaltimento accompagnato da una normativa che non lasci mai il prodotto-rifiuto senza controllo. La lettura dei dati riassuntivi riportati dal Rapporto Rifiuti ci induce a considerazioni di carattere generale; è già nella premessa del Rapporto stesso, ma poi di seguito anche nelle parti più particolareggiate, che i dati sono in larga parte desunti da studi di settore, analisi dei fattori di produzione ed in minima parte da documentazione di riferimento. Dentro questa condizione, c è la manifesta carenza di monitoraggio con conseguenti zone d ombra dove può inserirsi la gestione scorretta. Pur in questa condizione, il Rapporto Rifiuti 2005 di APAT- ONR offre dati che, anche se in alcuni aspetti sono sfocati, in quanto non oggettivi ma di stima, manifestano delle situazioni in essere. La produzione dei rifiuti è sempre in aumento e ciò non significa soltanto che rispecchia un aumento dei consumi e quindi del benessere generale, ma anche che le politiche di produzione dei beni, non hanno affrontato a dovere l opzione della riduzione della produzione dei rifiuti, Area di intervento della Agenda 21. In particolare gli amministratori non riescono a 7 Alla data della presente pubblicazione L Unione Europea ha avviato nove procedure di infrazione contro l Italia per inadeguata gestione dei rifiuti secondo le norme europee. (documento di riferimento IP/05/1645 Bruxelles, 20 dicembre 2005) 19

20 comprendere o fingono di non comprendere che i rifiuti non sono un problema tecnologico ma il risultato di una errata progettazione industriale. Del resto, è abbastanza evidente come una politica adeguata possa portare miglioramenti significativi. Avviene per gli oli usati, le batterie, il polietilene dove una gestione più mirata consente da anni una rilevazione dati ed un analisi dei processi che ha portato a consuntivi più aggiornati (anno 2004) e percentuali di recupero più significative con riflessi positivi anche sui dati di produzione. Anche la gestione dei Rifiuti Urbani, eseguita con criteri simili in diversi Comuni del nord ma anche alcuni del centro-sud, ha dato risultati validi, concreti e reali di basso impatto ambientale. E la cosiddetta Raccolta Differenziata Porta a Porta. Questo dimostra che laddove si applica una metodologia che prevede un monitoraggio serrato e puntuale, i rischi di gestioni affaristiche e criminali diminuiscono notevolmente con grande vantaggio dell ambiente e senza aggravi di spesa. Come si è visto, la più cospicua quantità di Rifiuti Speciali, Pericolosi e Non, provengono dalle industrie manifatturiere seguite a distanza da Trattamento rifiuti e Servizi. Questa grande mole di rifiuti viene poi gestita o all interno della stessa Unità Produttiva o in Piattaforme appositamente adibite ma in entrambi i casi con ricorrenti zone d ombra nel percorso di gestione. Sono proprio queste zone d ombra a nascondere manipolazioni documentali che consentono di deviare il percorso virtuoso della gestione del rifiuto verso itinerari del malaffare. Ogni prodotto finito parte dall utilizzo di materie prime che via via nelle lavorazioni si trasformano fino a raggiungere il risultato finale; ebbene in tutte queste numerose fasi di lavorazione c è una quota percentuale di materie che proseguono il cammino verso il prodotto finale e altre percentuali che si perdono e/o si trasformano nel percorso. Chi ha progettato questa manifattura e l azienda che la esegue, conosce tutti questi dati nel dettaglio perché sono essenziali proprio per realizzare il prodotto stesso. Operando, quindi, proprio sui dati reali di queste filiere si esegue il monitoraggio del percorso dei rifiuti. Risulta, pertanto, chiaro che è necessario sollecitare il legislatore a dare Disposizioni Attuative stringenti per il monitoraggio del ciclo delle merci. Nel terzo millennio ci sono tecnologie che potrebbero consentire di seguire il ciclo di vita di un qualsiasi prodotto, dalla materia prima in poi per tutte le fasi. Probabilmente gran parte della carenza di dati sui RS si origina da una gestione privata degli stessi, che si riduce all obbligo di compilazione di un formulario. Se le aziende del settore (i Consorzi comunali e intercomunali) operassero un servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti speciali dovuti alle attività commerciali e produttive, numerosi sarebbero i vantaggi: sarebbe meno facile riuscire a farne perdere le tracce, potrebbero essere recuperati più agevolmente in quanto differenziati alla fonte e smaltiti in modo adeguato, rendendo di fatto inutili nuovi inceneritori anche per i rifiuti speciali. È una proposta concreta, che non richiede grandi investimenti per chi già attua il porta a porta con rigore, lanciata da un Consorzio del nord Italia che ha dichiarato (gennaio 2006) di avere i mezzi organizzativi e tecnici per realizzarla. Un quarto circa dei rifiuti speciali sottoposti a gestione verso operazioni di recupero o di smaltimento, finisce in discarica. È una percentuale molto alta e le sua entità misura la distanza da una sana gestione dei rifiuti per un doveroso rispetto dell ambiente. 20

21 Rassegna stampa Le aggressioni all ambiente sono episodi criminali di forme diverse; tra le più devastanti ci sono quelle effettuate per mezzo dei rifiuti. Di seguito solo alcuni dei casi avvenuti di recente in Italia e scoperti dalle forze dell ordine. Sono fatti gravi venuti alla luce e purtroppo ci fanno lecitamente supporre che molte altre aggressioni di questo tipo, o peggiori, avvengano senza essere scoperte. La Repubblica 5 luglio 2004 Sotto terra fanghi speciali dell'industria conserviera e lana con sostanze chimiche Traffico e smaltimento rifiuti sgominata organizzazione Trenta indagati fra Toscana, Lazio e Campania ROMA - Un' organizzazione che operava nel traffico illecito di rifiuti è stata scoperta nell' ambito di un' inchiesta condotta dalla procura di Rieti. Militari del Comando Carabinieri Tutela Ambiente e personale del Corpo Forestale dello Stato hanno eseguito in queste ore sette ordinanze di custodia cautelare, numerose perquisizioni e sequestri presso diversi impianti di trattamento rifiuti e aziende agricole del centro e sud Italia. Nel complesso gli indagati sono 30. Le regioni in cui sono stati effettuati i controlli sono Toscana, Lazio e Campania. L' operazione ha messo in luce l' esistenza di un' organizzazione finalizzata al traffico e smaltimento illecito di rifiuti speciali, soprattutto fanghi industriali dell'industria conciaria, conserviera e tessile, contenenti metalli pesanti e provenienti dalla Toscana e dalla Campania, e lana colorata con sostanze chimiche, proveniente da diverse regioni italiane, prevalentemente dalla Toscana. IL TEMPO 23 dicembre 2004 Seppelliti da un mare di rifiuti tossici Grido d allarme dei carabinieri per la tutela dell ambiente: troppi scarti pericolosi scompaiono nell illegalità L ITALIA invasa dai rifiuti tossici illegali, scarti pericolosi che spariscono nel nulla, stoccaggio e smaltimento di scarti radioattivi (27 su 77 controlli). Questa la fotografia dell eco-illegalità nel nostro Paese che fissa al 30% il tasso di aggressione alle norme ambientali. Lo rivela il rapporto di fine anno del Comando dei carabinieri per la tutela dell ambiente. A preoccupare sono soprattutto gli scarti pericolosi. Ogni 100 chili di rifiuti tossici prodotti da industrie e laboratori artigianali ben 30 vengono smaltiti in modo illegale e spariscono per sempre. Molti di questi prodotti sono cancerogeni e vanno ad avvelenare terreni, fiumi e torrenti specialmente nel Sud della Penisola. 21

22 IL TEMPO 27 gennaio 2005 Veleni sotto il campo di calcio APRILIA Dalle rivelazioni di un pentito all inchiesta aperta dalla Procura APRILIA «Su quel campo ora gioca anche mio nipote. Per anni vi ho scaricato rifiuti tossici». La lettera anonima di un pentito fa aprire un inchiesta alla Procura della Repubblica di Latina, su una presunta grave forma d inquinamento in un area sulla Nettunense, dove ora sorge un campo di calcetto. E dai primi accertamenti dei carabinieri e dell Asl le inquietanti rivelazioni dell anonimo «corvo» apriliano hanno trovato conferma. La Repubblica 2 maggio 2005 Denunciate 37 persone. Tra i reati contestati gestione illecita e falso in atto pubblico. Coinvolte numerose aziende Traffico illecito di rifiuti speciali Arresti e perquisizioni in 8 regioni ROMA - I carabinieri del Comando tutela ambiente hanno compiuto una vasta operazione contro il traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi. Sono state denunciate all'autorità giudiziaria 37 persone, 10 delle quali sono state sottoposte a misura cautelare. I reati contestati sono attività organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e falso in atto pubblico. Sono tuttora in atto numerose perquisizioni presso diverse aziende a vario titolo coinvolte nel settore della gestione dei rifiuti situati nel Lazio, Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Campania. L'operazione ha messo in luce l'esistenza di una struttura ben organizzata avente come fine il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi e non, costituiti da fanghi di cartiera, terre inquinate da Pcb, ceneri di acciaieria e di termodistruttori, contenenti alte concentrazioni di piombo, nichel, zinco e mercurio, particolarmente tossici per l'ambiente e la salute dell'uomo, destinati a tre cave in ripristino ambientale della provincia di Viterbo. IL TEMPO 18 luglio 2005 L AQUILA Un grosso incendio è divampato ieri in una vasta discarica abusiva, sottoposta a sequestro, alla periferia dell Aquila, sulla strada interna che conduce all ospedale. Si è levata una enorme nube nera che ha destato grande allarme. Nella discarica, oltre a pneumatici e carcasse di auto, vi sono i resti di un esperimento condotto nel laboratorio del Gran Sasso e si parla anche di rifiuti tossici. Sul posto sono intervenuti Vigili del Fuoco e uomini del Corpo Forestale, che hanno lavorato per ore al fine di circoscrivere l incendio. Sulle cause sono in corso accertamenti, senza escludere l origine dolosa. 22

23 IL TEMPO 23 luglio 2005 I rifiuti pericolosi smaltiti nel terreno erano utilizzati come concimi e fertilizzanti di BEATRICE BOERO UN NUOVO Sos dall universo alimentare: è in arrivo la pasta alla diossina. La Forestale di Castelnuovo di Porto ha fatto la scoperta, la Procura di Tivoli sta indagando. Dopo la moria delle vacche ad Anagni, il disastro ambientale nella Valle del Sacco e i polli allevati nell amianto a Cassino, una nuova bomba chimica incombe su Formello, cittadina alle porte di Roma, nota al grande pubblico perché vi si svolgono gli allenamenti sportivi della Lazio. Sotto accusa un quantitativo di 1300 quintali di grano duro, dell annata 2004, coltivato su terreni contaminati da diossina e metalli pesanti. Tali rifiuti pericolosi, smaltiti illegalmente in quei terreni, venivano usati come concimi e fertilizzanti; successivamente il grano duro ottenuto veniva avviato alla commercializzazione, cioè immesso sul mercato e con tutta probabilità impiegato per la produzione della pasta alimentare. A lanciare l allarme di questo nuovo disastro ambientale è stato Giorgio Forti, presidente del Comitato per la difesa del cittadino, a cui si è rivolto l avvocato Costantino Cambi, che difende due associazioni per la tutela dei diritti civili dei cittadini di Formello, la Res Publica e la C.O.I.S.U.C. La notizia è stata divulgata dal Corpo Forestale dello Stato, per la precisione dagli agenti della Stazione di Castelnuovo di Porto. Tali agenti hanno sequestrato lo scorso 6 maggio i 29 ettari di terreno sotto accusa, a Formello. È proprio da questi terreni che provenivano i 1300 quintali di grano duro (quello che solitamente viene utilizzato per la pasta) dell annata agraria 2004, che sono stati trasformati in farina e immessi sul mercato. L indagine in corso non riguarda solo lo smaltimento illegale di rifiuti tossici alla diossina a Formello, ma comprende anche altre aree, come Magliano Sabina e Rieti. In tutti questi casi la diossina con altre sostanze tossiche veniva usata per fertilizzare il grano duro. Prende la parola sul problema l avvocato penalista Costantino Cambi che sta seguendo la situazione: «Probabilmente ed è quello che pensiamo noi - spiega - i rifiuti tossici venivano mascherati con la fertilizzazione dei terreni». È stata la Forestale di Castelnuovo di Porto che ha fatto la scoperta del commercio del grano coltivato su terreno contaminato dalla diossina e ha consegnato le prove di tutto questo alla Procura di Tivoli che è quella competente per il territorio di Roma Nord. Le analisi del terreno sono state affidate all Istituto Superiore di Sanità che ha riscontrato la presenza di diossine, insieme a metalli pesanti come cadmio, cromo, rame, mercurio, piombo e zinco. Si è attivata inoltre l Arpa Lazio, che ha riscontrato anch essa la presenza di sostanze pericolose. L iter seguito: sostanze velenose-fertilizzazione-grano-pasta alimentare ha investito svariati quintali di grano duro. Riprende la parola l avvocato Cambi: «Ma non è finita qui - continua - I terreni in questione sono interessati anche da falde acquifere. Quindi, non solo il grano ne ha risentito ma sono a rischio anche tali falde acquifere». Occorre provvedere al più presto alla bonifica dei terreni, dei pozzi, delle falde, per evitare la contaminazione anche di queste e che i metalli pesanti si spingano sempre più in profondità. Bisogna impedire la mietitura del grano, che terminerà la maturazione. Inoltre è necessario anche il sequestro della pasta realizzata con questo grano e nata nei 29 ettari di terreno concimati con sostanze tossiche. È una grande quantità, si sta parlando di 1300 quintali di grano duro. La vicenda del compost inquinato sembra risvegliare negli abitanti di Formello la vecchia 23

24 storia mai dimenticata della nube tossica alla diossina sviluppatasi a Seveso 29 anni fa in questo periodo, il 10 luglio del Tale disastro provocò un danno enorme non solo alle colture, ma anche a uomini e animali. I cittadini sono in stato di allarme e si augurano una bonifica al più presto. IL TEMPO 8 agosto 2005 PINETO Rifiuti tossici in mare a causa delle discariche abusive sul greto del fiume Vomano che nessuno... ha mai provveduto a rimuovere. Un colpo mortale al turismo che già vive un momento di gravissima crisi. La denuncia arriva dal responsabile del Wwf di Pineto Umberto Di Loreto. «Sono quattro anni che la nostra associazione si batte per arginare un fenomeno sempre più allarmante fa presente Umberto Di Loreto Purtroppo nessuno finora ci ha dato ascolto». Qualche anno fa si arrivò addirittura a individuare ben 23 discariche abusive sul Vomano. Corriere della Sera 26 settembre 2005 SENISE (Potenza) - Scoperta dalla guardia di finanza a Senise, nel potentino, una discarica abusiva con migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Nella cava, vicino alle sponde del fiume Sinni, erano stoccati scarti industriali della lavorazione, batterie esaurite, pneumatici, materiale... LA NUOVA ECOLOGIA 27 settembre 2005 Traffico di rifiuti, 27 denunce Si chiama "Marco Polo" l'indagine della procura di Napoli che ha scoperto un'organizzazione che operava in tutta Italia e aveva declassificato 27mila tonnellate di rifiuti speciali per un giro d'affari da un milione di euro Avevano declassificato illecitamente 27mila tonnellate di rifiuti speciali. Una quantità enorme, per un giro d affari quantificabile in un milione di euro. Ne sono convinti gli uomini del Reparto operativo - Sezione operativa centrale del comando carabinieri per la Tutela dell'ambiente che hanno condotto l inchiesta Marco Polo, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, Maria Cristina Ribera, nei confronti di una presunta organizzazione criminale che si occupa di traffico internazionale di rifiuti. Alla fine sono state 27 le persone denunciate. Le enormi quantità di rifiuti, reperite presso piattaforme di raccolta del Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Molise, Puglia e Campania, venivano destinati a impianti di recupero, passaggio necessario per effettuare la declassificazione documentale degli stessi: simulando un trattamento che nella realtà non avveniva, i rifiuti divenivano, come per incanto, materia prima e, conseguentemente, venivano accompagnati non più da formulario identificativo del rifiuto, ma da documento di trasporto. Ne derivava, così, la sottrazione alla normativa dei rifiuti e, soprattutto, alla rigida normativa dei trasporti transfrontalieri. 24

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