TESORI DI CARTA. Anno XXV Dicembre 2007 Numero 69

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1 Anno XXV Dicembre 2007 Numero 69 In questo numero: Massimo Baldini Andrea Barlucchi Giorgio Boatti Attilio Brilli Marco Carminati Vito Di Bari Fabrizio Galimberti Guido Harari Antonio Lopez Mario Sarcinelli Lucetta Scaraffia Maurizio Schoeplflin Vanna Toninelli Silvia Veggetti Finzi TESORI DI CARTA

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3 SOMMARIO Periodico quadrimestrale di informazione di Banca Etruria anno XXV n 69 Dicembre 2007 Questo volume è stato prodotto COPERTINA IL MONDO IN UN BIGLIETTO di Marco Carminati 2 ECONOMIA & DINTORNI IL PREZZO CINESE di Fabrizio Galimberti 10 RESPONSABILITÀ SOCIALE, VALORE AGGIUNTO di Vanna Toninelli 18 SPIGOLATURE IN TEMA DI FINANZA di Mario Sarcinelli 24 LUOGHI DEL PENSIERO LA BUONA ABITUDINE DEL RICORDO di Silvia Veggetti Finzi 30 CITTÀ DA SORSEGGIARE di Attilio Brilli 38 FELICITÀ: CHI L HA VISTA? di Maurizio Schoepflin 44 ZOOM L ARTE DEL RITRATTO di Guido Harari 52 CANIS LUPUS di Antonio Lopez 58 RITROVAMENTI POSTA & POLITICA di Giorgio Boatti 64 L ENIGMA DI MONTESIEPI di Andrea Barlucchi 70 RUBRICHE PROSSIMO VENTURO di Vito Di Bari 28 DENARO E... di Massimo Baldini 50 GIOCHI DI SPECCHI di Lucetta Scaraffia 78 GLI AUTORI 80 Comitato Editoriale Elio Faralli Roberto Merli Alberto Rigotti Paolo Schiatti Direttore Responsabile Paolo Schiatti Redazione Comunicazione e Studi via Calamandrei Arezzo tel fax Casella Postale n.282 Arezzo Vi invitiamo a consultarci in Internet all'indirizzo Progetto Grafico e realizzazione editoriale MCM S.r.l. Marketing Communication Mix Via Vittorio Emanuele Firenze Stampato in Italia da Pozzoni S.p.A. via Luigi e Pietro Pozzoni, Cisano Bergamasco (BG) Fotografie Archivio Banca Etruria; Agenzia Contrasto; Grazia Neri; Fotolia; Guido Harari; istockphoto; Marka; Foto Scala, Firenze; Shutterstock; Getty Images; Antonio Lopez; Glauco Ciacci; Giliola Chiste Etruria Oggi lascia agli Autori la responsabilità delle opinioni espresse. La rivista pubblica solo gli articoli commissionati. I dati relativi ai destinatari della Rivista vengono utilizzati esclusivamente per l'invio della pubblicazione e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Resta ferma la possibilità per l'interessato di esercitare i diritti di cui all'art. 13 della Legge 675/96. Associata U.S.P.I. Unione Stampa Periodica Associazione per lo Sviluppo delle Comunicazioni Aziendali in Italia Spedizione in abbonamento postale comma 34 art. 2 L. 549/95 Registrazione Tribunale di Arezzo n 5 del 3 aprile

4 COPERTINA IL MONDO IN UN BIGLIETTO La collezione di Banca Etruria: più delle monete, le banconote sono veri e propri trattati di storia di Marco Carminati PERIODO FASCISTA Le 2 lire emesse durante il regno di Vittorio Emanuele III, ultimo re d Italia. UMBERTO I Cinquanta lire risalenti al suo regno, nel periodo transitorio tra Banca Nazionale e Banca d Italia. In basso, la personificazione della giustizia con bilancia e spada. QQuando al principio degli anni Ottanta mi iscrissi alla facoltà di Lettere dell Università Cattolica di Milano, osservando l elenco delle materie di insegnamento rimasi abbastanza stupito nel ritrovare un corso dedicato alla numismatica. Mi venne quasi da ridere, perché nella mia giovanile supponenza (incoraggiata da una buona dose di ignoranza) mi sembrava buffo che quel che io ritenevo un tipico hobby da persone anziane o monomaniache potesse trovare un posto tanto onorevole tra le materie universitarie. Per mia fortuna, la curiosità prevalse sui pregiudizi, e senza pensarci troppo decisi di iscrivermi a questo strano corso. In effetti, le lezioni si rivelarono tutt altro che scoppiettanti, con un docente un po polveroso che le teneva in un aula oscurata per la proiezione delle diapositive, nella quale il perenne ronzio del proiettore aveva sui pochi allievi l effetto della camomilla prima della ninna nanna. Resistetti. E fu un bene. Perché, lezione dopo lezione, il professore dalla voce nasale riuscì a farci comprendere il cuore della questione. Le monete, le medaglie e le carte monete non erano affatto delle curiosità, ma erano state in ogni epoca e luogo dei veri e propri documenti storici, immensamente utili alla conoscenza di storia, economia, politica, gusti estetici e progressi tecnici delle società che le avevano coniate o emesse. Se così non fosse stato esemplificava il professore non si spiegherebbe perché il Museo dell Ermitage a San Pietroburgo abbia conservato con estrema cura 3 milioni di pezzi, di cui 1 milione e duecento mila esclusivamente di natura numismatica. I l collezionismo numismatico è stato ed è insospettabilmente fiorente. È praticato da privati cittadini con la passione per le monete e da antiquari con specifici interessi nel settore. Ma interessa molto anche le banche, che sono, per così dire, i naturali luoghi di confluenza delle raccolte di questo genere. E sono anche il luogo privilegiato per lo studio e la catalogazione sistematica delle emissioni storiche. 2

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6 COPERTINA RE DI PALERMO Particolare di un biglietto del Banco di Sicilia, ispirato alla figura mitica del vecchio re dal corpo giovane. REGIE FINANZE DI TORINO Biglietto da 50 lire del Sono visibili due bolli a secco, uno con il re Carlo Emanuele IV e l altro con l aquila sabauda. L Tra i falsari si annoveravano anche dei nobili, celebre il caso del conte Stortiglioni a collezione di banconote e titoli cartacei di Banca Etruria è una di queste realtà. Comprende nel suo complesso quasi 10 mila pezzi, risultato dell unione di due raccolte, una delle quali di grande importanza storica. Nel 1985, infatti, si rese disponibile sul mercato la raccolta di carta moneta dei fratelli aretini Antonietta e Vittorio Bistoni, che a partire dagli anni Settanta (quando questo settore del collezionismo era ancora agli esordi) misero insieme una ragguardevole collezione di carta moneta che comprendeva esemplari italiani, europei ed extraeuropei dalla metà del Settecento alla prima metà del Novecento. Acquisendo in blocco questo notevole nucleo, Banca Etruria ne scongiurò la dispersione sul mercato. Solo quattro anni più tardi, nel 1989, ci fu la possibilità di acquistare una seconda raccolta privata di carta moneta, quella di Paola Bruschi 4 composta da 265 esemplari prevalentemente legati ad emissioni italiane. La fusione di queste due raccolte, dunque, ha dotato Banca Etruria di un patrimonio storico di primaria importanza, che ora, grazie alla mostra, viene adeguatamente fatto conoscere al grande pubblico. Diecimila pezzi sono a tutta evidenza un piccolo mare magnum nel quale sarebbe impossibile addentrarsi in un solo colpo. È stato necessario operare una scelta per l esposizione e la pubblicazione, scelta che è ricaduta sulla sezione d area italiana che, da sola, raggiunge il ragguardevole computo di 1458 esemplari. Il primo volume del catalogo pubblicato in occasione della mostra illustra integralmente la sezione italiana. La raccolta di Banca Etruria offre all ammirazione le emissioni cartacee dei diversi Stati italiani prima dell Unità, comprese le cedole delle Regie Finanze di Torino che sono prodotti metà tra la carta moneta e il buono del tesoro, e le fedi di credito del Meridione, che circolavano come vera e propria carta moneta, come le carte monetate emesse in particolari emergenze (durante gli assedi di Mantova e Palmanova, ad esempio) o le cedole emesse nel periodo delle sottoscrizioni risorgimentali. Poi, ammiriamo le emissioni della Banca d Italia, sia i biglietti di corso legale nel nostro Paese che quelli circolanti nelle colonie italiane. A tale nucleo sono stati aggiunte anche emissioni di governi stranieri destinate al territorio italiano, come i biglietti della Cassa Veneta dei prestiti, autorizzati dal Governo austroungarico, e le celebri Am lire, biglietti emessi durante l occupazione americana del nostro Paese. La collezione di Banca Etruria comprende, com è facile intuire, anche migliaia di emissioni provenienti dal resto del mondo. Il secondo volume del catalogo riporta, a titolo esemplificativo, i biglietti più interessanti emessi dai paesi europei ed extra europei. C oncentriamoci ora sulle carte monete italiane. Per comodità il catalogo è stato suddiviso

7 in zone geografiche corrispondenti agli Antichi Stati preunitari. Poi ci sono biglietti emessi dalla Banca d Italia, durante le tre fasi storiche dello stato italiano: il periodo del Regno, gli anni della Repubblica Sociale, la Repubblica democratica. Un settore a parte si occupa delle emissioni nei territori d Oltremare. Chi si accosta a questo materiale con apertura e consapevolezza del suo intrinseco valore, verrà ripagato da un incredibile messe di informazioni storiche, economiche, estetiche e tecniche, rallegrate ed arricchite da una buona dose di aneddoti e curiosità. Nonostante la progressiva diffusione di assegni, di carte di credito e, più attualmente, di scambi via internet, la carta moneta circola ancora in abbondanza nei nostri portafogli, e fa dunque parte dell esperienza quotidiana di ognuno di noi. Suscitando interessi e domande. Ecco la prima. Chi fu in Italia il primo ad emettere questi biglietti cartacei? La mostra risponde: fu Carlo Emanuele III di Savoia, sovrano dello Stato Sardo Piemontese, che con un decreto firmato il 26 settembre 1745 autorizzò l emissione di Biglietti di credito, li quali debbino avere negli Stati nostri lo stesso corso come fossero di effettivo danaro cotante. Motivo dell emissione? Per facilitare il vantaggio del pubblico Commercio. Motivazioni e risposte semplici. Ma stampare carta moneta non fu un fatto di poco conto. Fu necessario stabilire l ente stampatore, i tagli, le dimensioni delle banconote e il tipo di carta. Poi, si dovette scegliere il bozzettista per le vignette, e l incisore per la preparazione dei clichés per la stampa. Senza dimenticare di stabilire le caratteristiche della filigrana. Già da questo elenco, si comprende bene quante e quali competenze siano state necessarie per realizzare i biglietti di banca. I primi, quelli stampati dalle Regie Finanze di Torino, erano in bianco e nero e su una sola faccia. Non si stabilì subito se fosse più adatto il formato verticale o orizzontale. Nei primi decenni circolavano entrambi, tra il sospetto generale della popolazione piemontese, che non vedeva affatto di buon occhio queste cedole, ricordando il disastro finanziario degli assegni francesi. Queste cedole, essendo appunto di carta e non di metallo, era facilmente soggetta al logorio che si pensò di arginare stampando le monete su cartoncini rinforzati con fili di seta. 5

8 COPERTINA CESARE CAPITOLINO Particolare del retro delle 2 lire emesse durante il periodo fascista. 5 SOMALI Nel 1950 venne costituita a Roma la Cassa per la circolazione monetaria della Somalia, che si appoggiava, pur essendo autonoma, alla Banca d'italia. BIGLIETTO AL PORTATORE 500 lire con intestazione della Banca d Italia. 6

9 La raccolta di Banca Etruria è una testimonianza importante della nostra storia carpita tra le filigrane La filigrana fu l efficace sistema individuato per scongiurare la riproduzione da parte di eventuali falsari, che però spuntarono immediatamente come funghi, persino tra i nobili (celebre, in Piemonte, fu il caso del conte Stortiglioni, che falsificò le cedole delle Regie Finanze). Il reato di riproduzione fraudolenta di carta moneta venne esemplarmente punito con la morte, ma il fenomeno dei falsi non morì affatto. Anzi. Nel 1785, Vittorio Amedeo III di Savoia fece apporre alle carte monete un timbro a secco con la propria effige tra due serti d alloro. Accanto, venne impresso un secondo bollo con l aquila sabauda circondata dal collare del Toson d Oro. Se il motivo principale che spinse l emissione di carta moneta fu quello di facilitare il pubblico commercio, la mostra di Arezzo ci insegna che le emissioni avvennero anche in momenti di crisi e di pericolo. Come, ad esempio, nel 1796 a Mantova, durante l assedio francese della città, allora piazzaforte austriaca. Dopo mesi di isolamento, che provocò una cronica carenza di circolante metallico, il vicegovernatore austriaco di Mantova si mise a stampare della carta moneta esemplata sui modelli viennesi. Quando il generale Serurier entrò in città alla testa delle truppe francesi dichiarò tali monete prive di valore. U na cosa analoga accadde a Venezia nel Gli austriaci erano stati costretti a lasciare la città e il Governo Provvisorio della Repubblica di San Marco emise una moneta patriottica garantita dai prestiti di liquidità (prima volontari e poi forzosi) dei cittadini più abbienti. Parallelamente, venne emessa una moneta del Comune per facilitare la circolazione del denaro. Quando, nel 1849, l effimera Repubblica di San Marco si arrese all Austria, la moneta patriottica divenne carta straccia e quella detta del Comune venne mantenuta in corso legale ma alla metà del suo valore. Carta moneta d emergenza venne stampata anche durante l assedio austriaco di Palmanova. La produzione venne affidata a Bortolo Baungarter, che di professione era rilegatore di libri e che stampò le cedole usando comuni caratteri tipografici. Oggi questi pezzi sono delle autentiche rarità. Il Grand Tour dell Italia preunitaria attraverso le emissioni di carta moneta porta il visitatore della mostra nel Granducato di Toscana (dove la Banca Toscana emise carta moneta rimasta valida fino al 1904), negli Stati Pontifici (dove la carta moneta nasce dalle ricevute dei pegni depositati al Monte di Pietà) e nel Regno di Napoli dapprima con le Fedi di credito emesse dai diversi banchi e poi con la loro trasformazione in biglietti di banca. Finché si arriva al fatidico Il processo di 7

10 COPERTINA VENEZIA Le 5 lire correnti emesse nel 1848 dalla città. unificazione fu tutt altro che semplice, tant è vero che la prima banconota messa in circolazione con l intestazione Banca Nazionale del Regno d Italia risale al Era prodotta dalle officine Carte Valori di Torino con la stessa carta filigrana usata per i francobolli e gli stessi clichés con la testa del re usati per i valori bollati. L urgente necessità di banconote di taglio piccolo e la mancanza di ditte specializzate in Italia costrinsero la Banca Nazionale a rivolgersi a imprese di Londra e Francoforte. N el 1893 nasce la Banca d Italia, dalle ceneri dello scandalo della Banca Romana e dalla fusione di alcune banche preunitarie. In quel frangente fu data grande importanza all emissione di carta moneta con nuovi tipi stampati dall istituto di via Nazionale. A disegnare la prima serie venne chiamato nientemeno che un orafo, il senese Rinaldo Barbetti. I suoi disegni vennero tradotti in clichés di legno dai quali poi, con la tecnica della galvanoplastica, furono cavati i clichés metallici per la stampa delle banconote. Naturalmente, sui primi biglietti disegnati dal Barbetti piovvero innumerevoli critiche, la più pesante delle quali fu guarda caso la facilità di falsificazione dei biglietti per la semplicità di riproduzione dei colori usati. In effetti, nonostante l ottima qualità della carta, gli inchiostri particolari e la complessità dei disegni, le banconote furono oggetto di abilissime falsificazioni, ma così abili che i falsari passarono alla storia per la loro bravura : si chiamavano Paolo Ciulla e Attilio Pollastri. Le turbolenze storiche e politiche dell Italia del Novecento sono tutte documentate dalle carte monete. Il caos monetario generato dall armistizio dell 8 settembre 1943 provocò l emissione di carta moneta da parte del Regno, della Repubblica Sociale e delle truppe d occupazione americane dopo la Liberazione. L ordine ritornò dopo il Dalle monete sparirono re e imperatori, e al loro posto arrivarono musicisti (Verdi), scienziati (Galileo), artisti (Michelangelo) e navigatori (Colombo). Nel 1997 venne realizzato l ultimo taglio massimo prima dell avvento dell euro: un biglietto da 500 mila lire dedicato a Raffaello. Lo disegnò Guglielmo Savini e lo incisero Trento Cionini e Giorgio Capponi. Una banconota magis ostensa, quam data avrebbero detto i latini, ovvero più mostrata che effettivamente distribuita. 8

11 PAGABILI a vista al PORTATORE Chi non ha potuto visitare la mostra, o chi la vorrà ricordare, avrà la possibilità di ripercorrere la raccolta di carta moneta di Banca Etruria attraverso il catalogo che correda l esposizione, curato da Franca Maria Vanni. Il titolo stesso Pagabili a vista al portatore sintetizza che cosa sia un biglietto di banca: un titolo di stato che prova l impegno da parte dell ente emittente di pagare al portatore la somma soprascritta in moneta metallica. In un elegante cofanetto sono racchiusi due volumi, il primo dedicato alla cartamoneta dell area italiana, il secondo a quella straniera. Nel primo volume sono stati pubblicati i 1458 pezzi costituenti la sezione dell area italiana, suddivisi per aree geografiche di appartenenza e, nell ambito di queste, per istituto emittente. Si comincia con le emissioni degli istituti esistenti nei diversi stati preunitari per continuare con la carta monetata di emergenza (in circolazione durante gli assedi di Mantova e di Palmanova), con le cedole emesse durante il periodo risorgimentale, con i biglietti stampati dalle banche in attività prima del 1893, anno della nascita della Banca d Italia la cui produzione comprende sia i biglietti di corso legale in Italia che quelli per i paesi e le colonie sotto l influenza italiana. A completamento della rassegna sulla carta moneta in circolazione nella nostra penisola, sono stati inseriti anche i biglietti stampati da governi stranieri per il territorio italiano come i biglietti della Cassa Veneta dei Prestiti o le Am Lire. Tutti i tagli sono corredati dalle fotografie e da descrizioni particolareggiate. La scheda di ogni esemplare è completata dall elenco dei decreti di emissione relativi alla banconota descritta. Una particolare attenzione è stata posta alle filigrane sulle quali, in appendice al secondo volume, è stato pubblicato un breve studio di C. Lovari. A completamento delle schede dei biglietti con filigrana sono stati inseriti, ingranditi, i particolari di quest ultima, talvolta accostati alle opere d arte da cui sono state tratte come ad esempio la Flora di Tiziano riprodotta in trasparenza sulle lire. Nel secondo volume è stata pubblicata una scelta antologica dei pezzi più pregevoli e di maggior interesse storico emessi da paesi europei ed extraeuropei taluni dei quali sono vere e proprie curiosità: mi riferisco ai biglietti emessi dall Arabia Saudita per il ricevimento dei pellegrini alla Mecca, agli assegnati in lingua russa emessi da Napoleone per il vettovagliamento delle truppe nella campagna di Russia, ai biglietti degli Stati Confederati d America, alle emissioni di feudi giapponesi. Come per la parte italiana, anche le schede dei biglietti di banca stranieri sono corredate da fotografie e commento storico. Il catalogo, pertanto, costituisce non solo una piacevole presentazione della importante raccolta di carta moneta di Banca Etruria, ma anche uno strumento di lavoro che, per il rigore scientifico, l inquadramento storico e l ampia bibliografia, può essere utilizzato come punto di riferimento per lo studio di analoghe collezioni. 9

12 ECONOMIA & DINTORNI di Fabrizio Galimberti CATENA DI MONTAGGIO La Cina ha altissimi ritmi di produzione e un basso costo della manodopera. 10

13 IL PREZZO CINESE CINESE Il ruolo dell ex Celeste Impero nell economia mondiale: perché il Gigante asiatico può esportare disinflazione 11

14 ECONOMIA & DINTORNI HONG KONG AFFOLLATA In Cina vivono più di 1 miliardo e 300 milioni di abitanti ed è il paese più popoloso del mondo. Hong Kong è una metropoli di circa 7 milioni di persone. Sono due paroline ma incutono terrore nei produttori occidentali: il prezzo cinese, il China price è la prima domanda che si pone chi, in Occidente (e l Occidente è inteso in senso non geografico, comprendendo tutti i Paesi di antica industrializzazione), voglia fare un offerta per un bene o un servizio. Il produttore italiano, per esempio, che voglia esportare in America delle pianole o dei cavi elettrici ad alta tensione, si chiede: qual è il China price per questi articoli? E del pari se lo chiede l americano che voglia esportare in Brasile giochi elettronici o accessori per la vela. Qual è, insomma, l ostacolo da superare? Qual è il prezzo che uno stramaledetto concorrente cinese offrirà per prodotti consimili? I l China price è, in fin dei conti, una specie di barra di qualificazione: chi voglia entrare a far parte della squadra nazionale di atletica per le gare di salto in alto alle Olimpiadi deve superare la barra a una certa altezza. Se non la supera, non è ammesso. Così, eguagliare il China price rappresenta la qualifica per essere ammessi alla gara di un offerta di vendita. Certamente, si può giocare sulla qualità e su tanti elementi diversi dalla competitivitàprezzo, ma alla fine il prezzo rappresenta un parametro cruciale della scelta. Forse questo piccolo prezzo cinese non acquisterà mai la rinomanza della Grande Muraglia, ma oggi come oggi è il China price al primo posto fra le attrattive della Cina. Attrattive? Qui la società civile si divide in due. Da una parte ci sono i consumatori, che sono ben contenti di pagare poco i prodotti Made in China, dall altra ci sono i produttori, per i quali, come detto, la concorrenza cinese rappresenta un incubo. Naturalmente, il China price non deve essere preso geograficamente alla lettera. Anche se nella grande maggioranza dei casi si tratta proprio della Repubblica popolare cinese, si può applicare quell espressione ai prezzi espressi in altri Paesi emergenti, dal Vietnam alle Filippine, dall Indonesia all India... Il problema è che, per quanti sforzi si facciano di ridurre i costi, ci sarà sempre, in questo mondo globalizzato, uno scomodo produttore emergente che fa pagare di meno... Ma perché il China price è così basso? La domanda è meno peregrina di quanto sembri. La prima risposta che viene in mente il costo del lavoro è un ventesimo di quello occidentale non basta. Bisogna andare oltre ed esplorare tutte le determinanti del China price. Si tratta solo del costo del lavoro o ci sono anche altre ragioni? Per esempio, condizioni di lavoro più pesanti o invece una superiore organizzazione, vantaggi da efficienti catene di offerta ed economie di scala da addensamenti produttivi (come nei distretti industriali italiani); o si tratta invece di vantaggi dovuti a un cambio manipolato, a sussidi vari? Le risposte a queste domande servono a decidere le politiche da seguire: per esempio, se si conclude che il vantaggio principale è il costo del lavoro, i produttori occidentali non possono far niente, se non aspettare che la Cina diventi più ricca e i salari aumentino. Se invece una componente importante del vantaggio è data dal cambio, i Paesi occidentali possono far pressione sulla Cina perché cambi la politica valutaria; o se si tratta dei sussidi, si può trascinare il Governo cinese nei tribunali dell Omc. Per studiare da vicino le determinanti del China price un professore dell Università della California, Peter Navarro, ha messo assieme una squadra di un centinaio di studenti laureandi (molti dei quali cinesi), e questo China Price Project si è chinato sul problema (vedi «Deconstructing the China Price», di Peter Navarro, in Economists Voice, febbraio 2007). Lo scopo del progetto era di elencare e quantificare i fattori determinanti del vantaggio competitivo cinese. L approccio empirico? Un analisi delle strutture di costo in America e in Cina. I risultati sono interessanti. Due dei fattori considerati il più basso costo del lavoro e i guadagni di efficienza dei distretti industriali alla cinese riflettono semplicemente i vantaggi comparati della Cina, e spiegano circa il 55% del China price. E il vantaggio salariale dovrebbe continuare per decenni, dato che vi sono ancora da 300 a 500 milioni di cinesi sottoccupati nelle campagne (un numero pari alla forza lavoro combinata di Usa ed Eurozona); il Governo cinese intende trasferirli gradualmente nelle fabbriche, previo addestramento e istruzione. Rimane però da spiegare ancora quasi la metà dell immenso vantaggio competitivo del China price. E qui i vantaggi si presentano meno difendibili. Fra questi fattori mercantilisti il più importante spiega circa il 17% del vantaggio complessivo sta nei sussidi: una rete complessa di facilitazioni che va dai prezzi politici 12

15 dell energia, dell acqua, del capitale finanziario e dei terreni, a varie agevolazioni fiscali. Poi vengono, a un livello sorprendentemente basso, lo yuan sottovalutato (contribuisce per l 11%), la contraffazione (9%) e i bassi standard ambientali. Il China price ha comunque anche una dimensione macroeconomica, oltre a quella micro che abbiamo visto. La Cina non esporta solo immense quantità di beni ad attraenti rapporti qualità/prezzo, esporta anche disinflazione, cioè prezzi bassi che calmierano i prezzi dei Paesi concorrenti. Se nel nuovo secolo i tassi d inflazione in giro per il mondo si sono ovunque abbassati, gran parte del merito va a un evento epocale, cominciato con la caduta del Muro di Berlino e continuato con l apertura al mercato di Cina e India e l ingresso nell arena competitiva di altri Paesi emergenti come il Brasile: l acronimo Bric (Brasile, Russia, India e Cina) è rappresentativo di una realtà più vasta, che comprende anche altri Paesi dell Europa orientale, dell Asia e dell America latina. Ma anche i Bric da soli bastano ad affermare un fatto sconvolgente: nell ultimo quarto di secolo è raddoppiata nel mondo la forza lavoro appartenente all area dell economia di mercato. E praticamente tutta la forza lavoro addizionale è disposta a lavorare per un costo orario che è una frazione di quello occidentale. Tutto questo, unito al sempre più facile trasferimento di tecnologie e all entusiasmo di molti produttori occidentali che abbracciano volentieri le opportunità offerte da una catena globalizzata di offerta (delocalizzando fasi produttive o intere fabbriche), ha portato a costanti pressioni al ribasso sui prezzi. Il trade-off, lo scambio fra inflazione e crescita, è quindi cambiato in molti Paesi. Se in precedenza una crescita forte portava inflazione, oggi a ogni dato tasso di crescita corrisponde un tasso di inflazione più basso rispetto a prima. E questo sia per il fattore appena citato le pressioni competitive dei Paesi emergenti sia perché la globalizzazione della finanza rende più facile finanziare gli squilibri delle bilance dei pagamenti: la domanda interna elevata in un Paese causava alti tassi di utilizzo della capacità produttiva e da qui pressioni sui costi e sui prezzi; ma oggi la domanda può essere più facilmente soddisfatta dalle importazioni; la capacità produttiva da considerare diventa quella del mondo intero, e molto più tempo deve passare prima che l utilizzo di questa capacità porti a pressioni sui prezzi. È un fatto ormai acquisito, insomma, che questo orientale China price abbia calmierato l inflazione occidentale. Ma la storia potrebbe non fermarsi qui. Se la Cina continuasse a crescere a rotta di collo, non potrebbe innescare un processo inflazionistico in casa propria? I China price calmierano i prezzi degli altri, non i propri. E una volta che l inflazione sia innescata in Cina non potrebbe questo Paese, finora esportatore di disinflazione, cominciare a esportare inflazione? 13

16 ECONOMIA & DINTORNI 1- I PREZZI AL CONSUMO IN CINA variazione % su 12 mesi Fonte: Elaborazioni su dati Bureau of Statistica - China 2- LA CRESCITA CINESE variazione % su 4 trimestri del PIL in volume Fonte: Elaborazioni su dati Ocse 3- BILANCIA CORRENTE IN % DEL PIL Fonte: Elaborazioni su dati e previsioni Fmi Guardiamo ai fatti (Grafico 1). Nel corso del 2007, parallelamente all accelerazione della crescita (Grafico 2) il tasso di aumento dei prezzi al consumo in Cina si è impennato. A nche se è vero che il recente aumento dei prezzi cinesi deve molto al settore alimentare, è anche vero che i costi del lavoro in Cina aumentano a passi di due cifre. La produttività tuttavia fa anch essa passi da gigante: il continuo afflusso di lavoro dalle campagne alle città alimenta la fornace dell immensa macchina produttiva cinese, e le gesta del surplus esterno (Grafico 3) rappresentano una crescita che trabocca nell export, dato che la secolare frugalità cinese mantiene un alto tasso di risparmio, e la produzione non ce la fa a essere tutta assorbita all interno. In questo senso la crescita cinese così come la crescita giapponese degli anni Cinquanta-Sessanta non è un caso di crescita tirata dalle esportazioni, ma un caso di esportazioni tirate dalla crescita. Questo radicamento strutturale della crescita del sub-continente cinese, sia detto per inciso, spiega la performance del mercato azionario in Cina, che non è stato minimamente toccato dalle crisi dell estate 2007 (Grafico 4). Questa dinamica della produttività, pur vivace, non riuscirà sempre a tenere a bada le pressioni sui prezzi. Guardiamo al caso degli scambi commerciali fra Usa e Cina. Si tratta di un caso rilevante, perché la Cina è la causa principale dell immenso deficit esterno americano, e quindi dovrebbero essere più forti le influenze dei China price sull inflazione Usa. Il Grafico 5 mostra due variabili: da una parte l andamento dei prezzi dell import americano di beni di consumo escluse auto (una categoria dove si concentra gran parte dell export cinese in America), dall altro l andamento dei prezzi dei soli prodotti cinesi importati dagli Stati Uniti. Come si vede, la dinamica di questi ultimi è stata per lungo tempo sotto zero, contribuendo quindi al processo di disinflazione americano (o quanto meno, contribuendo a far sì che il tasso di inflazione fosse più basso di quel che si sarebbe dato altrimenti). Ma negli ultimi mesi la dinamica dei prezzi dei prodotti cinesi ha cominciato a farsi positiva. Beninteso, non si tratta certo di inflazione rampante: ad agosto 2007 i prezzi dell import cinese in Usa registravano 14

17 Il mercato, come la vita, è fatto di scelte: qualità o convenienza, nazionalismo o disinflazione? un aumento di solo l 1 per cento. E parte di questo aumento dato che le statistiche sui prezzi all importazione sono influenzate anche dalla composizione dell import può esser dovuto a spostamenti verso beni a maggior valore aggiunto. Ma è significativo il passaggio dal negativo al positivo. Le forze inflattive nell economia americana non possono più essere compensate dall effetto disinflattivo dell import cinese. È anche interessante vedere che cosa è successo ai 4- LE BORSE NEL MONDO indici gennaio 2005 = 100 prezzi ricevuti dai produttori cinesi per quei beni esportati negli Usa, e per i quali gli importatori americani hanno registrato aumenti di prezzi. Vuol dire che anche i produttori cinesi hanno beneficiato di questi aumenti? Il Grafico 6 mostra che questo non è stato il caso. Qui entra in gioco il fattore cambio, che fa da mediatore fra i prezzi in dollari pagati dagli importatori americani e i prezzi in yuan ricevuti dai produttori cinesi. All inizio di luglio del 2005 la 5- USA: IMPORT DI INFLAZIONE? variazione % su 12 mesi Fonte: Elaborazioni su dati Reuters - *media S&P e Eurostaxx Fonte: Elaborazioni su dati US Census Bureau 15

18 ECONOMIA & DINTORNI ARRETRATI O AVANZATI? Il colosso asiatico ha sempre avuto un economia orientata prevalentemente all agricoltura: oggi sta diventando un competitor per la manifattura e la tecnologia. Notevole il contrasto tra le risaie e lo skyline di Shangai. Cina prese la storica decisione di dismettere il cambio fisso della propria moneta lo yuan renmimbi col dollaro. E da allora lo yuan si è andato lentamente apprezzando verso la moneta Usa. Questo apprezzamento è la ragione della divaricazione fra i prezzi in dollari dell export cinese verso gli Usa (come si è visto, la dinamica di quei prezzi si è volta positiva) e l andamento dei prezzi in yuan ricevuti dagli esportatori cinesi: come si vede nel Grafico 6, i prezzi in yuan hanno continuato a ridursi a ritmi vicini al 4% annuo. S La forza lavoro in Cina è la più grande al mondo e può aumentare in maniera esponenziale ia l evidenza aneddotica che l andamento della Borsa suggeriscono che i margini di profitto delle imprese siano rimasti elevati. Ma come è possibile che questo avvenga, con prezzi in yuan che continuano a ridursi? La risposta sta nei guadagni di produttività. Diventa quindi difficile arguire che vi sia un problema di inflazione in Cina, malgrado gli andamenti recenti dei prezzi al consumo (principalmente dovuti, come detto, alla componente alimentare). Se i prezzi dei prodotti cinesi nei Paesi importatori aumentano, la ragione sta quindi nel cambio. Ma l apprezzamento della moneta cinese è appunto quello che chiedono a gran voce i produttori europei e americani, e il prezzo da pagare per questo apprezzamento (vedi Grafico 7) è la fine di quel particolare export cinese che è la disinflazione. C ome si vede dal grafico, a partire dal 2005 sia il cambio nominale che quello reale effettivo (cioè il cambio medio ponderato rispetto a tutti i partner commerciali, e corretto per i differenziali di inflazione) sono andati apprezzandosi, sia pure partendo da un livello molto basso. Piuttosto, una legittima lamentela, da parte dei produttori dell area euro, si rivolge alla formula usata dalla Banca centrale cinese per determinare il cambio dello yuan. Questa formula è troppo sbilanciata sul dollaro: come si vede dal Grafico 8, l apprezzamento dello yuan rispetto alla moneta Usa non ha impedito, complice l estrema debolezza del dollaro verso l euro, che lo yuan si indebolisse, invece di apprezzarsi, rispetto alla moneta unica europea. L unica consolazione che possono avere gli europei non i produttori ma i consumatori è che per loro la Cina continua a esportare disinflazione! 6- USA-CINA: I PREZZI DELL IMPORT prezzi dell import Usa dalla Cina - var. % su 12 mesi Fonte: Elaborazioni su dati US Census Bureau 7- IL CAMBIO DELLO YUAN dati mensili Fonte: Elaborazioni su dati Bri 8- IL CAMBIO DELLO YUAN - 2 dati giornalieri - diminuzione = apprezzamento dello yuan Fonte: Reuters 16

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20 ECONOMIA & DINTORNI RESPONSABILITÀ SOCIALE VALORE AGGIUNTO L attenzione alla qualità della vita da parte delle banche è uno scenario che apre prospettive inedite di Vanna Toninelli Banking on sustainability, un recente studio condotto dall International Finance Cor poration del World Bank Group (Ifc), pubblicato anche con il contributo dell Italia, dimostra come gli istituti di credito capaci di conciliare nelle loro strategie le preoccupazioni ambientali, sociali e di governance riescano ad aggiungere valore al proprio business. La ricerca prende in esame le condotte di 14 banche che, in dodici paesi in via di sviluppo, hanno avviato prodotti, servizi e una politica aziendale sostenibili. L indagine, di fatto, riconferma i risultati riportati da una ricerca del 2005, condotta intervistando 120 istituzioni finanziarie a proposito delle conseguenze osservate in seguito all introduzione di aspetti sociali e ambientali nelle loro strategie: l 86% di loro riferiva di ricadute positive. Se i dati raccolti mostrano molte luci, non bisogna sottovalutare la presenza di qualche ombra: i comportamenti virtuosi infatti non sembrano sempre sostenuti dalla piena consapevolezza dei vantaggi che questi possono portare. Ben vengano quindi le numerose iniziative che puntano a diffondere la cultura della Responsabilità sociale d impresa (Rsi) nel mondo finanziario, a cominciare dalla III edizione del Forum Csr Abi, in programma a Roma per i prossimi 28 e 29 gennaio. D altro canto era stata proprio l edizione precedente dello stesso Forum a sottolineare una grande attenzione al tema della Rsi all epoca più dell 80% delle banche stilava un bilancio sociale ma anche una certa difficoltà a riconoscergli lo status di asset 18

21 19

22 ECONOMIA & DINTORNI strategico, e non solo di strumento di comunicazione. Come dire: l attenzione ai temi cari agli stakeholders, ossia a tutti coloro che detengono un legittimo interesse verso l impresa, rischia di ridursi a una questione di maquillage che non modifica realmente il Dna delle banche (e delle aziende in generale). Un estremo pessimismo però sarebbe fuori luogo. Molto è stato fatto pensiamo alle iniziative di Sodalitas e Abi (Associazione Bancaria Italiana) e molto si sta facendo per costruire un linguaggio, e quindi un sentire, comune sull argomento della Corporate social responsibility (Csr). Soprattutto è stato da più parti ribadito come i codici etici, da soli, non bastino: occorre tradurli in comportamenti e in norme specifiche per ogni settore d impresa. Il segmento del credito, per sua stessa natura trasversale a tutte le altre aziende e con un indiscusso ruolo di motore dell economia di un Paese, più di ogni altro richiede una sempre maggiore presa di coscienza in questo senso. Per Abi la responsabilità sociale d impresa non è un attività addizionale, ma riguarda direttamente il core business della banca, è un modello per coniugare l economicità della gestione e la qualità delle relazioni tra l impresa e i suoi interlocutori. La stessa associazione di settore non ha mancato grazie al gruppo di lavoro interbancario sull argomento, al quale partecipano il 75% degli istituti di credito associati, il che significa l 87% degli sportelli attivi sul territorio italiano di fornire strumenti utili in tal senso, come il Position paper del dicembre scorso, nato dalla sollecitazione della Comunicazione della Commissione Europea Il partenariato per la crescita e l occupazione: fare dell Europa un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese. Nel documento l Associazione ribadisce di ritenere due i pilastri della responsabilità sociale: la volontarietà e la centralità dei rapporti con gli stakeholders nella creazione di valore, in un mercato che attribuisce un peso sempre crescente alla reputazione delle aziende. In merito al primo aspetto è quasi superfluo sottolineare come la Csr in realtà punti ad andare ben oltre gli obblighi imposti dalla legge, e come un modello 20

23 standard imposto dall alto si rivelerebbe inefficace e molto simile a quell operazione di maquillage cui accennavamo. E qui implicitamente già s introduce il secondo aspetto, quello della rendicontazione come strumento di trasparenza nei rapporti con gli stakeholders, già implicito nella scelta di preferire questa terminologia a quella generica di Bilancio sociale, che suona come una dichiarazione d intenti della volontà di assumere il punto di vista dei portatori d interesse. In quest ottica la rendicontazione cessa di essere una mera presentazione di dati, numeri e condotte, ma segnala una diversa valutazione delle proprie performance, integrando i risultati economici con quelli ambientali e sociali. Da questi presupposti è nata la guida per le banche Il rendiconto agli stakeholders, redatta da Abi ed EconomEtica, il Centro interuniversitario per l etica economica e la responsabilità sociale d impresa. Non si tratta di uno standard, ma di uno strumento metodologico ed esemplificativo per le banche interessate a migliorare e approfondire il rapporto con i propri stakeholders. Se i sistemi di rendicontazione sono necessari per uscire dall autoreferenzialità, la loro proliferazione può generare confusione, finendo per minare il rapporto di fiducia e di credibilità posto alla base del rapporto tra la banca e gli investitori, si tratti di semplici correntisti, piccoli azionisti o grandi investitori. Il rifiuto di assecondare un modello standard di rendicontazione, infatti, non vuole aprire la porta alla più totale assenza di regole e controlli. Piuttosto, si tratta di fornire agli interlocutori della banca (azionisti, clienti, dipendenti, territorio, società civile e no profit) gli strumenti adatti ad essere loro stessi controllori, sia nei confronti dell impresa che nei confronti degli altri stakeholders, perché la tutela degli interessi di una parte non si traduca in svantaggio per un altra. A questa volontà di bilanciare gli interessi delle BILANCIO SOCIALE 2006 Metti insieme lo spirito cooperativo del credito popolare, una Banca attenta alla società circostante e un progetto multistakeholder che dura da tre anni: ecco la pubblicazione del nono Bilancio Sociale di Banca Etruria. Dal documento è emerso un dato decisamente positivo: 178 milioni di euro, distribuiti soprattutto come dividendi ai Soci, elargizioni e stipendi a garanzia dell occupazione. Un plus che si coniuga con la tradizionale attività bancaria, e nel quale va considerato che 1,7 milioni di euro sono stati destinati, sempre nel 2006, alle richieste di Enti e Associazioni per attività sociali e sportive, oltre ai numerosi interventi a favore del patrimonio artistico e culturale. Tra le novità del documento, redatto secondo le nuove linee guida pubblicate da ABI, c è il diretto riferimento alla Carta dei Valori e al Codice Etico nel Capitolo Relazione di Scambio Sociale. Un modo per evidenziare al lettore la coerenza e l evoluzione dell impegno socialmente responsabile della Banca. All interno del Bilancio Sociale e nel sito è a disposizione di tutti gli interessati un questionario anonimo da cui prendere spunti costruttivi e capire le aspettative degli interlocutori. Tutti i lettori possono compilarlo e farlo pervenire alla Banca, come parte integrante della stesura e del miglioramento del documento. 21

24 ECONOMIA & DINTORNI Gli Istituti di Credito che praticano la Csr coniugano l economicità della gestione con la qualità delle relazioni diverse realtà si riferisce l espressione politica multistakeholders, che trova nella realtà bancaria uno degli ambiti più favorevoli. Sono gli stessi interlocutori degli istituti di credito a doverne prendere coscienza, così da poter chiedere (e verificare) una sempre maggiore trasparenza. C è un aspetto dell attività bancaria che non va trascurato in questo contesto. Le banche, nel momento in cui forniscono i capitali necessari a realizzare progetti d impresa, hanno di fatto la possibilità di scegliere se privilegiare le iniziative di sostenibilità. E non solo erogando capitali, ma anche indirizzando i risparmiatori verso prodotti socialmente responsabili. A questo proposito basti ricordare l intervento del direttore generale di Abi Giuseppe Zadra. Nel corso del convegno organizzato dal forum della Finanza sostenibile per presentare le Linee Guida in materia di rendicontazione ambientale e sociale per le forme pensionistiche complementari, Zadra ha fornito dati più che incoraggianti, a cominciare dall aumento del 150% in tre anni del volume di capitali gestiti legati a fondi etici. Un elemento che, unito al fatto che i fondi socialmente responsabili hanno premiato il risparmiatore anche in termini di risultati, consente a Zadra di pronosticare la crescita dell offerta di prodotti etici nel campo delle forme pensionistiche complementari. Non si tratta di una tendenza solo italiana: l indice etico Ftse4Good Global, che seleziona i titoli non solo con riguardo alla performance finanziaria ma in base al rispetto di criteri attenti alla sostenibilità, ha registrato un incremento del 94% del valore dei titoli delle imprese socialmente responsabili negli ultimi dieci anni, segnando un +19% rispetto all indice generale Msci World, come evidenzia una ricerca di Bipiemme Gestioni e Etica Sgr. Anzi, è proprio a partire dal crescente peso del consumo critico nei paesi anglosassoni, tradizionalmente più attenti a queste tematiche, che gli analisti ipotizzano una crescita sia della domanda che dell offerta di questi prodotti. Anche questo particolare comparto dell attività finanziaria conferma che trasparenza e rendicontazione si configurano come due leve strategiche fondamentali per gli istituti di credito. La comunicazione di sostenibilità non può limitarsi ad essere asettica e formalmente ineccepibile, ma deve davvero fornire elementi per valutare la ricaduta della propria attività. In questo modo le banche alimentano un circolo virtuoso nel quale la cura dei rapporti con i propri interlocutori, ritenuti elemento fondamentale della creazione di valore, rinnova la credibilità dell azienda, mentre la società e il territorio che la legittimano, condividendone i comportamenti, contribuiscono al raggiungimento dei suoi obiettivi, ossia la produzione di valore e il successo competitivo. Q uesto legame con il territorio assume un peso specifico maggiore laddove le aggregazioni tra istituti diversi, che assicurano dimensioni ritenute più competitive nel mercato globale, rischia, allontanando di fatto i centri decisionali dal territorio di riferimento, di rompere il legame tra le banche che hanno dato vita a un certo gruppo e il contesto in cui operano da sempre. La globalizzazione, da questo punto di vista, trova nelle politiche di Csr, che garantiscono ricadute positive in termini sociali e ambientali anche locali, un valido strumento di fidelizzazione della clientela. S e questo è in sintesi lo stato dell arte, quali sono le prossime sfide che attendono le banche in materia di Rsi? Quello dell inclusione finanziaria degli immigrati è senza dubbio tra i temi più interessanti. I servizi rivolti agli stranieri che scelgono di stabilirsi nel nostro Paese non rappresenta solo una delle vie maestre per l integrazione dei migranti, ma anche un appetibile spazio di mercato per gli istituti di credito. Spazio che si fa sempre più rilevante, se consideriamo le stime Abi appena pubblicate dalla rivista Bancaforte (I. Ferraro e C. Provatoli, 6/2007): su dieci 22

25 finanziamenti per l acquisto della casa, almeno uno porta la firma di un immigrato, per un totale di circa 350 mila contratti. Basti dire che nel 2004 il volume di credito erogato agli immigrati ha raggiunto 4,85 miliardi di euro, segnando un aumento del 43% rispetto all anno precedente e che citiamo sempre l intervento su Bancaforte secondo un indagine dell Istituto di ricerche Scenari Immobiliari nel 2005 gli immigrati stranieri in Italia proprietari di abitazioni erano e rappresentavano quasi il 15% della quota totale di acquisto di immobili (per un totale di case e un fatturato di 12 miliardi di euro a bilancio del 2005). Ma non è solo il credito per l acquisto della casa a mandare segnali interessanti agli operatori. Negli ultimi cinque anni il tasso di crescita delle imprese gestite e controllate da immigrati ha superato il 10%, contro l 1,21% nazionale per il Il tema dell inclusione finanziaria merita quindi d essere approfondito, come promette il programma del III Forum Csr, dedicato a La relazione sostenibile. La responsabilità d impresa e degli stakeholder: gestire la complessità per una relazione vantaggiosa. In particolare potrà essere utile a chi si occupa d inclusione finanziaria la sessione dedicata a questo tema, nel corso della quale verrà presentato lo studio condotto da Abi e Cespi, che fotografa i rapporti tra migranti e sistema bancario italiano. Analisi dei bisogni finanziari e assicurativi degli immigrati questo il titolo della ricerca offrirà dati quantitativi e qualitativi, anche con focus specifici sulle singole aree geografiche del nostro paese. Un analoga indagine effettuata nel 2005 forniva già numeri di tutto rispetto: all epoca oltre il 57% dei migranti adulti aveva rapporti stabili con un istituto di credito. Le stime Abi prevedono che, entro dieci anni, saranno oltre tre milioni i conti correnti aperti da immigrati, circa il 10% dei conti attivi in Italia. Uno scenario in grado di aprire nuove prospettive anche dal punto di vista del rapporto multistakeholders e della responsabilità sociale, a proposito di pari opportunità e non solo. A dimostrazione che le politiche di Csr non possono essere qualcosa di cristallizzato, ma devono essere in grado di evolversi in risposta al mutare del panorama di riferimento. 23

26 ECONOMIA & DINTORNI SPIGOLATURE IN TEMA DI FINANZA FINANZA Gli argomenti caldi della seconda globalizzazione di Mario Sarcinelli LA BANCA CENTRALE EUROPEA L'istituto di Francoforte è chiamato a svolgere un ruolo chiave per l'integrazione finanziaria e la crescita economica europea. Non avviene nel vuoto l integrazione del mercato finanziario europeo: non solo bisogna varare nuove norme, ma anche modificare le prassi della vigilanza. In questo cangiante quadro normativo, gli intermediari non possono dimenticare i rapporti con la propria clientela, né quanto avviene sul più vasto orizzonte mondiale. L ultima debuttante, la MiFID o direttiva sui mercati degli strumenti finanziari, entrerà in vigore il 1 novembre; allontanandosi dal modello sinora seguito, rappresenta un esempio di massima armonizzazione per assicurare un vero campo livellato. La lenta ripresa del processo politico-diplomatico sul futuro Trattato europeo fortunatamente non sembra influire negativamente sui lavori in corso per l integrazione finanziaria del Continente. È questa fattore critico non solo per alleviare gli effetti di shock che colpiscano in modo differenziato i territori di un unione monetaria, ma soprattutto per aumentare la crescita in Europa. Quest ultima è stata, sia nell eurozona sia in tutta l Unione, più bassa che negli Stati Uniti, soprattutto negli ultimi dieci anni. Ebbene, secondo le ricerche del FMI, pubblicate nel recente volume Integrating Europe s Financial Markets, il differenziale negativo di 0,75, nella crescita tra il 1996 e il 2003, per una metà è addebitabile alla più bassa crescita della produttività nei settori finanziari, escluso quello assicurativo. I responsabili politici, consapevoli di ciò, hanno spinto negli anni recenti per l integrazione del settore finanziario attraverso la formulazione e l approvazione del Financial Services Action Plan. Tuttavia, i risultati dipendono, oggi come domani, dall applicazione delle direttive approvate. I risultati sono stati sinora diseguali e scarsi soprattutto nei mercati al dettaglio, mentre nel campo azionario è ancora riconoscibile un home bias. D altra parte, il processo Lamfalussy può avanzare se si raggiunge un consenso tra 27 paesi, spesso non solo desiderosi di mantenere qualche controllo sugli intermediari finanziari nazionali, ma anche responsabili della stabilità finanziaria. Le spinte ad adeguare il quadro istituzionale per l integrazione europea provengono dagli M&A transnazionali, che oggi interessano non solo primarie banche, ma anche le strutture borsistiche, le società mercato. Tuttavia, lo stesso processo di integrazione comporta nuovi e diversi rischi, in misura maggiore probabilmente nel comparto bancario poiché le interazioni sono più rapide che in altri settori tra cui quello assicurativo. Sebbene attraverso la supervisory convergence si cerchi di dare maggiore omogeneità alla vigilanza sul mercato finanziario europeo, sfide addizionali si presentano ai responsabili della supervisione, sempre meno in grado di controllare banche con operatività transfrontaliera. Ne discende l ovvia necessità di condividere l informazione, ma ciò non sembra essere più sufficiente. Si comincia, perciò, a guardare anche a forme di corresponsabilità, a obblighi congiunti di rendicontazione al fine di internalizzare diseconomie e spillovers, cioè per evitare che l azione di un supervisore cambi le opzioni disponibili per gli altri. 24

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