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2 Gli Strumenti Finanziari della Cooperazione italiana a sostegno dello sviluppo del settore privato A cura dell Ufficio X DGCS Cons. Leg. Francesco Capecchi Segr. Leg. Enrico Barbato Ing. Francesco Anania

3 Strumenti finanziari per il settore privato InDICE INTRODUZIONE 5 La Cooperazione allo Sviluppo ed il settore privato: punti di contatto e strumenti operativi della Cooperazione - Min. Plen. Giampaolo Cantini, Direttore Generale DGCS CapITOlO 1: I crediti d aiuto in favore dei paesi partner (articolo 8, legge 125/2014) 1. Definizione e procedure 7 2. Il Matching su credito d aiuto 9 3. Le Linee per le Piccole Medie Imprese La Conversione del Debito - Debt for development swap 13 CapITOlO 2: I Finanziamenti agevolati alle Imprese italiane che realizzano imprese miste nei paesi partner (articolo 27, legge 125/2014) 1. Definizione, evoluzione e procedure 15 a. Modifiche introdotte in via regolamentare 17 b. Modifiche introdotte in via normativa 17 c. Potenzialità offerte dalla Riforma Il Fondo di Garanzia 22 CapITOlO 3: I nuovi strumenti - cofinanziamenti con istituzioni sovranazionali e blending con fondi UE 1. Cofinanziamenti con Istituzioni sovranazionali o regionali (fra cui Banca Mondiale, BEI, CAF) Blending con Fondi dell Unione Europea 27 3

4 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo APPEnDICE legge 26 FEBBRaIO 1987, N. 49 Nuova disciplina della cooperazione dell Italia con i Paesi in via di sviluppo 31 legge 11 agosto 2014, N. 125 Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo 55 CREDITI D aiuto 1. Delibera C.D. n. 103 del 29/11/2006 Concessionalità Delibera C.D. n. 221 del 14/10/2008 Percentuali di slegatura in funzione dei settori di attività Delibera CIPE n. 93 del 06/11/2009 Slegatura paesi HIPC e LDC-PMA Delibera C.D. n. 117 del 27/06/2013 Procedura Matching 92 ImpREsE miste 1. Delibera CIPE n. 56 del 02/08/2013 Regolamento di attuazione art. 7 L.49/ Delibera C.D. n. 66 del 30/05/2014 Procedure per l istruttoria delle operazioni ex art. 7 L.49/87 in accordo alla Delibera CIPE n. 56/ Parere C.D. n. 17 del 17/10/2014 Regolamento Fondo di garanzia approvato dal CIPE il 20/02/ Formulario per la presentazione della domanda di finanziamento agevolato 126 4

5 Strumenti finanziari per il settore privato InTRODUZIOnE la COOpERaZIONE allo sviluppo ED Il settore privato: punti DI CONTaTTO E strumenti OpERaTIVI DElla COOpERaZIONE min. plen. Giampaolo Cantini, Direttore Generale DGCs Stiamo vivendo un momento di grande novità nel settore della Cooperazione allo sviluppo, soprattutto in riferimento alla Nuova Agenda Post Due grandi processi si sono appena conclusi: Millennium Development Goals e Sustainable Development Goals. Tempo e geografia che li hanno alimentati sono mutati, così come è mutato lo scenario descritto dalla L. 49/87. Con la recente approvazione della Legge di Riforma della Cooperazione allo Sviluppo, vera e propria legge di sistema, si sono volute cogliere appieno le nuove opportunità di trasformare le politiche di cooperazione in un investimento strategico del Paese nel co-sviluppo, avente quindi l ambizione di rafforzare il ruolo dell Italia quale partner affidabile per costruire una globalizzazione più equa e sostenibile. Il mutamento delle predette dinamiche ha ampliato lo spazio per gli attori di cooperazione: soggetti pubblici, come gli enti locali, le regioni, le Università o tutto il mondo della cooperazione decentrata, e privati, come le fondazioni bancarie e filantropiche o le aziende che si ispirano ai concetti della corporate social responsibility o a quelli cooperativistici. Proprio la percezione del cambiamento ha spinto il Parlamento a realizzare una riforma organica della Cooperazione, nell ambito della quale il MAECI è di fatto diventata l amministrazione che rende il sistema di cooperazione italiano aperto alla partecipazione di tanti soggetti, strumento della politica estera italiana, principio riproposto all art. 1 della Legge di Riforma. Per il perseguimento di tali finalità esiste la necessità di associare non solo l aiuto pubblico ma anche il settore privato. La stessa Commissione Europea ha previsto di caratterizzare la propria programmazione per la Cooperazione allo sviluppo attraverso un coinvolgimento del settore privato, da mobilitare secondo due strategie, quella del private sector development (sostegno allo sviluppo di un enabling environment nei PVS, sostegno al settore formale e informale, all imprenditoria femminile, facilitazioni all accesso ai finanziamenti e una finanza inclusiva) e quella del private sector engagement for development (Corporate Social Responsibility, business solutions inclusive, Public-Private Partnership, anche con la collaborazione delle ONG e della società civile, riconoscimento del ruolo per il settore privato nell Agenda post-2015). Le stesse Conclusioni del CODEV del dicembre 2014, sotto l impulso della Presidenza Italiana dell Unione Europea, hanno indicato che cooperazione ed internazio- 5

6 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo nalizzazione possono utilmente convergere ed interagire nella misura in cui rispondano al bisogno dei paesi partner di crescere e svilupparsi attraverso il rafforzamento del proprio settore privato. Un principio fondamentale da seguire nell engagement del settore privato è il focus sulla lotta alla povertà, tramite la creazione di lavoro e la crescita economica inclusiva, che deve prevenire interventi che possano risultare in un uso delle risorse non coerente con gli obiettivi di sviluppo. Del resto, l esperienza mostra come sia necessario esplorare sinergie tra attori di diversa natura nell individuazione di iniziative che incentivino lo sviluppo nei PVS, attraverso il settore privato, in considerazione del fatto che da parte dei PVS cresce la richiesta per una maggiore presenza di quest ultimo (PMI e non profit, ONG) quale veicolo per attivare lo sviluppo locale. Con la recente Riforma, dunque, si è in gran parte recepita l attività di modifica della vecchia normativa di cooperazione nel settore pubblico-privato, sia dal punto di vista regolamentare, sia normativo, che già la DGCS aveva avviato per adattare alla nuova realtà ora descritta il ventaglio di strumenti finanziari disponibili. In particolare, si è intervenuti con l obiettivo di dare un sostegno concreto ai macroprocessi sopra descritti, assicurando al contempo che gli strumenti in parola fossero prioritariamente destinati allo sviluppo del settore privato dei paesi Partner. Il rilancio di tali strumenti punta, da un lato, a favorire maggiori flussi di finanziamento per lo sviluppo dei PVS e, dall altro, a coniugare cooperazione allo sviluppo ed internazionalizzazione delle imprese italiane, nell ottica di una visione più ampia del concetto di cooperazione, intesa come investimento strategico nell interesse del Sistema Paese. In un tale contesto, le tipologie sulle quali si concentra la presente pubblicazione sono le seguenti: i crediti di aiuto, con particolare riguardo al cosiddetto matching ; le linee di credito per le piccole e medie imprese ed i finanziamenti alle imprese italiane che realizzano imprese miste nei Paesi partner, ai sensi dell art. 27 della Legge n. 125/2014. A questi si aggiunge un analisi dei nuovi strumenti quali il cofinanziamento con istituzioni sovranazionali ed il Blending con fondi dell Unione Europea. Il presente Quaderno, che si colloca all interno di una collana di pubblicazioni di carattere divulgativo della Cooperazione italiana, si prefigge di fornire un sostegno operativo per tutti coloro che vogliano approfondire il tema degli strumenti della Cooperazione diretti al settore privato. Esso rappresenta un vademecum facilitare l approccio verso una materia complessa e tecnica anche grazie all Appendice comprensiva di normativa e modulistica. 6

7 Strumenti finanziari per il settore privato CAPITOLO 1 I CREDITI D aiuto IN FaVORE DEI paesi partner (articolo 8 della legge 125/2014) 1. Definizione e procedure Art. 8 legge 125/14: Iniziative di cooperazione con crediti concessionali. 1. Il Ministro dell economia e delle finanze, previa delibera del Comitato di cui all articolo 21, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ed in base alle procedure stabilite dalla presente legge, autorizza la Società Cassa depositi e prestiti Spa a concedere, anche in consorzio con enti o banche estere, a Stati, banche centrali o enti pubblici di Stati di cui all articolo 2, comma 1, nonché a organizzazioni finanziarie internazionali, crediti concessionali a valere sul fondo rotativo fuori bilancio costituito presso di essa ai sensi dell articolo 26 della legge 24 maggio 1977, n Ove richiesto dalla natura dei programmi di sviluppo, i crediti concessionali possono essere destinati al finanziamento dei costi locali e di acquisti in Paesi terzi di beni, servizi e lavori inerenti alle iniziative di cui al presente articolo. I crediti di aiuto sono crediti concessionali destinati a Paesi partner che generalmente devono, in accordo all Arrangement OCSE - DAC, soddisfare due condizioni principali: a) i progetti finanziati non devono essere commercialmente viabili. Tale condizione vale solo per i crediti legati a lavori, forniture o servizi provenienti dal Paese che ha concesso il credito; b) il reddito pro-capite del Paese beneficiario non deve superare la soglia massima stabilita dalla Banca Mondiale per i paesi a reddito medio - alto; per il 2014 tale soglia è pari a dollari USA. Per i crediti legati, invece, il reddito pro capite del Paese non deve superare la soglia massima stabilita dalla Banca Mondiale per i paesi a reddito medio - basso, pari nel 2014 a dollari USA. Una preferenza in tale contesto è accordata ai Paesi prioritari, identificati nelle linee guida triennali della cooperazione italiana, che sono attualmente 20 (africa subsahariana: Burkina Faso, Etiopia, Kenya, Mozambico, Niger, Senegal, Somalia, Sudan, Sud Sudan - Nord africa: Egitto, Tunisia - Balcani: Albania. medioriente: Libano, Territori Palestinesi - america latina e Caraibi: Bolivia, Cuba, El Salvador - asia: Afghanistan, Pakistan, Myanmar), oltre a 4 paesi identificati nelle suddette linee guida (Guinea Conakry, Iraq, Ecuador e Vietnam); I soggetti beneficiari possono essere Stati, Banche Centrali o Enti di Stato di Paesi in via di Sviluppo ed, a seguito della recente Riforma organizzazioni finanziarie internazionali, ai sensi dell art. 8 comma 1 Legge 125/2014. Con tale strumento possono essere finanziati progetti o programmi di cooperazione in vari settori quali l agricoltura/ sicurezza alimentare, la sanità, l istruzione/formazione, lo sviluppo del settore privato, il patrimonio culturale, l acqua, l ambiente, l energia, le infrastrutture. I crediti di aiuto possono essere destinati al finanziamento di lavori, di forniture e di servizi di origine italiana (c.d. crediti legati ) con eventuali spese in loco, nei PVS 7

8 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo limitrofi e nei paesi OCSE, fino ad una percentuale massima del 95% del credito. In alternativa, ai sensi delle Raccomandazioni OCSE-DAC del 2001 e del 2008, se diretti ai cosiddetti Paesi Meno Avanzati (PMA) ed ai Paesi HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) possono essere slegati. I progetti finanziati sono realizzati da imprese aggiudicatarie a seguito di gare internazionali aperte, oppure, nel caso di minori dimensioni, a seguito di gare nazionali riservate a imprese locali. I termini e le condizioni finanziarie di tali crediti (tasso d interesse, durata del credito, periodo di grazia) sono connessi al livello di concessionalità attribuito al Paese in funzione del suo reddito pro-capite. Per quanto concerne le procedure, la richiesta di un credito di aiuto viene avanzata dal Paese partner, tramite l Ambasciata d Italia, agli Uffici competenti della DGCS che ne valutano l eleggibilità in funzione delle priorità e della programmazione della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Se ritenuto eleggibile, il documento di progetto è presentato al Comitato Direzionale (che sarà sostituito dal Comitato Congiunto ex art. 21, Legge 125/14) per l emissione di un parere sulla concessione del credito. Successivamente viene elaborato un Accordo tra Governi nel quale sono indicate le modalità operative, con riferimento alle procedure di gara, l aggiudicazione dei contratti e l erogazione del finanziamento. Le procedure di gara applicabili saranno quelle adottate dalla Unione Europea (PRAG) o dalla World Bank, salvo il necessario rispetto dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché di pubblicità statuiti da ultimo nel Codice dei Contratti (art. 2 comma 1 del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163). L esecuzione dei contratti avviene compatibilmente con la normativa locale del Paese beneficiario. L erogazione ai Soggetti beneficiari viene effettuata dall Ente Gestore del Fondo rotativo, a seguito di un decreto emesso dal Ministero dell Economia e delle Finanze ed in accordo con le modalità previste nella convenzione finanziaria firmata dallo stesso Ente Gestore con l Ente nominato dal Governo locale. Tali modalità prevedono un erogazione diretta al Governo del Paese Partner o in alternativa al fornitore dei servizi/beni o lavori 1 su mandato del Governo locale. Su tale soggetto ricade l onere di rimborsare al Governo italiano il credito. I crediti d aiuto sono previamente notificati all OCsE - DaC e pubblicati sul sito della Cooperazione italiana, non appena vengono deliberati dal Comitato Direzionale. I relativi avvisi di gara vengono anch essi pubblicati sul sito della Cooperazione MAECI - DGCS, sulla GURI e sui maggiori quotidiani nazionali. 8 1 I controlli sull erogazione sono effettuati dalla DGCS in modalità ex ante o ex post, a seconda della rilevanza degli importi di cui al credito d aiuto. Per lavori, fino a Euro controlli solo sul rapporto di aggiudicazione o auditing della Stazione appaltante; fra e controlli ex ante solo sull aggiudicazione; oltre controlli ex ante sia sui documenti di gara che sull aggiudicazione. Per forniture e servizi, sotto i Euro controllo ex post; fra i e Euro controlli solo sull aggiudicazione e sopra i doppio controllo sia sulla documentazione di gara che sull aggiudicazione.

9 Strumenti finanziari per il settore privato Di particolare interesse, con riferimento al settore privato, sono le linee di credito che il Governo italiano mette a disposizione delle piccole e medie imprese locali, attraverso il sistema bancario del Paese Partner. Si tratta di finanziamenti agevolati destinati in buona parte ad acquisti di beni e servizi di origine italiana. In questo momento sono operative simili linee di credito in otto PVS (Albania, Ghana, Giordania, Senegal, Serbia, Tunisia, Palestina e Uruguay). Come accennato in premessa, una importante novità introdotta dall art. 8 comma 1 della Legge 125/2014 di Riforma è la possibilità di individuare anche le Organizzazioni finanziarie internazionali come eleggibili a tali finanziamenti concessionali. Presso tali Organizzazioni si potranno in tale modo istituire ad esempio trust fund, finanziati a credito, per la realizzazione di progetti nelle aree di competenza delle OO.II. stesse, qualora coincidano con quelle di interesse per la Cooperazione, sulla base di quanto stabilito dalle Linee Guida Schema illustrativo 1 2. Il matching su credito d aiuto Il Matching è una particolare procedura di concessione di crediti di aiuto prevista dall OCSE DAC, regolata tramite l Arrangement on Guidelines for Officially Supported Export Credit, dalla delibera del Comitato Direzionale n. 117/2013 2, che prevede l attivazione di un credito di aiuto italiano su richiesta di un impresa italiana che partecipi ad una gara internazionale finalizzata alla realizzazione di progetti di sviluppo 2 Cfr. allegato n. 4, sezione Crediti d aiuto dell Appendice 9

10 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo in PVS, a cui concorrano aziende potenzialmente beneficiarie dal sostegno finanziario da parte del proprio Paese di appartenenza OCSE. In tal caso il Governo italiano, su richiesta dell impresa, manifesta alle Autorità locali la propria disponibilità a concedere un credito di aiuto alle stesse condizioni offerte dal concorrente OCSE. Tale sostegno finanziario, essendo legato, è naturalmente condizionato alla aggiudicazione della gara in favore dell impresa italiana. Lo strumento si pone quale obiettivo quello di consentire alle aziende italiane di concorrere su basi paritarie rispetto ai concorrenti OCSE in presenza di gare internazionali per la realizzazione di rilevanti progetti di cooperazione. Tale procedura ha già avuto applicazione pratica da parte dalla Cooperazione Italiana per un progetto di grande rilevanza economica e strategica nel 2013, in Marocco, nel settore dei trasporti. Grazie a tale intervento l azienda italiana partecipante alla gara si potuta aggiudicare la relativa commessa in un regime di parità rispetto alle concorrenti, a loro volta supportate dai Paesi di appartenenza e vincerla in ragione di un offerta valutata come migliore. Schema illustrativo 2 10

11 Strumenti finanziari per il settore privato Schema illustrativo 3 3. le linee per le piccole medie Imprese Ai fini dello sviluppo del settore privato locale, vale la pena sottolineare l importanza rivestita dalle linee di credito concesse direttamente alle PMI dei Paesi partner. Tali linee di credito sono legate all acquisto di beni e servizi italiani per una percentuale variabile (solitamente tra il 50% ed il 70%) ed hanno l obiettivo di abbattere i tassi di interesse di mercato del credito commerciale nei paesi di riferimento. Tali fondi vengono concessi al Governo del Paese partner, il quale, tramite la propria Banca centrale, li distribuisce alle Banche commerciali o alle eventuali società di microfinanza, consentendo loro di erogare alle PMI locali finanziamenti a tassi agevolati rispetto a quelli di mercato. Tra le varie già concesse, vanno segnalate le linee di credito in Tunisia, in Ghana ed in Senegal, che si aggiungono a quelle già esistenti in Egitto, Palestina ed Albania. 11

12 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Schema illustrativo 4 Schema illustrativo 5 12

13 Strumenti finanziari per il settore privato 4. la conversione del debito debt for development swap La conversione del debito è un meccanismo che prevede la cancellazione di parte del debito dovuto all Italia dal Paese partner ed originato dalla concessione di crediti di aiuto, in valuta convertibile, a fronte della messa a disposizione da parte del paese debitore di risorse equivalenti in valuta locale per la realizzazione di progetti di sviluppo concordati tra i Governi, finalizzati allo sviluppo socio - economico, alla protezione ambientale ed alla riduzione della povertà. Le operazioni di conversione debitoria sono disciplinate dalla legge 25 luglio 2000, n Originariamente, erano eleggibili per tale tipo di operazioni i Paesi per i quali fosse stata previamente raggiunta un intesa presso il Club di Parigi sulla ristrutturazione del debito, la quale prevedesse specificamente la possibilità di procedere alla conversione. Nel 2007 è intervenuta una riforma di tale sistema, per mezzo di una modifica della sopracitata Legge n. 209/2000, che ha consentito di addivenire alla conversione anche di quei crediti di aiuto che non avessero subito in precedenza una ristrutturazione. Tale possibilità è consentita oltre che nel caso di catastrofi naturali anche nel caso di iniziative promosse dalla comunità internazionale a fini di sviluppo. Negli anni l Italia è stata molto attiva sul fronte delle conversioni debitorie da crediti d aiuto. Complessivamente sono stati conclusi 25 accordi con i seguenti paesi: Marocco (2000, 2009 e 2013), Giordania (2000 e 2011), Egitto (2001, 2007 e 2012), Perù (2001 e 2007), Tunisia (abbattimento tassi d interesse, 2002), Algeria (2002 e 2011), Ecuador (2003 e 2012), Yemen (2003), Indonesia (2005), Gibuti (2006), Kenya (2006), Pakistan (2006), Macedonia (2007), Vietnam (2010), Albania (2011), Filippine (2012), Myanmar (2013) per un ammontare complessivo di $USA ,01 e di Euro ,32 (pari ad un controvalore totale di Euro ,71 al cambio Euro/$ del 30/09/2014). In tale contesto, i progetti finanziati con le risorse liberate dalla conversione hanno interessato in via prioritaria i settori della sanità (ospedali, strutture sanitarie di base, distribuzione medicinali), delle risorse idriche e dello sviluppo rurale (valorizzazione zone agricole, costruzione strade rurali, approvvigionamento acqua potabile) dell istruzione (scuole, università, biblioteche) ed interventi a protezione dell ambiente. Le procedure operative prevedono che i progetti siano approvati da Comitati Misti a seguito di una valutazione tecnica effettuata in loco. I soggetti proponenti sono prevalentemente Istituzioni locali, ONG italiane e presenti nel paese beneficiario ed Istituzioni Multilaterali. Il limite al coinvolgimento del settore privato nei programmi in parola è rappresentato dalla problematica della conversione in valuta locale. Da un lato, infatti, per le imprese italiane i contratti in valuta locale, soprattutto ove inconvertibile, non suscitano interesse; dall altro, le Autorità competenti non sempre sono inclini a procedere ad iniziative che prevedano pagamenti in valuta forte (Euro o Dollaro), in quanto essi annullerebbero il vantaggio ottenuto con la conversione del debito (dovendosi riconvertire in Euro o Dollari somme che erano già state convertite in valuta locale). 13

14 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Sono attualmente in fase di negoziazione accordi di conversione con Tunisia e Gibuti, mentre la negoziazione dell accordo di conversione con la Siria è attualmente sospesa. Sono inoltre attualmente operativi accordi di conversione con Egitto, Kenya, Giordania, Pakistan, Albania. Altri Accordi che sono già stati firmati, ma non ancora resi operativi sono, invece, quelli con Ecuador, Filippine e Vietnam. Schema illustrativo 6 14

15 Strumenti finanziari per il settore privato CAPITOLO 2 I FINaNZIamENTI agevolati alle ImpREsE ITalIaNE CHE REalIZZaNO ImpREsE miste NEI paesi partner (articolo 27 della legge n. 125/2014) 1. Definizione, evoluzione e procedure Art. 27 legge 125/14: Una quota del Fondo rotativo può essere destinata a: a) concedere ad imprese italiane crediti agevolati per assicurare il finanziamento della quota di capitale di rischio, anche in forma anticipata, per la costituzione di imprese miste in Paesi partner, individuati con delibera del CICS, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese; b) concedere crediti agevolati ad investitori pubblici o privati o ad organizzazioni internazionali, affinché finanzino imprese miste da realizzarsi in Paesi partner o eroghino altre forme di agevolazione identificate dal CICS che promuovano lo sviluppo dei Paesi partner; c) costituire un fondo di garanzia per i prestiti concessi di cui alla lettera a). Lo strumento destinato al Finanziamento delle aziende italiane che realizzano joint ventures nei PVS era presente già nella precedente Legge di cooperazione (art 7 Legge n. 49/1987) ed è nel tempo stato rivisto ed aggiornato per renderlo adeguato alla nuova realtà descritta nell introduzione. Tale strumento è stato ripreso nella Legge di Riforma (Legge 125/2014), la quale ne ha ulteriormente ampliato lo spettro di utilizzo, aggiungendo delle nuove fattispecie. Si tratta anche in questo caso di un esempio di partnership tra settore pubblico e privato, in quanto tali iniziative vengono finanziate dall impresa italiana con fondi sia propri che pubblici. Lo strumento è descritto al comma 3, lettera a) dell art. 27 della nuova legge. Esso prevede la concessione di crediti agevolati alle imprese italiane 3 per il parziale finanziamento (70%) della loro quota di capitale di rischio in imprese miste da realizzarsi in Paesi in via di sviluppo, con partecipazione di investitori pubblici e privati, anche congiuntamente, del Paese destinatario. I crediti possono essere concessi in Paesi partner individuati dal Comitato Direzionale, tenendo conto delle priorità geografiche generali della Cooperazione italiana e della sussistenza di adeguate garanzie agli investimenti esteri. È possibile accedere ai finanziamenti a fronte di conferimenti in denaro in conto capitale sociale (e nella misura del 20% dell importo finanziato anche in natura). La partecipazione al capitale delle imprese miste da parte delle società italiane deve essere finalizzata alla realizzazione di nuove iniziative, e/o all ampliamento di iniziative preesistenti. Tali attività devono essere volte a favorire lo sviluppo nei seguenti settori: industria, agricoltura, 3 Società legalmente registrate in Italia e con almeno 3 anni di operatività nel medesimo settore nel quale richiedono il finanziamento agevolato. 15

16 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo allevamento, pesca ed attività di trasformazione dei loro prodotti, artigianato, servizi locali di pubblico interesse nei settori dell energia, delle comunicazioni, dell acqua, dei trasporti e dei rifiuti, microfinanza, servizi di microimprenditorialità, commercio locale, commercio equo solidale, turismo sostenibile, tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, fornitura di servizi medici di pubblica utilità e produzione di medicinali, formazione professionale ed educazione. Obiettivo primario di tali iniziative finanziate attraverso fondi della Cooperazione è lo sviluppo (inteso in senso lato) della Comunità locale, secondo il modello indicato nelle Linee Guida , tenuto conto delle delineate priorità geografiche e settoriali degli interventi. La ratio dello strumento risiede quindi in ultima analisi nella considerazione che gli obiettivi di cooperazione e di internazionalizzazione delle imprese italiane, pur essendo separati e come tali dotati di strumenti distinti, hanno finalità che possono coincidere, nella misura in cui rispondano al bisogno dei paesi partner di crescere e svilupparsi attraverso il rafforzamento del settore privato. Iniziative con obiettivi di esclusiva internazionalizzazione con limitata ricaduta in termini di sviluppo locale possono comunque essere proposte ad altri soggetti istituzionali (i.e. Simest, Sace) ed eventualmente finanziate con l ausilio di differenti strumenti normativi, che tali organismi sono in grado di garantire alle imprese. In merito ai requisiti, si richiede alle imprese italiane una rilevante partecipazione nel capitale di rischio (almeno del 20%), così come nella gestione dell impresa, nella formazione e sviluppo del management locale. La partecipazione degli investitori locali (imprese o cittadini del PVS) non potrà essere inferiore al 25% del capitale di rischio dell iniziativa. Il finanziamento agevolato non potrà in ogni caso superare l importo di Euro ,00 e potrà avere una durata di un massimo di 10 anni, di cui 5 di grazia 4. I paesi eleggibili attualmente sono i paesi HIPC (Heavily Indebted Poor Countries), i paesi PMA (Paesi Meno Avanzati) e i paesi con un reddito pro capite annuo inferiore a quello individuato annualmente dalla Banca Mondiale come limite superiore per la classificazione dei paesi definiti lower middle income. Ad essi si aggiungono i paesi individuati come prioritari dalle ultime Linee Guida elaborate dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. L ammissibilità è condizionata alla verifica dell esistenza in tali Paesi di sufficienti garanzie a tutela degli investimenti esteri. Tale condizione sarà dunque subordinata alla sussistenza di accordi di protezione degli investimenti con l Italia. Negli ultimi anni lo strumento, a fronte di circa 108 milioni di euro disponibili sul sottoconto art. 7 del Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, è stato poco utilizzato per varie ragioni, fra cui la concorrenza di strumenti agevolativi simili, l ab Questo significa che gli interessi sul finanziamento, che ad oggi equivalgono allo 0,372% (15% del tasso per il credito industriale, che a febbraio 2014 è il 2,48%,) inizieranno ad essere restituiti dall impresa richiedente il finanziamento a partire dal sesto anno.

17 Strumenti finanziari per il settore privato bassamento tassi d interesse e l esclusione del settore industriale dai settori eleggibili. Per tale ragione, anche alla luce della recente crisi economica che ha colpito le economie occidentali, si è deciso di intervenire rivisitando le modalità operative e le condizioni disciplinanti la concessione di tali finanziamenti, attraverso l adozione di modifiche normative e regolamentari volte a perseguire un ulteriore raccordo tra cooperazione internazionale, aiuto pubblico allo sviluppo e internazionalizzazione delle imprese italiane. a. modifiche introdotte in via regolamentare Il Comitato Direzionale, in data 27 giugno 2014, ha approvato due documenti volti a rilanciare lo strumento. Il parere n. 6/2013 ha proposto un emendamento al Regolamento CIPE n. 92/2009. Il 2 agosto 2014 il CIPE ha adottato la delibera n Gli emendamenti al Regolamento riguardano: l ampliamento dei settori eleggibili, tra cui anche il settore industriale, salve le necessarie cautele per evitare interventi di pura delocalizzazione, coerentemente a quanto previsto dall art.1, comma 12 della legge 14 maggio 2005 n. 80; aumento dell ammontare finanziabile per ogni singola iniziativa (da 5 a 10 milioni di Euro); possibilità di finanziare anche apporti in natura (beni tangibili), nella misura massima del 20% dell investimento e possibilità di concedere anticipi prima dell apporto di capitale nell impresa mista. Vale la pena sottolineare che tale anticipo, che può essere al massimo pari al 70% del finanziamento, deve essere garantito da previa fidejussione bancaria. b. modifiche introdotte in via normativa Le misure sopracitate risultano complementari alle recenti modifiche dell art 7 della legge 49/87 introdotte dal D.L. 69/13 (c.d. Decreto del Fare ), convertito in legge n. 98 del Esse prevedono la possibilità di destinare una quota del Fondo Rotativo dei crediti di aiuto di cui all art 6 della L.49/87 per la costituzione un Fondo di Garanzia per garantire i prestiti concessi ad imprese italiane o per agevolare gli apporti di capitale delle imprese italiane nelle imprese miste. Sempre con la sopracitata modifica normativa è stata prevista la possibilità di concedere crediti agevolati ad investitori pubblici o privati o ad Organizzazioni internazionali affinché gli stessi finanzino imprese miste da realizzarsi nei PVS. La Legge di riforma della Cooperazione (legge 125/2014), ha recepito integralmente tali innovazioni, così come sopra delineate, all art. 27, comma 3, lettere b) e c). Tali norme aprono anche a prospettive del tutto nuove (e che verranno analizzate nel prosieguo 6 ), la più significativa delle quali è quella di cui alla lettera b), che con- 5 Cfr. Allegato 1, sezione Imprese Miste dell Appendice. 6 Cfr. Capitolo 3, par 1 infra. 17

18 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo sente di attribuire una quota parte del sottoconto art. 27 ad investitori pubblici o privati o ad organizzazioni internazionali. L idea che sta alla base del dettato normativo è quella della creazione di nuovi trust fund, anche pubblico privati, poiché in essi potranno combinarsi fondi provenienti da enti privati, come ad esempio Fondazioni a carattere filantropico, con l obiettivo di realizzare un effetto leva attraverso un blending di risorse. Queste ultime, potranno poi essere utilizzate dai soggetti evocati dalla normativa per agire sostanzialmente da incubatori di iniziative da finanziare con il veicolo in analisi, concedendo crediti agevolati per la creazione di imprese miste (che potranno anche finanziare direttamente in loco) o altre forme di agevolazione individuate dal CICS (Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo, di cui all art. 15 della Legge 125/14). c. potenzialità offerte dalla Riforma Lo sviluppo del settore privato nei PVS rimane tra gli indirizzi strategici della Cooperazione italiana, come si evince dalla lettura delle Linee guida che la Cooperazione italiana si è data per il prossimo triennio. In tale contesto, anche lo spirito della nuova Legge va verso una ulteriore intensificazione delle sinergie esistenti tra cooperazione ed internazionalizzazione, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese italiane. La grande e risalente esperienza italiana nel settore delle piccole e medie imprese aggregate ed organizzate con servizi comuni per sfruttare economie di scala (a titolo esemplificativo, si pensi ai vari distretti industriali) dà un vantaggio competitivo rispetto ad altri donatori per contribuire alla crescita di un imprenditoria locale nei PVS, spesso rallentata dalla presenza di monopoli statali. In relazione agli strumenti finanziari sopra citati, si possono ipotizzare nuove linee di credito in favore delle PMI (per esempio in Egitto, Vietnam). Per quando riguarda il matching, invece, la Cooperazione è pronta a sostenere le imprese italiane che partecipino a gare internazionali, monitorando in sede OCSE DAC tutte le notifiche dei donatori concernenti finanziamenti a grandi progetti internazionali messi a gara, in modo tale da poter prontamente intervenire qualora un azienda italiana ne facesse richiesta, specialmente nei paesi prioritari per la Cooperazione italiana. 18

19 Strumenti finanziari per il settore privato Schema illustrativo 7 Schema illustrativo 8 19

20 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Schema illustrativo 9 Schema illustrativo 10 20

21 Strumenti finanziari per il settore privato I crediti d aiuto a favore di pmi e i finanziamenti agevolati alle imprese italiane che realizzano imprese miste nei paesi partner sono anche combinabili secondo il seguente schema: Schema illustrativo 11 21

22 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Schema illustrativo Il Fondo di Garanzia Il Fondo di Garanzia per i prestiti concessionali erogati ex art. 7 della Legge 49/1987, ora 27 della Legge 125/2014, è uno strumento la cui introduzione è prevista alla lettera c) di quest ultimo articolo, che è nato per cercare di rendere più attrattivo questo tipo di finanziamenti agevolati, alleviando l onere delle garanzie richieste, solitamente di importo e durata pari a quella del finanziamento agevolato ottenuto, che ad oggi grava sulle imprese richiedenti. Attualmente, infatti, la concessione del finanziamento agevolato è subordinata, compatibilmente con quanto stabilito dalla Legge, dalla fornitura di idonea garanzia. Questo significa che l Ente gestore del sottoconto del Fondo rotativo di cui all art 6 della L.49/87 7, dedicato alle operazioni ex art. 7, gode di discrezionalità in merito alla tipologia di garanzia da richiedere, che nella maggioranza dei casi sarà di tipo bancario (fideiussione), ma potrebbe anche essere di tipo assicurativo, nel caso in cui il merito 22 7 Nella nuova versione successiva alle recenti modifiche all art 7 della legge 49/87 introdotte dal d.l. 69/13 (c.d. Decreto del Fare ), convertito in legge 98/13 l articolo recita infatti: Una quota del medesimo Fondo può essere destinata alla costituzione di un Fondo di Garanzia per i prestiti concessi dagli istituti di credito a imprese italiane o per agevolare gli apporti di capitale dalle imprese italiane nelle imprese miste. Tale disciplina, come già detto, nella versione post-riforma della Cooperazione è confluita nel dettato della lettera c) dell art. 27, legge 125/2014.

23 Strumenti finanziari per il settore privato creditizio dell azienda richiedente risultasse particolarmente elevato. In ogni caso non si potrà prescindere da un approccio che tenga conto anche di mitigare il rischio insolvenza e in ultima analisi punti a preservare la consistenza del Fondo Rotativo. È del tutto evidente però che, in uno scenario economico fortemente caratterizzato da una situazione di stretta creditizia, la necessità di ottenere una fidejussione avente le caratteristiche sopradescritte rappresenti una notevole barriera di ingresso per le imprese che intendano far ricorso a tale agevolazione. Per questa ragione, si è deciso di intervenire creando un Fondo di garanzia, ispirato ai Fondi già esistenti ed operanti nel settore delle PMI, che possa garantire il prestito concessionale, in una percentuale che varia dal 60% all 80% della garanzia richiesta dall Ente gestore (a seconda delle dimensioni dell Impresa, in maniera inversamente proporzionale). In seguito ad un attività condotta di concerto con il MEF si è dunque deciso di stanziare 10 milioni di Euro a valere sul sottoconto Art. 7, ovvero, 27 come base di partenza per garantire le future operazioni di creazione di Joint ventures nei Paesi partner. In tale contesto, il rischio che si è deciso di coprire è un cosiddetto rischio Italia, in quanto l impresa che riceve il prestito agevolato deve essere italiana (registrata in Italia). Si presuppone che essa abbia quindi una solidità tale da non incorrere in un rischio di default per il solo insuccesso dell investimento all estero finanziato tramite il finanziamento agevolato contratto con la Cooperazione italiana. Tale fondo opera con un capitale che è limitato rispetto all ammontare massimo della capienza del sottoconto Art. 7/27, perché utilizza un effetto leva di 1 a 12, coincidente con la percentuale di fallimento delle imprese in Italia (una su dodici, appunto) che gli consentirà di coprire un importo complessivo di 125 milioni di Euro di finanziamenti concessi. Ne consegue che i 10 milioni stanziati, saranno sufficienti a garantire tutta la consistenza del sottoconto art. 7/27 (ad oggi di circa 90 milioni di Euro). Ovviamente, il Fondo di Garanzia, così come ora descritto opererà, ai sensi del suo Regolamento attuativo, approvato dal CIPE il 20 febbraio 2015, attraverso un conto corrente inattivo (congelato), il quale interverrà a prima richiesta, qualora l investimento oggetto del prestito concessionale vada in default 8. Lo strumento avrà le seguenti caratteristiche: dovrà fornire una garanzia diretta, ovvero, prontamente escutibile nel caso di insolvenza dell impresa finanziata; dal punto di vista dei soggetti beneficiari saranno ammesse le imprese legalmente registrate in Italia, attive da almeno tre anni nello stesso settore di attività dell impresa mista e che dovranno possedere non meno del 20% del capitale sociale dell impresa mista costituita nel Paese partner. Con riferimento ai settori ammissibili, tale Fondo garantirà aziende che realizzeranno investimenti in imprese operanti nei medesimi settori nei quali sono eleggibili le operazioni ex art. 7/27, sopra citati. 8 Per ipotesi, per un investimento di 10 milioni Artigiancassa-CDP/MEF accantonerebbero Euro (leva 1 a 12 di cui sopra); in ragione di ciò se un investimento di 10 milioni andasse in default, il Fondo di Garanzia si ridurrebbe del 60% - 80% dei 10 milioni investiti (in ragione dell entità della Garanzia fornita dal Fondo in parola e sopra accennata). Stante la percentuale di fallimento delle imprese sopra descritta, alla luce di quanto precede l azzeramento del Fondo di garanzia sarebbe molto improbabile perché dovrebbero prodursi fallimenti contemporanei con una percentuale molto superiore a quella che attualmente si verifica nel nostro Paese, a fronte di istruttorie completamente errate, su aziende in dissesto da parte della DGCS/Ente gestore. 23

24 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo La garanzia sarà concessa alle imprese italiane esclusivamente per la partecipazione al capitale di rischio di nuove imprese miste o aumenti di capitale in imprese miste sottoscritti da imprese italiane e finalizzati alla riabilitazione e/o ampliamento di imprese preesistenti. La percentuale di copertura del Fondo di Garanzia terrà conto della tipologia di impresa a cui è rivolta e come detto sarà così articolata: per imprese di Grandi Dimensioni coprirà il 60% dell ammontare del finanziamento agevolato ottenuto; per piccole e medie imprese (PMI), invece coprirà l 80% del finanziamento ottenuto. Per la gestione del Fondo è stato attualmente individuato un soggetto gestore (già gestore del Fondo Rotativo ex art. 6 legge 48/1987) che avrà la rappresentanza negoziale e giudiziale sia attiva, sia passiva, ivi incluso il potere di farsi a sua volta rappresentare per la tutela di ogni ragione e diritto afferenti alla gestione del Fondo di Garanzia. La nuova normativa, come già accennato, ha recepito tale strumento, all art.27 comma 3 lettera c) della Legge 125/2014, introducendo ulteriori novità, come il ruolo dell Ente gestore. Il dettato della nuova legge, infatti, stabilisce che la gestione del Fondo rotativo extra bilancio (ex art. 26 della legge 24 maggio 1977, n. 227) dal quale sono finanziate sia le operazioni ex art. 8 (crediti d aiuto) sia quelle ex art. 27 (finanziamenti alle joint ventures) diventerà di competenza di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A (ex art. 8 comma 1 Legge 125/2014) la quale è stata autorizzata dalla stessa legge ad agire come vera e propria banca di sviluppo, potendo impiegare risorse proprie in iniziative di sviluppo (per il combinato disposto dell art. 22, comma 1 che recita: 1. Nell ambito delle finalità della presente legge, la società Cassa depositi e prestiti Spa è autorizzata ad assolvere ai compiti di istituzione finanziaria per la cooperazione internazionale allo sviluppo e comma 4). Schema illustrativo 13 24

25 Strumenti finanziari per il settore privato CAPITOLO 3 I NUOVI strumenti COFINaNZIamENTI CON IsTITUZIONI sovranazionali E BlENDING CON FONDI UE 1. Cofinanziamenti con istituzioni sovranazionali o regionali (fra cui Banca mondiale, BEI, CaF) Nel caso di grandi iniziative, soprattutto nel campo della realizzazione di infrastrutture in Paesi partner, la Cooperazione può beneficiare di schemi di finanziamento congiunti con Istituzioni finanziarie internazionali, come World Bank, BEI, CAF etc., fornendo un finanziamento a credito d aiuto, ex art. 6 Legge 49/1987, ora art. 8 Legge 125/2014, che si può sommare a linee di credito concesse al Paese beneficiario dalle IFI. In tale contesto, le Istituzioni partner sopra menzionate spesso possono fornire assistenza tecnica alla Stazione appaltante locale, per la realizzazione delle gare d appalto per i contratti di progettazione e realizzazione dei lavori, finanziati a valere sul credito DGCS. In questo schema il credito d aiuto italiano (a tassi concessionali) viene concesso direttamente ad una impresa mista costituita in loco, che realizzerà l opera, la quale potrà essere parallelamente finanziata anche dalle istituzioni finanziarie partner della DGCS, a tassi commerciali. Tale blending di fondi è stato in passato già messo in atto, ad esempio, nel caso del progetto GIBE II, per la costruzione di una diga in Etiopia. La nuova Legge di Cooperazione ha poi introdotto, all art. 22 la possibilità per la Società Cassa Depositi e Prestiti di assolvere ai compiti di istituzione finanziaria per la cooperazione internazionale allo sviluppo. In tale contesto, ai sensi del comma 4 del medesimo articolo, la stessa CDP può destinare [ ] risorse proprie ad iniziative rispondenti alle finalità della cooperazione allo sviluppo. Si tratta anche in questo caso di uno schema di cofinanziamento innovativo perché prevede la possibilità di combinare risorse concessionali (corrisposte dalla DGCS) con risorse di mercato (fornite da CDP). Inoltre, la lettera b) del comma 3 dell art. 27 prevede la possibilità di concedere crediti agevolati ad investitori pubblici o privati o ad organizzazioni internazionali, affinché finanzino imprese miste da realizzarsi in Paesi partner o eroghino altre forme di agevolazione identificate dal CICS [Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo] che promuovano lo sviluppo dei Paesi partner. Tale nuovo schema operativo, come già evocato in precedenza, introduce la possibilità di stornare una parte delle risorse del sottoconto art. 7 (oppure art. 27 post riforma) per conferirle ad un Organizzazione internazionale. Tali Organizzazioni potrebbero contribuire ad individuare realtà locali interessate allo schema di investimento che preveda la creazione di imprese miste con aziende italiane (ex art. 27, comma 3 lett. a), e metter in atto schemi di cofinanziamento, finanziando direttamente le imprese miste createsi in loco, magari investendo anche risorse proprie. 25

26 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Esempio ne è il progetto in fase di studio con la CAF (Banco de Desarrollo de América Latina) che prevede un ruolo di interfaccia da parte di tale istituzione finanziaria, la quale si potrebbe impegnare, in una serie di settori e Paesi predeterminati 9, a fornire, anzitutto un servizio di individuazione dei partners locali per le imprese italiane interessate ad investire nell area, con i quali dare vita alle joint ventures ed inoltre ad assicurare un servizio di assistenza tecnica per la realizzazione delle stesse, a fronte di un contributo della DGCS, a valere sul sottoconto ex art. 27. Ciò non pregiudica la possibilità per la DGCS, come previsto dalla lettera b), di finanziare direttamente le costituende imprese miste. Schema illustrativo Bolivia; Colombia; Ecuador; Paraguay; Peru.

27 Strumenti finanziari per il settore privato Schema illustrativo Blending con fondi dell Unione Europea Una particolare menzione meritano le prospettive offerte dallo strumento del blending in ragione della sua possibile applicazione anche in programmi volti a supportare lo sviluppo del settore privato locale. Si tratta di operazioni di cofinanziamento di programmi/progetti di cooperazione in paesi partner, tra soggetti pubblici, come quella attualmente in atto tra UE e DGCS, in Niger, a valere sul Trust Fund infrastrutture UE-Africa, per la realizzazione di infrastrutture/strade rurali. In uno schema di investimento come quello in parola, il Trust fund potrebbe concorrere a finanziare la copertura assicurativa di un eventuale export credit di SACE, oppure il servizio di assistenza tecnica 10. Tale schema di investimento multicanale potrebbe essere applicabile in numerosi Paesi partner, soprattutto per progetti di medio-grande entità, qualora i benefici apportati dall infrastruttura si manifestassero su scala regionale o transnazionale, interessando più stati limitrofi Per assistenza tecnica si intende il servizio di una persona fisica o giuridica che assista la stazione appaltante nell espletamento delle procedure di gara a valere sul credito. 11 Tra gli altri, alcune iniziative attualmente in corso potrebbero essere finanziabili col trust fund in parola. 27

28 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo Schema illustrativo 16 Schema illustrativo 17 28

29 Strumenti finanziari per il settore privato APPENDICE 29

30 30 Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo

31 Strumenti finanziari per il settore privato LEGGE 26 FEBBRAIO 1987, N. 49 NUOVA DISCIPLINA DELLA COOPERAZIONE DELL ITALIA CON I PAESI IN VIA DI SVILUPPO (Le parti in verde si riferiscono a modifiche alla Legge 49/1987 intervenute sulla base di norme successive) Art. 1 (Finalità) 1. La cooperazione allo sviluppo è parte integrante della politica estera dell Italia e persegue obiettivi di solidarietà tra i popoli e di piena realizzazione dei diritti fondamentali dell uomo, ispirandosi ai princìpi sanciti dalle Nazioni Unite e dalle convenzioni CEE-ACP. 2. Essa è finalizzata al soddisfacimento dei bisogni primari e in primo luogo alla salvaguardia della vita umana, alla autosufficienza alimentare, alla valorizzazione delle risorse umane, alla conservazione del patrimonio ambientale, all attuazione e al consolidamento dei processi di sviluppo endogeno e alla crescita economica, sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo. La cooperazione allo sviluppo deve essere altresì finalizzata al miglioramento della condizione femminile e dell infanzia ed al sostegno della promozione della donna. 3. Essa comprende le iniziative pubbliche e private, impostate e attuate nei modi previsti dalla presente legge e collocate prioritariamente nell ambito di programmi plurisettoriali concordati in appositi incontri intergovernativi con i paesi beneficiari su base pluriennale e secondo criteri di concentrazione geografica. 4. Rientrano nella cooperazione allo sviluppo gli interventi straordinari destinati a fronteggiare casi di calamità e situazioni di denutrizione e di carenze igienico-sanitarie che minacciano la sopravvivenza di popolazioni. 5. Gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo non possono essere utilizzati, direttamente o indirettamente, per finanziare attività di carattere militare. Art. 2 (Attività di cooperazione) 1. L attività di cooperazione allo sviluppo è finanziata a titolo gratuito e con crediti a condizioni particolarmente agevolate. Essa può essere svolta sul piano bilaterale, multilaterale e multi-bilaterale. 2. Gli stanziamenti destinati alla realizzazione di tale attività sono determinati su base triennale con legge finanziaria. Annualmente viene allegata allo stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri una relazione previsionale e programmatica del Ministro contenente fra l altro le proposte e le motivazioni per la ripartizione delle risorse finanziarie, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi, nonché dei diversi settori nel cui ambito dovrà essere attuata la cooperazione allo sviluppo e la indicazione degli strumenti di intervento. Il Parlamento discute la relazione previsionale e programmatica insieme alla relazione consuntiva di cui al comma 6, lettera c), dell articolo 3 3. Nell attività di cooperazione rientrano: 31

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