Prescrizione e Decadenza nel Diritto del Lavoro

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1 FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA Corso di Laurea Magistrale Tesi di Laurea Prescrizione e Decadenza nel Diritto del Lavoro Relatore: Prof. Edoardo Ghera Laureanda: Milena Talarico Correlatore: Matr Prof. Giuseppe Santoro Passarelli Anno Accademico

2 Indice Introduzione... p. 1 Capitolo I La prescrizione: disciplina codicistica 1. La prescrizione estintiva nel C.C. del 1942: oggetto dell'istituto... p Efficacia estintiva della prescrizione... p Il fondamento della prescrizione... p Portata applicativa della prescrizione: categorie di diritti imprescrittibili... p Gli iura status... p Il diritto di proprietà... p La petizione di eredità... p Ulteriori ipotesi di imprescrittibilità... p Decorrenza della prescrizione... p Decorrenza e iura in re aliena... p Diritti di credito... p Decorrenza del termine nell'ipotesi di responsabilità extracontrattuale... p Inderogabilità della disciplina codicistica... p Rinuncia alla prescrizione... p Operatività della prescrizione... p Opponibilità della prescrizione da parte dei terzi... p Pagamento del debito prescritto... p La sospensione della prescrizione... p Rapporto con l'interruzione e tassatività... p Le ipotesi di sospensione... p L'interruzione della prescrizione... p Interruzione giudiziale e stragiudiziale... p. 30 I

3 11. Prescrizione ordinaria e prescrizioni brevi... p Le prescrizioni presuntive: caratteristiche generali... p Regime giuridico delle prescrizioni presuntive... p La decadenza: nozione e fondamento. Il rapporto con la prescrizione.. p La disciplina della decadenza... p Decadenza ed autonomia privata... p. 41 Capitolo II La prescrizione dei diritti dei lavoratori: i crediti retributivi e la questione della decorrenza. 1. La prescrittibilità dei diritti dei lavoratori... p Decorrenza della prescrizione: la sentenza della Corte Costituzionale 10 giugno 1966, n p Segue. La ratio della sentenza... p Segue. Le reazioni critiche della dottrina... p Il problema della classificazione... p Le pronunce della Corte Costituzionale successive al 1966: l'attività di erosione... p Decorrenza della prescrizione e stabilità del rapporto: il secondo profilo della erosione... p La sentenza della Corte Costituzionale 21 dicembre 1972, n p Segue. Le reazioni critiche della dottrina... p Segue. La Corte di Cassazione e la giurisprudenza di merito... p Decorrenza della prescrizione e parasubordinazione... p L'onere della prova della stabilità del rapporto di lavoro... p Prescrizione dei crediti retributivi nei rapporti di fatto: accertamento della stabilità... p L'ipotesi dei rapporti di lavoro a termine: gli altalenanti indirizzi della Corte di Cassazione... p. 68 II

4 7.1 Segue. Le posizioni della dottrina... p Segue. L'intervento delle Sezioni Unite: la sentenza 16 gennaio 2003, n p La decorrenza della prescrizione nell'ipotesi di successione di contratti a termine illegittimi... p La prescrizione del t.f.r. nel caso di fallimento del datore: l'operatività del Fondo di garanzia... p Prescrizioni presuntive e crediti retributivi... p. 76 Capitolo III Rassegna sulla prescrizione dei diversi crediti di lavoro 1. La prescrizione decennale nel rapporto di lavoro: decorrenza e fattispecie controverse... p L ambito di applicazione: il diritto all'equo premio... p Diritto al risarcimento del danno da inadempienza contrattuale del datore: il mancato godimento del riposo settimanale... p Segue. Diritto al risarcimento dei danni da omissione contributiva... p Segue. Diritto al risarcimento del danno da violazione dell'obbligo di sicurezza... p Segue. L'ipotesi della prescrizione decennale dei diritti dei datori di lavoro... p La prescrizione del diritto alla qualifica... p La prescrizione dei contributi previdenziali: la l.8 agosto 1995, n.335; le pronunce della Corte di Cassazione e i problemi di diritto transitorio... p Gli interventi delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di prescrizione contributiva... p La prescrizione dei contributi previdenziali dei liberi professionisti... p. 101 II

5 2.3 L'eccezione di prescrizione dei crediti contributivi... p La denuncia del lavoratore nella disciplina sulla prescrizione dei contributi: funzione e natura... p La denuncia del lavoratore: il silenzio del legislatore e i profili di incostituzionalità... p Pagamento all'ente apparente e riflessi sulla prescrizione... p Diritto alle prestazioni previdenziali: infortunio e malattia professionale... p Il dies a quo della prescrizione dell'indennità da infortunio e malattia professionale... p L'indennità di malattia e di maternità... p L'ipotesi del lavoro nautico... p Ancora sul personale di volo: la sentenza della Corte Costituzionale 7 novembre 2006, n p Le critiche alla sentenza della Corte Costituzionale 7 novembre 2006, n p La prescrizione presuntiva nel diritto della navigazione... p La prescrizione nel rapporto di pubblico impiego... p. 123 Capitolo IV Decadenza legale e convenzionale nel diritto del lavoro 1. Aspetti generali... p L'opzione per la prosecuzione del servizio... p L'impugnazione di rinunce e transazioni... p Ancora sulla decadenza ex art.2113c.c.: aspetti processualistici ed effetti dell'avvenuta impugnazione... p Ancora sulla decadenza legale: le controversie in materia di prestazioni pensionistiche... p L'impugnazione del licenziamento... p. 133 I

6 5.1 L'impugnazione stragiudiziale e l'ipotesi del telegramma per dettatura telefonica... p L'impugnazione giudiziale... p La decadenza dall'impugnazione del licenziamento: effetti sulle azioni risarcitorie... p Proposte di riforma della disciplina sull'impugnazione del licenziamento... p La decadenza convenzionale... p. 141 Bibliografia... p. 142 V

7 Introduzione La variabile temporale assume importanza fondamentale in ogni tipo di rapporto e soprattutto nell'ambito di quelli di lavoro (principalmente di natura subordinata) dove il decorso del tempo, in connessione all'inerzia o alla necessità di compimento di un atto entro un preciso limite temporale, determina per i lavoratori la perdita (od il mancato acquisto secondo alcuni 1, nel caso della decadenza) di tutta una serie di diritti, retributivi e non, ad essi attribuiti per previsione di legge o di accordi collettivi: è questa la problematica dei fenomeni estintivi legati all'operatività della prescrizione e della decadenza nel diritto del lavoro. Prima però di procedere ad illustrare brevemente la portata dei summenzionati istituti in ambito lavoristico, non si può prescindere dal ricordare che la disciplina in base alla quale essi operano trova il suo fondamento in quella prevista in ambito civilistico per effetto delle statuizioni di cui agli artt c.c. (in materia di prescrizione estintiva e presuntiva) e dagli artt c.c.(in materia di decadenza). Ed è proprio dalla sollevata questione di legittimità costituzionale degli artt.2948, n.4 e 5 e degli art.2955 e 2956 c.c., rispetto agli artt.2, 3, e 36 della Cost. che è sorta una delle questioni più dibattute ed interessanti, legate all'applicabilità della prescrizione estintiva e presuntiva nel sistema dei rapporti di lavoro subordinato. La Corte Costituzionale è intervenuta in proposito, con l'ormai storica sentenza n.63 del 1966, con la quale non solo ha fugato ogni precedente dubbio dottrinario 2 relativo alla prescrittibilità dei diritti dei lavoratori che siano costituzionalmente garantiti, ma ha altresì sancito, dichiarando la parziale illegittimità degli articoli sottoposti al suo vaglio, il principio del differimento del decorso del computo del termine prescrizionale quinquennale (nonché del termine di prescrizione presuntiva annuale e triennale) dei crediti retributivi a partire dalla cessazione del rapporto di lavoro. A detta della Corte, ciò si è reso necessario per evitare il prodursi, nel corso del rapporto, di effetti del tutto simili a quelli delle rinunce, espressamente vietate dalla legge, in considerazione della sussistenza del vero e proprio timore di incorrere nel licenziamento che avrebbe potuto indurre i lavoratori subordinati a non esercitare i propri diritti in 1 A,Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, Padova, 2007, p A.Di Majo, Decadenza, prescrizione e giurisprudenza costituzionale, in Riv. giur.lav., 1976, II p

8 costanza di rapporto. Si è trattata di una pronuncia, qualificata come creativa 3 (del tipo lessicalmente additivo volto a creare una riduzione normativa), che ha suscitato parecchie reazioni critiche in ambito dottrinario: c'è chi 4 l'ha considerata inutiliter data, a causa del mancato rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; chi 5 ha ritenuto che la pronuncia avrebbe in realtà quale oggetto non le disposizioni previste nell'ordinanza di rinvio, bensì la previsione di cui all'art.2935 c.c. in tema di decorrenza della prescrizione, e chi 6 poi non ha comunque mancato di evidenziare anche gli aspetti positivi della pronuncia quale strumento garantistico in favore dei lavoratori subordinati nei confronti della minaccia di licenziamento, nonché degli altri provvedimenti vessatori e ritorsivi nei quali si può estrinsecare la supremazia datoriale. Ma ciò che è ancora più importante rilevare è la successiva attività di erosione che la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha posto in essere con riferimento al principio di differimento del decorso prescrizionale affermato nella pronuncia n.63 del 1966, erosione passata attraverso l'esclusione dal campo di applicazione del suddetto principio dei rapporti di pubblico impiego e culminata nella sentenza n.174 del 1972, per mezzo della quale si è affermata la bipartizione nel regime della prescrizione breve, nonché della prescrizione presuntiva dei diritti dei lavoratori, derivandone che il decorso della prescrizione opera alla cessazione del rapporto di lavoro solamente per i lavoratori esclusi dall'ambito della tutela reale contro il licenziamento illegittimo ex art.18 St.lav. A partire dalla sentenza n.174 del 1972, la nozione di stabilità del rapporto, quale condizione per la determinazione del decorso prescrizionale quinquennale in costanza di rapporto, ha assunto rilevanza primaria tanto da rendere necessario l'intervento della Corte di Cassazione per l'individuazione del soggetto del rapporto gravato dall'onere provare la stabilità in sede processuale nel caso di sollevata eccezione di prescrizione. In proposito le pronunce giurisprudenziali si sono susseguite copiose e con andamento altalenante quanto alla possibilità di addossare l'onere della prova di stabilità rispettivamente al datore di lavoro o al lavoratore, ma sembrano ormai essersi assestate, dopo la lunga querelle, nel riferire il suddetto onere integralmente al datore di lavoro, chiamato dunque a dimostrare le dimensioni occupazionali dell'unità produttiva. 3 E.Ghera, La prescrizione dei diritti del lavoratore e la giurisprudenza creativa della Corte Costituzionale, in Riv.giur.lav., 2008, I, p.7 4 L.Spagnuolo Vigorita, La prescrizione dei crediti di lavoro, Milano,1976, p.17 e ss. 5 A.Sermonti, Alla ricerca di un precetto costituzionale e di una disposizione che lo violi(sulla decorrenza di prescrizioni di crediti di lavoro), in Mass.Giur.lav, 1966, p S.Centofanti, Prescrizione e lavoro subordinato, Perugia, 1987, p.68. 2

9 Altrettanto importanti, quanto alla definizione dell'ambito di applicazione del principio di differimento del decorso prescrizionale individuato dalla sentenza n.63 del 1966, sono poi le pronunce della Corte di Cassazione relative ai rapporti di lavoro a termine, tra tutte la pronuncia delle SS.UU. della Cassazione n.575 del 16 gennaio 2003 nella quale si è affermato che: riguardo all'ipotesi di successione di contratti legittimi tra le medesime parti, la prescrizione iniziata a decorrere alla cessazione di un singolo rapporto prosegue regolarmente anche nel corso del successivo rapporto, ritenendosi che all intrinseca precarietà propria dei rapporto a termine, non si riconnette alcuno stato di metus tale da giustificare il differimento del decorso prescrizionale; quanto all'ipotesi invece di successione di contratti illegittimi opera una conversione dei diversi contratti in un unico rapporto a tempo indeterminato e dunque, sebbene per effetto di una fictio iuris, si delineano i presupposti (metus ed esistenza di un unico rapporto a tempo indeterminato), che portano ad escludere la decorrenza della prescrizione fino alla cessazione del rapporto lavorativo. Se dunque per i crediti retributivi, dovendosi tra questi ricomprendere anche quelli da lavoro straordinario, per festività non domenicali, nonché le indennità di fine rapporto, opera la prescrizione breve quinquennale, con le conseguenti implicazioni in tema di decorrenza dei termini in costanza o meno di rapporto,per i diritti dei lavoratori che invece esulano dalla garanzia costituzionale di cui all'art.36, opera la prescrizione decennale, con decorrenza dal momento in cui il diritto può esser fatto valere, nel rispetto della regola generale di cui all'art.2935 c.c. Tra le ipotesi di diritti dei prestatori di lavoro soggetti alla prescrizione decennale possiamo annoverare: il diritto all'equo premio, quale prestazione straordinaria di carattere indennitario corrisposta in riferimento al conseguimento di risultato inventivo altrettanto straordinario non rientrante nell'attività dovuta dal prestatore; il diritto al risarcimento dei danni derivanti da responsabilità contrattuale del datore, in quanto frutto della violazione di una specifica ed indisponibile obbligazione imposta dalla legge, quali ad esempio il diritto al risarcimento per mancato godimento del riposo settimanale quale violazione degli artt.36 Cost. e 2109 c.c., nonché il diritto al risarcimento da omissione contributiva per violazione degli artt. 1 e 3 del R.D.L. n.636/1939 e l'art.2115 c.c.,ed infine l'ipotesi di risarcimento dei danni da violazione dell'obbligo di sicurezza ex art.2087 c.c. È altresì soggetto al termine decennale il diritto alla qualifica superiore, di cui dopo i lunghi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali viene ormai riconosciuta l'autonoma rilevanza quale diritto a sé stante. 3

10 Per effetto invece della c.d. riforma Dini (l. n. 335 del 1995) è stato ridotto a cinque anni, a decorrere dal 1 gennaio 1996, il termine precedentemente decennale di prescrizione dei contributi del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, accomunandolo così a quello già quinquennale di tutte le altre contribuzioni di previdenza ed assistenza obbligatoria, facendo salvi ad ogni modo i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti. Si tratta di una previsione legislativa alquanto oscura ed infelice 7 che ha destato non pochi problemi interpretativi soprattutto quanto alla individuazione della possibile portata retroattiva della nuova disciplina. A tal proposito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute, a distanza di ben tredici anni dall'approvazione della suddetta legge, con la sentenza n del 2008, riconoscendo la portata retroattiva dei più brevi termini di prescrizione previsti dal legislatore e giustificando tale retroattività alla luce dell'applicabilità del disposto di cui all'art.252 disp.att. Cod.Civ.,ciò non senza rilievi critici da parte della dottrina. Termini prescrizionali diversi sia da quelli decennali ex art.2946 che da quelli quinquennali si hanno poi: nelle ipotesi del diritto alla corresponsione dell'indennità di malattia a carico dell'ente previdenziale cioè per i trattamenti non privatistici, assoggettato infatti, a norma dell'ultimo comma dell'art.6, L.11 gennaio 1943, n.138, al più breve termine di prescrizione annuale, nonché nell'ipotesi del diritto al conseguimento delle prestazioni previdenziali temporanee o permanenti a carico dell Inail, per il caso in cui il lavoratore subisca un infortunio nello svolgimento dell'attività di lavoro o contragga una malattia professionale. Tale diritto, secondo la formulazione dell'art.112 del d.p.r., 30 giugno 1965, n.1124, si prescrive nel termine di tre anni dal giorno dell'infortunio o da quello di manifestazione della malattia. Particolare è poi l ipotesi del lavoro nautico (di mare e di aria) per il quale gli articoli 373 e 937 del codice della navigazione si configurano come autonomo microcosmo nel disciplinare compiutamente l'istituto della prescrizione in riferimento a tale particolare categoria di lavoratori, prevedendo l'operatività di un termine biennale, con decorrenza dal giorno dello sbarco nel luogo di arruolamento o nel luogo di assunzione. Si tratta di un termine da riferirsi a tutti i crediti e le indennità derivanti dal contratto 8, 7 In tal senso L.Montuschi, Sulla prescrizione dei contributi previdenziali (un profilo singolare della riforma pensionistica), in Arg.dir.lav., 1996, p.35 ss; P.Boer, Ridotti a cinque anni i termini di prescrizione dei contributi alle gestioni pensionistiche, in Tut.lav., 1995, p.357 ss. 8 Cfr. A.Vallebona, La prescrizione dei crediti dei naviganti: la questione non è chiusa, in Giur.Cost., 2006, p.3742 ss 4

11 nonché ai diritti di risarcimento per i danni derivanti dalla violazione, da parte del datore, dell'art c.c. Infine non possiamo non evidenziare anche la rilevanza delle ipotesi decadenziali nell'ambito dei rapporti di lavoro subordinato; l'istituto della decadenza opera per la verità nel diritto del lavoro in maniera più rigorosa rispetto alla prescrizione, sia quanto a numero ridotto di diritti che va a coinvolgere, sia quanto a brevità dei termini previsti. In particolare tra le ipotesi di decorrenza legale di maggior rilievo possiamo ricordare il termine semestrale per l'impugnazione delle rinunce e transazioni ex art.2113 c.c., operante a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro o dalla data di stipulazione della rinuncia (o transazione) se successiva alla medesima cessazione, nonché il termine di sessanta giorni di cui all'art.6 della l. n.604/1966, fissato ai fini dell'impugnazione del licenziamento illegittimo. Impugnazione che deve necessariamente risultare da atto scritto e che può configurarsi sia come giudiziale, attraverso il ricorso introduttivo del giudizio, che in via stragiudiziale, riconoscendosi in proposito, attraverso recenti interventi della Corte di Cassazione, la possibilità di ricorrere anche ad un telegramma per dettatura telefonica ai fini dell'esternazione della volontà di impugnazione da parte del prestatore. Per un'analisi più approfondita delle tematiche brevemente indicate rimandiamo al contenuto dei capitoli di questo elaborato. 5

12 Capitolo I La prescrizione: disciplina civilistica 1. La prescrizione estintiva nel C.C. del 1942: oggetto dell'istituto Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge, così recita, icasticamente, il primo comma dell'art.2934 in apertura del capo I, titolo V del Libro VI del Codice Civile, dedicato alla disciplina dell'istituto della prescrizione. Dal tenore letterale di tale disposizione sembra dunque potersi individuare quale oggetto della prescrizione estintiva il diritto in sé; il legislatore ha tentato di porre fine ad una annosa disputa che vedeva contrapposti due orientamenti differenti a sostegno, l'uno, della ravvisabilità dell'oggetto della prescrizione nel diritto, l'altro nella azione 9 concessa dall ordinamento a sua tutela. Quest'ultima tesi, sostenuta nello stesso codice del 1865 attraverso la formulazione di cui all'art 2135 c.c., era essenzialmente frutto di un retaggio romanistico; nel diritto romano, infatti, con la longi temporis praescriptio, il convenuto lungi dal far valere una propria situazione giuridica sostanziale, mirava semplicemente ad ottenere il rigetto della domanda dell'attore attraverso lo strumento processuale della exceptio che ne paralizzava l'iniziativa processuale. L exceptio annullava gli effetti dell'actio e tutto restava nell'ambito del processo 10. Sebbene sembri ormai potersi riconoscere, con buona pace della dottrina, che oggetto della prescrizione siano i diritti (da intendersi in senso ampio, come generalità di situazioni giuridiche attive), non altrettanto pacifico è il significato da doversi attribuire all efficacia estintiva della prescrizione, come indicata nell'art 2934 C.C.. 9 In tal senso si sono successivamente espressi: D.Barbero, Sistema del diritto privato,a cura di A.Liserre e G.Floridia, Torino, 1988, vol I, pag 264 ss.. Per l'autore infatti la incoercibilità del diritto successivamente alla prescrizione dell'azione, dunque la sopravvivenza di un'obbligazione naturale; G.Panza, Contributo allo studio della prescrizione, Napoli, Cfr.G.Panza, cit., p

13 1.1 Efficacia estintiva della prescrizione La perentoria affermazione della norma contenuta nell'art.2934 c.c. indurrebbe a pensare che l'efficacia estintiva della prescrizione sia eguale a quella dell'adempimento e delle altre cause di estinzione previste dalla legge e che determinano l'irrevocabile annientamento delle situazioni giuridiche che ad esse risultano sottoposte. A ben vedere però, l'efficacia della prescrizione presenta alcune peculiarità che impediscono la sua riconducibilità allo schema estintivo dell'obbligazione: prendendo in considerazione infatti l'ipotesi di mancato eccepimento della prescrizione con successivo pagamento da parte del debitore, si noterà che la disciplina codicistica prevede, attraverso la norma di cui all'art 2940, la regolarità nonché irripetibilità (si parla dunque di obbligazione naturale) del pagamento effettuato; contrariamente, nella disciplina prevista per l'estinzione da adempimento si avrebbe, nel caso di specie, cioè di pagamento successivo all'estinzione, un'ipotesi di indebito e il solvens potrebbe rivalersi mediante la condictio indebiti. Se poi si passa a considerare i diritti reali prescritti, si noterà come questi non essendo suscettibili di pagamento non sono sottoposti alla previsione di cui all'art 2940; tuttavia operando il disposto dell'art 2938 c.c., continuano a manifestare il loro valore giuridico fintanto che il convenuto non abbia eccepito la prescrizione, più esplicitamente, i titolari di diritti reali di godimento prescritti potranno continuare ad esercitare le facoltà loro spettanti e si tratterà di un esercizio pienamente legittimo se il controinteressato non si oppone. Il compimento della prescrizione lascia sopravvivere nel diritto colpito, un apprezzabile entità giuridica assoggettata alla condizione sospensiva rappresentata dall'atto con cui l'interessato eccepisce la prescrizione. Il diritto prescritto si configura dunque come un'entità dogmaticamente anomala poiché assoggettata alla volontà del controinteressato, cosa che non avrebbe assolutamente ragion d'essere se la prescrizione realizzasse effettivamente l'effetto estintivo proclamato 11. Il diritto prescritto non si estingue ma perde la sua forza, nel senso che, qualora si agisse in giudizio e il convenuto eccepisse l'intervenuta prescrizione verrebbe bloccata l'iniziativa giurisdizionale, diversamente in caso di mancata opposizione, il diritto potrà esser fatto valere ad ogni effetto. La prescrizione opera dunque quale mezzo di tutela per il convenuto, pur non rientrando 11 Cfr. R.Ferrucci, voce Prescrizione estintiva (diritto civile), in Novissimo Digesto Italiano,Torino, 1966, p

14 nella generica sua difesa perché la prescrizione prescinde dal giudizio intorno al diritto ed anzi tende proprio ad escludere questo giudizio; non opera cioè sul merito della pretesa esercitata e determina pertanto solo un effetto preclusivo e non estintivo Il fondamento della prescrizione Passando ad esaminare il fondamento della prescrizione gli orientamenti dottrinari in proposito risultano molteplici. Secondo alcuni 13 la prescrizione nasce in risposta all'esigenza di adeguamento alla situazione di fatto della situazione di diritto che risulta compromessa dall'inerzia del titolare e ciò giustificherebbe il perché il diritto di proprietà non si prescrive. Se infatti la proprietà si prescrivesse nessun soggetto passivo risulterebbe liberato e si verrebbe a creare una situazione molto particolare perché il bene si configurerebbe come res nullius. Altri invece 14 sostengono che il fondamento della prescrizione sia da rinvenire nella necessità di assicurare un uso produttivo delle risorse. Un diritto che non venga utilizzato costituisce, dal lato del titolare dello stesso, una risorsa economica non valorizzata ma allo stesso tempo, proprio la perdurante sussistenza formale di tale diritto implica per la controparte l'impossibilità di utilizzo delle proprie risorse. Esemplificando si può notare come, il soggetto creditore di una somma (poniamo,1000 euro) che non agisca per ottenerla, trascurando di acquisire ed utilizzare un valore economico, allo stesso tempo impedisca al debitore di utilizzare liberamente quella stessa somma visto che il creditore potrebbe richiederla in un qualunque momento in virtù della formale titolarità del diritto. L'unica soluzione è dunque fissare un punto, attraverso la prescrizione, a partire dal quale il creditore non può più pretendere i suoi 1000 euro. Un diverso orientamento riconosce invece l'essenza della prescrizione più che nell efficacia estintiva del diritto, nella liberazione del soggetto passivo, configurandola 12 F. Gazzoni, Manuale di Diritto Privato, Napoli, 2007, p.110; G.Panza, voce Prescrizione, in Digesto delle discipline privatistiche, Torino, 1996, p In tal senso si è espresso F. Santoro Passarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1986, pag 113 ss. 14 V. Roppo, Istituzioni di diritto privato,bologna, 2008, pag

15 come species adquirendi 15. Secondo tale prospettiva occorre pertanto allontanarsi dall'angolo visuale dell'art 2934 c.c., incentrato sulla perdita del diritto, per concentrarsi sulla posizione di chi si avvantaggia della prescrizione stessa. È al convenuto che si chiede di eccepire la prescrizione ed è a lui che, previo apprezzamento delle conseguenze che ne deriverebbero, si riconosce dunque la disponibilità dell'effetto della prescrizione. Effetto consistente essenzialmente nel fenomeno della liberazione, che viene a manifestarsi in forme diverse a seconda delle situazioni giuridiche prescrittesi: trattandosi della prescrizione di un diritto reale limitato (ius in re aliena, come ad esempio una servitù prediale), consisterà nella liberazione del fondo dal diritto reale limitato, con tanto di riespansione delle facoltà del dominus; diversamente, si manifesterà nelle forme dell'esenzione dalla pretesa esercitata, nel caso in cui invece a prescriversi sia un diritto di credito. Dunque nel momento in cui una situazione giuridica attiva viene persa dal titolare, vi è una controparte che contemporaneamente ne trae un beneficio, riacquistando una precedente condizione di libertà. 16 Perché ciò possa realizzarsi e la prescrizione operare in senso acquisitivo, l'esistenza di un rapporto giuridico nel quale si realizzi la liberazione costituisce condizione necessaria e sufficiente. Ecco perché l'imprescrittibilità della proprietà, contrapposta alla prescrittibilità dei diritti di credito e reali su cosa altrui, comportando questi una liberazione, rispettivamente del debitore e del titolare del bene gravato. Tuttavia tale sfaccettatura della prescrizione legata all'aspetto acquisitivo, nell'impianto codicistico attuale risulta ormai eclissata, diversamente da quanto avveniva nel codice civile del 1865 in cui la formulazione di cui all'art 2105 disciplinava congiuntamente sia la prescrizione estintiva che acquisitiva (l''usucapione), presentandola quale mezzo con cui, col decorso del tempo e sotto condizioni determinate, taluno acquista un diritto od è liberato da un obbligazione, offrendo un immagine dell'istituto da cui era possibile ricavare l'interesse a vantaggio del quale era disposta la perdita della situazione giuridica di 15 A. Auricchio, Appunti sulla prescrizione, Napoli, 1971, pag. 33 e ss.; P.Vitucci, La prescrizione e la decadenza, in Trattato di diritto privato, P.Rescigno (diretto da), vol XX, Torino, 1998, pag 468 e ss. 16 P. Vitucci, La prescrizione e la decadenza, in Trattato di diritto privato diretto da P.Rescigno, Torino, 1998, p.471. Conformemente alla tesi sostenuta da: A. Auricchio, Appunti sulla prescrizione, Napoli, 1971, p57. 9

16 vantaggio, evidenziando dunque contemporaneamente i due volti della prescrizione. 2. Portata applicativa della prescrizione: categorie di diritti imprescrittibili Per poter definire l'ambito di applicazione della prescrizione estintiva occorre analizzare l'eccezione introdotta al secondo comma dell'art 2934: Non sono soggetti a prescrizione i diritti indisponibili e quelli previsti dalla legge. Si profila così una duplice categoria di diritti imprescrittibili: accanto a quelli sottratti per loro natura alla disponibilità delle parti, si aggiungono quelli che sono imprescrittibili per espressa disposizione di legge. Non vi è nel codice alcuna elencazione dei diritti appartenenti alla prima categoria, né il legislatore si è preoccupato di indicare le ragioni, i limiti o i caratteri dell'indisponibilità, lasciando dunque ampio campo d'azione alla dottrina in tali settori. Di indisponibilità si è in realtà parlato secondo varie gradazioni, riconoscendola ad esempio nei diritti che non possono essere alienati o in quelli intrasmissibili mortis causa. In entrambe la categorie sono però riconoscibili figure di diritti prescrittibili, basti pensare ai diritti di uso e abitazione, che pur non potendo esser alienati (art 1024 c.c.) sono prescrittibili o al diritto di usufrutto estinguibile per non uso (art 1014 c.c.) benché intrasmissibile mortis causa. E allora la dottrina si è interrogata sull'effettiva ragione del legame, legislativamente posto, tra indisponibilità e prescrizione; particolarmente interessante appare in proposito la tesi 17 che lega l'imprescrittibilità dei diritti indisponibili alla mancata corrispondenza, ad un interesse privato che si estingue, di un interesse privato che si avvantaggi di quella estinzione e viceversa. Fondamento della imprescrittibilità di un diritto sarebbe dunque da rinvenirsi nella assenza di un rapporto giuridico in cui collocare il godimento di tale diritto 18. Sulla base di tale prospettiva viene dunque riconosciuta l'imprescrittibilità dei diritti c.d. personalissimi: il diritto al nome (art 6 c.c.), alla propria immagine (art 10 c.c.), all'integrità 17 In tal senso l opera postuma di A.Auricchio: Appunti sulla prescrizione, Napoli, 1971, pag. 41 e ss. 18 In tal senso l'orientamento della maggior parte della dottrina che riconduce l'imprescrittibilità ad una situazione di indisponibilità assoluta e completa: F.Santoro-Passarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1986, p.113;g. Azzariti-G.Scarpello, Della prescrizione e della decadenza, in Commentario del cod. civ., A.Scialoja -G.Branca (a curadi), Bologna-Roma, 1964, p

17 fisica (art 5 c.c.) ed ancora il diritto all'onore, alla vita. Essendo connaturati alla persona umana, di essi non può ammettersi la perdita, senza che venga menomato il concetto stesso di persona. Ovviamente, come puntualizzato dalla Corte Cost., l'imprescrittibilità del diritto della personalità è da intendersi nel senso che le facoltà di cui si compone sono esercitabili per un lunghissimo periodo, non nel senso che le pretese patrimoniali derivanti di volta in volta dalla lesione di quel diritto, possano farsi valere in perpetuo. Se dunque il diritto agli alimenti è imprescrittibile, diversamente si prescriveranno in un quinquennio le singole annualità delle prestazioni alimentari Gli iura status Vengono altresì ritenuti imprescrittibili i cd. iura status, dove per status si intende ogni situazione che indichi il presupposto di una sfera di capacità, quindi di una serie di diritti e doveri che possono variare senza che per questo muti lo stato stesso. La dottrina riconosce tre diversi tipi di status: di persona, di famiglia e di cittadinanza. Per ogni tipologia l'imprescrittibilità si ritiene fondata sulla loro non configurabilità in termini di rapporti giuridici, per cui alla loro estinzione non potrà aversi la liberazione di un altro soggetto. A proposito dell imprescrittibilità dello status è opportuno ricordare che: essa vale solo nei confronti del soggetto che ne è titolare, ciò perché lo stato è estremamente personale (per es.: il figlio o il coniuge perdono il loro stato con la morte ma mai per prescrizione); non risultano prescrittibili i rapporti che si collegano allo status e che possono variare senza che vari quest'ultimo; è imprescrittibile l'azione di accertamento dello status ma non anche le azioni dirette ad invalidare l'atto giuridico che ha determinato l'acquisizione dello stato, ad esempio l'azione volta a far dichiarare la nullità del matrimonio contratto da persona legata da precedente vincolo matrimoniale. 19 Corte Cost. 10 giugno 1966, n.63, Rep. Foro It, 1966, Prescrizione in materia civile, n

18 2.2 Il diritto di proprietà È sulla base dell'ottica ricostruttiva sin qui esaminata che, nonostante il suo indiscusso carattere di disponibilità, sembra doversi riconoscere, senza incorrere in contraddizione alcuna, l'imprescrittibilità del diritto di proprietà. Sebbene per alcuni l'imprescrittibilità della proprietà dipenda dal fatto che anche il non uso costituisca esercizio del diritto, sembra più corretto ritenere che l'imprescrittibilità del diritto di proprietà dipenda dal fatto che, a differenza dell'estinzione di un diritto personale cui segue la liberazione del soggetto passivo dal vincolo, a differenza dell'estinzione di un diritto reale su cosa altrui che determina la riespansione della proprietà in virtù dell'elasticità del dominio, la prescrizione della proprietà non consente ad alcun privato di trarne vantaggio. La proprietà e gli altri diritti assoluti non si prescrivono, perché con riguardo ad essi non è configurabile l'aspetto caratterizzante la prescrizione, rappresentato dal riacquisto della libertà in una sfera soggettiva che ne fosse stata privata al momento del costituirsi di un rapporto giuridico 20. Il rapporto giuridico, condizione della prescrizione, non può ritenersi costituito per quanto concerne i diritti assoluti, tra il titolare del diritto e la massa indeterminata dei soggetti che sono tenuti a rispettarlo. Sorgerà un rapporto solo se un qualche individuo venga a staccarsi dalla massa per esempio per aver violato il diritto assoluto in questione o, rectius, per aver violato il dovere di astensione a tutti imposto dal diritto assoluto. In tale circostanza verrà a profilarsi la prescrittibilità del diritto al risarcimento del danno, che a seguito della violazione del diritto si va ad aggiungere alle facoltà originariamente contenute nel diritto assoluto; vi entra e si prescrive solo perché prescrivendosi, il trasgressore rimarrà esonerato dall'obbligazione corrispondente. Per meglio specificare, non entrano nel rapporto giuridico e non si prescrivono le situazioni attive dalla cui perdita neppure il trasgressore potrebbe ricavare un vantaggio. 20 Riprendendo l'analisi già svolta da A. Auricchio: P.Vitucci, La Prescrizione, in Il codice civile Commentario diretto da P. Schlesinger, 1990, p. 47 ss. 1

19 2.3 La petizione di eredità Disciplina normativa simile a quella della proprietà in tema di azione di rivendicazione(art.948.c.c) sembra riconoscere anche nel caso della petizione di eredità (art 533 c.c.) una situazione di imprescrittibilità. Con la petizione di eredità, l'erede chiede il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza alcun titolo, allo scopo di ottenerne la restituzione. Risulta ancora valida l'antica regola semel heres semper heres, talché l'estinzione del titolo non gioverebbe ad alcuno; tale azione, salvi gli effetti dell'usucapione relativamente ai singoli beni, è imprescrittibile. Ciò ovviamente non deve indurre a pensare che siano imprescrittibili i singoli diritti che costituiscono l'eredità. 2.4 Ulteriori ipotesi di imprescrittibilità. Al di fuori dal concetto di indisponibilità, sono da ritenersi escluse dalla prescrizione le azioni dichiarative e di accertamento, nonché i cd. diritti facoltativi. Quanto alle azioni di accertamento, l'imprescrittibilità deve esser riconosciuta alle sole azioni di accertamento negativo 21, finalizzate a far valere l'inesistenza o inefficacia di un rapporto e come tali, dotate di una propria autonomia, non collegate ad un diritto dell'attore in giudizio. Diversamente, le azioni di accertamento positivo risultano connesse al diritto cui facciano riferimento e che sia da accertare, pertanto restano in vita finché sussista il diritto medesimo. Per il principio in facultativis non datur praescriptio, viene riconosciuta l'imprescrittibilità dei cd. diritti facoltativi, cioè delle singole facoltà comprese nel diritto: esse non hanno carattere autonomo, ma costituiscono modi diversi di attuazione di attuazione di un medesimo interesse del titolare 22, l'interesse che è posto alla base del diritto. Del resto se una attività si configura come facoltativa, il soggetto è libero di svolgerla o 21 Si riconosce ad esempio, l'imprescrittibilità dell'azione di nullità dei contratti ex art c.c., P.Vitucci, Prescrizione (diritto civile), in Enciclopedia Giuridica, Roma, XXIV, V. Roppo, Istituzioni di diritto privato, Bologna, 2008, p.105 1

20 non svolgerla: anche il fatto di non svolgerla si configura come modo di esercitare la facoltà. Le facoltà non soggiacciono direttamente alla prescrizione ma, solo col diritto di cui facciano parte e di cui pertanto seguiranno le sorti. 3 Decorrenza della prescrizione Nonostante l'irriducibile diversità strutturale delle situazioni giuridiche soggettive sottoposte alla prescrizione, il legislatore ha previsto l'applicazione di un medesimo criterio in materia di decorrenza della stessa, nel tentativo di fornire una soluzione unitaria al poliedrico problema. La formulazione di cui all'art 2935 c.c. prevede infatti che il dies a quo della prescrizione sia da considerare quello in cui il diritto può essere fatto valere, cioè il momento in cui, pur sussistendo tutte le condizioni per azionabilità del diritto, non viene richiesto il soddisfacimento dell interesse tutelato che pur risulta attuale. Condizione necessaria e sufficiente perché la prescrizione decorra è che il titolare del diritto pur potendo esercitarlo, si astenga dal farlo, determinandosi un vero e proprio contrasto tra l'occasione di reagire, che si offre a difesa dell'interessa tutelato, e il mancato sfruttamento della stessa. Rileva, pertanto, ai fini della decorrenza della prescrizione la sola impossibilità legale di esercizio del diritto, quindi la sussistenza di cause giuridiche impeditive di ordine generale: una condizione sospensiva non ancora verificatasi o un termine non ancora scaduto; diversamente, l'impossibilità di fatto, gli ostacoli soggettivi in cui venga a trovarsi il titolare (incertezza nell individuazione del debitore, ignoranza da parte del titolare circa l'esistenza del proprio diritto o sua inerzia nel farlo accertare nei confronti del debitore) non valgono ad impedire il decorso della prescrizione 23. Solo nel caso di dolo da parte del debitore, la prescrizione rimarrà sospesa ai sensi dell'art.2941, n.8, c.c. 23 Cass.21 giugno 1999, n.6209, in Rep.Foro.It., 1994, Prescrizione e decadenza, n.28;cass. 12 marzo 1994, n.2429, in Rep.Foro.It., 1994, voce Prescrizione e decadenza, n 12;Cass. 11dicembre 2001, n.15622, in Rep. Foro. It., 2001, voce Prescrizione e decadenza, n.15. 1

21 3.1 Decorrenza e iura in re aliena Per quanto riguarda i diritti in re aliena, il termine di prescrizione inizia a decorrere a partire dal giorno in cui è stato compiuto dal titolare l'ultimo atto di esercizio del diritto (artt. 970, 1014, 1026, 1073 c.c.). Tuttavia la disciplina delle servitù prevede delle eccezioni a tale regola, in riferimento alle servitù negative, continue ed intermittenti. L'art 1073 c. c. contempla infatti tre diverse tipologie di servitù e, se per la prima tipologia, quella delle c.d. servitù discontinue (per es. la servitù di pascolo, di passaggio), il dies a quo è posto nel giorno in cui si è cessato di esercitarla, per le altre ipotesi il sistema di decorrenza è diverso. Nel caso delle servitù negative e di quelle continue(servitù di acquedotto e di scarico, nonché quella di divieto di erigere fabbricati), l''utilità derivante dal diritto reale consiste in una conservazione dello stato delle cose e non in un comportamento del titolare del diritto, ecco perché, a differenza delle servitù discontinue, il dies a quo si collocherà nel giorno in cui si è verificato un fatto che ne ha impedito l esercizio (la costruzione di un fondo; l'ostruzione degli impianti). Infine per l ipotesi delle servitù c.d. intermittenti, che si esercitano ad intervalli, stagionali o periodici (ad esempio: passare per un fondo altrui in occasione della vendemmia o solo quando piove o ancora, attingere acqua da un fondo altrui in caso di incendio) il dies a quo è rappresentato dal giorno in cui la servitù si sarebbe potuta esercitare e non ne fu ripreso l'esercizio (art 1073, 3 comma). Ad ogni modo, nonostante l'apparente diversità, le tre formule legislative non differiscono nella sostanza ;si modellano in modo difforme semplicemente nell'intento di seguire l'ampia e variegata casistica delle servitù ma in realtà rispondono al criterio di fondo fissato nell'art 2935c.c., legando la decorrenza della prescrizione al mancato soddisfacimento dell'interesse tutelato che si riveli attuale P. Vitucci, Le disposizioni generali sulla prescrizione, in Trattato diritto privato, P.Rescigno (diretto da), 1998, p

22 3.2 Diritti di credito Nel campo dei diritti di credito, invece, l'attualità dell'interesse cui si lega il decorso della prescrizione, è segnata dall'esigibilità della prestazione. Nel caso di debiti la cui scadenza ed esigibilità è rimessa alla mera volontà del creditore, si ritiene che la prescrizione inizi a decorrere dal momento in cui il credito sorge, poiché è sin da questo momento che il diritto può essere esercitato 25. Nel caso in cui il termine per l'adempimento sia fissato in favore del creditore, che ha così facoltà di esigere la prestazione anche prima della scadenza, la prescrizione decorre solo dalla data di scadenza del termine, in pendenza del quale l'inerzia del creditore costituisce esercizio di una facoltà, come tale imprescrittibile 26. Per quanto concerne le prestazioni periodiche, la dottrina 27 ha distinto tre diverse ipotesi: 1) nel caso in cui le prestazioni siano il corrispettivo del godimento di cose altrui, allora la prescrizione delle singole prestazioni decorre dalla scadenza fissata per la restituzione; 2) nel caso in cui si tratti invece del corrispettivo del godimento di cose fungibili da restituire nel tantundem (il caso del mutuo), occorre distinguere la prescrizione del diritto alla restituzione del capitale, che decorre dalla data stabilita per la restituzione, dal la prescrizione delle singole rate degli interessi che invece decorre dalla singola scadenza delle stesse; 3) nel caso, infine, di prestazioni dipendenti da un unico titolo ma prive del carattere di accessorietà, la prescrizione decorre dalla scadenza di ciascuna di esse. 3.3 Decorrenza del termine nell'ipotesi di responsabilità extracontrattuale Per quanto concerne il dies a quo del diritto al risarcimento del danno da illecito aquiliano (art 2947 c.c.) si ritiene lo si debba collocare nel momento in cui il danno si è verificato e non in quello, eventualmente diverso, in cui è stato posto in essere l'atto illecito. Recenti pronunce della Corte di Cassazione 28 attestano, infatti, che il momento iniziale di decorrenza del termine di prescrizione vada individuato in quello in cui, a seguito 25 Cass., 12 novembre 1970, in Rep.Foro it., 1971,voce Prescrizione e decadenza, n Cass. 1 aprile 1995, n. 3824, in Rep.Foro, it., 1995, voce Prescrizione e decadenza, n In tal senso G.Azzariti-G.Scarpello: Della prescrizione e della decadenza, in Commentario al cod. civ., di Scialoja-Branca (a cura di),bologna-roma, 1964, p. 226 ss. 28 Cass., Sez III, 6 Febbraio 2004, n. 2287, Rep.Foro it. 2004, voce Prescrizione e decadenza, n.74; Cass., 10 gennaio 2008, n. 236, Rep.Foro it. 2008, voce Prescrizione e decadenza, n.98. 1

23 dell'altrui condotta, si verifica una lesione concreta della sfera giuridica di un soggetto; più precisamente, la prescrizione decorrerà non dal momento in cui il fatto del terzo determina una modificazione che apporta un danno all'altrui diritto, ma dal momento in cui la produzione del danno si manifesta all'esterno, divenendo oggettivamente riconoscibile e percepibile. Ma la giurisprudenza di Cassazione è altresì intervenuta di recente per chiarire i dubbi, in materia di decorrenza della prescrizione, nei casi di illeciti permanenti e di illeciti istantanei con effetti permanenti, ipotesi quest'ultima, di particolare rilievo in tema di danno alla persona. Si è pertanto sancito 29 che, mentre nel caso dell'illecito permanente il protrarsi della condotta illecita in ogni momento della durata del danno fa sì che la prescrizione ricominci a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa, diversamente nel caso di illecito istantaneo con effetti permanenti, esaurendosi la condotta illecita in un fatto unico o comunque compiuto in un contesto temporale unico,fa sì che la prescrizione del diritto al risarcimento del danno cominci a decorrere con la prima manifestazione del danno, la cui permanenza nel tempo non assume dunque alcuna rilevanza ai fini dell'inizio della prescrizione. In virtù di ciò si potrà rilevare come ad esempio nel caso di danno alla persona, le conseguenze del fatto lesivo restano, ma l'azione è esaurita. Il diritto al risarcimento sorge, dunque, in tal caso nel momento in cui il danno si verifica con contestuale esaurimento del fatto illecito, risultando irrilevanti eventuali aggravamenti successivi delle conseguenze dannose, salvo che queste non si configurino come un semplice sviluppo del fatto causativo iniziale. 4. Inderogabilità della disciplina codicistica. Mancando nel codice civile del 1865 una esplicita presa di posizione sul punto se la disciplina legislativa in materia di prescrizione fosse cogente o derogabile, il legislatore del 1942 è intervenuto con la formulazione dell'art.2936 c.c. 29 Cass., Sez. II, 21 Novembre 2007, n , In Rep.Foro it. 2007; Cass. 24 Agosto 2007, n , In Rep. Foro it. 2007, voce Prescrizione e decadenza, n.29 1

24 Il dettato della suddetta norma sancisce l'inderogabilità della disciplina legale relativa all'istituto della prescrizione, configurandosi come norma di portata generale 30 in quanto intesa a vietare non solo le eventuali deroghe convenzionali tendenti all'eliminazione, prolungamento o abbreviazione dei termini di prescrizione, ma ogni patto in deroga che si riferisca ad un qualsivoglia aspetto della disciplina legale della prescrizione. Ovviamente la nullità dei patti, pur non essendo esplicitato nell'art.2936, è da riferirsi ad ogni deroga stipulata prima che la prescrizione si sia compiuta. Nessun dubbio sussiste in merito alla piena validità di quei negozi con i quali si disponga degli effetti favorevoli della prescrizione, dopo il compimento del termine; non interferisce cioè con la norma proibitiva né il patto, né la rinuncia unilaterale successivi al compimento della prescrizione 31. Per quanto concerne poi la ratio sottesa alla previsione normativa in esame, sembra doversi ricondurre in maniera inequivoca all'esigenza di prevenire, mediante la sanzione della nullità, che un eventuale patto concluso dalle parti si configuri come vero e proprio strumento di sopraffazione della parte parte più debole del rapporto. La sanzione di nullità tende dunque ad assicurare che ogni soggetto possa godere pienamente della tutela legislativa, senza esser indotto per un qualunque motivo a doverne subire le modificazioni, con inevitabile compressione della propria libertà 32. È ad ogni modo legittimo, non configurandosi come violazione del divieto di deroga convenzionale del regime legale della prescrizione, sancito dall'art.2936c.c., il pactum de non petendo. Si tratta infatti di un accordo con cui le parti dispongono di non esigere la prestazione per un tempo determinato, incidendo dunque direttamente sull azionabilità stessa della pretesa e determinando dunque uno spostamento del dies a quo della prescrizione a decorrere dalla scadenza del termine fissato nel patto stesso Cass.30 marzo 1955, n.934, in Foro Padano, 1955, p Così P.Vitucci, La prescrizione e la decadenza, in Trattato di diritto privato, P.Rescigno (diretto da), 1998, Torino, p Cfr. A.Auricchio, Appunti sulla prescrizione, Napoli, 1971, p Così Cass.12 aprile 2006, n.8606, in Rep.Foro It., 2006, voce Prescrizione e decadenza, n.39 1

25 5. Rinuncia alla prescrizione. Il compiuto decorso del termine di prescrizione, guardato dall angolo visuale del debitore o comunque del titolare della situazione giuridica di svantaggio (per es. il proprietario di un fondo gravato da diritto reale altrui), determina l'acquisto del diritto alla liberazione dalla pretesa altrui, diritto che è però suscettibile anche di esercizio in senso negativo, nel senso cioè di una abdicazione ad esso 34. È questo il caso della rinuncia alla prescrizione, il cui regime è delineato dal legislatore all'art.2937 c.c.: dal punto di vista della struttura, la rinuncia consiste in una manifestazione di volontà 35, si presenta infatti come un negozio giuridico unilaterale a carattere non recettizio esplicante i suoi effetti a prescindere dall'accettazione del beneficiario; è configurabile sia in materia di rapporti obbligatori che di diritti reali limitati ed è esercitabile esclusivamente da chi può validamente disporre del diritto (alla liberazione dall'altrui pretesa), ciò in quanto l'esercizio della facoltà di rinuncia comporta una vera e propria diminuzione patrimoniale, una attenuazione delle sostanze patrimoniali, poiché il rinunciante abbandona il risultato economicamente favorevole che avrebbe ottenuto in seguito all'estinzione dell'altrui diritto 36. Per la validità della rinuncia è dunque necessario che il rinunciante abbia la capacità di agire e cioè non sia né minore, né interdetto, né inabilitato. Di regola dunque la rinuncia alla prescrizione esplica i suoi effetti esclusivamente nei riguardi di chi la compie e di colui a vantaggio del quale è compiuta, tuttavia la Corte di Cassazione 37, ha evidenziato la sussistenza di una deroga al principio suindicato nel caso in cui si abbia la presenza di più creditori solidali: la di rinuncia effettuata nei confronti di uno dei creditori, estende in tal caso i suoi effetti anche agli altri creditori in solido. A norma poi del secondo comma dell'art.2937 c.c. si prevede che la rinuncia possa esser validamente espressa solo nel caso in cui il termine di prescrizione si sia già compiuto, cioè solo quando la prescrizione sia già maturata 38. La rinuncia compiuta prima ancora che inizi a decorrere la prescrizione è improduttiva di ogni effetto, è cioè nulla, esattamente come nel caso in cui sia espressa in pendenza del 34 Cfr. P.Vitucci, La prescrizione e la decadenza, in Trattato di diritto privato-tutela dei diritti, P.Rescigno (diretto da), Torino, 1998, p P.Vitucci, voce Prescrizione, in Enciclopedia giuridica Treccani, Roma, 1991, p.4 36 Così R.Ferrucci, Prescrizione estintiva (diritto civile), in Novissimo Digesto Italiano, Torino, 1966, p Così Cass.29 aprile 1965, n. 776, in Rep.ForoIt., 1965, n Cfr. Cass. 15 luglio 2002, n , in Giust.Civ., 2003, I, p

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