CALA LA LUNA BAR FLYER REPORT FINALE DELLA RICERCA

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1 Servizio Tossicodipendenze Az. USL 8 Zona Valdarno Ce.Do.S.T.Ar. Centro Documentazione Ser.T. Arezzo Associazione Valdarnese di Solidarietà CALA LA LUNA BAR FLYER REPORT FINALE DELLA RICERCA CentroStampa Arezzo

2 La realizzazione di questo volume è stata possibile grazie al finanziamento del Progetto Cala la luna bar flyer, Fondi Lotta alla droga anni Gli autori dei testi sono riportati all inizio dei rispettivi capitoli. Fiorenzo Ranieri del Centro di documentazione del Ser.T. di Arezzo ha curato la realizzazione del volume. Hanno partecipato all attività di ricerca: Fiorenzo Ranieri, Raimondo M. Pavarin, Cristina Cerbini, Valentina Busonero. Hanno effettuato le interviste: Valentina Busonero, Cesare Menchi; Bazzini Eleonora; Crociati Elisa; Ruviglioni Elena; Marcheselli Filippo; Giusti Nicoletta; Navarrini Cecilia; Brogi Sara; Romoli Stefania. Si ringraziano i seguenti locali: BAR GELATERIA ANSELMI, BAR JANETTE, BAR LUCA DI COLLI, BAR PARADISE, BAR PESTELLO, BAR PINETA, BAR BORGOGNI ALIDA, BURGER HOUSE, CAFFE ARCOBALENO, CARPE DIEM, CASA CANTONIERA, CAROSELLO, DI MARIA CRISTINA BAR SPORT, DULCIS IN FUNDO, EASY RIDER, ERA L ORA, FITZ CARRALDO, JAMES PUB, LA GARE, LAS VEGAS, LO STALLO, LORD BYRON, MAX CREATION, MULINO PUB, PARCO DELLE STELLE, POWER STATIO, ROXY BAR, SILVERADO SALOON Si ringraziano inoltre: La Conferenza dei Sindaci Zona Valdarno, la Dott.ssa Anna Domenichelli e il Rag. Paolo Staderini della Az. USL 8 Zona Valdarno, gli operatori del Ser.T. Zona Valdarno, Ilaria Caremani e Nicoletta Polidori del Centro di Documentazione del Ser.T. di Arezzo, gli Operatori di Strada Progetto Indipendenti, Comune di Loro Ciuffenna, Comune di Montevarchi, Comune di San Giovanni Valdarno, Comune di Cavriglia, Polizia Municipale di Loro Ciuffenna, Polizia Municipale di San Giovanni Valdarno, Tennis Club Montevarchi, Bar Yovis, Raffaele Brogi, Gianni Peci, Meris Magini, Anna Braccini, Associazione Volontaria Diabetici Valdarno, Banca del Credito Cooperativo del Valdarno, InformaGiovani di Terranuova Bracciolini, InformaGiovani di San Giovanni Valdarno, Oratorio Sant Andrea Montevarchi, Arci Valdarno, Progetto Uscita di Sicurezza Arezzo Wave Ma soprattutto un grazie a tutti i ragazzi incontrati durante le uscite. In copertina e nella appendice Le Foto sono riprodotte foto di operatori della Associazione Valdarnese di Solidarietà e di operatori del Ser.T. Zona Valdarno ripresi durante uscite del Progetto Cala la luna bar flyer PROPRIETÀ LETTERARIA Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il consenso dei curatori 2004 Ce.Do.S.T.Ar. Centro Documentazione e Ricerca sul Fenomeno delle Dipendenze Patologiche del Ser.T. di Arezzo V. Fonte Veneziana Arezzo Stampato presso il Centrostampa Stabilimento di Arezzo 2

3 INDICE Indice pag 5 Presentazione (P. Dimauro) pag 7 Introduzione: Cala la Luna: passato, presente e futuro (P. Aterini) pag 9 Divertirsi ad ogni costo? I giovani e la notte (F. Ranieri, C. Cerbini) pag 13 Il divertimento oggi pag 13 L industria del divertimento pag 15 Le attività di divertimento si costruiscono in gruppo pag 16 Il divertimento notturno come prodotto dei nostri tempi pag 16 Prevenzione pag 21 Il Progetto Cala la luna-bar flyer : storia di un percorso (V. Busonero) pag 27 L associazione Valdarnese di Solidarietà (a cura dell Associazione Valdarnese di Solidarietà) pag 32 Breve storia e caratteristiche dell associazione pag 32 Attività ed iniziative generali pag 33 I più recenti interventi e progetti sul territorio pag 35 L operatività dell Associazione nel Progetto Cala la luna pag 38 (V. Busonero, C. Menchi, E. Bazzini; E. Crociati; E. Ruviglioni; F. Marcheselli; N. Giusti; C. Navarrini;S. Brogi; S. Romoli) 3

4 Cala la luna-bar flyer: la ricerca (R. Pavarin) pag 43 Introduzione pag 43 Materiali e metodi pag 47 Risultati interviste pag 76 Conclusione pag 121 Discussione pag 127 Bibliografia pag 130 Conclusioni (F. Ranieri, P. Aterini) pag 134 Appendici pag 138 Il questionario pag 139 I grafici e le foto pag 143 4

5 Presentazione E con grande piacere che mi accingo a presentare il risultato di una ricerca che si caratterizza per elementi di originalità da diversi punti di vista: dopo una gestazione non facile né breve, si è dato avvio al lavoro concreto grazie alla partecipazione di più attori, ciascuno con le proprie competenze: il Ser.T. del Valdarno, per il livello di responsabilità istituzionale proprio del servizio pubblico rispetto al territorio di propria competenza; il Dipartimento delle Dipendenze, di cui il Ser.T. fa parte, che, per conto dell Azienda, assicura un livello di omogeneità e di autorevolezza in un settore, quello del divertimento notturno, che, nel campo della prevenzione primaria costringe a sfide sempre nuove; nell ambito delle risorse del Dipartimento, mi piace sottolineare il lavoro svolto dal Centro di Documentazione del Ser.T. di Arezzo, materialmente impegnato dalla fase di progettazione alla fase esecutiva, ivi compresa la raccolta del materiale oggetto della presente pubblicazione; l Associazione Valdarnese di Solidarietà, con le sue disponibilità sul campo, ma anche con la passione propria di ogni associazione di volontariato; infine, ma certo non meno importante, va sottolineato il lavoro di progettazione e validazione, sul piano della ricerca epidemiologica, fatto dal Dr. Raimondo Pavarin; né può essere trascurato l appoggio che la conferenza dei sindaci del Valdarno ha costantemente assicurato all iniziativa. Credo, per scendere nello specifico del lavoro, che esista un bisogno, non solo di ricerca, ma più in generale di relazione col pianeta adolescenza, al di là di ogni definizione categoriale o di lavoro per patologia (o psicopatologia); incontrare i ragazzi nei loro luoghi, vuol dire cercare sintonie indispensabili, in luogo di relazioni sbilanciate operatore-utente o terapeuta-paziente. Osservare da vicino la galassia del divertimento notturno vuol dire prima di tutto incontrare la normalità adolescenziale, con le sue contraddizioni, con i suoi problemi, ma anche con le sue risorse: io credo, al di là dei motivi di preoccupazione che la ricerca propone (basti pensare ai dati allarmanti legati al consumo di alcol e 5

6 agli stili di vita conseguenti), che questo incontro sia comunque, per gli operatori dei nostri servizi, una bella esperienza. Del resto, è ormai indispensabile porci un altra domanda: fare prevenzione, soprattutto prevenzione primaria, con le modalità tradizionali, tipo behaviour change è veramente produttivo? Quali sono ad esempio gli indicatori utili per una valutazione di questo genere? O non conviene piuttosto avvicinare le strategie di intervento a modelli tipo self empowerment, per i quali il mondo del divertimento notturno, opportunamente avvicinato, mostra sempre segnali di grande disponibilità? Vorrei concludere queste brevi note proprio con qualche riflessione sul problema della valutazione: si è affermato da più parti che valutare interventi di questo tipo non è facile: si tratta di strategie di lungo periodo, non valutabili da indicatori tradizionali, di processo, e neanche di esito: il rischio dell autoreferenza è più di una probabilità; sarebbe probabilmente meglio orientarsi su indicatori di outcome, non facili da individuare né semplici da quantificare: si tratta di un discorso aperto, cui una ricerca come questa può dare un contributo che potrà probabilmente svilupparsi negli anni futuri; il tempo, a questo proposito, è un fattore importante. Questo volume costituisce l esito del lavoro fatto in questo primo tempo; credo sia necessario, dopo la chiusura di questo capitolo, aprirne un altro in grado di dare alcune delle risposte alle domande fatte sopra. Paolo E. Dimauro Direttore Dipartimento Dipendenze Azienda USL 8 Arezzo 6

7 Cala la luna: passato, presente e futuro Paolo Aterini 1 L attuale ricerca-intervento Cala la luna bar flyer, di cui si occupa il presente volume, rappresenta, è utile ricordarlo, una evoluzione di quella esperienza che è stata il progetto Calalaluna, attivato con i finanziamenti Lotta alla droga nel 1998 in Valdarno e che si articolò in quattordici uscite in dodici locali notturni del Valdarno ed in uno della Valdichiana dalle ore 24 alle 4 del mattino e con la presenza durante un concerto rock in San Giovanni Valdarno. Quel primo progetto realizzò 850 interviste di conoscenza dello stile di vita dei giovani, distribuì circa 1000 t-shirt e 6500 depliants informativi sui rischi connessi all assunzione di sostanze d abuso. Quella esperienza ha rappresentato un evento significativo nella cultura operativa del Ser.T del Valdarno: siamo usciti dalle mura del Servizio per andare ad intervenire direttamente nei luoghi di aggregazione e divertimento giovanile, il tutto con esiti molto positivi. Fino ad allora l intervento diretto sul campo era stata prerogativa di quelle situazioni metropolitane dove l azione di riduzione del danno impegnava gli operatori direttamente nel contatto con i consumatori di eroina, spesso in condizioni di estrema marginalità sociale. In provincia sono rare le situazioni di eclatante marginalità e devianza sociale, tutto è più sfumato ed anche i nostri utenti sono meno visibili e più inseriti nel contesto sociale. Non esiste la piazza ed il luogo di maggiore aggregazione e visibilità è proprio il Ser.T. a cui i ragazzi che hanno problemi con le droghe si rivolgono. Invece i giovani che hanno intrapreso il viaggio notturno con le droghe di sintesi, un po ovunque non si rivolgono ai Servizi per le tossicodipendenze perché ritengono di 1 Medico, Responsabile del Ser.T. Az. USL 8 zona Valdarno 7

8 non avere problemi con le sostanze stupefacenti: l ecstasy e le altre pasticche non sono ritenute droghe e quindi i consumatori non si sentono tossicodipendenti. Dobbiamo certamente riconoscere che l operatività dei Ser.T. è stata condizionata da anni di lavoro con utenti connotati dall uso predominante di eroina. I giovani quando arrivavano al servizio pubblico, avevano acquisito condizioni di disagio psicofisico e sociale con frequenti problemi di ordine giudiziario. Queste persone ci portavano e ci portano una sofferenza ed una condizione di bisogno specifica della vita del tossicodipendente che necessita di interventi a vari livelli, di lettura della domanda all interno del contesto socioculturale, di eventuale somministrazione di farmaci, di coinvolgimento della famiglia, di programmi terapeutici riabilitativi residenziali, ecc. Pertanto non dobbiamo meravigliarci se come operatori non ci siamo per tempo preoccupati di quanto stava cambiando all esterno del Servizio, abituati come eravamo al fatto che il problema droga equivaleva sostanzialmente al problema dell uso di eroina e che fossimo noi ad essere ricercati dai tossicodipendenti e non viceversa. Quindi l ecstasy in particolare, ma anche le droghe da sballo (cocaina, amfetamina, LSD, lo stesso alcol) con la loro diffusione ci hanno trovati impreparati. In particolare è stato destabilizzante e ha richiesto una nuova cultura operativa il contatto con sostanze stupefacenti così ben integrate con il contesto sociale. I danni prodotti da queste sostanze sono spesso silenti, sottovalutati e visibili a distanza di tempo e solo di recente si è parlato con maggiore risalto di morti da ecstasy. L uso di ecstasy non destabilizza precocemente la vita e, contrariamente all eroina, l assunzione è agile, non isola dall ambiente, addirittura fa star bene con gli altri. La famiglia non se ne accorge facilmente, una pasticca di ecstasy può essere contrabbandata come compressa di aspirina e più facilmente gestibile di un pezzo di hashish o della polvere di eroina. Così la percezione della diffusione e dell importanza di questo consumo ha indotto noi operatori ad uscire dalle nostre stanze e ad entrare in contatto con i giovani che 8

9 usano la notte come spazio di divertimento, andando a intervenire nei loro luoghi di ritrovo. Il grafico successivo, tratto dal report finale del Progetto Calalaluna (a cura di S. A ttu a lm e n te ( ) fa u s o d i: , , , ,4 1 7,7 6 5,2 9 0,7 1 0 a lc o l ta b a c c o h a s h is h c o c a in a e c s ta s y a llu c in o g e n i e ro in a Polvani e F. Monti - responsabile del progetto Raffaele Brogi) mostra la situazione del Ciò che caratterizzava i consumatori di Ecstasy non era la condizione di disagio o di infelicità: l 80% degli intervistati riferiva di essere molto o abbastanza contento della propria vita e la motivazione all abuso consisteva nella ricerca di una maggiore felicità, fino all eccesso dello sballo. Il report attuale ci dice che.tra le sostanze provate, la più gettonata è la marijuana (70%), seguita da hashish (65%), cocaina (35%), popper (27%), ecstasy (20%), LSD (17%), amfetamine (16%), funghi allucinogeni (13%), oppio (12%), crack (6%), 9

10 ketamina (5%), eroina (5%), psicofarmaci (3%), metadone (0.5%) (vedi capitolo successivo di R. Pavarin). Il consumo dunque è notevolmente aumentato e si sono aggiunte sostanze nuove. La nuova ricerca esplora in modo più approfondito le motivazioni che portano ad un consumo così ampio di sostanze stupefacenti. Il lavoro di ricerca presentato in questo volume è un fondamentale contributo agli interrogativi che, malgrado l attenzione costante ai problemi alcol-droga correlati, si pongono nei confronti di questi nuovi consumi. Capire il fenomeno è la premessa essenziale per il dibattito relativo alle politiche sociali e sanitarie in questo settore. La caratteristica che ha contraddistinto questa indagine territoriale è stata quella di trarre le proprie motivazioni dal contesto stesso del territorio cui faceva riferimento ed ad esso è voluta tornare come strumento di lavoro. Uno strumento di lavoro per gli operatori delle istituzioni pubbliche, delle agenzie del privato sociale e dell associazionismo giovanile del Valdarno, così da essere un mezzo per formulare interventi, non solo adatti per migliorare la qualità della vita, ma anche importanti per offrire validi strumenti critici e di aiuto per i giovani. In tal modo potrà essere possibile la realizzazione ancora oggi come nel passato di un contesto di cultura e vita sociale che rappresenta un alternativa alla cultura dello sballo e che appare tra i pochi modi validi di fare prevenzione quando sono in gioco fattori generici, aspecifici e variabili, quali quelli legati all uso di sostanze stupefacenti. 10

11 Il divertimento oggi DIVERTIRSI AD OGNI COSTO? I GIOVANI E LA NOTTE 2 Psicologo Az. Usl 8, Resp. Ce.Do.S.T.Ar. (Centro Documentazione Ser.T. Arezzo) 3 Psicologa, referente per il Ce.Do.S.T.Ar. per la ricerca Cala la luna-bar flyer. 11 Fiorenzo Ranieri 2, Cristina Cerbini 3 Nella nostra cultura e società il termine divertimento è spesso associato al concetto di tempo libero. Tale concetto ha subito numerose modifiche nel corso degli anni che hanno portato questo termine ad avere accezioni e connotazioni diverse a seconda dell epoca storica a cui si riferisce. Anche per questo sembra possibile affermare che il tempo libero non è un prodotto che è esistito in tutte le epoche e in tutte le civiltà. E certamente evidente che il tempo libero non occupato dal lavoro è antico quanto il lavoro. Ma il tempo libero, come lo intendiamo oggi, presenta tratti specifici tipici della civiltà scaturita dalla rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale ha realizzato due condizioni preliminari nella vita sociale che hanno dotato il tempo libero della pregnanza significativa odierna: la prima condizione che ha inciso sulla realizzazione del tempo libero, è la deregolamentazione delle attività sociali dagli obblighi rituali imposti dalla comunità. L attività del tempo libero, ad esempio, non è regolata dalla comunità, ma dalla libera scelta degli individui, anche se evidentemente risulta soggetta ai condizionamenti sociali. La gestione del tempo libero avviene per mano dei singoli individui, senza la pressione delle istituzioni basilari. Ad esempio la famiglia lascia ai singoli membri ampi margini di scelta nella gestione del proprio tempo libero, ad età sempre più precoci. E il singolo individuo che ha l onore di scegliere come divertirsi nel proprio tempo

12 libero: giochi, viaggi, relazioni affettive, sport, discoteche, pub, etc. Tuttavia, come accennavamo sopra, vale per il tempo libero quello che i molteplici studi e ricerche hanno riscontrato per le scelte, i percorsi e gli esiti scolastici e formativi, il fatto cioè che anche queste attività risultano in definitiva tutt altro che libere, se con questo si intende affrancate da vincoli e pertanto assoggettate alla sola discrezionalità elettiva o lasciate al caso e al capriccio estemporaneo di chi le compie. la seconda condizione è che il lavoro ha un organizzazione specifica e staccata dalle altre attività, per cui il tempo libero è abbastanza nettamente separato o separabile da esso. Il divertimento associato al tempo libero, concetto esprimibile attraverso quello più eclettico di loisir, è una funzione che si estende a tutte le età, ma assume un importanza primaria nella fascia giovanile. Il divertimento si carica di maggiore rilevanza, collocandosi come attività incisiva nel processo di crescita della gioventù, divenendo di per sé intrinsecamente formativo e ponendosi come passaggio dallo stato di bambino a quello adulto 4. Questo è da tenere presente, soprattutto oggi, dove il tempo di passaggio verso l età adulta si è allungata. Basta pensare che l ultima indagine Iard 5 sulla condizione giovanile, ha alzato il target d età, passando da un campione composto fra un età compresa tra i 15 a 24 anni, ad un campione composto fra un età compresa tra i 15 e i 34 anni. I ricercatori hanno allungato di ben 10 anni la cosiddetta gioventù. Oggi bisogna divertirsi sempre e ovunque. Ciò fa del divertimento una componente categorica e onnipresente della nostra società, che assume toni ambigui nel giorno (lieve e confusa emerge l attività di divertimento, nella sua identità) ed amplificati nella notte. Le attività di divertimento notturno costituiscono un elemento importante nella vita del giovane e ciò è dimostrato dal livello di frequenze delle uscite serali per 4 AA.VV, Corso di sociologia, Il Mulino, Bologna, Buzzi C., De Lillo A., a cura di, Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Toscana, Il Mulino, Bologna,

13 praticare attività di divertimento2. Circa il 60% dei giovani tra i 18 e i 24 anni esce abitualmente dopo cena, pure nei giorni feriali. Più della metà di questi ultimi si connota come una fascia di consumatore forte della notte, in quanto esce con regolarità da quattro a più volte la settimana. Le uscite serali sono maggiormente frequenti nel sesso maschile (l 81% contro il 66% delle donne), studenti o che lavorano in modo più o meno occasionale, appartenenti a famiglie con un elevato background culturale. L Industria del divertimento In tutti i Paesi moderni l espansione della quantità individuale di tempo per sé, correlata ad una crescita dei livelli di reddito e d istruzione, contribuisce ad una vera e propria impennata della domanda di beni ed attività di consumo riconducibili alla sfera del divertimento. Lo sviluppo di una domanda e di un offerta sempre più consistenti verso il fenomeno del divertimento, hanno posto le basi ad una vera e propria industria del tempo libero. Leggendo gli ultimi dati Istat2 sulle attività dei giovani legate al divertimento, emerge un divertimento legato ad consumo di prodotti che comporta un sostanzioso investimento in denaro. Andare in giro da un posto all altro è per i giovani una delle maggiori attività di divertimento della sera o del fine settimana. Questo modo di divertirsi comprende necessariamente il consumo di alcuni prodotti, anzi ne costituisce una parte essenziale: ogni spazio di un potenziale percorso è un luogo di consumo che comporta l uso di denaro per goderne. Così non ha senso andare in una pizzeria e poi in un pub se non vengono consumati i loro prodotti, oppure non si può passare da una pub a una discoteca se non viene pagato il biglietto d ingresso di questa ultima. Le attività di divertimento si costruiscono nel gruppo 13

14 Nella vita dell adolescente, il gruppo è una variabile indispensabile e connaturale al proprio processo di crescita. Ogni gruppo si prefigge degli scopi da raggiungere, di cui le attività e i modi di divertimento ne fanno parte. Le attività di divertimento si costruiscono all interno di ogni gruppo, che ha una propria ideologia, ovvero delle credenze, valori, norme, che vanno a determinare lo stile del divertimento proprio e specifico di un gruppo. Per ogni gruppo esistono quindi delle specifiche pratiche di divertimento, differenti per modi e qualità, coerenti con l ideologia vigente nel gruppo. Esemplificativo è il film Caterina va in città 6, che mette in evidenza come la differenza ideologica che vige in ogni gruppo di adolescenti determini un proprio stile di vita, caratterizzato da uno specifico modo di vestire, da una terminologia linguistica, da un modo di divertirsi. Le attività di divertimento diventano quindi un mezzo di distinzione di un gruppo, dato che sono il frutto delle decisioni prese fra i componenti. E il gruppo che costruisce e regola la gestione del tempo libero e il modo di divertirsi, dei singoli membri. In alcuni gruppi il modo di divertirsi è imprescindibile dall atto di bere e/o d assumere sostanze stupefacenti e ciò costituisce il tratto distintivo di quel gruppo. Viceversa altri gruppi fanno dell abolizione di qualsiasi uso di sostanze, il tratto distintivo del proprio modo di divertirsi. La dimensione relazionale/conviviale è intrinseca all origine del gruppo, di cui la maggior parte degli adolescenti ne fa parte, attribuendogli un forte valore. Il singolo come parte del gruppo consuma delle attività di divertimento che possono valorizzare la sfera relazionale propria di ogni gruppo. L alta frequenza di luoghi d intrattenimento notturno, come i pub, le birrerie, i disco bar, sono il sintomo di una voglia di convivialità fra i membri del proprio gruppo, tenendo sempre aperto il desiderio di apertura e conoscenza verso gli out groups. Il divertimento notturno come prodotto dei nostri tempi 6 Caterina va in città, regia di Paolo Virzì, film commedia, Italia,

15 Nella notte tutto cambia e anche il divertimento prende colori più accesi rispetto a quelli giorno. La notte è il divertimento che esplode dalla presa in atto dell annullamento momentaneo di quello che richiede il tempo del giorno: doveri e impegni. Se nell immaginario collettivo il giorno è il tempo del dovere, quello della notte è il tempo del divertimento. Allora nella notte si pretende il divertimento per forza, ad ogni modo, perché è negato dai doveri del giorno. Nella società odierna la notte è fatta per divertirsi, per avere un tipo di divertimento che il giorno sembra incapace di dare. La notte regala quello che il giorno requisisce: un tipo di piacere che è svincolato per un tempo relativamente lungo e continuativo dai doveri eterodiretti. L esaltazione della notte, come tempo del divertimento, si accentua maggiormente quando il dovere non è fonte di piacere. Oggi, in un tipo di società accelerata, in cui si pretende tutto e velocemente, non si ha la pazienza di godere dei piaceri che nascono dalla costanza degli impegni presi. Per questo motivo troppo spesso il giorno viene ridotto all esclusiva immagine del dovere, annullando l intrinseca dimensione del piacere. La rappresentazione odierna del divertimento notturno è d eccedere, rischiare, oltrepassare il limite, osare ed è la notte il contenitore dove le rappresentazioni si liberano, perché oramai radicate dentro ognuno di noi. Paradossalmente i media stessi, con l intento d informare, sono stati i complici nella costruzione di una rappresentazione mentale che disegna il divertimento notturno come eccesso, con tutti i rischi collegati. Sicuramente l ascolto dei media ha prodotto a lungo termine una socializzazione ad un modello di divertimento che è entrato a far parte della cultura e come tale influenza l agire del giovane nella gestione del proprio tempo libero. Spesso c è la tendenza, soprattutto tra i giovani, di non misurarsi con il limite, che porta a vivere nell illusione che tutto sia possibile. Così vivere il divertimento della notte, significa abitare una spazio in cui le regole del giorno vengono sospese, per vivere nuovi codici normativi: quelli della notte e del suo popolo. Chi vive la notte 15

16 conosce le sue regole, le quali non valgono per finta, ma hanno una cogenza normativa. Il divertimento si trasforma in serietà, la serietà in divertimento. Le attività del divertimento notturno iniziano all ora del crepuscolo, possono durare fino all alba e sono caratterizzate da delimitati spazi e modalità d intrattenimento. La notte è costellata da discoteche, pub, raves, pizzerie che sono luoghi commerciali nati per far divertire la gente, e poi ci sono i luoghi che la gente ha adottato per divertirsi, come le piazze, le strade, i vicoli, abitazioni private. Nella notte (che di per sé è uno ambito spazio temporale delimitato da quello del giorno), il divertimento si espande all interno di specifici luoghi, come un intreccio fra luoghi commerciali e non, secondo determinati ritmi temporali (anche se ultimamente si fanno più labili, basta pensare al fenomeno degli after come prolungamento temporale dell attività di divertimento iniziata in discoteca.) I giovani trovano il piacere proprio nel fascino della notte, che si manifesta come tempo auto strutturato. Il fascino è l idea di potersi muoversi nelle strade della notte e nei suoi locali, secondo le emozioni del momento, senza avere un programma fisso e stabilito. Il fascino è la possibilità di non avere orari e fare tardi insieme al popolo della notte, fino all alba, che segna l interruzione di un mondo: quello della notte. Il fascino è la facilità con la quale si stabiliscono nuovi contatti, in modo sorprendentemente veloce e variegato, che danno vita a nuove storie relazionali dal carattere intenso e bizzarro. Sono relazioni fluide, che si creano velocemente e con altrettanta velocità si dissolvono, per la durata di una sola notte o persino di alcune ore o frangenti di minuti. Il fascino è camminare, vestirsi, parlare come si vuole, senza essere catalogato in degli stereotipi, perché la notte accoglie il suo popolo, esaltandone le diversità. Oggi la notte è uno spazio fisico mentale sottraibile alle cadenze imposte dai modelli d organizzazione sociale o, nei termini di E. Goffman, è una zona di confine tra visibilità ed invisibilità 7. 7 E.Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, Franco Angeli, Milano,

17 Davanti all ampia diffusione delle uscite serali, le ore di rientro dalle attività di divertimento notturno si collocano maggiormente verso l una di notte, mediamente verso le due e le tre, ed una piccola parte (corrispondente al 17% del campione) all alba. L ora di rientro cambia in funzione dell età dei soggetti, in particolare rispetto alla soglia della maggiore età. Così, oltre la metà di minorenni torna a casa entro la mezzanotte e le uscite serali si limitano al fine settimana, scartando quelle feriali. Ma il divertimento della società moderna è anche buio, fatto di rischio, trasgressione, pericolo, abuso, eccesso, in cui tutto è consentito, anche quello di giocare con le vite umane. Per questo è necessario prendere coscienza di un modo di divertirsi che vede i giovani come i protagonisti e contemporaneamente come le vittime di pratiche notturne pericolose, che fanno parte, purtroppo, di uno stile di divertimento notturno attuale. Per questo è rilevante cercare di individuare i tratti essenziali di un modo di divertirsi ambiguo e inquietante, che è presente come variabile caratterizzante del divertimento giovanile notturno: l eccesso e il rischio. Oggi, quelle che in passato erano istituzioni forti (la famiglia, la scuola, la chiesa), hanno un basso livello d istituzionalizzazione, in quanto non riescono più a mantenere un rigido controllo sociale, che porta a comportamenti conformi, regolari e stabili nel tempo. Così, nella fase storica attuale della società moderna, le organizzazioni educative (in prima linea la scuola, che ha come fine primario l educazione delle persone), hanno un basso grado d istituzionalizzazione, corrispondente alla scarsa accettazione delle sue regole da parte della società nel suo complesso. Davanti a tale disorientamento normativo e valoriale, qualsiasi organizzazione acquista un suo specifico e tipico valore per l individuo. La scuola, la famiglia, la chiesa, non riuscendo più a garantire forti modelli educativi e formativi, automaticamente creano dei vuoti, che si caricano di un potenziale formativo di tipo innovativo. 17

18 La notte è un potenziale spazio formativo perché i giovani vivono in questo tempo delle esperienze e delle relazioni cariche di significatività, che potrebbero trasformarsi in atti formativi. La formazione non deve essere concepita come un atto trasmissivo di un sapere. La formazione produce una conoscenza a partire dal vissuto personale dell individuo. E una conoscenza quindi non di tipo enciclopedico (fredda e spersonalizzata), ma soggettiva, che nasce dalle esperienze nei mondi vitali. La notte si propone come un contesto d eventi sul quale innescare potenziali processi formativi, che operano mediante i paradigmi narrativi 8. La notte è un contesto dove si creano degli eventi, su cui il giovane può attivare dei processi di pensiero e di elaborazione. Nella notte il giovane vive delle situazioni operative su cui costruisce il rapporto con la realtà e la sua storia, fonte di un possibile potenziale apprendimento. L insieme d eventi e situazioni che offre la notte e che sono sperimentate dai giovani, se vengono caricate di un senso, acquisiscono un valore formativo. I giovani nella notte si raccontano, all interno del gruppo dei pari, ed instaurano nuove conoscenze Queste aggregazioni informali, che s instaurano nelle ore della notte, sono importantissime per i giovani, perché è all interno di queste che sperimentano dinamiche di convivenza sociale, spazi di confronto, circolazione d idee e più profondamente sono un punto di riferimento per la comprensione di sé e delle scelte di vita E importante valorizzare le componenti di crescita e di maturazione presenti in questi ambiti a partire dalla realtà esperenziale dei giovani, che è la base di un processo formativo in un ottica narrativa. Diventa un dovere educativo e formativo quello di valorizzare gli spazi in cui i giovani riescono ad essere riconosciuti ed ascoltati, al fine di recuperare il senso del racconto delle loro esperienze. 8 C.Kaneklin, G.Scaratti, a cura di, Formazione e narrazione, Costruzione di significato e processi di cambiamento personale e organizzativo. Raffaello Cortina, Milano,

19 Azioni educative concrete, che prendono in considerazione il valore formativo della notte, cominciano a mobilitarsi negli ultimi anni. Prevenzione E evidente come il mondo del divertimento notturno sia un contesto privilegiato in cui il consumo di sostanze vecchie e nuove assume un valore strettamente correlato alla fruizione del divertimento stesso. L ordine della notte è rappresentato dalla possibilità di attuare certi modelli di divertimento, entro i limiti precostituiti, attraverso il processo di socializzazione ed in concomitanza all offerta dell industria del divertimento. All interno di questo ordine, che punta a far vivere un modo di divertirsi centrato sulla trasgressione, soprattutto verso il consumo di sostanze stupefacenti e d alcolici, si radica il disordine. La progettualità dei servizi di prevenzione, del consumo di sostanze stupefacenti, deve orientarsi verso interventi modellati sui luoghi del divertimento notturno, perché è all interno di questi contesti che emerge un notevole consumo di sostanze stupefacenti. Ridurre i rischi, che un aumento crescente di giovani corre facendo uso di droghe e alcol nei locali notturni, è una questione prioritaria per i responsabili delle politiche di prevenzione. La comparsa sulla scena del consumo di nuovi comportamenti, di nuove modalità d assunzione ed il recupero di sostanze diverse dall eroina (sostanza principale tradizionalmente presente), impone un cambiamento concettuale nell impostare i progetti preventivi. La nuova prevenzione deve rivolgersi soprattutto verso l uso di alcol, di cannabis, di cocaina, d ecstasy e d anfetamine. Un tipo di prevenzione che deve considerare la tendenza ad assunzioni plurime, senza una netta preferenza e dipendenza da una principale sostanza, con non piccoli problemi sia nell ordine della classificazione degli effetti, che dei rimedi relativi. Infatti, rispetto ai consumatori, manca un quadro epidemiologico costantemente monitorato e la conoscenza dei principali rischi in 19

20 relazione alle sostanze utilizzate, in quanto le problematiche emergono in relazione ad accadimenti traumatici (incidenti stradali, overdose), a circostanze particolari (controlli delle forze dell ordine), in coincidenza di contesti particolari (discoteche, raves, after-hours), o in seguito all uso prolungato (problemi psichiatrici, psicologici, fisici). Davanti a queste nuove modalità di consumo all interno del popolo giovanile, i servizi di prevenzione devono attuare una trasformazione organizzativa, capace di fornire una risposta articolata e qualificata verso i nuovi consumatori. Nella seconda Conferenza Nazionale 9 sulle tossicodipendenze sono emerse come attività necessarie alla riorganizzazione della prevenzione verso i nuovi stili di consumo di sostanze stupefacenti, i seguenti punti: realizzare campagne informative mirate e articolate. attivare unità mobili per raggiungere i giovani nei luoghi di aggregazione, al fine di offrire loro informazione e assistenza. promuovere un protocollo d intesa fra Enti locali, Aziende sanitarie, gestori dei locali da ballo. coinvolgere i media per mettere a punto una strategia informativa non allarmistica e sensazionalistica ma intesa all educazione e a favorire la prevenzione. Sintetizzando i punti precedenti, i livelli d azione preventiva devono scorrere su due binari paralleli. Una prevenzione detta primaria, che si esplica nella diffusione d informazioni scientificamente corrette e adeguate sulle varie sostanze. A questa si deve coniugare una prevenzione detta secondaria, che consiste nella diffusione di conoscenze, tra i gruppi di consumatori occasionali, delle norme di riduzione dei 9 Proposte per un programma organico d azioni ed interventi per il contrasto al consumo e all abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope, Documento predisposto dalla Consulta Nazionale degli esperti e degli operatori delle tossicodipendenze, in 20

21 rischi e delle modalità di soccorso rispetto alle eventuali emergenze. Questa tipologia di azioni e di interventi impone una riorganizzazione dei servizi per come sono attualmente concepiti e strutturati, sia per quanto concerne gli orari, la dislocazione, la presenza di diverse figure di specialisti, sia per un preciso piano interdisciplinare e una adeguata dotazione di personale competente su queste specificità. E importante rinnovare la comunicazione preventiva e l informazione sulle nuove droghe con un tipo di linguaggio capace di coinvolgere e attrarre i giovani, oltrepassando il solito volantino e il librettino delle avvertenze. A tale proposito, è opportuno sviluppare un linguaggio non solo verbale, ma centrato sulle immagini e sull uso del corpo e dei sensi (video, musica, body e hair painting), ponendo attenzione alle specificità del target: degli adolescenti, dei giovani-adulti; di chi frequenta contesti commerciali e/o frequenta spazi alternativi, come i raves. E importante non porre attenzione solo su un singolo evento o luogo del divertimento (come le discoteche), ma sull intero sistema aggregativo e di gestione del tempo ricreazionale del mondo giovanile. Ciò richiede da parte degli operatori un aumento della conoscenza rispetto alle realtà giovanili e alle nuove tendenze. Non meno importante è una conoscenza sulla realtà dei locali notturni: orari, tipologie, target d utenza, numero. Si delinea un tipo di prevenzione che necessita lo stabilirsi di una rete tra operatori socio-sanitari ed addetti al lavoro notturno. A livello metodologico ciò richiede da parte dei servizi di prevenzione uno sforzo diretto nel rendere il proprio intervento compatibile e non in contrasto con il luogo all'interno del quale avviene. Questo significa che i progetti di prevenzione volti a tutelare la salute dei frequentatori devono coniugarsi perfettamente con l attività commerciale del locale. Vicendevolmente richiede da parte del personale dei locali notturni un cambiamento d atteggiamento volto a promuovere una mentalità che rafforzi il binomio benesseredivertimento attraverso la creazione di un immagine attraente dei comportamenti che tutelano la salute, contrastando così una cultura che tende a collegare l idea del divertimento all idea dello sballo, causa di molti incidenti stradali (fenomeno delle 21

22 stragi del sabato sera). Ciò comporta da parte dei locali notturni una disponibilità nel diffondere messaggi e materiale informativo, abbinato alla riduzione dell impatto acustico, ad una politica dei prezzi che incentivino all uso di bevande non alcoliche, alla presenza di un locale di decompressione. Sviluppare progetti di prevenzione, riferiti al rapporto tra droghe e divertimento, ed in particolare sul consumo di droghe sintetiche e il divertimento in discoteca, significa prendere in analisi tre significati che sono associati al consumo di tali droghe: il significato del gruppo, il significato dell ambiente, il significato del consumo individuale 10. Per quanto riguarda il primo significato, il gruppo informale, è da intendere come sistema di frequentazione, cioè come contesto nei quali la comunicazione è insieme intensa (interpersonale e intima) ed estesa (orientata al divertimento). Il consumo personale di sostanze stupefacenti ed il divertimento sono compatibili con la frequentazione di gruppo, la quale, da una parte rispetta delle sperimentazioni personali e, dall altra favorisce il divertimento. Tuttavia, tra gruppo e consumo di sostanze stupefacenti non c è alcuna associazione diretta. In primo luogo il consumo di sostanze è individualistico ed il gruppo viene sostituito da un ambiente spaziotemporale nel quale il popolo della notte diventa un fattore molto più trainante della frequentazione. All interno delle discoteca o dei raves, la frequentazione viene sospesa, perché è una struttura troppo ingombrante per un genere di contesti centrati su un divertimento fisico, sensoriale. Insieme al gruppo si va in discoteca o al rave, ma una volta entrati, le relazioni interpersonali su cui si fonda il gruppo sono sospese. Contemporaneamente il consumo di sostanze sintetiche non minaccia la frequentazione del gruppo e per questo si configura come riferimento rassicurante 10 L analisi sociologica del consumo di droghe sintetiche all interno della discoteca, è stata elaborata dal docente in sociologia C.Baraldi, attraverso i dati emersi dalla comparazione di tre progetti sull area delle nuove droghe, che rientrano nel documento programmatico di Strade Blu, promosso dal sistema dei servizi pubblici e del privato sociale del Comune di Cesena, cfr., C.Baraldi, a cura di, Il consumo di droghe sintetiche, in Sestante n

23 sulla normalità della situazione sociale e sul fatto che non si è dipendenti. Questo è un motivo che lega la frequentazione del gruppo al consumo di sostanze stupefacenti. L ambiente spazio-temporale dei luoghi del loisir notturno, soprattutto le discoteche, si presentano come luoghi istituzionalizzati della frequentazione, che tendono ad anestetizzare il divertimento di gruppo. Per quanto riguarda il significato del consumo individuale, il consumo di droghe sintetiche si presenta sia alla sperimentazione personale occasionale che, sebbene in misura molto minore, ad un consumo più continuato e sistematico. Sono consumate soprattutto da giovani adulti, quasi esclusivamente maschi ed assai spesso non studenti. Sono soggetti che non vivono una condizione socio-economica di disagio, ma all opposto, sono coinvolti in un ambiente consumistico. L uso di droghe sintetiche come l ecstasy, risponde all affascinante idea di provare per vivere fino in fondo la propria vita, convinti così di poter valorizzare se stessi senza veri e propri danni, pervasi da un senso di sicurezza, più che interessati al rischio. Il fascino del consumo è nell esasperazione di un mito del nostro tempo: la rivoluzione cognitiva, l apertura infinita al possibile, l indistruttibile lucidità di una mente libera. In sintesi il consumo di droghe sintetiche si colloca sullo sfondo rassicurante della frequentazione, sospesa ma riattivabile, e nel contesto ambientale favorevole della discoteca o del rave, ha le proprie radici nella storia della socializzazione individuale e non nella comunicazione di gruppo, si consuma per avere alte prestazioni e un apertura cognitiva. Prendendo in considerazione i tre significati precedenti, non è pensabile intervenire a livello terapeutico individuale. L ipotesi per un intervento di prevenzione può essere tradotta nell idea di un potenziamento delle capacità personali e sociali, dei giovani e degli adolescenti, dei gruppi informali. L intervento di prevenzione del disagio individuale, si combina con la promozione dell agio e dello star bene all interno del gruppo. La distinzione disagio-agio si riferisce sempre al singolo individuo, ma l intervento appare realizzabile nella e sulla comunicazione di gruppo. Un potenziale intervento è mirare a perturbare attraverso la 23

24 comunicazione una costruzione di significati che è completamente interna al gruppo e che si riproduce in esso. Sarebbe necessaria la creazione d opportunità che coinvolgono i gruppi informali in contesti interpersonali dove possono essere protagonisti, dando così un senso e un valore. Un camper può essere considerato un valido luogo d intreccio di domande e risposte, capace di caricare di senso il vissuto notturno e di svelare i misteri della notte alla comunità civile, che ne è esclusa. 24

25 Il progetto Cala la luna bar flyer : storia di un percorso Valentina Busonero 11 Nel 1998 per la prima volta nel nostro territorio viene effettuato un progetto che vede collaborare tra loro il Ser.t, e quindi i Servizi, e l Associazione Valdarnese di Solidarietà, struttura anch essa ben conosciuta nel territorio per essersi occupata da tempo di ragazzi che fanno uso di sostanze stupefacenti e dei loro familiari. Il progetto era rivolto ai giovani frequentatori dei locali notturni della provincia di Arezzo e soprattutto di quelli del Valdarno, con lo scopo di conoscere e rilevare l uso delle sostanze stupefacenti legali e illegali e le loro relazioni con il territorio. Fu somministrato all interno dei locali un questionario strutturato. Gli operatori erano giovani rilevatori, me compresa, appartenenti alle associazioni di volontariato del territorio stesso, facilitati nel compito dalla giovane età, simile a quella dei ragazzi intervistati. Già allora il dubbio che ci ponevamo era quello di chiedersi come poter andare nei locali ad intervistare i ragazzi che si divertono, come entrare in contatto con quelle persone per le quali la normalità è l uso delle sostanze. Il progetto ci ha spinto ad interrogarci su come relazionarsi con coloro che sono motivati all assunzione di sostanze per raggiungere il piacere e su come far riflettere su quello che può essere un uso ed un abuso problematico. Il primo Progetto Cala la Luna si è sviluppato nel migliore dei modi. Sono stati somministrati 850 questionari e fin da subito ci siamo accorti che i ragazzi che andavano a divertirsi si soffermavano piacevolmente a parlare con noi oltre che a rispondere alle domande. Il questionario somministrato prevedeva domande relative al tempo libero, alla frequentazione e alle caratteristiche del gruppo di amici, alla 11 Psicologa - coordinatore per l Associazione Valdarnese di Solidarietà per la ricerca Cala la luna bar flyer. 25

26 valutazione della soddisfazione rispetto alle risorse nel territorio di residenza, alla conoscenza delle sanzioni sull uso di sostanze psicotrope e alla conoscenza del mondo delle sostanze indipendentemente dall uso personale. Alcune domande invece, nella parte finale del questionario, erano rivolte all uso personale di ciascuno. Dai risultati della ricerca è emerso in modo evidente quanto questi ragazzi fossero vicini al mondo delle sostanze: A quasi tutti (95,6%) è capitato di parlare con qualcuno che fa uso di sostanze, a moltissimi (85,6%) di vedere qualcuno che le aveva da poco consumate, a molti di vedere direttamente qualche sostanza (82,1%), conoscere persone che fanno uso abituale (78,5%), sentirsi proporre sostanze (69,5%) e prendere qualche sostanza (50,6%). Il campione si divide quasi a metà quando gli si chiede di escludere la possibilità che gli accada di far uso di sostanze psicoattive. Prevalgono di alcuni punti percentuali coloro che non lo escludono (54% del totale) 12. Un dato della prima ricerca che ha colpito è stato che la maggior parte del gruppo degli intervistati (74,9%) ritenesse insufficiente l informazione sulle sostanze psicoattive in generale e sull ecstasy in particolare. Ciò sembra rivelare che nonostante l informazione sulle sostanze sia sempre più cospicua e sempre più reperibile, non abbia l effetto auspicato e non risulti così efficace come si potrebbe credere. Se i ragazzi chiedevano e chiedono più informazione, forse è bene soffermarsi a pensare a quale informazione si riferiscono i giovani, a come trasmettere conoscenze precise e non basate né su informazioni tecniche e scientifiche degli addetti ai lavori, né tanto meno basate su sensazioni soggettive spesso fuorvianti e distorcenti, né sui luoghi comuni la droga fa male e sullo scambio di battute di chi ne fa un uso personale o ne sa qualcosa per sentito dire. L uso di droghe continua a diffondersi nonostante la documentata pericolosità e le sostanze ricreazionali assumono un ruolo sempre più importante in questo scenario. Ciò riguarda non solo i soggetti conosciuti dalle Istituzioni: i consumatori di sostanze 12 I dati sono rilevati da: Polvani S. e Monti F. (a cura di): Rilevazione sui consumatori di Ecstasy in alcune discoteche e disco-pub della provincia di Arezzo - Report finale del Progetto Calalaluna - responsabile del progetto Raffaele Brogi. 26

27 sono di gran lunga più numerosi dei tossicodipendenti in cura, come dimostrano numerose ricerche. La disponibilità di sostanze, il crescere dei consumi, la scarsa percezione dei rischi, soprattutto nei giovani consumatori, giustificano l alto livello di attenzione delle Istituzioni per fronteggiare un fenomeno di cui si posseggono limitati elementi conoscitivi e pochi strumenti per affrontare i risvolti della salute e della sicurezza. Nuove strategie di intervento, mirate soprattutto alla prevenzione, si possono impostare solo su una buona base di conoscenze raggiungibili attraverso la necessaria sinergia tra ricerca ed operatività. La collaborazione, il coinvolgimento in un progetto non solo dei Servizi territoriali, ma anche dei Comuni e delle Associazioni di Volontariato, permette l unione di più forze e l assunzione delle responsabilità di ognuno. Non può essere solo il Ser.T. ad occuparsi di tutto ciò che riguarda le sostanze nel momento in cui il problema sostanze si rivela esplicito e connotato da abuso cronico e sistematizzato. Occorre potenziare invece il modo in cui si può intervenire sui problemi e bisogni specifici prima che questi vadano a costruire una identità difficile da modificare. La formula di avere dei giovani operatori formati e motivati a lavorare con altri giovani sembra offrire un ottima risorsa al territorio adatta allo scopo. Tutto questo quest anno è stato possibile di nuovo grazie al Ser.T., alla Conferenza dei Sindaci del Valdarno e all Associazione Valdarnese di Solidarietà che si sono riunite di nuovo per permettere nuovi interventi. Il progetto Cala la Luna Bar Flyer è stato riproposto con alcune varianti. Non mi soffermerò troppo sui particolari della ricerca perché il tema è stato ampliamente trattato in altre parti del testo. Di nuovo è stato costruito un questionario che permettesse interviste brevi ed efficaci; di nuovo siamo entrati in quei locali dove l uso di sostanze psicoattive è sostenuto dall idea di divertirsi; di nuovo ci siamo incontrati con quei ragazzi che usano sostanze, che non si rivolgono ai Servizi poiché ritengono di tenere la situazione perfettamente sotto controllo e di non aver bisogno 27

28 di alcun aiuto, e soprattutto pensano di non aver niente a che fare con la tossicodipendenza. Ciò ha permesso così il contatto con quelle persone che spesso alternano giorni di consumo con altri normali e che non valutano l effetto iatrogeno degli stupefacenti. Molti di coloro che usano sostanze d abuso per divertirsi non si considerano tossicodipendenti e appaiono poco consapevoli e intimoriti dai rischi che corrono. Solo quando si instaura l addiction (la fase in cui il consumatore ha perso il controllo dell uso della sostanza, il desiderio di assumerla è diventato ossessivo, e l abitudine ha cominciato a compromettere salute, finanze e rapporti sociali), sorge il problema di dover correre ai ripari o comunque chiedere aiuto a qualcuno. Rispetto a questa cornice di riferimento la ricerca-azione e il progetto effettuato servono essenzialmente a contattate tutti quei ragazzi che appartengono alla fase adolescenziale e quelli più grandi che hanno un comportamento compulsivo occasionale. Servono a far si che le strutture del territorio svolgano un ruolo significativo nel definire il problema, programmare l intervento, scegliere le informazioni da raccogliere e soprattutto coniugare il rigore del metodo sperimentale con l effettuazione di progetti sul campo. Tutto ciò consente di rilevare dati quantitativi e oggettivi che danno modo di monitorare la situazione e raccogliere informazioni che possano permettere la progettazione anche di altri interventi e di conoscere ciò che accade sul nostro territorio. Non solo ma tutto questo favorisce l instaurarsi di relazioni dirette tra ragazzi e operatori tali per cui i Servizi e le risorse del Valdarno vengono pubblicizzate tra la popolazione, rendendo più semplice chiedere aiuto e informazioni. Tutto questo è possibile perché gli operatori sono integrati nel territorio e frequentano i locali dove sono state raccolte le interviste (per inciso, i più importanti della vallata). Grazie alla ricerca sperimentale si è potuto raccogliere dati ed elaborarli, si è potuto confrontarli ed estenderne la validità. Grazie all intervento e ai contatti degli operatori, si è potuto creare un canale comunicativo sia con i gestori dei locali, sia con i giovani. 28

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