«TAR Roma: ammessa la compensazione dei debiti tra i privati e gli enti locali» (T.A.R. Lazio Roma Sez. II, Sent., 16/02/2015, n.

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1 «TAR Roma: ammessa la compensazione dei debiti tra i privati e gli enti locali» (T.A.R. Lazio Roma Sez. II, Sent., 16/02/2015, n. 2659) compensazione debiti rapporti tra privati e enti locali In base alla disciplina contenuta nel codice civile la compensazione rientra tra le modalità di estinzione dell'obbligazione diverse dall'adempimento e si sostanzia nell'estinzione delle reciproche pretese creditorie fino alla concorrenza dello stesso valore. La compensazione è, quindi, una facoltà tipicamente connessa alla capacità negoziale di diritto privato, che le amministrazioni pubbliche, anche locali, già hanno nel momento in cui è loro consentito, se non, addirittura, prescritto, di agire in regime di diritto privato. *** REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 3071 del 2014, proposto da: E.I.P. e altri, tutti rappresentati e difesi dall'avv. Gennaro Contardi, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in Roma, Via Alberto Caroncini n. 6; contro Comune di Roma (ora Roma Capitale), in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Luigi D'Ottavi, elettivamente domiciliato presso gli uffici, in Roma, Via del Tempio di Giove n. 21; per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza della Corte di Appello di Roma n. 4656/2011; Visti il ricorso e i relativi allegati;

2 Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Roma (ora Roma Capitale); Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 novembre 2014 la dott.ssa Maria Cristina Quiligotti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Svolgimento del processo - Motivi della decisione Con il ricorso in trattazione i ricorrenti, nella qualità di eredi, hanno chiesto l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza della Corte di Appello di Roma n. 4656/2011 con la quale è stata accolta la domanda di retrocessione dell'area situata in Roma, via Borghetto Farneto, di mq. 550, riportata al catasto terreni del Comune di Roma al foglio 229, particella 20, con sovrastante fabbricato su due piani di m. 490 x m. 10,40 x m. 6,70 di altezza, di mq. 50,96 e per una cubatura di mc. 341,43, oltre cantinola ed è stato determinato in Euro ,00 l'importo dovuto dai ricorrenti per il predetto ritrasferimento, con condanna del Comune di Roma al pagamento delle spese di lite, quantificate in complessivi Euro 6000,00, oltre accessori di legge. Dopo avere pedissequamente ricostruito in punto di fatto i singoli passaggi della vicenda successivi al passaggio in giudicato della predetta sentenza, i ricorrenti hanno dato atto che, da ultimo, con la nota di cui al prot. n. 744 del , l'amministrazione comunale ha comunicato di avere avviato gli atti procedurali idonei al trasferimento del bene e, tuttavia, trascorsi 120 giorni senza alcun effettivo riscontro ulteriore, i ricorrenti hanno adito questo tribunale ai fini dell'esecuzione, con richiesta di nomina del commissario ad acta. L'amministrazione comunale si è costituita in giudizio depositando documentazione in data e memoria difensiva in data , con la quale ha rilevato che: 2

3 - la pretesa dei ricorrenti di operare una compensazione tra i debiti e crediti portati nella sentenza non sarebbe fondata in quanto riguardanti distinti centri di costo/entrata nell'ambito del bilancio comunale il quale è sottoposto a gestione ordinaria e commissariale e la predetta compensazione potrebbe essere operata soltanto nel caso in cui fosse stata disposta da parte della stessa Corte di appello; - in mancanza del pagamento integrale del prezzo indicato in sentenza, l'amministrazione non può procedere alla retrocessione e, pertanto, non vi è alcuna inottemperanza imputabile alla stessa, non avendo ancora i ricorrenti provveduto al riguardo. I ricorrenti lamentano, in sostanza, che l'amministrazione comunale non consente loro di operare la compensazione tra il credito da questi vantato nei confronti della stessa per le spese di lite liquidate in loro favore oltre accessori nella complessiva somma di oltre Euro ,00 e la somma indicata in sentenza quale prezzo per la retrocessione dell'area che interessa posto a carico degli stessi e pari a Euro ,00. L'amministrazione, di contro, ritiene che l'intervenuto pagamento della differenza tra le due somme di cui in precedenza effettuato con più bonifici bancari da parte dei ricorrenti, proprio in quanto da intendersi come versamento soltanto parziale della somma dovuta a titolo di prezzo, non consente di ritenere che si sia concretizzato il presupposto necessario per l'avvio del relativo procedimento ai fini dell'adozione degli atti necessari al concreto ritrasferimento dell'area in loro favore e, quindi, ritiene che non sussista, allo stato, alcuna inottemperanza da parte propria. Con l'ordinanza n. 8875/2014 è stato rilevato che, a prescindere, a quel momento, dalla soluzione che dovrebbe essere data in astratto alla predetta ultima questione, assumeva valenza preliminare verificare se effettivamente l'amministrazione avesse in concreto provveduto o meno al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di lite nell'indicata complessiva somma di cui in precedenza; e, infatti, se la predetta circostanza si fosse effettivamente concretizzata, non vi sarebbe proprio più alcuno spazio per operare la 3

4 compensazione di cui trattasi e i ricorrenti sarebbero tenuti al versamento della differenza ancora dovuta al fine di ottenere l'adozione degli atti necessari; è stato, altresì, rilevato che in atti vi è copia della determinazione dirigenziale n del avente ad oggetto "impegno e liquidazione sorte, interessi legali e spese di giustizia a seguito di provvedimento giurisdizionale. Importo complessivo Euro ,69 mandato non quietanziabile" e, tuttavia, non era dato sapere se effettivamente la somma ivi riportata è stata in concreto erogata ai ricorrenti, atteso che, anche da ultimo, emergeva dalla documentazione versata da parte dell'amministrazione che il Dipartimento Patrimonio aveva richiesto all'avvocatura comunale notizie in ordine alla predetta circostanza, con l'invito, in difetto, a provvedervi quanto prima. Con la predetta ordinanza interlocutoria, pertanto, il Collegio ha disposto i relativi incombenti istruttori a carico delle parti. In riscontro alla richiesta istruttoria di cui sopra, i ricorrenti e l'amministrazione hanno provveduto al deposito documentale di rispettiva competenza in data e Infine, con la memoria del , l'amministrazione comunale ha dato atto che il pagamento delle spese di cui trattasi in favore dei ricorrenti non era ancora stato effettuato in conseguenza della mancata compilazione da parte degli stessi del cd. modello 45 di cui alla comunicazione elettronica del e, quindi, in definitiva, proprio per la mancanza di cooperazione da parte di questi ultimi. Alla pubblica udienza del il ricorso è stato trattenuto per la decisione alla presenza degli avvocati delle parti come da separato verbale di causa. Il ricorso è fondato e merita accoglimento per le considerazioni tutte che seguono. L'art c.c. dispone che "Quando due persone sono obbligate l'una verso l'altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti, secondo le norme degli articoli che seguono." E il successivo articolo 1246 c.c. esclude la 4

5 compensazione, tra le altre ipotesi, qualora ricorra un divieto stabilito dalla legge. In base alla disciplina contenuta nel codice civile la compensazione rientra tra le modalità di estinzione dell'obbligazione diverse dall'adempimento e si sostanzia nell'estinzione delle reciproche pretese creditorie fino alla concorrenza dello stesso valore. La compensazione può essere legale, giudiziale o volontaria. La compensazione è, quindi, una facoltà tipicamente connessa alla capacità negoziale di diritto privato, che le amministrazioni pubbliche, anche locali, già hanno nel momento in cui è loro consentito, se non, addirittura, prescritto, di agire in regime di diritto privato. Del resto anche la magistratura contabile si è ripetutamente espressa in tal senso, ammettendo la compensazione dei debiti tra i privati e gli enti locali. In particolare - in un caso in cui un sindaco aveva chiesto un parere in merito alla possibilità di finanziare un debito derivante da lodo arbitrale rituale mediante la compensazione di cui all'art c.c. con il canone annuo che il concessionario/creditore corrisponde al comune, alla luce della comunicazione del privato secondo cui avrebbe pagato il suddetto canone mediante la compensazione con il credito fino al saldo spettante in forza del lodo - premesso che un debito derivante da lodo arbitrale rituale è equiparabile, quanto all'efficacia, alla sentenza, (Corte Conti, Sez. Lombardia, delib. n. 910/2009 e più di recente n. 401/2012), si è concluso nel senso che "non può ritenersi preclusa la compensazione tra debiti reciproci intercorrenti tra soggetti privati e enti locali per rapporti contrattuali e commerciali", atteso che: - già l' art. 69, comma 1, del R.D. n del 1923, sulla contabilità generale dello Stato, prevedeva, nei casi ammessi dalle leggi, la cessione e la delegazione dei crediti verso lo Stato e la possibilità, al comma 6, di sospendere un pagamento in presenza di un contemporaneo credito; - dalla circostanza che l'art c.c. esclude la compensazione, tra le altre ipotesi, qualora ricorra un divieto stabilito dalla legge, permette a contrario di 5

6 argomentare che "non occorre cercare una disposizione di legge che consente la compensazione, quanto piuttosto che la vieti. Esattamente, quindi, la disposizione legislativa si limita a determinare un effetto autorizzativo di facoltà proprie della capacità negoziale di diritto privato che già sono in capo all'ente locale"; - in concreto, dunque, "non può ritenersi preclusa la compensazione tra debiti reciproci intercorrenti tra soggetti privati e enti locali per rapporti contrattuali e commerciali" (CORTE CONTI Lombardia, deliberazione n. 103 del 2014). E' stato, altresì, specificato che i predetti principi appaiono trovare ancor più piana applicazione nel caso in esame, laddove la certezza, liquidità ed esigibilità del credito che viene opposto in compensazione all'amministrazione appaiono acclarate da un lodo arbitrale rituale. Peraltro i crediti di cui trattasi, entrambi di natura pecuniaria, sebbene abbiano diverso titolo, attenendo il credito dell'amministrazione all'indennità per la retrocessione dell'area e quello dei privati alle spese del giudizio liquidate in sentenza, traggono, in realtà, la loro origine dal medesimo titolo giuridico che è rappresentato appunto dalla sentenza del cui giudicato è chiesto in questa sede l'esecuzione. Né in senso ostativo vale il richiamo a quella giurisprudenza secondo cui, in sede di giudizio di ottemperanza, come non può essere riconosciuto a favore del privato un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello fatto valere ed affermato con la sentenza da eseguire (anche se ad essa conseguente o collegato), allo stesso modo, al fine di giustificare la mancata esecuzione del giudicato, non può essere opposto in compensazione da parte dell'amministrazione un proprio credito, del tutto estraneo alla questione decisa con la sentenza ottemperanda ai sensi degli artt. 112 ss. c.p.a. (cfr. Cons. Stato, IV, 6 aprile 1993 n. 392; Cons. Stato, IV, 17 aprile 2003, n. 2007), atteso che - oltre alla considerazione di cui in precedenza - nella fattispecie, è il privato che chiede l'ottemperanza di una sentenza passata in giudicato la quale dispone la retrocessione del bene determinando contestualmente l'importo dovuto dai ricorrenti ai fini del ritrasferimento. I ricorrenti, infatti, 6

7 non avrebbero potuto chiedere in sede di giudizio di merito la compensazione del proprio debito con il credito vantato da parte degli stessi a titolo di spese del medesimo giudizio atteso che il predetto credito non solo allo stato era incerto nel suo ammontare ma era, altresì e ancora prima, incerto nella sua stessa esistenza, attesa la discrezionalità spettante nella materia della condanna al pagamento delle spese del giudizio da parte del giudice. Né ancora la circostanza che la compensazione non sia stata disposta da parte del giudice, costituisce ostacolo all'operatività della compensazione ad iniziativa del privato Vale comunque la pena di rilevare che la compensazione di cui si discutono in questa sede i limiti di ammissibilità è cosa del tutto diversa dalla compensazione delle partite contabili, vietata in quanto contraria ai principi di universalità e integralità stabiliti dall'art. 151 T.U.E.L., che impongono che "Tutte le entrate sono iscritte in bilancio al lordo delle spese di riscossione a carico degli enti locali e di altre eventuali spese ad esse connesse. Parimenti tutte le spese sono iscritte in bilancio integralmente, senza alcuna riduzione delle correlative entrate" (art. 162, comma 4, TUEL). Gli operatori degli enti locali e delle rispettive tesorerie devono, pertanto, tener conto di tali principi nel momento in cui ammettono e dispongono la compensazione giuridica tra debiti. Da quanto esposto consegue che, non essendovi contestazione tra le parti in ordine alle somme già corrisposte da parte dei ricorrenti, questi risultano avere corrisposto, compresa la compensazione di cui trattasi, l'intera somma indicata in sentenza, con la conseguenza che l'amministrazione comunale è tenuta a darvi esecuzione nella parte di rispettiva competenza provvedendo alla retrocessione dell'immobile in questione. Spese compensate in considerazione della peculiarietà e della novità delle questioni trattate. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo 7

8 accoglie e, per l'effetto, ordina all'amministrazione comunale resistente di dare esecuzione al giudicato di cui in oggetto ai sensi di cui alla motivazione che precede nel termine di 60 (sessanta) giorni dalla notificazione a cura di parte o dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza. Si fa riserva di nomina del Commissario ad acta a richiesta di parte ricorrente ove l'amministrazione non ottemperi nel termine di cui sopra. Contributo unificato refuso. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 novembre 2014 con l'intervento dei magistrati: Salvatore Mezzacapo, Presidente Maria Cristina Quiligotti, Consigliere, Estensore Silvia Martino, Consigliere 8

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