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1 digital magazine aprile 2014 n. 114 nada Piccolo spazio umano

2 sommario tune in p. 4 Gang of Ducks Kevin Drew Le belle bandierine Lucy Liars Motorpsycho Kurt Vile drop out p. 28 Afterhours Nada recensioni p. 48 rubriche p. 116

3 #114 aprile Direttore Edoardo Bridda Ufficio Stampa Alberto Lepri Coordinamento promo Gaspare Caliri, Stefano Pifferi Art director Nicolas Campagnari A questo numero di Sentireascoltare hanno contribuito: Tommaso Iannini, Andrea Napoli, Stefano Pifferi, Marco Boscolo, Enrica Selvini, Stefano Solventi, Sarah Venturini, Fabrizio Zampighi, Edoardo Bridda, Teresa Greco, Massimo Rancati, Alessia Zinnari, Nino Ciglio, Giulia Antelli, Andrea Murgia, Stefano Gaz, Alessandro Liccardo, Marco Braggion, Alessandro Pogliani, Giulia Cavaliere, Riccardo Zagaglia, Luca Falzetti, Marco Masoli, Gaspare Caliri, Giulio Pasquali, Daniele Rigoli, Valentina Ziliani, Ilario Galati, Andrea Forti, Matteo Trevisan Copertina Nada (foto Silva Rotelli) Guida spirituale Adriano Trauber ( ) SentireAscoltare // online music magazine Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05 Editore: Edoardo Bridda Copyright 2014 Edoardo Bridda. Tutti i diritti riservati. La riproduzione totale o parziale, in qualsiasi forma, su qualsiasi supporto e con qualsiasi mezzo, è proibita senza autorizzazione scritta di SentireAscoltare.

4 Una delle label più interessanti per la musica elettronica underground è la milanese Gang Of Ducks. Abbiamo parlato con un misterioso portavoce in seguito al nuovo Notch EP del loro pupillo Haf Haf. Testo di Marco Braggion Gang of Ducks Vaghe Stelle 4

5 Strano a dirsi, ma una delle label più innovative degli ultimi tempi in ambito elettronico la troviamo da noi, proprio in Italia. Stiamo parlando del gruppo di artisti che sta sotto l ombrello Gang of Ducks. Il genere professato dallo stormo è quello dell elettronica misto industriale che viene a patti con anni di culti witch e che si mantiene nell anonimato più oscuro e impenetrabile. Dopo che la loro nuova uscita Notch EP di Haf Haf ha scaldato i cuori di centinaia di fan di simbologie arcane, suoni sporchi e pestati, diavolerie numerologiche in bassa fedeltà, affini sia alla techno ipercinetica che all ambient anni 90, ci siamo incuriositi e li abbiamo contattati per un intervista via mail. Il loro nome ci dicono deriva dal fatto che il gruppo è in continua migrazione e in giro starnazziamo come pochi, come delle papere. Ma guardacaso, se volessimo declinarlo solo con l accezione giocosa, non coglieremmo l acronimo usato nei numerosi mixtape e file in free listening sulla rete. Il più delle volte si firmano infatti un po provocatoriamente come G.o.D. Divinità di che culto? Siamo legati al mondo primitivo-esoterico e abbiamo deciso di prendere spunto da religioni pagane per creare un nostro alfabeto di segni e simboli da usare sulle nostre cover. Ogni cover ha un suo significato e se le analizzi vedrai che molti elementi si ripetono con una loro logica, di release in release. L avventura sulla label è iniziata nel 2013 e in così poco tempo lo stormo aumenta di giorno in giorno. Di G.o.D. ad oggi fanno parte i già citati Haf Haf ( artista al debutto assoluto su cui abbiamo voluto scommettere e a cui abbiamo già prenotato il secondo disco ), Traag, Shape Worship, My Panda Shall Fly, Sudden Infant e Vaghe Stelle (al secolo Daniele Mana, torinese già nei Nice Guys con Cristiano Toffei, ex Red Bull Music Academy e già visto al Club To Club). Il mondo sonoro spazia dall ambient cupa alla techno, dal cut up all industrial, dall hip-hop spastico alla trance. Insomma, tutto quello che avreste potuto chiedere all elettronica del nuovo millennio e che avevate già sentito in Demdike Stare, in molte cose della techno di nuovo conio di questi ultimi tempi, sempre più vicina all ambient, e di qualche influenza witch. La politica di uscita dei formati è perseguita al 100% sull analogico. I ragazzi si sentono dei veri e propri artigiani: Ci sentiamo assolutamente makers. Vogliamo che chi acquista il nostro prodotto possa averne uno unico e irripetibile, per questo fino a oggi abbiamo stampato a mano in xilografia le copertine dei nostri vinili. Per la release di Haf Haf abbiamo preso tutte le cover di cassette con il peggio della musica italiana e le abbiamo riciclate mettendoci dentro la nostra cassetta e timbrandole a mano con la nostra grafica. Della ragione per cui si nascondono (tattica usata da moltissimi) ci dicono: noi lo facciamo perché non esponendoci in prima persona ci sentiamo più liberi a livello creativo e di poter osare di più. Finché son così poche le uscite, prendetevi un pomeriggio per ascoltare la discografia completa di questi brutti anatroccoli. Ne vale la pena. Per il futuro i Nostri prevedono una nuova uscita del progetto One Circle (Vaghe Stelle, Lorenzo Senni e A:RA). Se siete amanti del suono Demdike Stare e ogni tanto riascoltate qualche disco dei This Heat, dei Suicide o dei Coil, allora fateci un pensierino. 5

6 Abbiamo raggiunto Kevin Drew dei Broken Social Scene al telefono, per un'intervista in esclusiva per il web. Il risultato è una chiacchierata densa e confidenziale, dove il musicista canadese si racconta senza filtri. Testo di Giulia Antelli Kevin Drew Intervista esclusiva Kevin Drew dei Broken Social Scene è un personaggio molto interessante. Prima di concederci quest intervista, ha rimandato due volte, senza dare alcuna spiegazione o garanzia che l intervista poi ci sarebbe effettivamente stata. Finalmente, dopo vari ripensamenti, lo abbiamo raggiunto al telefono: Drew si trovava a Berlino, nella sede della Arts and Craft, l etichetta attraverso cui lo scorso 18 marzo ha pubblicato Darlings, il suo primo disco solista dopo l esperimento corale Broken Social Scene Presents: Spirit If del 2007, uscito ancora sotto l ala del gruppo di provenienza. Esperimento perché, come ci confermerà lui stesso nel corso della nostra chiacchierata, Darlings è il vero esordio solista di Drew, un album che mi rappresenta moltissimo, totalmente onesto. Lo aspettavo da anni. Quello che non ci aspettavamo, dunque, è l estrema disponibilità del musicista canadese: ci troviamo davanti a un uomo pronto a raccontarsi in maniera totalmente sincera e a tratti torrenziale, e il risultato è un resoconto indispensabile per capire il percorso futuro dell altra metà di 6

7 una delle band più influenti degli ultimi dieci anni. Oltre al disco, infatti, Drew ci ha raccontato molto di sé, della sua vita come uomo e come artista, ma anche dei temi che gli stanno più a cuore, ovvero l amore, il sesso, la vita e le dinamiche che muovono la società contemporanea. Una riflessione densa e spontanea che fotografa l artista a 360 gradi, e che il Nostro ha concesso a Sentireascoltare in esclusiva per il web italiano. Hai dichiarato che Darlings è un album incentrato sulla celebrazione dei ricordi, sull ascesa e caduta dell amore e del sesso nella tua vita e nella società. Potresti dirci qualcosa di più a riguardo? Con Darlings ho cercato di indagare i vari aspetti che concernono l amore e il sesso nella società e nelle relazioni di oggi. Abbiamo un intera industria che gira attorno a queste due cose, ed in più un accesso illimitato al mondo del porno. Il porno ha cambiato l idea dell amore, ed è un meccanismo che coinvolge sia le generazioni più vecchie che quelle di adesso: penso che i ragazzini, oggigiorno, possano sapere in ogni momento cos è il sesso e da dove derivi, in una maniera che a livello storico non ha precedenti. La ragione che mi ha spinto a registrare Darlings, dunque, è che volevo che fare il punto su queste mie idee, per arrivare ad una riflessione più ampia: ho avuto questi pensieri in testa per molto tempo, e/ a un certo punto ho sentito l esigenza di concretizzarli, in qualche modo. È così che sono nate le canzoni del disco. Riguardo ai temi, penso che questi siano tempi in cui le informazioni girano molto velocemente, e spesso ne siamo talmente sovraccaricati da non riuscire più a distinguerle. Quando ero ragazzino io, se volevi procurarti un video porno dovevi andare a prenderlo in negozio, con tutta l attesa e l imbarazzo che questo comportava; adesso, grazie ad internet, non esistono più barriere, e anche se per molti versi è un bene, credo che si sia persa molta della spontaneità che c era prima. In generale, sono preoccupato che i giovani non conoscano né loro stessi né l amore. In questo senso, infatti, credo che Good Sex sia uno dei brani più importanti perché hai scelto di pubblicarlo come primo singolo? Beh, Good Sex rappresenta il punto di partenza, è il nucleo attorno a cui gira tutto il disco. Anche durante il mio percorso con i Broken Social Scene ho sempre cercato di indagare sulle dinamiche dell amore e del sesso, e Good Sex rappresenta l arrivo di questa specie di ricerca. Volevo scrivere qualcosa che parlasse della pressione che c è attualmente nel sesso, e allo stesso tempo esprimerne anche tutte le ansie e i meccanismi emotivi. Credo che siano le ragioni per cui poi i rapporti non riescono a durare nel tempo: ho avuto diverse relazioni nel corso della mia vita, e sono stato fortunato, perché ho incontrato per lo più persone splendide, che in qualche modo hanno contribuito a farmi diventare l uomo che sono oggi. Sai, c è anche un po di tristezza in tutto questo: ho 37 anni, e sto ancora cercando una storia che funzioni. Il motivo per cui ho voluto pubblicarlo come primo singolo, comunque, è che volevo far uscire qualcosa che ribaltasse gli aspetti negativi del sesso di cui ti parlavo prima, senza le ansie, le pressioni e gli imbarazzi che ci sono di solito. Nella nota stampa c è scritto che Darlings è il tuo vero primo disco solista mentre Spirit If, invece, era ancora presentato dal gruppo. Come spieghi questo cambiamento? Sette anni sono un periodo di tempo abbastanza lungo, e suppongo che siano successe diverse cose da allora Adesso sono più concentrato sulle canzoni, ed in più ho lavorato con due grandi produttori come Dave Hamelin e Graham Lessard. Avere loro alla produzione del disco mi ha dato quella spinta e quella curiosità di cui il disco aveva bisogno, anche se l energia è la stessa che ave- 7

8 vo con i Broken Social Scene. Anche se la vera differenza è che sono invecchiato. Invecchiando, impari a conoscere meglio te stesso, e se sei fortunato sai anche esattamente chi sei: con il passare degli anni, ho capito che tipo di persona voglio essere, e quali modi ho per farlo. Essendo un artista, ho sempre pensato che i miei pensieri, le mie sensazioni e le mie emozioni rischiassero di diventare soltanto un business da condividere con qualcun altro. Per quanto mi riguarda, con i Broken Social Scene ho raggiunto molti obiettivi e risultati, ma c è sempre il rischio che una volta arrivati in cima la discesa poi possa essere troppo ripida, perciò ho sempre cercato di tenermi con i piedi per terra. Essere un artista ti dà tantissimo sotto tutti i punti di vista, ma ti dà anche molte responsabilità: a volte capita di scrivere canzoni di cui non hai la minima idea di cosa parlino, e il rischio è che diventino il simbolo di qualcosa di sbagliato. Io so chi sono: sto ancora imparando, sto invecchiando, ho ancora tante cose da fare, da completare, anche da migliorare, e in questo senso Darlings mi rappresenta moltissimo, sono io al cento per cento. Era il disco che aspettavo, e credo che sia totalmente onesto. Non sto dicendo che è un disco perfetto, ma l ho fatto con grande passione, e ho impiegato anni prima di arrivare al risultato che volevo. Ecco, a questo proposito c è un altra frase che mi ha colpito: spero che il mio disco vi piaccia, e se non sarà così datelo a qualcuno a cui piacerà. Credo che l obiettivo di Darlings sia proprio quello di esprimere completamente te stesso, e questa affermazione mi conferma che l intenzione era proprio di registrare un album onesto e viscerale. È così? Sì, assolutamente. Non ho niente da dimostrare, né da perdere, e capisco che le persone possono odiare o amare qualcosa. Ovviamente mi auguro che il mio disco piaccia alla gente, perché Darlings è davvero la cosa più onesta che potessi fare, e come ho detto, se non piacerà a qualcuno spero che piaccia a qualcun altro (ride, NdSA). Ma è semplicemente la nostra natura, una cosa la si odia o la si ama. Cambiando argomento, il testo di Good Sex mi ha fatto pensare ad un idea differente di libertà: tutti ne abbiamo bisogno, ma spesso ci sentiamo a disagio con essa, in particolare nei versi Good sex never makes you feel hollow/ good sex never makes you feel clean (il buon sesso non ti fa mai sentire depresso/ il buon sesso non ti fa mai sentire pulito). Nel ritornello, però, canti But I m still breathin with you, baby (sto ancora respirando insieme a te, bambina), e penso che questa frase dia un effetto liberatorio a tutto il brano, e che si ritrova ad esempio anche in Body Butter o Mexican Aftershow Party Quei versi sono un simbolo, rappresentano l idea di disagio e sporcizia con cui alcuni concepiscono il sesso, mentre I m still breathin with you, baby è l opposto, è l invito a godersi il momento, e non soltanto l atto. Tutta la canzone si basa sulla connessione tra esseri umani, in tempi in cui il nostro istinto animale è stato assolutamente represso. Ci hanno abituato che ogni pulsione del nostro corpo è qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa di pornografico, mentre ci dimentichiamo che il sesso nasce dal fatto che ci piace una persona. Vogliamo guardarla negli occhi, sentire il suo respiro nelle orecchie: il sesso è questo, anche se vogliono farci credere che sia qualcosa di sbagliato. Anche Body Butter e Mexican Aftershow Party parlano della stessa cosa, del fatto che il sesso è una cosa intensissima, un momento in cui cerchi di dimenticare te stesso e in cui ti lasci andare completamente. È un momento di pace, e quindi sì, anche di libertà. Infatti mi sembra che tutti brani abbiano una nota di speranza, anche se parlano di argomenti molto profondi ed universali.. 8

9 Beh, diciamo che credo che sia importante parlare delle cose, e soprattutto che sia importante parlare delle nostre sensazioni e delle nostre emozioni. Tutto quello che scrivo è personale, ma allo stesso tempo parlo di aspetti che riguardano la vita di tutti, come appunto il sesso e l amore. Credo che le persone tendano a chiudersi in se stesse per non essere ferite, ma anche per non essere oggetto della compassione degli altri, direi. Cerchiamo in ogni modo di non mostrare le nostre debolezze, e molte mie canzoni parlano di questo, di come non vogliamo sembrare vulnerabili nonostante tutti gli uomini lo siano, in un modo o nell altro. Per quanto mi riguarda, tutti gli errori che ho fatto e tutte le esperienze che ho vissuto mi hanno aiutato ad essere più forte. Ti faccio un esempio: quando una storia va male, tendiamo a cancellare tutti i ricordi, a voler eliminare in ogni modo la persona che ci ha feriti, convincendoci che facendoci del male quella persona non deve più far parte della nostra vita. Ovviamente è una reazione normale, ma ora che sono più vecchio ho capito che tenersi stretti i propri ricordi è l unico modo che abbiamo per capire che anche se ci ha fatto del male, abbiamo comunque amato quella persona. Alla fine questo è ciò che conta, è così che si va avanti ed è per questo che sono convinto che sia importante parlare delle cose. Tutto sparisce troppo velocemente, siamo portati a condividere qualsiasi lato della nostra esistenza, attraverso i social network tutti sanno tutto di noi e viceversa, ma sono convinto che non è così che possiamo davvero conoscere gli altri, né essere delle brave persone. La parola d ordine è stimolare, stimolare e ancora stimolare, ma che cosa? Stimolarci a far vedere cosa abbiamo mangiato a pranzo o a commentare di continuo argomenti insulsi? Non credo che questa serva a farci stare meglio, e non voglio essere polemico nè sembrare retrogrado, ma trovo che ci sia una scissione forte tra chi siamo in realtà e come invece appariamo su Facebook, Instagram o Twitter, ed è abbastanza inquietante: per le generazioni di oggi la realtà è inevitabilmente connessa alla sfera virtuale, al punto che non si capisce più dove comincia l una e dove finisce l altra. Semplicemente, non è buon modo di vivere. C è bisogno di prendersi un momento per noi stessi, per ammettere cosa c è di giusto e sbagliato in noi, e soprattutto di essere grati nei confronti di ciò che abbiamo. 9

10 Da La grande bellezza agli exploit di Brunori SAS e Le luci della centrale elettrica segnali di un utilizzo marginale o marginalizzato delle icone rock. Testo di Stefano Solventi Le belle bandierine segnali di uso, disuso ed abuso dell iconografia rock Il giorno dopo la sbornia sciovinista dell Oscar a La grande bellezza (che tutto sommato ha reso felice chi scrive, ma questo è un dettaglio), i media si sono impegnati a tenere caldo l argomento triturando gli avanzi. Opinioni, scazzi e cazzeggi as usual. Curioso quel che è accaduto ai ringraziamenti che Paolo Sorrentino ha rilasciato appena afferrata la statuetta. Per gli smemorati, ricordiamo che il regista partenopeo ha citato tra le sue ispirazioni Fellini, Marado- 10

11 na, i Talking Heads e Scorsese (applausi). Ora, se diamo un occhiata a come le edizioni online dei quotidiani hanno trattato la notizia, salta agli occhi una evidente disparità di trattamento. Ad esempio, sul Corriere.it troviamo l immancabile slide di fotografie di cui quattro dedicate a Fellini, altrettante a Maradona, una in meno a Scorsese e solo due ai TH. Ebbene, quelli di via Solferino si meritano un applauso a scena aperta, perché altrove le cose vanno peggio, molto peggio. In un analogo articolo su Repubblica.it infatti il regista di The Wolf Of Wall Street (uno stracazzo di filmone pieno di spirito rock n roll, signori miei: altro trascurabile dettaglio) e la band di Byrne vengono bellamente snobbati, sia nel titolo Sorrentino ringrazia Fellini e Maradona che nel pezzo. Il Messaggero, La Stampa e Quotidiano. net fanno più o meno lo stesso, casomai recuperando le teste parlanti nell occhiello e senza curarsi di spiegare chi siano stati, manco tre parole in croce, e non certo perché i loro lettori siano scafatissimi sull argomento. Anzi, il problema sta proprio nella mancanza di connessioni dirette coi nervi dell immaginario popolare. Dici Talking Heads e boh, chi cazzo sono, chi se ne fotte. Potremmo proseguire addentrandoci nel folto delle webzine e nei siti delle agenzie, ma solo per rendere più chiaro un concetto già lampante: il rock, persino la sua parte più ricca di ricadute (e i Talking Heads lo sono fuori da ogni ragionevole dubbio), dalle nostre parti ha fallito l aggancio con i gangli della cultura diffusa, non attiva circuiti né catene di significati, non interessa un granché alla massa cliccante se non nelle sue manifestazioni più scandalistiche, a meno che non si tratti di riciclare mollicaniamente le solite cinque icone (che appunto significano in quanto icone, segni di riconoscimento, tag for dummies, decurtate casomai del nocciolo rock originario). Poi, siccome siamo un Paese curioso, più o meno nel momento in cui si consumava questo malinconico episodio sono arrivati due input di segno (apparentemente) contrario da parte del cosiddetto nuovo cantautorato. Due canzoni: Kurt Cobain e I Sonic Youth, rispettivamente di Brunori SAS e Le Luci Della Centrale Elettrica, i quali con l ultimo lavoro sembrano essersi staccati in souplesse dalla cosiddetta leva degli anni Zero, riuscendo ad emergere dalla palude alternativa per conquistare attenzioni e feedback di livello quasi mainstream (dalle pagine intere sui quotidiani nazionali alle trasmissioni dedicate sui canali satellitari, senza contare il costante sold out dei concerti). Nella loro sostanziale diversità, le canzoni in questione sembrano fare perno similmente su due icone rock per segnare un punto di origine sulla mappa, quasi a volervi collocare una data di (ri)fondazione, l avvio con nuove premesse di un discorso che assume in sé un retaggio culturale rock, più iconografico nel caso di Brunori (che difatti mette sullo stesso piano del leader dei Nirvana la mitologia di Marilyn Monroe) e invece più musicale in senso quasi storiografico (o forse generazionale) nel caso di Brondi, che difatti cita espressamente l album del 2002 Murray Street. Come era prevedibile, abbiamo assistito all alzata di scudi dell intellighenzia alternativa, che li ha a grandi linee accusati di sfruttare l appeal rockista di Cobain e Sonic Youth come puro espediente per catturare l airplay (alternativo), senza cioè una apprezzabile giustificazione poetica né corrispondenza in termini di attitudine e contenuto. D altro canto, viste dalla sponda del grande pubblico, canzoni come quelle (titoli come quelli) sembrano concepite per evocare il fascino residuo della cultura alternativa, sono vaghi segnali di disallineamento (rispetto alla terzapagina emolliente alla Mollica, appunto) che garantiscono la giusta dose di stranezza espressiva, ad un millimetro appena dai teatrini 11

12 del premio della critica sanremese ma senza (ancora) lo sputtanamento del rassegnone nazionalpopolare. Comunque la si pensi, l utilizzo del segno rock in questi due pezzi è funzionale alla canzone, perciò in questo senso efficace e persino azzeccato. Però: non comunica in termini rock. Il rock come cultura sedimentata e viva (perché qui si dà per scontato che sia viva) resta fuori dall inquadratura. E quel mondo ignoto (e ignorato) che si agita dietro la linea dell orizzonte su cui stanno piantate come bandierine l angelocadavere di Cobain (e Morrison, e Hendrix ) e lo slancio diversamente sensibile/intellettuale dei Sonic Youth (o dei Talking Heads). Il Brondi e il Brunori avranno le loro responsabilità, ma più ancora il problema va individuato nell humus culturale in cui sono immersi, da cui sono sbocciati e a cui (legittimamente) si sono rivolti. Laddove infatti il codice rock è moneta corrente e (ormai) patrimonio genetico (in UK e negli States certo, ma non solo), pronunciare nomi come quelli appena citati basta ad innescare una catena di situazioni e modalità espressive, di intuizioni, eventi, ricadute politiche e di costume, di melodie e strutture armoniche, di emozioni, dimensioni estetiche e poetiche insomma con le quali ti puoi confrontare proprio perché parte profonda e attiva del vocabolario collettivo. Alle nostre latitudini invece sono al più una curiosa vibrazione tipografica. Tutto ciò dal punto di vista artistico/espressivo comporta la perdita di parecchie occasioni, basti pensare a quanto il cinema ricorra all immaginario musicale non come semplice accompagnamento ma per tipizzare sequenze o intere trame (il succitato Scorsese in primis). Oppure si pensi a come da noi una serie tv come Glee rischi di sembrare solo una specie di musical frivolo dal taglio liberal, cosa che in effetti è se non riusciamo a cogliere la ricca trama di riletture e riarticolazione dei tòpoi pop-rock, da noi mai realmente vissute come vicende periodizzanti e generazionali. Per una serie di circostanze avverse ben ramificate nel complesso retroterra storico, in Italia la cultura rock non ha mai preso davvero cittadinanza, ma solo un permesso di soggiorno per motivi di distrazione. E neppure di massa. 12

13 Intervista a Lucy aka Luca Mortellaro, musicista palermitano residente a Berlino e head dell etichetta techno Stroboscopic Artefacts. Abbiamo fatto il punto sul suo ultimo ed emozionante album Churches, Schools and Guns. Testo di Marco Braggion Lucy Scuole, chiese e pistole Sono molto contento di sentire su Skype Luca Mortellaro, noto ai più come Lucy. Il suo nuovo album Churches, Schools And Guns ci è piaciuto molto e ultimamente anche grazie al lavoro di Donato Dozzy un certo sentire techno sembra emergere a livello internazionale. Più recensioni, più scambi di opinioni nei forum, più commenti su facebook e più serate ai festival di elettronica. Il suo percorso interseca la techno con l industrial e il field recording: tutto ciò viene professato dalla label berlinese Stroboscopic Artefacts con maniacalità puntigliosa e una visione estetica che riunisce un gruppo affiatato di personaggi interessanti. Fra i nomi troviamo ovviamente lo stesso Mortellaro, poi i Dadub, il duo di elettronica-mitdub formato dagli italiani Daniele Antezza e Giovanni Conti, il produttore Dario Tronchin aka Chevel, che proprio questo mese pubblica un nuovo EP di techno, Xhin (pronunciato sheen ), musicista di Singapore che suona bordate techno dark da incubo metropolitano, l uomo techno industrial più chiacchierato del momento Perc (di cui abbiamo recensito ultimamente The Power and The Glory) e altre menti dal pianeta della musica fatta con le macchine.

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15 L etichetta esiste dal 2009, ma prima di fondarla hai cambiato diverse città ed esperienze. Ce ne puoi parlare brevemente? Vivo da sei anni a Berlino, ma prima di venire qui ero a Parigi, dove sono stato per altri tre anni. Prima di Parigi ho abitato a Siena per altri tre anni. Ho lasciato Palermo da tanto tempo, da quando avevo diciott anni, appena finita la scuola. Il trasferimento a Berlino da Parigi ha rappresentato un distacco da un modus vivendi: avevo finito l Università e a un certo punto ho avuto un rifiuto per tutta una serie di cose, anche musicali. Lo spostarsi a Berlino è stato dettato anche da quello. Avevo in testa di fondare una piattaforma mia, cercando di fare qualcosa di un po più collettivo e di riunire una serie di belle teste per dire qualcosa di sensato. A Berlino sarebbe stato tutto più facile. All inizio, semplicemente per un discorso economico: la vita qui costa un quarto rispetto a Parigi, anche se ora le cose stanno cambiando. Sei anni fa era così. E poi perché immediatamente ho trovato braccia aperte in questa città. La città ti dice: Hai nuove idee? Benissimo, sei ben accolto. A Parigi già facevi il DJ, producevi cose tue? Produco cose mie da quando ho quindici anni. Mentre ero a Parigi ho fatto uscire per la prima volta un disco, anche se era tutto estremamente amatoriale, nel senso che lo facevo a tempo perso, come un piccolo hobby. Poi le release hanno cominciato a uscire sempre più seriamente. In seguito mi sono trovato a un reset, in cui mi sono detto: in questo momento sto facendo uscire cose che faccio più o meno dove capita. Non so se sia il caso di continuare così, perché la produzione musicale, nella mia vita, sta cominciando ad assumere molta importanza. Ho pensato dunque che avrei dovuto pilotare il modo in cui il mio profilo si presentava al pubblico. Quindi, in quel momento, è cambiata la prospettiva. Mi sono deciso a fondare una piattaforma che permettesse a me e a tutta una serie di persone musicalmente molto importanti di esprimersi in una certa maniera e di cambiare certi fattori che nell industria musicale non ci piacevano. Ed è quello che è successo con la nascita di Stroboscopic Artefacts nel Un altra cosa che ho notato è che tendi a fare una produzione di qualità, non solo dal punto di vista del suono e della ricerca sonora, ma anche per quanto riguarda tutto il management dell etichetta: dal logo alle confezioni dei vinili, e via dicendo. Mi sembra che sia un progetto a 360 gradi, il tuo Ovviamente quando cominci a pubblicare qualcosa che per te è così importante, come espressione profonda di te stesso, a quel punto cominci a fare davvero molta attenzione a tutto quello che concerne il medium che usi. Fare uscire l album non è solo curare la musica che è contenuta nell album, è l artwork, come lo presenti, è un titolo (che è il frame dentro il quale fai muovere il pubblico, ancora prima che ascolti il disco), è tutta la storia dell etichetta intorno, che permette a un album di essere percepito in una maniera e non in un altra. Per garantire questa storia dell etichetta devi stare attento ad ogni passo. È ovvio che gli album sono la gemma massima della storia dell etichetta, lo sforzo più forte che fai, è un lavoro gigantesco rispetto a un EP o a dei singoli, però se non prepari il territorio nella maniera giusta, il risultato non è lo stesso. Non sarebbe lo stesso anche con la stessa musica, anzi probabilmente la musica non sarebbe la stessa, perché gli artisti che producono su Stroboscopic vengono fortemente influenzati dal resto dell output dell etichetta. Quindi, dopo la nascita di Stroboscopic, anche il tuo stile è cambiato Sì, c è stata una pausa di produzioni di un anno e mezzo e poi, quando mi sono spostato a Berlino, il primo anno ( ) l ho passato tutto per costruire la struttura dell etichetta e per ricostruire anche me stesso musicalmente, cerca- 15

16 re di capire in quale palude mi muovevo meglio a livello espressivo. E ho trovato una casa nella techno. Rispetto a Churches, il tuo primo album mi sembrava che fosse più vicino ad atmosfere industrial, con suoni orientati più al rave Tra i due dischi sono intercorsi 3/4 anni di vita e di storia personale e altrettanti di storia dell etichetta, che mi hanno influenzato notevolmente. Anche a livello di influenze musicali sono cambiato molto. Rispetto a quattro anni fa mi trovo ad ascoltare molta meno techno in generale e a preferire cose un po diverse, influenze che risalgono agli early Seventies: la dub giamaicana, il rock psichedelico inglese e il krautrock tedesco. Durante la composizione dell album, questi fattori influenzano molto la maniera in cui lavori il suono in studio. In una recente intervista hai dichiarato che il titolo descrive bene l America, invece io avevo pensato all Italia Forse non l ho neanche scritta io, l ha scritta il giornalista. In realtà ci sono varie dinamiche, che a me interessano molto e che ho studiato, che sono tipiche della cultura occidentale: la religione, l educazione e la violenza. È ovvio che in America tutto è estremizzato: purtroppo il nostro sistema in gran parte è un imitazione di quello. Queste dinamiche sono più generali e applicabili a tutta la civiltà occidentale, per me. Prima dell uscita dell album ho visto che hai fatto uscire un remix, cosa che è strana, perché di solito si fa il contrario. Tra gli artisti c erano Donato Dozzy, Shapednoize, Milton Bradley ed Eomac. Ci puoi dire perché hai scelto questi quattro artisti? La scelta dei remix è sempre molto delicata, su Stroboscopic, nel senso che non so se hai notato ma non ci sono release miste, cioé i remix escono sempre a sé, non nella release originale. Questo perché mi piace dare la massima risonanza ad entrambi gli sforzi creativi, sia al remix che all originale. Interpreto il remix non come un aiuto di cui ha bisogno l originale, ma semplicemente come un altra importantissima prospettiva su quell output. In tutta la storia di Stroboscopic, i remix sono usciti sempre prima degli album. Questo perché quando esce un album voglio che lasci davvero traccia, e che l audience non venga distratta da un altro step. Uscito l album, di solito tre mesi dopo si pubblicano i remix, come se ci fosse questo continuo bisogno di ravvivare il fuoco. Se un album vale, non c è bisogno di soffiare sul fuoco. Per questo i remix rappresentano un altra prospettiva sull album. Umanamente parlando conosco tutti i remixer molto bene, personalmente. Ho sentito che erano quelli che secondo me potevano interpretare al meglio quello che ho fatto nell album. Dare al materiale un altra luce, abbastanza diversa dalla mia, ma non tanto diversa da svuotarlo di significato. Quei quattro artisti rappresentano per me quattro cardini delle sonorità techno attuali. Cosa hai usato per comporre le canzoni? Hai usato più software di sintesi o più macchine analogiche? Principalmente macchine, nel senso che il mio studio è basato soprattutto su macchine analogiche. La parte digitale rappresenta il passo finale, in cui è soltanto una questione di sequencing e arrangiamento. I suoni vengono al 95% da synth analogici o da modi di processare l audio particolari, ma comunque analogici, cioè su nastro o su particolari tape delay, da riverberi a molla e anche da field recording, registrazioni di audio casuale fatte per strada. Poi il suono viene trattato e riassemblato in maniera da ricadere nella mia volontà espressiva. Il fattore digitale rappresenta più l impacchettamento finale, ma la sorgente sonora è assolutamente analogica. L album mi sembra molto caldo, anche se è stato composto a Berlino. Mantieni sempre una specie di gusto melodico mediterraneo, 16

17 anche dentro la techno. E così che vedi la tua produzione? La differenza enorme è il fatto che io vivo qui, ma sono cresciuto da un altra parte, in mezzo al Mediterraneo, sono siciliano, quindi ho sicuramente radici che vanno verso i mondi arabi, più che verso quelli nordici. Trovo che sia un bellissimo matrimonio, molto stimolante come frizione. È nella diversità che trovo la creatività. È sempre così. Quando due correnti vanno una contro l altra si formano ghirigori che non ti aspetti. Ci sono stati artisti a cui ti sei ispirato per il disco? Ho sentito molto l influsso di Aphex Twin, in un certo senso dei Boards Of Canada, anche se sono musicisti che suonano molto diversi da come suoni tu, oltre alla presenza di Drexciya, soprattutto per la parte liquida e techno. Vivendo a Berlino, avrai contatti con artisti o realtà underground che magari qui non conosciamo Per me la Warp Records dei primi anni Novanta è stata sempre un modello, anche nel modo in cui gestisco l etichetta, pur essendo un modello abbastanza remoto. Ultimamente i miei ascolti si sono spostati molto su situazioni come Can, Roedelius, Brian Eno, Cluster. E lì che trovo le grandi ispirazioni, oltre che nella fortissima esperienza del club, non solo qui a Berlino ma anche in giro per il mondo, col fatto che viaggio tantissimo per suonare, ogni week-end. Fare queste esperienze influenza notevolmente la tua maniera di interpretare il ritmo, cosa esso rappresenti per un pubblico, cosa significhi sensualità e calore nella musica. Persino nella musica techno. Penso di avere una visione abbastanza larga del genere. Sono molto lontano dalla techno più classica. È proprio nella contaminazione che trovo la bellezza. Ripetere dei dogmi non è assolutamente un mio interesse. Riuscirai a promuovere l album dal vivo con un live set suonato con strumenti? Non per adesso. Nei DJ set ultimamente mi trovo molto bene a tradurre il mood dell album in qualcos altro. L album è una realtà che tu produci quando sei completamente da solo, isolato nel tuo studio, mentre quando suoni, la differenza è enorme. Hai un pubblico davanti che reagisce immediatamente, non è più mediato il rapporto. Questo è un fattore che trovo molto interessante e su cui al momento sto sperimentando. Se lo spazio cambia, cambia anche l interazione dello spazio con te e cambia anche il risultato. Su questo gioco di traduzioni, mi sto trovando bene a suonare. L album è un prodotto finito, mentre quello che cerco in un club è un altra cosa: tradurre in un altro contesto quelle spinte e pulsioni che hanno portato a produrre quei suoni. Tre dischi di artisti contemporanei che ti sono piaciuti particolarmente? Più che di artisti ti parlerei di etichette. Ci sono label che hanno avuto un output molto interessante. Sicuramente The Trilogy Tapes, Honest Jon s e poi uno vecchio te lo devo mettere per forza [ride, ndsa], ed è il Live alla Coventry Cathedral dei Tangerine Dream (1975), che ho ascoltato veramente molto durante la produzione dell album. Infatti c è anche un po di ritorno al krautrock Assolutamente. Ho sentito anche cose molto lontane da me che risuonavano in modi diversi. Stavo pensando, ad esempio, all ultimo album di James Holden. Per quanto l estetica sia molto diversa dalla mia, ho trovato influenze simili. Puoi darci qualche anticipazione sulle prossime uscite Stroboscopic? Ci sarà un revival italiano. I prossimi due EP che escono sono entrambi di artisti italiani: uno sarà di Chevel (One Month Off ), uno dei più interessanti newcomer per me, e l altro sarà di Donato Dozzy. 17

18 Il 24 marzo è uscito l ultimo album dei Liars, Mess, un disco che ha scatenato non pochi malumori e dubbi tra fan e critica. Per risolvere questi dubbi, abbiamo approfittato di un'illuminante chiacchierata con Aron Hemphill. Sono emerse molte cose interessanti... Testo di Alessia Zinnari Liars More mess, less stress Il 24 marzo è uscito, a meno di due anni da quel capolavoro che è stato WIXIW, l ultimo album dei Liars, Mess. La sua pubblicazione è stata da subito accompagnata da una critica non troppo entusiasta. Tanto gli addetti ai lavori quanto i fan, specialmente quelli di vecchia data, si sono riscoperti parzialmente o totalmente delusi da un lavoro che sembra portare con sé ben poco del bagaglio culturale, intellettuale e artistico dei primi dischi della band newyorkese. Forse non eravamo pronti a un prodotto meno raffinato e all apparenza più fruibile (in quanto quasi interamente ballabile), o forse, ancora una volta, fatichiamo ad accettare il fatto che una band possa crescere in direzioni diverse da quelle che ci saremmo aspettati affezionandoci ai suoi 18

19 primi album. Ai Liars, si sa, le etichette e le divagazioni pseudo-dotte sui generi di appartenenza non piacciono motlo, e nella nostra piacevole chiacchierata con Aaron Hemphill ce ne siamo tenuti alla larga. Abbiamo invece parlato di altro, come del loro approccio emotivo e tecnico alla produzione di Mess, o delle loro aspettative sulle reazioni del pubblico all ascolto. Abbiamo scoperto inoltre cose piuttosto curiose, come il fatto che in Italia hanno suonato in salotti di case private pieni di entusiasti avventori o che in realtà la parola mess non ha un significato preciso, ma può essere qualsiasi cosa vi venga in mente quando la pronunciate. Sono passati meno di due anni da WIXIW, il vostro ultimo album. Mess si presenta come la naturale prosecuzione di un percorso nel complesso mondo della musica elettronica e dance. Volendoci soffermare sulle tracce contenute in questo nuovo album, possiamo considerarle come il risultato di un epifania post-wixiw, oppure si tratta di qualcosa che aveva già preso forma durante la produzione del disco precedente? Mess è esattamente come lo hai definito, la continuazione di un percorso all interno di un genere. Ci siamo sentiti in un certo senso più esperti nel maneggiare programmi e strumenti che ai tempi di WIXIW ci erano sembrati difficili da gestire, e il tutto è confluito in una maggiore sicurezza e immediatezza al momento della produzione di Mess. Non possiamo dire che ci fosse già un idea di Mess mentre lavoravamo a WIXIW, in quanto si tratta di due manifestazioni autentiche della nostra crescita nella composizione e nell utilizzo di strumentazioni digitali. Certo non sarebbe stato possibile, durante la composizione di WIXIW, avere lo stesso approccio rilassato che abbiamo avuto con Mess. Nonostante sia passato poco tempo tra un album e l altro, si tratta di due periodi molto diversi per noi, sia dal punto di vista personale, che da quello pratico. Ai tempi di WIXIW stavamo appena imparando ad utilizzare queste nuove strumentazioni. WIXIW e Mess sono quindi due facce della stessa medaglia? Volendo disegnare il movimento che separa un album dall altro, lo potremmo immaginare più come un moto circolare o rettilineo? Non credo ci sia realmente un modo giusto o sbagliato di vedere la relazione fra i due album, ma la tua analogia è interessante. Per quanto riguarda la seconda domanda, penso che entrambe le figure che hai suggerito descrivano bene ciò che è avvenuto. Il moto rettilineo rappresenta la nostra crescente competenza nell utilizzo della nuova strumentazione di cui ci siamo dotati, mentre quello circolare si potrebbe riferire a questo ritorno ad un approccio mentale alla composizione più istintivo e immediato. Continuando con i parallelismi, cosa mi dici a proposito della vostra scelta di dividere l album in due parti, la prima interamente ballabile e dalle ritmiche frenetiche, e la seconda più introspettiva, quasi dark? In passato avremmo organizzato la sequenza dei brani in maniera nettamente diversa, alternando i brani più intensi a quelli meno d impatto. In Mess volevamo che il tutto fosse più lineare, un viaggio di sola andata. Speravamo che questo potesse riflettere in qualche modo una maggiore sicurezza: se penso all ordine delle tracce di Mess penso a qualcosa di ben strutturato e accuratamente ragionato. Pensi che anche chi ascolterà l album si dividerà tra chi preferisce la prima metà e chi invece si ritrova di più nella seconda? Potrebbe essere una sorta di esperimento antropologico Davvero interessante! È difficile dirlo a me piace pensare che la stessa persona possa sentirsi attratta da un lato o dall altro del disco, in 19

20 base a come si sente. Il lato A e il lato B dell album sono più da pensare in relazione al mood della giornata, piuttosto che in relazione ad una tipologia precisa di persona. Credo che questo si rifletta anche nel nostro modo di essere quando componiamo: non c è il musicista in levare o quello più introspettivo, ognuno di noi possiede entrambe le caratteristiche, ma in momenti diversi. Ciò che è importante è garantire all altro fiducia e libertà di esprimersi per come si sente in quel momento, e di riuscire a tradurre questo in musica. Se c è questa libertà, le canzoni si completano a vicenda, a prescindere dal loro impatto sonoro. È questo livello di espressione più profondo che permette alle persone di interagire con la musica, attraverso il proprio stato d animo. Quindi, niente baita in mezzo al bosco per queste registrazioni? [ride, NdSA] No, niente baita stavolta. Ci eravamo abituati a stabilire un periodo preciso per comporre e registrare un disco, durante il quale ci focalizzavamo solo su questo. Della serie: ok, questo anno lo dedichiamo a produrre questo album. Prima di prendere quest abitudine, semplicemente scrivevamo i pezzi quando volevamo. Con Mess siamo ritornati a questo metodo e devo dire che ci siamo evitati la pressione che genera di solito un periodo di composizione più strutturato. Volevamo semplicemente creare nuovi pezzi per il gusto di farlo, ed è stato molto meno stressante. Ci siamo divertiti molto e siamo riusciti a tirare fuori delle idee che probabilmente sotto pressione non sarebbero mai saltate fuori. Come è cambiato il vostro rapporto col palco durante questi anni, e come si modificherà, se lo farà, dopo l uscita di Mess? Che ci crediate o meno, ancora adesso siamo nervosi prima di ogni live! Per Mess, abbiamo suonato dal vivo un numero considerevole di brani, prima della loro release, il che ha reso l album unico. Non lo facevamo dai tempi di Drum s Not Dead. Suonare i nuovi pezzi live ci ha permesso di analizzarli e di capire cosa andava bene e cosa modificare, e ci ha anche illuminati su cosa mettere in risalto e cosa no. Can t Hear Well ne è un buon esempio: già prima di suonarlo live era uno dei pezzi che preferivamo, ma dopo esserci resi conto dell impatto che questo aveva dal vivo, lo abbiamo posizionato in modo diverso all interno dell album. Questo non sarebbe successo senza sperimentare il tutto sul palco. Per il resto, penso che il rapporto col live sia sempre stato uno degli aspetti fondamentali del nostro percorso artistico: ci permette di approfondire il legame con il materiale prodotto e allo stesso tempo permette a chi ascolta di godere della nostra musica in modo molto diverso da quello che è l ascolto del disco. A maggio dell anno scorso vi ho visti suonare a Torino, alle OGR (un ex centro di riparazione di locomotive costruito nel XIX secolo). L atmosfera post-industriale del luogo si prestava benissimo alla vostra performance. Quale potrebbe essere la venue perfetta per un live di Mess? Parlando dell Italia, devo dire che è davvero difficile battervi. Abbiamo suonato in moltissimi luoghi, sia belli che pessimi; abbiamo suonato in location storiche come in salotti di case private stracolmi di gente! So che potrà sembrare una risposta noiosa, ma quello che abbiamo imparato è che non è la venue che rende lo show perfetto: quello che conta è il mood del pubblico. Con questo presupposto, posso aggiungere che un pubblico italiano che si trova nell umore adatto è praticamente imbattibile. Che ne pensate di producer electro/techno/ post-dubstep, ecc.. quali Joy Orbison, Jon Hopkins e Burial? Ho ascoltato solamente Burial, e mi piace molto quello che fa. Non siamo troppo preparati 20

21 sui nuovi artisti nel campo dell elettronica, ma facciamo del nostro meglio. Una delle cose più belle delle interviste che seguono l uscita di un album, è che riceviamo un sacco di spunti su nuovi artisti da cercare e ricominciamo ad ascoltare musica. Quando siamo in fase compositiva, facciamo di tutto per lasciare la musica prodotta da altri fuori dal nostro ambiente creativo, e questo non perché pensiamo che il nostro lavoro non debba essere paragonato a quello di altri, ma, al contrario, perché non vogliamo farci influenzare, in modo che la produzione dell album sia totalmente naturale e guidata dal nostro istinto in modo incontaminato. Ci piace moltissimo il fatto che chi ci ascolta faccia collegamenti con altri artisti, è una dimostrazione del fatto che le persone stanno cercando di capirci e di comunicare al prossimo come percepiscono la nostra musica. Detto ciò, andrò subito ad ascoltare gli altri artisti che hai citato. Le arti visive giocano un ruolo importante nell estetica dei Liars, e così anche la loro diffusione attraverso i social, come ad esempio Facebook. Dimmi qualcosa al riguardo I social media possono essere utilizzati dalle band in molti modi. Noi li vediamo come un altra piattaforma creativa per condividere idee che possono andare di pari passo con la musica che facciamo. Angus è sicuramente quello più preparato in materia, la maggior parte delle idee che appaiono sui social sono sue. Con Instagram ha ricominciato a fare foto, e penso che sia una cosa fantastica: è un fotografo eccezionale. Qual è la prima cosa che ti viene in mente se dico mess? 1. Lavoro 2. Filo 3. Pulito

22 Abbiamo raggiunto telefonicamente Hans Magnus Ryan, in arte Snah, per farci raccontare l'ultimo disco Behind The Sun e una carriera che, nonostante abbia raggiunto i venticinque anni, non smette mai di stupire. Testo di Andrea Murgia Motorpsycho viaggio verso la faccia oscura del Sole Approfittando della recente uscita di Behind The Sun, ventiseiesimo lavoro in studio (!), abbiamo raggiunto telefonicamente Hans Magnus Ryan, padre fondatore e colonna dei Motorpsycho. Una chiacchierata in cui abbiamo affrontato di tutto, dalle collaborazioni con Ståle Storløkken e Reine Fiske, alla cover di Theme de Yo-Yo realizzata con i Jaga Jazzist (apparsa su In The Fishtank) che gli ha garantito la stima di uno dei suoi autori, Roscoe Mitchell passando per la spinosa faccenda della qualità audio e di quella che viene definita Loudness War. Un intervista diversa dal solito, insomma, che ci ha permesso di conoscere l uomo oltre al musicista che tutti abbiamo modo di apprezzare. Affabile e dalla risata contagiosa, Snah ha risposto cordialmente a tutte le nostre domande dimostrandosi, oltre che un grande musicista, 22

23 anche un buon conoscitore del mondo vintage hi-fi. Venticinque anni di carriera e un numero incredibile di pubblicazioni e di concerti: una lampante dimostrazione di prolificità e passione per il vostro lavoro. Qual è il vostro segreto? Molto semplicemente: la musica. La musica è energia, forza motrice di tutte le nostre azioni quotidiane, una potenza senza limiti. Siamo dipendenti da questa sostanza chimica che è la musica. Per noi fare musica è come espletare funzioni fisiologiche: è come mangiare, respirare e fare all amore. È diventata per noi la cosa più naturale da fare. Ci siamo dedicati totalmente a quella cosa che consideriamo alla stregua di una divinità, e se ti metti a sua piena disposizione, l ispirazione e la prolificità possono davvero essere senza limiti. Solo un anno separa Behind The Sun da Still Life With Eggplant, e anche nel vostro ultimo lavoro si possono facilmente individuare sonorità e citazioni del progressive rock, soprattutto inglese, anni Settanta. Quanto è stato importante per voi questo genere musicale che non sempre ha riscosso il favore della critica di settore? Non ci siamo prefissati nessun genere o stile musicale, ma abbiamo cercato di suonare sempre al meglio delle nostre capacità. Siamo partiti come una band ispirata tantissimo dai lavori degli Hawkwind e, nonostante il progressive rock sia una delle nostre influenze maggiori, non abbiamo forzato la mano per suonare questo tipo di musica. È semplicemente arrivata, senza pressioni e in maniera naturale, come se fosse scontato per noi suonare prog. Behind the Sun è semplicemente stato uno step successivo nel nostro percorso, iniziato anni fa con Little Lucid Moments. È un peccato che questo genere musicale che noi tanto apprezziamo, abbia subito uno stop evolutivo a fine anni Settanta; naturalmente l esplosione del punk ha avuto grande responsabilità, ma quando l attenzione del pubblico e dei media di settore venne a mancare, purtroppo, si spense la fiamma che teneva in vita il prog-rock. Free-jazz, post-rock, math-rock e country: la vostra è una musica totale, capace di muoversi liberamente e senza steccati, sfuggendo alle sopracitate etichette. Come nasce? Il nostro processo compositivo è in realtà molto volubile, non ha schemi e ci basiamo molto sulle emozioni che un riff o un testo ci comunica. Bent porta in studio la maggior parte dei riff e dei testi e a volte può capitare che queste bozze siano talmente accurate e definite da venire registrate al primo colpo, quasi senza modificarle. Altre volte il processo è più elaborato, e ci possono volere addirittura anni prima di chiudere un pezzo. Penso a Gullible s Travails, che ha mutato innumerevoli forme prima di essere registrato e pubblicato su Heavy Metal Fruit. È un processo lunghissimo, a volte totalmente pazzo, ma ti permette anche di vedere come lavoravamo anni fa e come ci siamo evoluti. Sono due processi creativi molto diversi. I Motorpsycho hanno sempre dimostrato di essere una grande famiglia, come anche documentato dal video su The Tussler Society. Com è stato suonare con uno straniero come Reine Fiske? Reine Fiske, nonostante non sia un nostro collaboratore di lunghissima data (collabora con i Motorpsycho solo da Still Life With Eggplant), per me come un fratello. Non abbiamo bisogno di parlare, né di spiegare, quando suoniamo assieme, non un consiglio tecnico, basta solo uno sguardo. Si è creata tra noi una sintonia incredibile, tanto che sembra che lui faccia parte dei Motorpsycho da sempre. Ci siamo conosciuti anni fa, fine anni Novanta credo, ad un nostro concerto a Stoccolma. Non ci disse di essere un 23

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